Curiosità dagli Europei Junior & U23 di Slalom

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Le curiosità in questo Europeo non sono certamente mancate e allora  partiamo dalle medaglie conquistate dalle sorelle Galuskova entrambe seconde. Karolina, la più vecchia, aveva fallito il mondiale di categoria a Bratislava qualche settimana fa finendo in 19esima posizione in semifinale, ma in Germania si è rifatta con un argento fra le Undere 23 dietro alla sorprendente Viky Wolffhardt che  ha approfittato dell’eliminazione della favorita d’obbligo nonché  sua compagna di squadra Liza Leitner per mettersi al collo l'oro europeo. Liza certamente non può dire di vivere una annata fortunata: in  semifinale taglia tropp la 11 e si vede affibiare un  un 50 perlomento molto dubbioso.  L’altra Galuskova e cioè Antonie a Bratislava aveva vinto il mondiale tra le junior e qui a Hohenlimburg si è piazzata seconda dietro ad una irraggiungibile Laia Sorribes che avrebbe vinto pure tra le Under 23.  Per questo motivo italiani e spagnoli le hanno dedicato un arco d’onore per sottolineare la sua grande impresa sportiva appena scesa dal palco delle premiazioni.   La spagnola  vincitrice è un vero fenomeno con la pagaia in mano e arriva da  Ponts, (piccola cittadina catalana a circa 70  chilometri da La Seu d’Urgell) e i suoi successi parlano chiaro: vice campionessa del mondo lo scorso anno a Krakow e terza agli europei a Solkan.   
Torniamo alle curiosità, ma restiamo sempre in zona  podio visto che due Prigent, questa volta cugine, prendono due bronzi. Camille nel Kayak U23  e Romane nel Kayak Junior. La mamma di Camille è l’attuale Direttore e Tecnico dello slalom e della canoa velocità, mentre il papà Jean-Yves è stato per anni il Direttore Tecnico dello slalom e poi responsabile della canoa slalom di un’ampia regione della Francia. Romany è la figlia di Marianne  Agulhon e Christophe Prigent attuali responsabili del centro di allenamento di Pau. Entrambi hanno un passato lungo e fruttuoso nella squadra nazionale francese  con medaglia iridate pesanti. 

Ancora una curiosità ci arriva sempre dal podio. Infatti le russe Elizaveta Terekova, Daria Kuznetsova e Daria Shaidurova sono arrivate terze nella gara a squadre sia in C1 che in K1 Junior, non male direi per la compagine di Putin che è in netta crescita partendo proprio da queste categorie e specialità.

Il gesto più bello di tutto l’Europeo è stato certamente quello visto nella gara a squadre dai Cechi nel C1 Under 23. Alla porta numero uno Chaloupka è in debordè e sta per uscire dietro a Rohan. Arriva Vetrovsky che gli infila con la sua punta la pala, facendogliela sfilare dalle mani. A quel punto la corrente  porta Chaloupka verso valle e Vetrovsky accorgendosi della cosa prende la pagaia del compagno e gliela tira. Il compagno  ringrazia e riparte alla grande. I tre finiranno al terzo posto dietro a francesi e tedeschi.

Una considerazione emerge seguendo la gare del C2: non ci sono equipaggi francesi, tedeschi ed  inglesi notoriamente nazioni che hanno avuto grandi soddisfazioni da questa imbarcazione. Ci sono stati otto partecipanti nella categoria Under 23 e soli 4 tra gli Junior chiaro segnale che siamo allo sfascio di questa specialità compromessa dopo la cancellazione dalle Olimpiadi. Questo però dimostra che pochissime nazioni sono rimaste in campo a combattere nel tentativo di dimostrare che questa barca deve restare nella rosa delle prove olimpiche.

Occhio all’onda!


Il presidente Luciano Buonfiglio in qualità di tesoriere dell'ICF premia la gara del K1 men U23 dove il nostro Jakob Weger ha vinto l'argento

Il podio del K1 U23 fotografato da Helmut Oblinger l'attuale DT dell'Austria, nazione che ha vinto parecchio a questi europei.



La seconda classificata nel K1 junior donne nonchè campionessa del Mondo Antonie Galuskova.

La fantastica giovanissima Laia Sorribes vincitrice nel K1 junior con il miglior tempo assoluto anche fra le U23, esce dall'arco di trionfo organizzato da italiani e spagnoli.


La mitica mascotte italiana Maya.

Pochi cambiamenti nel tracciato per la semifinale e finale


"Sole e cielo terso con temperature quasi invernali oggi a Hohenlimburg per la prima giornata di qualifiche e finali individuali, ma c’è la possibilità di rovesci nel tardo pomeriggio"… aprirebbe forse  così una telecronaca il mitico Franco Bragagna che anche quest’anno da Londra ci ha deliziato con i suoi racconti incantandoci per i suoi approfondimenti e le sue conoscenze sull’anello rosso che hanno pochi uguali. Con Dario Puppo, Flavio Tranquillo, Federico Buffa formano un poker d’assi senza uguali. Se poi parliamo di voci tecniche non possiamo non citare il mitico attuale CT della nazionale di ciclismo Davide Cassani e Paolo De Chiesa per lo sci. C’è poi la poesia del pugilato di Rino Tommasi e la prosa nel tennis di Gianni Clerici. Mentre la scuola e i primi miti dei racconti sportivi per me rimangono Bruno Pizzul, se pur nella sua semplicità e voce roca, Adriano Del Zan, squillante e preparatissimo, passando poi  dal rinnovamento di Dan Peterson capace di portare una spinta in più nelle telecronache.
Scusate,  mi sono perso con i miti del giornalismo sportivo e pensare che volevo parlare del tracciato della semifinale e finale di oggi che ha avuto 4 cambiamenti rispetto alle prove di qualifica.
I primi due sono praticamente scontati con cambio di lato della risalita 1 e 6, mentre la vera novità è la  18/19 che sono state spostate più in basso. Personalmente il cambiamento lo vedo più funzionale togliendo la precedente combinazione da una morta piuttosto piccola e senza una vera  e propria logica di arrivo. Rimane il fatto comunque che il tracciato è troppo lungo se si considera che per le donne siamo oltre al minuto e 45 e per i C1 in rosa ben oltre i due minuti di gara.
Il regolamento europeo, praticamente gestito in toto dallo sloveno  Jelenc Andrej che è il Jean Michel Prono dell’ICF e cioè capace di fare  il bello e il brutto dello slalom del Vecchio Continente, prevede massimo quattro cambi tra qualifiche e finali, mentre a livello mondiale è ammesso cambiare totalmente il tracciato tra una fase e l’altra. Per l’ECA  si tratta comunque di un avvicinamento alle regole ICF poiché fino all’anno scorso il tracciato non veniva cambiato mettendo come motivazione il fatto che gli atleti si presentavano alla finale con già tre o addirittura 4 (nel caso in cui fossero passati dalla seconda manche di qualifica) o 5 (con la gara a squadre) discese e in questo modo si poteva avvantaggiare le squadre minori offrendo la possibilità agli atleti di conoscere sempre meglio il percorso.

Prima medaglia per l’Italia nella gara a squadre del K1 Junior maschile, bravi Fasoli, Ghisetti e Luther tre giovani atleti che rafforzeranno in futuro sicuramente le squadre under e senior.

Occhio all’onda! 


La sala video con i Video Judjes all'opera. Tutti i passaggi vengono analizzati attraverso il video analisi, ormai possibilità di errore non ci sono più.

La gara a squadre nel K1 U23 femminile è stata vinta dal Team Olandese guidato da quel mago che risponde al nome di Jürgen Köhler che dopo essere andato in pensione dalla  squadra tedesca, con la quale ha fatto la storia della canadese, è pasato a collaborare con i Tulipani da alcuni anni e i risultati si iniziano a vedere.


da sinistra Valentin Luther, Tommaso Fasoli il presidente Fick Luciano Buonfiglio e a destra Davide Ghisetti la squadra seconda nel K1 Team Junior a soli 0,22 dai Cechi vincitori.







Penalità e porte in retro i punti da migliorare

Nick Smith questa mattina mi ha fatto i complimenti per il mio abbigliamento da acqua: spolverino azzurro Italia, pantaloni impermeabili e pezzo forte le galoche.  Considerato  che piove da ieri sera e che il villaggio atleti è stato montato in un pratone a ridosso del fiume, direi che questo ultimo pezzo dell’abbigliamento si è dimostrato assai utile e determinante. Le condizioni del terreno sono disastrose e si cammina tra pozzanghere e melma quindi non va certamente  affrontato con le scarpette da tennis! Le previsioni meteo non sono delle migliori anche per domani, mente per domenica, ultimo giorno di gare, dovrebbe ritornare a splendere il sole.

Il nostro abituale meeting serale tra i tecnici dello staff  azzurro è occasione per bere una birra in compagnia e fare il punto della situazione in maniera precisa e approfondita. Ieri poi è stato più proficuo di sempre perché sono emersi molti punti interessanti su cui lavorare. Le penalità e le porte in retro sembrano essere il crucio principale dei nostri settori giovanili e su questi punti ci siamo focalizzati per capire come intervenire con i ragazzi. In allenamento dobbiamo essere più incisivi e dobbiamo soprattutto proporre tracciati dove la retro sia la manovra che deve esser obbligatoriamente scelta per risolvere il passaggio. Le « retro » hanno una sorta di cattiva fama fra gli atleti, ma secondo il mio modesto parere le ritengo azioni fondamentali in occasioni di porte molto sfasate o per preparare risalite strette.  Forse le alleniamo troppo poco e lo slalomista la prende in considerazione come ultima opzione possibile. Stessa cosa succede con i tocchi di porta e anche in questi casi dobbiamo esser più incisivi in allenamento con i nostri atleti e dare chiari obiettivi sotto questo punto di vista. Non si da’ la giusta importanza e molte volte soprassediamo sulle penalità durante le ore che passiamo in acqua ad allenarci.  Maggior consapevolezza quindi dell’azione messa in atto chiedendo di volta in volta all’atleta se ha toccato, come ha toccato, e la sua distanza da questo o dall’altro palo.
Gli occhi devono essere puntati sulle paline e in questo modo saremo in grado di capirne distanze e tempi di arrivo. Consapevolezza quindi della propria posizione nella porta per evitare tocchi banali.
Altro punto fondamentale emerso è la grande disponibilità di tutto lo Staff Tecnico di mettersi in discussione e portare sul tavolo del confronto ogni minimo problema, dubbio o idea, questa secondo me è la strada per creare una vera e propria scuola dello slalom tricolore.

Occhio all’onda! 






Al via Europei Slalom per Junior e U23

Prima o poi gli inglesi mi spiegheranno perché mettono 5 persone sul percorso a riprendere con le loro telecamere e oltre a tutto ciò registrano il segnale ufficiale che viene fornito dall’organizzazione. Va a capire questi dell’UK che non lesinano certamente di uomini e mezzi. Per tanti aspetti sono da imitare e copiare, ma sotto questo punto di vista proprio non li capisco, ma mi fanno pensare.
Con i fichi secchi non si possono fare grandi nozze anche se magari confidiamo nei miracoli del  povero Nik Smith (sorteggiato nella lista in cui ervamo anche noi inseriti)  in coppia con il tedesco David Krajnik (designato dal comitato organizzatore) che si sono messi di buona e hanno cercato di tirare fuori il meglio da un percorso che secondo il mio modesto parere potrebbe ospitare solamente qualche gara di ECA e niente di più. Il tracciato di Hohenlimburg non è nuovo per noi visto che già nel 2003 eravamo venuti per i Campionati Europei Junior e se non ricordo male il miglior risultato fu la finale di Marialuisa Maiorano che chiuse in ottava posizione la prima manche e poi in battuta finale arrivò decima. Un vero talento era l’atleta veronese che nel suo splendore atletico decise di appendere la pagaia al chiodo. Peccato perché lei faceva parte di quella generazione in rosa che fece la storia per i successivi dieci anni con qualcuna di loro ancora attiva e competitiva. C’erano infatti l’Hoskova, che vinse quel Continentale, la Schornberg, campionessa del mondo assoluta poi nel 2009, la Neave, Corinna Kuhnle, Melanie Pfeifer e tante altre atlete che ci hanno regalato gare indimenticabili.
L’Italia era poi rappresentata da nel k1 da Andrea Romeo, Riccardo De Gennaro e Pietro Camporesi. Nel C1 l’unico rappresentante era Roberto Leone, completava il gruppo Sara Venerus.
Tanto per la cronaca al tempo la gara era con la somma dei tempi delle due manche e in K1 vinse Gregor Polaczyk con un totale di 190,88 (93,98+96,90). Penso che oggi non ci discosteremo di molto da questi tempi e la domanda sorge spontanea: ma tutte le evoluzioni che ci sono state in questi 14 anni a che cosa sono servite se nulla è cambiato?
Sono 29 le nazioni presenti con un totale di 331 barche gara.
Oggi qualifica per K1 uomini e donne junior e U23, mentre apriranno le prove i C2 che poi ritroveremo direttamente tutti in semifinale.
La progressione sarà 20 k1 in prima manche più 10 in seconda e 15 in finale, mentre per tutte le altre categorie 15 più 5 e 10 in finale.

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Progettualità e condivisione nazionale per offrire opportunità ai nostri giovani

Un  Queen Elisabeth Olympic Park super affollato per i campionati del mondo di atletica leggera per una avvenimento che vede una partecipazione di  oltre 2.000 atleti in rappresentanza di 200 paesi. Ogni particolare è stato curato nei minimi dettagli come fosse una seconda Olimpiade londinese dopo quella del 2012. Massima tecnologia per rilevazione dei tempi, piste con mescole speciali per permettere agli atleti di esprimersi al massimo e con aziende che investono milioni di dollari per ricercare materiali e design speciali per abbigliamento e scarpette, ma sembra impossibile che dopo tutto questo siamo ancora a fissare i pettorali sulle magliette degli atleti con le famose spille da balia! Un vero e proprio controsenso non vi pare? Come è un controsenso chiedersi o lamentarsi perché fino ad oggi un solo italiano sui 36 partecipanti abbia raggiunto una finale. Il professor Dino Ponchio, già DT della squadra nazionale fino al 2001 e oggi responsabile dell’area tecnica nella formazione per la FIDAL, ai microfoni della Rai ci dice che analizzeranno al situazione per capire la realtà dell’atletica leggera italiana e di conseguenza cosa fare e come intervenire.
Il problema non è legato a questa o quella Federazione, che fanno quello che possono e con gli atleti e i tecnici che hanno. Il problema è molto più radicato e profondo manca una cultura allo sport, manca una progetto condiviso in tutta Italia e per tutte le scuole (oggi con le autonomie abbiamo fatto un passo decisamente indietro rilegando sport, musica e arte a semplici iniziative private e alla buona volontà di qualche dirigente scolastico). Il problema sport in Italia è molto più profondo e radicato di quello che si potrebbe pensare delegando alle Federazioni sportive e di conseguenza al Coni tutto quello che è e dovrebbe essere attività fisica. Quest’ultime però hanno una funzione totalmente diversa e sono finalizzate a raggiungere il risultato finale e quando si impegnano lo sanno fare molto bene non solo per gli italiani, ma anche per tanti stranieri che approfittano delle competenze, professionalità e  strutture italiane per vincere olimpiadi e mondiali.  Il Centro di Preparazione Olimpica « Bruno Zauli » ne è un esempio chiedetelo a Thiago Braz che qui ha costruito il suo successo nell’asta per Rio 2016, per non parlare dei tanti africani, bosniaci o estoni  che a pochi chilometri da Verona sono  seguiti da quel guru che risponde al nome di Gianni Ghidini. Quindi il problema non è l’alto livello il problema è tutto quello che c’è prima di un grande risultato e  attualmente è tutto affidato alla buona volontà dei singoli. Il primo punto è quello di avere una famiglia che possa far fare ai propri figli attività motoria nella speranza che tra i tanti sport magari proposti si possa trovarne uno che si addica alle caratteristiche antropometriche, fisiche, mentali e motivazionali dei nostri pargoli. Non c’è nessuna strategia per mettere nelle migliori condizioni i giovani a trovare la loro strada in relazione alle proprie caratteristiche e potenzialità. Ripeto tutto è lasciato al caso e alla fatalità e questo è il vero problema che ci assilla e che non ci permette di uscire da una crisi che è radicata e sempre più profonda per il movimento sportivo italiano.

Occhio all’onda!

Gare sì, ma quelle giuste


La grande bellezza di essere in Italia è anche nell’ordinare un caffè e non dover specificare per almeno 10 volte che volete un espresso, corto, corto,  espresso, espresso. Purtroppo però, fuori dai confini nazionali, il caffè arriva lungo, lungo e neppure pollice e indice, per indicare la quantità della nera bevanda da mettere nella tazza, possono servire per ottenere quello che per noi qui è naturale e ovvio.  L’espresso è buono perché in poco raggruppa tutta l’essenza di quello che vuole darci e ci insegna che troppe parole storpiano, così parlare bisogna farlo quando è d’uopo e necessario. Il troppo caffè innervosisce e fa male…così come le tante parole seguite da pochi fatti potrebbero infastidire dimostrandosi inutili se non seguite da un lavoro quotidiano senza vivere su ricordi e imprese fatte che cadono nel patetico se si è se stessi a riproporle. 

Ormai, dopo la breve doverosa pausa per ricaricare le batterie, si riprende a macinare chilometri per accompagnare i giovani all’appuntamento continentale dove avremo modo di rituffarci in quella grande avventura che sono le gare. E’ indubbio che il periodo estivo per un giovane diventa fondamentale nella sua formazione e le gare sono  l’elemento motivazionale per non mollare mai l’entusiasmo in proiezione futura. Gare che però se affrontate male potrebbero trasformarsi in negatività ecco quindi la necessità da parte di un tecnico e di una Società  di fare le giuste proposte e scegliere obiettivi raggiungibili e palpabili al giovane atleta. Forzare la mano con partecipazioni a manifestazioni di altissimo livello potrebbe creare più danno che vantaggio, mentre gareggiare con atleti di pari livello sotto il punto di vista dell’età e della preparazione sicuramente aiuta a stimolare tutto il movimento a partire anche dagli stessi tecnici che vedono così concretizzare il lavoro fatto. Alle Società permetterà di giustificare l’impegno profuso,  mentre ai giovani atleti una finale nella propria categoria saprà dare gli stimoli giusti anche nei momenti magari più difficili che tutti vivono durante la preparazione.

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Ciao Isa

Ci sono persone che quando se ne vanno si portano con sè una parte della nostra storia che costituisce molto spesso parte della nostra vita. Quindi il lungo viaggio che hanno intrapreso sarà sicuramente accompagnato dai tanti ricordi e dalle emozioni che ci hanno regalato e per noi resterà il sorriso rimembrando i bellissimi momenti passati e condivisi assieme.  Isa ci ha lasciati, ma resteranno con noi impressi a fuoco i sorrisi e le parole sempre importanti che ci accoglievano quando noi giovani atleti suonavamo il campanello di casa per andare in  palestra allestita in una stanza della loro casa. Lei, donna forte ed unica per i tempi in cui ha vissuto con un impegno e con scelte importanti, preparava delle meringhe favolose e puntualmente le cene in via Monte Ortigara erano un classico per noi ragazzi che in prossimità delle feste natalizie ci raggruppava con le famiglie. Donna di cultura e mi impressionò sapere che si era laureata con una tesi sui dialetti del Lago di Garda. La signora Benciolini l’ho sempre identificata e ritenuta una donna tutta d’un pezzo con quel suo modo quasi rude, ma sincero, nell’affrontare ogni cosa della vita con una semplicità unica. Con Tony abbiamo condiviso acqua, canoe, gare, allenamenti, passioni e sogni e ovviamente Lei è stata una parte importante di noi perché ha sempre creduto nella bontà delle nostre idee e volontà sostenendoci come sempre meglio poteva.
Mi ha fatto immenso piacere sapere che prima di affrontare il grande viaggio a tutti noi sconosciuto ha voluto vicino a sé i suoi nipoti e chi li ha generati, un commiato cosciente e sincero immagino doloroso, ma ricco di fede.

Occhio all’onda!