Porte azzurre per il C1 donne


La giornata è stata più lunga del previsto considerando il fatto che ci sono state diverse osservazioni in relazione alle proposte che i tracciatori avevano fatto per il percorso di semifinale e finale. Alla fine per fortuna è prevalso il buon senso ridimensionando il tracciato in qualche cosa di fattibile anche se a mio modesto avviso decisamente poco scorrevole e spettacolare. Ci si ostina a non avere regole e si pensa che lo show e l’abilità si mette in mostra solo se le porte vengono messe contro il senso naturale dell’acqua. La semplicità è l'aspetto che paga sempre e che permette di esaltare la velocità,  unico aspetto che chiunque può capire ed apprezzare.
Grossa novità poi con le porte azzurre, anche se dovrebbero essere di color rosa, visto che indicano la possibilità da parte delle canadesi femminili di non farle. In questo caso specifico saranno le porte 7 e 16 che sono sembrate alla commissione ICF dello slalom troppo impegnative, ecco quindi l’opzione di segnare come porta opzionale anche se il regolamento non lo prevederebbe.
I kayak uomini dimostrano ancora una volta che sono in molti a giocarsi i posti in semifinali e anche i big hanno dovuto rimediare ad errori vistosi per passare il turno. Giostra invece per le donne in canadese, ecco quindi la novità per semifinale e finale, ma questo non dovrebbe accadere poiché non ha senso farle gareggiare sugli stessi percorsi delle altre categorie. Bisogna effettivamente riconoscere il valore diverso e pensare a qualche cosa di specifico per il settore al fine di non arrivare a ridicolizzare le loro discese. Altro limite dovrebbe essere la partecipazione aperta  alla Coppa del Mondo per evitare di far fare esperienza in malo modo a nazioni che prima devono trovare la loro identità in gare internazionali di minor livello. Si rischia altrimenti di bruciarle e farle smettere ancora prima che incominciano.

Domani quindi aspettiamoci gare piuttosto difficili dove tutto potrà accadere, ma questo è lo slalom e questo è lo spettacolo più bello al mondo!

Occhio all’onda!

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Il tempo atmosferico sarà l'ago della bilancia della terza gara di Coppa


Pioggia e brutto tempo ci accompagnano da un paio di giorni e le previsioni non sono delle più rose per questo lungo week-end di Coppa qui a Markkleberg in quella Germania che dal 1949 al 1990 era la Deutsche Demokratische Republik la famosa DDR che in campo sportivo dominò il mondo usando quanto di più avanzato permesso o no esisteva a quel tempo. Alle Olimpiadi di Slalom nel 1972 vinsero praticamente tutto e per prepararsi al meglio avevano costruito la fotocopia del canale di gara di Augsburg un anno prima dell’originale. Oggi in abbandono e al suo interno solo piante ed erbacce.

Oggi la demo run ci ha presentato un tracciato decisamente impegnativo dove in ogni singola porta si potrà perdere secondi preziosi. I tracciatori, Thomas  Apel (GER) e JY Cheutin RUS), hanno sfruttato ogni singolo buco trasversale del canale, infatti sono quattro le sponde che si dovranno fare per traghettare da est a ovest per prendere prima una discesa e poi lanciarsi dentro alla successiva risalita. Siamo attorno al minuto e mezzo per i kayak uomini, mentre i distacchi con le altre categorie, secondo il modo di vedere, saranno più consistenti del solito.
Il canale tedesco, che da diversi anni era assente nel panorama internazionale di gare, ha come caratteristica principale l’irregolarità di onde e buchi oltre al fatto di avere, circa a metà, una zona di acqua facile nella quale comunque gli atleti dovranno spingere forte con cambi di ritmo importanti.

Terza gara di Coppa dopo Praga e Augsburg e che per certi versi sarà più pesante e impegnativa di tutte le precedenti prove, non fosse altro per le cattive previsioni meteorologiche prospettate dai vari meteo consultati. L’organizzazione sembra comunque pronta ad affrontare ogni evenienza, certo è che non si potrà sbagliare nulla e qualificarsi con la prima discesa sarà l’obiettivo di tutti per evitare spiacevoli sorprese nella seconda discesa.

Occhio all’onda! 





Qualche statistica dopo due gare di Coppa in attesa della terza


Il viaggio di trasferimento da Augsburg a Makkleberg è stato lungo, ma piacevole comunque, considerando il fatto che sono passato da Bratislava a prendere alcuni nostri atleti che gareggeranno nella terza prova di Coppa del Mondo.  Viaggiare però è utile per pensare se sei da solo, e parlare se hai persone che non si addormentano nel frattempo. Quindi nella prima parte del viaggio ho meditato sul fatto che ad una settimana di distanza da una gara all’altra i risultati possono cambiare sostanzialmente.
Comparando  le due finali nel kayak  abbiamo su  dieci finaliste di Praga solo sei si  confermano ad Augsburg, quindi si inseriscono 4 nuove atlete.  La stessa percentuale si riscontra nei Kayak uomini. Nella canadese monoposto dei 10 (per la verità 11) finalisti  della prima tappa di coppa solo 4 si confermano nella finale della seconda gara. Idem per il  C1 donne se ne confermano solo 4 ad Augsburg rispetto  alle 10 finaliste di Praga, quindi un cambio di 6 atlete. Il C2 fa caso a sè perché al via fino ad oggi ci sono stati solo 16 equipaggi quindi statisticamente parlando non si possono fare grandi paragoni.
Se a questi numeri associamo pure i nomi ci rendiamo conto che per certi atleti ci può essere una grande stabilità, mentre per altri le cose possono cambiare radicalmente in soli sei giorni. Prindis e Prskavec e Schubert più o meno rimangono stabili, il primo vince due gare, il secondo sale sempre sul podio (2^ e 3^) il terzo è nella parte alta della classifica. Se viceversa prendiamo il settore femminile  ci rendiamo conto che abbiamo più mutamenti nella parte alta della classifica fatta eccezione per la tedesca Riccarda Funk. La campionessa Olimpica Chourraut può vincere una gara e poi restare al palo nella successiva.
A livello di percentuali c’è una variabile per accedere alle finali tra il 60 e il 40%, mentre la percentuale di distacco dal migliore K1 men rimangono  usuali. Si è abbassata solo e  notevolmente  la percentuale nel Kayak maschile per accedere in semifinale e poi in finale.

Da Bratislava via Praga per Makkleberg mi ha fatto compagnia Lorenzo Biasioli, un giovane tecnico che collabora con le squadre nazionali giovanili, oltre a seguire il Club di appartenenza e cioè il Canoa Club Nervi. Ci tenevo particolarmete che venisse in Coppa per fare esperienza sul campo, cosa che proporró anche ad altri allenatori che stanno lavorando con i settori giovanili.  Lollo, come tutti noi lo chiamiamo, è perspicace e molto curioso sotto molti punti di vista, caratteristica fondamentale per un buon tecnico, e i nostri discorsi ovviamente si sono incentrati sulla canoa, ma  con un occhio anche sui dati dei ballottaggi alle comunali di Verona e ovviamente di Genova che andavano ad aggiornarsi di minuto in minuto. Il punto maggiormente dibattuto comunque è stato quello di capire come intervenire su un atleta per aiutarlo nella sua crescita sportiva. Io sostengo la tesi che è importante avvalersi di molte figure professionali all’interno di una squadra per avere informazioni e dati, ma alla fine ci deve essere chi tira i fili offrendo agli atleti proposte e tecniche di lavoro, se pur comunque aperte ad aggiustamenti e ad adattamenti. Massima apertura alla scoperta e all’esplorazione dei propri mezzi con la consapevolezza che ogni atleta ha esigenze diverse. Quindi l’allenatore deve capire come relazionarsi con il soggetto ed intervenire con piani precisi e personalizzati, specialmente nella fase di gare.
Lorenzo, attraverso la sua esperienza maturata fino ad oggi, è più sul mettere sempre l’atleta nella condizione di darsi e trovarsi le risposte da sé.  Cosa pregevole, ma che non sempre è sufficiente.

A Makkleberg in pratica, un quartiere di Lipsia, stiamo  trovando  vento e pioggia e le previsioni per il resto della settimana non sono delle più rosee. Il canale tedesco comunque è sempre interessante e piacevole dipenderà molto da chi disegnerà il tracciato per questa terza prova di Coppa la quale poi prenderà una   pausa di 9 settimane prima della quarta gara che si svolgerà ad Ivrea.  

Occhio all’onda! 



Finale C2, C1 donne e K1 uomini


Le gare si vincono o si perdono sull’ultima combinazione tanto più quando il percorso è stato disegnato per mettere gli atleti in crisi proprio fino all’ultima porta. Così oggi la finale del Kayak maschile si è decisa tra la 22 e la 23 che si sono trasformate per  Jiri  Prskavec una rovina, mentre per Vit  Prindis una vera e propria manna dal cielo.
C’è a chi questa finale non è piaciuta per le troppe penalità e per come molti dei finalisti ci sono arrivati, ma secondo il mio modestissimo giudizio, è stata una ottima finale con tutte le dovute incognite che l’atto conclusivo deve avere. Difficoltà importanti, ma non impossibili, giusta suspence, giudizi arbitrali corretti se pur importanti e spesso determinanti, livello espresso altissimo senza risparmio di colpi o discese misurate. Tra i due cechi è stato bravo Hannes Aigner inserirsi, con Schubert e Grimm rispettivamente quarto e quinto.
Se  Prskavec  impressiona per tecnica e dinamicità dall’altro lato c’è un Prindis (classe 1989) regolare e preciso in ogni sua azione. Il primo gira talmente vicino a tutte le porte che sembra ad ognuna di loro raccontare qualche storiella per tenerle ferme ed immobili al suo passaggio, mentre il secondo rimane così lontano dai pali che la centralità dei suoi passaggi è millimetrica. Sembra avere quei moderni sistemi di guida assistita che gli impediscono di avvicinarsi troppo alle porte e appena sgarra viene riportato immediatamente al centro della strada, pardon della porta!

Jessica Fox vince in C1 con distacchi abissali come usava fare suo papà quando gareggiava da queste parti. La seconda è a 10 secondi e la terza a 17. Tanto per capire il livello e il potenziale di questa specialità prendiamo la nuova zelandese  Luuka Jones che è salita in C1 dopo le olimpiadi di Rio e oggi a distanza quindi di pochi mesi di pratica ha preso la sua prima finale chiudendo a poco più di un secondo dalla medaglia. Provate a prendere Kauzer, anche lui argento olimpico nella città carioca, dategli sei mesi di allenamento in C1 e vediamo se arriva dove è arrivata oggi la Jones oppure quanto tempo necessiterebbe lo sloveno per aspirare non dico ad una finale ma ad una semifinale?

C2 senza troppo seguito in questa Coppa del Mondo, sono partiti in 16, il minimo legale, per disputare una qualifica che ne ha tolto uno solo dalla semifinale e poi i soliti cinque per la finale vinta dai padroni di gara Behling/Becker.

Nulla di nuovo dalla  « Coaches Conference » organizzata questa sera e diretta dal tutto fare Prono che ci ha fatto sapere che ha pure commentato la gara in diretta  per una rete televisiva. In sostanza si sta ancora cercando di capire come si distribuiranno le quote olimpiche per Tokyo 2020. Indecisione se prendere il ranking di coppa o restare con la prova dei Campionati del Mondo del 2019.
Commenti negativi sulla proposta  di riprendere a fare le non stop, cose che dal 1996 non si vedevano più.  Forse sarebbe meglio  aver un circuito sempre fisso per ogni campo gara, come il ceco Jezec ha proposto. In questo modo tu vai ad Augsburg a Praga a Lee Valley o dove pensi meglio e ti alleni sempre su quel circuito che poi ritroverai in gara.
A me personalmente la cosa non dispiacerebbe tanto che si potrebbero avere i record della pista e non si perderebbe molto tempo a provare mille combinazioni diverse che fanno male al cervello.

Domani semifinali e finali per K1 donne e C1 uomini poi tutti a Makkleberg per la terza prova di Coppa prima della pausa.

Occhio all’onda! 




Qualifiche nel cassetto e tanti problemi organizzativi


Giornata solo per gli addetti ai lavori quella di oggi qui ad Augsburg con le gare di qualifica che ancora una volta si dimostrano non essere scontate per nessuno. Così nel kayak maschile resta fuori Sebastian Combot, Mateusz Polaczyk, il campione europeo tanto per capirci, e altri nomi come quelli di  Biazizzo, Popiela, Delfour e  Smolen devono passare per la seconda manche per poter accedere alla semifinale di domani. Nello slalom nulla è scontato e bisogna lottare su ogni porta senza mai perdere concentrazione o farsi prendere da cattivi pensieri che durante la discesa molte volte assalgono gli atleti. Così è stato per Zeno Ivaldi che paga un passaggio forse troppo azzardato, porta 12, in prima manche il 50, se pur dubbio, rimane anche dopo la protesta e la  motivazione è alquanto assurda: « dal video non si può decidere e quindi diamo valida la decisione di un giudice anche se gli altri due avevano assegnato il passaggio pulito». In seconda Zeno è veloce fino alla 17 e qui arriva il momento buio che lo porta a toccare le due porte  successive 18 e 19. Poi va lungo sulla 23 e il suo tempo più le 4 penalità non gli permettono di passare il turno, ma comunque è interessante capire dove sta il problema di un atleta che in allenamento dimostra sempre di valere molto.

Nelle donne in kayak fuori Lafont, Martinez e una Kaliska che ormai fatica pure ad arrivare al traguardo. Non concepisco perché una atleta del suo livello debba finire una carriera sportiva in questo modo. Stessa cosa dicesi per i tre volte campioni olimpici Hochschorner. Fuori anche Martikan e Jane nella canadese monoposto.
Tralascio la cronaca della gara che è riassunta bene da Jonny Lazzarotto sul sito della Federcanoa e mi soffermo sul alcuni aspetti che secondo me ci fanno capire molte cose di questa coppa del mondo che mi lascia sempre più perplesso sotto l’aspetto organizzativo che tralascia le pur minime regole per mettere gli atleti a loro agio. Entrate nell’area squadre e vi sembra di esser in una baraccopoli, spazzi ridotti, acqua che finisce alle 13 e poi passano due ore prima che nel frigo vengano messe ancora  poche altre bottigliette.  Non c’è un minimo di sensibilità per i protagonisti principali di questo evento. Salite al bar alle 13,30 per un caffè e vi dicono che è chiuso, il tabellone elettronico con i tempi è fermo sulla qualifica dei C1 anche durante la seconda manche delle donne e lo schermo con il video è ridicolo.I team leader passano molto tempo ad aspettare informazioni nell'area a loro riservata priva di monitor per continuare a seguire le gare. Sarebbe così facile creare un gruppo su WhatsApp e inviare tutto lì evitando così di farci perdere tempo in attesa del cartaceo che ormai non ha più senso di esistere.

Anche gli speaker sembrano sotto tono, peccato perché Peter Micheler amico e compagno di gare, sa come ravvivare il pubblico e la manifestazione, forse anche lui è rimasto sconsolato nel non avere comunque un grosso riscontro di presenze sul canale di Augsburg che comunque rimane sempre unico e speciale.

Domani l’entrata sarà a pagamento… staremo a vedere! Sono curioso anche per il simposio allenatori che l'ICF ha organizzato per la serata, sentiremo le novità e forse ci sarà la possibilità di dire anche la nostra... forse!

Occhio all’onda! 


Riccarda Funk studiando il percorso


La motivazione per la conferma del 50 alla porta 12 di Zeno Ivaldi
 
Una sala video deserta prima dell'inizio delle gare. Anche qui nessun confort per chi è costretto a passarci parecchie ore al suo interno. Baterebbe un frigo con delle bevande e magari una macchinetta del caffè.


Spalti decisamente vuoti nelle qualifiche.



Raffy che si concentra prima della gara. Oggi purtroppo non è andata molto bene per un tocco, ma soprattutto per un dolore muscolare che lo infastidisce da tutta la settimana.

Team Leader in attesa delle info che arrivano su carta!


Al via la seconda tappa della Coppa del Mondo di Slalom 2017


Imbarazzante la « open ceremony »  della Coppa del Mondo di Slalom che fa tappa in questo fine settimana ad Augsburg (Germania). Se non si hanno i mezzi, gli strumenti, i soldi, ma soprattutto la fantasia di organizzare la cerimonia di apertura è meglio non farla e soprassedere alla cosa senza problemi. Viceversa se si fa deve essere fatta con tutti i crismi che la cosa richiede rispettando protocolli e cerimoniali. Anche il « Das Lied der Deutschen » è stato suonato sotto tono senza nessuna enfasi e potenza che viceversa l’inno tedesco del compositore Joseph Hayden ha per sua natura in tutte le note, non fosse altro che fu composto per il Sacro Romano Impero di Francesco II d’Ausgurgo.
La bandiera tedesca decisamente sproporzionata rispetto a quella dell’ICF, mentre il terzo palo è rimasto vuoto quando invece ci doveva salire la bandiera dell’Unione Europea come dai protocolli stipulati come paese membro.
Non parliamo poi delle presenze sul palco, quale palco che non c’è? Quindi  il povero Jean Michel Prono e l'organizzatore tecnico  e cioè il tedesco Hans-Peter Pleitner (presidente del Kanu Schwaben Augsburg) si sono trovati in mezzo agli atleti mentre montavano i tappetini per lo show acrobatico di giovanissime ginnaste, fra un discorso e l'altro. 

Imbarazzante pure la completa assenza di politici sia sportivi che civili. Mi domando, ma il presidente ICF e il suo vice che fine hanno fatto? Non sono interessati alla cosa?  La cittadina di Augusta non è stata assolutamente fatta partecipe dell'evento, infatti da nessuna parte ci sono manifesti della gara o eventi particolari per gemellare la Coppa con la Città. Insomma, come avrete capito, abbiamo vissuto una enorme delusione e la seconda tappa non parte certo con il piede giusto per farla ricordare a lungo, anzi a distanza di 4 anni i tedeschi ripartono piuttosto male (utlima edizione fu nel 2014 da queste parti). Speriamo che gli atleti in gara invece ci facciano dimenticare il contorno che in ogni edizione è sempre più scarno e senza un briciolo di emozione o colore particolare.

Domani qualifiche per tutti sul tracciato disegnato dal tedesco Michael Trummer e dallo sloveno Alex Kuder. Direi che sono rimasti sul più classico dei classici senza nessuna particolare inventiva su un canale che nonostante i suo i 45 anni è ancora più che attuale e al passo con i tempi.

Occhio all’onda! 



Raffaello Ivaldi una finale che vale un bronzo

a sinistra Matej  Benus al centro Sideris Tasiadis e a destra Raffaello Ivaldi il podio C1 men della 1^ prova di Coppa del Mondo di Slalom a Praga.
Come se le cose non fossero facili ci aggiungiamo un finalista in più  e così a partire per l’atto finale per la canadese monoposto sono stati in 11. Il problema più grande però sta nel non averne capito il motivo considerando il fatto che se irregolarità ci fosse stata si sarebbe dovuto applicare il regolamento e non cercare soluzioni per accontentare tutti con il motto: «vogliamoci bene e andiamo avanti»!  In sostanza a Matej Benus è stato contestato il fatto che la sua canoa non fosse regolamentare visto  e considerando che sul fondo ha due alette che a norma  dal primo gennaio 2017, poi prorogato al 31 maggio, sono state vietate. Quindi in questo modo si sarebbe  penalizzato il francese arrivato 11esimo in semifinale e per non fare un torto a nessuno entrambi sono stati ammessi alla finale.
Poco importa in una giornata trionfale per il piccolo cucciolo di uomo che da sempre pagaia in ginocchio usando una pagaia ad una pala sola. Raffy ha combattuto con il cuore in mano fino all’ultima pagaiata, mantenendo concentrazione ed eleganza tra una selva di paline, onde, riccioli e urla ed incitamenti arrivati prima da tutti dai suoi compagni di squadra e poi dai brasiliani che facevano il tifo per lui accompagnandolo nella discesa. La finale dei C1 è stata decisamente tirata, nessuno si è potuto permettere di andare a passeggio con un percorso che non ha lasciato margini di rilassamento. Spettacolare e determinate la parte centrale dalla 5 alla 13 una serie di dritte sfasate che ti portavano dentro alla risalita in un baleno. L’abilità era quella di non perdere mai il contatto con l’acqua attraverso la pagaia e Raffy qui è stato fantastico senza rischiare troppo, ma consapevole e cosciente di dover comunque tagliare linee millimetriche per non incappare in salti e tocchi. Qui il pagatore scaligero ha costruito il suo passaggio in finale e qui ha iniziato a costruire la strada che poi lo ha portato ad una medaglia meravigliosa dietro a nomi talmente altisonanti, per i loro successi già conquistati, da mettere in soggezione chiunque. Il cammino è lungo e certamente sempre in salita, ma ora è chiara la strada da percorrere.

Finale donne non facile anche se Maialen Chourraut è stata brava a spuntarla di pochissimo ( -0,24) su una polivalente Kimberley Woods che ieri aveva vinto la prova in C1 e oggi si è presa un secondo posto in kayak davanti ad una irriconoscibile Ricarda Funk. La tedesca, potenzialmente un fenomeno, si perde nelle fasi finali e non riesce, secondo me, a rendere  al 100%. Stefy Horn rimane giù dal podio per le due penalità, ma dimostra di esser decisamente tra le 10 migliori atlete e questa è la chiave che sicuramente la porterà lontano.

Si chiude il sipario a Praga tutti ad Augsburg per la seconda tappa di coppa, io faccio un salto a Bratislava che arriva la squadra junior in allenamento e per partecipare in questo weekend alla Daubia Cup in preparazione del mondiale di categoria che si terrà qui a metà luglio. Domani raggiungo la squadra in Germania e si riprende a lavorare con i senior, alcuni di loro già con la qualifica e la testa per i mondiali di Pau, altri che invece dovranno conquistarsi il traguardo con qualche buon risultato partendo già da qui.

Occhio all’onda!






Padroni di casa in tutti i sensi!


Kaspar/Sindler hanno dovuto fare delle acrobazie non da poco per restare dentro a tutte le 25 porte disseminate sul tracciato di Troja. Hanno messo in atto tutto lo scibile canoistico immaginabile, pennellando ogni singolo palino che esso sia di color rosso o verde. Hanno usato manovre in retro, pagaiate indietro, ecar, scarti e quant’altro per infilarsi in combinazioni di porte troppo strette per le loro imbarcazioni. Alla fine i padroni di casa vincono, ma quanta fatica però! Ritorno sul concetto che C2, C1donne  e K1 donne dovrebbero gareggiare su tracciati diversi rispetto i K1 e C1 uomini. Molti equipaggi hanno dovuto fare i conti non tanto contro il tempo, ma soprattutto contro un sistema che li penalizza non poco e che se vogliamo penalizza intero spettacolo chiamato slalom. Sono state più le porte fatte in retro o pagaiando indietro rispetto a quelle discendendo verso il senso della corrente. Per non parlare delle donne in ginocchio costrette a risalire porte, aggrapparsi alla pagaia con le unghie, risolvere situazioni estreme anche con tanti e tanti eskimi. L’acqua ha avuto il sopravvento su molte di loro, riducendo  la specialità a mera sopravvivenza  per raggiungere in qualche modo il traguardo. 

Diverso se parliamo della finale del kayak maschile che come sempre qui a Praga è seguita da tanta e tanta gente presente lungo tutto il tracciato. 

Finale non facile che in sintesi riassumerei così:
- lo slovacco Grigar  abbandona i suoi sogni di gloria alla porta 13 incastrandosi con la punta sotto il cartellone pubblicitario.
- Il campione olimpico 2016 Clarke perde contatto alla risalita 3, cerca poi di rimettersi in careggiata, ma il suo colpo è stanco e mollo il 95,31 è un tempo decisamente fuori dal podio.
- Sebastian Schubert, che tra la semifinale e la finale si è coccolato il suo piccolo pargolo, parte a bomba  entra bene nella 3 e nella serie di discese resta bene in assetto, veloce pure nella combinazione 12 / 13, ma soprattutto tra la 14 e la 15. E’ in corsa per una medaglia ma al buco per entrare nella 23 perde molto e ferma i cronometri sui 91,44. gli varrà alla fine un bronzo importante.
- Michal Smolen, lo statunitense di origini polacche e dalla lunga chioma, alla porta 5 entra con tutto il peso indietro e la sua punta sposta letteralmente le due paline e lo caccia fuori dalla luce della stessa. Come se non bastasse alla 23 ci fa due giri attorno prima di infilarla e finirà nono.
- Samuel Hernanz, che continua a cambiare modello di canoa, è brillante in tutta la prima parte, poi perde nella parte centrale e si disunisce alla 20 dove il 50 è inesorabile.
- Mathieu Biazizzo, il francese vincitore della coppa 2016, parte male e tocca la porta numero 1, non era mai successo in tutta la giornata! Poi alla risalita 18 esagera ed entrando tocca con la punta ancora una volta. Troppe penalità per salire sul podio e si porta a casa un quinto posto.
- Lucien Delfour, sulla sua rosa canoa, mi ricorda Enrico Lazzarotto, pagaia bene ed è veloce. All’arrivo spunta una penalità alla risalita 13. Gli australiani fanno immediato ricorso - anche se non si può più farlo in finale - e vengono cacciati via malamente dal supremo capo Jean Michel Prono che fa il bello e il brutto dello slalom mondiale.
- Ondrej Tunka scende nel boato della gente è in vantaggio su tutti gli intermedi, ma all’entrata della porta 23 commette lo stesso errore visto fare da Zeno Ivaldi in semifinale e cioè quello di farsi prendere sull’ultima parte del buco e non riesce ad infilarsi dentro la porta. Tunka poi cerca di recuperare e prende 50 alla successiva e ultima risalita. Gara chiusa al settimo posto.
- Jiri Prskavec, dopo una semifinale decisamente controllata, si lancia a capofitto sul suo canale. Brillante e scattante, ma alla porta 13 prima si impianta e poi tocca il palino. Non mola insiste, ma il suo 87,38 più 2 non basta per vincere l’oro.
- Vit Prindis è un fenomeno con la sua centralità eccelsa nel spingere la canoa verso valle facendola passare costantemente al centro delle porte. Il ceco, accompagnato anche lui da una folla scatenata, non perde un colpo anche se è leggermente dietro al suo compagno Prskavec, ma il fatto di mantenersi pulito gli permetterà alla fine di portarsi a casa vittoria e gloria infinita.

Abbiamo visto molto bene Giovanni De Gennaro che però per un 50 molto dubbio è costretto a rimanere al palo, bene anche Zeno Ivaldi che con il suo 14esimo posto si garantisce il posto per i mondiali di Pau. Peccato per la puntata alla 13 e per l'errore all'entrata della 23.  L’altro italiano in gara Jakob Weger paga la sua voglia di spingere anche dove non è concesso e si ritrova spesso in ritardo.

Domani donne sedute e uomini in ginocchio poi tutti ad Augsburg per la seconda tappa di coppa.

Occhio all’onda! 




Qualifiche della prima gara di Coppa in archivio


Si gode non poco a guardare i migliori kayak in acqua e  ancora di più quando si gareggia praticamente con la certezza di passare il turno. I padroni di casa, Hradilek, Prskavec, Prindis e Tunka  ci hanno deliziato con veroniche stratosferiche e gesti da manuale del perfetto slalomista. Compendi di saggezza tattica e strategica oltre ovviamente a veri e propri trattati di funambolismo sconfinando nell’acrobatismo acquatico di  raffinato livello. Quindi la prima manche di qualifica decisamente nella norma anche se il primo posto se lo porta a casa un Lucien Delfour incredulo capace di avere la meglio sui quattro moschettieri cechi. Bene i nostri italiani con Zeno Ivaldi che con un 80,52 si piazza al  12esimo posto, De Gennaro poco più distante e Weger qualificato con una manche di alto livello.  Se poi si considera il fatto che nello stesso secondo ci stanno altri 11 atleti  si riesce a capire bene il livello degli  slalomisti in gara.
C1 donne dominate dall’austriaca Nadine Weratsching che vince con un 22% dal miglior K1 uomini, ma ci si qualifica con un distacco dalla prima di oltre 20 secondi pari al 48%! Le ragazze sono in crescita, ma chissà quando si capirà che necessitano di tracciati esclusivamente per loro se vogliamo dare competitività a tutta la specialità.
Nel K1 donne la prima manche lascia fuori la campionessa olimpica che è costretta a ritornare in acqua e sfoderare la sua classe per passare il turno. Questo ci insegna che non bisogna mai abbassare la guardia. Brava Stefy Horn che dopo una settimana con qualche problema fisico rinasce piazzando una manche pressoché perfetta tanto da mettere tutta la concorrenza in fila.
Bravo Raffy Ivaldi che aggredisce ogni porta, mantiene concentrazione e finisce la sua gara al settimo posto. Mi è piaciuta la sua passata in acqua sempre molto attiva tanto quanto la sua postura in ogni porta. 
Slafkovsky si può permettere pure di smettere di pagaiare a qualche metro dal traguardo e vincere sullo spagnolo Elosegi senza problemi.

Non dico nulla sui C2 perché tutti passano in semifinale e per loro la discesa di oggi è stata una sorta di riscaldamento generale.

La giornata, iniziata alle 8, finirà dopo le 21 considerando il fatto che restiamo sul campo a filmare gli apripista sul percorso di domani. Cena posticipata opteremo per un pizza da Giovanni o hamburger con birra!

Occhio all’onda!

Al via la Coppa del Mondo di Slalom


C’è un ritorno al passato e corsi e ricorsi storici sempre ritornano anche nello sport! Ieri, per l’ultimo allenamento prima delle qualifiche di oggi, abbiamo sperimentato la non-stop negli ultimi 30 minuti a disposizione per nazione. In pratica è stato montato il percorso di qualifica e ognuno poteva provare liberamente.  Le motivazioni date sono state quelle di agevolare le squadre meno forti e chi è di casa… staremo a vedere cosa cambierà dopo le prove di oggi.

Come sempre organizzazione perfetta qui a Praga e l’incontro di mercoledì sera nella casa del sindaco (sindachessa in questo caso) dimostra quanto la canoa slalom è integrata nella realtà cittadina.
Bella anche la consegna dei numeri agli atleti più quotati oltre ovviamente ai discorsi, brevi e concisi, che hanno anticipato l’abbondante buffet con ottimi vini.

All’inizio di questo primo ciclo di gare di coppa ritornano i problemi di sempre e cioè quelli di gare troppo dispendiose sotto ogni punto di vista. 
Si inizia il lunedì con un allenamento al giorno per poi arrivare al venerdì con prove di qualifiche per tutti e poi ancora due giorni per semifinali e finali. Tanto tempo e per chi organizza significa un dispendio di energie e personale impressionante. Magari se semplificassimo la formula , tipo Eca Junior Cup, potremmo aver il doppio delle gare con lo stesso numero di località visitate.

Francesi presenti in parte con la squadra giovanile fatta eccezione per Biazizzo, detentore della Coppa 2016 nel K1 men, presente probabilmente per difendere la posizione dello scorso anno, ma soprattutto per motivazioni sentimentali. Tutte le altre nazioni in gara con gli atleti che saranno presenti in gran parte ai prossimi mondiali di Pau.

Il percorso, disegnato da Mark Delaney e Jiry Prskavec, ha 25 porte e si aggira sui  83/86 secondi per i Kayak uomini. Caratteristica quella di essere molto scorrevole con alcune combinazioni interessanti come le due risalite 3 e 4 oppure  a metà percorso 15/16/17. 

Lo slalom internazionale ha un week-end intenso tra coppa a Praga  e gare a Solkan (Slovenia)  per Junior  tutti eventi da vivere quindi molto intensamente.

Occhio all’onda!

Ufficiale: C2 slalom out of the Olympic Games!


Ha qualche cosa di eccezionale la decima vittoria di Rafael Nadal al Roland Garros, ma di questo avrete letto  ogni minimo dettaglio sui giornali o su internet dove in questi giorni si sbizzarriscono su record e su paragoni storici per cercare di legare il passato con un presente che sulla terra rossa è tutto del fenomeno spagnolo. Quello che forse è sfuggito a molti e che voglio sottolineare  è che la « coppa dei Moschettieri », chiamata così in onore ai 4 tennisti transalpini che vinsero per la prima volta la Coppa Davis, è stata presentata da   Nicole Kidman accompagnata a braccetto da colui che i francesi hanno ormai designato come simbolo dello sport avviandolo ad una carriera politica che lo porterà ben lontano. Parliamo cioè di Tony Estanguet che al collo porta il peso di tre ori olimpici e tanti altri trofei mondiali. Vi confesso che vedere l’amico Tony e oggi vicepresidente ICF e vicepresidente del Comitato Olimpico in rappresentanza degli atleti, scendere le scale con la sempre fantastica Nicole, che ricordo in « Hours » dove vinse  l’Oscar,  crea una certa emozione e permettetemi anche un sostenuto orgoglio. Tony, che abbiamo ammirato tutti per il suo stile inconfondibile in acqua e per la sua grande dedizione al raggiungimento dei grandi traguardi mi lascia però perplesso politicamente parlando. Accolsi con gioia il suo inserimento in ICF, bissato subito dopo  dal successo elettorale al CIO. Quando poi entrò a far parte del Comitato Promotore Paris 2024 pensai che il giovanotto, che avevo visto vincere sui campi di tutto il mondo,  si sarebbe dedicato anima e corpo agli interessi del nostro amato sport usando fama e notorietà anche per far fare un ulteriore  salto di qualità allo slalom stesso. Sobbalzai pure alle voci, ben documentate, che se la Francia e quindi Parigi vincerà la corsa per le Olimpiadi (cosa oramai  certa viste le dichiarazioni dell’altra contendente Los Angeles) lui sarà nominato pure Presidente del Comitato Organizzatore. Diventerà cioè  il Sebastian Coe di Londra 2012, la Gianna Angelppoulos (tra l’altro lei è nata a Candia) di Atene 2004 o se vogliamo il Giulio Andreotti delle Olimpiadi di Roma del 1960. Bene certamente un uomo influente, preparato e con tutte le carte in regola per fare nella politica sportiva quello che ha già dimostrato di saper fare in gara. Ebbene dopo tutto ciò arriva però la doccia fredda che il CIO ha deciso definitivamente di cancellare il C2 dai Giochi Olimpici nello slalom facendo perdere così dignità e storia ad uno sport che non può abbandonare questa specialità. Molte responsabilità personalmente le addosso a Tony Estanguet che dopo la sua folgorante ascesa politica poco, se non mai, si è visto sui campi di gara se non per portare avanti propri interessi. Peccato dimenticarsi così presto di un passato che comunque non solo rimane presente e vivo, ma che gli permetterebbe di alzare la voce per poter aumentare il numero di atleti nello sport dei pali dell’acqua mossa senza dover tagliare sul numero di alteti per lasciare posto alla canadese femminile che comunque ha il diritto di essere presente.

Occhio all’onda! 


 
E' ufficiale:  C2 fuori dai Giochi Olimpici 2020 
 
Gli ultimi campioni olimpici nel C2 i cugini Skantar

Prossimo appuntamento Coppa del Mondo di Slalom

I cani camminano senza guinzaglio e aspettano i padroni agli incroci o ai semafori e quando incontrano  i loro simili si guardano con indifferenza. Le piste ciclabili seguono il fiume e ogni tanto trovi colonnine per riparare o sistemare i mezzi a pedali con tanto di pompa in caso di necessità. La gente si muove sui pattini, le mamme spingono passeggini aerodinamici  per poter correre senza fatica. La gente sorride e infonde serenità. La stessa  gente vestita strana, ma che qui non lo è. Un canale che  è pieno di colori a tutte le ore del giorno. La canoa spesso e volentieri è al centro di tutto.
Questa è Praga, questa è la Repubblica Ceca un paese bello, fresco, tranquillo e pieno di idee e voglia di vivere. Energia allo stato puro nel rispetto degli spazi altrui. Certo poi sul campo da slalom c’è qualche arrabbiatura (avrei voluto scrivere incazzatura) perché a metà allenamento ti spostano le porte e arrivano i rafting, ma è anche inutile restarci male: siamo a casa loro e c’è da dargli merito che hanno avuto la  capacità di far fare al nostro sport un salto di qualità, quindi anche queste piccole cose le accettiamo pure noi con il sorriso.
Questo week-end sarà dedicato ai campionati cechi di slalom che valgono pure come prova di Coppa nazionale. Saranno tanti gli atleti in gara, noi non potremo allenarci, ma ci sarà la possibilità di guardare ed imparare da questo movimento sportivo modello per molti. Il campione del mondo Jira Prskavec e medaglia olimpica a Rio 2016 oggi guidava la macchinetta elettrica sul canale per portare transenne e affini sul tracciato. Vávra Hradilek lo abbiamo visto sul gommone e Rohan padre (l’allenatore) ha passato il resto della  mattina, dopo l’allenamento tra le 8 e le 9, sulla macchina tagliaerba per preparare il campo dove verrà organizzato il « villaggio atleti », che dopo quello di Pau  ritengo il meglio organizzato e confortevole per i partecipanti.
Impressionante i numeri in gara per il campionato nazionale ceco: 31 donne in kayak, 44 kayak maschili, 19 C2 uomini, 7 C2 Mix, 18 C1 donne e 44 C1 uomini, facile capire che con questa disponibilità... « uno su mille ce la fa »!
Il canale è stato leggermente modificato e secondo me ora  l’acqua è più velcoe, infatti elimnado alcuni riccioli di ritorno si permette un flusso verso valle più rapido. Così facendo si dà più continuità alla corrente rendendo il percorso più scorrevole e di conseguenza più veloce.
Da lunedì 12 giugno si inizia con orari ufficiali per l’allenamento; di gare inizieremo a parlarne  solo da venerdì 16 con tutte le  prove di qualifica. 

C'è ancora una nota che voglio condividere ed è l'abbraccione che Pepe e Ana mi hanno riservato appena ci siamo rivisti. Li avevo lasciati proprio qui a Praga a settembre  lo scorso anno dopo la coppa del mondo e già si ventilava l'idea che non averei proseguito ad allenarli, per tutta una serie di motivi. Non è stato facile nè per loro nè per me, ma alla fine credo che  sia rimasta intatta la nostra amicizia che comunque vada resterà a lungo con reciproca stima.

Occhio all’onda! 



Katerina Hoskova è diventata mamma  da appena 3 settimane ed è già tornata  in canoa ad allenarsi

con Ana appena arriva in Europa


 
Colonnina per la manutenzione delle biciclette e affini