Semplicità e luce

Per fare slalom ci vogliono poche idee ma chiare e due sono i  concetti base: semplicità e luce nelle porte
 
La semplicità  dovrebbe essere il presupposto di ogni movimento sia esso complesso per sua origine e  sia essa basilare per sua natura. É semplicemente  un concetto matematico scomporre la complessità attraverso passaggi che ne esplichino concetti e dinamiche, quindi non vedo perché ci si debba creare complessità quando in realtà non ce ne dovrebbero essere nell’insegnamento e conseguentemente nella pratica. É sublime ammirare le giovani atlete della canadese monoposto scendere su acque difficili, come possono  esser  quale del canale di Ivrea, con la leggerezza e la maestria di farfalle che svolazzano da un fiore all’altro rubandone saggezza ed armonia. Ed è così brutale viceversa vedere ergumeni dalla forza forgiata  da ore di palestra disperati  nei meandri di giochi d’acqua che si prendono gioco di loro come potrebbe fare un un dinosauro con noi umanoidi. 


Le cose diventano ancora più divertenti quando a tutto ciò uniamo il fatto che il semplice scendere sull’acqua non ci appaga più e per divertirci dobbiamo passare in mezzo a paline sospese nel cielo che formano una porta verso l'infinito e che in base al loro colore ci dicono come affrontarle.  Bene! Ogni volta che vedo una porta mi immagino una forte luce che esce proprio da quel pertugio,  ed è proprio quella scia di luce che ci guida il passaggio al suo interno in modo facile e sicuro. Solo se riusciamo a vedere chiaro e splendente questo riferimento luminoso riusciremo di volta in volta affrontare la porta in maniera sicura e senza incertezza perché dove filtra la fonte luminosa possiamo trovare la nostra via che ci porterà alla felicità!

Occhio all’onda!

Tecnica di base il buongiorno di ogni allenamento


Ritorno a fare una riflessione sulla  tecnica di base che troppo spesso vedo trascurata da molti tecnici che  magari si  preoccupano  più a far crescere i loro allievi sotto il punto di vista fisico che quello tecnico. Troppa importanza si dà al   VO2max,  lattato  o test condizionali e si trascura  l’aspetto più importante del nostro sport e cioè l’acquaticità  e per l’appunto la tecnica dimenticandoci molto spesso che l’arte è difficile da codificare. Ci si dimentica anche che in età giovanile bisogna esaltare destrezza, equilibrio e velocità il resto arriva con il tempo nell'età dovuta.
Ai fondamentali come pagaiata, spinta dei piedi K1 o ginocchia C1, dissociazione busto/gambe, dufek, propulsione larga avanti e indietro non si offrono abbastanza attenzioni e non si dà l'opportunità di ripassarle ogni volta che si monta in barca. Gli esercizi di riscaldamento dovrebbero essere fatti anche in funzione di un riscaldamento tecnico basico ogni volta che si inizia l’allenamento.  L’acquaticità parte dall’acqua piatta: elemento indispensabile a volte troppo denigrato pensando che solo se abbiamo un canale possiamo crescere e migliorare. Mi impressiono sempre vedendo personaggi come Alexander Slafkovský  (giusto per citarne uno)  scaldarsi o defaticarsi prima e dopo l’allenamento e vedere l’abilità che personaggi com lui hanno partendo da esercizi come piantare la coda o pagaiare diritto. L’equilibrio che hanno in canoa e che hanno sviluppato parte proprio da qui e nel modo ludico con cui hanno affrontato sempre il tutto. Osservate Peter Kauzer pagaiare sia in acqua piatta che sul canale, il suo atteggiamento non cambia è sempre in sintonia con l'acqua che sia tanto veloce o che si tratti di un lago alpino.

Ecco! questo è l’aspetto che più viene trascurato da molti allenatori e cioè  il gioco che deve essere anche divertimento e magari il  piacere di prendere scie e controscie pagaiando sull’acqua piatta dando colore ed interesse ad allenamenti invernali, magari immersi nella nebbia con le punte delle mani che si gelano!  Purtroppo  però è molto più facile, ma meno produttivo, restare seduti sulla riva con un cronometro in mano contando le serie da fare e quelle che mancano che saltar in canoa e iniziare a pensare cosa possiamo proporre ai nostri giovani allievi perchè possano divertirsi e  imparare percependo l'energia dall'acqua.

occhio all’onda!

Oro e argento di Rio 2016 a Tacen per lo spot pubblicitario Euro Slalom 2017

a sinistra l'argento di Rio 2016 Kauzer e a destra l'oro Clarke
Ieri, qui a Tacen,  se la sono goduta non poco  il campione olimpico e l’argento di Rio 2016  del kayak maschile  tra riprese video e scenette teatrali. 
Il britannico e lo sloveno sono stati impegnati praticamente tutto il giorno con una troupe televisiva per realizzare un video promozionale per i prossimi campionati europei che si disputeranno dal primo al quattro giugno sul canale alle porte di Lubiana (Slovenia). Credo che sia proprio in questi momenti che si possono vedere gesti atletici eleganti e super raffinati tanto più se a guidare il gioco c’è un Peter Kauzer motivato più che mai, che quando naviga su queste acque sembra fondersi con le stesse molecole che compongono l’elemento liquido per eccellenza. Sembra che la medaglia a cinque cerchi gli abbia  fatto un gran bene tanto da stimolarlo a dovere in prospettiva 2017 con Europei in casa e mondiali a Pau dove «Pero» ha sempre dimostrato di valere molto. La stagione di preparazione per lui è iniziata presto e già a natale era negli Emirati Arabi ad allenarsi al caldo e su un canale impegnativo come quello di Al-Ain. Poi tornato  in Europa e all’esordio agonistico vince a Solkan e vince pure la prima delle due gare in programma qui a Tacen  l’uno e 2 Aprile , poi si ferma nella seconda con un 50 alla porta numero 5 ed è costretto a guardare la finale dalle tribune spiegando alla giovane figlioletta le regole di uno sport che lo ha reso popolare in tutta la Slovenia. 
Joe Clarke, dopo i bagordi post-olimpiadi, durati a lungo si rifugia in Nuova Zelanda dove arriva secondo agli «Oceania Championships» e poi qualche settimana più tardi prende un bronzo nella terra dei canguri e cioè  agli «Australia Open» di Penrith. Anche lui dopo il secondo posto nella prima gara di Tacen è costretto a guardarsi le gare di finale del giorno due dagli spalti considerando che il suo 50 gli taglia la pagaia e lo rimanda diretto in tribuna! Paul Ratcliff, venuto dall'Inghilterra per assistere alle gare, era un pochino amareggiato anche se ovviamente la sua "plomb britannica" non la perde mai, tanto più che da poche settimane è stato nominato direttore tecnico generale per tutte le due discipline olimpiche della pagaia. 
A Tacen però non ci sono solo loro due ci sono pure i Russi, che sembrano aver confermato a capo dello staff tecnico il francese Jean-yves Cheutin   che ha voluto  ancora con lui, per curare le canadesi, l’inglese Nick Smith. Poi ci sono pure gli svizzeri che hanno messo a dirigere il tutto  il tedesco  Christian Bahmann, figlio della prima campionessa olimpica nel k1 donne a Monaco 1972, e vincitore dei campionati del mondo in C2 nel 2005 a Penrith. C’è pure qualche croato e ovviamente gli sloveni, pure loro con un progetto e un sistema di allenatori rinnovato. Hanno messo a capo di tutto Jerney Abramic che lascia dopo tanti anni l’Austria presa in mano da Helmut Oblinger che a sua volta  ha scelto come collaboratore lo sloveno Jury Meglic. Ma ci siamo pure  noi che ci fermeremo qui fino a venerdì con la squadra quasi al completo per i Campionati Europei. Si tornerà su questo canale per altri allenamenti  a  metà maggio per altri cinque giorni di raduno, prima del blocco finale di gare previste nel primo week-end di Giugno, sperando nell’acqua che in questo periodo certo non si può dire molto favorevole.  

Occhio all’onda!