Dissociazione per creare l'effetto molla

Torno su un aspetto che ritengo determinate per una conduzione veloce ed efficace dello scafo tra i pali dello slalom.  Parlo cioè della « dissociazione »  che deve intervenire tra la parte superiore e la parte inferiore del corpo  (quello che in anatomia si definisce come piano assiale - craniale e caudale) per far cambiare direzione alla nostra canoa.
Pensate all’eskimo e capirete subito  l’importanza di quanto si va ad analizzare. Infatti se non si dissocia il lavoro di bacino-gambe con il   busto risulterà assai difficile e complesso riuscire a riportare la testa fuori dall’acqua per rimettersi in assetto e ripartire senza dover uscire dalla canoa con tutte le conseguenze del caso. Viceversa se avviene la dissociazione la manovra dell’eskimo risulterà di estrema facilità senza praticamente un vero e proprio sforzo fisico, si tratta cioè di un movimento che sincronizza in maniera opposta  busto e gambe alla perfezione e che crea una leva eccezionale per permettere al canoista di raddrizzarsi.  Qui parliamo di dissociazione su due piani diversi.
Questo citato è l’esempio più eclatante, ma ci fa capire bene che cosa significa dissociare. Cerchiamo ora di vederlo applicato in ogni nostra manovra per cambiare direzione alla canoa e nel nostro caso specifico in entrata e in uscita dalle risalite su un piano trasversale. 
In buona sostanza l’approccio ad una risalita (anticipo) già mette l’atleta nella condizione di preparare al meglio la dissociazione che dovrà avvenire nel momento in cui ci si trova nella porta stessa.  Due le abilità  necessarie per ottenere il massimo risultato da questa azione e cioè:  la capacità di ruotare con le spalle nel senso opposto della risalita e la seconda è la capacità di lasciar andare la canoa nel senso opposto fino al raggiungimento della massima carica di rotazione possibile (effetto molla).  Un suggerimento per chi osserva da fuori, quindi per l’allenatore, è quello di verificare il posizionamento delle spalle rispetto alla punta dello scafo che dovranno esser per forza, all’inizio della manovra, posizionati su due fronti opposti.  Controllare poi la punta della canoa per capire se la canoa continua nella sua rotazione e quindi nella sua corsa verso il traguardo. 



                                    

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Occhio all’onda!

Semplicità e fondamentali per aprire alla creatività

Lo slalom ha molte complessità ed è per questo che dobbiamo semplificare il tutto per far sì che il gioco possa diventare alla portata di tutti. Myriam Jerusalmi, madre e allenatrice di Jessica Fox, mi ricorda sempre che il nostro è uno sport molto banale considerando il fatto che  ti dicono cosa devi fare fin dalla partenza e cioè devi andare alla 1 poi alla 2 e così via fino all’ultima porta che porterà un numero compreso tra 18 e 25. Quindi sembra veramente facile basta seguire la progressione  numerica delle porte e chi arriva alla fine con meno penalità  e il prima possibile vince.
Siamo forse noi allenatori che a volte andiamo a complicare le cose con troppa teoria, che comunque passa attraverso un nostro filtro, e con mille sfaccettature psicologiche che non fanno altro che mettere in subbuglio menti e corpi che in certe situazioni si fanno facilmente influenzare da parole e atteggiamenti.  Quindi alla base di tutto ci deve essere semplicità condita con conoscenza e umiltà. A tutto ciò manca un elemento chiave e cioè la necessità di far ricercare di più  ai nostri atleti  la capacità di rispondersi considerando il fatto  che difficilmente noi possiamo avere per ogni singolo individuo la risposta corretta a priori.  Il processo di apprendimento motorio è complesso e decisamene personale e deve passare attraverso la sensibilità dello stesso atleta, altrimenti rischieremmo di creare magari anche bravi slalomisti, ma poco creativi e sensibili, qualità queste che per ottenere grandi risultati sono determinanti.
Partiamo dalla pagaiata che è il vero punto cruciale per lo slalom, considerando il fatto che tutto il resto non è altro che una sua  trasformazione ed adattamento. La centralità quindi del nostro andare dalla 1 alla 2 e così via è la propulsione, quindi è facile intuire che tutto il tempo che passeremo a lavorare su questo fondamentale non è altro che tempo guadagnato. Le cose potrebbero complicarsi se l’allenatore proponesse solo  ai propri allievi allenamenti fisici con cronometro invece di lavori, anche in gruppo,  con obiettivi tecnici facili e ben precisi. Se abbiamo detto che la pagaiata è la centralità del tutto, la pagaia diventa la sua essenza primaria. Quindi dobbiamo abituare i nostri atleti a ricercare risposte alle loro problematiche proprio partendo dal posizionamento e via via al  mutamento che la pala ha nell’acqua nel corso di determinate manovre e azioni. A questo uniremo la posizione del corpo e la relativa risposta della canoa. 

Occhio all’onda!

Ciao Claudio buon viaggio

"ciao gioia" è stato da sempre il primo impatto quando in Dogana incontravo Claudio e poi inesorabilmente mi diceva "Marina che bella donna come sta e la mamma? dille che domani passo a trovarla".  Claudio era così... esprimeva energia in ogni momento senza risparmiare forze  e sempre con quella sua voglia di vivere intensamente ogni momento dedicandosi agli altri con passione e con sincera amicizia. Sorrideva  in ogni istante ad una vita che purtroppo con lui è stata severa in questi ultimi anni.  Ce l’ ha portato via per farlo pagaiare chissà su quali fiumi a noi sconosciuti, ma che un giorno solcheremo assieme al nostro mito  che da sempre per noi era "Estremo" . L’Adige per lui non aveva segreti con quel  modo  tutto suo di scendere sulle rapide cittadine, anche in pieno inverno, disteso sull’acqua quasi  ne volesse far parte integrante: con il suo scafo praticamente rovesciato e solo testa e pagaia fuori dall’elemento liquido discendeva verso valle con infinita tranquillità e gioia.  Pronto a sostenere l’ultimo arrivato per trasmettergli quella immensa passione che ho avuto l’onore di condividere.  Ricordo quando ci siamo incontrati le prime volte per il corso di canoa, tanti anni fa e di acqua sotto in  nostri ponti  ne è passata veramente tanta e con lei mille ricordi di un Claudio gioioso e profondo nei sentimenti veri, concreto con idee e iniziative per il nostro mitico e unico Canoa Club Verona.  Eravamo particolarmente uniti perché Claudio è sempre stato estremamente disponibile proprio nei momenti del bisogno e della malattia. Ci ha sostenuti nelle difficoltà e ha avuto sempre una parola importante nelle decisioni che abbiamo dovuto prendere in particolare modo con la mamma a cui era legato da un grande affetto.  Oggi quindi per tutti noi è un giorno triste, ma lo  affronteremo con un sorriso perché è proprio questo che il nostro amico di pagaia ci ha trasmesso in questi lunghi anni con la forza della corrente.  Grazie Claudio e resterai con noi nei nostri racconti, nelle nostre serate in Dogana, nel nostro navigare l’Adige e nel trasmettere la tua passione alle nuove generazioni. Resterà il tuo sorriso e non ci dimenticheremo la forza  con cui hai combattuto fino all’ultimo respiro  un destino segnato, ma a cui non ti volevi arrendere: un ulteriore insegnamento di vita che ci hai trasmesso nel dolore profondo e che ci fa capire che ogni istante di questa esistenza va vissuto intensamente.

Occhio all’onda! mio caro Claudio 


foto di Carlo Alberto Cavedini 







Débordé magica manovra

Devo aver già scritto diverse cose sul débordé in qualche precedente post, ma voglio  approfondirlo ulteriormente alla luce anche dei riscontri che continuo ad avere seguendo e allenando i C1 uomini in particolare, ma guardando e studiando da vicino l’evoluzione della specialità nel settore femminile.
Questo incrocio di braccia sul lato opposto di pagaiata ha qualche cosa di magico e la  conseguente  rotazione che ne deriva è il sublime risultato di una manovra che permette al « ciunista » di ruotare così velocemente ed efficacemente come mai potrà fare  un K1 o come mai lo stesso atleta potrà fare dal suo lato di pagaita! La leva, la postura e il peso concentrato al centro della canoa, permettono di mettere in essere un movimento motorio pressoché perfetto. Ecco perché lo stesso David Florence sta allenando anche il suo naturale lato opposto di pagaiata (quindi a sinistra) per arrivare un giorno ad affrontare tutte le risalite in debordè, cosa già vista fare a Fabien Lefevre  o a Dennis Gargaud già diversi anni fa (si veda Bratislava campionati del mondo 2011 risalita a destra sotto Niagara Fall). Dai riscontri cronometrici tra un C1 destro e uno sinistro ci sono dati chiari che i tempi sulle risalite in débordé risultano essere più veloci, non sempre, ma spesso. C’è un maggior controllo in ogni momento del movimento, mentre in aggancio molto spesso si ha la tendenza di forzare troppo il gesto con la conseguenza di interrompere una rotazione della  canoa in modo brusco. Troppa confidenza sul proprio lato porta a non pensare o a non ascoltare  il gesto stesso. Nel débordé viceversa c’è una grandissima consapevolezza del movimento e sono molto chiari i vari momenti da rispettare per far sì che questa manovra abbia gli effetti sortiti. Movimento che parte dal passaggio aereo sul lato opposto, é qui che inizia il gesto e la consapevolezza dello stesso, quindi all’inserimento della pala in acqua e contemporaneamente c’è la rotazione del busto bloccando gambe e addominali, pronti per entrare in azione al momento necessario. Tutte queste fasi costringono l’atleta ad operare in perfetta sintonia con canoa, pagaia e acqua con estrema decisone e calma.
Tutto questo quando ovviamente si utilizza per fare una risalita. Cambiano le dinamiche invece quando il débordé viene utilizzato per le rotazioni, in questo caso è evidente che un colpo indietro o lo stesso aggancio diventa più efficace e rapido.

Guardiamo invece cosa succede fra le donne in canadese le quali poco utilizzano il débordé preferendo ad  esso il cambio di mano. Il motivo principale deriva dal fatto che non si sentono sicure e molto spesso perdono gli equilibri, cosa che assolutamente non avviene per gli uomini che considerano questo gesto al pari con il lato di pagaiata. Pagaiare con le braccia incrociate diventa assolutamente naturale, ma bisogna prenderne coscienza e confidenza. Le nuove generazioni in rosa, che sono partite a pagaiare direttamente in ginocchio,  stanno naturalmente adoperando il débordé senza particolari difficoltà. Sarà questa la strada che a breve si imporra per la maggiore anche per il settore femminile.

Occhio all’onda!