Curiosità dagli Europei Junior & U23 di Slalom

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Le curiosità in questo Europeo non sono certamente mancate e allora  partiamo dalle medaglie conquistate dalle sorelle Galuskova entrambe seconde. Karolina, la più vecchia, aveva fallito il mondiale di categoria a Bratislava qualche settimana fa finendo in 19esima posizione in semifinale, ma in Germania si è rifatta con un argento fra le Undere 23 dietro alla sorprendente Viky Wolffhardt che  ha approfittato dell’eliminazione della favorita d’obbligo nonché  sua compagna di squadra Liza Leitner per mettersi al collo l'oro europeo. Liza certamente non può dire di vivere una annata fortunata: in  semifinale taglia tropp la 11 e si vede affibiare un  un 50 perlomento molto dubbioso.  L’altra Galuskova e cioè Antonie a Bratislava aveva vinto il mondiale tra le junior e qui a Hohenlimburg si è piazzata seconda dietro ad una irraggiungibile Laia Sorribes che avrebbe vinto pure tra le Under 23.  Per questo motivo italiani e spagnoli le hanno dedicato un arco d’onore per sottolineare la sua grande impresa sportiva appena scesa dal palco delle premiazioni.   La spagnola  vincitrice è un vero fenomeno con la pagaia in mano e arriva da  Ponts, (piccola cittadina catalana a circa 70  chilometri da La Seu d’Urgell) e i suoi successi parlano chiaro: vice campionessa del mondo lo scorso anno a Krakow e terza agli europei a Solkan.   
Torniamo alle curiosità, ma restiamo sempre in zona  podio visto che due Prigent, questa volta cugine, prendono due bronzi. Camille nel Kayak U23  e Romane nel Kayak Junior. La mamma di Camille è l’attuale Direttore e Tecnico dello slalom e della canoa velocità, mentre il papà Jean-Yves è stato per anni il Direttore Tecnico dello slalom e poi responsabile della canoa slalom di un’ampia regione della Francia. Romany è la figlia di Marianne  Agulhon e Christophe Prigent attuali responsabili del centro di allenamento di Pau. Entrambi hanno un passato lungo e fruttuoso nella squadra nazionale francese  con medaglia iridate pesanti. 

Ancora una curiosità ci arriva sempre dal podio. Infatti le russe Elizaveta Terekova, Daria Kuznetsova e Daria Shaidurova sono arrivate terze nella gara a squadre sia in C1 che in K1 Junior, non male direi per la compagine di Putin che è in netta crescita partendo proprio da queste categorie e specialità.

Il gesto più bello di tutto l’Europeo è stato certamente quello visto nella gara a squadre dai Cechi nel C1 Under 23. Alla porta numero uno Chaloupka è in debordè e sta per uscire dietro a Rohan. Arriva Vetrovsky che gli infila con la sua punta la pala, facendogliela sfilare dalle mani. A quel punto la corrente  porta Chaloupka verso valle e Vetrovsky accorgendosi della cosa prende la pagaia del compagno e gliela tira. Il compagno  ringrazia e riparte alla grande. I tre finiranno al terzo posto dietro a francesi e tedeschi.

Una considerazione emerge seguendo la gare del C2: non ci sono equipaggi francesi, tedeschi ed  inglesi notoriamente nazioni che hanno avuto grandi soddisfazioni da questa imbarcazione. Ci sono stati otto partecipanti nella categoria Under 23 e soli 4 tra gli Junior chiaro segnale che siamo allo sfascio di questa specialità compromessa dopo la cancellazione dalle Olimpiadi. Questo però dimostra che pochissime nazioni sono rimaste in campo a combattere nel tentativo di dimostrare che questa barca deve restare nella rosa delle prove olimpiche.

Occhio all’onda!


Il presidente Luciano Buonfiglio in qualità di tesoriere dell'ICF premia la gara del K1 men U23 dove il nostro Jakob Weger ha vinto l'argento

Il podio del K1 U23 fotografato da Helmut Oblinger l'attuale DT dell'Austria, nazione che ha vinto parecchio a questi europei.



La seconda classificata nel K1 junior donne nonchè campionessa del Mondo Antonie Galuskova.

La fantastica giovanissima Laia Sorribes vincitrice nel K1 junior con il miglior tempo assoluto anche fra le U23, esce dall'arco di trionfo organizzato da italiani e spagnoli.


La mitica mascotte italiana Maya.

Pochi cambiamenti nel tracciato per la semifinale e finale


"Sole e cielo terso con temperature quasi invernali oggi a Hohenlimburg per la prima giornata di qualifiche e finali individuali, ma c’è la possibilità di rovesci nel tardo pomeriggio"… aprirebbe forse  così una telecronaca il mitico Franco Bragagna che anche quest’anno da Londra ci ha deliziato con i suoi racconti incantandoci per i suoi approfondimenti e le sue conoscenze sull’anello rosso che hanno pochi uguali. Con Dario Puppo, Flavio Tranquillo, Federico Buffa formano un poker d’assi senza uguali. Se poi parliamo di voci tecniche non possiamo non citare il mitico attuale CT della nazionale di ciclismo Davide Cassani e Paolo De Chiesa per lo sci. C’è poi la poesia del pugilato di Rino Tommasi e la prosa nel tennis di Gianni Clerici. Mentre la scuola e i primi miti dei racconti sportivi per me rimangono Bruno Pizzul, se pur nella sua semplicità e voce roca, Adriano Del Zan, squillante e preparatissimo, passando poi  dal rinnovamento di Dan Peterson capace di portare una spinta in più nelle telecronache.
Scusate,  mi sono perso con i miti del giornalismo sportivo e pensare che volevo parlare del tracciato della semifinale e finale di oggi che ha avuto 4 cambiamenti rispetto alle prove di qualifica.
I primi due sono praticamente scontati con cambio di lato della risalita 1 e 6, mentre la vera novità è la  18/19 che sono state spostate più in basso. Personalmente il cambiamento lo vedo più funzionale togliendo la precedente combinazione da una morta piuttosto piccola e senza una vera  e propria logica di arrivo. Rimane il fatto comunque che il tracciato è troppo lungo se si considera che per le donne siamo oltre al minuto e 45 e per i C1 in rosa ben oltre i due minuti di gara.
Il regolamento europeo, praticamente gestito in toto dallo sloveno  Jelenc Andrej che è il Jean Michel Prono dell’ICF e cioè capace di fare  il bello e il brutto dello slalom del Vecchio Continente, prevede massimo quattro cambi tra qualifiche e finali, mentre a livello mondiale è ammesso cambiare totalmente il tracciato tra una fase e l’altra. Per l’ECA  si tratta comunque di un avvicinamento alle regole ICF poiché fino all’anno scorso il tracciato non veniva cambiato mettendo come motivazione il fatto che gli atleti si presentavano alla finale con già tre o addirittura 4 (nel caso in cui fossero passati dalla seconda manche di qualifica) o 5 (con la gara a squadre) discese e in questo modo si poteva avvantaggiare le squadre minori offrendo la possibilità agli atleti di conoscere sempre meglio il percorso.

Prima medaglia per l’Italia nella gara a squadre del K1 Junior maschile, bravi Fasoli, Ghisetti e Luther tre giovani atleti che rafforzeranno in futuro sicuramente le squadre under e senior.

Occhio all’onda! 


La sala video con i Video Judjes all'opera. Tutti i passaggi vengono analizzati attraverso il video analisi, ormai possibilità di errore non ci sono più.

La gara a squadre nel K1 U23 femminile è stata vinta dal Team Olandese guidato da quel mago che risponde al nome di Jürgen Köhler che dopo essere andato in pensione dalla  squadra tedesca, con la quale ha fatto la storia della canadese, è pasato a collaborare con i Tulipani da alcuni anni e i risultati si iniziano a vedere.


da sinistra Valentin Luther, Tommaso Fasoli il presidente Fick Luciano Buonfiglio e a destra Davide Ghisetti la squadra seconda nel K1 Team Junior a soli 0,22 dai Cechi vincitori.







Penalità e porte in retro i punti da migliorare

Nick Smith questa mattina mi ha fatto i complimenti per il mio abbigliamento da acqua: spolverino azzurro Italia, pantaloni impermeabili e pezzo forte le galoche.  Considerato  che piove da ieri sera e che il villaggio atleti è stato montato in un pratone a ridosso del fiume, direi che questo ultimo pezzo dell’abbigliamento si è dimostrato assai utile e determinante. Le condizioni del terreno sono disastrose e si cammina tra pozzanghere e melma quindi non va certamente  affrontato con le scarpette da tennis! Le previsioni meteo non sono delle migliori anche per domani, mente per domenica, ultimo giorno di gare, dovrebbe ritornare a splendere il sole.

Il nostro abituale meeting serale tra i tecnici dello staff  azzurro è occasione per bere una birra in compagnia e fare il punto della situazione in maniera precisa e approfondita. Ieri poi è stato più proficuo di sempre perché sono emersi molti punti interessanti su cui lavorare. Le penalità e le porte in retro sembrano essere il crucio principale dei nostri settori giovanili e su questi punti ci siamo focalizzati per capire come intervenire con i ragazzi. In allenamento dobbiamo essere più incisivi e dobbiamo soprattutto proporre tracciati dove la retro sia la manovra che deve esser obbligatoriamente scelta per risolvere il passaggio. Le « retro » hanno una sorta di cattiva fama fra gli atleti, ma secondo il mio modesto parere le ritengo azioni fondamentali in occasioni di porte molto sfasate o per preparare risalite strette.  Forse le alleniamo troppo poco e lo slalomista la prende in considerazione come ultima opzione possibile. Stessa cosa succede con i tocchi di porta e anche in questi casi dobbiamo esser più incisivi in allenamento con i nostri atleti e dare chiari obiettivi sotto questo punto di vista. Non si da’ la giusta importanza e molte volte soprassediamo sulle penalità durante le ore che passiamo in acqua ad allenarci.  Maggior consapevolezza quindi dell’azione messa in atto chiedendo di volta in volta all’atleta se ha toccato, come ha toccato, e la sua distanza da questo o dall’altro palo.
Gli occhi devono essere puntati sulle paline e in questo modo saremo in grado di capirne distanze e tempi di arrivo. Consapevolezza quindi della propria posizione nella porta per evitare tocchi banali.
Altro punto fondamentale emerso è la grande disponibilità di tutto lo Staff Tecnico di mettersi in discussione e portare sul tavolo del confronto ogni minimo problema, dubbio o idea, questa secondo me è la strada per creare una vera e propria scuola dello slalom tricolore.

Occhio all’onda! 






Al via Europei Slalom per Junior e U23

Prima o poi gli inglesi mi spiegheranno perché mettono 5 persone sul percorso a riprendere con le loro telecamere e oltre a tutto ciò registrano il segnale ufficiale che viene fornito dall’organizzazione. Va a capire questi dell’UK che non lesinano certamente di uomini e mezzi. Per tanti aspetti sono da imitare e copiare, ma sotto questo punto di vista proprio non li capisco, ma mi fanno pensare.
Con i fichi secchi non si possono fare grandi nozze anche se magari confidiamo nei miracoli del  povero Nik Smith (sorteggiato nella lista in cui ervamo anche noi inseriti)  in coppia con il tedesco David Krajnik (designato dal comitato organizzatore) che si sono messi di buona e hanno cercato di tirare fuori il meglio da un percorso che secondo il mio modesto parere potrebbe ospitare solamente qualche gara di ECA e niente di più. Il tracciato di Hohenlimburg non è nuovo per noi visto che già nel 2003 eravamo venuti per i Campionati Europei Junior e se non ricordo male il miglior risultato fu la finale di Marialuisa Maiorano che chiuse in ottava posizione la prima manche e poi in battuta finale arrivò decima. Un vero talento era l’atleta veronese che nel suo splendore atletico decise di appendere la pagaia al chiodo. Peccato perché lei faceva parte di quella generazione in rosa che fece la storia per i successivi dieci anni con qualcuna di loro ancora attiva e competitiva. C’erano infatti l’Hoskova, che vinse quel Continentale, la Schornberg, campionessa del mondo assoluta poi nel 2009, la Neave, Corinna Kuhnle, Melanie Pfeifer e tante altre atlete che ci hanno regalato gare indimenticabili.
L’Italia era poi rappresentata da nel k1 da Andrea Romeo, Riccardo De Gennaro e Pietro Camporesi. Nel C1 l’unico rappresentante era Roberto Leone, completava il gruppo Sara Venerus.
Tanto per la cronaca al tempo la gara era con la somma dei tempi delle due manche e in K1 vinse Gregor Polaczyk con un totale di 190,88 (93,98+96,90). Penso che oggi non ci discosteremo di molto da questi tempi e la domanda sorge spontanea: ma tutte le evoluzioni che ci sono state in questi 14 anni a che cosa sono servite se nulla è cambiato?
Sono 29 le nazioni presenti con un totale di 331 barche gara.
Oggi qualifica per K1 uomini e donne junior e U23, mentre apriranno le prove i C2 che poi ritroveremo direttamente tutti in semifinale.
La progressione sarà 20 k1 in prima manche più 10 in seconda e 15 in finale, mentre per tutte le altre categorie 15 più 5 e 10 in finale.

Occhio all’onda!

Progettualità e condivisione nazionale per offrire opportunità ai nostri giovani

Un  Queen Elisabeth Olympic Park super affollato per i campionati del mondo di atletica leggera per una avvenimento che vede una partecipazione di  oltre 2.000 atleti in rappresentanza di 200 paesi. Ogni particolare è stato curato nei minimi dettagli come fosse una seconda Olimpiade londinese dopo quella del 2012. Massima tecnologia per rilevazione dei tempi, piste con mescole speciali per permettere agli atleti di esprimersi al massimo e con aziende che investono milioni di dollari per ricercare materiali e design speciali per abbigliamento e scarpette, ma sembra impossibile che dopo tutto questo siamo ancora a fissare i pettorali sulle magliette degli atleti con le famose spille da balia! Un vero e proprio controsenso non vi pare? Come è un controsenso chiedersi o lamentarsi perché fino ad oggi un solo italiano sui 36 partecipanti abbia raggiunto una finale. Il professor Dino Ponchio, già DT della squadra nazionale fino al 2001 e oggi responsabile dell’area tecnica nella formazione per la FIDAL, ai microfoni della Rai ci dice che analizzeranno al situazione per capire la realtà dell’atletica leggera italiana e di conseguenza cosa fare e come intervenire.
Il problema non è legato a questa o quella Federazione, che fanno quello che possono e con gli atleti e i tecnici che hanno. Il problema è molto più radicato e profondo manca una cultura allo sport, manca una progetto condiviso in tutta Italia e per tutte le scuole (oggi con le autonomie abbiamo fatto un passo decisamente indietro rilegando sport, musica e arte a semplici iniziative private e alla buona volontà di qualche dirigente scolastico). Il problema sport in Italia è molto più profondo e radicato di quello che si potrebbe pensare delegando alle Federazioni sportive e di conseguenza al Coni tutto quello che è e dovrebbe essere attività fisica. Quest’ultime però hanno una funzione totalmente diversa e sono finalizzate a raggiungere il risultato finale e quando si impegnano lo sanno fare molto bene non solo per gli italiani, ma anche per tanti stranieri che approfittano delle competenze, professionalità e  strutture italiane per vincere olimpiadi e mondiali.  Il Centro di Preparazione Olimpica « Bruno Zauli » ne è un esempio chiedetelo a Thiago Braz che qui ha costruito il suo successo nell’asta per Rio 2016, per non parlare dei tanti africani, bosniaci o estoni  che a pochi chilometri da Verona sono  seguiti da quel guru che risponde al nome di Gianni Ghidini. Quindi il problema non è l’alto livello il problema è tutto quello che c’è prima di un grande risultato e  attualmente è tutto affidato alla buona volontà dei singoli. Il primo punto è quello di avere una famiglia che possa far fare ai propri figli attività motoria nella speranza che tra i tanti sport magari proposti si possa trovarne uno che si addica alle caratteristiche antropometriche, fisiche, mentali e motivazionali dei nostri pargoli. Non c’è nessuna strategia per mettere nelle migliori condizioni i giovani a trovare la loro strada in relazione alle proprie caratteristiche e potenzialità. Ripeto tutto è lasciato al caso e alla fatalità e questo è il vero problema che ci assilla e che non ci permette di uscire da una crisi che è radicata e sempre più profonda per il movimento sportivo italiano.

Occhio all’onda!

Gare sì, ma quelle giuste


La grande bellezza di essere in Italia è anche nell’ordinare un caffè e non dover specificare per almeno 10 volte che volete un espresso, corto, corto,  espresso, espresso. Purtroppo però, fuori dai confini nazionali, il caffè arriva lungo, lungo e neppure pollice e indice, per indicare la quantità della nera bevanda da mettere nella tazza, possono servire per ottenere quello che per noi qui è naturale e ovvio.  L’espresso è buono perché in poco raggruppa tutta l’essenza di quello che vuole darci e ci insegna che troppe parole storpiano, così parlare bisogna farlo quando è d’uopo e necessario. Il troppo caffè innervosisce e fa male…così come le tante parole seguite da pochi fatti potrebbero infastidire dimostrandosi inutili se non seguite da un lavoro quotidiano senza vivere su ricordi e imprese fatte che cadono nel patetico se si è se stessi a riproporle. 

Ormai, dopo la breve doverosa pausa per ricaricare le batterie, si riprende a macinare chilometri per accompagnare i giovani all’appuntamento continentale dove avremo modo di rituffarci in quella grande avventura che sono le gare. E’ indubbio che il periodo estivo per un giovane diventa fondamentale nella sua formazione e le gare sono  l’elemento motivazionale per non mollare mai l’entusiasmo in proiezione futura. Gare che però se affrontate male potrebbero trasformarsi in negatività ecco quindi la necessità da parte di un tecnico e di una Società  di fare le giuste proposte e scegliere obiettivi raggiungibili e palpabili al giovane atleta. Forzare la mano con partecipazioni a manifestazioni di altissimo livello potrebbe creare più danno che vantaggio, mentre gareggiare con atleti di pari livello sotto il punto di vista dell’età e della preparazione sicuramente aiuta a stimolare tutto il movimento a partire anche dagli stessi tecnici che vedono così concretizzare il lavoro fatto. Alle Società permetterà di giustificare l’impegno profuso,  mentre ai giovani atleti una finale nella propria categoria saprà dare gli stimoli giusti anche nei momenti magari più difficili che tutti vivono durante la preparazione.

Occhio all’onda!

Ciao Isa

Ci sono persone che quando se ne vanno si portano con sè una parte della nostra storia che costituisce molto spesso parte della nostra vita. Quindi il lungo viaggio che hanno intrapreso sarà sicuramente accompagnato dai tanti ricordi e dalle emozioni che ci hanno regalato e per noi resterà il sorriso rimembrando i bellissimi momenti passati e condivisi assieme.  Isa ci ha lasciati, ma resteranno con noi impressi a fuoco i sorrisi e le parole sempre importanti che ci accoglievano quando noi giovani atleti suonavamo il campanello di casa per andare in  palestra allestita in una stanza della loro casa. Lei, donna forte ed unica per i tempi in cui ha vissuto con un impegno e con scelte importanti, preparava delle meringhe favolose e puntualmente le cene in via Monte Ortigara erano un classico per noi ragazzi che in prossimità delle feste natalizie ci raggruppava con le famiglie. Donna di cultura e mi impressionò sapere che si era laureata con una tesi sui dialetti del Lago di Garda. La signora Benciolini l’ho sempre identificata e ritenuta una donna tutta d’un pezzo con quel suo modo quasi rude, ma sincero, nell’affrontare ogni cosa della vita con una semplicità unica. Con Tony abbiamo condiviso acqua, canoe, gare, allenamenti, passioni e sogni e ovviamente Lei è stata una parte importante di noi perché ha sempre creduto nella bontà delle nostre idee e volontà sostenendoci come sempre meglio poteva.
Mi ha fatto immenso piacere sapere che prima di affrontare il grande viaggio a tutti noi sconosciuto ha voluto vicino a sé i suoi nipoti e chi li ha generati, un commiato cosciente e sincero immagino doloroso, ma ricco di fede.

Occhio all’onda!

Limitare la partecipazione ai Campionati Mondiali Under23


Prendendo le finaliste nel kayak femminile U23 ai recenti Campionati del Mondo Junior&U23 ci accorgiamo che ben 6 su dieci le troviamo pure nelle gare di Coppa del Mondo. Nella canadese femminile U23 su 10 finaliste 7 sono atlete che normalmente possono giocarsi le finali in Coppa. Le percentuali  cambiano se prendiamo il kayak maschile dove solo 3 su 10 finalisti gareggiano anche nel settore assoluto, mentre nella canadese sono 4 su 10.
In relazione a questi dati (che potrebbero decisamente aumentare se inserissimo  chi era presente qui e in Coppa senza accedere alla finale) c’è da pensare forse di  limitare la partecipazione a questa prova iridata solo a quegli atleti che non partecipano alle gare di Coppa o mondiali assoluti. Il motivo di questa  eventuale regola  deve partire da un ragionamento legato al senso di un mondiale di categoria quindi ci si deve chiedere qual è sia l’obiettivo di una prova riservata a determinate categorie di età.

Ad esempio lo sci alpino limita la partecipazione alla Coppa Europa a chi non ha presenze in Coppa del Mondo,  creando così una sorta di Circuito parallelo per atleti che rimangono fuori dalle squadre senior.  
Così facendo questo mondiale o campionato europeo assumerebbe un altro significato incentivando maggiormente quegli atleti che per appartenenza a Paesi particolarmente forti vedono chiudersi le porte della nazionale maggiore, ma si possono aprire spazi specifici in relazione alla loro età. 

Tanto per capire il problema provate a chiedervi se voi conoscete Jessica Fox per le sue medaglie olimpiche e per i suoi 6 campionati del mondo vinti nella massima categoria oppure per gli 8 titoli iridati fra gli Under23? E per Jessica Fox sponsor, fama e gloria ci srebbero stati anche senza tutte le medaglie vinte nelle categorie giovanili?
Se applicassimo questa regola alla squadra italiana ci sarebbero stati  due atleti (Raffaello Ivaldi e Jakob Weger) che sarebbero stati esclusi vista la loro posizione nella squadra senior e altri due (Marcello Beda e Marco Vianello) che si sarebbero trovati di fronte ad una scelta e cioè quella di rinunciare eventualmente alle prove di Coppa a cui sono stati chiamati per poi poter partecipare al Mondiale e all’Europeo. 

Nel precedente quadriennio in cui fui direttore tecnico della squadra italiana - 2001/2004 - avevo inserito questa regola e così facendo atleti giovani che non si erano qualificati tra i senior avevano la possibilità di avere negli Europei di categoria un obiettivo importante per la stagione. Nasceva a Bratislava nel 2002 il primo Campionato d’Europa per U23 gemellato con gli Junior, per i mondiali si dovette aspettare fino al 2012 con la prima di Wasau (USA).

Un altro punto su cui discutere e pensare è la netta supremazia dell’Europa sul resto del mondo. Su 10 gare di finali quindi per un totale di 100 atleti solo 10 sono extraeuropei (5 U23 e 5 Jun). Quindi il 90% di finalisti sono del Vecchio Continente!
Forse potrebbe essere una buona cosa inserire, almeno in via sperimentale in queste categorie, un solo atleta per nazione ammesso alla fase finale. Quindi si partirebbe  in tre per nazione e  alle semifinali sono ammessi i migliori due, mentre per la finale uno solo per squadra. 

Occhio all’onda! 





Qualche numero dai Campionati del Mondo Slalom Junior&U23

Oggi dopo il secondo allenamento sul canale di Pau mi sono fermato a parlare con Jean-Yves Cheutin, attuale allenatore della squadra russa, nonché nel passato allenatore di Gargaud e Lefevre,  e con lui abbiamo fatto una interessante considerazione sul fatto che se il C2 in questi anni ha perso numero di partecipanti lo si deve pure alle difficoltà dei percorsi che sono stati tracciati fino ad oggi che hanno scoraggiato la crescita tecnica di nuovi equipaggi. Una considerazione decisamente attuale nell’ottica della canadese femminile e del rinato C2 misto.  In effetti se ci si pensa bene quando si disegna un percorso si mette sempre in relazione il fatto che devono competere C2 e donne in C1, questo condiziona non poco la scelta dei tracciatori sulle porte da mettere. Si cerca di rendere navigabile il tracciato un pò per tutti e questo è certamente limitante per capire dove lo slalom potrebbe arrivare per K1 e C1 uomini. Semplice sarebbe pensare ad un percorso specifico per C2 misto, C2 uomini, K1 e C1 donne.

Torniamo però ai Campionati del Mondo di Slalom Junior & U23 appena conclusi in quel di Cunovo alle porte di Bratislava e guardiamo dal punto di vista statistico in relazione ai risultati per nazione.
- Hanno preso parte a questo mondiale 48 squadre in rappresentanza di altrettanti paesi e di tutti i cinque i Continenti.
 - 13 di queste hanno vinto almeno una medaglia quindi rappresentano il 27,3% dei paesi totali partecipanti.
- 17 Paesi hanno avuto atleti in finale quindi il 35,4%.
- La Repubblica Ceca ha vinto in totale 16 medaglie di cui 7 (3 Individuali e 4 per Team ) fra gli U23 e 9 (6 I e 3 T) negli Junior. Hanno  conquistando 8 finale negli U23 e 9 negli Junior per un totale di 17 finali.
- La Repubblica Slovacca ha vinto 7 medaglie di cui 3 U23 tutte individuali e 4 per Junior (2 I e 2T). Hanno conquistato 5 finali U23 e 4 negli Junior per un totale di 9 finali.
- La Germania ha vinto 7 medaglie di cui 2 U23 (1 I e 1T) e 5 Junior (2I e 3T).
- La Gran Bretagna ha vinto 5 medaglie tutte solo negli U23 (2I e 3T).
- La Francia ha vinto 5 medaglie 3 U23 (1I e 2T) e 2 negli Junior (1I e 1T).
- La Spagna segue con 4 di cui 1 U23 a squadre e 3 negli Junior ((2I e 1T).
- La Russia con 3 di cui 2 U23 (1I e 1T) e 1    individuale negli Junior.
- Seguono Australia, Austria e Polonia con 2
- Brasile, Italia e Slovenia con 1 medaglia.


Occhio all'onda!  

In sala video con il direttore tecnico Daniele Molmenti che a questi mondiali a curato la parte informatica coaudivato dai tecnici nazionali dei settori giovanili -


Jana Dukatova è sempre stata presente sugli spalti a questi Campionati iridati per le categorie giovanili e nel tempo senza gare si è deidcata a far provare la canoa ai più piccoli -

Maya super tifosa della squadra italiana e mascotte della stessa

Percentuali che ci fanno riflettere


Lo avevo anticipato il percorso non era certo tra i più facili visti su questo canale di Cunovo neppure per gare di Coppa del Mondo o Mondiali assoluti.  Forse si è esagerato soprattutto nell’ottica di non considerare il C1 donne come dovrebbe essere sotto questo punto di vista. Giusto per farsi una idea con dati concreti alla mano vi invito a riflettere su questi dati:
- la vincitrice della semifinale nel  C1 donne Junior entra in finale con un distacco del 38,8% dal miglior K1 men Junior;
- la decima della semifinale nel C1 donne Junior entra in finale con un distacco del 55,0% dal decimo K1 men Junior e ben il 66,9% dal migliore k1 men Junior;
- la vincitrice della semifinale nel C1 donne U23 entra in finale con un distacco del 31,7% dal miglior K1 men U23 che tradotto in secondi sono 28.
- la decima della semifinale nel C1 donne U23 entra in finale con un distacco del 43,5% dal decimo K1 men U23  e ben il 55,3% dal miglior K1 men U23 che in secondi significa 48, 77.


In finale cambia qualcosina e questi sono i riferimenti:

- la medaglia d’oro nel C1 femminile Junior si vince con un 26% dal primo K1 Junior men;
- le successive medaglie  argento e bronzo sono  rispettivamente a 27,4% e a 37,40;
- la medaglia d’oro nel C1 femminile U23 si vince con un 21,3% dal miglior K1 men Under23
- le successive medaglie argento e bronzo sono rispettivamente a 24,9% e a 26,8%.
- nel settore Junior 24 atlete su 38 hanno saltato almeno una porta e per 18 di loro le porte saltata sono state almeno due. Solo due atlete hanno un percorso pulito.
- nel settore U23 16 atlete su 39 hanno saltato almeno una porta e per 9 di loro le porte saltate sono state almeno due. Solo tre atlete hanno un percorso pulito.

Quindi considerando tutto ciò siamo difronte a due sport praticamente diversi dove le donne, specialmente in C1, gareggiano su percorsi più lunghi e con difficoltà tecniche fuori dalla logica della velocità. Qui non si mette in discussione il fatto che le stesse possano fare tutte le porte, ma questo non è l’obiettivo di una gara che deve invece essere quello di fare il percorso scendendo verso vale e non passando più tempo con la punta a monte per recuperare le varie combinazioni di porte. Gli eskimi che le povere ragazze hanno fatto durante le prove di semifinale sono stati innumerevoli oltre al fatto di mettere a dura prova la loro tenuta fisica.

Brava Marta Bertoncelli che con tanta determinazione e concentrazione ha portato a casa una grande finale con  una medaglia di bronzo molto  importante per tutto il settore che da diversi mesi ha attivato un progetto specifico per questa specialità.

Oggi ultimo giorno di gare individuali, poi domenica si concluderà il mondiale di categoria con le gare a squadre.

Occhio all’onda! 







 

Leitner super


E’ un campionato del mondo e tutti noi ne siamo consapevoli, ma è una prova iridata per Junior e Under 23 quindi anche il tracciato e tutta una serie di altre caratteristiche sono decisamente diverse da un campionato del mondo assoluto. Quindi deduco il fatto che anche il tracciato dovrebbe essere adeguato alle categorie che sono schierate in acqua e che si contendo un titolo pur importante, ma sempre e comunque dovutamente inferiore alla massima categoria. Quindi bisogna dare il giusto valore che a questa categoria per farli crescere e migliorare con tranquillità.
Se per i K1 under uomini e forse per le prime dieci under sedute in rosa con le prime 5 in ginocchio si potrebbe pensare ad un buon percorso, ma per tutti gli altri comprese le donne C1 Junior? Personalmente lo ritengo troppo difficile e  metterà in difficoltà non solo molti atleti, ma tutta l’organizzazione per ricorsi e penalità infinite. Spero tanto di sbagliare.

A parte le problematiche tecniche il mondiale di Bratislava o meglio di Cunovo vive un momento esaltante e oggi si entra veramente nel vivo con semifinali e finali che ci impegneranno per due giorni, mentre domenica spazio a tutte le gare a squadre.

Ieri in qualifica è stata magistrale nel  K1 U23 donne  Lisa Leitner che ha messo in fila tutte con un 91,88 strepitoso ad un 9,3% dal primo k1 U23 e cioè il francese Mathieus Desnos. L’austriaca, che forse arriva a mala pena ai 50 chilogrammi, mi ha impressionato tra la 12 e la 16 dove sembrava essere una foglia portata dalla corrente dentro ad ogni porta per ricamare un capolavoro di manche. Lei nel 2013 aveva vinto gli europei junior, poi quest’anno ai Continentali era stata squalificata per imbarcazione sotto peso perdendo un argento che era ormai già in suo possesso. Poi la sua Federazione ha pensato di sospenderla per 3 prove di Coppa del Mondo e quindi dopo una pausa di riflessione per l’errore commesso rientra alla grande in gara in attesa di vederla poi domani nelle fasi successive. 

Temporale notturno che ha fatto volare più di qualche canoa, per fortuna però che alla Tenda Italia il bravo Claudio Camporesi è sempre in agguato pronto a intervenire per ogni problema H24, senza considerare il fatto che i sughi proposti per le sue famose paste sono sempre eccezionali per tutta la nazionale italiana.

Occhio all’onda!

Gigantismo olimpico, un'idea ci sarebbe!

Forse ho esagerato questa mattina a colazione: due cucchiai di Nutella spalmati su un pane ancora caldo, poi il succo di frutta e ovviamente le due tazze di caffè che mi devono tenere carico fino a questa sera considerando che iniziamo la terza giornata consecutiva di questo campionato del mondo slalom per Junior&U23. Ai ragazzi ieri sera a cena ho chiesto di tenere duro, siamo giusto a metà di una cammino che si concluderà solo domenica, quindi è il momento di non mollare, di stringere i denti e di vivere intensamente ogni minuto di questa grandissima esperienza a cui sono stati chiamati a vivere  dopo diversi mesi di sacrifici divisi tra scuola, fiume, trasferte, freddo, studi e allenamenti.
E’ impressionante  l’energia che questo gruppo di ragazzi e di tecnici al seguito riescono a trasmettermi, una sorta, per me, di rigenerante naturale che dà un senso vero ad una vita spesa in questo mondo fatto di porte, acqua e tanto amore. Ma c’è anche chi ad oltre 80 anni di età è in trepidazione  sugli spalti per la nipotina impegnata in gara… che bella la vita e che bello lo sport!

Nella pausa tra la prima discesa e la seconda mi è capitato di leggere un articolo che parla sul pari numero di uomini e donne ai Giochi Olimpici -
Olympics & Gender Equality: Why Focusing on Men “Losing” and Women “Winning” Misses the Boat - e mi hanno impressionato alcuni dati che mi lasciano molto perplesso.
Si legge che ai Giochi di Barcellona avevamo 440 atleti fra slalom e velocità mentre ai successivi si è passati a 451, ma il problema nasce dopo quando drasticamente caliamo per arrivare a Rio 2016 con 314 atleti gara. Una perdita di oltre il 30% che impressiona soprattutto se comparato agli altri sport che sono andati in crescendo.  La riflessione  quindi è spontanea tanto più oggi che si parla di pari numero uomini e donne. Forse qualche domanda di come sia stato possibile perdere gradualmente pass olimpici dobbiamo farcela e capire se siamo sulla strada giusta per dare una spinta al nostro amato sport oppure se c’è da rivedere qualcosa con molta umiltà soprattutto a livello internazionale. 
Se il problema è il gigantismo dei Giochi Olimpici estivi io una idea ce l’avrei ed è quella semplice semplice di inserire nei Giochi Olimpici invernali sport come basket, volley, judo, handball e magari pure la ginnastica artistica che se non sbaglio si praticano all’interno di palestre e che sostanzialmente sono sport invernali. Così facendo liberiamo un grosso numero di atleti, tecnici e dirigenti;  aumentiamo le nazioni che partecipano ai Giochi Olimpici invernali allargando le prospettive e gli interessi  degli stessi che molto spesso passano in secondo piano.

Occhio all’onda! 





i tecnici hanno cura dei propri atleti

in sala video si lavora senza interruzioni

mamme contente per le gare dei propri pargoletti! Viva le mamme e bravi pure i papà

la nonna super tifosa di Carolina Massarenti

Un martedì caldo ma ricco di soddisfazioni


Giornata lunga,  ma intensa conclusasi con una sfida a racchettoni sulla sabbia dei campi di beach costruiti nell’area sportiva che sta ospitando i Campionati del Mondo Junior&U23  di slalom 2017  che nel 2021 ritorneranno con le prove iridate senior dopo dieci anni. Un mondiale, quello del 2011,  che è rimasto scritto nella storia con un solo nome: Fabien Lefevre che  vinse quattro medaglie in due specialità diverse e che sembrava destinato a monopolizzare l’Olimpiade di Londra con una mano solo. Poi successe quello che successe si ruppe il rapporto con il suo compagno di C2 e il giovanissimo Etienne  Daille gli rubò il posto nel kayak. Ma dov'è finito il campione fancesce naturalizzato a stelle e striscie? Voci ben informate dicono che si sta allenando e lo rivedremo probabilmente solo nell'anno olimpico e cioè fra tre anni.
Il servizio nel tennis e quindi anche nella versione spiaggia, diventa fondamentale considerando il fatto che  la brava e semi-professionista della racchetta Caterina Veronese, o meglio conosciuta come la signora Borghi,  ha costruito la sua vittoria, assieme alla compagna Joe, su un primo colpo forte e tagliato. Gli sconfitti Ivaldi-Bertoncelli (quest’ultimo padre di Marta nostra atleta di spicco nel settore slalom sia in K1 che in C1), non hanno potuto che subire la pressione giurando vendetta quanto prima!

Sul fondamentale di tenere la pala in acqua Raffaello Ivaldi ha basato la sua qualifica su un percorso non facile e pieno di insidie. Mi è piaciuto come ha affrontato ogni porta delle 23 anche se ci sono state delle sbavature che in alcuni casi lo hanno costretto a rimediare all’ultimo secondo con soluzioni alternative. Questo è lo slalom e questo è il nostro sport che non ti lascia mai tranquillo fino alla fine. Fino a quando cioè arrivi nei pressi del traguardo, guardi il tempo e capisci che puoi risparmiati lo scatto finale e arrivare frenando la barca per evitare di partire in semifinale con troppa pressione sulle spalle.
Mi sono pure emozionato alla cena quando con Daniele Molmenti abbiamo ringraziato tutti gli atleti che avevano gareggiato nella giornata e che abbiamo visto dare il tutto per tutto in acqua. Questo è il vero spirito fresco, puro, limpido ed  effervescente di cui abbiamo bisogno per affrontare serenamente il futuro che sembra tutto dipinto sempre di più di azzurro.

Occhio all’onda!