Il silenzio della nostra prua

Sulla sinistra il professor Mario Pescante in compagnia del presidente della FICK Luciano Buonfiglio
 "La cosa migliore per vivere bene 
 è avere un passato stupendo e non ricordarlo mai"
Fulvio Fiori  


Grande lezione di storia olimpica alla festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak da parte di Mario Pescante, monumento dello sport italiano, nonché da quasi cinquant'anni ai vertici politici sportivi nazionali e mondiali. Parlando a braccio e con il cuore in mano dall’alto della sua esperienza, ha espresso chiaramente la potenza che lo sport può avere nelle cose del mondo. In buona sostanza ha sottolineato che lo sport arriva dove la politica fallisce: è  il caso della Corea del Nord che isolata dal resto del mondo si apre solo in occasione degli imminenti Giochi Olimpici organizzati a Pyeongchang guarda caso nella Corea del Sud.  Ma un  padre dello sport  come lui ed elegantemente vestito nel suo ruolo di dirigente sportivo , membro CIO e rappresentante dello stesso all’ONU, a fine intervento  ha fatto una invocazione  alla Canoa Italiana  «che - come dice lo stesso Pescante -  vive del rumore della prua della vostra canoa e della pagaia che sgocciola e intorno a voi deserto. Poi arrivate alla fine e forse trovate una medaglia». In sostanza l’arzillo diplomatico dello sport mondiale, già presidente e segretario del Coni,  con i gemelli ai polsi ci suggerisce di restare nella corsia in cui siamo tenendo  un profilo basso, di gioire dei nostri silenzi, di esaltarci della nostra solitudine, di non cercare la ribalta e sopratutto consapevolmente proseguire su questa strada, perché lo Sport Italiano ha bisogno proprio di Società come la nostre che sempre di più scarseggiano.
Parole profonde che arrivano da chi lo sport non solo lo ha vissuto, ma è stato ed è il protagonista politico principale di tutto il nostro movimento.
Ed in effetti la bellezza della canoa è da ricercare proprio nell’essenza della semplicità. La canoa esalta i suoi protagonisti nel silenzio e quasi tutti noi ne siamo consapevoli, non  hanno bisogno di luci e lustrini. Noi tutti gioiamo per  una medaglia e si fatica per raggiungere i traguardi olimpici, ma ho visto i veri grandi campioni che sono diventati esempi da seguire come uomini  proprio per il fatto che il giorno dopo si erano già spogliati della loro gloria e per il resto della loro esistenza  hanno umilmente scelto di rimettersi in discusione senza vivere di soli ricordi. 

Il mondo è pieno di eroi che ogni mattina si alzano e vanno in silenzio incontro alla vita per dare il meglio di se stessi seduti davanti ad una scrivania o sgambettando e correndo su e giù dai ponteggi per costruire case, grattacieli o semplici capanne. Tutti siamo importanti, nessuno di noi è indispensabile, ma soprattutto l’estrema sintesi è da ricercare nel piacere personale  da condividere con fatti concreti e non con ricordi!

Occhio all’onda! 


Il presidente Luciano Buonfiglio con i membri del Consiglio Federale e con i Direttori Tecnici degli Staff Tecnici Federali a conclusione della Festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak 1987 - 2017. Prima di questa data la canoa era all'interno della Federazione Canottaggio come Commissione Italiana Canoa dal 1973, mentre diventa Federazione Aderente al Coni nel 1982 per poi diventare autonoma esattamente il 30 aprile 1987.
 

Combinazioni diverse purchè allenate

Si disquisiva sulla porta in retro, ma non sempre questa è la soluzione vincente in determinate manovre e allora mettiamo sul piatto della bilancia le quattro opportunità che si possono avere quando ci troviamo nella necessità di scegliere tra retro (spin), discesa (front), o risalita (up loop), pagaiata indietro (backferry). Analizziamo oggettivamente quali possono essere i vantaggi o gli svantaggi nel fare in un modo o nell’altro la stessa combinazione che ovviamente può lasciare aperta la scelta tra le diverse opzioni. Ci possiamo riagganciare ad esempio a quanto successo a Praga in Coppa del mondo per le combinazione 3/4 e 18/19. Diverso il caso invece di Pau mondiali per 2/3 e 13/14 in cui non si offriva opportunità di scelta se non retro.

1.  La scelta di un passaggio in discesa (forward) ha il vantaggio di:
a) una visione sempre frontale del passaggio
b) velocità elevata
                                    CONTRO:
 a) giro più largo
 b) pericolo si scarrocciare
 c) alta % di penalità


2. La scelta di una retro (spin) in questi casi ha il vantaggio di:
a) fare meno strada
b) minor rischio
                                    CONTRO:
 a) pericolo di fermarsi


3. La scelta di un passaggio in risalita (up around), cioè entrando in discesa nella porta e poi girarci attorno risalendola da fuori ha il vantaggio di:
a) mantenere la velocità;
b) massima sicurezza specialmente per C2 e C1    

    donne.

                                     CONTRO:
a) giro molto più lungo

b) più  strada percorsa

4. C’è ancora una possibilità e cioè usare la retropagaiata (backferry)  che potrebbe avere i seguenti vantaggi:
a) minor strada;
b) mantenimento della visione frontale del passaggio.

                                     CONTRO:

a) difficilmente utilizzabile per le canadesi monoposto specialmente per chi pagaia dal latoin cui si deve spostare la coda. Meglio e più utilizzabile se si pagaia dal lato opposto di dove bisogna spostare la coda;
b) non sempre da ritenere come opzione possibile.

 
Oltre a tutto ciò, prima di optare per una scelta o per un’altra, dobbiamo prendere in considerazione anche la predisposizione naturale dell’atleta per questa  o per quella soluzione. L’allenatore dovrà pure valutare quanto lo stesso slalomista si è allenato per ogni manovra specificatamente,  dove cioè ha più sicurezza nel risolvere il più velocemente possibile quella combinazione.
Certo è che bisogna comunque in allenamento sperimentare e allenare con costanza ogni soluzione, perché al di là della scelta per cui si opterà prima di scendere in acqua, c’è anche da considerare l’eventualità che non si arrivi come desiderato per fare ciò che si è preventivato. Scatta quindi in questo momento la necessità di risolvere il problema nel miglior modo possibile, ecco quindi che sarà fondamentale ritrovare velocemente nella memoria motoria gesti e sensazioni che ci permettano comunque di soluzionare il momento contingente.

Occhio all’onda! 




Canoe Slalom Athletes Proposal 2017

logo di "Canoe Slalom Athletes (C.S.A.)" sulla pagina Facebook

Al «Coaches Conference» di Ivrea sono arrivate delle proposte firmate «Canoe Slalom Athletes» e dopo aver parlato con Alexander Slafkovsky (quest’ultimo rappresentante degli atleti con Jessica Fox all’ICF)  ho scoperto che questi suggerimenti sono opera di Michal Martikan e di Richard Galovič i quali, attraverso la Federazione Slovacca  nella figura di Lukáš Giertl, sono stati portati all’attenzione dei  partecipanti per discuterne. La cosa ha ovviamente  aperto il dibattito  e punto per punto è stato preso in esame il documento nella sua interezza durante i lavori eporediesi. Il documento di cui parlo si può trovare sulla pagina di Facebook - canoe slalom athletes (C.S.A.) -
L’amico russo Lazko Anton, non presente,  ha suggerito però  di affrontare punto per punto o almeno i più salienti per capire cosa il campionissimo slovacco e il manager di avvenimenti sportivi avevano proposto a tutti noi e come è stata la risposta degli allenatori. Quindi prendendo spunto da questa richiesta e soprattutto da quanto emerso nella discussione collettiva sintetizzerei punto per punto, tralasciando magari quelli meno importanti.

- More World cups … more continents   

la cosa potrebbe essere condivisibile, ma sostanzialmente si ripresenta il problema che abbiamo già affrontato oltre 15 anni fa quando ci si è resi conto che partecipare a  più gare di Coppa significava un costo elevatissimo per le Federazioni, sempre più in difficoltà a spesare i propri atleti.  Oggi si aggiunge il fatto che per per  organizzare una prova di Coppa, rispettando  i minimi criteri richiesti,  ci vogliono almeno 250 mila euro, quindi non è facile reperire località con questa disponibilità economica a meno che non proviamo ad accorciare il «format» di gara condensando tutto in due giorni raddoppiando così il numero di gare facendo due prove per ogni località. Magari per un paio di anni si potrebbe adottare questa formula e capire che cosa succede. 

            Veniamo alle proposte sui percorsi

- Shorter courses 

Questa proposta  potrebbe essere interessante per  arrivare ad una gara di 60 secondi in modo tale che il pubblico è sempre sotto tensione. In effetti competizioni  oltre i 90 secondi rischiano di far perdere fasi salienti della discesa perché non è facile per gli spettatori seguire tutta la prova con interesse e conoscenza. Questa proposta non la vede bene Robert Orokocky  ritenendo il fatto che accorciando le gare possiamo avere molti più  potenziali vincitori, mentre se  le medaglie e le  vittorie se la possono giocare in pochi è un vantaggio dal punto di vista giornalistico: più facile creare storie o aspettative su questo o su quell’atleta. Una idea che non condivido anzi la ritengo limitante, le abilità di vendere e costruire storie sono altre e si regolano in relazione agli interessi economici che si possono creare su alcuni atleti indipendentemente dal fatto che siano sempre loro a vincere. Qui bisognerebbe aprire un capitolo specifico e soprattutto infinito che tralascio per ovvi motivi di tempo.  

- Minimum course length change to 150 mt.

L’idea è quella di accorciare i percorsi facendo sì che i prossimi impianti possano essere più corti per mantenere i costi di costruzione. Questo però comporterebbe il fatto che lo stesso impianto non potrebbe essere usato a livello commerciale per i rafting. Accorciare i percorsi sì, ma certo non andrebbe a tagliare i nostri di costruzione dei canali artificiali che devono mantenersi di una certa lunghezza anche e soprattutto per perseguire il lato commerciale che permette all’impianto di mantenersi (vedi La Seu d’Urgell, Penrith, Lee Valley).

- Distance to finish no less than 8 mt. - max 12 mt.

Un piccolo particolare, ma che in sostanza non cambierebbe nulla considerando il fatto che già il regolamento per questo punto è chiaro e non si discosta di molto dalla proposta.

- More difficulty 


Percorsi più difficili si possono fare solo se facciamo una distinzione tra tracciati per  donne e per uomini. Fino a quando questo non viene accettato e modificato fare percorsi con più difficoltà diventa praticamente impossibile. 

 - Minimum two gate-combination which offers several options ( one for left & one for right handed C1/C2, 8 upstream gates
 

Sul questo punto e cioè aver combinazioni che possono offrire diverse soluzioni dobbiamo stare attenti nel proporlo in maniera esplicita  perché così rischieremo di creare una grande confusione in chi segue e che non essendo un  tecnico o addentro ai lavori interpreterebbe male l’una o l’altra soluzione. Ad esempio se il pubblico vede passare un atleta, magari della stessa specialità, che fa una combinazione in discesa e un altro in retro si chiederà il motivo senza darsi una precisa spiegazione. Anzi se la porta in retro, per varie ragioni si dimostra essere più veloce e quindi volutamente fatta in quel modo da quell’atleta, potrebbe passare per un errore per il fatto che non ha saputo mantenere diritto il suo scafo.
Portare a 8 le risalite, quindi aumentare di 2, significherebbe creare ancora più problemi per i giudici di porta e per i video Judge. Infatti sono queste le porte che creano più problemi di penalità.

- C’è poi la proposta di inserire su ogni porta una telecamera, ma già oggi il sistema video è molto complesso immaginate cosa significherebbe avere altre 20/25 telecamere che andrebbero ad appesantire il già provato sistema di  trasmissioni immagini con la successiva necessità di analisi, quindi perdita di ulteriore tempo. Inoltre mi sembra decisamente strano che Martikan in cui non crede nel sistema video possa fare ora questa proposta. Ricordo la nota che aveva diramato il 4 giugno 2016 (cliccare qui per vedere il documento) dove si diceva che le penalità  devono  essere giudicate senza l'uso del video perchè il sistema improntato è fatto male; mentre  oggi a distanza di un anno è per mettere una telecamera per ogni porta!

Il documento presentato poi inserisce altre riflessioni e proposte sui partecipanti alla Coppa del Mondo e alla gare ICF ranking.
In buona sostanza suggeriscono di lasciare aperta la partecipazione alle gare di Coppa ai migliori 20 del ranking più i campioni del mondo e olimpici che andrebbero direttamente in semifinale.  A questi si uniscono 3 quote per ogni nazione. Inoltre altri 3 posti per ogni categoria per la nazione che ospita la manifestazione.  Allargherebbero la finale a 15 per le specialità olimpiche e a 10 le altre (C2 Men e C2 Mix). 
Più o meno anche gli stessi suggerimenti a livello di partecipazione per Campionati del Mondo e in parte per Olimpiadi per garantire l’alto livello partecipativo nella massima manifestazione. Io personalmente non vedo calato il livello tecnico o agonistico nelle gare a cinque cerchi, anzi chi è al via per quella nazione è sicuramente il migliore in assoluto del suo Paese in quel momento. La partecipazione di un solo atleta per nazione esalta al massimo lo spirito olimpico e cioè quello di mettere veramente tutti sullo stesso piano di partenza. E se pur penalizzante per le nazioni che possono vantare più potenziali atleti medaglisti, permetter però di far gareggiare tutti con le stesse chance in una manifestazione che ha veramente come principale scopo l’unione dei popoli attraverso lo sport.

L’unica eccezione che farei è per i Campionati del Mondo e per la Coppa del Mondo. Riserverei una sorta di «wild card» per i campioni del mondo in carica e per i campioni olimpici in quel quadriennio se entro i migliori 20 nel ranking internazionale.

Lo stesso Slafkovsky, che si è dimostrato dispiaciuto per non essere potuto intervenire di persona al meeting fra allenatori, mi  ha fatto presente che stanno lavorando per preparare una sorta di questionario da distribuire a tutti gli atleti al fine di capire bene quale potrebbe essere una tendenza comune al fine di presentare proposte concrete al prossimo Congresso ICF di Febbraio.
Staremo a vedere e nell’attesa comunque sostanziali cambiamenti per la stagione 2018 non ce ne sono se non quelli già illustrati nel post precedente.

Occhio all’onda!

Retro: questa sconosciuta!

Combinazioni in retro ai Campionati del Mondo di Pau 2017

Mi chiedo perché alcuni grandi ballerini di tango nelle loro esibizioni si vestano con gli  stessi colori: così facendo si fatica avere la dimensione della stessa espressione nell’individualità del movimento se pur nella concetto di una risultante comune.
Ma non era proprio  questo il tema che volevo sviluppare.  Mi dico che è doveroso  e positivo condividere l’energia che stiamo respirando e vivendo qui a La Seu d’Urgell con un gruppo di nostri atleti che giorno dopo giorno e pagaiata dopo pagaiata ricamano sull’acqua opere d’arte che escono dall’infinita bontà della loro dedizione ad una missione che nasce da uno spirito nobile ed unico, come nobile ed unici possono essere solo le qualità di chi vive ogni giorno la forza dello spirito che corre con dedizione e rispetto.

Ma in realtà il tema  di oggi  è di natura tecnica legato ad una constatazione sui tracciati delle varie coppe del mondo e dei campionati del mondo. E’ evidente che si inizia a riscontrare una costante nel tipo di percorsi disegnati e sempre di più assistiamo all’inserimento di porte in retro. Manovre che diventano determinati al fine del risultato finale. 
 

In Coppa del Mondo a Praga erano ben due le combinazioni da fare in retro (3/4 e 18/19) così come ai Campionati del Mondo a Pau (2/3 e 13/14)… strana coincidenza che arriva dalla lungimiranza che dimostrano di avere i Cechi in ogni minimo particolare. Avevano disegnato il percorso nella capitale Ceca Mark Delaney e Jiry Prskavec, inglese il primo (così come era inglese il tracciatore dei mondiali) ed allenatore locale il secondo.
Tutte queste combinazioni non lasciavano ombra di dubbio o possibilità di scelta se non quella di fare la prima o la seconda porta in retro per poi andare a fare la terza e proseguire il percorso. Da queste constatazioni arriva il fatto che forse troppo poco alleniamo i nostri atleti a questa possibilità e cioè trovare la soluzione nelle porte in retro. Ovviamente casi completamente diversi sono per il C1 donne e per il C2 che usano maggiormente questa manovra per porte molto angolate o per risolvere situazioni che si presentano anomale all’ultimo momento. 
 

Mi rendo conto che sono tre  le maggiori difficoltà nel fare velocemente una porta in retro.

- La prima è di natura psicologica. In molti pensano che una retro sia più lenta di una porta in discesa, ma la cosa non va vista nell’ottica della singola manovra, ma nel complesso di una serie di porte oltre a tenere in considerazione lo spreco energetico che potrebbe comportare una manovra estrema per passare la porta in discesa.  


- La seconda difficoltà deriva dalla poca pratica su manovre basiche come pagaiata indietro o rotazione con la pala in acqua.  Ecco perché è fondamentale ritornare sempre sui fondamentali, proprio per ripassare a livello motorio gesti che si possono ritrovare in situazioni di gara.  


- La terza arriva dalla capacità di coordinare tempo e spazio attraverso un cambio di visione veloce e repentino che potrebbe portare alla perdita di un riferimento preciso ed unico.

La conclusione è abbastanza scontata nel senso che dobbiamo in allenamento sforzare gli atleti a pensare anche a soluzioni con la combinazione in retro, così come quando in acqua tranquilla effettuiamo il riscaldamento va molto bene inserire tratti di pagaiata in retro, cosa che non vedo mai fare dai nostri allievi se non dopo nostra specifica richiesta.

Occhio all’onda! 


Coaches Conference come sempre stimolante per guardare al futuro

Chiudete dentro una stanza con monitor e computers una ventina di allenatori di canoa slalom provenienti da tutta Europa e dal continente Asiatico ed Australe  ed inizierete piano piano idealmente a stravolgere ogni cosa dell’antico sport dello slalom che forse come nessun altra disciplina olimpica ha subito tanti cambiamenti in questi ultimi vent’anni. La ghiotta occasione si è presentata il fine settimana scorso  ad Ivrea per il  «Coaches Conference» proposto dall’ICF e organizzato in modo impeccabile dall’Associazione Proteina in collaborazione con Ventana Group. Come sempre a condurre i lavori  ci ha pensato Jean Michel Prono  chairman dello slalom mondiale per conto dell’ICF coadiuvato da una nuova figura all’interno dell’organismo internazionale della canoa e cioè il «canoa Slalom &  Wild water Tecnichal Manager» Cyril Nivel.  Tanti gli argomenti sul piano della discussione alcuni molto importanti come quelli legati alla qualificazione olimpica che sostanzialmente non cambia rispetto ai criteri adottati per l’ultima olimpiade e cioè quella di Rio 2016.  Saranno infatti i Campionati del Mondo del 2019, che si disputeranno a La Seu d’Urgell (Spagna), a decretare il maggior numero di quote olimpiche per paese che verranno poi completate con i vari Campionati Continentali nell’anno Olimpico e cioè nel 2020 (come da Tab. qui sotto riportata).
class
K1 MEN
K1 WOMEN
C1 MEN 
C1 WOMEN 
TOTALE
world championships   LA SEU D’URGELL 2019
18
18
11
11
58
EUROPEI 2020
1
1
1
1
5
PAN-AM 2020
1
1
1
1
5
OCEANIA 2020
1
1
1
1
5
ASIAN 2020
1
1
1
1
5
AFRICAN 2020
1
1
1
1
5
Host 
1
1
1
1
5
totale 
24
24
17
17
82

Si era parlato in Coppa del Mondo, nei vari incontri avuti con il Boarding Slalom ICF, della possibilità di utilizzare la stessa Coppa o addirittura le gare ranking ICF per le quote olimpiche, ma la cosa non è più andata avanti e non sembra attualmente possibile da realizzare.  Tuttavia un cambiamento c’è stato ed è quello di aprire le gare ranking alla disponibilità organizzativa dei vari comitati gare. In buona sostanza per questo tipo di competizioni non ci saranno più i soli 6 atleti per nazione, ma potranno essere molti di più, a discrezione di chi organizza. Un passo decisamente avanti che porterà ad un incremento numerico notevole di atleti presenti nella lista ICF ed è  un passaggio interessante che può motivare molti a migliorarsi per salire in questa specifica graduatoria. Bisognerebbe però trovare pure una finalità concreta per chi magari si trova in specifiche fasce che gli potrebbero permettere di partecipare magari, con minime quote, ad una Coppa del Mondo aperta e non a numero chiuso e riservata a soli nazionali.
Si potrebbe arrivare ad una sorta di "Challenger" ad invito magari riservato agli Under 23 e uno assoluto. Il tutto sarebbe possibile e realizzabile con una operazione di marketing specifica per invogliare un main sponsor importante.

Restiamo sul concreto e il « Coaches Conference » è stato un  ottimo momento per scambiarci idee e progetti passando attraverso l’analisi di una stagione che ha avuto all’apice il mondiale di Pau, più volte osannato nel corso di questi due giorni e mezzo di lavori. Per la verità  molti punti, specialmente quelli legati agli atleti e agli allenatori, sono sfuggiti, ma non tutto sempre può o deve essere perfetto.

Sviscerato anche un altro tema molto interessante e caro agli allenatori e cioè l’idea di come deve essere una gara di slalom e quale deve essere la filosofia generale per la tracciatura del percorso. Ovviamente le opinioni sono molte:  c’è chi vuole accorciare la gara per arrivare ai 60 secondi, chi vuole aumentarla per avere maggior differenza e consolidare il predominio di alcuni atleti in modo tale da costruire storie giornalisticamente interessanti. C’è pure chi suggerisce di cambiare «format» e adottare quello che attualmente  si usa per la Junior Cup e cioè una manche per tutti e in seconda manche, che diventa una finale, scende solo il primo terzo; in questo modo in due giorni puoi fare due gare e raddoppiare le gare di Coppa che con lo stesso dispendio di tempo e di denaro raddoppiano passando da 5 a 10. 
Poi ci sono gli atleti che hanno presentato una lettera  con vari suggerimenti tra i quali inserire otto risalite o garantire la partecipazione olimpica ai primi dieci del ranking internazionale.  


Tante idee, tanti ragionamenti, molte discussioni e osservazioni, ma lo scenario da qui a Tokyo 2020 non cambia, bisognerebbe essere molto lungimiranti e guardare già oltre, ma tutti noi siamo concentrati già al prossimo e ormai imminente appuntamento a cinque cerchi che come sempre è il vero ed  unico punto di riferimento che offre stimoli e soprattutto porta denari nelle casse dei vari comitati olimpici che altrimenti faticano a mantenere gli atleti nella loro cresciata. Insomma è la storia del gatto che si morde la coda, non ci sono soldi e non si può cambiare, ma per cambiare ci vogliono soldi!

Occhio all’onda! 




da sinistra Xabi Taberna (DT Spagna) Xabi Echaniz (allenatore di Maialen Chourraut), Christian-Muh Bahmann (DT Svizzera), Feliz (Tecnico Germania), in piedi Jean Michel Prono (Chairman slalom ICF), Richard Fox (DT Francia), Mark Delaney (allenatore di David Florence), Thomas Apel (Tecnico dei K1 men tedeschi), Guille Diez Canedo e Ettore Ivaldi.

Fondamentali in acqua piatta i segreti della tecnica


Seguire ed allenare  i giovani atleti è molto interessante perché ti mette nella condizione di imparare e di farti certe domane che forse troppo spesso non ci facciamo con  atleti olimpici, dando per scontato molti punti che negli atleti evoluti sono viceversa talmente naturali e a cui noi allenatori non diamo la giusta importanza. Lo riteniamo acquisito. Ad esempio, quando salto in barca ed inizio a pagaiare,  istintivamente ritornano automaticamente quegli automatismi che tanto ho ricercato ed allenato, ma che purtroppo nelle nuove generazioni non trovo così intrinsechi  e scontati come viceversa dovrebbero essere.
Dobbiamo capirne i motivi ed intervenire.

Molti slalomisti di alto livello sono veramente bravi a giocare con la canoa anche sull’acqua ferma e gli stessi dedicano molto tempo a questo aspetto basilare dell’allenamento. In sostanza giocare sull’acqua piatta, rifacendo praticamente quotidianamente esercizi basici, permette all’atleta di mantenere sempre vivi i gesti motori di base che nella canoa, specificatamente nello slalom, non sono molti.
Per estremizzare diciamo che i fondamentali non sono altro che variazioni alla pagaiata propulsiva avanti o indietro. L’angolo è l’elemento che trasforma lo stesso gesto della pagaiata in altre manovre.   Quindi sulla pagaiata dobbiamo costruire il nostro punto di  forza per poterci muovere a ritmo con l’acqua passando attraverso i pali dello slalom.
Il tempo che dedichiamo  a pagaiare sull’acqua ferma, specialmente in questo periodo, non è mai troppo. Così come non è assolutamente tempo perso quando ai nostri giovani allievi proponiamo esercizi di base come:

 a) pagaiata larga recuperando la pagaia senza  toglierla dall’acqua, per farli arrivare alla sfilata. Quindi  il controllo dell’imbarcazioni passa in questa fase alla sfilata che potrà essere interrotta, allungata, accorciata e modificata in relazione alla necessità di quel preciso momento; 
 b) esercizi con la coda piantata facendo percepire e capire all’allievo la differenza e le diverse modalità per infilare nell’acqua la propria parte posteriore del mezzo. Qui bisogna sottolineare l’aspetto dell’angolazioni di incidenza del mezzo nell’entrata in acqua. In sostanza basterà dire al giovane di cambiare l’angolo di entrata della coda  messo  in atto  o da una pagaiata larga, o dal Dufek o da una propulsione indietro (frenata);
c) pagaiata singola e stop per far percepire all’allievo l’influenza che ogni colpo può avere sulla canoa;
d) la stessa pagaiata fatta fare spingendo  con il piede sul punta piedi e senza spinta per far capire e percepire la differenza;

Mi preme sottolineare un altro punto sulla pagaiata ed è quello dell’impugnatura.

Spesso e volentieri mi accorgo che ai giovani viene insegnato di tenere le mani ben strette su un punto preciso della pagaia.

Ritengo ciò un grave errore per quattro semplici ed intuitivi motivi:

1. crea indurimenti sugli avambracci con la conseguente perdita di sensibilità;
2. in fase di spinta può spezzare l’angolo tra polso e mano;
3. non permette di cambiare l’angolo di inserimento della pala in acqua in relazione alle necessità;
non permette di allungare o accorciare l’impugnatura a necessità. 


Occhio all'onda!  


Jedinečná Štěpánka Hilgertová ... the legend!




It immediately struck me as odd, but her smile in response to my greeting made me forget this detail which would come back to me later in the day.
Autumn had arrived, but people were still paddling on the Troja canal without gloves and still enjoying the gates, waves, eddies and tricks of the water and of course she, Štěpánka Hilgertová, on the threshold of 50, was not going to miss the last rays of sunshine that energise her, just like her light and decisive style of paddling, on a course that has seen her train and compete for almost a lifetime. Then the evening lights obscured the day and in the warmth of my room overlooking the river I remembered that neglected detail and wondered why for the first time bankside there was no Luboš, her constant companion, with his firm step, trusty video camera and obligatory water bottle in hand.
A presence who has shared more than 30 years of her life and who, with extreme simplicity, humility and devotion, has become one of the secrets to her success. Luboš Hilgert is not only a coach, but also a husband and father of her son, who, whether by tradition or for love, is named after him.
Today, however, this man, who I've known for longer than I can remember, wasn't there and Štěpánka seemed lost and adrift, but with a new look and light in her face. So I was calmly confident that everything was as it always was and as it always will be because there are athletes chosen by the gods to experience the emotion of riding the waves and passing through the poles hanging in the sky. Yet Štěpánka Hilgertová's sporting career could have come to an early end, when she fell pregnant aged barely 18 and on 17 th December 1986 gave birth to Luboš Junior, who would become an integral part of a family that from then on decided slalom was nonetheless a mission to pursue without compromise, with no energy spared. The rest is simply and unequivocally legendary!
The tiny blonde woman from Eastern Europe, who has lived through its great political and historical transformations, has written unforgettable pages in the history of sport, first and foremost in five-ring events. Six Olympic Games and two gold medals: Barcelona 1992 – 12th; Atlanta 1996 – Gold medal; Sydney 2000 – Gold medal; Athens 2004 – 5 th; Beijing 2008 – 9 th; London 2012 – 4 th.
She won the World Championship title twice (1999 in La Seu d'Urgell and 2003 in Augsburg). Then followed five World Championship team titles ('03 / '05 / '10 / '13 / '15) with 7 different teammates: Irena Pavelková, Vanda Semeradova, Marcela Sadilová, Marie Řihošková, Kateřina Kudějová and Veronika Vojtová. The 2015 London event saw her on the highest step of the podium with two girls who could easily have been her daughters. In fact, , Kateřina Kudějová was born in 1990 when Štěpánka took bronze in the World Cup final, while in 1992, Veronika Vojtova's year of birth, she won the overall World Cup title shortly after competing in her first Olympics.
Following this umpteenth gold, only two months later she became a grandmother, with the birth on 10 th November of Anežka, a beautiful baby girl who will surely hold high the Hilgert name in the footsteps of Luboš, Ivan, herself, her son and her niece Amálie.
Among her other World Championship medals, five silvers and two bronzes, and in the World Cup series, two overall titles, five second places and five bronzes. On top of all these triumphs are seven gold, five silvers and three bronze medals at the European Championships.
Not to mention one more “first” when she and her two team mates Marie Řihošková (13 years younger) and Irena Pavelková (seven years younger ) were all three at the podium on European Championships in Krakow 2008 in individual race. Guess who was first?
The greatness of "World Slalom's Lady of the Gates" does not derive just from her countless Olympic, World and European medals. Her true and enduring magnificence comes from the simplicity with which she has bestrode, lit up and won the dozens and dozens of races in which she has tirelessly competed. Seeing her on the Noce River this year taking part in a level-four international competition, I was impressed by how, together with her husband-coach, she prepared for it as if it were the finals of the World Championship. Then there was a 2010 that by itself would surely be enough to consecrate her in Olympus, after both she and her son won medals at the World Cup in her beloved home city: third place for her in K1 Women and second for Luboš Junior in K1 Men. There is no sport in the world, there is no parent and there is no child who can boast such a magical and unique record.
From my window the river had now been swallowed by the night while the bridge over it was still visible and majestic. Immediately the oddity that had caught my notice in the afternoon vanished and I understood that a new adventure out of the water was about to begin for Štěpánka Hilgertová, without her kayak, without her reference bankside, without slalom gates. The twilight, symbol of that flow of light that ferries us to the other bank, represents this change, this metamorphosis, that a goddess is about to accomplish.
I'm sure, however, that Štěpánka Hilgertová's future will be as radiant as her past has been full of satisfaction, awards, and joy because she’ll know how to face it with that boldness, determination and professionalism that have allowed her to become a watersports living legend.
She will be event and sport actions manager in Czech national bank (many very interesting and influencing people should meet together on events which she will organize), so there is probably no better place in this land to have such a great advertisement for canoe slalom. Good luck, starts on 1st November.
And of course, her body needs to move, she needs the endorfins to be pulsing in her veins. And she still wants to have fun on races if her new job would allow her. So, I just wonder what will happen after Czech national team trials 2018, if Stěpánka make the team again for 31st time, but this time probably first time as an amateur!
We, however, will continue to tell our athletes, children and grandchildren about the heroic feats of those who have made canoe slalom great ... with all that remains to say: thank you splendid Štěpánka for the magical moments you’ve given all of us who truly love this sport.

Occhio all’onda!



translate in english by                  Tessa Forliti
thank You for the collaboration          Marie Řihošková


Štěpánka Hilgertová in the middle with with her  7 different teammates that she won 5 World Championships in Team Race. Irena Pavelková, Vanda Semeradova, Marcela Sadilová, Marie Řihošková, Kateřina Kudějová and Veronika Vojtová



Hilgertova con Joe Jacobi anche lui campione olimpico nel 1992 nella C2

Un bacio tenero e affettuoso il ricordo dell'Adigemarathon 2017

Ciò che resta alla fine di ogni giornata sono piccole cose che si fissano dentro di noi e ti regalano energia, felicità, gioia, ma anche dolore e tristezza. Magari semplici immagini o parole che poi come una vecchia  cartolina portiamo con noi nel cammino della vita, affezionandoci e conservandola nell’album dei ricordi incisi nel nostro cuore.
Dell’ Adigemarathon 2017, 14esima edizione, l’immagine forte e predominante che si è fissata in me  è quella  di una donna che sale da sola le scale di un palco per le premiazioni  e che ho conosciuto quando ero giovane e i programmi di allenamento li organizzava Alviano Mesaroli. Era il tempo in cui a Pescantina pagaiava Doriana e con lei condividevo passione per la canoa e allenatore. Poi la tragedia in un pomeriggio di primavera  nella lontana Corsica che ha spezzato il cuore ad una madre che già lottava per vivere e a noi che vivevamo di onde e porte da slalom. Da 14 anni  all’Adigemarathon   Doriana Pasetto viene ricordata con un trofeo a lei dedicato e che viene assegnato alla prima donna senior  del kayak, specialità in cui lei eccelleva. Bene! quella donna oggi quasi ottantenne, conosciuta 30 anni fa perché madre di una canoista, sale da sola,  in un elegante e colorato tailleur, sul palco affrontando una serie di scale con fermezza e decisione senza l’aiuto di nessuno. Lei è la madre di una ragazza che il 3 aprile 1991,  a soli  23 anni, si inabissa nelle fredde acqua del Tavignano lasciando sul quel fiume la sua vita e spezzando quella di sua madre.
Sono stati necessari 26 anni prima che quella madre e oggi arzilla e serena signora anziana riuscisse ad uscire dal suo guscio, colmo di ricordi, per abbracciare la vincitrice e consegnarle quel trofeo che ci riporta indietro negli anni, ma che nello stesso tempo è capace di farci sentire uniti nel nome di una persona che ha saputo regalare, nella sua pur breve esistenza, tanto carattere e determinazione.  Oggi Doriana rimane la protagonista in quel bacio affettuoso e tenero che Lisetta,  la sua mamma, ha regalato alle ragazze sul podio.
Ecco… questa è l’immagine che si è incisa dentro di me per questa edizione di  Adigemarathon. Manifestazione ricca di colori, pagaiate, parole e sentimenti e che entra sempre di più nella gente proprio per la sua semplicità e per l’eleganza che magari si manifesta pure con un pantalone e giacca bordeaux nel mezzo di un palco vestito a festa.

Occhio all’onda!  


Stefania Pasetto sorella di Doriana con il Trofeo a lei dedicato  - foto di questo post sono di Carlo Alberto Cavedini@ -



Strapotere dei Kayak della Repubblica Ceca


Guardando una proiezione degli ultimi 4 Campionati del Mondo di Canoa Slalom salta all’occhio i risultati ottenuti dagli atleti della Repubblica Ceca nel  Kayak maschile considerando che su 4 titoli ben 3 sono stati conquistati da tre atleti diversi di questa nazione. La storia o meglio il successo in questa specialità per la Repubblica Ceca inizia nel 2009 ai mondiali di La Seu d’Urgell quando Vavrinec  Hradilek, Michal Buchtel e Ivan Pisvejc sorprendono tutti e vincono la gara a squadre davanti a inglesi e in terza posizione i padroni di casa gli spagnoli Diez Canedo, Juanmarti e Crespo. L’anno successivo Vavrinec Hradilek prende l’argento iridato dietro a Daniele Molmenti e davanti a Jure Meglic ai mondiali di Tacen dove tutti aspettavano l’idolo di casa Peter Kauzer malamente finito nelle retrovie per un 50 all’ultima risalita di destra (23) e un precedente tocco alla 19.
Nel 2011 il ceco finirà secondo nella classifica finale di Coppa  e solo ottavo ai mondiali di Bratislava. Ed è proprio a  questo mondiale che debutterà nella massima categoria Jiri Prskavec che era già un elemento di spicco fra gli Junior.
L’anno olimpico decreta il grande stato di forma di Hradilek che prende l’argento a Londra 2012 e poi l’anno successivo in casa a Praga vince il mondiale. Riesce cioè in quello che fino a quel momento nessun atleta della Repubblica Ceca e prima come  Cecoslovacchia sia mai riuscito a fare.  I kayak di questa nazione precedentemente ed individualmente avevano conquistato  solo due bronzi:   nel 1985 con Lubos Hilgert ad Augsburg e dieci anni più tardi a Nottingham con Jiri Prskavec, già padre di Jiri nato infatti due anni prima e cioè nel 1993. Il figlio poi, ai mondiali del 2015 a Londra, dichiarerà: « sono felice di aver vinto questo oro vent’anni di distanza dalla medaglia di mio padre ai mondiali ».
A  Tacen nel 1991 Pavel  Prindis (padre di Vit Prindis), Lubos Hilgert (padre di Lubos Hilgert) e Peter Nagy giunsero terzi, davanti a noi italiani (P.Ferrazzi, I.Pontarollo, E.Ivaldi) per 0.93.
Contemporaneamente al fenomeno praghese (che si dedica allo slalom e al border cross, è lui infatti che ha vinto quest’anno  il primo campionato del mondo) crescono Jiri Prskaveck (classe 1993), Ondrey Tunka (1990) e Vit Prindis (1989).
I primi due sono allenati dal padre di Jiri, mentre il terzo fa parte del gruppo di Hradilek e quindi seguiti tecnicamente da Miloslav Ríha soprannominato Pytlak.
Tutti però fanno capo al centro di allenamento di Troja dove un gruppo di tecnici federali coordinano il lavoro congiuntamente e poi sul campo seguono gli atleti a gruppi. Un sistema e un lavoro iniziato molto tempo fa e che ha necessitato di tempo per far arrivare questi atleti ai livelli di oggi. Loro escono da una folta scrematura e sono  la risultante di un lavoro ed un impegno costante portato avanti da tecnici qualificati, che hanno alle spalle esperienza di atleti di alto livello.   In sostanza la macchina lavora in questo modo: avvicinano i giovani  alla canoa nel mese di settembre con le proposte che fanno per le scuole. Quindi questi giovani  hanno la possibilità di svolgere attività fino a novembre in acqua per tre volte al settimana e poi durante l’inverno piscina e palestra, per riprendere poi marzo in fiume e sul canale. Nell’arco di un paio di anni c’è una sorta di scrematura naturale, molti abbandonano e chi invece rimane, passa nella squadra agonistica. Anche qui in base alle capacità individuali e quindi ai risultati gli atleti si possono trovare nella condizione di gareggiare per la polizia, la famosa società sportiva Dukla o per l’università. Questo processo che si ripete annualmente avviando in continuazioni giovani alla canoa permette un ricambio costante oltre al fatto che permette ed offre ad ex atleti di essere impiegati in questo processo che diventa per loro una opportunità di lavoro. Così facendo si ha un interscambio di esperienze diretta da chi ha praticato a chi è nella fase di apprendimento.


Insomma i vari Hradilek, Prskavec, Tunka o Prindis non nascono dal nulla, ma da un processo lungo, ma altrettanto fruttuoso visti i risultati di questi ultimi anni.  

                                         … fine seconda parte 2 



 

Un mondiale in archivio... tempo di riflessioni

Calato il sipario sui Campionati del Mondo di Slalom a Pau mi ritrovo solo ora a metabolizzare un mondiale e una stagione ricca di aspettative e di curiosità in modo distaccato e obiettivo. C’è stato pure il tempo di partecipare alla Consulta Tecnica Nazionale,  convocata a Roma dalla Federazione, momento importante di confronto e di dialogo tra molte diverse realtà del panorama canoistico italiano. Il confronto si dimostra sempre molto interessante, stimolante e produttivo per andare avanti e per cercare di dare il meglio ai nostri atleti che come noi sognano di esprimere tutto il loro potenziale.

Erano tante le aspettative per il mondiale organizzato dai cugini francesi, ma forse proprio per questo motivo siamo rimasti delusi perché forse tanti piccoli particolari non sono stati curati come ci si poteva immaginare. Come sempre, nella maggior parte dei casi, chi organizza pensa prima di tutto a fare bella figura con autorità e sponsor e gli atleti e lo spettacolo tecnico vengono messi in secondo piano.
E’ stato presuntuoso, sia da parte del presidente del Boarding ICF Slalom e sia di chi ha accettato, affidare a due « novellini » il compito di tracciare il percorso iridato. Non è ammissibile infatti entrare in finale con  distacchi abissali. La stessa  gara stratosferica di semifinale di Peter Kauzer o la finale di Jessica Fox confermano  l’irregolarità di un tracciato che poteva, su una sola combinazione, decidere il risultato finale. Il concetto di una combinazione impegnativa e determinate ci sta sicuramente, ma non come è stata proposta dai tracciatori. Mi riferisco ovviamente al passaggio sotto il secondo ponticello (13-14-15) che prevedeva una discesa tutta a destra, quindi saltare nel ricciolo successivo per andare ad approdare nella morta a sinistra, quindi retro e successiva discesa a pochi metri dalla precedente. Ora il problema è che il ricciolo non offriva la possibilità di avere o fare sponda per lanciarsi nella morta, quindi l’azione si spezzava per riuscire a fare le due porte in discesa al volo. Immaginatevi in una gara di slalom sugli sci che gli atleti debbano prendere velocità su un passaggio, frenare brutalmente e cercare di risalire metri verso monte per infilarsi nella porta successiva.
Quello che non concepisco sono queste interruzioni, che già relativamente si hanno con le risalite se piazzate in malo modo sul tracciato. Il concetto base deve essere quello che la  barca possa scorrere sempre, non deve perdere velocità, perché  altrimenti si perde il senso della corsa. Già abbiamo inventato il « boarder cross » per fare spettacolo, cerchiamo però di mantenere lo slalom su un piano tecnico più elevato.
Testimonianza dell’assurdità del tracciato è Peter Kauzer che vince la semifinale con un distacco di 3.99 sull’idolo di casa Neveu e Jessica Fox vince il suo secondo titolo iridato assoluto in K1 con 4,62, riportandoci alla notte dei tempi quando il suo papà rifilava distacchi abissali agli avversari, ma su percorsi che superavano abbondantemente i tre minuti di gara (1ˆR.Fox 210,56 - 2ˆP.Micheler 220.60 - Augsburg 1985).
Oggi non possiamo permetterci di metter in campo gare che si risolvono con questi risultati, specialmente per gli accessi nelle finali, poi è ovvio che nell’atto finale tutto ci sta!
        

                                       … fine prima parte  

Io con Charles Correa da questo piccolo ma grande pagaiatore dobbiamo imparare a sorridere più spesso e gioire della vita come molto spesso i brasiliani sanno fare.


Il presidente della Fick incontra i ragazzi e lo staff tecnico giusto alla conclusione del mondiale per fare le prime riflessioni di una prova non andata come sperato e come era nel potenziale degli atleti.

I mondiali hanno sempre due facce diverse


Il bello dei Campionati del Mondo è che ci tengono sempre con il fiato sospeso per poi regalarci  emozioni forti e se vogliamo uniche. C’è chi vince ed è super contento e chi perde che magari non lo è, ma è sereno perché ha fatto tutto quello che era in grado di fare, curando tutti gli aspetti e dedicando tempo, passione ed energia al controllo del dettaglio per non lasciare nulla al caso. Poi arriva la giornata e troppi pensieri allontanano il fuoco sull’obiettivo, ma si sa che la perseveranza ha portato sempre a grandi risultati e per gli sconfitti rimane sempre aperta la voglia di trovare e seguire la strada che appaga tanti sacrifici. 
Poi ci sono discese trionfali che possono avere epici finali con la medaglia al collo oppure possono segnare l’anima e la storia.  Ed è stato così per i tetra campioni olimpici Pavol e Peter Hochschorner che dopo  essersi fermati alla porta numero due finendo praticamente con la testa sotto acqua, buttando così  la finale alle ortiche, hanno poi proseguito con una  stand ovation chiamata dai due ottimi speaker che hanno animato alla grande gli oltre 10.000 spettatori presenti. I due slovacchi hanno fatto sicuramente la storia del  C2, ma oggi questa specialità  ha disputato la sua ultima vera grande finale considerando il fatto che molti degli equipaggi scesi in acqua non li vedremo mai più visti i tagli che tutte le federazioni adotteranno per il proseguo del quadriennio olimpico. Vederli però scendere fra gli applausi e avendo vissuto a stretto contatto la loro infinita storia mi sono emozionato non poco per questa trionfale conclusione di carriera. Spero  però che questa sia veramente l’ultima loro performance altrimenti rischierebbero di rendersi ridicoli. A loro tutto il mio infinito grazie per i grandi momenti che ci hanno fatto vivere e regalato.
Sono stati in molti ad essere dispiaciuti per il tocco invisibile alla porta 17 di un Peter Kauzer stratosferico in semifinale e che avrebbe potuto dominare anche l’atto conclusivo se non fosse stato per quel tocco. Il titolo iridato nel kayak rimane in casa della Repubblica Ceca e guarda caso lo vince il compagno di allenamenti di Jiri Prskavec e cioè Ondrej Tunka entrambi seguiti e alleanti da papà Prskavec. Secondo il dominatore della coppa Vit Prindis che può incorniciare la stagione 2017 nell’album dei ricordi con grande soddisfazione. Ondrej, accompagnato dalla due bellissime sorelle, ha così festeggiato alla grande il suo 27esimo compleanno e si concesso  un oro irridato e probabilmente regalo più bello non esiste!
La canadese donne, penalizzata da un tracciato orribile (sarebbe bastato cambiare la combinazione 13/14 e 15), ha visto, dopo tre mondiali consecutivi, uscire di scena, ma sempre con il sorriso,  Jessica Fox che ha lasciato la corona a Mellorin Franklin,  seconda la ceca Teresa Fiserova e bronzo alla brasiliana Anna Satila.

Occhio all’onda!