Nei nostri cuori


 I fiori possono sfiorire e il vento spazzare via i loro petali, ma non c'è nulla che possa cancellare l'amore e la devozione che una donna ha per l'uomo che da sempre ha amato e che porta con sé indipendentemente da una presenza fisica o meno. Diventa per noi  esempio e forza di vita. Ovunque si respira la sua presenza, ovunque si va ci sono quei gesti e quella ritualità che un tempo magari ci facevano sorridere e ci lasciava in attesa prima di una camminata in montagna o per andare a cena, ma che oggi sono rimasti piacevolmente nei nostri pensieri e nei nostri cuori. Le persone che abbiamo amato resteranno sempre con noi perché fanno parte del nostro essere e rimangono vive dentro di noi con la loro gestualità, con le loro manie, con le loro parole, con le loro cose di un tempo andato. Quanto è bello e romantico percepire tutto ciò nelle persone che sai, pur nel silenzio, rispettare e mantenere forte il sentimento dell'amore indipendentemente da tutto e da tutti. Non c'è nulla di più forte dell'amore tra due persone che diventa però l'energia per contaminare il mondo in senso positivo.
Vivo e forte il ricordo quindi per una persona che ha segnato la nostra vita con la bontà d'animo e con la sua semplicità e che rimane dentro di noi ogni giorno nella nostra vita.

Occhio all'onda!

Rio 2016 in archivio tempo di analisi



Ci si può annegare di felicità in un flan ben servito, di raffinata e accurata manifattura e dal sapore delicato: sono a Praga, ma stento ancora a rientrare nella realtà fuori dai cinque cerchi. Posso vestirmi come voglio, non devo portare al collo l'accredito e nessuno mi chiede se ho pins da regalare. Guardo attorno a me e ci sono persone con jeans, camicia, donne con i tacchi e puoi bere del vino per accompagnare le cibarie. Strano? No forse era più strano prima quando si viveva nel paradiso!

Quindi siamo arrivati alla fine ed inizia essere tempo di bilanci.

- 19 su 83 atleti erano già  presenti  alle competizioni  

olimpiche di  Londra 2012. In percentuale corrisponde al  22,8% .  
- 4 atleti su questi 19 hanno riconfermato la medaglia conquistata nel 2012 e sono Maialen Chourraut terza nel 2012 e prima nel 2016, Jessica Fox 2^ e oggi 3^, David Florence e Richard Hounslow argento confermato.
- 10 atleti fra i 19 presenti nelle ultime due Olimpiadi erano pure al via anche a Pechino 2008. Tra questi David Florence è riuscito sempre a salire sul secondo gradino del podio, un uomo d'argento direi!
-  9 nazioni su 31 hanno preso medaglie quindi il 29,0%, si è alzato  questo indice a dimostrazione che lo slalom si sta espandendo di più:  territorialmente parlando.


K1 men con doppia o tripla partecipazione olimpica

1. Hannes Aigner (GER) --                   London 3^ -    Rio 4^
2. Peter Kauzer (SLO) --   Bejing 13^ -  London 6^  -  Rio 2^
3. Kazuki Yazawa (JAP) -- Bejing 18^ -  London 9^ -   Rio 11^
4. Michael Dawson (NZL) --                   London 15^ - Rio 10^
5. Michael Tayler  (CAN) --  London 20^ -  Rio 16^

C1 men 
con doppia o tripla partecipazione olimpica
 
1. Sideris Tasiadis (GER) --                London 2^ -  Rio 5^
2. Ander Elosegi (ESP) -- Bejing 4^ -   London 4^ -  Rio 8^
3. Takuta Haneda (JAP) -- Bejing 14^ - London 7^ -  Rio 3^
4. David Florence (GB) --  Beijng 2^  -  London 10^ - Rio 10^
5. Alezander Lipatov (RUS)-- Beijng 10^ - London 11^Rio 13^
6. Casey Eichfeld (USA) -- London -- 14^  -  Rio 7^
7. Sebastian Rossi  (ARG) -- London 16^  Rio 17^
 

K1 women  con doppia o tripla partecipazione olimpica
 
1. Jessica Fox (AUS) --                             London 2^ - Rio 3^
2. Maialen Chourraut (ESP) -- Bejing 16^ - London 3  - Rio 1^
3. Jana Dukatova (SVK)  --                      London 6^ -  Rio 4^
4. Natalia Pacierpnik (POL) --                 London 7^ - Rio 11^
5. Corinna Kuhnle (AUT) --                       London 8^ - Rio 5^
6. Marta Kharitonova  (RUS) --                London 9^ - Rio 15^
7. Luuka Jones (NZL)  --  Bejing 21^ -    London 14^ -  Rio 2^
8. Ana Satila London (BRA) --               London 16^ -  Rio 17^
9. Ella Nicholas (COK)  --                     London 18^ -  Rio 18^

C2 
con doppia o tripla partecipazione olimpica
 
1/2. Hounslow/Florence (GB)  --           London 2^ -  Rio 2^

3/4. Klaus/Peche (FRA) --                     London 4^ -  Rio 3^ 
5/6. Pochwala/Szczepanski (POL) -       London 5^  - Rio 5^
7/8. Taljat/Bozic (SLO) --                      London 8^ - Rio 7^
9/10. Kuznetsov/Larionov (RUS)  Bejing 3^-London14^- Rio  6^

il podio olimpico del K1 uomini

Olimpiadi da un altro punto di vista

Le Olimpiadi carioca per me stanno prendendo un'altra colorazione e mi rendo conto solo ora che attorno a noi ci sono pure altri sport. Non me ne voglia nessuno, ma il mio mondo, fino a qualche giorno fa, era decisamente ristretto fra i confini del campo di gara di Deodoro. Oggi e solo oggi mi rendo conto che la vita continua, ho aperto gli occhi questa mattina e mi sveglio in una città  che sta ospitando i XXXI Giochi Olimpici. Mi entusiasma ora leggere quanto un Enrico Sisti, giornalista inviato da Repubblica,  ispirato più che mai, scrive sugli "Dei" che stanno lottando all'ultimo respirto sul  campo di battaglia che per fortuna ha corsie e pedane e non usa armi, ma solo tanto e tanta energia che arriva direttamente dal cuore.
Sisti trasforma le gesta atletiche in romanzi epici  fissando questi momenti nella mente con pagine scritte da inchiostro indelebile. Parlando del salto triplo lo descrive così:
"...Straordinaria invenzione che porta l'uomo a regredire alle sue più animalesche capacità, fra canguro e scimmia, ma con gli stivali delle sette leghe ai piedi".
In effetti il quadro disegnato dal manzoniano Sisti ci permette di liberare la mente in questa straordinario sunto del salto triplo che incarna il gesto naturale di un animale come il canguro con l'elasticità di una scimmia mescolando la fantasia che l'uomo ha creato impersonalizzandola negli stivali delle sette leghe!
Parlando della vittoria di Bolt usa le parole del professor Vittori:"E' lui il proprietario di quel tesoro messo insieme in tutti questi anni. Anni in cui ha cambiato radicalmente il modo di concepire lo sprint, per quella sua natura perfetta in cui si sono combinate "frequenza e ampiezza" naturali: Pensate a un nano di 1,96!"

Poi riguardo la finale dei 100 metri piani, che avevo visto in diretta a Casa Italia ieri sera, e sorrido. Con 9,81 vince il re dello sprint, poi mi soffermo su un particolare: il numero sulla maglietta "2612" fissato con le spille da balia, e torno d'incanto all'infanzia quando frequentavo il campo di Basso Acquar e il Bentegodi, a quei tempi il professor Battocchi mi aveva instradato verso il salto con l'asta, e anche noi usavamo le spille da balia per fissare i numeri di gara. Sono cambiate le piste, i materiali, gli atleti si sono evoluti, ma le spille da balia rimangono come un tempo fedeli alla tradizione di un atletismo della nostra gioventù e anche antecedente.

Poi la tragedia infinita, che non ha spiegazioni, logiche. Un collega, un amico, un professionista, un grande campione che ci lascia per una fatalità, per una banalità e a 35 anni si spezza una vita senza un perché. Riposa in pace caro Stefan e che Dio possa regalarti infiniti fiumi per insegnare agli angeli del cielo la tua arte che hai interpretato in modo sublime e sempre con il sorriso se pur timido, ma sempre emozionante.

Occhio all'onda... Olimpica! 


Le spille da balia... non tramonteranno mai nell'atletica leggera dei record!





a "Casa Italia"

Si spegne la torcia Olimpica sulla Canoa Slalom

                                  "And here’s to you, Mrs. Robinson,

                            Jesus loves you more than you will know.

                                God bless you, please Mrs. Robinson.
                            Heaven holds a place for those who pra
y,
foto @ Fabio Canhete

Ho avuto la netta sensazione che per me fosse tutto finito quando sono salito sul bus che per l'ultima volta ci riportava alla Villa Olimpica. Poi qualche minuto dopo ne ho avuto la matematica certezza quando, dalla responsabile del Comitato Olimpico del Brasile,  ho ricevuto sul mio telefono il tipico messaggio di commiato: "parabén para vocēs por todo trabalho realizado com esta equipe meravilhosa" e subito dopo ha lasciato il gruppo che aveva creato. Lo slalom così archivia la sua ottava olimpiade con una giornata memorabile e che ci ricorderemo a lungo, iniziata per me questa mattina camminando solo sul tracciato di gara che da lì a pochi minuti si sarebbe riempito di colori e di musica. Ho rivisto il lavoro fatto da Novembre a oggi qui a Deodoro circondato da un parco olimpico vestito a festa e che speriamo possa nel futuro mantenere lo splendore che sfoggia oggi. Camminando, accompagnato dalle note di  Mrs. Robinson, ho goduto di quel momento che sapevo essere l'ultimo atto di tanto peregrinare per il mondo.  "Heaven holds a place for those who pray" dice la canzone di Simone & Garfunkel io spero che in quel Paradiso  ci possa essere pure il posto per chi pagaia tra i paletti dello slalom perché la grazia e la gioia che oggi ci hanno regalato gli atleti in acqua sono  state uniche e divine. Ci sarà tempo per raccontare in dettaglio le imprese sportive e analizzare  tecnicamente gare e atleti, i veri protagonisti di questa XXXI edizione a cinque cerchi (la L se uniamo pure le edizioni invernali).
Oggi però è tempo per condividere i sorrisi dei vincitori, ma anche le lacrime degli sconfitti, gli abbracci e i baci che indistintamente ci hanno coinvolto con ognuno dei tanti protagonisti di questo "Rio 2016". Una sorta di grande famiglia che diversamente dalle gare internazionali si sente unita e speciale. Quel tacito e approvato accordo di simpatia tra tutti gli atleti e allenatori unito a quel profondo rispetto e ammirazione per i volontari  fanno delle Olimpiadi un momento unico ed esclusivo. E se è vero che arrivi al tuo turno di uscita stravolto è altrettanto vero che non puoi rimanere indifferente a quell'emozione che ti assale nel momento in cui  lascerai  la Villa Olimpica. Domani non sarà facile prendere le borse e uscire per l'ultima volta dalla porta principale sapendo quanto è costato per entrare dentro e quante persone hanno dovuto aiutarmi per raggiungere tutto ciò. Per fortuna che troverò gli occhi Marin(a)i che sapranno curare ferite per farmi riprendere forza e coraggio per un altra battaglia che hanno voluto chiamare: Tokyo 2020!

Occhio all'onda... Olimpica! 

Ed eccoli gli atleti che mi hanno regalato gioia e dolori. Loro i veri protagonisti di questo sogno olimpico dove noi abbiamo cercato di dare tutto ciò che potevamo per farglielo realizzare - orgoglioso di  voi e riconoscente per sempre: bravi ragazzi!


noi con Camila che ci ha assistito per conto del Comitato Olimpico Brasiliano


ci siamo chiamati "il dream Team" forse con un po di presunzione, ma in buona fede e per sentirci uniti.  Abbiamo condiviso tutto e abbiamo avuto modo di confrontarci e crescere reciprocamente. Un solo grande, ma infinito abbraccio a due persone fantastiche come Jordi Domenjo e Guille Diez Canedo con cui ho avuto l'onore di lavorare: "thank You collegas and ... very good job coaches!"


Gli occhi Marin(a)i che mi aspettano fuori dalla porta del Villaggio Olimpico... grazie Amur per tutto quello che continui a regalarmi con i tuoi sorrisi e la tua voglia di vita. Grazie a Pietro che ti ha ospitato e che ci ospiterà per i prossimi giorni aprendoci la porta di casa come un fratello.


Le protagoniste medagliate della gara del K1 femminile in conferenza stampa


Si torna a casa... ultimo viaggio dal canale alla Villa Olimpica - complimenti a tutti ragazzi! 


con il neo campione Olimpico nel K1 uomini  Joe Clarke

Joe Clarke un oro frutto del lavoro di un Team

Bisogna dare merito al tracciato, ma non ai tracciatori, se abbiamo vissuto una finale olimpica nel K1 uomini degna di questo nome e che ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino all'ultimo arrivo. Tra l'oro e il quinto c'è meno di un secondo e a disputare l'ultimo atto non solo Europa,  ma anche Sud America e Nuova Zelanda.
Un passo indietro lo dobbiamo fare dicendo che Marianne Agulhon e Thomas Schmidt, appunto i tracciatori, hanno "cannato" alla grande nel disegnare, in prima battuta, un percorso assurdo, dopo che avevano fatto in qualifica un tracciato dignitoso se pur troppo difficile per questa fase di gare. I poveri apripista lunedì sera dopo le gare di qualifica si sono dannati nel cercare di entrare nelle porte piazzate senza logica in vista della semifinale. Tanto che poi martedì mattina, per una insurrezione di popolo (dove popolo sta per allenatori) hanno apportato ben otto, dico otto, cambiamenti. Solo così  e dopo una notte di attesa siamo arrivati ad un parto, non troppo  naturale, ma alla fine  ben riuscito. Unica domanda che mi faccio: "ci voleva così tanto per capirlo?

In semifinale escono di scena lo svedese Isak Ohrstrom, lo azerbaigiano Jure Meglic, l'austriaco Mario Leitner,  lo statunitense Michal Smolen e il giapponese Kazuki Yazawa.

Il primo ai Giochi ci è arrivato per puro caso considerato il fatto che gli olandesi non avevano iscritto Maarten Hermans poiché non lo ritenevano in grado di fare qualche importante risultato. Hermans era stato bravo però agli europei a Liptovosky a prendere l'ultima quota olimpica ancora libera, ma è stato costretto a rimanere a casa  e così Isak,  che alla prova continentale era arrivato giusto dietro a Giovanni De Gennaro, è stato ripescato.  Qui lo svedese, dopo aver passato la qualifica in 13 esima posizione, si è schiantato all'uscita della risalita 7 con conseguente capovolgimento; finisce la sua partecipazione a Rio 2016 con un 15esimo posto.

Il secondo, Jure Meglic, ha poco di azerbaigiano se non il passaporto, è migrato dalla Slovenia solo per avere la soddisfazione di gareggiare qui e togliersi una soddisfazione in più nella sua lunga carriera agonistica fra i paletti dello slalom con un 14esimo posto olimpico.

Il terzo escluso, Mario Leitner, che con Grigar si contende il titolo di atleta più giovane a queste gare,  in semifinale si perde e sembra un pesce fuor d'acqua. La sua discesa ne risente non poco, ma avrà tempo per rifarsi. Finirà sugli spalti a guardare perché troppe sono le penalità per aspirare ad una finale.

Il quarto e cioè Michal Smolen esce da un anno piuttosto incerto dopo che nel 2014 aveva vinto il mondiale U23 e aveva preso un bronzo nella World Cup a Praga. L'anno successivo fuori in semifinale ai mondiali U23, a Lee Valley ha una impennata d'orgoglio e sale sul terzo gradino del podio iridato assoluto. Nel  2016 a parte il 4^ posto alla gara di World Ranking a Penrith non fa nulla: 22^ in semifinale a La Seu in coppa e una settimana dopo a Pau finisce 83esimo in qualifica. Qui delude fuorimisura.

Siamo arrivati pure a parlare del  giapponese fratello di Aki che ha gareggiato nel K1 donne finendo 20esima. Il nipponico quattro anni fa a Londra aveva centrato la finale per poi chiudere al nono posto. Qui quasi riesce nuovamente nell'impresa, ma per un banale errore tra la 20 e la 21 non si ripete dopo 4 anni. Kazuki si era ritirato nel monastero  Zenkojj Daikanjin a Nagano perché ha abbracciato la religione buddista e credo che sarà lì che tornerà presto dopo questa sua terza  parentesi a cinque cerchi.

E' piuttosto tardi  e devo andare pure  a letto perché  domani sarà ancora una lunga giornata di gare se pur conclusiva. Ho parlato degli esclusi che oggi hanno preso la mia attenzione, prossimante analizzeremo bene i finalisti. Mi rimane solo il tempo per fare i complimenti al neo Campione Olimpico Joe Clarke che conquista un oro importante. Lui è la testimonianza che il lavoro mirato, attento e scientifico del Team GB guidato da un personaggio come Paul Ratcliffe (3 coppe del mondo vinte consecutive '98-2000)  porta i suoi frutti. Clarke fino ad oggi non aveva vinto nulla a livello individuale se non una medaglia d'argento agli europei U23 nel  2013. Bravo anche Pepe, al secolo Pedro Da Silva,  che con il suo sesto posto regala belle emozioni a tutti noi.

Oggi C2 e K1 donne semifinali e finali. Brasile in acqua con Charles Correa e Anderson Oliveira che in qualifica hanno ottenuto un settimo posto a 5,25 dai leader e cioè i cugini Skantar.

Occhio all'onda... Olimpica! 


da sinistra Ettore Ivaldi, Jordi Domenjo, Camilla Carvalho e Guille Diez Canedo

La sala stampa allestita all'impianto di Deodoro



Gargaud la prima medaglia d'oro per lo slalom in Rio 2016

Questa mattina a colazione ho dovuto raddoppiare la dose di Nutella dopo una notte passata a lottare con il letto. La giornata di ieri certo non è stata facile, tanto meno saranno facili i giorni che ci aspettano da qui in avanti,  quindi,  meglio affogare la disperazione nella prelibata crema di nocciole che mi accompagna da sempre!
Due le immagini di oggi che mi hanno ridato il sorriso e che ho condiviso con Amur in diretta. La prima è stata quella di  rivedere Ana in canoa e, se pur con gli occhi ancora lucidi, ha pagaiato sul canale di allenamento. Ana  è tornata giustamente  a respirare e a dissetarsi  direttamente da quella fonte capace di dare  gioie ed emozioni, ma nello stesso tempo anche  di toglierci tutte le forze, magari  solo per un attimo, come se volesse rallentare la corsa per un futuro ancora da conquistare.  La seconda è l'abbraccio tra due donne che amo e che unite dalla commozione sono diventate ancora più protagoniste ed importanti per me. La prima è la madre dei miei figli, mia fonte di ispirazione e forza, mentre la seconda è la figlia che non ho avuto e a cui ho dedicato questi ultimi  cinque anni della mia vita. Due donne che come tali hanno la capacità di rasserenare e rendere le nostre esistenze migliori grazie e semplicemente per il loro essere donna sinonimo di bellezza e saggezza nello stesso tempo. 
Oggi, ma lo avevamo percepito dalle prime luci dell'alba, era una giornata speciale visto che ci si giocava il titolo di campione olimpico nella canadese monoposto maschile.
Parto dalla fine e cioè da quella fotografia metaforica di passaggio di consegne tra Tony Estanguet e Denis Gargau avvenuta a fine gara nel patio delle premiazioni. La medaglia che, il tre volte campione olimpico in questa specialità e oggi membro Cio, ha messo ufficialmente al collo a Gargau, oggi spettacolare e perfetto, me la sono immaginata sfilata proprio dal collo dello stesso  Estanguet. Una sorta di passaggio di consegne da  lui, oggi uomo in giacca e cravatta, al suo connazionale Denis Gargau Chanut.
Il 29enne transalpino è stato grande protagonista nella finale, capace di mantenere freddezza e determinazione. Ha vinto la gara in uno dei passaggi più banale e scontati e cioè tra la 16  e la 17 quando però la sua canoa ha preso letteralmente il volo sull'acqua e non si è più fermata fino alla fine. Ha avuto  la meglio per 0,85 su un Benus sostenuto dalle tribune da molti slovacchi venuti fino a qui, ma soprattutto da un Martikan mai visto prima con tanto di bandiera e trombetta per fare il tifo a colui che gli ha soffiato il posto per queste olimpiadi carioca. Bravo Takuya Haneda che ha cambiato la sua vita per la canoa trasferendosi più di cinque anni fa in Slovacchia per studiare, ma soprattutto per allenarsi con i migliori specialisti al mondo. La cosa si  è dimostrata alla lunga  essere vincente e questa medaglia gli regala quanto giustamente gli spetta dopo tre partecipazioni Olimpiche e tanti sacrifici.

La  caratteristica comune tra questi tre atleti,  oggi medagliati olimpici, è che condividono oltre al podio Rio 2016  pure l'anno di nascita e cioè il 1987.  Il primo nato di questa cucciolata d'oro è stato  Haneda il 17 luglio, 5 giorni più tardi Gargaud e 3 mesi e 11 giorni dopo Benus... sarà un caso, ma oggi si è dimostrato vincente!

Oggi semifinali e finali per K1 uomini nella speranza che Dio passi da Deodoro e ci dia una mano!

Occhio all'onda... Olimpica! 








Non sempre i sogni hanno lieti fini

Un sogno lungo quattro anni si può distruggere in una frazione di tempo infinitesimale nel quale la tua testa entra o esce di pochi centimetri da una porta. Spazio in cui sei nelle mani di chi è chiamato a decidere e che  ti può  condannare senza diritto di replica. Il sogno olimpico ha questa prerogativa e, bello o brutto che sia, bisogna accettarlo mentre le infinite lacrime su un viso che ho visto soffrire e lottare  ogni giorno da molto tempo rincarano la dose di tristezza. Alla porta numero 20 Ana Satila abbandona i sogni di gloria con la consapevolezza però di avere davanti a sé una lunga carriera sportiva che le darà sicuramente le soddisfazioni che saprà certamente riconquistarsi sul campo fra i paletti dello slalom. Sono rimasto poi piacevolmente sorpreso da tante parole d'affetto che ho ricevuto dai colleghi allenatori di altri paesi come ad esempio da Jerne Abramic, amico da una vita e oggi  tecnico per la squadra austriaca, che mi ha abbracciato forte e mi ha detto che si è sentito male quando ad Ana avevano dato il 50. Sono rimasto  esterefatto da Bertrand Daille, direttore tecnico della Francia, che ha voluto abbracciarmi anche lui quando mi ha incontrato  nel dopo gara ricordandomi che Ana rimane comunque una fra le migliori atlete del circuito. Anche Richard Fox è venuto a darmi la mano commentando la decisione della massima penalità come una presa di posizione piuttosto dubbiosa.
Sinceramente devo ammettere che il dispiacere è grande, ovviamente non tanto per me, ma per una ragazza che ha dato tutta se stessa senza risparmiare energie e che ho avuto l'onore di allenare. Certamente ho commesso degli errori e già da domani cercherò di capire quali sono stati, ma l'unica arma che conosco è quella di risalire in barca ed iniziare a pagaiare duramente come abbiamo fatto in questi ultimi cinque anni.
Non ci sono né medicine, né scorciatoie per rincorre i sogni che prendono consistenza solo con il lavoro duro di ogni giorno e con la fermezza di chi crede che l'unica consolazione sia il piacere immenso di godere di ciò che si fa.

Le facce della medaglia sono sempre due e se da un lato esce di scena una fra le favorite viceversa entrano  in piena regola Charles e Anderson nel C2: magici in tutte e due le discese e pronti per la semifinale di giovedì.

Occhio all'onda... Olimpica! 





Qualifiche C1 e K1men con qualche sorpresa

E' solo in giorni come questo che l'aria è sottile, raffinata, dolce ed unica, facendo passare tutto il resto in secondo piano. Un'atmosfera che si riproduce solo ed esclusivamente in questi momenti  e che diventa densa, energica, ma soprattutto unica tanto da non aver bisogno di alimentarsi in nessuna forma se non attraverso ciò che gli atleti in ogni pagaiata ti trasmettono.  Vorresti non finisse mai, ma vorresti nello stesso tempo che fosse già tutto finito. Non ti senti stanco e hai energia per ogni cosa e per tutti, ma hai il cuore che batte forte per tutto ciò che ti circonda e che a lungo ti accompagnerà. 

Confermate le impressioni avute alla vigilia per quanto riguarda il percorso che alla fine si è dimostrato interessante sia sotto il punto di vista tecnico che fisico. Sideris Tasiadis è protagonista di una seconda manche senza errori e finisce al primo posto con un distacco dal primo K1 men del 6,1%. La prima sorpresa di giornata arriva dall'eliminazione del  25enne canadese Cameron Smedley che rimane tagliato fuori dalla semifinale. Eppure Cameron quest'anno sembrava aver avuto una grande crescita con un 10^ posto in finale di Coppa a La Seu d'Urgell e anche a Pau in aprile in una ranking race aveva fatto bene sfiorando il podio. Rimangono fuori anche il brasiliano Felipe Borges che si fa prendere dal panico in prima manche, mentre nella seconda commette troppi errori nel tentativo di essere pulito. Il ragazzo è giovane (classe 1994), ma se vuole pensare in chiave Olimpiadi 2020 deve cambiare molte cose e prima di tutto acquisire una mentalità più da atleta maturando come uomo. Sebastian Rossi, l'argentino che aveva chiuso il mondiale U23 a Foz do Iguaçu, pagaiando con le mani dopo aver rotto la pagaia sulla linea di partenza, non riesce proprio a uscire da un blocco tecnico e mentale che gli impedisce di fare il salto di qualità che gli manca. Peccato per il senegalese, ma nato e cresciuto in Francia, Jean Piere Renan Bourhis che a Cracovia al mondiale U23 aveva preso finale, anche lui chiude qui il suo esorido a cinque cerchi. Ultima posizione per il Libano con Richard Merjian.

Nel kayak maschile Lucien Delfour è il grande escluso assieme Maciej Okreglak. I due hanno in comune una cosa a questi giochi Olimpici e cioè quella di essersi qualificati aiutati parecchio dal caso e dalla fortuna. Roccambolesca fu la qualifica del franco-australiano a Penrith che ebbe la meglio su Jaxon Merritt grazie al fatto che quest'ultimo toccò una porta in maniera molto banale,  ma soprattutto dal fatto che invece a Dalfour non fu data una penalità evidentissima in semifinale che gli permesse di entrare nei top 10 e giocarsi il posto per le Olimpiadi quando tutto sembra perduto.  Il polacco invece nelle qualifiche nazionali era riuscito a vincere la semifinale degli Europei per poi finire ottavo in finale. Fece discutere una penalità data  a Dariusz Popiela che lo tagliava fuori dalla lotta per un posto a Rio 2016.
Dalla qualifica in questa specialità è emersa un segnale chiaro ed evidente: i 15 che hanno superato il turno hanno tutti le carte in regola per prendere la finale e poi aggiudicarsi le medaglie e tra questi non solo l'italiano Giovanni De Gennaro, ma anche il verde oro idolo di casa Pedro Da Silva alias Pepe!

Oggi C2, con una media di età di 27 anni e 7 mesi. In gara anche le donne con una media di 26 anni e 8 mesi. Previsione cn cielo nuvoloso... meglio del vento che ha fatto ritardare le partenze di oggi di oltre un ora e che ci ha fatto temere a lungo sull'esito dello svolgimento della gara stessa.

Occhio all'onda... Olimpica! 



I disegni dei bimbi delle scuole per animare il Time Brasil

Abbiamo passato la mattinata, dopo gli ultimi 30 minuti di allenamento sul canale, a rendere viva la tenda Brasil che sarà il nostro "rifugio... atomico" nei prossimi cinque giorni. Noi per la verità abbiamo fatto poco o meglio solo un lavoro di riordino, perché i veri protagonisti questa volta sono stati i tanti bimbi delle scuole di Foz do Iguaçu che ci hanno fatto avere attraverso Angelo, il giovane tecnico che si occupa di questo settore per la canoa, dei disegni coloratissimi  a tema ovviamente Olimpiadi e canoa slalom. Un bel colpo d'occhio per i nostri atleti, ma soprattutto una bella iniezione di energia visto che ne avranno bisogno a partire da domani. Gareggiare in casa non è facile e ieri sera nella cerimonia di apertura ne abbiamo avuto la prova: tante sono le aspettative e tante persone si identificano in questi sportivi che li rappresentano. Gli stessi  ragazzini hanno in Felipe, Pepe, Ana, Charles e Anderson un punto di riferimento considerando che le storie di questi cinque atleti olimpici si possono paragonare ai giovanissimi studenti delle scuole povere di Foz di Iguaçu che hanno avuto e avranno anche nel futuro la possibilità di praticare lo sport e chissà mai un domani pure ritrovarsi in una Olimpiade.

Veniamo al percorso di qualifica che sembra tutto sommato scorrevole e di buona fattura. I tracciatori sono sempre loro e cioè Thomas Schmidt e Marianne Agulhon e secondo me sono riusciti a disegnare un circuito non banale. Si parte con una combinazione di due diritte e poi una prima risalita a destra. Quattro discese e poi una risalita a sinistra nella morta più piccola e più agitata di tutto il canale di Deodoro. Poi iniziano le uscite sopra i riccioli con una combinazione 9 - 10 da pennellare senza farsi prendere dall'agitazione del fare. La stessa combinazione si ripete, ma dal lato opposto, dopo essere passati tra cinque discese nel canalone centrale. Prima del salto c'è una delle più classiche risalite a sinistra per poi proiettarsi praticamente senza respirare nella parte finale con risalita a destra - entrata nel buco alti per prendere la schiuma finale del ricciolone, momento in cui bisognerà ruotare la canoa per imboccare prima la 20 e quindi evitare i due successivi rulli che potrebbero fermare vistosamente la barca e creare qualche problema.  Si chiude  con ultima risalita a sinistra che si potrà affrontare sfruttando la sponda oppure si potrà anticipare la 22 in discesa per stare sopra al ricciolo e quindi entrare nella risalita a sinistra senza perdere tempo. Retta finale con ultima porta in discesa. Oggi miglior tempo per apripista è stato il 91 di Martins Taques, quindi  possiamo prevedere margini di miglioramento attorno ai 5 o 6 secondi per avere un tracciato da percorrere per i K1 uomini sugli 85 secondi.
Prima giornata di gare per C1 e K1 uomini. 19 i C1 al via con una media di età di 27 anni e sei mesi. Il più giovane è il senegalese Jean Pierre Bourhis che di anni ne ha fatti 19 lo scorso 29 marzo. Il più anziano invece è il russo Aleksandr Lipatov che di primavere ne ha viste passare già 35. All'esordio ovviamente il primo mentre il secondo è alla sua terza  Olimpiade. Nel 2008 fu 10^ e quattro anni dopo 11^ . Quest'anno ha un 7^ posto in Coppa del Mondo a La Seu d'Urgell, mentre il suo miglior risultato è nella gara di Coppa del Mondo a Cardiff nel 2012.
L'età media nei kayak è di 25 anni e 4 mesi. Il più giovane è il recente campione del mondo U23 lo slovacco 19enne  Jakub Grigar, mentre il più anziano è il 32enne Jure Meglic. Quest'ultimo ha esordito a livello internazionale da Junior nel 2001 e ha gareggiato per la Slovenia fino al 2013 poi l'anno successivo è andato a correre per l'Azerbaigian visto che per lui, medaglia di bronzo iridata  individuale  a Tacen nel 2010, non ci sarebbero state molte possibilità di parteciapre alle Olimpiadi con la Slovenia considerando il valore del suo compagno Peter Kauzera. Anche se per la verità con quella medaglia salvò la faccia alla sua nazione  che ospitava il mondiale quando il grande favorito Peter Kauzer finì nelle retrovie.

Inizio gare 12,30 e cioè  quando nell'amata bella Italia saranno le 17,30 di una domenica sicuramente calda e  la gente sarà ancora in spiaggia a godersi l'aperitivo serale, noi invece saremo operativi dalle prime ore dell'alba!

Occhio all'onda... Olimpica! 



Ci siamo!

foto @ Marina Bertoldi
L'immagine più eccitante di oggi è  la foto che Novak Doković si è fatto con la squadra di basket della Croazia. Nole, come da tutti ormai è conosciuto,  è nato a Belgrado quindi Serbo e aveva poco meno di 10 anni quando questi due paesi entrarono in guerra per ottenere la propria indipendenza. Quindi conoscendo la storia e vedere in palestra il campione di tennis con la maglietta del suo paese abbracciare e farsi fotografare con i croati è stato molto emozionante.  Ecco! Un'altra magia che le gare a cinque cerchi riescono a fare. 

Il Villaggio Olimpico ormai è pieno e senza dubbio c'è molta attesa per la cerimonia di apertura di domani che darà il via ufficiale alle danze, anche se per una corretta informazione c'è da dire che il calcio ha già avuto il suo fischio d'inizio con la prima soddisfazione per le giocatrici brasiliane. 


Dopo una giornata intensa controllando i particolari questa sera  ho rivisto Amur e assieme ci siamo goduti il tepore di una passeggiata sulla grande e infinita Avenida Atlantica che collega  Copacabana con Leme. Tenendoci per mano e camminando  siamo stati rapiti dall'energia che questo luogo, in questo momento, ci sta offrendo. Si percepiscono  le emozioni della gente assiepata ai punti vendita per acquistare i biglietti per le gare o che si fa fotografare sotto il simbolo per antonomasia delle Olimpiadi e cioè i cinque cerchi che rappresentano i continenti uniti fra loro Si viene travolti dai colori di chi sorridendo si muove per una Rio vestita a festa all'insegna dello sport.  Non posso nascondere però che ci si sente aggrediti  da una stampa sempre alla ricerca di  sensazionismo o esaltando esageratamene mancanze che viceversa abbiamo già visto in tante altre edizioni olimpiche. Troppo poco si fa invece per  sottolineare l'immensa bellezza che ci circonda, apprezzando opere che l'uomo sa costruire per dare gloria e lustro alla creatività. "Una festa che nasconde la realtà" sottotitola Repubblica come se noi fossimo puri come l'angelo Gabriele.  Tutti a pensare e a criticare su che cosa accadrà poi. Certo un problema da non trascurare o da sottovalutare, ma in quasi sei anni di Brasile ho imparato che bisogna, prima di pensare al futuro, saper guardare il presente e viverlo in maniera intensa e senza rimpianti.

Oggi è il grande giorno: sfileremo nel mitico Maracanã e poi sarà solo da vivere intensamente ogni altro minuto di questa XXXI esima edizione dei Giochi Olimpici dell'era moderna.




Occhio all'onda... Olimpica!