Qualche numero olimpico


La giornata è finita nella mega palestra del Villaggio messa a disposizione dalla Tecnogym, un po' di italianità come sempre non guasta mai e le novità di questa azienda in materia di proposte di allenamento con macchine sono sempre interessanti. Poi rimango sempre  impressionato guardando i pugili ad allenarsi:  passano ore in palestra a sudare sui rulli o a tirare pugni ovunque vestiti come se deovessero partire per affrontare i freddi artici dalla testa ai piedi. Oggi con uno di loro abbiamo scherzato e ci siamo pure fatti qualche foto nelle tipiche immagini che si vedono prima di una sfida e dopo la conferenza stampa d'obbligo.
 

Un giorno in meno all'apertura dei Giochi e un giorno in più di allenamento sul canale di Deodoro che si sta vestendo a festa. Il bello di questo evento mondiale fuori da il normale pensamento comune è la sua maestosità, ma nello stesso tempo sono e saranno i dettagli che fanno la differenza.

- 84 atleti al via nella canoa slalom in rappresentanza di 31 paesi. Tra questi 8 atleti già medagliati ai Giochi Olimpici ma nessun campione olimpico e più precisamente sono:

- kayak femminile Jessica Fox (AUS)  e Maialen Chourraut (ESP) rispettivamente seconda e terza a Londra 2012;
- nel kayak maschile Hannes Aigner (GER) bronzo a Londra;
- nella canadese monoposto  David Florence (GB) argento a Bejing 2008 e Sideris Tasiadis (GER) argento a Londra;
- nella canadese doppia ancora David Florence  (GB) che in coppia con Richard Hounslow (GB)  a Londra conquistarono l'argento e i russi Mikhail Kuznetsov e Dmitri Larionov che a Bejing 2008 conquistarono la terza piazza.

Sempre tra questi 84 partecipanti  abbiamo 13 atleti con 16 titoli iridati assoluti individuali nelle 4 categorie che prenderanno il via ai Giochi Olimpici:

- David Florence - C1men Praga 2013  e  London 2015 -  C2

   Praga 2013 
- Richard Hounslow - C2  Praga 2013 
- Jessica Fox - K1 women  Mc Henry 2014 
- Peter Kauzer -  K1 men  La Seu 2009 e Tacen 2010
- Lukas Bozic - C2  Mc Henry 2014
- Saso Taljat C2  - Mc Henry 2014
- Franz Anton C2  - London 2015
- Jan Benziem -  C2 London 2015
- Sebastien Combot  - K1 men  Foz do Iguaçu 2007
- Jana Dukatova -  k1 women  Praga 2006
- Corinna Kuhnle - k1 women Tacen 2010 e  Bratislava 2011
- Katerina Kudejova - K1 women  London 2015 
- Jiri Prskavec  -  k1 men London 2015

Se diamo uno sguardo al ranking mondiale avremo al via solo due numeri uno e cioè  i francesi del C2 Gauthier Klauss-Matthieu Peche e Jessica Fox nel Kayak femminile. Nel K1 maschile mancata qualificazione per il francese  Boris Neveu attuale primo nel ranking ICF e stessa cosa dicesi per il C1 maschile con l'esclusione dello slovacco  Alexander Slafkovsky. 


Occhio all'onda... Olimpica! 




 

La magia dei cinque cerchi


da sinistra Guilherme Mapelli, Fabio Scchena, Ettore Ivaldi, Ricardo Martins Taques, Marina Souza e Guille Diez Canedo - atleti della Equipo Brasilera di Slalom impegnati come volontari a Rio 2016 -

Questa mattina arrivando con il bus di "Rio2016" dalla Villa Olimpica al canale di Deodoro sono rimasto impressionato che cosa ci può essere dietro ad un avvenimento così grande ed importante come i Giochi Olimpici. Ora il pullman dell'organizzazione passa dietro alle quinte e noi entriamo da un accesso laterale ben dietro a quello che poi  gli spettatori  vedranno e che le televisioni mostreranno al mondo intero. C'è fermento per i preparativi vengono e vanno camion,  arrivano transenne, cavi, materiale di ogni genere e poi ci sono loro i volontari in giallo e marroncino  già all'opera pronti ed operativi desiderosi di fare. Il tragitto del bus attraversa una piccolissima parte di Deodoro per immettersi nell'avenida Brasile e fatti pochi chilometri imbocchiamo la "Transolimpica" che dalla zona degli impianti va diretta alla Barra sede logistica per moltissimi atleti. Al canale di slalom ci sono chilometri di cavi che passano ovunque, tre mega schermi e tribune pronte ad ospitare 8.000 persone. Mi chiedevo questa mattina che cosa cambia e che cosa c'è di diverso tra un campionato del mondo e un'Olimpiade per noi della canoa slalom e  la risposta l'ho avuta un attimo dopo uscito dalla tenda del Brasile e varcata l'area semi-pubblica o meglio dedicata agli addetti di vari settori. Ad aspettarmi una gentile signorina che mi dice che ci sono due televisioni che ci aspettano per delle interviste. Io le chiedo la gentilezza di parlare con loro e di rimandare il tutto dopo l'allenamento che viene prima di ogni altra cosa. Pochi minuti dopo torna e mi dice che va bene e mi chiede di autorizzare le riprese del nostro allenamento cosa che faccio volentieri anche se per la verità nelle successive due ore ho avuto per tutto il tempo una telecamera puntata addosso che mi seguiva come un'ombra se pur in una giornata nuvolosa. Ecco cosa cambia l'interesse che la stampa e i mass-media in generale offrono al nostro sport  in queste occasioni dimenticandosi poi per il resto dei quattro anni successivi. Bene a parte questo piccolo particolare direi che possiamo dire che giorno dopo giorno ci avviciniamo sempre più al clou e il Villaggio si anima di ora in ora. Questa sera la prima coda per prendere il cibo nei vari punti di ristoro, anche se per onor del vero, tutto il refettorio non è ancora aperto. Il bello però è entrare in questo immenso spazio e vedere i mille colori che lo animano ognuno associato ad un paese diverso, emozioni che costantemente ritornano a distanza dei fatidici 4 anni e che ogni volta ti sembrano fresce e naturali come non fosse mai successo prima: la magia a cinque cerchi, la magia di poter ancora aver la possibilità di sognare che ritorna con la forza di mille uragani!

Occhio all'onda! 


giochi d'acqua nella Villa Olimpica di Rio 2016
partenza delle navette dal villaggio olimpico per  i vari siti di allenamento e gare 
 
Interno del refettorio 



L'ultimo allenamento a Foz

Ultimo atto: stiamo impacchettando le canoe e i vari materiali, fra poco passerà  il camion per caricare e il tutto lo ritroveremo a Rio lunedì per il primo allenamento partendo dalla Villa Olimpica.  Mi ha preso una certa emozione poi quando ho lasciato il canale di Itaipu oggi dopo l'ultimo allenamento:  "ci siamo" mi sono detto e ho lasciato i miei pensieri liberi di seguire le emozioni che qui lascio affidate alla corrente e alla natura che mi hanno accompagnato teneramente  in questi cinque anni... 
Quante volte ho camminato su quel sentiero che costeggia il percorso di slalom, quante volte sono salito idealmente in barca con i miei atleti e quante volte ho sofferto per loro. Ho voluto, prima di prendere la macchina per tornare alla Pousada, sistemare alcune porte e ho incrociato lo sguardo di Ana che probabilmente si è chiesta che cosa stavo facendo. Già! che cosa stavo facendo? Probabilmente il mio era un saluto alle porte che adoro come oggetto in sé. C'è chi è appassionato di orologi o chi di automobili o cura rose ed orchidee io invece sono attratto dalla porte da slalom per la loro semplicità  e per ciò che ti permettono di fare. Mi piace sistemarle e vederle ben poste sulle onde di un canale che mi ha regalato forti emozioni e che molte volte mi ha dato serenità e tranquillità pagaiandoci sopra. Ho sempre scelto momenti particolari per farlo, magari all'imbrunire nelle giornate afose d'estate quando gli atleti erano già saliti sul bus che li riportava a casa. Allora mi fermavo per pagaiare e per riflettere sull'allenamento fatto. Di questo canale, a cui sono particolarmente affezionato considerando il fatto che nel 2007 quando allenavo la Spagna qui conquistammo 3 quote olimpiche e poi lo scorso anno Raffy  ha vinto un mondiale,  Zeno ha preso una finale importante e il Brasile è salito 5 volte sul podio iridato, dicevo mi piace la parte centrale dopo la prima vasca. Mi piace entrare nelle risalite e spingermi sul muro per ributtarmi sulla corrente. Mi piace aspettare e sentire con la pala in acqua la spinta dell'acqua e abbandonarmi completamente a lei fiducioso che mi guiderà oggi e per sempre.
Adoro disegnare percorsi immaginando le manovre che si devono fare per risolvere questa o quella particolare combinazione.

Le barche sono caricate, la notte è iniziata sulle note di un grande Vinicio e la sua poesia mi consolerà e proteggerà "la grazia del mio cuore per adesso e fino a quando l'incanto tornerà".

 

Occhio all'onda! 

Dov'è il nostro vero nemico?


Mi sono divertito a mettere su un grafico gli intermedi presi nella "simulation race".  Salta all'occhio che di media ogni 4 secondi e 06 c'è una porta da fare e ogni 16 secondi e 91 una risalita. Facciamo un ragionamento assieme e per semplificare le cose prendiamo in considerazione una prova in acqua piatta dove  dobbiamo cambiare, modificare o adattare il nostro movimento di media ogni  4 secondi perché dobbiamo infilare una porta e far fare alla canoa una rotazione di 360 gradi ogni 16 secondi o poco più o poco meno  per passare dentro ad  una risalita.  Se poi ci mettiamo pure la condizione dell'acqua che corre le cose si complicano ed è decisamente evidente che anche all'interno di quei miseri 4 secondi non abbiamo gesti che si possano ripetere esattamente nello stesso modo perché la navigazione comporta un continuo adattamento alla situazione che andiamo a trovare in quel momento in relazione quindi al passaggio della porta e al tipo di acqua che troviamo tra porta e porta.  Mi sembra evidente che il nostro sport è tutto di più, ma non certamente catalogabile negli sport ciclici. Lo slalom quindi può essere tranquillamente inserito in quella categoria di sport situazionali, normalmente definiti così quelli che hanno un avversario da affrontare al fine della stessa prestazione sportiva. Possiamo quindi definire l'acqua un avversario? Certamente no poiché l'elemento liquido  diventa per noi un elemento da sfruttare e da usare per scendere tra le porte dello slalom. Allora dove si nascondono veramente le insidie o meglio dov'è il nemico da sconfiggere?
Facciamo un passo indietro e mettiamo a confronto due atleti di alto livello fra di loro in un video parallelo, ma uno dei due risulterà vincitore e l'altro no. Entrambi eseguono le porte in modo corretto e certo poco si può intervenire dal punto di vista tecnico. Diamo per scontato lo stato di preparazione fisica, come possiamo dare per scontato che gli atleti di alto livello adoperano materiali pressoché uguali e cioè non ci sono sostanziali differenze (dobbiamo in futuro approfondire questo argomento - materiali - per le categorie giovanili). 


A questo punto non ci rimane che lavorare su due punti:

1. come prepariamo la gara
2. motivazione e stato mentale 

 
Punti che saranno argomenti interessanti da sviluppare assieme in futuro

                                                          prosegue...

Occhio all'onda! 





Is a dream a lie if it don’t come true or is it something worse...

Zeno Ivaldi in action in Krakowie - foto Fabio Canhete
"There’s machines and there’s fire
waiting on the edge of town
they’re out there for hire
but baby they can’t hurt us now
cause you’ve got, you’ve got, you’ve got
you’ve got my love, you’ve got my love
through the wind, through the rain
the snow, the wind, the rain
you’ve got, you’ve got my, my love
heart and soul”.

  from "drive all night" 
        Bruce Springsteen

Questa mattina mi sono svegliato con "Drive all the night". 
Questa mattina mi sono svegliato con il sapore di forti emozioni arrivate dalle gare di Cracovia.
Questa mattina le parole e la musica del Boss mi hanno dato felicità con  una poesia che regala profondità d'animo, ma ti fa pensare intensamente, rendendomi conto di essere un uomo fortunato. 
Erano in 60 mila al Circo Massimo l'altra sera al suo concerto e come sempre Bruce Springsteen a 67 anni ha la vitalità di un ragazzino, con la saggezza di un uomo che canta i sentimenti di una America in cui,  bene o male,  il mondo si specchia. 
Ho aperto gli occhi in quella che probabilmente sarà la mia ultima  domenica qui a Foz do Iguaçu dopo cinque anni lontano da casa. In una piccola stanza, in quello che è stato il nostro punto di partenza e cioè  una piccola "pousada" che abbiamo trasformato nel cuore pulsante per molti giovani,  ho tutto quello che mi è  rimasto nel  mio lungo peregrinare per un Brasile a cui ho dato tutto me stesso per un sogno che inizierà a prendere concretezza fra meno di una settimana, quando cioè entreremo ufficialmente nella Villa Olimpica. In quel momento e solo in quel momento avrò la certezza che tutto quello che si poteva fare è stato fatto  è sarà Dio che guiderà le nostre anime per il futuro che lui ha deciso per noi. Il sogno inizierà a concretizzarsi e riprenderà ancora una volta forma e consistenza, ma se non si realizza è forse una bugia? Comunque vada sempre al fiume ritorneremo.
 


"Is a dream a lie if it don’t come true
Or is it something worse 
that sends me down to the river
though I know the river is dry"
                  from "River"
                        Bruce Springsteen 


Occhio all'onda!

Cura del particolare


Giornata intensa oggi: sveglia alle 4 di mattina  per seguire le qualifiche su internet da Krakow, quindi alle 10 al  canale per un allenamento di "simulation race" durato fino alle 5 del pomeriggio. Poi tornato per elaborare tempi e percentuali, analisi video e bacio della buona notte ad Amur in terra polacca a seguire i pargoli  guerrieri al mondiale under 23.  Giornata ora finita, ma bisogna però  concretizzare alcune idee a   22 giorni dall'accessione della fiaccola olimpica nel leggendario  Maracanã di Rio, anche se inizio ad avere un certo languorino allo stomaco.
Mi sono piaciute principalmente due cose dell'allenamento odierno: l'approccio  con cui gli atleti hanno  preparato la prova e la  conferma che nulla è più completo e specifico di una gara stessa per migliorarsi e per capire dove intervenire tanto più a ridosso di un appuntamento importante.
Ci sono precise differenze tra un allenamento e una gara e di questo tutti ne siamo convinti, ma forse gli allenatori poco fanno per riportare più gare negli allenamenti. O meglio poco si fa per rendere un allenamento più vicino alla gara stessa.


Ecco quindi alcuni accorgimenti che ci facilitano il compito per simulare al meglio le competizioni:

1. sul canale solo le porte del tracciato e  togliendo tutte le altre per non creare distrazioni agli atleti e per avere una visione completa e corretta di quello che stiamo per andare a fare. La vista di un campo di gara con le sole 25 porte cambia totalmente rispetto ad una visione con il doppio di paline. Ci si rende conto che ci sono precisi spazi tra porta e porta e tra risalita e risalita e questo, attraverso gli intertempi, ci fa capire molte cose (approfondiremo questo punto presto).
2. Video per registrare ogni prova e per avere la pista intera filmata.

3. Far precedere la discesa degli atleti con una Demo-run.
4. Start list con orari precisi di partenza.

5. Usare le stesse metodologie per le partenze ufficiali quindi chiamare il mimuto, i 30 secondi, i 10 e il fatidico 5,4,3,2,1 go. 
6. Ovviamente analisi del percorso a secco, come in gara, con il proprio tecnico.

Credo che sia fondamentale questo tipo di approccio all'allenamento tanto più se siamo prossimi al clou della stagione o meglio di un intero ciclo di 4 anni di allenamenti e di gare. 

Occhio all'onda!



Specificità per raggiungere l'obiettivo

Mi è venuta da fare una considerazione guardando un video di tecnica individuale di tango in relazione al fatto che questa danza si balla in coppia e si pagaia seduti dentro una canoa. Mi è venuta spontanea una domanda: ma una tecnica individuale come si corelaziona con il fatto che poi la si deve  applicare ad un ballo di coppia?  Ponendo la questione per la canoa hanno senso allenamenti a secco se poi bisogna esprimersi nell'acqua?   In effetti la cosa potrebbe esser assurda se non per il fatto che molte volte lavoriamo, ci alleniamo e studiamo avulsi da quello che poi è lo scopo finale del tutto, credendo che tutto ci possa aiutare nell'ottica di raggiungere l'obiettivo prefissato. Nel nostro caso è ballare un tango con una ballerina o riuscire ad essere più veloci e puliti possibili su un tracciato di slalom con la canoa che indossiamo. 
L'evoluzione del gesto motorio in relazione all'attività svolta si è sempre più personalizzato in questi ultimi vent'anni . Quelli che erano i modelli prestativi ideali, a mio modo di vedere, si sono sempre più affievoliti portando il soggetto a ricercare e a concentrarsi sempre di più su una personale tecnica per esprimere quello che ha dentro. Ecco perché la specificità dell'allenamento diventa secondo me la vera chiave di volta per riuscire ad elaborare e far propri gesti e sequenze di movimenti che ti permetteranno poi di esprimerti nelle varie situazioni. Oltre al fatto che  tutto ciò ha permesso allo sport di evolversi.  Tutta questa lunga premessa per arrivare a dire che in slalom è altamente allenante fare percorsi interi su canali di gara con tempi e recuperi il più possibile uguali a quelli di una determinata gara. Certamente tutta una serie di allenamenti per migliorare la resistenza generale o  su poche  combinazioni di porte oppure ancora  allenamenti di velocità superiore a quella che poi effettivamente avremo in gara o ancora   lavori con accumulo di lattato maggiore di quello che si raggiungerà in gara ci potranno in parte aiutare per dare stimoli diversi sia a livello neuromuscolare che a livello psicologico facendoci sentire pronti per affrontare al meglio la competizione, ma a mio modo di vedere e in relazione alla esperienza mi dico che certamente contribuiscono al miglioramento, ma non sono determinanti. Diventa determinante la specificità cambiando però spesso e volentieri il campo di battaglia nel caso dello slalom canali nel caso del tango la musica e la ballerina.  
In slalom, per riuscire ad esprimerci al meglio dobbiamo conoscere l'acqua e tutti i suoi vari giochi e penso che nell'arte del tango dobbiamo danzare sul fluido della musica che se poco conosciuta non ci permetterà di esprimerci al meglio. Ho lavorato molto sui miei atleti in questi anni per togliere automatismi legati alle risalite, che spesso e volentieri venivano eseguite sempre nello stesso modo non tenendo in considerazione  però l'elemento più importante e cioè quello di adattare la manovra tecnica alle necessità reali di quella determinata risalita.

Occhio all'onda!

Un mese alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici

Questa mattina sono rimasto incantato dallo scenario che mi ha accolto al canale di Deodoro, laddove fra 33 giorni vivremo forti ed indimenticabili emozioni. Gioie e dolori ci aspettano, sorrisi e lacrime, sangue e sudore, terrore e pace, silenzi e torcide tutto che si consumerà in quell'attimo che resterà intimamente ed eternamente dentro ad  ognuno di noi.
Poi alla sera mi ritrovo a disegnare atleti impegnati fra le porte dello slalom. Questa notte probabilmente mi sognerò acqua e programmi di allenamento e domani mattina non mi servirà la sveglia per alzarmi: l'eccitazione è costante! Mi sento vivere assorbito solamente dal calore della fiaccola olimpica. Nulla riesce a distrarmi da un obiettivo che perseguiamo da quattro anni. Guardo i miei atleti che forse, anzi senz'altro, non immaginano che cosa li sta aspettando. Oggi ho parlato con quattro di loro cercando di trasmettere le emozioni che sto vivendo per dare loro energia e la carica giusta raccomandano soprattutto la semplicità di ogni gesto che metteranno in essere. Sto piano piano portandoli dentro ai Giochi Olimpici che non sono facili da assorbire e da metabolizzare per chi è qui con lo scopo e con le possibilità di ottenere fama e gloria fosse solo per un minuto e 30 secondi il tempo di una finale olimpica, ma che può avere il valore di una vita intera e che puntuale si ripete ogni ricorrenza dell'anno bisestile.
Il mio disegno ha preso forma, forse è tempo di andare a dormire anche se non avrei effettivamente bisogno considerando che oggi siamo giusto ad un mese dalla cerimonia di apertura di Rio 2016!

Occhio all'onda! 



Seguire l'acqua per ballarci sopra



Non sono mai stato un fenomeno in matematica, ma mi ricordo che a scuola  per facilitarci le operazioni da bambini  ci insegnavano a scomporre i numeri per rendere la cosa più facile. In slalom succede la stessa cosa bisogna scomporre il problema per avere la soluzione migliore e oggi ne ho avuto un'ulteriore prova.

Location: canale olimpico di Rio 2016, ultimo salto.
Allenamento: percorso diviso in due o full lenghts
Combinazione di porte: risalita a destra sotto il salto, discesa successiva tra la corrente e la morta un metro e mezzo più bassa e totalmente dall'altra parte, quindi discesa verso il lato destro.
Protagonisti: olimpici  e medagliati a mondiali o coppa del mondo

Su questa combinazione ho visto molti atleti in difficoltà e penso principalmente per due motivi: il primo perché molti di loro non rispettavano i tempi e i ritmi dell'acqua, è come ballare una milonga con i tempi di un vals o un vals con i tempi di un tango: si va fuori giri con la ballerina con cui state danzando. La stessa cosa succede in acqua tra le porte da slalom e quel che peggio vi arrabbiate perché lei non vi segue e il vostro umore ne risentirà parecchio. Il secondo motivo si collega al primo perché  probabilmente l'analisi fatta del brano in ascolto, pardon dell'acqua da cavalcare, non è stata fatta al meglio pensando di far ruotare la canoa con la sola forza delle braccia, tra l'altro mi dicono sensazione molto disgustosa per una ballerina quando la si sposta letteralmente solo con la forza bruta degli arti superiori!  

Sostanzialmente la soluzione migliore per questa combinazione era seguire l'acqua anche se apparentemente poteva sembrare che la stessa ti portasse fuori linea. Ma si sa che a volte le linee più rotonde sono anche le più veloci perché non si perde contatto con l'acqua.
Poi via via dopo ogni discesa gli atleti capivano che per superare positivamente questa combinazione bisognava montare sopra il ricciolone del salto e scendere con lui sull'altro lato senza farsi prendere dalla frenesia del fare. In fondo è meglio saper fare pochi passi di tango, ma saperli fare a tempo piuttosto che conoscerne tanti e andare via per la tangente su altre note musicali!

Occhio all'onda! 



Statisticamente parlando

C'è un rumore diverso, tutto è così ovattato tanto da sembrare silenzioso, poi ti avvicini all'acqua e la risenti cantare e respirare in quel suo defluire e rifluire in continuazione sul canale che ospiterà l'ottava edizioni dello slalom olimpico. Le tribune su cui prenderanno posto più di ottomila persone creano questo effetto e i suoni e i rumori hanno  altre dimensioni. Anche le rapide del campo di gara in questo modo assumono un'altra forma e il loro suono sembra più caldo, più compatto senza disperdersi nel nulla viene rielaborato per entrare di prepotenza dentro di noi. Poi quando gli spalti si animeranno con persone, bimbi, volontari, addetti, sicurezza e mille colori di magliette colorare e di facce sorridenti la musica cambierà ancora lasciando solo posto all'intensità del momento.

L'ultimo training ufficiale prima del grande evento vede la partecipazione di tutti i futuri protagonisti olimpici  fatta eccezione per USA, Australia e Slovenia. 85 gli atleti ammessi a questa edizione a cinque cerchi, meno come dicevo 4 americani, 3 australiani e 5 sloveni. Quindi oggi in acqua in tre gruppi distinti ne  abbiamo  73.   Atleti e tecnici che macinano chilometri ogni giorno chi in acqua, chi sulle rive raffinando discesa dopo discesa gesti, movenze, confidenza con sé stessi rafforzando pure muscoli e mente.  Sì... la mente questo elemento oscuro e spesso e volentieri sconosciuto che è l'arma che ti fa vincere o perdere e che regola il nostro umore.  Cammino e guardo gli atleti in acqua, parlo con alcun e mi rendo conto che fra loro ci saranno i prossimi cinque campioni olimpici. Ogni atleta ha il 4,7% di possibilità di mettere al collo la medaglia d'oro (ad un mondiale la percentuale è del 2,1%) o il 14,1,% di prenderne una di qualsiasi colore (ad un mondiale è del 7,8%).  Se sei un k1 uomini ha il 4% di probabilità di vincere o l'8% di prendere una medaglia; una donna lotta per il 4,7% di possibilità per l'oro  e per una medaglia le probabilità aumentano al 14,2%; il 6,25% nel C1 per l'oro e il 18,75% per una medaglia, mentre nel C2 siamo all'8,3% per il primo posto e il 25% per una medaglia. Si potrebbe fare un calcolo in  percentuali ancora più selettivo togliendo per il 100% quegli atleti che partono con certezza assoluta di non prendere una medaglia, ma sono giochi di numeri che hanno logica e supporto scientifico, che  creano statistiche, ma che poco si addicono a chi pratica l'arte di pennellare con la propria pagaia le porte sull'acqua che corre. Quindi domani nuovamente immersi totalmente nel sogno per far correre la canoa e per continuare a  prendere confidenza con ogni minima molecola d'acqua che scende su questo canale, lasciando numeri e parole a piaceri notturni prima di addormentarci per recuperare energie che ci serviranno sempre di più per danzare al meglio in attesa  di quel fatidico 5,4,3,2,1... go!


Occhio all'onda!