Slalom World Cup start

Non capisco  se questa sera al ristorante dell'Holiday Inn qui a Frankfurt mi ha dato più fastidio la musica fuori luogo e alta o l'assoluta mancanza di sapore ad una presunta vellutata di asparagi servitami praticamente fredda, meno male che la weizen Paulaner ha salvato la cena. Poi faccio due conti e rispetto alla sera precedente a Praga ho speso esattamente il doppio, mangiando e bevendo praticamente le stesse cose.  Dispiace vedere persone che non amano il loro lavoro e che devono tirare a fine giornata, quando è così emozionante e fantastico incontrare chi magari semplicemente servendoti un piatto al tavolo ne fa una missione di vita. 
Che ci faccio in Germania è presto detto, sto aspettando e accogliendo i miei atleti, io arrivo sempre prima per preparare il campo di battaglia  per le prime tre gare di Coppa che ci terranno occupati fino quasi a fine giugno, mentre di coppa ne  riparleremo solo poi  a settembre per le gare a Praga (che sono sempre una garanzia) e per la finale a Tacen (Slovenia). Anche questa frammentazione con una pausa di due mesi qualcuno dovrebbe pure spiegarmela visto che le cose non vanno bene per la Coppa del Mondo che sembra non aver nessun interesse economico che spinga a migliorare il movimento.  Quest'anno si perde pure Eurosport che non seguirà le gare, speriamo che il live via internet sostituisca degnamente la televisione e possa creare interessi attorno a questa manifestazione in declino. Meno male che ci sono gli uomini di Siwidata che ci garantiranno come sempre risultati in tempo reale. Mancano praticamente meno di due settimane e neppure il sito dell'ICF ha predisposto una pagina come aveva già fatto negli anni precedenti, solo su Facebook ha creato l'evento (2016 ICF Canoe Slalom World Cup 1) con zero notizie per il momento e poi i vari comitati organizzatori hanno fatto il resto. L'impressione è proprio quella di uno scollegamento totale tra le cinque gare che sono Ivrea, La Seu d'Urgell (ESP), Pau (FRA) in tre week-end successivi e poi il primo fine settimana di settembre a Praga (CZE) per finire poi da venerdì 9 a domenica 11 settembre a Tacen (SLO). Che dire magari fare una T-shirt in comune, un volantino, una pubblicità, stimolare la partecipazione del pubblico a tutte e cinque con agevolazioni e concorsi. Insomma creare e dare vita ad un vero e proprio circuito di interessi attorno alle cinque gare. Magari se poi arrivassimo pure a consegnare ai vincitori un trofeo fatto a mondo (si veda lo sci) sarebbe fantastico!
Grande attesa, inutile nasconderlo, per la prima assoluta ad Ivrea che già da tempo è in fermento specialmente con il deus ex machina Claudio Roviera.
Alcune squadre, come l'Austria e noi, si giocano al loro interno i posti per Rio 2016, quindi le gare assumeranno certamente una forte intensità.
Noi saremo presenti come sempre e faremo del nostro meglio per condividere con voi emozioni, sensazioni, immagini e risultati.
Non mi rimane che augurare un "in bocca al lupo" a tutti i partecipanti  e a tutti voi

Occhio all'onda!

Petit gateux e notizie in breve

Mi chiedo se il "petit gateaux" viene sempre servito con una pallina di gelato, dovrei chiederlo ai miei due riferimenti enogastronomici preferiti, ovviamente un uomo e una donna per mixare la giusta informazione: la stessa cosa vista da punti diversi. Mi sembrerebbe banale dire chi sia il riferimento femminile in questo settore, e non solo qui, mentre forse per quello maschile dovrei farlo considerando il fatto che non sarebbe così facile saperlo. E' un grande, grandissimo esperto in materia culinaria e non solo. E' uno di quei personaggi che non solo sa apprezzare ciò che mangia, ma ha dalla sua una grande capacità di coinvolgerti e farti capire ogni minimo dettaglio scegliendo gli aggettivi appropriati e ben distribuiti nella sua grande parlantina.  Detto ciò rimango con il dubbio precedente che spero di capire un giorno o l'altro.

Veniamo a delle brevi - come le definirebbe la Gazzetta dello Sport che rilega  sempre il nostro sport qui - emerse da questi Euro 2016: ultima selezione olimpica.

- Nessun campione europeo 2015 si è confermato a livello 

  individuale; 
- Prskavec si porta a 3 titoli individuali vinti nella categoria 

  k1 men (2016/14/13) e uguaglia così  Molmenti 
  (2012/11/09);
- Peter and Pavol Hochschorner hanno vinto 6 titoli 

  individuali (3 consecutivi) e 6 a squadre (4 consecutivi), 
  totale 12;
- Michal Martikan ha vinto 4 titoli individuali consecutivi e 

  11 a squadre, totale 15;
- 32 le nazioni al via;
-   8 le nazioni che prendono almeno una medaglia;
-   7 le medaglie per la  Repubblica Slovacca: 4 ori, 1 

    argento e 2 bronzi, fanalino di coda in questa classifica 
    per nazione per medaglie è la Francia ferma a quota 1 
   (K1 men team).
- 195 barche  al via
- 220 gli atleti 

-   3 giorni di gare in cui nel primo sono state concentrate tutte le prove di qualifica per tutte le categorie e poi nei due giorni successivi sono state inserite finali e semifinali prima per C1 men, C1 women e K1 men; giorno successivo le restanti gare e cioè K1 women e C2.

Bene! Per il momento è tutto mi stanno chiamando sul volo che mi riporta in Europa e voto 10 per il petit gateaux divorato, pardon degustato al "on the Rocks" nell'aeroporto di Sao Paulo, effettivamente ristorante molto poco brasiliano, ma comunque apprezzabile per qualità e prezzo come direbbe il mio Amico Alberto Tonello l'esperto in materia di cui sopra!

Occhio all'onda! 


 

Chiusi Euro Slalom 2016

Il podio del K1 donne da sinistra Kragelj (SLO) argento,  al centro Pfeifer (GER) oro,  a destra Dukatova (SVK) bronzo - 
Lo confesso non mi sono alzato alle 3 di mattina  per seguire le semifinali delle donne e dei C2, sarebbe stata la terza notte consecutiva con risvegli prima dell'alba. Ho recuperato dopo documentandomi  parecchio nel corso della giornata e ho meditato su questi campionati europei disputati  nello scorso fine settimana nel tempio della canoa slalom in quel cioè di  Liptovosky dedicato al suo ideatore e costruttore,  colui che è considerato il precursore degli ingegneri idraulici attuali e cioè Ondrej Cibak nato nel 1926 e  morto nel febbraio del 2000. 

Dispiace ovviamente per la mancata qualificazione del C2 italiano che in semifinale non ha retto la tensione ed è rimasto dietro agli Svizzeri di 1 secondo e 33. Quindi i fratelli Lukas (1991) e Simon (1989) Werro  riescono a regalare al loro paese, a distanza di 20 anni, un'altra partecipazione Olimpica in questa specialità. La Svizzera infatti conta due precedenti presenza in C2  e cioè nel 1992 quando altri due fratelli Peter e Uelli Matti finirono quinti  a La Seu d'Urgell.  Ricordo che toccarono l'ultima porta, la 25, e persero così la medaglia d'argento. Poi gli stessi Matti/Matti chiusero al nono posto le Olimpiadi successive ad Atlanta nel 1996 quando nello stesso anno vinsero la prima edizione del Campionato d'Europa che si disputò ad Augsburg dopo i Giochi Olimpici. A quella edizione continentale non parteciparono i francesi campioni olimpici. Anche l'Italia ha tre partecipazioni in questa specialità due di  Benetti/Masoero nel 2004 che chiusero in sesta posizione e nel 2008 quinti. Poi nel 2012  a Londra gli stessi Camporesi/Ferrari tredicesimi.
I gemelli Peter e Pavol Hochschorner escono  di scena dalle Olimpiadi a distanza di 16 anni e dopo 3 ori e un bronzo. Per la Slovacchia infatti andranno i cugini Skantar, mentre il terzo equipaggio di casa Kucera/Batik si toglie una bella soddisfazione vincendo la corona continentale, anche loro si guarderanno le olimpiadi dal divano di casa come faranno Andrea Romeo, Boris Neveu e tanti altri eccezionali atleti.  Nessun equipaggio francese in finale! Strano vero?

Donne sedute abbastanza alterne con una grande prova in semifinale di  Stefanie Horn (14,8% dai k1 men) che vince, ma poi si perde in finale come la maggior parte delle sue colleghe. Si impone in finale, con tempi piuttosto alti (19%), Melanie Pfiefer sulla slovena Ursa Kragelj, terza Jana Dukatova.  Attenzione anche qui nessuna barca francese in finale! La campionessa olimpica, che non sarà al via a Rio 2016, sembra una principiante alla risalita 15, dove prende un 50, ma l'impressione è di vederla pagaiare contro voglia. 


Disfatta inglese nelle prove individuali e in parte anche a  squadre, ma approfondiremo l'argomento nei prossimi giorni. 

Chiudo rispondendo a due richieste specifiche ricevute su alcuni commenti ai vari post. La prima è quella dell'amico Giuseppe Romeo che tempo fa mi chiedeva che fine ha fatto Lefevre. Presto detto: l'interessato  mi conferma che si sta allenando, ma quest'anno non ha partecipato alle selezioni USA perché non ha nessuna intenzione di gareggiare a livello internazionale. Così facendo non vuole togliere concentrazione e spazio a chi sta preparando le Olimpiadi.  Fa il personal trainer e passa più tempo possibile con i figli e la bellissima moglie. Non  abbandona  e il prossimo anno lo rivedremo al via. Questo è tutto quello che ci è dato sapere su colui che ha rivoluzionato la tecnica nel kayak e che può dire di aver vinto tutto in tutte le specialità maschili a disposizione fra i paletti dell'acqua che corre!
 

La seconda richiesta, che per la verità non è una vera e propria richiesta,  ma una critica,  è quella di Dario Romano, anche lui un grande amico che ha trasmesso la passione dello slalom ai figli che sembrano essere proprio sulla buona strada per un futuro glorioso. L' ex culturista  e grande maestro di idrospeed scrive: "... Sono comunque rimasto colpito dal fatto che non hai proferito verbo su un monumento della canoa come Peter Kauzer" .

Per la verità non ho parlato della gara  di finale dei kappa uno in generale e quindi come è ovvio non ho detto nulla di Pero (al secolo Peter Kauzer) che all'arrivo esultava per un successo che poi gli è stato tolto considerando il fatto che durante la sua discesa non gli era stato posto il tocco alla porta numero 15: evidentissimo. Porta in risalita dopo il ponte. L'ha toccata uscendo con la parte frontale del suo salvagente come aveva già fatto alla porta numero 1.
Concordo sulla grande classe dello sloveno, non lo definirei però ancora un "monumento" visto che normalmente tali strutture vengono erette a memoria di illustri defunti e Peter Kauzer non lo è assolutamente... sul canale carioca lo vedremo sicuramente protagonista.

Occhio all'onda!

Gare di finale epiche

il podio del K1 da sinistra Harilek, Prskavec e Aigner
Sono sostanzialmente molto incazzato e nello stesso tempo triste: il motivo è facilmente immaginabile. Ho passato la notte, la mattinata e il mio pomeriggio alla  ricerca spasmodica di video sulle gare, mentre in una notte silenziosa e ventilata  ho seguito bramoso davanti ad uno schermo semifinali e finali interpretando dati e penalità che apparivano d'incanto sul mio computer e dai quali cercavo di ricavarne sensazioni ed informazioni senza immagini live. Sono arrivato al punto di immaginarmi le discese degli atleti. Mi concentravo e vedevo nella mia testa il tracciato  tutto perché dei fottuti diritti televisivi impediscono al "team Siwidata" di collegare il  live streaming ai risultati.  

Veniamo alle gare vissute, come dicevo rincorrendo informazioni, immagini e commenti tra Raffy a Liptovsky, Zeno a Verona e io qui a Rio.

La sfida più attesa era nel kayak maschile dove in pratica non importava un fico secco capire chi avrebbe vestito la corona di campione d'Europa, ma interessava di più dare una risposta a queste tre  incognite  che ci hanno accompagnato dal mondiali di Londra dello scorso anno fino ad oggi:

1. chi si sarebbe preso il posto olimpico ancora disponibile in questa categoria;
2. chi avrebbe avuto la meglio tra Molmenti e De Gennaro;
3. chi sarebbe andato alle Olimpiadi per la Repubblica Ceca.

Punto 1.

Le nazioni in gioco  erano  Olanda, Svezia, Ungheria, Spagna e Svizzera. Ma la sfida alla fine si è dimostrata essere praticamente tra Maarten Hemans e Isak Ohrstrom, la spunta il primo e cioè l'olandese ventiquattrenne  che al suo attivo come miglior prestazione di sempre ha  un 4^ posto nella finale di Coppa del Mondo nel 2014. Peccato per lo svedese che aveva fatto registrare un tempo decisamente importante, ma i due tocchi si sono dimostrati troppi per aspirare ai Giochi Olimpici. Finiscono lontani Ungheria con Marcel Potocny, Spagna con il trentenne Samuel Hermanz che in carriera ha preso 5 finali in coppa vincendone due. Ed infine la  Svizzera non ha avuto  chance seppure Mikel Kurt più di una volta ci aveva abituati ai miracoli sportivi.

Punto 2.

Una Italia lontana dalla parte alta della classifica si anima solo per la sfida tra il campione olimpico uscente e il 24enne Giovanni De Gennaro che a distanza di 4 anni si  prende una bella  rivincita su quel Molmenti che aveva lottato con suo fratello Riccardo fino all'ultima gara per prendere il posto per Londra 2012.
Il bresciano di Roncadelle
Giovanni De Gennaro, specifichiamo bene  perché altrimenti la "radical chic" Simonetta Gentilini potrebbe offendersi,  non è artefice di una grande semifinale  e finisce infatti 16esimo come lui stesso dichiara sul sito ufficiale della Fick. Andrea Romeo ha l'amara soddisfazione di essere il migliore azzurro, ma  le olimpiadi le guarderà dal divano di casa.

Punto 3.

Qui ci sarebbe da scrivere la Divina Commedia se avessi le capacità del "sommo poeta", quindi, non avendo si tanta illuminazione divina, mi limiterò a dire che abbiamo assistito alla più bella, entusiasmante, pulita e avvincente sfida tra due monumenti della canoa slalom moderna e di un terzo incomodo, Vit Prindis,  capace di inserirsi  con classe e con un sorriso dolce di chi sa che oggi possiamo essere osannati e domani dimenticati.
Jířa Prskavec alla fine la spunta su un Vavra Hradilek capace di rimontare un inizio di gare di selezione in maniera unica e sublime. Ma quello che il giovane 23enne praghese, allenato dal papà,  è riuscito a fare oggi in acqua ha il sapore  dei gesti eroici dei cavalieri erranti. Un "Orlando furioso" che attacca in finale  dalla prima risalita all'ultima porta e sembra impazzito così come quell' Orlando che se ne va per la foresta distruggendo tutto quello che incontra dopo aver avuto la certezza che la sua Angelica se ne era andata con l'arabo Medoro. Così il campione del mondo e il già due volte vincitore del campionato europeo  prosegue nel suo pagaiare non tagliando teste dei mori, ma tagliando non solo le porte in risalita, ma anche quelle in discesa e  aggredendo le acque fredde del fiume Váh senza paura o timore. Prskavec ha la capacità di passare così vicino alle paline delle risalite tanto da dare l'illusione ottica di passarci attraverso. Un tracciato sapientemente disegnato e preparato dal padre lo ha aiutato non poco senza però togliere nulla al suo immenso valore. Un  canale su cui  hanno pagaiato tutti i migliori slalomisti del mondo di tutte le generazioni   e che oggi ha regalato forti emozioni a tutti seppure freddo e pioggia certo non hanno aiutato. 

Alle spalle  di Prskavec, Hradilek e terzo il bronzo di Londra olimpica 2012 Hannes Aigner.

 Curiosità

Nessun campione olimpico 2012 sarà al via a Rio 2016. Ci saranno invece le medaglie di bronzo del kayak maschile (Hannes Aigner) del kayak femminile (Maialen Chourraut), gli argenti del C1 uomini (Sideris Tasiadis), C2 (Florence/Hounslow) e K1 donne (Jessica Fox).
Il conto potrebbe cambiare in relazione a chi andrà a Rio per la Repubblica Slovacca nel C2 se la spuntassero gli Hochschorner allora ci sarebbe un altro bronzo 2012 al via altrimenti no.  Questo lo sapremo solo domani.

Altra bella gara la canadese monoposto dove lo spagnolo Ander Elosegui ha prima conquistato la qualifica olimpica e poi ha messo al collo un bronzo dietro ai beniamini di casa  Alexander Slafkovsky e Michal Martikan. Sul podio il basco  di Spagna guarda i suoi due rivali con un sorrisino e sembra dire: "contenti sì, ma a Rio ci vado io e voi no... ahahahah"

Brava nel C1 donne Nuria Vilarrubla che la spunta su Katerina Hoskova e Mallory Franklin.

Non ho detto nulla delle gare a squadre quindi velocemente un bravo alla Repubblica Ceca che vince in maniera quasi scontata in K1. Gli slovacchi in C1 vincono il loro 11 titolo continentale su 17 edizioni disputate. Il primo per loro arrivò con la seconda edizione del Campionato d'Europa nel 1998 che si disputò a Roudnice e sapete chi c'era già in squadra a quel tempo come lo è tutt'ora oggi? Facile da indovinare...
Alle ragazze inglesi il titolo europeo a squadre in C1

Occhio all'onda! 




Poche le sorprese nelle qualifiche agli Euro 2016




Credo che tutte le donne concordano sul fatto che George Clooney è veramente un bel uomo o perlomeno molto interessante; mentre Julia Roberts, per noi maschietti, non è niente male. Io  sono curioso di vederli in "Money Monster"  diretti da Jodie Foster  che ho amato nel film che l'è valso l'Oscar  "il silenzio degli innocenti" quando interpretava l'agente Clarice Starling. Nella parte di Hannibal Lecter un magistrale Anthony Hopkins.  Mi è dispiaciuto poi  quando Jodie Foster  ha rinunciato alla proposta di rivestire ancora una volta i panni dell'agente della FBI in "Hannibal" , in pratica il seguito del "il silenzio degli innocenti" e quindi Julianne Moore prese il suo posto in maniera però non così sublime come fece la Foster anni prima. Ok non c'entra nulla ma mi è piaciuta la foto sbarazzina  dei tre attori sul red carpet di Cannes di questi giorni.

Veniamo però agli Europei in corso a Liptovsky nella Repubblica Slovacca in casa della storia della canoa slalom. Diciamo subito che non c'è nulla di particolare da segnalare a parte l'eliminazione
dalla lotta per la quota olimpica di Mathieu Doby (il francese naturalizzato belga e allenato da Roberto D'Angelo) nel kayak maschile, e del C2 spagnolo Perez/Marzo (ora un pensiero in meno per l'equipaggio italiano a cui gli riamane solo a questo punto da battere la concorrenza Svizzera).  Le qualifiche quindi si dimostrano, per gli atleti di élite, ancora una volta una routine ben consolidata e senza grandi sorprese.

Gli italiani passano tutti in semifinale rimandando i giochi chi a domani chi a domenica. La nota negativa bisogna darla assolutamente all'ECA (European Canoe Association) e di conseguenza a chi organizza. Come si può non prevedere il live in streaming video in un Campionato Europeo che oltretutto ha una rilevanza in vista dei Giochi Olimpici?  Come possiamo fare il tanto atteso salto di qualità se un evento di tale importanza non ha neppure la diretta via internet? Non si pretende la  televisione (prevista solo domani e dopo domani su Eurosport Live dalle 14,45 per le sole finali con replica alle 23.00), ma almeno su internet sì: è doveroso! Per fortuna che ci sono gli atleti che ormai superano giornalisti , addetti stampa e mass-media in generale. Solo così riusciamo a vedere alcune prove come  la prima manche  di Molmenti perché  è lo stesso campione olimpico a postarla su Facebook, o quella di Nicolas  Peschier, Proctor/Stott e Matthias Weger (il meranese che gareggia per i colori dell'Austria).  Per non parlare del sito ufficiale che pubblica interviste datate e senza una connessione logica al momento. E allora proviamo a capire com'è attingendo ancora una volta notizie dai social sulle pagine personali degli stessi partecipanti. Lizzie Neave scrive dopo la gara: "Solid start to the 2016 European Championships here in Liptovsky. 6th place in Qualification and safely through to Sunday's semifinal". Per fortuna poi che Anton Benzin durante la settimana si è dedicato alla fotografia fra un allenamento e l'altro e così  apprezziamo belle immagine di canoa di chi sa cogliere l'attimo e il gesto tecnico nella sua immensa meraviglia.

Due note sul percorso di qualifica che mi è sembrato scorrevole e con le giuste difficoltà tecniche. Tracciato disegnato dal ceco  Jirj Prskavec e dal tecnico slovacco  di casa Stano Gheidosh. Non sembra essere così però per la semifinale e finale con due combinazioni toste come 16/17/18 e 22/23/24. Gli apripista sull'ultima combinazione hanno praticamente tirato diritto verso il traguardo!

Appuntamento quindi a domani per il grande evento a 83 giorni dall'apertura ufficiale della XXXI edizione dei  Giochi Olimpici  dell'era moderna che prenderà il via il 5 agosto al mitico Maracaná. 42 gli sport, 306 eventi, 37 impianti impegnati e 206 nazioni partecipanti... praticamente il mondo intero. 


Occhio all'onda! 


le due combinazioni sopra e sotto che daranno filo da torcere a tutti domani in semifinale e finale


Raffaello Ivaldi portabandiera per l'Italia al suo secondo europeo assoluto - passa in semifinale con l'ottavo tempo della seconda manche, dopo essere stato il primo degli esclusi nella prima discesa -

Casualità solo per la finale

Oggi nessuno dei miei atleti ha raggiunto l'obiettivo proposto nell'allenamento fra le porte. Nulla di grave ovviamente, ma bisogna capirne i motivi. In sostanza bisognava fare 5 percorsi con tempo e senza tocchi e ogni percorso veniva valutato con un voto che poteva essere influenzato da due elementi:

- il primo era una valutazione prettamente tecnico-stilistica e il secondo la percentuale di distacco dal miglior tempo di prova. Il percorso con zero penalità veniva considerato valido se raggiungeva la sufficienza con un voto minimo  di sei in una scala di valutazione da zero a dieci. Ho inserito questo secondo paletto perché, in un allenamento precedente in cui  richiedevo di ripetere il percorso con almeno 3 prove pulite,  gli atleti pur di non toccare magari preferivano soluzioni tecniche assurde, ma sicure a soluzioni veloci, ma rischiose.

Perché non è stato raggiunto l'obiettivo? Era forse troppo ambizioso? Ho esagerato nelle aspettative? Problema tecnico? Percorso troppo difficile?
Escludiamo subito penultimo e ultimo punto considerato che eravamo sul canale di allenamento e il tracciato, pur con le dovute  combinazioni interessanti, non presentava nessuna difficoltà particolare. Quando disegno un tracciato mi focalizzo principalmente sugli obiettivi tecnici che voglio proporre e di conseguenza cerco dei percorsi che lo consentano. In questo caso volevo mettere il "focus"  su porte in discesa sfasate e risalite classiche e da tagliare.

Tre gli scopi strategici e psicologici  che mi ero prefissato per l'allenamento di questo tipo:

1. creare tensione negli atleti per simulare il più possibile una gara;
2. dare estrema importanza alle penalità e di conseguenza far capire quanto possano influenzare  in  gara, con la premessa che molti atleti rimangono fuori dalle semifinali a causa di questi tocchi;
3. costringere gli atleti a pensare a delle strategia adeguate  per raggiungere l'obiettivo richiesto e non limitarsi a fare "allenamento".

A fronte di tutto ciò nessuno dei cinque atleti impegnati in questo lavoro è riuscito nell'intento. Abbiamo ripetuto il tracciato 14 volte senza riuscirvi, poi la decisione di terminare considerando il fatto che non c'erano più, secondo me, le condizioni per raggiungere l'obiettivo prefissato.

In sostanza chiedevo cinque percorsi puliti anche con margini superiori fino ad un massimo del 3,5% sulla prestazione migliore. Quindi miglior tempo 42,18 (K1 men) con un più 1,47 si potevano avere percorsi fino a 43,65.

Differenti le risposte da parte degli atleti a fine allenamento. Alcuni si sono trovati troppo condizionati nel non toccare (ma anche in gare succede la stessa cosa), altri, non facendosi influenzare da questo ostacolo, hanno provato sempre ad andare al massimo comunque, quindi il non toccare dipendeva solo dalla casualità.
Ecco! io vorrei togliere proprio  questo aspetto a chi prepara una gara di slalom: la casualità di raggiungere un risultato. Infatti secondo me gli obiettivi e le strategie cambiano completamente fino all'accesso alla finale, il solo momento in cui la casualità può effettivamente prendere il sopravvento su quello che noi possiamo controllare per raggiungere un risultato.

Occhio all'onda!

Europei si pagaia per gli ultimi pass olimpici

Adoro il caffè, vizio che ho preso da piccolo quando ci si svegliava con il rumore della caffettiera e con il profumo che invadeva la casa alla mattina di buon'ora.
Lo adoro sempre: al risveglio, dopo pranzo e qualche volta pure dopo aver seguito il secondo allenamento dei miei atleti per prendere energia in vista dell'allungamento o della "sobremesa finale" in palestra.  Da due anni lo prendo amaro e sinceramente devo dire che lo apprezzo ancora di più.  Il troppo dolce storpia e altera il sapore puro di questa deliziosa bevanda che come la vita  va preso com'è senza cercare di alterarne il senso e la sua essenza con surrogati di dolcezza.

Entriamo in una settimana di fuoco per la canoa slalom: il   "Vecchio Continente" si gioca gli  ultimi  pass olimpici ai Campionati Europei di Liptovsky, gara che come sempre ci  permetterà di tastare anche  il polso del livello degli atleti che prenderanno il via a Rio 2016, quando mancano poco meno di 90 giorni dall'apertura di quello che ormai da tempo è l'evento sportivo per eccellenza e che qui in Brasile per il momento non sembra essere stato ancora ben metabolizzato. Per la verità la situazione politica non è tra le più entusiasmanti visto che Dilma ha l'acqua alla gola e tutto sembra saltare da un momento all'altro... staremo a vedere cosa succederà, ma nel frattempo godiamoci le prossime gare continentali  che inizieranno venerdì.

In casa Italia lotta fra Molmenti e De Gennaro per un posto nel K1 men, mentre, salvo sorprese Stefy Horn dovrebbe essere la candidata numero uno fra le donne visto che a Clara Giai-Pron non è stata convocata a questo europeo impedendole la possibilità di combattere per conquistare il posto olimpico che lei stessa aveva guadagnato per i colori azzurri a Londra lo scorso anno. Forse una possibilità, anche se non aveva rispettato le percentuali nelle selezioni italiane, bisognava offrirla per quello che comunque era riuscita a fare un anno fa e cioè dare tranquillità a tutto questo settore.
Sono cinque le nazioni che secondo me lottano in C1 per conquistare l'unico posto ancora disponibile in questa specialità. Fra tutti lo spagnolo Ander Elosegui che quindici giorni fa aveva vinto proprio su quelle acque la gara internazionale. Poi inserirei il croato Marinic  e quindi sullo stesso livello Italia (Cipressi, Colazingari e Ivaldi R.), Portogallo e Svizzera.

Nella C2 tre contendenti per un posto e cioè Spagna, Italia e Svizzera. I primi e cioè Jesús Perez e Dani Marzo corrono con due handicap: il primo per andare ai Giochi Olimpici devono sperare che non si qualifichi per la Spagna né il C1 né il K1 oppure se entrambi si qualificassero dovrebbero vincere l'Europeo per far sì che la loro federazione scelga loro per vestire la maglia a cinque cerchi e rinuncia alle altre due barche. Quindi la lotta più plausibile rimane fra gli azzurri Camporesi/Ferrari e gli scudo crociati Werro/Werro.
Veniamo al Kayak maschile dove a lottare per un posto ci sarà il franco-belga Doby,  il magiaro-slovacco Potocnic, lo svedese Osborne, poi ancora senza posto Croazia, Portogallo, Svizzera e Olanda  questi i paesi più accreditati per prendersi quella quota. 
Nel settore femminile tutte le grandi nazioni  europee hanno già qualificato le barche manca Svizzera Ucraina e Olanda quindi gara a tre  per il settore rosa. 



Dimenticavo di dire che questi europei verranno disputati con regolamento ICF e cioè qualifiche dove passeranno 40 k1men - 30 K1 women - 30 C1 e 20 C2 in semifinale e poi si cambia percorso con finali a 10. Quindi non più 15 in finale e non più lo stesso percorso per tutte le prove.

Dagli Stati Uniti, con l'ultima prova disputata sul nuovo impianto di Oklahoma City, ci arriva l'ufficialità dei nomi che rappresenteranno gli USA ai Giochi Olimpici di Rio 2016 e sono quelli di Ashley Nee per il K1 femminile, Devin Mc Ewan e Casey Eichfeld in C2 e quest'ultimo pure in C1 e per il kayak maschile ci sarà al via Michal Smolen.  Soddisfazione per Devin Mc Ewan che così come il padre (terzo nel 1972 in C1 e quarto nel 1992 in C2)  avrà modo di partecipare ai Giochi Olimpici di Slalom. Anche il  campione del mondo in carica del kayak maschile Jiri Prskavec se riuscisse nell'impresa di vincere la concorrenza di Prindis e Hradilek, lo sapremo solo domenica sera dopo gli europei, uguaglierà il padre che partecipò a ben due edizioni nel 1996  Atlanta (19esimo in k1) e nel 2000 a Sydney  (13esimo).  Prima di loro solo Jessica Fox ha tagliato questo traguardo ambizioso di mantenere alte le tradizioni di famiglia prendendo un argento a Londra mentre mamma Jerusalmy fu terza ad Atlanta.

Occhio all'onda! 


in attesa dell'inizio delle gare gli atleti rilassati postano foto!


Un artista es un trabajador

Questa mattina, quando ho aperto la finestra di buon ora come faccio sempre quando mi sveglio, è venuto a trovarmi un colibrì. Si è piazzato davanti a me e ci siamo guardati a lungo. Il mio istinto sarebbe stato quello di impugnare la macchina fotografica per immortalarlo, ma ho resistito e mi sono fermato ad apprezzare il momento.  Lui bello colorato di un verde smeraldo, battendo le sue ali velocemente tanto da sembrarne privo era immobile all'altezza dei miei occhi ed è rimasto li a danzare sospeso nell'aria e sembrava  volermi invitare ad una tanda assieme. Questa è una delle cose belle della vita che ti fanno riprendere  contatto con il mondo in modo piacevole e soft come sa fare Amur con i suoi messaggini che trovo al mio risveglio sul mio telefono, non stancandosi mai del suo giramondo!

Ma veniamo a quello che volevo condividere dal punto di vista tecnico che sono due spunti avuti parlando prima con  Jordì Domenjo e poi con Amur. Il primo sintetizzo riportando la frase del mio collega tecnico: "un artista es un trabajador". L'assunto si spiega da sé considerando il fatto che lo slalom, pur essendo arte allo stato puro ha bisogno di un raffinato e duro lavoro per riuscire ad esprimere quello che si ha dentro. Considerazione questa che mi ha portato ieri sera a discutere molto con Amur sul fatto di esaltare il "tecnicismo" nel ballare il tango. In buona sostanza si dibatteva sul fatto che per migliorare ovviamente bisogna sempre studiare per poi applicare ciò che questo o quell'insegnante propone. Io sono dell'avviso che pur condividendo la necessità di confrontarsi e avere stimoli diversi bisogna prendere ciò che ci viene proposto come uno spunto per riflettere personalmente sul modo in cui esprimersi e quindi come applicarlo in concreto.  Io ad esempio ai miei atleti nei lavori tecnici cerco, assieme a loro,  di scoprire qual è quello a loro più confacente alle caratteristiche personali  per far sì che l'atleta  possa esprimere il suo potenziale. Il mio obiettivo non è quello di avere atleti fotocopie di un pseudo modello motorio  ideale di questa o di quella manovra, perché  facendo così limiterei l'espressività corporea del  soggetto in prima battuta e poi l'evoluzione dello sport o della danza stessa. Mentre Amur ha una visione più attenta al particolare tecnico, perdendo a mio avviso, l'essenza di quello che è l'espressività pura fatta sì di tante ore di lavoro e di studio, ma che deve trovare un momento di realizzazione interiore personalizzata. 

Buon fine settimana a tutti -

Occhio all'onda!

Libidine fra i pali dello slalom

Mi sento slalomista fino all'ultimo mio respiro, provo un'immensa gioia nel vedere gli atleti in un campo da slalom, mentre percepisco un immenso piacere  nel passare dentro le porte con la mia barchetta quando posso. Mi sento nudo e privo di riferimento scendendo un canale o un fiume senza le amate "paline". La colpa o il merito  sono da attribuire a Jon Lugbill  quando con lui, molte decade orsono, discendemmo il fiume Noce fino al lago di Santa Giustina con le barche da slalom e in quella occasione colui che consideravo un Dio vivente  mi disse: "Ettore quando entri in una morta o sali sopra un'onda immagina sempre una porta da slalom e vedrai come le cose cambiano". Bene da quel giorno ogni volta che scendo un fiume la mia immagine fissa è quella di ricercare la porta immaginaria in ogni anfratto del fiume o dietro ad ogni sasso, se non c'è fisicamente, appare magicamente davanti a me.
Pagaiare tra le porte non ti trovi mai solo, non hai mai tentennamenti o momenti di panico, perché sai che è lì che devi andare, perché le porte diventano la tua linea guida in quella discesa accompagnati dalla musica della corrente. Le porte abbelliscono la natura, offrono un senso alla tua discesa, danno vita.
L'altro giorno Jordi Domenjo mi ricordava un articolo di Bill Endicott che parlava di Fabien Lefevre il quale dice che non trova grande gusto nel restare su un'onda a surfare, ma se su quell'onda ci mettete anche un un solo palo il campionissimo ci può rimanere delle ore a giocare.
C'è quel piacevole quasi contatto fisico e rispetto verso la porta da slalom che ti fa dimenticare i problemi del mondo. C'è quell'emozione quando ti avvicini ad una risalita che difficilmente riesci a provare entrando semplicemente in una morta nuda e cruda. 


"Non c'è uniformità e anonimato nel tango" devo aver letto da qualche parte ed è così per lo slalom c'è una completa libertà di espressione corporea che a sua volta identifica ognuno di noi nel suo interagire con le porte e la corrente... semplicemente libidine allo stato puro. Unico problema è come sempre che per sentire tutto ciò ti devi dedicare con passione, amore  e tempo altrimenti rischi di diventare un teorico del nulla! 

Buono slalom a tutti!

Occhio all'onda!

Buona settimana a tutti


Ho rivisto la foto dell'arrivo della maratona di Londra di pochi giorni fa e mi è rimasto impressa l'espressione di Eliud Kipchoge e il suo tempo di   2 ore 3 minuti e 5 secondi e ho iniziato a pensare!
Mi sono emozionato, poi mi sono chiesto come possa un uomo correre 42 km e 195 metri in questo tempo. Poi non riuscendo a focalizzare il tutto ho scritto su un foglio bianco i vari passaggi ai 5 chilometri, poi ho fatto un rapidissima media che mi dà 2 minuti e 54 secondi al chilometro per 42 chilometri. Bene io quando ero allenato e correvo parecchio  qualche volta per puro sfizio personale andavo in pista a correre il chilometro, ma non sono riuscito mai a scendere sotto i tre minuti in un solo chilometro, quindi quella media a me risulta come un qualcosa di impensabile ed immaginabile. Una locomotiva umana, un razzo che macina chilometri senza produrre acido lattico ed è capace di restare per tutto questo tempo all'80% della sua massima frequenza cardiaca. Ovvio ho pagaiato nella mia vita da atleta e certo non pesavo i 52 chili corporei del keniota vincitore di due edizioni londinesi di maratona, ma comunque la cosa rimane stratosferica. Meglio di lui ha fatto solo Dennis Kimetto a Berlino nel 2014 con 2 ore 2 minuti e 57 secondi e non aggiungo altro.

Tanto per restare sulle immagini che mi hanno colpito e cambiando campo la più bella della settimana è quella del piccolo George che incontra Barach  Obama, ma visto che il presidente a stelle e strisce è arrivato a casa sua piuttosto tardi il piccolo principe, futuro re,  lo ha accolto in pigiama indossando una vestaglia dimostrando la sua grande classe di fronte anche ai potenti della terra. A proposito mi sono dimenticato il 21 aprile di fare gli auguri alla Regina Elisabetta che è arrivata in maniera splendida ai 90 anni. Anche per questo evento foto di famiglia con  il piccolo George assieme al nonno Carlo, il papà William e la  bisnonna Elisabetta. Interessante il vestito che indossa sua maestà che ha ereditato da  sua  madre, Elizabeth Bowes Lyon, creato da Sir Courtauld Thomson nel 1919 e che la regina madre aveva indossato anche in occasione del suo centesimo compleanno e cioè nel 2000 due anni prima di passare a miglior vita.



Un pochino invece plateale Obama al suo addio ai giornalisti quando cioè ha palesemente copiato il grande Kobe Bryant parafrasando il "Mamba out" di Kobe in:"Obama out" e ha lasciato cadere a terra il microfono, ma si sa che l'America è anche questo!

Piacevole sorpresa della domenica la chiamata su Skype da Corinna con Giacomino, mannaggia che bello e che carina la Cori a chiamare un vecchio allenatore come me, ma si sa la vita a volte, se non spesso,  regala emozioni anche se mi sembra ormai di vivere in un mondo fatto di icone eteree senza avere la possibilità di abbracciare chi amo.

Occhio all'onda!