Boarder Cross obiettivo Olimpiadi

Ne vogliamo parlare della proposta che il settore internazionale ICF  Slalom  farà all' ICF Board of Directors nella prossima riunione a Marzo?
Partiamo dicendo che Jean Michel Prono (presidente Board Slalom ICF)  chiederà di inserire a partire dalla Coppa del Mondo di quest'anno le gare di "Canoa Slalom Cross" quello che normalmente viene definito "Boarder Cross" che il bravo Enrico Lazzarotto aveva proposto a Valstagna diversi anni fa  organizzando gare lanciandosi giù da una rampa sistemata sopra il muretto sul Brenta per poi passare obbligatoriamente tra poche porte di slalom. Il primo che tagliava il traguardo vinceva con partenze a gruppi di 4 contemporaneamente.  Oggi quello che un tempo  sembrava solo fantasia e spettacolo prende forma e sostanza anche a livello ufficiale fra i possibili sport olimpici in vista di Tokyo 2020. Per la verità a spingere in questa direzione è la stessa Francia che in occasione di gare internazionali di slalom o di  Coppa del Mondo  organizza, nei giorni precedenti, una prova di "Boarder Cross" che attenzione non è il "Free Style", che fa comunque parte da anni della stessa ICF, ma di un misto di slalom e per l'appunto di free style. Gare che si avvicinano allo spirito della famosa prova sponsorizzata dall'adidas e cioè la "Sick Line" che ogni anno si svolge sul fiume Otz e richiama molti canoisti di alto livello per contendersi quello che è praticamente riconosciuto come un campionato del mondo di Alto corso. E qui bisognerebbe aprire una parentesi tutta italiana considerando il fatto che molti anni fà prese vita un circuito nazionale con ricchi premi. Le motivazione che si vogliono dare per questa scelta sono principalmente:


1. offrire qualche cosa di nuovo per la canoa;
2. sfruttare i campi artificiali per lo slalom anche in 

questa direzione;
3. avere più medaglie olimpiche in palio per la canoa;

C'è anche un risvolto economico su tutto questo ed è quello che le aziende che producono  canoe in polietilene per questo tipo di gare sono potenti e numerose, per il semplice fatto che alcune di loro non si limitano a fare canoe, ma sono inserite anche in altri settori della produzione. Quindi la canoa diventa per loro un veicolo pubblicitario importante per l'intera azienda. Mentre il mercato delle canoe da slalom è praticamente monopolizzato  da Vajda e Gala. 


     Ecco quelle che dovrebbero essere le regole:

Si parte da una rampa di lancio in  4 atleti per batteria e sul tracciato vengono posizionate massimo 6 porte - o meglio passaggi obbligati da un lato o l'altro del canale o del fiume - con un massimo di 2 risalite. Durata può variare dai 45 ai 60 secondi massimo.
L'ultimo viene eliminato e si procede così fino alla grande finale.
Le canoe potranno essere massimo lunghe 2.75 con un minimo di 2.05 e dovranno pesare 20 chilogrammi. Si porterà avanti a livello olimpico il K1 maschile e femminile. Mentre si prevedono gare anche in C1 ma senza la possibilità immediate di vedere l'inserimento a cinque cerchi.

E' quello che è successo per il ciclismo che prima  ha tolto dalle Olimpiadi nel 1996  la 4x100 chilometri a squadre  per inserire la mountain biking e poi dal 2008 pure la BMX - disciplina quest'ultima più vicina ai giovani e più spettacolare a detta di molti con tutta una serie di interessi economici per mezzi e per costruzione di piste necessarie allo svolgimento di queste gare.

Quindi la proposta sembra interessante certo è che da tutto ciò ne esce decisamente male il settore discesa che così  si vede decisamente chiudere la porta in faccia ad un suo inserimento olimpico, ma prevedibile considerando il fatto che nessuno a livello dirigenziale e politico ha avuto la forza di portare avanti  proposte e idee importanti.

Occhio all'onda! 



Chiuso l'Oceania Championships 2016


Jaxon Merritt durante la finale degli Oceania Championships: gara che gli regalerà una forte amarezza!
Il canale di Penrith, piano piano si va svuotando, molti atleti stanno ripartendo per tornare a casa e per concentrarsi nelle rispettive prove di selezione. Si respira aria diversa e questa mattina ho capito che sta per finire un ciclo importante di preparazione per lasciare spazio a momenti di rifinitura. Il tempo passa e i Giochi Olimpici si avvicinano sempre di più. Arrivano dal comitato organizzatore anche i dettagli su orari e giorni... ormai ci siamo.

La selezione australiana nel kayak maschile, per decidere chi va a Rio 2016,  è stata in bilico fino all'ultima pagaiata e all'ultima porta: la fotocellula ha dato la sentenza inappellabile. Una lotta tra Lucien Delfour e  Jaxon Merritt. Quest'ultimo aveva conquistato ai mondiali di Londra la quota olimpica per gli "Aussi" giungendo al 29esimo posto e 15esima nazione. Sono 0,68 i decimi il distacco che dividono i due contendenti per indossare la tanto ambita casacca a cinque cerchi per il proprio Paese. Alla fine andrà il francese naturalizzato in Australia Lucien Delfour che ha tenuto duro fino alla fine anche contro un pubblico che certo non lo ha sostenuto, anche se era ben prevedibile che gli australiani tifassero per Jaxon beniamino di casa dai capelli lunghi e dallo sguardo profondo, un po' hippie un po' atleta. 
Ma le cose vanno come devono andare e quindi il sogno per Jaxon finisce all'entrata della porta 10 quando la sua canoa tocca il palino e l'ululato dei tanti fans che lo seguono risuona in tutto il Wildwater Center di Penrith! Si annuncia la fine e il sogno si squaglia come la neve al sole... forse questo non è l'esempio migliore da usare "In the land down under" sempre per restare in tema sul prossimo video della "Ivaldi productions" che dovrebbe proprio uscire oggi.
Il primo video pubblicato il 23 gennaio scorso:  "Home is where the journey begins" è stato  il primo di una  serie che i fratelli Ivaldi stanno producendo, raccontando la loro vita attraverso la canoa.  Questo ha avuto 53 condivisioni e oltre 5.000 visualizzazioni e il secondo "In the land down under" è stato girato in Australia e si presenta ricco di energia con immagini molto raffinate. Quindi l'attesa è tanta per vedere e seguire la seconda puntata di questa interessante ed emozionante serie.

Occhio all'onda!

Palesemente troppo forte

Per Ricarda Funk è partito tutto da qui...
Ora vi racconto com'è veramente andata la finale del kayak femminile qui agli "Oceania Championships". Non credete alle classifiche che sono state pubblicate perché noi eravamo presenti e possiamo testimoniare che sono state manomesse. Allora Riccarda Funk in finale non tocca l'acqua, com'è sua abitudine ormai in questi ultimi mesi considerando il fatto che da piccola deve esser caduta dentro la pozione magica di Panoramix e lo slalom per lei sembra essere un elemento chimico scritto nel suo DNA. Ferma il cronometro sui 99,52. Tanto per farvi una idea e inquadrare la dimensione di questa prestazione considerate che Benus vince la finale nei C1 con 97,36   più una penalità quindi 99,36. Secondo è Nicolas Peschier con 100,41! Bene nessuna donna seduta si era mai avvicinata a tanto ai colleghi maschi in C1. Passano cinque minuti, c'è un gran correre e un gran fermento, il cielo si scurisce, tuona lo stesso infinito  e a  quel 99,52 viene aggiunto  un salto di porta. La motivazione è chiarissima:  il tempo risultata essere antisportivo, la giuria si riunisce e decide per la massima penalità per la quasi 24enne teutonica che dopo un mese di Australia si mantiene bianca e candida come se avesse passato l'inverno chiusa in casa tra le sue montagne. Nessun segno di sole sulla sua bianchissima pelle, neppure in viso.
Anche agli "Australian Open"  avevano  provato,  durante la sua discesa di finale, a  spostarle palesemente la porta numero 17 e la povera Funk  fu costretta a risalire  e nonostante tutto ciò mise al collo l'argento. 
Tanto per la cronaca alla fine fanno vincere la gara alla Dukatova con il tempo di 105,09, seconda Fox 105,18 e terza Lawrence con 106,54.
Riccarda Funk comunque è una vera donna di classe, sul suo profilo di Facebook fa i complimenti alla vincitrice, dice di sentirsi bene e guardare al futuro con tranquillità e ne ha ben donde  visti i risultati e la sua infinita semplicità e classe. Mi viene il sospetto che lei sia come Zlatan Ibrahimovic: vincere l'avrebbe offesa (Raffy dixit).
Ros Lawrence esce di scena consolandosi con questa medaglia e portando dopo la gara i suoi nipotini in canoa perché le Olimpiadi le vedrà solo alla televisione. 

Un plauso ai C1 italiani, Colazingari e Cipressi entrambi in finale, come in finale il C2 Camporesi/Ferrari. Clara Giai-Pron sente il profumo di finale, ma è la prima esclusa. Ana Satila ha il tempo sulle braccia per essere protagonista fino all'ultimo, ma le 4 penalità la lasciano sulla collinetta a guardare le avversari per la finale e per prendere energia in vista del futuro ormai alla sua portata.

Oggi, nella notte italiana, semifinale e finale per K1 men e gara per C1 donne che come sembra rilegano nei buchi del programma. 




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Occhio all'onda!

Gli australiani qualificano il C1 per Rio 2016

 
Ricarda Funk in piena azione agli Oceania Championships


Come da copione gli australiani, praticamente con un giorno di anticipo,  si sono presi il posto per i Giochi Olimpici in C1 e domani si giocheranno il nome.   Per la verità lo scontro era tutto a vantaggio degli "Aussi" che hanno giocato facile con la Nuova Zelanda e con le Isole Fiji considerando il fatto che queste ultime due nazioni non hanno neppure centrato il passaggio in semifinale. Bella gara nella specialità singola della canadese vinta da Franz Anton sul russo Kirill Setkin e questo ultimo risultato ci fa capire che il lavoro intrapreso da due anni dal tecnico inglese Nick Smith inizia a dare i suoi frutti. Lo conoscete tutti Nick vero? Non c'è bisogno di dire che è stato l'allenatore dei campioni olimpici di Londra 2012 in C2 giusto? Beh lo sanno tutti che Baillie e Stott hanno messo al collo l'oro davanti ai compagni di squadra Hounslow/Florence e terzi i gemelloni slovacchi. Certo non perdo tempo a ricordarlo ovvio e vado avanti.

Restiamo nel Team Australia e Jessica Fox ora ha la certezza che sarà al via ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Eppure la cosa, ora a giochi fatti, sembra essere stata facile facile per lei che a 22 anni ha vinto praticamente tutto, ma non è stato così. Immaginate il cammino che è stato praticamente questo: va in Tasmania ai campionati nazionali e perde da Rosaline Lawrence, la quale ovviamente si carica e capisce che può sperare nel grande sogno di emulare la sorella Jacqueline. Si arriva agli "Australian Open" di due settimane fa nonchè  prima selezione e la bionda figlia della Volpe e della francesina Jerusalmi, che ha conquistato nel lontano 1989 il cuore del campionissimo per antonomasia, rischia di perdere dalla giovane sorella Noemi rimanendo addirittura fuori dalla finale in casa. Oggi parte in prima manche Rosaline e piazza un 100,87 seguito da tutta la famiglia compresi i nipotini. Parte Jessica con il numero 1 che corrisponde alla numero 1 del ranking ICF, e ferma il cronometro su 100,50!
Il gioco si fa duro, ma Fox ha il vantaggio di partire per ultima e prima della sua discesa saprà il risultato della sua diretta avversaria nonché compagna di nazionale. Ros, come tutti la chiamano, non ce la fa a migliorare e a questo punto Jess ha la strada libera per lasciarsi andare senza la preoccupazione della qualifica. Finirà seconda dietro ad una irraggiungibile Ricarda Funk, che aumenta per me le quotazioni in vista di Rio 2016. La tedesca vola, non prende un'onda in faccia e dieci minuti dopo la trovo al bar del centro che si mangia patatine fritte post gara... se l'è meritate tutte!

Rimane in sospeso invece il duello per chi andrà a Rio per canguri nel K1 uomini dove oggi ha avuto la meglio Jaxon Merritt su Lucien Delfour: uno a uno palla al centro e domenica  si riparte e  chi segna prima stacca il biglietto per le Olimpiadi.
L'Italia sta bene in questa categoria ha Giovanni De Gennaro e Zeno Ivaldi che ci fanno vedere belle cose anche quando il campione olimpico è costretto a dare forfait per una brutta tonsillite, come leggiamo sul social network per eccellenza.

Domani e cioè quando l'Italia va a dormire torneranno in acqua donne sedute e C1 per semifinali e finali.  Le altre categorie dovranno aspettare domenica per pagaiare su questo magnifico canale.

Ecco! il solito cronista da strapazzo non ha detto nulla sui C2 che per la verità passavano tutti in semifinale quindi dettagli rimandati a domenica.
Anche sbadato lo scrivano: non dice nulla di un Martikan decisamente appesantito e fuori forma? No, meglio di no, facciamo finta di nulla e aspettiamo domani considerando che è finito nelle retrovie in qualifica e dalle notizie che abbiamo avuto ha iniziato da poco ad allenarsi o perlomeno nell'acqua che corre.

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Occhio all'onda!

Oceania Championships con sapore olimpico


 Il tracciato disegnato da Campbell Walsh e Mike Druce per la qualifica agli "Oceania Championships", che inizieranno domani e che si protrarranno fino a domenica, avrà 20 porte. La gara ha un risvolto mondiale considerando il fatto che qui si mette in palio la quota olimpica mancante per la Canadese monoposto. I contendenti in campo per questo posto sono ovviamente Australia, New Zeland e Isole Fiji, facile sapere di chi avrà la meglio anche se lo slalom è sempre lo slalom! Certezze non ce ne sono se non quella che a Rio 2016 C2 per Oceania e Africa non ce ne saranno.  

Seguendo la demo-run di oggi pomeriggio tra noi  allenatori ci siamo scambiati diverse occhiate e anche qualche commento. Siamo unanimemente convinti che il tracciato è piuttosto facile anche se dipenderà molto dall'altezza delle porte considerando il fatto che è arrivato per l'occasione Jean Michel Prono a controllare che tutto si svolga nel rispetto delle regole e lui su questo punto è piuttosto fermo e deciso (art.27.3 - the pole height should be approximately 20cm above the surface of the water and should not be set in motion by any surge of water).
Regole... ecco tanto per iniziare domani non ne rispettiamo una e cioè quella di qualificare con la prima manche i primi 30 e così via. Tutti avranno a disposizione due discese e si prenderà la migliore delle due, tanto per farvi capire che "In the land down under" si fa un pochino come si vuole! Anche se per dover di cronaca in Europa per la prova continentale si fa ugualmente quello che si vuole discostandosi dal regolamento ICF. Per la verità e se vogliamo essere puntigliosi io vedo che per l'Europeo la cosa è fattibile perché non è gara "ICF Ranking", mentre gli Oceania Championships lo sono, quindi la logica direbbe che si dovrebbero rispettare i regolamenti ICF. Chiudiamo qui questo dialogo tra sordi e andiamo avanti.

Il tracciato è stato disegnato da due tecnici che allenano atleti  oceanici  per evidenti ragioni di importanza della gara per loro, ma si fatica a capire però la filosofia del percorso disegnato da questi  due tecnici che di esperienza ne hanno parecchia. Su Walsh credo che non ci sia nulla da dire considerando il fatto che  il mondo dello slalom lo conosce molto e lo rispetta assai. Mike Druce è il direttore tecnico della squadra australiana e nell'autunno del 2014 aveva camminato per l'Europa per oltre  600 chilometri per la "Fred Hollows foundation" raccogliendo fondi per oltre 16.000 dollari. In sostanza non ho detto nulla di importante come sembra non essere così importante parlare del tracciato.
Non ho dubbi però che comunque domani vivremo intensamente la gara come sempre perché non c'è nulla di più eccitante, divertente, emozionante che quel 5,4,3,2,1 go che fa scattare agli atleti quel qualcosa in più ad ogni pagaiata.

Ecco qui links utili per seguire le gare:


Live Results:

On Australian Canoeing website http://canoe.org.au/events/2016-slalom-series/2016-canoe-slalom-oceania-championships-results/

On the ICF website  http://www.canoeicf.com/results-pages/2016-canoe-slalom-oceania-championships

To the video taken at the demo run
https://www.facebook.com/AustralianSprintSlalom/videos/vb.221304844547136/1191549280856016/?type=2&theater



Occhio all'onda!





 

Novità sulle canoe



Qui "In the land down under", tanto per citare  il titolo del prossimo video dell'Ivaldi Productions in uscita il prossimo 23 o 24  febbraio, arrivano alcune novità sugli scafi.
Vajda con  Benus e gli Hochschorner sembrano sperimentare soluzioni innovative e decisamente molto azzardate. Ne ho parlato giusto ieri,  dopo l'allenamento mattutino finito alle 8,50 am,  con i gemelloni  "ter Olympia athletae" che mi hanno spiegato brevemente il concetto di questa cosa strana che hanno sulla coperta della canoa.  Si sa però  che Pavol e Peter non sono certo molto loquaci, ma le misere parole spese  su questa novità  apportata alla loro canoa,  mi hanno fatto capire che il beneficio più grande di tutto ciò si riscontra  nelle risalite. In sostanza si tratta di una sorta di scalino giusto dietro il pozzetto del secondo pagaiatore. Così facendo si toglie volume non gradualmente ma direttamente da quel punto fino alla coda. L'innovazione pure brutta da vedere, secondo me, toglie armonia alle linee sublimi di uno scafo, ma probabilmente efficace per sentire maggior pressione sulla parte finale della coda. Per il momento questa soluzione è stata adottata solo da loro e da Benus. Restiamo sugli scafi e guardiamo la novità marcata Gala per i K1, sviluppata con  Hradilek e Prindis che hanno modificato il fondo della Tik-Tak e hanno creato la RAD.  Mi ricorda però tanto la "Boomerang" con la quale David Ford vinse i mondiali nel 1999 a La Seu d'Urgell: è praticamente uguale. In sostanza ci sono due lunghe chiglie sul fondo che aiutano a mantenere velocità e la direzione.
Sempre più atleti stanno usando canoe divise in due e anche gli stessi costruttori si stanno adoperando per trovare le migliori soluzioni. Credo che a breve si raggiungerà una certa perfezione tanto da spingere un po' tutti ad adottare questa idea che facilità il trasporto e non ti fa arrivare all'aeroporto ogni volta con la paura di non imbarcare lo strumento di lavoro per eccellenza!

Occhio all'onda  


Particolare della coda del C1 di Matej Benus: lo scalino giusto dietro al pozzetto
Osservare la cura con cui i tre volte campioni olimpici in C2 ripongono la loro canoa dopo ogni allenamento
Il fondo della RAD con le due chiglione
Particolare della canoa di Benus tagliata in due



 

Un sorriso contagioso che confonde

Guille al centro con la maglietta gialla che illustra il tracciato di allenamento agli atleti a Foz do Iguaçu

Lo devo proprio confessare non posso vivere con questo peso sulla coscienza!

Ricordate il post precedente a questo dove alla fine scrivo che sono contento di aver rivisto in acqua assieme Kate e Rosaline Lawrence? Bene! Per la verità in una prima edizione dello stesso avevo scritto: "sono contento di aver rivisto in acqua Jacqueline e Rosaline Lawrence" poi ho messo pure la foto che ho scattato alle due sorelle e ovviamente ho riportato nella didascalia i nomi di Jacqueline e Rosaline.

Esattamente  25 minuti dopo averlo postato ricevo su WhatsApp questo messaggio da Guille Diez-Canedo: "Hola Ettore. Una corrección: La que está remando con Ros en la foto que has puesto en el blog es Kate, no Jacqui". In quel preciso istante ho focalizzato l'immagine di Kate e Jacqueline e ho capito il grande sbaglio commesso e mi sono precipitato a rimediare alla confusione che avevo creato: ho risposto a Guille dicendogli che lo amo!
 

La stessa Kate l'avevo salutata nei giorni di gara e ci eravamo reciprocamente chiesti come va la vita. Io però ero proprio convinto di parlare con Jacqueline, ma mi ero anche chiesto come mai non ci fosse con lei la prole. Boh! mi sono detto forse è venuta da sola per collaborare meglio con Ros che ha le selezioni, mentre avevo lasciato Kate su qualche isola deserta intenta nei suoi studi di biologia o a seguire le balene marine e non mi era passato minimamente dall'anticamera del cervello che potesse invece essere lei. Quasi come se dai quei mondi non si potesse tornare senza prima avvisare e senza portare con sé qualche segno del gigantesco cetaceo.

Ok può succedere, anche se non si dovrebbero mai confondere le persone, ma mi fa immenso piacere che Guille, con cui sto lavorando spalla a spalla ormai da 4 anni, prima di averlo allenato per i giochi Olimpici di Pechino 2008, mi abbia fatto notare tutto ciò, con riservatezza estema eleganza e puntualità.


Ora parlarvi di Guille Diez-Canedo mi risulta  facile perché è una persona molto profonda e di una sensibilità unica, forse a volte anche troppo. Ma ciò che mi piace far sapere di lui è che è  un grande e attento osservatore e conoscitore dello slalom a 360 gradi: una enciclopedia vivente che si muove agevolmente in molti campi diversi. Io  spesso e volentieri chiedo lumi a lui per i miei pezzi e per le mie cronache dalle gare. Per non parlare del suo lavoro come tecnico: è lui che mi fornisce tutti i video elaborati durante le gare in quei frangenti dove il tempo per reclami o per aggiustare decisioni tecniche sono fondamentali e non si può perdere neppure un secondo. E' lui che manda avanti la baracca quando io non sono con tutta la squadra come in questo momento. E' lui che mi dà sempre spunti interessanti su cui riflettere e meditare. E' lui che cura le mie traduzioni e che ci offre pure novità in campo cinematografico, culturale e politico. Grande Guille e grazie mille per la tua immensa competenza messa a disposizione di tutti noi e degli atleti. Noi ne andiamo orgogliosi.

Purtroppo il mio primo post non era neppure passato inosservato a Rosaline Lawrence che mi scrive gentilmente, anche lei pochi minuti dopo,  queste parole su Facebook:"Ciao Ettore, nice blog post - only it is Kate that was paddling with me, not Jacqui" e ci aggunge pure un emoticon wink che strizza l'occhio!
Io le rispondo praticamente subito e la ringrazio dicendole che ho già provveduto a sistemare la cosa e mi scuso ancora per il fatal errore.

Insomma la prima versione del post è stata un totale  disastro, ma per fortuna che ho ancora degli Amici che mi controllano, che mi voglio bene e che sanno darmi utili e attenti consigli. Capita a volte infatti che la voglia di condividere con il mondo ogni attimo fa perdere l'attenzione e si cade malamente per la troppa fretta.

Mi scuso anche con le magnifiche sorelle Lawrence alle quali auguro di mantenersi sempre con quel sorriso che le contraddistingue, ma che, ahimè! le fanno confondere troppo!

Occhio all'onda! 


Guille con Jordi Domenjo altro grande personaggio della canoa slalom mondiale


Sempre Guille con Domen a Tomazina in occasione dei campionati nazionali del Brasile di slalom
da sinistra Mari, Guille e Alvaro che con me sono i soci del nuovo "BAR EUROPA FORUM"  a Foz do Iguaçu



Proiettare il tutto sul prima e sul dopo non sull'attimo che si vive

Eravamo rimasti alla finale dei K1 uomini degli Australian Open, poi non avevo detto nulla sulle canadesi monoposto femminili che dai Giochi Olimpici del 2020  entreranno a farne parte lasciando fuori una specialità come il C2: barca che ha fatto la storia dello slalom, ma evidentemente come eliminano il Corpo Forestale dello Stato buttando 200 anni di vita, non costa nulla chiudere gli occhi e fare finta che il  C2 appartenga già al passato. Rimango letteralmente sconvolto da Tony Estanguet che sembra non aver mosso un dito lui rappresentante degli atleti nel CIO, lui terzo vicepresidente ICF.  Ebbene nonostante tutto ciò hanno fatto gareggiare le povere ragazze in ginocchio  praticamente da sole la domenica mattina facendo fare a loro  tre manche praticamente di seguito - qualifica, semifinale e finale - tanto per capire la considerazione che si vuole dare una volta raggiunto l'obiettivo... così non si fa!

Le gare danno spunti per riflettere come si diceva e il primo punto chiarissimo ormai da tempo è quello che ci sono sempre più combinazioni da risolvere in retro. Manovra questa che poco si allena. In acqua forse ci si dimentica troppo spesso di provare e riprovare le combinazioni con soluzioni in retro. Lunedì mattina ho visto Stanislav Jezec  fare della tecnica con soluzioni alternative alla retro e cioè il colpo indietro oppure passare la discesa  a mo' di risalita per rientrare sulla porta successiva. Prendiamo la gara di finale dove Prindis e Molmenti (rispettivamente primo e secondo) hanno scelto bene di fare la 17 in retro non perdendo nulla, anzi guadagnando sul passaggio successivo. Ecco il vero punto su cui bisogna riflettere: non fermarsi a guardare che cosa è più veloce per quella singola porta ma proiettare il tutto sul prima e sul dopo. Questo è il vero segreto, se mai si possa considerare segreto, per non incartarsi con le proprie mani! 

Mi ha fatto piacere oggi rivedere in acqua assieme Kate e Ros Lawrence pagaiare sulle loro canoe gialle, mancava Jacqueline, quest'utlima  conquistò  l'argento a Pechino nel 2008  dietro a Kaliska e davanti a Oblinger Peter. Jacqueline smise l'anno stesso e Kate pochi anni più tardi quando l'avvento della Fox la traumatizzò non poco. Quella medaglia  arrivò per l'Australia dopo 16 anni dell'argento di Danielle Woodward a Barcellona 1992, quest'ultima oggi presidente della Federazione canoa Australiana.
Mi viene anche da dare forza al detto popolare: "non c'è due senza tre" visto che nel 2012 l'Australia si riporta a casa l'argento con Jessica Fox a Londra e se questa non è coincidenza ditemi voi come definirla! 

Occhio all'onda! 


Kate e Rosaline Lawrence



K1 da favola

Il podio assoluto del K1 men da sinsitra Daniele Molmenti secondo classificato al centro Vit Prindis vincitore e terzo Peter Kauzer
I K1 uomini hanno tutti gli occhi avvelenati.
I k1 uomini si spingono sui muri come iene.
I k1 uomini infuocano  l'acqua se questo fosse mai possibile.
I k1 uomini vivono a stretto contatto con le porte, le sfiorano, ci parlano, ci girano in torno con la sublime delicatezza di un fiore e con la forza di leoni affamati da settimane.
I K1 uomini mi mettono agitazione e non mi fanno restare calmo quando assisto alle gare, mi prendono nel profondo e soffro quanto loro ad ogni discesa. Non che le altre categorie siano da meno, ma il modo con cui i K1 uomini devono affrontare la gara non lascia spazio a tentennamenti o esitazioni.
I K1 non possono pensare devono solo agire e mettere in pratica quello che maturano in ore e ore di allenamento tutto il resto viene da sé. Ho detto tutto questo perché oggi tra semifinale e finale ho goduto  parecchio perché ogni discesa ha rappresentato una forma di essenza artistica unica e se vogliamo irripetibile... o forse fino alla prossima gara!  Perché solo una  competizione ha la capacità di esaltare le massime prestazioni indipendentemente da che momento dell'anno l'atleta si trova.  Poi c'è il fatto che da queste occasioni si raccolgono mille spunti per iniziare già domani a lavorarci sopra. Mille idee tecniche che mi frullano nel cervello e che vedono la scintilla in questi artisti dell'arte dello slalom.
Per i risultati completi dei numeri vi basterà andare sul sito ufficiale degli Australian Open per vedere nel dettaglio tempi e posizioni oppure prendere visione di qualche cronaca di gara fatta a distanza. Io  posso solo ancora  fare due complimenti. 

Il primo è per  Vit Prindis che dopo l'incidente ai British Open del 2014 e la seguente operazione alla spalla con stop forzato per quasi un anno,  è tornato a gareggiare alla grande e a  vincere. Il ceco di Praga due anni fa aveva preso l'argento agli Europei a Vienna dietro al suo compagno di squadra Jiri Prskavec (oggi finito nelle retrovie in semifinale) e nello stesso anno aveva chiuso in seconda posizione pure la Coppa del Mondo dietro al tedesco Sebastian Schubert (anche per quest'ultimo la gara di oggi non è andato come sperato: il suo  93,68 non gli ha permesso di proseguire la gara fino alla fine).  Prindis è  entrato in finale con il  decimo tempo ed stato anche  l'unico atleta con una penalità, tutti gli altri 9 con zero. 
I secondi complimenti vanno ai tracciatori dei percorsi di qualifica e semifinale/finale e cioè a Billaut e a Smolen due colleghi tecnici che hanno fatto vedere come devono essere i percorsi di gara: veloci, con spunti tecnici e che offrono l'opportunità di esprimersi pure fisicamente. Speriamo che il buon Jean Michel Prono, non presente qui, ne faccia tesoro comunque di questa performance e che Schmidt e Aghulon prendano esempio per i prossimi Giochi Olimpici a Rio.

Archiviati anche gli "Australian Open 2016", da domani in acqua per proseguire gli  allenamenti sempre qui a Penrith in attesa delle gare per gli "Oceania Championships" dal 19 al 21 Febbraio.

Nel frattempo godetevi pure le foto di questi tre giorni cliccando qui


Occhio all'onda! 



Zeno Ivaldi (a sinistra nella foto) secondo classificato nei K1 U23 nella gara vinta da Michal Smolen e terzo Maturin Madore 
Zeno Ivaldi in azione in semifinale - foto di Rob van Bommel

Prima giornata di finali con C1 men, K1 women e C2

Il podio del C1 con al centro Benus alla sua destra Rohan e bronzo a Jezek
Giornalisticamente parlando si dovrebbe aprire il pezzo portando onore ai vincitori quindi a Benus, Kuhnle  e Skantar/Skantar, ma il vero colpo di scena e quindi la notizia clou secondo me  arriva da un altro fronte. Infatti Jessica Fox oltre ad essere rimasta fuori dalla finale qui in casa sua ha rischiato che la sorella più giovane di lei, Noemì,  le rubasse il posto alle Olimpiadi, considerando il fatto che come già sapete per gli Aussi sono prove di selezione queste gare di apertura stagione. Dramma quindi  sfiorato in casa dei campioni per 0,76 decimi! Anche i campioni, pardon le campionesse, posso farsi prendere dal panico quando sono chiamate a confermare pubblicamente la loro superiorità. Ed  è  sembrata una principiante l'argento olimpico e la innumerevole volte campionessa del mondo, tra la porta 17 e 18 quando saltando in un insidioso ritorno d'acqua per infilare la seconda delle due discesa  è rimasta impiantata sull'acqua che l'ha proiettata alla sinistra della stessa. Costretta quindi a risalire, perdendo 5 secondi oltre al tocco, si rilanciava in una corsa sfrenata per recuperare l'errororaccio con mamma Myriam e fidanzato che le urlavano di non mollare, mentre il papà, speaker ufficiale della manifestazione, ha faticato a mantenere la sua plomb britannica!
Bene, a parte tutto ciò, e a poche ore dalla fine della seconda giornata di gare, c'è da dire che Matej Benus, il C1 capace di lasciar fuori dalla squadra a cinque cerchi slovacca una leggenda come Martikan, è in fortissima crescita dimostrando una grandissima maturazione agonistica. Mi è piaciuto anche anche Lukas Rohan, che in semifinale era secondo dietro all'inglese Burgess e che in finale ha pagaiato ancora molto bene mettendo davanti la sua punta al sempre presente Stanislav Jezek. Due curiosità a questo punto. La prima è quella che il campione ceco Jezek ieri durante la demo run della semifinale era sulla collinetta a giocare con le figlie con un kite e la seconda è quella che sembra che Martikan non smetta, come quasi tutti noi ci immaginavamo, ma sta preparando la grande riscossa agli Europei in casa sua per rilanciarsi in vista di Tokyo 2020.
Bravi pure gli italiani Camporesi/Ferrari che si piazzano secondi dietro ai cugini Skantar/Skantar e lasciando alle loro spalle tutta la sfilza di francesi che animano da tempo questo canale.
Fra le donne Funk fa una semifinale con i fiocchi poi in finale si perde alla porta 17 che è costretta a rimontare e Corinna Kuhnle è brava su tutto il tracciato: il suo  tempo è eccezionale, ma senza quell'errore della tedesca le cose sarebbero andate diversamente.
Ana Satila entra in finale nonostante un tocco e con  due risalite con entrate lunghissime e cioè alla 3 e alla 13. In finale  arriverà sesta anche se si perde a metà gara, la stanchezza fisica di queste ultime due settimane di carico, si fanno sentire tutte.
La brasiliana vince fra le U23 e si porta a casa il tradizionale boomerang che speriamo possa portarle buon auspicio.

Domani domenica semifinali e finali per C1 donne e per K1 men e considerando il bel percorso ricco di insidie ci sarà da divertirsi.  


Occhio all'onda! 

Il podio Under 18 K1 donne prima Sona Stanovska

Il podio Under 23 K1 donne prima Ana Satila seconda  Lisa Leitner e terza Viktoria Wolffhardt

Il podio assoluto K1 donne prima Kuhnle seconda Funk terza Vojtova

Il numeroso  gruppo famiglia Slovacchi con Skantar/Skantar, Benus, Mincik con rispetttiv mogli  e figli
 

Gare di qualifiche interessanti




In tanti tecnici e atleti ci siamo chiesti: "ma quanto è forte Ricarda Funk?" il suo 2,2% da Benus, che ha vinto la qualifica in C1 con una eleganza unica, tra una cullata e l'altra ai suoi piccoli pargoletti, e l'8,8% dal K1 men  Dalfour, che qui in Australia ha messo radici e qualcosa in più, la dicono lunga. La tedesca non arriva ai 50 chilogrammi complessivi vestita di tutto punto con caschetto e salvagente, sull'acqua vola come l'airone che qui puntuale  accompagna tutte le sere i magnifici tramonti alla chiusura di giornata per volare su un lago che lo culla durante la notte. La tedesca, lo dico qui e  mi gioco anche 100 verdoni, è la favorita numero uno per Rio 2016, non dovrà farsi prendere dal panico delle selezioni tedesche che sono sempre una incognita, dovrà solo pagaiare come la vediamo fare ogni giorno con semplicità e nervo considerando il fatto che di muscoli in quel corpicino ce ne sono pochi, ma ben distribuiti.
Ana Satila conferma di essere in crescita e nonostante un erroraccio sull'ultima risalita entra in semifinale con una sola discesa. Nella semifinale di domani  bisognerà tirare fuori qualcosina in più per essere fra le dieci finaliste.
Bella gara anche nei K1, inutile nascondere che Zeno ha fatto proprio una bella discesa nonostante una partenza piuttosto lenta e agitata. Il ragazzo cresce pagaiata dopo pagaiata nella gara vinta da Dalfour, ma questo l'avevo già detto,  seguito da Smolen a 0,98 e terzo il pagaiatore della diga del Chievo a 1,10 dal vincitore e a 0,12 dal bronzo iridato di Londra 2015.
Nella canadese monoposto Raffy è stato bravo a tenere alla distanza protagonista di una seconda manche tutta in attacco. Bravo lui che quest'anno sarà impegnato anche con la maturità al  liceo

Due parole sul tracciato di semifinale e finale che sembra essere disegnato per metà percorso per pagaiatori mancini e per l'altra metà per destri, ma onestamente ormai non si può più parlare di destri e sinistri considerando il livello di questa categoria che qui a Penrith sta vivendo un giallo! Il problema è che non si capisce perché gli organizzatori non rispettino i regolamenti internazionali e ogni anno si inventano qualche novità a loro piacimento. La questione è che visto che nella C1 ci sono troppi pagaiatori francesi partecipanti hanno deciso che nessuno entrerà nel ranking ICF, nessuno ne capisce il motivo. Il tecnico dei russi, Jean Yves Cheutin, ci ha provato a spiegare all'organizzazione il dilemma, ma Richard Fox, in qualità di orgnizzatore ha risposto che gli dispiace ma non si cambia nulla. Mah!

Buon venerdì all'Italia che si è appena svegliata, noi ci mettiamo a guardare il video per analizzare la gara di oggi e dopo cena penseremo a preparare la gara di domani guardando la discesa degli apripista.

Occhio all'onda! 


AUSTRALIAN OPEN ci siamo al via stagionale!


E' ormai un classico aprire la stagione agonistica internazionale per la canoa slalom con gli "Australian Open" e guardando gli ordini di partenza c'è la garanzia che assisteremo a delle belle gare. Tanti atleti e di prestigio mentre  gli australiani si giocano i posti olimpici considerando il fatto che questi tre giorni di gare che ci aspettano saranno una delle due prove di selezione per gli "Aussi".  La prossima fra due settimane sempre sullo stesso campo di battaglia ma per gli "Oceania Championships"
Che le gare fossero importanti per loro lo si era ben capito in queste ultime due settimane visto che Fox e Company hanno misurato con parsimonia i loro allenamenti qui sul canale e poco si sono visti in giro a gozzovigliare. Le selezioni comunque fanno paura un po a tutti nessuno escluso e non vanno assolutamente prese sotto gamba.
Veniamo al circuito disegnato dal francese, ma da due anni tecnico della squadra dei canguri, Julien Billaut in compagnia al collega americano Rafael Smolen. Il risultato visto, dopo la discesa dei dimostratori, è quello di un percorso facile e molto fluido. Si parte nel primo salto con una combinazione larga e l'unica incognita è quella di saltare a destra o a sinistra, ma per la verità qualunque decisione che si prenderà non influenzerà molto sul risultato. Altre alternative non ne ho viste lungo il tracciato e come sempre  bisognerà pagaiare bene e senza strafare. Anche al salto una tra le combinazioni più classiche delle classiche: risalita a destra traghettone sulla "maine wave" e discesa bassa da infilare al volo.  La parte centrale è cambiata rispetto gli anni precedenti e c'è una morta in più che regala più continuità. Proprio lì è piazzata una risalita a sinistra. Qualche piccolo problema  potrebbe arrivare verso la fine con l'ultima risalita a destra prima dello scatto finale. Leggermente complicato entrarci bene  visti i due ritorni d'acqua importanti nel dislivello che la precede. Poi  l'uscita deve essere fatta sulla cresta del ricciolo successivo per entrare in velocità sull'ultima porta del percorso con la canoa perfettamente piatta e con le spalle già rivolte a valle. Oggi Campbell Walsh apripista d'eccezione, medaglia olimpica e mondiale e da anni tecnico per la Nuova Zelanda e in particolare per Luuka Jones, è andato ad infilarsi dentro il buco finale che lo ha portato in un attimo sull'altra sponda lasciandolo fuori dalla porta. Ecco questo potrebbe essere il problemino principale per la giornata di domani.

Cliccando qui comunque si potranno avere ordini di partenza e altri dettagli sulla gara, mentre per le foto fate riferimento al mio profilo Facebook e più precisamente qui!  Io come sempre rimango a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, non fatevi problemi a chiedere anche se un popolo come il nostro di eroi e santi fatica a sbilanciarsi mettendo nero su bianco o lanciando temi di discussione e approfondimento. Io ci provo sempre, ma con poco effetto evidentemente!

Buone gare a tutti e buon inizio di stagione 2016 anno bisesto e Olimpico

Occhio all'onda!