Fate l'amore non la guerra!

Essendo oggi domenica mi concedo una colazione tranquilla con il solito uovo e pancetta, ma ci aggiungo anche alla fine una fetta di pane da toast bianco con Nutella. Bisogna spalmare su un lato uno strato di questa deliziosa crema, quindi ripiegare in due la fetta e poi  pulire il coltello usato per raccogliere la Nutella dal vaso utilizzando lo stesso pane. Quindi una volta ripiegata per la seconda volta la fetta in oggetto, spalancate  la bocca e addentate, con estrema cautela e godetevi questo bocconcino finale che fa iniziare bene questa giornata!
Peccato però che subito qualcuno ha la capacità di renderci amara una cosa così dolce e sublime. Infatti, leggendo le news, sento dire da Massimo Gandolfini:"Il sesso non è il piacere sessuale è la procreazione, la trasmissione della vita, una creatura nuova". Poi vado a vedere chi è costui che dal palco romano nel "Family Day"  afferma tutto ciò e leggo che è un medico molto impegnato nel cattolico e sociale e che per vari motivi non ha potuto avere figli e ne ha adottati ben sei, facendo una grande opera. Poi leggo anche i commenti da vari cittadini postati e mi rendo conto che nei condividerei alcuni molto volentieri! Certo il sesso è procreazione, ma è anche il momento più sublime  di dimostrazione d'amore verso un'altra persona che solo in questa intimità può rafforzarsi e raggiungere l'estasi estrema indipendentemente se da quel gesto nascera una vita.
Ma perché alcune persone vogliono insegnarci pure a gestire il nostro corpo e i nostri sentimenti? Arriveremo pure a pagare una tassa per tutto ciò? Perché non si rispettano le persone per la sublime bellezza di una natura così affascinante e perfetta che ogni volta che ci penso mi vengono le lacrime agli occhi?
Io sono nato con Gesù Cristo, Buddha, San Francesco d'Assisi, Gandhi, Martin Luther King e per me  un grande politico fu Sandro Pertini. Tutti costoro e la natura che mi circonda assieme all'amore che ho ricevuto dai miei genitori  mi hanno insegnato e trasmesso la voglia di vivere nel rispetto degli altri godendo delle meraviglie del mondo e della sua perfetta semplicità.

Tornerei a dire e affermare ad alta voce ... 


                               fate l'amore non la guerra!

Buona domenica e Occhio all'onda!


I canoisti prolificano

Alla partenza del canale olimpico di Penrith c'è una torretta che sarà alta poco più, poco meno di 10 metri. Dalla piattaforma in cima si può seguire praticamente quasi tutta la discesa degli atleti oltre ad avere un'ampia panoramica sull'area circostante.
Aspetto l'orario d'inizio allenamento per la mia atleta e lo sguardo è catturato dalle  tante mamme che con i rispettivi figli passeggiano all'interno della struttura mentre i loro compagni o mariti si allenano duramente.  C'è Kelly VanderBeek moglie di David Ford dal quale ha avuto il piccolo Cooper. I due hanno in comune una curiosità quella cioè di essere arrivati ai Giochi Olimpici quarti in due discipline ben diverse. Infatti Kelly è stata quarta a Torino nel 2006 nel super gigante vinto dall'austriaca Dorfmeister e la bionda moglie di Ford non mise al collo il bronzo per 03 decimi. Il marito invece su due manche accumulò un ritardo di un secondo e 59 distacco che non gli permise di  salire sul podio a Atene 2004 nel kayak maschile.
Poi c'è Dominika Antolová una modella slovacca sposata con Martin Alcin e dai due è nato Bentley, che per la verità non so esattamente se è il nome del figlio o del cane, credo però del figlio.  Con il gruppo mamme  anche Jania Kauzer moglie di Peter Kauzer. I due hanno una figlia Nola nata se non ricordo male nel 2012. Poi c'è Ivana la moglie di Matej Benus con i rispettivi due pargoli e la sorella del campione della canadese monoposto e cioè Dana Benusova ora signora Mann con il piccoletto nato ad agosto. Lei ha deciso di tornare in  barca dopo la pausa maternità per compiere il sogno della sua vita sportiva e cioè quello di partecipare alle Olimpiadi. Proprio lei che nel 2004 a 20anni aveva fatto da apripista ai Giochi ad Atene. Poi c'è anche il figlio di Daniele Molmenti  che si chiama Martino ed è accompagnato dalla mamma e dalla nonna materna.  Manca all'appello Cindy Pöschel la tedesca non ancora 27enne che ha avuto da poco un figlio e che ha ripreso ad allenarsi qui in Australia per preparare la stagione 2016 al meglio.  Mentre la teutonica pagaia ad accudire il figliolo ci pensa il marito che con il passeggino fa delle lunghe camminate sopra la collinetta circostante.
Inizia allenamento è ora il mio sguardo e la mia attenzione è tutta per Ana Satila  chiamata a fare un allenamentino non male: loops! Alla fine  saranno 11 le sue discese in  una ora di allenamento per un totale di 176 porte di cui 44 in risalita. Totale netto di lavoro 46 minuti e 20 frequenza media 141  a lei non rimane che fare un buon defaticamento e a me il compito di recuperare le varie cose e preparare la cena. 


Occhio all'onda!  


 

Allenamento - Allenante

Sono dovuto tornare in Australia per trovare una soluzione facile e vincente nel riordinare il cassetto della cucina dove solitamente vengono riposti  coltelli, forchette e cucchiai. Per la verità per questi ultimi due utensili bene o male non ci sono problemi considerando il fatto che si possono sovrapporre uno all'altro. La difficoltà è con i coltelli seghettati, quelli da bistecca tanto per intenderci, che non sai mai come metterli e non puoi usare la stessa tecnica dei colleghi utensili.  Cosa fanno qui agli appartamenti che prendiamo in affitto  all'Astina (una immobiliare di Penrith)? Li mettono semplicemente girati alternati e così si incastrano fra loro e rimangono perfettamente al loro posto ordinatamente: facile no!  Il tutto mi suggerisce che per ogni problema c'è la soluzione ideale e molto spesso è più facile di quello che ci possiamo immaginare.
Questo succede anche in canoa tra i pali dello slalom. A volte ci si intestardisce a scegliere manovre e azioni molto complesse mentre per il 99% dei casi è sempre meglio optare per scelte facili e soprattutto ripetibili. La cosa che più mi preoccupa nell'allenamento dal punto di vista tecnico è la sua proiezione in una visione finalizzata alla gara. In allenamento ci sono molti anzi, moltissimi atleti che fanno vedere in combinazioni di due o tre porte manovre da manuale, ma poi gli stessi magari non li ritroviamo competitivi sulla distanza completa. Si cade spesso nell'errore di pensare esclusivamente a quello che si sta facendo in quel momento e non si proietta la visione nell'ottica di capire qual'è il vero obiettivo. Allenarsi con il rischio di non allenare ciò che effettivamente serve al momento della gara ecco il vero problema per un allenatore. Io vengo da una generazioni di atleti dove la quantità era il credo di ognuno di noi. Non importava cosa, ma era fondamentale unire alla parola allenamento l'aggettivo tanto. Poi qualcuno come Bill Endicott ci aprì gli occhi riassumendo in questa frase la filosofica che ancora oggi mi illumina:"se vuoi vincere i campionati del mondo di sollevamento pesi solleva pesi, ma se vuoi vincerli in canoa allora pagaia". Certo non possiamo però transigere sulla quantità che deve essere proporzionale alla qualità, la vera  criticità  è quella di trovare per ogni atleta il punto di rottura fra questi due fattori. Sarà fondamentale fermarsi quando la quantità pregiudica la qualità dell'allenamento  stesso.
 

Due  quindi i punti fondamentali per l'allenamento: 
 
2 - allenamento - allenante (ricordarsi sempre che l'atleta è chiamato a fare due manche di circa 90 secondi con un recupero tra una e l'altra di almeno 1 ora e non una maratona sui 42 chilometri e 195 metri); 

3 -  quantità - qualità

Buona domenica a tutti e ... Occhio all'onda!

Un dramma non può essere strumentalizzato

Sono rimasto amareggiato o meglio indignato per come certi politici strumentalizzino un dramma come quello successo a Pordenone ad una 12 enne che si è lanciata dal balcone nel tentativo di farla finita contro una serie di problemi giovanili che tutti o bene o male abbiamo avuto. Il gesto di questa adolescente però è talmente preoccupante e allarmante che ha la forza devastante di  sconvolgere qualsiasi persona di buona ragione o genitori come molti di noi sono. Ma cosa risponde,  ancora a ferro caldo, una eminente deputata come  Vanna Iori, nonché responsabile nazionale del partito per infanzia e adolescenza: "Il tentativo di suicidio di una dodicenne a Pordenone, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata spinta a questo gesto dalle vessazioni continue dei compagni di scuola, rappresenta un episodio inquietante che ci impone di accelerare sul disegno di legge per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Il ddl, ora all'esame delle commissioni
competenti alla Camera, deve rientrare necessariamente tra le priorità dell'aula di Montecitorio perché, come evidenzia l'ultimo rapporto dell'Istat, il fenomeno è in crescita e non possiamo tardare con il mettere in campo soluzioni adeguate per contrastarlo
". (Repubblica - R.it  "Pordenone, ragazzina scrive ai compagni:"adesso sarete contenti". E si lancia dal balcone")

Ma gentilissima professoressa e deputata  Vanna Iori, che leggo essere una docente di pedagogia familiare oltre ad avere una serie di innumerevoli altri dottorati e master in materia, le sembra che una legge sul bullismo e sul cyberbullismo possa aiutare a far crescere bene i nostri giovani? Ho letto il testo di legge proposto, ma purtroppo ancora una volta mi dispiace dirlo non ci siamo e andiamo solo a creare altre leggi che non portano a nulla.

Non si parla mai di che cosa possiamo fare per motivare i nostri giovani, non proponete e non incentivate mai abbastanza  per educare e per creare progetti atti a far scoprire alle nostre generazioni future le bellezze che ci circondano o le mille attività che l'intelligenza dell'uomo ha saputo concretizzare nell'arte, nella danza,  nella musica, nello sport, nel teatro, nel cinema, nella scienza, nella storia e nell'archeologia. Per non parlare di natura e di salvaguardia del territorio.
Illustre deputata e docente universitaria vorrei che concentrasse la sua attenzione e il suo lavoro  su quello che c'è da fare e da migliorare e non a pensare e a portare avanti leggi per creare reati. Pensiamo prima perché siamo arrivati lì.  Lei, che sulla carta si occupa dei diritti dei bambini e di salute, sa bene che è diritto di un bambino avere una educazione a 360 gradi e per fare questo bisogna avere strutture adeguate, docenti  preparati e motivati. Insegnare è una missione non è un lavoro e come tale deve essere considerato. 
Prevenire prima di curare per la salute. Prevenire con l'educazione ad alimentarsi bene e a mantenere il nostro corpo in attività e allora vedrà che non dovremmo più preoccuparci di cybereati, ma avremo il problema contrario, che non sarà più un problema ma una risorsa, che i giovani saranno contenti di vivere all'aria aperta per seguire i propri istinti che, mi creda, sono spesso e volentieri positivi e desiderosi di vivere la vita e non certo nel farla finita.

Occhio all'onda!

Oltre allo spazio e al tempo

Cosa volete che vi dica, ma quando vedo Paola Cortellesi godo profondamente e se  poi canta "Miss Celie's Blues Sister" la cosa peggiora e sento vibrazioni in tutto il corpo. Bella, brava e simpatica e ieri sera alla festa dei "40 anni di Repubblica" è stata super con una grande interpretazione. Certo magari è anche facile strappare ad un vecchio allenatore come me qualche lacrimuccia tanto più se appena ripartito da casa. C'è l'aggravante  che quella canzone la collego automaticamente  a  "The color purlpe" in cui  la stessa   Celie (la protagonista interpretata da una superba Whoopi Goldberg nomination all'Oscar)  ci ricorda che:   

                "Time moves slowly, but passes quickly"

 ... sublime parafrasi della vita stessa che mi impedisce ancora di trattenere dentro di me le mille  emozioni che mi pervadono considerando che  recentissimamente ci ha lasciato in punta di piedi uno di noi con cui abbiamo  condiviso spazi e tempo in milonghe e in entusiasmanti lezioni di tango oltre a qualche buon piatto in casa di amici. 

Le persone però non sono solo fisicità, che inevitabilmente perdiamo con la nostra lontananza o divenuta. 
Le persone sono essenza  che vivono nei nostri respiri, che si inframmezzano tra un battito e l'altro del nostro cuore. 
Le persone si concretizzano in noi e superano le barriere del tempo e dello spazio.
Le persone sono abbracci che ci fanno riscoprire la semplicità e la gioia di condividere momenti tristi come questi per prendere forza dai  ricordi, dai sorrisi, dalle parole, anche poche e misurate, ma importanti e che ci accompagneranno  ogni giorno inconsciamente facendo parte sempre di noi per ogni giorno di vita che ci rimane. 
E a Nicola il nostro "Requiem aeternam dona eis Domine et lux perpetua luceat eis, requiescant in pace. Amen"







Occhio all'onda!

La canoa slalom è uno sport individuale

Mark Delaney con i suoi due atleti Florence e Hounslow
Per organizzare al meglio un programma d'allenamento al fine di raggiungere un obiettivo dobbiamo partire da questo assioma:

"la canoa slalom è uno sport individuale e come tale deve essere considerato". 


Un'apparente banalità, di cui però troppo spesso ci dimentichiamo.Quindi bisogna precisare questo assioma  perché molte volte mi rendo conto che molti tecnici, politici o dirigenti, parlano di squadra e finalizzano le proposte in questa direzione. Lo slalom non è uno sport di squadra. Lo slalom è uno sport decisamente individuale che deve rispettare le caratteristiche personali dell'atleta e resta tale  anche in funzione della prova a squadre o nella canadese biposto. In quest'ultimo caso bisogna considerare i due atleti come unica identità.
Altro discorso è creare un progetto per lo sviluppo della canoa al fine di aumentare il numero di praticanti. Qui, però, stiamo parliamo specificatamente di atleti di alto livello che cercano il salto di qualità per entrare in finali di Coppa, Mondiali o Olimpiadi con costanza.
In questo ultimo caso la realtà e l'attenzione dovrà concentrarsi solo sull'atleta come individualità. Infatti sarà lui, ad un certo punto , solo ad affrontare la gara e non una squadra che scende in acqua per giocare con tutte le relative tematiche al riguardo.   Anche chi opera in altri ruoli deve avere chiarissimo questo concetto di base e cioè che lo slalom è uno sport individuale come possono essere i 100 o i 400 metri di corsa. Sempre di più si va definendo un rapporto diretto tra atleta ed allenatore personale (personal coach, personal mental coach), cosa questa che sta entrando pure negli sport di squadra per determinati atleti che hanno bisogno di un supporto specifico individualizzato. Mi rendo conto che anche squadre consolidate come Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Great Britain hanno cambiato il modello tradizionale di concezione di squadra nazionale. Un tempo questi Team, che dominano da sempre la scena internazionale, erano strutturati con tecnici specifici per ogni settore (k1 men - K1 women - C1 e C2). Oggi le cose sono cambiate e si costituiscono all'interno delle stesse nazionali gruppi di lavoro misti di specialità, che hanno come riferimento questo o quell'allenatore. In sostanza queste nazionali non impongo ai loro atleti di seguire il tecnico di specialità, ma indirizzano gli stessi atleti a scegliere il loro allenatore. Tanto per citare un esempio vincente  è il gruppo di lavoro che segue Jiri Prskavec che ha: 3 k1 donne  Kateřina Kudejova, , Veronika Vojtova,  e Amalie Hilgertova; 3 k1 men  Ondrej Tunka,  Ondrej Cvikl il  figlio Jiri. E da quest'anno si è unito pure il  giovane ciunista Lukas Rohan. Questi sono tutti che sono nati più o meno  con lui e che tutt'oggi segue. Il sistema è molto semplice, lui ha un budget di spesa per la preparazione invernale fino alle selezioni e poi gli atleti che entrano in squadra partecipano alle varie gare internazionali con la nazionale e sotto la sua guida. Ancora più ridotto il team di Mark Delaney che segue un C2 (Florence-Hounslow) e un C1 (David Florence) anche qui massima autonomia di programmi e programmazioni di allenamento. Così fanno però in parte anche i francesi. Ad esempio Sylvain Curinier segue Emily Fer e Boris Neveu un k1 donne e un K1 uomini. Ma tanti sono i casi che si possono citare dagli slovacchi con Juraj Minčík allenatore di  Skantar/Skantar e Matej Benus agli stessi spagnoli dove Anais Bouchet ha nel suo gruppo di lavoro Joan Crespo (k1 men),  Marta Martinez (k1 women) e Núria Vilarrubla (C1 women) e che ci fanno capire che oggi  nello slalom il miglior modo di operare è proprio questo.
Ritengo che il rapporto di fiducia che può nascere tra atleta e allenatore deve maturare nel tempo, ma soprattutto non deve essere imposto dall'alto come ruolo istituzionale. Certo ci può essere una direzione tecnica generale,  ma poi il lavoro va individualizzato laddove l'atleta sceglie liberamente il suo allenatore e il suo gruppo di lavoro per aver maggiori motivazioni e un rapporto stretto con chi lo deve guidare e aiutare ad esprimere tutto il suo potenziale.

Occhio all'onda! 


Mike Kurt con Nathalie Siegrist atelta allenatore

Jürgen Köhler con la sua atleta olandese dopo una vita passata ad allenare le canadesi tedesche
io con Litos quando allenavo la Spagna

Anais Bouchet con Joan Crespo - allenatore - atleta 


  

L'eleganza di una linea

una mia brutta imitazione di un Hermé
Disegnare mi rilassa e mi permette di lasciare la mente libera, mentre il corpo assapora tutte le mille emozioni vissute in poco più, poco meno di un mese tra le braccia di chi mi ama e di chi mi regala sempre lezioni di vita semplici e gioiose.
Hermé Antune è un artista brasiliano  dal tratto unico e chiaro e le sue minimaliste linee hanno la capacità di definire esattamente le persone all'interno di una realtà e di una tematica precisa.
Mi ritrovo nei suoi  eleganti e raffinati disegni perché in fondo la vita è così perfetta e puntuale con tutti noi che le linee che solchiamo sono  e devono essere essenziali, ma soprattutto uniche... tutto il resto è effimero come mi insegna la mia amica Clara. E allora basta un tratto o una pennellata o una foto per farmi rivivere inconsciamente una partita a "briscola" in famiglia, un viaggio nelle  lunghe notti di milonghe che hanno visto tante albe o una pagaiata su un fiume amico immerso in un inverno freddo e nebbioso. Poi gli amici che vengono a trovarti e c'è pure chi fa anche tanti chilometri pur di condividere assieme una squisita "fiorentina" originale acquistata appositamente per essere condivisa sul fuoco di casa a parlare di noi e dei nostri sogni con quattro  "marmocchi" piccoli e grandi che sono il segno della nostra vita che continua indipendentemente da noi.
Momenti che non vorresti finissero mai, ma sono talmente intensi che comunque rimangono indistintamente dentro se pur nel momento dell'arrivederci la voce non trova la forza di uscire perché  sommessa da un  pianto. Solo per la paura di far male agli altri e il dover essere uomini non te lo fa esteriorizzare. Gli abbracci dati non possono aver lasciato dubbi però  sulla passione e sulla gioia che questo tempo passato assieme ci ha regalato.  






Occhio all'onda! 

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