Le più belle bellezze!

Tra le più «belle bellezze» e le più emozionati finezze fra i paletti dello slalom metterei fra i primi posti la spinta sul bordo o su un sasso fatta con la pagaia. Il gesto è così elegante ed eccitante che ogni volta che lo vedo messo in essere fatico a mantenere la calma con gli evidenti problemi che la cosa può crea alle mie povere coronarie. Ma se  soffro di cuore ci guadagno di spirito perché certe cose nella vita non hanno prezzo costino quello che costino!
Sono tanti gli atleti che sono maestri sulla « spinta » eppure è una manovra non facile da fare, ma soprattutto richiede grandi, grandissime qualità che sono: freddezza assoluta nel prepararla ed estrema tranquillità nel momento in cui si esegue.
Normalmente la spinta sul muro o su una pietra è un gesto premeditato a lungo, studiato nei minimi particolari, assaporato e gustato in ogni suo momento. L’approccio alla spinta è fondamentale perché non può essere banale e tanto meno affrettato. Bisogna avvicinarsi al bersaglio, su cui poi  appoggiarsi, avendo precedentemente messo lo  scafo in perfetta sintonia con l’acqua e con la risalita da fare. La velocità d’arrivo deve essere mantenuta in ogni momento sotto controllo e, dalla iniziale fase calante, si passerà, nell’istante preciso della spinta, alla fase di riaccelerazione massima . Sintonizzare pure la respirazione può aiutare la perfetta realizzazione di questo sublime gesto che ci fa capire, una volta appreso perfettamente, quanta sintonia ci debba essere tra corpo (up e down)  e mezzi (pagaia e canoa) per riuscire a sfruttare al meglio questa manovra. Quindi corpo, gambe e tronco, cercheranno in un primo momento una forte dissociazione dal mezzo per poi ritornare in asse a spinta conclusa, quando cioè la rotazione sarà terminata e la fase di propulsione riprenderà il sopravvento.
I pericoli nascosti in questa azione sono molteplici,  ma fra tutti c’è  la poca determinazione e la fretta nell’esecuzione. Infatti per una buona riuscita non bisogna farsi prendere dall’eccessiva voglia di fare, è un gesto che deve essere costruito con la dovuta calma e tranquillità, ma nello stesso tempo va vissuto appieno e goduto fino alla fine!
 

Buone spinte a tutti e …

Occhio all’onda!

Duffek o aggancio come lo si voglia chiamare

Uno dei gesti più belli ed eleganti e che ha una storia tutta sua è il « Duffek »  e cioè quello che noi italiani chiamiamo « aggancio ». Pensate che in pratica fino ai mondiali di Merano del 1953 questo modo di mettere la pagaia in acqua era sconosciuto. Poi arriva  un cecoslovacco di nome Miloslav Duffek e impressiona il mondo mettendo in essere quello che diventerà uno dei gesti più comuni per chi si diletta fra i paletti dello slalom e non solo. Questo atleta era il favorito numero uno per vincere quell’edizione iridata, ma salta volutamente una porta per non attirare troppo l’attenzione su di sé e per essere libero di realizzare il suo  progetto di fuga da una Cecoslovacchia comunista, troppo stretta alla sua voglia di libertà.  Finirà solo 27esimo, ma  l’occasione per il suo piano  arriva alla festa di fine gare,  quando cioè le guardie del corpo sono ben  ubriache e aiutato dal Team Svizzero  scappa nel paese elvetico  facendo  perdere a lungo le sue tracce.
L’aggancio deve essere interpretato e visto non come un gesto a se stante, ma come la conclusione di un movimento che ha  una sua precisa preparazione e che genera il colpo successivo.  Una farfalla non nasce farfalla, ma bruco e l’aggancio non nasce aggancio, ma è la trasformazione di una sfilata  o di un colpo indietro. Troppo spesso siamo abituati però ad ammirare  solo la fase conclusiva e volatile del lepidottero, mentre per il povero, indifeso e brutto animaletto che striscia  siamo mossi da compassione.
Quindi bisogna dare maggior attenzione a come far  nascere il Duffek che raggiungerà il suo massimo splendore solo quando la sfilata o la frenata indietro hanno concluso il loro cammino. Viceversa forzando i tempi e piazzando in acqua direttamente  l'aggancio metteremmo in seria difficoltà il rendimento dell'azione stessa e della muscolatura del corpo nel suo complesso, interrompendo fluidità e scorrevolezza alla barca.

Occhio all’onda!

Percorsi tra i 50 e i 60 secondi


Uno degli allenamenti specifici più interessanti sono i percorsi da 60 secondi su canali di gara con recuperi completi.  In ogni periodo della preparazione assumono una importanza fondamentale per due precisi motivi.  Il primo è quello  di raccogliere molti dati da analizzare e da confrontare nel corso della preparazione e il secondo porta  l'atleta ad  avvicinarsi ai ritmi di gara con più facilità anche in questo periodo. Stimoli importanti da tenere  comunque sempre attivati a dovere.
E' interessante prendere degli  intermedi tra risalita e risalita così ad esempio se abbiamo quattro porte di questo genere possiamo avere cinque riferimenti cronometrici più il tempo totale, oltre alle penalità e video. Sarà facile per un allenatore fare tutto questo da solo organizzandosi con un cronometro con le memorie in maniera tale che alla fine della discesa si possano ritrascrivere i dati ed elaborarli.

Le informazioni che si possono ricavare sono molte ad esempio:

1. percentuale di penalità sul totale del lavoro;
2. percentuale di penalità sulle discese;
3. percentuale di discesa pulite;
4. percentuale di un potenziale miglioramento;
5. il totale del lavoro attivo svolto;
6. la media di distanza tra risalita e risalita;
7. la percentuale di distacco dal miglior tempo;

Tutti dati che ci aiutano a capire l'andamento dell'atleta tanto più se via via vengono archiviati e messi a confronto durante i diversi periodi dell'anno.
Trovo interessante tutto ciò anche per un altro motivo che è quello di offrire all'atleta un'altra chiave di lettura del suo allenamento mentre si analizza il video. Capita infatti che anche atleti evoluti abbiano sensazioni non corrispondenti al reale valore effettivamente espresso, magari semplicemente  per cattive condizioni fisiche  o perché qualche errore ha condizionato la loro percezione negativamente. Ecco la necessità di fornire dati e video al fine di ridare fiducia e motivazione al nostro atleta, che rivedendosi molte volte si rende conto che effettivamente l'allenamento è andato a buon fine.  Questo è un altro aspetto che presto analizzeremo considerando il fatto che è proprio qui che molto spesso c'è la differenza tra chi vince e chi invece fatica a raggiungere l'obiettivo.

Occhio all'onda!  

Saper ascoltare l'acqua

Persone fidate e di indiscussa qualità in materia  mi dicono che sono migliorato nel tango, la cosa mi fa piacere, ringrazio e cerco di capire da che cosa sia  arrivato questo piccolo successo personale. Credo che il tutto parta dal fatto che in sostanza ho imparato a fare meno, ad ascoltare di più la musica e la mia ballerina. Certo non sono Naveira o Frumboli, ma ballando sorrido e sto bene, poi ovviamente ci sono momenti difficili nell'affrontare dinamiche nuove, ma comunque mi diverto ed è questo che oggi ho cercato, nel lavoro tecnico, di trasmettere ai miei atleti: fare meno con la pagaia ed ascoltare di più l'acqua e il tutto condito dal sorriso. La connessione che ci deve essere fra questi due elementi (acqua e pagaia)  è fondamentale ed è  associato a quanto già si era detto in precedenza su distanze e spazi tra uomo/palina oltre alla spinta delle gambe che non è da considerare solo quando si pagaia in avanti, ma in ogni gesto che produciamo con la nostra pagaia.
Quindi il mio tango è migliorato perché faccio meno di prima e la mia precedente frenesia nel fare si sta trasformando in capacità d'ascolto. Sembrerebbe quindi un gioco da ragazzi a questo punto riuscire a migliorarsi, ma in realtà è esattamente l'opposto considerando il fatto che normalmente la risposta ad una situazione da affrontare, come ad esempio l'entrata in una risalita oppure discese sfasate o ancora  porte in retro,  è  una reazione istintiva basata su un progetto motorio accelerato dal nostro sistema nervoso per risolvere la problematica in corso il più velocemente possibile per toglierci da quella situazione difficile.  Basiamo la reazione sul fare e non ci mettiamo nella condizione di ascoltare per dare le giuste risposte a  quel ritmo e con quei tempi che l'acqua esige.  In sostanza non siamo perfettamente  coscienti di cosa stia succedendo  offrendo come soluzione solo gesti automatizzati. 


Se nel tango ciò che aiuta è conoscere la musica, nello slalom l'elemento  chiave diventa conoscere l'acqua. Il segreto è la pratica e le ore che si passano in canoa non per pagaiare solamente a casaccio, ma usando quegli stupendi organi sensitivi specializzati che si chiamano propriocettori e che possono fare la vera differenza tra atleta e atleta.

Occhio all'onda!

Consapevolezza della distanza e finalità dell'allenamento

Ho due approfondimenti da fare o meglio il primo è una considerazione tecnica il secondo è l'eterna domanda sull'efficacia dell'allenamento.
Andiamo per ordine e prendiamo le "distanze" si fa per dire per parlare dell'argomento tecnico del giorno per l'appunto "distanze".  Lo slalom si fa sull'acqua che corre e il gioco è passare in mezzo a delle porte che hanno una larghezza minima di 120 centimetri. Diventa fondamentale per un atleta raffinare la capacità di capire a quanto si trova dai pali per gestire questi spazi attivamente. Quindi le distanze dai pali  diventano fondamentali per lavorare  in quell'area specifica. Ogni atleta deve crearsi i suoi riferimenti rispetto ai pali e allenarli costantemente. Diverso è affrontare un'entrata in una risalita con la capacità di essere attivo nel gestire la distanza dal palo, altra cosa è entrare e spararci dentro senza la cognizione di capire la posizione del proprio corpo  rispetto allo stesso palo di riferimento.  Aspetti che definirei come consapevolezza e capacità di gestione contro improvvisazione e fortuna. Da che cosa si capisce se un atleta ha fatto sua questa qualità? Osservandolo in allenamento possiamo semplicemente rilevare le penalità che diventeranno il nostro metro per misurare la sua capacità a gestire per l'appunto le distanze dai pali oppure no. 
In relazione a tutto ciò nasce spontanea la domanda sull'efficacia di alcuni tipi di allenamento fisico fatti tra le porte dello slalom e magari su canali impegnativi dove visivamente si nota nell'atleta lo  scadimento tecnico. Ho chiara la risposta che potrebbe darci Ron Lugbill a questa domanda considerando il fatto che rischiamo di allenare l'errore o meglio allenare un gesto tecnico che poi non dovrebbe essere quello che utilizziamo in gara, ma che proprio per questa filosofia lo si vede riprodotto, con effetti negativi, pure in competizione.
Forse troppo spesso gli allenatori propongo agli atleti tipologie di allenamento tra le porte senza tenere in vera considerazione la loro risposta tecnica in relazione poi a quelle che saranno le specifiche situazioni di gara. La tecnica, a mio modo di vedere, va allenata costantemente e dovrebbe diventare il lavoro centrale della giornata su cui poi si costruiscono di contorno gli eventuali e diversificati lavori fisici.

Occhio all'onda!


La luminosità della luna in ogni nostro giorno

Troppo cupo ieri sera il cielo ad Ivrea per riuscire a vedere la più brillante e grande luna di questi ultimi 70 anni. Si sa però che si può godere pure di luce riflessa, come fa poi la luna stessa, e ieri ho avuto ben quattro  opportunità per farlo.
I primi due raggi sono arrivati  dalla Francia e dal Brasile via WhatsApp, il terzo e il quarto li ho vissuti sulla riva dello Stadio della Canoa sulla Dora ad osservare gli atleti ad allenarsi.
A Pau c'è un ragazzo ricco di belle speranze e con il coraggio e l'entusiasmo dei suoi 17 anni che partito dall'Italia con la borsa dei libri e con la canoa sta vivendo un'esperienza formativa e sportiva  indimenticabile. Sta scoprendo quanto sia bello pagaiare quando dentro di te c'è la voglia solo di vivere emozioni e di scavare nel tuo profondo per scoprirti e poi ritrovare la tua essenza.
A Foz do Iguaçu c'è una ragazza che si sente abbandonata e vuole volare in Italia per continuare a vivere l'intensità giornaliera  che solo un sogno può regalarti.
A Ivrea ci sono gruppi di ragazzi che questo sogno lo vivono intensamente fra scuola e paletti dello slalom. I loro sorrisi tra una pagaiata e l'altra ci fanno capire l'intensità del momento. Hanno lasciato  la famiglia e i compagni di scuola a casa per arrivare qui e trovare la famiglia degli atleti e altri compagni di lezioni per alcune settimane. Un'esperienza fantastica che ci fa capire che con la volontà e la lungimiranza di dirigenti e allenatori e la sensibilità dei genitori si possono ottenere grandissime soddisfazioni. 
Poi ci sono loro gli atleti in acqua che ti fanno pensare e pensare a lungo, ti interrogano, ti senti partecipe di una crescita e di una scoperta continua fatta di risalite, discese, onde, allenamenti, programmi di allenamento, video analisi per una  vita che sa essere piena e che costantemente  ti  regala ogni giorno la gioia di lavorare e di rimetterti costantemente in discussione...la vera bellezza e la fortuna di fare questo mestiere che ogni giorno mi affascina sempre di più.

Occhio all'onda!

Impossessiamoci della nostra pagaiata

Ritorniamo alla nostra pagaiata, perché come si diceva questa è la manovra regina nel nostro sport. Concentriamoci ora su come inserire la pala in acqua e cerchiamo di capire con quanti differenti angoli tutto ciò possa avvenire dal momento che infiliamo questo strumento in acqua fino alla sua estrazione. Dobbiamo imparare a non guardare ciò che stiamo facendo, ma dobbiamo lasciare che l'azione della pagaiata si impossessi di noi. Dobbiamo creare e cercare quel necessario feeling che ci permetta di essere un tutt'uno con questo nobile strumento che si chiama pagaia. Dobbiamo avere la consapevolezza di percepire sempre in che posizione si trova la nostra pagaia quando è immersa nell'elemento liquido che diventerà il nostro punto di forza per spingere avanti il nostro scafo. In sintesi dobbiamo "sentirla". Con tutto ciò aumenteremo la consapevolezza di ciò che è. 
Sono sempre stato un grande fautore  nello sviluppare nei miei atleti quello che si può definire "processo di apprendimento naturale all'interno di ognuno, un processo che avanza solo se glielo consentiamo"*.  Si basa fondamentalmente sul processo di eliminare i giudizi sugli errori creando un pensiero positivo che ci porterà ad essere consapevoli delle nostre azioni.  Abbandonare i giudizi non significa ignorare gli errori significa semplicemente vedere gli eventi per quello che sono senza aggiungere nulla. Questo stato ci permetterà di essere pronti e sensibili per ricevere gli insegnamenti da noi stessi, magari aiutati e stimolati dai nostri allenatori che dovranno creare in noi gli stati di necessità giusti al fine di stimolare la nostra risposta emotiva, neuronale e muscolare corretta. 

Occhio all'onda!  


W.Timothy Gallwey - Il Gioco Interiore nel Tennis

先生 il sogno di un maestro

E succede che dopo 14 anni  Federer rimane fuori dai top 10 e succede anche che in Italia non si capisce bene quali siano le strategie per cambiare rotta ad uno  sport che sembra decisamente malato. Non si ottengono grandi risultati in molte discipline  eppure non si fa nulla per fermare tutto e ragionarci sopra, ammettendo i nostri limiti e cercare assieme le soluzioni creando un modello nazionale e facendo partecipi prima del problema e poi delle soluzioni tutti quanti. Perché le soluzioni ci sono altrimenti non si spiegherebbe il secondo posto nel medagliere olimpico dei britannici, raggiunto non per volontà divina, ma per un lavoro partito nel 1997 e cresciuto esponenzialmente nel tempo.
Non si spiegherebbe neppure  perché i francesi stanno ultimando i lavori per la realizzazione di un nuovo  canale di slalom (guarda caso prorpio a Parigi che concorre per ospitare le Olimpiadi del 2024) e noi non riusciamo neppure ad avere i finanziamenti già deliberati per iniziare i lavori in Adige.
Non sono queste forse le priorità che la politica sportiva dovrebbe dare allo sport e non perdere tempo dietro a chissà quali altri giochi di palazzo?
 
Ieri sono stato con Raffy a trovare sensei (先生) il  suo anziano maestro di Judo ed è inutile dirvi la commozione e la gioia reciproca nel riabbracciarci e nel raccontarci questi ultimi 10 anni di vita. L'accoglienza è stata affettuosa, ma soprattutto viva e inframezzata dall'andirivieni dei mille bimbi che finita o iniziata l'ora andavano o venivano. Mi ha chiesto delle olimpiadi di Rio e parlando mi dice che sarebbe bello riuscire a portare uno dei loro ragazzi fino a quel traguardo olimpico. Sarebbe bello certamente, ma per arrivare fino là bisogna avere un piano comune, preciso che non dipende solo dalla buona volontà di Giulio, il carismatico maestro 79enne che ha passata la sua vita in quella palestra.
Abbiamo bisogno di unità, di direttive precise, di progetti, di gente che lavora con continuità, professionalità e competenza. Io credo di non aver fatto nulla di eccezionale nel portare in sei anni il Brasile da una nazione sconosciuta nel mondo dello slalom ad un team che ha piazzato  ai giochi olimpici un K1 uomini al sesto posto  e che in Coppa del Mondo, Mondiali Under 23 e Junior  ha vinto medaglie e titoli iridati.  Alla base ho avuto carta bianca e tanta dedizione che secondo me sono le chiavi del successo aggiunto al tempo che diventa elemento prezioso e che non possiamo più perdere.

Occhio all'onda!

Mani e impugnatura

Restiamo su un particolare della pagaiata e cioè sulle mani o meglio ancora su come afferriamo il tubo che collega le due pale, nel caso del kayak o nel caso della canadese la singola pala. L'impugnatura a mio modo di vedere dovrà essere molto flessibile nel senso che definisce l'angolo di entrata della pala in acqua che ovviamente può cambiare da situazione a situazione. Ricordiamoci sempre che il nostro sport - canoa slalom - non è da considerare uno sport ciclico nel senso che nessuna pagaiata anche in acqua piatta si può dire esattamente uguale a quella successiva. Lo stesso scafo non è certamente fatto e studiato per navigare il più velocemente possibile e tanto meno è pensato per mantenere la direzione, cosa diversa per le canoe da discesa. Quindi si capisce bene che ogni pagaiata ha una sua vita, ha un suo preciso punto e momento  di inserimento e ha un percorso autonomo e in continuo evolversi. Quindi le mani diventano lo strumento che dovranno avere la capacità di percepire ogni minima informazione dall'acqua e trasformarla in segnali per essere velocemente elaborati dal nostro sistema nervoso centrale che sollecitato ci darà delle risposte adeguate oltre ovviamente ai nostri recettori sensoriali (in modo particolare propriocettori).  Ho parlato di impugnatura flessibile, ma che deve anche essere sicura e determinata quando è il momento preciso di concretizzare il gesto. Morbidi non significa molli, ma la flessibilità ci permetterà di poter usare e sfruttare  la nostra pala con  mille angoli diversi. Tutto questo   determinera la relazione con il nostro mezzo di propulsione d'eccellenza: la pagaia!

Occhio all'onda!

Pagaiata e spinta di gambe

Mi rendo conto che molti atleti di medio ed alto livello cercano solo nel miglioramento delle loro capacità  fisiche la soluzione per ottenere quel salto di qualità sperato. Concetto che applicano anche per migliorare la loro tecnica. 

Questo  periodo dell'anno dovrebbe essere dedicato non solo alla preparazione generale e al miglioramento della propria forza, ma dovrebbe essere anche un momento in cui si rimettono  in discussione le proprie certezze  tecniche qualunque esse siano. Una revisione di gesti che forse troppo spesso diamo per acquisiti e scontati.

Partiamo dalla pagaiata sulla quale va sempre bene soffermarci per analizzare al meglio questo unico e vero fondamentale della canoa slalom su quale tutto il resto ruota.   Il problema più grande e grave lo riscontro spesso nella fase di trasmissione del colpo  sulla canoa: si spinge sempre troppo poco con i piedi e c'è una sorta di mancata catena cinetica nel gesto sia in k1 che in C1: da qualche parte si interrompe. Mi preoccupo quando il giorno dopo un allenamento,  magari sull'acqua piatta di loops con poche porte, ma con lunghi pezzi per pagaiare chiedo ai mie atleti come stanno e mi rispondono bene nessun problema. Approfondendo il tema chiedo se non hanno dolori alle gambe e in particolare ai polpacci, se mi dicono che effettivamente li hanno senti stanchi o duri allora posso rasserenarmi, ma se  non è così quando torniamo in acqua mi concentro maggiormente sull'osservazione della loro pagaiata, probabilmente non hanno usato molto la loro spinta di gambe e bisogna ritornare su questo fondamentale per controllare se effettivamente possiamo sfruttarlo al massimo come dovrebbe essere.
Un buon esercizio per far capire la spinta sui piedi è pagaiare indietro, qui è fondamentale avere il punto di appoggio per spingere sulla pagaia altrimenti si collassa.
E' fondamentale poi quando si assetta il proprio kayak lasciare un certo gioco per le gambe proprio per lasciare la possibilità alle stesse di poter spingere. Bloccandole in toto togliamo la possibilità di trasmettere alla canoa la propulsione ottenuta dall'azione del pagaiare.  


Occhio all'onda! 

Risalita fonte di energia

Per guidare la nostra canoa fra le porte da slalom abbiamo bisogno di energia e quindi dove andiamo a trovare questa primaria fonte di vita? Principalmente dentro di noi, certamente, ma sappiamo bene che dobbiamo sempre trovare  come e dove  ricaricare le batterie  specialmente quando ci troviamo ad affrontare un percorso di slalom. Veniamo al punto e diciamo subito che come la vedo io le risalite sono la nostra vera e propria fonte di energia dove rigenerarsi e ripartire con una marcia in più.
Immaginate una risalita e seguite il ragionamento:
si prepara l'entrata, pala in acqua per un aggiustamento, poi ci deve essere una sorta di attesa/pausa  attiva in cui succede ciò che non possiamo controllare se non dal punto di vista emotivo ed energetico. Eccoci al dunque. Abbiamo ora il tempo per lasciarci caricare della forza dell'acqua e di quello che la nostra canoa provoca nell'azione di rotazione. Facciamo un passo indietro e se guardiamo l'evoluzione dello sport dello slalom è facile capire che il grande cambiamento è proprio nel modo con  cui si affrontano le porte in risalita. Milo Duffek aveva introdotto l'aggancio negli anni '50 e molti anni più tardi Richard Fox da' una svolta incisiva allo slalom con il suo modo di affrontare le  risalite facendo correre la sua canoa all'interno delle morte con il fianco alto  per poi ruotare e scappare via mantenendo il più possibile la velocità di entrata.  Arriviamo negli anni 2000 e Fabien Lefevre si evolve e gioca di anticipo andando ad usare la canoa perfettamente piatta e utilizzando  un'area d'azione totalmente diversa del britannico. Il francese cerca l'energia di rotazione tra la corrente e la morta per trarre beneficio proprio da questa situazione di cambiamento fisico dell'acqua. E' proprio lì che avviene la meraviglia delle meraviglie dove cioè la canoa si trova in una posizione idilliaca per continuare la sua rotazione senza sforzo,  mentre la pala in acqua sia in aggancio, in propulsione larga avanti o in frenata, garantisce la perfetta riuscita della manovra. Lefevre lo aveva  anticipato su tutti nel 2002 vincendo alla grande il mondiale di Bourg St. Maurice e il successivo ad Augsburg, finendo terzo ai Giochi Olimpici di Atene nel 2004, medaglia quest'ultima che certo non lo soddisfò affatto tanto più che l'oro se lo mise al collo il suo compagno di squadra Benoit Peschier.  Ma Fabien ha avuto la capacità di rivoluzionare la storia e dare un impulso a tutto il movimento, Benoit è un campione olimpico, come altri, senza però aver inciso storicamente sulla disciplina che ha comunque saputo interpretare alla grande.
Giusto l'anno successivo ai Giochi  il regolamento cambia e le canoe si accorciano fino ad un minimo di  3 metri e 50 centimetri. Questo  permetterà al resto del mondo di avvicinarsi a Lefevre e anche andare oltre, come è giusto che sia stato!

Occhio all'onda!

Francesi sempre attivi




Ciò che mi entusiasma dei francesi è il loro moto perpetuo per la canoa sotto ogni forma e dimensione. Non smettono mai di fare e pensare, e neppure la stagione invernale alle porte  li ferma o li intimorisce.
A Pau (sede dei prossimi campionati del mondo), ad esempio, lo scorso fine settimana hanno organizzato i campionati regionali di slalom dove gente del livello di Combot e Neveu non hanno avuto vita facile. Oltre trecento  i partecipanti e dalle classifiche si intuisce che il livello era molto alto.  Ma i  francesi non sono solo agonismo e gare, sono anche attenti al mondo dello slalom a 360 gradi. Hanno piazzato loro uomini un po' ovunque a livello internazionale in ruoli chiave per essere incisivi e attivi nel formulare propose che più si addicono a loro.  Tony Estanguet, ad esempio dopo la sua nomina a terzo vicepresidente ICF  è oggi  candidato alla prima vicepresidenza dell'ICF nel prossimo congresso di novembre, poi c'è il presidente del Boarding dello Slalom (Jean Michel Prono) unico candidato per il prossimo quadriennio olimpico a questa carica. C'è poi  il tecnico del programma internazionale "Slalom Development"  (Pierrick Gosselin), anche lui da molti anni in questo settore. Non parliamo poi dei tanti tecnici mandati prima all'estero a fare esperienza e poi riportati in patria per farli lavorare con il loro atleti.
Francesi  attivi anche nell'organizzare di eventi come l'ultimo  "Coaches Conference" e attenti all'impiantistica con  "Hydrostadium". Azienda quest'ultima che sta realizzando una sorta di canale di slalom smontabile per venire incontro ai comitato organizzatori olimpici. La proposta è relativamente semplice anche se a mio modo di vedere forse non di facile realizzazione visti i costi iniziali. In sostanza di stratta di un canale di slalom lungo più o meno 200 metri che si può montare ovunque e in poco meno di due settimane. I costi si aggirano attorno ai 10 milioni di euro che ovviamente potrebbero esser ripartiti fra più località che organizzano gare.  Si monta a Tokyo, si fa la gara e poi lo si trasporta via mare a New York per organizzare il parallelo di Natale sotto l'Empire State Building. Non male l'idea, ma forse un pochino troppo futuristica!

Altra idea dell'Hydrostadium era  una sorta di chiatta  sull'acqua con un canale di slalom  che si sposta via  mare o via fiume per piazzarsi nelle diverse località al fine di propagandare e organizzare gare nei grandi centri.

Insomma i cugini transalpini non si fermano mai e sembrano non avere soste nella loro enorme realtà sportiva dello sport dell'acqua che corre.

Occhio all'onda! 





Tecnica e velocità vanno a braccetto

Il canale di Praga ha due precise caratteristiche. La prima è quella che ti permette di restare in acqua e lavorare a lungo senza essere costretti a scendere per ripartire e la seconda è la quantità di persone che costantemente si allenano e che offrono stimoli sempre diversi per riflettere sull'arte del cavalcare le onde passando dentro le porte larghe 120 cm.
Mio papà diceva che a tavola non ci  possono non essere il pane e il vino   per iniziare a mangiare a pranzo e a cena.  Io dico che in un piano di allenamento in tutte le fasi dell'anno non possono mancare velocità e tecnica specifica fra le porte.  Questi due aspetti vanno a braccetto considerando il fatto che l'obiettivo principale dell'allenamento é  il miglioramento della velocità di esecuzione dei gesti specifici della gara (Yuri V. Verkhoshansky).  Ma il vero problema è come allenare questa velocità, perché l'errore comune può essere quello di allenarla solo attraverso esercizi di velocità specifica e fuori dalle porte. Ritengo che il nostro sport  è un'arte e come tale va allenato. Grandi ballerini o i grandi artisti del pennello partono da una base tecnica elevatissima fatta di conoscenza e pratica. Proprio per questo comunque la tecnica va conosciuta per essere superata dallo stesso individuo che la farà sua e potrà evolverla per la sua migliore e possibile resa in competizione.  Tecnica che si relaziona direttamente alla velocità di esecuzione che non sempre deve risultare essere la più veloce, ma la più scorrevole sull'acqua.
Quanti sono gli atleti che noi costantemente osserviamo in allenamento e poi in gara non ottengono l'effetto sperato? Il modo con cui ci si allena,  particolarmente sulla velocità e sulla tecnica,  non dovrà discostarsi poi dalla tecnica e dalla velocità di gara, altrimenti significa che arriviamo alle gare per assurdo senza allenamento anche se passiamo ore in acqua o in palestra!

Occhio all'onda! 




Programmazione e lavoro per avere risultati

Gli ultimi 30 chilometri prima di approdare nella fabbrica  di Galasport,  arrivando dall'Italia e passando per la Germania,  sono di un bellezza infinita. La storia sembra essersi fermata, ci sono poche macchine e le rare case nascoste nel bosco che incontri hanno un fascino misterioso. Una lungo e incantato cammino tra abeti e faggi, tra sempreverdi e latifogli che segue fedele la morfologia del terreno, ti fa guidare con serenità, lasciandoti libera la mente che si gode i colori autunnali che tanto piacciano ad Amur.

Questo é  un periodo molto importante per gli atleti che vivono da questa parte dell'emisfero.  I loro allenatori devono aver già programmato  la stagione futura dopo aver ben analizzato quella appena conclusa.  E' tempo  di verificare lo stato fisico per capire bene da dove si riparte, anche se per la verità non ci dovrebbe essere mai stato un vero e proprio stop. Magari, terminate le gare di stagione, le uscite sulla barca da slalom hanno lasciato il posto alla canoa da discesa o da torrente per cambiare stimoli e sensazioni.  Noi siamo andati a Susice a prendere le nuove barche per poi trasferirci subito sul canale di Troja che non a caso è affollato da atleti ed allenatori che hanno sete e voglia di vittoria. Qui  incontriamo una realtà che per il momento è solo nei nostri sogni... tutto é già programmato da tempo  fino ai mondiali di Pau di fine settembre, primi di ottobre 2017. E' lo stesso Jíři Prskavec tecnico  che mi snocciola date e località a memoria conferma che sono programmi già da tempo ben collaudati e definiti.  Il suo gruppo di lavoro sarà in Francia a Pau dal 6 al 21 novembre, poi torna e i primi di dicembre trasferimento ad Al-Ain negli Emirati Arabi per dare uno stimolo forte al lavoro in canoa. Dopo le feste di Natale  ci sarà il periodo di ossigenazione in montagna  prima di partire per il lavoro di grande preparazione specifica  in Australia che durerà fino alla prima settimana di marzo, dove ci sarà pure la possibilità di riprendere confidenza con le gare, visto che ci saranno i classici "Australian Open" ad aspettarli. Quindi tornati a casa si concentreranno sulle selezioni per maggio inoltrato. E da lì in poi la stagione di gare.

I grandi risultati  arrivano e perseverano solo se c'è:

- una programmazione serie e duratura,
- una costante verifica del lavoro in atto  e di chi sta  

   operando,
- un aggiornamento continuo con la condivisione di idee fra 

   tecnici professionisti, 
- una ricerca sempre all'innovazione per avere delle 

   precise 
   informazioni su temi scientifici vicino allo specifico 
   sport,
- un' identificazione dei talenti per inserirli in programmi 

   specifici che abbiano cura e attenzione del loro sviluppo
   sportivo, umano e culturale.

E a tutto ciò bisogna metterci costanza e determinazione non solo per i periodi dei raduni, ma per tutti e 365 giorni che formano un anno  e nell'anno olimpico, bisestile, serviranno pure quelle 24 ore in più per cercare di  agguantare un podio a cinque cerchi.

Occhio all'onda!

Individualità, arte e numeri




prosegue da: cosa prospetta lo slalom per il prossimo quadriennio olimpico - 3^

La domanda che ci siamo fatti  un po' tutti al Coaches Conference è: "quale sarà il futuro e lo scenario dello Slalom per il prossimo quadriennio olimpico?"  Sostanzialmente le cose non cambieranno di molto, ci saranno piccoli, ma importanti cambiamenti che sicuramente faranno fare un salto ulteriormente in  avanti ad una disciplina che secondo me ha due precise caratteristiche: l'individualità  e l'espressione artistica.

Indubbio il fatto che parliamo di uno sport individuale, mentre il concetto di certi allenatori nel prendere metodologie di lavoro e di competizione da sport di squadra è decisamente sbagliato e poco applicabile alla nostra disciplina.
Poco si adatterebbe allo slalom quello che definiamo  "spirito di squadra" che viceversa in altre attività come calcio, basket, volley o ciclismo, tanto per citarne alcune,  diventa l'elemento in più per raggiungere il successo. 
Lo slalom esalta l'espressione di ognuno in modo diverso, come giusto che sia, considerando il fatto che la prestazione di un atleta non condiziona la prestazione di un altro atleta, seppur che vesta lo stesso colore di casacca. Diventa viceversa limitante far seguire a tutti un preciso programma di allenamento o un protocollo comune nel preparare le gare.
Il lavoro principale di un allenatore con atleti evoluti è quello di cercare di esaltare le qualità migliori di ogni slalomista senza opprimerle o sacrificarle per il bene comune. Bisogna però stare pure attenti a non cadere nell'errore di considerare i risultati ottenuti con un atleta come la formula vincente applicabile a chiunque. Ecco perché spesso e volentieri atleti di altissimo livello, faticano ad essere attenti allenatori, riportando il tutto a riferimenti troppo personali, senza cercare di capire l'individualità che contraddistingue ognuno di noi. La stessa cosa si nota con allenatori con medaglie olimpiche che per aver vinto con un atleta ritengo di mutuare in toto sul nuovo soggetto da allenare. La conseguenza è poi di un precoce abbandono  non ottenendo però gli stessi importanti risultati avuti in precedenza.
L'abilità viceversa di un allenatore sarà quella di non avere programmi di allenamento e strategie generalizzate, che se pur andate bene e certificate con risultati con qualche atleta non avranno gli stessi esiti su altri soggetti.

C'è una proposta da parte di Jean Yves Cheutin in relazione alla Coppa del Mondo che arriva dopo una sua profonda analisi di cinque anni di gare. In sintesi il francese che allena la Russia propone di fare una qualifica sulla metà del tracciato di gara per poi proseguire sul percorso intero. In questo modo si evita di cambiare percorso e si arriverebbe comunque in semifinale con un tracciato nuovo. Limiterebbe poi la partecipazione ad un solo atleta per nazione, ampliando così la possibilità a nazioni più deboli di ottenere passaggi di turno. 

Io vedrei bene in Coppa il  format della "ECA Junior Cup" dove in due giorni si hanno due gare anche se poi si adotta una premiazione solo con la somma dei due risultati. Alla fine però la classifica finale si fa sulla somma di 10 gare. Tutti gareggiano in prima manche poi i 2/3 passano in finale. Il tracciato si cambia per il secondo giorno di gare.

Lo slalom deve fare pure i conti con il CIO che chiede da sempre l'universalità delle discipline sportive con il conseguente numero di nazioni che lo praticano per restare nella rosa degli sport Olimpici.
La maggior difficoltà per le squadre nazionali extra-europee sono i risultati che difficilmente arrivano. Se si pensa che dallo studio fatto dal Cheutin si nota che in 5 anni di gare tra Coppa, Mondiali ci sono 71 nazioni presenti, di queste 46 passano in semifinale, solo 33 per la finale mentre sul podio sono presenti in 21 e 12 paesi conquistano almeno una vittoria.  A tutto ciò si potrebbe ovviare permettendo la partecipazione ad ogni nazione con 3 atleti, in semifinale passano solo 2 per ogni nazione e nella finale, sempre a 10, va il migliore per ogni nazione. Così facendo si tutelano i paesi più giovani e meno forti per avere uno sviluppo maggiore sul numero di nazioni presenti.

Occhio all'onda! 


Revisione penalità e quote olimpiche

prosegue da:  cosa prospetta lo slalom per il prossimo quadriennio olimpico - 2^



attraverso un monitor si può seguire che cosa sta succedendo nell"ufficio" del Chief Judge in relazione alla eventuale revisione delle decisioni arbitrali prese da giudici di porta sul percorso o dai Video Judges -


Mi soffermo ancora sulla revisione di eventuali penalità che con il sistema video offre ottime garanzie agli atleti per non esser penalizzati da eventuali errori di giudizio. Importante da parte dei tecnici e quindi dei vari Team Leader seguire ciò che si sta evolvendo  grazie alla visione diretta di  quello che "nell'ufficio" delle decisioni finali si sta elaborando. Uno schermo ti permette di vedere se ci sono revisioni di penalità e  quale successivo decorso hanno avuto. A questo punto in pratica non serve  più fare ricorso poiché il tutto è già stato rivisto e non cambierebbe in caso di "enquire" da parte della nazione richiedente.
Altro passo avanti si farà con l'eliminazione del cartaceo che fa perdere tempo e fa accumulare una montagna di documenti. Si pensa di risolverlo con un sistema informatico dove il giudice di porta addetto alla trasmissione dati indica su una figura dove c'è stato il tocco e passa automaticamente in rete in modo tale che il Giudice Arbitro Principale (Chief Judge) possa avere chiara la situazione  di com'è stata assegnata la penalità.

Rio 2016 è archiviato e  Tokyo 2020 è domani e bisogna già pensare ai criteri di qualificazione per la prossima edizione dei Giochi Olimpici. Fino ad oggi sono stati usati i Campionati del Mondo dell'anno precedente e poi i ripescaggi nelle prove Continentali. Oggi si sta pensando di dare più importanza ad un ranking che si potrebbe  fare con le gare di Coppa del Mondo e Campionati del Mondo in due anni consecutivi e cioè 2018/19, ma è tutto ancora da vedere e da capire. In realtà poco cambierebbe a mio avviso, anche se così facendo si darebbe maggior forza alle gare di Coppa , che attualmente vengono usate più per preparare mondiale e olimpiadi che per cercare un vero e proprio risultato finale in questa manifestazione.  I criteri selettivi per la qualifica Olimpica dovranno essere pronti per metà Ottobre 2017 e presentati per l'approvazione all'ICF a Novembre 2017 e successivamente  al CIO nei primi mesi del 2018. Tempi quindi stretti per prendere una decisione finale in questa materia sempre molto annosa e difficile

Per restare in tema Olimpico, che prevede la quota di 82 atleti equamente distribuiti tra uomini e donne, bisognerà anche  definire il programma per i 5 giorni di gare considerando il fatto che nei settori femminili ci potrebbero essere numerose atlete presenti sia in kayak che nella canadese. Quindi ci potranno essere 24 K1 uomini e donne, mentre la quota per C1 uomini e donne dovrebbe essere di 17. Potrebbero aprirsi la possibilità di aumentare i numeri nel momento in cui ci saranno donne o uomini che parteciperanno sia in K1 che in C1. Cosa fattibile per le quote in rosa, meno per i maschietti! Finali sempre a 10 passaggi in semifinali per 15 k1 e 12 C1. 

Parlando della Coppa del Mondo c'è stata una proposta da parte del tecnico francese che è impegnato da alcuni anni ad allenare la Russia,  ne parleremo nei giorni seguenti. 


Nel frattempo se ci fossero domande o richiesta di approfondimenti basterà chiedere, interessante sarebbe aprire un forum su questi temi  -

                                                                  ....prosegue 


Situazione di qualificazione olimpica paragonata tra i due criteri selettivi e cioè tra ICF OG - RANKING o Worlds

Course design e Technical Video Service al "Coaches Conference" 2016


Jean Michel Prono e Sue Natoli sono proprio due brave persone, ma prima ancora di essere tutto ciò sono due veri professionisti della canoa slalom.
Il primo, come tutti sanno, è il chairman dello slalom mondiale quello che è l'italiano  Andrea Donzelli per  la canoa polo. La seconda è nell' ICF Canoe Slalom Technical Committee dal 2008. A questo binomio vincente si è unita da un paio di anni Ála Mašková;  chiudono il cerchio Eric Lokken e Thomas Schmidt non presenti a Epinal. Su questo ci sarebbero molte cose da dire tanto più che il campione olimpico di Sydney 2000 è anche il "Course design" per mondiali ed Olimpiadi rivestendo un ruolo riconosciuto da tutti di grandissime responsabilità. Infatti da come si disegna il tracciato si possono influenzare gli esiti di tutta la manifestazione stessa. Ecco perché lo stessa "Coaches Conference"  si è soffermata a lungo su questo punto, riconoscendo unanimemente  il fatto di avere avuto problemi in questa ultima stagione, particolarmente a Pau e a Rio. In relazione a ciò  ci possono essere alcune soluzioni come quella di costituire uno staff di tre persone, che a rotazione, e con un allenatore locale tracciano gare di Coppa, Mondiali e Olimpiadi portando avanti la stessa filosofia per tutta la stagione.
E' stata apprezzata molto la gara di finale a Tacen che, per motivi di forza maggiore, è finita dopo la porta numero 14 con 4 risalite per un totale attorno ai 70 secondi per i più veloci K1 uomini.  La tendenza quindi è quella di accorciare i percorsi ulteriormente a vantaggio di un contenimento delle spese: così facendo si possono ridurre i giudici, le telecamere e il pubblico può seguire  tutta la gara dalla partenza all'arrivo.

Tutto si può dire del francese presidente della commissione, ma non certo che non sia professionale e dedicato al suo lavoro, ma soprattutto attento e sempre presente nel nostro mondo. 63 anni,  atleta dal 1966 al 1983, poi tecnico per la Francia nel settore K1 donne, con una parentesi in Spagna dal 1988 al 1992, viene eletto chairman nell'ottobre del 2004 al congresso di Stoccolma e riconfermato puntualmente fino ad oggi. Unico candidato anche per il prossimo quadriennio che ci porterà a  Tokyo 2020.

Sue Natoli svolge gran bene il suo lavoro di coordinare e di redigere tutta una serie di documenti che puntualmente vengono condivisi oltre ad essere presente a diversi appuntamenti internazionali di rilievo.
Ala Mašková, animata da infinita passione e conoscenza dello sport dei paletti fra onde e riccioli, cura la pagina web dello slalom. Lei che è nata e cresciuta nel tempio dello slalom e cioè Praga... Repubblica Ceca, dove lo slalom è uno sport con la esse maiuscola, è certamente competente considerando il fatto che ogni giorno è a contatto con i migliori slalomisti mondiali.

Tanti i temi dibattuti e uno fra questi è stato il  "Technical Video Service" grazie al quale la canoa slalom ha fatto passi da gigante guadagnando credibilità e qualità. Il responsabile di tutto ciò è il mitico tedesco  Hans Peter Weiss che ha presentato una analisi dettagliata sulla stagione trascorsa in relazione a ciò. Si iniziò nel 2007 ad Augsburg, con un team misto fatto di inglese e tedeschi,  a rendere operativo questo tipo di servizio con tutti i limiti che presentava quella sperimentazione. Un servizio, che negli anni, ha però  permesso alla canoa slalom di fare un vero e proprio salto in avanti e di qualità sotto il punto di vista tecnico garantendo ad allenatori, atleti e ai  "Video Judge" qualità e precisione. Senza contare il servizio live su internet per tutti coloro che vogliono seguire in diretta le gare di Coppa del Mondo e Mondiali. Ovviamente ancora con possibilità di miglioramento.
Quattro cameramen professionali sul percorso con due riserve più altri 7 operatori in cabina regia e sei telecamere fisse sulle risalite permettono di acquisire immagini di altissimo livello e che incrociate tra loro  possono dare una visione frontale, laterale o da dietro per ogni passaggio di porta e per ogni atleta. Tutto ciò  permette una veloce revisione della prova ed un'analisi "frame by  frame" in tempo reale su eventuali penalità o salti di porta.
Un ulteriore servizio che viene fornito è il collegamento audio tra sala video judge e cabina regia per coordinare la grafica sulle penalità e per avvisare i commentatori televisivi sul fatto che c'è in corso una revisione. E' stato proposto che questo collegamento venga fornito anche allo speaker della manifestazione che a volte rimane senza informazioni dirette da offrire al pubblico. Il tutto è stato stimato per un costo complessivo di 60 euro ad atleta.

                                                         ... prosegue




da sinistra Thomas Schimidt, Jean Michel Prono e Marianne Agulhon

Coaches Conference - Epinal 2016



Le migliori e più sincere analisi arrivano sempre davanti ad un bicchiere di vino o una birra a fine giornata e dopo cena. Gli inglesi optano per la bevanda preferita da Bacco e tutti gli altri si concedono qualche birretta in più in questa tre giorni di "Coaches Conference" a Epinal che ci regala momenti di riflessione in compagnia di compagni di lavoro se pur di altre nazioni. Contemporaneamente sul canale che passa giusto nel centro della città si stanno svolgendo  i campionati francesi di slalom per società a cui partecipano le migliori 15 del ranking nazionale. 

Tanti i temi dibattuti da Jean Michel Prono (chairman of Slalom ICF Boarding)  e dal suo staff, probabilmente quelli che più possono interessare un po a tutti  in questo momento sono i cambiamenti previsti già a partire dalla prossima stagione:

- vietate le chiglie o pinnette (fins), la motivazione è che la commissione dello slalom ICF vuole una "disciplina semplice" alla portata di tutti oltre al fatto che questo elemento aggiuntivo allo scafo viene considerato pericoloso;
- le barche tornano ad essere 9 kg. per C1 e K1 e 15 per il C2, motivazione: così anche le barche che nascono divise in due e quindi di facile trasporto in aereo dovrebbero rientrare in questi pesi secondo le indicazioni ricevute dai più titolati costruttori nel settore;
- non si potranno fare proteste nella finale;


- viene reintrodotto il C2 misto per mondiali, coppa del mondo e gare ranking. Era uscito nel 1983 e l'ultimo mondiale per questa categoria fu disputato a Bala nel 1981; 


- Il C2 dovrebbe escuri dai Giochi Olimpici ed entra il C1 donne anche se questo verrà ufficializzato più avanti;


- dal 2017 si organizzeranno anche i Campionati del Mondo di  "Slalom Cross"  per esser eventualmente pronti per inserirlo a Tokyo 2020.

-Per chi poi rappresenterà la propria nazione ai mondiali o in Coppa del Mondo dovrà adeguare la propria canoa alle regole di marketing che l'ICF ha imposto a tutti che in sostanza obbligano gli atleti a riportare il loro cognome con l'iniziale del nome sui due lati dello scafo con una estensione di 7 centimetri con lettere alte 6, mentre è lasciato libero in fronte e dietro il pozzetto uno spazio per l'atleta o Federazione per eventuali sponsor. Sulla punta obbligo di tenere la sigla della nazione con il logo ICF più uno spazio per il comitato organizzatore per quell'evento.  


Questo in sintesi, ma nei prossimi giorni entreremo più nel dettaglio di questa tre giorni di lavori tra gli specialisti del settore, unico rammarico la mancanza di un rappresentante italiano ufficiale sul tavolo della condivisione. 

Occhio all'onda! 




 


Freschezza delle prime pagaiate

Sono un paio di giorni che pagaio con i ragazzini del Club e riscopro la freschezza di gesti, la purezza di movimenti e  la leggerezza di pagaiare per il piacere di farlo. Vedo nei loro occhi la gioia di muoversi, faccio mie le paure, ma nello stesso tempo la voglia di scoprire emozioni nuove fatte di corrente, sassi, morte e onde.  Non mi focalizzo assolutamente su come fare un aggancio o una  retro pagaiata, cerco solo di metterli nella condizione di ascoltare l'acqua e di percepirne il suono e  l'energia che  produce sulla nostra canoa e dentro di noi.
Con i più piccoli e cioè i ragazzini che escono per le prime volte in Adige cerco di creare quelle che il buon Alviano Mesaroli ha sempre definito "gli stati di necessità" quando cioè ci troviamo in determinate situazioni e lì dobbiamo risolvere i problemi che si presentano.

Dopo i rudi fondamentali che secondo me devono essere  solo:

 - come entrare dentro una canoa e come uscire anche in 

      caso di capovolgimento
-  come mettere i piedi e le gambe dentro la canoa
-  come impugnare la pagaia

Si passa alla scoperta del "muoversi su un guscio sul e con l'acqua" tutto il resto è una lenta e paziente questione di tempo e dedizione.

Un metodo certamente non facile che costringe il tecnico ad essere il più possibile presente in acqua, ma ha la forza di impadronirsi del soggetto stesso attraverso le sue capacità senso-percettive e coordinative.
In questa delicata fase di apprendimento rivestono un ruolo fondamentale i neuroni specchio, ma soprattutto la capacità di creare nei singoli soggetti la motivazione per continuare ad apprendere e quindi evolversi.

Occhio all'onda!

Quel magico momento dell'analisi del percorso


Chiude a Tacen la Coppa del Mondo di Slalom 2016 assegnando gli ultimi punti per il prestigioso trofeo  nelle due categorie ancora in gara e cioè K1 donne e C2 in una domenica di settembre che ci fa capire che l'estate nel Continente Europeo sta per finire. Non so se è l'aria, già fresca di un autunno alle porte, oppure se è quella sensazione naturale che si vive sempre quando si arriva al tramonto di un'avventura lunga ed intensa come è stata questa edizione di Coppa, ma mi rendono conto di invecchiare e diventare sempre più romantico nel seguire questo sport.  Si è stanchi, ma felici, si ripercorrono con la mente i chilometri macinati sulle strade d'Europa fra i cinque paesi che hanno organizzato l'edizione 2016. Ripassano flash delle gare, ma soprattutto quello che c'è prima e dopo. Ci sono quei silenzi e quelle parole che mi incantano e mi fanno vibrare quando alla mattina presto o nella confusione della gara in svolgimento, si cammina lungo il percorso con un atleta per analizzare il tracciato. C'è quel rapporto atleta-tecnico che in questo momento è esaltato più di ogni altra cosa. Si entra in contatto epidermico uno con l'altro. Si pesano le parole. Si è attenti ad ogni espressione del visto o gestualità del corpo. Vorresti stringere a te quel bimbo, ragazzo, uomo , atleta,  che ti accompagna in questa analisi per trasmettergli tutta la tua energia. Hai voglia di ringraziarlo per quello che ti sta donando e quello che ti regalerà danzando fra i paletti dello slalom da lì a poco. Quello che regalerà al tuo cuore e a tutto il tuo corpo perché ogni sua discesa è una mia discesa.  Leggi nella sua anima  le ansie, le paure, le speranze, ma nello stesso tempo la positività e le certezze che quella gara sarà quella giusta, quella cioè per cui lavoriamo e lottiamo ogni giorno della nostra vita. Ogni singola porta è analizzata per come arrivarci, per come passarci dentro e cosa fare dopo; ogni movimento d'acqua è preso in considerazione, nulla si lascia al caso e cerchiamo di fonderci con  con il flusso del canale che scende verso valle.  Saliamo sulla stessa canoa per pagaiare assieme idealmente su un tracciato immaginario  perfetto. Si arriva alla fine ci si abbraccia e gli sguardi sono sempre decisi, ma nello stesso tempo teneri e affettuosi. Ognuno con il suo ruolo e con i suoi compiti aspetta quel 5,4,3,2,1 go in maniera frenetica, passionale e decisa.
Questo magico mondo delle gare, che la notte prima non ci fa mai dormire tranquilli e che ci fa svegliare prima che suoni la sveglia, da un senso al nostro peregrinare, ma nello stesso tempo ti svuota totalmente... forse è tempo di tirare il fiato, riabbracciare le persona amate e tornare a casa per respirare l'aria della sera seduto tranquillamente in giardino a parlare del tempo e del futuro.

Occhio all'onda!

P.S. chiedo venia se non sono stato un buon cronista,  ma come direbbe Rino Tommasi parlando di quel grande cantastorie sportivo che risponde al nome di Gianni Clerici e ovviamente facendo le dovute scuse per il paragone decisamente esagerato nei miei confronti: "Non sempre nelle sue cronache troverete il risultato dell'incontro, ma troverete sempre la spiegazione della vittoria di un giocatore sul proprio avversario".


CLASSIFICA FINALE COPPA DEL MONDO SLALOM 2016 - C2

CLASSIFICA FINALE COPPA DEL MONDO SLALOM 2016 - K1 WOMEN

 

Kauzer, Savsek mandano in delirio il pubblico di Tacen


Senza ombra di dubbio oggi è stato il giorno di Peter Kauzer, folla in delirio per ogni sua discesa, ma è stato il giorno pure di una Slovenia che con Benjamin Savsek completa la festa con un altro oro nel C1 uomini. Il fattore campo, giusto per sottolineare l'importanza di gareggiare in casa, è molto importante nel nostro sport.

Togliamoci subito i doveri di cronaca dicendo che Mathieu Biazizzo vince la Coppa del Mondo 2016  nel K1 uomini. Il 25enne transalpino di Pau raggiunge questo risultato con un secondo posto nella terza prova di Pau (fattore campo ancora molto importante) precedentemente aveva un 7^ a La Seu d'Urgell e nell'esordio italiano ad Ivrea era finito 28^ in semifinale. A Praga solo 22^ e qui chiude in quarta posizione. Per un totale di 224 punti contro i 222 di Prindis, mentre più distaccato arriva il britannico Bradley con 211. Rimane giù dal podio complessivo Peter Kauzer per un solo punto.
Alexander Slafkovsky è il vincitore della Coppa del Mondo 2016 nella canadese monoposto con 3 punti di vantaggio su Adam Burges e 39 su Anze Bercic.
Nella canadese femminile vittoria complessiva a Mallory Franklin sulla connazionale Kimberley Wood, mentre solo terza l'innamorata  del francese vincitore della "overall standing Cup" in K1 men, che per una volta tanto è menzionata solo come la fidanzata del vincitore!

Detto ciò mi preme dire e sottolineare alcune cose. 


Partiamo dal fatto che durante la discesa della semifinale del C1 maschile sull'ultimo scivolone del tracciato, appena risistemato in questi giorni con tutti i problemi conseguenti,  alcuni sassi si sono spostati creando seri problemi per gli ultimi 5/6 concorrenti. Gara fermata prima della partenza del C1 donne. Si riunisce il Comitato Giuria e prende una decisione... no scusate non è così si riunisce solo con se stesso Jean Michel  Prono e decide che passeranno in semifinale i primi 10 C1 più 5 che deciderà lui quali sono riguardando il video della discesa degli atleti. Restiamo tutti molto sorpresi perché non vengono rispettate le regole scritte che sono chiare anche in questi casi,  ma non possiamo fare nulla se non accettare di malgrado  la decisione di "Deus"! Si sa che il Divino, illuminato dall'alto, non sente ragione alcuna, chiede scusa, ma si va avanti così. Lo stesso presidente del boarding slalom ICF decide che la gara si deve fermare 50 metri dopo la risalita 14 e così in un batter d'occhio Siwidata adegua il campo alle nuove necessità.

Tutto serve per capire e per migliorare nella vita e quindi da questa gara risulta chiaro il fatto che gare con 14 porte poco superiori ai 60  secondi sono perfette per attirare l'attenzione del pubblico che può seguire in diretta tutto il tracciato e rimane con il fiato sospeso fino all'ultima onda. Così come la semifinale, che fa scendere gli atleti ogni minuto per guadagnare tempo e restare on line in televisione,  diventa una sorta di partita a tennis dove i presenti  seguono l'atleta in acqua con attenzione e appena taglia il traguardo si girano velocemente a monte per guardare il concorrente successivo e tutti sono presi in altissima considerazione. 

Non posso però non essere felice per la finale conquistata da Zeno con una semifinale magica: dopo un anno di malasorte forse la ruota inizia a girare in un altro senso!

Domani chiude la Coppa 2016 con semifinali e finali K1 donne e C2

Occhio all'onda! 


Classifiche finali di Coppa del mondo  

C1 men final results Slalom World Cup 2016

K1 men final results Slalom World Cup 2016

C1 women final results Slalom World Cup 2016

Qualifiche terminate per la Coppa del Mondo 2016



Le persone, la gente, il pubblico fanno dimenticare le carenze organizzative e il sole scalda la nostra giornata di qualifica con i tanti bimbi delle scuole che sono venuti qui a conoscere da vicino questo sport.
Slafkovsky non ne vuole sapere di fare porte in retro: preferisce cacciare  la punta in acqua tra la 9 e la 10, perdere tempo, ma persistere per la retta via! Finirà solo settimo lui che qui si gioca la vittoria finale di Coppa del Mondo.  Nei C1 nessuna sorpresa vince la qualifica l'argento di Rio 2016 in scioltezza seguito dall'uomo a stelle e strisce, mentre terzo è il fratello del campione olimpico nel k1 di Atene 2004... bel giochino di memoria ragazzi, un piccolo sforzo e capite di chi sto parlando! Alternativa cliccare qui e guardarsi le classifiche.
Sorpresa nel K1 maschile con l'eliminazione di Jakub Grigar che in prima manche si schianta letteralmente contro il muro del salto e divella la sua canoa. In seconda salta bene, ma subito dopo si mette a litigare con il palino interno della porta numero 1 e tra i due chi fa una brutta fine è proprio il fenomeno slovacco che così domani guarderà le semifinali dalle tribune. Anche Boris Neveu, che ho visto claudicante e che dorme in tenda lungo il fiume, deve passare per la seconda chance per passare il turno, non ha problemi vincendola, ma gli costa qualche fatica in più del previsto.
Anche per il settore femminile in ginocchio e seduto tutto nella norma Fox prima si piazza seconda in C1 dietro alla catalana di La Seu d'Urgell Vilarrubla e poi vince il K1 davanti alla padrona di casa Eva Tercelj.
Il C2 ci offre sempre grandi momenti anche se è chiarissimo che i più forti controllano le gare di qualifica con l'unico obiettivo di passare il turno senza affaticarsi.

Domani semifinali e finali per C1 men and women e per K1 men
 

Occhio all'onda! 









Si parte con le qualifiche

 
Il consiglio di gara di oggi... che tristezza!

Alla fine si arriva in fiume e non ci si ferma dopo il ponticello. Gli organizzatori hanno messo in acqua una ruspa, tolto qualche sasso, pulito il fondo e costruita una via per far passare le canoe nel rush finale. Il percorso, disegnato dallo statunitense Rafael Smolen con Fedja Marusic, è uno dei più classici che si possa mettere su questo canale. Sprint sull'acqua piatta per circa 10/11 secondi, poi il salto per arrivare lunghi sulla destra e infilare la risalita. Da questo momento in poi inizia il  "cost-to-cost"  da fare prima da nord a sud per infilare la risalita 2, quindi si torna a sud per la combinazione 3/4 sfruttando il ricciolone tutto canale. Qui, secondo me, una saggia retro per infilarsi poi nel labirinto dei sassoni che ti fa zig-zagare fino alla successiva risalita a sinistra che si trova nella parte più stretta del canale. Si passa sotto il ponticello per fare   la discesa e poi l'arrivo nel budello d'acqua appena sistemato. Gara veloce sicuramente, molto dipenderà da come si esce dal salto iniziale che come sempre può incidere molto sull'esito della gara.

In attesa delle prove di qualifica di domani per tutte le categorie qualche commento ancora sull'organizzazione che sembra aver preso sotto gamba l'appuntamento di Coppa. Questa sera, nel Team Leader Meeting, abbiamo visto un Jean Michel Prono molto seccato che ha fatto capire che così non va bene. Poco stile in ogni cosa. Ad esempio, tanto per capire, a Praga Rohan  (Technical Organizer) e il presidente della federazione Ceca Pollert in consiglio di gara si sono presentati vestiti eleganti e con stile. Il Technical Organizer qui e cioè Matjaz Savšek ci ha fatto molta tristezza vestito più da campo nomadi che da rappresentante tecnico di un paese che comunque vanta tradizione e successi. Ma ripeto dobbiamo essere noi a dare stile al nostro sport e si parte anche da queste piccole cose.

Occhio all'onda!