Buona domenica


Il posto più ambito è sotto il ponte d'arrivo: lì c'è ombra praticamente per tutto il giorno e in certi momenti tira pure una bavetta d'aria salutare. Effettivamente c'è caldo quando picchia il sole e di nuvole purtroppo non se ne sono viste oggi, ma per fortuna il temporale serale  ci ha rinfrescato spirito e animi.. poi vi spiego perché.  Veniamo alle gare che sono state praticamente una replica della prova di ieri considerando il fatto che abbiamo gareggiato sullo stesso percorso.  Oggi le manche  sono  servite per eliminare atleti e per far passare in semifinale 15 K1 uomini e donne, 12 C1 e 11 C2 che domani gareggeranno per prendere la finale a 10. Ecco la novità in chiave olimpica che è quella di avere tutte le finali con lo stesso numero di barche  e cioè 10. Nelle edizioni precedenti a cinque cerchi avevamo in gioco per le medaglie solo 8 C1 e 6 C2.

Facciamo a questo punto una riflessione che è quella di mettere a confronto praticamente le quattro manche, situazione  quasi del tutto se non del tutto inusuale. Pochi i precedenti ricordo a memoria solo  i mondiali di Tacen 2010.
Non è cambiato praticamente nulla, tutto uguale alle prime due discese. Solo nel Kayak maschile c'è stato un nuovo record della pista con un 88,85 del russo Pavel Eigel che migliora il 90.40 dell'altro ieri di Hannes Aigner. Per il resto cambiano i vincitori, ma rimangono invariati i tempi di gara o quasi. 

Sorprese nei kayak uomini con l'eliminazione dell'argento iridato Matteusz Polaczyk, che si è dimostrato lento e con tanti tocchi; dello spagnolo Samuel Hernanz, che in prima manche si schianta sull'ultimo blocco del tracciato e salta la penultima porta e poi in seconda è decisamente lento. Fuori anche Dawson e Meglic che ieri sembrava rinato.

Prima vi dicevo del tempo, perché si sa che quando non si vuole parlare di qualche argomento si opta per le previsioni meteorologiche. Altro argomento sarebbero le donne, ma ultimamente vivo come un monaco tibetano e quindi ho poco da dire e da scrivere in relazione a ciò.  Sto divagando palesemente per evitare di affrontare il tema che più sarà sulla bocca di tutti domani e cioè il percorso per semifinale e finale. Non voglio esprimermi perché già mi rendo conto che mi farei prendere la mano e uscirei con turpiloqui da vero scaricatore di porto marsigliese e a quel punto non potrei più di tentare di capire  due personaggi con tanta esperienza e conoscenza come Thomas Schmidt e Marianne Agulhon capaci di massacrare lo slalom, uno sport che hanno praticato ad alti livelli, quindi non mi rimane che agurarvi... buona domenica e occhio all'onda!

Una spinta in più



Durante le gare non c'è tempo per fare nulla, se non rimanere concentrati per restare vicino agli atleti ed essere pronti per risolvere eventuali problemi che possono nascere al momento.  Nella breve  pausa pranzo si assolvono  le necessità fisiologiche e così  mi sono ritrovato per puro caso nei vespasiani con Michael Keim che nel nostro reciproco momento intimo mi dice:"Ana very good run! Ettore can You image one run like this in the Olimpic Games for her?". Bene... scrollatina  e risciacquata alle mani poi lui aggiunge  ancora :"It would be great for our sport". Ed in effetti se un atleta del Sud-America riuscisse a realizzare un grande performance ne guadagnerebbe tutto il movimento che purtroppo è trincerato nel vecchio continente dopo che il buon Richard Fox, un tempo vice-presidente ICF, si è tagliato fuori per aver mescolato interessi personali, se pur nobili, con logiche politiche internazionali. E' evidente che il futuro sarà ancora sempre più proiettato verso la Francia con le forti spinte che si stanno facendo per portare avanti Tony Estanguet verso la presidenza internazionale dopo la sua entrata al Cio Certamente a giusta ragione, ma lui però dovrebbe guardare al futuro e proiettare lo slalom  in una nuova dimensione che non dovrebbe avere frontiere e senza il sigillo dei sui poteri forti. Bisogna uscire dall'Europa se vogliamo che lo slalom possa fare un salto di qualità che ancora gli manca.  
Giusto per chiarire Michael, un vecchio amico, è il  responsabile dal 1998 della squadra tedesca per quello che è elaborazione dati e video oltre ad essere  un raffinato conoscitore del nostro mondo. Quindi quando arrivano certi complimenti da persone che hanno il mio massimo rispetto fanno immenso piacere. Mi rimane da dire anche che Ana Satila ha chiuso la prova di qualifica al secondo posto dietro a una grande Ricarda Funk e davanti a personaggi del calibro di Chourraut o Kudejova.

Le gare di questi due giorni mi hanno esaltato, qualcuno potrebbe pensare che non servirebbe considerando il fatto che sono già fuori di mio, ma vedere e soprattutto percepire tanta energia attorno  mi carica all'ennesima potenza. Vedo negli occhi di diversi volontari una luce diversa quando sono chiamati ad essere operativi. Li vedo non mollare mai la postazione a loro assegnata, li osservo e mi rendo conto che è gente fantastica. Oggi una ragazza saltava di gioia perché veniva confermata anche per i Giochi Olimpici del prossimo agosto. Un sorriso stampato che ti emoziona e che ti fa capire quanto fortunati possiamo essere noi che viviamo la nostra vita con cadenze quadriennali per far rincorrere un sogno ai nostri atleti e che diventa sempre anche il nostro.

Adriano Brangança è un giovane allenatore brasiliano che fino a qualche settimana fa condivideva con noi la casa e la vita di tecnici a Foz do Iguaçu. Oggi è qui come addetto al settore tecnico dell'impianto di slalom di Deodoro e se pur che lo conosca da tempo, e so quanto ama la canoa, non l'ho mai visto così carico come in questa settimana. Lo vedo ammirare  i grandi campioni e rimanere sconvolto ogni volta che gli passano davanti sia che siano in canoa o a piedi. Li guarda incredulo per  averli a pochi metri da lui  e il  rispetto che dimostra nei loro confronti è notevole. Poi è sempre pronto a scattare agli ordini dell'onnipresente Jean Michel Prono che qui comanda tutti a bacchetta. 

Altro grande esempio di professionalità ed energia e  Joao Machado,  che ho avuto l'onore di allenare fino a qualche mese fa, oggi è qui a lavorare per i Giochi Olimpici con grande orgoglio e con gli occhi che brillano per un mondo che ama. Poi ci sono tanti e tanti altri e tutti assieme rendono questo evento degno di una prova Pre-Olimpica e unico nel suo genere.

Non ho parlato delle gare che sono servite per fare il quadro dei partenti di domani. Tanto per la cronaca sono rimasti fuori e quindi non vedremo al via Daniele Molmenti, per l'Italia passa solo Giovanni De Gennaro, Alexander Grimm, Boris Neveu, Jiri Prskavec insomma campioni olimpici, mondiali e continentali al palo.
Nel C1 a guardare ci saranno personaggi come Sideris Tasiadis e Denis Gargaud.
Nel C2 fuori i campioni del mondo Anton/Benzin, Labarel/Pechier, fuori anche i gemelloni Hochschorner.
Nelle donne nessuna esclusa la slovena Tercelj e la francese Bouzidi


Occhio all'onda! 

Adriano Bragança sul campo di slalom

Joao Vitor Machado all'opera con le porte da slalom 


Pentagramma

Samuel Hernanz in azione sul canale Olimpico di Rio 2016

Per avere certi  risultati bisogna lavorare e lavorare anche sodo. Ieri, ci siamo allenati sul canale olimpico come primo gruppo e cioè dalle 8 alle 9, poi sono rimasto a guardare gli allenamenti di spagnoli prima e dei francesi poi e mi rendo conto che mi emoziono ancora quando certi gesti vengono messi in essere per trasformarsi  in  arte allo stato puro.

Una delle mie opere preferite è l'uso delle spalle per cambiare direzione sfruttando  un rullo laterale o un'onda e ieri Samuel Hernanz mi ha deliziato con tutto ciò. Anche Ana Satila, la mia giovane atleta brasiliana, è praticamente saltata sulla panchetta dove eravamo seduti e il suo "nossa que maravilha!" la dice tutta di che spettacolo abbiamo assistito. In effetti il francese, pardon, lo spagnolo pennella le porte con la sua pagaia come pochi sanno fare e il suo corpo è capace di seguire i moti ondosi di questo canale con estrema semplicità. Così come vedo fare a Peter Kauzer che sfrutta al meglio la sua abilità di ballerino in punta di pagaia.
Con Ana stiamo lavorando sui cambi di ritmo che secondo me sono la chiave dello slalom moderno. E' impensabile infatti pagaiare sempre al 100% per vari fattori. Il primo è fisiologico considerando che parliamo di gare sui 90 secondi. Il secondo è di natura tecnica infatti se vogliamo impostare una risalita per non perdere velocità dobbiamo rallentare per poi accelerare sfruttando la rotazione della barca. La stessa cosa se dobbiamo saltare un'onda o un ricciolo, anche qui dobbiamo aspettare il momento giusto per mettere la nostra pala in  acqua. Lo slalom è una musica e come tutte le melodie ci sono battute forti seguite da altre lente per stabilire i vari accenti della musica. Ecco immaginatevi un percorso di slalom raffigurato su un "pentagramma" dove dovete seguire tempi e battute per riprodurre composizioni e canzoni. Lo slalom è proprio questo... semplicemente musica per il nostro corpo e per le nostre emozioni!

Occhio all'onda!

Onnipotenza e nuove regole per lo slalom

 
foto di Jordi Domenjó

Ci sono brave persone nel nostro mondo, ma spesso  vengono prese dalla convinzione di esser onnipotenti tanto che, superati brillantemente la sessantina di anni, hanno pensato pure  di scendere il canale olimpico di Rio in prima assoluta e confermare che si tratta di un buon percorso. Ho usato il plurale, ma per la verità è da leggere al singolare... volevo  confondere le idee, perché io stesso non ci credevo, se non lo avessi udito personalmente dal protagonista assoluto della discesa! Avrei dovuto pure aggiungere che il canale di Rio è stato sceso  con una canoa di plastica.  Ora capisco che si possa arrivare a questa età in ottimo stato di forma, ormai ci sono vicino e grazie a Dio sono ancora in salute, ma avere la presunzione di dire di aver provato la struttura e confermarne la validità della stessa mi sembra del tutto eccessivo e fuori luogo anche  se a farlo è stato the "Chairman of Slalom Racing Committee" della International Canoe Federation. Poi  pure il servizio fotografico su Facebook in Planet Canoe. Peccato perché parliamo di uomo di grande cultura sportiva, ma che per l'appunto vuole coprire tutti i ruoli dello slalom senza limiti di sorte. Evidentemente il buon Jean Michel si sente ancora un adolescente come direbbe bene Eugenio Scalfari:Che stagione l'adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la  ragione della tua onnipotenza mentale.

Soprassediamo, perché da qui ai giochi Olimpici ne sentiremo e ne vedremo di belle. In attesa però di entrare più nel dettaglio di questo evento, che inizierà ufficialmente questo sabato con gli allenamenti delle oltre 20 nazioni presenti  e il "Test Event" o "Aquece Rio" come è stato battezzato qui, nel prossimo week-end,  guardiamo al futuro considerando il fatto che la Commissione dello Slalom ICF si è già messa in moto per cambiare alcune regole per il  2017. La cosa ha un chiaro senso politico e il messaggio che questo organo vuole mandare è quello di confermare che fino al 2020 loro si ricandideranno in questo ruolo.
Le proposte che verranno presentate ad Aprile al "Board of Directors" meeting   saranno molte per il settore slalom le più interessanti secondo me sono:

1. la proposta di vietare le pinnette nelle canoe
2. rinserire il C2 misto (ultima edizione iridata per questa specialità fu nel 1981)
3. eliminare la possibilità in coppa del mondo di organizzare le prove a squadre ed inserire la prova di "Boardin Cross"

Magari nei prossimi giorni possiamo entrare nel dettaglio e capire come e dove sta andando lo slalom in vista di Tokyo 2020.

Occhio all'onda!

E' questione di ruoli

 "parlo a braccio! 
  ho qui un discorso  
  pronto… ma non ho 
  voglia di leggerlo" 
    - Papa Francesco -

Credo che ci sia una ragione specifica perché nel tango molte donne oggi  studiano o ballano da "leader". Il motivo è semplice ed intuitivo se guardiamo la nostra società. Infatti sempre più donne sono chiamate a fare l'uomo nella vita e se è vero che questo muoversi a tempo di musica non è altro che il riflesso della vita ecco perché c'è la necessità di apprendere da parte delle donne anche il ruolo maschile. Tango dialogo tra due persone, tra due corpi che si muovono e si racconto la vita, ma secondo il mio modesto parere da antico e romantico pensatore, ognuno ha qualche cosa da dire all'altro all'interno però del proprio genere. Nella famiglia, che dovrebbe essere il modello o per lo meno lo è stata fino ad oggi, si necessita che il papà faccia il papà e la mamma la mamma. Credo che l'esempio verso i figli sia tutto nella vita per dare una marca forte ai vari ruoli che devono essere ben definiti. Le generazioni future  hanno bisogno di certezze rispettando ovviamente le diversità che sono comunque anche quelle frutto della natura.  Anche nel lavoro credo che ognuno debba rispettare la propria funzione rendendo al massimo in quella sua specificità che diventa determinante per il conseguimento dell'obiettivo finale.
Viviamo però in una confusione di ruoli, funzioni e gesti. Tutti vogliono fare tutto e tutti sono maestri nel ruolo dell'altro.  L'uomo che vuole fare la donna e viceversa dimenticando che geneticamente siamo diversi e nella vita abbiamo pure funzioni specifiche che ci sono state assegnate dalla natura stessa. Odio l'appiattimento e il fatto che si voglia insegnare un ruolo, che non è il tuo, agli altri perché questo limita la sensibilità e il lasciarsi trasportare dalle emozioni.
Una donna che apprende il ruolo da "leader" quando tornerà a ballare da "follower" si aspetterà sempre qualche cosa dall'altro che lei avrebbe fatto in quel momento e non è trasportata dal suo ballerino nel cielo per volare e per danzare, che esso sia a tempo o no o che sia tecnicamente perfetto oppure no.
Nel mio ruolo di allenatore non insegno nulla, cerco solo di mettere gli atleti nella condizione di far scoprire a loro stessi come interpretare determinate azioni, attraverso il loro vissuto e mediando con il presente che stanno vivendo.  Io non sono dentro di loro e neppure dentro la loro canoa, sono loro che devono trovare le soluzioni. L'allenatore o il maestro sono strumenti per scavare all'interno di ognuno di noi.  Nel tango se ci limitiamo a fare ciò che ci viene insegnato saremo sempre brutte e limitate fotocopie di altri. Dobbiamo certamente studiare e apprendere tecniche e gesti che devono però essere interpretati e rivisti attraverso l'individualità della singola persona.
Trovo disgusto vedere due ballerini ballare con delle coreografie  preconfezionate. Amo e traggo giovamento da due ballerini che si muovono liberi sulla pista senza falsità. Forse anche per questo che non riesco mai a seguire un discorso letto rispetto ad un altro a braccio. 
Mi sono allontanato dal tema principale, ma è il tango che ti porta a non avere confini! 

Occhio all'onda!

L'albero e il fiume

Al fiume, qui a Tomazina, c'è un albero alto e quasi spoglio di foglie, ma con dei fiori rossi bellissimi. E' sopra una collinetta e guarda il fiume da molti anni, seguendone gesta e giochi d'acqua attratto come me da tanta forza ed energia. Quell'energia di cui avrei bisogno ora. L'albero offre sicurezza a chi lo ammira e gioia a me che contemplo le sue infiorescenze. Un rosso vivo e i petali ordinati lo rendono maestoso. Disinvolto nel dialogare lassù con il cielo. 
Oggi, prima delle gare, mi sono seduto al suo cospetto e assieme in silenzio abbiamo condiviso emozioni guardando il fiume. Gli ho raccontato che mio papà mi spingeva ad abbracciare gli alberi. Lui mi ha detto che lo sapeva e che ero stato fortunato ad avere qualcuno che mi insegnasse a fare ciò.  Poi mi ha detto che mi sentiva diverso dallo scorso anno e io gli ho detto che la vita cambia si invecchia e le cose e le persone subiscono trasformazioni inevitabili. Mi ha chiesto perché guardavo così il fiume e gli ho detto che lui accompagna la mia vita da sempre. Mi ha dato gioie e dolori, mi ha dato un lavoro e ha catturato, come me,  i miei figli. Mi ha insegnato a muovermi tra le insidie delle sue rapide e mi ha cullato e rasserenato nei momenti più difficili.  L'albero mi ha detto che quindi avevo mille ragioni per restare lì e ha aggiunto:  "prenditi tutto il tempo necessario", mi avrebbe protetto lui senza riserve e senza menzogne. Mi avrebbe offerto ombra e riparo e se mai l'avessi voluto un orecchio per ascoltare le mie parole che oggi non servono, ma forse un domani potrebbero ridarci amore e speranza, ma per il momento ascoltiamo solo la musica del Fiume.

Occhio all'onda!

Entrenamiento invisible

Lo staff tecnico quasi al completo
"Cada dia tenemos
que ser mejor que
nuestros problemas"


Seduti dopo pranzo a bere il caffè si approfondiscono concetti ed idee tra allenatori.
A pancia piena e rilassati ci si scambia volentieri pensieri ed emozioni in questi giorni che precedono il nostro trasferimento in quel di Rio, considerando il fatto che siamo senza canoe partite sabato con il camion. Agli atleti abbiamo lasciato alcuni giorni liberi per una super-compensazione prima dei campionati brasiliani e noi abbiamo il tempo per raccogliere le nostre cose e i nostri pensieri.    Oggi mi è piaciuto il concetto espresso da Jordi Domenjó, che da poco più di un mese si è unito al nostro gruppo di lavoro. In sostanza ha parlato di "Entrenamiento invisible" che è ciò che noi facciamo con i nostri atleti da quattro anni a questa parte fuori dagli allenamenti sul canale o in palestra. In sostanza, quando ho iniziato a lavorare con questa squadra, ho chiesto espressamente di condividere ogni momento con i ragazzi non solo per le ore in acqua, ma anche durante colazioni, pranzi, cene, problemi gioie e dolori. In sostanza compartire la vita con loro in mezzo a loro, anche se a volte non è facile. Mi era stata offerta la possibilità di prendere un appartamento lontano dal centro dove vivono gli atleti e  ho detto espressamente no, optando per un casa adiacente con porte comunicanti.  In effetti non credo si possano fare salti di qualità in breve tempo se non con una dedizione particolare 24 ore al giorno e una partecipazione senza riserve al progetto da parte di Guille Diez Canedo e ora anche di Jordi Domenjó.  Un virus che ha contagiato non solo noi tre allenatori, ma anche alcuni  altri componenti dello staff. Un flusso positivo che entra in maniera incosciente negli atleti facendoli principalmente star bene e di conseguenza diventano a loro volta il volano di questa energia. 
Certo il cammino è ancora lungo e difficile e  si dovrà aspettare ancora del tempo  prima di vedere grandi risultati, bisogna però continuare a crederci e andare avanti su questa strada senza riserve e senza risparmiare energie e ogni giorno dobbiamo essere più grandi dei nostri problemi.
Il caffè, se pur senza zucchero, bevuto in compagnia ti fa fare sempre grandi riflessioni che si completano solo se vengono condivise.

Occhio all'onda!


Buona domenica



Mi sono perso a guardare Johnny Dorelli e Patty Pravo in un medley datato 1968 e sono tornato sotto un tavolo del salone in viale della Repubblica 6 quando avevo più o meno 6 anni e tutta la famiglia era riunita per Canzonissima: momento top della televisione per piccoli e grandi.  Poi c'è Johnny che mi fa venire in mente sempre mio cugino Luigi: è la sua fotocopia! Per non parlare di un mito vivente unico nel suo genere,  che Dio  la conservi a lungo, e cioè Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo.  Il tutto perché Raffy, con la sua morosa, è andato questa sera al "Piper" per un compleanno. Non al "Piper" quello originale di Roma, ma quello di Verona credo sulle Torricelle e  in un baleno sono caduto nella trappola di internet per rinfrescarmi la memoria storica di questo locale che fu teatro per molti grandi artisti. Il tutto però mi ha portato indietro nel tempo con "Pazza idea", "Pensiero Stupendo", "La bambola" e così via. Ragazzi quelle sì che erano canzoni rimaste dentro di noi e  bastano due note e ci mettiamo a cantare...

 "Pazza idea di far l'amore con lui
pensando di stare ancora insieme a te!
Folle, folle, folle idea di averti qui
mentre chiudo gli occhi e sono tua"


Un piacevole intermezzo nel mio impacchettare quattro anni di vita a Foz do Iguaçu considerando il fatto che  fra pochi giorni lasciamo questa città e ci trasferiamo a Rio con le Olimpiadi alle porte. Un sogno che piano piano, giorno dopo giorno prende forma. Siamo a meno 271 e più 1.466 giorni di lavoro con questi ragazzi, con questa squadra che guardo sempre con molto rispetto e con il desiderio infinito di vederli sempre così felici e motivati come se fosse il primo giorno di lavoro che  rimembro ogni mattina prima di iniziare gli allenamenti perché voglio sempre avere e trasmettere quelle emozioni, quelle sensazioni che mi sostengono sempre con forza  se pur lontano da casa e dai miei grandi amori.

Buona domenica e Occhio all'onda!

Un sublime gesto

"Cada vez que te tengo en mis brazos,
que miro tus ojos, que escucho tu voz,
y pienso en mi vida en pedazos
el pago de todo lo que hago por vos,
me pregunto: ¿por qué no termino
con tanta amargura, con tanto dolor?...
Si a tu lado no  tengo destino...
¿por qué no me arranco del  pecho este amor?

..." - Y todavía te quiero - 
 


Mi incanta quel gesto che le donne qualche volta fanno durante un tango... Sappiamo per certo  che  questa forma di danza ha un fascino particolare,  considerando il fatto che si tratta di un reciproca conversazione fra persone adulte che  sulla  musica discutono muovendosi a tempo e proponendosi a vicenda temi da sviluppare di volta in volta sempre più complessi ed intimi. Parlano in silenzio  e si confidano emozioni  attraverso il corpo che molto spesso sono  nascoste o abbandonate nel profondo io e magari pure  sconosciute agli stessi. L'intensità della connessione che riescono ad instaurare li può portare a vagare liberi  tra le nuvole del cielo in mezzo alla gente, ma isolati dal mondo, oppure li allontana alla fine della tanda lasciando indifferenza o amarezza.
Torniamo a noi e  dicevo che mi dà sublime eccitazione, effervescente emozione quando "the follower" stacca il suo braccio sinistro dalla presa, lo alza verso il cielo, si aggiusta, respira, cerca una perfetta sintonia con se stessa e con l'universo  e torna a prendere contatto con il corpo del suo partner. Ecco questo momento ballando o guardando riassume l'incantesimo della vita che è una continua presa e abbandono verso luoghi e persone riservandoci però piacevoli o tristi sorprese che diventano a loro volta la musica che ci illumina e ci fa ricadere nella prossima tanda.

Occhio all'onda!

Rilevamento tempi e successiva analisi


"Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano"
...
        Erri De Luca - Considero valore




Da un allenamento di velocità, da una  simulation race, dai  percorsi cronometrati o anche dagli stessi loops, possiamo ricavare molti dati che ci saranno utili per seguire l'evoluzione del nostro atleta nel tempo.
Durante l'allenamento  sono abituato ad annotare tutto su un quaderno,  e  alcuni dati poi vengono riportati sul computer per essere archiviati ed essere comparati con altri fatti precedentemente. A tutto questo si uniscono le riprese video, anch'esse analizzate a archiviate grazie ad un ottimo sistema creato da Dartfish il quale permette agli atleti di scaricarsi direttamente sul loro computer le immagini degli allenamenti registrati.
Ma che cosa possiamo ricavarne dai tempi e dalle varie comparazioni è presto detto. Prendiamo ad esempio l'allenamento di  velocità, in cui abbiamo registrato  i tempi delle singola prove. 

Quindi  dalle  cinque prove sullo stesso percorso possiamo capire:

a) il miglior tempo sulle 5
b) quante distacco abbiamo tra la migliore e la peggiore
c) le percentuali di distacco da atleta di riferimento

d) le penalità  per singola prova
e) le penalità totali
f)  il tipo di penalità

g) verifica  la capacità dell'atleta che ha di prova in prova nel percepire se ha migliorato con il tempo oppure no annotandoci di volta in volta ciò che lui pensa sia stato il suo tempo. 
 
Io interpreto ad esempio il lavoro di velocità scendendo come una prova di un percorso completo suddiviso in 5 parti. Quindi alla fine di ogni discesa posso sommare le 5 prove ed ottenere il tempo totale che di volta in volta potrà essere comparato tra prova e prova. Poi sommando i vari tempi totali avremo la quantità di secondi del lavoro fatto.
Interessante prende alcuni dati anche nei lavori di "loops" in cui possiamo inserire dei percorsi cronometrati all'interno della discesa. Nella foto A un esempio dei dati ricavati da un allenamento sulla resistenza con due prove cronometrate veloci sul complessivo tracciato. Nella foto B i dati analizzati a fine allenamento per singolo atleta.

Con queste informazioni  possiamo renderci conto delle caratteristiche dei singoli atleti, perché questi rilevamenti messi a confronti ci permettono di avere elementi certi in mano per poter verificare quanto magari noi siamo portati a pensare e a vedere. Avere la conferma matematica della cosa ci può aiutare, ma attenzione non dobbiamo prendere tutto alla lettera e tanto meno valutare l'atleta su una singola sessione di allenamento. Più lungo sarà il periodo di monitoraggio, meglio riusciremo a calibrare allenamento e interventi tecnici sullo stesso soggetto.


Occhio all'onda!   




foto A

foto B