Trasmettere energia

"ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo"   
                        Aristotele
 

Oggi ho detto ai miei atleti che volevo leggere, durante l'allenamento,  nei loro viso e nei loro occhi la felicità e la gioia di pagaiare fra le porte del canale. Ho vietato di aver visi cupi, tirati ed espressioni critiche. Ho chiesto loro di contagiarmi dell'energia che ricevevano dall'acqua e che la rendessero palese e palpitante anche per chi stava fuori a guardarli. In sostanza è quello che può succedere quando ammiriamo  o partecipiamo a qualsivoglia espressione artistica. Lo slalom effettivamente è tutto ciò e non lo si può rilegare semplicemente in qualsivoglia  categoria di sport: muoversi sullo spirito dell'acqua che corre passando attraverso delle paline bianche/rosse o bianche/verdi  è pura arte e possiamo apprenderla solo facendo come ci ha insegnato il grande  Aristotele.  Il fatto di rilassare il viso, lasciando  libera la faccia di esprimere ciò che il nostro corpo sta percependo ci mette in uno stato di sublime eccitazione e ci permettere di esprimere tutto il nostro potenziale.

Altro punto su cui abbiamo lavorato è capire cosa succede quando tocchiamo una porta. Ho chiesto di dire ciò che ci porta a toccare una palina e le risposte sono state molto interessanti e veritiere come:

- tocco perché ho stretto troppo l'entrata
- tocco perché non presto attenzione agli spazi utili dove 

   lavorare
- tocco perché ero distratto
- tocco perché non ho fatto antecedentemente una 

   valutazione strategica di cosa fare.

Questi solo alcuni esempi che mi sono stati offerti e che si possono condividere. Il problema deve però essere affrontato in maniera diversa quando cioè sullo stesso percorso si torna a toccare e la cosa in teoria non si spiega perché come dicevano i latini, maestri di vita, "errare humanum est, perseverare autem diabolicum" e così è contento anche il mio amico Pino Scarpellino noto latinista nel mondo della canoa.

Infatti molte volte gli atleti faticano a capire il fatto di dovere cambiare qualche cosa nella loro strategia e nelle loro linee al fine di non toccare, e spesso e volentieri la penalità viene attribuita ad una distrazione che può essere facilmente risolta. La penalità  per gli atleti, se pur  trovano una giustificazione di come è avvenuta, rimane come una distrazione facilmente riparabile senza cambiare strategia. Per loro non è un problema, ma lo diventa quando sullo stesso percorso o in situazioni molto similari il tocco si ripete. E' chiaro però che alla base c'è un errore tecnico da risolvere.

Occhio all'onda!

 

Calibrare l'allenamento per lo scopo finale


Il grande problema di quando si studia per qualche esame  è studiare le cose che poi saranno parte integrante della prova  stessa. Anche se ovviamente si studia non solo per passare gli esami, ma  per arricchire il proprio bagaglio culturale in genere. Considerando il fatto che questo poi potrebbe aiutare noi a stessi a stare meglio e trovare magari un lavoro che ci possa soddisfare appieno.
Lo stesso problema  si presenta con l'allenamento. Ci si allena tanto e si cerca di sviluppare quelle qualità che poi ci serviranno in gara come resistenza, velocità, forza, destrezza, tecnica. Quindi le varie sessioni vanno a sollecitare il corpo e la mente in questa direzione. Ma siamo sicuri che sempre ci alleniamo per gareggiare? O meglio quanto e quale allenamento usiamo poi in gara?
Ho riflettuto su una battuta che Amur mi ha fatto l'altro giorno in relazione al fatto che sta studiano da leader nel tango e mi dice: "a lezione impariamo tanti passi, ma poi non è facile applicarli ballando in milonga" . La stessa cosa mi succede con diversi atleti che in allenamento cercano di fare manovre assurde che possono riuscire una volta su dieci e che non sempre si dimostrano essere comunque le più veloci. Cosa significa ciò è presto detto: molte volte non ci si allena per arrivare alleanti specificatamente per la gara e quasi per assurdo quando riceviamo quel fatidico 3,2,1 via!  e partiamo come novelli slalomisti presi dal panico per mille problemi. Eppure abbiamo pagaiato e ci siamo allenati a fondo, ma nel momento dell'interrogazione, dell'esame o del ballo in milonga tutto ciò che è stato fatto precedentemente si è dimostrato non essere  propedeutico alla prestazione. Certo magari fisicamente stiamo bene, siamo coscienti di molte cose, ma il giusto punto di cui precisiamo per la prestazione ci sfugge oppure si dimostra essere poco allenato!
E' giustificato il fatto di inserire allenamenti di velocità con percorsi da 12 a 20" con ampi recuperi a ritmi più elevati di una gara per sollecitare la tecnica a velocità maggiori e quindi mettendo in difficoltà i nostri stati di equilibrio e mentali. Puoi essere giustificato allenare la resistenza superiore ai tempi di gara per avere poi la possibilità di aumentare i volumi di lavoro nelle fasi specifiche di preparazione.  Dobbiamo però sempre prestare molta attenzione al lato psicologico, strategico e fisico su qualsiasi tipo di lavoro e far tener presente agli atleti che l'obiettivo è cercare di  identificare e calibrare tutto in riferimento alla prestazione di gara. Se non facciamo ciò rischiamo di allenarci non per esprimerci al massimo nella competizioni, ma ci alleniamo per allenarci.

Occhio all'onda!

Ascoltare l'acqua



Oggi ci siamo divertiti a guardare e ad ascoltare l'acqua utilizzando tutti i mezzi di cui disponiamo e cioè gli occhi, la canoa, la pagaia, le nostre orecchie, il nostro corpo. Abbiamo cercato di leggere le varie correnti descrivendole a voce e poi pagaiandoci sopra con la conoscenza di quanto detto ed espresso prima verbalmente. Poi ci siamo concentrati a capire il suono che ogni singola rapida ci può  offrire. Mi ricordo che passavo molte ore seduto su qualche masso in mezzo al fiume ad ascoltare il canto sublime dell'acqua. Cercavo, seduto sulla grande pietra piatta sul fiume Noce a Mezzana, di interpretare quanto l'acqua voleva dirmi godendo di quella sublime melodia che da sempre riempie la mia vita. Certo una proposta di allenamento un po' bizzarra per i puristi della sola fatica fisica o di tabelle di allenamento e cronometro, ma ritengo necessario e fondamentale far amare o meglio far scoprire  prima di tutto agli atleti l'elemento naturale su cui si esprimono e dal quale possono trarre energia e forza. 
Ho proposto ad  Omira (una delle giovanissime atlete che abbiamo nella squadra) un esperimento e così le ho bendato gli occhi ed assieme ad altri ragazzi  l'abbiamo portata in giro per il canale e  poi sdraiata sulla riva chiedendole dove si trovasse in relazione al rumore dell'acqua. Il gioco è molto interessante e piacevole e devo dire che la ragazzina, un bel talento naturale, ci ha azzeccato più di una volta dimostrando che si pagaia non solo con la forza delle braccia, ma anche con tutti gli altri sensi di cui siamo a disposizione e che spesso e volentieri non usiamo. Non per incapacità, ma perché li alleniamo poco, preferendo affidarci principalmente a ciò che vediamo e non a ciò che viceversa sentiamo e percepiamo. La mancanza di sviluppare anche gli altri sensi lo imputo a due cause: la prima è per la carenza  di proposte da parte di chi dovrebbe aiutarci a crescere e la seconda è la pigrizia mentale che ci porta ad usare spesso e volentieri solo riferimenti visivi. Apro e chiudo subito una piccola parentesi legata al tango dicendo che invidio moltissimo le donne quando le vedo ballare ad occhi chiusi concentrate solo in ciò che percepiscono dal loro leader il quale purtroppo deve guardare di non andare a cozzare contro qualche altra coppia.
Poi ho proposto al mio piccolo gruppo di atleti che ho seguito oggi di concentrarsi su quanto l'acqua gli trasmetteva sulla pala cercando di capirne lo spessore e  la densità.  La pagaia non è altro che il prolungamento della nostra mano e se pensate quante cose possiamo fare con le  mani ci possiamo rendere pure conto quante cose possiamo fare con la nostra pagaia!
Il tempo passa molto veloce tanto più se ci si diverte e se si scoprono cose nuove.

Tanto per la cronaca: le selezioni inglesi si sono concluse e dopo la qualifica per Rio 2016 conquistata nel primo giorno  di gara da parte di David Florence in C1 e ancora Florence e Richard Hounslow, abbiamo anche i nomi del K1 uomini e donne che sono rispettivamente quelli di Joe Clarke e Fiona Pennie. Congratulazioni a tutti loro e ai loro allenatori... ora inizia l'avventura olimpica per questi atleti probabilmente dopo qualche settimana di riposo considerando il fatto che hanno vissuto una stagione molto lunga, ma per loro certamente molto produttiva e felice.

Occhio all'onda! 


da sinistra Mark Ratclife allenatore di Fiona Pennie (K1 women)  alla sua sinistra, quindi Joe Clarke (K1 men), Richard Hounslow (C2), David Florence (C1 men e C2) e Mark Delaney allenatore del C2 e C1. (foto di Neil Proctor)

Florence nulli secundus!

 
foto di Neil Proctor

 Appassionatamente bella. Favolosamente eccezionale. Mi sbilancio e aggiungo: gesto tecnico sublime che riassume in sé l'essenza dello slalom. Ecco in effetti  mi sono incantato a lungo  per  studiarne ogni minimo particolare e alla fine sono giunto alle conclusioni elencate. Di cosa sto parlando? Ma ovviamente del magico attimo catturato dal grande fotografo Neil Proctor, grazie Neil,  durante le selezioni inglesi per i Giochi Olimpici di Rio 2016 che si stanno svolgendo in questo fine settimana. I soggetti sono David Florence e Richard Hounslow nella prima gara di selezioni sul canale di Lee Valley che tutti noi ormai conosciamo bene prima per i Giochi Olimpici disputati nel 2012, poi per Coppa del Mondo e per i recenti campionati mondiali di questo ultimo settembre.
Ma veniamo alla foto che mi ha catturato per diversi motivi. Il primo fra tutti è vedere la perfetta verticalità delle due pagaie. I due atleti stanno spingendo la canoa  all'unisono e le due pale sono piantate nell'acqua dove trovano un punto forte per agganciarsi e per spingere avanti la loro navicella spaziale.
C'è poi la postura di David Florence, inutile ricordare chi è costui e che risultati ha  raggiunto il britannico, che è  in attacco:  un giaguaro nella giungla che ha visto la sua preda ed è lì che la insegue con la bava alla bocca. L'obiettivo per Florence è quel palo rosso che sta giusto in primo piano sulla foto. Canoa perfettamente piatta e Hounslow è il compagno di caccia ideale affamato tanto quanto il suo prodiere. Florence il "Coldstreamer" con quel colbacco dove gli occhi  sembrano esser incorporati adotta il moto dei soldati di sua maestà:  "nulli secundus"
La sua progressione tanto in C2 quanto in C1 è in uno stato permanente di accelerazione contro ogni legge fisica e mi ricorda tanto quel Jon Lugbill con il quale ho condiviso momenti magici della mia vita sulle onde di tanti fiumi.   La filosofia di attaccante e di uomo senza paure fa di Florence un personaggio unico.  Certo... la sua dedizione e la sua preparazione fisica, come lo era per Jon, non ha eguali e al momento di esprimersi tra i paletti dello slalom diventa una belva.

Chiude la prima giornata di gare a Lee Valley e due equipaggi ottengo già  il pass olimpico e sono ovviamente David Florence in C1 - dopo aver sbagliato la prima manche dove è caduto in acqua sull'ultima risalita di destra - ma rifattosi subito dopo in seconda manche e ancora David Florence e Richard Hounslow in C2 che vincono la prima manche lasciando ai secondi e terzi  solo l'illusione di averci almeno provato. Quest'ultimo ha dichiarato che abbandona il K1 per dedicarsi solo al C2 a tempo pieno.
Fra le donne sedute e i Kayak maschili tutto in forse e saranno solo, a questo punto, le gare di domenica e lunedì a darci i nomi inglesi mancanti per Rio 2016. La prima giornata di gare in rosa l'ha vinta la timida Elizabeth Neave, mentre tra gli uomini la spunta Huw Swetnam,  una vecchia conoscenza dello slalom britannico che quest'anno non era entrato in squadra per i mondiali e si era dedicato ad allenare i giovani e Rosaline Lawrence, l'affascinate e quanto mai sensuale australiana, che evidentemente ha portato bene al mio amico Huw.

Mi sa che dovrò alzarmi presto per seguire in diretta la seconda giornata di gare, ma per il momento non mi rimane che augurarvi

Buona Domenica e Occhio all'onda!

Simulation Race



 Venerdì normalmente è un giorno tranquillo considerando che abbiamo allenamento in palestra e il pomeriggio lo usiamo per fare dei lavori specifici solo con i ragazzi che vanno a scuola alla mattina.  Quindi abbiamo tempo per usare una parte della mattina per le necessità personali e  oggi è stato per me il tempo del taglio capelli a pochi isolati dal centro. Poi il venerdì lo viviamo quasi sempre come la vigilia di un giorno speciale  come sarà domani che avremo "simulation race" uno degli allenamenti in assoluto più importanti  di tutta la settimana e non solo.  
Mi piace la motivazione, che è diventata un punto importante per me oggi da allenatore,  che sempre ci ripeteva Bill Endicott quando inseriva nell'allenamento settimanale Simulation Race, ed era: "bisogna ricordarsi perché ci alleniamo e averlo ben presente". In effetti a volte gli atleti e anche gli allenatori dimenticano che ci si allena per gareggiare e ci si dimentica pure che le nostre gare sono una o due manche di qualifica, una semifinale e una finale. Tra una prova e l'altra c'è tutto il tempo per recuperare e per le fasi successive anche giorni.
Tutto ciò è importante tenerlo ben presente nel momento in cui  si fanno le programmazioni di allenamento ed è altrettanto importante sapere che attualmente le nostre gare possono variare dagli 80 ai massimo 120 secondi. 

Come è altrettanto importante mantenere sempre vivo lo stimolo competitivo altamente specifico per tutto l'anno, quasi sensa pause.
Io vivo l'attesa dell'allenamento di domani  come vivo l'attesa per una prova di Coppa del Mondo o Mondiale. La tensione è alta e la sera prima mi dedico a controllare che tutto sia pronto come telecamere, radio e programmi di gara. Un allenamento anche per gli allenatori e per tutto il sistema. So anche che gli atleti, chi più chi meno, affideranno a questa prova  molte aspettative e chi riuscirà a mettere la punta davanti passerà un weekend sereno e felice. Chi invece uscirà dalla gara con penalità e tempi alti si metterà in discussione su diversi punti. Chi ancora poi  darà la responsabilità della cattiva manche a fattori esterni come stanchezza fisica, canoa che fa acqua, problemi fisici o chi ancora non darà nessuna importanza dicendo fra sé e sé che tanto non conta nulla... falso!

Bene tutto è pronto per un grande sabato e per un gioro importante nel cammino verso Rio 2016: radio e telecamere a caricare, ordini di partenza fatti e tanta voglia  di vedere all'opera i miei atleti, quindi non mi rimane che andare a dormire e aspettare fiducioso l'allenamento che chiuderà la settimana.

Occhio all'onda! 


p.s. forse qualcuno è interessato al mio nuovo taglio di capelli che non è nuovo, ma è semplicemente lo stesso!



Ma quanto si diverte?


Ero qui pronto ad andare avanti per approfondire qualche riflessione sui recenti campionati del mondo di slalom, ma sono stato attratto, colpito e affondato dal video che Peter Kauzer Senior ha postato sulla rete sociale per eccellenza e... non sono riuscito a resistere: ho abbandonato i miei appunti  tecnici, i miei calcoli matematici e mi precipito a condividere le emozioni che mi hanno regalato questi 30 secondi di immagini. 

La Soča in sloveno, Isonzo in italiano è ricca o ricco  di acqua in questi giorni e i canoisti  non si sono persi la ghiotta occasione per solcare qualche gigantesca onda. Quindi su quelle fredde, ma limpide rapide gli slalomisti  godono del piacere di restare immobili in mezzo a tanta e cristallina acqua  surfando e risurfando con la loro canoa la forza della natura. Ma ciò che mi ha sorpreso e mi ha dato emozione è stato vedere Peter Kauzer giocare su quell'onda come un bambino che si diverte con paletta e secchiello al mare, sognando castelli e storie annesse e connesse. Il  due volte campione del mondo 2009/11, il vincitore di tre coppe del mondo 2009/11/15, il campione europeo 2010, oltre all'innumerevole volte vincitore  di gare internazionali, su quell'onda usa la sua pagaia come il pittore usa il pennello per creare le sue opere.  Prima si danna per entrarci, poi zigzaga di qua e di la, quindi pianta in acqua il suo sinistro per una potente retro pagaiata e caccia di taglio la punta della sua canoa nell'onda facendo impennare la coda. A questo punto porta il peso indietro e cambia al volo il suo contatto con l'acqua passando sulla coda.  Fa un altro 180 e quasi ritorna dentro l'onda per surfarla ancora, ma la  massa d'acqua che gli si scarica sulla punta gli fa perdere la cima e casca sull'onda successiva. In quel momento, quando si rende conto di averla persa, tira un urlo e leva gli occhi al cielo perché il gioco è finito. Ci riproverà sicuramente, ma quanto è stato bello vedere un campione del suo calibro che a 32 anni  e a dieci mesi dalle Olimpiadi si diverte ancora come un bambino a pagaiare in fiume? 

Occhio all'onda! 

Uno sguardo al medagliere iridato



Interessante guardare e riflettere su alcuni dati che si possono ricavare mettendo a confronto tre edizioni di campionati mondiali in un ciclo olimpico. I giochi, nel senso olimpico, sono stati già praticamente fatti.  Mancano ancora pochi nomi per  nazioni che per partecipare a Rio 2016 dovranno passare per le diverse prove  continentali e che assegneranno gli ultimi posti utili. Per il momento abbiamo 20 nazioni che hanno qualificato almeno una barca e otto di queste a ranghi completi che sono: Great Britain, Francia, Germania, Czech Republic, Poland, Russia, Slovenia e  Slovakia. Oltre al Brasile che ha qualificato due barche (K1 women e K1 men) attraverso le prove di selezioni mondiali e Pan-American Games oltre al C1 e C2 come paese ospitante. In relazione a ciò su Canoeicf.com si possono trovare tutti gli approfondimenti cliccando qui

Partiamo dal medagliere per addentrarci su qualche analisi specifica.

Dal 2013 a oggi ci sono 12 nazioni che hanno preso almeno una  medaglia su una media di 45 nazioni partecipanti per edizione. Di queste 12 solo 9 hanno campioni del mondo che rappresentano 3 continenti: Europa con 7, Oceania e America 2. Per assurdo, ma con genetica certa, anche questi titoli mondiali  o meglio 5 di 7 (Fox e Lefevre) si possono considerare europei. Quindi si arriva ad affermare tranquillamente che non solo lo slalom è una prerogativa del vecchio continente, ma anche le medaglie che si conquistano.  

Lotta al vertice tra Repubblica Ceca e Francia. Quest'ultima ha 17 medaglie di cui 6 ori, 4 argenti e 7 bronzi, mentre Repubblica Ceca ha al suo attivo 16 medaglie con 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi. Seguono a pari merito inglesi e tedeschi con totale di 11. Ha la meglio però l'Inghilterra con 5 ori contro uno solo della Germania. Con 10 Slovacchia che ha 3 ori, 4 argenti e 3 bronzi. 7 medaglie per Slovenia, 6 Australia, 3 Polonia, 2 Austria, 1 Italia e Spagna.

Entriamo nello specifico e comparando i tre mondiali ci rendiamo conto che la nazione che ha avuto il calo maggiore è la Slovacchia che in questi due anni ha perso 4 medaglie rispetto al 2013. Una politica sportiva quella di questo paese che ha concentrato molta attenzione e risorse in questi ultimi due decenni su pochi grandi nomi che erano sì garanzie di successo, ma che ovviamente potevano portare  ad inaridire le retrovie. Cosa che però non è successa considerando il fatto che alle spalle di  Martikan,  la punta di diamante, sono usciti dall'anonimato personaggi come Benus e Slafkovsky e ancora dietro a loro giovanissimi come Gurecka (3^ euro Junior 2014), ma soprattutto Marko Mirgorodsky campione del mondo ed europeo junior 2015.  Un ragazzo talentuoso, forse brutto da vedere tecnicamente, ma gran scivolatore. 
Una Slovacchia che ha usato un intero anno per selezionare gli atleti per Rio con il risultato di aver creato lotte interne che hanno penalizzato la visione di successo a livello internazionale. Nonostante tutto ciò rimangono ancora incerti i nomi per i Kayak uomini e C2.

La Francia esce probabilmente delusa dal mondiale londinese che racimola consensi solo nella canadese doppia. Certo non era facile ripetere le imprese americane dello scorso anno, ma i transalpini per la prima volta dopo molti anni non hanno finaliste nel kayak femminile (ultima volta senza finaliste nel 2010) e uno solo, per il rotto della cuffia, nel kayak maschile. Nel 2013 a Praga i transalpini in rosa e sedute avevano vinto oro e l'argento e un sesto posto. Nel 2014 una finalista con Bouzidi 7^ e quest'anno il migliore risultato è un 16esimo posto con Lafont.
Nel Kayak maschile Boris Neveu, campione europeo in carica, rimane fuori dalla finale e il suo compagno Combot finirà ottavo. Un solo finalista anche nel C1 con Thomas che ottiene il 7^ posto.

Alla luce di tutto ciò c'è da chiedersi che cosa possa determinare un risultato quando  mantenendo la stessa preparazione si ottengo o non si ottengono risultati. La Francia, analizzando i propri risultati,  si troverà di fronte al problema di capire cosa cambiare e cosa modificare nel complesso meccanismo dell'allenamento.  Questo ci insegna che ogni stagione ha una sua logica e finalità e ci fa capire che comunque anche con risultati positivi bisogna sempre cercare di portare dei piccoli adattamenti all'allenamento e alla proposta allenante. Tenendo ben presente che il corpo umano è capace di adattarsi e di trovare la migliore soluzione per assorbire quanto fatto fisicamente partendo dal principio base che siamo stati concepiti per dare  continuità alla specie umana. 


Occhio all'onda! 



 

Realtà immaginata

                                         "La flor de mi ilusión
                                  la mató el frío de un invierno
                                   cruel de ingratitud y dolor,
                                                ¡pobre flor!"


 

Ho perfettamente chiara la differenza che c'è in me fra la canoa e il tango.
L'ho capito  ascoltando "Pobre flor" di  Alfredo de Angelis.  Questa fantastica riproduzione di  battute e tempi regalano  emozioni e ai  veri ballerini permette di immaginare ancora prima di ballare passi e sequenze, ma per me non è così automatico come quando ammiro una rapida.  

Venerdì scorso ho passato diverse ore  sul fiume ad osservarlo e a goderne l'energia con lo scopo poi di  disegnare la pista per le gare di sabato e domenica. Lì su una pietra ascoltando la musica del fiume mi era tutto chiaro. Cosa che non mi succede invece quando mi immergo nelle emozionanti melodie del tango. Su una riva sono in grado di immaginarmi e riprodurre perfettamente ciò che si può realizzare in acqua. Posso vedere in anticipo gesti, manovre, posso ascoltare e capire la fatica che ogni atleta dovrà fare per passare una porta nel modo più veloce. Entro nelle paure, nelle sofferenze e negli amletici dubbi degli attori e trovo o propongo soluzioni. Mi sento partecipe dell'arte se pur estemporanea come quella di vivere l'intensità dell'acqua che corre e che va colta  esattamente in quell'istante né prima né dopo. Come un gancio o una mordida che devono essere disegnati su quel tempo... non prima e neppure dopo. In acqua devi trovare il tempo e seguirlo per tutta la tua discesa, devi ascoltare il tuo respiro e il tuo cuore lasciando la mente libera di percepire l'energia della vita. Tutto questo me lo posso immaginare perché ho passato la mia vita ricercando queste emozioni prima per me e poi per trasmetterle  ai miei atleti. Il punto ora è chiarissimo è come per uno scienziato che studia e ricerca, ma non sa esattamente che cosa scoprirà e che cosa uscirà da profonde analisi e riflessioni. Non sa a priori a che cosa porteranno le tante ore passate a leggere e ad analizzare micro cellule tanto da perderci la vista.  Ti alleni, ma non sai esattamente dove potrai arrivare, deve essere una ricerca continua senza pausa e per la curiosità di percepire l'impercettibile. Per  la voglia di sentire e trasmettere al tuo mezzo tutta l'energia che scaturisce da questo profonda ricerca.                                           
                                           Hoy es sepulcro y paz
                                          de mis ansias de pasión.
                                          Porqué no vuelve más, l
                                           o que amé con frenesi?

Bene per il momento studio e mi applico, un giorno si vedrà a che cosa sarà servito... se mai si vedra!

Occhio all'onda!

Coach Prskavec e il suo magico team

 
Prskavec, con Kudejova, Vojtova e Hilgertova

I risultati sportivi possono arrivare per due strade: la prima è quella di avere tanti talenti e sperare che uno di questi raggiunga l'obiettivo perché è scritto da qualche parte nel cielo, così sfruttando la passione e le risorse individuali  si raggiunge il successo vendendolo come proprio; mentre la seconda è creare un sistema che possa portare al successo attraverso programmazione, lavoro e tanta umiltà, tenendo ben presente che questa seconda possibilità  può avere nel suo interno cammini differenti per arrivare allo stesso punto a seconda delle necessità e realtà.

Della prima strada posso solo aggiungere che il talento prima o poi arriva... forse, ma il problema è: quanti talenti possiamo perdere per  strada se non abbiamo un sistema che li supporta? Per ciò che mi riguarda, basandomi ovviamente sulla mia esperienza, posso dire che ho visto tanti buoni giovani potenziali campioni che non sono arrivati  ad esprimere e a tirare fuori tutte le loro qualità, perché non hanno avuto la fortuna di trovare un meccanismo collaudato che potesse aiutarli a raggiungere l'obiettivo.  Forse questo è il punto più amaro per un allenatore che vede perdere giovani talentuosi per motivi che vanno al di fuori dalle sue possibilità di controllo e quindi di soluzione.

Parlando viceversa della seconda via prendiamo quella scelta e attuata da  Jiri Prskavec che ha creato un modello basato su una programmazione a lungo termine, sul  lavoro e su un'umiltà unica e pregevole. Un sistema, il suo, che già  da tempo si è dimostrato vincente, ma che ai recenti campionati mondiali inglesi di canoa slalom ha toccato l'apice vincendo 4 titoli iridati tra kayak uomini (K1 individuale e a squadre)  e kayak donne (K1 individuale e a squadre). 

In sostanza lui ha un gruppo di lavoro formato da sette atleti che sono:
Kateřina Kudejova (K1W), Jiri Prskavec (K1M), Ondrej Tunka (K1M), Veronika Vojtova (K1W), Ondrej Cvikl (K1M), Amalie Hilgertova (K1W J) e Lukas Rohan (C1M), con i quali ha iniziato a lavorare, chi più chi meno, da 14 anni.

Lui è sostanzialmente libero nella programmazione e decide autonomamente  la preparazione, da novembre a maggio,  per i suoi atleti facendo solo i conti in relazione al budget che ogni atleta ha a sua disposizione,  mentre per le gare ufficiali (Coppa del Mondo, Europei e Campionati del Mondo)  si rapporta al direttore tecnico nazionale il quale organizza ogni cosa in queste occasioni.  

La sua idea di lavoro è relativamente semplice considerando il fatto che ai due allenamenti giornalieri a Praga sul canale di Troja,  inserisce normalmente un training camp invernale sulla neve, quindi 6 settimane in Australia sul canale di Penrith e  2 settimane in Francia usualmente a Pau. Tutto questo per preparare la stagione agonistica che normalmente inizia con le prove di selezione ad aprile.

Quindi dov'è il segreto del successo dei suoi atleti? Beh è facile da capire riassumendo quando già scritto e che sintetizzerei in tre punti:

1) anni di lavoro congiunti: con suo figlio, oggi 22 enne e campione del mondo, ha iniziato ad allenarlo 14 anni fa, con  Kateřina Kudejova 11 anni fa con una breve pausa dal 2006 al 2008 quando lui era tecnico per il Canada, con Ondrej Tunka dal 2008 così come con  Veronika Vojtova, con Ondrej Cvikl dal 2010 come Amalie Hilgertova,  con il giovane ciunista Lukas Rohan, figlio di Jiri Rohan (argento alle Olimpiadi nel 1992 e 1996 in C2 in coppia con  Simek) ha iniziato lo scorso anno;
2) strutture come quella semplice, ma incredibilmente perfetta, di Praha con un canale ideale per allenarsi e con basi logistiche come  palestre, ricovero barche, uffici e ristorante dove poter vivere e lavorare bene senza nessun tipo di problema;
3) costanza, quotidianità ed esperienza diretta.  Non passa giorno che coach Prskavec non sia presente sul posto di lavoro. Lui, oggi 43enne,  è stato prima atleta vincendo un bronzo nel k1 men nel 1995 a Nottingham e ha concluso la sua carriera agonistica nel 2002 per iniziare quella da allenatore.

Bene sembrerebbe abbastanza facile quindi raggiungere il successo rispettando queste tre regole fondamentali, ma che fanno la vera differenza.   Il mio collega e amico  Jiri, spesso e volentieri, considerando la sua umiltà nel lavori  mi dice che chi vuole anche fortuna per ottenere dei risultati... certo caro Jiri,  ma ci vuole anche la tua passione,  la tua competenza e le migliaia di ore che ogni anno spendi a stretto contatto con i tuoi atleti e sempre con il sorriso,  perché con la sola  dea bendata non si arriva tanto lontano come sei riuscito a fare tu coni tuoi magici sette cavalieri della tavola rotonda, pardon del canale di Troja!

Grande coach e complimenti ancora

Occhio all'onda!


Coach Jirj con Ala Maskova quest'utlima moglie di Jezek e attualmente impegnata come video judge con l'ICF

 
sulla sinistra la moglie del coach con il figlio Jiri e con Hilgertova nipote di Stepanka Hilgertova