Kateřina Kudějová campionessa del mondo K1 slalom donne



Il podio iridato 2015 del  K1 femminile:  al centro Kudějová alla sua destra Funk e alla sinistra Pfeifer


Kateřina Kudějová ha 25 anni ed è la neo campionessa del mondo di canoa slalom  nel kayak femminile. Il titolo lo ha conquistato a Lee Valley con una discesa che definirei onesta nel senso più che positivo del termine. Prima  però di analizzare la sua prova si devono fare le doverose premesse per non cadere nell'errore  di pensare che l'aggettivo scelto  possa risultare riduttivo all'impresa portata a termine dalla ragazza praghese seguita e allenata da Jirí Prskavec.  

La Kudějová ha un background eccelso: 

- campionessa  del mondo junior a squadre   e bronzo individuale nel 2008 a Roudnice (Repubblica Ceca) a 18 anni;
- nel 2006  a Nottingham aveva già vinto la prova individuale nel campionato europeo Junior;
- nel 2009 da primo anno Under 23 vince il titolo europeo  a Liptovsky Mikulaš (Repubblica Slovacca);
- vince il titolo iridato tra gli U23 per due anni consecutivi e cioè nel 2012 negli USA e nel 2013 a Liptovosky Mikulaš, ma già dal 2009  è in squadra nazionale assoluta conquistando la sua prima finale in Coppa del Mondo a Pau (Francia). Ad oggi ha al suo attivo ben 12 finali di Coppa. 
- Il 2011 è un anno importante per lei in cui  conquista un argento a squadre al mondiale di Bratislava a un oro sempre a squadre all'Europeo in Spagna a La Seu d'Urgell. Finisce seconda alla Pre-Olimpica di Londra (Test-Event). Poi nell'anno successivo perde la sfida per rappresentare il suo paese ai Giochi Olimpici da Stepanka Hilgertova sua grande rivale fino ad oggi.
Quest'anno entra in 4 finali su 5 in Coppa finendo 3^ a Praga, 8^ a Krakow, 9^ a La Seu e 4^ in Pau. Agli Europei a Markleeberg è 3^ dietro a Chourraut e Funk.
Le premesse giocano tutte a suo favore. Il suo stile di pagaiata è essenziale e ha una grande capacità di portare la barca in maniera semplice ed efficace.
A Londra in semifinale fa registrare un tempo di 103, 47 più un tocco che gli vale la quarta posizione e quindi l'accesso alla finale senza problemi.
La finale ha tutta una storia a sè. Il primo intermedio, e cioè alla 8 in risalita,  26,89 è uno tra i migliori, solo la tedesca Funk riesce a fare qualcosina meglio e cioè un 26,30. La ceca nella parte centrale e per i successivi 40 secondi di gara è praticamente perfetta. Al primo salto è brava a far correre la sua canoa con il colpo di destro per poi piazzare  in acqua un sinistro che all'entrata della 11 lascia il posto ad una pagaiata larga sul lato opposto. E' magica nel traghetto per due motivi. Il primo è brava ad usare due soli colpi per posizionarsi in cima alla montagna d'acqua che attraversa cost to cost il canale londinese. Quando arriva sulla vetta ha la freddezza di mantenere il sinistro ben piantato nella profondità dell'anima di quell'onda e sarà la sua vera arma vincente. Esce alta dalla 12, riattraversa l'inferno uscendone indenne e ciò che più conta con la punta della sua "Galasport" rivolta verso la porta 14 che significa essere pronti per arrivare veloci alla risalita di destra numero 16. Un'altra frazione di otto porte che la vedono fra le più veloci con un 38,20 che è il terzo tempo dopo il 37,89 della Melanie Pfeifer  e il 38,05 della semifinale di Maialen Chourraut. Ora arriva il bello... ci sono ancora da fare 6 porte e lo sprint finale. C'è un solo tentennamento in tutta la sua discesa ed è proprio tra la porta 17 e 18. Qui perde un attimo il controllo della situazione. Infatti non è molto veloce dopo il passaggio della discesa dopo la risalita e cade nel buco successivo troppo verso il centro. Prova a mettere il sinistro in acqua, ma la sua coda viene inghiottita e subito dopo sparata fuori dopo una grossa impennata. Una frazione di secondo e la gara potrebbe finire male per lei, ma l'acqua sembra avere pietà e l'appoggia giusto davanti alla porta leggermente troppo a sinistra. Qui esce la classe di questa atleta dai lunghi capelli che non si scompone: sposta leggermente il busto indietro e sfila il palo sinistro della 18 con sublime eleganza. Da questo momento in poi non forza più, ma riprende in mano la sua gara e quella corsa che la porterà sul gradino più alto del podio iridato. 20, 21  e 22 pennellate, sprint finale e cronometri fermi a 103,62.
Nessuna delle restanti tre atlete riusciranno a fare meglio.
Fox si schianta alla 3 la tocca e perde una vita. Funk sembra volare sull'acqua, ma tra la 12 e la 13 ci lascia il tempo per un caffè, sarà comunque brava a rimettersi in linea e a fare una terza parte di gara eccezionale con un 36,75 che la dice lunga sulle capacità di questa atleta decisamente sotto peso  corporeo, ma con grinta e capacità tecniche in esuberanza. Rimane ancora solo la campionessa europea in carica e cioè la spagnola o meglio basca Maialen Chourraut che dopo la semifinale, che le avrebbe concesso l'oro con 100, 87, non riesce a ripetersi e lo si capisce dalle prime battute dove alla 5 opta per una retro e questo le costa parecchio ritardo sul primo intermedio e cioè un più 2,37. Poi spende molte energie per prendere al volo la 13, ma soprattutto la 14 e il suo secondo intermedio fa aumentare il distacco di 0,81. Esce dalla 16 in risalita decisamente stanca e la prova di questo è il tocco evidentissimo alla 17. Prova a crederci ancora ma non riesce a fare meglio di 37,04 contro il suo 35,83 in semifinale. Tempo totale per la mamma slalomista sarà 105,31 + 2 che la posiziona al 5^ posto finale.

Quindi riassumendo: Kudějová precisa e attenta riesce a incoronarsi campionessa del mondo. La sua arma migliore la costanza e le tre risalite a sinistra, fatte tutte con grande disinvoltura e abilità. Aggiungerei anche che il successo arriva dalla freddezza con cui ha superato i momenti più difficili della gara e cioè 11/12 e nel buco tra la 17 e la 18 deve aver visto scorrere la sua vita e tutti gli allenamenti che ha dovuto fare per arrivare fino a quel punto: troppi e troppo faticosi per cedere senza provare a combattere. Brava anche a tenere fisicamente sulla distanza.

Abbiamo visto però che questo favoloso successo non arriva a caso considerando che la sua è una carriera cresciuta e sviluppata negli anni grazie anche al fatto di lavorare in un gruppo di sette atleti guidati e diretti dal grand maestro Jirí Prskavec, ma di lui e degli altri sei vi parlerò prossimamente.

Occhio all'onda!

Buona domenica

 
Non ci credo ancora, ma ho un week-end libero! L'ultimo è stato prima del 19 giugno. Domani non ci saranno gare da preparare e da vivere in prima persona, ma solo come spettatore e amante di questo mondo.   Non ci sarà nemmeno il problema di analizzare il percorso, non ci sarà da svegliarsi presto per correre al canale con quel blocco allo stomaco che ti accompagna sempre nei momenti pre-gara.  Finito l'allenamento di questa mattina ho iniziato a dedicarmi a me stesso e a recuperare le cose non fatte in questa lunghissima stagione di viaggi e gare iniziata a fine gennaio con la trasferta in Australia e conclusasi parzialmente solo  ieri con il sopralluogo sul canale di Rio che ospiterà i Giochi Olimpici 2016, ma di questo vi parlerò prossimamente posso solo anticipare che si tratta di una struttura eccezionale da ogni punto di vista.
Ho lasciato quindi  la mente libera di pensare quello a cui ha voglia  visto che è rimasta concentrata a lungo su un solo obiettivo e mi sono dedicato al disegno senza grandi risultati, ma con passione.
Ho tempo quindi, questa domenica, per seguire i mondiali di ciclismo, tiferò il nostro Vincenzo Nibali che dopo il Tour de France dello scorso anno ci prova a conquistare un mondiale che regalerebbe all'Italia qualche soddisfazione dopo diversi anni di digiuno. Chissà se il mitico c.t. Cassani riuscirà nell'impresa, ma se così non fosse ci saremo persi però un grande commentatore sportivo. Staremo a vedere che cosa ci riserva dagli Stati Uniti la gara iridata. Poi c'è da seguire la coppa del mondo di rugby, dove l'Italia passa il turno a discapito del Canada. Da seguire la Moto GP con un Rossi che lotta con le gomme e il campionato di calcio con il cuore verso il Chievo che dopo 5 partite dall'inizio della stagione ha 3 vittorie un pareggio - con un rigore regalato agli avversari che neppure cito - e una sconfitta si trova a 10 punti e cioè nella parte alta della classifica. Sarà contento il mio amico presidente  Campedelli che è una persona molto sensibile e soprattutto lungimirante nello sport.

Tutto questo mi ha fatto fare una riflessione e mi sono reso conto che il nuoto e  il ciclismo organizzano i campionati del mondo in maniera diversa rispetto alla canoa attirando su di loro molta attenzione.
Il ciclismo con cadenza annuale dal 1921 disputata il mondiale Elite inserendo, con gare specifiche,  anche gli Junior e  gli U23 per le prove a cronometro e in linea.
 

Il nuoto fa ancora di più raggruppando tutte le varie specialità gestite dalla FINA (Fédération Internationale de Natation) che sono: 
- swimming
- water polo
- diving
- synchronised swimming
- open water

per un totale di 75 gare con una predominanza femminile rispetto  a quella maschile (37 donne - 30 uomini - 8 miste), nessuno però si scandalizza o urla alla discriminazione numerica per sesso. In sostanza in due settimane si svolgono tutte le prove iridate per la FINA (la Federazione Internazionale di Nuoto). Questo, secondo me,  dovrebbe essere prospettato pure  per la canoa.  In 15 giorni  si dovrebbero disputare i mondiali per slalom, sprint e classica,  canoa da velocità, canoa polo. Se poi ci volessimo mettere pure il free-style completeremo l'opera con tutte le discipline riconosciute dall'ICF (International Canoe Federation).   Così facendo si concentrano tutte le energie e si riuscirebbe a vendere il prodotto canoa nel suo complesso risparmiando in termini economici su tutto quello che è organizzazione e movimento di persone istituzionali e tecniche.
Nel passato la canoa discesa e lo slalom organizzavano congiunti il campionato  mondiale. Avventura questa conclusa  nel 1995  quando le due specialità si divisero e fu secondo me un grave errore. 

Bene, riflessione fatta e pure condivisa non mi rimane che augurarvi buona domenica con ... 


                                              Occhio all''onda!

Poche le note positive dal mondiale di slalom londinese

 Ci credete che non sono riuscito a comprare neppure una maglietta a questi Campionati del Mondo di canoa slalom? Erano così "horrible", tanto  per dirla nella lingua di chi le ha pensate e poi confezionate,  che mi sembrava proprio buttare fuori dalla finestra 12 pound e cioè la bellezza di 17 euro!
La canoa slalom, ma la canoa in generale, manca di letteratura specifica e manca di souvenir e marchandise  varia. Ovunque vai in qualsiasi altro sport per assistere a qualche competizione, anche non di altissimo livello, trovi libri di ogni genere che raccontano quello sport e se  ti viene voglia di comprare  una  maglietta o il cappellino ricordo hai solo l'imbarazzo della scelta. Tutto questo da noi rimane come qualche cosa di sconosciuto:  neppure dei  pins, che mi piace tanto  collezionare, che costano quattro soldi e sono facili da fare  e apprezzati da tutti. Vogliamo parlare del simbolo dei mondiali? O meglio qual é stato il logo dei mondiali? Forse il cerchio tondo con la scritta "ICF 2015 CANOE SLALOM - World Championships" con le varie tonalità di verde e azzurro? Oppure il motto:"#EveryRoadtoRio"? Questo simbolo e motto è stato  creato dal UK Sport per promuovere lo sport in Inghilterra in previsione di Rio 2016. Una strategia questa per farsi pubblicità al fine di raccogliere denaro per la comitiva inglese che andrà in Brasile il prossimo anno.
Bene... a parte questi pettegolezzi, che comunque creano immagine e secondo me fanno capire che cosa ci potrebbe essere dietro al "prodotto canoa", i mondiali londinesi segnano la storia per molte icone dello sport dei pali dello slalom sull'acqua che corre. Questi campionati del mondo hanno chiuso la porta in faccia per le olimpiadi di Rio a Maichal Martikán e ad Elena Kaliska, visti i criteri  selettivi che la Slovacchia ha adottato per scegliere i propri atleti a più di un anno di distanza dalla rassegna a cinque cerchi. Già scritto il nome di Matej Beňuš  per il C1 e Jana Dukatova per il Kayak femminile, mentre per le altre due categorie la lotta rimane aperta.
Assente a questi mondiali il campione del mondo uscente della canadese monoposto Fabien Lefevre, che quest'anno ha gareggiato solo a Pau in occasione della finale di Coppa del Mondo, entrando in finale. Facile da spiegare il motivo della sua assenza considerando il fatto che lui non ha il passaporto americano e quindi non avrebbe potuto gareggiare per la "quota" olimpica. Gli Stati Uniti hanno preferito portare 3 C1 e 3 K1 che avessero la possibilità di qualificare le barche per Rio. Certo è che l'assenza del campione franco-americano si è sentita non fosse altro per vedere all'opera un artista della pagaia come lui è.
Nella canadese da sottolineare anche le assenze di vincitori di Coppa del Mondo 2015 come Garguad,  Bercic  o campioni come Benzin tutti non classificati nelle rispettive prove di selezione in Francia,  Slovenia e Germania.
Altro grande assente di questa manifestazione è stato David Ford che alla bellezza di 48 anni non si è classificato per partecipare a quello che sarebbe stato il suo 18esimo mondiale consecutivo. Il campione del mondo del 1999 quindi ha disputato in totale 17 prove iridate e 5 Olimpiadi. Nel 2003 è stato l'atleta dell'anno per il suo paese e due anni più tardi è stato inserito nella "BC Sports Hall of Fame". Una carriera lunga trent'anni iniziata a livello internazionale  nel 1984 con quella che era la "Coppa Europa", ma che per la verità non sembra essere ancora terminata visto che il canadese ha partecipato alle gare di Coppa del Mondo in questa stagione.

Un mondiale dal punto di vista tecnico perfetto, ma che è stato  tristemente penalizzato da un percorso decisamente assurdo e oserei dire osceno tanto quanto le magliette dell'evento proposte. Note positive poche. Salverei solo il museo della canoa con la "Rob Roy" originale costruita nel 1865 per il mitico John MacGregor per il suo tour in Europa. Interesantissimi i suoi quaderni e appunti di viaggio davanti ai quali mi sono commosso non poco.

Pochi gli stand  specifici nell'area ristoro.  Per fortuna però che a salvare questo mondiale ci ha pensato il numeroso pubblico presente che ha portata una nota importante di colore e di animazione. 

Occhio all'onda! 

Il momento in cui si chiudono le porte a Martikan per Rio 2016 - siamo alla porta numero 20 in risalita e gli viene assegnato un 50 che lo rilegherà infondo alla classifica di finale e dietro a Benus suo compagno di squadra e diretto avversario per il posto olimpico - foto di Chris Worrall -






Il nuovo re del K1 Jiri Prskavec e David Florence si riprende lo scettro nel C1

 
Il più emozionante momento di questo mondiale  quano papà-allenatore Prskavec abbraccia il figlio a fine gara. Lui vent'anni prima aveva vinto il bronzo nel k1 men ai mondiali di Nottingham

Ha sbagliato solo una gara quest'anno se un sesto posto, ai campionati europei senior, si può considerare un risultato di poco rilevanza. Campione del mondo U23 ad aprile in Brasile, Campione Europeo U23 a fine agosto in Polonia e Campione del Mondo assoluto a metà settembre in Inghilterra con una manche da brivido e che lo consacra oggi il miglior kayak al mondo.  Lui è Jiri Prskavec classe 1993 e a soli 22 anni, dopo l'argento iridato a Praga nel 2013, è il re dei kayak. Dalla sua una abilità estrema ed una eleganza che pennella il passaggio di ogni porta. La sua leggerezza e la sua dinamicità fanno la differenza. Tutto questo nasce non a caso, nasce perché la Repubblica Ceca lavora da tempo con saggezza e conoscenza senza inventare nulla e la loro formula magica si chiama lavoro. L'ho scritto molte volte e probabilmente sono pure stanco di ripeterlo ma quando alla mattina apri la finestra delle camere che stanno giusto sopra il canale di Troja e vedi 50/60 ragazzini pagaiare capisci che è da lì che parte tutto.  Poi guardi in acqua e con loro ci sono ex slalomisiti di livello e sulle sponde allenatori che iniziano alle 8 della mattina e terminano alle 5 di sera. Questa è la Repubblica Ceca che torna a casa trionfatrice nel kayak maschile e femminile. Questa è una nazione che domani sarà sul canale di Praga ad allenarsi e a portare avanti progetti e attività che hanno come conseguenza logica questi risultati. Non staranno certo a perdere tempo a fare calcoli o a mandare lettere all'ICF per sapere chi hanno qualificato oppure no. Sono un gruppo di lavoro unito che va avanti per la loro strada a cui bisognerebbe fare riferimento costantemente, senza raccontare tante storie o vendere fumo.  

Volete un'altra conferma che il lavoro e la professionalità paga? David Florence e tutto il team marchiato GB. Lui non è il talento fatto persona, ma è un grandissimo lavoratore e atleta saggio che ha trovato uno staff tecnico e logistico che lo supporta in tutto con capacità e non per doverosa riconoscenza. Lui il posto se lo deve conquistare ogni giorno e non gli viene regalato nulla anche se ha vinto già tre mondiali e due medaglie olimpiche.  Vince, davanti al suo pubblico, il suo secondo oro in questa specialità dopo quello di Praga 2013 dimostrando a tutto il mondo che se hai costanza e volontà puoi arrivare dove vuoi,  perché se non è oggi sarà domani devi solo crederci e lavorare.

Occhio all'onda! 

Anton/Benzin e Kudejova i primi due ori individuali assegnati

La Slovacchia ha scritto la sua peggior pagina di storia nel  C2 dal 1999 ad oggi. Infatti  era  dal mondiale disputato a La Seu d'Urgell in quell'anno che gli slovacchi erano sempre presenti su un podio iridato, mentre a Londra hanno chiuso il loro capitolo vincente durato la bellezza di 15 anni. Slovacchi male anche fra le donne che si devono accontentare del sesto posto per Dukatova e nessuna medaglia nella prova a squadre.
Storica anche l'assenza dalla finale della canadese doppia dei loro cugini della Repubblica Ceca. Incredibile pure non vedere nessuna francese in finale dopo che la campionessa olimpica sembrava fosse andata a funghi per un tracciato che fa discutere non poco e che sembra esser il vero punto negativo di  questo mondiale londinese. E allora parliamo prima di tutto di questo percorso che non ha nessuna logica tecnica e tanto meno spettacolare. Ci vorrebbe buon senso quando si disegnano i  percorsi di un mondiale, considerando il fatto che in teoria conoscenze tecniche da parte dei due tracciatori (Agulhon  e Schmidt)  dovrebbero essercene da vendere. Non c'è risalita che si possa fare al volo considerando poi che bisogna uscire e andare alla ricerca della porta successiva buttandosi nei buchi e sperando nella buona sorte. Poi oggi  le paline molto basse  hanno condizionato non poco le scelte tecniche da adottare. Non ci vuole un genio per capire che  il sole e quindi il relativo caldo ha allentato i cavi, quindi prima di aver fatto partire le donne bisognava regolare nuovamente il campo di gara, ma nessuno si è preso la responsabilità di ciò, sfalsando quindi completamente le gare. Considerate che Chourraut vince la semifinale con 100,87 e poi Kudejova diventa la nuova campionessa del mondo con 103,62, quindi è evidente il gap tra semifinale e finale da imputare proprio a questo fattore.

La gente apprezza e ama la velocità. Esulta al passaggio di qualche risalita fatta al volo e su gare che si decidono sul filo del rasoio. Se noi guardiamo i risultati odierni si entra in finali con distacchi di oltre 10 secondi fra le donne e oltre i 7 nei C2. Le medaglie hanno distacchi di più di  due secondi .

Nel C2 si qualificano otto nazioni per i Giochi Olimpici che sono Great Britain, Polonia, Germania, Francia, Slovenia, Slovacchia, Russia e Repubblica Ceca. Rimane fuori l'Italia che ora dovrà cercare il passaggio ai prossimi campionati europei nel 2016 a Liptvosky Mikulash e se la dovrà vedere principalmente con Svizzera e Spagna.

Bravi i tedeschi Anton/Benzin che in finale hanno una marcia in più di tutti e coronano il sogno di mettersi al collo l'oro iridato. Evidentemente ha fatto bene a Jan Benzin rimanere fuori dalla squadra della canadese monoposto avendo modo così di concentrarsi solo nella specialità doppia. Francesi secondi e terzi rispettivamente con Picco/Biso e con Klauss/Peche poi assieme ai giovanissimi Prigent/Kervella vincono nella gara a squadre.

Nelle donne in chiave olimpica c'è il giallo di giornata con Viktoria Us. Infatti  l'ucraina  avrebbe staccato il biglietto per Rio, ma viene squalificata per canoa sotto peso: 7,99!

In semifinale l'ultima atleta che accede alla finale è la 47enne Hilgertova con 111,41 e su questo secondo ci sono ben 4 atlete tra cui Ana Satila che rimane fuori per  0,36 con un grave errore nella parte finale del tracciato. Non male quindi per la brasiliana che seguo da tempo e questo risultato ci conferma però il valore del lavoro fatto fino a qui, ma ci dice pure che non dobbiamo abbassare la guardia! 

Domani si chiude il mondiale con C1 uomini, donne e Kayak men

Occhio all'onda! 


Xabi Taberna - tecnico spagnolo -  in un momento di profonda riflessione

un ultimo sguardo al percorso prima di prendere il via


K1 men una lotta all'ultima pagaiata

Cosa vi racconto oggi? Forse dei vestitini country che ogni giorno sfoggia Sue Natoli, il braccio destro di Jean Michel Prono? Oppure di quanto sono stupide e assurde certe regole che gli inglesi fanno rispettare alla lettera dimostrando tutta la loro incapacità di gestire situazioni non codificate? Forse interessa di più il fatto che il giudice italiano da tre giorni completamente ignora la mia presenza e poi a stento mi saluta solo dopo mio  sollecito ? Che si sia offesa per qualche verità? Ma si sa il mondo è bello perché vario e delle opinioni sincere bisognerebbe farne tesoro e non offendersi.

Per seguire la gara di qualifica del Kayak maschile ci vorrebbero mille occhi e non aver atleti da supportare. 106 al via. 106 atleti. 106 cuori che rincorrono un unico sogno. 106 uomini che si venderebbero l'anima al diavolo pur di essere tra i 10 finalisti di domenica e la gara è emozionate per tutta la sua durata.

Dopo  la prima manche di qualifica nei Kayak men, vinta da uno strepitoso Michael Dawson, rimangono fuori quattro   big che sono Samuel Hernanz, con troppe penalità e con molto ritardo sulla penultima discesa; Boris Neveu e Sebastian Schubert con un 50 alla porta sei fotocopia. Fuori anche il Lucien Delfour che con un tocco è 33esimo. A questo poker fuori anche nomi di prestigio come Giovanni De Gennaro, che vanta due finali ai due precedenti campionati del mondo, oltre a Mathieu Doby che quest'anno è stato secondo nella tappa finale di Coppa  a Pau e Lukas Werro finalista in Coppa.

Inizia a piovere giusto nella pausa e la temperatura non arriva ai 15 gradi, in sala video credo che siamo ben sotto considerando il fatto che sono tutti con giacchettone e qualcuno pure con berretto di lana!

Parte la seconda manche e Igor Tsviet, numero 87 nel rannking ICF, mette in essere una manche quasi perfetta con un tempo di 83,50, che sarebbe stato il 10^ tempo nella prima discesa. Gli risponde 21 minuti più tardi il polacco Maciej Okreglak che pagaia come un forsennato dall'inizio alla fine  e il suo 82,79 gli fa vincere la seconda manche (settimo tempo di giornata). Quando scendono in acqua i big la tensione si inizia a sentire. Lo spagnolo Samuel Hernanz rompe la pagaia all'entrata della risalita 8: inserisce il destro in acqua - aggancia - ruota la barca - e nel momento di tirare il destro il tubo si spezza poco sopra la sua mano  e lo lascia attonito sul canale inglese a guardare un futuro che ora si presenta più difficile del previsto.  Lucien Delfour tocca malamente la 16 e resta fuori dal passaggio del turno. Schubert e Neveu sono attenti e il loro obiettivo chiaro è quello di entrare nei dieci e ci riescono con una certa facilità. Bravo Giovanni De Gennaro che è sesto  e raggiunge Romeo e Molmenti in semifinale.

22 le nazioni in semifinale per 15 biglietti olimpici... staremo a vedere domenica cosa succederà nel frattempo domani le prime medaglie e pass per C2 e donne sedute.
Questa sera milonga per distrarsi un pochino e per prendere energie dalla musica che spesso e volentieri sa fare miracoli.

Occhio all'onda! 


il momento della rottura del tubo a Samuel Henanz alla porta 8 in seconda manche di qualifica

Tassa partecipazione piuttosto alta!


 Questa mattina dal parcheggio dell'impianto alla partenza ci sono arrivato con la "golf car": ho approfittato di un passaggio e così mi sono goduto seduto la tranquillità del  tragitto in attesa di una giornata che sapevo sarebbe stata decisamente piena.
Ci sarà circa un chilometro  e mezzo per arrivare allo start passando a lato del campo di allenamento, mentre sullo sfondo si vedono tutte le tende e le varie strutture montate dall'organizzazione per ospitare le 61 delegazioni e gli oltre 300 atleti presenti a questo mondiale. Sono passato pure sotto ai due mega schermi posizionati all'interno del canale e a lato del "special hosting Area". Gli inglesi, come la maggior parte delle altre organizzazioni,  si preoccupano  delle autorità  più che  degli attori protagonisti. Ogni persona accreditata dalle varie squadre nazionali paga 125 sterline (172 Euro)  più le  spese per giudici che sono di  60 euro ad atleta, per un totale di 230 Euro! Non male per aver qualche bottiglietta di acqua, mele e arance e un caffè se hai la fortuna di trovarne ancora ad una tenda che dovrebbe essere il punto di riferimento per tutti i partecipanti ed invece sembra più un luogo di rifugiati senza nessun tipo di servizio, con un televisore spento e senza collegamento al video delle gare.
La canoa slalom deve cambiare anche sotto questo aspetto se vuole fare il salto di qualità che tutti noi ci aspettiamo.  Tony Estanguet, arrivato solo oggi qui, dovrebbe tornare a passeggiare nell'area atleti, considerando che lui è il rappresentate di questa categoria nel CIO, e non limitarsi alla zona arrivo tra autorità che domani già si sono dimenticate di essere state qui.
Ok! A parte tutto ciò il sole ci ha riscaldato e le gare qui si vivono più in chiave olimpica e per nazione che individualmente.
Passano in semifinale in C1 maschile 16 nazioni e i pass olimpici  a disposizione sono 10, ci sarà da stare con il fiato sospeso fino all'arrivo dell'ultimo semifinalista. Tre i nomi importanti che chiudono il mondiale oggi:  l'australiano Kynan Maley che aveva vinto gli Australian Open, il  polacco campione europeo junior 2010 in forte crescita Kacper Gondek e lo svizzero Thomas Koechiln che quest'anno aveva preso una finale in Coppa del Mondo. Martikan ha rischiato molto considerando il fatto che ha dovuto fare anche la seconda discesa per qualificarsi dopo il 50 in prima manche all'ultima risalita di destra, la numero 20 per la precisione.  In contropartita la Slovacchia ha un Benus in gran forma che qui si permette di arrivare in surplace senza forzare praticamente  su nessuna combinazione. E' pulito e accademico in ogni sua azione.
Bene Italia con Colazingari e Cipressi che passano il turno con una seconda discesa combattiva e con il cuore in mano. Bravo anche il giovane Ceccon che per poco rimane fuori, ma dimostra talento e doti tecniche e fisiche importanti per la sua età. 

La nota di colore oggi arriva direttamente da Valstagna: presente alle gare anche il sindaco di questa cittadina della Valsugana tanto cara alla canoa italiana.  Carlo Perli, già direttore tecnico della squadra nazionale slalom ai Giochi Olimpici di Sydney 2000, oggi era sulla riva a tifare per il tricolore. Poi l'ho visto all'uscita dell'impianto questa sera a parlare animatamente con Roberto D'Angelo... chissà di cosa stavano discutendo assieme questi personaggi che hanno fatto la storia della canoa nazionale con le loro imprese agonistiche prima e poi con la loro passione per questo sport dell'acqua che corre. 

Domani ultimo giorno di qualifiche con i Kayak uomini, poi demo-run per semifinali e staremo a vedere se la musica cambia!

Occhio all'onda! 





Ana Satila intervistata dall'inviato della "Globo TV" dopo la sua prova di qualifica in C1 che ha chiuso al 12esimo posto

con Pedro Aversa in zona partenza

Auguri a Manara in questa giornata di qualificazione mondiale per C2 e K1 donne


Oggi Milo Manara compie 70 anni e mi fa ancora impazzire con la sua matita.  La semplicità del suo  tratto è capace di riassumere tutta la sensualità della vita attraverso l'immaginario donna che rimane  la nostra vera ispiratrice per un mondo migliore.  A parte ciò avreste dovuto vedere la faccia di Mark Delaney dopo la demo-run di qualifica di ieri: sembrava non essere lui con gli occhi fuori dalla testa e con una espressione stampata sul viso di chi non crede a ciò che vede. Sembrava dicesse:"no, ditemi che non è vero, Ditemi che ora mettono giù il percorso di gara quello vero e facciamo la dimostrazione del percorso". Ed in effetti il tracciato disegnato da Marianne Agulhon e da Thomas Schmidt (non vi spiego più chi sono questi due noti personaggi dello slalom, ormai dovreste saperlo tutti) sembra una sorta di A4 senza il traffico dei grandi esodi estivi: è una vera pista per esprimere tutta la potenza e la velocità dei vari motori umani.  Vedete... bisogna sempre prendere il lato positivo delle cose e cioè la crisi porta ad avere  meno traffico!  
Il mio migliore C2 (Correa/Oliviera)  oggi ha fatto un altro passo avanti nella loro crescita sportiva pur non qualificandosi direttamente con la prima discesa e neppure con la seconda, ma dando prova di esserci e di credere nel grande sogno olimpico.
Giornata ad uso esclusivo per gli addetti ai lavori con condizioni atmosferiche proibitive, direbbero i giornalisti veri, quelli che stanno seduti in tribuna stampa e commentano gli avvenimenti sportivi al caldo. Aggiungerei anche il fatidico: acqua a catinelle e così mi spreco con le citazioni dotte!  Oggi ho percorso la mia solita mezza maratona per seguire le tre barche in gara. Bene Ana Satila in kayak che al di là del tempo e il suo undicesimo posto, che le garantisce il passaggio in semifinale,  è cresciuta tecnicamente e mentalmente. Quando era in partenza la mia memoria ha fatto un tuffo nel passato al via della sua prima manche ai Giochi Olimpici del 2012. Era una bimba piccola piccola e il boato della gente - oltre 10.000 persone presenti - l'aveva terrorizzata e scese in balia della corrente, ma, rifacendosi nella seconda manche, sfiorò il passaggio del turno. Il suo 16esimo posto fu più che soddisfacente per i suoi 15 anni. Oggi a tre anni di distanza e con tante gare e tantissime ore di allenamento sulle braccia è un'atleta che può competere con le migliori al mondo a testa alta.  


Uno sguardo nell'ottica olimpica per il C2 che ha quasi già definito i primi pass a cinque cerchi degli otto a disposizione. Infatti sono passati in semifinale 10 paesi, tutti europei tranne uno, che sono: Francia (2), Inghilterra (3), Slovacchia (2), Slovenia (1), Repubblica Ceca (2), Germania (3), Polonia (3), Russia (2), Italia (1) e Cina (1) e solo due di questi restereranno fuori. Bene Camporesi/Ferrari che con la nuova cura D'Angelo sembrano aver ripreso fiducia in loro stessi.

Il brivido della giornata però  arriva in prima manche dalla figlia della volpe che sbaglia la combinazione 17/18 ed è costretta a risalire, ma il tempo perduto non le consentirà di passare direttamente in semifinale. In seconda manche parte per ultima con quel numero "1" che testimonia il suo valore internazionale che la colloca in prima posizione assoluta nel ranking ICF.  Piove a dirotto, ma non c'è vento. E' attenta a tutto e non si fa prendere dall'emozione di lasciare qui i sogni di gloria per una conferma iridata dopo l'oro del 2014. E' brava e chiude al terzo posto dietro alla spagnola Goikoetxea - fidanzata dell'italiano Andrea Romeo -  e alla britannica Woods. Fuori l'italiana Stefanie Horn per un tocco e a salvare la madre patria ci pensa Clara Gia-Pron che in seconda manche fa molto bene e si qualifica per il turno successivo.

In chiave olimpica  il Kayak donne ha 17 nazioni in semifinale quindi la lotta per qualificare le 15 barche  si restringe a sole due eliminazioni.

Domani di scena le canadesi monoposto maschili e femminili. Previsioni del tempo pessime forse qualche schiarita nel primo pomeriggio... speriamo bene.

Occhio all'onda!





 

La musica dell'acqua è la nostra vera maestra


Prima di partire da Praga per venire qui a Lee Valley ho fatto un acquisto che si sta dimostrando molto azzeccato e utile.  Preso dal panico per il noto tempo atmosferico britannico e considerando che
l' equipaggiamento che mi ha accompagnato in questo peregrinare per il mondo era piuttosto estivo, ho pensato bene di comprarmi un paio di scarpe pesanti per affrontare pioggia e vento di quest'isola che ha segnato le sorti del mondo nei tempi passati e che in un certo senso lo sta facendo ancora in questi tempi moderni. 
Le "Karrimor", che fino a questo momento non conoscevo, sono ottime scarpe e più passano i giorni e più prendono acqua e più mi soddisfano, tenendomi con i piedi asciutti anche dopo ore passate sul canale ad ammirare gli artisti dei paletti dello slalom.  Poi scopro che sono scarpe fornite all'esercito inglese per gli uomini d'assalto impegnati in missioni su territori difficili, quindi perfette per le mie esigenze! Mio papà mi diceva sempre, quando vedeva qualcuno camminare con gli scarponi, "scarpe grosse cervello fino" e aggiungeva "i piedi sono importanti bisogna tenerli bene e coperti". Lui grande appassionato di montagna evidentemente si riferiva ai montanari per i quali aveva un rispetto speciale e penso, io, anche con  una certa invidia per il fatto che loro possono  vivere a stretto contatto con la natura come avrebbe voluto fare lui, ma famiglia e lavoro lo hanno allontanato da questo suo sogno.

A parte questi dettagli "fascion" faccio fatica a far capire agli atleti che i risultati non arrivano da un giorno all'altro  o tanto meno dopo pochi anni di pratica ed allenamenti. Un grande risultato agonistico è la somma di molti fattori, partendo da quello primario che è la genetica e la fortuna di aver azzeccato lo sport giusto per le proprie caratteristiche. Al di là di questa premessa c'è un errore di base generalizzato nei giovani atleti o negli allenatori ed quello cioè di prendere come riferimento atleti molto evoluti  per copiarli o per proporli come modelli ai propri atleti. Comparare un campione olimpico con un giovane slalomista  non ci fa capire praticamente nulla e può portare all'abbandono precoce per depressione sportiva.  Anche per lo stesso atleta provare a  copiare lo stile o le dinamiche di altri può essere negativo. Certo si possono osservare e capire certi gesti messi in essere da un Molmenti o un Benus, ma non dobbiamo incorrere nell'errore di costruire un modello sullo stile di altri. Quello che nella metodologia sportiva viene chiamato "modello prestativo" e non solo a livello fisiologico e se in altri sport può avere una certa valenza e logica, nello slalom secondo il mio modestissimo parere perde ogni riferimento e valore.  Un atleta deve cercare ogni giorno il suo stile e concentrarsi per capire e a percepire quell'elemento fluido su cui si muove. Nei giorni scorsi ho letto una lettera di Tetè Rusconi uno dei più grandi milongueri di Buenos Aires degli anni '50 e tra le altre cose mi hanno colpito queste frasi: "... non si ballano figure o passi, si balla la musica e non conosco ballerino o posto al mondo che abbia ballato senza musica" e poi aggiunge "Il tango è e sarà sempre 
musica, imparare a camminarla, ad ascoltarla, a sentirla, fino a che si trasformi
 in qualcosa di proprio, da cui non ci si può più staccare. Da questo momento 
ogni persona, ogni ballerino prenderà il suo stile, uomini e donne".

E parafrasando il sublime pensatore e ballerino porteño direi che  "non si fanno agganci o pagaiate predefinite a caso e neppure si imparano perché qualcuno ce le insegna. No! ci muoviamo tra le porte dello slalom seguendo la musica del fiume e ogni slalomist prenderà il suo stile, uomo o donna"!

Dimenticavo... oggi dopo l'ultima mezzora per le squadre in acqua, ci sarà la demo-run delle qualifiche e alle 18 una sobria cerimonia di apertura qui al centro di Lee Valley. Domani si inizia a fare sul serio con C2 e donne in Kayak



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Buon mondiale a tutti e Occhio all'onda!

Le nuvole ... enjoy yourself!

                           "Sono Nuvole del cielo, divinità potenti 
                            per chi non ha voglia di fare niente: 
                            sono loro che ci rendono capaci di 
                            pensare, di parlare, di riflettere, 
                            e di incantare e raggirare"
 

                                                    Socrate - Le Nuvole 




Ho come l'impressione che qui sull'isola britannica le nuvole abbiano forme,  dimensioni e colori diversi da quelle che incontro nel resto del mondo. Sono grandi e quasi sempre ben definite, io le vedo piene e cariche di energia, ma non incutono terrore, anzi offrono sicurezza e maestosità. Possono essere bianchissime  oppure nere, nere.  Sono alte nel cielo e certe volte corrono veloci, mi verrebbe da dire come il vento! Altre volte sono statiche, immobili nella loro enorme fierezza di esistere. Le nuvole mi hanno sempre attratto, mi rilassano e mi fanno pensare. Quindi sono capitato nel posto giusto perché qui il cielo cambia in continuazione e gli scenari subiscono trasformazioni enormi in pochi minuti, c'è solo il rischio di perdersi con sì tanto spettacolo  della volta celeste.  Le nuvole prendono forma anche sui miei disegni, ma spesso e volentieri la realtà supera la mia immaginazione considerando la mia arte pittorica da strapazzo.

Ancora un week-end  tranquillo prima di entrare nella settimana del 37esimo campionato del mondo di canoa slalom, il terzo che verrà disputato in Inghilterra dopo quello del 1981 a Bala, che aprì la storia per Richard Fox e  del 1995 a Nottingham, che segnò il ritorno all'oro dopo dieci anni per David Hearn.
Qui a Lee Valley si sta lavorando per far trovare tutto pronto e come sempre gli inglesi sono dei perfezionisti in tutti i sensi. Impeccabili, peccato solo che gli manchi quella fantasia e briosità che arricchirebbe il loro patrimonio genetico.
Si respira molta tranquillità durante gli allenamenti e il clima è sereno nella stragrande maggioranza degli atleti che  ho avuto modo di osservare.
Ormai  non c'è più nulla da fare, bisogna solo aspettare il fatidico: ..."3,2,1, go!" per tirare fuori tutta la rabbia, l'energia, la tecnica, la fisicità, la concentrazione, l'emozione che un campionato del mondo esige.


Nel frattempo arrivano già i primi racconti da Terni... si dice che qualche slalomist in qualifica ai Campionati Italiani Under 23 ha fatto la uno in risalita con una sola pagaiata senza fermarsi ed è letteralmente volato via! Beh le leggende nascono dai piccoli particolari che molte volte fanno la differenza, ma l'importante è come dicono gli inglesi: enjoy Yourself!

Occhio all'onda!

Praga una città meravigliosa



Non lo faccio spesso ma qualche volta mi concedo, prima di salire sull'aereo, una piccola libertà. Così ieri, in attesa di volare da Praga per Londra, mi sono preso un "gulash" e una bottiglia piccola di prosecco della Valdobbiadene .
La gentile signorina della tavola calda mi ha fatto aspettare qualche minuto perché era andata a prendermi un calice in vetro e tornando, dopo avermi augurato buona cena, mi ha dato il bicchiere e mi ha detto: "qui lo apprezzerà di più il suo vino". Ed in effetti per godere delle cose bisogna trovarsi nel luogo giusto e con gli attrezzi adeguati, altrimenti si rischia di perdere i particolari o di non essere in grado di prendere il cento per cento da tutte le bellezze e le emozioni che ci circondano. 
Ecco il vero problema: non perdere quello che stiamo vivendo, magari  solo perché non siamo in grado di cogliere le varie sfumature ed emozioni per colpa del tempo o per distrazione, ma peggio ancora per pigrizia. 
Detto ciò si è concluso un capitolo e se ne va ad aprire un altro decisamente importante e che speriamo di avere la fortuna di condividere con molte altre persone. 
Bene! Lascio una città in cui ho vissuto più a lungo che altrove  in questo 2015. Ho speso tra fine maggio e la seconda settimana di settembre più di otto settimane, dove ci siamo allenati decisamente bene e dove ho trovato amicizie che spero mi accompagneranno a lungo. Una città che ha le sue meraviglie ovunque e ogni giorno magari scopri meandri nascosti che ti affascinano nel vagare con la bicicletta al suo interno, ma anche in periferia o nei mille parchi disseminati nella città. Mi diceva qualche amico praghese che il centro loro lo vivono esclusivamente d'inverno quando i turisti sono tornati a casa, mentre durante l'estate si animano i borghi satelliti, come mi è capitato di constatare. Poi c'è stato il tango che da quelle parti sta crescendo di anno in anno e ti permette di entrare e di conoscere più da vicino le persone. Chissà forse è solo una constatazione ovvia e scontata, ma quando c'è una passione che ti accomuna ad altre persone la vita ti offre più opportunità e dai più senso ad ogni giornata.  E' stato così per la canoa lo è per il tango oggi, fosse solo per i sorrisi che cogli nelle persone che ti circondano o per i respiri che ti avvolgono. 
Da domani si parlerà solo di mondiali, ma per oggi godiamoci ancora la dolce tristezza che ti assale quando lasci posti e persone  a te cari.

Occhio all'onda! 





Occhi che brillano




Non c'è nulla che ti può ripagare come vedere  brillare gli occhi di uno scricciolo di uomo quando un'onda lo prende e lo fa danzare su di sé con sublime leggerezza ed eleganza. Un'onda è come una grande e saggia madre che sa come prendere il suo cucciolo per cullarlo amorevolmente, mentre gli parla e gli insegna a vivere una vita sulla sua cresta.  Lui sorride e gli occhi, specchio dell'anima, sorridono di gioia regalando al nostro ormai vecchio cuore emozioni di un tempo vissuto in spensieratezza e gioventù.
Non c'è medaglia olimpica che possa rimpiazzare la gioia di quel piccolo pagaitore inginocchiato quando riemerge dalle acque dopo aver sfidato onde che devono apparirgli come ciclopi leggendari.  Poi, ritornando con la testa fuori dall'acqua, caccia via dalla  faccia con la mano l'incubo di un bagno. Le onde non perdonano quando  lascia la pagaia per un solo istante per usare la mano per scrollarsi dal viso  l'acqua rimasta dopo l'eskimo e molte volte il fianco della sua bianca canoa viene frullato a dovere. Poi riprendendo in mano la situazione  riconquista la sponda di un canale iridato e che ha visto solcare sopra di lui fior fiore di campioni. Distrutto e con l'ultimo boccone in bocca crolla disteso su una panca di un vecchio ristorante e ritorna nel sonno alle sue onde ciclopiche. Ne riparleremo domani in coppia con i fratelli che con le ultime cartucce di una giornata ricca di fermento non si fermano a chiedere per  cercare di dissetarsi da una cronica e sana voglia di conoscenza.


Grazie miei piccoli, ma grande eroi.

Occhio all'onda!

Barzon Family

La porta non come punto di riferimento ma di semplice passaggio



Ci sono regole che apprendi da piccolo e diventano automatismi che ti porti nella vita e ti danno certezze ogni qualvolta che devi porre in essere comportamenti o gesti. Una di queste è come salire in canoa. Mi è stato insegnato come regola numero uno che la punta della canoa deve sempre guardare verso monte e così a distanza di 43 anni dalla prima volta che misi il culo su un guscio di resina mantengo alla lettera questo "dicta".
Certe regole bisogna rispettarle e farle rispettare anche se i tempi cambiano e le canoe evolvono!
Forse questo non c'entra nulla con quello che voglio scrivere su alcune idee di allenamenti tecnici per migliorare l'uso dell'acqua, ma mi sembrava un bell'inizio quindi lo lascio così e proseguo su quello che volevo condividere. 

Mi accorgo che molte volte, se non sempre, facciamo lavori tecnici dicendo agli atleti il percorso da fare: discesa-risalita a destra-discesa-risalita a sinistra e finire in una discesa e così via. Il meccanismo è perverso perché l'atleta va a studiare il percorso che è stato disegnato e si concentra su quanto è stato detto: "discesa-risalita a destra-discesa-risalita a sinistra e finisco nella discesa successiva".
In realtà quando disegno un percorso e faccio poi la proposta ai miei atleti parto dall'acqua e di conseguenza propongo il tracciato. Cerco cioè di usare i vari giochi della corrente per inserirci delle combinazioni specifiche che seguano questo flusso dinamico e senza sosta alcuna.
L'altro giorno ho usato un altro linguaggio per ottenere lo stesso obiettivo  e cioè quello di far fare le porte: "andate sopra l'onda da destra verso sinistra, lì fatalità c'è una porta, passateci dentro. Poi entrate nella morta usando il ricciolo di ritorno, il caso vuole che ci sia una risalita... fatela, poi uscendo, con un giro di di 180 gradi,  spingete la canoa verso sinistra e per fare questo usate  l'onda che vi traghetta da questa parte. Anche qui nel mezzo ci sono due pali verdi, passate giusto lì  così riuscite a non farvi male schiantandovi sul buco successivo. Una volta terminata l'onda, lasciate andare dentro la morta la vostra punta e ripartire sul lato opposto. Anche qui c'è un passaggio obbligato tra due paletti da slalom... niente di che. Poi state a destra della prima onda così non vi bagnate la faccia, ma andate sopra la seconda e vi sembrerà di volare. In questo modo sarete proiettati dentro la morta per passare tra due pali rossi, ma non fateci caso ci arrivate lanciati non potete evitarli. Infine centrate il buco alzate il fianco destro e spingete via la barca".
Così facendo abbiamo spostato l'attenzione sull'acqua costringendo gli atleti  a fare determinate azioni in determinate zone del canale  e non mettere in essere delle manovre dove ci sono le porte.


Il nostro sport è un gioco basato principalmente sull'anticipo dove la mente e l'azione è legata non in quel preciso momento, ma in quello giusto successivo.

Occhio all'onda!