Semplicità disarmante



Secondo qualcuno di voi c'è  la possibilità di avvicinarsi un giorno o l'altro a nazioni come Francia, Germania o Repubblica Ceca in fatto di attività in fiume con canoe e pagaie?
Sarà che sono un tipo sensibile e probabilmente debole di cuore, l'età avanza, ma ogni volta che scendo dalla stanza, giusto sopra la struttura canoistica di Troja, mi emoziono nel vedere in acqua 50/60 ragazzini intenti ad apprendere l'arte di cavalcare le onde su un guscio. Mi entusiasmo seguire le loro  danze in quella selva di paletti da slalom seminati sul canale che ti obbligano a non mollare mai la presa sulla pagaia.  In acqua con loro ex-atleti dello slalom che mostrano cosa fare: a questa età tante parole e tanta teoria non servono! Per i giovani  la miglior cosa è provare a simulare e riprodurre ciò che vedono, poi se qualcuno magari  mette loro pure la pulce nell'orecchio per quanto riguarda la capacità di percepire segnali e stimoli direttamente dall'acqua tanto di guadagnato.  Altro elemento fondamentale per una crescita sportiva è la costanza oltre alla capacità di saper aspettare coltivando pazienza e coraggio.  


La semplicità di tutto ciò è disarmante. Ritengo che non servano proclami, e non si debba neppure disturbare i senatori della Repubblica, come qualcuno vorrebbe fare: l'attività giovanile, che porta ad  arrivare all'alto livello, deve passare prima per la strada dei fatti e del lavoro personale specifico. Non basta essere stati grandi atleti e neppure campioni, tanto più se in canoa non si prova neppure a metterci i propri figli!

Bisogna avere programmi facili e gente che lavora da professionista e non nel tempo  ritagliato da un altro lavoro. I giovani sono il nostro futuro non si possono prendere in giro se veramente crediamo nel nostro sport. Bisogna avere il coraggio di creare o dare lavoro prima a queste professionalità e poi riparleremo di obiettivi e sogni olimpici.

Occhio all'onda!


P.S. bravi a Zeno e Raffy che passano in semifinale agli Europei Junior e U23  in svolgimento a Cracovia. Sabato ne riparleremo. Bravi anche a tutti gli altri azzurrini che passano le qualifiche agli altri l'invito a non mollare e a chi non è qui un abbraccio per continuare a crederci  e un grazie comunque per l'impegno che non sempre è fatto di solo sport
 


In viaggio


Il tramonto ha colorato le strade dell'Aquitania, le stelle mi hanno fatto luce per attraversare la Francia, mentre le gocce di pioggia mi hanno rinfrescato il cammino in Svizzera e il temporale in Germania ha rallentato la corsa verso Praga in una notte lunga 1.800 km. Il respiro di chi mi sta accanto mi ricorda che non sono solo in questo viaggio che rincorre da tempo sogni e desideri.
Le immagini viste in gara mi hanno poi fatto passare il tempo alla guida molto velocemente e si sono fissate per essere raccontate, come il gesto di incredibile naturalezza messo in atto da  Dennis Gargaud in finale tra la porta 18 e 19. Lì in molti si sono giocati la gara considerando il fatto che bisognava buttarsi senza paura dentro un grosso buco per attraversare il canale da est a ovest senza perdere tempo. Il francese, già campione del mondo in C1, arriva bene nell'onda, ha la pala sinistra in acqua pronta per far ruotare la sua punta verso monte per proiettarsi nella risalita che lo sta aspettando. A questo punto però succede l'imprevedibile e non si sa perché e nemmeno come, ma la sua  pala rimane incastrata tra l'onda e la canoa. Per non cadere in acqua il fenomeno transalpino lascia la presa con la mano destra ed usa la mano per spingersi sulla bianca spuma di ritorno. Così facendo non perde contatto con l'acqua e questo gli permetterà di restare in gara. Finirà terzo: un'altra medaglia dopo l'oro di sette giorni prima nella quarta prova di Coppa del Mondo a La Seu d'Urgell. Strano destino per questo campione che chiude qui la stagione 2015 a livello internazionale.  Non lo vedremo infatti al via ai mondiali londinesi, considerando il fatto che alle selezioni francesi era finito quarto. Lui, il campione poliedrico, si preparerà in sordina; dovrà sperare che i compagni agguantino il pass olimpico, ma la cosa non sembra presentare  molti problemi. Gargaud per coronare il suo sogno a cinque cerchi dovrà sperare però che nessun francese vinca il mondiale in C1 altrimenti la sua posizione per Rio 2016 subirebbe un brutto arresto.
Praga è all'orizzonte, non devo neppure usare il navigatore per arrivare al campo da slalom, ormai la strada la conosco sufficientemente per ammirare ciò che mi circonda senza dovermi concentrare. Domani un giorno di riposo per recuperare energie e poi si riparte per tre dure settimane di allenamenti prima di riprendere il volo per l'ultima prova di stagione. 

Occhio all'onda!

Pubblico in delirio per la finale del C2


cerimonia di premiazione K1 donne prima Emile Fer, seconda Jessica Fox e terza Corinna Kuhnle. Quest'ultima si porta a casa la coppa del mondo 2015 davanti a Jana Dukatova, terza l'australiana Fox

La più bella gara di questa soleggiata domenica di agosto è stata senza dubbio la finale del C2 che ha entusiasmato e regalato emozioni a non finire. Togliere dai Giochi Olimpici questa specialità significata cancellare praticamente 70 anni di storia al nostro amato slalom. Una storia iniziata di pari passo con il kayak e la canadese monoposto nel 1949 ai mondiali di Ginevra e che non possiamo dimenticare, anzi dobbiamo lottare a livello CIO perché vengano aumentate le quote atleti e non cedere a compromessi quando lo slalom è il secondo o terzo sport più visto a livello mediatico  in questa manifestazione dei popoli.
Vedere all'opera due atleti sulla stessa imbarcazione offre al pubblico la sensazione vera e propria di sostenere una squadra, più di quando a scendere sono le categorie individuali.  Io sarei per inserire nuovamente il C2 misto come si fece dal 1955 al 1981, poi il compianto  e allora  presidente dell'ICF Sergio Orsi, che ebbe il merito di riportarci ai giochi Olimpici, pensò purtroppo di cancellare quest'ultima specialità.
Non dimentichiamo che il  C2 ha una funzione determinante per avvicinare i giovani al nostro sport anche se poco si utilizza da noi in Italia. Questo l'ho potuto constatare personalmente in Brasile dove le nuove leve apprendono a pagaiare proprio su questa imbarcazione. Passano del tempo e poi si cimentano anche nelle specialità singole e i risultati sono più che soddisfacenti. Infatti con il C2 apprendi in sicurezza tutte le tecniche e soprattutto riesci a percepire bene il concetto di guidare la canoa sulla corrente, dando molta importanza alla modo con cui ci si pone la pala in acqua e bilanciarla con il compagno di barca. Senza contare il fatto emozionale per vincere le paure dell'acqua corrente o di un possibile capovolgimento. Condividere aiuta sempre a migliorare.

Archiviamo anche la rassegna iridata a tappe del  2015 con l'assegnazione delle ultime due coppe del mondo che si portano a casa nel kayak femminile Corinna Kuhnle e nel C2 Kaluss/Pesche.

Immensa soddisfazione poi per la prima finale in K1 conquista da Ana Satila... brava, brava, brava! Siamo sulla strada giusta, anzi sulla corrente che corre più veloce e non è da tutte riuscire a domarla come ha saputo fare ieri e oggi la giovane brasiliana. 

Noi  ci trasferiamo a Praga per lavorare tre settimane intensamente per poi andare a Londra e giocarci la stagione. Dobbiamo prendere una piccola pausa, metabolizzare queste cinque gare e poi magari ne riparleremo con calma a partire dalla prossima settimana.

Primo dato ci arriva dal numero totale di partecipanti che sono stati in totale 475.

Occhio all'onda e Buona domenica!

Giallo nel K1 men e assegnate le prime tre Coppe del Mondo 2015 a Kauzer, Benus e Fox


Ci sono! Finalmente ho trovato una cosa negativa per questa finale:  il manifesto è decisamente brutto. C'è da dire però che l'impatto mediatico è forte considerando il fatto che questo poster è presente ovunque nella bella cittadina in Aquitania  nei Pirenei del Sud.  Città natale di Enrico IV di Borbone  che nacque qui nel 1553. Me lo ricordo dai libri di scuola con il soprannome  "Il Grande" o "Vert Galant" per le belle cose che regalò alla Francia. Sul poster c'è la campionessa olimpica Emilie Fer e non mi piace la postura dell'atleta, non mi piace  neppure vedere in fronte a lei una porta da slalom che evidentemente si muove, ma a parte ciò e a parte un tempo praticamente invernale nella giornata di venerdì tutto è magnifico e questo bisogna riconoscerlo ai francesi e in particolare  all'amico Christophe  Prigent, Competitor Manager che con la moglie Agulhon Marianne sanno essere perfetti in tutto.

Ma veniamo alla lunghissima giornata di gare  partendo dalle semifinali delle canadesi monoposto dove abbiamo goduto per le prodezze di un Fabien Lefevre che ha dominato e soprattutto giocato con  un tracciato decisamente complicato e difficile. Lui su queste acque ci va a nozze e la sua maestria nel guidare la sua "Transfor-mobil"è unica. Poi in finale si perde esagerando nell'entrata della risalita 11 e finirà ultimo in finale.
Chi invece fa un vero miracolo e Pierre-Antoine Tillard che  riesce a mettere a segno una gran prova in finale sbagliando nulla. Per la verità lui qui pagaia molto bene considerando il fatto che ha vinto le prove di selezione in aprile e su questo canale è di casa.  Matej Benus tenta di replicare, ma riesce solo a limitare i danni a 0,53 dal nuovo idolo in casa Francese che entra in finale con 2 penalità e con il nono posto. Per la verità il 29enne francese in passato non si era mai distinto e questa per lui costituisce la prima vera grande vittoria che regala ovviamente  al numeroso un pubblico presente. In Francia la canoa è sport nazionale molto seguito. Alla cerimonia di apertura era presente pure il Ministro dello Sport!
Per lo slovacco Benus questa medaglia d'argento significa moltissimo non solo per il fatto che  gli consegna nelle mani la Coppa del Mondo 2015 nella specialità della canadese monoposto, ma soprattutto gli serve per prendere punti utili nella corsa per Rio 2016 a spese di un Martikan che ai microfoni dopo la semifinale dichiara che per lui fino a questo momento si è solo tratto di fare un allenamento e la gara è solo la finale. Il due volte campione olimpico poi è molto freddo pure quando gli chiedono che cosa significa gareggiare senza vedere al via Tony Estanguet: "non è cambiato nulla" risponde Martikan e se ne va avendo cura che la sua canoa non venga appoggiata male al suolo... l'unica vera cosa che per lui ha un valore!

Cosa volete che vi dica della semifinale e finale delle donne in C1? Se non sottolineare il fatto che tanta gente si riempie la bocca dicendo che  questa specialità ha lo stesso valore delle altre e poi per sostenere questa tesi disegnano tracciati dove si va in finale con distacchi abissali e si vincono medaglie se non si saltano porte. Brava comunque Nuria Vilarruba che vince su Jessica Fox. Quest'ultima si riprende la Coppa del Mondo che aveva già vinto nel 2013 e contenta si concentra per preparare la qualifica nel kayak.

Nella  finale dei kayak uomini ci sono tre sloveni e solo un francese che non è Boris  Neveu,  ma Vivien Colober... forse basterebbe per far vincere ai transalpini la seconda medaglia d'oro in tre gare, come era apparso alla fine della finale. Poi  tutti stupidi quando  a pochi minuti prima delle premiazioni  scopriamo  che al francese viene dato un 50 alla porta 17 dopo che gli sloveni avevano presentato protesta; mentre a  Delfour viene tolto una penalità.  Quindi riassumendo  Peter Kauzer vince la gara e si aggiudica la sua terza  Coppa del Mondo dopo quelle del  2009 e  2011, secondo il belga Mathieu Doby e bronzo a Lucien Delfour.
Bravo lo sloveno che è decisamente in ripresa a cinque settimane dal mondiale di Londra, giusto in tempo per non perdere il treno olimpico. 

In finale c'è anche Daniele Molmenti che finisce sesto come lui stesso ci ricorda: che stia scaldando i motori per la selettiva olimpica di Londra?

Il resto del sabato è dedicato alle qualifiche di cui magari scriverò più tardi o domani o addirittura soprassediamo, tanto più o meno passeranno il turno sempre gli stessi equipaggi e donne!

Occhio all'onda!


Il resto del sabato dedicato alle qualifiche di cui magari scriverò più tardi

Occhio all'onda!

Jezek abbandona i sogni di vincere la sua seconda Coppa del Mondo.


Chi oggi ha abbandonato i sogni di gloria è il 39enne Stanislav Jezek che non è riuscito a passare il turno e saluta così la possibilità di vincere  una Coppa del Mondo che era già stata sua nel 2011. Lui oggi in acqua proprio non c'è, non è il C1 che noi tutti conosciamo. E' distratto e neppure in seconda manche riesce a recuperare per approdare in semifinale. Chi invece sorride a questo punto in questa categoria è Matej Benus che era ad un solo punto dal ceco anche se deve comunque guardarsi dallo sloveno Savsek a sei punti e dal britannico Florence.
Benus è straordinario tra la 18 discesa  e la 19 in risalita. Tra le due porte c'è un enorme buco che bisogna dominare con intelligenza e determinazione se non si vogliono perdere secondi preziosi.  Savsek e cioè il campione europeo in carica  però si trova ad errare proprio qui,  ma nonostante questo riesce a stare a meno di due secondi dal vincitore di giornata. Florence, viceversa, è veloce tanto quanto il collega slovacco, ma tocca due porte: finisce 6^ e passa alla semifinale di domani, mantenendo comunque il suo sorriso che sempre lo contraddistingue.
Si è rivisto in gara anche il campione del mondo della canadese monoposto e cioè Fabien Lefevre che dopo molti mesi di assenza internazionale forzata (non è ancora cittadino statunitense a tutti gli effetti) si ripresenta al via,  ma sembra un po' arrugginito. Dovrà fare anche la seconda manche per passare l'ostacolo delle qualifiche. Cosa che invece non gli riuscirà in Kayak e secondo me molte responsabilità dovrà cercarle nel mezzo che sta usando e cioè su questa canoa che usa sia per pagaiare seduto che in ginocchio. Un'idea certamente originale, ma forse un pochino malsana. 
Non ho detto nulla sul bel tracciato disegnato dal tecnico francese Narduzzi e da quello tedesco Apel che esalta fluidità e velocità, cosa che purtroppo non si potrà dire per il percorso di semifinale e finale. Evidentemente i due colleghi hanno usato tutto il buon senso solo per le qualifiche lasciando per le finali spazio al teatro dell'assurdo... non se ne capisce il senso proprio come quella forma artistica che si sviluppo tra la fine degli anni '50 e '60 in Europa!
Oltre a Jezek eliminati anche altri nomi illustri nel C1 maschile come l'italiano  Cipressi e lo spagnolo  Elosegi.
Non spetterebbe me a dirlo,  ma Felipe Borges ha remato, pardon... ha pagaiato alla grande e il suo nono posto in seconda manche lo premia a dovere  e testimonia la crescita che il Brasile sta avendo in questi ultimi tempi.
Ok! Proseguo restando in casa scrivendo che Ana Satila ha fatto una manche da incorniciare e non solo per il primo posto conquistato in qualifica nella canadese monoposto, ma soprattutto per le scelte tecniche adottate e per quello che ha fatto vedere su un canale veramente impegnativo e difficile. Brava la 19enne già campionessa del mondo junior e vice campionessa del mondo U23 nel kayak femminile e che ora è attesa alla prova del nove di domani.
Si chiude con il Kayak maschile con un Boris Neveu che esalta la semplicità e che rende facile ciò che in verità è complesso. Vince agevolmente la prima manche e si concede ai microfoni degli speaker che hanno accompagnato la manifestazione alla grande esaltando gesti e offrendo al numeroso pubblico informazioni su atleti e non solo. Il Campione olimpico fatica e riesce comunque a passare in semifinale con l'ultimo posto disponibile in seconda manche, ma si sa che: "dopotutto, domani è un altro giorno" come recitava Vivien Leigh nei panni di Rossella O'Hara nel celeberrimo film "Via col vento" il colossal statunitense diretto da Victor Fleming. Poi molto più tardi  Ornella Vanoni a questa frase ci aggiunse "si vedrà" come faremo noi domani!

Occhio all'onda!   


I due tracciatori a sinistra Aple e a destra Narduzzi



Monsieur de trois una bella immagine di questa finale di Coppa del Mondo



Nutro una sana, ma potente invidia nei confronti  dei cugini d'Oltralpe. Quando vengo da queste parti non riesco a capire se sono felice oppure se soffro troppo per la consapevolezza che non potrò mai vedere tutto ciò realizzarsi nella mia amata Patria. Viviamo con 100 anni di ritardo!
E' tutto così perfetto. Un canale che è il meglio che si può avere e che da' la sensazione di pagaiare su un fiume naturale. Ma partiamo dalla fine di giornata di ieri e cioè dall'aperitivo offerto agli allenatori dopo il "Team Leader Meeting" dove abbiamo pasteggiato con un Jurançon del 2011 che  accompagnava, o meglio esaltava,  una serie di portate di "finger food. Ottimi i formaggi e i prosciutti, sfizioso il salmone servito con una spuma di mascarpone. Dessert ottimi sia quelli al cioccolato che la  sublime crema chantilly che noi veronesi conosciamo come "crema porca" e mangiamo a Natale per farcire il pandoro. A parte tutto ciò anche la compagnia è stata fra le migliori con vecchie conoscenze, ma anche tante new entry presenti sulla terrazza del centro acquatico di Pau.
Una Francia che non lascia nulla al caso e ha preso questa finale di Coppa del Mondo come una delle due prove generali per il mondiale del 2017. A capo di tutto c'è Tony Estanguet -  "Monsieur de  trois" - come mi piace definirlo considerando il fatto che ha vinto tre ori olimpici, tre mondiali, tre europei, tre figli  e guarda caso è partito ad organizzare tre mega eventi e cioè la coppa del mondo 2015 quella del 2016 e il mondiali 2017. Evidentemente al grande campione il tre  porta bene.
Passano meno di 24 ore e "Monsieur de trois" si trasforma in un professionale presentatore in abito grigio con cravatta nera alla Blues Brother e consegna, alla "open ceremony",  davanti ad un numerosissimo pubblico, i pettorali di "Leader" di classifica a Jezek (C1 Men),  Hradilek (K1Men), Fox (C1women), Dukatova (K1women) e Klauss/Peche (C2).
Mi è piaciuto Stanislav Jezek, che ha un solo punto di vantaggio su Matej Benus e sei su Benjiamin Savsek: alla domanda di Tony Estanguet su che cosa si aspetta da questa prova, il  39enne di Praga scherza e sorridendo  gli risponde  che gli sarebbe piaciuto vedere anche lui sulla start list! 
Vavrinec  Hradilek di punti di vantaggio su l'idolo di casa Boris Neveu ne ha 30 e 39 sul suo compagno di squadra Ondrej Tunka. Anche il campione ceco è brillante al microfono, ma sono il suo sorriso e la sua energia che conquistano la gente che lo applaude a lungo.
Jessica Fox è realista e dice che, se pur impegnata in due specialità, penserà di fare un passo alla volta: prima di far bene nella canadese monoposto e poi si vedrà. Lei poi non ha bisogno di essere tradotta in francese e si esprime perfettamente anche  nella  lingua di "maman" Myriam dimostrando di essere non solo fisico e muscoli, ma anche di possedere  un raffinato cervello.
Jana Dukatova conduce la classifica provvisoria di 10 punti sulla  Schornberg e Chourraut. Una gara di finale che per lei vale doppio considerando il fatto che per gli slovacchi questa rappresenta una delle sei prove selettive in vista di Rio 2016.
Klauss e Peche quando vengono chiamati sul palco da Estanguet si portano il pettorale con la scritta "I love C2" e sperano che il loro connazionale ne faccia bella mostra. Invece "Monsieur do trois" lo prende senza nessun commento e per la verità glissa in maniera molto politica il messaggio che i due francesi avevano cercato di lanciare contro la possibilità che questa specialità venga eliminata dalle Olimpiadi. Sappiamo tutti che se questo succederà tanta responsabilità dovrà prendersela proprio il grande campione e oggi uomo d'immagine  Tony Estanguet che, come rappresentante degli atleti all'interno del CIO e come terzo vicepresidente ICF,  ha la possibilità di lottare a denti stretti perché ciò non accada... dovesse costargli rinunce importanti per una carriera politico-sportiva già partita su un tappeto rosso. 


E...domani si inizia, buone gare a tutti -

Occhio all'onda!

Kuhnle e Klaus/Pesche gli ori di giornata




Mi sono goduto le finali seduto sulla riva all'altezza della porta 16, giusto sopra l'ultimo salto e da lì riuscivo vedere da sotto il ponte all'arrivo, mentre la prima parte la seguivo  sul big screen.  Accanto a me mia moglie che è competente, ma soprattutto passionale. Lei si fa  prendere dal momento e soffre per ogni canoista che scende. Ovviamente hai i suoi preferiti  e non si risparmia con commenti e apprezzamenti anche tecnici e devo dire che spesso e volentieri la vede lunga su molte cose. Le donne sono le sue preferite e una volta che esce di scena Ana,  che anche questa volta è rimasta fuori dalla finale solo per le penalità, punta tutta l'attenzione su Maialen Chourraut. In effetti la basca, che ormai vive da molti anni qui a La Seu d'Urgell, entusiasma per semplicità e velocità, ma dimostra una grande abilità in acqua. Oggi è stata fantastica nel risolvere e portare a casa comunque  una medaglia con un errore che sarebbe costato la gara a tante altre sue colleghe. Maialen scende bene ed è in vantaggio su tutti e due gli intermedi, ma sul salto finale le scappa per una frazione infinitesimale di secondo la punta della sua nera canoa e sembra spacciata nell'entrata della risalita 19.  Fa un miracolo e poi, parlando con lei, ci conferma la  paura che l'aveva assalita in quel preciso momento. Sembrava impossibile trovare una soluzione per quel cattivo salto e invece grazie alla sua classe e alla sua grande determinazione, accompagnata da un pubblico e da uno speaker che la sostengono a gran voce,  riesce ad inventarsi e mettere in atto una pagaiata di destro magica che la riporta subito nuovamente in corsa per una medaglia.  Il resto è cronaca e statistica con una Kuhnle che torna a vincere e una Marta Martinez che sale per la seconda volta sul podio di Coppa. 
Nella canadese biposto le emozioni non mancano e la gara conferma lo stato di crisi dei gemelloni e dei cugini Skantar entrambi fuori dalle finali a sei settimane dal mondiale.  La parte dei leoni la fanno i francesi con tre finalisti e con due medaglie : sul podio  Klauss/Peche e  Labarelle/Peschier rispettivamente primi e secondi.  Sul terzo scalino ci sale anche  l'argento olimpico Florence/Hounslow: britannici  vincono la semifinale e poi prendono un'inezia dai due equipaggi transalpini.

Diamo uno sguardo alla "World Cup Standings" che dopo quattro gare è decisamente critica, nel senso che in tutte le categorie nulla è definito per l'assegnazione delle varie Coppe del Mondo. 


La finale quindi della settimana prossima a Pau avrà  il sapore della grande sfida e le storie da raccontare saranno veramente tante.

Buona domenica e occhio all'onda! 


Figlio e marito di Stepanka Hilgertova seguono la sua semifinale. A 47 anni la campionessa della Repubblica Ceca ed è ancora competitiva dopo due ori olimpici e diversi titoli iridati.

Neveu essenziale e redditizio - Garguad fuori dalla squadra, ma un oro al collo importante e Fox unica come sempre

PERCORSO DI SEMIFINALE E FINALE
 Le cose devono avere la giusta angolazione per essere godute appieno! E il tracciato per semifinale e finale è stato impeccabile da questo punto di vista regalandoci così un sabato di Coppa con belle ed emozionanti azioni agonistiche. Se mi fosse chiesto di fare una graduatoria di tutto ciò al primo posto ci metterei l'aggancio di destro che è servito a Boris Neveu per uscire dalla risalita numero 19 dopo l'ultimo salto. Un gesto, un'azione che, secondo il mio modesto parere, gli ha permesso di portarsi a casa la sua prima vittoria in questa coppa del mondo dopo il secondo posto dell'esordio di Praga. O meglio in questo aggancio  ci vedo  il sunto della sua classe e del suo modo di interpretare lo slalom di oggi. Il francese è un ragazzotto che supera il metro e ottanta e a spanne pesa poco meno di 80kg.  Il prossimo anno, nella stagione dei Giochi Olimpici, avrà 30 anni e sono pronto a scommettere che  molto probabilmente sarà lui a rappresentare "Le Coq" bleu, blanc et rouge nel Kayak uomini nella gara a cinque cerchi.  E' un piacere vederlo pagaiare per la semplicità del suo modo di interpretare questa specialità che in lui ha in questo momento il miglior interprete in assoluto. Impressiona la  sua progressione che ha in gara e soprattutto nelle varie fasi. Sembra scaldarsi e prendere le dimensioni in qualifica, poi aggiusta il tiro in semifinale, per mettere la stoccata eccelsa in finale. Prendete questa gara: 12esimo in qualifica a 2,67 dal vincitore Combot (in questo distacco ci sono 2 secondi di penalità); secondo in semifinale a 0,27 da Samuel Hernanz (il francese migrato in Spagna). Poi vince la finale abbassando il suo tempo di semifinale di 1,29. Bravo e nulla da aggiungere se non il desiderio di vederlo in azione fra sette giorni in casa sua per la finale di Coppa nel canale di Pau.
Alle spalle del transalpino ancora due francofoni e cioè Hernanz e Delfour. Mi dispiace per Joan Crespo il basco che finisce quarto a poco dalla medaglia per un errore sull'ultima parte del tracciato. In finale abbiamo trovato anche anche due atleti della Repubblica Ceca che però non prenderanno il via ai prossimi mondiali: Lubos Hilgert è quinto e Vit Prindis sesto.
Ai prossimi campionati iridati non vedremo neppure il vincitore della canadese monoposto e cioè  Denis Gargaud artefice di una discesa di finale eccelsa. Gli sono servite 83 pagaiate di cui 25 in debordè per portare a casa questo oro che per lui ha il sapore della rivalsa dopo che ad aprile era rimasto fuori dalla prima squadra. Benus è alle sue spalle e sul gradino più basso del podio ci sale Savsek.

Nelle donne in ginocchio la solita Jessica Fox che sembra non avere rivali in questa specialità. Il suo 108,51+2 è un gran tempo. Senza le penalità abbiamo solo un 21% dal vincitore del K1 men e un 17,8 % dal C1 d'oro.

Domani in acqua donne sedute e C2 poi la carovana si trasferisce in Francia a Pau per il gran finale.


Occhio all'onda! 


IL PODIO DELLA CANADESE MONOPOSTO DA SINISTRA BENUS AL CENTRO GARGAUD E SAVSEK

Il classico lunghissimo venerdì di Coppa



Il tracciato di qualifica, disegnato da Xabi Etxaniz e Nik Smith, non ha creato particolari problemi agli atleti, ma non ha neppure entusiasmato il pubblico presente: tutto troppo scontato e se vogliamo troppo banale.  I due tecnici, rispettivamente il primo direttore tecnico per la Spagna e il secondo allenatore per la Russia dopo aver vinto l'oro olimpico con i suoi atleti inglesi nel C2 a Londra 2012, promettono però fuochi d'artificio per semifinale e finale. Per la verità, guardando la piantina, l'unico punto critico potrebbe essere quello sotto il ponte con la classicissima sponda da destra a sinistra, ma disegnare il percorso  è una cosa è poi vederlo in opera è tutt'altra musica.
Nel frattempo si è concluso anche il lungo venerdì di Coppa del Mondo dove si concentrano tutte le gare di qualifica per tutte le categorie. Ho visto un Florence scatenato e il suo 90,45 gli sarebbe valso l'ottavo posto nella prima manche di qualifica nel K1 men! Non male per il britannico che a bordo canale è seguito dai genitori, sempre presenti, e particolarmente eccitati. Nella canadese poi tutto nella norma se non il fatto che Jure Lenarcic deve fare anche la seconda manche, migliorandosi di ben sei secondi  per passare il turno. A noi brasiliani è rimasto un po' di amaro in bocca sfiorando la semifinale con Leonardo Curcel che ha fatto lo stesso tempo, 101,79, dell'irlandese Liam Jegou, ma passa quest'ultimo per aver fatto meglio nella prima discesa. Peccato perché la semifinale era propio alla sua portata.

I Kappa uno uomini non si sono esposti più di tanto e quasi tutti i big hanno fatto lo stretto indispensabile per passare in semifinale. Tre però le  sorprese: l'eliminazione di Martin Halcin, Michael Smolen e Mateusz Polaczyk che non sono mai stati in gara. Combot mi è piaciuto con uno stile pulito e con una barca che corre sempre. Per nulla si è portato a casa la vittoria nella prima manche e la tranquillità di preparare al meglio la semifinale di domani. Anche qui Brasile bene con Pedro Da Silva che nonostante i 4 secondi di penalità accede diretto nella fase successiva grazie ad un gran tempo di manche: il secondo per la precisione.

Mi sono poi divertito a guardare la discesa di Maialen Chourraut che con 93,34 ha messo in fila le avversarie. Questo tempo senza la penalità le avrebbe regalato anche la qualifica fra gli uomini, considerando il fatto che è ad un 5,3% da Sebastien Combot!  Non male per l'atleta di casa che tra una discesa e l'altra corre dietro alla figlioletta.  Tra le donne qualificata anche Ana Satila che gara dopo gara sta acquisendo esperienza e consapevolezza dei suoi mezzi.

Poche le donne in ginocchio che escono di scena, tutte le migliori le ritroviamo domani per prendere una finale e sarà battaglia visto che il livello in questa specialità sta crescendo parecchio con passi da gigante. 

Nel C2 non bisogna dare mai nulla per scontato e se non ci credete chiedetelo ai cechi Kaspar/Sindler che in prima manche hanno due tocchi e un 105,09 di tempo. Poi in seconda manche fanno registrare il secondo miglior tempo di gara con 99,78.  Il Brasile ritorna in semifinale dopo che l'anno scorso avevamo centrato l'obiettivo due volte.

Domani semifinali e finali per C1 uomini e donne e per Kayak uomini. Si conclude qui questa lunga giornata di quarta prova di Coppa del Mondo. Il video della demo per semifinale ce lo siamo dovuto fare da soli perché i cameramen della televisione avevano superato le otto ore di lavoro filate! Cosa dovremmo dire e fare  noi se dovessimo rispettare questi orari?

Prima di andare a cena però voglio dire anche due parole sulla cerimonia di apertura di ieri sera che qui a La Seu d'Urgell riserva sempre belle sorprese. In questa edizione spazio alla tradizione della torre di uomini per far sventolare la bandiera dell'ICF e della Federazione Spagnola di Canoa. Una antica e tipica tradizione catalana - castellers - che inizia nel diciottesimo secolo e sono state dichiarate patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO nel 2010. Bello ed emozionante come sempre.

Occhio all'onda! 




La Seu d'Urgell garanzia per una grande manifestazione



A La Seu d'Urgell l'organizzazione e, alcune persone in particolare, dimostrano sempre una speciale sensibilità per la canoa e  l'amore che hanno per questi luoghi. Lo si nota dalle piccole, ma nello stesso tempo, grandi finezze che contraddistinguono il piacere di fare le cose, non per dovere o per necessità, ma per vera passione e professionalità.
Alla testa di questo gruppo c'è Nuria  Vilarrubla Cortina una gentile signora dalla lunga esperienza operativa. Lei era già stata nel Boarding dello slalom dell'ICF tra il 2004 e il 2008  e qui a La Seu d'Urgell è  la vera animatrice di una Coppa del Mondo che ormai è diventata un appuntamento fisso nel panorama internazionale dello slalom. Un'ulteriore positiva  conferma per questa città e per questo gruppo di lavoro  è arrivata lo scorso marzo dal  congresso ICF che  ha assegnato il Campionato del Mondo del 2019 a questa bella cittadina immersa nella natura e sovrastata dal Cadi: una  affascinate montagna, simbolo ormai di questi luoghi e bandiera  per l'azienda leader in Spagna per la produzione di latte e formaggi. Nuria, che ha dalla sua una conoscenza a 360 gradi del nostro mondo è chiamata spesso e volentieri anche in altre località per dirigere l'organizzazione come già fu per gli ultimi mondiali in Brasile o per i Pan-Americani in Mexico. 
Quest'anno, la particolarità è nel parco del Segre dove sono state esposte canoe d'epoca con tanto di descrizione e anno di costruzione. Una bella iniziativa soprattutto interessante per i giovani atleti che hanno modo di capire da dove il nostro sport è passato e come si è evoluto nel corso di tanti anni di attività.

Sono 46 le nazioni al via per un totale di 290 barche gara per questa quarta prova di coppa del mondo. Alcune nazioni non sono presenti al completo. Solo l'Italia ha dato completamente forfait non permettendo neppure ai più giovani di partecipare per fare esperienza. Peccato  un'occasione buttata alle ortiche!
Tutto il resto è routine ormai consolidata. Attesa però per una riunione organizzata dall'ICF per noi allenatori che si terrà sabato pomeriggio.  I temi da dibattere sono tanti e in questo momento, ad un solo anno dai Giochi Olimpici, le cose da chiarire sono molte... vi saprò dire!

Occhio all'onda! 


sulla sinistra Nuria Vilarruba impegnata nel Team Leader Meeting, alla sua sinistra i fratelli Ganyet anche loro colonne portanti di questa organizzazione






Convivialità stimolate

 Bella serata ieri nell'orto della famiglia Domenjo. Cibo ottimo, compagnia eccelsa e tanta energia positiva, quell'energia che ti dà la carica e lo stimolo nel credere in ciò che si sta portando avanti anche magari perdendo dall'altro capo del mondo molte opportunità. Nella vita però si sa che tutto non si può avere, quindi godiamoci il momento e aspettiamo questo ripresa di Coppa dopo cinque settimane di pausa. Per la verità non ci siamo certo fermati in questo break di gare di Coppa del Mondo: abbiamo attraversato l'Oceano due volte, abbiamo preso cinque medaglie ai Pan-American Games e attraversato mezza Europa per arrivare qui a La Seu d'Urgell freschi come l'acqua di fonte per l'ultima parte di stagione agonistica. 
La Spagna è una terra amica che sento molto vicina, vuoi per il tempo che ho passato qui a fare il direttore tecnico, vuoi per i tanti amici che mi sono rimasti e che mi confermano ogni volta il loro affetto. Bello, dicevo ieri sera, perché ho avuto modo di parlare a lungo con un grande campione come sappiamo essere David Florence. Gli ho chiesto che cosa farà dopo Rio 2016 e lui giustamente mi ha detto che non ci sta pensando, ma avrebbe voglia di restare in questo ambiente per portare il suo contributo anche da fuori. Abbiamo parlato di Tony Estanguet che oggi è ben inserito nei vertici dirigenziali sia nel Cio che nella International Canoe Federation. All'inglese ho rimarcato il fatto che la canoa slalom non può perdere l'esperienza e le capacità di un uomo come lui dopo che avrà deciso di appendere la fatidica pagaia al chiodo. Credo che dovrebbero essere proprio le varie Federazioni nazionali e la stessa Federazione internazionale tutelare e prospettare un futuro per chi ha dimostrato il suo valore in tanti anni di attività.
A Minden ho avuto una lunga discussione con il presidente del Boarding dello Slalom dove sostenevo che bisogna creare opportunità di lavoro e che il suo ruolo non dovrebbe essere un tuttofare, ma dovrebbe lasciare spazio ad altre figure. Non ha senso che il buon Jean Michel Pron disegni i tracciati di slalom, controlli l'altezza delle porte, verifichi i materiali, corra sù e giù in bicicletta o a piedi per il campo di gara e che si danni per ogni cosa. Lui dovrebbe avere uno staff che dirige con vari responsabili. Solo creando posti di lavoro e opportunità il nostro mondo potrà stare al passo con i tempi e non dissolversi al sole cancellando dalla sera alla mattina conoscenze, energie e tanta passione.

Occhio all'onda!