In un abbraccio

All'inizio di una musica c'è un  momento che ha la forza di cento uragani. È piacevolmente lungo e  che vorrei non finisse mai. È forse solo un attimo, ma resta dentro di me a lungo come un'infinita  fonte di energia. Riesco ad identificarmi in quel preciso momento in te e penetrare nella tua anima che incontra la mia. Tutti i miei sogni stretti in quest'abbraccio, tutta una vita in una mano. Ci sono due cuori che si sintonizzano in un unico respiro. Due corpi che si fondono e parlano d'amore fra loro. Momenti che vorresti fermassero il tempo per l'eternità e ti fanno capire quanto è bella la vita è quanto forte ed unica è una donna  che si sistema  fiduciosa fra le mie braccia. Rimane in attesa di un respiro, di un battito di ciglia e di cuore per seguirmi nella magnificenza di tutto ciò che può regale il  movimento guidato dalla musica.
Ci deve essere un Dio da qualche parte che sorride e ci ama... grazie ovunque tu sia per tutto ciò che riesci a trasmetterci,  ma ti chiedo ancora un regalo ed è quello di proteggere per sempre la vita di questa mia amata che sarà sempre dentro di me fosse solo per un'altra infinita piacevole tanda di questa  vita che per la profondità dell'eternità non rappresenta nulla, ma per me è la piacevole essenza del  tutto.

C'è ancora tempo per sognare



Ci sono emozioni che si fissano nel cuore e quasi te ne dimentichi, ma possono fuoriescire  quando ritrovano improvvisamente la scintilla che le aveva generate.  Ed è successo ancora! Pensavo che dopo una settimana d'intensa passione, il mio cuore e la mia mente si fossero presi una pausa, se mai è possibile farlo quando si tratta di emozioni. Invece no! La scintilla si è riaccesa nel tardo pomeriggio, durante la Demo Run per le gare di qualifica di domani. Ero a valle della rapida più potente del "Gull River": "Where the gulls nest" - dove i gabbiani nidificano e la  pioggia sottile, sottile aveva inghiottito, con una fitta nebbilina,  il fiume  sfuocandone  colori ed immagini.   In un istante tutto ciò mi ha riportato a pagaiare su fiumi mitici come  Noce, Savage, Isère o Reventazón. In una frazione di secondo l'energia dell'acqua che corre ha preso il sopravvento ed è tornata a scorre nelle mie vene. Avrei voluto salire sulla mia  canoa e mettermi a giocare con le onde e con l'acqua bianca, ma ho chiuso gli occhi e ho respirato a fondo e, lungamente, senza prendermi pause,  mi sono ritrovato a sorridere e a godere di questa energia.  

Domani torniamo a guardare il cronometro, per oggi però ci è permesso ancora sognare...

Occhio all'onda!






Fiume



Gli scoiattoli attraversano la strada e si fermano nel mezzo per guardarti, quasi sembrano voler conversare con te. Poi tranquillamente entrano nel bosco o saltellano sugli aceri che colorano in questa stagione tutto di un verde intenso. Alberi che guardo con ammirazione e con estremo rispetto,  così affusolati per accarezzare questo cielo di un azzurro brillante, e sento il profumo del loro sciroppo che ogni mattina arricchisce  i  soffici pancakes della colazione.  Lo scenario è quello dei film, dove c'è un lago, la bandiera del Canada che sventola, la tipica sedia rivolta verso lo specchio d'acqua e uno stretto ponticello che ti porta sul lato destro del fiume.  Provo ad immaginarmi questo scenario in autunno per il "foliage" quando cioè  tutto si colora di rosso. Poi penso all'inverno quando il lago si ghiaccia e la neve ricopre praticamente tutto come le persone di qui mi raccontano.
Esistono ancora questi luoghi, esiste ancora il piacere di vivere  a stretto contatto con la natura. 

Oggi in acqua abbiamo lavorato su alcune combinazioni tecniche. Ho la necessità che i miei atleti capiscano e percepiscano a livello neuronale la sostanziale differenza tra un canale e un fiume naturale. E' la stessa identica differenza che esiste tra una canoa di plastica e una barca da slalom in carbonio. Sostanzialmente è  pagaiare con un mezzo che ha un anima o che non ce l'ha. Sul fiume l'acqua è molto più veloce e non viene fermata da ostacoli  fissi che non potranno mai cedere. Il fiume e i suoi sassi  cambiano in continuazione, magari minimamente ed impercettibilmente, ma cambiano se pur di un nulla sempre. C'è quella musica delle rapide che ti entra nella pelle e ti eccita, c'è l'adrenalina di chi si sta allenando che si percepisce a distanza. C'è l'incognita in ogni discesa, nulla è ripetitivo, nulla è scontato.
Oggi una ragazza a stelle e strisce in C1 si è rovesciata a ridosso di una grossa raschiera e la sensazione è stata quasi di impotenza verso un fiume che deve essere cavalcato e assecondato. Le porte dello slalom assumono tutt'altro significato rispetto ad un impianto artificiale. Ci sono questi lunghi cavi da parte a parte, con dei pali colorati che penzolano sul fiume e rende all'occhio umano un'immagine romantica e antica. Passarci dentro significa seguire il flusso d'acqua e godere di ciò.
In fiume bisogna sapere aspettare il momento e non farselo sfuggire. In fiume bisogna apprezzare ogni cosa e non sottovalutare mai nulla per nessuna ragione, potrebbe essere fatale.

Occhio all'onda! 





Tornare sul fiume

Ora capisco perché ogni volta che Zeno mi parla del Canada e di Minden gli si illuminano gli occhi. Non ero mai stato da queste parti e devo dire che è stata una piacevole scoperta. Ricordo che avrei dovuto venire nel 1985, quando si organizzò da queste parti la prima gara di slalom internazionale, ma alla fine rinunciai.
Devo fare un grande sforzo mnemonico per sapere quando ho pagaiato o allenato atleti a gareggiare su un fiume... su un vero fiume!
Da anni passo da un canale all'altro e la bellezza unica di vivere la natura con l'acqua che corre verso il mare mi era  ormai sconosciuta, dipanata dal tempo che inesorabile passa.  Qui il fiume corre nel bosco e a monte un grande lago lo alimenta. Aspetto gli atleti che finiscono la loro discesa e passa del tempo: non c'è la strada che corre lungo la pista, non c'è il tapirulan che ti riporta a monte. Devi smontare dalla canoa sui sassi, stando ben attento dove metti i piedi per due ragioni. La prima è decisamente logica perché il terreno è disconnesso, la seconda perché potresti metterli su qualche serpente o granchio di fiume.
Non si vive la frenesia che viceversa percepisci allenando su una struttura artificiale. Questo è lo slalom che ho praticato fino allo sfinimento. Questo è lo slalom che mi ha fatto innamorare della vita e di questo lavoro.
Siamo a Minden nell'Ontario, una delle dieci provincie di questo immenso paese, tanto per citare Wikipedia, il secondo dopo la Russia. Ci arrivo per la prima volta per i Giochi Pan-Americani una sorta di Olimpiade per i paesi di questo continente, nati ufficialmente nel 1940, ma che vedono la luce solo nel 1951 con la prima edizione svoltasi a Buenos Aires. Lo slalom entra per la prima volta in questa manifestazione quest'anno ad un anno dalle Olimpiadi di Rio e si può capire che l'emozione per questo avvenimento è tanta.
Nel 1988 e nel 1997 si disputarono su questo fiume due  prove di Coppa del Mondo e oggi il tratto di fiume per questa manifestazione è attrezzato a dovere nel miglior modo possibile. I 500 posti della tribuna in zona arrivo sono stati venduti tutti dopo solo due ore dall'apertura delle vendite a gennaio su internet. Ci si aspetta tanta gente, che però non potrà entrare direttamente nell'impianto, ma potrà assistere alle gare da degli schermi che verranno messi adiacenti alla struttura.
La prova apre ufficialmente la corsa selettiva per le Olimpiadi del prossimo anno per il continente americano, così a Londra in occasione dei mondiali ci saranno già delle nazioni che avranno qualificato la barca per la prova a cinque cerchi del 2016.

Occhio all'onda! 






 

Uscita dalla risalite

                            Los árboles saben nuestras historias
                            y la contan a  Dios
 


Come entrare in una risalita  arrivando da un dislivello importante l'abbiamo analizzato, ora concentriamoci come dobbiamo uscire da quella risalita e dalle risalite in genere. Si nota molto bene, anche dalle ultime analisi video di questa coppa del mondo, che la grande differenza avviene proprio in questa fase e cioè in uscita dalle risalite.
Molti atleti si preoccupano come entrare, poco come uscirne.  In fase di analisi molto spesso ci si dimentica che l'entrata deve essere analizzata in relazione all'uscita e non viceversa.  Il punto cruciale è quello di non perdere mai  il contatto con l'acqua. Molto spesso in chiusura di risalita si alza il fianco verso monte pensando di favorire  la spinta  della corrente, ma ciò non ha molte volte l'effetto sperato. Analizzando i migliori slalomisti ci accorgiamo che  hanno tre precise caratteristiche:

1. equilibrio
2. resa massima per singolo colpo
3. cambi di ritmo

1. E' logico e facile rendersi conto  che lo scafo sfrutta al massimo la corrente  mantenendosi  piatto sull'acqua e inclinandosi  solo lo stretto necessario per non farsi prendere dalla corrente in fase di uscita. Viceversa inclinando molto la canoa otteniamo un effetto di rimbalzo sull'acqua e non di scivolamento verso valle. Nel primo caso useremo la pagaiata sempre in modo propulsivo, altrimenti  la pagaiata servirà per mantenere in equilibro la canoa e il canoista, perdendo così il suo scopo principale e cioè quello di spingere la canoa.

2. Altro elemento determinante è quello di far rendere al massimo ogni pagaiata che viene posta in essere. Questo è evidentissimo in atleti di alto livello che hanno numericamente parlando meno colpi di atleti che viceversa usano la frequenza per risolvere problemi tecnici. Questo dovrebbe far pensare molto agli allenatori e agli atleti perché è decisamente ovvio che in certe situazioni non possiamo gestire il cambio di pagaiata in modo sicuro e redditizio. Quindi l'unica soluzione è quella di ottenere il massimo da ogni pagaiata.

3. Una discesa fra i paletti dello slalom è una musica che ha minimo sei variazioni sul tema forti ed importanti. Non possiamo pensare di affrontare una manche senza prevedere precisi cambi di ritmo, che devono essere effettuati prima e dopo una risalita o laddove servisse in particolari situazioni di acqua. Ciò avrà un duplice effetto. Il primo fisiologico: permettere all'atleta di recuperare fisicamente e in lucidità mentale e il secondo ci permetterà di preparare in maniera ottimale l'entrata e la susseguente uscita.

Occhio all'onda!

Archiviata anche la terza tappa di Coppa del Mondo di Slalom


La musica, la scienza, la danza, lo sport, la natura sono strumenti che ci fanno capire quanto è magnifica la vita regalandoci energia e voglia di esprimerla per donarla a chi ci circonda.  Una stella e la luna  nel cielo sono segnali  per chi magari è lontano. Sono gioielli che il cielo regala a tutti indistintamente da dove ognuno è. Una risalita contiene in se stessa l'essenza della vita: bisogna prepararla per tempo, bisogna girarci attorno e bisogna abbandonarla  senza rimpianti, ma felici per raggiungere altre mete.

Jana Dukatova entra in finale in punta di piedi con il decimo tempo. In semifinale nei 104 secondi ci sono sei atlete, tre nei 103 e una sola al comando con 102. Poi lei la lunga atleta slovacca in finale non ha tentennamenti e costruisce il suo successo tra la 9 e la 11, come avevamo già visto ieri ad opera di Biazizzo. E' qui  che la giraffa di Bratislava manda in visibilio la curva sud nella quale ci sono anch'io per godermi queste ultime battute della terza tappa di Coppa del Mondo.
Maialen Chourraut ha passato una settimana a curare la figlioletta Ane ed essendo lei una  madre forse troppo premurosa, ne ha risentito nelle varie fasi della gara. Non parte bene, ma riesce poi lungo la sua discesa  a riprendere possesso dei suoi mezzi e ci piazza la zampa sulle ultime combinazioni finendo a ridosso della slovacca. Brava anzi bravissima anche Marta Martinez, spagnola anche lei, nata e cresciuta a La Seu d'Urgell e stilisticamente e caratterialmente molto simile al bronzo olimpico di Londra e sua compagna di squadra.

Devo aver ormai stancato il lettore se ripeto il fatto che la canadese doppia è un'imbarcazione che non può essere cancellata dalle Olimpiadi perché fa parte del nostro DNA. Sarebbe un sacrilegio imperdonabile considerando il fatto che  il mondo quando assiste a queste gare si sente coinvolto direttamente e gli atleti più che mai rappresentano un paese.
Mi sono piaciuti molto Camporesi/Ferrari in semifinale, non tanto per il secondo posto raggiunto, che certo è importante, ma soprattutto per averli visti pagaiare consapevoli su ogni colpo messo in acqua. Oltre il fatto di vedere una canoa sempre sopra l'acqua correre veloce verso il mare!
La finale lo sappiamo è un'altra storia e i fratelloni Hochschorner ce lo ricordano sempre e comunque. Prova di forza la loro per uscire da una crisi che sembrava non abbandonarli più.  Bravi quindi i tre volte campioni olimpici, bronzo olimpico di Londra, e vi risparmio gli altri titoli per non annoiarvi, che vincono e riprendono morale in un anno molto importante com'è il 2015 in chiave olimpica.

Che aggiungere ancora se non ricordare che abbiamo vissuto tre giorni di grande slalom, in un grande paese, in una città che ha nella canoa la sua ragione di vita.

La coppa si ferma, ne riparleremo ad Agosto con la quarta e quinta tappa rispettivamente a La Seu d'Urgell e a Pau per il grande finale.

Un occhio alla classifica provvisoria.
Nel Kayak maschile abbiamo tre ceci nelle prime tre posizioni e cioè  Vavrinec Hradilec in testa con 158 punti, seguito da Ondrej Tunka e Jiri Prskavec.

Canadese monoposto leggermente avvantaggiato Stanislav Jezek
C1 donne Jessica Fox al comando, mentre per K1 donne e C2 aspettiamo gli aggiornamenti che arriveranno fra qualche ora

buona domenica da Liptvosky Mikulas e...

Occhio all'onda!


Gli Ivaldi riuniti dopo sei lunghi mesi

per una cena a Route 66 la prossima cena tutti assieme solo il 24 luglio

Xabi Echaniz, marito e allenatore di Maialen Chourraut con la loro piccola Ane




Un caffè con la moka preparato dai miei amici di Siwidata

Sabato di medaglie per la terza tappa di Coppa del Mondo di Slalom







Si lavora duramente e si cresce con molta tranquillità ogni giorno, consapevoli che l'allenamento e la serietà nel portare avanti gli obiettivi prima o poi ripagheranno tutte le ore passate per raggiungerli. Non puoi fare nulla però contro persone ottuse e che interpretano il regolamento a loro piacimento e a secondo dei casi. Purtroppo non ci rimane che abbassare la testa e continuare nella strada intrapresa. Anche l'evidenza del video non fa cambiare opinione eppure è talmente lapalissiano che chiunque potrebbe rendersene conto e ammettere l'errore... sarebbe stato molto onesto e semplice, ma  come si fa a dimostrare intelligenza se privi di essa?

A parte essere amareggiati per quanto accaduto alla povera Ana Satila le gare di finali sono state un inno alla gioia per gli idoli di casa che hanno gareggiato con un tifo calcistico.
Martikan ha cantato da solista e il suo acuto si è sentito a chilometri di distanza.  Gli fa eco l'imperatore Alexander che non è un Romanov, ma un Slafkovsky che è argento a 0,02 dal vincitore e compagno di squadra. Ora chiedermi  di quantificare questo distacco mi sembra un'impresa da puro alchimista quale io non sono, quindi prendiamo per buona la cosa e passiamo il Rubicone senza commentare nulla di più di questa vittoria e come avrebbe detto il buon Giulio Cesare: "Alea iacta est"!

Certe discese hanno la caratteristica di disegnare nell'acqua vere e proprie opere d'arte. Queste finali chiaramente fanno capire dove ci può esser la differenza tra grandi atleti. E' stato il caso di Mathieu Biazizzo che ha costruito la sua vittoria e la sua opera omnia tra la porta 9 e la 11. Una combinazione  raggruppata in due onde e forse in un'area che potrebbe misurare non più dei 30 metri quadri di una comune sala da pranzo. Bene!  Lì il bronzo di Deep Creek è letteralmente volato tra la diritta-risalita-risalita e il suo gesto è stato da urlo. Come il boato  che è uscito spontaneo dalla tribuna che sovrasta questa parte di percorso. Un pubblico competente che è rimasto  estasiato da questa manovra tanto fina quanto evoluta.  Bravo il transalpino che ha incantato per arte e leggerezza.
Finale che  segna il ritorno di Peter Kauzer sul podio anche se per la verità la penalità in semifinale data e poi tolta a discapito del povero Dariuz Popiela fa pensare non poco.

Donne in ginocchio con sorpresa in finale:  Jessica Fox penalizzata di un 50 alla 19 come era capitato praticamente a Ana Satila in semifinale e visto che il precedente era stato chiaramente ingiusto hanno pensato bene di farci vedere che la "legge è uguale per tutti"!

Domani K1 donne e C2 pomeriggio gare a squadre e poi lunedì ci dedichiamo al walking tra le stupende montagne che ci circondano.

Occhio all'onda! 


p.s. giusto per la cronaca oggi i chilometri percorsi sono stati 14,91 per un totale di 14.661 passi e il dislivello calcolato  è quello pari a 16 piani di un edificio.