Credo nell'uomo prima di tutto


Non mi sono mai intromesso in temi prettamente politici anche se credo molto in questo concetto e mestiere. In sostanza spetta a tutti noi delegare delle altre persone a rappresentarci e a prendere delle decisioni per conto nostro. Loro, i politici, sono seduti nella centrale operativa dove si controlla e si decide. Il nostro dovere è mantenere uno stretto contatto con i nostri rappresentanti e farli partecipi delle nostre idee, dei nostri progetti e perché no anche dei nostri sogni. Non dobbiamo semplicemente delegare e sperare nella buona sorte.  Un buon rappresentante Politico è capace di ascoltare e fare sue le emozioni che noi gli trasmettiamo. E' capace di trovare il filo ad una matassa che spesso e volentieri si aggroviglia fra leggi, regolamenti e tante altre rogne burocratiche. Il politico è colui che sa trovare la soluzione avendo la lungimiranza di vedere lontano, senza pensare a se stesso o a interessi di parte, mirando viceversa  al bene della collettività. E' colui che vive a stretto contatto con e per la gente, ascolta, parla con lei e si relaziona con sistemi complessi,  spesso e volentieri troppo artificiosi per essere comprensibili a chi di politica non si occupa direttamente o per professione. Per essere un buon politico bisogna essere illuminati e disposti a grandi sacrifici togliendo tempo a sé e alla propria famiglia. Bisogna essere predisposti a compiere una missione più che a fare un mestiere. Non hai pace mai e sei sempre sulla bocca di tutti e molte volte per essere criticato. Come ci sono in Italia 50 milioni di commissari tecnici di calcio ci sono anche 50 milioni di illuminati politicamente, ma che al momento di uscire allo scoperto prendono paura e si nascondono dietro all'angolo in attesa di poter criticare il personaggio pubblico di turno.

Bene! Io vi voglio dire che nella mia vita ho avuto la fortuna di trovare un politico, una persona però prima, che rispecchia tutte queste caratteristiche e che ha saputo ascoltare e a concretizzare il sogno di un allenatore che voleva e vuole per le nuove generazioni ciò che lui non ha avuto. Un sogno che è cresciuto e si é sviluppato durante le infinite ore, giornate, anni passati a pagaiare su un Adige che avrebbe voluto trasformare nella sua mente in quei mega centri che aveva visto in Francia, Germania, Inghilterra.  Oggi tutto ciò esiste anche sulle rive del suo fiume, manca poco per completare al cento per cento questo mega centro. La struttura sulla terra ferma c'è, manca ancora qualche lavoro da fare in fiume per avere una vera palestra di allenamento e di competizione. Poca cosa se si pensa che ormai ci siamo ed è  quasi tutto pronto per dare a Verona ciò che merita dopo oltre 50 anni di attività sul fiume.

L'artefice di tutto questo è Massimo Giorgetti che non solo ha saputo realizzare e regalare questa mega struttura alla sua città, ma ha anche saputo coinvolgere e stimolare chi ha lavorato concretamente a questo progetto. Personaggi come l'ex assessore allo sport di Verona Federico Sboarina o come il personale dell'Ufficio tecnico del Comune di Verona  diretto da Costanzo Tovo e Guido Paloschi.  Tutti sono andati oltre ai propri doveri istituzionali mettendo nell'opera passione e competenze a dismisura, solo così però si ottengo risultati che neppure ci si può immaginare. Poi c'è la parte privata che in Luca Campedelli ha trovato forza ed energia al di là del semplice denaro.

Una cosa è certa io credo in persone così pure e dedicate ad un obiettivo per farci stare meglio e per dare concretezza a progetti e attività. Io  a fine maggio confermerò la mia fiducia incondizionata a questo Politico con la P grande, perché è difficile trovarne altri di questo livello e, comunque vada, grazie di cuore carissimo Massimo devi andare orgoglioso di tutto quello che sei riuscito a portare a termine con la consapevolezza di avere dalla tua parte una grandissima sensibilità al bene della gente dimostrando che ciò che conta sono gli uomini e non l'appartenenza a questo o a quel partito.

Occhio all'onda! 



Scoperta motoria e Monaci tibetani


Finalmente dopo una settimana e con poco più di 10 ore di allenamento su questo canale si iniziano a vedere degli allenamenti accettabili. Il primo in cui gli atleti riescono ad essere veramente padroni della situazione e  capaci di gestire appieno le varie problematiche che ognuno dei cinque percorsi presentavano. Velocità il tema di oggi per un totale, in poco più di una ora di allenamento, di 145 porte di cui 45 in risalita, un allenamento duro, ma molto interessante dal punto di vista tecnico e tattico. Mantenere la concentrazione non è facile, ma è uno degli elementi essenziali  nello slalom.

So che sto andando a  scrivere delle pure banalità, ma sono queste però le cose importanti e nello stesso assai semplici su cui bisogna battere il chiodo sempre. Quindi semplice dire bisogna seguire l'acqua, ma come farlo capire agli atleti questo "uovo di Colombo"?  E' il dilemma di sempre legato all'insegnamento e al relativo apprendimento, non solo nella canoa, ma in tutto ciò che è apprendimento motorio o preferirei definirlo "scoperta motoria". Il mio metodo di lavoro si basa su delle proposte che faccio gli atleti. Loro poi andranno a sperimentare direttamente in acqua tutto ciò, andando successivamente a  scegliere  quella a loro più congeniale. Il processo successivo, che va guidato, è quello di fare proprie e disponibili queste tecniche una volta acquisite.  Bisogna, prestando però attenzione a rendere partecipe l'allievo, sapere che molte volte le sensazioni che percepiamo non sono per forza di cose sempre le migliori e nel nostro caso le più veloci. Abbiamo però uno strumento per confrontare quella che è la soluzione migliore e nel contempo valutare le proprie informazioni sensoriali: il cronometro ad uso e consumo quasi esclusivo dell'allenatore. Viceversa se usato per l'atleta potrebbe diventare pericoloso. Infatti avendo un successivo e quanto immediato confronto verbale con l'atleta sulle sensazioni del suo vissuto e avendo dall'altra parte la verifica del tempo possiamo renderci ben conto dove e come intervenire. Non dimentichiamo mai, nel caso specifico dei lavori di velocità, di proiettare il tutto sulla distanza di gara e cioè dai 90 ai poco più dei 100 secondi. E' evidente che la strategia e la tecnica adottata su percorsi brevi sono diverse rispetto ad un tracciato intero.

L'altro giorno con i ragazzi ho detto che siamo e dobbiamo vivere come "monaci tibetani" nel senso che la vita di un atleta è  proiettata alla ricerca di una luce che lo conduca per un cammino inequivocabile. Una condotta di vita  regolare e senza distrazioni, se pur minime ed  innocenti, devono essere le prime regole da far proprie.  Una ricerca costante e senza pause all'interno di se stessi per trovare e tirar fuori tutta l'energia di cui ognuno di noi dispone, ma che molto spesso non sa di aver o la perde nella banalità di un coinvolgimento quotidiano  a fare meno e non di più. I Giochi Olimpici non sono per tutti!

Domani chiudiamo il capitolo Londra e ci si trasferiamo a Praga su un canale che permette di approfondire molte tematiche tecniche e che è ideale per  allenarci a dovere in vista delle prime gare di Coppa del Mondo.

Occhio all'onda!






Pronti i volantini che pubblicizzano il mondiale di settembre

Il cappuccio grande invenzione





Il cappuccio sulle giacche  è una gran bella opzione  e, nel momento dell'acquisto, se dovete scegliere prendetele sempre così! Si  apprezza particolarmente qui a Lee Valley dove il tempo è costantemente freddo e ventoso. Il  peggio è che  cambia due o tre volte in una sessione di allenamento di una ora: enormi nuvoloni neri, poi bianchi, poi cieli azzurri, temporali, pioggia e anche grandine nel giro di qualche minuto. Metà maggio, ma non ci sono cenni alla primavera! Eppure se passeggi il venerdì o sabato sera in centro le donne si vestono solo di leggeri vestitini scollatissimi e si muovono su tacchi vertiginosi da fare invidia ad esperti trampolieri. Paul Ratlcliffe, che ci ha permesso di allenarci con la sua squadra,  ieri scherzando mi ha detto: "Ettore, welcome in the winter". Un grande Team quello inglese... ieri mi hanno entusiasmato  nell'allenamento di  "simulation race".
Tanto per farvi capire velocemente senza perdermi in lunghe manfrine dico solo questo: sul canale durante la discesa degli atleti hanno installato musica e commento da parte di una speaker. Devo aggiungere altro per far capire al gentile lettore, all'appassionato canoista e al professionista allenatore il livello di questa squadra?


Della simulation race ho parlato molte volte è ne sono un fervente e attento praticante poiché ritengo che nulla è più allenante di una gara stessa. Per niente ciclisti e tennisti si preparano per il 90%  con altre gare per  classiche o tornei più importanti.
La precisione, la meticolosità e la professionalità del Team Britannico è invidiabile. Un allenatore lavora con massimo 5 atleti, c'è chi ne ha solo due,  per tutto il tempo dell'anno. La preparazione fisica è curata da una persona specifica, così come per tutta la logistica c'è personale addetto.
Ieri, nella simulation race, ogni atleta era dotato di un sensore che alla partenza si attivava perché le telecamere fisse riprendessero la sua discesa.
Poi ci sono gli impianti. Quello di Londra a Lee Valley che ormai il mondo conosce e dove c'è la base per la squadra élite e per il progetto "Talent" curato da Shaun Pearce (tanto per ricordarvi chi è diciamo che vinse il mondiale a Tacen nel 1991). Poi  quello storico di Nottingham (campionati del mondo nel 1995) dove lavorano Junior e U23 che studiano alla scuola o all'università. Una città più piccola offre facilità di trasporto e di controllo. 
Poi ci sono le finezze come per l'appunto le divise di atleti e allenatori e staff che indossano sempre durante il lavoro, le mail che portano la pubblicità della federazione e tutti i dati di ogni relativa persona dove si indica con precisa e incredibile dovizia  il ruolo di ognuno di loro. Ah! Dimenticavo nella simulation race presenti anche due fotografi, tanto per rendere tutto più veritiero e simile ad una gara vera e propria.
Tutto semplicemente perfetto ed ideale. Unico piccolo neo che a volte questi meccanismi così complessi non permettono nulla al caso e troppo e tutto è controllato e previsto, ma... nello slalom non è sempre così!

Occhio all'onda!

P.S. mi ha fatto tenerezza leggere su Facebook le parole scritte da un direttore tecnico nei riguardi di un suo presunto atleta. Tenerezza che presto si è trasformata in tristezza perché l'ipocresia è una cosa che non sopporto.


strane figure si aggiarano per il canale olimpico di Lee  Valley: gnomi o volatili?








Due giorni



Anche un croissant salato con prosciutto e formaggio al bar del Tesco aperto 24 ore assume tutt'altro gusto condiviso con la persona che ami da una vita, diventa il miglior pranzo che hai consumato in questi ultimi 4 mesi lontano.  Il caffè non ha bisogno di molto zucchero perché è addolcito da quegli occhi marini che hanno riempito la mia vita dandole un senso e molte speranze. Il mio peregrinare da un Continente all'altro rincorrendo il sogno di chi ancora di sogni vive mi allontana inevitabilmente dalle persone che sai essere importanti ed esclusive.
Ti senti poi frustrato se non riesci avere il meglio per i tuoi atleti e devi combattere sempre con carte e burocrazia. Saremo, prima o poi, seppelliti sotto montagne di carte che portano il tuo nome, quello dei tuoi genitori, quello dei tuoi figli, quello del segretario, del presidente, del ministro e del Padre eterno!  Poi ancora timbri e contro timbri con numeri che rappresentano solo statistiche con le quali non si vince nulla e  imbavagliando dentro di loro la gioia di vivere.
Bisogna guardare sereni al futuro, mi ripeto, ma non è facile tanto più oggi che mi risento nuovamente solo in questo mondo difficile voluto e creato proprio da noi in questo assurdo modo.  Per fortuna che ad accogliermi nel Vecchio Continente c'eri tu, con i tuoi sorrisi, con i tuoi abbracci, con i tuoi sguardi e con le parole che sai sempre dirmi per tirare fuori il meglio di noi. Due giorni, in realtà meno, se contiamo le ore, ma forse non è questione di tempo, anche se quello conta e mi piacerebbe averne, è questione di qualità e dolcezza. Sono quelle parole forse non dette, sono quegli sguardi, sono quelle carezze tenendoci la mano che mi rendono felice e fiducioso anche in momenti difficili come questo.


Occhio all'onda!






Inutilità




Ultimamente mangio troppe cose dolci, sarà per la carenza d'affetto? Mi rendo conto anche che arrivo sempre in ritardo infatti mi chiedevo la funzione  della povera Filippa Lagerbäck nella trasmissione di Fabio Fazio che seguo su Rai Replay. Facendomi questa domanda sono andato a sbirciare sul social network per eccellenza  e trovo la risposta su una  pagina a lei dedicata dal titolo: "Inutilità di Filippa Lagerback a che tempo che fa". Piace a 425 persone...,  lei fisicamente però presumo a molte di più! Certo è che l'avvenente ex modella ci fa un pochino la figura del cioccolatino in quella trasmissione che offre sempre e comunque punti interessanti di riflessione. Lei forse non dovrebbe prestarsi al gioco e dedicare la sua persona a cose decisamente più interessanti.

Inutile quindi come la Coppa del Mondo di Slalom concepita come è concepita oggi. Fra poco riprenderà il via con cinque tappe di cui tre a seguire e due con una pausa di più di un mese (Praga, Krakow, Liptovsky per la prima serie di gare e poi si prosegue con La Seu e Pau) e c'è da chiedersi che beneficio porterà al mondo dei paletti della canoa o meglio ancora sarebbe tracciare un'analisi di quelle passate, per capirne l'utilità effettiva. 

Partecipare a questa manifestazione costa parecchio ai vari Team. Infatti  bisogna calcolare  vitto e alloggio per almeno una settimana per ogni tappa; iscrizioni alla gara da un minimo di 100 ad un massimo di 120 euro per persona accreditata; tassa "ITO" per ogni squadra che vi partecipa, soldi questi che transitano per le casse dell'ICF. Oltre a tutte le spese per canoe e pagaie che in cinque gare vengono massacrate e poi ci sono le spese di trasferta aerei, mezzi terrestri, combustibile e pedaggi autostradali.
Mettendo tutto in conto bisogna capire il ritorno che dà. Vincere la Coppa non ti cambia la vita come invece può fare un Campionato del Mondo o una Olimpiade. A molte squadre e a molti atleti interessa principalmente avere delle gare di riferimento prima dell'appuntamento iridato e con questo spirito affrontano le prove di questo circuito nato sperimentalmente nel 1988 e fortemente voluto da Bill T. Endicott.
A mio modo di vedere la Coppa  dovrebbe essere rivoluzionata e dovrebbe durare l'intero anno e non limitarsi a pochi mesi per far sì che lo slalom possa diventare effettivamente uno sport che mantiene l'attenzione su di sé più a lungo. Così facendo si riuscirebbe a far crescere tutto il settore a livello mondiale, viceversa ostinarsi a tenere la Coppa in Europa ed esclusivamente nei mesi estivi porta ad un suo naturale disinteressamento. Si potrebbe far vivere una sorta di Coppa Continentale che assegna il titolo per continente  più una classifica generale assoluta. Ma per capire la chiusura dell'Europa in questa direzione basta sapere che i Campionati Europei sono di esclusiva partecipazione per atleti del "Vecchio Continente", mentre gli altri campionati in giro per il mondo sono aperti a tutti, anche se ovviamente si stila comunque una classifica a parte per gli atleti che gareggiano per il titolo locale.

Occhio all'onda!

Head to Head un allenamento interessante


In questo ricchissimo week-end di gare internazionali e  selezioni per cechi, sloveni e italiani, rispettivamente  a Liptovsky, Veltrusy e a Tacen una riflessione sull'allenamento di oggi in acqua piatta su una sfida parallela tra i pali dello slalom. Sei porte con una risalita classica e una ad esse un compendio di tecnica, tattica e fisicità, nonostante che tutto si sia condensato in poco più di 30 secondi.

Interessante il confronto diretto che secondo me ha un grande privilegio e cioè quello di mettere l'atleta in uno stato emozionale molto elevato.
"Head to Head" è un ottimo allenamento proprio per questo aspetto oltre al fatto che stimola a dovere tutti gli atleti che si cimentano nelle varie prove: nessuno ci sta a perdere!
C'è la partenza sulla stessa linea dove bisogna partire bene, ma senza farsi prendere la mano. Si passa subito alla preparazione della prima risalita classica in cui non bisogna avere tentennamenti e si deve rischiare il tutto per tutto. Usciti in rotazione da questa manovra c'è un piccolo spazio per passare sulla porta in discesa, ma nello stesso tempo ti devi aprire l'angolo per una risalita ad "esse". Fase di chiusura con sprint finale. Il tracciato quindi risulta avere  4 precise fasi che sono:

1. partenza (quindi entrata in gara con tutto ciò che comporta)
2. preparazione - risalita - uscita
3. cambio di  ritmi
4. chiusura (fase sempre molto delicata ed importantissima)

Un allenamento molto interessante da proporre anche ai più giovani in questa fase della stagione dove è importante allenare l'aspetto tattico ed emozionale che molte volte, a parità di preparazione fisica e tecnica, sono i due aspetti che determinano il risultato finale.

Chiudo come ho iniziato con le gare di selezione in corso dicendo che ne abbiamo viste delle belle nella prima giornata. In Repubblica Ceca non sono mancate le sorprese per seguire in diretta  clicca qui , mentre per la Slovenia la diretta per domani  e risultati della gara di oggi  qui. Domani al termine faremo il punto sulla situazione. 


In Slovacchia si gareggia per la 67^ edizione di una delle gare più vecchie della storia dello slalom e cioè il trofeo "Tatransky Slalom" che prese il via nel 1948. Risultati on line cliccando qui.

Occhio all'onda! 




























Mi Buenos Aires querido*



Non riesco a capire se il cameriere si tinge i capelli o porta il parrucchino. Si muove con abilità tra i tavoli se pur di grossa stazza ad un'ora tarda di chi tira mattino a ritmo di tango. Una storia infinita di tanta gente che qui sulla pista in quella miriade di ocho e giro trasformano la vita in passione. Una città, quella porteña, che si muove frenetica di giorno e lenta di notte, su note musicali che ormai non hanno più tempo e luogo. Giovani trentenni ballano con leggerezza e abilità camminando sul tempo e facendo del ritmo il loro gioco preferito. Lo scanzonano, lo usano, lo trasformano e lo modellano a loro piacimento per far godere ballerine che sembrano non stancarsi mai. Vortici pericolosi  che danno colore alla vita. La Milonga... uno dei pochi luoghi ancora rimasti dove il tempo sembra essersi fermato. A poche quadre da "Club  Malcolm",  regno di dinamicità e  spavalderia motoria,  si respira un'aria diversa con un salto generazionale notevole: non i padri dei trentenni, ma probabilmente i nonni che dismessi i jeans larghi e indossata la giacca con la cravatta rievocano i fasti di un tempo, ma senza nostalgia e rimpianti. "Salon Canning" uno dei templi sacri per questa danza, dove le gigantografie di Gardel e dei mostri sacri vengono venerati come le madonne in chiesa. I gesti qui sono decisamente più pacati e se vogliamo più tradizionali in quella eterna lotta di stili e movenze che viceversa devono essere solo l'espressione individuale di un sentimento con la conaspevolezza di condividerlo per quel tempo che  ti regala quella musica. 
La notte finisce o meglio il nuovo giorno inizia con un cappuccino alla "Viruta" dove si esce solo alle prime luci dell'alba. 
 
Lascio Buenos Aires come sempre con sgomento, ma felice. Triste nello stesso tempo,  ma carico di emozioni e sensazioni da condividere nella prossima tanda.

Occhio all'onda! 

*

Mi Buenos Aires querido 

Tango 1934

Música: Carlos Gardel
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e... che vita sia!


Mi è piaciuto e mi ha emozionato l'inno di Italia cantato dai bimbi in occasione oggi dell'apertura dell'Expo 2015. Mi è piaciuto quel finale dove la parola morte si trasforma in "... siamo pronti alla vita", perché è solo con la vita che possiamo cambiare le cose e non certo con la morte che è una tragedia con cui  prima o poi tutti dobbiamo confrontarci. Inno alla vita! e allora, se questo canto che ci rappresenta e unisce ovunque un italiano, è giusto esaltare la vita. Siamo pronti a vivere, pronti a difendere i diritti degli uomini, pronti a sorridere, pronti a lavorare anche duramente come lo è stato per arrivare in tempo a questa rassegna mondiale. 
Non mi spiego la violenza gratuita contro tutto e tutti, dove sta la logica in tutto questo distruggere?
Odio anche  la falsa demagogia di chi vede in ogni dove il male e chi tifa contro perché le cose non succedano. Si preferisce parlare male e denigrare perché esaltare l'opera di una singola persona che poi si somma a quella di tante altre non conviene e non fa notizia. Voglio telegiornali e informazioni su tutto ciò che è bello e positivo perché  troppo poco si fa in questa direzione.

Il nostro inno esce da una espressione di una lotta risorgimentale che voleva con forza una Italia unita. Mazzini repubblicano come lo era Mameli chiamato a scrivere il testo ne sono l'esempio e credo che tutti noi siamo orgogliosi di essere italiani. Non mi è mai successo, nel mio lungo peregrinare per il mondo, di non vedere espressioni positive alla mia dichiarazioni di provenienza. Sempre e solo Italia bella e magnifica! 


Viva Expo 2015 in quel di Milano per la nostra amata Patria e...
che vita sia!

Occhio all'onda!