Caffè amaro...essenza della semplicità



È un po' di tempo che bevo il caffè amaro e il tè con il latte. Mi devo forse preoccupare  oppure con l'età i gusti cambiano? Forse togliere lo zucchero aiuta ad apprezzare di più le cose entrando veramente in sintonia con loro nella loro essenza.  Aggiungendo il latte al tè è cercare di addolcire certi sapori troppo forti e marcati, ecco perché anche nella vita bisogna a volte assaporare le cose combinandole alla realtà temporale che stiamo attraversando.

Si parlava di semplicità, ma molto spesso gli atleti sono ossessionati dal fare, dal pagaiare il più forte possibile. C'è poi il terrore che scegliere la soluzione di una porta in retro possa costare il successo finale, quando viceversa non ci si preoccupa nel fare metri in più a monte all'uscita di una risalita. L'idea rimane quella di tagliare l'entrata e di fare tutte le porte in discesa senza valutare la soluzione nell'ottica di una strategia di gara complessiva.  Ovviamente se le varie combinazioni vengono prese singolarmente c'è la possibilità che il modo con cui vengono affrontate risulterebbe diverso rispetto ad una prova lunga. Quando mi allenavo con Bill Endicott facevamo settimanalmente degli allenamenti che lui chiamava "impossible moves". Un tipo di lavoro molto interessante dove si lasciava libera la fantasia di architettare manovre molto difficili nel soluzionare alcune combinazioni di porte altrettanto impossibili: andavamo oltre il limite che si sarebbe potuto trovare in gara, allenando così l'imprevisto.  Il problema oggi è l'opposto  e cioè che l'imprevisto diventa previsto considerando il fatto che l'errore che molti atleti fanno è quello di arrivare su molte risalite o su porte sfasate al limite perdendo così l'essenza dello slalom che, lo ripeto, è semplicità e centralità nella porta per il 99% dei casi! 

Occhio all'onda!

Simulation Race


Prima di partire da Sydney in aeroporto mi sono comprato un giubottone verde imbottito che ricorda tanto un "eskimo" di Guccini memoria! Era in svendita al negozio della  "Rip Curl" e pensando che mi sarebbe potuto servire non ho esitato a prenderlo. Devo dire che è stata un'ottima scelta considerando il fatto che in aereo c'è sempre un freddo cane.  Decisamente sorpreso Guille, il mio collega allenatore in Brasile, nel vedermi con questo nuovo capo d'abbigliamento quando è venuto a prendermi all'aeroporto di Foz do Iguaçu dopo 30 ore di volo. Qui in effetti la temperatura non si abbassa quasi mai sotto i 10 gradi tanto meno in questa stagione. Deve aver pensato che l'Australia mi ha bruciato il poco cervello che mi era rimasto.  Sono quindi rientrato a casa, si fa per dire, e il lavoro qui non manca mai con 24 atleti da seguire 24 ore al giorno. Si inizia presto e si finisce pure tardi, mannaggia in teoria l'assioma non regge, ma è realtà. 

Interessante, anzi molto interessante sono stati gli ultimi due allenamenti fatti e cioè quello di sabato e quello di questa mattina. In sostanza si è trattato di una simulazione gara in due giorni. Una sola manche per sabato e una manche più le gare a squadre la domenica. Credo che sia stato ottenuto l'effetto sperato e cioè quello di  mettere e quindi preparare ed allenare  gli atleti allo stress psicologico che dovranno affrontare nelle imminenti gare di selezione e nelle successive prove iridate di categoria a fine Aprile.  Nulla, e lo ripeto con assoluta convinzione, nulla è così specifico e allenante come una prova di simulazione gara
Dicevo allenare è principalmente  mettere l'atleta nella situazione mentale in cui si ritroverà presto in gara, se noi non teniamo ben presente questo principio tutto il lavoro e gli sforzi cadranno nel nulla.  Infatti tutto ciò  comporta un adattamento specifico a questa realtà emotiva che va a condizionare inevitabilmente l'aspetto tecnico, ma anche fisico.  Ho atleti che in allenamento mi sorprendono per il loro grande livello e per la loro capacità di risolvere problematiche tecniche complesse,  ma che in gara faticano ad esprimere il loro vero potenziale. Sembrano tornare principianti dove ogni onda diventa una montagna invalicabile e una semplicissima porta in discesa può essere l'incubo notturno che ti fa saltare sul letto la notte.

La semplicità è il vero segreto dello slalom che ci viene data dall'equilibrio con cui riusciamo a navigare sull'acqua e dalla tranquillità emotiva con cui gli atleti affrontano il percorso di slalom. Facile da dirsi difficile da far capire e concretizzare, ma se fosse facile non sarebbe neppure bello!

Occhio all'onda!

Vivere senza paura di esprimere i propri sentimenti




E' impressionante come gli eventi della vita possano cambiare le persone. Le conosci da piccole, ci passi una vita assieme, condividi energia e passioni e poi d'un tratto ti accorgi che dentro di loro non c'è più quel feeling  che ci animava quando pagaiavamo sull'acqua che corre con lo spirito libero di chi crede o credeva nell'eterna amicizia e spensieratezza.  L'impressione è quella di voler tenere le distanze, le dovute distanze di convenienza di un mondo che fatica ad essere onesto con i propri sentimenti e che li reprime nel fondo dell'anima. Ma cosa c'è di più bello, emozionante, fantastico se non quello di esprimere tutto quello che si prova che si percepisce senza falsi pudori? La paura forse di essere giudicati, la paura forse di cadere nel banale, la paura di sembrare sciocchi frena l'emozione di esprimere tutto ciò. Bisogna vivere alla grande sempre perché non c'è tempo per non farlo... lo dicevo oggi a Teo,  giovanotto sensibile di particolare raffinatezza culturale ed emozionale: ecco una cosa bella della vita peccato che non lo sia così con tutti!

Ancora un tuffo in un mare che è vita e poi  lascio l'Australia ancora una volta che si sta autunnando; le persone iniziano a portare con sé una felpetta, anche se in realtà non servirebbe. Lascio un paese che vive da americani con un cultura inglese. Lascio un continente, lascio parte di me qui, come succede in ogni dove e in ogni quando. Le persone cambiano lingua, modi di fare, ma rimangono sempre il vero centro del mondo ovunque, grazie a Dio!

Occhio all'onda!

Format gare e canoe divise in due



E' domenica e non si dovrebbe parlare di lavoro, ma considerando che la vita non si ferma per nessun motivo e aggiungendo il fatto che si parla di passione e amore, considero pertanto ammissibile fare una piccola eccezione e dire qualcosina di canoa  anche oggi, in questo giorno santificato a Dio.

Due i punti soli  poi lascio alle vostre analisi e menti ulteriori spazi per pensare, senza dimenticare però di santificare le feste.

1. Il format di due prove di qualifica, più semifinale e finale è obsoleto! Ci ha provato il boarding slalom ICF a velocizzare la cosa con un passaggio diretto in semifinale per una quota di partecipanti, ma dalle prime gare disputate (Oceania Championships - Autralia Open - Solkan ranking) non è cambiato quasi nulla e l'effetto ottenuto complica ulteriormente il tutto.  Lo ripeto e lo confermo a distanza di tempo e senza sospetti che  il format ideale per lo slalom è quello adottato dalla Europa Cup Junior  che in sostanza è: prima manche per tutti. Quindi i primi 30 k1men, 20 donne k1 e C1 men, 15 C2 e C1 women vanno in finale che si disputa sullo stesso tracciato.  In due giorni due gare e si cambia circuito. Facile, veloce, interessante da seguire con il giusto pizzico di emozione.  


2. le canoe devono essere obbligatoriamente costruite in due pezzi per regolamento. Se ne parlava l'altro giorno con Myriam Jerusalmi perché non è possibile arrivare ogni volta in aeroporto con il patema d'animo, "worry of mind"! Se non conseguiamo a capire questo continueremo a considerare  solo l'Europa il centro dello slalom. Cosa assolutamente  limitativa  per  globalizzare il nostro sport. Per dare credibilità e forza al movimento dobbiamo far sì che sia facile viaggiare e che si possa praticare ovunque. 


I punti, ora che ricordo, però  erano tre. Infatti volevo fare i complimenti ad Andrea Donzelli, tra l'altro grande ballerino di tango che da neo presidente del boarding della canoa polo mondiale ha portato i campionati del mondo in Italia e più precisamente a Siracusa nel 2016.
Io credo molto nei grandi eventi perché possono essere il volano per promuovere uno sport. Importante però che non rimangano gocce d'acqua nell'oceano.  Altro successo organizzativo per l'Italia saranno i campionati del mondo di slalom U23& Junior nel 2018 e  vedo già il mio amico Giuseppe D'Angelo all'opera.

Rimango a disposizione  per entrambe le manifestazioni se servisse uno speaker!

Occhio all'onda e... Buona Domenica!


P.S. da Solkan arrivano buone notizie, il lavoro ripaga sempre, magari ci vuole tempo, pazienza, denari e amore, ma alla fine i sacrifici ricompensano!


Pane...il piacere del particolare!


Ho mangiato un pane squisito e per un attimo mi sono ritrovato a casa, dove i profumi e le cose buone ti fanno sentire bene. Certe volte basta veramente poco, ma è il particolare quello su cui bisogna concentrarsi. Le sfumature magari sono ciò che ti fanno apprezzare alla fine il contenuto nel suo complesso. Io sono abituato a ricercare e a concentrarmi proprio su queste, forse perché diventa troppo difficile trovare l'essenza delle persone, dei movimenti e delle cose se le prendiamo tutte assieme. Magari a pezzettini riesci ad apprezzare tutto di più e poi alla fine capisci meglio ogni cosa. Le sfumature ti rivelano molte cose sono come gli occhi che non mentono mai.

Stavamo parlando dell'importanza del singolo colpo che deve avere una sua vita propria, autonoma, ma nello stesso tempo fa nascere il colpo successivo, lo sanno bene gli atleti della canadese monoposto che hanno a disposizione un solo lato e una pagaia con una sola pala. Nel kayak le cose si complicano per eccessiva disponibilità. Mi spiego meglio. Quando si pagaia da seduti e disponendo di una pagaia con due pale non si dà mai sufficiente  importanza a che cosa si sta facendo pensando sempre di poter risolvere le situazioni con altri colpi: questo è un grave errore! Dobbiamo pensare da tirchi come se la nostra pagaia, che può anche costare parecchio, si distruggesse una volta  arrivata a fare un milione di pagaiate, quindi parsimoniare e godere di ogni volta che immergiamo la pala in acqua. Percepire con il proprio corpo, con la mente e con l'anima tutto ciò che sta accadendo traendone beneficio ed energia.

Sono gli ultimi giorni di allenamento qui in Australia sta arrivando il tempo di tornare in Brasile. Ci aspettano le selezioni, poi i mondiali Junior & U23 e a maggio il Canada per preparare i Pan-America Games. Al resto ci penseremo poi.


Ah, dimenticavo! il pane era ottimo e capisci che le cose buone si apprezzano ovunque!

Occhio all'onda!

Essere parte di se stessi in una propulsione


Probabilmente sono ripetitivo visto che su  questo concetto ho  già scritto parecchio. Quindi potrebbe sembrare inutile sprecare tempo ed inchiostro (come si diceva un tempo), ma è un concetto basilare per muoverci in acqua.

Voglio infatti evidenziare e sottolineare l'importanza che ha il singolo colpo durante una discesa fra i paletti dello slalom. Una prova di slalom si costruisce con 125/130 (chi più chi meno) pagaiate tra propulsioni, agganci, appoggi, colpi indietro, spostamenti laterali.  Quindi tutti gli atleti possono arrivare a dare questo numero di colpi e molti atleti anche i più giovani possono essere tecnicamente molto buoni. La frequenza quindi non diventa un problema e la resa non è valutabile da un numero maggiore di pagaiate.
La sostanziale differenza è che prima di riuscire a combinare assieme tutta questa serie di colpi dobbiamo allenare all'esasperazione ogni  singolo movimento che diventa il vero protagonista del nostro affrontare le difficoltà proposte dai tracciatori che purtroppo molto spesso sono lontani dalla quotidianità degli allenamenti. Dobbiamo arrivare ad entrare ed immedesimarci nello stesso gesto per appropriarcene completamente in maniera assoluta. E' il concetto di riuscire a godere di una sola cosa per volta e su quella singolarità riporre tutta la nostra energia, attitudine, responsabilità. Questo diventa il concetto base per evolversi cercando di dare il giusto peso ad ogni singola azione. Quella sola possibilità  abbiamo e quello la usiamo, concetto questo che  dovrebbe essere il nostro "modus  vivendi" come se non avessimo più altre chance a nostra disposizione!

Un arciere zen non può utilizzare il "tiro rapido" e i guerrieri
mongoli, che hanno fatto della loro precisione l'arma migliore, lo sapevano bene quando salivano a cavallo e attaccavano il nemico imbracciando l'arco e considerando la freccia una parte di loro stessi. Mancare il bersaglio significava morire nulla di più, nulla di meno.

Oggi ho detto a miei atleti  che su quella pagaiata specifica su cui stavamo lavorando - trasformazione della propulsione avanti in colpo indietro per far ruotare la barca su se stessa -  ci devono mettere tutta la loro  vita. Ci devono credere come se fosse l'ultima possibilità che resta per vivere ancora. Non ci sono 100 opportunità, nella vita e in canoa o prendi il primo treno per andare lontano oppure rimani fermo sulla riva ad ammirare lo scorrere dell'acqua.   Su quel colpo e solo su quel colpo ci deve essere tutta l'energia che si può dare senza paura. Nello stesso tempo quel gesto  va vissuto piacevolmente, deve essere  capito, interpretato e soprattutto amato.

Occhio all'onda!















One Obsession!



Non può che essere una splendida domenica visto com'è iniziata di buon ora con un allenamento di livello e proseguita poi in cucina per il "tiramisù" domenicale. 

Qualche volta ricevere dei complimenti e delle conferme da persone che rispetti per quello che hanno fatto vedere in barca, vincendo medaglie alle olimpiadi e non solo, e fuori, allenando grandi campioni, fa molto piacere e ti ridà la carica giusta per non dare importanza a critiche che arrivano solo per dinamiche  politiche assurde. 

Dicevo dell'allenamento che mi ha regalato belle conferme e parole di  stima da parte di Juraj Minčík. Il campione slovacco da tempo allenatore dei cugini Skantar e di Benus mi ha chiesto a fine allenamento da quanto tempo lavoro con i Brasiliani. Dopo aver saputo che ho iniziato solo nel marzo del 2011 si è complimentato per il lavoro fatto fino a qui.  Gli piace molto il modo in cui vanno i miei atleti e soprattutto mi diceva che, se pur senza mai avermi detto nulla prima, li sta seguendo da tempo. E' soprattutto interessato all'evoluzione che c'è stata in questi anni con loro e la loro costante progressione è impressionante.
La fortuna di un allenatore comunque è quella di avere materia prima di livello, senza questa anche il buon Gesù faticherebbe a fare progressi. Poi c'è la passione e la costanza che riesce a tirar fuori da ognuno di noi il meglio possibile. Mi piace una pubblicità che ho visto da qualche parte e parla dell'ossessione per qualche cosa. Ecco la mia vera "one obsession"  giornaliera è quella di trovare la chiave giusta per aprire il cuore ai miei atleti, perché solo così potranno dare concretezza ai loro sogni che sono anche i miei.

Buona domenica e Occhio all'onda... quello sempre! 


Juraj Minčík  la sua carriera internazionale è iniziata con i mondiali del '93 e si è conclusa con Europei 2008















Evelyn dance with God

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I  met her with a smile and remember that smile of hers and that will be the image I will have in my mind.It was less than a year ago when I shyly opened the door to go to my first milonga in Australia.  It was Evelyn the lady with whom I had the honor of dancing that evening.  I was in Marrickville District at the tennis club where I think they organize a particular milonghita every Friday and that time was a special time for me now that today I think about that particularly fascinating person who had welcomed me in with such elegance and simplicity. It was a first  very delicate tanda and I remember that we introduced ourselves only at the end of those last musical notes.  She was pleasantly surprised to hear that I was Italian and even more so when she discovered that I came from Verona.  “Romeo and Juliet” she said and added that she knew a very dear, excellent dancer that lived there called Nicoletta “do you know her?” she said.  Perhaps for this reason we liked each other right away.  Later she paid me compliments for the way I danced and she liked me to lead her onto the floor.  We all know that often a few lies make us feel  good and increase our self-confidence, because I am certainly no great dancer but the commitment and respect for the person I dance with are  to the utmost.
 

My time in Australia came to an end and I went back to Brazil.  We kept in contact and every now and again we communicated via  facebook.
She wrote that she was looking forward to my coming back to dance together.  She kept me up to date with the people I had met there and we spoke about the passion for tango that strongly and sincerely linked us.
Then I told her at the beginning of December that I would have been back in Australia with my team for training and to take part in some competitions not later than February and  that I would have obviously wanted to have the honour of doing the first tanda with her.  She wasn’t long in answering me and I was put in front of the crude reality with the same elegance and simplicity that she had used to welcome me that evening in Marrackville.  The words that a person feels in that moment are always very difficult to express.  I tried to tell her that God has the power to do everything and anything, even change the destiny that perhaps has already been written.  She said goodbye to us yesterday, but my surprise at how this lady so kind, was able to face her illness so serenely and how she had accepted that destiny that us men, had hoped, would have given our Creator  pity and granted us another endless tanda.  I followed the evolution of the illness through the news that first she and then her children posted on the social network.  I got the impression that this last period of her life was very serene and shared.  I, and I believe many others, had prayed for her, had hoped that this story could have been forgotten by embracing her again, but unfortunately that was not to be.  


What is sure is that now she can dance with God and we can take her with us with a walz and a tango.  

Thank you Evelyn and rest in peace.

Occhio all'onda!

Parterre de rois da sogno

foto by Ana Satila Vargas

Il "parterre de rois" che si presentava alla partenza dell'allenamento alle prime luci dell'alba di questa mattina era veramente da sogni. Mai visti tanti campioni in acqua nello stesso momento per una allenamento a marzo. Medaglie e campioni olimpici, medaglie e campioni mondiali, atleti di assoluto livello tutti riuniti sul piccolo specchio di acqua sopra il canale  pronti a scattare al cambio di ora. Interessante vedere come i diversi atleti, di differenti nazioni, preparano una stagione come quella che ci aspetta. Quest'anno ci si gioca la qualificazione olimpica al mondiale di Londra ed è inutile dire che la pressione è molto alta. 
Molte nazioni dopo due anni di lavori invernali ad Al-Ain sono tornate in Australia.
Interessanti le motivazioni che hanno spinto gli allenatori per questa scelta decisamente più costosa, ma a detta di tanti tecnici molto più redditizia dal punto di vista dell'allenamento. La sostanziale e comune motivazione è stata quella di prediligere un canale dove si possano fare grossi lavori di resistenza specifica con la possibilità di risalire alcuni tratti per lavorare su una problematica a lungo e con tranquillità. Qui se vuoi andare da una porta all'altra devi sfruttare l'acqua, ma devi anche pagaiare e pagaiare molto non ti ci porta la corrente. Qui allenarsi alla mattina molto presto significa poi avere la possibilità di fare altri due allenamenti e avere molto tempo di recupero. tra uno e l'altro. Le molte palestre vicino al campo da slalom poi ti permettono di fare dei grandi lavori e spaziare con proposte sempre diverse.  C'è poi anche l'aspetto climatico che fino ad oggi è stato praticamente perfetto: non troppo caldo e neppure troppo freddo. Quello che si dice perfetto.
Sul canale negli Emirati in sostanza sei più in attesa che attivo. Certo la pendenza e la velocità dell'acqua in questo canale sono notevoli e permettono di migliorare la reattività, ma nello stesso tempo diventa penalizzante in fase di preparazione generale.
Ecco perché tanto quanto gli slovacchi, tedeschi, francesi, italiani, canadesi, cechi hanno preferito venire fino a qui per un grosso blocco di lavoro.
E' stato bello vedere le reazioni dei vari tecnici quando ci siamo ritrovati tutti qui. L'espressione basita ed interrogativa la diceva lunga sul fatto che ognuno di noi non era stato il solo a pensare questa soluzione per i propri atleti e comunque compiaciuti abbiamo poi condiviso le motivazioni della scelta.


Occhio all'onda!

Buona domenica Alvi


Sarà una domenica di attesa, di una lunga attesa che si sta prolungando da giorni. I pensieri, i ricordi e gli affetti si intrecciano e diventano la vera motivazione per dare forza a chi in questo momento sta lottando per sopravvivere.
Noi abbiamo bisogno ancora di lui, di quegli sguardi profondi, di quel suo muoversi a punte unite. Di quelle mani che prima di esser portare al naso, ante proferir parola, si uniscono tra pollice ed indice. Di quelle attese che a volte finiscono ruotando su se stesso e lasciano l'interlocutore basito. Abbiamo bisogno della sua saggezza maturata in una vita che lo ha visto ricercare la profondità e la bellezza dell'uomo. Forse prima come una macchina perfetta da far correre, saltare, lanciare  o pagaiare e poi come strumento per avvicinarsi ad un Dio ancora a noi troppo sconosciuto e incompreso per farci accettare silenziosi i nostri destini umani.
E' stato sempre al mio fianco quando ero atleta,  da colleghi, da amici, da fratelli quale mi sento e poco importa se generati da diversi genitori, perché sento forte e vivo il messaggio che è scritto a caratteri cubitali sul ponte che unisce il Brasile con il Paraguay 


"Nacimos de muchas madres pero aquì solo hay hermanos"

Ed è così caro Alvi, noi siamo tutti con te al tuo fianco, tenendoti forte la mano, come tu lo hai saputo fare con noi per  molto tempo. Pazienti ti chiediamo di continuare a lottare, di non stancarti di noi e di gioire come sai fare. Stiamo solo aspettando un tuo cenno, un sorriso anche a denti stretti per riuscire a dirti tutti quanto ti vogliamo bene.


Occhio all'onda!

Lord Openwaterpro Produktion e Dario Ferrazzi binomio vincente

foto by Charles Correa from Piraju

"Lord Openwaterpro Produktion" è lo pseudonimo di una persona che ne sa a tronchi di canoa e di canoa slalom nello specifico. L'Italia che pagaia non si rende conto cosa significa realmente non sfruttare il suo potenziale e vederlo dedicarsi ad altro mi prende male e il cuore mi duole non poco. Viceversa si è lasciato spazio a persone che sono riuscite a cancellare in pochi anni un Centro Sportivo come quello della Forestale che aveva dato nel passato grandi soddisfazioni e che avrebbe potuto offrire ai giovani buone motivazioni per il futuro. Ma questa è l'Italia e questi siamo noi che accettiamo tutto dalla vita e da chi ci dovrebbe dirigere e guidare, senza capacità critica e voglia di lottare per degli ideali e per lo sport come dovrebbe essere.

Come dicevo il nobil uomo di cui sopra ci ricordava che il vero precursore della canoa tagliata in due  fu proprio Dario Ferrazzi e  già lo scrissi il 23 dicembre 2009  si veda qui .


Ora non conoscere Dario Ferrazzi significa avere  un grosso buco culturale in materia slalom considerando il fatto che il pagaiatore nato e cresciuto sulle acque del Brenta con occhi verdi come l'acqua su cui ha imparato a danzare con la canoa è stato un grande fra i paletti negli anni '80. Il suo stile elegante ed unico fece storia in Italia e lo portò al 5^ posto ai campionati del mondo di Augsburg nel 1985. Personaggio innovatore e grande amatore oltre confine.

Correva l'anno 1988  quando Dario Ferrazzi scese dal bus che lo aveva portato da San Josè, capitale della Costa Rica, a Turrialba, con una pagaia e uno zaino.  Noi eravamo seduti sulla porta dell'Hotel Interamericano ad aspettare quel piccolo, ma bel pagaiatore italiano, per capire come fosse riuscito ad arrivare fino li con la canoa. Considerando il fatto che le notizie avute lo davano partito, ma non si sa come. La strada, giusto in fronte a questa fatiscente struttura, era di terra e poco più in là i binari del treno con la stazione che presto andò in disuso ero lo scenario che si presentava a  Dario che ci vide e ci salutò. Nel frattempo anche l'autista del mezzo scese e aprì lo sportellone sotto  la cabina estraendo due pezzi di rotoli di stoffa o almeno quello che noi pensavamo fossero.  Dario si affrettò a prendere quella mercanzia con estrema disinvoltura, salutò e venne verso di noi. Ci trovò decisamente allibiti vedendolo in quelle condizioni, certo non ci potevamo immaginare che dentro quelle due stoffe ci fosse il tanto prezioso attrezzo di lavoro. . Assieme poi andammo da "donna Rosa" la signora che ci ospitava affittandoci delle camere nella sua casa. I due pezzi di stoffa in realtà erano i due pezzi di canoa che si era portato in Costa Rica per pagaiare. In poche ore riassetto il tutto e fu pronto a seguirci in fiume. Alla sera poi ci spiegò che KLM, la compagnia aerea, non permetteva di trasportare pezzi più lunghi di 2metri, come in teoria oggi,  quindi pensò bene di tagliare in due la sua barchetta da slalom per rimontarla una volta arrivato. Se non avesse fatto ciò avrebbe dovuto rinunciare al viaggio e ai sogni di gloria.
Dario, in collaborazione con Art-Fiber, forse a qualcuno questo nome dice molto, aveva pensato a questa soluzione assai intelligente e vedendola oggi molto lungimirante.

News da questa parte del mondo non ce ne sono molte se non che:

- Dukatova ieri è scesa per la prima volta sul canale durante le ore del rafting. Nessuna porta fatta solo lunghe pagaiate sulle onde del canale olimpico.
- Martikan è sempre un grande atleta, ma come simpatia è pari a un rinoceronte inalberato per non dire inca...
- Romeo sembra essere interessato ad apprendere una nuova lingua, forse il tedesco!
- I marinai tengono onore alla fama risaputa per ogni porto.
- Gli aviatori si scervellano cosa migliorare su un C2 che pesa 5 kg. in più del dovuto, magari con quello nuovo tutti i problemi si risolveranno.
- Il buon coach Mincik usa una lavagnetta con tanto di pennarello per spiegare alla sua atleta come affrontare le porte
- Charles, il mio atleta del C2, oggi in allenamento non ha sorriso come suo solito, forse la malinconia per la lontananza da casa lo ha rapito, ma la cosa ci sta considerando il fatto che sono quasi due mesi che siamo quaggiù!




Occhio all'onda!

Il futuro sono i due pezzi!

 
Il futuro dello slalom è questo!

Se effettivamente vogliamo che lo slalom non abbia confini e che possa diventare uno sport di portata mondiale immaginando di avere una stagione lunga come quella del tennis dobbiamo trovare una soluzione al problema del trasporto delle imbarcazioni. Vajda propone una soluzione intelligente e molto efficace che può facilitare lo sviluppo del nostro sport.
Ora la palla, meglio la pagaia, passa in mano l'ICF che ha due opportunità:
1.accorciare le barche a 2 metri e 99
                                                  oppure 

2.mettere la regola che la canoa deve essere composta da due pezzi e il gioco è già pronto da utulizzare.

Cosa succederebbe in questo caso? Presto detto non esisterebbero più complicanze per trasportare barche in aereo e ci si potrebbe presentare al check-in senza patemi d'animo o senza passare notti insonni nella preoccupazione di non caricare il prezioso ed indispensabile mezzo sul prossimo volo da prendere.
Questo consentirebbe allo slalom di allungare la stagione partendo a gennaio e terminando a novembre. Dicembre tutti a casa a festeggiare il Natale e poi si riprende. Il nostro è uno sport fatto per il 90% di allenamenti e troppe poche gare. Troppi pochi circuiti quindi pochi interessi. Se vinci i campionati del mondo o la coppa hai possibilità di vendere agli sponsor queste vittorie, altrimenti resti nell'anonimato più che assoluto.
Dare importanza a gare minori in tutte le parti del mondo. Creare un ranking veramente ampio e intenso ecco il futuro che potrebbe iniziare proprio da uno scafo smontabile.

Tanto per la cronaca a Penrith è arrivato anche Martikan oltre alla Dukatova che però quest'ultima dobbiamo ancora vedere sul canale olimpico, per il momento si limita a pagaiare sul lago. Vi aggiorneremo se ci saranno sviluppi. Certo è che per gli slovacchi il 2015 è un anno fondamentale considerando il fatto che decideranno quest'anno la squadra che andrà a Rio 2016 con 3 gare di coppa del mondo, mondiali a Londra e Test Event a novembre a Rio.

Occhio all'onda!

Emozioni all'alba


Lo abbiamo fatto questa mattina, ma  era tempo che ci pensavamo! L'occasione è arrivata con l'allenamento alle prime luci dell'alba di un giorno festivo. Le abbiamo gustate calde, morbide, cremose con un cappuccino non male, quindi sarà stata l'ora, sarà stata l'attesa, sarà stata la soddisfazione di aver fatto ancora una volta un buon allenamento,  ma alla fine le ciambelle del "Krispy Kreme" sono state una vera e propria delizia per i nostri palati e per il nostro spirito e si sa che pure questo nella vita aiuta a stare meglio e sereni.
In effetti la giornata era iniziata proprio di buon ora, il sole non si era ancora alzato e i colori di un'alba particolarmente rossa ha accompagnato le prime discese dei miei atleti. A quell'ora tutto è così delicato e silenzioso e anche pagaiare tra le onde di questo canale è diverso dal solito. Ci si guarda in modo strano tra allenatori e gli atleti sorridono consapevoli che i sacrifici per una sveglia decisamente antelucana concretizzerà i sogni che alimentano questa gioventù che ogni giorno cresce e matura con la consapevolezza che i risultati arrivano solo dopo anni di lavoro e dedizione. La sirena che avvisa l'apertura delle pompe per alimentare il canale fa alzare in volo gli aironi che si appropriano della struttura alla sera e se ne vanno prima che l'acqua dia vita e faccia prendere forma ad ostacoli e massi che per noi hanno il sapore della vita ed esprimono i nostri sentimenti: forza, eleganza, musica. 
Io, appoggiato al ponte, osservo il giorno nascere e mi rendo conto che un'altra settimana è passata velocemente e che mi ha regalato ancora tanto.
Ho goduto vedere i miei ragazzi allenarsi bene, ho ripensato alla serenità e alla tranquillità che si associa al lavoro che stiamo facendo. Ci sono sorrisi, espressioni, parole  che condividiamo quotidianamente e che sanno esprimere stati fisici  come   stanchezza o malinconia.  Inevitabili emozioni e gioie per chi crede nei propri sogni e fa della stessa sua vita una missione da vivere intensamente e senza risparmiare nulla. 



Buona domenica e ...    Occhio all'onda!