Cambio di velocità

Quanto è difficile far capire agli atleti l'importanza dei cambi di ritmo, solo il buon Gesù lo sa! Eppure è facile rendersi conto che non si può stare sempre in accelerazione e che per sua stessa natura questa grandezza vettoriale rappresenta la variazione della velocità nell'unità di tempo. Quindi si deduce che per avere accelerazione, elemento fondamentale per uscire velocemente dalle risalite, devo avere una variazione importante prima della stessa manovra se vorrò proiettarmi come un razzo fuori dalla stessa risalita. Ora la scelta è solo quella di accettare un cambio di ritmo prima di ogni manovra in cui sia richiesta una grande potenza esplosiva. Abbiamo lavorato su questi concetti oggi in acqua con Ana, ma la sua età, la sua voglia di fare bene e la sua energia non le sono di aiuto per metabolizzare questo concetto. Non demordo e continuerò a martellarla, sono convinto che sia la chiave di volta per esprimere il suo potenziale.

I baffi messicani del numero due del ranking mondiale fra i kappa uno uomini sono durati poco infatti oggi è già tornato glabro!

Sono arrivati i gemelli tedeschi Mueller, Kai e Kevin, con Behling/Becker e un altro giovane equipaggio sempre dalla Germania.
 

E' annunciato anche l'imminente scesa in campo di Jana Dukatova che evidentemente dopo gli Emirati Arabi completa la sua preparazione invernale qui in Australia.
Si sta allenando da queste parti anche Jure Meglič che era un gran bel pagaiatore tre quattro anni indietro nel tempo e l'anno scorso si è messo a gareggiare per l'Azerbaijan, questo stato con circa 9 milioni di persone, tante quante la  Slovenia, paese nativo di Meglič. Nel 2011 salvò il nome e la bandiera proprio al paese che oggi ha abbandonato conquistando il bronzo in un mondiale che era nato all'insegna del compagno di squadra Peter Kauzer tremendamente affossato in quell'occasione nella finale al cardiopalma vinta poi da Molmenti. Jure 31enne ha perso lo smalto di un tempo, segnato da un fisico che non è più quello di un atleta di livello appesantito in acqua e fuori. Fa tenerezza vederlo oggi sapendo che ha, come molti, il sogno olimpico che lo alimenta.  Ma la strada che ha scelto non è certo quella di una sfida leale tra  veri guerrieri, non ha voluto affrontare il nemico a spada tratta sul campo di battaglia, ma cerca la via di fuga per ottenere una qualificazione che ha il sapore già della sconfitta.


Sono felice per le foto che un grande pagaiatore tra i paletti dello slalom sta postando a testimonianza del suo lavoro con i giovani. Bravo Andrea stai regalando grandi emozioni e la passione che ti anima è intatta e ricca di energia. Fortunati questi ragazzi poter lavorare con Te.

Occhio all'onda! 

Riappaiono le risalite

Mi sento in dovere di informare che i fratelloni di Bratislava hanno iniziato questa settimana a fare anche le porte in risalita. L'abbigliamento però rimane quello descritto nelle puntate precedenti. Solo il papà-allenatore ora si toglie la maglietta mentre i figli sono in acqua, il dialogo fra loro comunque rimane circoscritto allo stretto indispensabile... credo!
Aigner ha cambiato look e ora porta due baffoni alla messicana. Funk la vedo più in carne degli altri anni e Jasmine è sempre molto affascinosa, mentre Schubi rimane ancora un "viso pallido" nonostante il sole estivo di questi luoghi.  Jessica Fox sta provando "Salto" la nuova barca di Vajda disegnata da Mathieu Biazizzo, bronzo ai mondiali 2014 a Deep Creek, nonché fidanzato dell'australiana bi-campionessa del mondo in carica.  Gargaud se la passa bene con la famiglia che ogni tanto assiste ai suoi allenamenti, mentre Benus è tenuto sotto osservazione e ripreso con il video da Juraj Mincik, che su questo campo ai giochi olimpici si prese un bronzo dietro a Estanguet e Martikan. Lo slovacco, che ha chiuso la carriera da atleta nel 2008, è passato praticamente subito a fare l'allenatore, è leggermente ingrassato rispetto un tempo. So che dicendo questo do una piccola delusione alla Cri che al tempo aveva un debole per questo grande campione.
Gli italiani sono andati a vedere "Fifty shades of grey", ma sono rimasti delusi... si aspettavano qualche scena po' più, diciamo un po' più, si ecco un po più, ma nulla. Forse il libro lascia più spazio alla fantasia come sempre d'altronde.
Io domenica sera ho ballato all'aperto a Darling Harbour, una splendida baia dove c'è il museo marittimo, l'acquario e tante barche. Poi di sera si illumina magicamente e i grattacieli si rispecchiano nell'acqua. Una leggera brezza e le stelle poi sono lo scenario ideale per  esaltare una musica che ti ha cambiato la vita.

Occhio all'onda!




Buona domenica


Ieri sera ho preparato per i miei atleti una pasta ai 4 formaggi che abbiamo mangiato a lume di candela, ascoltando Vivaldi e pasteggiando con un Montepulciano del 2013 prodotto da Zonin importato in Australia da "Pinnacle Liquor Group". Mi ricordo che con il mio povero papà si saliva sulla Simca 1000 e una volta all'anno si andava a Gambellara per prendere il vino in damigiana dai Zonin perché era buono e non costa molto. Era il tempo in cui  la gustosa bevanda di Bacco non era così pubblicizzata come ora e non era certo iniziato ancora il boom di questa azienda che oggi impressiona per qualità e dimensioni con una esportazione del 70% del loro prodotto.
Il mio papà, che si chiamava come mio figlio Raffaello, anzi no è mio figlio che si chiama come mio papà, non era un gran pilota, più un Leonardo da Vinci  che un Juan Manuel Fangio, e per arrivare in cantina ci si impiegava parecchio pur partendo alla mattina del sabato di buon ora. Se l'andata poteva creare qualche problema, immaginate il ritorno dopo aver assaggiato qualche bicchiere per decidere esattamente che vino portare a casa. Il mio papà non era certo un bevitore accanito, gli piaceva però avere sul tavolo per il pranzo e per la cena il suo bicchiere di buon vino, ma si sa che l'occasione fa l'uomo ladro! Si tornava nel primo pomeriggio e a volte ci fermavamo a Caldiero per una nuotata termale in quella vasca rotonda che ricordo sempre con un certo timore. Si diceva che era pericolosa, ma non ricordo per quale motivo. La sosta diciamo era un po' strategica, i vapori della vasca aiutavano a riordinare le idee prima di tornare a casa dove la mamma ci accoglieva e sempre sospettosa chiedeva a mio papà se per caso aveva alzato un pochino il gomito. La sua risposta era sempre:"certo che no avevo da guidare", poi lei guardava me e con uno sguardo di complicità con il mio papi confermavo la versione di noi uomini! La domenica poi si imbottigliava.
A parte tutto ciò la pasta è stata molto apprezzata, come le fragole con mirtilli e panna montata. Serata poi conclusa guardando i video dell'allenamento del pomeriggio. Un diviso due che secondo me è un tipo di lavoro altamente allenante e specifico.  Tanto per la cronaca condivido le parole di Enrico Lazzarotto sul fatto che bisogna allenarsi tanto, ma se l'ignoranza di un tempo era legata alla quantità oggi mi sento di dire e affermare con tranquillità che alla fine è la qualità che paga... è stato così per il vino e lo è anche per vincere una medaglia ai giochi olimpici.

Occhio all'onda!

Capacità aerobica poco specifica

Il campione olimpico Daniele Molmenti in allenamento a Penrith (AUS) inverno 2015 - foto by Ettore Ivaldi - 
Ho visto il campione olimpico Daniele Molmenti allenarsi sul canale qui a Penrith. Ok! ovviamente non è la prima volta che ho l'onore di assistere a qualche allenamento del fenomeno italiano, ma ieri osservando il suo lavoro, presumo di capacità aerobica (definendola come la capacità dell'organismo di mantenere un ritmo medio/veloce per un determinato periodo di tempo), mi sono nuovamente convinto o meglio si è rafforzata l'idea in me che anche per un atleta di questo livello il decadimento tecnico è evidentissimo in questo tipo di allenamento. Ovviamente è impossibile mantenere la velocità di gara quando ci si prefigge l'obiettivo di fare 12/14 discese in un'ora di allenamento. L'avevo visto brillante nella prima discesa e poi via via la tecnica andava ad adattarsi alla sua condizione fisica che risentiva ad ogni passaggio del lavoro fatto precedentemente. Un tecnico che osserva tutto ciò si fa mille domane e si chiede se effettivamente tutta questa quantità di lavoro ha un vero e proprio senso. O meglio se può avere anche un riscontro positivo per l'obiettivo che comunque rimane una manche perfetta dai 90 ai 100 secondi. Tanto più che oggi che  con il nuovo format  i migliori atleti passano il turno di qualifica con una prima manche e poi ci si gioca tutto nella successiva semifinale e finale. Quindi la tenuta sulla distanza si limita ancora di più.
Nella canoa da velocità è risaputo che atleti di altissimo livello hanno molti e molti chilometri sulle braccia a basse intensità. Abitudine questa presa probabilmente da sport di lunga durata anche se non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di discipline con prestazioni fisiche, quindi metaboliche, ben diverse. Anche se in questo caso parliamo più di resistenza che di capacità aerobica.  Eppure c'è la tendenza di  passare molte ore in barca a macinare chilometri specialmente nella prima fase della preparazione.
Se nella velocità può avere ancora  un senso lavorare per un un condizionamento fisico a basse intensità dove il gesto tecnico comunque dovrebbe rimane pressoché uguale, mi chiedo se anche nello slalom ha una vera e propria logica  fare tutto ciò tra le porte, che diventa poco specificatamente allenante.
Credo che concordiamo tutti sul fatto che la tecnica di gara si differenzia non poco dalla tecnica che gli atleti possono sostenere in un allenamento di capacità aerobica. Quindi, perché perdere molto tempo, energia e mettere a rischio la tenuta di tendini, muscoli e fisico in generale per lavori che sappiamo non avere una funzione oggettiva specifica sulla prestazione della gara? Le tesi a favore ci dice che una buona condizione fisica ci aiuta a migliorare la prestazione di gara perché possiamo sostenere più allenamenti. Aggiungo anche che aiuta l'atleta dal punto di vista mentale - "ho fatto tanti percorsi quindi sono allenato e mi sento bene", punto questo da non sottovalutare. Mi chiedo però per un atleta professionista che ha a disposizione molto tempo  perché non diluire di più  nell'arco della giornata l'allenamento per renderlo più specifico?
 

Io preferisco proporre ai mie atleti lavori aerobici fuori dalle porte poiché temo parecchio lo scadimento tecnico e di conseguenza il relativo adattamento propriocettivo errato.  Anche Molmenti,  che in  questo momento è sicuramente ben allenato, mi conferma senza dubbio le mie perplessità. Immaginiamoci per atleti giovani o di livello più basso che cosa succede! 

Sono arrivati qui da qualche giorno anche Peter e Pavol Hochschorner, ovviamente accompagnati dal padre allenatore e da un signore di grossa stazza non ben identificato che ogni tanto filma. Presumo sia il fisioterapista. Bene! I fenomeni slovacchi, da poco entrati nella Polizia, sul canale olimpico si limitano a scendere diritti ascoltando la musica dell'acqua. Hanno bandito, probabilmente per il momento, le risalite. Come sempre impeccabili: barca, pagaie, abbigliamento e di conseguenza stile, che se pur si limita alla pagaiata esprime classe e potenza. Sono evidentemente alla ricerca di una seconda giovinezza per affrontare un futuro che non si presenta facile dopo le ultime due stagioni di gare. Se mi chiedessero un consiglio gli direi di  ripartire dal sorriso e dai colori meno tetri di una canoa che solo vederla mette tristezza, così magari il futuro potrebbe tornare a sorridergli! 

Occhio all''onda!

Finali Australian Open 2015 entrano nell'archivio



Mi sono preso un mezzo pomeriggio di pausa e dopo le finali sono corso a Sydney per una pratica Milonga. Muovermi a tempo di musica mi rende molto riflessivo e mi libera la mente, mi aiuta ad entrare in me stesso e a restare vicino, se pur lontano,  alle persone che più amo.

La finale emoziona sempre anche se questi australiani ce la mettono tutta per non fartela seguire come si dovrebbe. Pazienza e guardiamo le cose positive di questo esordio stagionale.


Mi ha colpito, anche se lo sapevamo già,  Jiri Prskavec che è un giovane atleta capace di esaltare una finale con i suoi guizzi e le sue grandi abilità funamboliche. Chiude in seconda posizione solo per un tocco dietro a Lucien Dalfour che conferma il fatto che gareggiare in casa ha un vantaggio non da poco. Tanto è che nella finale hanno preso il via 4 australiani cosa decisamente insolita.

Nella canadese monoposto Denis Gargaud, che è qui ad allenarsi da diverse settimane con tutta la sua famiglia, ha fatto una bella finale vincendola con un 5,3% dal primo k1 uomini, guarda casa davanti al 33enne  Kynam Maley che fino a poco tempo fa aveva gareggiato in C2 con Robin Jeffery finendo 10^ ai giochi olimpici di Londra. Poi, considerando che la politica dei canguri sta cercando praticamente di cancellare questa specialità, si è visto costretto a lasciare il compagno e concentrarsi sulla prova individuale della canadese. Lui è finito a 0,28 dal francese con una discesa pulita e senza sbavature.
Terzo lo slovacco Patrik Gajaraky già campione del mondo U23 nel 2013.
Bravo il bolognese Stefano Cipressi quarto e senza qualche derapata di troppo  avrebbe potuto pensare seriamente a una medaglia importante.

Nella specialità doppia ho ammirato il grande lavoro che il tecnico francese Saidi sta facendo con i suoi atleti.  Lui si presenta sul campo di gara in maniera sempre elegante, predilige le camicie a maniche lunghe e bermuda classica e mantiene la sua aplomb tipicamente transalpina praticamente sempre senza scomporsi.  In passato è stato un ottimo C2 in coppia con Del Rey e fa parte di quella generazione di atleti che dal 1985 al 1997 ha dettato legge in questa specialità. Erano i tempi di Saidi (fratello) con Daval, Adisson/Forgues, Daille (padre del k1 vincitore della coppa del mondo 2012)/Lelievre. Oggi i nomi dei C2 francesi sono quelli di Labarelle/Peschier, Klaus/Peche, Picco/Bisso nell'ordine di arrivo della finale praticamente tutti dentro un secondo di distacco tra loro  e con margine di oltre sei sui tedeschi Schroeder/Bettge e Camporesi/Ferrari.
Restando un attimo su questa specialità e parlando con Prskavec padre, mi spiegava che in Repubblica Ceca i club non mettono più gli junior su questa barca visto che si sta delineando un futuro non certo facile in vista delle olimpiadi del 2020. Ma ripeto eliminare questa specialità è fare un danno enorme al nostro sport che proprio con il C2 si è esaltato al massimo. Mi preoccupa vedere che gli Hochschorner entrare in polizia per assicurarsi un futuro che forse li vede abbandonare questa specialità dopo Rio 2016.
Nel kayak femminile Jessica Fox conferma la sua superiorità con 4,49 secondi di vantaggio sulla connazionale Alison Borrows che finisce seconda e che subito dopo saltella felice sulle rive del  campo da slalom assai soddisfatta per la sua prestazione. Certo, non le capita tutti i giorni di entrare in finale, ma soprattutto mettersi al collo una medaglia d'argento. Kudejova terza, se dovessi chiedermi un consiglio estetico le direi di raccogliere i capelli dentro il caschetto, così come è abituata a fare è inguardabile e si sa che l'occhio vuole la sua parte! Horn quarta, un tocco pesa e la lascia giù dal podio.

La bella e affascinante Rosalyn Lawerence, che sembra avere un debole per qualche italico pagaiatore in ginocchio, si consola vincendo il C1 davanti all'eterna rivale di sempre e cioè Jessica Fox. Terza ancora una Aussi e cioè Alison Barrows. Beh! l'avevo scritto all'inizio... gareggiare in casa aiuta! 



Tutte le Classifiche digitando  qui
Foto dell'evento digitando qui 

Archiviamo gli Australia Open e torniamo alla quotidianità fatta di due o tre allenamenti al giorno e di tanta passione

Occhio all'onda!

Archiviate semifinali



Ho passato il pomeriggio ad analizzare il video delle gare di semifinale. Le differenze tra atleta e atleta molte volte sono infinitesimali e approfondendo l'analisi mi rendo sempre più conto che il risultato arriva con una discesa che ha come principale comune denominatore la semplicità. Certo non è così facile come scriverlo, ma deve essere l'obietto su cui si deve lavorare.
Gli australiani si giocano i posti in squadra per i prossimi appuntamenti internazionali, ma se devo essere sincero non possono contare su un grande vivaio. Sopravvivono grazie al talento di una giovane figlia di campioni e con un pagaiatrore naturalizzato che sta facendo vedere, su un canale che conosce molto bene, buone cose.
 

La cronaca di gara si sintetizza per i K1 uomini  con l'eliminazione di Molmenti, per un tocco di troppo,  e con una finale che si presenta a questo punto aperta a diverse soluzioni. Ho visto proprio bene Schubert che è qui solo da pochi giorni, il colore piuttosto bianchiccio della sua pelle lo conferma, e Dalfour per l'appunto il francese con passaporto "Aussi". Poco da dire per la semifinale di Zeno Ivaldi che dopo la brillante qualifica, dove a distanza di un anno dall'ultima gara aveva dimostrato di avere i tempi sulle braccia, non ha saputo trovare i giusti stimoli per far correre liberamente la sua canoa. L'altro italiano in gara, Andrea Romeo, non brilla, ma si sa che il friulano è un diesel e ha bisogno di tempo, la stagione è decisamente lunga.
Brava Steffi Horn  nel kayak femminile che ha messo la punta davanti alla beniamina di casa Jessica Fox se pur il miglior tempo lo ha fatto registrare la bella e mascolina Lukas Jones ad un 115,0% dagli uomini, ma due tocchi non le hanno regalato la vittoria della semifinale.
Ridicolo il fatto occorso ad Ana Satila alla quale viene data una penalità inesistente e il giudice arbitro principale, Sue Natoli, pur ammettendo l'inesistenza del tocco non modifica l'ordine d'arrivo per scaduti termini di protesta. Ora l'ICF ha dato la possibilità alle squadre di chiedere chiarimenti su eventuali penalità, ma entro 5 minuti dall'esposizione della strisciata del risultato. Cosa questa che è impossibile da rispettare se non si ha una persona specifica per questo ruolo e che controlli tutti gli eventuali dubbi. Così a rimetterci è l'atleta che pur meritandoselo guarderà la finale dalla riva. 
Canadesi monoposto come da copione passano tutti i big. Peschier vince la semifinale con un 7,2% dal miglior K1 men.
C2 gara solo per francesi e anche qui si impone Peschier con Labarelle. Gli azzurri con le ali Camporesi/Ferrari fanno bene e quel 103 come tempo la dice lunga.
Per la canadese monoposto femminile è monopolio  di casa Australia, forse l'unica vera nazione a credere fermamente in questa categoria. 

Domani ultima giornata con le prove di finale e alle 14 premiazioni... alle 15 forza in palestra e si riprendono gli allenamenti per preparare le prossime gare.

Occhio all'onda!

Gare di qualifiche senza sorprese

e

Come già detto percorso decisamente facile e senza alcun brivido, ora ne abbiamo le prove dopo le gare di qualifica. Per molti  si è trattato  di fare  una passeggiata,  considerando che i migliori non avevano di che lottare per passare in semifinale.
Note negative arrivano per un'organizzazione sempre meno all'altezza della situazione, tanto più che per fare 3 discese (se tutto va bene) cacci "on the table" 100 australian dollar! Più di 30 dollari a discesa per meno di 120".  Ritardi ingiustificabili per un evento che ha l'etichetta di gara ranking ICF e non si capisce poi perché gli "Aussi" non rispettino il regolamento internazionale giustificando solo il fatto che loro non condividono la filosofia dell'ICF. Forse bisognerebbe fargli capire che non siamo nella Grecia di Socrate per discutere i misteri della vita, ma si sa che  "la conoscenza nasce dallo stupore"! Non parliamo di internet e dei risultati on line, considerando il fatto che nessuno è riuscito ad accedervi, né da qui né da altre parti del mondo. Anche il buon Riccardo Volpe non si è certo sprecato nello speakeraggio, forse rattristato per la completa assenza di pubblico.  Dicevo spalti vuoti, ma possibile che non si capisca l'importanza di eventi come questi per attirare gente al nostro sport? Ad esempio non costerebbe nulla organizzare una sorta di "open day" per la canoa con le scuole e con le varie associazioni come fanno da sempre in Francia. Se non ci diamo una mossa a pubblicizzare almeno in loco il nostro amato sport andremo presto alla deriva. Sono le manifestazioni collaterali che attirano pubblico e questo lo aveva ben  recepito Bruno Panziera il presidente uscente dell'Adigemarathon che aveva vestito la  canoa discesa in giacca e cravatta dalla canottiera e short!

Personalmente sono contento per i miei ragazzi che passano tutti in semifinale e che stanno crescendo. Soddisfatto anche per il rientro alle gare di Zeno Ivaldi che dopo un anno di fermo forzato per problemi fisici sembra aver ritrovato lo smalto di un tempo, bisogna proseguire e guardare sereni il futuro che è iniziato.

Domani semifinali per tutte le categorie, previsione pioggia.

Occhio all'onda!

Australian Open 2015 al via

Finalmente torniamo a vivere! Torniamo a sentire le emozioni che solo le gare possono regalare.  Non c'è nulla da fare... l'aria che si respira durante una competizione è unica, anche nella consapevolezza che quest'anno gli "Australian Open" avranno comunque  una partecipazione molto qualificata, ma poco numerosa. Poco importa perché quando si è a quel fatidico "3, 2, 1 go" il mondo prende un altro colore. Tutto si tinge di un rosso vivo e c'è spazio solo per concretizzare mesi e mesi di lavoro intenso.
 

Apertura stagionale quindi qui a Penrith su quel bacino che nel 2000 ospitò i Giochi Olimpici. Per la verità e per dovere di cronaca (nel profondo sono  sempre un giornalista con l'obbligo di informare correttamente i lettori) il 2015 dello slalom si era aperto in Nuova Zelanda alcune settimane fa con gli Oceania Championships. Gare che sono state prese poco in considerazione, tanto per dire la super favorita Jessica Fox non si è neppure scomodata di salire sul primo aereo per andare a partecipare.
Domani quindi gare di qualifica con la nuova formula che vede la possibilità di passare il turno  solo con la prima manche. In sostanza i primi 30 k1 men, le prime 20 donne in k1 e C1 men,  i primi 15 C2 e C1women, passano direttamente in semifinale. Poi nella seconda manche i restanti atleti si giocano gli altri posti rimasti.  
 

Il percorso di qualifica non dovrebbe presentare particolari difficoltà vedendo all'opera i forerunners di oggi. Tracciati che sono stati disegnati da Billaut (il tecnico francese che da alcuni anni lavora per l'Australia) in collaborazione con il responsabile tecnico delle canadesi tedesche e cioè Kaufman. Julien e Soren hanno improntato tutto sulla scorrevolezza e fluidità, siamo intorno ai 90 secondi di gara. Frose qualcosina meno per i K1 e qualcosina in più per le altre categorie. Nulla di strano o di eccitante in qualifica. Per la semifinale e finale dobbiamo attendere domani anche se sulla carta non sembra  particolarmente impegnativo dal punto di vista tecnico. Però bastano pochi centimentri in più o in meno a far cambiare ogni cosa sul disegno della mappa che ci è stata consegnata oggi. 

Al via ci sono grandi nomi nel k1 uomini  come il campione olimpico Molmenti e il vincitore delle ultime due coppa del mondo Schubert, oltre a Grimm, Biazizzo (bronzo agli ultimi mondiali a Deep Creek) e a un Delfour che ha definitivamente ottenuto la cittadinanza australiana. Al gruppetto va inserito a pieno titolo il giovane Prskavec che aveva fatto grandi cose nel 2013, mentre l'anno scorso ha faticato a confermarsi. Al via anche David Ford che il prossimo 23 marzo arriverà alla sua 47esima primavera! Peccato però vedere un campione come era lui un tempo trascinarsi a fatica giù da un percorso che certo non lo aiuta.
 

Nella canadese monoposto Benus, Gargaud, Anton e Jezek i grandi nomi, ma ci potrebbe tranquillamente stare ben tra questi anche Cipressi che da diverse settimane si trova qui ad allenarsi.
 

Il C2 sembra ad appannaggio esclusivo per i francesi e le donne in kayak vedranno partire da favorita Jessica Fox all'esordio stagionale internazionale dopo aver vinto i campionati australiani in kayak, ma ha pure  perso quelli in C1 dalla sempre affascinante Rosalyn Lawrence.
 

Tutto pronto e come sempre noi siamo qui nella speranza di riuscire a cogliere i grandi momenti che ci aspettano per condividerli su questo blog, ricordando sempre che rimango a disposizoni per domande e approfondimenti

Occhio all'onda!
 

Diretta video digita qui - 
Diretta risultati qui  -  

ECCO IL PROGRAMMA PER IL PRIMO GIORNI DI GARE  

Friday

9:00am – Forerunners
9:15am – C1M Qualification 1st Run


10:11am – K1W Qualification 1st Run

11:24am – C1M Qualification 2nd Run

11:55am – K1W Qualification 2nd Run

2:30pm – Forerunners

2:45pm – K1M Qualification 1st Run

3:58pm – C1W Qualification 1st Run

4:41pm – C2M Qualification 1st Run

5:00pm – K1M Qualification 2nd Run

5:38pm – C1W Qualification 2nd Run


Vivere intensamente


Le vesciche delle mani aperte, sanguinanti. Il fondo schiena con piaghe profonde che fanno compagnia e che ti ricordano che devi cercare di proteggerle prima di rimettere il culo in barca. Inizia un'altra importante giornata fatta di tante pagaiate e di ricerca personale interiore. Da questa mattina ci sono pure i cerotti sulle dita dei piedi. Dita martoriate dallo strofinamento sulla coperta della canoa e che faticano, così grandi, a restare ferme mentre si spinge su un'acqua che ti regala emozioni e voglia di vivere. Acqua che corre veloce e che gira a suo piacimento e ti fa soffrire... soffrire ancora senza pietà. Ogni minimo errore lo paghi  uscendo da una linea ideale che costruisci in anni di lavoro e che senti ormai tua ad una pagaiata dall'arrivo. Poi ci sono muscoli che si disegnano su una pelle che prende il colore di un sole estivo capace di regalarti energia, ma anche ti obbliga a restare chiuso in casa nelle ore più calde. Magari giusto il tempo per analizzare il video del lavoro fatto o per preparare l'esame universitario di domani. Poi si rincomincia senza tregua a rimettere le protezioni, il nastro sulle ferite. Si guarda il percorso, si respira a fondo e si riparte. C'è sempre da imparare e soffrire con gioia e tenacia.

Occhio all'onda!

Costanza e riproducibilità

Uno dei più grandi problemi dello slalom è quello di riuscire ad avere una condotta di gara costante ed elevata per tutta la durata della prova. Osservando gli ragazzi  che si stanno allenano in questi giorni sul canale olimpico di Penrith, Australia, mi rendo conto che ci sono ottimi slalomisti anche fra i più giovani. Il livello tecnico è effettivamente molto alto e si può rimanere a bocca aperta molte volte osservando e guardando questi atleti in azione su brevi combinazioni di porte molto difficili.  Non tutti  però sono o saranno campioni del mondo e faticheranno pure a prendere qualche finale nei circuiti iridati. Cos'è e cosa fa la vera differenza per salire su un podio magari a cinque cerchi? Queste  problematiche non si risolvono solo con l'allenamento e tanto meno affidandosi ad una forte motivazione o a una speciale concentrazione in quel delicato momento. Diciamo che il risultato è la somma di tanti fattori che portano all'elemento per eccellenza che si chiama costanza e riproducibilità.
Facciamo l'esempio più banale che può essere spiegato anche dal punto di vista fisico. Prendendo il "Test delle due porte" ( si veda qui di che cosa si tratta) ci accorgiamo che ci sono pagaiatori che magari nel primo minuto coprono grandi distanze e poi nelle due successive prove hanno una notevole calo. C'è chi invece si mantiene costante per tutti e tre i minuti. Si arriva ad una somma che molte volte è superiore per chi esprime costanza e non per chi ha picchi molto elevati.
La possibilità di miglioramento è capire qui se facendo alcuni metri in meno nella prima ripetizione, cresce la tenuta sulla distanza.

Scendiamo su un tracciato di slalom e per capire prendiamo una situazione tipica di 5 porte:
  
1. risalita destra classica
2. discesa con uscita stretta
3. discesa da fare in retro
4. discesa per impostare successiva porta
5. risalita sinistra con uscita larga
 


Ora tutte queste fasi le scomponiamo a sua volta in:

1.a preparazione
1.b anticipo
1.c rotazione
1.d passaggio nella porta
1.e uscita


per riprendere poi con:

2.3.4.5.a preparazione
2.3.4.5. b........
........
............
e via dicendo. 


A tutto ciò aggiungiamo la "tenuta mentale" conglobando in questa espressione tutta quella serie di condizioni come stategia, tattica, tensione, emozione, stato fisico che andranno inevitabilmente ad incidere sul risultato in maniera positiva, negativa e aggiungerei si possono anche porre in una posizione neutra. Concetto quest'ultimo che presto riprenderemo.
Tutto ciò dovrà essere ripetuto almeno per 18 porte, il minimo sindacale, nella stessa discesa e nello stesso tracciato. 


Riusciamo a renderci conto della complessità della cosa?

Ora, per non restare troppo sul teorico diventa veramente facile renderci conto perché l'allenamento di simulazione gara e broken run (manche divise in due) diventino i due principali tipi di allenamento veramente utili e determinanti per un atleta fin da giovane. Nella velocità, nella tecnica, e in tutti quegli allenamenti che non rispettano più o meno il tempo di gara si va ad allenare un sistema che altera e che si distanzia notevolmente dalla tecnica (nel senso più ampio del termine) usata poi in gara. Rischiamo di allenarci per sviluppare capacità e soprattutto abilità motorie, nonchè tempi di reazione che al momento necessario si trovano poco allenati per quel tipo di sforzo.
Ora quando  proponiamo comunque lavori  di velocità (dove come la parola stessa dice, i percorsi saranno fatti ad una velocità superiore di quella che poi si potrà mantenere per tutta la gara) dobbiamo avere l'attenzione di scegliere il tipo di manovra che poi useremo anche in gara. Attenzione questa che dobiamo usare anche, se pur la cosa è decisamente più complessa, nei lavori di loops per lo sviluppo delle capacità aerobiche. Qui rischiamo veramente di andare fuori dalla pura tecnica di gara con tutti i rischi che possono nascere; è fondamentale però esserne consapevoli.

Occhio all'onda!

Il successo non è frutto di statistiche


Quanto si è goduto Nole a servire  l'ultima palla per il match in questa finale degli Australian Open, lo sa solo lui.  Si è preso un  tempo di un solo respiro, ma lungo, eterno, infinito, quasi volesse  trasmettere a noi attenti e curiosi spettatori tutte le fatiche per essere arrivato fino lì.  Un servizio costruito per  godersi e  farci godere quell'ultimo ed inesorabile affondo prima che il povero rossiccio scozzese Andy cadesse al suolo trafitto da uno spadino che per più di tre ore lo ha martoriato facendolo correre di qua e di là su quell'Oceano blu che ora raccoglie le sue spoglie. Neppure la bellezza indiscussa e gli occhi cristallini  di Kim Sears, fidanzata  dello sconfitto, sono riusciti a far sorridere  il povero ragazzotto di Glasgow che nel discorso di commiato dal torneo ha avuto parole molto tristi se pur finendo secondo nel primo grande Slam della stagione. Si è lamentato di essere stato tradito dal comportamento del serbo nel terzo set quando sembrava fosse aggredito dai crampi.

Belle partite, sia maschili che femminili quelle viste da Melburne. Ho seguito poco il doppio se pur Simone e  Fabio si sono portati a casa un trofeo importante. Di loro però hanno parlato più per le dichiarazioni "spontanee" del dopo partita che del gioco espresso dai due italiani. Ora i commenti si sono sprecati su un'espressione  diciamo non particolarmente felice  di Fognini, ma è tipico di noi italiani assegnare ad una persona la responsabilità di una intera nazione. I due hanno vinto il doppio che da sempre non è molto considerato nell'arte di lanciare una pallina gialla da una parte all'altra di una rete, pur sempre però si tratta di un trofeo importante che regala un momento di notorietà nel mondo, quindi bravi ai due italiani e accettiamo di buon grado la spontaneità del momento.

Impressionante le statistiche che si costruiscono su ogni minimo momento della partita e su eventuali comparazioni di game precedenti.  Praticamente viene analizzato ogni gesto e raccolto in una sorta di elaborazioni dati che  aiutano a capire e ad analizzare un gioco che di per sé dovrebbe essere il frutto dell'arte personale degli attori in scena. E' come se al termine di uno spettacolo teatrale ci fornissero i metri percorsi dagli attori o ci mostrassero su una lavagna luminosa quali sono state le strategia di incrocio tra un movimento e l'altro. Certo interessante e di aiuto per allenatori, preparatori e giornalisti che hanno di che discutere e di che analizzare,  ma molto poco poetico per chi lo sport lo vede come una espressione artistica personale. Certi risultati sono il  frutto del lavoro, della dedizione e del talento e molte volte arrivano perché una serie di elementi si combinano per chissà quale ancestrale combinazione in quel determinato momento e in quella precisa persona. Noi poi possiamo passare le ore a cercare di capire e a cercare di dare una risposta ad un successo, ma proprio per la legge dell'alternanza il risultato non è costruito sulle statistiche. 



Occhio all'onda!