Buon anno a tutti

"Oh, baby, what you've done to me
You make me feel so good inside
And I just want to be close to you
You make me fell so alive
Cause you make me feel, you make me feel, you make me feel like
A natural woman"


Cosa deve essere stato sentire cantare dal vivo Aretha Franklin in "You make me free like a natural woman", al Kennedy Center per gli "Honors 2015"  non ne ho la più pallida idea. 

Mi chiedo anche  che  cosa deve essere alzarsi per una standing ovation in suo onore e girandosi  verso il palco d'onore vedere il presidente degli Stati Uniti d'America asciugarsi il viso dalle lacrime versate per l'emozione che una cantante come la 73enne di Memphis è riuscita a procurare ad uno degli uomini più potenti del pianeta.  Neppure questo non ve lo so esprimere, posso solo dirvi che rivendendo il tutto l'emozione, se pur a distanza fisica e di tempo, è stata forte e molto profonda. Lei la regina del Soul con una voce che è stata dichiarata "una meraviglia della natura"  è capace di emozionare anche chi è chiamato a governare il mondo.  Lei che aveva già cantato per Barack Obama proprio nel giorno del suo insediamento alla Casa Bianca nel 2009 e che l'altra sera sale sul palco, si mette al pianoforte e incanta  tutti con la sua voce e con la sua presenza.
Ho iniziato ad amarla nel film "Blues Brothers" quando nel bar che gestisce con il marito Matt (l'attore Matt Murphy) arrivano Jack ed Elwood e canta:

 
                      "You better think think
             think about what you are trying to do me
       think think think let your mind go let yourself be free"


 
Poi grandissima quando nel 1998 sostituisce Luciano Pavarotti in "Nessun dorma". Il grande maestro fu costretto a cancellare al sua presenza al Grammy Award e all'ultimo minuto la ragazza di Memphis canta il finale della Turandot di Puccini con una interpretazione magistrale.

Bene a parte tutto ciò oggi ho pagaiato in compagnia dei miei piccoli e giovani atleti: Martino, Tommy e Giacomo o meglio quest'ultimo è andato a fare loops con Zeno a Martino ci ha pensato Raffy, mentre a Tommy ho cercato di fargli ascoltare l'acqua attraverso quel grande strumento che  ha nelle mani: la pagaia e  che gli serve pure  per far cantare la sua anima e far correre la sua canoa. 

Buona fine anno a tutti e che il 2016 - anno olimpico - possa portare salute ed energia da regalare al mondo

Occhio all'onda!

Quando saremo maturi?

Finito allenamento si torna a casa è lo scenario che si presenta all'uscita dalla palestra è questo - Foto di Zeno Ivaldi -
Lo sapevo che non sarei stato completamente indifferente, ma pensavo di essere  forte ed immune a facili sentimentalismi e invece la gioia, per pagaiare in mezzo a quattro sassi dopo essere uscito dalla nuova calda sede e sapendo quanto è costato per arrivare fino a qui, mi ha completamente invaso e accompagnato per tutto il resto dell'allenamento e della giornata e mi ha aiutato a fare delle riflessioni a voce alta.

In quel punto, giusto a ridosso della diga del Chievo, l'Adige ha acqua e  forza  e la sua conformazione aiuta a creare una sorta di struttura naturale, basterà poco materiale e un convogliatore d'acqua a monte per creare il tanto sospirato "campo slalom" che andrà a mettere la ciliegina sulla torta ad un impianto  eccezionale per la canoa. Manca veramente poco anche se gli sforzi da fare ora sono tanti e non dobbiamo mollare l'attenzione in dirittura d'arrivo.

Saltando da un sasso all'altro ripercorro questi ultimi 12 anni da quando alla festa del quarantennale del mitico CCVr, nelle sede dell'allora sponsor, parlai ad una platea numerosa fatta di soci ed ex-soci, atleti, autorità sportive e politiche dicendo che se volevamo far fare un salto di qualità alla nostra Società e alla Canoa dobbiamo impegnarci per avere una sede nuova. Da quel momento in avanti per molti anni ho avuto  solo una meta nella mia testa e  senza fermarmi mai, investendo anche molti denari oltre al tempo. Individuai l'aggancio politico giusto per portare avanti l'idea. Lavorai per trovare l'area,  progettai strutture e realizzai materiale da portare nella prima "conferenza dei servizi". Cercai collaboratori, ma soprattutto cercai la condivisione. Era il 10 ottobre 2005 e attorno a quel tavolo avevo messo assieme Regione, Provincia, Comune, Coni, Federazione. Ne uscì una legge per gli "impianti d'eccellenza" da parte della Regione per arrivare al suo finanziamento. Gli anni passano si fanno piccoli passi, ma ad un certo punto si blocca tutto per una serie di problemi legati alla situazione economica del Paese.  

In un attimo di sconforto scrissi sul mio blog un post dove confessavo di aver perso ogni speranza e  cedevo le armi dichiarando pubblicamente sconfitto un sogno. Questa mia confessione però colpi il presidente del Chievo Calcio il quale si rese disponibile a riprendere in mano il progetto e realizzare questo sogno assieme.  Da quel momento, se pur non facile, ne uscì una collaborazione stretta tra privato e pubblico e in breve tempo si realizzò il sogno che nacque in quella sera per festeggiare i fasti e le glorie del CCVR.
Negli ultimi anni mi ha affiancato a tutto ciò Bruno Panziera e successivamente, sollecitato da quest'ultimo si è unito pure Luigi Spellini i quali hanno preso in mano, dopo la mia partenza oltre oceano per motivi professionali, le sorti del Club e di questo nuovo impianto. Io sono tornato nell'anonimato, ma non posso non godere di quanto oggi vedo realizzato.

Siamo, secondo me, agli inizi di una nuova era per la canoa a Verona e in Italia. A brevissimo, con il campo slalom, saremo pronti a lanciare nuove iniziative e proposte anche se avrei già voluto partire questo dicembre con gli "Ivaldi Camp". Ma i tempi probabilmente non sono ancora maturi e la proposta fatta è andata completamente deserta.
Mi chiedo il motivo di questo disinteressamento quasi totale, se non da parte di un paio di unità, a queste iniziative. Azzardo delle ipotesi:

1.chi propone queste iniziative non è conosciuto oppure si ritiene che non abbia nulla di interessante da proporre;
2.non interessa confrontarsi; 
3.non ci sono ragazzini interessati, ma soprattutto non ci sono società, allenatori e genitori che si chiedono cosa possono fare per migliorare;
4.non ci sono disponibilità economiche per partecipare;
5.mancano professionisti del settore;
6.mancano volontari che accompagnino i ragazzi;

Peccato perché avrei voluto utilizzare questo mese di ferie in Italia per trasmettere a tutti l'energia che sto accumulando in questa mia grande esperienza e avventura oltre oceano, che mi sta regalando tanto e che sarebbe un peccato perdere o che restasse a disposizione di pochi. 
Peccato perché avrei voluto creare un gruppo di lavoro.
Peccato perché ogni giorno passato è andato, ma è così la vita!

Occhio all'onda! 






Fulvio Fina esempio da imitare

Certe storie vanno raccontate perché sono fresche e limpide come l'acqua cristallina dei fiumi e sono fonti di energia e vita per tutti noi.
 

Eravamo seduti nel giardino di casa e solo qualche giorno prima ci eravamo sentiti al telefono:"passo a prendermi un C2. Mi serve per mettere in canoa i ragazzini qui al club". L'incontro fu piacevole e tra una forchettata e l'altra mi aggiornò sugli ultimi anni in cui non ci eravamo visti. Infatti dopo il 2008 aveva preso la decisione di dedicarsi esclusivamente al lavoro e lasciar perdere la canoa.  A quel tempo, con la sua compagna che diventerà presto moglie e madre di due splendidi bimbi, aveva fatto una scelta coraggiosa nel dare vita ad un ristorante giapponese in quel di Crema, se non ricordo male. Poi arrivò l'opportunità di lavorare per una grande catena di distribuzione alimentare che gli permetteva di avvicinarsi maggiormente a casa e di pensare più alla famiglia offrendogli una maggior tranquillità in termini di tempo ed economici. Gli anni passano per tutti e considerando il fatto che questo mio amico è un tipo agonista e ama le sfide si lancia nel lavoro con grande passione e come faceva quando indossava un pettorale e riceveva il fatidico 3,2,1, go! ce la mette tutta per arrivare in cima alla vetta riuscendoci fino al ruolo di direttore di una filiale vicino a casa. Sembra tutto perfetto: il mio  Amico entra nell'ingranaggio e sembra contento.  Qui però il suo spirito libero cresciuto sui torrenti cavalcando grandi onde si  ribella. La routine quotidiana e il frenetico mondo del lavoro inizia ad essergli stretto e se pur sapendo di dover affrontare una grande sfida torna a pagaiare e a trasmettere questa sua passione alle giovani leve, lascia spazio al cuore di pagaiatore dei grandi fiumi: molla quel  lavoro che chiunque può fare come direttore del supermarket e si convince che può vivere di sola canoa portando avanti il Club, offrendo la sua esperienza, fatta di gare, allenamenti e tanti pagaiate ai giovani che a Cuneo iniziano ad essere numerosi per dedicarsi solo nel tempo libero. L'energia che si sprigiona nel  seguire le nuove generazioni è troppo forte e il bravo Fulvio l'assorbe in maniera epidermica tanto da prendere la grande decisione e di fare il grande passo: molla il lavoro sicuro e si mette a disposizione del Canoa  Club Cuneo. 

Ecco di cosa la canoa ha bisogno per uscire da un tunnel che sembra non vedere la luce e cioè  personaggi come Fulvio Fina: ex atleta dalla grande sensibilità,  che prende in mano un Club offrendogli anni e anni di  allenamenti che  apre la sua passione agli altri dedicando tempo, dimostrando che anche se non sei di un ente di polizia o militare  e hai  competenza e passione  puoi vivere anche di sola canoa, facendo un grande servizio allo sport e ai giovani.


In bocca al lupo grande e grazie per avere fatto questo grande salto per il mondo che amiamo.

Occhio all'onda!

Teoria bene, ma la pratica è meglio

 “Non c'è cosa che non venga  resa più semplice attraverso la costanza e la familiarità e l'allenamento.Attraverso l'allenamento noi possiamo cambiare; noi possiamo trasformare noi stessi.”
          - Dalai Lama -

Ho avuto occasione di vedere la proposta per l'aggiornamento per i tecnici della canoa che organizzerà il Comitato Regionale Fick Emilia-Romagna nei giorni 23 e 24 gennaio 2016.
Premesso che l'iniziativa è pregevole e di spessore con docenti professionisti e accademici mi offre però lo spunto, leggendo quali saranno le tematiche trattate, di fare alcune riflessioni che ho il piacere di condividere ad alta voce.
Le materie che verranno prese in esame in questo stage sono molto complesse  e si va dall'allenamento intermittente alle basi di anatomia e fisiologia con riferimenti alla prestazione motoria negli sport ciclici per passare poi all'approccio scientifico al modello di allenamento dei canoisti. Interessante anche sarà la tematica sulla capacità di osservazione del tecnico societario.
A questo punto però bisogna fare un passo indietro e interrogarci su quali sono le realtà odierne della canoa e come operano gli istruttori e gli allenatori all'interno dei club. Mi chiedo quali sono le vere necessità , ma soprattutto mi chiedo quali sono le difficoltà che un tecnico deve affrontare quando lavora con i giovani e che conoscenze deve avere e sviluppare. Altro discorso ovviamente l'allenatore che opera con atleti di alto livello o che prepara mondiali o olimpiadi. 
Poi osservo quello che ho modo di vedere nei miei lunghi periodi di permanenza in paesi come Repubblica Ceca, Germania o Francia, che dominano la scena mondiale per numeri di praticanti  e risultati sportivi.  Metto tutto assieme e mi rendo conto che molto spesso noi ci perdiamo a fare proposte formative complesse scomodando "luminari" del settore e restando poco a contatto con quelle che sono le vere necessità di chi opera nel settore. In sostanza mi sembra di vedere molta teoria e poca pratica. Mi rendo conto che quando un istruttore è chiamato a lavorare con i ragazzini deve avere competenze operative che purtroppo non arrivano quasi mai dalla stretta formazione letteraria, ma si concretizzano solamente con molta pratica e con l'osservazione e l'operatività sul campo giorno dopo giorno.
Mi piacerebbe vedere più workshop sul campo e meno nelle aule seduti ad ascoltare questo o quel docente se pur meritevole di grande attenzione. Quello che secondo me manca è proprio questo passaggio e cioè avere la possibilità di imparare e di confrontarci strettamente sul fiume, in piscina o in palestra, ecco perché ho proposto e dato vita agli "Ivaldi Camp" dove alla base di tutto ci sono gli allievi e gli istruttori devono condividere con i propri allievi fatiche ed esperienze motorie uguali. Ad un ragazzino posso provare a spiegare i "modelli prestativi del canoista", ma sicuramente poco gli resterà nella testa e tanto meno nel suo bagaglio neuromuscolare. Cosa diversa invece  se lo stesso ragazzino lo mettiamo in acqua e con lui andiamo a stimolarlo perché lui stesso scopra effettivamente il suo modello prestativo che sarà sempre unico ed irripetibile. Certo! questo è un lavoro lungo e complesso meno da ufficio, ma più da operaio come sempre mi sento se voglio aiutare chi mi sta di fronte a tirare fuori quello che lui ha dentro di sé. E come diceveva il grande Aristotele: 


 “Ciò che dobbiamo imparare  a fare,
 lo impariamo facendolo.”

Occhio all'onda!



 

Presto si torna a casa!

Ci fanno compagnia
certe lettere d'amore che restano con noi

...

Ho tolto gli scarponcini dall'armadio: puliti e impattinati come mi ha insegnato il mio papà che mi diceva che per affrontare un lungo viaggio bisogna avere scarpe grosse e presentabili, una camicia con una tasca per infilarci una penna, acqua e quattro soldi nella saccoccia! Mi diceva anche di aver sempre un coltellino in tasca, ma ne ho lasciati troppi ai controlli degli imbarchi dei voli e quindi ho desistito... spero che il mio povero genitore non me ne voglia, ma sa che lo amo perché mi ha trasmesso la gioia di vivere. 
Fra pochi giorni torno ad abbracciare Amur, Zeno e Raffy e tutti gli Amici che da un anno non vedo. Torno nella mia Verona sul mio fiume Adige dopo aver vagato per più di 350 giorni in tre continenti diversi per portare i miei atleti ad allenarsi e a gareggiare sui campi di gara di un mondo che non mi stanco mai di conoscere  e che mi regala sempre forti emozioni.
Sono partito il 31 dicembre dello scorso anno. Ho passato 72 giorni a Foz do Iguaçu e altri 44 in giro per il Brasile tra Florianopolis, Tres Coroas, Tomazina, Rio; 46 giorni in Australia a Penrith; 47 a Praga; 30 a Londra; 20 a Buenos Aires. Gli altri 1o6 sono da distribuire tra Cracovia (Polonia), La Seu d'Urgel (Spagna), Pau (Francia), Toronto (Canada).
Ho preso 30 voli e ho attraversato l'Atlantico sei volte. Ho guidato con la guida a destra per più 2.500 km. mentre a sinistra di chilometri al volante ne ho fatti 30.000. Dentro un bus ho passato viaggiando 5 notti e i chilometri li ho persi guardano paesaggi incredibili dove l'infinito ha un'altra dimensione e il colore predominante è il verde di una natura che regala vita.
Ho sofferto per ogni mio atleta in tutte le gare in cui abbiamo partecipato. Ho gioito per le vittorie, ho pianto quando leggevo negli occhi dei miei ragazzi la loro tristezza per successi mancati,  ho accompagnato ogni pagaiata  con l'emozione di un bambino e con la forza della corrente. Non è passato giorno in cui non ho lottato per dare il meglio di me nel mio lavoro. Non è passato giorno in cui Amur non ha condiviso tutto questo con me, magari lontana fisicamente, ma vicina con il cuore e con l'anima. 
Ho scritto 112 post  perché solo la condivisione ci fa crescere e le esperienze, le emozioni, le osservazioni, le critiche, le positività e le negatività devono essere tema di discussione e riflessione.  Ho scattato e pubblicato migliaia di foto per fermare l'attimo che emoziona. Ho cercato di cogliere sfumature, colori, passioni di tutto ciò che mi ha circondato in questo magnifico e se pur duro anno di lavoro.  Torno a casa ricco di emozioni e se pur stanco  ho  la consapevolezza che la scelta fatta è stata difficile, ma la sola che poteva regalarmi tutto ciò per continuare a condividere e trasmettere la forza della corrente che corre.  In tutto ciò mi ha accompagnato Guille Diez Canedo che è stato un collega, ma un amico prima di tutto,  capace, dinamico, propositivo, attento e sensibile, animato dal suo infinito Amore per questo nostro sport. In questi ultimi mesi si è unito a noi anche Jordi Domenjó che ha completato il cerchio per diventare una squadra operativa al 100 per 100. Poi ci sono tutti gli altri collaboratori a partire dal mitico fisioterapista Diogene, al presidente Joao, al responsabile Argos e a tutta la segreteria. Ma l'energia, lo stimolo che ci spinge ogni mattina al nostro risveglio di dare il meglio di noi arriva dai nostri atleti, dai loro sorrisi, dalle loro fatiche, dalle  ore passate a pagaiare, dalla loro passione e dalla loro dedizione che ci ha portato ad essere una Squadra con la "esse" maiuscola. 

Occhio all'onda! 


 

Ivaldi Camp

                                 "O quam cito
                    Sic transit gloria mundi"

Il prossimo dicembre torno a casa dopo praticamente un anno: spenderò quasi un mese sul mio Adige e, assieme a Zeno e Raffy,  abbiamo proposto al Canoa Club Verona di organizzare il primo "Ivaldi Camp". 

Il Canoa Club Verona ha una nuova sede e all'attivo ha oltre  52 anni di attività. Una struttura spettacolare con vasca di voga, piscina per gli eskimi, palestre, sale riunioni, foresteria, cucina, ristorante e ampi spazi per rimessaggio canoe e per attività all'aria aperta fronte fiume  dove fra non molto inizieranno i lavori per realizzare un campo da slalom. 

Perché organizzare un Camp di Slalom per i giovani e per gli allenatori è presto detto. Credo nella potenzialità dello slalom, ma soprattutto sono estremamente convinto che se vogliamo migliorare il nostro sport dobbiamo condividere le conoscenze e lavorare assieme. Vorrei trasmettere  le mie esperienze di allenatore a tutti coloro che possono essere interessati e fare una "full immersion nel mondo dello slalom" di quattro giorni  con i giovani e i loro allenatori.

Mi sono reso conto che molti atleti maturi non hanno avuto la possibilità da giovani di percorrere esperienze motorie che poi nel futuro avrebbero potuto aiutarli a migliorare la loro performance sportiva.
Se educhiamo i nostri giovani ad allenare la loro sensibilità ad ascoltarsi e se li aiutiamo a scoprire le loro potenzialità avremo gettato le basi per avere atleti di alto livello un domani  e uomini capaci di affrontare le varie problematiche della vita in modo consapevole ed efficace.

Vi aspetto quindi a Verona in due turni di allenamento:


-- dal 27 al 30 dicembre dedicato alle  

   categorie allievi e cadetti
-- dal 2 al 5 gennaio con cadetti e ragazzi.

Trovate tutto sulla pagina Facebook creata per lo specifico evento cliccando qui

Occhio all'onda!

"Un colpo - una vita"


Mathieu Biazzizo campione del mondo U23 nel 2013, bronzo ai Campionati del Mondo di Deep Creek individuale e oro a squadre nel 2014  - foto @Ettore Ivaldi
                                                         
Sono tornato ad usare le infradito visto che sono finite le gare e non devo correre di qua e di là per tutto il giorno. Le scarpe da ginnastica le userò solo per fare sana attività sportiva in attesa delle prossime gare.  Ora  devo solo seguire i miei atleti nelle due sessioni di allenamento giornaliere sul canale e quindi la mia posizione è più statica e con meno stress. Beh... diciamo con meno stress!
Tutte le gare hanno una chiave precisa di lettura che in alcuni casi porta a scoprire  la combinazione vincente e in altri invece il tesoro rimane ancora nel suo forziere.  Ogni gara è una specie di caccia al tesoro con l'unica differenza che la mappa per raggiungere l'obiettivo ognuno  deve disegnarsela  e il  passo successivo sarà quella di cercare di seguirla, ma bisogna essere  pronti ad apportare le modifiche necessarie in corso d'opera che arrivano dagli stimoli che si ricevano pagaiando.

Biazzizo, il francese che ha vinto la prova pre-olimpica nel k1 uomini è riuscito a interpretare al meglio il percorso con una discesa che lo ha visto magico nella combinazione 8/9/10 : per  il  prima e per  il  dopo si è trattato semplicemente di complementarità, necessaria ovviamente, ma comune a molti suoi avversari. La vera differenza è stata su quella combinazione di porte in discesa dove l'asso francese è riuscito a infilarle tutte e tre in successiva sequenza con maestria e sublime eleganza.  
Veniamo alla combinazione vincente e cerchiamo di carpirne i numeri di questa chiave attraverso un'analisi analitica di quanto accaduto.
Partiamo dall'uscita della risalita di sinistra dove una volta spintosi  sul bordo infila due pagaiate di sinistro per portarsi sull'altra riva, quindi con canoa piatta piazza in acqua una pagaiata larga di destro come punto di rotazione per  le gambe e quindi per la sua punta. Si assicura poi con un Duffek di sinistro. Quindi a questo punto si prepara a schivare con il corpo il palo interno della 8 e ha in acqua la pala destra bassa che lo spingerà verso la 9. In questo momento ripete l'azione precedente al contrario e cioè: busto pronto a schivare il palo interno e pagaia in acqua a sinistra. La strategia adottata per la 8 ritorna per  la 10 e cioè:  rimettere in acqua il sinistro e schivare il palo interno con il corpo. In totale sono state utilizzate  10 pagaiate per quattro porte: ecco che cosa significa per me efficacia tecnica! Le pagaiate sono come le frecce Zen che ognuna di loro vale una vita, bisogna scollarsi di dosso tutto e restare vuoti per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto che fa centro. Quello che per l'appunto gli arcieri Zen dicono: "un colpo - una vita". In un tal colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la pagaiata messa in acqua mette in gioco tutta la vita dell'atleta e l'obiettivo da raggiungere, quindi prima di metterla in essere bisognerà caricarsi di tutta l'energia necessaria per sferrare il colpo della vita! 


Occhio all'onda!  





Buona domenica


Il posto più ambito è sotto il ponte d'arrivo: lì c'è ombra praticamente per tutto il giorno e in certi momenti tira pure una bavetta d'aria salutare. Effettivamente c'è caldo quando picchia il sole e di nuvole purtroppo non se ne sono viste oggi, ma per fortuna il temporale serale  ci ha rinfrescato spirito e animi.. poi vi spiego perché.  Veniamo alle gare che sono state praticamente una replica della prova di ieri considerando il fatto che abbiamo gareggiato sullo stesso percorso.  Oggi le manche  sono  servite per eliminare atleti e per far passare in semifinale 15 K1 uomini e donne, 12 C1 e 11 C2 che domani gareggeranno per prendere la finale a 10. Ecco la novità in chiave olimpica che è quella di avere tutte le finali con lo stesso numero di barche  e cioè 10. Nelle edizioni precedenti a cinque cerchi avevamo in gioco per le medaglie solo 8 C1 e 6 C2.

Facciamo a questo punto una riflessione che è quella di mettere a confronto praticamente le quattro manche, situazione  quasi del tutto se non del tutto inusuale. Pochi i precedenti ricordo a memoria solo  i mondiali di Tacen 2010.
Non è cambiato praticamente nulla, tutto uguale alle prime due discese. Solo nel Kayak maschile c'è stato un nuovo record della pista con un 88,85 del russo Pavel Eigel che migliora il 90.40 dell'altro ieri di Hannes Aigner. Per il resto cambiano i vincitori, ma rimangono invariati i tempi di gara o quasi. 

Sorprese nei kayak uomini con l'eliminazione dell'argento iridato Matteusz Polaczyk, che si è dimostrato lento e con tanti tocchi; dello spagnolo Samuel Hernanz, che in prima manche si schianta sull'ultimo blocco del tracciato e salta la penultima porta e poi in seconda è decisamente lento. Fuori anche Dawson e Meglic che ieri sembrava rinato.

Prima vi dicevo del tempo, perché si sa che quando non si vuole parlare di qualche argomento si opta per le previsioni meteorologiche. Altro argomento sarebbero le donne, ma ultimamente vivo come un monaco tibetano e quindi ho poco da dire e da scrivere in relazione a ciò.  Sto divagando palesemente per evitare di affrontare il tema che più sarà sulla bocca di tutti domani e cioè il percorso per semifinale e finale. Non voglio esprimermi perché già mi rendo conto che mi farei prendere la mano e uscirei con turpiloqui da vero scaricatore di porto marsigliese e a quel punto non potrei più di tentare di capire  due personaggi con tanta esperienza e conoscenza come Thomas Schmidt e Marianne Agulhon capaci di massacrare lo slalom, uno sport che hanno praticato ad alti livelli, quindi non mi rimane che agurarvi... buona domenica e occhio all'onda!

Una spinta in più



Durante le gare non c'è tempo per fare nulla, se non rimanere concentrati per restare vicino agli atleti ed essere pronti per risolvere eventuali problemi che possono nascere al momento.  Nella breve  pausa pranzo si assolvono  le necessità fisiologiche e così  mi sono ritrovato per puro caso nei vespasiani con Michael Keim che nel nostro reciproco momento intimo mi dice:"Ana very good run! Ettore can You image one run like this in the Olimpic Games for her?". Bene... scrollatina  e risciacquata alle mani poi lui aggiunge  ancora :"It would be great for our sport". Ed in effetti se un atleta del Sud-America riuscisse a realizzare un grande performance ne guadagnerebbe tutto il movimento che purtroppo è trincerato nel vecchio continente dopo che il buon Richard Fox, un tempo vice-presidente ICF, si è tagliato fuori per aver mescolato interessi personali, se pur nobili, con logiche politiche internazionali. E' evidente che il futuro sarà ancora sempre più proiettato verso la Francia con le forti spinte che si stanno facendo per portare avanti Tony Estanguet verso la presidenza internazionale dopo la sua entrata al Cio Certamente a giusta ragione, ma lui però dovrebbe guardare al futuro e proiettare lo slalom  in una nuova dimensione che non dovrebbe avere frontiere e senza il sigillo dei sui poteri forti. Bisogna uscire dall'Europa se vogliamo che lo slalom possa fare un salto di qualità che ancora gli manca.  
Giusto per chiarire Michael, un vecchio amico, è il  responsabile dal 1998 della squadra tedesca per quello che è elaborazione dati e video oltre ad essere  un raffinato conoscitore del nostro mondo. Quindi quando arrivano certi complimenti da persone che hanno il mio massimo rispetto fanno immenso piacere. Mi rimane da dire anche che Ana Satila ha chiuso la prova di qualifica al secondo posto dietro a una grande Ricarda Funk e davanti a personaggi del calibro di Chourraut o Kudejova.

Le gare di questi due giorni mi hanno esaltato, qualcuno potrebbe pensare che non servirebbe considerando il fatto che sono già fuori di mio, ma vedere e soprattutto percepire tanta energia attorno  mi carica all'ennesima potenza. Vedo negli occhi di diversi volontari una luce diversa quando sono chiamati ad essere operativi. Li vedo non mollare mai la postazione a loro assegnata, li osservo e mi rendo conto che è gente fantastica. Oggi una ragazza saltava di gioia perché veniva confermata anche per i Giochi Olimpici del prossimo agosto. Un sorriso stampato che ti emoziona e che ti fa capire quanto fortunati possiamo essere noi che viviamo la nostra vita con cadenze quadriennali per far rincorrere un sogno ai nostri atleti e che diventa sempre anche il nostro.

Adriano Brangança è un giovane allenatore brasiliano che fino a qualche settimana fa condivideva con noi la casa e la vita di tecnici a Foz do Iguaçu. Oggi è qui come addetto al settore tecnico dell'impianto di slalom di Deodoro e se pur che lo conosca da tempo, e so quanto ama la canoa, non l'ho mai visto così carico come in questa settimana. Lo vedo ammirare  i grandi campioni e rimanere sconvolto ogni volta che gli passano davanti sia che siano in canoa o a piedi. Li guarda incredulo per  averli a pochi metri da lui  e il  rispetto che dimostra nei loro confronti è notevole. Poi è sempre pronto a scattare agli ordini dell'onnipresente Jean Michel Prono che qui comanda tutti a bacchetta. 

Altro grande esempio di professionalità ed energia e  Joao Machado,  che ho avuto l'onore di allenare fino a qualche mese fa, oggi è qui a lavorare per i Giochi Olimpici con grande orgoglio e con gli occhi che brillano per un mondo che ama. Poi ci sono tanti e tanti altri e tutti assieme rendono questo evento degno di una prova Pre-Olimpica e unico nel suo genere.

Non ho parlato delle gare che sono servite per fare il quadro dei partenti di domani. Tanto per la cronaca sono rimasti fuori e quindi non vedremo al via Daniele Molmenti, per l'Italia passa solo Giovanni De Gennaro, Alexander Grimm, Boris Neveu, Jiri Prskavec insomma campioni olimpici, mondiali e continentali al palo.
Nel C1 a guardare ci saranno personaggi come Sideris Tasiadis e Denis Gargaud.
Nel C2 fuori i campioni del mondo Anton/Benzin, Labarel/Pechier, fuori anche i gemelloni Hochschorner.
Nelle donne nessuna esclusa la slovena Tercelj e la francese Bouzidi


Occhio all'onda! 

Adriano Bragança sul campo di slalom

Joao Vitor Machado all'opera con le porte da slalom 


Pentagramma

Samuel Hernanz in azione sul canale Olimpico di Rio 2016

Per avere certi  risultati bisogna lavorare e lavorare anche sodo. Ieri, ci siamo allenati sul canale olimpico come primo gruppo e cioè dalle 8 alle 9, poi sono rimasto a guardare gli allenamenti di spagnoli prima e dei francesi poi e mi rendo conto che mi emoziono ancora quando certi gesti vengono messi in essere per trasformarsi  in  arte allo stato puro.

Una delle mie opere preferite è l'uso delle spalle per cambiare direzione sfruttando  un rullo laterale o un'onda e ieri Samuel Hernanz mi ha deliziato con tutto ciò. Anche Ana Satila, la mia giovane atleta brasiliana, è praticamente saltata sulla panchetta dove eravamo seduti e il suo "nossa que maravilha!" la dice tutta di che spettacolo abbiamo assistito. In effetti il francese, pardon, lo spagnolo pennella le porte con la sua pagaia come pochi sanno fare e il suo corpo è capace di seguire i moti ondosi di questo canale con estrema semplicità. Così come vedo fare a Peter Kauzer che sfrutta al meglio la sua abilità di ballerino in punta di pagaia.
Con Ana stiamo lavorando sui cambi di ritmo che secondo me sono la chiave dello slalom moderno. E' impensabile infatti pagaiare sempre al 100% per vari fattori. Il primo è fisiologico considerando che parliamo di gare sui 90 secondi. Il secondo è di natura tecnica infatti se vogliamo impostare una risalita per non perdere velocità dobbiamo rallentare per poi accelerare sfruttando la rotazione della barca. La stessa cosa se dobbiamo saltare un'onda o un ricciolo, anche qui dobbiamo aspettare il momento giusto per mettere la nostra pala in  acqua. Lo slalom è una musica e come tutte le melodie ci sono battute forti seguite da altre lente per stabilire i vari accenti della musica. Ecco immaginatevi un percorso di slalom raffigurato su un "pentagramma" dove dovete seguire tempi e battute per riprodurre composizioni e canzoni. Lo slalom è proprio questo... semplicemente musica per il nostro corpo e per le nostre emozioni!

Occhio all'onda!

Onnipotenza e nuove regole per lo slalom

 
foto di Jordi Domenjó

Ci sono brave persone nel nostro mondo, ma spesso  vengono prese dalla convinzione di esser onnipotenti tanto che, superati brillantemente la sessantina di anni, hanno pensato pure  di scendere il canale olimpico di Rio in prima assoluta e confermare che si tratta di un buon percorso. Ho usato il plurale, ma per la verità è da leggere al singolare... volevo  confondere le idee, perché io stesso non ci credevo, se non lo avessi udito personalmente dal protagonista assoluto della discesa! Avrei dovuto pure aggiungere che il canale di Rio è stato sceso  con una canoa di plastica.  Ora capisco che si possa arrivare a questa età in ottimo stato di forma, ormai ci sono vicino e grazie a Dio sono ancora in salute, ma avere la presunzione di dire di aver provato la struttura e confermarne la validità della stessa mi sembra del tutto eccessivo e fuori luogo anche  se a farlo è stato the "Chairman of Slalom Racing Committee" della International Canoe Federation. Poi  pure il servizio fotografico su Facebook in Planet Canoe. Peccato perché parliamo di uomo di grande cultura sportiva, ma che per l'appunto vuole coprire tutti i ruoli dello slalom senza limiti di sorte. Evidentemente il buon Jean Michel si sente ancora un adolescente come direbbe bene Eugenio Scalfari:Che stagione l'adolescenza. Senti di poter esser tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la  ragione della tua onnipotenza mentale.

Soprassediamo, perché da qui ai giochi Olimpici ne sentiremo e ne vedremo di belle. In attesa però di entrare più nel dettaglio di questo evento, che inizierà ufficialmente questo sabato con gli allenamenti delle oltre 20 nazioni presenti  e il "Test Event" o "Aquece Rio" come è stato battezzato qui, nel prossimo week-end,  guardiamo al futuro considerando il fatto che la Commissione dello Slalom ICF si è già messa in moto per cambiare alcune regole per il  2017. La cosa ha un chiaro senso politico e il messaggio che questo organo vuole mandare è quello di confermare che fino al 2020 loro si ricandideranno in questo ruolo.
Le proposte che verranno presentate ad Aprile al "Board of Directors" meeting   saranno molte per il settore slalom le più interessanti secondo me sono:

1. la proposta di vietare le pinnette nelle canoe
2. rinserire il C2 misto (ultima edizione iridata per questa specialità fu nel 1981)
3. eliminare la possibilità in coppa del mondo di organizzare le prove a squadre ed inserire la prova di "Boardin Cross"

Magari nei prossimi giorni possiamo entrare nel dettaglio e capire come e dove sta andando lo slalom in vista di Tokyo 2020.

Occhio all'onda!

E' questione di ruoli

 "parlo a braccio! 
  ho qui un discorso  
  pronto… ma non ho 
  voglia di leggerlo" 
    - Papa Francesco -

Credo che ci sia una ragione specifica perché nel tango molte donne oggi  studiano o ballano da "leader". Il motivo è semplice ed intuitivo se guardiamo la nostra società. Infatti sempre più donne sono chiamate a fare l'uomo nella vita e se è vero che questo muoversi a tempo di musica non è altro che il riflesso della vita ecco perché c'è la necessità di apprendere da parte delle donne anche il ruolo maschile. Tango dialogo tra due persone, tra due corpi che si muovono e si racconto la vita, ma secondo il mio modesto parere da antico e romantico pensatore, ognuno ha qualche cosa da dire all'altro all'interno però del proprio genere. Nella famiglia, che dovrebbe essere il modello o per lo meno lo è stata fino ad oggi, si necessita che il papà faccia il papà e la mamma la mamma. Credo che l'esempio verso i figli sia tutto nella vita per dare una marca forte ai vari ruoli che devono essere ben definiti. Le generazioni future  hanno bisogno di certezze rispettando ovviamente le diversità che sono comunque anche quelle frutto della natura.  Anche nel lavoro credo che ognuno debba rispettare la propria funzione rendendo al massimo in quella sua specificità che diventa determinante per il conseguimento dell'obiettivo finale.
Viviamo però in una confusione di ruoli, funzioni e gesti. Tutti vogliono fare tutto e tutti sono maestri nel ruolo dell'altro.  L'uomo che vuole fare la donna e viceversa dimenticando che geneticamente siamo diversi e nella vita abbiamo pure funzioni specifiche che ci sono state assegnate dalla natura stessa. Odio l'appiattimento e il fatto che si voglia insegnare un ruolo, che non è il tuo, agli altri perché questo limita la sensibilità e il lasciarsi trasportare dalle emozioni.
Una donna che apprende il ruolo da "leader" quando tornerà a ballare da "follower" si aspetterà sempre qualche cosa dall'altro che lei avrebbe fatto in quel momento e non è trasportata dal suo ballerino nel cielo per volare e per danzare, che esso sia a tempo o no o che sia tecnicamente perfetto oppure no.
Nel mio ruolo di allenatore non insegno nulla, cerco solo di mettere gli atleti nella condizione di far scoprire a loro stessi come interpretare determinate azioni, attraverso il loro vissuto e mediando con il presente che stanno vivendo.  Io non sono dentro di loro e neppure dentro la loro canoa, sono loro che devono trovare le soluzioni. L'allenatore o il maestro sono strumenti per scavare all'interno di ognuno di noi.  Nel tango se ci limitiamo a fare ciò che ci viene insegnato saremo sempre brutte e limitate fotocopie di altri. Dobbiamo certamente studiare e apprendere tecniche e gesti che devono però essere interpretati e rivisti attraverso l'individualità della singola persona.
Trovo disgusto vedere due ballerini ballare con delle coreografie  preconfezionate. Amo e traggo giovamento da due ballerini che si muovono liberi sulla pista senza falsità. Forse anche per questo che non riesco mai a seguire un discorso letto rispetto ad un altro a braccio. 
Mi sono allontanato dal tema principale, ma è il tango che ti porta a non avere confini! 

Occhio all'onda!

L'albero e il fiume

Al fiume, qui a Tomazina, c'è un albero alto e quasi spoglio di foglie, ma con dei fiori rossi bellissimi. E' sopra una collinetta e guarda il fiume da molti anni, seguendone gesta e giochi d'acqua attratto come me da tanta forza ed energia. Quell'energia di cui avrei bisogno ora. L'albero offre sicurezza a chi lo ammira e gioia a me che contemplo le sue infiorescenze. Un rosso vivo e i petali ordinati lo rendono maestoso. Disinvolto nel dialogare lassù con il cielo. 
Oggi, prima delle gare, mi sono seduto al suo cospetto e assieme in silenzio abbiamo condiviso emozioni guardando il fiume. Gli ho raccontato che mio papà mi spingeva ad abbracciare gli alberi. Lui mi ha detto che lo sapeva e che ero stato fortunato ad avere qualcuno che mi insegnasse a fare ciò.  Poi mi ha detto che mi sentiva diverso dallo scorso anno e io gli ho detto che la vita cambia si invecchia e le cose e le persone subiscono trasformazioni inevitabili. Mi ha chiesto perché guardavo così il fiume e gli ho detto che lui accompagna la mia vita da sempre. Mi ha dato gioie e dolori, mi ha dato un lavoro e ha catturato, come me,  i miei figli. Mi ha insegnato a muovermi tra le insidie delle sue rapide e mi ha cullato e rasserenato nei momenti più difficili.  L'albero mi ha detto che quindi avevo mille ragioni per restare lì e ha aggiunto:  "prenditi tutto il tempo necessario", mi avrebbe protetto lui senza riserve e senza menzogne. Mi avrebbe offerto ombra e riparo e se mai l'avessi voluto un orecchio per ascoltare le mie parole che oggi non servono, ma forse un domani potrebbero ridarci amore e speranza, ma per il momento ascoltiamo solo la musica del Fiume.

Occhio all'onda!

Entrenamiento invisible

Lo staff tecnico quasi al completo
"Cada dia tenemos
que ser mejor que
nuestros problemas"


Seduti dopo pranzo a bere il caffè si approfondiscono concetti ed idee tra allenatori.
A pancia piena e rilassati ci si scambia volentieri pensieri ed emozioni in questi giorni che precedono il nostro trasferimento in quel di Rio, considerando il fatto che siamo senza canoe partite sabato con il camion. Agli atleti abbiamo lasciato alcuni giorni liberi per una super-compensazione prima dei campionati brasiliani e noi abbiamo il tempo per raccogliere le nostre cose e i nostri pensieri.    Oggi mi è piaciuto il concetto espresso da Jordi Domenjó, che da poco più di un mese si è unito al nostro gruppo di lavoro. In sostanza ha parlato di "Entrenamiento invisible" che è ciò che noi facciamo con i nostri atleti da quattro anni a questa parte fuori dagli allenamenti sul canale o in palestra. In sostanza, quando ho iniziato a lavorare con questa squadra, ho chiesto espressamente di condividere ogni momento con i ragazzi non solo per le ore in acqua, ma anche durante colazioni, pranzi, cene, problemi gioie e dolori. In sostanza compartire la vita con loro in mezzo a loro, anche se a volte non è facile. Mi era stata offerta la possibilità di prendere un appartamento lontano dal centro dove vivono gli atleti e  ho detto espressamente no, optando per un casa adiacente con porte comunicanti.  In effetti non credo si possano fare salti di qualità in breve tempo se non con una dedizione particolare 24 ore al giorno e una partecipazione senza riserve al progetto da parte di Guille Diez Canedo e ora anche di Jordi Domenjó.  Un virus che ha contagiato non solo noi tre allenatori, ma anche alcuni  altri componenti dello staff. Un flusso positivo che entra in maniera incosciente negli atleti facendoli principalmente star bene e di conseguenza diventano a loro volta il volano di questa energia. 
Certo il cammino è ancora lungo e difficile e  si dovrà aspettare ancora del tempo  prima di vedere grandi risultati, bisogna però continuare a crederci e andare avanti su questa strada senza riserve e senza risparmiare energie e ogni giorno dobbiamo essere più grandi dei nostri problemi.
Il caffè, se pur senza zucchero, bevuto in compagnia ti fa fare sempre grandi riflessioni che si completano solo se vengono condivise.

Occhio all'onda!


Buona domenica



Mi sono perso a guardare Johnny Dorelli e Patty Pravo in un medley datato 1968 e sono tornato sotto un tavolo del salone in viale della Repubblica 6 quando avevo più o meno 6 anni e tutta la famiglia era riunita per Canzonissima: momento top della televisione per piccoli e grandi.  Poi c'è Johnny che mi fa venire in mente sempre mio cugino Luigi: è la sua fotocopia! Per non parlare di un mito vivente unico nel suo genere,  che Dio  la conservi a lungo, e cioè Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo.  Il tutto perché Raffy, con la sua morosa, è andato questa sera al "Piper" per un compleanno. Non al "Piper" quello originale di Roma, ma quello di Verona credo sulle Torricelle e  in un baleno sono caduto nella trappola di internet per rinfrescarmi la memoria storica di questo locale che fu teatro per molti grandi artisti. Il tutto però mi ha portato indietro nel tempo con "Pazza idea", "Pensiero Stupendo", "La bambola" e così via. Ragazzi quelle sì che erano canzoni rimaste dentro di noi e  bastano due note e ci mettiamo a cantare...

 "Pazza idea di far l'amore con lui
pensando di stare ancora insieme a te!
Folle, folle, folle idea di averti qui
mentre chiudo gli occhi e sono tua"


Un piacevole intermezzo nel mio impacchettare quattro anni di vita a Foz do Iguaçu considerando il fatto che  fra pochi giorni lasciamo questa città e ci trasferiamo a Rio con le Olimpiadi alle porte. Un sogno che piano piano, giorno dopo giorno prende forma. Siamo a meno 271 e più 1.466 giorni di lavoro con questi ragazzi, con questa squadra che guardo sempre con molto rispetto e con il desiderio infinito di vederli sempre così felici e motivati come se fosse il primo giorno di lavoro che  rimembro ogni mattina prima di iniziare gli allenamenti perché voglio sempre avere e trasmettere quelle emozioni, quelle sensazioni che mi sostengono sempre con forza  se pur lontano da casa e dai miei grandi amori.

Buona domenica e Occhio all'onda!

Un sublime gesto

"Cada vez que te tengo en mis brazos,
que miro tus ojos, que escucho tu voz,
y pienso en mi vida en pedazos
el pago de todo lo que hago por vos,
me pregunto: ¿por qué no termino
con tanta amargura, con tanto dolor?...
Si a tu lado no  tengo destino...
¿por qué no me arranco del  pecho este amor?

..." - Y todavía te quiero - 
 


Mi incanta quel gesto che le donne qualche volta fanno durante un tango... Sappiamo per certo  che  questa forma di danza ha un fascino particolare,  considerando il fatto che si tratta di un reciproca conversazione fra persone adulte che  sulla  musica discutono muovendosi a tempo e proponendosi a vicenda temi da sviluppare di volta in volta sempre più complessi ed intimi. Parlano in silenzio  e si confidano emozioni  attraverso il corpo che molto spesso sono  nascoste o abbandonate nel profondo io e magari pure  sconosciute agli stessi. L'intensità della connessione che riescono ad instaurare li può portare a vagare liberi  tra le nuvole del cielo in mezzo alla gente, ma isolati dal mondo, oppure li allontana alla fine della tanda lasciando indifferenza o amarezza.
Torniamo a noi e  dicevo che mi dà sublime eccitazione, effervescente emozione quando "the follower" stacca il suo braccio sinistro dalla presa, lo alza verso il cielo, si aggiusta, respira, cerca una perfetta sintonia con se stessa e con l'universo  e torna a prendere contatto con il corpo del suo partner. Ecco questo momento ballando o guardando riassume l'incantesimo della vita che è una continua presa e abbandono verso luoghi e persone riservandoci però piacevoli o tristi sorprese che diventano a loro volta la musica che ci illumina e ci fa ricadere nella prossima tanda.

Occhio all'onda!

Rilevamento tempi e successiva analisi


"Considero valore ogni forma di vita,
la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finchè dura il pasto,
un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato,
due vecchi che si amano"
...
        Erri De Luca - Considero valore




Da un allenamento di velocità, da una  simulation race, dai  percorsi cronometrati o anche dagli stessi loops, possiamo ricavare molti dati che ci saranno utili per seguire l'evoluzione del nostro atleta nel tempo.
Durante l'allenamento  sono abituato ad annotare tutto su un quaderno,  e  alcuni dati poi vengono riportati sul computer per essere archiviati ed essere comparati con altri fatti precedentemente. A tutto questo si uniscono le riprese video, anch'esse analizzate a archiviate grazie ad un ottimo sistema creato da Dartfish il quale permette agli atleti di scaricarsi direttamente sul loro computer le immagini degli allenamenti registrati.
Ma che cosa possiamo ricavarne dai tempi e dalle varie comparazioni è presto detto. Prendiamo ad esempio l'allenamento di  velocità, in cui abbiamo registrato  i tempi delle singola prove. 

Quindi  dalle  cinque prove sullo stesso percorso possiamo capire:

a) il miglior tempo sulle 5
b) quante distacco abbiamo tra la migliore e la peggiore
c) le percentuali di distacco da atleta di riferimento

d) le penalità  per singola prova
e) le penalità totali
f)  il tipo di penalità

g) verifica  la capacità dell'atleta che ha di prova in prova nel percepire se ha migliorato con il tempo oppure no annotandoci di volta in volta ciò che lui pensa sia stato il suo tempo. 
 
Io interpreto ad esempio il lavoro di velocità scendendo come una prova di un percorso completo suddiviso in 5 parti. Quindi alla fine di ogni discesa posso sommare le 5 prove ed ottenere il tempo totale che di volta in volta potrà essere comparato tra prova e prova. Poi sommando i vari tempi totali avremo la quantità di secondi del lavoro fatto.
Interessante prende alcuni dati anche nei lavori di "loops" in cui possiamo inserire dei percorsi cronometrati all'interno della discesa. Nella foto A un esempio dei dati ricavati da un allenamento sulla resistenza con due prove cronometrate veloci sul complessivo tracciato. Nella foto B i dati analizzati a fine allenamento per singolo atleta.

Con queste informazioni  possiamo renderci conto delle caratteristiche dei singoli atleti, perché questi rilevamenti messi a confronti ci permettono di avere elementi certi in mano per poter verificare quanto magari noi siamo portati a pensare e a vedere. Avere la conferma matematica della cosa ci può aiutare, ma attenzione non dobbiamo prendere tutto alla lettera e tanto meno valutare l'atleta su una singola sessione di allenamento. Più lungo sarà il periodo di monitoraggio, meglio riusciremo a calibrare allenamento e interventi tecnici sullo stesso soggetto.


Occhio all'onda!   




foto A

foto B

Trasmettere energia

"ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo"   
                        Aristotele
 

Oggi ho detto ai miei atleti che volevo leggere, durante l'allenamento,  nei loro viso e nei loro occhi la felicità e la gioia di pagaiare fra le porte del canale. Ho vietato di aver visi cupi, tirati ed espressioni critiche. Ho chiesto loro di contagiarmi dell'energia che ricevevano dall'acqua e che la rendessero palese e palpitante anche per chi stava fuori a guardarli. In sostanza è quello che può succedere quando ammiriamo  o partecipiamo a qualsivoglia espressione artistica. Lo slalom effettivamente è tutto ciò e non lo si può rilegare semplicemente in qualsivoglia  categoria di sport: muoversi sullo spirito dell'acqua che corre passando attraverso delle paline bianche/rosse o bianche/verdi  è pura arte e possiamo apprenderla solo facendo come ci ha insegnato il grande  Aristotele.  Il fatto di rilassare il viso, lasciando  libera la faccia di esprimere ciò che il nostro corpo sta percependo ci mette in uno stato di sublime eccitazione e ci permettere di esprimere tutto il nostro potenziale.

Altro punto su cui abbiamo lavorato è capire cosa succede quando tocchiamo una porta. Ho chiesto di dire ciò che ci porta a toccare una palina e le risposte sono state molto interessanti e veritiere come:

- tocco perché ho stretto troppo l'entrata
- tocco perché non presto attenzione agli spazi utili dove 

   lavorare
- tocco perché ero distratto
- tocco perché non ho fatto antecedentemente una 

   valutazione strategica di cosa fare.

Questi solo alcuni esempi che mi sono stati offerti e che si possono condividere. Il problema deve però essere affrontato in maniera diversa quando cioè sullo stesso percorso si torna a toccare e la cosa in teoria non si spiega perché come dicevano i latini, maestri di vita, "errare humanum est, perseverare autem diabolicum" e così è contento anche il mio amico Pino Scarpellino noto latinista nel mondo della canoa.

Infatti molte volte gli atleti faticano a capire il fatto di dovere cambiare qualche cosa nella loro strategia e nelle loro linee al fine di non toccare, e spesso e volentieri la penalità viene attribuita ad una distrazione che può essere facilmente risolta. La penalità  per gli atleti, se pur  trovano una giustificazione di come è avvenuta, rimane come una distrazione facilmente riparabile senza cambiare strategia. Per loro non è un problema, ma lo diventa quando sullo stesso percorso o in situazioni molto similari il tocco si ripete. E' chiaro però che alla base c'è un errore tecnico da risolvere.

Occhio all'onda!

 

Calibrare l'allenamento per lo scopo finale


Il grande problema di quando si studia per qualche esame  è studiare le cose che poi saranno parte integrante della prova  stessa. Anche se ovviamente si studia non solo per passare gli esami, ma  per arricchire il proprio bagaglio culturale in genere. Considerando il fatto che questo poi potrebbe aiutare noi a stessi a stare meglio e trovare magari un lavoro che ci possa soddisfare appieno.
Lo stesso problema  si presenta con l'allenamento. Ci si allena tanto e si cerca di sviluppare quelle qualità che poi ci serviranno in gara come resistenza, velocità, forza, destrezza, tecnica. Quindi le varie sessioni vanno a sollecitare il corpo e la mente in questa direzione. Ma siamo sicuri che sempre ci alleniamo per gareggiare? O meglio quanto e quale allenamento usiamo poi in gara?
Ho riflettuto su una battuta che Amur mi ha fatto l'altro giorno in relazione al fatto che sta studiano da leader nel tango e mi dice: "a lezione impariamo tanti passi, ma poi non è facile applicarli ballando in milonga" . La stessa cosa mi succede con diversi atleti che in allenamento cercano di fare manovre assurde che possono riuscire una volta su dieci e che non sempre si dimostrano essere comunque le più veloci. Cosa significa ciò è presto detto: molte volte non ci si allena per arrivare alleanti specificatamente per la gara e quasi per assurdo quando riceviamo quel fatidico 3,2,1 via!  e partiamo come novelli slalomisti presi dal panico per mille problemi. Eppure abbiamo pagaiato e ci siamo allenati a fondo, ma nel momento dell'interrogazione, dell'esame o del ballo in milonga tutto ciò che è stato fatto precedentemente si è dimostrato non essere  propedeutico alla prestazione. Certo magari fisicamente stiamo bene, siamo coscienti di molte cose, ma il giusto punto di cui precisiamo per la prestazione ci sfugge oppure si dimostra essere poco allenato!
E' giustificato il fatto di inserire allenamenti di velocità con percorsi da 12 a 20" con ampi recuperi a ritmi più elevati di una gara per sollecitare la tecnica a velocità maggiori e quindi mettendo in difficoltà i nostri stati di equilibrio e mentali. Puoi essere giustificato allenare la resistenza superiore ai tempi di gara per avere poi la possibilità di aumentare i volumi di lavoro nelle fasi specifiche di preparazione.  Dobbiamo però sempre prestare molta attenzione al lato psicologico, strategico e fisico su qualsiasi tipo di lavoro e far tener presente agli atleti che l'obiettivo è cercare di  identificare e calibrare tutto in riferimento alla prestazione di gara. Se non facciamo ciò rischiamo di allenarci non per esprimerci al massimo nella competizioni, ma ci alleniamo per allenarci.

Occhio all'onda!

Ascoltare l'acqua



Oggi ci siamo divertiti a guardare e ad ascoltare l'acqua utilizzando tutti i mezzi di cui disponiamo e cioè gli occhi, la canoa, la pagaia, le nostre orecchie, il nostro corpo. Abbiamo cercato di leggere le varie correnti descrivendole a voce e poi pagaiandoci sopra con la conoscenza di quanto detto ed espresso prima verbalmente. Poi ci siamo concentrati a capire il suono che ogni singola rapida ci può  offrire. Mi ricordo che passavo molte ore seduto su qualche masso in mezzo al fiume ad ascoltare il canto sublime dell'acqua. Cercavo, seduto sulla grande pietra piatta sul fiume Noce a Mezzana, di interpretare quanto l'acqua voleva dirmi godendo di quella sublime melodia che da sempre riempie la mia vita. Certo una proposta di allenamento un po' bizzarra per i puristi della sola fatica fisica o di tabelle di allenamento e cronometro, ma ritengo necessario e fondamentale far amare o meglio far scoprire  prima di tutto agli atleti l'elemento naturale su cui si esprimono e dal quale possono trarre energia e forza. 
Ho proposto ad  Omira (una delle giovanissime atlete che abbiamo nella squadra) un esperimento e così le ho bendato gli occhi ed assieme ad altri ragazzi  l'abbiamo portata in giro per il canale e  poi sdraiata sulla riva chiedendole dove si trovasse in relazione al rumore dell'acqua. Il gioco è molto interessante e piacevole e devo dire che la ragazzina, un bel talento naturale, ci ha azzeccato più di una volta dimostrando che si pagaia non solo con la forza delle braccia, ma anche con tutti gli altri sensi di cui siamo a disposizione e che spesso e volentieri non usiamo. Non per incapacità, ma perché li alleniamo poco, preferendo affidarci principalmente a ciò che vediamo e non a ciò che viceversa sentiamo e percepiamo. La mancanza di sviluppare anche gli altri sensi lo imputo a due cause: la prima è per la carenza  di proposte da parte di chi dovrebbe aiutarci a crescere e la seconda è la pigrizia mentale che ci porta ad usare spesso e volentieri solo riferimenti visivi. Apro e chiudo subito una piccola parentesi legata al tango dicendo che invidio moltissimo le donne quando le vedo ballare ad occhi chiusi concentrate solo in ciò che percepiscono dal loro leader il quale purtroppo deve guardare di non andare a cozzare contro qualche altra coppia.
Poi ho proposto al mio piccolo gruppo di atleti che ho seguito oggi di concentrarsi su quanto l'acqua gli trasmetteva sulla pala cercando di capirne lo spessore e  la densità.  La pagaia non è altro che il prolungamento della nostra mano e se pensate quante cose possiamo fare con le  mani ci possiamo rendere pure conto quante cose possiamo fare con la nostra pagaia!
Il tempo passa molto veloce tanto più se ci si diverte e se si scoprono cose nuove.

Tanto per la cronaca: le selezioni inglesi si sono concluse e dopo la qualifica per Rio 2016 conquistata nel primo giorno  di gara da parte di David Florence in C1 e ancora Florence e Richard Hounslow, abbiamo anche i nomi del K1 uomini e donne che sono rispettivamente quelli di Joe Clarke e Fiona Pennie. Congratulazioni a tutti loro e ai loro allenatori... ora inizia l'avventura olimpica per questi atleti probabilmente dopo qualche settimana di riposo considerando il fatto che hanno vissuto una stagione molto lunga, ma per loro certamente molto produttiva e felice.

Occhio all'onda! 


da sinistra Mark Ratclife allenatore di Fiona Pennie (K1 women)  alla sua sinistra, quindi Joe Clarke (K1 men), Richard Hounslow (C2), David Florence (C1 men e C2) e Mark Delaney allenatore del C2 e C1. (foto di Neil Proctor)

Florence nulli secundus!

 
foto di Neil Proctor

 Appassionatamente bella. Favolosamente eccezionale. Mi sbilancio e aggiungo: gesto tecnico sublime che riassume in sé l'essenza dello slalom. Ecco in effetti  mi sono incantato a lungo  per  studiarne ogni minimo particolare e alla fine sono giunto alle conclusioni elencate. Di cosa sto parlando? Ma ovviamente del magico attimo catturato dal grande fotografo Neil Proctor, grazie Neil,  durante le selezioni inglesi per i Giochi Olimpici di Rio 2016 che si stanno svolgendo in questo fine settimana. I soggetti sono David Florence e Richard Hounslow nella prima gara di selezioni sul canale di Lee Valley che tutti noi ormai conosciamo bene prima per i Giochi Olimpici disputati nel 2012, poi per Coppa del Mondo e per i recenti campionati mondiali di questo ultimo settembre.
Ma veniamo alla foto che mi ha catturato per diversi motivi. Il primo fra tutti è vedere la perfetta verticalità delle due pagaie. I due atleti stanno spingendo la canoa  all'unisono e le due pale sono piantate nell'acqua dove trovano un punto forte per agganciarsi e per spingere avanti la loro navicella spaziale.
C'è poi la postura di David Florence, inutile ricordare chi è costui e che risultati ha  raggiunto il britannico, che è  in attacco:  un giaguaro nella giungla che ha visto la sua preda ed è lì che la insegue con la bava alla bocca. L'obiettivo per Florence è quel palo rosso che sta giusto in primo piano sulla foto. Canoa perfettamente piatta e Hounslow è il compagno di caccia ideale affamato tanto quanto il suo prodiere. Florence il "Coldstreamer" con quel colbacco dove gli occhi  sembrano esser incorporati adotta il moto dei soldati di sua maestà:  "nulli secundus"
La sua progressione tanto in C2 quanto in C1 è in uno stato permanente di accelerazione contro ogni legge fisica e mi ricorda tanto quel Jon Lugbill con il quale ho condiviso momenti magici della mia vita sulle onde di tanti fiumi.   La filosofia di attaccante e di uomo senza paure fa di Florence un personaggio unico.  Certo... la sua dedizione e la sua preparazione fisica, come lo era per Jon, non ha eguali e al momento di esprimersi tra i paletti dello slalom diventa una belva.

Chiude la prima giornata di gare a Lee Valley e due equipaggi ottengo già  il pass olimpico e sono ovviamente David Florence in C1 - dopo aver sbagliato la prima manche dove è caduto in acqua sull'ultima risalita di destra - ma rifattosi subito dopo in seconda manche e ancora David Florence e Richard Hounslow in C2 che vincono la prima manche lasciando ai secondi e terzi  solo l'illusione di averci almeno provato. Quest'ultimo ha dichiarato che abbandona il K1 per dedicarsi solo al C2 a tempo pieno.
Fra le donne sedute e i Kayak maschili tutto in forse e saranno solo, a questo punto, le gare di domenica e lunedì a darci i nomi inglesi mancanti per Rio 2016. La prima giornata di gare in rosa l'ha vinta la timida Elizabeth Neave, mentre tra gli uomini la spunta Huw Swetnam,  una vecchia conoscenza dello slalom britannico che quest'anno non era entrato in squadra per i mondiali e si era dedicato ad allenare i giovani e Rosaline Lawrence, l'affascinate e quanto mai sensuale australiana, che evidentemente ha portato bene al mio amico Huw.

Mi sa che dovrò alzarmi presto per seguire in diretta la seconda giornata di gare, ma per il momento non mi rimane che augurarvi

Buona Domenica e Occhio all'onda!