Quando siamo padroni del movimento?

C'è un sistema molto facile ed efficace per capire se un movimento è fatto proprio ed è entrato nel proprio bagaglio motorio. Lo si può percepire dalla capacità individuale di gestire la velocità di esecuzione con la possibilità  di riprendere lo stesso movimento da posizioni diverse.  Solo così possiamo sapere se effettivamente la struttura che lo compone è chiara e conosciuta. Un movimento si basa sull'equilibrio e cioè sulla capacità di mantenere il corpo in una data posizione sia essa statica, dinamica o aerea.
Che cosa facciamo quando cerchiamo di praticare un gesto che non conosciamo?  Siamo presi dal panico e proviamo a risolvere tutto ciò aumentando la velocità. Questo ci porta a trovare soluzioni in disequilibrio. Spesso e volentieri vedo atleti che per risolvere determinate situazioni aumentano la frequenza di pagaiata ottenendo però l'effetto opposto. Si cerca la soluzione sulla velocità del movimento, mentre la chiave di volta sta esattamente nel capire dov'è il nostro punto di forza. In canoa il vero riferimento e la stabilità dell'azione arriva dalla superficie dell'acqua, se noi facciamo un paragone nel tango l'equilibrio arriva dal nostro appoggio al suolo con i piedi.  Se abbiamo ben chiari questi concetti possiamo incontrare la giusta postura e la giusta base per lavorarci sopra. 
L'abilità di chi ha fatto suo un determinato movimento è quella di riuscire a realizzare il tutto a rallentatore sia esso un passo di tango o una risalita in slalom,  mantenendo ovviamente in ogni istante l'equilibrio, ma non solo. Conoscendo ciò che sta prima e ciò che verrà dopo sa mettere anche in atto lo stesso gesto da qualsiasi posizione. Dove sta quindi  il vero  problema o l'aspetto essenziale di ogni movimento? Beh spero che sia chiaro no, inutile ripeterlo?

Occhio all'onda!

L'allenamento è un viaggio dentro te stesso

L'allenamento che ha come chiaro obiettivo quello  di prendere una medaglia ai Giochi Olimpici è un viaggio mistico che si deve intraprendere ogni mattina al risveglio, e ci si addormenta la sera  con la consapevolezza di sapere cosa si costruirà domani. Ogni giorno chiedo ai miei atleti di creare nell'allenamento la stessa atmosfera che un cristiano ritrova immergendosi nell'acqua benedetta di Lourdes o quella di un buddista che entra in un tempio per venerare il suo dio. Chiedo a loro di aprire il cuore e ascoltare il loro respiro; chiedo che ogni pagaiata messa in acqua sia per la vita. Pretendo il silenzio per concentrarsi sulla sofferenza che il lavoro può e deve dare per migliorarsi. Le nostre lodi mattutine  sono le porte dello slalom; i vespri il rumore di un bilanciere che sbatte sulla panca o la meta da raggiungere correndo sull'avenida Paranà. Non bisogna spaventarsi mai, bisogna guardare avanti concentrandoci sul presente per un futuro che è già oggi. Poi ci devono essere anche i momenti spensierati, fatti di sorrisi, canzoni, musica e riposo, ma non bisogna mai dimenticare per nessuna ragione al mondo lo scopo della tua vita se veramente credi in quello che stai facendo, perchè la vera gloria arriverà solo se non avrai rimpianti indipendentemente dai risultati conseguiti.

Occhio all'onda!

Dove si perde? Confronto fra atleti?

Riprendiamo il discorso dalla domanda che ha posto Bernardo Fiorini e cioè:"Provare a tenere il video fermo prendendo tutti i 10m e poi sovrapporre le 3 prove e vedere dove si perde? O anche fare confronti tra atleti? "

La sua prima proposta è capire dove si perde e il test ci può aiutare ad approfondire proprio questo dilemma.

Facciamo però prima delle precisazione importanti. Questo test ha due precise caratteristiche:

1. il gesto tecnico proposto è molto semplice (due risalite poste sulla stessa linea) quindi un Duffek a destra e uno a sinistra oppure due colpi indietro e due ripartenza da ogni lato. Per le canadesi un aggancio e un debordè, oltre ovviamente alla pagaiata. Questo ci offre la possibilità di fare un test che comunque rispetta a grandi linee il gesto di gara.

2. è un test fisico perché è incentrato tanto sul lavoro quanto sul recupero. I dati che si raccolgono disegnano chiaramente le qualità del soggetto.

Il decadimento dei metri percorsi è causato principalmente dall'affaticamento fisico che va ad incidere sui gesti tecnici di base. Da ciò è facile arrivare alla conclusione che tanto è migliore lo stato psico-fisico tanto più la nostra tecnica non calerà o perderà efficacia. Quindi la condizione fisica (nel concetto più ampio del terminie) si identifica con la tecnica in maniera direttamente proporzionale. La tecnica inevitabilmente cambia con la velocità di esecuzione del  movimento stesso. 
Con l'affaticamento diventano chiari ed evidenti gli errori tecnici se pur di base.  Ad esempio  si accorcia la pagaiata, non si spinge con i piedi, si cerca una soluzione con le braccia, non si rispettano i tempi di rotazione, si perde in lucidità mentale. Tutti errori che poi possiamo ritrovare in una prestazione massimale di gara.
 

Concetti questi che dovrebbero aiutare e far capire all'atleta l'importanza per concentrarsi su:
a) una chiara strategia di gara
b) distribuzione delle forze
c) mantenimento tecnico
d) azioni di recupero

Un vecchio compagno di pagaia, con il quale ho condiviso molti anni di allenamento e molte gare, parlando del "test delle 2 porte" mi chiede se in 20 anni non è cambiato nulla! Ovviamente lui si riferisce al fatto che già allora noi facevamo questo tipo di test. La cosa comunque mi risulta assai interessante e conferma la validità di questo test perché a distanza di così tanto tempo comunque la prova rimane valida. Infondo anche i test con i sovraccarichi non sono certamente cambiati non da 20 anni ma da 50 (si veda De Lorme e Watkins - Effect of progressive resistance exercise on muscle contraction time- 1958).

Cos'è cambiato quindi in questi anni?   Delle diversità ci sono e sono sulla distanza dei metri percorsi nel minuto. Richard Fox, inutile dire chi è,  nel giugno del 1993 quando vinse il suo ultimo campionato del mondo in Val di Sole, quindici giorni prima fece questo test e percorse 101 metri come prova massimale, poi le altre due 100 e 99. Oggi il mio migliore atleta arriva a superare abbondantemente queste distanze toccando i 118 metri. Cosa significa ciò? Essenzialmente si è evoluta la tecnica grazie al cambiamento delle canoe che girano e ripartono meglio. Dal punto di vista della preparazione fisica  sono cambiate molte cose, la più evidente è che oggi ci si allena molto di più sullo specifico, mentre un tempo veniva data molta più  importanza alla preparazione fisica a secco.

Bernardo Fiorini fa ancora una domanda che dice: "fare confronti con atleti?", riferendosi alle riprese video.
 

Io per la verità non amo molto confrontare un atleta con un altro preferisco confrontare le diverse prove dello stesso atleta fra di loro. La mia filosofia è quella di cercare all'interno dell'atleta il suo potenziale. Il compito, secondo me, di un allenatore è proprio questo e cioè quello di lavorare nell'individualità del soggetto per fargli esprimere le sue potenzialità che ha già dentro di sé, ma che aspettano di essere espresse ed elaborate attraverso il lavoro e la consapevolezza di poterlo realizzare. Solo così riusciremo a evolvere la tecnica e non far diventare i nostri atleti fotocopie sbiadite di qualche campione.

Occhio all'onda! 



Test sì o Test no?

Niente allenamento questa domenica, ma giardinaggio e un giro in bici per la giungla. Così facendo ho avuto la mente libera per pensare! Ho riflettuto sull'utilità o meno di fare dei Test. Ora il concetto di per sé nello slalom è sempre stato molto combattuto e discusso. Lo slalom è una danza e dubito che ai ballerini vengano fatti dei test per capire il loro stato di forma o dove intervenire. Noi, che  con loro condividiamo  il fatto di muovere il nostro corpo in maniera ritmica associandolo  non alla musica, ma all'acqua che si muove (che per noi è comunque musica) abbiamo in effetti alcuni precisi parametri fisici che ci possono aiutare a capirci meglio e a motivarci in certi periodi dell'anno. Ecco perché ritengo che sia corretto e utile avere dei riferimenti su alcune prove che via, via durante il ciclo di allenamento  e durante la crescita dell'atleta andiamo a riproporre. Il test di per sé ha, secondo me, o potrebbe avere la prerogativa di mettere l'atleta nella stesa condizione mentale e psicologica di una gara e in certi versi potrebbe essere anche più complesso ed impegnativo. Tanto da mettere veramente in crisi il soggetto e testarlo sotto vari punti di vista. Ovviamente dovrà essere preparato bene e soprattutto dovrà essere preso dagli atleti con la serietà di una competizione, sapendo che dai test possiamo ricavare dati interessanti per programma l'allenamento e quindi per migliorare.
Nei mie programmi di lavoro inserisco due serie di test in acqua e due in palestra. In acqua piatta apprezzo molto il test delle "2 porte" creato oltre 30 anni fa da Roberto D'Angelo e poi nel corso degli anni evoluto in varie forme e tempistica. Io uso il classico  e cioè piazzando due porte alla distanza di 10 metri una dall'altra e ogni metro è segnalato da un nastro per misurare la distanza percorsa in un minuto dall'atleta passando tra le due porte in risalita. Lo ripeto tre volte con un recupero pari al lavoro quindi 60 secondi. Riprendo con il video (qui si può vedere)  dall'alto, registro i passaggi cronometrici ad ogni porta e conto le pagaiate fatte da una porta all'altra. Così facendo si hanno una serie di dati interessanti che possono essere presi come punti di riferimento. E' un test facilmente riproducibile ovunque e  facile da proporre. Interessanti i dati che possono emergere sia sotto l'aspetto fisico che tecnico, specialmente con una attenta analisi video post prova.
In acqua poi è interessante fare il test sui 1.000 metri  girando attorno a due boe poste a 200 mt. una dall'altra. Qui è un pochino più complesso avere sempre le stesse condizioni di acqua e tempo atmosferico, basta un soffio di vento in più e il nostro test si sfasa di molto.  Una prova questa però che ci può fornire dati sulla resistenza generale del nostro atleta oltre alla sua scivolata in acqua rispetto ai colpi dati.




... prosegue



Sorrisi


Roger Federer è un 33 enne tennista di Basilea, come di Basilea sono Michelle e Joachim i mie riferimenti nel tango per stile, eleganza e simpatia. Di stile, eleganza e forse meno simpatia anche Roger ne ha da vendere. Ieri al Master mi ha sconvolto  vederlo giocare contro uno scozzese ridotto a fare la figura del raccattapalle che correva di qua e di là, su e giù per un campo londinese senza possibilità di beccare neppure la scia delle palline che sembravano esplodergli addosso.  Certo non sono il più indicato per parlare di tennis considerando che mi diletto in questo sport di quanto in quanto passo per Verona e con il mitico campione europeo junior della canadese monoposto slalom entro in un campo da tennis per quattro scambi, ma niente più. Anche di tango certo non posso dire di essere un ballerino professionista e non posso certo proferir parola, ma posso apprezzarne le emozioni che questo muoversi con la musica mi regala e mi unisce al mio grande amore della vita. Ma Roger, Michelle e Joachim hanno in comune una cosa quando esprimono la loro arte: il sorriso. Magari un sorriso sottile, tirato, affaticato, ma sereno ed emozionante di chi prova piacere nel muoversi e nel fare ciò che sta facendo. Questo sorriso, questa gioia di fare e di esaltare ciò l'ho ritrovato in una grandissima campionessa di slalom che nonostante i suoi due ori olimpici, i campionati del mondo vinti e l'età non si ferma davanti a nulla. Mi ha impressionato vedere alcune sue recentissime foto con in mano un demolitore. Questo attrezzo serve per spaccare il cemento armato e lei lo ha usato per sistemare il canale di Praga dove si allena. Insomma questa donna non sembra fermarsi davanti a nulla, ma soprattutto dimostra alle nuove generazioni che anche atleti del suo livello devono rimboccarsi le maniche  e darsi da fare se vogliono allenarsi bene. La cosa fantastica è che anche questo non le ha tolto il sorriso, come quando pagaia e come quando vince. Come anche nelle sconfitte quel sorriso sottile a labbra serrate rimane, forse ancora più tenero e dolce che nelle vittorie. Grande lezioni di vita carissima Stepanka Hilgertova che ci regali ogni giorno con questa tua professionalità per uno sport che amiamo.
Mi chiedevo poi che se per capire l'altra parte del genere umano bisogna per forza  fare tutto ciò che lui fa, evidentemente non basta condividerlo e sentirlo attraverso l'altro! Ok vado a dormire che domani è un giorno in meno nel cammino verso le olimpiadi, ma sarà un giorno in più di allenamento.

Occhio all'onda!



"Barca tenuta sempre sotto controllo è lllllennnnto"



Guardando "Webnotte" stavo riflettendo sull'allenamento fatto oggi con tre mie giovani atleti/e. Pioggia a catinelle e niente acqua sul canale quindi non c'era nulla di meglio che concentrarsi su due cose: la  pagaiata in acqua piatta e la stessa pagaiata fra le porte. Apparentemente temi abbastanza scontati e banali, ma ahimè non è sempre così. Quindi mai dare nulla per sicuro  e  rispolverare concetti di base è sempre importane. Ci si dimentica spesso e volentieri di spingere con  i piedi e questo lo percepisci chiaramente quando pagai fianco a fianco con i tuoi atleti. Con lo stesso numero di pagaiate ci si rende conto quanto si può sfruttare di più la scivolata, convincere, ma soprattutto far cogliere al giovane atleta queste sensazioni è cosa molto ardua e complessa... i limiti del linguaggio! Eppure il nostro compito è cercare di trovare il modo e la soluzione per ottenere ciò. La proposta quindi è stata quella di accorciare la pagaiata estraendola un attimo prima che arrivasse all'altezza del corpo e sforzarsi un attimo in più prima di rimettere la pala in acqua per il colpo successivo. Lo scopo era quello che i ragazzi potessero appropriarsi del piacere di scorrere sull'acqua. Ecco! mi interessava che Marina, Nathalia e Guillerme sentissero, percepissero, cogliessero, intuissero, identificassero e associassero questo gesto con la scorrevolezza dello scafo. L'obiettivo era quello che sentissero l'importanza di associare la spinta dei piedi con la spinta e la tirata sulla pagaia passando per la rotazione del busto. Poi ho chiesto a loro se facendo lo stesso tratto avessero fatto più o meno fatica. Loro stessi si sono sorpresi nel rendersi conto che erano ritornati con la metà dello sforzo, chiaramente percepito. Mi interessava trasmettere la semplicità di questo gesto che ci serve per spingere avanti la canoa e non per far avanzare il corpo. Due concetti chiave nello slalom dove protagonista diventa la canoa che ci conduce e non noi che conduciamo la canoa. Capisco che sono concetti complessi per certi versi, ma se non entriamo in questa ottica difficilmente riusciremo a trasmettere ai nostri allievi il concetto di scorrevolezza del mezzo. Un cavallo ha di per sé la peculiarità di saper correre e saltare, quindi chi lo monta e chi vuole sfruttare appieno queste qualità non può tenerlo a freno, può solo salirci sopra e assecondarlo creando assieme un unico corpo con una unica meta. Non mi piace la parola domare perché significa portare l'animale all'ubbidienza e quindi frenare le sue potenzialità. Noi non dobbiamo mai frenare le potenzialità del nostro scafo che corre sull'acqua, lo possiamo solo indirizzare  per ottenere il massimo da lui e di conseguenza da noi. Non dobbiamo aver paura di farlo correre  cercando la sensazione con il corpo di un piacevole assecondamento che deve  arrivare in leggero ritardo.  Qualcuno, e sicuramente c'è, penserà che un conto è un cavallo e un'altra cosa è la canoa, ma se parlassimo di sci la cosa per qualcuno potrebbe risultare più chiara? Non si dice quegli sci li senti andare alla grande, eppure neppure loro sono animali o persone, quindi è colui che ci sta sopra che sa sfruttarli e sa farli correre velocemente.
Diego Paolini, che è stato uno slalomista eccelso e di raffinata tecnica, ha commentato un mio post in maniera molto intelligente e chiara:"Barca tenuta sempre sotto controllo è lllllennnnto" e ha perfettamente ragione. La barca per poter correre ha bisogno di essere lasciata libera di navigare sopra le onde e tra i riccioli dello spirito che corre!

Occhio all'onda!

Gare a squadre e nazioni

Ci sono ancora due punti da approfondire sui recenti campionati del mondo di canoa slalom e più precisamente dobbiamo spendere due parole sulle gare a squadre e fare un'analisi per nazione.

Le gare squadre, interessantissima e sempre molto seguita dal pubblico per la sua spettacolarità, ha perso negli anni la sua logicità. Da alcune edizioni iridate ci si gioca il tutto in una manche unica, ma soprattutto è una gara che nel 100% dei casi è poco, se non dire, per nulla preparata. Si prendono i tre atleti che partecipano alla gara individuale e si fanno partire assieme il giorno della competizione, normalmente segue la prova individuale della finale di categoria. Così facendo ci sono molti atleti che scendono senza aver mai provato il tracciato  individualmente, mentre altri, nazioni più forti, hanno avuto la possibilità che i loro atleti si giocassero la semifinale e alcuni di loro pure la finale. Ad di là di tutto ciò, che ritengo assolutamente poco corretto,  vedo sempre meno team provare nella loro ora di allenamento  giornaliero la gara a squadre.  Tutti preferiscono dedicarsi a preparare la gara individuale e non certo pensano, come sarebbe giusto fare, alla squadra. Forse una soluzione potrebbe essere quella di offrire qualche ora extra proprio per questo. 


Dopo queste considerazioni andiamo a vedere che cosa è successo in acqua partendo dal Kayak uomini dove ovviamente i francesi hanno dominato. Non poteva essere altrimenti vista la loro prova individuale di finale! I transalpini non vincevano questa prova dal 2006 Praga e in totale hanno portato a casa l'oro per ben sei volte (2014/2006/2005/1991/1977/1969). A Deep Creek Biazizzo, Neveu e Combot sono stati impeccabili e hanno tenuto a doverosa distanza Ceki e Inglesi in netto ritardo. Italia campione del mondo uscente ha chiuso in 5^ posizione a 13,18 dai vincitori e a 3,73 da una potenziale medaglia. Hanno deluso i tedeschi che hanno perso concentrazione fin dalle prime battute. 18 le nazioni al via.
La Francia ancora trionfatrice nel kayak in rosa con Bouzidi, Newman e Fer. C'è stato lotta solo per argento e bronzo finito alle austriache ma con un distacco dalle prime di 6,99, mentre il gradino più basso del podio è stato conquistato dalle slovacche a 7,84. Anche qui tedeschi in gonnella prendono più di 9 secondi e chiudono in 5 posizione. Male anche le inglesi che avevano due finaliste nella prova individuale.
13 squadre al via fra le donne.
La Francia ancora oro nella canadese biposto davanti a Repubblica Slovacca e Ceka. 11 team al via
Gli slovacchi in C1 Martikan, Benus e Slafkovsky proseguono nel cammino verso il record di vittorie consecutive che appartiene attualmente agli Stati Uniti con sette (1979/1981/1983/1985/1987/1989/1991). Loro sono a cinque. Tra i due team ci sono però delle precisazioni da fare:
- gli americani hanno vinto sempre con due pedine fisse (Lugbill, Hearn - quest'ultimo non era in squadra però nel 1991) i terzi C1 si sono alternati, mentre gli slovacchi sono sempre loro tre
- al tempo degli americani i mondiali però si disputavano ogni due anni, mentre dal 2002 la cadenza della prova iridata è annuale tranne l'anno olimpico.

Per dovere di completezza c'è da ricordare che le medaglie iridate nella canadese monoposto femminile a squadre non sono state assegnate per mancanza del numero di nazioni al via.

Diamo ora uno sguardo a questi mondiali sotto il punto di vista della partecipazione internazionale.

- 48 le nazioni iscritte
- 46 le nazioni che effettivamente hanno preso il via, due -        defezioni dell'ultimo minuto Kazakistan e Makedonia
- 16 le nazioni che hanno preso almeno una finale
-  9 le nazioni che sono salite sul podio iridato

E con questi dati chiudiamo questa lunga carrellata sui campionati del mondo di canoa slalom che sono tornati negli Stati Uniti 25 anni dopo la loro prima edizione. Per la verità nel 2001 erano stati programmati sull'Ocoee river, ma poi cancellati per i noti fatti dell'11 settembre che sconvolsero l'America, ma direi il mondo intero.

Spero di essere stato esaustivo, prima con le cronache delle gare e poi con l'analisi di quanto successo. Mi scuso se ho annoiato il lettore e per eventuali errori  inviterei chiunque a segnalameli per una doverosa correzione. 

Occhio all'onda! 





Dove nasce l'errore?

Eravamo rimasti alla spinta delle gambe e al concetto isometrico nel cambio di direzione. Ora dobbiamo capire quali sono i nostri riferimenti per mettere in atto questo tipo di manovra. La tecnica moderna è cambiata molto soprattutto nel modo in cui ci si approccia ad una risalita, ma non solo.  Rispetto ad un tempo ci  si prepara, in linea generale, molto  prima e il riferimento preciso è sul palo interno. Ma attenzione! Questo riferimento non deve essere confuso come punto per eseguire la manovra di rotazione o di cambio di direzione. Qui l'abilità dell'atleta è proprio quella di riuscire a mantenere costante e con margine questo preciso punto di rotazione, che in realtà costituisce solo un passaggio. Il passaggio sul  palo non è il momento in cui gli atleti migliori girano il loro scafo, anzi il palo è solo un doveroso punto da rispettare e da mantenere ben distante. Aspetto questo che per molti atleti non è chiaro e limpido come dovrebbe essere. C'è la tendenza a stringere sempre sul palo, ma l'errore più grande però è quello di utilizzarlo come punto per fare la manovra, invece di considerarlo solamente come riferimento da (nel caso servisse) schivare, specialmente in un passaggio in discesa.  
E' impensabile discendere su un tracciato di slalom con l'idea di non commettere mai errori. In realtà una prova tra i pali è una correzione anticipata di possibili errori successivi. Quindi... dove inizia tutto ciò? Anzitutto, in un atleta evoluto, nasce nella sua mente ancora prima di essere messo in atto, quindi nella sua strategia nell'affrontare una determinata manovra che può toccare l'apice in gara. Infatti l'atleta messo nella stessa condizione in allenamento difficilmente commetterebbe questo sbaglio ancora.  Per risolvere questo eterno dilemma, nonché problema, dobbiamo affrontare il tutto dal punto di vista tecnico e cioè  allontanandoci dai pali delle porte per mettere in essere quelle manovre di rotazione o cambio di direzione che invece devono essere fatte prima o dopo il passaggio della porta. In sostanza dobbiamo passare la porta pensando in anticipo alla manovra e alla porta successiva usando tutti quegli spazi che stanno prima o dopo il palo. Questo concetto è chiarissimo in una disciplina come lo slalom speciale nello sci alpino, ma lo è altrettanto nella discesa libera. Immaginatevi arrivare in un cambio di direzione a 120 km. all'ora diretti sul palo e pensare di girare. Nello sci, dove non ci sono penalità si va sul palo, ma già  con la direzione della porta successiva. 
In canoa slalom, se è pur vero che la velocità è inferiore viceversa dobbiamo tenere conto della potenza dell'acqua che ovviamente condiziona il nostro approccio alla manovra successiva. 

Proseguiremo a parlare del riferimento visivo che ovviamente anche  in slalom assume un aspetto molto importante  


Occhio all'onda!



Il terzo elemento

Concordiamo credo tutti che se usiamo la parte superiore del corpo nella sua integrità possiamo esprimere maggior forza. Come siamo tutti convinti nel dire  che le gambe, quindi la parte inferiore, è fondamentale per spingere e per guidare la canoa fra i paletti dello slalom.  C'è un terzo elemento che si inserisce tra questa unione di forze e che ci può aiutare molto a velocizzare il nostro gesto  nello slalom. Ora senza andare a scomodare la logica-matematica di Newton ed evitando di perderci nella giungla del principio della relatività di Galileo noi tutti possiamo capire che se usiamo queste due forze (up body + down body) in modo contrastante possiamo ottenere per l'appunto l'effetto molla che offre maggior dinamicità al nostro gesto e che noi chiameremo "il terzo elemento".
Molto spesso però ci si dimentica di questa opportunità e si lavora con le due entità sullo stesso piano frontale andando ad utilizzare principalmente solo  la forza delle braccia, spingendo  la nostra imbarcazione  in una precisa direzione che muta all'unisono sugli stessi piani sagittali. Per sfruttare al massimo questa opportunità dobbiamo avere cura di lavorare su piani sagittali diversi, che vengono poi a relazionarsi e a congiungersi a rotazione terminata. 
Detta così dà l'idea di essere una cosa molto complessa ed in effetti lo potrebbe essere se noi non andassimo  a spaccare quei meccanismi che purtroppo molte volte sono insiti  nell'apprendimento motorio. Si impara un gesto per segmenti e poi molto spesso perdiamo il passo successivo che è quello di integrare il conosciuto con la risposta del nostro corpo o dei mezzi che utilizziamo.  Questo è il passaggio più complesso, ma una volta capito e fatto proprio si va a dominare e a gestire a proprio uso e consumo lo stesso gesto motorio.
Scendiamo però ancora di un gradino ed entriamo in acqua per capire questi concetti che sono alla base dello slalom.
La dissociazione tra parte superiore ed inferiore diventa fondamentale nei cambi di direzione, quindi nelle risalite, dove l'effetto molla diventa determinante per ruotare velocemente e per non far perdere velocità al nostro scafo.
"Il terzo elemento" ha tempi ben precisi che devono esser rispettati, cosa non sempre facile da capire e da far capire ai nostri atleti presi dalla voglia di pagaiare senza fermarsi mai. La sensazione di fatica e la sensazione di remare velocemente  dà sicurezza all'atleta offrendogli tranquillità psicologica. Elementi però che spesso e volentieri non sono attendibili, anzi molto svianti.
Sicuramente si lavora sempre troppo poco sulle gambe, che viceversa diventano elemento fondamentale per una buona riuscita dell'effetto molla. Dobbiamo avere cura di inserire esercizi di questo tipo anche a secco per far capire bene i confini di questi movimenti e tutte le sue sfaccettature, nonché  le sue potenzialità.
Le gambe quindi trasmettono alla canoa ciò che nasce dal movimento dell'up-body, ma servono addominali e dorsali ben allenati per riuscire a fare tutto ciò. E qui è inevitabile inserire il concetto di isometria del movimento, nel momento in cui abbiamo la parte superiore del corpo sul piano sagittale e la parte inferiore che viceversa rimane sul piano frontale. 


                                                                      ... prosegue

APPUNTI TECNICI

Ci sono diversi argomenti tecnici che mi interessano particolarmente.

Così nei prossimi post affronteremo alcuni temi importanti dello slalom.

- Inizieremo a capire i differenti piani sagittali relativi alla parte superiore ed inferiore del corpo.

- Riferimenti visivi su un tracciato di slalom. 

- Scorrevolezza della canoa












       ... prossimamente  

Mondiale C1 donne cosa è emerso?

Non ci rimane che analizzare la gara della canadese monoposto femminile che ci ha regalato belle emozioni. Al via 26 atlete in rappresentanza di 14 paesi di cui 11 sono passati  in semifinale e 6 hanno raggiunto la finale.
In questa categoria, prendendo di riferimento anche le  gare di Coppa del Mondo, abbiamo quattro atlete che costantemente sono in finale e più precisamente:

6 finali (5 coppe + world) Hoskova
5 finali (4 coppe + world) Franklin
5 finali (4 coppe, non era presente all'ultima gara di coppa + world) Fox
5 finali (4 coppe + world) Lawerence

poi abbiamo in totale 34 atlete in finale su un totale di 60 con un ricambio pari al 56%. Nella finale iridata abbiamo anche 2 atlete (Satkova Repubblica Ceka e Sabitova Russia) che precedentemente non avevano mai preso finale. La prima, Martina Satkova, è la campionessa europea e vice-campionessa del mondo nella categoria Junior.
La qualifica si vince con il 22,20% dal primo K1 uomini e ci si qualifica fra le prime 20 con un distacco dalla vincitrice Hoskova pari ad un 18,06%. La semifinale vinta dall'iberica Vilarruba ha un distacco dal primo K1 men del 26,55% mentre la decima classificata ha un distacco del 35,44%. Si vince l'oro con un 23,52% e si prende medaglia con il 26,26 e con il 27,22%.

A parte questi dati possiamo fare due tipi di considerazioni la prima tecnica e la seconda politica.
Dal punto di vista tecnico si è vista una grande crescita dal 2009 anno di sperimentazione iridata per questa categoria. Entrata ufficialmente dall'anno successivo. Si iniziano a vedere le prime generazioni in rosa nate specificatamente su questa imbarcazione, quindi non più continui cambi di lato di pagaiata, ma maggior uso del debordè. C'è lo sforzo da parte delle atlete di concentrarsi più sul debordè che sul cambio di lato di pagaiata. E' il caso del bronzo iridato e cioè la transalpina Oriane Rebours classe 1988 che inizia giovanissima a pagaiare ovviamente in k1. Poi a 20 anni si avvicina a questa specialità e in un primo momento decide di portarle avanti entrambe.  Poi  il C1 diventa per lei una vera opportunità e si concentra solo sulla canadese monoposto, il suo obiettivo è mutuare dagli uomini stile e tecnica. Anche Jessica Fox ha cambiato nella sua marcia trionfale, lato sette volte, molto meno di un tempo, e Franklin, l'argento iridato, sei. I miglioramenti si vedono costantemente e presto tra le ragazze in ginocchio la concorrenza aumenterà notevolmente.

Politicamente le cose si complicano. I tedeschi non spendono un becco di vecchi marchi per investire in questa specialità e spesso e volentieri le lasciano a casa come è successo ai questi mondiali. Gli slovacchi hanno poca carne al fuoco e i cechi ci credono qualcosina in più. Poi ci sono nazioni completamente assenti e tra queste l'Italia che non ci pensa minimamente ad investire sulle donne in canadese giudicando dalle convocazioni a raduni e gare.  Noi in Brasile, oltre ad Ana Satila, cresciuta notevolmente in quest'ultimo anno, abbiamo inserito nel gruppo della nazionale altre tre atlete di cui una si dedica a tempo  pieno solo alla canadese monoposto. Poi con i settori giovanili si prosegue il lavoro sia in kayak che in canadese singola e doppia.

L'ICF tiene sotto stretta osservanza questa categoria pronti ad inserirla nel caso in cui il CIO ponesse pressioni per una parità tra uomini e donne. Inserimento olimpico che dovrebbe arrivare con i Giochi del 2020, voce questa che si fa sempre più sentire nell'ambito internazionale. Certo è che l'inserimento non deve però penalizzare il C2 sarebbe veramente assurdo e discriminante per una categoria e una specialità che ha fatto la storia del nostro sport. Oltre al fatto che i numeri confermano l'attenzione di molti paesi per questa specialità.

Ora non  ci rimane che  analizzare le gare a squadre che hanno perso il valore di un tempo considerando il fatto che non c'è una contropartita olimpica. Alla fine faremo il punto per nazioni.



Volevo rendere partecipi tutti che sto cercando di  pubblicare un libro su questi campionati del mondo, nei prossimi giorni lancerò un sondaggio per capire quanti di voi potrebbero essere interessati all'acquisto e decidere se proseguire nel lavoro iniziato.

Occhio all'onda!