Sequenza di pagaiata dopo una risalita

Nello slalom la porta in risalita riveste sempre più un ruolo determinante al fine di conseguire un buon risultato. Tornarci sopra spesso e volentieri è necessario in molti lavori tecnici, ma soprattutto è fondamentale capire dove intervenire per migliorare, altrimenti si rischia di allenare un gesto errato. Più osservo gli atleti allenarsi e gli allenatori ad allenare mi accorgo che si pone troppa attenzione e cura nel come affrontare la porta in entrata e spesso e volentieri ci si dimentica lo scopo finale di una gara e cioè arrivare al traguardo il prima possibile. Si pensa molto e ci si allena anche molto su come impostare la risalita e di come guadagnare metri preziosi in entrata e magari poi si risalgono metri per uscire dalla stessa prima di andare ad imboccare la porta successiva.  Si è disposti a prendersi molti rischi in fase di entrata, tagliando  sul palino interno, e non si è disposti viceversa ad accorciare la traiettoria in uscita, ma soprattutto scatta un meccanismo, in fase di uscita, che è quello di mettersi in attesa per "godersi" quanto fatto precedentemente! In realtà propio questo momento, fisiologicamente e mentalmente necessario in un tracciato di slalom, dovrebbe essere associato al momento di entrata in cui la barca, una volta impostata, può godere dello scorrimento dato dalla pagaiata e dalla velocità di entrata che presto si trasformerà in rotazione e successiva in spinta di uscita. Una volta che la canoa ha roteato bisogna lasciar correre la punta verso valle e aiutarla con una pagaiata nel senso opposto dell'aggancio. Usualmente invece è consuetudine dopo il "Duffek" dare ancora una pagaiata sullo stesso lato quasi riportando la punta a monte con l'idea di prendersi tempo e sicurezza prima di proseguire la discesa verso la porta successiva. 

La sequenza corretta in una risalita a sinistra:

- duffek che si sfila e si adatta all'angolo di rotazione della  

  barca
- palata a destra con forte spinta di piedi (la ricerca è 

  quella di sentire la pala particolarmente dura da tirare) e
  questa pagaiata diventa  il primo colpo di una sequenza di 
  pagaiate successive. 

La sequenza errata in una risalita a sinistra:

- duffek statico
- estrazione del duffek con punta ancora verso monte
- pagaiata sullo stesso lato del duffek

Mi monta una rabbia furibonda quando i miei atleti si fermano dopo aver tirato l'aggancio (Duffek) o si fermano se ritengono che l'entrata non sia  di quelle super veloci e spettacolari. Io per abitudine faccio finire sempre i percorsi non su una risalita, ma su una porta in discesa, come normalmente avviene quando si taglia il traguardo di una gara. Di norma anche prima di una risalita piazzo una porta in discesa perché, come si suol dire, i problemi non arrivano mai soli!
E' chiaro a tutti che l'impostazione di una risalita è fortemente condizionato da ciò che ci sta prima e da che cosa ci sta dopo oltre al fatto delle condizioni di acqua. In questo caso noi stiamo analizzando quella che si può considerare una risalita tipo classica con un approccio diretto e con una uscita chiara verso valle.
In sintesi mi permetto di dire che dopo l'aggancio nella stragrande maggioranza dei casi il colpo successivo deve essere un pagaiata sul lato opposto per rientrare il più velocemente possibile nella condizione ideale di pagaiare verso il traguardo!

Occhio all'onda!

Mondiali con sorpese nel Kayak in rosa

E siamo arrivati a parlare delle donne in K1.  Ho già scritto molto sulla vincitrice che è stata la vera protagonista in rosa di questi mondiali. Abbiamo però la possibilità di fare un'analisi più in generale su questa categorie e diciamo subito che la media delle finaliste è stata  di 28 anni e pochi mesi. Mentre per le medaglie l'età si abbassa di un anno.
Si vince la qualifica (Maialen Chourraut) con un 13,35% dal miglior K1 uomini (Boris Neveu)  e si accede in semifinale con un distacco dalla prima classificata del 6,60% (Veronika Vojtova). La vincitrice della semifinale (Jessica Fox) ha un distacco del 15,16% dal primo K1 men Lucien Delfour e l'ultimo tempo utile ha un distacco dalla prima donna del 3,80% (Bethan Latham). L'oro  (Jessica Fox) si mette al collo con un 10,88% di distacco del primo k1 men (Neveu) e si prendono medaglie con un distacco dello 0,10% e del 4,45% dalla vincitrice di categoria.
Ci sono 7 nazioni in finale. Germania ne piazza tre, Great Britain due e poi una per Australia, Francia, Repubblica Ceka, Austria e New Zeland.
Le sorprese in negativo più eclatanti sono state l'eliminazione in semifinale della campionessa del mondo e olimpica in carica Emilie Fer, del bronzo olimpico di Londra 2012,  Maialen Chourraut che aveva vinto la quarta gara di coppa del mondo, se pur in casa, e aveva passeggiato in qualificata conquistando  però la prima posizione e Jana Dukatova che aveva centrato tutte e 5 le finali in coppa del mondo. Come lei solo l'austriaca Kuhln che  vince la overall su tutte e porta a casa la sua prima coppa del mondo dopo i due titoli iridati nel 2010 e 2011. Fuori addirittura in qualifica la bi-campionessa olimpica Elena Kaliska, già campionessa del mondo nel 2005 e al suo attivo ben 6 coppe del mondo. 
La francese Fer sembrava dovesse essere inghiottita dai vortici artificiosi del canale di Deep Creek ogni volta che metteva la pala in acqua. Tocca la risalita 8 e poi perde una vita nel traghetto per prendere la risalita successiva numero 9. Nell'onda di metà percorso si  perde e quando entra in retro alla porta 15 sembra chiedersi che cosa ci sta facendo lì!  La sveglia arriva con una puntata  sul palino di destra della porta 16 e lì si capisce che sarà dura se non impossibile passare in finale. Per avere la conferma di quanto sopra detto basta aspettare la porta 19 che tocca e che le consegna la certezza di essere eliminata. Lo stesso Courinier, suo allenatore e compagno di vita, non corre più passeggia e inizia  a pensare a che cosa dovrà dire alla sua "amata" atleta per consolarla di questa figuraccia dopo tante aspettative.  La spagnola in semifinale sembra essere molto appesantita e la sua canoa ne risente, non scorre come sa fare solitamente. Il suo tempo è altissimo e anche senza la penalità alla 5 in risalita non avrebbe raggiunto al finale. La slovacca è veloce in tutta la prima parte, ma  si perde alla 19 per poi andare a toccare la 21 stupidamente. Lei registra il tempo di 123,92. Con 123  ci sono ben sei atlete, tra loro la differenza è solo di qualche decimo:

  8^ -  Fiona Pennie 123,25
  9^ -  Melanie Pfeifer 123,27
10^ - Betham Latham 123,47
11^ - Ana Satila 123,53
12^ - Aleksandra Perova 123,82
13^ - Jana Dukatova 123,92


Le prime tre passano e le prime due prenderanno medaglia. Le restanti tre guardano la finale da bordo pista! 

Se noi prendiamo in esame i risultati relazionati alla nazione possiamo dire che i francesi sono stati decisamente fuori dalle loro aspettative considerando anche che Nouria Newman, vice-campionessa del mondo, ha mancato l'appuntamento con la finale. Altra delusione arriva dalla Spagna che aveva tutte le potenzialità per fare molto bene con le donne. Altra delusione con la Slovenia, male sia Eva Tercelj (18esima) che Ursa Kragelj (28esima). Mentre Polonia, Stati Uniti e Canada praticamente non si sono viste eppure ci si aspettava tanto da Dana Benusova oggi signora Mann. Cresciute molto bene invece New Zeland con Lukas Jones allenata da alcuni anni da Walsh che fu un  grande k1 e che oggi dimostra pure di essere anche un eccellente allenatore. Note positive anche per il Brasile che con Ana Satila, 11esima con 4 penalità, ha fatto un gran salto verso la parte alta della classifica in una specialità che sempre di più si arricchisce di tanti nomi di valore e nulla più è scontato. La conferma ci arriva anche dalla Coppa del mondo. Infatti su 50 finaliste abbiamo 27 atlete  in rappresentanza di 11 nazioni, quindi un 54% di new entry.


Occhio all'onda!  

Jana Dukatova grande delusione ai mondiali 2014

Lukas Jones la piacevole sopresa 2014 del panorama mondiale
 
Maialen Chourraut in azione, sulla sinistra con le mani rivolte al cielo Xabi Etxaniz il suo allentore e il padre di sua figlia



Mondiali Deep Creek - gara C1 uomini


terza parte con approfondimenti sulle canadesi monoposto 

Del vincitore ho già detto molto e quindi non mi soffermerò su questo grande fenomeno, voglio solo dire che dagli States arriva la notizia che Fabien Lefevre sta lavorando per riuscire ad usare la stessa imbarcazione sia per il  C1 che per il K1.  In sostanza, la sua idea è quella di cambiare solo l'impostazione interna della barca. Lui parte da questo concetto: "perché avere barche diverse se poi il tracciato e uguale per tutti?" Interessante e da approfondire.
Per restare sul tema barche dobbiamo fare una riflessione in relazione a cosa è cambiato portando il peso del C1 a 8 kg. come il K1 e ridimensionarlo ai 60 cm. Tema che riprenderemo a breve. 

Ritorniamo però alla gara a stelle e strisce da poche settimane conclusa.

Durante la stagione, tra Europei e Coppa del Mondo, abbiamo assistito ad un dominio importante degli slovacchi. Slafkovsky vince la prova continentale su  un Martikan ritrovato e che ha cambiato vesti, dal rosso al bianco candido. Poi quest'ultimo prende 5 finali e vince la coppa del mondo con una vittoria (Praga) un secondo posto (Tacen), due terzi posti (Londra, La Seu) e un 4 posto (Augsburg). 5 finali anche per Slafkovsky (chiude la coppa in 4^ posizione), 5 finali anche per Benus (3^ nel world Cup standings). Secondo in coppa del mondo ci sarà David Florence grazie a 4 finali con 1 vittoria (Londra... non a caso) due  argenti (Praga e Augsburg) e un 9 posto a Tacen; mentre sull'ultima gara ritroviamo vincente il già campione del mondo Denis Gargaud Chanut che fu 4^ agli europei con un tocco e non salì sul gradino più basso del podio per 0,9 decimi. Fa gran bene in coppa anche lo sloveno Benjamin Savsek che centra 4 finali su 5, mentre Franz Anton, l'uomo dai due nomi e senza cognome, entra in due finali e cioè Praga e Augsburg. Fabien Lefevre su cinque prove di coppa prende solo una finale e più precisamente all'ultimo appuntamento e cioè ad Augsburg. C'è sempre ben piazzato anche lo spagnolo Ander Elosegi che è 5^ agli europei con un gran tempo, ma con un tocco e prende tre finali di coppa (Londra, Praga e La Seu) sulle quattro gare a cui era presente.
Con queste premesse iniziano i mondiali e nelle gare di qualifica non ci sono grosse sorprese. Le vince Slafkovski con un margine di oltre due secondi su Benus e terzo è Anton, 4^ Benzin seguito subito da Martikan. Tanto per la statistica diciamo che lo slovacco di Liptovosky è al 4,5% da Neveu che aveva vinto la qualifica tra i K1 e sarebbe stato il 19esimo tempo tra i kayak uomini. Sempre per la statistica evidenziamo il fatto che i primi 7 C1 si sarebbero qualificati anche fra i K1. L'unico che veramente rischia grosso è Elosegi il basco che è 30esimo davanti all'australiano Fabris di 0,26.
Arriviamo al giorno della verità con semifinale e finale e qui le sorprese sono tante. Apre le danze Ander Elosegi che fa capire che non è mondiale per lui: tocca la 16 e subito dopo pasticcia tra la 18 e la 19. Rischia di cadere in acqua e si salva per il rotto della cuffia, ma perde una eternità! La gara si anima con la discesa di Haneda il giapponese trapiantato a Bratislava per allenarsi. Takuya Haneda fa una gara onesta e senza penalità e mette una buona ipoteca al passaggio del turno. Subito dopo è in gara Fabien Lefevre  e fa una gara magica il suo 107,12 è un gran tempo. Incanta e si galvanizza. La prima vera sorpresa arriva con il transalpino Gargaud che non può sperare di accedere alla finale con 6 penalità. L'ho visto troppe volte indeciso e spesso e volentieri cadere con il peso sulla pagaia. Nel frattempo escono di scena anche gli italiani Colazingari e Cipressi. Il primo avrebbe  il tempo per la finale se pur lasciando più di un secondo nel traghetto 8/9 e successivamente nell'uscita da quest'ultima gli cade il  fianco sinistro in acqua facendolo dondolare parecchio. Ci sono due penalità di troppo per il sublacense forestale  che da U23 fa sempre molto bene e da senior non riesce a concretizzare tutto il suo potenziale.  Cipressi cambia lato di pagaiata ben 7 volte e al primo cambio rischia grosso finendo lungo sulla 8. Poi crolla alla combinazione killer e qui si chiude il suo mondiale. Questo pagiatore ha grandi qualità, ma dovrebbe concentrarsi di più nel diventare più C1 e non restare, se pur in ginocchio, un Kappa uno con lo spirito... vedasi Lefevre che di cambio pala ne fa uno solo in tutta la gara, eppure anche lui è partito come Cipressi.

Arriva il momento  di un Martikan che sembrava ritrovato dopo le batoste degli ultimi anni. Tocca, entrando con la punta, la risalita 5. Sembra perdere concentrazione salta male alla 8, fa un traghetto cost to cost molto lento e paga in uscita facendo il giro del globo per andare alla porta 10. Solo qui perde da Lefevre 2,19 e  altri 2,21 nella combinazione di porte in discesa 15/16. L'uomo non c'è sembra inchiodato su quella pala bianca. Ancora lento alla 18/19 pur facendola diritta. Il buco però non ha pietà neppure di lui e lo blocca. Le vene del tricipite destro esplodono, ma l'acqua è più forte di lui. Si capisce che sarà dura la qualificazione.
Benjaimin Savsek non parte benissimo e si tira fuori dalla risalita 9 con un debordè di potenza, ma da questo momento in poi si lascia andare ed entra in gara, pagaindo sicuro in tutto il resto del tracciato. Elegante anche alla 19 che affronta in retro. Per lui è finale.
Altra delusione arriva da David Florence numero 1 del ranking mondiale e campione del mondo uscente. Parte malissimo, ma è fantastico a recuperare prima della porta 2 e attacca come è sua abitudine. Esce dalla risalita 14 e gira bene la canoa prima della 15, qui però ha un momento di attesa che risulterà essere fatale. Infatti gli scappa il fianco destro in acqua e arriva lungo sulla 16 in discesa. E' costretto a recuperarla risalendo la morta del canale a destra, ma qui ci lascia il mondiale. Inevitabile la sua esclusione.
Completano la rosa dei 10 i due tedeschi Benzin e Anton, Benus e Slafkovosky, quest'ultimo con una manche veloce e sembrerebbe pure poco dispendiosa per lui. Bozic è in finale giusto per  scaldarsi in vista della finale del C2, poi l'inglese Quinn e il francese Vielliard. Non c'è nessun Ceco in questo gruppo di finalisti e la cosa è decisamente inusuale!

La finale apre con il francese Vielliard, il campione europeo U23 nel 2012 a Solkan davanti al russo  Setkin, campione del mondo junior 2010 e a Colazingari, campione del mondo 2012 e 2014, che sembra appagato di quello fatto fino a qui. Perde tanto tempo all'uscita dalla 9 e poi alla 19 fa un disastro prendendo un 50. Alle sue spalle  Anton che fa una discesa pulita e attaccando ovunque riesce a mettere in piedi una signora finale. Brutto il suo stile da vedere, ma efficace in azione, tutto ciò gli regalerà il bronzo. Savsek è quello che si dice un potenziale campione che fatica ad essere lucido nei momenti importanti. La sua discesa è ricca di errori, si salva non mollando mai la presa. Mi spiego meglio. Inizia ad essere lungo alla 9, poi praticamente si ferma alla 12 ed è costretto a ripartire. Dopo la 19 finisce troppo sul lato sinistro e si infossa nella mortona, ma non molla. I colpi successivi sono tutti molto efficaci e il suo tempo di 108,62 è migliore rispetto alla sua discesa di semifinale di quasi 2 secondi. Si posiziona al primo posto provvisorio e va nel corner del   "Current Leader",  alle sue spalle il pannello con tutti gli sponsor e aspetta il cadavere del nemico!  Forse gli sarebbe piaciuto di più essere al "Sickline" dove chi ha il miglior tempo aspetta gli avversari in una piscina con acqua calda in compagnia di una splendida modella. Arrivano anche i nomi importanti che sono Benus e Slafkovosky. Il primo è appesantito non riesce a far correre la canoa, anche se risolve bene le combinazioni più complesse. Il secondo tocca la risalita 14 e poi praticamente si porta a casa la 22 come ricordo di questi mondiali. Giochi finiti. Del vincitore vi rimando alla cronaca fatta nel giorno della gara, di lui non posso aggiungere altro visto che ho usato tutti gli aggettivi a disposizione.

In finale nella canadese monoposto erano rappresentate 7 nazioni e più precisamente

Slovacchia 2
Germania 2
Slovenia 2
Usa 1
Great Britain 1
Francia 1
Giappone 1

Andiamo a confrontare i tempi con le varie  percentuali.



Il primo C1 vince la qualifica con il 4,37% dal miglior K1 men
L'ultimo C1 si qualifica con il 12,37% dal miglior K1 men
La semifinale in C1 viene vinta con un 5,88% dal miglior K1 men
Il 10^ C1 si qualifica con il 10,92% dal miglior K1 men
Il vincitore nel C1 è al 4,88% dal miglior K1 men
L'argento nel C1 è al 5,78% dal miglior K1 men
Il bronzo nel C1 è al 7,88% dal miglior K1 men


 
Slafkovsky tocca in finale la porta numero 14 entrando con la punta e Peter Kauzer senior si mette le mani nei capelli. Chissà come mai il tecnico sloveno è così rattristato da ciò.

Mondiali slalom guardiamo i C2


... prosegue l'analisi del mondiale di Deep Creek con le canadesi doppie.

                                                                     PREMESSA

Per la canadese biposto andiamo subito a vedere alcuni dati, considerando il fatto che questa specialità è nell'occhio del ciclone e potrebbe essere cancellata dai Giochi Olimpici. A mio modo di vedere, supportato dai numeri, non avrebbe  senso questa esclusione, semplicemente per il fatto che questa specialità è la storia del nostro sport più di qualsiasi altra.

Ecco i numeri: 


C2 38 (76 atleti) - 18 nazioni di cui 9 in semifinale e  8 in finale
K1 uomini  74 - 36 nazioni di cui 22 in semifinale e 8 in finale
K1 donne  44 - 19 nazioni di cui 14 in semifinale e 7 in finale
C1 uomini 51  - 24 nazioni di cui 15 in semifinale e 7 in finale
C1 donne 26 - 14 nazioni di cui 11 in semifinale e 6 in finale

Parliamo subito dell'equipaggio che doveva dominare il mondiale a stelle e strisce e cioè Ladislav e Peter Skantar i cugini slovacchi, già campioni europei nel 2007 e nel 2009, che avevano iniziato bene la stagione vincendo l'europeo sul nuovo canale austriaco.  Non si erano però limitati solo a questo, infatti avevano anche dominato la coppa del mondo con tre  vittorie, un terzo posto e un 9^. Tutto questo  aveva permesso loro di vincere alla grande la coppa, cosa che era già riuscita in precedenza nel 2009 e 2010. In America non sembrano loro, infatti in qualifica pur facendo registrare il secondo miglior  tempo, in seconda manche,  accumulano ben 3 tocchi e finiscono  quarti. Rischiano grosso in semifinale dove di penalità ne fanno ben 4 e prendono l'ultimo posto a disposizione per giocarsi le medaglie.

Una qualifica  che ha visto protagonisti in assoluto i francesi e che comunque ha  lasciato  fuori tanti nomi noti e tra questi i vice-campioni europei 2014 e cioè  i polacchi Szczepaniski/Pochwala e, udite, udite, i campioni del mondo in carica Florence/Hounslow, rei in prima manche di aver saltato la porta 17 praticamente in acqua piatta, mentre in seconda manche le sei penalità sono troppe anche per loro. Fuori anche il bronzo olimpico 2008 e cioè i russi Kuznetsov/Larionov, che per la verità dopo quell'alloro non hanno certo brillato. Forse dopo allora il loro miglior risultato è arrivato proprio quest'anno con il sesto posto al campionato continentale a Vienna a fine maggio.
I 21esimi, primi esclusi, sono gli italiani Camporesi/Ferrari  che si presentavano al mondiale con una finale dell'Europeo agli inizi di giugno (10 posto) , e con una finale in Coppa a Tacen su un tracciato che i due ragazzi  conoscono molto bene. Nelle altre due gare di Coppa furono rispettivamente a Londra (la1^) 15 esimi e a Praga (la 3^) 14esimi. Avevano poi raffinato la preparazione in vista dei mondiali  a Bratislava. La cronaca della gara, per loro, mette in evidenza una prima manche  veloce con 117,17 ma con tre tocchi sciocchi (9/16/24) complice anche un fastidioso vento che poteva far perdere la concentrazione. La seconda discesa è  caratterizzata purtroppo  da un gravissimo errore alla risalita 8 dove i due atleti dell'Aeronautica Militare arrivano lunghissimi  e perdono, rispetto la loro prima discesa, ben 4 secondi e 20 decimi. Il proseguo è stato nell'ottica di non toccare, come alla fine è successo, ma troppo lento. Perdono infatti ancora 2 secondi e 29 fino all'arrivo e in totale hanno un ritardo di 6 e 49 sulla loro prima prova. Per loro significa mondiale archiviato, peccato perché le potenzialità di far bene sono tante, ma se continuano a passare gli anni senza cercare di cambiare sistema di lavoro si rischia di non fare quel piccolo salto di qualità che ancora manca per stare più spesso nelle posizione alte di classifica. La qualifica olimpica è vicina e non c'è più tempo da perdere.
 

La finale ha una logica comune per tutti: 

arrivare alla combinazione 18/19 senza aver fatto grandi errori e con forza ancora nelle braccia oltre ad una buona dose di sangue freddo, perché qui si decide il mondiale. 


Tre le possibili  strategie da adottare :

1. Rischiare il  massimo e provare la buona sorte e       

    soluzionare poi con una retro
2. Prendere la chicken way, come si direbbe fra i free rider,

    e sperare che siano gli altri a sbagliare.
3. Provare a fare tutto diritto.

I francesi prendono la seconda via come gli slovacchi. Gli unici a provare la sorte sono gli sloveni che fanno tutto veramente al millimetro e la buona sorte è con loro. I tedeschi rimasti in gara (Anton/Benzin) rischiano facendo tutto diritto e quasi ci riescono, ma per una leggerezza di Anton il prodiere teutonico, non riescono nell'intento guadagnandosi un 50 per l'intenzionalità, evidentissima, di quest'ultimo a spostare la porta con la testa per far passare il compagno. Sembrava Salvatore Schillaci, il giocatore di calcio meglio conosciuto come Totò (non il canoista torinese grande pagaiatore della canadese monoposto), ai mondiali di Italia '90 quando segnò di testa un goal  all'Olimpico contro l'Austria lanciando la nazionale in "notti magiche"!
Secondo me però  Benzin, che è veloce come un gatto e sapiente come Aladino, si sarebbe infilato dentro senza problemi e loro probabilmente sarebbero saliti sul podio, cosa che invece riesce  a Bozic/Taljat oro magico per la Slovenia, Picco/Biso argento per la Francia  e Skantar/Skantar bronzo per la Slovacchia.

Sembra strano però parlare di una finale della canadese doppia e non citare i gemelli Hochschorner, come è già successo l'anno scorso! Che non vivano un gran momento è risaputo e lo confermano anche a questi mondiali. In qualifica sono 16esimi e poi in semifinale chiudono in 17esima posizione con un 50 alla 19. Pagano  un errore e un modo di affrontare questa combinazione che non è certamente da loro, sembravano due pivelli a lanciarsi dentro una porta nella speranza che tutto fili via liscio. Peter non ha spinto il fratello dentro il ricciolo e si è preoccupato solo di lanciarsi tutto avanti per entrare nella porta, cosa che non gli è riuscita. I tre ori olimpici stanno vivendo una lunga crisi e non riescono uscirne. Le cause sono state ricercate nell'imbarcazione, non ho idea di quante modifiche sono state apportate alla loro ultima versione H4, ma secondo me dovrebbero cercare le cause altrove. Magari prendendosi una piccola pausa e liberare la mente da fantasmi che si sono creati dopo il bronzo olimpico di Londra 2012. 

In fine due parole anche per il mio equipaggio Charles Correa e Anderson Oliveira che chiude un anno internazionale in sicura crescita tecnica. Al mondiale sono stati vicini all'obiettivo di passare il turno. Ora i tempi ci sono, bisogna togliere i tocchi di troppo che stanno penalizzando non poco i  due atleti di Piraju. 





Emblematico il gesto di Pavol all'arrivo della semifinale iridata


                                                                 ... prosegue