"La sera dei miracoli"

                                                su quale treno della notte passerai
                                               su quale treno della notte viaggerai
                      lo so che passerai ma come sempre  in fretta non ti fermi mai

 


Ho passato la serata a disegnare e a viaggiare con la mente e con il cuore, complice la voce di Fiorella con le sue interpretazioni di grandi canzoni che hanno  parole profonde  e che ti portano lontano. Ti rapiscono e se le ascolti ritrovi emozioni che magari non hai vissuto in prima persona, ma che comunque senti anche tue.  Ho degli spazi ancora  bianchi  sulla mia agenda che uso per annotare scrupolosamente una vita che passa e, quando posso, mi piace riempirli con qualche linea tirata più o meno a caso. Mi ero messo di buona lena per continuare ad analizzare il mondiale  e oggi avrei voluto entrare in barca con i C1, ma come ho già detto "la sera dei miracoli" mi ha portato lontano e non valeva la pena ritornare  perché i momenti magici bisogna prenderli al volo e farli propri... aiutano a stare meglio!
Mi sono accorto di essere emozionato pensando a due maestri che alle tre del mattino, dopo una giornata di lavoro sul campo e alla fine di una fantastica cena tra amici, si alzano in piedi ed iniziano a provare dei passi di tango cercando logiche, espressioni  e connessioni. Cercando attraverso il dialogo e il movimento  il confronto su didattiche, gesti e azioni che comunque  ognuno di noi sente e percepisce in modo diverso. L'essenza dell'espressività, che essa sia attraverso il nostro corpo, voce  o intelletto poco importa, ciò che veramente conta  è che venga esteriorizzata, concretizzata, espressa,  attivata e non che rimanga chiusa in chissà quale ego nascosto e personale.  Io cerco di formare atleti che non siano il frutto solo della mia espressività, esperienza ed emotività, ma voglio persone che esteriorizzino il loro essere e su quello costruiscano il loro gesto e di conseguenza la loro vita. La tecnica non è altro che un insieme di gesti che devono essere scoperti e adattati alla genetica di ognuno di noi. Un lavoro profondo che si costruisce giorno dopo giorno senza aver mai paura di confrontarsi e rimettersi in discussione.
Ho sorriso pensando a figure geometriche quali quadrati, cerchi e ora triangoli per dare una forma ad un pensiero e a un movimento che va a tempo di musica e trasmissione temporale epidermica. Forse è solo un motivo in più per trovare e cercare in una scienza esatta la quadratura di un passo o di una figura che però per sua natura ed espressività non potrà mai restare esclusivamente ridimensionata e racchiusa dentro una formula. Il movimento e di conseguenza l'uomo vanno ben oltre ad ogni inimmaginabile concetto matematico, altrimenti se fosse così non ci sarebbero più emozioni e mi sembra che viceversa queste sono sempre più importante e determinanti in ogni singola e magica persona che anima questo pianeta.


Occhio all'onda!


Addentriamoci nel mondiale di slalom appena concluso




Un campionato del mondo di slalom è intriso di  romanticismo, amore e apre le porte  a disquisizioni  filosofiche infinite, ma ci sono anche aspetti prettamente tecnici, matematici e concreti. Mi dispiace molto per Amur e immagino anche per Cri e per tutti coloro che magari apprezzano di più il lato epico dello sport, ma la mia professione e la mia analisi di questo evento richiede anche questo passo, il consiglio che posso dare a tutti è quello di  saltare a pie pari la lettura, che mio malgrado sarà molto fredda e asettica.

KAYAK UOMINI
                                                                        PREMESSA

La finale ci ha regalato una simpatica chicca  quella cioè di avere tre francesi sul podio, cosa che era successa una volta sola ai mondiali  a  Steyer in Austria ed era il 1951, quando Frühwirth, Pillwein e Sausgruber furono oro, argento e bronzo. Diciamo che loro avevano avuto il vantaggio però di gareggiare in casa.
Quest'anno, dopo 63 anni, l'impresa è riuscita  ai transalpini che hanno saputo fare ben di più, nel senso che in realtà di bianchi di Francia in finale ne abbiamo trovati altri tre che ovviamente gareggiavano per altre nazioni (Bersinger Argentina, Delfour Australia e Lefevre USA). Quindi oltre a loro in finale anche l'italiano Giovanni De Gennaro, che bissa la presenza del 2013, Mateusz Polaczyk che fu 3^ l'anno scorso, Sebastian Schubert (vincitore della Coppa del Mondo 2014 e '13)  e la sorpresa  Pavel Eygel, 24 anni il primo marzo, e che da junior aveva avuto una brillante carriera vincendo nel 2008 l'Europeo nella prova individuale a Solkan (Slovenia).
Un poker di questi 10 finalisti era già in finale anche a Praga nel 2013.  Di questi solo il russo e l'australiano, non avevano mai preso finali  in coppa quest'anno, mentre Neveu aveva vinto la prima gara di coppa a Londra e poi era arrivato secondo a La Seu e 9^ ad Augsburg. Il francese però era solo 13esimo agli europei ad inizio stagione con una valanga di penalità. Otto per la precisione.

                                                                           I DELUSI

Vit Prindis, il ceco vice-campione europeo a Vienna, è colui che  aveva totalizzato più presenze in finale in World Cup 2014, ben 4, è sicuramente il k1 che esce più deluso da questa rassegna considerando il fatto che poteva essere l'uomo da battere, vista la sua crescita esponenziale di quest'anno in ambito agonistico. In semifinale incappa in un 50 alla risalita 9 e per lui non c'è neppure la possibilità di contestarla tanto è evidente a tutti.
Tra i grandi delusi con Prindis sicuramente c'è  il suo compagno di squadra nonché campione europeo e vice-campione del mondo uscente  Jiri Prskavec il quale paga il tocco all'entrata alla 14, quando aveva un margine di vantaggio su Delfour di 0,63. Penalità però che lo porta a perdere la concentrazione, infatti  fa molto male la combinazione successiva delle due porte in discesa sfasate e tocca con il tubo della pagaia la 17 in risalita e chiude così il capitolo mondiali 2014.
Chi deve mangiarsi le dita è Fabien Doerfler che al secondo intermedio e cioè ben oltre la metà gara ha un vantaggio di 0,67, sembra cosa fatta per lui accedere all'ultimo atto di questa prova, ma sbaglia clamorosamente la combinazione 18/19 prendendo un due (che poteva essere benissimo un 50) e finendo nella morta di sinistra lasciando lì i suoi sogni di gloria. Chi invece non è mai stato in gara è il franco-spagnolo Samuel Hernanz che a La Seu in coppa aveva messo tutti dietro.  E' lento fin dalle prime battute e non è giornata per lui.
Qualche piccolo rammarico per  lo statunitense Michal Smolen, non tanto per aver mancato l'appuntamento con la finale, ma forse per il fatto che gareggiando in casa avrebbe potuto aver più speranze di ripetere la grande prestazione fatta ai mondiali U23 ad aprile in quel di Penrith dove vinse un oro forse inaspettato da molti. Poi si era galvanizzato anche con il terzo posto in Coppa a Praga che gli aveva concretizzato le speranze. Ma il ragazzo è giovane, classe 1993, e avrà tempo per dire la sua. Il suo anno di nascita sembra essere comunque quello giusto considerando il fatto che suoi coscritti come Jiri Prskavec e Rafael Polaczyk sono rimasti al palo come lui e altri addirittura a casa a curarsi. 

                                                                        LA FINALE

Ha vinto Boris Neveu nato a Lourdes 28 anni fa in un'area vocata allo slalom a due passi da Pau. Cresciuto con l'"aligot", il "cassoulet" e il "roquefort", piatti tipici dei Midi-Pirenei, sorseggiando vini importanti, ma poco conosciuti, come Cahors e Madiran e pagaiando con grandi campioni come Tony Estanguet e con lo stesso Fabien Lefevre con il quale nel 2006 vince il mondiale a squadre a Praga, il terzo era un certo Julien Billaut (oggi allenatore per l'Australia). Ai quei tempi aveva solo 20 anni e un futuro davanti a lui. Tre anni più tardi, nel 2009, è secondo per 0,44 decimi agli Europei a Nottingham dietro a Daniele Molmenti. Nello stesso anno è vice-campione del mondo a La Seu d'Urgell alle spalle di Peter Kauzer e si inizia a capire che il ragazzotto francese ha molto talento e un fisico possente dalla sua e viene preso in "cura" da un certo Sylvain Curiner. Nel 2011 e nel 2013 è 11^ ai mondiali, ma ciò che più pesa è la sua esclusione dai giochi olimpici di Londra 2012, dopo una serie di rocambolesche gare di selezione. Ha anche per alcune ore l'illusione di essere lui il K1 che rappresenterà la Francia a Londra, ma alla fine non sarà così per una serie di interpretazioni errate del regolamento relativo alle gare di qualifica. 

Per arrivare al titolo iridato 2014 passa con estrema eleganza alla semifinale vincendo la qualifica con la sua seconda manche e poi accede in finale con con il terzo tempo  a 1,08 dal vincitore e cioè Lucien Delfour. In finale e sul laghetto superiore sembra terrorizzato dalla possibilità che il suo paraspruzzi si possa aprire  e lo controlla più volte da quando si stacca dal pontile di partenza, prima della fotocellula. Parte molto bene con colpi decisi e senza tagliare le linee.  Entra pagaiando come una freccia dentro la prima risalita a destra, la porta numero 5, e ha un primo tentennamento. Mantiene  la concentrazione e prosegue pur perdendo qualche cosa nel riccioletto dell'onda che stava a monte della stessa porta. Nella combinazione delle due risalite, 8/9, è veloce anche se lascia aperta la possibilità di una  discussione sul fatto che forse con il petto tocca il palo interno della seconda risalita, lasciando molti nel dubbio. Prima di lanciarsi nello scivolone di metà percorso gli scappa il fianco destro, perde leggermente equilibrio e la canoa gli scappa dal controllo, ma riesce a riprenderla in tempo per impostare la porta successiva. E' da qui in poi che secondo me costruisce il suo successo. E' progressivo se pur non fantasmagorico, la sua canoa corre bene e non si affossa mai. Nel momento decisivo, e cioè tra la 18 e la 19, è freddo ma non incosciente, come invece lo era stato Lefevre nella sua finale in K1, lanciandosi nell'onda e tentando la sorte. Boris imposta bene l'entrata alla 18 allargandola da destra verso sinistra. Da un primo colpo potente a destra arretrando con il busto per schivare il palo di sinsitra e in quella posizione spinge subito forte con il sinistro e si prepara a piazzare in acqua il destro in  frenata per far leva e girare la coda. In questo stesso istante è lucido e abile a non toccare il primo palo verde della 19, nonostante che l'onda gli si spezzi addosso.  La pala destra da frenata indietro si trasforma prima in un colpo di controllo e subito dopo in una pagaiata propulsiva per uscire dalla morsa di un ricciolo che non perdona. Qui capisce che può avere in mano la grande occasione e non se la fa più sfuggire.
Gli serviranno 139 pagaiate per mettersi al collo l'oro e 101 secondi e 61 decimi per scrivere il suo nome nella lista dei campioni del mondo in questa specialità, dopo che già ci era andato molto vicino.  Con Joseph Clarke aveva disegnato il nuovo modello di canoa per Gala, la "Tik Tak", che è risultata essere una grande barca considerando il fatto che in finale 5 atleti l'hanno usata. Vajda ha piazzato 2 finalisti  (Biazizzo e De Gennaro), MSComposite uno (Lefevre)  e uno  anche per la ditta di canoe Polaczyk con l'omonimo atleta.
 



CONSIDERAZIONI SULLA GARA DEI K1 MEN

I fatti accaduti sono quelli sopra descritti, possiamo però trarre secondo me delle conclusioni tecniche da quanto visto nei giorni di gara per questa categoria. Nei Kayak ha premiato la regolarità tanto più che il percorso non si prestava certo a colpi di sorpresa, ma pagava per l'appunto la capacità di costruire una gara vincente specialmente sotto il punto di vista tattico. Fatto incredibile che Mathieu Biazizzo, terzo classificato, non si sia dato per vinto neppure  una sola volta nella sua prova di finale. Eppure di errori la sua discesa è piena. Inizia sbagliando l'uscita dalla 5. Poi  alla 9 in risalita è stato costretto a farci il giro attorno perdendo da Neveu 2,26. Poi ancora un 1.50 tra la 14 e la 17. Eppure conquista il bronzo a 1,31.
Bisogna spendere due parole anche per Sebastian Combot che non vince il mondiale per una banalissima penalità alla porta 22 in risalita, ma è artefice, secondo me, della più bella discesa in assoluto di questa gara.  Ora molti sanno che a 20 anni  il francese aveva vinto il mondiale a Foz do Iguaçu davanti a Doerfler e a Walsh con un vantaggio sul tedesco di un secondo e 65. Ricordo che in quel tempo venivamo sommate le manche per la classifica finale.  La cosa successe  per una serie di fatalità impressionanti. Infatti lui era in squadra perché Lefevre aveva dovuto dare forfait all'ultimo minuto per una serie di problemi fisici. Il caso ha poi voluto che quel giovincello mettesse la punta davanti a tutti. Dal quel momento in poi l'atleta, nato a  Lannion alla corte di Jean-Yves Prigent, non sia più riuscito a concretizzare nulla, fino ad oggi che ha rischiato nuovamente di rivincere il titolo iridato individuale. Mi è piaciuto per il suo stile sobrio, ma determinato e per la sua velocità di spostamento con il corpo. Magico poi nei cambi di peso e la sua centralità sulla parte più impegnativa del percorso. Bravo ora però speriamo di rivederlo più spesso nel gotha dei kappisti mondiali. 

Tanto per fare un confronto sottolineo che il mondiale dell'anno scorso è stato vinto con 92 secondi e poco di gara (relativamente al solo tempo) mentre quest'anno  era più lungo di  9 secondi e 09.


                                                                       prosegue...



Biazizzo alla porta 9 in risalita costretto a girarci attorno e vincere ancora il bronzo.


Boris Neveau sullo scatto finale

Un mondiale che finise per entrare nella storia

Ho lasciato un'America che si sta autunnando con le prime piogge e con un venticello fresco fresco di prima mattina. A Deep Creek è partita la metamorfosi dei colori: i boschi verdi brillanti hanno iniziato ad ingiallirsi ed ad arrossare le foglie dei faggi.  Gli orsi si preoccupano per le provviste invernali e le marmotte corrono impazzite quasi fossero le ultime sgambate prima del grande freddo.  Noi lasciamo questi luoghi con  malinconia, come ovvio che sia, e come succede tutte le volte quando la bandiera ICF viene ammainata e  le canoe sono sul tetto dell'auto. Questa volta però l'addio ha un qualche cosa di particolare, forse più profondo del solito e se vogliamo anche molto romantico e solitario.  Vuoi per il fatto che salutiamo amici che non vedevamo da molti e molti anni, vuoi per le emozioni che ha suscitato questo campionato iridato rigettando molti di noi  nel passato come solo una fantasmagorica macchina del tempo sarebbe riuscita a fare. Vuoi per il fatto che non torno ad abbracciare Amur, come dopo ogni grande avvenimento, ma rientro in Brasile con la mia squadra a programmare un futuro che è già iniziato.
Ho la consapevolezza che molte delle persone con cui  in questi giorni ho parlato e che  ho riabbracciato e fotografato, non le rivedrò mai più, ma le porterò comunque sempre con me specialmente nei momenti più duri, che certamente arriveranno e severi sapranno farmi piangere, ma non saranno in grado però di farmi rinunciare ad un sogno che piano, piano giorno dopo giorno si sta concretizzando. Un mondiale che resterà nella storia non solo per chi l'ha vissuto in prima persona, ma anche per tutti coloro che avranno voglia di raccontare e di tramandare le leggende che sono nate su queste acque, in questi giorni di fine settembre, in questi paesaggi dove l'occhio umano si perde senza confini.
Magici misteri nascosti tra un'onda e un riflusso, tra una risalita e una discesa, tra un traghetto e un appoggio, tra una pagaiata ed un aggancio, tra un atleta e l'altro, che concretizzandosi discesa dopo discesa hanno  dato forma alla competizione scrivendo un'altra pagina del mondiale.
E'  inspiegabile  vedere al palo "mitologie slovacche" a contemplare in assoluto silenzio e senza batter ciglio alcuno la loro dipartita. Estasiati, ma nello stesso tempo umiliati da colui che in passato  ha rivoluzionato l'andare tra i pali dello slalom seduto e che da domenica scorsa ha disegnato una nuova era anche nella canadese monoposto. Il sogno americano che si concretizza nello scugnizzo che sbarca con la nave a Brooklyn e che conquista una intera nazione. Se avesse giocato a baseball sarebbe stato Joe di Maggio considerando che anche la sua Marilyn Monroe è una modella bionda che lo avvolge e gioisce con lui. Pagaiando tra i flutti dell'acqua che corre e danzando tra le porte di uno slalom che si fa sempre più stretto e complicato il suo nome  viceversa è  Fabien Lefevre. Un uomo  capace di genuflettere specialisti come Martikan, Benus, Slafkovsky e tanti altri. Capace di credere nei sogni impossibili; capace in due anni di salire sul gradino più alto dell'olimpo divino pagaiando da un lato solo.  Capace di incantare; capace di dare una lezione di vita a tanti; capace di accettare una nuova esistenza pur di arrivare dove sapeva di poter arrivare.

Le storie poi non arrivano mai sole e se l'eroe dei mondiali 2013 ha dovuto uscire di scena quest'anno in estrema sordina c'è chi ha preso il suo posto e, se pur in gonnella, non ha fatto rimpiangere nulla di quelle gesta praghesi di un Florence tanto sincero quanto bravo. L'edizione 2014 ha aggiunto due  particolarità al doppio titolo individuale vinto. La prima che effettivamente è un bis iridato veramente individuale,  senza ovviamente togliere nulla al C2.  La seconda è che cade giusto 25 anni più tardi da quando la sua mamma e il suo papà, guarda caso proprio in terra indiana, vinsero le rispettive categorie nelle prove individuali. La vita non lascia nulla al caso e Jessica Fox è la prova provata di quanto accaduto. Tutto ciò lo puoi ottenere solo se l'impegno quotidiano è massimo iniziando in fasce, se la fede infinita in una passione non conosce limiti, se la genetica ti assiste dal primo momento e se il destino aveva scritto tutto ciò in qualche stella prima che tu nascessi e l'affidasse ad una dea per concretizzare il tutto in una opera d'arte perfetta. Ma si sa anche che il mondo è nato per una casualità in una notte forse di luna piena ed è con questa luce che abbiamo salutato l'America e le sue storie.

Occhio all'onda! 


foto di Balint Vekassy (ICF)

Una storia che si ripete



4 titoli iridati nello stesso anno in due specialità diverse: 2  fra gli Under 23 ad aprile e due assoluti tra ieri e oggi. Quattro titoli iridati in totale quindi:  2 in Kayak e 2 in  C1 a 20 anni e non dimenticate l'argento a cinque cerchi di Londra 2008 quando di anni ne aveva 18. A tutto ciò si aggiunge il fatto che 25 anni fa papà e mamma a pochi chilometri da qui, sul Savage River, vincevano il campionato del mondo in slalom rispettivamente nel k1 uomini e in quello femminile. Il fato ha voluto che con questi due titoli iridati bissasse quanto fatto molti anni prima i suoi genitori.
Jessica Fox inizia a costruire il suo successo già dalla semifinale che non lascia dubbi sul suo stato di forma. Il 116,84 risulta essere il miglior tempo in assoluto e se pur con un tocco riesce a vincere anche questa fase di gara. Una semifinale che elimina grandi nomi del panorama mondiale come la campionessa del mondo uscente e campionessa olimpica Emilie Fer e la vincitrice della qualifica Maialen Chourraut,  ma restano fuori anche la vice-campionessa del mondo 2013 Nouria Newman e personaggi come Katerina Kudejova. In finale la figlia della "Volpe" non ha nessun tentennamento e migliorandosi di oltre due secondi riesce a stare davanti di 0.96 decimi ad una ritrovata Fiona Pennie che ha sperato fino all'ultimo di farcela. Bronzo alla tedesca Melanie Pfeifer distaccata dall'oro di 6 secondi esatti.
Brava, anzi bravissima Ana Satila che in semifinale fa una grande gara con un tempo che le permetterebbe di entrare in finale e li sappiamo tutti che ogni cosa può succedere. Una penalità alla 8 entrando nella risalita e un'altra alla 16 con la punta e nonostante tutto ciò ottiene l'11^ posto: la prima delle escluse a 6 centesimi dalla qualifica. Con 123 secondi di totale ci sono ben sei atlete di cui tre entrano e tre restano sulla riva a guardare le colleghe giocarsi le medaglie.

Gara decisamente potente nella canadese biposto. Tutti ci aspettavamo un dominio assoluto dei francesi dopo averli visti in qualifica dove avevano beccato i primi tre posti. In semifinale cambiano però le cose e Anton/Benzin sorprendono un po tutti con una manche di ottima caratura.  I due, rispettivamente 3^ e 4^ nella finale della canadese monoposto, sono artefici di una prestazione magica, ma si sa che in finale la musica è ben diversa e suona tutta a favore degli sloveni Boic/Taljat che con un percorso pulito e con un tempo di 118,43 lasciano alle spalle Picco/Biso e Skantar/Skantar. Quest'ultimi qualificati con l'ultimo tempo. Anche qui si scrive un'altra pagina di storia considerando il fatto che gli Hochschorner non entrano in finale neppure quest'anno  dopo 13 anni di presenza ininterrotta.

I mondiali si concludono con le rispettive gare a squadre e sotto una pioggia battente, poi tutti di corsa alla cerimonia di premiazione al college e a seguire big party per atleti, tecnici, dirigenti, volontari e amici. Domani si raccolgono tutte le nostre cose e si torna in Brasile, così avremmo modo di capirci qualche cosa di questo mondiale a stelle e strisce.

Occhio all'onda!

P.S. da Limena arrivano notizie di gare di slalom che si svolgono con manche unica e con atleti che ricordano ai giudici i regolamenti per far squalificare una squadra al fine di salire sul podio. Tristezze uniche che ci fanno capire che ormai in Italia siamo alla frutta. Ci beviamo l'amaro e poi chiudiamo tutto... forse è meglio così!


io con il mitico e grande David Hearn, alla sua sinistra  suo  figlio

Sulla sinistra Andre Beher intento a parlare con Scott Shipley






Le magie esistono

Fabien Lefevre in finale alla risalita 17
"Scritta una pagina indelebile nella storia della canoa slalom oggi a Deep Creek"
No, no! Non non ci siamo, proviamo così:
"Pubblico in visibilio oggi in cima alla montagna del lago Deep Creek", mah! neppure così mi sembra adeguato
Forse potrebbe andare con:
"Giornata incredibile per la storia della canoa slalom un solo uomo in cima al mondo" e poi proseguo con la cronaca della giornata.
No, no, non mi piace, troppo anonimo. Ci sono! Metto nome e cognome e poi un aggettivo, uno solo non voglio essere banale, neppure dispersivo o eccessivo. Devo trovare quello giusto però. Ho il nome e il cognome, ma  per la scelta di un solo appellativo si complica perché ce ne vuole uno che posso riassumere tutto quello che questo uomo è riuscito a fare nello slalom dal 2002 a oggi e... non è poco. Dodici anni incredibili per lui, per lo slalom, per il nostro sport, per l'umanità, per il mondo intero. Mi rendo conto di essere limitato, mi piacerebbe essere come Dario Puppo, Gianni Clerici o Federico Buffa, loro troverebbero le parole giuste per raccontare  quanto oggi abbiamo assistito come testimoni oculari.  Ero a metà percorso appollaiato su un pietra e il mondo mi girava attorno collegato direttamente oltre oceano  con Zeno e Raffy... che spettacolo la tecnologia. Ed è su quella pietra che ho riavuto un'emozione forte come quella che avevo provato 25 anni fa seguendo e vivendo in prima persona la gara di Jon Lugbill  sul Savage River. La storia ritorna anche se lo confesso è un'altra storia.
Nessuno, ripeto nessuno è riuscito nell'impresa di vincere medaglie iridate in tutte e tre le discipline olimpiche della canoa slalom. Non esiste uomo sulla faccia della terra che possa dire come lui di essere campione del mondo in tutte le specialità. Ripeto nessuno! Solo lui è un campione del mondo in K1, C1 e C2. Forse qualcuno avrebbe il coraggio di dire che in C2 è si campione del mondo, ma a squadre. E io dico, a coloro che obiettano ciò, due volte campione del mondo a squadre in C2 e due argenti iridati in questa specialità nella prova individuale.
Il kayak lo ha rivoluzionato lui. Infatti, è grazie a questo atleta, se oggi la tecnica si è così evoluta e la gara tra i paletti dello slalom ha preso una precisa direzione. Nella canadese biposto è partito dal nulla ed è arrivato al top più velocemente della luce. In C1 ci ha impiegato un po di più, ma alla fine ha ottenuto il massimo.  Se ci penso a mente fredda la cosa mi sembra impossibile. Come può un atleta nato in kayak e con il  quale ha vinto due mondiali oltre a due medaglie olimpiche senza contare tutta un'altra serie di successi, riuscire poi a cambiare specialità, mantenendo comunque il primo amore con ottimi risultati (in finale l'anno scorso e quest'anno) e vincere i campionato del mondo davanti agli specialisti della disciplina nati e vissuti in ginocchio? C'è qualcuno in grado di spiegarmi tutto ciò? Io fatico non poco a darmi una risposta, eppure non sto sognando è successo veramente. Oggi è stato semplicemente fantastico a partire dalla semifinale che ha dominato. Sembrava volasse. Aggrediva le porte una per una e passava oltre senza guardarsi alle spalle, senza tremori o paure.  Ecco il suo vero successo, la sua vera forza, la sua spinta interiore è la sua capacità di non mollare mai davanti a nulla e a nessuno.  L'ho visto, in questi anni, allenarsi duramente, scendere dal K1 e montare subito sul C1. L'ho visto arrivare per primo e andare via per ultimi su molti campi di gara,  guardando sempre avanti, superando momenti estremamente difficili e  con la decisione di scappare via dalla Francia per approdare nella terra dello zio Sam. Una Francia che lo aveva deluso, abbandonato, dimenticato. Se la semifinale per molti poteva sembrare un capolavoro, la finale è stata l'apoteosi. Un sunto di tecnica, forza fisica e mentale. Una enciclopedia vivente con pure il CD in allegato.  Lo scrivevo alcuni giorni fa: l'istinto del kayakista si sta trasformando  in quello di un C1 considerando il fatto che l'avevo visto cambiare lato di pagaiata molto meno di un tempo. Infatti in semifinale e  finale ha cambiato lato solo una volta: tra la 15 e la 16 passando da destra a sinistra. Neppure la combinazione 18/19, che ha visto spegnere a molti i sogni di gloria,  ha messo in discussione il suo stato eccelso di oggi. Due discese fotocopie, due, lo ripeto, opere d'arte da rivedere, assaporare e raccontare nelle  future fredde notti invernali con un buon cognac fra le mani e con i nipotini che ti guardano ad accendere il fuoco nel caminetto.

Ah! Forse ci sono, posso partire così per il post di oggi 20 settembre 2014
       

       "Fabien Lefevre semplicemente magico!" 

... scusate per l'aggiunta dell'avverbio, ma ci stava bene. 

Potrei dire anche che la pagina di storia scritta oggi non si è fermata qui e si è ripetuto quello già successe nel 1951 ai mondiali di Steyer (Austria) quando tre atleti della stessa nazione, per l'appunto l'Austria, presero tutte e tre le medaglie nel k1 men con Fruhwirth (1^), Pillwein (2^) e Sausgruber (3^). Oggi a ripetere quella memorabile impresa sono stati i francesi nel k1 uomini con Neveu (1^), Combot (2^) e Biazizzo (3^). La cosa era  già riuscita invece nella canadese monoposto (1979 e 1989 con la squadra USA) e nel kayak femminile (1993).
Gli slovacchi si stanno invece avvicinando al record degli americani per vittorie consecutive nella prova iridata a squadre nel C1 maschile. Infatti è da 5 edizioni che Slafkovsky, Martikan e Benus vincono questa prova. Gli manca ancora una medaglia per eguagliare gli uomini a stelle e strisce.

Lo sento non ho scritto nulla di Giovanni De Gennaro, bravo con il suo sesto posto, in teoria secondo come nazione, considerando i vari mercenari transalpini scappati a gareggiare per altre nazioni. Non scrivo nulla del dramma che abbiamo vissuto con Ana Satila per una assurda protesta del team inglese nei suoi confronti per un 50 non dato all'ultima porta che l'ha lasciata fuori dalla finale e che non esisteva, come avevano riportato nei loro statini i due giudici di porta e il video-judge.  Magari a mente più fredda e meno cattiva commenterò anche la decisione presa dal presidente del boarding dello slalom che è andato contro il regolamento. Ci sarà tempo anche per questo.
 

Chiudo dicendo che ho avuto l'onore di preparare la cena al presidente dell'ICF, José Perurena, che con il presidente brasiliano Joao Tomasini e il presidente italiano Luciano Buonfiglio sono stati graditi ospiti a casa nostra per una, spero, buona carbonara assaporata con un merlot californiano.  Come dolce: fragole con panna.

Occhio all'onda! 


Foto ricordo per il Team Brasile di Slalom con il tesorirere ICF Luciano Buonfiglio, con il 3^ Vice Presidente e con Josè Perurena presidente ICF e membro Cio



Concluse le qualifiche e arrivano anche i primi nomi dei finalisti nel K1 men

Non ho pranzato oggi, ma mi sono fatto fuori praticamente un sacchetto di "York".  Forse non tutti conoscono queste delizie che sono la risposta americana agli  "After Height" inglesi. Dalla loro però hanno in più  il fatto che sono più spessi del collega britannico e ti lasciano il palato più profumato e nello stesso tempo ti caricano di  energia.
"Get the sensational dark chocolate covered - peppermint patties" recita il loro moto ed è stato anche il mio per la giornata di oggi considerando il fatto che la piacevole sensazione di cioccolata è arrivata  dalla conquista di  un'altra semifinale nel Kayak femminile quella di Ana Satila, mentre l'aroma della menta piperita  è stato sfiorare l'accesso in semifinale per il mio C2 composto da due giovani atleti quali sono Charles Correa e Anderson Oliviera. I due ragazzi di Piraju sono cresciuti molto in questo ultimo anno peccato solo che abbiamo dovuto interrompere la preparazione  specifica dopo il primo ciclo di coppa del mondo per mancanza di acqua sul canale in Brasile e per una serie di problemi burocratici che non sto qui a spiegarvi considerando il fatto che sarebbe troppo lungo e dispersivo. Brava Ana che dopo aver conquistato la semifinale di ieri in C1 oggi ha saputo farlo anche da seduta, cosa decisamente non facile costretta a migliorarsi di ben tre secondi da una manche all'altra portandosi a 4"e 34 dalla basca Maialen Chourraut che tra una poppata e l'altra scende in acqua e mette la punta davanti a tutte le colleghe di canoa che però certamente non stanno allattando come lei la piccola figlioletta Ane di 15 mesi. Fra le donne rimangono fuori la bi-campionessa olimpica Elena Kaliska e l'italiana naturalizzata Stefanie Horn. Troppe penalità per loro e tempo alto per accedere al turno successivo. Le sorprese non sono mancate neppure nella canadese doppia sia per quello che riguarda la testa della classifica sia per gli esclusi. Andiamo per ordine dicendo che i cugini d'oltralpe sono stati fantastici piazzando tre equipaggi nei primi tre posti. Superlativi Labarelle/Peschier che in seconda manche volano ovunque. Evidentemente il fatto che Nicolas Peschier si concentri solo in una specialità porta a degli evidenti vantaggi. Nelle retrovie invece si contano i feriti. I più gravi sicuramente sono i campioni del mondo Florence/Hounslow  che finiscono in 22esima posizione dopo una prima manche con un salto di porta e una seconda discesa lontana dal loro potenziale. Fuori anche Camporesi/Ferrari decisamente in giornata no.  Il buon Pietro scarica la responsabilità, a commento delle loro discese sul noto social network,   ad un risveglio fatto male e archivia velocemente un anno di lavoro e non solo. Bisognerebbe però indagare più in profondità per capire le reali cause di un movimento azzurro che ogni anno che passa sta inesorabilmente regredendo e che è costruito solo sui talenti e le individualità. Non c'è una vera scuola italiana di slalom e non si vuole neppure provare a costruirla. Non sarebbe male, invece di dare accrediti di altri e tute della  nazionali a persone sconosciute, portare giovani allenatori a fare esperienza nel  disperato tentativo di rilanciare la canoa. Si capirebbe che anche partendo da zero si possono creare le basi per uno sviluppo mirato ad una crescita collettiva e con una logica che aveva portato risultati anche in Italia e sempre su quelli si sta andando avanti.  Invece si insiste a dare fiducia a chi sta trascinato nel buio anche  il settore velocità, peccato perché il presidente non è certo uno sprovveduto!

Pomeriggio di fuoco in cima alla montagna del lago a ridosso delle piste da sci con  i kayak uomini per la semifinale su un tracciato (Ettore ti prego non dire nulla, rischi di essere pesante e ripetitivo) ...

Bene! Dicevo: semifinale al cardiopalma che mi sono goduto con animo sereno considerando che il mio atleta è partito fra i primi e che un salto di porta lo ha messo fuori dai giochi quasi subito.
Grande prestazione, secondo me, per  Sebastian Schuber che mi ha dato l'idea di essere stato sempre perfettamente lucido e determinato in ogni pagaiata. Il tedesco finisce in seconda posizione dietro all'australiano, pardon francese naturalizzato fra i canguri, Lucien Delfour al quale vanno tutti i miei complimenti. Non l'avevo mai visto così bene e veloce come in questa occasione. Ottimo anche Giovanni De Gennaro che con una condotta di gara regolare  è bravissimo a centrale la finale iridata anche quest'anno.
Entrano nei 10  praticamente sei francesi. I tre "regolari" Neveu, Biazizzo e Combot, più i tre che vestono la maglia azzurra-celeste dell'Argentina e cioè Thomas Bersinger, quella a stelle e strisce USA con Fabien Lefevre e quella giallo verde dell'Australia con Lucien Delfour. Completano la rosa, oltre ai sei di madre lingua francese, il polacco Mathieu Polaczyk, presente anche l'anno scorso in finale a Praga dove fu bronzo, l'italiano Giovanni De Gennaro finalista anche lui a Praga 2013 con un 10^ posto, il russo Pavel Eigel, 25esimo nel 2014 e chiude il gruppo dei fantastici dieci il tedesco Sebastian Schubert.

Domani, oggi già in Italia, le prime medaglie per C1 men e donne e ovviamente per K1 uomini e gare a squadre per queste specialità.

Occhio all'onda!



il mio amico allenatore Ludovic Boulesteix francese ma allena gli svizzeri

Il vincitore delle qualifiche in C1 Men che prepara la barca per la semifinale

Jasmin che si rilassa dopo aver ottenuto il pass per la semifinale nel k1 donne

Canoe all'interno del museo della canoa allestito per i campionati del mondo








I km percorsi oggi fino a poco per seguire i miei atleti impegnati in gara

Le emozioni non finiscono mai

Lo dico subito così non ci penso più, anche perché so che non potrei restare zitto: l'emozione più forte della giornata è stata quella di essere riabbracciato da Jon Lugbill che ho rivisto dopo 10 anni. L'ultima volta che ci siamo incontrati era ad Atene ai Giochi Olimpici nel 2004. Lui era commentatore televisivo dell'evento, io direttore tecnico della squadra nazionale italiana di canoa slalom e discesa. Inutile nascondere la gioia nel ritrovare un amico che ha scritto la storia del nostro sport. Jon Lugbill, solo pronunciare questo nome mi da gioia e una forza unica, immaginate che cosa sia stato per me quell'abbraccio e sentirmi chiamare dalla leggenda vivente della canadese monoposto... a stento ho trattenuto le lacrime dalla felicità.
Lui è sempre uguale, sorridente, solare come un tempo abbiamo avuto solo modo di salutarci perché entrambi impegnati. Lui a correre dietro le richieste dei vari mass-media presenti, io a seguire i miei ragazzi. Pochi minuti, ma ricchi di significato. Aggiungo anche questa e poi chiudo con i miei personalismi e sentimentalismi di  vecchio lupo di fiume  e passo alla cronaca delle gare. A fine giornata, mentre stavo andando al "race office" a prendere le classifiche ufficiali e gli ordini di partenza per domani ho avuto modo di incontrare pure Bill Endicott con sua moglie e mi sono fermato a scambiare quattro parole. Come sempre lui è molto curioso e ha voluto sapere tutto della mia vita dal 2007 e cioè dall'ultima volta che ci siamo visti. Lui aveva avuto una piccola collaborazione con la squadra cinese in occasione dei campionati del mondo di canoa slalom proprio a Foz do Iguaçu dove ora vivo.  Bill Endicott oggi è un uomo impegnato con il comitato olimpico americano per tenere corsi agli allenatori di tutti gli sport e tiene conferenze in molte parti del mondo.

Le gare sono andate come ci si poteva immaginare alla vigilia e cioè con poche sorprese. L'unica vera è stata l'eliminazione dello sloveno Bercic fra i C1, reo di due discese con troppe penalità. Chi ha rischiato molto è stato Ander Elosegi che ha staccato l'ultimo biglietto possibile per prendere il via alla semifinale di sabato. Lo spagnolo, anzi meglio il basco, quest'anno ha preso tre finali in coppa del mondo, mentre l'anno scorso aveva sciupato malamente il mondiale nella finale alla porta numero nove, dopo una conduzione di gara perfetta. Gran seconda manche di Stefano Cipressi che con sei cambi di pala, e cioè praticamente ad ogni risalita, ha portato a casa qualifica e tanta fiducia per affrontare una semifinale con tanta energia e reali possibilità di accedere alla finale. Roberto Colazingari ha una prima discesa discreta, peccato solo per una penalità di troppo. Il suo tempo è di 19 centesimi più lento rispetto a quello del marinaio Cipressi, al quale però bisogna aggiungerci una penalità.
Mi è piaciuto per semplicità ed efficacia Alexander Slafkovsky e specialmente  in prima manche dove con 100,98 aveva di  fatto lanciato la sfida al mondo. Staremo a vedere cosa succederà.
La specialità in rosa della canadese ha tagliato le gambe a tutte e tre le americane e pure alle canadesi. Dalle americhe è passata solo Ana Satila che con il nuovo C1 ha guadagnato in abilità e velocità.

Nel Kayak maschile ci sono alcuni atleti di spicco che in  prima manche saltano delle porte e rischiano non poco.  Così è stato per  Fabian Dorfler, Mateusz e  Rafal Polaczyk, Michal Smolen, Jure Meglic che devono mantenere i nervi ben saldi per riscattarsi nella seconda discesa. Impresa che riesce indistintamente a tutti e cinque con la felicità di passare in semifinale. Bravo anche Pedro  Da Silva, il nostro "Pepe",  che è passato in semifinale grazie ad una seconda discesa molto reglare a ridosso dei migliori atleti al mondo. Una grande crescita per il Brasile e per tutto il movimento dello slalom che si sta impegndando molto in vista di Rio 2016.

Non ho commentato il tracciato di gara per le qualifiche e non lo farò visto che ormai sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Io credo però che a questo punto dovrebbero essere gli organizzatori e in seconda battuta il broad-casting a lamentarsi vivamente di quanto viene proposto dai tracciatori  con la supervisione dell'ICF. Così facendo si perde in spettacolo e in suspense oltre  al fatto di annientare la fantasia agli atleti che si vedono costretti a gareggiare come ai miei tempi, certo gloriosi ovviamente, ma passati e con materiali che permettono ben altre evoluzioni. 

Occhio all'onda!


io con la leggenda degli allenatori William T. Endicott e sua moglie Abigail















Open Ceremony all'insegna del passato

Lo sapevo che ci sarei cascato e che non avrei resistito all'emozione rivedendo e rivivendo il passato che ha segnato a caratteri cubitali il mio cuore e la mia vita.  Le  lacrime poi sono  arrivate  puntuali quando, durante la cerimonia di apertura di questi Campionati del Mondo di canoa slalom,  Abigail Bingham  Endicott ha cantato l'inno dell'International Canoe Federation. Lei sola in mezzo al palco con una voce che non ha subito trasformazioni nonostante l'età e con quel sorriso dolce e amabile che mi ha rassicurato quando giovanissimo trascorsi molti mesi  a casa sua a Brookmont per allenarmi con la leggenda degli allenatori nonché suo marito Bill e con i suoi atleti che rispondevano ai nomi di  Jon Lugbill, David e Cathy  Hearn, Bob Robison, Kent Ford, Richard Weiss, Eric Jackson  e tanti altri.  Abigail la ricordo intenta a scrivere note e parole di questo inno  per noi canoisti, quando rientravo a casa e mi chiedeva che cosa pensassi e se mi sembrava interessante.
Quello stesso spirito si è più volte nuovamente concretizzato questa sera, nella grande palestra trasformata in teatro  al Garrett  College qui a McHenry,  anche quando nel suo discorso di benvenuto  Joe Jacobi  ha ricordato che l'ultima prova iridata negli States è stata esattamente 25 anni fa e ha invitato gli allora partecipanti ad alzarsi in piedi. Un trionfo di sentimento ed emozioni quando è partito  il filmato della gara di Jon Lugbill proprio sul Savage River a pochi chilometri da qui. Tutti però ci aspettavamo che con l'applauso finale che ha accolto il suo trionfo di  25 anni fa ci fosse la sorpresa di una sua apparizione, magari al centro della sala e solo per un attimo  per fermare il tempo e per non lasciare dubbi sulla sua esistenza.  Le leggende però non si fanno vedere. Vengono alimentate giornalmente dalle parole e dai ricordi, la loro concretezza rischierebbe di frantumare, come neve al sole,  un'epoca magica e decisamente unica per molti aspetti. Io, se devo essere sincero, però ci conto che Jon faccia una scappatina da queste parti, fosse solo per un attimo, giusto il tempo per stringergli la mano e dirgli ancora grazie per quello che mi ha saputo regalare nel passato e che porto sempre con me. Per oggi mi è bastato sentire il mio nome dal suo allenatore Bill che mi ha stretto a sé per salutarmi calorosamente. Questo è ciò che rimane di importante nella vita e ne vado fiero!

Da domani non più sentimentalismi, non più rimpianti, se mai ce ne fossero stati, ma solo concentrazione sulle gare di qualifica perché la storia i miei ragazzi devono iniziare a scriverla con le loro gesta e non già mai con le parole.

L'ultimo doveroso rigo lo uso per augurare a tutti i 291 atleti,  in rappresentanza di 47 paesi,  buona fortuna e che lo spirito dell'acqua che corre vi accompagni in ogni pagaiata

Occhio all'onda!  


Due ori iridati già vinti!


                   I campionati del mondo iniziano domani con la cerimonia di apertura, ma ci sono già due medaglie d'oro vinte e sono quelle di Sideris Tasiadis e di  Claudia Bar. Il mondo dello slalom conosce molto bene questi due atleti sia per i loro risultati sportivi sia per il loro grande amore che da alcuni anni li unisce.  Lui pagaia in C1 ed l'argento di Londra 2012, lei è una bellissima ragazza che nel 2011 è salita sul gradino più alto del podio europeo e solo l'anno scorso ha vinto l'argento nella gara a squadre iridata. Un bellissima coppia, uniti dalla passione per la canoa e in modo particolare per lo slalom, con la vita davanti e con l'energia enorme che possono avere due atleti nel massimo del loro splendore fisico, morale e mentale.  Lei ha iniziato a pagaiare a 10 anni nel 1990 quando nasceva Sideris. Poi entrambi giovanissimi sono entrati nella squadra nazionale ottenendo da subito belle vittorie e affermazioni anche in campo internazionale. A fine settembre una brutta storia si è intromessa tra loro e Claudia ha scoperto un male che quando ti prende ti lascia basito e stupefatto, tanto più se colpisce un'atleta che presumibilmente conduce una vita integerrima e attenta ad ogni cosa. Un inverno passato a lottare per sconfiggere un destino crudele tra medici, ospedali e cure. Poi la ripresa ritornando anche a pagaiare. L'avevo  incontrata pochi mesi fa  ad Augsburg in occasione della "ECA Cup Junior" e avevo rivisto una Claudia sorridente e serena. Tutto sembrava essere passato tanto che anche Tasiadis, che le è sempre rimasto vicino, era  in coppa del mondo per preparare il mondiale a stelle e strisce. Poi sembrava tutto pronto per andare a giocarsi il campionato del mondo negli USA, invece la decisione di rinunciare, perché a casa Claudia ha bisogno di avere Sideris vicino in un momento che si prospetta ancora impegnativo e difficile.
Immagino però che l'insistenza di lei per spingere Sideris a venire da queste parti per gareggiare e per continuare in quella passione che li ha uniti e che hanno fortemente condiviso, sia stata forte.  Ma, la vera gara mondiale per Tasiadis, ora  è quella di restarle vicino, di darle forza, di gridarle che non deve mollare, che deve reagire, perché questi mali senza pietà e  figli di una ragione a noi  umani non comprensibile vanno combattuti prima da dentro e poi bombardati dalla scienza che ha fatto passi da gigante in questi ultimi decenni.
Claudia e Sideris stanno gareggiando assieme, ora su un'unica canoa per portare a termine un percorso netto, senza penalità, schivando le difficoltà con la destrezza e l'abilità che sempre li ha contraddistinti nelle loro gare e nelle loro discese tra i paletti dello slalom e con lo spirito dell'acqua che corre. E noi preghiamo lui perché  possa dare a loro tutta l'energia necessaria per farli trionfare e per riportarceli nel nostro mondo il prima possibile.


Occhio all'onda! 

- 1 Ufficializzata la start list

Ora è chiara la politica di alcune nazioni per il futuro dello slalom! Perché? semplice basta  prendere in mano la start list dei prossimi campionati del mondo di slalom e lo capirete anche voi. Vi tralascio l'ora e mezza passata al Team Leader Meeting di questo inizio di settimana  che non è altro che una perdita di tempo considerato il fatto che ti spiegano quello che c'è già scritto sul manuale che abbiamo in mano da diversi giorni. Se poi devi fare alcune correzioni o aggiustamenti ti prendi anche parole dal presidente del boarding, quindi verrebbe da chiedersi: ma che cosa serve la riunione se non per confermare o modificare quello che troviamo già  scritto e consegnato in corso di riunione? Rinfacciarci una perdita di tempo calcolata in 6 minuti mi sembra veramente ridicolo! Se veramente non si vuole perdere tempo allora eliminate questa formalità che non serve a nulla, ma che viceversa si rende obbligatoria pena la cancellazione dell'intero team dalla manifestazione.
Dicevo che l'ordine di partenza è una vera e propria dichiarazione di ciò che le nazioni più potenti stanno cercando di fare per portare avanti, in visione olimpica, la specialità del C2 oppure sopprimerla a vantaggio della Canadese monoposto femminile.
Prendete ad esempio la Germania che non ha portato nessuna donna in ginocchio oltre oceano, facendo così saltare il campionato del mondo a squadre in questa specialità. Se chiedete però a loro il motivo di questa assenza diranno che è per problemi economici, mai ammetteranno il disegno politico chiaro che stanno portando avanti. Ovviamente questa nazione ha tutto l'interesse di proseguire con una specialità che ha sempre regalato a loro grandi risultati e io aggiungo una specialità che è nella storia del nostro sport e che non si può e non si deve cancellare assolutamente.
Opposta la posizione dell'Australia che, come tutti sappiamo, viceversa sta cercando di eliminare il C2 a vantaggio della canadese monoposto femminile dando come principale motivazione l'equità numerica fra uomini e donne richiesta dal Cio, cosa però manipolata e non completamente vera.
Super partecipata la categoria maschile del kayak in cui è stato ufficializzato il ritiro di Daniele Molmenti. Notizia che ha zittito per un attimo la sala, anche se per la verità la cosa era già nell'aria e l'informazione era già  trapelata in questi giorni.  Saranno 80 gli atleti al via nel K1 uomini.
Numerosa anche la partecipazione nel kayak femminile con 54 atlete. Nella canadese monoposto gli specialisti al via saranno 55, mentre 26  le donne in ginocchio. Canadese doppia affollata con 38 equipaggi al via che significa 76 atleti. Per un totale di 291 atleti in rappresentanza di 47 paesi.
Domani (oggi per chi è in Europa) ultimo allenamento, poi si entra nel vivo e non ci resterà che iniziare a giocare duramente anche noi.

Occhio all'onda! Ettore



- 2 Partire dalla fine


Partiamo dalla fine e cioè dal barbecue della cena di questa sera per il compleanno di Leonardo Curcell: una buona scusa quindi per accendere il fuoco e per mangiare buona carne in compagnia. Il resto è routine per un campionato del mondo e cioè: allenamento nell'ora prevista, analisi video, esercizi di allungamento, riunione con i tecnici, staff e atleti, riposo e programmazione per la settimana entrante.  
Ho però approfittato del sole per fare qualche fotografia  agli  atleti del gruppo di sviluppo dell'International Canoe Federation che sta seguendo il progetto chiamato "Expand & Extend Woman and Canoeing". In sostanza si tratta di un lavoro che il boarding dello slalom ha affidato all'allenatore francese Didier Baylacq per assistere atleti di nazioni che non hanno allenatori e pochi aiuti economici.  Per questi mondiali, considerato il fatto che ci sono  21 atleti in rappresentanza di 12 nazioni da seguire, Didier è stato affiancato da Pablo McCandelss, atleta  che ha gareggiato per il Cile dal 2004 al 2009 partecipando ai giochi olimpici di Beijing chiudendo in 16 posizione,  e da Maria Ferekidi anche lei atleta ai giochi olimpici e che qualche anno fa si è sposata con Benoit Peschier, il campione olimpico in K1 men di Atene. Ora la cosa mi sembra molto limitante visti i frutti di questo lavoro degli ultimi cinque anni che è stato molto frammentario e con l'unico obiettivo di portare gli atleti ai mondiali per aumentare il numero di partecipanti rispetto ai paesi. Si pensi che  al via in questo mondiale ci saranno 47 nazioni (di cui ben 15 con un solo atleta) contro le 49 dello scorso anno,  ben lontani dal record di paesi presenti che fu ad Augsburg nel 2003 con 74 nazioni.
Secondo il mio modesto avviso il progetto è troppo riduttivo se si vuole veramente crescere con il numero di nazioni a livello mondiale sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo. Questo però è un altro problema e non è il caso di affrontarlo ora ad una settimana dal mondiale, anzi a tre giorni dalla sua apertura, magari potrebbe essere un bell'argomento da dibattere al prossimo simposio degli allenatori che se verrà confermato si farà a fine ottobre a Parigi. 

C'è un aspetto interessante però emerso oggi in allenamento sotto il punto di vista tecnico che spero sia entrato nella testa dei miei atleti e cioè il fatto che la gara è la somma di tanti gesti che hanno però solo un filo conduttore che è quello di far correre sempre la canoa. Sembra una banalità, ma non lo è considerando il fatto che molto spesso negli atleti c'è solo la voglia di tirare  senza pensare a null'altro il che implica ad aumentare a dismisura la percentuale di errori con l'automatica conseguenza di perdere molto tempo in manovre all'apparenza molto facili e quotidiane.

Occhio all'onda! 



- 3 Si cresce ad ogni discesa

                                                                                   Oggi pioggia e vento e aria decisamente fresca, per fortuna che l'acqua sul canale non  è così terribile. Poi i ragazzi scendono sul canale e spariscono le perplessità. Si lavora per un'ora intensamente e ci si dimentica di tutto e di tutti. E' il momento clou: è lì che la nostra giornata prende forma ed energia, tutto il resto è solo contorno. Ogni allenamento dà fiducia e soprattutto porta confidenza nei propri mezzi. Ogni discesa ha la forza di scrivere interi capitoli nei  neuroni degli atleti che cercano di individuare il filo conduttore di un canale che sembra volersi nascondere nei ritorni d'acqua e timidamente esibisce  onde a volte troppo lente e irregolari e a volte bizzarre per loro natura e definizione.
E' bello seguire passo dopo passo l'evoluzione dei propri slalomisti che ora hanno nel sorriso la loro vera forza. Interessante rendersi conto che nessun altro allenamento riesce ad avere l'intensità che hanno viceversa queste discese a pochi giorni dalle gare. Hai atleti attenti a tutto che cercano nei tuoi occhi e nelle tue parole conferme alle loro sensazioni. Sono particolarmente sensibili è qui che capisci l'importanza dell'evento e la sua forza catalizzante in ognuno di loro. Non è  infatti difficile entrare in clima gara,  immaginandosi tribune piene, gente festosa, tracciati, tempi, video e tutto ciò che è connesso ad un evento che concluderà la stagione. Così facendo  si simula la competizione in ogni allenamento.
La domenica ormai prossima chiude la settimana con una simulazione gara: l'ultima prima delle qualifiche che arriveranno puntuali fra qualche giorno, quando cioè filosofare poco servirà. Allora avremo storie da raccontare e da commentare che poi ci accompagneranno a lungo nella nostra vita.

Ultima nota oggi è arrivata da casa e più precisamente dal Canoa Club Verona che ha festeggiato il suo campione Raffy con una festa e con un poster commemorativo. Un bello stimolo per il giovane C1 che fra non molto riprenderà la scuola e con lei anche gli allenamenti accompagnato come sempre dal fratello Zenotto che piano piano, dopo l'infortunio, si sta riprendendo. 


 Occhio all'onda!