Ranking ICF e campionati italiani slalom assoluti

Ranking ICF K1 men

Ranking ICF K1 women

Il sistema di ranking ICF non è male, ma è un pochino artificioso e a volte poco rispecchia la effettiva realtà in campo. In sostanza viene aggiornato 4 volte all'anno e vengono prese le migliori 5 gare del ranking sulle 44 utili degli ultimi  2 anni.
L'ultimo aggiornamento è di pochi giorni fa e alcune cose sono cambiate come ad esempi nel kayak maschile. Prende la testa Fabian Dorfler grazie la vittoria in coppa a Tacen di qualche settimana fa. Se noi però andiamo a vedere quali sono le 5 gare che contribuiscono al risultato dobbiamo risalire alla coppa del mondo di Praga del 2012. Alle sue spalle i suoi compatrioti  Schubert (vincitore della coppa dello scorso anno) e terzo Hannes Aigner attuale leader provvisorio in Coppa nel K1 con 136 punti, 11 di vantaggio sul ceco Vit Prindis. Il primo italiano nel ranking è Daniele Molmenti sedicesimo e solo ventiquattresimo Giovanni De Gennaro su 423 inseriti nel ranking ICF, mentre in coppa  il neo-campione italiano è al 7^ posto con 92 punti. A proposito di Campionati Italiani senior di Slalom andiamo a dare un'occhiata a cosa è successo in Val di Sole giusto in questo week-end e facciamo una prima analisi.
 

Hanno partecipato 41 barche  gara per 35 atleti effettivi. Le società presenti 15 di cui 12 hanno disputato con i loro atleti la finale di domenica.
22 i K1 uomini, 6 nel kayak femminile, 11 C1 e 2 C2. Le gare a squadre hanno visto 3 società al via nel K1 uomini e 1 nel k1 donne.
Neppure l'ombra di donne in canadese e gare a squadre per C1 men, C2 e C1 donne.
Partecipazione piuttosto scarsa nel complesso, poi sono mancati nomi di prestigio come Molmenti, Horn e Colazingari oltre a Ivaldi fermo per problemi fisici. Uno dei  motivi di questi numeri esigui è sicuramente la scelta della data per questo campionato italiano decisamente fuori luogo, considerando il fatto che molti atleti che avrebbero potuto partecipare sono già in Macedonia per i campionati europei junior e U23. Mi chiedo se nel momento della stesura dei calendari non si pensi a ciò. La stessa cosa si ripete costantemente con i calendari junior inserendo il campionato italiano di questa categoria a maggio in piena attività scuole per le ultime verifiche dell'anno. Il campionato italiano, massimo obiettivo per un giovane, deve essere posto a fine stagione quando cioè questi atleti hanno sfruttato al massimo le vacanze estive per allenarsi e crescere sportivamente.
Le prime considerazioni tecniche evidenziano settori decisamente in crisi considerando il fatto che entrano in finale ultra quarantenni con distacchi abissali. Il settore femminile è alla frutta senza togliere nulla alla bella e sorridente Angela Prendin, comunque una grande amica,  che da alcuni anni ha smesso di pagaiare e oggi si ripresenta e indossa la maglia di campione d'Italia.
Società professionistiche, finanziate dai contribuenti, che stipendiano tre addetti nel centro a loro disposizione e poi schierano al via un solo atleta. Qualcuno dovrebbe pur renderne conto in questi tempi di tagli globali! Senza considerare poi che escono concorsi per atleti e l'unico sport che non chiede rinforzi nel settore è la canoa slalom. 

Ma torniamo al ranking internazionale e anche nel settore femminile cambiamenti al vertice. Dukatova fa due salti e prende la testa davanti a Fer e un passo avanti anche per Fox che passa dal quarto al terzo posto. Passo avanti anche per l'austriaca Kuhnle che dal 7^ passa al 4^ posto. Retrocede  Kudejova di un posto. Prima italiana 19^ Horn.
Nella canadese monoposto vertice invariato con il solito Florence seguito da Slafkovsky. Il vero salto in avanti dal 13esimo al 3^ posto lo fa un certo Michal Martikan che prende la testa in coppa con 165 punti su Savsek e Florence.
Primo italiano nel ranking ICF Cipressi 18esimo mentre in coppa è 12esimo.

Gli Hochschorner perdono il primo posto nel ranking e finiscono al 5^ posto e lasciano lo scettro a Klaus/Pesche. Gli Skantar, primi in Coppa,  fanno un salto di 3 posizioni e si piazzano in secondi davanti  e Bozic/Taljat che guadagnando un punto. 

Fox sempre al comando nella canadese monoposto femminile.


Occhio all'onda!


Scavare dentro di sé e didattiche diverse per giovani atleti



Gli scarabocchi fatti  ieri durante l'allenamento sembrano aver ottenuto l'effetto sperato. Oggi ho visto i miei atleti proseguire su quegli  obiettivi e cioè curare l'uscita dalle risalite lasciando spazio all'entrata. Questo mi consola e mi dà energia per proseguire su questa strade, anche se ciò non significa che le cose siano andate meglio tecnicamente. Infatti spesso e volentieri quando si cambiano determinati stati e  sicurezze   otteniamo subito l'esatto opposto che riassumerei col sostantivo: disastro! Ma il cammino è lungo, la strada si accorcia, ma non sempre diventa in discesa. Anzi molte volte si complica e per esprimere il proprio potenziale bisogna scavare in profondità e cercare solo lì l'elemento che molte volte fa di un buon atleta un campione.

Tra una discesa e l'altra, sia alla mattina che al pomeriggio, ho visto in acqua Etienne Daille. Il numero 1 del ranking mondiale in K1 fino a pochi giorni fa, come molti sanno, ha madre praghese e padre francese. I suoi genitori si sono conosciuti alle gare di canoa dove nacque l'amore a prima vista e si sposarono nel 1989 anno in cui Jerome vince la coppa del mondo e nasce Etienne.  Il papà, Jerome per l'appunto,  era un raffinato pagaiatore di C2 e in coppia con Gilles Lelievre fu uno dei protagonisti in questa specialità dal 1987 al 1995, poi pagaiò ancora due anni con Nil Georgel. La mamma, Michaela Buddeusova, a livello internazionale  partecipò ai campionati del mondo di Bourg St. Maurice nel 1987 e alla coppa del mondo l'anno successivo. 
Vedere in acqua oggi Etienne mi ha ricordato molto suo papà con cui ho condiviso parecchie gare. Erano gli anni in cui io facevo l'atleta professionista e per i transalpini  nutrivamo una sorta di recondita invidia per la loro organizzazione e per il loro grande movimento canoistico.
Etienne è un kappa uno decisamente anomalo rispetto a quelli che possono essere considerati i modelli in questa specialità. Lui usa uno scafo (Winner Pro)  progettato dal padre ed è fatto su misura per le caratteristiche del figlio. Diciamo che è molto diverso e richiama molto quelli che erano i C1 di un tempo. Piatto che sta sopra l'acqua considerando anche che Etienne non supera i 65 kg e il suo modo di andare è decisamente spinto al massimo. Lui è uno di quelli che nelle risalite entra diretto e non ci pensa due volte a cacciarsi dentro e uscire con un colpo solo. Questa tecnica gli ha dato sicuramente soddisfazioni in modo particolare nel 2012 quando vinse la coppa del mondo e  andò alle olimpiadi ottenendo un  7^ posto. L'anno successivo un calo e quest'anno è rimasto fuori dalla squadra per i campionati del mondo. Al di là di tutto ciò oggi mi ha dato la possibilità di fare alcune considerazioni. L'ho visto allenarsi duramente, provando anche combinazioni decisamente complesse  che forse  difficilmente si possono trovare in gara, ma utili per allenarsi in situazioni estreme. Ogni tanto propongo ai miei atleti un lavoro  che chiamo "impossible moves" una reminiscenza i quando mi allenavo con Bill Endicott e il suo "dream team".
Consisteva per l'appunto in una serie di combinazioni altamente complesse magari di sole due tre porte, ma praticamente impossibili da fare. Se si riuscivano a fare si aumentava la difficoltà visto che non erano più impossibili!
Questo tipo di allenamento è molto utile per sviluppare al massimo le proprie abilità, e cambiare determinati schemi mentali e neuronali. 

Mi sono fermato poi ad osservare due gruppi diversi di ragazzini che erano in acqua ad allenarsi. Uno di un club russo e l'altro del club locale. Tutti  giovanissimi atleti dai 10 ai 14 anni, ma con due approcci didattici completamente diversi da parte dei loro allenatori. I russi facevano fare una serie di percorsi corti con tanto di tempi e con l'allenatore, munito di megafono, che credo, considerando che il russo ancora non lo comprendo, guidava i ragazzi durante la loro discesa. Alla fine di ogni prova si fermava con ognuno di loro spiegando eventuali errori in maniera molto dettagliata. Il gruppo dei cechi invece era molto libero con tracciati a scendere molto lineari da fare seguendo l'acqua. Due gli aspetti decisamente diversi. I ragazzini e le ragazzine ceche avevano il sorriso stampato in faccia e materiali, come canoe, pagaie e salvagenti adatti alle loro caratteristiche fisiche. I russi invece con visi molto seri e materiali non per tutti ideali.
Bene! Guardando si impara sempre e sarebbe bello tra 15 anni poter capire l'evolversi di questi ragazzi per tirare delle considerazioni. Per il momento mi sono goduto a meditarci sopra. 



 

Occhio all'onda!

Uscita dalle risalite fase critica

Oggi ho dovuto tirare fuori il mio block notes dalla borsa con pennarelli e penna e ho iniziato a scarabocchiarci sopra  le traiettoria in uscita dalle risalite e le relative entrate. Una brutalità di segni che avevano il compito di far entrare in testa ai miei atleti quali devono essere le  linee da seguire quando si esce dalle risalite.
Il principio base dello slalom è: non fermare mai la canoa, rallentarla sì per impostare alcune porte, ma evitare gli stop brutali. L'idea di per sé, e a mio modo di vedere, è molto facile e intuitiva, difficile però per gli atleti capire questo concetto e metterlo in pratica. L'idea loro è sempre quella di percepire fatica e di tagliare le porte in entrata. Poca attenzione viene posta sull'uscita della porta. E' come nella vita si guarda sempre che sia tutto perfetto quando si inizia e poi invece non si pone attenzione al cammino che si sta percorrendo. Si pensa di guadagnare tempo a discapito della qualità, che invece alla lunga paga più di ogni altra cosa.
Se non si perde tempo in uscita dalle risalite, significa anche non aver perso tempo entrandoci perché la barca continua a correre.


Gli errori più frequenti sono quindi:

- stringere entrate o preparare male l'anticipo
- salire alti per uscire dalla risalita
- pagaiare due volte dallo stesso lato
- inclinazione della canoa
- recuperare energie nel momento sbagliato

Del primo e secondo punto ho spiegato a che cosa mi riferisco. Per i successivi, che sono correlati tra loro, sono  i veri punti di forza dei migliori atleti. Ad esempio prendete Kauzer e Molmenti alcuni anni fa che erano praticamente invincibili. Il loro guizzo migliore  era il colpo in uscita dalle risalite. La loro canoa nel momento preciso in cui usciva dalla risalita subiva  una accelerazione   ulteriore grazie alla loro potente pagaiata, alla giusta inclinazione della canoa e al loro stato mentale perfetto. Si vedeva proprio la canoa avanzare brutalmente. Mentre nella maggior parte degli atleti al di sotto di questi due fenomeni si nota un vero e proprio processo di rallentamento in questa fase.

 
Come si possono aiutare gli atleti a togliere questo errore?
Dobbiamo prestare molta attenzione e dobbiamo avere molta costanza se vogliamo togliere questo bruto vizio ai nostri atleti. Quindi attenzione a:

- tracciato che diventa determinante. Infatti dobbiamo fare in modo che la porta successiva alla risalita sia posta in modo tale da obbligare gli atleti a girare la propria canoa verso valle e pagaiare per andarci e non farsi trasportare semplicemente dall'acqua
- gli obiettivi che poniamo ad inizio allenamento devono essere chiari e non molti, sempre uno al massimo due e ricordarli durante l'allenamento.
- analisi video in linea con la risalita e magari a camera fissa e successiva visione per far vedere bene all'atleta che cosa succede.

Per l'ultimo punto bisogna approfondire il concetto sulle variazioni di ritmi gara. L'errore che gli atleti fanno spesso è quello di aver un momento di pausa giusto fuori dalle risalite riassettando le linee per la porta successiva. Ciò non si può fare perché è giusto questo il momento in cui la canoa perde spesso e volentieri velocità. Bisogna però capire quando un atleta deve recuperare energie e concentrazione. Perché ovviamente non si può pensare di andare sempre a tutta. Ecco quindi la necessità di variare la propria velocità di corsa per mantenere alta viceversa la velocità costante.
Ritorneremo su questo punto devo preparare l'allenamento di domani e andare in milonga. Questa sera a poche centinaia di metri dall'albergo ce n'è una a tema Tango Nuevo... speriamo bene! 


Occhio all'onda! 

Thank You Jamie

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I felt strange this morning as I was observing the boys and girls in their canoes.  I was on the bridge of Troja but I was thinking about the news I had read when I woke up this morning.  One of those things you would never like to read, one of those situations you would never like to come across on a river, but ….life is made up of these things too and we have to accept them  just as we accept what we are given each day and enjoy every moment of it.  One of the legends of slaloms has left us, a man that has been someone to look up to for us for many years after  the bronze medal he won at the 1972 Olympic Games.  That is, when an American athlete jumped onto the podium, up until then occupied by Europeans and above all  Eastern Germans.  He was a 21 year old boy from Maryland  with his C1 and armed with  a great desire to paddle after his international hit at the World Cup  competition in Meran the year before.  He paddled on  up until the 1985 World Cup when 4 Americans  in their C1 s  won 4 places  out of the first 7! His idea of leaving the canoe only lasted a short time, as two years later and, due  to the 1992 Olympics, he decided to try as a twosome with Lecky Heller.  They won a silver at Bourg St. Maurice in 1987 and the first official edition of the World Cup in 1988.  My memories of them are of sacred monsters, their paddles had  handles  like those of the shovels  that are on Land Rovers for digging out the snow or the sand in the desert,  and not the classic olive ones.  I remember their typical American smiles and I can still remember their  voices, the typical English  of American westerns.  They dived into the waves of the Isere with its icy water  in their short sleeves without any fear of the cold or of the difficulties  of the river, smiling! Those were the years of great adventures on tropical rivers or in the Himalayas.  The years when we spent the winters in Costa Rica on the river Reventazon  chasing  dreams of eternal youth.  Diving into waves as big as mountains, goings through the rapids with enormous boulders, paddling down to the valleys and going up again in the  train in the middle of the jungle.
We’re in 1992 and he and his friend qualify for his second Olympic Games in the slalom.  There is no point in my saying that he was the only athlete present 20 years after the German Olympics.
The only slalom racer able to do this.  He came fourth and decided in the end to pull out,  giving rise to the legend in our imaginations  of young athletes who race after dreams of glory.
They say that he retired to a lake to write books and plan journeys to rivers all over the world.  They spoke about Jamie immersed in his thoughts and I imagined him there  at peace on the shores of a lake writing stories about us canoeists.  Then they told me that he had got back into a canoe to try to qualify with his son at his third Olympic Games.  He didn’t succeed and fell ill a short time afterwards.  The diagnosis was cancer and they gave him a few months to live.  He managed to fight it for a long time, more than could be hoped for, but the other day even the great and one and only Jamie McEwan  had to give up but without lowering his eyes, proud to be on who knows which rivers of the universe.  Dear Jamie, you will  always  be with us, I would like to have had time to thank you for all that you have  given  us with a paddle in your hand.  Thanks for your smile, thanks for having been one of us.


Translated by Teresa Burges

Occhio all'onda!

Funk e Skantar/Skantar gli ultimi ori di questa terza tappa di Coppa del Mondo

Hilgertova premiata dal presidente della Federazione della Repubblica Ceca Mr. Pollert

Funk decisamente soddisfatta dopo l'oro di oggi

Il podio del k1 donne da sinistra Kudejova (24 anni), Funk (22)  e Hilgertova (47)

Il podio C2

Allo speaker questa sera devono fare un monumento. E' lui che in questa domenica nuvolosa e fredda dà luce e riscalda il pubblico presente. Lui è Dan Stach, un tempo pagaiava, oggi è un giornalista che lavora per le televisioni e non risparmia energie nel commentare la gara. Altro particolare che fa grande questa manifestazione nella capitale Ceca. Ne volete altri? La tenda relax dedicata agli atleti con televisioni per seguire la gara e con monitor per i risultati oltre ovviamente a bevande calde e fredde, frutta, biscotti. Poi ci sono i fiori sul palco e il cerimoniale per la premiazioni. Non vi basta? Ok allora vado a ruota libera dicendo che potete anche scommettere sulle gare: c'è un servizio specifico e se indovinate la terna potete pure guadagnare belle e sonanti corone. Poi c'è la mascotte, il leone di Praga, che gira fra la gente per animarla e farsi fotografare, poi gli stands dei costruttori, gli stands promozionali dell'università dove è possibile studiare e fare sport ad alto livello. Poi ci sono le magliette, cappellini, tazze, felpe in vendita della manifestazione e infine il pubblico competente e festoso. Certo tutti aspetti normali, ma vi posso assicurare che non è sempre così e questa è una grande pecca del nostro mondo. Pensate che per il circuito di Coppa non esiste una maglietta ufficiale o merchandising specifico, eppure ci si potrebbe guadagnare dei bei soldi, senza considerare che il marchio può girare gratuitamente per il mondo facendo pubblicità al nostro sport. La canoa slalom deve essere più imprenditoriale altrimenti rischiamo di restare sempre e solo sport di nicchia. Dimenticavo un altro interessante spunto in relazione all'immagine. I cechi per promuovere questo evento hanno realizzato dei video brevi, ma intensi da lanciare un po ovunque. Ci vorrebbe il mio amico Enrico Lazzarotto che avrebbe le capacità e l'occhio giusto per curare questo settore e invece mi sa che lo abbiamo perso per qualche arte marziale o di combattimento, ma questa è la vita e se non si offrono opportunità a chi è stato un grande nel nostro mondo a rimetterci è il settore e non la persona.

Ricarda Funk non arriva a mettere l'ago della bilancia sulla cifra tonda dei 50 kg. La lancetta si ferma molto prima. Un ariete dal suo mese di nascita, una scimmia per l'astrologia cinese. Oggi su questo canale ha combattuto a denti stretti con una padrona di casa come Katerina Kudejova che non era facile da battere. Le due belle realtà giovanili nel kayak femminile. La somma dei loro anni, 46, non arriva agli anni della terza classificata e cioè l'eterna Stepanka Hilgertova che rimane impressionante per costanza e determinazione. Lei, l'anziana, aveva preso la finale per 0,44 decimi sulla russa Marta Kharitonova. Poi in finale, come una ragazzina, si è giocata il podio.
Chi esce bastona e frastornata è Violetta Oblinger Peter che qui non è entrata in finale. Questo la esclude dalla squadra per i mondiali. Sono 37 i suoi anni, due figli e una carriera sportiva iniziata sotto la bandiera tedesca con i mondiali junior del 1995.
Poi due anni più tardi l'amore per il biondo slalomista Helmut la porta a cambiare casacca. Bronzo ai Giochi Olimpici di Beijng e campionessa europea nel 2007. Sul podio iridato con un bronzo nel 2010.

Conoscendo Violetta non credo che lascerà il suo ruolo da atleta, sicuramente ci tenterà ancora il prossimo anno, ma non ho idea con quale esito. Io sono sempre dell'avviso che è meglio ritirarsi da campioni che da emeriti sconosciuti.  A rappresentare l'Austria in rosa a Deep Creeck ci saranno delle giovani come Wolfard e la sorprendete finalista di Praga Lisa Leitner oltre alla bi-campionessa del mondo Kuhnle.

Non ho respirato praticamente per tutta la finale del C2 che è rimasta incerta fino alla fine con la discesa cioè dei cugini Skantar protagonisti di una manche perfetta se non fosse per un tocco alla porta 7. Il loro tempo, considerando la pista, è favoloso. Quindi la loro partecipazione in Coppa fino a questo momento è da ritenersi molto convincente con due ori e un bronzo. I polacchi con nomi impronunciabili,  meno male che devo solo scriverli, Szczepanski/Pochwala sono stati splendidi  come Bozic/Tailjat, ma non sufficienti per battere i due fenomeni slovacchi. Qualcuno si chiede perché non fossero in finale invece i gemelloni Hochschorner. Presto detto dopo la qualifica di sabato hanno caricato la barca sull'auto e sono tornati a casa, hanno rinunciato alla semifinale, evidentemente hanno qualche problema. Stanno lavorando ad una nuova barca che dovrebbe chiamarsi "1981 one" pronta per i mondiali statunitensi di settembre.

Coppa in archivio per tutto luglio, ne riparleremo solo ad Agosto.









Occhio all'onda!

Lawerence, Martikan e Aigner le prime medaglie d'oro della terza prova di coppa


Se pensate ad un quadro vi viene in mente la Gioconda, se scegliete una scultura il gemellaggio con la Pietà di Michelangelo è scontato. Se fate lo stesso giochino con un'opera letteraria l'associazione di idee vi porta alla Divina Commedia o ai Promessi sposi, mentre se provate ad immaginare una combinazione di porte certe sul canale di Troja qui in Repubblica Ceca non c'è dubbio alcuno è  la combinazione 9/10 della gara di semifinale e finale. Questa  è la più classica delle classiche combinazioni dalla notte dei tempi ed è stata fatta e rifatta  da tutte le varie generazioni di canoisti che sono passati da queste parti. Anche da Cristina Giai-Pron che le sponde proprio non le digeriva!  In sostanza è un passaggio da sinistra a destra con una porta in discesa giusto prima del ricciolone con successiva risalita a destra. Bella, pura, elegante con principi tecnici ben precisi: infilare la punta nella porta 9, saltare diritti, ruotare le spalle in direzione della porta successiva e lasciarsi andare con un gioco di bacino e gambe. Se fate tutto ciò alla perfezione vi sentirete proiettare dall'altra parte del canale come se vi avessero sparato fuori dal cannone dell'uomo proiettile che qualche volta al circo avrete sicuramente visto. E' come una volcada fuori asse con la vostra ballerine in un giro di tango, è come uscire dalla neve fresca per ruotare nella curva successiva, è come colpire una pallina con la vostra racchetta da tennis usando la massima rotazione possibile, è come pedalare in salita, ma sentirsi come in discesa. E'... come dire? Semplicemente magico!
Poi il resto del percorso, a mio modo di vedere, è perfetto. Per fare una discesa ad hoc bisogna seguire l'acqua, salire sopra le onde e ruotare. Non bisogna mai mettersi contro la corrente e soprattuto mai presentarsi di traverso sui numerosi riccioli che ci sono sul tracciato. Bisogna però avere anche la forza di lasciare andare la canoa per la sua strada e per fare ciò ci vuole tanto, ma tanto coraggio. Non bisogna pensare cosa salvare, ma bisogna mettersi nella condizione di accettare il rischio anche di una pesante sconfitta se si vuole raggiungere la vetta.


Ecco la cronaca della gara di semifinale e finale in pillole.

- Lawerence ritrova serenità con la vittoria nella Canadese monoposto femminile in una gara che finalmente si può definire così anche per questa specialità. Abbiamo visto le ragazze esprimersi al pari con i colleghi maschi e se vogliamo dare una svolta alla disciplina bisogna proseguire su questa strada, anzi su questi percorsi. 
- Martikan sembrava un bambino felice sul gradino più alto del podio. Lui non è finito è li a lottare ancora una volta. La sua stagione di Coppa è stata un crescendo terzo a Londra, secondo a Tacen e ora oro a Praga. Certo non è il Martikan che può vincere facile, deve sperare pure nella buona sorte, ma per arrivare in finale ha ancora tante carte buone da giocarsi. Quando sono andato a fargli i complimenti era in sala video a guardare e ad analizzare la sua gara. Mi ha ringraziato e si è alzato pure in piedi... decisamente un atleta diverso rispetto a quello che era un tempo arrogante e poco socievole. Oggi a 35 anni sembra aver ritrovato lo spirito la semplicità dei suoi esordi. 
Bisogna dare merito anche a Benjamin Savsek, lo sloveno che ha fermato i cronometri a 89,59. Peccato per le sei penalità (7/10/11). Anche lui fino ad oggi ha disputato tutte e 3 le finali con un quarto, primo e terzo posto ed è in corsa per la vittoria complessiva. Il bravo va anche al solito David Florence, colui che qui l'anno scorso ha vestito la maglia di campione del mondo sia in C1 che in  C2. Oggi è secondo a 1,87 dal vincitore anche lui con una penalità alla 8. Come sempre a Praga si tocca molto per il semplice motivo che bisogna rischiare il tutto per tutto su ogni passaggio. 

- Aigner mette in fila tutti. Lui ha la consolazione di vincere la gara con la consapevolezza però che non sarà al via ai campionati del mondo negli States. E' solo il quarto k1 tedesco  alle selezioni e deve dire no alla trasferta iridata. Sorpresa della giornata l'olandese Maarten Hermans che raggiunge la finale e sfiora pure la medaglia. Il lavoro del suo allenatore, Jurgen Kohler,  inizia ad avere esiti positivi. Il tedesco ha chiuso la sua lunghissima collaborazione ricca di successi con la Germania per raggiunti limiti d'età, ma non era disposto a fermarsi ancora affamato di canoa e slalom, così ha deciso di proseguire con una nuova sfida e ha preso la pala al volo ed è volato nella terra dei tulipani.

Giornata splendida dal punto di vista sportivo, peccato per il cielo bigio e le temperatura più invernale che estiva, ma vediamola in senso positivo... non ha piovuto!

Domani ultimo giorno di gare. Poi la coppa prende una pausa si tornerà a parlarne solamente ai primi di agosto. 


La giornata in immagini...



















Occhio all'onda!

Percorso master in qualifica di Coppa


Raffy in partenza in Coppa del Mondo
Finalmente un percorso bello! Facile quando ci sono tracciatori intelligenti e che lavorano costantemente con gli atleti e capiscono il senso dello slalom fatto di velocità e abilità, ma senza portare il tutto all'eccesso onde evitare di creare spettacoli più da circo che da competizioni olimpiche.  In verità questa volta non ero assolutamente preoccupato considerando il fatto che il comitato organizzatore aveva dato il nome di Jiri Prskavec,  padre dell'omonimo figlio/atleta, nonché allenatore della squadra nazionale. Quindi non avevo dubbi sulla buona riuscita della cosa. Con lui, come allenatore esterno all'organizzazione, Scott Parson lo statunitense che sarà uno dei tracciatori del prossimo mondiale a Deep Creck. Speriamo solo che il buon Scott apprenda molto da questa esperienza a stretto contatto con colui che considero uno dei migliori professionisti del nostro settore. 
Un percorso per le qualifiche, ma sarà così anche per semifinali e finali, fluido e rotondo. Lineare, ma nello stesso tempo interessante e non da sottovalutare. Precise linee d'acqua. Spazi e margini di esprimersi sia dal punto di vista fisico che tecnico. La distanza corretta e cioè poco sotto gli 80" per i K1uomini. Solo così si instaura anche una sfida tra  canadesi monoposto uomini e K1. Il distacco tra loro qui è minimale. Prindis vince le qualifiche con 78,29 e Savsek gli risponde con un 4,9% in più e cioè con un perentorio 82,16. Nei kayak uomini rimangono fuori Rafael Polaczyk  e Michael Dawson. Il primo era in finale a Londra e il secondo a Tacen, tanto per rendersi conto il livello generale di questa specialità. Oggi non passi il primo turno, ma può essere che solo sette giorni prima sei in finale a giocarti le medaglie!
Mi è piaciuto assai il sublacense Robertino "Big foot" al secolo Colazingari che tra la prima e la seconda manche si migliora di due secondi, peccato per un tocco alla 5. Bravo in attesa di vederlo in semifinale domani. Devo anche dire che sono sempre stupefatto da atleti come Prindis , Dorfler, Benus, Slafkovosky, Pennie, che se anche con prima manche di tutto rispetto si lanciano a capofitto nella seconda discesa. Non mollano mai, si testano sempre e non ci stanno a perdere neppure quando conta solo entrare nei primi 30 o 40 atleti per passare alla fase successiva.  Cosa che invece non ho visto fare al campione olimpico Molmenti rinunciatario dopo la prima discesa, secondo me non ha più la sete di vittoria che aveva un tempo, quando cioè non ci stava mai a stare dietro a chicchessia anche magari per una semplice sfida in riscaldamento! Altro discorso per Jessica Fox che ovviamente se ha buona la prima manche non scende in seconda considerando il fatto che è sempre impegnata in due specialità.
Bella la gara del kayak femminile con una sfida al centesimo tra la britannica Pennie, la ceca Kudejova e la slovacca Dukatova. Tutte fermano i cronometri sugli 87 secondi, ma solo la prima riesce a mettere in atto un tracciato pulito. Rimangono invece al palo le spagnole Irati Goikoetxea e Marta Martinez, peccato perché avevano fatto un inizio di stagione strepitoso, ora sembrano essersi perse tra le onde del canale ti Troja. Complice anche l'abbandono a loro stesse da parte della loro federazione. Speriamo che il nuovo re possa dare una spinta allo sport iberico considerando il suo passato olimpico.  Fuori anche l'australiana Rosalyne Lawrence che sembra piuttosto lontana dagli standard di un tempo, forse la rottura con il suo boyfriend l'ha messa in crisi.
Il C2 ha qualche cosa in più e le gare in questa specialità sono sempre emozionati. Forse lo spirito di squadra è maggiore e si sa che è più facile identificarsi anche per chi guarda.
Voglio sottolineare ancora una volta il livello dell'organizzazione. Parlavo nel post precedente dei particolari, eccone un altro: ci sono ragazze che che camminano tra la gente offrendo da bere. Certo reclamizzano un prodotto, ma nel frattempo offrono un piacevole servizio a tutti.

Speriamo solo nel sole, oggi siamo stati tutto il giorno con la giacchetta pesante, magari domani riusciamo a toglierla e goderci l'estate che sta arrivando.

Occhio all'onda!

P.S. una nota la voglio esternare anche per il piccolo grande Raffy. Bella gara la sua, ovviamente il lavoro da fare è ancora lungo, ma le qualità per fare bene ci sono tutte. Piacevolmente emozionato nel vederlo pagaiare con grande stile e freddezza, quando ci saranno anche i muscoli saranno problemi per tanti -

Terza tappa della Coppa del Mondo Slalom da domani a Praga


Un gruppo di professionisti con esperienza, passione e competenza. Ecco in breve che cos'è l'organizzazione della terza tappa di coppa del mondo in quel di Praga. Bravi sotto ogni aspetto, ognuno con il suo ruolo e tutti uniti per un unico obiettivo.
La cura dei particolari poi esalta un lavoro complesso come quello di organizzare una gara di canoa slalom di questo livello. La serata di ieri sera ne è testimone  nella casa del sindaco per la consegna dei pettorali agli atleti più rappresentativi. Il buffet ricco è stato  molto apprezzato da tutti i team leader e coaches presenti. I buoni vini offerti aprono a dialoghi con il mondo intero in un inglese che ad ogni bicchiere migliora e la lingua non sembra più essere una barriera tra le varie nazionali.  Loro, i cechi, riescono ad esaltare al massimo questo sport, attirando attenzione e mettendo sotto torchio anche le amministrazioni pubbliche e  politiche che ben felici collaborano per rendere magico questo momento.
Il campo di gara, oggi e dopo una settimana di lavoro indefesso,  è un salotto arredato di tutto punto per attirare il pubblico e per mettere nel massimo confort atleti e operatori vari. Un budello di acqua tra due strisce di sponsor, su un canale dal concetto idraulico molto semplice, ma dal punto di vista tecnico molto interessante ed impegnativo. Montate anche due torri gigantesche con i pali innocenti e collegate tra loro con cavi d'acciaio per far scorrere una telecamera volante che ci regalerà immagini incantevoli. La zona premiazioni è stata spostata a metà canale per non obbligare le persone, che saranno presenti nel week-end, a raggiungere la boat-house per assistere alla consegna delle medaglie. Insomma sembra tutto veramente perfetto come sempre e come sempre mai ripetitivo. C'è sempre qualche elemento nuovo e stimolante.  Evidentemente le 12 edizioni di coppa che già si sono svolte qui e i due campionati del mondo (2006/2013) hanno portato i loro frutti. Credo, anzi ne ho la matematica certezza, che solo La Seu d'Ugell possa vantare tale record con così tante edizioni di coppa organizzate. Mentre il record di campionati del mondo organizzati nella stessa località lo condividono  Merano (1953, 1971 e  1983), Tacen (1955, 1991 e 2010) e Augsburg (1957, 1985, 2003).

La coppa del mondo quest'anno è stato un crescendo continuo. Londra non ha lesinato nulla per ripresentarsi al mondo canoistico in gran forma dopo i giochi Olimpici del 2012. Tacen è sempre Tacen e se pur magari sfruttando strutture antiche riescono sempre a mettere in piedi una evento molto bello, non facendo neppure mancare qualche novità. Quest'anno la torre che ospitava la zona vip e sponsor vari è stata una piacevole sorpresa.

Tanti sforzi dai comitati organizzatori, forse non ripagati a sufficienza dalle squadre e da una logica che non riesco a capire. La Coppa, in altri sport, ha quasi più importanza del campionato del mondo, noi invece la snobbiamo un pochino. Per riportarla in auge basterebbe prendere il ranking per i Giochi Olimpici e le cose cambierebbero in un batter d'occhio!

Da domani si torna in acqua con la solita formula e cioè tutto venerdì dedicato alle qualifiche e poi sabato semifinali e finali per C1W,C1M e K1M, più gare a squadre. Domenica K1W e C2, poi la festa di fine prima parte di Coppa del mondo. Sul programma c'è scritto l'ora di inizio e per l'ora della fine ci sono solo tre punti di domanda! Ecco un altro particolare e ovviamente anche qui i cechi sono insuperabili

Occhio all'onda!

Grazie Jamie

Mi sentivo strano questa mattina seguendo i ragazzi in acqua. Ero sul ponticello del canale di Troja, ma il mio pensiero andava alla notizia che avevo letto questa mattina al mio risveglio. Una di quelle cose che non vorresti mai leggere, una di quelle situazioni che non vorresti mai incontrare sul fiume, ma... la vita è anche questa e dobbiamo solo accettarla come ci viene regalata ogni giorno e goderne in ogni momento. Se ne è andato una leggenda dello slalom, se ne è andato un uomo che per molti anni è stato un punto di riferimento dopo quel bronzo vinto ai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Quando cioè un atleta, a stelle e strisce, si infilò su un podio fatto esclusivamente di europei e soprattutto di tedeschi dell'Est. Lui il ragazzo ventenne venuto dal Maryland con il suo C1 e con tanta voglia di pagaiare dopo il suo esordio internazionale ai mondiali dell'anno precedente a Merano. Pagaiò ancora fino ai mondiali del 1985 quando gli americani piazzarono 4 C1 nei primi sette! La decisioni di ritirarsi durò pochissimo considerando il fatto che due anni più tardi, in vista del rientro ai Giochi Olimpici dello slalom a Barcellona 1992, decise di riprovarci in coppia con Lecky Haller. Vinsero l'argento iridato a Bourg St. Maurice nel 1987 e nel 1988 vinsero la prima edizione ufficiale della coppa del mondo. Me li ricordo come dei mostri sacri, mi ricordo le loro pagaie che avevano al posto della classica oliva una impugnatura come i badili che ci sono sulle Land Rover per spalare la neve o la sabbia del deserto. Me li ricordo con i loro sorrisi da tipici americani e mi ricordo ancora il suono della sua voce, di quell'inglese dei film western. Solcavano le onde del torrente Isère con acque gelate con le maniche corte senza paura del freddo o delle difficoltà del fiume e sorridevano. Erano gli anni delle grandi avventure sui fiumi tropicali o himalayani. Erano gli inverni che si passavano in Costa Rica sul fiume Reventazon a rincorrere il sogno dell'eterna giovinezza. Solcando onde grandi come montagne, scendendo rapide con massi enormi, pagaiando verso valle e risalendo su un treno in mezzo alla giungla. Arrivò il 1992 e lui, assieme al suo compagno, si qualificò per i suoi secondi Giochi Olimpici nello slalom. Inutile dire che fu l'unico atleta che rispose presente dopo vent'anni dall'edizione tedesca. L'unico slalomista che riuscì  in questa impresa. Chiuse al quarto posto e si ritirò definitivamente facendo nascere la leggenda nel nostro immaginario di giovani atleti che rincorrevamo i sogni di gloria. Si disse che si era ritirato su un lago a scrivere libri e a progettare viaggi sui fiumi del mondo. Si raccontava di un Jamie immerso nei suoi pensieri e io me lo immaginavo tranquillo nella sua casa in riva ad un lago a scrivere storie di noi canoisti. Poi mi raccontarono che un giorno rimontò in canoa per tentare di qualificarsi con il figlio ai suoi terzi giochi olimpici. L'impresa non gli riuscì e poco più tardi si ammalò. Gli diagnosticarono un cancro e gli diedero pochi mesi di vita. Riuscì a combatterlo per lungo tempo, più dello sperato, ma l'altro giorno anche il grande e unico Jamie McEwan ha dovuto arrendersi, ma senza abbassare lo sguardo, fiero di proseguire il suo cammino chissà su quali fiumi dell'universo. Caro Jamie tu resterai comunque sempre con noi, mi piacerebbe avere ancora il tempo per dirti grazie per quello che ci hai regalato con una pagaia in mano. Grazie per il tuo sorriso, grazie per essere stato uno di noi. 

Occhio all'onda!

Fox, Savsek e Dorfler i tre vincitori di questa prima giornata di finali


C'è qualcuno in grado di spiegarmi il senso di far gareggiare le donne in C1 sugli stessi percorsi dei kayak? Possibile che l'ICF non si renda conto che semifinali come quella a cui abbiamo assistito giusto ora non hanno senso per far crescere questo settore? Le donne sono molto più tecniche degli uomini certamente, ma date la possibilità a loro di esprimere il loro potenziale agonistico e non trasformate le loro gare in una prova di sopravvivenza. Prendete l'argento europeo Julia Schmid che sicuramente è una buona atleta e ha una grande passione per questo sport. Oggi ha lottato con ogni porta come se fossero draghi da sconfiggere. Per 233,34 secondi è stata in balia dell'acqua trasformando  il tracciato in una e vera Waterloo finendo alla fine ultima. Momenti drammatici con i suoi rovesciamenti e le sue risalite per prendere le porte. Monika Jancova addirittura decide intenzionalmente di saltare una risalita, la 5 per la precisione, per non perdere tempo. Passerà in finale con 2 minuti e 9 di gara e con un 50. Jessica Fox che è Jessica Fox finisce seconda in semifinale con un ritardo poco superiore di 11 secondi facendo circo un po ovunque. Si entra in finale con un distacco dalla prima di un minuto e sei secondi. Vi pare logico? Poi la finale altra storia. La figlia della "Volpe" non sbaglia nulla e vola sull'acqua. Alle sue spalle succede di tutto tra atlete che risalgono per fare le porte o che toccano l'inverosimile. La ceca Hoskova sarà seconda a 15 secondi e 43. Terza a 20,83 la cinese Teng.
 

Grande semifinale per Stefano Cipressi, il marinaio bolognese, che sembra aver trovato finalmente una sua stabilità, ma soprattutto ha creato un vero e proprio rinnovamento in questa specialità con questo suo cambio di pala aereo. L'ho visto contento all'arrivo e questo mi fa piacere tanto più che ha passato lo scoglio della semifinale per la seconda volta nella sua carriera in questa specialità. Nella finale oltre all'italiano troveremo ben tre sloveni, tanto per capire che il fattore campo evidentemente incide non poco sull'esito finale. Ci saranno poi tre slovacchi che ovunque vanno fanno sempre bene. Sembra di essere tornati ai tempi di Lugbill, Hearn e Robison, quando gli uomini a stelle e strisce dominavano la scena mondiale ovunque tra la fine del'70 e gli inizi del '90.  Prima di loro gli atleti della Repubblica Cecoslovacca con Sodomka, Radil e Tresnak, rispettivamente Petr, Jaroslav e Karel ... bei tempi! In finale Benus tocca la prima risalita come il suo compagno di squadra Martikan. Quest'ultimo mette in scena una grande parte centrale del percorso e si presenta sul traguardo con un vantaggio rispetto Benus di 3 secondi e 97. Ma il pubblico si scatena e con lui gli speaker, eccezionali, quando parte Anze Bercic idolo di casa. Impeccabile al salto, poi il pubblico lo accompagna con urla e applausi, tocca la 4 in discesa e poi fai una miracolo nella combinazione a pettine tra la 10 risalita e la 13. Perde nella parte finale e chiude a 2,56 dall'attuale leader Martikan. Florence, il campione del mondo in carica, parte come una fucilata e sul piatto si scatena , salta molto bene e si infila sotto la 2. Pasticcia in entrata alla cinque e tira via il palino interno. Per lui la strada sembra essere in salita, ma non molla. All'ultimo intermedio è in notevole ritardo oltre i 5 secondi e... Martikan nell'area riservata al leader provvisorio rimane impenetrabile.  Benjiamin Savsek è il secondo sloveno a partire. Alla risalita sembra fuori tempo e la tocca. Poi ci prova a crederci ancora  e si lancia a capofitto nel proseguo del percorso. Alla 10 si impenna a dismisura e il pubblico applaude la prodezza, ma non molla. Rusch finale impressionante e si piazza momentaneamente al primo posto con 104,94. E' tempo di Cipressi, sembra quasi una poesia del Pascoli.  Parte di destro e prima del salto cambia mano di pagaiata. Arriverà fino  a metà salto e cambia tra il primo e il secondo buco al volo. Successivo cambio tra la tre e la quattro e poi alla sette quasi subito dopo alla pietra prima della discesa successiva.  Ancora prima della 9 e  tra 11 e 12 per affrontare la risalita 13 a sinistra. Cambio al massone. Poi c'è un tocco con il tubo della pagaia  alla 17 che fa in retro. Perde qualcosina all'entrata dell'ultima risalita e finisce la gara pagaiando di destro. Il tempo è di 104,61. Si piazza provvisoriamente al terzo posto.
E' Slafkovosky a partire, c'è anche il papà presente che è il sindaco di Liptovosky. Bravo al salto e veloce entrata nella 5 e il suo split time è di 0,69 migliore di tutti. Tocca la 11 e poi si spinge sul sassone centrale. Secondo intermedio il ritardo è di 2,70. Finisce male dietro all'italiano. E' Tasiadis, il tedesco con il nome greco, a presentarsi al cancelletto di partenza. Lui ha una motivazione in più a seguirlo c'è la sua ragazza Claudia Bar. Lungo al salto, ma molto bene sulla risalita dalla sua parte numero 5 poi esce tropo veloce e la sua canoa sbanda andando a finire sul palo della porta successiva. Poi ancora una penalità alla 12 e la sua gara per le medaglie sembra essere finita.
Due atleti ancora al via e cioè il giovane polacco Grzegorz Hedwig e lo sloveno Luka Bozic. Il primo si presenta al salto secondo me troppo centrale e finisce lungo sulla risalita. Tocca poi la 4 e la 6 e i sogni di gloria svaniscono con questi due tocchi. L'ultimo in gara ovviamente è il vincitore della semifinale lo sloveno che in questa specialità si diletta considerando il fatto che lui è uno specialista della canadese doppia. Già argento quest'anno ai mondiali U23 dietro per pochi centesimi a Roberto Colanzingari. Lo sloveno aggredisce il salto, sfiora la 5 in risalita e gli viene assegnata una penalità. Gli sloveni presenteranno ricorso ed il tocco sparisce. Alla  6 però con la punta sposta la porta e questa volta c'è la penalità.  E' ancora in gara per una medaglia nonostante tutto ciò.  Sull'onda finale perde qualcosina ma agguanta il terzo posto buttando giù l'azzurro Cipressi. Riassumendo: bella finale davanti ad un pubblico partecipe.  


Semifinale al cardiopalma per i kayak uomini nella prova vinta dal belga, ma in realtà francese, Mathieu Doby  in cui entra anche il friulano della marina militare Andrea Romeo con il decimo tempo. L'azzurro in finale fa vedere belle cose e la sua azione è facile ed  efficace la testimonianza è quel 97,32, che per il momento è il nostro punto di riferimento.
Alle sue spalle parte Fabien Dorfler  che non si risparmia in tutta la prima parte e il suo intermedio lo vede in ritardo di soli 0,02 dall'italiano. Parte centrale velocissima e gli recupera 0,36. Bravo anche sull'onda finale. Sprint finale per lui e cronometri fermi a 97,12 e cioè 0,20 meglio di Romeo. In finale c'è anche il free rider Michael Dawson. Per lui raggiungere la top ten è già un grande successo e sembra accontentarsi di ciò e finirà al nono posto.
Prende lo start un altro atleta australe e cioè William Forsythe che però tocca la 14 e la risalita 19. Altra sorpresa di giornata è il canadese Ben Hayward che mai era arrivato così avanti in Coppa del Mondo. Il nord americano, che sembra indossare una bombetta invece del caschetto, ci crede quasi  fino  alla fine tagliando porte sia in discesa che in risalita. Poi arriva alla passerella ed è letteralmente sconvolto: tocca la 16 e poi distrugge la 17. Peccato per lui un'occasione mancata con il podio, sarà per una prossima volta.
L'unico finalista sloveno in k1 è Martin Alberth, l'uomo dai due nomi e senza cognome.  Troppo brutale la sua azione e al primo split perde 3,28. Ritardo che aumenta a 3,91  alla 14. Decisamente fuori giri nella parte finale e per lui gli 8 secondi di ritardo sono un grosso handicap. Settimo sarà la sua posizione finale.
Il ceco Ondrej Tunka è in ritardo all'uscita della 2 e inevitabilmente tocca la 3 con la schiena. La sua gara però è piena di imperfezioni e il tempo lo testimonia. Ancora un ceco e cioè Lubos Hilgert, che squadra che hanno in Cechi, pensando che sono rimasti fuori con Prskavec e con Prindis.  Una penalità per lui alla 5, ma una parte centrale non velocissima lo penalizza non poco. Finisce a a 6,40 dal leader provvisorio Dorfler.
Ancora due atleti al via in questo sabato di giugno. E cioè il tedesco Sebastian Schubert e il francese naturalizzato belga Mathieu Doby. Il primo, seguito a bordo campo da una moglie scatenata, è veloce nella prima parte, ma leggermente in ritardo rispetto al suo collega. Parte centrale controllata e il suo ritardo è di 1,08. Si lancia dentro la 17 che risolve in qualche modo. Ci arriva al pelo e prosegue la sua corsa. Scatto finale chiude con 98,31 e cioè terza posizione provvisoria. Tempo di speranze e gloria per Mathieu Doby che ultimamente è seguito dal tecnico italiano Roberto D'Angelo. Molto bene al salto, sembra essere in grande giornata e all'intermedio però è in ritardo di 1,23. Sarà la parte centrale a definire il risultato finale. Perde ancora però anche se è molto bravo sotto la passerella a risolvere una situazione difficile. Si decide tutto sul rusch finale e sul monitor appare 99,25 e il numerino 4. Gara finita con Dorfler oro, Romeo argento e Schubert bronzo. 

Il pomeriggio è terminato con una sfida a beach volley tra vecchie glorie (Pierpa, Gigi il dottore e il sottoscritto) e nuove leve (Romeo neo medagliato in coppa, Giovanni De Gennaro finalista a Londra e Raffy 5^ ai mondiali Junior a Sydney). Inutile dire che noi abbiamo vinto 5 set a 0 usando soprattutto strategia e visione di gioco! 
 
Finisce qui la storia di un giorno di vita qui in quel di Tacen per la prima giornata di finali nella seconda gara di coppa del mondo.
 

Domani di scena donne sedute e canadesi doppie. Poi saliamo sul pulmino e ci trasferiremo a Praga.

Buona partita a tutti e incrociamo le dita per una Italia nel pallone! 



La giornata in immagini...

















Podio C1 donne da destra il bronzo Teng, al centro l'oro Fox e a sinistra l'argento Hoskova

Occhio all'onda!

Il percorso di Coppa fa scappare via gli spettatori

I tracciatori: il russo Igor Kazantsev (sinistra) e lo sloveno Miha Terdic
Mi chiedo perché si scrivono le regole se poi non si rispettano. Il punto 20.2 del regolamento internazionale dello slalom dice:" ... As a recommendation for the Course Designers, the course should be navigable for K1M in a time close to 95 seconds". Bisognerebbe aggiungere una postilla:"the course designers must do the demo run, in the full course". In questo caso neppure il vecchio Terdic sarebbe stato in grado di portare a termine l'intero percorso in maniera decente. Mentre il russo non sarebbe arrivato neppure al secondo salto! Quindi cari tracciatori meditate su quello che vi passa in testa nel momento di esprimere la vostra fantasia e ricordate che  le cose semplici sono sempre le più belle e apprezzate.
Ora è risaputo che la particolarità principale del tracciato di Tacen è la sua dinamicità, se noi la castriamo facendo andare di qua e di la gli atleti perdiamo lo spirito di questo percorso.  Le gare dovrebbero finire subito dopo la passerella di legno, nel momento in cui il canale entra nel fiume, invece no! Facciamo percorsi talmente brutti e spigolosi che chi le segue da fuori ad un certo punto non si rende più conto di cosa sta succedendo e scappa al chiosco a bersi una birretta. Tentazione che mi ha assalito più volte oggi nel guardare le discese.  Bisognerebbe dare spazio alla velocità e invece assistiamo a gare in cui gli atleti non fanno altro che girare intorno alle porte per non dire che molti invece hanno dovuto addirittura risalire la corrente per recuperare più di qualche passaggio. Mi domando, ma che cosa serve tutto ciò? Forse trasformare lo slalom in una prova di rodeo o free style? Il commento di Lefevre dopo le sue quattro manche la dice lunga: "horrible course, it's only good for training impossibile moves".  Eppure lui doveva essere contento considerato il fatto che è finito terzo in C1 a 4 secondi e 41 da uno scatenato padrone di casa Anze Bercic e sedicesimo in k1a 6,99 dal vincitore un certo Vit Prindis che quest'anno ha iniziato decisamente bene. 25 anni il ceco della scuola praghese ed è stato l'unico uomo rimasto sotto i 100 secondi. Tutti gli altri ben sopra alla faccia dei 95 consigliati dal regolamento!
 

Facciamo finta di nulla altrimenti mi scoppia il fegato e non risolverei nulla. Parliamo delle cose positive che sono quelle di avere visto intere scolaresche assistere alle gare portate dai loro insegnanti per conoscere questo mondo. La Federazione slovena ha allestito uno spazio per loro dove possono provare e possono conoscere i vari tipi di canoe e attrezzatura necessaria per questo sport. I grandi eventi servono proprio a questo e cioè a pubblicizzare a 360 gradi il nostro sport, avvicinando i giovani. Intelligente l'operazione scuola considerando il fatto che gli spalti normalmente di venerdì rimangono sempre semi deserti. Il grosso del pubblico probabilmente arriverà domani se i temporali previsti non allontano i molti amanti sloveni della canoa. 
 

Serata dedicata al calcio, opterò per Olanda - Spagna con una puntatina sugli altri incontri giusto per avere una idea sul livello generale. Aspettando anche partita 5 tra San Antonio  e Miami tifando Belinelli! Siamo 3-1 per gli Spurs e dopo domani potrebbe essere la partita decisiva per assegnare il  "Larry O'Brien Championship Trophy" in onore a questo uomo politico che divulgò lo sport in maniera unica.


Domani semifinali e finali per C1 donne, k1 uomini  e C1 uomini.


Occhio all'onda! 

Il campione olimpico di Bejing 2008 in K1 men Alexander Grimm con alcune ammiratrici