Le selezioni non hanno pietà per nessuno

"Sono pazzi sti romani" dicevano Obelix e Asterix, ma mi sa proprio che bisogna invertire le parti! Avete visto le convocazioni per Coppa del mondo e Mondiali per la squadra francese? Beh! diciamo che potevano fare anche a meno di fare le selezioni considerando il fatto che poi hanno preso qui e là un po tutti i migliori.  Ovviamente nessuno contesta ciò! In casa loro fanno quello che vogliono, le mie sono solo osservazioni per cercare di capire la filosofia strategica di queste scelte, non certo per criticare considerato il valore di questo squadrone.
Mi è piaciuto Cédric Joly che su facebook ha commentato così la sua inaspettata convocazione in Coppa: "Je participerais aux coupes du monde de Tacen (13 au 15 juin) et Prague (20 au 22 juin) !! Une très bonne surprise, la saison n'est pas finie" Eh sì sono proprio strane le squadre convocate alle varie competizioni di rilievo internazionali.

Alla luce di queste convocazioni torna in squadra per i mondiali  in K1 dopo 7 anni di assenza  e dopo essere stato campione del mondo  nel 2007 Sébastien Combot  con Matthieu Biazizzo, campione del mondo U23 nel 2013 e finalista quest'anno, e Boris Neveu. Fuori Etienne Daille ripescato solo per l'ultima coppa del mondo ad Augsburg in agosto.

Altre vere sorprese non ce ne sono se non il fatto di constatare che la Coppa del Mondo non interessa quasi a nessuno. Infatti in queste gare si inter-scambiano  atleti in quasi ogni prova.
Cosa che succederà anche per l'Italia da quanto ci è dato di capire dalle voci di corridoio e dalle convocazioni viste per la prima prova a Londra. 


Io andrò con un gruppo di 5 atleti fissi per tutte e cinque le gare e poi ho aperto ai giovani che nelle ultime due gare sostituiranno i senior.

Altra curiosità, forse però l'ho già scritto, tra i tedeschi torna in squadra Alex Grimm che non si era più qualificato dal 2010. Il campione olimpico lascia fuori Hannes Aigner, bronzo a cinque cerchi  nel 2012. Eppure il tedesco aveva fatto grandi gare anche nel 2013 con un  5^ ai  mondiali 2013 e 2^ in classifica generale di Coppa del Mondo. Sì sa però che lo slalom non guarda in faccia nessuno belli, brutti, medagliati o no.

Altro colpo di scena arriva dalla Repubblica Ceka, fuori  dalla squadra nazionale Stanislav Jezek in C1. La sua è una carriera sportiva iniziata a livello internazionale da junior nel 1994 e proseguita ininterrottamente fino al 7^ posto ai mondiali in casa a Praga dello scorso anno. Vincitore della Coppa del Mondo nel 2011. Il suo esordio olimpico arriva solo però nel 2008 dove finisce 5^ dietro a Ander Elosegi lo spagnolo. Risultato che ripete 4 anni dopo a Londra giusto d'avanti a lui c'è ancora una volta l'iberico... decisamente strano il loro destino!

A parte ciò ho finito di preparare la valigia. Ovviamente resterò nel dubbio se ho caricato tutto  fino a quando mi accorgerò che mi mancherà qualche cosa.  Bene a questo punto non ci rimane che dire: "che abbia inizio al Coppa del Mondo" noi siamo pronti!


Occhio all'onda!

Respirare per pagaiare

Sto facendo la valigia per andare in coppa del mondo  e lascio una Foz che si prepara all'inverno ormai prossimo. Non ci volevo credere, ma anche in Brasile qualche fastidio per il freddo c'è. Nulla se confrontato con l'Europa ovviamente.  Comunque si dorme bene con una copertina e alla mattina avere la felpa vicino  fa piacere. Nel caffè ora ci metto il latte caldo e per andare al canale indosso le scarpe lasciando le "havaianas" sul tappeto a fianco del letto.
Poi, però quando sali in canoa, sparisce tutto e la temperatura è ideale: né caldo, né freddo con l'acqua perfetta, anche se purtroppo sul canale non ne abbiamo molta. Infatti non ricordano, da queste parti, una siccità così grande. Ma come dicevano i latini non abbiamo perso tempo e con il moto "Mater artium necessitas" (sarà contento il mio amico Pino Scarpellino) ci siamo lanciati in acqua a lavorare.
Ho proposto un allenamento tecnico molto particolare alle mie tre atlete in C1. Il mio scopo era quello di portarle a scoprire la connessione della pagaiata con la respirazione inserendo in tutto ciò il terzo elemento di connessione che ovviamente è l'acqua che corre. Abbiamo provato a pagaiare ascoltando l'aria che entra e che poi esce in noi associando a questo  il gesto di spinta e trazione. Poi la stessa cosa con la pala in acqua e capire in che momento, rispetto alla respirazione, inserire una determinata manovra. Inspirare abbondantemente aria prima di una propulsione larga indietro aiuta a ruotare meglio e  a prepararsi ad esplodere energia allo stato puro nel momento in cui metto a segno la manovra.  Abbiamo poi lavorato sulla connessione spinta-trazione-respirazione e, poi prestando sempre attenzione alla pagaiata, ci siamo concentrati a sentire che cosa cambia se la propulsione indietro è la conseguenza di  un colpo avanti oppure se è un gesto che nasce autonomamente con il solo obiettivo di far ruotare la canoa. Le ragazze hanno toccato con mano la differenza di energia tra una e l'altra opzione. Nel primo caso è evidente che la rotazione o cambio di direzione viene fatta sfruttando anche la velocità della canoa, quindi una fase se non di accelerazione comunque di moto; mentre nel secondo caso la rotazione arriva per una manovra atta a fermare la canoa per ottenere il cambio direzionale.


La proposta fatta ha offerto alle ragazze l'opportunità di vedere le stesse manovre da un altro punto di vista prendendo completa coscienza di un gesto che il sistema nervoso regola sì autonomamente a seconda delle necessità metaboliche dell'organismo, ma che si può anche gestire per avere e ottenere una maggior resa nel movimento. Forse troppo spesso ci dimentichiamo di questo particolare e rischiamo di sottovalutarne l'importanza.

Lo sapevo! mi sono perso a metabolizzare l'allenamento fatto oggi, anche se secondo me è stato un buon motivo per allontanare il pericolo di finire di preparare i bagagli.
Già,  il mio vero incubo considerando il fatto che dopo tutti questi anni di valigia in mano devo ancora imparare a metterci dentro tutto quello che mi servirà!


Occhio all'onda! 


"R": ricordi di un tempo passato che torna

May God bless and keep you always,
May your wishes all come true,
May you always do for others
And let others do for you.
May you build a ladder to the stars
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.




Lo slalom è regredito! Non voglio però, dicendo questo,  che si interpreti negativamente questa mia affermazione.  Desidero solamente che si sappia e il perché  dico ciò è presto detto. Ormai i percorsi di slalom obbligano gli atleti a fare delle porte in retro. Certo non come un tempo dove c'era l'obbligatorietà di passare perfettamente in questa posizione laddove le porte erano segnate da una "R", che internazionalmente stava per  "reverse" e cioè invertire il senso di marcia.
Infatti i  tracciatori ICF ci hanno fatto capire chiaramente che questa è la tendenza e noi dobbiamo rispolverare dalle nostre librerie i testi sacri di quei tempi. Torna quindi di moda questa manovra. Ora mi astengo da un giudizio personale, mi viene solo da immaginare uno sciatore che nel mezzo della discesa si volta per passare una porta prima con le code degli sci  e poi con le sue punte, ma lasciamo stare potrei risultare ripetitivo su questo punto. Tutti sanno che io vorrei uno slalom fatto di velocità e che permetta all'atleta di mantenere sempre la sua punta verso valle nella direzione in cui corre lo spirito libero della corrente.  A parte ciò è da tempo che anch'io disegnando i tracciati in allenamento, obbligo gli atleti ad optare per una saggia e sicura retro, ma trovo una forte resistenza da parte loro. L'atleta è portato a scegliere spesso e volentieri la soluzione diretta tra combinazioni di porte che viceversa necessitano di un passaggio in retro. Scatta l'idea che questa manovra possa portare ad una perdita di tempo, ma in realtà, proprio in virtù di questi percorsi tanto angolati, la manovra in oggetto risulta essere la più veloce. Oltre al fatto che  conveniente anche  dal punto di vista energetico.
Mi sono reso conto però che si è perduto il suo utilizzo nelle ultime generazioni, ci sono atleti, pure di buon livello, che si trovano in difficoltà quando si vedono costretti ad adottare la soluzione antica. Il tutto trova una  spiegazione sul fatto che la poca pratica e di conseguenza il poco allenamento specifico ha fatto dimenticare gli schemi motori di base di questo gesto. 


Oggi durante l'allenamento di velocità mi sono venuti i cinque minuti, per la verità era tempo che non mi succedeva, dopo che avevamo fissato dei precisi obiettivi tecnici per una serie di combinazioni di porte. Ho perso la mia voce a gridare e ad imprecare tanto che anche i capibara che gironzolano da quelle parti si sono fermati a mangiare e mi hanno guardato in modo strano. Chissà cosa avranno pensato questi enormi roditori nel sentirmi e nel vedermi in quello stato! So solo che il nostro amico Carlons, il mitico coccodrillo che bazzica nel lago inferiore dove sbarchiamo, si è ricacciato in acqua. Evidentemente ha percepito che tirava aria pesante da quelle parti. 
 
Mi arrabbio quando un atleta non ascolta l'acqua e pagaia pensando solo a bucare l'elemento liquido e non si concentra negli obiettivi prestabiliti. Mi rendo conto però, forse come nella vita, che abbiamo una propensione a complicare le cose. Tutto questo è per dire: "Carissimi allenatori, atleti e slalomisti in generis ricordatevi che la retro è tornata quindi allenatevi anche per questa manovra".

Buona domenica a tutti e ... occhio all'onda!

Ritrovare se stessi in un gesto

Per fortuna che oggi ho pagaiato sull'acqua che corre dopo tre giorni in Federazione  a Curitiba a lavorare sui programmi per il 2015. Che non sia fatto per restare seduto dietro ad una scrivania questo lo sapevo altrimenti non farei questa vita, ma che mi possa mancare così tanto il fatto di pagaiare forse questo non me lo aspettavo. Ok normalmente i miei giretti in canoa me li faccio, ma oggi è stato speciale: mi sono ritrovato e ho metabolizzato diversi pensieri.  Ho sorriso.
 

Che spettacolo pagaiare senza nessuna forzatura, ascoltando l'acqua, trasmettendo energia con il corpo, cercare emozioni, spingersi con la pagaia sulla riva e ruotare la canoa verso valle. Che sensazione unica quella di ascoltare la pala in acqua e percepire il suo movimento nell'elemento liquido. Che sublime ed eccitante cosa spingere con i piedi la canoa. Poi c'è quella fantastica sensazione di quando entri in una morta  e lasci correre la canoa al suo interno. A quel punto inizi a cambiare lentamente, molto lentamente, l'inclinazione fino a quando percepisci che è il momento giusto per affondare il fianco e ripartire, non devi fare nulla. Ti devi mettere solo nella condizione di aspettare e ascoltare ciò che l'acqua, la pagaia e il tuo corpo ti trasmettono attraverso la tua canoa. E quando arriva... Uhauuuuuuu! semplicemente emozionante e in un attimo  tocchi il cielo con un dito, voli come un aquila, nuoti come un delfino, corri come un ghepardo e sogni come un bambino quando dorme nelle braccia della mamma cullato dal suo dolce respiro.
Ho ripensato a lungo a quanto ho detto questa mattina in palestra ai ragazzi per fargli scoprire il giusto movimento tirando un manubrio al petto. Ho chiesto a loro perché facciamo tutto ciò, perché spostiamo pesi, corriamo, pagaiamo e chissà cosa ancora. La prima risposta è stata quella di dire che dobbiamo allenarci. Certo allenarci per cosa? Allenarci per andare forte. Certo andare forte, ma come si raggiunge ciò? Alzando brutalmente i sovraccarichi? Pagaiando come forsennati? Tagliando le porte rischiando ogni volta? Ho riformulato la domanda chiedendo che cosa pensano quando spostano quel manubrio o quando spingono sulla pagaia. Qualcuno dice che pensa a sollevare il peso, qualcuno più audace dice che spinge più forte che può! Rifaccio la prima domanda, ma perché ci alleniamo, qual'è lo scopo di tutto ciò e soprattutto che cosa devo riprodurre quando sollevo un bilanciere, sposto un peso, corro, gioco, studio o semplicemente mi muovo? Devo avere un solo ed unico scopo in tutto ciò se il mio obiettivo è quello di esprimere tra i pali dello slalom la mia potenzialità. E cioè  devo pensare solo come riprodurre il gesto della pagaiata in ogni mia azione di allenamento.  Se ho chiaro questo concetto non posso avere nessun dubbio di come deve essere la mia postura quando lavoro con i pesi o quando pagaia o quando corro o quando mi muovo. L'unico vero obiettivo è quello di trovare questa sintonia in ogni gesto per far sì che quando ti siedi dentro la tua canoa tu possa mettere a frutto le tante ore passate in palestra o a correre o a studiare. Tutto convoglierà dentro quel  piccolo guscio che però ti saprà regalare momenti unici, momenti speciali anche per ritrovare te stesso ogni volta di cui ne hai bisogno.


Occhio all'onda! 


Un grido di dolore per un credere nella vita

E' stato un colpo basso che subito si è trasformato in un KO tecnico senza possibilità neppure di essere contato per rialzarmi in piedi. E' stato come passare sotto un Tir sull'autostrada del Sole, travolto da tanta sincerità e dolore. Cosa mi ha reso così?
Le parole scritte da una ragazza qualche giorno fa per  chiedere alla scuola e ai suoi professori di insegnarle a vivere e non di riempirla solo di nozioni.
Chiede, in punta di penna, di essere ascoltata, di essere  capita. Chiede  di condividere le preoccupazioni di chi domani, se un domani ci sarà,  dovrà vivere e far vivere. Chiede uno sforzo ai professori, ma anche a tutti noi adulti, padri, madri, amici, nonni, nonne per non fermarci nel formale e nel dovuto, ma cercare di entrare in lei per interpretare e capire i suoi sguardi, i suoi messaggi, le sue paure. Poco conto sapere cos'è il seno il coseno se tutti noi siamo trincerati dietro noi stessi. Non c'è nulla di più bello, puro, emozionate che esprimere i propri sentimenti e condividerli con gli altri. Aprirsi al mondo per avere in cambio il mondo e la sua energia.
Semplicemente questo chiede questa ragazza fotografia di tutta la sua generazione. Chiede un rapporto vero e sincero con ognuno di noi per costruire una vita che rispetti il suo significato.  Questa è anche la mia vera preoccupazione di ogni giorno con i miei atleti e con le persone che abbiamo accanto. Chiedo a me stesso di capire e di intercettare proprio questi segnali.
Il risultato non è una medaglia, ma la vera vittoria è guardarsi negli occhi e capire che si può contare sugli altri. Forse non ci sarà bisogno, ma godere di questo potenziale ti mette tranquillo e ti pone positivo verso tutto e tutti. 

Se poi entriamo nello specifico bisogna però creare un sistema che permetta ai professori di fare tutto ciò e cioè  di dedicare tempo ai loro alunni. Insegnare è una missione non è un semplice lavoro e per poterla svolgere nel miglior modo possibile bisogna mettere queste persone nella condizione ideale.  Molte volte questa professione è un ripiego. Molte volte alcuni professori non hanno la vocazione per farlo ed è questo che  bisogna cambiare. Bisogna usare il potenziale  di ognuno di noi impiegandoci in quello che veramente facciamo bene.
La nostra società sta progredendo o così pensiamo. Ma ci porta a lavorare  di più per comprare cose inutili. Tutto è improntato sull'usa e getta che ha come conseguenza la distruzione dei valori umani riempiendo il mondo di spazzatura.
In tutto questo però ci sono anche tanti altri  aspetti positivi. Professori che usano il loro tempo per seguire i ragazzi senza remunerazione e che si preparano duramente per arrivare a scuola pronti e carichi per la loro missione. Ci sono persone che dedicano il loro tempo e a volte la loro vita agli altri.
Ci sono sguardi, sorrisi, abbracci, baci, parole a volte anche non dette che ci fanno capire il valore della vita e la sua bellezza infinita. Ecco forse solo questo posso dire a questa splendida ragazza che ha avuto la forza di condividere con tutti il suo vero stato emozionale e voglio aggiungere anche  un profondo Grazie per quello che ci ha insegnato oggi


Occhio all'onda! 


Il fiume nudo


Finisce una gara e sei sfinito, stanco, sconvolto. Smontare il campo da slalom e ritrovarsi il fiume senza porte ti lascia un vuoto. Sembra nudo difronte ai nostri occhi anche se nudo non lo è mai perché uno slalomista le porte se le immagina sempre mentre pagaia o mentre ammira estasiato la forza della natura. Ed ecco quindi riapparire risalite e discese tra onde e riccioli. Chiudendo gli occhi per un attimo rivivo anche tutte le discese che ho seguito sui monitors per registrare le immagini e per poi commentarle con gli atleti. Ora però c'è la musica del fiume, la sua voce i suoi profumi, la sua vita che ci regala ogni volta che ci saliamo sopra, ogni volta che infiliamo la pala nell'acqua  facendoci trasportare dalla sua corrente, imparando dalla sua saggezza. Mi immedesimo nell'acqua che si infila ovunque, ma poi emerge, mi immedesimo e mi ritrovo in qualche giovane atleta che mi sgambetta davanti intento a sistemarsi le ultime cose. Fra poco salirà sul bus che lo riporterà a casa. Porterà con sé tutta questa energia anche se lo scoprirà solo un giorno, quando cioè verrà catturato dai ricordi, quando cioè le emozioni di oggi ritorneranno forti in lui come sta succedendo a me ora. Il fiume: la nostra vera e pura energia che ci ha regalato tutto quello che oggi riusciamo a percepire nella speranza un po presuntuosa di poterlo vivere per sempre.

E' una corsa forsennata a recuperare cavi, paline, fili, traversi, moschettoni, striscioni, fotocellule. Si carica tutto sul gommone e si porta da questa parte della riva, poi si sale sulla strada e si trasferisce tutto sul camion che tornerà a Foz con tutto il materiale. Siamo in tanti e nessuno si risparmia, giovani, atleti, tecnici, presidenti, segretari, giudici, tutti sono alle prese con quel lavoro di raccolta. Poi una volta arrivati sistemeremo tutto e le porte ritorneranno ad essere collocate sul canale pronte per essere usate dai ragazzi. 

Si archivia dentro di noi un altro magico momento di vita vissuta e condivisa con la forza della natura. Ne faremo però uso quando magari la malinconia inevitabilmente ci assalirà!

Occhio all'onda!

Zero all'organizzazione per il mondiale di Slalom Junior & U23

l'unico poster intercettato a Penrith
Sulla piccola libreria che ho nella mia stanza qui in Brasile ho una scatoletta che mi ha regalato Marzia, la mamma di Anna, lo scorso Santo  Natale dove penso di avere tutto quello che ogni volta cerco. Incredibile! Non trovo le pile per il telecomando e cosa faccio? Guardo dentro lì, mi manca il nastro adesivo e senza problemi sono convinto di trovarlo nella scatoletta. Cercavo dei pesos argentini che sapevo di avere e ovviamente il mio primo pensiero è stato quello di guardarci dentro alla famosa scatoletta. Purtroppo però molto spesso becco delle cantonate pazzesche. Apro e invece ci sono i gancetti per i quadretti, qualche dollaro, due puntine da disegno e un usb che hanno avvolto in un tipico bus londinese  a due piani. Ce l'avevano dato al villaggio olimpico per passarci molte informazioni logistiche di quel luogo. Insomma in questa scatoletta, opera di fino decoupage, non ci posso trovare tutto quello che vorrei e che ci fosse. Ho forse aspettative troppo alte per la povera scatoletta?

La stessa sensazione, e cioè trovare tutto quello che vorresti dentro un contenitore e non trovare invece nulla, l'ho appena vissuta ai mondiali di slalom per Junior e U23 da poco conclusi in Australia a Penrith. Prima di partire ero quasi convinto che sarebbe stato un mondiale effervescente, considerando il fatto che dietro a tutta la macchina organizzativa ci dovevano essere personaggi che hanno gestito e che gestiscono tutt'ora  anche la canoa internazionale.  Mi aspettavo una grossa azione di marketing e di pubblicità per promuovere l'evento. Invece si è trattato di qualche cartolina e di un poster avvistato in un ristorante con in primo piano la medaglia d'argento olimpica, poi sulle cartoline con la sorella, quasi che l'evento iridato fosse solo una questione familiare. Io cerco di capire tutto, ma forse la bandiera della squadra australiana era giusto farla portare a qualche esordiente e non ad una campionessa affermata che certo non ha bisogno di ulteriore pubblicità. Già anche noi abbiamo sempre sottolienato il suo valore sportivo e il suo grandissimo talento. 


Mi immaginavo poi la collinetta che contorna il campo da slalom affollata di studenti nelle loro tipiche uniformi per i primi giorni di gara che erano anche giorni di scuola. Magari a qualche professore di educazione fisica poteva venire l'idea di accompagnare i propri alunni a vedere uno spettacolo mondiale a pochi passi dalla propria scuola. Magari il sabato e la domenica si poteva lasciare spazio ad iniziative come "prova la canoa e vieni a conoscere i giovani campioni". Insomma gli "Aussi" avrebbero potuto sfruttare al meglio questo momento e avrebbero soprattutto potuto non far fare alla canoa slalom una pessima figura sotto l'aspetto organizzativo.  
Ho avuto la sensazione, e non sono stato il solo,  che questo mondiale è stato organizzato a porte chiuse, si è trattato cioè esclusivamente di una faccenda tra noi addetti ai lavori. Certo avvicinarsi solo di striscio al mondiale slovacco dello scorso anno con televisione e con il presidente della Repubblica seduto in tribuna era solo utopia, ma cadere così in basso non era certo il caso.

Il punto massimo di squallore organizzativo è  arrivato con la cerimonia di chiusura domenica sera sul campo di gara. Siamo ai discorsi finali e alla consegna della bandiera dal paese che ha appena terminato di organizzare i mondiali , Australia per l'appunto, e il paese che invece ospiterà l'edizione 2015 e cioè il Brasile. Cala il buio più profondo, noi che siamo giusto in fronte a questa presunta cerimonia non riusciamo a vedere nulla, sentiamo solo la voce del terzo vice-presidente dell'ICF che nell'assoluta oscurità fa il suo discorso e chiude la rassegna iridata. Poi immaginiamo che possa succedere qualche cosa, ma non ci si rende conto di nulla. Tutto finisce così, anzi molti atleti vanno a prendere il pettorale nella tenda "task-force". I numeri per gareggiare con il logo dei mondiali  non sono arrivati in tempo c'è solo la possibilità ora di ritirarli e portarli a casa come ricordo... che tristezza!
 

Per fortuna che tutti i giovanissimi atleti in acqua ci hanno regalato momenti magici con la loro voglia di pagaiare, con il loro spirito libero, con la loro energia. Meritavano di più anche la festa finale, uno status per il nostro sport, era riservata solo ai maggiorenni. Mi chiedo ma  a nessuno degli organizzatori è venuto in mente che forse gli Junior non hanno ancora compiuto 18 anni e che quindi non posso entrare in certi locali? 

Occhio all'onda! 

Jessica Fox bi-campionessa del mondo U23

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Il fattore campo, in questo caso canale, aiuta, ma forse di aiuto proprio non ne avrebbe avuto bisogno per mettersi al collo due ori iridati dopo la piccola delusione dello scorso anno a Liptovský Mikuláš. Sto ovviamente parlando di Jessica Fox che ai recenti mondiali U23 di slalom disputati a Penrith ha vinto alla grande in K1 e in C1. Nella prima specialità, nei cinque giorni di gara, non ha sbagliato nulla. Esordisce in qualifica mettendo la punta davanti di 0,13 a quella che sembrava essere  una delle sue più agguerrite avversarie e cioè la ceca Karolina Galuskova. Con una Stefanie Horn, in fase avanzata di naturalizzazione italiana grazie al matrimonio con Riccardo De Gennaro, terza a poco più di un secondo. In semifinale la figlia di "Riccardo la Volpe" che sa' di "Riccardo Cuor di Leone"  tanto più che come il Re d'Inghilterra lei è metà francese, da parte di madre, e metà inglese, non ha problemi a conquistare la finale davanti ad una sorprendente Li Lu. Terza Eva Tercelj e quarta la vice-campionessa del mondo assoluta 2013 Nouria Newman. La cosa si fa interessante. Arriva la finale e la prima delusioni è proprio per la francese Newman che parte fortissimo, impressionante all'uscita della sette in risalita che si spinge sul muro come i colleghi maschi,  ma all'entrata della risalita 11  alla "Main Wave" fa una veronica e ci gira intorno due volte. Poi, presa dalla disperazione tenta la rimonta facendo la 12 diritta, ma finendo successivamente troppo  a destra per entrare al volo sulla 13. E' costretta a pagaiare indietro come una forsennata, sembra entrare al limite, ma i giudici sono unanimi per un 50. Prosegue per un dovere morale, ma nella sua testa deve aver percepito che la gara si poteva pur archiviare in quel maledetto momento. La slovena Tercelj inizia veramente male con due penalità alla 4 e alla 5, poi ancora alla 8 e lì si rende conto che forse per quest'anno non ci sono speranze di gloria. Il proseguo per la due volte campionessa europea U23 (2011 e 2012) è una sofferenza inutile. Chiuderà in settima posizione. E' tempo di vedere all'opera la cinese che come tutte le cinesi si chiama Li e per la precisione Li-Lu. Evidentemente Li  è come per i brasiliani Da Silva, bene o male qui lo trovi nei vari appellativi di ogni persona.  Torniamo alla gara e non perdiamoci nell'onomastica. Li-Lu conferma quanto ha fatto vedere nelle fasi precedenti della competizione. E' leggera e molto ben equilibrata. La sua azione è continua e pulita. Da' l'impressione di essere molto in sintonia con l'elelmento liquido. In sostanza è bella da vedere tra le porte del canale olimpico e inoltre è velocissima fino alla porta 12 punto in cui perde il vantaggio accumulato e inizia per lei una seconda parte di gara molto impegnativa e dura. Perde tempo a girare per entrare nella 12, salta male alla 18 e va lunga. Combinazione 19-20 è fatta in estrema sicurezza, ma lenta. Recupera qualcosina nel finale e considerando che le avversarie si sono neutralizzate da sole lei per il momento prende la testa della corsa fino alla discesa di Jessica Fox, che ovviamente parte per ultima dopo aver parlato con la mamma/allenatrice Miriam. Il compito da portare a casa non è facile anche se si gareggia sul proprio canale, anche se si conosce la propria potenzialità, anche se sembra esser un buon giorno per vincere. Le serviranno 124 pagaiate, dipende come le contate, ma più o meno sono questi il totale di colpi spesi per salire sul gradino più alto del podio.  Lei è molto brava nella combinazione 4-5 che affronta da lontano. Infatti esce dalla discesa 3 con la punta verso destra. Dopo una pagaiata a destra piazza in acqua il sinistro e con questo inizia a spostare la sua coda per cambiare angolo alla sua rossa e  nera canoa sponsorizzata dalla Kia. Questa pagaiata, che nasce come una leggera frenata  di rotazione, si trasforma prima in azione di controllo e poi prende la forma di una forte, spettacolare ed energica pagaiata propulsiva. L'effetto ottenuto è passare veloci e indenni da questa serie di porte che hanno  stroncato le gambe, ve lo ricordate l'ho scritto poco sopra, a Eva Tercelj. Passare così bene qui ha anche un'altra importante conseguenza: prendere fiducia in se stessi e la vita ti sorride. Jess, come la chiamano per accorciare il suo lungo nome, scatta dopo la porta sei come per liberarsi da un piccolo incubo e per ricordarsi che è in gara e che ora deve solo guidare la sua canoa verso il traguardo con semplicità. E' attenta e precisa alla combinazione 11-12 non prendendo nessun rischio con una saggia retro. Entra nella risalita 14 dopo averla preparata a dovere e con freddezza, visto che ora sa di avere la gara nelle sue mani. E' splendida alla risalita successiva 18 e tra la 19-20 è impeccabile. Non le rimane che entrare nell'ultima risalita a destra che chissà quante altre migliaia di volte ha fatto allenandosi su quel canale dove ha costruito e sviluppato le sue qualità tecniche. Due porte ancora e può alzare la pagaia al cielo e abbracciare i suoi fans che la stanno aspettando sulle rive. 
 

La vittoria nella canadese monoposto è sorprendente considerando il fatto che vince con un vantaggio di 18 secondi e 81 decimi. Un abisso tra lei e le avversarie. In K1  ferma i cronometri a 1 minuto 43 secondi e 97, in ginocchio il tempo è superiore solo di 7 secondi e 72 decimi.  Con questo ultimo tempo sarebbe arrivata terza nel K1 U23 femminile, avrebbe vinto il k1 junior femminile e sarebbe arrivata 8^ nella finale della canadese monoposto U23.
La storia l'ha già consacrata grande erede di Riccardo I d'Inghilterra in terra straniera. Fra qualche settimana la vedremmo gareggiare in Coppa del Mondo e  la sfida ovviamente è aperta certo è che questa ragazzina dagli occhi colore del mare e con i capelli color del sole la sua stagione l'ha già portata a casa con queste due medaglie d'oro. Tutto quello che verrà in più sarà ben accetto!

Occhio all'onda!



Kaspar/Sindler dominatori della C2 ai mondiali slalom U23


foto da http://www.kasparsindler.cz
Kaspar e Sindler non hanno vinto i campionati del mondo di slalom U23 a Penrith poche settimane fa, li hanno letteralmente dominati. Primi in qualifica  con 5 secondi e 42 di margine sui secondi. In semifinale vincono  con 4 secondi e 48. Mentre in finale fanno ancora meglio e il loro vantaggio  per mettersi al collo l'oro è di 6 secondi e 97.
Tra loro hanno 9 mesi di differenza. Significa che quando è nato Jonáš Kašpar (1991) i genitori di Marek Šindler lo  concepiscono. I due si mettono in barca assieme perché, a detta di Kamil Křempka, non valevano granché individualmente, ma avrebbero potuto far bene assieme. L'allenatore della Repubblica Ceca ha buon fiuto e la vista lunga. Avevano uno 12 anni l'altro 12 anni e 9 mesi. Quattro anni più tardi agli europei junior 2007 a Krakow  arrivano 14esimi nella gara vinta dai tedeschi  Becker/Behling. Questi ultimi vinceranno il mondiale U23 nel 2012 negli States. Nel 2008 Kaspar/Sindler sono campione del mondo ed europei junior a squadre. Mentre nel 2009 arriva per loro il titolo continentale individuale. Nel 2013 la consacrazione a livello assoluto con l'oro a squadre ai mondiali di Praga e il quarto posto individuale in una gara all'ultimo respiro in un clima  da stadio calcistico durante una finale di Champions.
Sul canale olimpico australiano i due sono in gran forma fin dalle prima battute. Il loro stile è essenziale, il loro equilibrio è assoluto e il loro assieme è fantastico. Marek Sindler è poco più alto del suo compagno ed è un lavoratore indefesso con la pala sempre in acqua spinge il suo compagno dentro e fuori dalle porte con estrema eleganza. In finale sono magici!  Entrano in gara con cautela, ma attenti ai particolari.  La combinazione 4-5 scivola via come il vento e dopo la 6 iniziano a allargare a dismisura. Sembra questa scelta eccessiva, ma si dimostrerà invece azzeccata per il modo con cui si mangiano la 7 in risalita. Segue una sequenza di tre porte in discesa sfasate che pennellano senza sprecare colpi. Regalando  a noi attoniti a bordo campo una lezione di portamento e regolarità. Lo show ce lo riservano tra la 11 e la 12. Escono dalla risalita con la canoa piatta. Sindler che è seduto dietro e pagaia a sinistra una volta uscito dalla morta gira le spalle in direzione della porta in discesa e prima che il suo compagno salga in cima alla "Main Wave" lo blocca. La velocità li porterà però ancora mezzo metro più a destra ed è qui che Kaspar (avanti destro) caccia in acqua il debordè per bloccare la rotazione e per mettersi in direzione della luce della porta. Scendono dall'onda e Kaspar ha il tempo per spostare il suo corpo leggermente indietro per non toccare il palino di sinistra. Ancora prima della 13 tornano padroni della situazione dopo aver  sfruttato  l'acqua in maniera automatica con gesti precisi e potenti. Anche la 14 in risalita è una vera e propria opera d'arte, un compendio da inserire in un manuale di tecnica di slalom, se mai un giorno mi metterò a scriverlo.  Solo un attimo prima della porta numero 20 c'è una indecisione e vengono leggermente risucchiati da quel ritorno d'acqua che è conosciuto qui con il nome "Number 2" (che fantasia sti canguri). La loro coda si affossa per un attimo e la punta va a toccare il palo di destra. Raffaella Deserafini, giudice italiano che la Fick ha mandato da queste parti a fare esperienza in vista dei Giochi Olimpici di Rio 2016, lei è una possibile candidata dopo tre edizioni fatte da Giuseppe D'Angelo,  non può che constatare il fatto, alza in cielo la sua mano destra con il dito indice alzato. I due non si scompongono, sanno che è il loro primo tocco e hanno margine per vincere anche con più penalità. Ultima risalita a destra Kaspar arriva agganciando, mentre Sinder aspetta il muro per spingere fuori quel siluro di C2. Entrano senza problemi prima nella 22 e poi nella 23 in discesa, scatto finale, un profondo respiro, uno sguardo al tabellone elettronico dove c'è scritto 105,99 + 2 totale 107,99 e subito dopo appare il numero 1 che è indice di vittoria, oro e campioni del mondo. Per loro ora solo gioia e abbracci da parte dei compagni che li hanno seguiti incitandoli sulle rive e che ora sono tutti lì a congratularsi e a baciarli.

Io invece ho un solo rimpianto come allenatore, considerando il fatto che il mio equipaggio Oliveira/Correa, all'uscita dell'ultima risalita si sono fatti prendere il fianco e il grosso buco che taglia in due il canale li ha proiettati sulla riva opposta per depositare sui blocchi di plastica una medaglia che sembrava già brillare sul loro collo!
"Paciencia...
 la vida es así.
 Ninguno es culpable, si es que hay una culpa.
..." 

come ha scritto Francisco Gorrindo per dare parole alla musica scritta dal grande Juan  D'Arienzo.

Occhio all'onda!  

"D'onore al merito" a Roberto Colazingari

al centro il campione del mondo Colazingari, a sinistra Bozic e a destra Quinn
Roberto Colazingari ha costruito la sua vittoria in un preciso e specifico momento e cioè quando uscendo dalla porta numero 12 in risalita è salito senza paura e impavido in cima alla  "Main wave" e lì in quel preciso istante sulla vetta del mondo ha preso l'energia per guidare  il suo destriero verso l'olimpo. Non ho idea cosa sia passato per la mente a questo ragazzotto sublacense che porta con sé sempre il suo sorriso, ho chiaro però il gesto che gli ha permesso di squartare quella montagna d'acqua che oscura il sole quando ci sei seduto dentro. Un gesto che vale una medaglia d'oro e che lo ha lanciato nel proseguo della competizione con ancora più fame di vittoria. Su quell'onda si è ritrovato nelle mani "Excalibur" e con lei ha sconfitto il mondo. La sua rotazione con la spada piantata nella roccia d'acqua gli ha permesso di entrare come un fulmine dentro la porta numero 12  e in quel mentre la massa d'acqua invece di travolgerlo si è aperta tanto da sembrare un Mosè dei nostri tempi fuggito dagli egizi per approdare a Canaan. Il canale di Penrith olimpico nel 2000 diventa il suo Mar Rosso. Prosegue con un esuberante debordè alla 14 e, la successiva splendida spinta di gambe all'uscita della 18, lo proietta verso il successo. Finale in progressione, ma con un grande controllo. Poi rivedendo la gara al video non può sfuggire la partenza a razzo del forestale e neppure la magica spinta che produce alla porta numero 7 in risalita. Su quel muro ci lascia qualche millimetro d'acciaio della sua forgiata spada, ma ne vale la pena perché la grande vittoria lo incorona giovane Re.
Non lo vedevo pagaiare così dalla finale dei mondiali di Wausau 2012 quando anche allora vinse con una discesa da manuale su Anton Franz e Anze Bercic. Negli Stati Uniti l'oro arrivò con un margine di 2 secondi e 33. In Australia il successo è per soli 0,16 decimi sullo sloveno Luka Bozic e terzo a 5,32 il britannico  Thomas  Quinn. Bravo Roby o "big foot" come lo chiamano quelli del "E-team", vincere una volta è difficile, confermarsi è una vera e propria impresa. Quindi "d'onore al merito" a Roberto Colazingari,  prendendo a prestito l'onorificenza dei cavalieri di Malta visto che parliamo di un Re! 


Occhio all'onda!