Week-end di selezioni per lo slalom USA e GB

Le informazioni non sono mai complete al 100%! 
Avevo annunciato i "Trials Slalom USA" e non ho detto nulla che nello stesso week-end si stanno svolgendo anche le "2014 GB Team Selection Trials" a Lee Valley. Ahi, ahi mi scuso con i lettori per questa dimenticanza, accusare la fretta sarebbe facile, ma in realtà ho confuso le date e  solo ora mi rendo conto che di 28 marzo ce ne uno solo nel mese e quindi le due gare coincidono.  Chiedendo umilmente perdono per essermi dimenticato gli slalomisti di sua maestà e risolto così amicehvolmente l'impasse andiamo a dare un occhio a che cosa è successo nelle prime due giornate di gare. Ovviamente non ero presente perché sono a Foz ad allenare i miei atleti in attesa di partire per l'Australia, ma ho scambiato un po di battute con qualche amico allenatore a Charlotte e a con qualche atleta a Londra. 

E' stato Michal Staniszewski, il d.t. Canadese presente con alcuni suoi atleti per gareggiare,  a dirmi che il tracciato statunitense è piuttosto duro e il livello degli atleti in gara si è alzato parecchio. Tutti e due ci siamo resi conto del miglioramento di Ashley Nee che ha vinto bene nel kayak maschile. Lui ha una spiegazione che può essere condivisa. Infatti la piccola, ma potente Nee ha recentemente cambiato canoa. Ha lasciato Gala per approdare in casa Vajda e più esattamente alla Galaxy . Un cambiamento che le ha permesso di guadagnare in agilità e controllo. Siamo convenuti entrambi che il suo progresso è stato costante e sembra essere in crescita. C'era attesa anche per la prova della Benusova che in prima manche ha perso 5 secondi e in seconda ha pagato con 50 secondi di penalità il salto della porta 19. Vedremo se domani saprà riscattarsi. Per il momento tiene valida la sua prima manche che nei trials la pone in seconda posizione.
Fabien Lefevre si mette in tasca due bei primi posti. In C1 tra la prima e la seconda manche si migliora di poco più di 4 secondi ed è al 5,8% dal Fabien seduto dove  vince  anche qui senza problemi. In C1 ha la meglio su Eichfeld Casey, mentre in K1 non ha problemi su Smolen a 1,99.
Risultati scontati per C2 e C1 donne. McEwan/Eichfled vincono, ma con un 23% dal primo K1 uomini che la dice lunga sulla loro gara.  Colleen Hickey si porta a casa il primo posto nella C1 donne, ma quel 53% di ritardo sul migliore k1 Men (46% senza penalità) testimonia un livello tecnico ancora molto basso, per non parlare delle sue avversarie. Colleen, che ha in David Hearn il suo idolo tanto da definirlo come il Michael Jordan dell'acqua mossa, aveva chiuso i mondiali di Praga al 32esimo posto.
 


Attraversiamo l'oceano per approdare a Lee Valley. E' Fiona Pennie ha parlarmi della sua gara:"Avrei potuto fare meglio oggi, ma alla fine per me è un approccio solido. Ho avuto  una parte alta positiva con una seconda parte piuttosto scarsa. Questo in prima manche. Mentre per la seconda ho invertito. Comunque sia è andata e domani il percorso è più tecnico e ne vedremo delle belle!" Fiona quindi è abbastanza contenta di questo esordio. Nel kayak femminile c'è stato il rientro di Elizabeth Neave che dopo i mondiali si era fermata per un infortunio alla spalla. Ha recuperato durante l'inverno e appena ha potuto è andata negli Emirates ad allenarsi al caldo e in sicurezza. Oggi ha vinto di 1,87 sulla rivale di sempre e cioè Fiona Pennie. Alle loro spalle gli inglesi non hanno molto infatti la terza è a più di 6 secondi. Joe Clarke nel kayak maschile  l'ha spuntata su Richard Hounslow, quest'ultimo in acqua solo da seduto considerando il fatto che in C2 è già qualificato grazie al mondiale vinto a Praga. Quindi in relazione a cioè il grande assente di queste competizioni è David Florence il campione del mondo in carica in C1 e C2. Il campione inglese è per diritto già qualificato, peccato solo non vederlo gareggiare perché è sempre uno spettacolo. Assenti anche i campioni olimpici in C2. L'equipaggio trionfatore di Londra 2012 aveva annunciato il ritiro qualche mese fa o meglio la decisione era stata presa da uno dei due e cioè  da Tim Baillie che lo scorso 23 gennaio aveva annunciato sulla loro pagina internet il ritiro ufficiale dalla competizioni. E' rimasto il simpatico Stott che però è ancora alla ricerca di un compagno che possa sostituire il suo "capovoga". 

Domani è già oggi da qualche parte del mondo e allora non ci rimane che seguire le evoluzioni dello slalom in attesa di avere nuovi dati da elaborare e da presentare

Occhio all'onda! 

Canoe Slalom Trials targati USA

Occhi puntati per questo fine settimanale agli States per i "Time Trials" di slalom e più precisamente a Charlotte. Tre giorni di gare dove in palio ci sarà la  la maglia a stelle e strisce per i prossimi appuntamenti internazionali. 
Al via  una sessantina di atleti in tre giorni di gare.

La stagione agonistica negli Stati Uniti d'America per la verità si era aperta una decina di giorni fa a Dickerson sul Potomac  per tre gare denominate the  "spring Race". A capo dell'organizzazione  Dana Chladek. Gare interessanti alle porte della capitale per il duello in C1 fra Fabien Lefevre e Eichfeld Casey finito 2 a 1 per il francese che ora gareggia per   gli Stati Uniti d'America. Mentre nelle altre categorie per la verità si è visto ben poco. Predominio di Lefevre e di Nee Ashley nel kayak maschile e femminile. Mi sembra, guardando le percentuali di distacco che questa piccola, bionda alteta, sia migliorata molto rispetto l'anno scorso vedremo se reggerà il confronto con una new-entry e cioè Dana Benusova. Anche quest'ultima ha cambiato nazionalità dopo il matrimonio, infatti non gareggerà più per la Slovacchia (dove aveva trovato praticamente sempre le porte chiuse con Kaliska e Dukatova) ma per gli USA, soprattutto in vista dei giochi olimpici di Rio 2016. Strana avventura per questa atleta che ad Atene 2004, ancora giovanissima, aveva fatto da apripista e per lei sembrava aprirsi un futuro ricco di successi. 

Non mi aspetto grandi sorprese dalla tre giorni di Charlotte, ma sarà comunque piacevole seguire a distanza questo avvenimento. Per la verità la squadra per il 2014 si potrebbe già fare a tavolino, ci sarà solo da decidere la posizione di ogni atleta all'interno del Team.  La formula sarà quella di prendere valide 4 discese sulle sei che si disputeranno con la clausola comunque che per  ogni giorni bisogna tenerne almeno una valida. Così facendo Sylvan Poberay, il d.t. USA, avrà in mano atleti che dimostreranno non solo di saper vincere, ma anche di tenere alla distanza.

Quindi non ci rimane che aspettare domani per i primi risultati che si possono seguire cliccando qui

Occhio all'onda!



Crowdfunding per crescere in slalom

 
L’ultima frontiera per gli slalomisti si chiama “crowdfunding” una opportunità per essere aiutati economicamente a raggiungere i propri obiettivi.  Che cos’è il crowdfunding è presto detto. Infatti si tratta di una  richiesta pubblica a sostenere finanziariamente un proprio progetto. Il più famoso di tutti per questa iniziativa fu Baraka Obama che così si pagò la sua campagna elettorale con dollari che arrivavano direttamente dagli elettori.

La fantasia aiuta quindi l’imprenditorialità, ma soprattutto aiuta ad alimentare i sogni di slalomisti che devono fare i conti per riuscire ad allenarsi nel miglior modo possibile quando le loro federazioni non arrivano a tanto.  Così  personaggi come Eichfeld Casey o Rosaline Lawerence si sono lanciati in questa avventura per ottenere denaro contante con lo scopo di utilizzarlo per allenarsi e competere al meglio fra i paletti dello slalom.  Ammirevole il loro sforzo, audace la loro voglia di raggiungere il successo, commovente la loro volontà. Chiunque può partecipare con un contributo che va da un minimo di 25 ad un massimo di 500 $, con tappe intermedie da 100 e 250. Nel primo caso si avrà diritto di ricevere una cartolina dai viaggi di Casey per arrivare ad avere con 500 dollari il pettorale firmato della sua gara.  Il suo progetto prevede una spesa complessiva di 13.000,00 dollari e per il momento è a quota 3.525,00 e l’ultima donazione risale a 12 giorni fa.

Una cosa analoga, ma non per sé, ma per altri giovani atleti l'ha organizzata Mike Kurt. Lo svizzero è uno slalomista di fama internazionale, tanto per ricordare qualche risultato diciamo che è stato medaglia d'argento agli Europei 2013, due volte secondo in Coppa del mondo nella classifica generale 2007 e 2010 e campione del mondo a squadre nel 2003. Lo scudo crociato in collaborazione con un collega schermitore Fechter Fabian Kauterha ha dato vita ad una attività che hanno chiamato:  "I believe in You -  Ich glaube an dich". In sostanza giovani talenti per lo sport  possono trovare in questi due campioni un appoggio per trovare fondi per la loro attività sportiva.

Un mondo quello del crowfunding tutto da scoprire e se vogliamo non del tutto nuovo come concetto e come idea, come direbbe il grande Giorgio Gaber! Infatti mi ricordo che molti anni fa,  siamo verso la fine degli anni '80, la squadra  USA di canoa slalom aveva adottato più o meno lo stesso principio e cioè si finanziava vendendo del  merchandising firmato da Sandra Boynton, una famosa fumettista, umorista, scrittrice di libri per bambini oltre a produrre musica e essere autrice di canzoni. Oltre a tutto ciò lei è anche la  moglie di Jamie Mc Ewan ecco trovato l'aggancio di questo personaggio con il mondo della canoa. Credo che non serva dire chi è invece Jamie McEwan vero? Beh i canoisti che arrivano a questo punto possono chiudere qui mentre per chi prosegue  dico che Jamie fu bronzo ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 in C1 slalom nella prima apparizione olimpica del nostro sport e poi fu quarto 20 anni più tardi in C2 quando lo slalom rientrò ufficialmente ai Giochi, insomma una leggenda considerando che fu l'unico atleta a partecipare a queste due storiche olimpiadi.

Occhio all'onda!


Un poeta dell'immagine

foto di Luca Signori
Luca Signori è un poeta dell’immagine e non finirò mai di ringraziarlo per regalarci grandi perle delle sue montagne filtrate dal suo immenso cuore. L’effetto delle sue immagini, condite da ciò che sente ogni volta che vive quei momenti, entra in noi con la forza di mille uragani. Si percepiscono i grandi silenzi  e l’infinità della sua potenza che solo la montagna può offrire, ma solo  chi di  montagna vive riesce a cogliere e ad esaltare.  C’è poi il passaggio successivo che è la capacità di trasmetterli, di farli sentire, di farli percepire, di farli tuoi  e Luca in questo è un grande. Non tutti abbiamo la fortuna di avere la sensibilità che un “poeta dell’immagine” ha.  Grazie a lui però anche noi comuni mortali possiamo immergergi nella natura. Attraverso di lui riusciamo a percepire ciò che putroppo la tecnologia, la vita di città, il lavoro e altre mille paranoie dell’era moderna ci hanno cancellato.  Così Luca ci ricorda costantemente i valori di un tramonto, ci fa volare con un’aquila, ci fa amare l'artista natura che ridisegna le sue montagne ogni volta che cambia stagione, ogni volta che tira un filo di vento. Una natura che è testimone del nostro tempo. Una natura che ci fa capire il valore della vita.
Se fossi il capo della Forestale o qualcuno che conta chiederei a Luca di prendere  per mano  grandi, piccini, nonni, signore, signori, zii, zie, nipoti, cugini, colleghi, colleghe per guidarli nella sua Lessinia. Cammiando  attraverso i sentieri che solo lui conosce per  ascoltare quello che la montagna vuole dirci. Perchè solo attraverso persone che l'amano veramente e  solo da chi sa  apprezzarla e valorizzarla  si potrà dare speranza e luce alle future generazioni che dalla montagna devono saper cogliere l'energia che Luca ci trasmette.
La grande verità è, come dice Antonio Ispanico Peloso a commento di una foto di Luca Signori:   "solo tu Luca riesci a parlare con la neve, lessinia e vento"
 


Grazie  e... occhio all'onda!

Un fiore per la mia mamma


In bocca al lupo Mr. Eoin Rheinisch


Sunsets around in Al-'Ayn are fantastic.  The sun warms you all day, then you see it at eye level changing its shape as it goes down:  It becomes enormous. The colours are unique and lovable. When it has surely given you the last breathe of the day, it hides behind the dunes whose shapes are changed each day by the wind.  Another day has gone by, another important day  in each one of our lives, another day to be remembered. Just as the wind remodels the mounds in the dessert, the stories in our lives change our characters, our personalities and our characteristics. Lovely and fascinating stories, like the one that has just finished for Eoin Rheinisch.  

He won’t wear a bib on his chest for racing anymore, but he will work with young people.  His story began by copying his older brothers and, as always happens, he began dreaming of glorious victories playing with gates, currents, waves and loops every day.  Then, very early on, the slalom for the Irishman, born in Dublin, and proud it his heritage, became a real way of life for many years.  There are people, places, moments and situations that change the paths of our lives, and one of these people in my mine is this particular athlete.  I spent two intense years with him working on technical improvements together, he the athlete and me the coach as Rheinisch always calls me, we tried to bring out the best in both of us.  What we did  aboveall,  was to find a way of adapting ourselves to the slalom that has changed enormously since it started.  It wasn’t easy for an athlete who had already reached high levels to start all over again.  The first thing to do was to change the type of canoe and we then tried to change his style.  Then we had to accept certain physical problems that unfortunately made a difference.  However, Eoin has always fought back with great force and never given up in spite of the problems, showing his fighting spirit right up until this moment.  In spite of the Olympics that  took a wrong turning right at the last minute, the tail of the canoe that "pitched on a silver dollar on the bed" of Sand Creek as De Andrè (a famous italian poet and songer) would have said, Eoin wanted to paddle through another season knowing that it wouldn’t have been an easy one. And it was just then, paddling with a clear mind and with a love that had just surfaced that he found the energy and force to end his career.  It is never easy for an athlete who has nourished himself with years of daily training, to decide to change his way of life.  But I believe that this Irishman must now transit all his experience to the young people of the Emerald Isle, as well as thinking about working for the International Federation at the same time.
 

on the left Eoin with his great friend Huw Swetnam, on the right Eoin with 
Sander (owner of  Double Dutch Paddles) and in the center Eoin's brother
However, only God will know about Eoin’s future and I can only thank Him for letting me meet him and it only remains for me to heartily thank Eoin for  everything he has given us and... "in bocca al lupo" and  the very best for the future.


Occhio all'onda!



traslated by  Teresa Bourges


Un formicaio di slalomisti

Sono tornato a fare colazione con la papaia, quindi significa che sono a Foz! Per la verità non mi fermerò molto considerando che la settimana prossima abbiamo le selezioni a Tomasina, 700 km a nord da qui,  e che a fine marzo partiamo per andare in Australia ai campionati del mondo di slalom per Junior e U23. C’è il tempo però per fare delle riflessioni sulle sei settimane trascorse ad Al-Ain anzi per essere più precisi al “Wadi Adventures Center” con qualche piccola escursione turistica e tanguera nelle vicinanze. Un periodo lungo dove sempre si impara allenando, parlando e guardando i grandi campioni con i loro tecnici  che lavorano su un tracciato decisamente particolare. Nel lungo viaggio aereo per rientrare in Brasile ho riassaporato il gusto del buon vino. Una gentile hostess degli Emirates mi ha servito un cabernet sauvignon cileno  di “Los Vascos” che si produce nella valle della
Colchagua, una zona bellissima collinosa e vocata alla produzione di grandi vini. Negli ultimi decenni sono stati fatti grandi investimenti e si è trasformata in un vero e proprio giardino rigoglioso che sa produrre qualità attraverso i suoi grappoli. Anche se per la verità furono i missionari spagnoli intorno al 1500 a introdurre in loco la produzione del vino. Questi vigneti sono al riparo da malattie come la fillossera e la peronospora grazie alla difesa naturale delle Ande da un lato e dal Pacifico dall’altro. Ho avuto la fortuna di passarci lo scorso novembre approfittando dei campionati Sud-Americani e devo dire che mi ha incantato per la freschezza dei paesaggi e il loro ordine. Quindi, il buon vino rosso e le 14 ore di volo, mi hanno stimolato a queste riflessioni che ovviamente ho il piacere di condividere. La prima è  quella che sarà interessante tenere monitorati gli atleti, e sono stati molti, che hanno lavorato da queste parti in un inverno europeo particolare. L’obiettivo è capire quanto può influire positivamente  un blocco di lavoro così nel bel mezzo della preparazione. Certo non sarà facile attribuirne vantaggi o svantaggi, ma sarà un’occasione per conoscere e capire.
La seconda è quella di vedere nazioni  come Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia,  Russia e Polonia e, ovviamente noi,  Brasile  incrementare notevolmente sotto l’aspetto dell’investimento  tecnico sulle nuove generazioni. Queste nazioni infatti stanno costruendo il loro futuro agonistico con un grande impegno, contenendo comunque i costi, ma con programmi specifici senza perdere tempo. Vanno dov’è più facile far crescere i futuri Estanguet o Molmenti, dedicandosi allo specifico. Tutto ciò porta, e già si nota, un innalzamento tecnico generale.
Un altro aspetto interessante è per l’appunto il centro Wadi.  Mi sembra di capire che c’è molto interesse a sviluppare quest’area considerandone le  varie potenzialità.
Se chiudo gli occhi ho mille flash di  atleti,  allenatori, persone che su quel budello d’acqua  in mezzo al deserto: corrono, filmano, pagaiano, parlano, cronometrano, disquisiscono, sperimentano, agganciano, frenano, rovesciano, raddrizzano, fotografano.  Tutti con un chiaro e limpido pensiero: allenare o allenarsi. Sembrava un formicaio rigurgitante, straboccante, ridondante in continuo movimento per produrre energia, forza, migliaia e migliaia di pagaiate, tonnellate di acqua caduta a valle e riportata a monte per farla discendere nuovamente. Una macchina operativa per 15 ore al giorno. Canoisti che arrivano, canoisti che partono, canoisti che hanno finito allenamento, canoisti che iniziano allenamento e così via senza soste, senza pause per approfittare dei questi mesi senza gare per crescere, per mettere le basi ad una stagione alle porte. Complessivamente impressionante!
Beh le ore di volo sono state tante, ma se si lascia libera la mente di vagare passano in un momento, magari portano anche qualche pensiero positivo in vista del futuro!

Occhio all’onda! 

Quando un sistema sportivo nazionale funziona


Nel momento in cui ho chiuso il post precedente mi sono fatto una domanda. Perché nel kayak maschile, rispetto a quello femminile, c’è stata in questi ultimi sedici anni tanta alternanza a livello di medaglie d’oro olimpiche? Fra le donne in cinque edizioni Olimpiche si sono scritti tre nomi. Fra gli uomini i nomi sono stati ben cinque,  uno per ogni edizione: Fix (’96), Schmidt (’00), Peschier (’04), Grimm (’08), Molmenti (’12). Tre tedeschi un francese e un italiano. La cosa secondo me si spiega per il fatto che nel settore maschile c’è molta concorrenza già a partire dalle prove selettive nella propria nazione. Prendiamo ad esempio i tedeschi. Il campione olimpico uscente 2008 Alexander Grimm non si  qualificò per partecipare alle Olimpiadi 2012, quindi per lui già si precludeva all’inizio la possibilità di raddoppiare se pur ancora ad altissimo livello. La stessa cosa successe ai transalpini con Benoit Peschier che dopo l’oro del 2004 non centrò la qualifica per le olimpiadi del 2008. Altro esempio  è quello di  Fabien Lefevre, terzo ai giochi olimpici di Atene e secondo a quelli di Bejing, non si qualificò per rappresentare la Francia ai Giochi di Londra. L’altro fatto che emerge da questa piccola analisi è dato per l’appunto dalla durata di una carriera di un kayak maschile comparata con quella femminile.
Ora per avere una visione olimpica inseriamo anche l’edizione del 1992 e vediamo che nel settore femminile abbiamo il record di partecipazioni, ben sei, con Stepanka Hilgertova, poi con cinque partecipazioni  Cristina Giai-Pron, oggi mamma di due splendide bimbe. Seguono  con quattro Kaliska e Margaret Langford canadese.

Nel momento in cui si va ad analizzare la partecipazione salta agli occhi una cosa ben precisa. Nel k1 donne sono 5 le atlete che erano presenti a Bejing 2008 e a Londra 2012 e cioè Fer, Chourraut, Hilgertova, Li e Jones.
Nel settore maschie sono stati 10 gli atleti presenti in queste due edizioni praticamente il 45% degli atleti presenti. Ma per capire bene il fenomeno bisogna chiedersi: perché tra questo 45% non ci sono atleti francesi, tedeschi, inglesi? La spiegazione arriva da quanto illustrato precedentemente. Il livello generale di queste nazioni è molto elevato e la prima vera selezione arriva proprio all’interno della stessa squadra. Dati che rafforzano un principio base dello sport e di come queste nazioni lavorano e programmano il loro presente e il loro futuro a 360 gradi senza fossilizzarsi per forza sul talento. Qui si può tranquillamente affermare che esistono vere e proprie scuole dello sport e nel caso specifico della canoa slalom.  Il conseguire risultati con atleti diversi è il chiaro segnale di un sistema sportivo che funziona a meraviglia.

Occhio all’onda!

Hilgertova, Kaliska, Fer 16 anni di storia olimpica

Emilie Fer campionessa olimpica 2012 e campionessa del mondo
Le vedi pagaiare sul canale e ti rendi conto che c’è qualche cosa di diverso tra loro. Meglio ci sono generazioni di canoisti che le separano. Eppure sto parlando di tre campionesse olimpiche in piena attività che qui sul canale del Wadi Adventure Center si danno ogni giorno a pagaiare come ragazzine,  divertendosi  come pazze nel loro  parco giochi preferito. Tre atlete che dal 1996 al 2012 e cioè per 16 anni si sono alternate sul gradino più alto del podio olimpico.

Hilgertova (’96/’00), Kaliska (’04/’08), Fer (2012). 


Stephanka Hilgertova in alleanamento sul canale del Wadi Center
La ceca Hilgertova ha 46 anni e si allena praticamente con il marito allenatore e con suo figlio canoista in acqua. Non si può dire che non è brava, perché è una atleta che può raggiungere ancora la finale, ma  decisamente ha fatto il suo tempo. Le sue pagaiate non sono più efficaci  come quelle di un tempo, corte e scattose. Mancano di quella brillantezza e scorrevolezza che aveva negli anni migliori quando cioè era effettivamente lei la regina nel k1 donne.
 

Elena Kaliska campionessa olimpica 2004 e 2008
La slovacca Elena  Kaliska l’hanno scorso ha cambiato tecnico. Ha lasciato Mraz, che oggi è qui con 4 atlete junior, e ha preso il mio vecchio amico Juraj Ontko, un ex buon C1 dei miei tempi che ora si  è ingrassato, ma mantiene il suo sorriso tondo e simpatico. L’altro giorno, passandomi accanto abbiamo scambiato quatto parole e mi ha fatto capire  che non è facile allenare questa atleta con i suoi alti e bassi di umore e con le sue idee ormai ben chiare nella testa. Fatica ad accettare cambiamenti nel suo modo di interpretare lo slalom. Il 19 gennaio ha fatto 42 anni, ma devo dire che rispetto alla Hilgertova  la vedo più competitiva. Con lei c’è un ottimo rapporto maturato nel tempo e mi chiede spesso di Ana, la mia  giovane atleta, considerando il fatto che qualche volta ci  alleniamo assieme.
Poi c’è la francese Emilie Fer che veramente pagaia molto bene. L’altra sera mi sono incantato a seguirla in un allenamento tecnico che stava facendo con il suo allenatore e compagno di vita Sylvain Curinier (argento alle olimpiadi del '92 in k1 slalom).



Saranno state le luci di questo impianto, saranno stati i colori della notte, ma Emilie mi ha dato l’impressone di esser proprio la numero uno. Lavoravano sulle risalite con il colpo largo. La transalpina nata nel 1983 a Saint Maurice, ha eleganza e prestanza fisica. La sua azione nella risalita è condita proprio da queste due principali qualità. Il risultato è evidente nel modo in cui affronta la manovra. Vederla così sembra non avere rivali, come non ha avuto al mondiale di Praga dello scorso anno. E’ un passo sopra le altre, ma soprattutto sotto l’aspetto tecnico, dopo che ha acquisito una grande tranquillità interiore, cosa che le costò molto al suo esordio olimpico nel 2008, quando non aveva questa maturità agonistica. Mi ha confermato le buone impressioni anche questa mattina guardandola nell'allenamento di loops sul canale.
 

La cosa interessante di tutte e tre  è vederle all’opera. Vedere il loro impegno, la loro costanza, la loro determinazione in ogni pagaiata. La loro dedizione giornaliera e la cura con cui si preparano. Da loro si capisce che i risultati vanno costruiti passo dopo passo con la dovuta tranquillità e con un lavoro certosino senza mai demordere. 
Brave un grande esempio per le giovinette e anche per i colleghi ometti! 



Occhio all'onda!