Lo sport italiano "avvelenato" dalla politica e dai presidenti. Quale futuro per una sua rinascita?


"Siento que es una pena”, lo scrivo in spagnolo perché è come se fosse più intenso e mi piace di più, dà più risalto a quello che sento e al fatto che mi dispiace non aver commentato a caldo le finali degli Oceania Championships e il vincitore anzi vincitrice di San Remo 2014. Il tempo corre e ci vorrebbero giornate di 48 ore per riuscire a fare tutto. Quindi mi scuso con i tanti lettori che seguono questo blog soprattutto per aggiornarsi sul mondo dello slalom, ma il mio  lavoro mi assorbe al 100% e soprattutto sono molto umano con tutti i miei limiti, quindi anche di tempo.
 

Mi urge però  fare alcune considerazioni alle varie analisi che sono arrivate dopo i giochi olimpici invernali di Sochi. Condivido quanto scritto da Luciano Barra sul sito “Sport Olimpico”  che mette in risalto le problematiche sportive italiane. Pezzo rilanciato da personaggi che ritengo molto intelligenti e sensibile verso il nostro mondo come Dario Puppo e Massimiliano Ambesi e a parte ciò è da molto tempo che vado dicendo che il modello italiano di sport, tanto difeso ovviamente dal Coni e dalle Federazioni Sportive, va rivisto in toto. Io ho dovuto lasciare l’Italia per andare a lavorare all’estero perché nel mio paese non mi hanno voluto, mi hanno allontanato perché secondo loro politicamente non gli andavo bene o meglio, come sta facendo oggi Malagò, su cui avevamo riposto tante belle speranze, perché dovevano pagare il dazio politico della loro elezione. Un tecnico che pensa, che fa proposte, ha una sua linea in mente da seguire è boicottato, fa male al loro sistema e crea problemi.
I quadri tecnici nazionali sono ricoperti nella grande maggioranza dei casi da personaggi che assecondano la politica del presidente che purtroppo troppo spesso vuole ricoprire anche il  ruolo di tecnico, se pur tecnico non è. Confondendo e mediando la via del consenso popolare con l’ideale per una crescita sportiva.  Non potendolo fare in prima persona sceglie i vari signor sì che non hanno idee, seguono alla lettera programmi di allenamento fritti e rifritti, si elogiano su  risultati dei talenti che l’Italia ha la fortuna di avere a singhiozzo. Non esistono programmazioni a lungo termine. Non si pensa ad un progetto di sviluppo di crescita sportiva, ma anche culturale, dei nostri giovani. Lo sport, la cultura, la musica, l’arte seguono solo il cammino della fortuna che può essere data da una famiglia con genitori particolari e sensibili. Sommata alla fortuna di individuare il tuo sport in età giovanile, condita dalla passione di qualche tecnico che molte volte a spese sue si incarica di tirare la baracca.
Così facendo non andiamo da nessuna parte, viviamo di attimi e, ripeto, di talenti. Guardate la storia del nostro medagliere nelle varie edizioni dei Giochi Olimpici e vi renderete conto che i successi arrivano raramente dalle stesse discipline. Si mantengono magari il numero di medaglie vinte interscambiando però la loro provenienza. Il significato di ciò è sotto gli occhi di tutti, tranne di chi sta alla guida politica  e cioè la chiarissima testimonianza dell’assenza di una scuola sportiva italiana. Chiaro il concetto? 

 
Per risanare l’Italia che corre, salta, rema, nuota, gioca, tira non basta un ciclo olimpico, se partiamo oggi forse nel 2039 saremo pronti e cioè fra 25 anni! Auguri


Occhio all'onda!

Benus e Fox primi vincitori. Mannoia e De Andrè per sognare


Fiorella Mannoia che canta “Boogie” e Cristiano De André con “Verranno a chiederti del nostro amore” sono due regali che ci fa San Remo 2014 nella quarta puntata.  Ora toccatemi tutto, ma lasciatemi stare la rossa romana che canta con il cuore prima che con la voce e ti incanta con il colore dei suoi occhi. Poi intelligentemente ci regala una canzone di quel grande e unico “chansonnier dei due Mondi” che chiamano  Paolo Conte, ma che potrebbero benissimo chiamare Louis Armstrong, Benny Goodman o Glenn Miller. L’ha cantata in coppia con Frankie hi-rng Mc  che conoscevo soprattutto per la sua collaborazione con  Caterpillar, un must per chi segue la radio. Come rap non mi dice molto, l’ho riscoperto questa sera come interprete di belle canzoni stile jazz. L’incanto è arrivato chiudendo gli occhi mentre ascoltavo la canzone proposta da  Cristiano De André. Nel buio è  stato facile ritrovare il poeta della nostra gioventù ancora vivo e la voce del figlio, eccezionale polistrumentista, ha aiutato nella magia.
 

In Italia si canta e  gli  Oceania Championships di slalom ci regalano i primi due vincitori che sono Matej Benus in C1 e Jessica Fox in K1 donne. Quindi nessuna sorpresa, tutto immaginabile e prevedibile. Le notizie che arrivano però  sono scarne e le news riportate sul sito ufficiale di questa manifestazione sono decisamente asettiche. Non capisco un giornalista che commenta la gara scrivendo esclusivamente la classifica riportando le penalità. Ma per questo basta guardare i risultati! Deve essere un male comune fra addetti stampa pagati probabilmente poco per sforzarsi ad aggiungere ai semplici risultati qualche aggettivo e magari anche qualche colore di cronaca. Non parliamo di approfondimenti perché si necessita di competenza e professionalità per farlo quindi è chiedere troppo a costoro. Le interviste poi sono pietose tanto da far passare gli atleti intervistati come pugili suonati o gregari doppati. Ci ricordano le dichiarazioni del grande Miro Panizza (Wladimiro all’anagrafe, in omaggio a Lenin, per volontà del padre ex partigiano, così come il padre di Panato che italianizzo però il nome in Vladi) che dopo la magica tappa vinta sul monte Maddalena nel 1975 ai microfoni di un grande maestro del giornalismo sportivo come Adriano Del Zan diceva: “sono contento di esser numero uno, grazie alla mia squadra, grazie ai miei compagni, saluto la mia mamma".

Concentriamoci sullo slalom olimpico di Sochi e poi l’ultima puntata di San Remo, torna Ligabue e conosceremo il vincitore. Per i vincitori invece nel k1 uomini, c1 donne e c2 bisogna aspettare domani


Occhio all'onda! 


Oceania Slalom Championships e Sochi 2014

Gaia era la lontra che pagaia ed era la mascotte dei campionati del mondo del 1993 in Val di Sole.  Un simpatico animaletto che ama stare nell’acqua sguazzando nelle  rapide per procurarsi il cibo quotidiano. Anche Robin Jeffery, chiamato dagli amici con il nomignolo di “otter” lontra per l’appunto, in acqua ci sta molto volentieri per coltivare il suo goal (per dirla all’inglese): vincere una medaglia d’oro ai giochi Olimpici... ambizione e sogno di molti!

Questo ancora 26enne, ne farà 27 il prossimo 25 agosto e nato in Sud Africa, oggi, per noi già ieri per loro, ha vinto le gare di qualifica degli Oceania Championships sia in C1 che in C2.
Nella specialità individuale ha piegato personaggi del calibro di Matej Benus e di Franz Anton con una seconda manche pulita e veloce ad un 5,6% dal miglior k1 che è Etienne Daille. In C2, in coppia con Ethan Hodson (classe 1990), è rimasto davanti a C2 come quello degli slovacchi Skantar/Skantar o dei tedeschi Anton/Benzin. Il loro 17,7% di distacco, sempre da Daille, testimonia la buona prova messa in scena.
Ora mi chiedo se le cure di un certo Nick Smith stanno già producendo i loro risultati e se fosse così che cosa sono in grado di fare questi due atleti in vista del futuro? Verranno portati ai campionati del mondo nonostante che la loro federazione stia facendo una guerra contro l’ICF per sopprimere questa specialità? Staremo a vedere.
Ora sappiamo tutti che le gare di qualifica sono gare tattiche, tanto più quando la prova non è combattuta per passare il turno, ma l’aussie in ginocchio, oggi/ieri gareggiava anche per prendersi un posto in squadra nazionale dopo essere andato male un mese fa nelle prime gare di selezione e cioè agli Australian Open. Ma, come diceva sempre mia nonna in relazioni ai miei amori giovanili, “se son rose fiorirano” quindi...  staremo a vedere il proseguo di questa edizione 2014 degli Oceania Championships, una sorta di campionato europeo o Pan-America Championships, per tirare le somme.
 

Nelle altre categorie la solita Jessica Fox vince con mezza pala e con la doppia pala. Nei K1 uomini attesa per vedere i tedeschi all’opera in semifinale e finale, ma che per il momento restano con le carte da gioco ben coperte. La gara ci fa fare anche una analisi basata sulle statistiche della crescita delle donne in gionocchio rispetto al k1 femminile. Ma per non annoiare troppo per il momento guardiamo a Sochi e al caso del giorno e cioè all’ondata di proteste rivolte alla vincitrice della gara di artistico nel pattinaggio ai Giochi Olimpici. Sono stati in molti a gridare allo scandalo, ma ahimè in questi momenti sono tutti grandi professori di pattinaggio e di abbigliamento anche se magari non hanno mai visto una gara prima. Tipico atteggiamento di noi italiani. In sostanza però guardando a rallentatore la gara dell’indiziata numero uno e cioè di Adelina Sotnilova e ascoltando un grande giornalista sportivo che da sempre segue questa disciplina Massimiliano Ambesi si capisce che quanto deciso è corretto. Ambesi  spiega punto per punto la giusta valutazione della giuria. Quindi niente di cui sorprendersi, anzi a piena ragione l’oro a chi è stato dato. Se ciò non bastasse  andare a vedere un’altra analisi fatta da un autorevole giornale come il “New York Times” e redatta da una sfilza di professionisti da far paura. Quindi prima di lanciarsi con le valutazioni tecniche cari amici e anche care colleghe fate attenzione!

Secondo appunto quotidiano: il Festival di San Remo che ha avuto nella sua terza serata un solo grande protagonista e cioè Renzo Arbore e la sua musica. Non aggiungo altro se non suggerirvi di seguire il dopo festival su “Webnotte”

Occhio all’onda!

San Remo sempre con suspance e austriache in slalom


Sono un attento osservatore (diciamo che mi piace) del festival di San Remo. Il motivo preciso non lo so. Forse perché mi ricorda la mia infanzia quando a casa ci si preparava a guardarlo tutti assieme. Io mi piazzavo sotto il tavolo, dopo aver preparato il mio speciale giaciglio, e mi distendevo lì a fare delle grandi dormite. Dal sonno qualche volta mi destavo tra canzoni e commenti di mio papà, unica trasmissione televisiva che seguiva, oltre alle commedie di De Filippo e i film western con John Wayne. Quindi ovvio che questa settimana per me è molto ghiotta considerando anche tutte le premesse che ci sono state alla vigilia della rassegna canora per antonomasia. 
Fazio Fabio, come lo chiama Cetto la Qualunque, è stato un grande a prendere in mano la situazione ad inizio show. Drammi immensi che purtroppo però non si possono risolvere approfittando di una vetrina così. E’ un festival della canzone e questo deve restare. Voler cambiare natura ad avvenimenti, persone, momenti non ha senso accettiamoli per quello che sono e per quello per cui sono nati altrimenti diamo forza a chi vuole trasformare tutto in uno show. Ci sono luoghi, situazioni e ruoli per far cambiare situazioni ormai diventate inaccettabili per molti.
A parte ciò grandi momenti con Ligabue che interpreta De Andrè, con Cat  Stevens in “Father and Son” e con loro la mitica, unica e sempre uguale Raffaella Carrà.  In un attimo ci riporta bambini. Ci rituffiamo negli anni ’70 con “cha cha ciao muchaco”. e poi le parole e il teso di questa canzone... la profondità...“sei acceso, sei spento?” Una Raffa aggressiva che salta sul palco come negli anni migliori e che ci regala momenti senza tempo e confini. Semplicemente mito!
 

Va beh! Ci aspettano serate lunghe considerando le tre ore di fuso orario che mi fanno addormentare all’alba per risvegliarmi subito dopo. Qui poi ad Al-Ain le sorprese non mancano. Pensate che mai avrei potuto pensare di vedere Violetta Oblinger Peters e Corinna Kuhlne allenarsi assieme. Eppure è successo, un paio di sere fa, all’imbrunire con le luci artificiali sul canale del “Wadi Adventures”  le due austriache in acqua assieme seguite dal tecnico Michael Seibert per un allenamento di tecnica scendendo.
In Austria quest’anno sono cambiate molte cose. Ora ci sono due tecnici, per l’appunto il tedesco che per molti anni ha lavorato per la squadra olandese, oggi senza fondi, e lo sloveno Jerney Abramic. Quest’ultimo da diverse stagioni agonistiche tecnico personale degli Oblinger: lui e lei. Il primo oggi è responsabile del settore k1 donne   più direttore tecnico del nuovo centro di canoa slalom a Vienna, mentre il secondo è responsabile dei k1 uomini. 
Il “Wunderteam”, per mutuare il nome dalla “squadra delle meraviglie” calcistiche, che ai campionati del mondo di calcio nel 1934 si fermò solo in semifinale perdendo per 1 a 0 dall’Italia, ha fatto un progetto molto realistico partendo dal fatto che in questo momento si trovano con 2 k1 donne di livello, Kuhlne (27 anni il prossimo luglio) e Oblinger (37 anni il prossimo ottobre) più due giovanissime come Wolfard (classe ‘94) e Leitner (’95) pronte per essere inserite in un gruppo di lavoro importante. Poi c’è il team dei k1 uomini che a parte il solito Helmut,  il prossimo 14 marzo arriverà alle sue 41 primavere, è tutto da costruire. Gli austriaci non hanno nessuna canadese, singola o doppia,  che posso aspirare a qualificarsi per le prossime olimpiadi, quindi la rinuncia in partenza di spendere soldi per cercare di raggiungere l’impossibile a breve. Per il futuro hanno il canale artificiale di Vienna che non tarderà a dare soddisfazioni con la crescita di tanti nuovi futuri campioni.

Occhio all’onda!

TANTI AUGURI SPLENDIDA AMUR

All’anagrafe spesso si sbagliano questo è risaputo e io ho un esempio davanti  i miei occhi tutti i giorni. Certo il giorno è sicuramente perfetto, 18 febbraio, ma l’anno... l’anno no! Non può essere, non è vero, mi sa che Grazia e Gustavo si sono confusi e ti hanno registrata molto prima che nascessi. Sì! mi sa proprio che è andata così mia cara e amatissima Marina. Non ce la racconti giusta, anzi mi sa che qualche trucco lo nascondi. Troppo perfetta per essere una cinquantenne, troppo bella, troppo sexy, troppo giusta, troppo effervescente, troppo in forma, troppo sensuale, troppo simpatica, troppo semplicemente perfetta! Sei come quando 28 anni fa ti ho ri-conosciuta. In effetti già ci conoscevamo. Eravamo bimbi  io a fare i tuffi in Guerrina e tu a girare per la piscina con quella cascata di capelli biondi lunghi lunghi, mangiando le famose e buone pizzette del bar. Poi le nostre partite a basket e subito dopo la nostra vita, le nostre passioni, la nostra complicità. No, non sono passati tutti questi anni, una conferma in più sull’errore della non veridicità della data di nascita. Non si è così freschi a cinquant’anni, non si è così dinamici ed efficienti qualche colpo si inizia a perderlo e invece Tu? Assolutamente no anzi stai guadagnando su tutti i fronti... semplicemente fantastica mia carissima, amatissima, bellissima e splendida mogliettina Marina.
Va beh! non lo diciamo a nessuno che non sono cinquanta perché sono... molti, molti meno con un fisico così altrimenti è difficile crederci, certo è che sta anagrafe va proprio rivista!

                                                 Tanti Auguri mia vita

Si torna ai due pali!

Un bicchiere di vino rosso a cena lo bevo volentieri, da colore al cibo e alla vita senza contare che combatte, in modo intelligente e senza spreco di energie, i radicali liberi. Già! sarebbe proprio bello mantenere le tradizioni, ma da queste parti  neppure l’ombra.
Per il resto tutto bene, tramonti rosso fuoco, temperatura ideale e tanti atleti che ogni giorno ci regalano momenti emozionati e tanti punti su qui riflettere.

Anche il bording ICF dello slalom internazionale si sta chiedendo cosa fare per il futuro e propone un forum per esternare le proprie idee, prima di andare, a fine febbraio,  a cambiare alcune regole. Diversi i temi in discussione. Ma mi spaventa soprattutto il fatto che stiano ancora discutendo se le porte devono essere a due pali o a uno solo. Avevamo fatto un passo avanti con la scelta di passare al palo unico e ora dopo un momento di evoluzione eccoci all’involuzione. “We come back to the past” direbbero gli inglesi, mentre l’amico Cicerone alzando il tono della voce affermerebbe: “Haec adhuc. Sed ad praeterita revertamur


Indiscutibile, dal mio punto di vista, la porta con il palo singolo tanto più in risalita. Questa scelta aveva portato dinamicità alle manovre e nello stesso tempo una grande spettacolarità lasciando l’atleta libero di esprimere tutta la sua potenza fisica e la sua abilità acrobatica in ogni passaggio. Ora la tendenza, ma ormai la realtà è solo questione di qualche mese,  è quella di ritornare indietro, costringendo gli atleti a involversi e a ritornare a manovre troppo limitanti  e asettiche.  Lo slalom ha bisogno di velocità che arriva da percorsi filanti e non troppo lunghi. Quando superiamo i 70 secondi  entriamo già in una fase di “decelerazione” fisica ed “emozionale”. Uno spettatore non può mantenere alta la sua concentrazione se superiamo questi tempi. Prendiamo esempio da sport come lo snowboard (grande successo di pubblico, praticanti, sponsor ed interessi televisivi) o lo sci dove i tempi di gara si vanno sempre più accorciando.  
Ora torniamo a discutere che per lo spettatore è meglio avere una porta fatta di due pali perché così può seguire meglio la discesa o il giudice può svolgere meglio il suo lavoro.  Ma quando mai uno spettatore entra nello specifico tecnico di un gesto atletico? Nello sci quanti sanno che le porte sono in realtà formate da due pali, anche se in realtà se ne vede sempre uno solo? Lo slalom, lo ripeto fino alla nausea, ha bisogno di velocità. Il palo unico offre questa opportunità. Io sarei anche per abbassare il valore della penalità e cioè dagli attuali 2 secondi al mezzo secondo. Ma queste rimangono solo utopie visto che la commissione internazionale ormai è arrivata a tornare sui suoi passi, cosa che per la verità si era capito da tempo considerando i percorsi che sono stati disegnati anche agli ultimi campionati del mondo. 

Ci sono poi anche novità in relazione al passaggio dalla qualifica alla semifinale. In sostanza si propone di far passare un certo numero di atleti nella fase successiva dopo la prima manche e andare a disputare la seconda manche di qualifica solo con gli atleti che non hanno passato l’ostacolo. Quindi in seconda manche ci saranno ancora una sorta di ripescaggi solo fra i non già qualificati. Scopo: ridurre i tempi di gara molto lunghi. 

Gli altri cambiamenti sono di poca sostanza. Ciò che deve preoccupare però  l'assoluta  assenza di perspicacia verso il futuro. Così facendo restiamo ad uno  slalom fermo ai suoi albori.

Occhio all'onda! 




Curiosità sulle pagaie da k1 slalom

Nella foto le due pale Raab sovrapposte. 
Si può notare la differenza 
tra la XX12, in primo piano, e la XX14
Raab ha presentato la novità 2014 per quanto riguarda la sua produzione di pagaie per lo slalom. Infatti il costruttore ceco ha fatto una nuova versione della pala “XX12” che prende il nome di “XX14”. Sostanzialmente rimane uguale nella geometria della pala precedente, ma aumenta complessivamente del 5% la sua superficie. 
Per il momento nessuno dei grandi nomi che usano la sua pagaia ha deciso di passare alla nuova versione. In questi giorni è stato il basco che vive a La Seu d’Urgell, Joan Crespo, ha provarla ritenendosi soddisfatto. “Avevo problemi di lunghezza usando una 2o5 cm. Ora con questa nuova pala posso accorciare di qualche centimetro guadagnando in dinamicità, ma nello stesso tempo mantengo le stesse sensazioni di durezza in acqua”, ci spiega il più volte finalista mondiale dopo alcuni giorni di test. 
Lo stesso Raab preannuncia a breve una versione intermedia di questa pala che sarà indicata per le donne Junior.



Restando nello specifico Double Dutch ha presentato da qualche mese la “Nutron” una pala costituita da due pezzi dal peso complessivo di 750 grammi. Lo stesso sistema già visto usare da G-Power e che dà sicuramente alla pagaia una forte rigidità. L'inconveniente può essere quello che se si rompe una pala bisogna sostituire anche una parte di manico. Cosa che invece non si fa se la pagaia è costituita da tre pezzi e cioè due pale e un tubo.


C’è anche la versione, per tutte e tre queste case costruttrici, del sistema fissaggio centrale con un blocco. Questo permette di smontare la pala in due pezzi  e trasportarla con facilità. C’è la possibilità anche  di allungarla tra i 5 e i 10 cm.  e si può scegliere il grado dell’angolo di inclinazione delle pale. Il tutto con un solo morsetto.

Occhio all'onda! 

Quanto costa allenarsi al Wadi Center di Al-Ain?



Credo che sia appurato il fatto che uno slalomista per preparare bene la stagione di gare deve macinare molte ore di acqua. Tanto meglio se il tutto è fatto su acqua mossa, come il mio amico Ron Lugbill sostiene da sempre. L’inverno quindi è una buona stagione per fare questo tipo di lavoro se si sceglie di curare la preparazione al caldo e su canali artificiali. Le spese da affrontare per un atleta o per la sua società o per le squadre nazionali erano molto elevate, considerando il fatto che bisognava andare in Australia dove l’acqua è molto cara così come per nutrirsi, dormire e viaggiare. Senza considerare il jet-lag di 10 ore che per essere smaltino ha bisogno come minimo di una settimana. 
Con il nuovo centro negli Emirati Arabi si aprono le porte per molti atleti europei e non solo  che fino a poco tempo fa vedevano questa opportunità come una chimera irraggiungibile. Oggi la trasferta può essere fatta contendo le spese. Quanto costa un mese di allenamento ad Al-Ain? Vediamo un po’...
un volo con Emirats o Turkish Airlines, con cui c’è la sicurezza di trasportare la canoa pre-avvisando,  può costare  dai  450 ai 600 euro se prenotato con un certo margine di tempo. Se poi si sceglie di viaggiare con Lufthansa i costi lievitano un pochino con qualche rischio per il trasporto delle canoe. Parlano bene anche di Pegasus Airline, la compagnia low-cost della Turkish, quindi magari meglio cercare voli anche  qui. 
Il taxi che da Dubai vi porta al Wadi Center costa più o meno 60 euro oppure noleggiare la macchina siamo sui 20 euro al giorno e il costo della benzina è relativo: 13 centesimi al litro! Siamo quindi a circa 600 euro per arrivare a destinazione e ritornare. Poi la casa dove stare a ridosso del canale ha un costo per gli atleti di circa 15 euro al giorno. Per mangiare si può scegliere il ristorante al Wadi Center dove  con 25 euro si ha colazione, pranzo e cena, oppure farsi da mangiare a piacimento andando a fare la spesa al Carrefour che dista 20 km. dall’alloggio. Veniamo al costo dell’acqua di 15 euro all’ora. Anche qui la scelta di allenarsi due ore al giorno, per 30 euro, oppure prendere un’ora e poi allenarsi nell’ora dei rafting gratuitamente. Quindi siamo all’incirca sui 600 euro. Riassumendo: 600 (viaggio) + 450 (dormire) + 350 (cibo) + 600 (acqua) totale 2.000 euro.  Ci mettiamo qualche spesa varia come internet (sim per 50 euro un mese oppure in casa con wifi per uguale cifra), visita a Dubai, giro con cammello e un souvenir per la mamma fa un totale di 2.300 euro. 
Insomma una cifra accettabile per potersi allenare bene e per poter conoscere ed imparare anche guardando i migliori canoisti al mondo, che qui sono più disponibili a scambiare idee e magari ad allenarsi con altri giovani atleti. Le società dovrebbero, secondo me, investire in questo tipo di operazione per permettere ai giovani di migliorarsi più velocemente, senza dimenticarsi che la trasferta potrebbe diventare molto stimolante ed interessante per il futuro. 

In relazione ai grandi campioni c’è da fare una considerazione. Molti di loro hanno scelto di venire al “Wadi Center” per alcune settimane, massimo tre, poi ritornare a casa per 2 o 3 e poi ancora un ciclo sul canale. Gli inglesi in totale sono venuti da novembre ad oggi ben quattro volte. Mark Delaney (il tecnico di David Florence) mi diceva che questo tipo di operazione è costata come andare un mese in Australia con la contropartitita di aver fatto invece di 4 settimane ben 12. 
Atleti come Molmenti, Kauzer, Oblinger, Popiela, Martikan, Hradilek e tanti altri ancora hanno usato la stessa strategia. Il sistema non è male, anzi è perfetto come principio generale per mantenere sensibilità sull’acqua intervallando periodi di carico di lavoro fisico con periodi di lavori specifici e di transfer nell’elemento in cui poi si gareggerà. 
L’incremento tecnico è notevole lo si nota anche in atleti molto evoluti. Sono rimasto ad ammirare David Florence in un allenamento di tecnica veloce a scendere e ho notato che ha migliorato molto la sua postura specialmente nella pagaita. Frutto questo di non aver interrotto il ciclo specifico praticamente mai dai suoi mondiali, tutti d’oro, fino ad oggi. Impressionante questo atleta che non molla mai ed è sempre stimolato a migliorare se pur bi-campione mondiale con due argenti olimpici al collo! Bell'esempio per tutti gli atleti e per lo sport in generale. 

C’è qualche novità anche per le pagaie, ne parleremo assieme domani.

Occhio all’onda! 


Ancora news Kayak e atleti in ferie

Qui dal Medio Oriente arrivano ancora  novità per quanto riguarda i materiali: restiamo sui kayak.

Oggi ho avuto modo di parlare con Mateus Polaczyk il quale ha apportato delle modifiche alla sua “Tango” dell'omonima azienda. E' stata leggermente sfinata la punta, ma sostanzialmente fino a 40 cm. dietro il pozzetto lo scafo è rimasto uguale alla versione precedente. Ha abbassato la coda allargandola di qualche centimetro nella parte finale. Il risultato, secondo lo stesso slalomista, bronzo ai mondiali di Praga 2013, argento a Bratislava 2011, quarto ai Giochi Olimpici di Londra, è quello di avere una barca più nervosa e più facile da girare. Ideale per tracciati non troppo impegnativi. “Volevo un kayak più dinamico ed è per questo che ho fatto questi cambiamenti, per il momento lo sto provando, vediamo cosa farò per le gare”. Svelato anche il segreto del nome. La scelta è stata fatta dalla fidanzata che è una ballerina  professionista e il tango è una delle sue danze preferite. La nuova versione si chiama “Tango flash” quindi dopo il tango tradizionale e dopo quello  nuevo arriva anche quello flash... devo chiedere al mio maestro di che tango si tratta! 

Scoperte anche le sperimentazioni di Galasport sul suo kayak di punta e cioè il Sonic Boon. Il prototipo che c’è qui ha il pozzetto arretrato di qualche centimetro e poi è stata sfinata la coda nel tentativo di renderla più agile nelle rotazioni. Queste idee e le relative modifiche sono state improntate da Joseph Clarke e da Boris Neveau.

Chi non ne vuole sapere di cambiamenti è il campione del mondo in carica e cioè Vavrina Hradilek che  avvalora la tesi di sempre:”non ho fatto nessun cambiamento perché  mi trovo bene con questa canoa, ma rimane il fatto che nessuna canoa è comunque uguale all’altra. C’è sempre qualche piccola differenza nella costruzione anche se è lo stesso modello e la stesa taglia”. Come dargli torto? La lavorazione è influenzata da un sacco di fattori a partire dalla temperatura, umidità e tempi di tiraggio.  La canoa è un vestito che si indossa e ogni giorno in base a come la porti si adatta alle tue caratteristiche, proprio come un maglione o una giacca. Per starci bene la devi sentire addosso e trovarti a tuo agio il resto poco conta. 

Sono rimasto scioccato nel sapere che un atleta professionista ha dovuto prendersi 30 giorni di ferie per venire ad allenarsi al “Wadi Adventure Centre”. Passi il fatto che venga a sue spese, passi il fatto che gli allenatori federali non lo considerino, passi pure il fatto che non abbia nessun tipo di agevolazione dal suo Club se pur professionista, ma che debba usare le ferie per allenarsi, quando l’allenarsi è il suo lavoro mi sembra proprio assurdo. Poi parlano di grandi progetti, condivisioni e scrivono che gli italiani sono a Dubai (scusate poi corretto in Al-Ain), ma perché tra parentesi non specificano come sono venuti qui questi nostri atleti tanto che la gente e il popolo di canoisti sappia come girano veramente le cose? 
Perché il direttore tecnico non risponde alle e-mail che chiedono le motivazioni di determinate scelte? 


Occhio all’onda! 


News per Kayak da slalom

Al-Ain - Wadi Adventure Center - inverno  2014 negli Emirati Arabi fra i paletti dello slalom

Come avevo già preannunciato nel post precedente al “Wadi Adventure Center” c’è anche chi sta provando le nuove proposte per i kayak che arrivano da Vajda, partner in questo canale.

Il costruttore slovacco, che condivide il mercato dello slalom praticamente solo con Galasport, ha messo a disposizione il nuovo k1 in due versioni, M e L,  che ha realizzato in collaborazione con Sebastian Schubert e Hannes Aigner.   Il primo è il vincitore della coppa del mondo di slalom 2013, fuori dalla finale mondiale per un banalissimo errore all’uscita dalla 22 in risalita, mentre il secondo è il bronzo di Londra 2012 e finalista ai mondiali 2013. I due forti tedeschi hanno lasciato la Repubblica Ceca per accasarsi a Bratislava. Il kayak, che si chiama Copa, chiaro e preciso riferimento a Rio 2016, è  un mix tra “Sonic Boom” e “Kapsl”. Della prima ha tenuto la parte centrale fino a poco dietro il pozzetto, della seconda ha preso il primo metro e l’ultimo. Alla coda è poi stata fatta una sorta di chiglia sulla coperta e portati all’insù gli
ultimi 40 cm. La sensazione in acqua è buona. Si ha maggior stabilità rispetto alle versioni Boom e Kapsl nella parte frontale. Ha un’ottima rotazione nelle risalite. Nelle intenzioni dei due campioni tedeschi c’era la voglia di mantenere la velocità in uscita della “Boom”, ma avere anche la facilità di rotazione che viceversa ha la Kapsl prima ancora della Galaxy. 
Non è soddisfatto però del nuovo kayak Peter Kauzer che, dopo un anno con Galaxy, è tornato alla Kapsl 2 da lui ideata. Anche Maialen Chourraut, bronzo olimpico e argento iridato, dopo poco più di un mese, ha deciso di tornare alla sua canoa olimpica lasciando da parte la nuova versione di Vajda. La basca è stata  ferma un anno per  la nascita  della sua prima genita, Ane.  Soddisfatto invece della “Copa” è Joan Crespo, lo spagnolo due volte finalista mondiale, che da quest’anno tra un allenamento e l’altro si dedica agli affari. Ha infatti aperto una ditta di import di tecnologia dalla Cina e ora anche dagli Emirati, per pensare al futuro fuori dai paletti dello slalom e per trovare una fonte di guadagno per riuscire a continuare ad allenarsi considerando che la  Federazione Spagnola ha fatto la scelta di puntare tutto solo su tre atleti e cioè Chourraut (k1w), Hernanz (k1m) e Elosegi (C1m). Questi tre atleti non dovranno fare le selezioni e sono gli unici che godono di aiuti economici federali.

Daniele Molmenti parte da questo principio: “barca che vince non si cambia” quindi alla sua Nelo “DM350” 2014 ha solo migliorato  l’impostazione: seggiolino leggermente più comodo e maggior presa sulle ginocchia. 

Galasport preannuncia dei miglioramenti al suo kayak di punta, ma per il momento non si è visto nulla. 


Dalla Francia e più precisamente da Zig-Zag arriva il prototipo “Revolt” versione 2014 del “Volt” costruita in collaborazione con Samuel Hernanz, il transalpino che dal 2007 gareggia per la Spagna, quinto ai Giochi Olimpici di Londra e finalista al mondiale di Praga 2013. L’ha provata Guille Diez Canedo sul canale di La Seu d’Urgell ed  è rimasto positivamente sorpreso. La sua caratteristica principale è che in condizioni di acqua relativamente stabile la barca non derapa nell’entrata delle risalite. Questo ovviamente porta al fatto di cambiare la tecnica di approccio alla porta stessa. Questa stabilità è sicuramente agevolata dalle due piccole pinne poste sotto il seggiolino, idea questa che viene portata avanti da alcuni anni e che probabilmente presto prenderà sicuramente piede. La “Revolt” è una barca che nasce con l’idea precisa di tenere le pinne sotto lo scafo cosa che fino ad oggi non era mai successo. Si era solo messo su scafi progettati per non averle chiglie per mantenere la direzione.

Occhio all’onda! 


600 porte al giorno per guardare il futuro con serenità










                                                                             I turni di allenamento qui ad Al-Ain iniziano alle 8 della mattina e finiscono alle 21. Ci sono buone possibilità però che l’orario di inizio venga anticipato alle 7 e quello di chiusura alle 22. Per ogni ora scendono in acqua circa 20/22 atleti e che i turni sono 12 in 13 ore d’acqua, una è riservata al rafting. Le sessioni in una giornata  per atleta sono due. Quindi ci sono in questo momento  circa 120 atleti che si allenano e  che arrivano da 15  diversi paesi. 
Italia, Great Britain, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Russia, Spagna, Brasile, Canada, USA, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia,   Cook Island. Insomma negli Emirati Arabi c’è aria effervescente per lo slalom. In effetti tanti sono i fattori positivi per una trasferta da queste parti, partendo proprio da un clima ideale. Poi c’è  un canale lungo oltre 400 metri con un dislivello notevole, la massima disponibilità da parte di chi gestisce la struttura, gli alloggi a lato dell’impianto, il cibo è  buono e a costo accettabile. Tutto ciò ha fatto del “Wadi Adventures Center” un centro perfetto per la preparazione invernale da parte di molti atleti  che fino solo a due anni fa si vedevano costretti a scappare in Australia per allenarsi durante l’inverno.  Ci sono ovviamente alcune cose che si possono migliorare come la struttura per le porte da slalom, che sono ancora poche,  o una serie di piccoli accorgimenti come porta canoe più ampi, una rimessaggio pagaie e materiale, una palestra per qualche richiamo di forza o ancora una piccola area riservata agli atleti per riposare tra un allenamento e l’altro anche se per la verità possono utilizzare la grande piscina giusto a lato del canale. 
A parte tutto ciò oggi ho fatto una riflessione matematica in relazione all’allenamento. Oggi più che mai, con strutture come queste, si ha la possibilità di incrementare velocemente il livello tecnico grazie al fatto di poter macinare ore e ore di allenamento su acqua veramente impegnativa. Mantenere la sensibilità  e crescere sull’acqua che corre è fondamentale. In un’ora si riesce ad arrivare a fare anche 12/13 discese. Se consideriamo che in ogni discesa si possono fare dalle 6 alle 8 risalite e altre 15/20 porte in discesa, ci possiamo rendere conto della mole di lavoro che si accumula. Circa 70 risalite e 230 porte in discesa. Cioè circa 300 porte per due allenamenti al giorno sono 600. Numero che se moltiplicato per i giorni di una settimana considerandone uno di riposo il totale di porte fatte sono  3.600. In un mese di allenamento su questo canale fa 14.400 porta più porta meno!  Se ragioniamo in metri, tanto per aver altri riferimenti, in una sessione di allenamento gli atleti percorrono circa 6.ooo metri. Tanto per farvi un’idea per chi è pratico della Val di Sole è come partire da Pelizzano e arrivare a Mezzana facendo slalom tra i paletti senza scendere mai dalla canoa.

Non male per allenarsi bene, ma soprattutto con divertimento e con piacere di stare sull’acqua che corre.
Abbiamo giocato con i numeri e con le operazioni matematiche, ma rimane il fatto che l’allenamento qui è di qualità e lo si nota guardando gli atleti in acqua perché ad ogni discesa ti rendi conto che crescono e che migliorano a vista.  


C’è anche chi sta provando le nuove proposte per i kayak. Magari di questo ne parleremo domani.

Occhio all'onda! 

Dall'Australia agli Emirati

Non ho più scritto nulla degli Open d’Australia di canoa e tanto meno di tennis. Per i i primi per la verità non c’è molto da raccontare se non il fatto che Jessica Fox si è imposta alla grande sia in k1 (10% dal primo k1 man)  che in c1 (17%), ma conferma la sua superiorità e soprattutto conferma il fatto che le altre donne in ginocchio devono pagaiare e soffrire ancora molto prima di avvicinarsi a stand di qualità considerando il fatto che hanno come minimo un 11% di distacco dalla figlia della Volpe (28% dal primo k1 man). Tra gli uomini il “kiwi” Dawson ha vinto sui francesi Pierre Bourliaud secondo a 1,23 e terzo Etienne Daille a 1,63, Quarto ancora un francese, che gareggia per l’Australia, Lucien Delfour con il miglior tempo ma con due tocchi. Nulla di interessante neppure dalle canadesi: nessun straniero presente e il livello dei “canguri” sembra essersi disperso nel nulla dopo l’unico vero grande interprete che mai abbiano avuto e cioè Robin Bell. Guardando la gara in streaming è emerso un percorso piuttosto aperto e praticamente quasi tutte le porte con due pali se pur molto ampie. Dalle riprese video è emerso anche la scarsità di pubblico presente nei giorni di gare, speriamo che per i mondiali Junior e U23, che si svolgeranno a fine aprile, le cose possano cambiare.  
Da Melbourne abbiamo assistito ad una finale al di sotto delle aspettative anche se ancora una volta Rafa ci ha dato lezione di sportività e di professionalità. Bravo Wavrinka alla sua  prima grande vittoria in uno grande Slam, forse un pochino polemico quando il suo avversario è stato costretto a ricorrere al fisioterapista. In quel momento aveva messo in dubbio la veridicità della richiesta, pensando che fosse solo una strategia per interrompergli il gioco. 

Bene! archiviate le news dal continente australe passiamo  alle news dagli Emirati Arabi che in questo periodo è diventato una sorta di centro mondiale per la preparazione degli slalomisti di tutto il mondo. 

Il canale è molto particolare considerando velocità e lunghezza. Ideale per la preparazione in questo periodo dell’anno. Unico neo per gli allenatori è che faticano non poco a seguire gli atleti in acqua. Complici le mille curve di questa “U” rovesciata. Interessanti anche gli allenamenti dopo il calar del sole che costringono gli atleti ad usare in modo più attento i recettori sotto i glutei. Se pur illuminato bene il canale ha delle zone ombra e l’atleta deve ascoltare bene l’acqua... interessante: è come allenarsi con gli occhi chiusi o bendati

             Occhio all'onda!