Australia al via la stagione fra i paletti con un occhio sulla grande sfida del tennis

Lo confesso! Sono in tensione per l’incontro che nella mia notte si svolgerà tra due miti dello sport, due gentelmen della racchetta, due maratoneti della fatica. Due uomini che si sfidano per la 33esima volta, come gli anni di nostro Signore! Non so chi vincerà, so per certo che sarà una battaglia all’ultimo respiro, leale, senza trucchi, guardandosi negli occhi per continuare il cammino in finale. Ho sofferto nel
le "stimate" di Nadal nell'incontro numero 33!
vedere la mano sinistra di Rafa dilaniata dalle vesciche. Incerottata, sofferente, sanguinante eppure ancora in grado di impugnare quella racchetta scettro e simbolo di potere, ma che mai come in questi giorni ha sentito così pensante e infuocata. Chissà se il maiorchino qualche volta, in quella Australia dalle grandi arsure, abbia mai pensato di lanciare più lontano possibile quello strumento di tortura  per liberarsi dalla sofferenze e dal dolore, per ritornare nella sua intimità, senza sentirsi addosso il peso di essere ancora il numero uno e di doverlo dimostrare ogni volta che calpesta un campo da tennis. 
Una grande lezione di vita, una grande emozione sportiva che, per chi vive di sport, non può passare in secondo piano. Certo, queste sono le grandi storie dello sport sotto i riflettori televisivi e non solo, ma ho anche la fortuna di viverne tante altre e sempre  belle e coinvolgenti  ogni giorno. Sicuramente silenziose, sottili, delicate, ma sempre molto emozionanti. Storie di  vita che iniziano la sera prima di andare a letto quando, tirando le somme della giornata finita, mi chiedo cosa proporre ai miei atleti domani. La responsabilità della loro crescita e del  loro sorriso dipende quasi esclusivamente dall’energia che riuscirò a trasmettergli, dipenderà dalla idee motivanti che sapremo portare avanti. Dipenderà quanta attenzione si dedicherà ad ognuno di loro. Ho un chiaro obiettivo quotidiano in questa fase della stagione: riuscire a parlare con ognuno di loro tranquillamente e capire se ci sono temi da affrontare e da approfondire, poi ci dividiamo il gruppo tra allenatori. Venti atleti non sono pochi, ma trovare uno spazio quotidiano per ognuno di loro è doveroso, anche se impegnativo. 


Torniamo in Australia visto che  domani oltre al tennis ci sarà anche l’apertura di stagione fra i paletti dello slalom per gli "australian open" a Penrith. Per la verità le gare non saranno all’altezza di sempre, considerando che i migliori atleti al mondo hanno dirottato per gli Emirati Arabi. Continente australe troppo lontano rispetto l’Europa e soprattutto molto caro.  Gli Open quindi saranno gare praticamente tra atleti locali fatta eccezione per qualche europeo come nel k1 men dove ci sarà Etienne Daille, ancora numero 1 nel ranking mondiale, e i francesi Pierre Bourliaud (miglior risultato il quinto posto ai mondiali di Tacen 2010). Ancora un transalpino il giovane Antoine Launay che fu settimo agli europei junior nel 2011 a Banja Luka (BIH). Nella canadese monoposto femminile la slovacca Katerina Macova, terza ai mondiali 2011 e campionessa europea 2010. Cosa aggiungere ancora in attesa delle gare? Che le gare saranno selezione per gli australiani. Le donne gareggeranno anche nella C2 e ci sarà pure il C2 misto. Categoria quest’ultima che ha gareggiato ufficialmente fino ai mondiali di Bala nel 1981 e poi soppressa dai mondiali di Merano del 1983. Una specialità non vista bene dall’allora presidente ICF professor Sergio Orsi, pace all’anima sua, che non concepiva lo sport misto. Ahi ahi professore... abbiamo perso un’occasione per avere la tanto sospirata equità numerica ai Giochi Olimpici rimettendo così in discussione questo sano principio che per alcuni sembra  imprescindibile. Mah! e il nuoto sincronizzato o la ginnastica  ritmica non discrimina noi ometti?

Occhio all'onda!

L'energia per il movimento

Tutti i movimenti per essere posti in essere hanno bisogno di energia.  Bisogna solo percepirla e capire dov’è riposta in noi per tirarla fuori e utilizzarla.  Andando a ritroso per  scavare all’interno di un movimento si scopre che solo se posto in essere in un certo modo può dare i frutti sperati. Se nasce e si sprigiona energia possiamo percepirne la sostanziale differenza. Un movimento, che diventa la somma di tanti gesti, per essere generato ha bisogno della nostra energia per poi concretizzarsi e per esprimersi. 
Deve essere chiaro! Parliamo di quell’energia che trasforma un gesto, un movimento, un’azione in un’opera d’arte, in una cosa sublime o anche nella semplicità di passi o pagaiate basiche.
Nel tango l’incontro di due distinte energie creano la differenza con l’ individuale percezione di benessere e degli stessi soggetti e anche da chi viceversa vive di riflesso l’azione. Nella canoa l’incontro dell’energia individuale con il naturale flusso della corrente porta ad un’espressione unica che si traduce in una percezione del movimento in maniera totalmente diversa nel momento in cui si attua il gesto.
Questo il punto di arrivo, che lascerà sprigionare libera l’energia senza paure o timori. Il punto di partenza è un lavoro certosino fatto sui fondamentali e sulla percezione interiore dell’azione stessa. Capire dove nasce l’energia e quando trasformarla in movimento diventa la ricerca costante per un atleta o per un ballerino, prima individualmente poi con l’elemento naturale, per la canoa, o con il partner per il ballo. Il lavoro, allenamento, la dedizione, il confronto, ma soprattutto il sapersi ascoltare ricercando dentro di sé il giusto equilibrio porterà ad un miglioramento espressivo notevole, anche se la strada da percorrere è molto tortuosa e quasi sempre con pendenze notevoli. 


Occhio all’onda!