The King of Slalomia

Probabilmente ho bisogno di un buon psicoterapeuta, tanto di moda oggi in questa società: c'è nessuno che ha qualche riferimento specifico da passarmi? Non dormo più la notte, mangio meno e sono diventato astemio o quasi. La cosa che mi preoccupa però sono gli incubi notturni. Infatti non è possibile svegliarsi in piena notte e chiedersi come sia stato possibile che Fabien Lefevre abbia vinto i campionati del mondo di slalom pagaiando in ginocchio e da solo. L'incubo che persiste è legato al fatto che non trovo risposta di come ciò sia potuto succedere. Certo! il soggetto è colui che considero uno dei tre atleti del kayak che hanno fatto la storia di questo sport e che hanno rivoluzionato il conosciuto tecnico fino al loro avvento, tanto da costituire vere e propria ere, che classificherei in questo modo:
 

- dall'ante litteram a Siegbert Horn
- the age of Richard Fox
- Fabien Lefevre la modernità

Ma tutto ciò non giustifica palesemente il successo che l'américain, tanto per dirla alla francese, ha ottenuto in canadese monoposto dopo essere passato dal Kayak, al C2 con estrema facilità ed eleganza.
Al francese, che si sta naturalizzando a stelle e strisce, forse è bastato andare nella terra dello Zio Sam per realizzare un "sogno" che sembrava essere impossibile da concretizzare ma, scegliere l'America significa proprio sperare che i sogni si trasformino in realtà come già lo fu per tutte quelle migliaia di persona che  negli anni '20 si imbarcavano su una nave e attraversarono l'oceano senza sapere che cosa potesse mai succedere. Fabien viceversa aveva già chiaro e limpido nel suo cervello l'obiettivo da seguire e raggiungere. Neppure lui però, ne sono convinto, sperava di vedere la luce così velocemente!

Forse tornerò ad avere sogni tranquilli dopo la notizia che ho avuto oggi. 

Infatti  Fabien ci svelerà tutti i suoi segreti con il libro in uscita fra pochi giorni che parla di lui e scritto a quattro mani con William T. Endicott un mostro sacro dello slalom. Già il titolo è un programma: "The King of Slalomia" e si potrà acquistare su Amazon. La cosa  ovviamente mi riporta indietro nel tempo, quando cioè con Bill collaborai per la realizzazione del suo libro sulla canoa discesa "Danger Zone" in cui definì Marco Previde Massara come  "The King of Gypsie". Il motivo di questo "appellatus" arriva da una citazione dello stesso tre volte campione del mondo nel k1 discesa vigevanese che definiva la canoa discesa come lo sport degli zingari ("Wildwater canoeing is a sport of gypsie" pag. 303 -  da Danger Zone).

Ma Fabien è il vero Re Sole dello slalom mondiale considerando il fatto che lui sul podio iridato ci è salito in tutti i modi e in tutte le salse tra gare individuali e a squadre. Ha vinto così tanto che è difficile mettere tutti i suoi trionfi in fila e contarli. Ma al di là delle medaglie, che ovviamente sono la conferma concreta del suo valore,  il Re del Mondo dello Slalom è stato in grado di trasformare  questo sport in pura e sublime arte indossata, giusto per scomodare Oscar Wilde. Il suo modo di pagaiare e di affrontare le porte non solo sembra essere parte integrate del suo essere atleta, ma si fonde direttamente con il suo essere uomo forse mettendo in discussione il genere animale bipede nella sua complessità della vita. E in attesa di leggere attentamente ogni singolo capoverso di quest'opera che sappiamo essere già interessante e illuminante dobbiamo lanciare un monito ai giovani atleti:

il libro ci regalerà le sfumature di un atleta che ha rivoluzionato lo slalom, ma alla base di Fabien Lefevre ci sono le migliaia e migliaia di ore di allenamento passate a pagaiare su tutti i canali del mondo con passione e determinazione che hanno fatto di lui un personaggio sportivo unico e assoluto. Le nuove generazioni devono rendersi conto che la chiave del successo arriva  solo attraverso una certosina e direi maniacale tendenza e quasi paranoica curiosità di scoprire e conoscere se stessi anteponendo a tutto e a tutti la voglia di esprimere i propri sentimenti e valori.

Dimenticavo un'altra particolarità di "The King of Slalomia" sarà la copertina disegnata per l'occasione da Sandra Boynton, fumettista, cantautrice, scrittrice, regista e moglie di Jamies McEwan che recentemente ci ha lasciati, ma che viceversa portiamo sempre con noi per le sue gesta sportive fra i paletti dello slalom e per il suo magico sorriso.


Per ulteriori dettagli  visitate  questa pagina dedicata al libro 

Buon Santo Natale e Occhio all'onda!


 

con Abile e Bill T. Endicott ai recenti campionati del mondo di canoa slalom a Deep Creek (USA). Lui è la  leggenda degli allenatori e lei ha composto l'inno uffciale dell'International Canoe Federation e che ha cantato durante la cerimonia di apertura e chiusura di questa edizione iridata

26 splendidi anni

Ti sento ticchettare dall'altra parte del mondo sulla tastiera del computer di casa per preparare la lezione di domani. Io seduto nella stanza accanto... ci divide solo un oceano, poca cosa per noi abituati a condividere l'aria che respiriamo se pur fisicamente lontani. 

Un battito d'ali di colibrì questi splendidi, magici 26 anni assieme e io rimango  incantato davanti a te a battere le mie ali per ammirarti, per portarti sempre con me. Guardo i tuoi occhi e attraverso loro il mondo e una vita che ci ha regalato tanto a partire da chi ci ha generato e da chi abbiamo generato. Guardo il futuro con serenità e voglia di noi, un desiderio che cresce sempre di più ogni giorno che passa e che si accende e aumenta ad ogni abbraccio, esplode con il tuo sorriso. Grazie mio solare, splendido, fluorescente  fiore,  da cui traggo il nettare della gioia e l'energia per vivere intensamente con te ogni attimo di vita che ci è dato vivere.

Alba e tramonto

Una lunga notte di viaggio attraverso la pampa argentina e incontrare quasi improvvisamente l'alba ti ricorda quanto è bella la vita. Ritornano d'incanto  paesaggi, strade, immagini, persone, profumi, sapori che hanno segnato queste ultime due settimane lontano da abitudini e luoghi conosciuti. Lontano dalla tecnologia che ci tiene informati magicamente sul mondo. Ci sono momenti che entrano in noi senza chiedere nulla e si fissano nelle nostre anime per sempre. Il rosso che illumina la sottile linea che divide il conosciuto con l'infinito ti apre la mente a riflessioni su ricordi e su persone che porti sempre con te e che vorresti anche fisicamente al tuo fianco per condividere l'aria che respiri. C'è un tempo per vivere e questo è il nostro tempo, ma siamo certi che ci deve essere un disegno divino per ognuno di noi infinito come quell'orizzonte verso il futuro. Il rosso è tornato sul lato opposto per ricordarci che la giornata fatta di luce lascia spazio alla notte, dando ad ogni cosa una forma delimitata solo dal contrasto dell'oscurità. E veniamo rapiti ancora una volta dalla gioia di aver pagaiato su un fiume amico, cavalcando onde e giocando con loro come un tempo. Quando in lunghe discese saltando da un ricciolo all'altro, da una morta all'altra i nostri pensieri erano solo quelli di ricercare la linea d'acqua più veloce o più divertente. Era passato parecchio tempo dall'ultima pagaiata su un rio naturale e in un attimo fermi il tempo per tornare quello che eri come se fosse per sempre a due passi dal cielo.

Occhio all'onda! 


Quando siamo padroni del movimento?

C'è un sistema molto facile ed efficace per capire se un movimento è fatto proprio ed è entrato nel proprio bagaglio motorio. Lo si può percepire dalla capacità individuale di gestire la velocità di esecuzione con la possibilità  di riprendere lo stesso movimento da posizioni diverse.  Solo così possiamo sapere se effettivamente la struttura che lo compone è chiara e conosciuta. Un movimento si basa sull'equilibrio e cioè sulla capacità di mantenere il corpo in una data posizione sia essa statica, dinamica o aerea.
Che cosa facciamo quando cerchiamo di praticare un gesto che non conosciamo?  Siamo presi dal panico e proviamo a risolvere tutto ciò aumentando la velocità. Questo ci porta a trovare soluzioni in disequilibrio. Spesso e volentieri vedo atleti che per risolvere determinate situazioni aumentano la frequenza di pagaiata ottenendo però l'effetto opposto. Si cerca la soluzione sulla velocità del movimento, mentre la chiave di volta sta esattamente nel capire dov'è il nostro punto di forza. In canoa il vero riferimento e la stabilità dell'azione arriva dalla superficie dell'acqua, se noi facciamo un paragone nel tango l'equilibrio arriva dal nostro appoggio al suolo con i piedi.  Se abbiamo ben chiari questi concetti possiamo incontrare la giusta postura e la giusta base per lavorarci sopra. 
L'abilità di chi ha fatto suo un determinato movimento è quella di riuscire a realizzare il tutto a rallentatore sia esso un passo di tango o una risalita in slalom,  mantenendo ovviamente in ogni istante l'equilibrio, ma non solo. Conoscendo ciò che sta prima e ciò che verrà dopo sa mettere anche in atto lo stesso gesto da qualsiasi posizione. Dove sta quindi  il vero  problema o l'aspetto essenziale di ogni movimento? Beh spero che sia chiaro no, inutile ripeterlo?

Occhio all'onda!

L'allenamento è un viaggio dentro te stesso

L'allenamento che ha come chiaro obiettivo quello  di prendere una medaglia ai Giochi Olimpici è un viaggio mistico che si deve intraprendere ogni mattina al risveglio, e ci si addormenta la sera  con la consapevolezza di sapere cosa si costruirà domani. Ogni giorno chiedo ai miei atleti di creare nell'allenamento la stessa atmosfera che un cristiano ritrova immergendosi nell'acqua benedetta di Lourdes o quella di un buddista che entra in un tempio per venerare il suo dio. Chiedo a loro di aprire il cuore e ascoltare il loro respiro; chiedo che ogni pagaiata messa in acqua sia per la vita. Pretendo il silenzio per concentrarsi sulla sofferenza che il lavoro può e deve dare per migliorarsi. Le nostre lodi mattutine  sono le porte dello slalom; i vespri il rumore di un bilanciere che sbatte sulla panca o la meta da raggiungere correndo sull'avenida Paranà. Non bisogna spaventarsi mai, bisogna guardare avanti concentrandoci sul presente per un futuro che è già oggi. Poi ci devono essere anche i momenti spensierati, fatti di sorrisi, canzoni, musica e riposo, ma non bisogna mai dimenticare per nessuna ragione al mondo lo scopo della tua vita se veramente credi in quello che stai facendo, perchè la vera gloria arriverà solo se non avrai rimpianti indipendentemente dai risultati conseguiti.

Occhio all'onda!

Dove si perde? Confronto fra atleti?

Riprendiamo il discorso dalla domanda che ha posto Bernardo Fiorini e cioè:"Provare a tenere il video fermo prendendo tutti i 10m e poi sovrapporre le 3 prove e vedere dove si perde? O anche fare confronti tra atleti? "

La sua prima proposta è capire dove si perde e il test ci può aiutare ad approfondire proprio questo dilemma.

Facciamo però prima delle precisazione importanti. Questo test ha due precise caratteristiche:

1. il gesto tecnico proposto è molto semplice (due risalite poste sulla stessa linea) quindi un Duffek a destra e uno a sinistra oppure due colpi indietro e due ripartenza da ogni lato. Per le canadesi un aggancio e un debordè, oltre ovviamente alla pagaiata. Questo ci offre la possibilità di fare un test che comunque rispetta a grandi linee il gesto di gara.

2. è un test fisico perché è incentrato tanto sul lavoro quanto sul recupero. I dati che si raccolgono disegnano chiaramente le qualità del soggetto.

Il decadimento dei metri percorsi è causato principalmente dall'affaticamento fisico che va ad incidere sui gesti tecnici di base. Da ciò è facile arrivare alla conclusione che tanto è migliore lo stato psico-fisico tanto più la nostra tecnica non calerà o perderà efficacia. Quindi la condizione fisica (nel concetto più ampio del terminie) si identifica con la tecnica in maniera direttamente proporzionale. La tecnica inevitabilmente cambia con la velocità di esecuzione del  movimento stesso. 
Con l'affaticamento diventano chiari ed evidenti gli errori tecnici se pur di base.  Ad esempio  si accorcia la pagaiata, non si spinge con i piedi, si cerca una soluzione con le braccia, non si rispettano i tempi di rotazione, si perde in lucidità mentale. Tutti errori che poi possiamo ritrovare in una prestazione massimale di gara.
 

Concetti questi che dovrebbero aiutare e far capire all'atleta l'importanza per concentrarsi su:
a) una chiara strategia di gara
b) distribuzione delle forze
c) mantenimento tecnico
d) azioni di recupero

Un vecchio compagno di pagaia, con il quale ho condiviso molti anni di allenamento e molte gare, parlando del "test delle 2 porte" mi chiede se in 20 anni non è cambiato nulla! Ovviamente lui si riferisce al fatto che già allora noi facevamo questo tipo di test. La cosa comunque mi risulta assai interessante e conferma la validità di questo test perché a distanza di così tanto tempo comunque la prova rimane valida. Infondo anche i test con i sovraccarichi non sono certamente cambiati non da 20 anni ma da 50 (si veda De Lorme e Watkins - Effect of progressive resistance exercise on muscle contraction time- 1958).

Cos'è cambiato quindi in questi anni?   Delle diversità ci sono e sono sulla distanza dei metri percorsi nel minuto. Richard Fox, inutile dire chi è,  nel giugno del 1993 quando vinse il suo ultimo campionato del mondo in Val di Sole, quindici giorni prima fece questo test e percorse 101 metri come prova massimale, poi le altre due 100 e 99. Oggi il mio migliore atleta arriva a superare abbondantemente queste distanze toccando i 118 metri. Cosa significa ciò? Essenzialmente si è evoluta la tecnica grazie al cambiamento delle canoe che girano e ripartono meglio. Dal punto di vista della preparazione fisica  sono cambiate molte cose, la più evidente è che oggi ci si allena molto di più sullo specifico, mentre un tempo veniva data molta più  importanza alla preparazione fisica a secco.

Bernardo Fiorini fa ancora una domanda che dice: "fare confronti con atleti?", riferendosi alle riprese video.
 

Io per la verità non amo molto confrontare un atleta con un altro preferisco confrontare le diverse prove dello stesso atleta fra di loro. La mia filosofia è quella di cercare all'interno dell'atleta il suo potenziale. Il compito, secondo me, di un allenatore è proprio questo e cioè quello di lavorare nell'individualità del soggetto per fargli esprimere le sue potenzialità che ha già dentro di sé, ma che aspettano di essere espresse ed elaborate attraverso il lavoro e la consapevolezza di poterlo realizzare. Solo così riusciremo a evolvere la tecnica e non far diventare i nostri atleti fotocopie sbiadite di qualche campione.

Occhio all'onda! 



Test sì o Test no?

Niente allenamento questa domenica, ma giardinaggio e un giro in bici per la giungla. Così facendo ho avuto la mente libera per pensare! Ho riflettuto sull'utilità o meno di fare dei Test. Ora il concetto di per sé nello slalom è sempre stato molto combattuto e discusso. Lo slalom è una danza e dubito che ai ballerini vengano fatti dei test per capire il loro stato di forma o dove intervenire. Noi, che  con loro condividiamo  il fatto di muovere il nostro corpo in maniera ritmica associandolo  non alla musica, ma all'acqua che si muove (che per noi è comunque musica) abbiamo in effetti alcuni precisi parametri fisici che ci possono aiutare a capirci meglio e a motivarci in certi periodi dell'anno. Ecco perché ritengo che sia corretto e utile avere dei riferimenti su alcune prove che via, via durante il ciclo di allenamento  e durante la crescita dell'atleta andiamo a riproporre. Il test di per sé ha, secondo me, o potrebbe avere la prerogativa di mettere l'atleta nella stesa condizione mentale e psicologica di una gara e in certi versi potrebbe essere anche più complesso ed impegnativo. Tanto da mettere veramente in crisi il soggetto e testarlo sotto vari punti di vista. Ovviamente dovrà essere preparato bene e soprattutto dovrà essere preso dagli atleti con la serietà di una competizione, sapendo che dai test possiamo ricavare dati interessanti per programma l'allenamento e quindi per migliorare.
Nei mie programmi di lavoro inserisco due serie di test in acqua e due in palestra. In acqua piatta apprezzo molto il test delle "2 porte" creato oltre 30 anni fa da Roberto D'Angelo e poi nel corso degli anni evoluto in varie forme e tempistica. Io uso il classico  e cioè piazzando due porte alla distanza di 10 metri una dall'altra e ogni metro è segnalato da un nastro per misurare la distanza percorsa in un minuto dall'atleta passando tra le due porte in risalita. Lo ripeto tre volte con un recupero pari al lavoro quindi 60 secondi. Riprendo con il video (qui si può vedere)  dall'alto, registro i passaggi cronometrici ad ogni porta e conto le pagaiate fatte da una porta all'altra. Così facendo si hanno una serie di dati interessanti che possono essere presi come punti di riferimento. E' un test facilmente riproducibile ovunque e  facile da proporre. Interessanti i dati che possono emergere sia sotto l'aspetto fisico che tecnico, specialmente con una attenta analisi video post prova.
In acqua poi è interessante fare il test sui 1.000 metri  girando attorno a due boe poste a 200 mt. una dall'altra. Qui è un pochino più complesso avere sempre le stesse condizioni di acqua e tempo atmosferico, basta un soffio di vento in più e il nostro test si sfasa di molto.  Una prova questa però che ci può fornire dati sulla resistenza generale del nostro atleta oltre alla sua scivolata in acqua rispetto ai colpi dati.




... prosegue



Sorrisi


Roger Federer è un 33 enne tennista di Basilea, come di Basilea sono Michelle e Joachim i mie riferimenti nel tango per stile, eleganza e simpatia. Di stile, eleganza e forse meno simpatia anche Roger ne ha da vendere. Ieri al Master mi ha sconvolto  vederlo giocare contro uno scozzese ridotto a fare la figura del raccattapalle che correva di qua e di là, su e giù per un campo londinese senza possibilità di beccare neppure la scia delle palline che sembravano esplodergli addosso.  Certo non sono il più indicato per parlare di tennis considerando che mi diletto in questo sport di quanto in quanto passo per Verona e con il mitico campione europeo junior della canadese monoposto slalom entro in un campo da tennis per quattro scambi, ma niente più. Anche di tango certo non posso dire di essere un ballerino professionista e non posso certo proferir parola, ma posso apprezzarne le emozioni che questo muoversi con la musica mi regala e mi unisce al mio grande amore della vita. Ma Roger, Michelle e Joachim hanno in comune una cosa quando esprimono la loro arte: il sorriso. Magari un sorriso sottile, tirato, affaticato, ma sereno ed emozionante di chi prova piacere nel muoversi e nel fare ciò che sta facendo. Questo sorriso, questa gioia di fare e di esaltare ciò l'ho ritrovato in una grandissima campionessa di slalom che nonostante i suoi due ori olimpici, i campionati del mondo vinti e l'età non si ferma davanti a nulla. Mi ha impressionato vedere alcune sue recentissime foto con in mano un demolitore. Questo attrezzo serve per spaccare il cemento armato e lei lo ha usato per sistemare il canale di Praga dove si allena. Insomma questa donna non sembra fermarsi davanti a nulla, ma soprattutto dimostra alle nuove generazioni che anche atleti del suo livello devono rimboccarsi le maniche  e darsi da fare se vogliono allenarsi bene. La cosa fantastica è che anche questo non le ha tolto il sorriso, come quando pagaia e come quando vince. Come anche nelle sconfitte quel sorriso sottile a labbra serrate rimane, forse ancora più tenero e dolce che nelle vittorie. Grande lezioni di vita carissima Stepanka Hilgertova che ci regali ogni giorno con questa tua professionalità per uno sport che amiamo.
Mi chiedevo poi che se per capire l'altra parte del genere umano bisogna per forza  fare tutto ciò che lui fa, evidentemente non basta condividerlo e sentirlo attraverso l'altro! Ok vado a dormire che domani è un giorno in meno nel cammino verso le olimpiadi, ma sarà un giorno in più di allenamento.

Occhio all'onda!



"Barca tenuta sempre sotto controllo è lllllennnnto"



Guardando "Webnotte" stavo riflettendo sull'allenamento fatto oggi con tre mie giovani atleti/e. Pioggia a catinelle e niente acqua sul canale quindi non c'era nulla di meglio che concentrarsi su due cose: la  pagaiata in acqua piatta e la stessa pagaiata fra le porte. Apparentemente temi abbastanza scontati e banali, ma ahimè non è sempre così. Quindi mai dare nulla per sicuro  e  rispolverare concetti di base è sempre importane. Ci si dimentica spesso e volentieri di spingere con  i piedi e questo lo percepisci chiaramente quando pagai fianco a fianco con i tuoi atleti. Con lo stesso numero di pagaiate ci si rende conto quanto si può sfruttare di più la scivolata, convincere, ma soprattutto far cogliere al giovane atleta queste sensazioni è cosa molto ardua e complessa... i limiti del linguaggio! Eppure il nostro compito è cercare di trovare il modo e la soluzione per ottenere ciò. La proposta quindi è stata quella di accorciare la pagaiata estraendola un attimo prima che arrivasse all'altezza del corpo e sforzarsi un attimo in più prima di rimettere la pala in acqua per il colpo successivo. Lo scopo era quello che i ragazzi potessero appropriarsi del piacere di scorrere sull'acqua. Ecco! mi interessava che Marina, Nathalia e Guillerme sentissero, percepissero, cogliessero, intuissero, identificassero e associassero questo gesto con la scorrevolezza dello scafo. L'obiettivo era quello che sentissero l'importanza di associare la spinta dei piedi con la spinta e la tirata sulla pagaia passando per la rotazione del busto. Poi ho chiesto a loro se facendo lo stesso tratto avessero fatto più o meno fatica. Loro stessi si sono sorpresi nel rendersi conto che erano ritornati con la metà dello sforzo, chiaramente percepito. Mi interessava trasmettere la semplicità di questo gesto che ci serve per spingere avanti la canoa e non per far avanzare il corpo. Due concetti chiave nello slalom dove protagonista diventa la canoa che ci conduce e non noi che conduciamo la canoa. Capisco che sono concetti complessi per certi versi, ma se non entriamo in questa ottica difficilmente riusciremo a trasmettere ai nostri allievi il concetto di scorrevolezza del mezzo. Un cavallo ha di per sé la peculiarità di saper correre e saltare, quindi chi lo monta e chi vuole sfruttare appieno queste qualità non può tenerlo a freno, può solo salirci sopra e assecondarlo creando assieme un unico corpo con una unica meta. Non mi piace la parola domare perché significa portare l'animale all'ubbidienza e quindi frenare le sue potenzialità. Noi non dobbiamo mai frenare le potenzialità del nostro scafo che corre sull'acqua, lo possiamo solo indirizzare  per ottenere il massimo da lui e di conseguenza da noi. Non dobbiamo aver paura di farlo correre  cercando la sensazione con il corpo di un piacevole assecondamento che deve  arrivare in leggero ritardo.  Qualcuno, e sicuramente c'è, penserà che un conto è un cavallo e un'altra cosa è la canoa, ma se parlassimo di sci la cosa per qualcuno potrebbe risultare più chiara? Non si dice quegli sci li senti andare alla grande, eppure neppure loro sono animali o persone, quindi è colui che ci sta sopra che sa sfruttarli e sa farli correre velocemente.
Diego Paolini, che è stato uno slalomista eccelso e di raffinata tecnica, ha commentato un mio post in maniera molto intelligente e chiara:"Barca tenuta sempre sotto controllo è lllllennnnto" e ha perfettamente ragione. La barca per poter correre ha bisogno di essere lasciata libera di navigare sopra le onde e tra i riccioli dello spirito che corre!

Occhio all'onda!

Gare a squadre e nazioni

Ci sono ancora due punti da approfondire sui recenti campionati del mondo di canoa slalom e più precisamente dobbiamo spendere due parole sulle gare a squadre e fare un'analisi per nazione.

Le gare squadre, interessantissima e sempre molto seguita dal pubblico per la sua spettacolarità, ha perso negli anni la sua logicità. Da alcune edizioni iridate ci si gioca il tutto in una manche unica, ma soprattutto è una gara che nel 100% dei casi è poco, se non dire, per nulla preparata. Si prendono i tre atleti che partecipano alla gara individuale e si fanno partire assieme il giorno della competizione, normalmente segue la prova individuale della finale di categoria. Così facendo ci sono molti atleti che scendono senza aver mai provato il tracciato  individualmente, mentre altri, nazioni più forti, hanno avuto la possibilità che i loro atleti si giocassero la semifinale e alcuni di loro pure la finale. Ad di là di tutto ciò, che ritengo assolutamente poco corretto,  vedo sempre meno team provare nella loro ora di allenamento  giornaliero la gara a squadre.  Tutti preferiscono dedicarsi a preparare la gara individuale e non certo pensano, come sarebbe giusto fare, alla squadra. Forse una soluzione potrebbe essere quella di offrire qualche ora extra proprio per questo. 


Dopo queste considerazioni andiamo a vedere che cosa è successo in acqua partendo dal Kayak uomini dove ovviamente i francesi hanno dominato. Non poteva essere altrimenti vista la loro prova individuale di finale! I transalpini non vincevano questa prova dal 2006 Praga e in totale hanno portato a casa l'oro per ben sei volte (2014/2006/2005/1991/1977/1969). A Deep Creek Biazizzo, Neveu e Combot sono stati impeccabili e hanno tenuto a doverosa distanza Ceki e Inglesi in netto ritardo. Italia campione del mondo uscente ha chiuso in 5^ posizione a 13,18 dai vincitori e a 3,73 da una potenziale medaglia. Hanno deluso i tedeschi che hanno perso concentrazione fin dalle prime battute. 18 le nazioni al via.
La Francia ancora trionfatrice nel kayak in rosa con Bouzidi, Newman e Fer. C'è stato lotta solo per argento e bronzo finito alle austriache ma con un distacco dalle prime di 6,99, mentre il gradino più basso del podio è stato conquistato dalle slovacche a 7,84. Anche qui tedeschi in gonnella prendono più di 9 secondi e chiudono in 5 posizione. Male anche le inglesi che avevano due finaliste nella prova individuale.
13 squadre al via fra le donne.
La Francia ancora oro nella canadese biposto davanti a Repubblica Slovacca e Ceka. 11 team al via
Gli slovacchi in C1 Martikan, Benus e Slafkovsky proseguono nel cammino verso il record di vittorie consecutive che appartiene attualmente agli Stati Uniti con sette (1979/1981/1983/1985/1987/1989/1991). Loro sono a cinque. Tra i due team ci sono però delle precisazioni da fare:
- gli americani hanno vinto sempre con due pedine fisse (Lugbill, Hearn - quest'ultimo non era in squadra però nel 1991) i terzi C1 si sono alternati, mentre gli slovacchi sono sempre loro tre
- al tempo degli americani i mondiali però si disputavano ogni due anni, mentre dal 2002 la cadenza della prova iridata è annuale tranne l'anno olimpico.

Per dovere di completezza c'è da ricordare che le medaglie iridate nella canadese monoposto femminile a squadre non sono state assegnate per mancanza del numero di nazioni al via.

Diamo ora uno sguardo a questi mondiali sotto il punto di vista della partecipazione internazionale.

- 48 le nazioni iscritte
- 46 le nazioni che effettivamente hanno preso il via, due -        defezioni dell'ultimo minuto Kazakistan e Makedonia
- 16 le nazioni che hanno preso almeno una finale
-  9 le nazioni che sono salite sul podio iridato

E con questi dati chiudiamo questa lunga carrellata sui campionati del mondo di canoa slalom che sono tornati negli Stati Uniti 25 anni dopo la loro prima edizione. Per la verità nel 2001 erano stati programmati sull'Ocoee river, ma poi cancellati per i noti fatti dell'11 settembre che sconvolsero l'America, ma direi il mondo intero.

Spero di essere stato esaustivo, prima con le cronache delle gare e poi con l'analisi di quanto successo. Mi scuso se ho annoiato il lettore e per eventuali errori  inviterei chiunque a segnalameli per una doverosa correzione. 

Occhio all'onda! 





Dove nasce l'errore?

Eravamo rimasti alla spinta delle gambe e al concetto isometrico nel cambio di direzione. Ora dobbiamo capire quali sono i nostri riferimenti per mettere in atto questo tipo di manovra. La tecnica moderna è cambiata molto soprattutto nel modo in cui ci si approccia ad una risalita, ma non solo.  Rispetto ad un tempo ci  si prepara, in linea generale, molto  prima e il riferimento preciso è sul palo interno. Ma attenzione! Questo riferimento non deve essere confuso come punto per eseguire la manovra di rotazione o di cambio di direzione. Qui l'abilità dell'atleta è proprio quella di riuscire a mantenere costante e con margine questo preciso punto di rotazione, che in realtà costituisce solo un passaggio. Il passaggio sul  palo non è il momento in cui gli atleti migliori girano il loro scafo, anzi il palo è solo un doveroso punto da rispettare e da mantenere ben distante. Aspetto questo che per molti atleti non è chiaro e limpido come dovrebbe essere. C'è la tendenza a stringere sempre sul palo, ma l'errore più grande però è quello di utilizzarlo come punto per fare la manovra, invece di considerarlo solamente come riferimento da (nel caso servisse) schivare, specialmente in un passaggio in discesa.  
E' impensabile discendere su un tracciato di slalom con l'idea di non commettere mai errori. In realtà una prova tra i pali è una correzione anticipata di possibili errori successivi. Quindi... dove inizia tutto ciò? Anzitutto, in un atleta evoluto, nasce nella sua mente ancora prima di essere messo in atto, quindi nella sua strategia nell'affrontare una determinata manovra che può toccare l'apice in gara. Infatti l'atleta messo nella stessa condizione in allenamento difficilmente commetterebbe questo sbaglio ancora.  Per risolvere questo eterno dilemma, nonché problema, dobbiamo affrontare il tutto dal punto di vista tecnico e cioè  allontanandoci dai pali delle porte per mettere in essere quelle manovre di rotazione o cambio di direzione che invece devono essere fatte prima o dopo il passaggio della porta. In sostanza dobbiamo passare la porta pensando in anticipo alla manovra e alla porta successiva usando tutti quegli spazi che stanno prima o dopo il palo. Questo concetto è chiarissimo in una disciplina come lo slalom speciale nello sci alpino, ma lo è altrettanto nella discesa libera. Immaginatevi arrivare in un cambio di direzione a 120 km. all'ora diretti sul palo e pensare di girare. Nello sci, dove non ci sono penalità si va sul palo, ma già  con la direzione della porta successiva. 
In canoa slalom, se è pur vero che la velocità è inferiore viceversa dobbiamo tenere conto della potenza dell'acqua che ovviamente condiziona il nostro approccio alla manovra successiva. 

Proseguiremo a parlare del riferimento visivo che ovviamente anche  in slalom assume un aspetto molto importante  


Occhio all'onda!



Il terzo elemento

Concordiamo credo tutti che se usiamo la parte superiore del corpo nella sua integrità possiamo esprimere maggior forza. Come siamo tutti convinti nel dire  che le gambe, quindi la parte inferiore, è fondamentale per spingere e per guidare la canoa fra i paletti dello slalom.  C'è un terzo elemento che si inserisce tra questa unione di forze e che ci può aiutare molto a velocizzare il nostro gesto  nello slalom. Ora senza andare a scomodare la logica-matematica di Newton ed evitando di perderci nella giungla del principio della relatività di Galileo noi tutti possiamo capire che se usiamo queste due forze (up body + down body) in modo contrastante possiamo ottenere per l'appunto l'effetto molla che offre maggior dinamicità al nostro gesto e che noi chiameremo "il terzo elemento".
Molto spesso però ci si dimentica di questa opportunità e si lavora con le due entità sullo stesso piano frontale andando ad utilizzare principalmente solo  la forza delle braccia, spingendo  la nostra imbarcazione  in una precisa direzione che muta all'unisono sugli stessi piani sagittali. Per sfruttare al massimo questa opportunità dobbiamo avere cura di lavorare su piani sagittali diversi, che vengono poi a relazionarsi e a congiungersi a rotazione terminata. 
Detta così dà l'idea di essere una cosa molto complessa ed in effetti lo potrebbe essere se noi non andassimo  a spaccare quei meccanismi che purtroppo molte volte sono insiti  nell'apprendimento motorio. Si impara un gesto per segmenti e poi molto spesso perdiamo il passo successivo che è quello di integrare il conosciuto con la risposta del nostro corpo o dei mezzi che utilizziamo.  Questo è il passaggio più complesso, ma una volta capito e fatto proprio si va a dominare e a gestire a proprio uso e consumo lo stesso gesto motorio.
Scendiamo però ancora di un gradino ed entriamo in acqua per capire questi concetti che sono alla base dello slalom.
La dissociazione tra parte superiore ed inferiore diventa fondamentale nei cambi di direzione, quindi nelle risalite, dove l'effetto molla diventa determinante per ruotare velocemente e per non far perdere velocità al nostro scafo.
"Il terzo elemento" ha tempi ben precisi che devono esser rispettati, cosa non sempre facile da capire e da far capire ai nostri atleti presi dalla voglia di pagaiare senza fermarsi mai. La sensazione di fatica e la sensazione di remare velocemente  dà sicurezza all'atleta offrendogli tranquillità psicologica. Elementi però che spesso e volentieri non sono attendibili, anzi molto svianti.
Sicuramente si lavora sempre troppo poco sulle gambe, che viceversa diventano elemento fondamentale per una buona riuscita dell'effetto molla. Dobbiamo avere cura di inserire esercizi di questo tipo anche a secco per far capire bene i confini di questi movimenti e tutte le sue sfaccettature, nonché  le sue potenzialità.
Le gambe quindi trasmettono alla canoa ciò che nasce dal movimento dell'up-body, ma servono addominali e dorsali ben allenati per riuscire a fare tutto ciò. E qui è inevitabile inserire il concetto di isometria del movimento, nel momento in cui abbiamo la parte superiore del corpo sul piano sagittale e la parte inferiore che viceversa rimane sul piano frontale. 


                                                                      ... prosegue

APPUNTI TECNICI

Ci sono diversi argomenti tecnici che mi interessano particolarmente.

Così nei prossimi post affronteremo alcuni temi importanti dello slalom.

- Inizieremo a capire i differenti piani sagittali relativi alla parte superiore ed inferiore del corpo.

- Riferimenti visivi su un tracciato di slalom. 

- Scorrevolezza della canoa












       ... prossimamente  

Mondiale C1 donne cosa è emerso?

Non ci rimane che analizzare la gara della canadese monoposto femminile che ci ha regalato belle emozioni. Al via 26 atlete in rappresentanza di 14 paesi di cui 11 sono passati  in semifinale e 6 hanno raggiunto la finale.
In questa categoria, prendendo di riferimento anche le  gare di Coppa del Mondo, abbiamo quattro atlete che costantemente sono in finale e più precisamente:

6 finali (5 coppe + world) Hoskova
5 finali (4 coppe + world) Franklin
5 finali (4 coppe, non era presente all'ultima gara di coppa + world) Fox
5 finali (4 coppe + world) Lawerence

poi abbiamo in totale 34 atlete in finale su un totale di 60 con un ricambio pari al 56%. Nella finale iridata abbiamo anche 2 atlete (Satkova Repubblica Ceka e Sabitova Russia) che precedentemente non avevano mai preso finale. La prima, Martina Satkova, è la campionessa europea e vice-campionessa del mondo nella categoria Junior.
La qualifica si vince con il 22,20% dal primo K1 uomini e ci si qualifica fra le prime 20 con un distacco dalla vincitrice Hoskova pari ad un 18,06%. La semifinale vinta dall'iberica Vilarruba ha un distacco dal primo K1 men del 26,55% mentre la decima classificata ha un distacco del 35,44%. Si vince l'oro con un 23,52% e si prende medaglia con il 26,26 e con il 27,22%.

A parte questi dati possiamo fare due tipi di considerazioni la prima tecnica e la seconda politica.
Dal punto di vista tecnico si è vista una grande crescita dal 2009 anno di sperimentazione iridata per questa categoria. Entrata ufficialmente dall'anno successivo. Si iniziano a vedere le prime generazioni in rosa nate specificatamente su questa imbarcazione, quindi non più continui cambi di lato di pagaiata, ma maggior uso del debordè. C'è lo sforzo da parte delle atlete di concentrarsi più sul debordè che sul cambio di lato di pagaiata. E' il caso del bronzo iridato e cioè la transalpina Oriane Rebours classe 1988 che inizia giovanissima a pagaiare ovviamente in k1. Poi a 20 anni si avvicina a questa specialità e in un primo momento decide di portarle avanti entrambe.  Poi  il C1 diventa per lei una vera opportunità e si concentra solo sulla canadese monoposto, il suo obiettivo è mutuare dagli uomini stile e tecnica. Anche Jessica Fox ha cambiato nella sua marcia trionfale, lato sette volte, molto meno di un tempo, e Franklin, l'argento iridato, sei. I miglioramenti si vedono costantemente e presto tra le ragazze in ginocchio la concorrenza aumenterà notevolmente.

Politicamente le cose si complicano. I tedeschi non spendono un becco di vecchi marchi per investire in questa specialità e spesso e volentieri le lasciano a casa come è successo ai questi mondiali. Gli slovacchi hanno poca carne al fuoco e i cechi ci credono qualcosina in più. Poi ci sono nazioni completamente assenti e tra queste l'Italia che non ci pensa minimamente ad investire sulle donne in canadese giudicando dalle convocazioni a raduni e gare.  Noi in Brasile, oltre ad Ana Satila, cresciuta notevolmente in quest'ultimo anno, abbiamo inserito nel gruppo della nazionale altre tre atlete di cui una si dedica a tempo  pieno solo alla canadese monoposto. Poi con i settori giovanili si prosegue il lavoro sia in kayak che in canadese singola e doppia.

L'ICF tiene sotto stretta osservanza questa categoria pronti ad inserirla nel caso in cui il CIO ponesse pressioni per una parità tra uomini e donne. Inserimento olimpico che dovrebbe arrivare con i Giochi del 2020, voce questa che si fa sempre più sentire nell'ambito internazionale. Certo è che l'inserimento non deve però penalizzare il C2 sarebbe veramente assurdo e discriminante per una categoria e una specialità che ha fatto la storia del nostro sport. Oltre al fatto che i numeri confermano l'attenzione di molti paesi per questa specialità.

Ora non  ci rimane che  analizzare le gare a squadre che hanno perso il valore di un tempo considerando il fatto che non c'è una contropartita olimpica. Alla fine faremo il punto per nazioni.



Volevo rendere partecipi tutti che sto cercando di  pubblicare un libro su questi campionati del mondo, nei prossimi giorni lancerò un sondaggio per capire quanti di voi potrebbero essere interessati all'acquisto e decidere se proseguire nel lavoro iniziato.

Occhio all'onda!











Sequenza di pagaiata dopo una risalita

Nello slalom la porta in risalita riveste sempre più un ruolo determinante al fine di conseguire un buon risultato. Tornarci sopra spesso e volentieri è necessario in molti lavori tecnici, ma soprattutto è fondamentale capire dove intervenire per migliorare, altrimenti si rischia di allenare un gesto errato. Più osservo gli atleti allenarsi e gli allenatori ad allenare mi accorgo che si pone troppa attenzione e cura nel come affrontare la porta in entrata e spesso e volentieri ci si dimentica lo scopo finale di una gara e cioè arrivare al traguardo il prima possibile. Si pensa molto e ci si allena anche molto su come impostare la risalita e di come guadagnare metri preziosi in entrata e magari poi si risalgono metri per uscire dalla stessa prima di andare ad imboccare la porta successiva.  Si è disposti a prendersi molti rischi in fase di entrata, tagliando  sul palino interno, e non si è disposti viceversa ad accorciare la traiettoria in uscita, ma soprattutto scatta un meccanismo, in fase di uscita, che è quello di mettersi in attesa per "godersi" quanto fatto precedentemente! In realtà propio questo momento, fisiologicamente e mentalmente necessario in un tracciato di slalom, dovrebbe essere associato al momento di entrata in cui la barca, una volta impostata, può godere dello scorrimento dato dalla pagaiata e dalla velocità di entrata che presto si trasformerà in rotazione e successiva in spinta di uscita. Una volta che la canoa ha roteato bisogna lasciar correre la punta verso valle e aiutarla con una pagaiata nel senso opposto dell'aggancio. Usualmente invece è consuetudine dopo il "Duffek" dare ancora una pagaiata sullo stesso lato quasi riportando la punta a monte con l'idea di prendersi tempo e sicurezza prima di proseguire la discesa verso la porta successiva. 

La sequenza corretta in una risalita a sinistra:

- duffek che si sfila e si adatta all'angolo di rotazione della  

  barca
- palata a destra con forte spinta di piedi (la ricerca è 

  quella di sentire la pala particolarmente dura da tirare) e
  questa pagaiata diventa  il primo colpo di una sequenza di 
  pagaiate successive. 

La sequenza errata in una risalita a sinistra:

- duffek statico
- estrazione del duffek con punta ancora verso monte
- pagaiata sullo stesso lato del duffek

Mi monta una rabbia furibonda quando i miei atleti si fermano dopo aver tirato l'aggancio (Duffek) o si fermano se ritengono che l'entrata non sia  di quelle super veloci e spettacolari. Io per abitudine faccio finire sempre i percorsi non su una risalita, ma su una porta in discesa, come normalmente avviene quando si taglia il traguardo di una gara. Di norma anche prima di una risalita piazzo una porta in discesa perché, come si suol dire, i problemi non arrivano mai soli!
E' chiaro a tutti che l'impostazione di una risalita è fortemente condizionato da ciò che ci sta prima e da che cosa ci sta dopo oltre al fatto delle condizioni di acqua. In questo caso noi stiamo analizzando quella che si può considerare una risalita tipo classica con un approccio diretto e con una uscita chiara verso valle.
In sintesi mi permetto di dire che dopo l'aggancio nella stragrande maggioranza dei casi il colpo successivo deve essere un pagaiata sul lato opposto per rientrare il più velocemente possibile nella condizione ideale di pagaiare verso il traguardo!

Occhio all'onda!

Mondiali con sorpese nel Kayak in rosa

E siamo arrivati a parlare delle donne in K1.  Ho già scritto molto sulla vincitrice che è stata la vera protagonista in rosa di questi mondiali. Abbiamo però la possibilità di fare un'analisi più in generale su questa categorie e diciamo subito che la media delle finaliste è stata  di 28 anni e pochi mesi. Mentre per le medaglie l'età si abbassa di un anno.
Si vince la qualifica (Maialen Chourraut) con un 13,35% dal miglior K1 uomini (Boris Neveu)  e si accede in semifinale con un distacco dalla prima classificata del 6,60% (Veronika Vojtova). La vincitrice della semifinale (Jessica Fox) ha un distacco del 15,16% dal primo K1 men Lucien Delfour e l'ultimo tempo utile ha un distacco dalla prima donna del 3,80% (Bethan Latham). L'oro  (Jessica Fox) si mette al collo con un 10,88% di distacco del primo k1 men (Neveu) e si prendono medaglie con un distacco dello 0,10% e del 4,45% dalla vincitrice di categoria.
Ci sono 7 nazioni in finale. Germania ne piazza tre, Great Britain due e poi una per Australia, Francia, Repubblica Ceka, Austria e New Zeland.
Le sorprese in negativo più eclatanti sono state l'eliminazione in semifinale della campionessa del mondo e olimpica in carica Emilie Fer, del bronzo olimpico di Londra 2012,  Maialen Chourraut che aveva vinto la quarta gara di coppa del mondo, se pur in casa, e aveva passeggiato in qualificata conquistando  però la prima posizione e Jana Dukatova che aveva centrato tutte e 5 le finali in coppa del mondo. Come lei solo l'austriaca Kuhln che  vince la overall su tutte e porta a casa la sua prima coppa del mondo dopo i due titoli iridati nel 2010 e 2011. Fuori addirittura in qualifica la bi-campionessa olimpica Elena Kaliska, già campionessa del mondo nel 2005 e al suo attivo ben 6 coppe del mondo. 
La francese Fer sembrava dovesse essere inghiottita dai vortici artificiosi del canale di Deep Creek ogni volta che metteva la pala in acqua. Tocca la risalita 8 e poi perde una vita nel traghetto per prendere la risalita successiva numero 9. Nell'onda di metà percorso si  perde e quando entra in retro alla porta 15 sembra chiedersi che cosa ci sta facendo lì!  La sveglia arriva con una puntata  sul palino di destra della porta 16 e lì si capisce che sarà dura se non impossibile passare in finale. Per avere la conferma di quanto sopra detto basta aspettare la porta 19 che tocca e che le consegna la certezza di essere eliminata. Lo stesso Courinier, suo allenatore e compagno di vita, non corre più passeggia e inizia  a pensare a che cosa dovrà dire alla sua "amata" atleta per consolarla di questa figuraccia dopo tante aspettative.  La spagnola in semifinale sembra essere molto appesantita e la sua canoa ne risente, non scorre come sa fare solitamente. Il suo tempo è altissimo e anche senza la penalità alla 5 in risalita non avrebbe raggiunto al finale. La slovacca è veloce in tutta la prima parte, ma  si perde alla 19 per poi andare a toccare la 21 stupidamente. Lei registra il tempo di 123,92. Con 123  ci sono ben sei atlete, tra loro la differenza è solo di qualche decimo:

  8^ -  Fiona Pennie 123,25
  9^ -  Melanie Pfeifer 123,27
10^ - Betham Latham 123,47
11^ - Ana Satila 123,53
12^ - Aleksandra Perova 123,82
13^ - Jana Dukatova 123,92


Le prime tre passano e le prime due prenderanno medaglia. Le restanti tre guardano la finale da bordo pista! 

Se noi prendiamo in esame i risultati relazionati alla nazione possiamo dire che i francesi sono stati decisamente fuori dalle loro aspettative considerando anche che Nouria Newman, vice-campionessa del mondo, ha mancato l'appuntamento con la finale. Altra delusione arriva dalla Spagna che aveva tutte le potenzialità per fare molto bene con le donne. Altra delusione con la Slovenia, male sia Eva Tercelj (18esima) che Ursa Kragelj (28esima). Mentre Polonia, Stati Uniti e Canada praticamente non si sono viste eppure ci si aspettava tanto da Dana Benusova oggi signora Mann. Cresciute molto bene invece New Zeland con Lukas Jones allenata da alcuni anni da Walsh che fu un  grande k1 e che oggi dimostra pure di essere anche un eccellente allenatore. Note positive anche per il Brasile che con Ana Satila, 11esima con 4 penalità, ha fatto un gran salto verso la parte alta della classifica in una specialità che sempre di più si arricchisce di tanti nomi di valore e nulla più è scontato. La conferma ci arriva anche dalla Coppa del mondo. Infatti su 50 finaliste abbiamo 27 atlete  in rappresentanza di 11 nazioni, quindi un 54% di new entry.


Occhio all'onda!  

Jana Dukatova grande delusione ai mondiali 2014

Lukas Jones la piacevole sopresa 2014 del panorama mondiale
 
Maialen Chourraut in azione, sulla sinistra con le mani rivolte al cielo Xabi Etxaniz il suo allentore e il padre di sua figlia



Mondiali Deep Creek - gara C1 uomini


terza parte con approfondimenti sulle canadesi monoposto 

Del vincitore ho già detto molto e quindi non mi soffermerò su questo grande fenomeno, voglio solo dire che dagli States arriva la notizia che Fabien Lefevre sta lavorando per riuscire ad usare la stessa imbarcazione sia per il  C1 che per il K1.  In sostanza, la sua idea è quella di cambiare solo l'impostazione interna della barca. Lui parte da questo concetto: "perché avere barche diverse se poi il tracciato e uguale per tutti?" Interessante e da approfondire.
Per restare sul tema barche dobbiamo fare una riflessione in relazione a cosa è cambiato portando il peso del C1 a 8 kg. come il K1 e ridimensionarlo ai 60 cm. Tema che riprenderemo a breve. 

Ritorniamo però alla gara a stelle e strisce da poche settimane conclusa.

Durante la stagione, tra Europei e Coppa del Mondo, abbiamo assistito ad un dominio importante degli slovacchi. Slafkovsky vince la prova continentale su  un Martikan ritrovato e che ha cambiato vesti, dal rosso al bianco candido. Poi quest'ultimo prende 5 finali e vince la coppa del mondo con una vittoria (Praga) un secondo posto (Tacen), due terzi posti (Londra, La Seu) e un 4 posto (Augsburg). 5 finali anche per Slafkovsky (chiude la coppa in 4^ posizione), 5 finali anche per Benus (3^ nel world Cup standings). Secondo in coppa del mondo ci sarà David Florence grazie a 4 finali con 1 vittoria (Londra... non a caso) due  argenti (Praga e Augsburg) e un 9 posto a Tacen; mentre sull'ultima gara ritroviamo vincente il già campione del mondo Denis Gargaud Chanut che fu 4^ agli europei con un tocco e non salì sul gradino più basso del podio per 0,9 decimi. Fa gran bene in coppa anche lo sloveno Benjamin Savsek che centra 4 finali su 5, mentre Franz Anton, l'uomo dai due nomi e senza cognome, entra in due finali e cioè Praga e Augsburg. Fabien Lefevre su cinque prove di coppa prende solo una finale e più precisamente all'ultimo appuntamento e cioè ad Augsburg. C'è sempre ben piazzato anche lo spagnolo Ander Elosegi che è 5^ agli europei con un gran tempo, ma con un tocco e prende tre finali di coppa (Londra, Praga e La Seu) sulle quattro gare a cui era presente.
Con queste premesse iniziano i mondiali e nelle gare di qualifica non ci sono grosse sorprese. Le vince Slafkovski con un margine di oltre due secondi su Benus e terzo è Anton, 4^ Benzin seguito subito da Martikan. Tanto per la statistica diciamo che lo slovacco di Liptovosky è al 4,5% da Neveu che aveva vinto la qualifica tra i K1 e sarebbe stato il 19esimo tempo tra i kayak uomini. Sempre per la statistica evidenziamo il fatto che i primi 7 C1 si sarebbero qualificati anche fra i K1. L'unico che veramente rischia grosso è Elosegi il basco che è 30esimo davanti all'australiano Fabris di 0,26.
Arriviamo al giorno della verità con semifinale e finale e qui le sorprese sono tante. Apre le danze Ander Elosegi che fa capire che non è mondiale per lui: tocca la 16 e subito dopo pasticcia tra la 18 e la 19. Rischia di cadere in acqua e si salva per il rotto della cuffia, ma perde una eternità! La gara si anima con la discesa di Haneda il giapponese trapiantato a Bratislava per allenarsi. Takuya Haneda fa una gara onesta e senza penalità e mette una buona ipoteca al passaggio del turno. Subito dopo è in gara Fabien Lefevre  e fa una gara magica il suo 107,12 è un gran tempo. Incanta e si galvanizza. La prima vera sorpresa arriva con il transalpino Gargaud che non può sperare di accedere alla finale con 6 penalità. L'ho visto troppe volte indeciso e spesso e volentieri cadere con il peso sulla pagaia. Nel frattempo escono di scena anche gli italiani Colazingari e Cipressi. Il primo avrebbe  il tempo per la finale se pur lasciando più di un secondo nel traghetto 8/9 e successivamente nell'uscita da quest'ultima gli cade il  fianco sinistro in acqua facendolo dondolare parecchio. Ci sono due penalità di troppo per il sublacense forestale  che da U23 fa sempre molto bene e da senior non riesce a concretizzare tutto il suo potenziale.  Cipressi cambia lato di pagaiata ben 7 volte e al primo cambio rischia grosso finendo lungo sulla 8. Poi crolla alla combinazione killer e qui si chiude il suo mondiale. Questo pagiatore ha grandi qualità, ma dovrebbe concentrarsi di più nel diventare più C1 e non restare, se pur in ginocchio, un Kappa uno con lo spirito... vedasi Lefevre che di cambio pala ne fa uno solo in tutta la gara, eppure anche lui è partito come Cipressi.

Arriva il momento  di un Martikan che sembrava ritrovato dopo le batoste degli ultimi anni. Tocca, entrando con la punta, la risalita 5. Sembra perdere concentrazione salta male alla 8, fa un traghetto cost to cost molto lento e paga in uscita facendo il giro del globo per andare alla porta 10. Solo qui perde da Lefevre 2,19 e  altri 2,21 nella combinazione di porte in discesa 15/16. L'uomo non c'è sembra inchiodato su quella pala bianca. Ancora lento alla 18/19 pur facendola diritta. Il buco però non ha pietà neppure di lui e lo blocca. Le vene del tricipite destro esplodono, ma l'acqua è più forte di lui. Si capisce che sarà dura la qualificazione.
Benjaimin Savsek non parte benissimo e si tira fuori dalla risalita 9 con un debordè di potenza, ma da questo momento in poi si lascia andare ed entra in gara, pagaindo sicuro in tutto il resto del tracciato. Elegante anche alla 19 che affronta in retro. Per lui è finale.
Altra delusione arriva da David Florence numero 1 del ranking mondiale e campione del mondo uscente. Parte malissimo, ma è fantastico a recuperare prima della porta 2 e attacca come è sua abitudine. Esce dalla risalita 14 e gira bene la canoa prima della 15, qui però ha un momento di attesa che risulterà essere fatale. Infatti gli scappa il fianco destro in acqua e arriva lungo sulla 16 in discesa. E' costretto a recuperarla risalendo la morta del canale a destra, ma qui ci lascia il mondiale. Inevitabile la sua esclusione.
Completano la rosa dei 10 i due tedeschi Benzin e Anton, Benus e Slafkovosky, quest'ultimo con una manche veloce e sembrerebbe pure poco dispendiosa per lui. Bozic è in finale giusto per  scaldarsi in vista della finale del C2, poi l'inglese Quinn e il francese Vielliard. Non c'è nessun Ceco in questo gruppo di finalisti e la cosa è decisamente inusuale!

La finale apre con il francese Vielliard, il campione europeo U23 nel 2012 a Solkan davanti al russo  Setkin, campione del mondo junior 2010 e a Colazingari, campione del mondo 2012 e 2014, che sembra appagato di quello fatto fino a qui. Perde tanto tempo all'uscita dalla 9 e poi alla 19 fa un disastro prendendo un 50. Alle sue spalle  Anton che fa una discesa pulita e attaccando ovunque riesce a mettere in piedi una signora finale. Brutto il suo stile da vedere, ma efficace in azione, tutto ciò gli regalerà il bronzo. Savsek è quello che si dice un potenziale campione che fatica ad essere lucido nei momenti importanti. La sua discesa è ricca di errori, si salva non mollando mai la presa. Mi spiego meglio. Inizia ad essere lungo alla 9, poi praticamente si ferma alla 12 ed è costretto a ripartire. Dopo la 19 finisce troppo sul lato sinistro e si infossa nella mortona, ma non molla. I colpi successivi sono tutti molto efficaci e il suo tempo di 108,62 è migliore rispetto alla sua discesa di semifinale di quasi 2 secondi. Si posiziona al primo posto provvisorio e va nel corner del   "Current Leader",  alle sue spalle il pannello con tutti gli sponsor e aspetta il cadavere del nemico!  Forse gli sarebbe piaciuto di più essere al "Sickline" dove chi ha il miglior tempo aspetta gli avversari in una piscina con acqua calda in compagnia di una splendida modella. Arrivano anche i nomi importanti che sono Benus e Slafkovosky. Il primo è appesantito non riesce a far correre la canoa, anche se risolve bene le combinazioni più complesse. Il secondo tocca la risalita 14 e poi praticamente si porta a casa la 22 come ricordo di questi mondiali. Giochi finiti. Del vincitore vi rimando alla cronaca fatta nel giorno della gara, di lui non posso aggiungere altro visto che ho usato tutti gli aggettivi a disposizione.

In finale nella canadese monoposto erano rappresentate 7 nazioni e più precisamente

Slovacchia 2
Germania 2
Slovenia 2
Usa 1
Great Britain 1
Francia 1
Giappone 1

Andiamo a confrontare i tempi con le varie  percentuali.



Il primo C1 vince la qualifica con il 4,37% dal miglior K1 men
L'ultimo C1 si qualifica con il 12,37% dal miglior K1 men
La semifinale in C1 viene vinta con un 5,88% dal miglior K1 men
Il 10^ C1 si qualifica con il 10,92% dal miglior K1 men
Il vincitore nel C1 è al 4,88% dal miglior K1 men
L'argento nel C1 è al 5,78% dal miglior K1 men
Il bronzo nel C1 è al 7,88% dal miglior K1 men


 
Slafkovsky tocca in finale la porta numero 14 entrando con la punta e Peter Kauzer senior si mette le mani nei capelli. Chissà come mai il tecnico sloveno è così rattristato da ciò.

Mondiali slalom guardiamo i C2


... prosegue l'analisi del mondiale di Deep Creek con le canadesi doppie.

                                                                     PREMESSA

Per la canadese biposto andiamo subito a vedere alcuni dati, considerando il fatto che questa specialità è nell'occhio del ciclone e potrebbe essere cancellata dai Giochi Olimpici. A mio modo di vedere, supportato dai numeri, non avrebbe  senso questa esclusione, semplicemente per il fatto che questa specialità è la storia del nostro sport più di qualsiasi altra.

Ecco i numeri: 


C2 38 (76 atleti) - 18 nazioni di cui 9 in semifinale e  8 in finale
K1 uomini  74 - 36 nazioni di cui 22 in semifinale e 8 in finale
K1 donne  44 - 19 nazioni di cui 14 in semifinale e 7 in finale
C1 uomini 51  - 24 nazioni di cui 15 in semifinale e 7 in finale
C1 donne 26 - 14 nazioni di cui 11 in semifinale e 6 in finale

Parliamo subito dell'equipaggio che doveva dominare il mondiale a stelle e strisce e cioè Ladislav e Peter Skantar i cugini slovacchi, già campioni europei nel 2007 e nel 2009, che avevano iniziato bene la stagione vincendo l'europeo sul nuovo canale austriaco.  Non si erano però limitati solo a questo, infatti avevano anche dominato la coppa del mondo con tre  vittorie, un terzo posto e un 9^. Tutto questo  aveva permesso loro di vincere alla grande la coppa, cosa che era già riuscita in precedenza nel 2009 e 2010. In America non sembrano loro, infatti in qualifica pur facendo registrare il secondo miglior  tempo, in seconda manche,  accumulano ben 3 tocchi e finiscono  quarti. Rischiano grosso in semifinale dove di penalità ne fanno ben 4 e prendono l'ultimo posto a disposizione per giocarsi le medaglie.

Una qualifica  che ha visto protagonisti in assoluto i francesi e che comunque ha  lasciato  fuori tanti nomi noti e tra questi i vice-campioni europei 2014 e cioè  i polacchi Szczepaniski/Pochwala e, udite, udite, i campioni del mondo in carica Florence/Hounslow, rei in prima manche di aver saltato la porta 17 praticamente in acqua piatta, mentre in seconda manche le sei penalità sono troppe anche per loro. Fuori anche il bronzo olimpico 2008 e cioè i russi Kuznetsov/Larionov, che per la verità dopo quell'alloro non hanno certo brillato. Forse dopo allora il loro miglior risultato è arrivato proprio quest'anno con il sesto posto al campionato continentale a Vienna a fine maggio.
I 21esimi, primi esclusi, sono gli italiani Camporesi/Ferrari  che si presentavano al mondiale con una finale dell'Europeo agli inizi di giugno (10 posto) , e con una finale in Coppa a Tacen su un tracciato che i due ragazzi  conoscono molto bene. Nelle altre due gare di Coppa furono rispettivamente a Londra (la1^) 15 esimi e a Praga (la 3^) 14esimi. Avevano poi raffinato la preparazione in vista dei mondiali  a Bratislava. La cronaca della gara, per loro, mette in evidenza una prima manche  veloce con 117,17 ma con tre tocchi sciocchi (9/16/24) complice anche un fastidioso vento che poteva far perdere la concentrazione. La seconda discesa è  caratterizzata purtroppo  da un gravissimo errore alla risalita 8 dove i due atleti dell'Aeronautica Militare arrivano lunghissimi  e perdono, rispetto la loro prima discesa, ben 4 secondi e 20 decimi. Il proseguo è stato nell'ottica di non toccare, come alla fine è successo, ma troppo lento. Perdono infatti ancora 2 secondi e 29 fino all'arrivo e in totale hanno un ritardo di 6 e 49 sulla loro prima prova. Per loro significa mondiale archiviato, peccato perché le potenzialità di far bene sono tante, ma se continuano a passare gli anni senza cercare di cambiare sistema di lavoro si rischia di non fare quel piccolo salto di qualità che ancora manca per stare più spesso nelle posizione alte di classifica. La qualifica olimpica è vicina e non c'è più tempo da perdere.
 

La finale ha una logica comune per tutti: 

arrivare alla combinazione 18/19 senza aver fatto grandi errori e con forza ancora nelle braccia oltre ad una buona dose di sangue freddo, perché qui si decide il mondiale. 


Tre le possibili  strategie da adottare :

1. Rischiare il  massimo e provare la buona sorte e       

    soluzionare poi con una retro
2. Prendere la chicken way, come si direbbe fra i free rider,

    e sperare che siano gli altri a sbagliare.
3. Provare a fare tutto diritto.

I francesi prendono la seconda via come gli slovacchi. Gli unici a provare la sorte sono gli sloveni che fanno tutto veramente al millimetro e la buona sorte è con loro. I tedeschi rimasti in gara (Anton/Benzin) rischiano facendo tutto diritto e quasi ci riescono, ma per una leggerezza di Anton il prodiere teutonico, non riescono nell'intento guadagnandosi un 50 per l'intenzionalità, evidentissima, di quest'ultimo a spostare la porta con la testa per far passare il compagno. Sembrava Salvatore Schillaci, il giocatore di calcio meglio conosciuto come Totò (non il canoista torinese grande pagaiatore della canadese monoposto), ai mondiali di Italia '90 quando segnò di testa un goal  all'Olimpico contro l'Austria lanciando la nazionale in "notti magiche"!
Secondo me però  Benzin, che è veloce come un gatto e sapiente come Aladino, si sarebbe infilato dentro senza problemi e loro probabilmente sarebbero saliti sul podio, cosa che invece riesce  a Bozic/Taljat oro magico per la Slovenia, Picco/Biso argento per la Francia  e Skantar/Skantar bronzo per la Slovacchia.

Sembra strano però parlare di una finale della canadese doppia e non citare i gemelli Hochschorner, come è già successo l'anno scorso! Che non vivano un gran momento è risaputo e lo confermano anche a questi mondiali. In qualifica sono 16esimi e poi in semifinale chiudono in 17esima posizione con un 50 alla 19. Pagano  un errore e un modo di affrontare questa combinazione che non è certamente da loro, sembravano due pivelli a lanciarsi dentro una porta nella speranza che tutto fili via liscio. Peter non ha spinto il fratello dentro il ricciolo e si è preoccupato solo di lanciarsi tutto avanti per entrare nella porta, cosa che non gli è riuscita. I tre ori olimpici stanno vivendo una lunga crisi e non riescono uscirne. Le cause sono state ricercate nell'imbarcazione, non ho idea di quante modifiche sono state apportate alla loro ultima versione H4, ma secondo me dovrebbero cercare le cause altrove. Magari prendendosi una piccola pausa e liberare la mente da fantasmi che si sono creati dopo il bronzo olimpico di Londra 2012. 

In fine due parole anche per il mio equipaggio Charles Correa e Anderson Oliveira che chiude un anno internazionale in sicura crescita tecnica. Al mondiale sono stati vicini all'obiettivo di passare il turno. Ora i tempi ci sono, bisogna togliere i tocchi di troppo che stanno penalizzando non poco i  due atleti di Piraju. 





Emblematico il gesto di Pavol all'arrivo della semifinale iridata


                                                                 ... prosegue