Cento vite per raccontarne una


Le scarpe per il viaggio sono pronte. Questa mattina, dopo che Amur è andata a scuola, avevo ancora qualche decina di minuti liberi prima di svegliare Raffy. Il piccolo C1 destro al lunedì va a scuola alle 9. Poi avrei svegliato anche Zeno, che sta preparando il suo primo esame all’università. Ne ho approfittato quindi per dare una spolverata alle mie scarpe prima di indossarle per nuove avventure e per nuovi viaggi in questo mio peregrinare per il mondo con in mano una pagaia e nel cuore le persone che mi regalano i loro splendidi sorrisi, il loro amore, la loro gioia di vivere. Estate finita. Tempo di tornare in Brasile. Tempo di rimettersi a testa bassa e lavorare per costruire la prossima stagione. Fermarci non possiamo se non per riflettere sul passato in vista del futuro. Un’estate frenetica, senza soste, vissuta tutta d’un fiato, cercando di non perdere neppure un respiro. Gare, gioie, delusioni, ripartenze. Difficoltà da superare senza cadere nel tranello di essere battuti dalle stesse. Forti emozioni che arrivano sempre senza lasciarti neppure il tempo di essere apprezzate fino in fondo. Esperienze che molte volte non trovano il tempo per essere raccontate o fotografate, sogni che si concretizzano e che non vengono esaltati, forse per il timore di vederli ancora una volta rompersi come una bolla di sapone. Una cosa però è certa che tutto ciò da qualche parte dentro di noi si concretizza e prende la forza di cento draghi. Penetra in noi fondendosi con la nostra anima, da’ energia, ti fa sorridere, anzi ridere felice per la tua vita che vorresti condividere con il mondo. Le persone, che frenetiche mi circondano, ora non capiscono, stupite mi fissano e continuano a non capire. Peccato che non ci si possa confrontare, peccato essere trascinati nel vortice dell’indifferenza, peccato non vivere cento vite per raccontarne e condividerne  una sola. Forse troveremo il tempo e lo spazio per sederci comodi in giardino. Allora avremo il tempo per guardarci negli occhi senza paura di dover salire su un aereo che può solo allontanarci fisicamente, ma non ha la forza però di separarci veramente.

Occhio all’onda! 

I mondiali hanno il loro vero Eroe






Questo mondiale ha un solo vero grande, unico, spettacolare e magico eroe.
E’ un ragazzotto scozzese nato l’8 agosto 1982 ad Aberdeen su nello sperduto freddo nord dell’isola inglese. Lui ama indossare il kilt e appena ne ha l’occasione la sfoggia con grande classe. Oggi, come ieri, ha pagaiato divinamente con la forza dei muscoli e con un cuore grande per uno sport che ama. Me lo ricordo ad una gara di coppa del mondo a La Seu d’Urgell che nel tempo libero pagaiava su un C1 da velocità. La sua idea era di andare alle Olimpiadi nella doppia specialità: slalom e velocità per l’appunto. Non riuscì a passare le selezioni nella canoa dell’acqua piatta, ma in slalom vinse un argento ai giochi di Beijing. Archiviato alla grande il 2008 e, vista la strada della velocità chiusa, è partito subito con il C2 grazie all’apertura dell’ICF alla possibile doppia partecipazione alle gare di slalom. Ha trovato un compagno, Richard Hounslow, e si è buttato in questa nuova avventura. Allenamenti alternati fra C1 e C2, un tecnico sempre con lui e con loro, un certo Mark Delaney, tanta professionalità e soprattutto un sorriso che gli regala serenità. Vederlo pagaiare ti invoglia a salire in barca per seguirlo. Non è bello tecnicamente parlando, ma è energia pura che naviga sull’acqua. Oggi ha corso per la storia e per seguire un grande sogno a 24 ore di distanza dalla sua bella vittoria in C1. Nessuno mai prima di lui è riuscito a fare tanto. Essere cioè campione del mondo in due specialità diverse ad esclusione delle gare a squadre. Oggi ero seduto sulle tribune quando David Florence, è lui il ragazzotto di cui vi parlavo, ha messo dietro, assieme al suo compagno Richard Hounslow i padroni di casa Jaroslav Volf e Ondrej Stepanek di 0,04 centesimi per vincere il suo secondo titolo iridato in due giorni. Grande Florence che dopo l’argento olimpico di Londra 2012 non si è fermato, non ha allentato la presa, non ha ceduto a scenari in celluloide, non ha perso tempo dietro alla sua immagine. Ha continuato ad allenasi duramente partecipando a tutte le prove di coppa del mondo, l’unico del team GB, lottando su ogni pagaiata senza mai mollare la presa. La vita ci riserva sempre sorprese, ma una sola cosa è sicura che domani  David Florence, rientrato a casa, sarà ad allenarsi come sempre senza perdere la testa per i successi conquistati, preparando il futuro lottando ogni giorno senza risparmio di energie, come fosse la sua ultima occasione.



Se lo scozzese è l’eroe di questi mondiali i veri vincitori però sono gli organizzatori che hanno regalato alla canoa un evento perfetto sotto ogni punto di vista. Congratulazioni a tutti i ragazzi del Club e alla Federazione Ceca che ha festeggiato i suoi 100 anni nel miglior modo possibile e con tre titoli mondiali conquistati. Potevano essere tranquillamente quattro se nel k1 femminile Katerina Kudejova avesse optato in finale per fare retro la porta numero 12. Invece la ceca ha voluto perseverare nella sua idea di infilarla diritta se pur con un angolo di entrata impossibile per raggiungere la porta successiva. Peccato perché aveva oltre 4 secondi di vantaggio fino a quel momento e per la Repubblica Ceca sarebbe stato un altro bel regalo, mentre per lei il coronamento ufficiale per essere la nuova Hilgertova, che forse dopo questo mondiale prenderà la decisione di ritirarsi... spazio ai giovani! 

Occhio all’onda!  

Hradilek, Florence, Fox, ma anche De Gennaro, Molmenti e Romeo






“I'm helplessly needless and needless to say I owe you.
I'm helplessly needless and needless to say I owe you.
Well I'd wade ten thousand klicks for a just one more chance.
Just one more chance, to see your face again
...”


Parafrasando i Loch Lomond in "Wax and Wire" mi è venuto da pensare:
"quanti atleti vorrebbero avere un’altra possibilità in questa giornata di metà settembre?"
... pensieri mattutini arrivando al canale ascoltando la musica che sempre accompagna la vita. Poi le gare, altro tipo di sound, con semifinali e finali C1 donne, C1 e K1 uomini. Il bravo cronista inizierebbe raccontando per filo e per segno la penultima giornata di gare iridate in quel di Praga. Purtroppo non lo sono e la mente scivola via lontana gustandosi a distanza le prodezze di un Hradilek sublime. Bello da vedere in azione, bello da vedere all’arrivo sorridente, bello quando spontaneamente è stato portato in trionfo in mezzo alla sua gente. Bello il sole che lo ha illuminato in questa giornata memorabile. Lui ha fatto una gara straordinaria vincendo con un tocco alla porta 4. E’ la prima volta in 34 edizioni che un atleta della Repubblica Ceca (e ancora prima  Cecoslovacchia) vince l’oro in K1. Una nazione che qui è riuscita a fare di più. Non si è accontentata dell’oro ha preso anche l’argento con il giovanissimo (classe 1993) Jiri Prskavec. Bravi, bravissimi, vincere in casa non è facile non c’era riuscito neppure Peter Kauzer a Tacen nel 2010 eppure sembrava un gioco da ragazzi, quasi una formalità. Facendo questa riflessione con il campione olimpico la sua risposta è stata:”certo a Tacen non ero nell’ultimo giorno di vacanza come qui!”. Chi ha orecchie da intendere intenda! 

Bravo anche David Florence in C1 esempio di costanza e dedizione. Le sue prove dimostrano che con la forza di volontà e con il fatto di non mollare mai si arriva lontano. Lui certo non è un talento nato, ma lo è diventato allenandosi duramente con il sorriso e la tranquillità di chi ama pagaiare.

Nuria Vilarrubla in partenza in finale nel C1 donne. Chiude in 6^
 posizione a 22 secondi e 55 dalla vincitrice Jessica Fox.
Scontata la gara della canadese femminile con una Jessica Fox che ha letteralmente dominato. La seconda, l'inglese Mallory Franklin, è a 12 secondi e 99 centesimi. Mentre la francese Caroline Loir si ferma a 13 secondi e 66.

Bravi i tre moschettieri italiani De Gennaro, Molmenti e Romeo che nella entusiasmante gara a squadre in k1 sono riusciti a mettere la punta davanti a tutto il resto del mondo. Peccato solo che la gara a squadre non sia disciplina olimpica. A mio parere dovrebbe esserlo come lo è per la scherma, per l’atletica leggera, la ginnastica e tante altre specialità.

Domani ultima giornata, poi si rimettono le canoe nel sacco e si ritorna a lavorare duramente. Per noi inizia un’altra stagione dall’altra parte del mondo con i campionati sud-Americani e la preparazione per il 2014.

Occhio all'onda! 

Semifinali con sorprese



Avevo avuto delle sensazioni strane mercoledì dopo la demo-run per la semifinale. Il percorso mi sembrava abbastanza spigoloso, non sfruttava, secondo me, tutte le opportunità che questo canale offre. Sensazioni che si erano trasformate in preoccupazioni. Bene! Dopo la discesa degli apripista mi rendo conto che mi è rimasto il senso di stranezza e il timore di assistere a gare iridate che forse sfalsano il valore degli atleti. Comunque questo c’è e come diceva la mia nonna: “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”.

Le sorprese non sono certo mancate nelle semifinali C1 e K1 uomini. Partiamo dalla canadese dicendo subito che l’era Martikan ha subito un brutale rallentamento. Il campione slovacco non è passato in finale, ma è riuscito comunque a deliziare il pubblico assiepato sulla mega tribuna con acrobazie aeree, forse influenzato dagli stessi artisti del Circus la Putyka e degne del miglior Philippe Petit nell’attraversare le cascate del Niagara. Inizia dalla porta in risalita numero 10 a rischiare grosso. Gira attorno alla palina di destra in debordè a meno di un millimetro lasciando tutti con il fiato sospeso. I problemi per lui arrivano tra la 10 e la 11 e più precisamente nel buco prima della 11 dove il re viene inghiottito senza pietà per essere buttato giù dal trono. Si salva usando la sua affilatissima spada bianca con cui riesce a tagliare la testa al dragone per scappare lontano.  Ma il bello arriva tra la 16 e la 17 quando decide di non fare retro le due porte su cui era arrivato con un ritardo abissale. Alla 17 poi sembra un elicottero tanto la sua pala rotea nel cielo per non toccare la palina di destra. La fine dello slovacco si consuma presto   con due banali tocchi che lo costringono, questa volta, alla resa incondizionata.  
Spazio quindi al resto del mondo o meglio al resto degli europei considerando il fatto che nessun altro continente è riuscito a piazzare un uomo in finale. Una curiosità ancora. Dei 10 finalisti del 2006 ci saranno, a 7 anni di distanza, ancora Jezek e Florence. Il primo prese il bronzo, mentre il britannico fu ottavo. In quella finale era presente anche Pierre Labarelle che oggi gareggia in C2 con Nicolas Peschier. Quella storica finale la vinse Tony Estanguet che proprio oggi ho rivisto e tra una discesa e l’altra mi ha fatto sapere che lunedì sarà già a Rio per discutere, in veste di membro CIO, del futuro canale per i giochi olimpici in Brasile. 
Le sorprese vere ce le riservano però i K1 uomini. Fuori dai top 10 il campione olimpico e il campione del mondo in carica... fino a domani. Daniele Molmenti paga una stagione vissuta sugli allori a cinque cerchi. Pochi allenamenti, poche gare sulle braccia e forse poco interesse a restare ai vertici porta alle ovvie conseguenze di passare velocemente dalle “stelle alle stalle”... tanto per dirla sempre come la mia nonna diceva! 
Con Kauzer ho scambiato qualche impressione poche ore dopo la disfatta di Caporetto. Le sue considerazioni sono state soprattutto legate ad una preparazione fisica deficitaria specialmente sul tronco - addominali bruciati dopo la 10 e senza spinta di gambe dopo la 15. 
Di tutt’altro genere le considerazioni gioiose di Giovanni De Gennaro che dopo i due tocchi ha spinto l’acceleratore al massimo. “Mentre scendevo ho sentito tutti gli intermedi e i commenti - mi confida e aggiunge - quando ho capito che non mi restava nulla da perdere mi sono buttato dentro a tutte le porte ed è andata bene”. Il capolavoro per lui arriva all’ultima risalita a sinistra che gli permette di volare fino alla fine. Il suo tempo è il migliore di giornata e passa in finale nonostante i 4 punti di penalità presi alla 1 e alla 10.
Ultima considerazione per i kayak uomini. Solo Fabien Lefevre era presente alla finale del 2006. Chiuse in quinta posizione. Dimenticavo: nessun rappresentante ufficiale della Francia tra i kayak sarà presente in finale o meglio di francesi ce ne saranno ben tre, Lefevre, Bersinger e Hernanz. Il primo però per la bandiera a stelle e strisce degli USA, il secondo per i colori bianco e celeste dell’Argentina e il terzo per la Spagna.
Ancora una punta di curiosità: Hradilek se l’è vista male dopo un 50 alla porta 16 assegnato da un giudice italiano. Dopo il ricorso e dopo una profonda analisi gli è stato giustamente tolto aprendogli le porte di una finale che lo sta aspettando. 
Ho parlato degli sconfitti e non dei vincitori, ma come diceva il generale rivoluzionario venezuelano Simon Bolivar: ”l’arte di vincere la si impara nelle sconfitte”. Quindi non ci rimane che aspettare il futuro per veder risorgere gli sconfitti di oggi e se volete sapere dei risultati in dettaglio,  sapete dove trovarli! 

Occhio all’onda! 



Qualifiche archiviate



Il presidente della Federazione Ceca, Mr. Jaroslav Pollert, questa mattina incontrandomi di buon ora mi ha salutato molto cordialmente e mi chiede: ”how did you sleep last night either horizontally or suspended from the ceiling?”
In effetti dopo il mirabolante spettacolo di apertura dell’altra sera le sensazioni dello spazio sono decisamente cambiate. 



Mr. Pollert è un distinto signore ben oltre la sessantina, con i capelli bianchi e non più alto di un metro e sessanta. Molti lo salutano e lo chiamano ingegnere ed è lo zio di quel Lukas Pollert che nel 1992 vinse l'oro olimpico in C1. Non ho idea da quanti anni sia presidente della locale federazione che come ho già scritto festeggia qui  il secolo di vita.
Mr. Pollert prima di diventare la più alta carica politica della Federazione era uno slalomista di livello vincendo nel 1961 i mondiali a squadre in C1 e poi due anni più tardi si confermò campione del mondo, ma in C2 a squadre. Individualmente dovette aspettare i mondiali nel 1973 a Muothatal (Svizzera)  per vincere il titolo individuale con Jiri Krejza. Insomma ho iniziato la mattinata ricordando le belle emozioni vissute nella serata di apertura, ma subito dopo ho iniziato a soffrire per i miei atleti impegnati in gara. 

Nel Kayak femminile l’unica vera sorpresa è l’eliminazione della bi-campionessa del mondo  Corinna Kuhnle che in prima manche salta la porta 21 e in seconda ancora un salto di porta, ma questa volta la numero 16. Tanti interrogativi a questo punto sulla forte austriaca che da un paio di stagioni non riesce più a trovare la giusta concentrazione perdendosi nei meandri di uno slalom che sembra non appartenerle più. 
La qualifica va a Elizabeth Neave che in seconda manche fa vedere belle cose specialmente nella parte centrale del percorso. Conquistano la semifinale 27 atlete europee e solo 3 di altri continenti. Sarebbe più corretto dire però che sono 28 le europee e solo 2 le altre, considerando il fatto che Benusova, oggi signora Mann, gareggia per gli States, ma canoisiticamente parlando è slovacca. 
Brava Ana Satila che ha chiuso al 32esimo posto. Brava perché si è migliorata tra la prima e la seconda manche. Brava perché al suo primo anno da Junior si è dimostrata competitiva anche nella massima categoria. 
Clara Giai-Pron resta lontana dal passaggio di turno. La piemontese archivia una stagione piuttosto scarna di risultati, forse c’è da rivedere qualcosina considerando il fatto che potenzialmente è una brava atleta. 
Nessuna sorpresa nella canadese doppia. I big passano compresi Camporesi/Ferrari bravi a non perdere la concentrazione su un percorso particolarmente ostico per questa specialità. 
Sono soddisfatto anche per il C2 brasiliano... siamo sulla buona strada senza una penalità sciocca alla 4 sarebbero stati in semifinale. Vincere facile non è nel mio stile, le vittorie più belle sono quelle che nascono con il tempo.

Occhio all’onda! 

Prima giornata di qualifiche archiviata








Sono senza caffè dalle 6,30 di questa mattina e ne sentirei la necessità. Sarà per la luce fioca che c’è in sala video, sarà per l’aroma che arriva fino qui dalle tante bancarelle sul percorso, ma mi manca proprio una buona tazza della tanto conosciuta bevanda italiana. 
A parte ciò la mattinata è passata veloce grazie alle prodezze di un Hradilek scatenato e di qualche esclusione di prestigio fra i k1 uomini. Fuori lo slovacco Martin Halcin campione europeo U23, fuori il decano degli slalomisti David Ford che forse farebbe bene a dedicarsi ad altro e prepararsi a fare il padre al figlioletto in arrivo. Fuori anche Grzegorz Polaczyk che in allenamento avevamo visto molto bene, gli farà compagnia sugli spalti nei prossimi giorni anche Huw Swetnam, il britannico che aveva rosicchiato un posto in squadra all’ultimo minuto. Passano facile i big tra cui gli italiani che non faticano più di tanto a fare il minimo per entrare nei 40. Bene anche il mio Pedro Henrique Da Silva che dopo una manche segnata da due tocchi riesce a tornare in acqua e ottenere la qualifica in semifinale con una seconda manche pulita e sufficientemente veloce.
Quasi tutto nella normalità anche per i C1, fuori Benzin, Boric e Erguin (lo spagnolo quarto agli Europei). Delusione per Jonathan Marc il transalpino dalle belle speranze che qui ha tradito le aspettative. Purtroppo anche Roberto Colazingari e sinceramente non ne capisco il motivo. Talentuoso da sempre, con grandi risultati fra gli Under, ma che fra i senior stenta a trovare la pagaiata giusta... qualche cosa non va, forse troppo allenamento non sempre è positivo!
Cipressi agguanta il passaggio di turno con la forza della disperazione. Camporesi si è riscaldato per la prova che lo aspetta domani in C2. E’ stata per lui una buona occasione per conoscere da vicino il tracciato, ma è stata anche un’occasione persa da offrire viceversa al futuro di una specialità che certo non gode di grande seguito nella penisola italica. 
Ultima considerazione sulla canadese monoposto di 30 semifinalisti 7 non sono europei: un piccolo passo avanti per la globalizzazione. Mentre nel kayak maschile sono 10 gli extra europei. Fra le donne in C1 solo 4 su venti. 
Chiudo la giornata in bellezza con il passaggio in semifinale di Ana Satila inginocchiata. 
E come direbbe Rossella:”Domani è un altro giorno e si vedrà!”

Occhio all’onda!  

Immersi nella... canoa








Ha colto nel profondo la cerimonia d’apertura del 35esimo Campionato del Mondo di canoa slalom al teatro “Divadlo Hybernia”, in pieno centro di Praga,  che è stata improntata rigorosamente sulla canoa e sui 100 anni di fondazione della Federazione Ceca. Bravi i giovani attori della compagnia teatrale circus la Putyka che letteralmente (putyka significa immergersi in ceco)  ti portano ad immergerti in una profonda riflessione interiore sui temi della vita. La loro maestria nel danzare, nonché la loro audacia a spingersi sempre più in alto  su un palcoscenico che assume le sembianze di un grande e profondo fiume, ha regalato a tutti magici momenti senza nessuna retorica o pesantezza che normalmente formalità come queste offrono. 

Bravo anche il vice presidente dell’ICF, Joao Tomasini, che in assenza del presidente Perurena, non se ne capisce il motivo, ha voluto, prima di aprire ufficialmente le gare, rassicurare tutti sul futuro dello slalom olimpico a Rio 2016.
Un finale poi molto commovente con chi nella vita ha dovuto fare i conti con una grande disabilità. La forza di volontà, gli amici, la musica, la danza e la vita stessa hanno poi saputo restituire il mal tolto con maggior energia nonostante tutto.

Domani, dopo tante attese, si inizia e a diventare protagonisti saranno i 327 atleti iscritti al via, a noi non resta che condividere con loro ogni momento mettendoci al loro servizio... buona fortuna a tutti - 

Occhio all’onda! 



Demo Run e due parole sul percorso



La giornata di vigilia iridata è andata in senso opposto e cioè abbiamo prima assistito e registrato la demo-run per la semifinale e finale e poi quella per la qualifiche di domani. Spendiamo subito due parole su chi ha disegnato il percorso e cioè Thomas Schmidt, il campione olimpico in k1 nel 2000, e Marianne Agulhon anche lei una ex atleta francese di alto livello con cui ieri sera, alla cena di benvenuto, abbiamo fatto un po di gossip assieme a Myriam Jerusalmin. La francese naturalizzata australiana era molto elegante e  con i capelli freschi di parrucchiera non passava inosservata. Questo, per la verità,  non c’entra molto con il tema di oggi.
Agulhon tracciatrice del percorso di gara
Schmidt e Agulhon sono arrivati qui a Praga da due giorni, hanno seguito qualche allenamento e oggi ci propongono un percorso molto spigoloso per semifinale e finale e un altro decisamente più aperto e scorrevole per le qualifiche. Io ovviamente non ho nulla contro loro due che sono persone che conosco bene e da molto tempo. Non mi piace però il fatto che i due sono comunque distanti anni luce da quello che dovrebbe essere l’evoluzione dello slalom moderno impegnati in casa loro a fare più o meno un altro lavoro. Io ho  la mia idea, ovviamente, ma loro hanno le idee che detta il presidente del boarding dello slalom che stimo come politico, ma meno come tecnico. Mi consola il fatto di aver provato praticamente tutte le combinazioni proposte in questi due mesi trascorsi nella capitale della Repubblica Ceca con i miei atleti brasiliani. Altro dato interessante è il tempo fatto registrare dai forerunners. Siamo sui 90 secondi di gara per i Kayak nella prova di qualifica, le donne sedute superano abbondantemente i 100, mentre le colleghe in ginocchio hanno di che divertirsi per più di due minuti. 
Classicissimo il tracciato con una partenza lanciata e solo dopo 5 porte troviamo la prima risalita a sinistra ben dentro la morta del primo bucone del tracciato. Si uscirà da lì per andare a fare la risalita successiva a destra per poi entrare nella parte più chiusa dell’intero tracciato dal punto di vista di onde e riccioli. Combinazione più volte collaudata tra la porta 12 e 13 con un traghetto nel ricciolo parallelamente alla stessa risalita 13. Il proseguo è ancora una serie di porte sfasate prima di arrivare al secondo ponte dove bisogna saltare stretti a sinistra per la risalita 19. Usciti ancora due discese prima di entrare nella risalita “Cipressi” a destra, ai mondiali 2006 era la 20 oggi è la 22.  Si chiude sfruttando l’onda trasversale che va da sinistra a destra. Lungo sprint finale per chiudere la gara. 
Tempo atmosferico bigio, fresco e tendente al brutto. Non ci rimane che usare l’ora successiva per analizzare il percorso con gli atleti prima di andare all’opening cerimony... quindi a più tardi per iniziare alla grande questo mondiale! 

Occhio all’onda!  

Eleganza e buon cibo





La cena, a casa del sindaco,  c’è stata anche se si è trattato più di un buffet in piedi, molto meno ufficiale e molto più dinamico, con una breve anteprima di discorsi ufficiali, alla presenza del padrone di casa, nonché primo cittadino di questa splendida città sul fiume Vltava. 
Accolti subito da una gentile hostess che ci ha offerto un calice di  bianco spumantizzato probabilmente prodotto in uno dei quattro vigneti che ci sono a Praga. Uno di questi è proprio a lato del canale di slalom di Troja nel giardino botanico dove si possono degustare i prodotti di questa terra  e in modo particolare il vino di Santa Chiara. 
Interessante la serata per due motivi anzi tre. Elimino subito il terzo che è quello di un cibo raffinato e vino sopraffino che non guastano mai. Mi rimangono gli altri due.  Infatti non capita tutti i giorni di vedere una Stepanka Hilgertova in una mise elegante e con scarpe che accennavano ad avere il tacco. La bi-campionessa olimpica, sempre sorridente, nel suo tubino nero ha fatto un’ottima figura per la sua semplicità e per la sua capacità di fermare il tempo. Elegante anche il campione olimpico Lukas Pollert, oggi medico e padre di cinque bimbi, invitato dall’organizzazione anche se non ricopre nessun ruolo all’interno della canoa slalom, ma rimane il campione che per pagarsi gli studi vendette la medaglia subito dopo le olimpiadi del 1992. Una  medaglia che prima di essere venduta era stata dimenticata dallo stesso vincitore nel bar “Eugenio” a La Seu d’Urgell e che i proprietari, una volta ritrovata, si sono preoccupati di fargliela riavere. 
Elegante anche tutto lo staff organizzativo a partire da Simek in giacca e cravatta molto classica.  Più casual Vavrina Hradilek se pur con una giacca e un jeans di marca. Nella serata sono stati consegnati i pettorali agli atleti più rappresentativi  come si usa fare nello sci e in tanti altri sport. Bella idea e soprattutto bell’immagine per il nostro amato sport.
Il secondo motivo per cui non si può mancare a queste serate sono la serie di relazioni pubbliche che possono nascere o proseguire. Contatti, approfondimenti, appuntamenti, scambio di informazioni che in altre occasioni è difficile avere visto che tutti noi siamo sempre molto concentrati nei giorni di gare o quando siamo al campo nelle ore di allenamento. Le pubbliche relazioni non sono sempre facili da tenere specialmente quando ti mettono con le spalle al muro con domande molto difficili tipo: il canale per Rio 2016 è pronto e soprattutto si farà o  si utilizzerà quello di Foz do Iguaçu? Premesso il fatto che un allenatore si occupa degli atleti e non a costruire canali, le nostre informazioni sono solo legate a ciò che ci dicono gli organi ufficiali  o a quello che emerge per l’appunto da serate come questa. 
Sappiamo solo che domenica sera, giusto dopo la chiusura di questo mondiale, partirà di tutta fretta una commissione formata dal presidente ICF Perurena, dal presidente del boarding slalom Pronon, dal rappresentante CIO degli atleti Estanguet, dai progettisti Gagnet e Shiply assieme al presidente della federazione brasiliana Tomasini in veste anche di 3th  vice-presidente ICF. Questo gruppo sarà a Rio già lunedì e si dedicherà ad incontrare i responsabili dell’organizzazione dell’evento a cinque cerchi per rassicurarli su costi di realizzazione, tempi e prospettive future per l’utilizzo dell’impianto nel futuro. 
Quindi penso che dobbiamo essere tutti fiduciosi sul nuovo impianto di slalom in Rio, ma solo il tempo ci farà conoscere veramente la realtà delle cose. 
Serata magica poi conclusa con degli amici al Dancer’s Club per due tande.

Oggi la musica è diversa, ma la nostra energia e il nostro entusiasmo è a mille!

Occhio all’onda! 

Un tuffo nel passato






Sono rimasto allibito quanti divi di Hollywood erano seduti in tribuna per la finalissima agli US open. Tutti veri appassionati di tennis o solo una bella passerella di fine estate prima di riprende la routine quotidiana? Comunque sia grande Nadal complimenti anche se mi sono già permesso di farglieli di persona su Facebook. Ebbene sì siamo amici... beh! come me altri 11.929.503.
A parte ciò qui piove e non si preannuncia nulla di buono per questa lunga settimana che ci sta aspettando da circa un annetto. Tante attese e tanta preparazione per arrivare al mondiale con tutte le carte in regola o meglio con la coscienza di aver fatto tutto il possibile. 



L’organizzazione ha fatto il resto facendo fare a tutti un salto nella storia dello slalom e cioè da quando è nato il campionato del mondo. Correva l’anno 1949 la località era Genf - Svizzera. Gare che si disputarono in due giorni ed esattamente il 30 e 31 agosto. La Francia si portò a casa 4 ori e 2 argenti, Austria 3 ori, 3 argenti e 1 bronzo, Svizzera vinse una medaglia di ogni colore, mentre la Cecoslovacchia 2 argenti e 3 bronzi. Iniziò per l’appunto là la storia del nostro amato sport. 
Il mondiali a Praga ci arriva per la seconda volta dopo l’edizione del 2006. Ve la ricordate? Quattro giorni di pioggia, ma il sole nascosto dietro minacciosi nuvoloni neri baciò Stefano Cipressi interprete di una prima manche di assoluto valore. L’unico sceso sotto i 100 secondi e più esattamente il suo tempo fu di 98,67. La sua  seconda prova fu  piuttosto contestata per una risalita alquanto azzardata.  Finirà sei mesi più tardi sul tavolo dell’ICF per essere ridiscussa. Dopo lunghe contrattazioni  i signori in giacca e cravatta decisero di dare il titolo anche a un certo Julien Billaut. Oggi a 7 anni di distanza Cipressi sarà in gara in C1 e Billaut fa il tecnico per gli Aussi. 
Questa sera cena di gala per Team Leader, allenatori e ICF, magari se non è troppo tardi vi racconterò com’è andata

Occhio all’onda! 

Un giro in R4

Shuji Shimoji Yamanaka - direttore tecnico

squadra nazionale giapponese canoa slalom

seduto in tribuna

Questa mattina, considerando il fatto che è domenica e che ci siamo presi un giorno di completo distacco dal canale di slalom prima della grande chermes mondiale, sono sceso un pochino tardi a fare colazione. Il caso ha voluto che la prima persona che ho incontrato sia stata Shuji Shimoji Yamanaka che mi ha accolto con un sorriso a 32 denti, ammesso e concesso che gli siano cresciuti anche quelli del giudizio. Io lì per lì sono rimasto un tantino sorpreso, poi quasi magicamente ho operato un’operazione matematica: due + due fa quattro e mi sono illuminato. Tokyo 2020, Shuji giapponese! Uhauuuu 31esima olimpiade sarà nella sua città, nella sua nazione. Tornerà dopo 56 anni  da quel lontano 1964 - avevo due anni -  ed entrerà in quel ristretto gruppetto di città che sono riuscite ad avere i giochi per ben 2 volte. Atene, Los Angeles e per  l’appunto Tokyo. Solo Londra ha avuto 3 edizioni nel 1908, nel 1948 e nel 2012.  
Mi sono affrettato a stringergli la mano e a complimentarmi. Lui ha fatto di più mi ha abbracciato e  mi ha detto: “the best wishes directly from Rio is a great honor”.  Ed in effetti siamo passati in un attimo al 21 agosto del 2016 quando si chiuderanno i primi Giochi Olimpici disputati in Sud America e si apriranno quelli giapponesi. Una sorta di consegna simbolica della bandiera olimpica simbolo di pace e gioia.  Già in questa domenica che mi lascia tanto amaro in bocca con il terrore di una guerra annunciata in Siria e con il povero Bergoglio che ogni giorno che passa lo sento sempre più vicino. Un papa che è più un papà per tutti noi. Un uomo che prende  la mitica R4 per raggiungere i fedeli in piazza e condivide in mezzo a noi questi momenti drammatici voluti solo per ragioni economiche. Caro Barack, non farti influenzare dai  poteri subdoli di chi ti racconta che si risolve tutto con le armi.  Vai a farti un giro  sull’R4 e magari chiama il tuo amico  Vladimir. Non ti preoccupare  Francesco è un gran pilota e poi l'auto ce l'ha messa Don Renzo quindi una garanzia doppia! Buona domenica a tutti - 

Occhio all'onda! 

Una finestra sulla Praga milonghera


Ci vogliono circa 25 passi per arrivare sul lato opposto della sala... la musica, la sensibilità della tua ballerina e le sue reazioni alle tue proposte detteranno il tempo necessario per raggiungere  l’altro lato. Non importa comunque quanto tempo ci vorrà, tanto meno conta sapere quando farai l’ultimo passo prima di giungere alla fine di una sala immensa.  Ma, quando roteando sull’asse per una "boleo" o per una "volcada", ti troverai lì, allora  ti sembrerà di volare su una Praga  incantata. La vetrata gigantesca ti proietta su una città meravigliosa, con le sue milonghe, con le sue bellezze e con la sua storia non priva di contraddizioni. Una città che abbraccio dopo abbraccio scopri con la delicatezza che solo il tango ti può offrire e che  condividerai presto con chi ami da sempre. 
Balli con una maestra di ballo da sala. Il suo portamento è regale come la sua mise. Balli con una una delle tante splendide dolci donne praghesi, dagli occhi verdi che scappa all’ora di Cenerentola per salire sull’ultima metro della notte. Nel suo sorriso la sensualità del tango. Balli con una gentile e sorridente londinese che vive qui da due anni e ti confessa che la lingua parlata è molto difficile. Balli con una donna alta, alta che non può che essere russa, come lei stessa ti confessa e che aggettiva il tuo tango come “interessante”.
Balli con una ragazza dal caschetto biondo dagli occhi chiari e con abitini strani, ma colorati. Percepisci essere triste se pur sorridente. I suoi sguardi te lo stanno dicendo silenziosamente, ma il suo inglese perfetto te lo conferma.  Una storia forse triste raccontata per metà e a puntate di un uomo molto amato e che le ha lasciato alla fine solo l’incanto del tango. Balli con una donna misteriosa con occhi segnati dalla stanchezza e che quando è seduta le fa compagnia un coppa di vino bianco della Moravia particolarmente consistente e aromatico. Mi piace pensare che sia quel “Veltin Verde” che degustavano alla corte dell’imperatore a Vienna.  Balli con Eva che è sempre premurosa ad informarti dove sarà la milonga di domani sera. Balli con tante altre vite ricche di storie che ti piacerebbe scoprire per raccontarle, poi arrivi ancora su quella finestra su una Praga che ha appena spento le luci dei negozi sotto casa. In quei bazar trovi veramente di tutto, quelli in cui ti affretti a correre all’ultimo minuto per trovare l’ultima cosa dimenticata da cui far dipendere la salvezza di una cena o di una colazione. Nello stesso tempo trovi il quaderno a quadretti per   non far fare una figuraccia a scuola domani al piccolo pargolo. Ti rendi conto che sei nella Praga di periferia lontano dai negozietti di souvenir per turisti. Sei nella Praga vera, quella che ha conosciuto i momenti più bui. 
Il vortice ti porta nuovamente al centro della sala, facendoti dimenticare le emozioni vissute un attimo prima, ma pronto per quelle successive. Quasi da non trovare e non dare respiro a chi sta aspettando proposte in fronte a te. Vorresti regalare un sorriso, un’emozione, un incoraggiamento semplicemente attraverso una “rastrada” o più semplicemente camminando a tempo di musica. Tante volte succede, altre rimani con il dubbio, raramente perdi. Ed è con un grazie, thank You o děkuji che ti congedi accompagnando la tua dama ad un  tavolo che spesso non c’è. 
Ti fermi ad ammirare i piedi delle ballerine che ti svelano tanti segreti. Su quei tacchi la loro eleganza e le dita segnate evidenziano la loro tecnica perfetta. Le mani... la loro sensibilità. Poi, se pur dubbioso o dopo tanti ripensamenti ti avventuri nelle braccia di chi di tango vive e ti sembra di volare senza fatica. E’ solo un’impressione perché conosci i tuoi limiti, ma a volte anche l’illusione ha il sapore di una vittoria!  Un venticello di fine estate ti accarezza il viso. Le insegne luminose sono spente, ma la musica ti accompagnerà ancora a lungo in una notte di sogni e speranze. 

Occhio all’onda! 




Cambiare lato di pagaiata in C1?






Ho avuto, nei giorni scorsi,  un piacevole ed interessante confronto con Fabien Lefevre e Myriam Jerusalmi. Inutile spendere parole di presentazione per questi due personaggi, che stanno allo slalom come Socrate sta alla filosofia. Bene con loro abbiamo fatto una lunga disquisizione su atleti che sono impegnati nella doppia specialità. In sostanza mi chiedevo qual’è la loro esperienza in merito. Il francese, che ora gareggia per gli Stati Uniti d’America, alterna un giorno in K1 e il giorno successivo in  C1. Mi spiegava che preferisce dedicare un’ intera giornata ad una sola specialità per affrontare le problematiche a fondo senza correre il rischio di inquinare sensazioni tra kayak e canadese. Così facendo riesce a concentrarsi meglio. La cosa più interessante è che ha riscontrato di essere più incisivo in K1 nella parte finale del percorso di gara da quando ha iniziato a gareggiare in C1. Ricordo che precedentemente Lefevre doppiava la gara del kayak con il C2. Specialità, quest’ultima, che l’ha visto protagonista ai mondiali del 2010 e del 2011 con due argenti. Poi abbandonata per problemi di incomprensione con il suo compagno di barca. 


Lui faceva un confronto tra k1 e C2 e k1 e C1. Nel primo caso non riscontrava molta unione tra le due specialità e accumulava molta stanchezza. Nel secondo caso invece lui ritiene che una specialità compensa l’altra e ti permette di scoprire aspetti nuovi che magari non avevi percepito prima. Si ritiene molto felice e soddisfatto di questa sua scelta. 

Myriam, anche lei francese, ma da molti anni in Australia, preferisce proporre a Jessica, la sua atleta nonché figlia, allenamenti giornalieri alternati tra C1 e K1. In questo momento comunque spende molte più ore di allenamento seduta che in ginocchio. In realtà penso che sia dovuto al fatto che comunque in kayak il livello è molto più alto e la conseguenza logica è che si necessità di più allenamento specifico per restare ai vertici. 


Io ho portato la mia esperienza con Ana, anche lei impegnata in due specialità. Noi siamo più sulla linea di Fabien e ultimamente stiamo lavorando in maniera molto decisa in canadese un giorno sì e un giorno no. Ci siamo posti anche un altro obiettivo e cioè quello di dedicare un giorno a pagaiare solo da un lato senza cambi di mano.  Dedichiamo cioè l’intera sessione di allenamento decidendo a priori su quale lato pagaiare. Così facendo l’idea è quella di acquisire sicurezza sul debordè che apparentemente, ma oserei dire più psicologicamente, crea problemi a chi si avvicina alla canadese. Sono dell’idea che il cambio mano eccessivo crea disequilibrio per il fatto che l’atleta rimane in balia dell’acqua troppo spesso e in situazioni molto volte critiche. Viceversa acquisire sensibilità con la pala in acqua offre al canoista sicurezza, che sia dal suo lato o appunto in debordè. Concetto questo che deve entrare nella convinzione di chi pratica questa specialità.  Noto tuttavia nelle donne in ginocchio molta incertezza dovuta proprio al fatto che non mantengono contatto con l’acqua attraverso la pala. Molto spesso si trovano ad essere in ritardo sulle manovre da fare perché sono impegnate a cambiare lato di pagaiata. A volte può essere utile, lo fanno anche Lefevre e Cipressi, anche se per la verità loro non sono C1 naturali.  Provengono dal kayak di alto livello e si nota. Lefevre è ancora ai vertici in K1, Cipressi lo sarebbe ancora se non avesse optato per la canadese doppia. 
Da ciò nasce però una riflessione: è pensabile immaginare Martikan o un C1 puro cambiare lato di pagaiata? Sicuramente no! 
Facendo appello poi alla memoria non ricordo di aver mai visto Jon Lugbill optare per questa soluzione. Si racconta solo, nelle notti di luna piena e quando i lupi del gran Canyon sono in amore, che in Canada al mondiale del 1979 quando cioè il futuro dominatore del decennio successivo vinse il suo primo titolo iridato, arrivato sull’ultima combinazione di risalite da destra a sinistra cambiò mano per attraversare un buco enorme che tagliava in due il fiume.  Molti però sostengono che sono solo leggende metropolitane, che a Jon non gli è mai passata neppure nell’anticamera del cervello questa possibilità. Il caso volle che dieci anni più tardi ai mondiali sul Savage River si ripeté la stessa combinazione. Fiume diverso, ma situazione identica  e Jon l’affrontò piantando in acqua un debordè  prima di entrare nella risalita a destra numero 23 e lo estrasse solo per uscire dalla 24. Vinse anche qui alla grande... senza cambiare mano!
Non ho idea di come sono arrivato qui a parlare di tanto tempo fa, certo è che se parlo di Jon mi perdo nei meandri di gioie vissute in diretta... “sorry”!

Ultima considerazione. Stando agli ordini di partenza, se pur provvisori, al mondiale nella canadese monoposto femminile ci saranno 41 partenti. 20 di loro passeranno in semifinale e 10 si giocheranno le medaglie.  Per restare sui numeri i k1 uomini iscritti sono 107, di cui 40 in semifinale e 10 per la finale. Le donne in Kayak 60 di cui 30 in semifinale e 10 in finale.  I C1 uomini sono 78, 30 in semifinale e ovviamente sempre 10 in finale, mentre il C2 i partenti sono 38 per un totale di 76 atleti. Totale barche gara  323. Giorni di gare quattro. Si inizia il 12 settembre alle 8.30 con i forerunners e si finisce domenica 15 alle 16.10. Pardon la chiusura precisa non c’è considerando che il tendone per la festa finale è già montato! 

Occhio all’onda! 

Senza rimpianti




Ho indossato la felpa pesante questa mattina per l’allenamento, però un venticello frizzante mi ha fatto pentire di non aver portato con me anche la giacca. Estate finita? La sensazione che ho è proprio questa e guardando le previsioni  per la settimana dei Campionati del Mondo non promettono niente di buono. 

Due settimane ancora per soffrire, per essere fiduciosi, per finalizzare tanto lavoro fatto, per capire a che punto stiamo, per rimboccarci nuovamente le maniche e ripartire con nuovi dati nella mano. Due settimane ancora prima di conoscere le nuove storie di slalom che ci aspettano dietro l’angolo per essere vissute, raccontate, fotografate e condivise. Gesta che prenderanno corpo e anima in ognuno di noi. Diventeranno aneddoti da raccontare in qualche serata con gli amici, prenderanno forza da quante volte verranno raccontate e ancora e ancora di più. 

Lasceranno un segno indelebile in qualcuno e in qualcun altro passeranno senza lasciar traccia. Le motivazioni per vivere un campionato del mondo intensamente sono dentro ognuno di noi. Le paure fanno parte del gioco. Le emozioni fanno parte della vita. Ciò che più conta però è non avere rimpianti. 

Occhio all'onda!