Dukatova vince la sua quarta Coppa del Mondo


Arrivare all’ultima gara di finale e giocarsi la Coppa del Mondo è una emozione molto forte. A meno di un’ora dal via dell’epilogo ci sono tre donne ancora in gioco per l’ambito trofeo. Fox, Dukatova e Schornberg divise da pochi punti e tutte e tre in finale con grandi chance di vittoria. 
Si inizia alle 12.02 e a partire è la decana delle slalomiste: Stepanka Hilgertova che ha raggiunto un’ennesima finale. Cielo coperto, vento assente... per fortuna!  Stepanka è come sempre molto precisa, postura eretta nella sua canoa bianca dai contorni viola come la sua giacca d’acqua. Come sempre il marito-allenatore Lubos le corre a fianco sulla riva con la borraccia dell’acqua in mano, soffrendo e  condividendo con lei  ogni pagaiata. Chiude con 111.05  una finale che inizia a farsi calda. 
E’ l’australiana Sarah Grant la seconda a scendere in questa finale da cardiopalma. E’ aggressiva nella prima parte la fidanzata di Forsythe (William il k1), poi cerca il muro alla 4 per spingersi e  per uscire dalla risalita. Rischia molto alla 7. Tattica prudente alla 12 con una saggia retro. All’intermedio è in ritardo di 3,17 con un tocco alla 14. Ultima parte ancora una penalità ed è lontana dalla leader provvisoria. 
Elena Kaliska al via è molto concentrata, ma tocca la prima porta entrando con la punta della sua canoa blu.  Sembra comunque non badare alla penalità e spinge forte. Riprende lucidità nella combinazione 7 - 8 e  brillantemente la risolve. Quando lei è alla 12 lo speaker si ricorda di commentare la gara. L’ultima parte della bi-campionessa olimpica è lenta e con un altro tocco. Nulla di fatto e si ferma a 7,08 di distacco dalla leader.
Ma è solamente con Jasmin Schornberg che si inizia a vibrare ... lei si sta giocando la coppa! Sembra prudente alle prime porte. Poi alla combinazione a “esse” è elegante e sicura. Accumula  oltre un secondo di vantaggio all’intermedio. Non azzarda alla 12 preferisce girare la sua canoa di 360 gradi e ripartire. Al secondo intermedio il vantaggio cala a 0,37. Ultima parte per lei impegnativa, mentre sulla riva sinistra i tedeschi le corrono appresso per  incitarla. A “Niagara fall”  non si bagna neppure la faccia e va in testa con 110,66. E’ felice ha fatto tutto quello che poteva con determinazione e ora si mette sulla riva ad  aspettare le avversarie. 
Il canale di Cunovo ora è tutto per Corinna Kuhlne che  qui ha vinto i mondiali nel 2011. All’intermedio però è decisamente in ritardo 2,38. Non è la Corinna dei tempi migliori. Accorcia il ritardo e  al secondo split è a 1,36. Decisive le ultime due risalite e il salto finale. Il suo tempo  è di 111,73, solo terza per il momento.
La giovane tedesca Funk  è l’altra tedesca in gara, chissà se ha ordini di scuderia per non vincere, ruberebbe punti preziosi a Jasmin. Intermedio più 1.14. Tocca nella parte centrale e quindi per il momento la compagna di squadra è salva. Ricarda affaticata verso la fine, si limita a chiude la gara come meglio può. Alla fine comunque sarà quinta. 
E’ tempo della figlia della “Volpe”. Lei in questo momento si gioca la coppa iniziata  più di due mesi fa a Cardiff.  Canoa rossa e nera come i colori del suo nuovo sponsor. Entra in gara aggredendo la uno, ma il tragico destino la sta aspettando all’entrata della prima porta in risalita a sinistra: la numero 3. Lì ha due possibilità rischiare il tutto per tutto infilandoci dentro la testa oppure fermarsi e farsi portare più a valle per poi rimontare la porta. Opta per questa seconda scelta che le sarà fatale. Lei  si rende conto che la coppa le sta sfuggendo dalle mani. 
Ora la lotta finale è solo tra Jasmin e Jana che sarà l’ultima a partire. 
Prima però in acqua la campionessa olimpica Fer. Per la verità in questa finale avevamo tutte le medaglie d’oro a cinque cerchi del kayak femminile dal 1996 al 2012. La transalpina è prudente in tutta la prima parte del percorso. Sembra mantenere energie per il tratto centrale e finale. Qui sarà splendida e il suo secondo intermedio lo conferma. Non ha tentennamenti neppure alla porta 20 giusto prima del salto nel vuoto e la sua scelta di farla direttamente l’avvantaggia non poco. Chiude in 106,54. 
C’è ancora una francese prima della Dukatova e cioè la 26enne Lafont che però esce presto di scena con il salto delle porte 11 e 12.
E’ giunto il momento di conoscere la verità. E’ il momento cioè  di sapere chi vincerà la coppa 2013 nel kayak femminile: parte Jana Dukatova. 
Tutta bianca: canoa, pagaia, giacca d’acqua, paraspruzzi. Solo il casco è, per necessità, dei colori dello sponsor.  Precisa alla 1, aggressiva alla 3, elegante alla 5 e combinazione successiva. All’intermedio è in vantaggio di 0,61. La coppa potrebbe essere sua, ne sente già il profumo. Prosegue veloce e senza errori, il pubblico si scatena con lo speaker che lo incita. Al secondo riferimento è in vantaggio ancora. Siamo alla fine e anche lei affronta la  20 direttamente.  Salta e sprinta per fermare i cronometri della Siwidata su: 109,79. Secondo tempo di finale che tradotto in punti per la coppa sono 55 più quelli sommati fino ad oggi danno un totale di 211. A 6 punti Jessica Fox e a 10  Jasmin Schornberg.



Per la campionessa slovacca di Bratislava è la quarta coppa del mondo vinta in carriera. Una serie iniziata nel 2009 proseguita nel 2010 e 2011, interrotta solo l’anno scorso quando la coppa fu vinta dalla slovena Ursa Kralj.  

Occhio all'onda! 

Schubert, Fox, Tasiadis con un Martikan ritrovato


Per fare un uomo ci vogliono vent’anni, dice la canzone dei Nomadi, e per fare uno slalomista di alto livello? Forse molto di più di un quinto di secolo lavorando duramente per 12 mesi all’anno senza interruzioni e credendoci fermamente,  lasciando da parte paure e rimpianti. Ogni giorno diventa importante, quasi fondamentale per la crescita, come per ogni colpo tirato in acqua. C’è un’altra condizione quella cioè di aver iniziato a pagaiare presto perché ormai il livello raggiunto dalla maggior parte degli atleti in gara è molto elevato e l’underground di ognuno di loro è impressionante. E’ facile cadere nella depressione quando le cose non vanno come si vorrebbe, ma bisogna prendere i segnali positivi, che ci sono e sono parecchi, per proseguire ad impegnarsi senza risparmio di energie.  Programmare il futuro da oggi considerando il fatto che è già iniziata una nuova epoca.

Martikan in azione nella gara di finale
Nuova epoca? Non si direbbe guardando i risultati della finale della canadese monoposto con un  Michal Martikan tornato ad indossare un pettorale dopo un’assenza dalle gare di oltre un anno e a salire sul gradino più alto del podio. Siamo a tre settimane dal mondiale e il campione slovacco ha voluto lanciare un potente acuto che racconta tutto  il romanticismo del suo isolamento. Lui dopo le olimpiadi ha chiuso le comunicazioni e ha iniziato a ricostruirsi sportivamente parlando. Ha  fatto allenamenti massacranti nella sua Liptovsky e sul nuovo canale  vicino a Adu Dhabi negli Emirati Arabi e più precisamente a Al Ain. Non ha voluto confrontarsi con nessuno fino ad oggi a poche settimane dal mondiali di Praga dove nel 2006 chiuse in seconda posizione dietro a Tony Estanguet che vinceva  proprio lì il suo primo mondiale dei tre totali. Seguiranno quelli del 2009 a La Seu d’Urgell e nel 2010 a Tacen. 
La coppa però alla fine di cinque gare è stata vinta da Tasiadis con due punti di vantaggio su Benus. Terzo lo sloveno Bercic.

Trionfo tutto tedesco nel kayak maschile per la classifica  finale di Coppa. Primo Schubert, secondo Aigner e terzo Dorfler. 



Prima classificata nella classifica di coppa del mondo 2013 
Jessica Fox, seconda la ceca Katerina Hoskova 
e terza Rosalyn Lawrence
Della canadese monoposto in rosa vi avevo già preannunciato la trionfatrice alcuni giorni orsono... confermate le previsioni.







Domani ultimo epilogo con C2 e donne sedute. 


Occhio all’onda! 

Yamakawa Rikako eroica


A Yamakawa Rikako regalerei la wild card per passare in semifinale, anzi in finale direttamente. La quasi quarantenne giapponese oggi ha sfidato le acque del Danubio come se fosse stata sullo Zambesi e nonostante tutto non hai mai mollato l’osso per chiudere la sua gara che nel frattempo si è  trasformata in una lotta per la sopravvivenza. Lei vive
Yamakawa Rikako in azione 
a Tokyo e fa l’architetta.  Da 3 anni le ha preso la fissa del C1 e quando può si presenta al via. Deve essere un male comune degli architetti quello di dedicarsi alla canadese perché anche il venezuelano Jose Silva, di professione per l’appunto architetto,  è preso male con il C1 e si è trasferito in Europa con la moglie e la figlioletta per allenarsi e per partecipare a tutto il circuito di coppa del mondo e mondiali. Per la verità ne conosco un altro della stessa professione appassionato di pagaiare in ginocchio e cioè Henry Zilio. Ora che ci penso è nato anche lui in Sud-America, ma vive a Bassano e pagaia sul Brenta. 

Tornando alla giapponese devo dire che la sua gara è stata qualcosa di eroico, tanto dal punto di vista passionale che fisico. Porta gli occhiali Rikako, e questo certo non l’avvantaggia. Al primo scivolo ha il primo tentennamento, ma supera bene il dislivello. Arriva giusto dopo la prima porta ed è costretta a fermare la sua barca per non perdere la porta numero due. Purtroppo per una serie di fattori indescrivibili incappa nell’erroraccio e la porta le scivola fuori dalla spalla: il primo 50. Alla tre è con la testa sotto, ma niente paura sarà solo il primo eskimo di una lunga serie in una discesa durata quasi tre minuti con 454 penalità, per un totale di 627,9 che  fa 10 minuti e 27 secondi. Complimenti comunque alla giapponese per averci creduto fino in fondo.

da sinistra Markus con al centro Andrè e a destra Max
Per far girare bene una gara di questo livello ci vogliono delle grandi professionalità. Una di queste sicuramente è il servizio messo in atto da Siwidata. Questo gruppo di professionisti gestisce tutto quello che è l’elaborazione dati in tempo reale oltre alla grafica per la televisione. Tutto insomma ruota attorno a questi uomini che gestiscono una montagna di dati. Qui sono solo in quattro (Andrè - Markus - Florian e Max), il grande capo Christian Winkler non c’è, ma mi sa che controlla tutto via internet dalla sua Merano!  

Se parliamo di professionalità non possiamo non citare anche il servizio televisivo voluto dall’ICF e di questo dobbiamo dare merito all’organismo internazionale della canoa che così sta facendo fare un salto di qualità al nostro amato sport. Bravi, veramente professionali. Immagini fantastiche sia quelle tecniche, sia quelle che vanno per la televisione. Spettacolare poi i replay a rallentatore e le immagini dalla telecamera che corre su un filo a 5 metri sopra la testa dei concorrenti. Ieri sono stato sul camion regia, grazie a Mauro, un cameraman free lance, che mi ha guidato in questo tour molto interessante. Devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito e il prodotto che sta uscendo è di altissima qualità. Ora si dovrà solo sfruttare questo materiale.

Già che ci sono voglio anche spendere due parole per due personaggi che non hanno fatto che correre tutta la giornata. Loro raccolgono i verbali dai giudici di porta e li portano al centro elaborazione dati. Facciamo due calcoli. Guillermo Diez Canedo, il tecnico spagnolo che lavora con me, oggi ha seguito i nostri atleti in tutte le discese. Noi abbiamo nove barche e ha fatto in totale quasi 14 chilometri. Bene loro come minimo ne hanno fatti più di 50 a testa. Non male direi! Speriamo solo che possano resistere fino a domenica accumulando così più di 300 chilometri in due. Chissà forse li pagano proprio a km. percorsi. 

A questo punto chiudo considerando il fatto che la giornata è iniziata alle 6,30 della mattina  e la demo run per la semifinale e finale di domani è terminata alle 20,30 con un canale illuminato grazie ai potenti  fari sparsi un po’ ovunque. 
Dimenticavo il tracciato di domani è molto, molto interessante, degno di una finale di Coppa del Mondo. 

Occhio all'onda! 

Due parole sul tracciato di qualifica


Michal Staniszewski vive a Ottowa è sposato e ha una figlia, ma è nato in Polonia e per questa nazione ha conquistato un argento ai Giochi Olimpici di Sydney nel 2000 in C2 con Kryzysztof Kolomanski. Subito dopo è emigrato in Canada dove aveva avuto un’offerta  di lavoro come “coach”. Lavoro che ha tutt’ora con la squadra nazionale. E’ lui, assieme e Robert Orokocky, il tracciatore di questa ultima prova di Coppa. Robert è il team leader della Slovacchia e l’allenatore personale di Jana Dukatova. I due hanno fatto secondo me un bel lavoro dando vita ad un tracciato abbastanza fluido e con la logica di seguire l’acqua nel scegliere dove mettere le porte. 
Si parte veloci con una serie di discese prima di trovare la prima risalita a sinistra e subito dopo un’altra a destra, prima della grande “S”. Punto quest’ultimo molto interessante dove c’è una porta a “ski” da fare da destra a sinistra per andare a prendere la parte finale di un grosso bucone in modo tale da sfruttare il suo ritorno per fare al volo la risalita a sinistra. Si prosegue con tre discese sfasate, ma non impossibili. Quindi si entrare nella strettoia  dove bisogna scendere pensando di impostare la successiva risalita a destra, giusto sotto le grandi tribune. Qui inizia il divertimento saltando da una morta all’altra prima di arrivare sotto il ponte dove è stata piazzata una tra le più classiche risalite di tutto il circuito. Si esce e si ritrova la stessa combinazione 4/5 ma ovviamente da prendere nel senso opposto. Sull’ultima rapida e cioè al “Niagara Fall” è stata fatta la scelta di non sfruttare le due grandi ed instabili morte che si formano giusto sotto la cascata di acqua. Domani, ma anche in semi e in finale, si tirerà diritto per andare a prendere la morta giusto sotto a destra. Anche qui sarà fondamentale navigare sopra l’acqua perché altrimenti si rischia di essere fermati dall’ultimo buco del canale che non perdona.  Molti atleti saranno contenti di questa scelta, altri un pochino meno considerando il fatto che qui normalmente si prova molto a discapito di altre parti che invece con questo percorso saranno determinanti. In totale 24 porte su questo canale che ha una portata di 14 metri cubi al secondo e un dislivello del 6%. Gli apripista in kayak sono rimasti sotto i 100 secondi, probabilmente i migliori K1 uomini saranno sui 95, mantenendo fede al regolamento che consiglia percorsi di questa durata.
Dal mio punto di vista giusto mix di porte ad un palo solo e porte a doppio palo. Buona fluidità e scorrevolezza, ottima scelta per collocare le varie risalite. Aggiungerei anche il perfetto bilanciamento fra destra e sinistra.

Occhio all’onda! 

Ultima tappa di Coppa del Mondo di Slalom






Siamo arrivati anche al gran finale di Coppa del Mondo con la gara di Bratislava. Una Coppa che sul rush finale lascia aperte tutte le porte a possibili vincitori.  
L’unica categoria in cui la coppa è praticamente già assegnata, se pur non matematicamente, è nella canadese femminile. Infatti a Jessica Fox basterà scendere in qualifica per portarsi a casa il titolo che l’anno scorso fu della sua collega Rosalyn Lawrence. Nel 2012 l’argento di Londra partecipò solo alla gara di Cardiff e poi archiviò la specialità per concentrarsi solo nel kayak al fine di preparare al meglio le Olimpiadi. La scelta, a giochi fatti, fu pienamente azzeccata! Quest’anno la figlia dei grandi campioni Richard e Myriam ha vinto tre gare su quattro e all’esordio in Galles fu seconda come nel 2012. Il bello è che sempre Jessica Fox è la candidata numero uno a vincere pure nel kayak femminile. Se la cosa dovesse succedere ci sarà molto da riflettere. Attualmente ha 169 punti ed è leader provvisoria con una vittoria a Tacen, un quinto posto a Cardiff in esordio di stagione, poi ad Augsburg 13esima, fuori dalla finale se pur con il terzo miglior tempo, ma con 6 penalità, troppe anche per lei per passare il turno. A La Seu D’Urgell conquistò la 10ˆ posizione  in finale anche, qui con troppe penalità per salire sul podio. La seconda è Eva Tercelj a 11 punti. La slovena aveva vinto in Spagna con una prova magistrale. In casa poi ha preso un bronzo importante per lei considerando il fatto che le ha permesso di rimanere in gioco per la vittoria finale. 

Ancora in corsa ci possono essere
Violetta Oblinger (sulla sinistra) con Jana Dukatova sugli
 spalti  del canale di Cunovo il giorno prima della qualifica
Dukatova a 156 punti e una gara da disputare sul suo canale e Jasmin Schornberg a 151. Queste quattro in teoria sono le più accreditate, mentre Corinna Kuhnle attualmente 5^ con 136 punti dovrebbe sperare in una totale catastrofe delle prime quattro.

Molto più incerto il risultato finale per il K1 uomini con tre tedeschi sul podio provvisorio: Dorlfer su tutti che ha vinto già la Coppa due volte (’05-’07) e  un Kauzer a cui non gli dispiacerebbe riprendersi per la terza volta l’ambita ampolla. Cosa riuscita fino ad oggi solo a Pau Radcliffe  (’98-’99-’00) e a Richard Fox (’88-’89-’91). In corsa matematica ancora anche il francese naturalizzato australiano Delfour e l’altro francese naturalizzato statunitense Lefevre. 
Nella canadese monoposto in teoria matematica sono molti di più i pretendenti  anche se poi si ridurranno a quattro e cioè Bercic, Tasiadis, Benus e Slafkovsky. 
Nella canadese doppia in pole-position i transalpini Klauss/Peche con 210 seguiti da Taljat/Bozic e da Skantar/Skantar. Ci saranno in gara anche i gemelloni Hochschorner, ma solamente per preparare il mondiale considerando il fatto che sono tagliati fuori dalla vittoria finale. Loro che di coppe nella loro cassaforte ne hanno già messe 10! 

Gare di qualifica venerdì.  Semifinali e finali tra sabato e domenica quando mancheranno solo tre settimane all’avvenimento clou dell’anno: i mondiali di Praga.

Occhio all’onda! 

Tutto da rifare




C’è un momento nella giornata di gare che ti lascia il segno in modo indelebile  ed è quando, dopo aver analizzato per l’ultima volta il percorso con i tuoi atleti individualmente, ti trovi ad incrociare  i loro sguardi. In quel momento vorresti che il mondo si fermasse, vorresti sederti sulla riva del fiume e rassicurarli che tutto andrà bene e che i loro sogni di finale non tarderanno a realizzarsi.  Vorresti trasmettere loro tutte le tue energie, vorresti salire con loro sulla barca per condividere quelle paure che leggo nei loro occhi. Paure costituite da passaggi di porte, da onde da cavalcare che diventano però anche gioie da vivere. La vita com’è... ricerchi una  sensazione per molto tempo e poi quando ci sei ti verrebbe da mollare tutto. Va beh! bando alle malinconia  e alla filosofia per lasciare spazio alla cronaca. 

Finale donne sedute con tre austriache, due australiane, due slovene, due tedesche, pardon una tedesca e una italiana e una slovacca. 
La prima a partire Rosalyn Lawrence, seguita da Stefanie Horn. La prima scende con molta determinazione e la sua entrata in gara è ottima. Ferma i cronometri 120,13 che ci fa capire che è un tempo di tutto rispetto. 
La seconda salta troppo al centro e si trova fuori dalla 1 deve risalire per entrarci, all’intermedio perde 5,92 dall’australiana. Ritardo che aumenta nel secondo split di oltre tre secondi. La brava Stefani sembra non essere in sintonia con l’acqua, tocca poi anche la 19 entrando e finisce con un tempo di 133,41, ben lontana dalla provvisoria leader di classifica. 
Violetta Oblinger è rientrata alle gare dopo una lunga assenza dovuta alla nascita  del secondo figlio, sembra molto motivata e fisicamente pronta.  
Al primo riferimento cronometrico viaggia con un ritardo poco inferiore al secondo. Nelle porte a “ski” è molto brava e agile  tanto da arrivare al secondo intermedio in vantaggio di 0,41 su Rosalyn. Prosegue bene pulita e soprattuto con l’acqua. La maternità sembra averle fatto bene anche canoisticamente parlando. Sullo scatto finale ci dà dentro l’anima e ottiene il miglior tempo provvisorio 118,60. 
Alle spalle dell’austriaca la campionessa del mondo del 2009 Jasmine Schornberg  che inizia male con una frenatona al salto. All’appuntamento con il cronometro perde 1,88 che aumenta  a 3,31 al secondo riferimento. E’ lenta la bella teutonica e non brillante come il suo solito. Chiude in netto ritardo con 123,98 a 5,38 dalla Oblinger. 
Viktoria Wolffhard è  la prossima che si presenta sul cancelletto di partenza. Il bronzo continentale fa retro la porta numero 1, ma non perde molto. Riesce a salvare miracolosamente la combinazione 3/4/5, se pur lasciandoci nel dubbio sul passaggio della 4. Il ritardo di 0,57 all’intermedio le dà fiducia.  La giovane austriaca rimane concentrata anche nella parte centrale, ma perde visibilmente finendo lunga alla 16 in risalita. Salta bene sull’ultimo salto, ma nulla  può contro l'esperta  compagna di squadra, bronzo olimpico 2008, e chiude in 121,5. Terza. 
E’  tempo della Dukatova campionessa del mondo 2006, tutta in bianco e con pagaiate lunghe ed eleganti. Tocca la 6 in entrata poi sbaglia ancora alla 10... la slovacca di Bratislava  non è in giornata! Il suo tempo finale è molto lontano da una Violetta Oblinger-Peters che inizia a credere di poter mettersi al collo una medaglia in questo suo rientro ufficiale alle gare. 
La tensione aumenta sugli spalti con la partenza della slovena  Ursa Kragelj. Entra in gara non benissimo, ma recupera già dalla 2. Bene combinazione 3/4/5 con un pubblico festante e strombazzante. 0,89 il ritardo al primo riferimento. La slovena però sembra affaticata e anche al salto sotto il ponte finisce lunga. E’ decisamente dietro. Violetta nello spazio riservato al leader di classifica saluta con la manina le telecamere.
Eva Tercelj è la seconda slovena in gara. Stesso errore della compagna al salto. Il pubblico non cessa però di fare il tifo anche se l’atleta di casa è in ritardo. Un tocco alla 8 che non solo le costa due secondi, ma le fa perdere grinta e decisione. Finisce con 126,14 toccando pure la 18 e la 19.
Corinna Kuhnle sulla sua canoa blue e nera con tanto di sponsor salta malissimo e finisce a sinistra della 1. Per lei si perdono qui le speranze di gloria. Ritardo al primo intermedio di 14,05 uguale gara finita! E il sorriso dell’Oblinger è decisamente più contento. 
L’ultima a partire è la trionfatrice delle ultime tre gare  di Coppa del Mondo in C1 e cioè Jessica Fox. L’australiana di madre francese e padre inglese però si perde tra la 3 e la 4: erroraccio!   Gloria a lei per aver avuto la volontà comunque di risalire e continuare imperterrita la sua finale, senza darsi per vinta. Tanti suoi coetanei e anche qualche campione dovrebbero capire l'importanza di questo gesto. 


risultati della prima finale annullata
Podio quindi con due austriache, oro a Oblinger, bronzo a Wolffhard e argento a Lawerence. 
Bene questa la prima versione della finale, ma in realtà tutto questo non vale più! Infatti a giochi fatti  si scopre che una centralina che regola il livello d’acqua è andata in tilt. Sembra che alcune donne siano state penalizzate. Quindi cosa fare? Si rifà tutto! 


classifica finale per la Coppa del Mondo nel k1 donne
Oblinger all'arrivo dopo la finale ripetuta
La classifica che conta per la Coppa del Mondo, una volta rifatta la finale sarà: prima Jessica Fox su Corinna Kuhnle e bronzo a Eva Tercelj. 
Quarta Violetta Oblinger la vincitrice della prima discesa che all’arrivo della seconda "finale" scarica  tutto il suo disappunto e la tensione accumulata per questo fattaccio mostrando alle telecamere il dito medio della mano destra...tanto contenta non è. Come non lo erano gli Skantar in C2 al loro secondo arrivo dopo che avevano vinto la finale numero 1!








Dei C2 vi aggiornerò più tardi, devo impacchettare tutto e andare a Bratislava dove  ci aspetta la finale di questa Coppa del Mondo 2013

Occhio all’onda! 

Lefevre in ginocchio grande protagonista. Kauzer irraggiungibile!


Ce l’ha fatta a centrare la sua prima finale in Coppa del Mondo pagaiando inginocchiato e con una pala sola sfiorando pure di mettersi al collo una medaglia! Peccato solo che 129 minuti più tardi  non raddoppia in kayak. Lui è Fabien Lefevre che oggi a Tacen ha fatto un altro miracolo per lo sport dei paletti. Il primo kayak in attività che prende la finale anche in C1. 
Lefevre in azione nella finale di Coppa del Mondo in C1 men
In finale non parte bene arriva sul salto troppo a destra e rimedia come può. Ritorna in assetto solo dopo la porta 4 che fa in retro. E’ in ritardo al primo intermedio poi fila via liscio fino al salto finale. E’ un Lefevre più ciunista di sempre, cambia lato di pagaiata solo tre volte durante la sua discesa, usa molto il lato destro per pagaiare e molti debordé spinti a fondo... insomma come un C1 naturale, grazie ad allenamenti massacranti e una convinzione assoluta di poter far bene anche qui. Con questa gara si toglie qualche sassolino dalla scarpa e si prende pure qualche meritata e sudata soddisfazione. Prima fra tutte quella di stare davanti


 
a colui che prima era il suo compagno di barca e con cui ha preso due argenti iridati individuali, ma  che poi è diventato il nemico da combattere e cioè Denis Gargaud. Sfiora il podio per 0,20 e si riscopre protagonista anche in questa specialità iniziata per necessità dopo la forza rottura con Denis, con il C2 e con la Francia. Ora Fabien è un uomo tutto stelle e strisce con tanto di divisa USA e con un inglese sempre più marcato. Tanto per la cronaca la gara è andata allo sloveno di casa Anze Bercic: bravo!

Chi ha scatenato la folla sulle tribune è stato l’idolo assoluto sloveno colui che riesce a vincere ancora oggi una gara con un margine superiore ai 3 secondi, che di questi tempi ha dell’incredibile. Parte a bomba. Sul salto vola e sembra non toccare l’acqua. Tra la 3 e la 4 pianta in acqua il suo fianco destro e fa rimbalzare la canoa direttamente dentro la 5. Qui gira le spalle, guarda la porta successiva e cioè la 6 in risalita e se la divora con una pagaiata sola. Lo spettacolo è vedere la sua canoa uscire da quella morta... sembra quasi decollare. Non ha incertezze e qui arriva la parte più interessante seppure ci sia un tentennamento all’entrata della 9. Nella parte più stretta del percorso controlla sempre facendo correre però lo scafo verso valle. Sotto il ponte sale sopra il ricciolo con maestria, subito dopo ruota le spalle verso sinistra e si trova con un Duffek fuori dalla successiva risalita. Sugli ultimi due salti non ci sono errori, ancora nove pagaiate dalla 21 all’arrivo e il gioco è fatto. Primo con un tempo di 99,87, l’unico a restare sotto la barriera dei 100 secondi. 



All’arrivo ad aspettarlo il figlioletto e l’immancabile Red Bull! Devo anche scrivere il nome o si è già capito? 

Dispiace per Giovanni De Gennaro penalizzato in finale alla porta 18 con la massima penalità. Dal nostro punto di vista la testa era ampiamente oltre la linea della porta. Peccato perché il suo tempo valeva il bronzo. Bravo comunque il bresciano che sta centrando quasi tutte le finali, ora non gli rimane che confermarsi ai prossimi campionati del mondo di Praga. 

Occhio all’onda! 

Si torna con le gare di Coppa



Ieri sera, dopo la demo run e dopo aver analizzato la pista con alcuni miei atleti, sono passato a ritirare i pettorali per la gara di oggi e ho trovavo Nathalie Siegrist che con Joze Vidmar ha disegnato il percorso di questa 4 prova di Coppa del Mondo. Nathalie ha un trascorso agonistico da junior con un quarto posto a squadre nel 1994 a Wausau (USA) poi ha pagaiato ancora per alcuni anni e nel 1998 ha chiuso la sua carriera internazionale tra i paletti dello slalom con i campionati del mondo universitari a Metz (FRA).  Lei è la  team leader della Svizzera e ha una particolarità: parla un catalano con accento "de la ciutat comptal" tanto che lo stesso mio collega Guille Diez Canedo, catalano al 100 per 100, ne è stupito.  Il mistero si svela dicendo che la sua mamma la lasciava spesso con i nonni emigrati in Svizzera dal paese spagnolo di Sant Joan Despí e  parlavano solamente catalano. Nathalie, ritirando i numeri per il suo team, mi chiedeva che cosa pensassi del percorso da lei disegnato. Ho dovuto pensarci qualche minuto, nell’imbarazzo dei suoi sguardi, prima di rispondere. Poi mi sono  venuti gli aggettivi per esprimere il mio parere alla domanda fatta: difficile e complesso.


Difficile perché qualunque percorso si possa mettere su questo canale, comunque rimane difficile solo per il fatto di scendere. Complesso perché bisogna ascoltare bene l’acqua e non farsi prendere dalla voglia di fare o addirittura strafare. Mi piace la prima parte con la risalita a destra lunga dopo il salto iniziale. Bella la combinazione 3/4 da fluttuare sopra l’acqua. Poi sulla curva al buco che taglia in due il canale è interessante la combinazione che ti fa usare il ricciolo per  spostarti a sinistra. La parte centrale è una serie di porte a pettine prima di entrare aperti nella risalita 15 a destra. Ultima parte con incognita sotto il ponte. Il ricciolo varia molto e se ti trovi da quelle parti mentre chiude devi recuperare tutte le tue energie per uscirne vincitore. ultime porte giusto per indicare dove passare considerando il fatto che si torna in fiume dove praticamente non c’è acqua. 

Cosa aggiungere ancora? Ah ci sono! Devo fare i complimenti a Giovanni De Gennaro che nel parallelo in centro a Lubiana mercoledì sera ha battuto il beniamino di casa Peter Kauzer, portandosi poi a casa la vittoria contro il francese Bastien Damien e 300 euro del premio previsto. Ce ne fossero gare così forse ci sarebbe la possibilità di pagarsi almeno le spese di viaggio! 

Occhio all'onda! 

p.s. mi accorgo ora che non ho scritto nulla su Joze Vidmar. Probabilmente non serve considerando il fatto che lui è nel giro della canoa tanto quanto il sottoscritto ed è un personaggio molto conosciuto. Ai Mondiali di Bala nel 1981 era già in gara e nel 1983 a Merano ai Campionati del Mondo  salì sul podio con  Lugbill e a Hearn. Il suo bronzo contro due mostri sacri a stelle e strisce valeva come un oro tra i comuni mortali. A quel tempo gareggiava con la maglia della  Yugoslavia. Chiuse la sua carriera agonistica con i mondiali del '91 a Tacen in casa con un  7^ posto individuale e 4^ a squadre. Dal '92 ha iniziato la sua carriera da allenatore nel club e poi con la squadra nazionale. 

Record Vavra


dalla pagina personale in Facebook di Vávra Hradilek

Oggi ho assistito ad un record personale del bravo e potente  Vavrina, anzi ho fatto di più ho addirittura il video di quello che vi vado a raccontare che ha del sensazionale perché non è da tutti risalire il dislivello sotto il ponte del canale di Troja con una barchetta da slalom.  Bisogna aver braccia forti e tanta sensibilità nei recettori sotto il culo. Bisogna beccare il momento giusto per saltare sopra il dislivello e poi spingere a tutta per superare la corrente che scendendo va a formare il ricciolone di spuma bianca. Il vice-campione olimpico di Londra 2012 ha due turbo pistoni al posto delle braccia e feeling con l’acqua da vendere oltre a cervello fino e voglia di spaccare il mondo a suon di pagaiate. E così, praticamente a fine allenamento, si è messo sotto il ponte ed ha iniziato a risalire. Una, due, tre, quattro e ... cinque volte, semplicemente sensazionale. 
Una volta finito l’allenamento e tornando al club a piedi mi si è avvicinato e mi fa:"Ehi Ettore for me is a record. I had never done it 5 times consecutively. Normally only two"
Nel dirmi questo gli brillavano gli occhi dalla felicità e mi ha fatto capire che venderà a caro prezzo l’anima ai prossimi campionati del mondo qui a Troja in casa sua, sul suo canale.  In effetti anche oggi a vederlo pagaiare è stato uno spettacolo.  Riesce a far ruotare la canoa sulla coda con il peso arretrato senza farla impennare. In questo modo la sua punta è sempre diretta a valle e lo scafo corre veloce. In un attimo, dopo la rotazione, l’intera canoa è in perfetto assetto per avanzare.  Oggi gli ho visto fare una serie di combinazioni di porte a “ski” molto strette con la punta praticamente sempre in direzione della corrente.  Impressiona notare che ogni colpo ha una sola valenza e viene messo in acqua con un chiarissimo ed unico scopo: avanzare, avanzare, avanzare ancora e sempre in propulsione.  E’ quasi imbarazzante la sua calma nel mettere in atto ogni manovra. E’ speciale il suo equilibrio e il suo stato di grazia quando si allena o quando è in gara. Quel sorriso fresco e pulito che gli regala serenità  tra le porte e tra le onde,  diventa l' arma migliore per  un grande campione. Quel sorriso  gioioso che scatta epidermicamente  anche a chi lo sta a guardare nelle sue evoluzioni quotidiane o nelle sue performance agonistiche olimpiche o iridate.

Beh... in effetti non ci si chiama  Vávra Hradilek per niente! 

Occhio all'onda! 

Passi... movimenti, armonia per regalare al vento la malinconia


La gente sale alla spicciolata verso la collina e attraverso un bicchiere di vino si sfuocano. Persone vestite leggere che assumono i colori tenui di un estate ritardataria e dalle mille piogge fredde. Si  concretizzano  all’orizzonte confondendosi con i paesaggi cittadini e con i bimbi attardati nei giardini per gli ultimi salti, prima di crollare nel letto. Il  pinot nero boemo scaraffato  direttamente dalla botte ha un sapore amabile come la musica che sta circondando un magico parco dai vigneti e dai cipressi secolari in una Praga stranamente ed inaspettatamente calda. 
Chi si attarda al tavolo in dolce compagnia, chi seduto sulla scalinata si cambia frettolosamente le scarpe, chi ancora cerca con lo sguardo il compagno o la compagna con cui iniziare una serata di quest’estate su una città fermata nel tempo. Primi passi che si muovono per trovare spazi; primi passi che si accennano per presentarsi; primi passi per capirsi; primi passi per conoscersi.  Passi... movimenti armonia per regalare al vento la malinconia. L’imbrunire e le luci lontane delle case disegnano i confini della vista che cerca però la prossima compagna. I sorrisi teneri lasciano gli animi liberi perché ognuno possa scivolare via lontano nel cuore di chi vorrebbe avere vicino in ogni istante della vita. 
Notte che avvolge, notte che regala emozioni, notte semplicemente complice di passi congiunti e opposti guidati solo dalla passione e dal tempo di un ultimo tango

Occhio all'onda! 


Cambiare mentalità per vincere


...culpam omnem belli a publico
 consilio in Hannibalem vertentes:
 eum iniussu senatus non Alpes
 modo sed Hiberum quoque transgressum...

(Livio)    



foto da Repubblica 
Paolo Rossi su Repubblica dopo l’argento iridato di Federica Pellegrini nei 200 stile libero, l’unico fino a questo momento per il nuoto italiano in piscina, se la prende con la Federazione e fa una piccola disquisizione sulle responsabilità politiche e tecniche dell’organo sportivo affiliato al Coni (vedi articolo qui). 
Certo! molte responsabilità negative di un movimento sportivo sono da attribuire alle Federazioni, macchine altamente complesse che mantengono lo sport italiano ad un livello bassissimo raggiungendo risultati solo per merito di qualche talento che emerge per propria volontà, qualità e per quelle persone che credono in lui. La famiglia, qualche allenatore speciale e forse qualche società in grado di creare l’ambiente adatto per crescere e per esprimere il proprio potenziale. 

Così per quasi tutte le discipline sportive, poche le eccezioni. Per capire ciò basta mettere a confronto i medaglieri delle varie edizioni olimpiche per rendersi conto chiaramente che non esistono vere scuole di qualsivoglia specialità e neppure costanza fatta eccezione per la scherma. Se non fosse così i risultati arriverebbero comunque e non saltuariamente quando cioè si ha la fortuna di avere un campione in casa indipendentemente da tutto e tutti. 
Io però non condivido appieno il pensiero del comunque bravo e capace giornalista di Repubblica o meglio la causa di queste alternanze di risultati va ricercata ben altrove e in modo più profondo. Lascerei perdere le Federazioni, gestite da politici dilettanti che molte volte non hanno né un passato sportivo alle spalle, né un passato dirigenziale nelle loro rispettive società. Andrei nel profondo del problema entrando nel sistema educativo, formativo e sociale del nostro paese. 
Fino a quando lo sport sarà considerato solo un piacere personale e non assumerà la dignità di altre materie didattiche i risultati sportivi dei nostri atleti saranno sempre questi e cioè di grande prestigio, ma solo, lo ripeto, per meriti personali e per le qualità di questi campioni. La riforma va fatta integralmente nella cultura italica. C'eravamo quasi con una ministra per lo sport (prima volta in assoluto) con idee chiare dettate dall’esperienza e dalla logica di chi pratica lo sport a livello professionale. Poi come ambasciatori cartaginesi si sono scaricati tutti  solo  su il povero Annibale

Lo sport dovrebbe essere considerato la prevenzione prima a tante malattie e a tanti problemi sociali. Così come per l’arte, la musica e la danza espressioni di vita e di gioia. 
Poi discuteremo come diventare super potenze a livello di risultati sportivi, ma il passo sarà breve.

Occhio all’onda!