Fer e Klaus/Peche i nomi vincenti di oggi




Margherita Hack ha incarnato sempre nella mia immaginazione lo spirito dell’infinito. Quelle sue mani grandi, quegli sguardi profondi e quel suo modo di pesare le parole che uscivano sempre con il sorriso, attraggono come una calamita, il desidero di conoscenza. 
Ci mancherà anche se le persone restano comunque in noi se manteniamo vivo il loro ricordo indipendentemente se presenti o no. 

Finale in k1 femminile targata Germania con cinque atlete, pardon 4. La quinta è sì tedesca, Stefanie Horn, ma gareggia per l’Italia e  sta salvando la faccia al tricolore bianco, rosso e verde che privato di Molmenti (ci dicono da una settimana già a La Seu d’Urgell per il suo esordio in Coppa) non sta raccogliendo molto fra i paletti dello slalom.  Horn è  vice-campionessa europea, alla sua prima uscita in maglia azzurra, classe 1991, fidanzata con Riccardo De Gennaro (41esimo in qualifica), da Junior e Under aveva fatto molto bene vincendo il titolo di  campionessa continentale individuale e a squadre nel 2009. L’anno prima è seconda ai mondiali di categoria. In Italia ha trovato amore, lingua e tranquillità agonistica, strada che la porterà anche a qualche ministero in futuro visti i precedenti?
Qualche sorpresa  però fra le donne c’è stata come l’esclusione dalla finale per 
Jessica Fox per troppe penalità: 3 tocchi sono veramente tanti anche per lei! Male anche Corinna Kuhnle, la bi-campionessa del mondo, è fuori giri dopo il cambio di allenatore. Sembra persa nel limbo  degli indecisi e molte volte tra le porte del tracciato naviga come una principiante. Fuori anche Dukatova, Hilgertova, Kaliska. Sempre in semifinale, Irati Goikoetxea (impegnata sentimentalmente con Andrea Romeo) e Karolina Galuskova fermano i cronometri sullo stesso centesimo e così a passare in finale non sono le solite 10 donne ma 11. Fatto inconsueto per il nostro sport questo ex-equo. Sto cercando nella memoria quando la cosa già successe, ma non riesco a ricordare esattamente. 
Tutto nella norma in semifinale C2 e nessun escluso di livello. 

Con queste premesse si va alla finale del K1 women dopo 47 minuti di intervallo.

Entra in acqua la spagnola Goikoetxea che sbaglia al ponte dei sospiri e poi tocca la porta 10. Chiude in 123,86 più 2. Karolina Galuskova tocca subito la porta 2, poi non è velocissima al salto, raffazzona in qualche modo le tre porte successive. Si rimette in linea solo dall’uscita 12 e fa molto bene la risalita 14.  Chiude in 115,55. La francese Lafont è brava nella prima parte, perde qualcosina al ponte. Poi bene ancora in tutte e tre le risalite successive. Tocca malamente la 20 e si mette su una brutta acqua nello scatto finale: 114,94 più due.
La cinese Li non fa meglio delle sue precedenti colleghe al salto, ma è pulita. Risolve alla meglio l’uscita della  14, poi è precisa nel budello finale, ma entra lunga sull’ultima risalita a destra, mentre su quella di sinistra vola. Il suo tempo però è alto 118,62.
Alle spalle della cinese la tedesca naturalizzata italiana. Stefanie  Horn conosce molto bene questo tracciato dove è nata canoisticamente parlando. Non prende rischi tra la 9 e la 10 ma perde in entrata alla 11. All’intermedio è in ritardo di poco più di tre secondi accumulando 2 tocchi. Il primo alla 16 con il salvagente  e il secondo alla 17 con il tubo della pagaia. Chiude in 115,88 più quattro. 
Sarah Grant, l’australiana in finale viaggi sui tempi della francese Lafont. Risolve bene la combinazione dopo il ponte e prima della “Moby Dick”. Al secondo intermedio è dietro di 0,83. Sfiora la 19... anzi la tocca per poi toccare anche la 22. Finisce in 115,63 più 4 a 2,69 dalla leader provvisoria che riamane la transalpina. 
Melanie Pfeifer è sostenuta dal pubblico, spuntato come il sole solo ora. Primo intermedio perde 1 secondo. Lei che gareggia non solo per fare bene, ma anche per conquistarsi il posto in squadra per i mondiali sulla rivale Jasmine. Ancora 1,10 il suo ritardo al secondo rilevamento cronometrico, poi si perde nella penultima risalita. Recupera nella successiva chiude in 113,32 più 4 penalità. 
Il confronto fra le due tedesche è immediato infatti è proprio la Schornberg a partirle alle spalle. Primo intermedio  più 0,17. Stile impeccabile per la bella teutonica. Il pubblico batte forte sui cartelloni degli sponsor fissati a cornice del canale. L’effetto è entusiasmante. Non forza su nulla, ma è pulita. Ha in testa solo la sfida con l’avversaria e compagna di squadra per una maglia iridata. E’ comunque veloce e senza tocchi ferma il cronometro a 112,96. Prima provvisoriamente.  
Ancora un tedesca, la piccola ma sempre  sorridente Cindy Poeschel sul tracciato di finale. Manica corta della giacca d’acqua con manica lunga sotto (“mezzo braccio” il termine tecnico coniato da Francesco Stefani nel 1991) e la prima indecisione arriva proprio alla 8, però si riprende subito. Secondo intermedio la vede in ritardo di 0,71. Tocca la 19 e la 20 e le cose si complicano non poco.  111,30+4 è il suo risultato e si piazza in seconda  posizione a 2,34 dalla “current leader”.  
La campionessa olimpica Emilie Fer parte veloce. Esce alta dalla 3 e poi pennella la combinazione a “ski”. Bene anche al salto senza forzare  sulla pagaia, ma usa bene i fianchi. Sembra molto convinta dei suoi mezzii. Errore all’entrata della 14, ma riprende subito la punta della sua canoa che a quanto pare aveva altre idee sulle linee da seguire.  Bene  nelle successive diritte sfasate e arriva bene anche sulle ultime due risalite. Il tempo da battere è 112,96 e lei ferma il cronometro 0,43 centesimi prima.
Claudia Bar, fidanzata con l’argento di Londra 2012 nella canadese monoposto, salta male al ponte e perde qualche secondo prezioso. La tedesca, che gareggia con una canoa bianca con un grande fiore verde sulla coda, è brava a riprendersi e al secondo intermedio però perde ancora sulla Fer. Rischia alla 22, rischia ancora alla 23 e si perde a fare le veroniche sull’ultima risalita. Sarà alla fine 10^.

Ecco la sintesi della finale delle donne. Per riassumere sul podio saliranno per l’oro Fer, argento Schornberg e bronzo Poeschel. Per quest’ultima ancora un podio, ancora un terzo posto dopo quello di Cardiff salendo per il momento in cima alla classifica di Coppa. 

Per la finale del C2 non annoio più nessuno con una “telecronaca” di quanto visto. Spendo però parole di elogio per i campioni olimpici Baillei/Stott che dopo la medaglia a cinque cerchi vinta da outsider si dimostrano essere cresciuti molto sia tecnicamente che fisicamente. Bravi i due ragazzotti  inglese, neo sposi,  e grandi protagonisti in questa affascinante specialità. Non importa se sono stati battuti dai grandi delusi olimpici Klauss/Peche che si mettono al collo un oro meritatissimo.

Anche le stelle qualche volta sbagliano e così i gemelloni slovacchi si sono persi dentro l’ultima risalita... li stanno ancora cercando.  Per loro un errore non certo comune.

Occhio all’onda! 

Slafkovsky, Böckelmann, Fox... trio vincente





Abbiamo iniziato sotto la pioggia, proseguito sotto il diluvio e chiuso correndo velocemente verso il pulmino per salvare le poche cose ancora asciutte come computer e apparecchiatura elettronica varia. Al di là di tutto questo ci siamo divertiti: le finali sono sempre affascinanti, inutile nasconderlo. Hanno un sapore speciale, nonostante il freddo e il clima decisamente autunnale. 

                                                                         Straordinario
Alexander Slafkovsky che prima vince la semifinale fermandosi di pagaiare a 30 metri dall’arrivo e poi in finale ci esalta con una discesa pura e senza sfronzoli. Alla prima risalita a sinistra cerca il muro  per spingersi fuori. Azione perfetta che lo lancia sopra i ritorni del massone e inizia la sua progressione. Al ponte dei sospiri pennella il palo che si trova tra morte e corrente e prepara la combinazione centrale. Qui si è decisa gran parte della gara per molti atleti. Lui, l’abile pagaiatore nato nell’ombra di Martikan  a Liptovsky, decide di piazzare la zampata vincente con due discese. Nella 10 entra con una propulsione indietro dal suo lato (destro) che gli serve per spostare la coda, guadagnare strada verso sinistra e ripartire sull’onda per andare alla risalita 11. compri tre e paghi uno!  Il tutto fatto con sublime maestria. Da qui in poi non abbiamo più dubbi su chi vincerà la gara. Alexander, grande appassionato di sci, è più fluido della stessa acqua e vince con un tempo eccezionale, 102,46 che gli sarebbe valso il quinto posto tra i finalisti del kayak maschile. Chi ha dimostrato ancora una volta di esserci è il vincitore di sette giorni fa a Cardiff e cioè Stanislav Jezek, secondo miglior tempo a soli 2 decimi dallo slovacco trionfatore. Peccato solo per i tocchi alla 2 e alla 8. Banalità che si pagano. Secondo Matej Benus che anche gli amici discesisti conoscono considerando il fatto che si diletta nello sprint e ai recenti mondiali di Solkan aveva ottenuto un quarto posto.  Sideris Tasiadis fa una finale onesta, secondo noi,  anche se lui all’arrivo esulta soddisfatto. Un bronzo comunque in una prova di Coppa del Mondo non è certo da buttare via.  

Kauzer oggi ha toccato con mano la buona e la cattiva sorte nel raggio di una mezz’ora.  Passa  in finale come decimo con un vantaggio su Rhadilek di un decimo e poi si vede assegnare in finale un 50 inesistente alla 8 che gli ha negato il bronzo nonostante l’eventuale penalità da assegnare. Chi invece è da ammirare è il giovane Paul Böckelmann che discende il tracciato con estrema eleganza. Mi è piaciuto all’entrata della risalita 11. Si trova nell’impossibilità di usare la pagaia e così ha avuto l’accortezza di giocare con l’acqua sull’onda spostando il peso in avanti e poi indietro tutto con un unico movimento  di bacino. Bravo il ragazzotto di Leipzig. Bravo anche Schubert, sceso in manica corta come Prskavec, che dopo due gare guida la coppa del mondo fra i K1.




Le donne in ginocchio hanno una vera e propria leader: Jessica Fox. Incredibile la ragazza figlia d’arte che nonostante una discesa che sembrava disastrosa si mette al collo l’oro in questa seconda tappa.

Domani semifinale e finale k1 donne e C2, nel tempo non speriamo ormai più, confidiamo nella buona sorte per Ana che sta crescendo giorno dopo giorno. Bene anche oggi in C1 dove è finita 12esima con un errore di troppo. 

Occhio all’onda! 

Giornate che volano



Giornata infinita quella appena conclusa, ma se rifletto per un solo attimo mi sembra che alla fine sia durata 5 minuti. Le cose da fare, in un di’ così, sono mille senza contare poi gli imprevisti che ahimè ci sono sempre. A volte buoni a volte cattivi, quasi sempre però risolvibili. Allora sveglia di buon ora, al canale per preparare i video, poi sistema la tenda atleti con cibarie varie, corri a vedere il percorso per una analisi individuale, piazzati al posto di comando, tieni sotto controllo tutto, prendi i tempi, verifica che le penalità date ci siano, corri a fare reclamo... accettato, per fortuna una volta nella vita ci sono due pareri diversi nei cartellini dei giudici quindi massima penalità tolta. Ritorna sulla plancia di comando, riprendi i tempi. Arrivano quelli dell’antidoping, Pepe è senza documenti, vola in albergo, torna più veloce della luce consegna il passaporto, ritorna ai video, analizza il percorso ancora una volta con Ana. Soffri in tutte le discese, esulta, piangi, soffri ancora, salta sulla sedia, prendi appunti, dobbiamo migliorare nelle rotazioni e nella postura. Dobbiamo lavorare ancora molto, non dobbiamo stancarci mai, bisogna insistere, ci sono tanti particolari che ci dicono che siamo sulla buona strada, ma tanti altri che ci   mettono in allerta.  Quel colpo in acqua che  deve essere ascoltato di più, quei fianchi che scappano troppe volte, poi la testa che fa differenza troppo spesso. 
Arriva il kebab da Marcel, che carino e gentile, aveva visto che non avevo toccato cibo e poco prima delle quattro mi ha deliziato con questa sorpresa. 

Pepe arriva dall’antidoping dopo tre ore e stanco, ma forse è più deluso della sua gara che altro. Io vorrei dedicarmi a lui a spiegargli che la strada è in salita e molto tortuosa, ma non posso farlo ora devo concentrarmi su Ana. Rimando la cosa, magari dopo le semifinali, nel frattempo gli do il programma per domani così non pensa e fa, la cosa migliore secondo me in questi casi. Mi scervellerò io per trovare le parole giuste e soprattutto le idee per uscire da questo momento no. Con Aritz abbiamo anche il tempo di fare qualche battuta e mi chiede di Marina, sa che mi fa piacere e mi rilasso un attimo. C’è Fabio che non sta bene ed inizia ad essere preoccupato e io con lui. Vado dal mio amico Gigi, medico della Fick. Lo trovo  alla “Dolce Vita” per la cena. Gli arrivo alle spalle e gli chiedo di dare un occhio  al mio atleta. Lui non ha un attimo di esitazione si alza e lo visita in pulmino. Mi tranquillizza e lo rivedrà domani pomeriggio dopo una bella dormita. Ecco cosa mi ci vuole ora: una bella dormita, domani si riparte.

Non ho raccontato nulla della gara. Tranquilli nulla da segnalare tutto nella norma nessuna sorpresa. Chi doveva passare il turno è passato, gli altri a casa, sorprese alla Nadal a Wimbledon non ce ne sono state. Domani prometto di essere più dettagliato per le semifinali  e finali. 

Occhio all'onda! 

Si parte per la seconda gara di Coppa del Mondo di Slalom





Looking forward to getting stuck into
& Soeren Kaufman's course 
at Slalom World Cup 2.
It's a humdinger and a head scratcher!

Etienne Stott - Olimpic  Champion  2012


Notavo giusto una cosa quando sono andato agli accrediti, per la verità è la stessa osservazione che mi veniva da fare a Cardiff. Il personale impegnato nell’organizzazione è decisamente vetusto  e sicuramente in pensione da tempo. Nulla di male, infatti l’aggettivo deve essere letto nella sua  
completa espressione di sacralità, ma si denota una certa assenza di persone che fino a poco tempo fa erano impegnate agonisticamente e che poi hanno abbandonato senza lasciare traccia... triste! Nel circuito organizzativo manca tutta quella fascia di età che va dai 35 ai 60 anni  e che aveva animato lo slalom tra gli inizi degli anni ’80 fino alla fine degli anni ’90. Nessuno di loro, fatta eccezione per Thomas Schmidt, che è nel bording dello slalom ICF, ma che in verità non lo si vede molto in giro. Domani ci sarà sicuramente come  speaker Peter Micheler, il teutonico che nel 1985 qui prese l’argento dietro a Richard Fox, quest’ultimo presente come High Director della canoa australiana. 

Mike Druce
Veniamo al percorso di gara. I tracciatori sono Sören Kaufmann e Mike Druce. Prima di parlavi di loro devo fare una premessa. Disegnare i due tracciati di gara in Coppa del Mondo è molto, molto impegnativo. Il regolamento dice che uno dei due deve essere designato dal comitato organizzatore, per ovvie ragione, mentre l’altro viene estratto a sorte tra gli  allenatori delle varie squadre che diano disponibilità. Piacerebbe farlo anche a me, per vedere se le mie idee sul tracciato possono trovare l’approvazione di atleti e tecnici, ma ahimè non ho fisicamente e materialmente il tempo per propormi considerando il fatto che sono da solo e ho cinque atleti da seguire. Mentre chi è tracciatore deve offrire ampia disponibilità prima e durante la gara. 

Kaufamann è l’uomo designato dai tedeschi, lo conosciamo bene. Molto riservato una laurea in medicina e in ingegneria. Ha pagaiato in C1 fino ai mondiali del 2003, guarda caso disputati proprio qui. In carriera vanta un bronzo e un argento individuale ai mondiali del ’93 (Val di Sole) e ’95 (Notthingam). Nello stesso anno fu campione del mondo a squadre con Vitus Gesser e Martin Lang. Da un paio di anni segue la squadra nazionale e in modo particolare le canadesi. Di lui si dice che sia un vero e proprio studioso, sembra iscritto a qualche altra università, ma la cosa è molto riservata. Insomma verrebbe da dire che non si finisce mai di studiare  e lui è proprio l’esempio vivente. 
Mike Druce è nato in Inghilterra, fu per alcuni anni in Canada a fare l’allenatore e poi poco prima delle olimpiadi del 2000 si trasferì in Australia. 50 anni, quest’anno, sposato due figli, è il direttore tecnico dello slalom dei “canguri” un tipo  pignolo con un inglese molto complesso da intendere e con una voce profonda che lo rende ancora più misterioso. 

I due hanno lavorato bene e sembra che il percorso di qualifica sia abbastanza scorrevole e moderno, ma con molte insidie. Nel senso che su 22 porte 16 sono a palo unico e le due combinazioni a “ski” sono il segnale della modernità e della fluidità. Si parte con una risalita al bivio a destra nella “waschmaschine” per poi infilare una discesa che ti proietta naturalmente a sinistra del masso centrale. C’è la possibilità anche di passare a destra, ma sinceramente non ne vedo i vantaggi. Viceversa a sinistra si entra nella morta dietro al masso con molta velocità e si infila la discesa successiva. Subito dopo la prima  ccombinazione a “ski”. Al ponte una risalita a sinistra  nel “bogendrücke”.  Le cose si complicano tra il “ponte dei sospiri” e il grande masso conosciuto come “Moby Dick”. Qui c’è  con un tris di discese azzardate dove sicuramente ci si giocherà la gara. La scelta di azione è piuttosto ampia: 
  1. tutto diritto, molto rischioso;
  2. fare la seconda delle tre in retro (la numero 10) oppure ancora si potrebbe  optare per  pagaiare indietro tra la 9 e la 10 mantenendo la punta sempre verso sinistra in modo tale da riuscire a infilarsi in discesa nella 11. 
Ricarda Funk
Qui, nella demo run, ho visto fare molto bene a Ricarda Funk che ha optato per due diritte, le prime due, spostando la coda e retro la terza. Risultando così molto veloce e fluida.  Consideriamo però che lei su questo tracciato ci passa diverse ore al giorno e non è da tutte fare ciò.
Il proseguo è quanto di più classico che si possa realizzare sull’Eiskanal.
Risalita a sinistra su acqua relativamente facile dove nel 2003 Lefevre vinse il mondiale con una pennellata alla Van Gogh. Poi ancora una serie di “ski” per entrare in una risalita a sinistra dietro a quella che risulta essere una delle pochissime varianti che questo canale ha avuto dalla nascita. In totale tre paratie. 
Al “Torpedowalze” si passa in discesa, la risalita qui è rimandata alle gare di semifinale e finale.  Si chiude in velocità sull’ultima morta a sinistra con una discesa da non toccare assolutamente. Mi sorge il dubbio che superi i 95 secondi previsti dal regolamento... staremo a vedere.

Forerunners di grande livello. In C1 Nico Bettge, in k1 donne la brava Ricarda Funk, come già detto. Domani ci sarà in gara anche Alexander Grimm tra gli apripista. Lui il campione olimpico, fuori dalla squadra, l’altra sera alle 9 era ancora in acqua a ridiscendere questo budello d’acqua preparando la sua riscossa in vista di Rio 2016. 

Non ci rimane che iniziare ad analizzare il percorso, cenare, programmare la giornata di domani, dormire e presentarsi qui domani mattina di buon ora per vivere un’altra grande giornata di sport, di Coppa del Mondo, di slalom. 

Occhio all’onda! 

Ancora qualche riflessione su Cardiff prima di Augsburg

A Cardiff di scena anche le gare a squadre con manche unica - belle gare sempre emozionanti peccato non aver visto italiani in gara scappati via presto per andare ad Augsburg a provare. 


Prima di entrare nel vivo  della seconda prova di Coppa del Mondo di slalom mi sono venute da fare delle considerazioni sulla prova di Cardiff.
La prima è su una partecipazione più limitata rispetto ai normali numeri di coppa. Già ad Augsburg sono cresciuti notevolmente sia i partecipanti che le squadre presenti. Passiamo da 168 barche gara a 240 in rappresentanza di 31 paesi. 
Poi mi ha impressionato positivamente la squadra della Repubblica Ceca, in forte crescita in tutte le specialità. Certo non sono sorprese queste, ma sono conferme del valore di una nazione che ha investito sullo slalom con lungimiranza e capacità operative sotto tutti i fronti. Mi riferisco non solo per l’aspetto agonistico, ma anche organizzativo considerando il fatto che nonostante l’alluvione delle ultime settimane a Praga stanno facendo il possibile per organizzare  i mondiali... speriamo bene!

L’altra cosa su cui mi è venuto da riflettere  è in relazione alle canoe usate dai K1 in generale. Verrebbe da pensare che dopo i successi dello scorso anno di Etienne Daille, vincitore della Coppa del Mondo con il miglior punteggio di sempre, molti atleti si sarebbero orientati sul suo modello e cioè “Inside” prodotto dalla “winner pro” di Marc Guillard. Modello che è l’evoluzione del “Buzz” e che con il “Pei-king” aveva stravolto il disegno della linea della barca. Il concetto del francese olimpico 2012 (chiuse in 7^ posizione) è quello di aver una barca che ti lasci ampi spazi di pagaiata nella parte frontale e che mantenga distribuito il  peso su tutta la canoa. Il risultato ottico è quello di una tavola da surf che rimane sempre sopra l’acqua. Bene! Dicevo che avrei pensato che molti atleti si darebbero orientati in questa direzione e invece mi sembra di aver visto solo l’austriaco Kremslehner, nipote di Kremslehenr che gareggiava ai miei tempi, utilizzarla oggi e  qualche altro junior.
La stessa cosa si può dire per il modello “DM” della Nelo prodotta in collaborazione con il campione olimpico Daniele Molmenti. Barche che non fanno mercato e non sono seguite da molti.
Mi chiedevo il motivo, ma sinceramente mi è difficile immaginare la ragione. 
Se la cosa è abbastanza logica per C1 e C2 viste le numerose barche in gara tra Gala Sport e Vajda, non lo è altrettanto per il settore kayak. Non mi addentro oltre considerando il fatto che secondo me ci sono motivazioni commerciali e marketing dietro a tutto ciò. Materie decisamente fuori dalla mia portata e logica. 
Per restare in tema rimango deluso sul fatto che non si sfrutti il marchio della Coppa del Mondo con merchandising di vario genere. Tipo una T-shirt della manifestazione, dei gadgets, delle semplici cartoline senza chiedere magari un francobollo con annullo speciale. Anche da questi piccoli particolari si riesce a capire perché la canoa non sfonda a livello di popolarità, per non parlare degli aspetti economici. Una domanda potrebbe essere: ma un atleta che cosa ci guadagna a partecipare alla manifestazione? 

Da domani però si entra in sintonia da Augsburg  con la seconda prova di coppa nel tempio dello slalom in assoluto dove sono già state disputate 20 edizioni di Coppa del Mondo. Quindi per il momento....

                                                    Occhio all’onda!

"Fast and clean the name of this game"



Devo pur trovarci un difetto considerando il fatto che non è possibile parlare sempre bene di loro.  Mi fanno scervellare sempre per cercare nello scibile aggettivi nuovi, sempre molto positivi! Ecco ci sono l’ho trovato un aspetto negativo: non mi piacciono quelle righe longitudinali sulla canoa che richiamano i colori della loro bandiera. Magari stavano meglio un po’ più naïf e invece anche  i colori sono  precisi, perfetti come loro, come la discesa di finale che hanno messo in essere... ancora una volta. L’unica vera novità è che anche loro, freddi uomini dell’est, all’arrivo hanno sorriso: apriti cielo! Precisi all’inverosimile, senza sbavature, splendidi nell’uscita della porta 14 che ha dato problemi a molti. Eleganti nell’impostare il tranello finale delle porte 22 e 23. Peter, che sta dietro, all’entrata della 19  è stato abile come la mia gatta Skip quando si arrampica sull’albero richiamata dalla voce di Raffy per il pranzo quotidiano. Il guizzo di chi ha fame e sa che quella è l’unica possibilità per l’intera giornata per mangiare.  Pavol poi alla 4 in risalita ha caricato la sua pagaia come Apollo caricava il suo arco per scagliare potenti frecce capaci di creare pestilenze a quei popoli che gli creavano disturbo. E tanto disturbo questi due gemelli lo hanno creato al pubblico inglese che ha visto sfuggire di mano la vittoria ai loro idoli Florence/Hounslow. 
Di chi sto parlando? ma dai, lo sapete già! Non ce ne sono molti che hanno queste caratteristiche...  

Parliamo delle donne sedute e cioè dell’altra finale di questa domenica di giugno piovosa, ventosa, fredda? Ok facciamolo considerando il fatto che Elena Kaliska è tornata sul podio. A dire il vero su quel podio ci è salita con atlete che potrebbero benissimo essere sue figlie. Quindi onore e gloria comunque alla slovacca che quest’anno è decisamente più magra e in più ha cambiato l’allenatore storico. Non più il vecchio e saggio 61enne Peter Mraz, ma il 49enne Juraj Ontko. Tutti e due però non presenti qui a Cardiff. 
Chi si è mangiata una grande occasione è stata Jessica Fox con i tocchi in entrata alla 18 e alla 23. Poi si è attardata all’uscita della 14 e la gara se l’è vista sfuggire tra la 23 e la 24 inghiottita dal ricciolo che le si è chiuso addosso. Brava comunque considerando età e impegno tra C1 e K1. 
Non dire nulla della vincitrice Elizabeth Neave mi  sembrerebbe poco cortese. Giusto sottolineare la grande prova della britannica davanti al suo pubblico, che se pur infreddolito come me, ha esultato alla grande. Bella prova, come è bello e solare il suo sorriso, per Cindy Poeschel che sembra abbonata al podio qui in Galles. Terza l’anno scorso, terza quest’anno. 

Chiudo con una bella frase del bravo commentator della manifestazione che riprendendo il titolo di uno storico  libro di W.T. Bill Endicott sulla slalom ha detto:  “Fast and clean the name of this game”... ed è proprio così!

Occhio all’onda! 

Finali tra il vento







Oggi mi hanno fatto impazzire due personaggi incredibili dell’organizzazione addetti al recupero di oggetti che malauguratamente finivano in acqua tipo: bottiglie, palloncini, nastri vari. I due, vestiti a mo’ di boy-scout, con tanto di retino intervenivano in caso di necessità su ogni lato del canale. Seguivano la preda con decisione e determinazione. Si guardavano negli occhi e rapidi come giaguari si lanciavano sullo sventurato oggetto natante e lo finivano senza pietà. Una volta terminata l’operazione si rimettevano in attesa di altri  interventi per sanare situazioni oscene certo da non mandare in eurovisione! 
Il vento poi mi ha massacrato e mi ha fatto soffrire per chi era in acqua a gareggiare. L’unica cosa che odiavo da atleta era per l’appunto trovare Eolo in mezzo alle porte. 
Sono contento per Stanislav Jesek è una persona molto semplice, intelligente, e mi entusiasma vederlo pagaiare, se poi vince ancora meglio. Di lui vi ho già raccontato praticamente tutto, annoierei se vi ripetessi la sua vita. Aggiungo solo che da quest’anno l’ho visto molto più stabile con la “what else”. Stessa barca che ha portato a Tony  Estanguet il terzo oro olimpico, prodotta da Galasport che è presente qui a Cardiff, un po per lavoro e molto per passione e amore verso la figlia che oggi gareggia per qualifiche e certamente per la semifinale della sera. 

La finale di Jezek,  praghese 36enne,  è stato un inno alla gioia. Inquadrato alla partenza dalle telecamere nella sua tipica espressione che è la stessa per bere una birra, per sistemare un computer o per vincere la gara come ha fatto oggi. In gara  si è lasciato andare con maestria e nonostante  il  tocco alla risalita 8 è riuscito a mantenere lucidità e determinazione fino alla fine. Il suo 91,95 è un tempo di tutto rispetto al 5% dal vincitore dei k1 Herren  Dorfler.  Anche per il tedesco ho già speso tante parole di elogio, non posso fare altro che confermare quanto detto aggiungo solo  che Dorfler è tornato alla grande. Alle sue spalle Schubert e terzo Lefevre... anche lui grande rientro con medaglia. 
Mi preme sottolineare la crescita tecnica nella canadese femminile. Le vedo spingere bene la pagaia sull’acqua con tanto di trasmissione a livello di gambe. Brave continuate così. 
Non mi dilungo di più considerando il fatto che sicuramente gli appassionati dello slalom avranno seguito la diretta su Eurosport condotta dal mio mitico amico Dario Puppo. Quale migliore occasione quindi per salutarlo e ringraziarlo per le buone parole spese per questo blog? ciao Dario e buon lavoro anche per domani se ti servissero dati fatti sentire è un piacere collaborare con un professionista del tuo livello, e...per il momento...    Occhio all’onda! 


Poche emozioni ma forti in Coppa


Attraversando in macchina  la baia di Bristol questa mattina mi sono reso conto che mi avrebbe aspettato una giornata assai lunga ed impegnativa. Ora a giochi fatti mi rendo conto che il programma è troppo complesso e se vogliamo decisamente dispersivo. Infatti oggi  il "Wildwater International Center"  è stato solo riempito dagli addetti ai lavori, pubblico assente, neppure i fans più accaniti del circuito di slalom erano presenti.  A questo punto  vale la pena mantenere questi protocolli tanto dispendiosi quanto noiosi?  E poi che senso ha fare nella stessa giornata qualifica e semifinale cambiando percorso? 
Ovviamente non ho le risposte speriamo che ce le abbia qualcuno più in alto e che ne conosca le ragioni... a me personalmente sfuggono! 
In qualifica ho goduto guardando Hradilek in K1 e Lefevre in C1. Poi  mi sono entusiasmo ancora due volte. La prima seguendo la semifinale del giovane campione europeo Prskavec e la seconda ammirando la prima parte di gara della semifinale di Kauzer. Fatalità ha voluto che tutti e due chiudessero la prova con un 86,16 che sa di miracoloso. Unico neo per Pero Kauzer il tocco alla risalita 11 che lo pone in quarta posizione, ma il divertimento arriverà dalla finale. 

Non vi ho raccontato però della prima manche di Vavra Hradilek, il vice campione olimpico, che ha saputo regalarci una lezione di tecnica allo stato puro. Una di quelle discese che se analizzate con il famoso lanternino del cosmopolita Diogene di Sinope ti fa scoprire non  solo l’uomo dal filosofo greco tanto cercato, ma ti fa ritrovare anche tutta l’essenza dello slalom. Centralità del corpo, spinta di gambe impressionate, lavoro di bacino unico, rotazioni da far invidia al pianeta Giove, lucidità e serenità in ogni gesto. Per riassumere direi: “Hradilek semplicemente sublime nella sua essenzialità”.
Di Lefevre non dovrebbe sconvolgermi più nulla, tanto è conosciuta la sua arte nel pagaiare che sia in ginocchio o seduto, ma oggi mi ha lasciato basito nel vederlo in qualifica cambiare lato di pagaiata per ricercare il debordè. Ora i C1 nati kayak cambiano mano per evitare proprio questo gesto incrociato, lui invece questo movimento lo ricerca con entusiasmo.  Per la verità lo ha imparato bene quando era il Lefevre in k1 imbattibile negli anni 2002-2005, poi lo ha mantenuto e oggi che si cimenta anche nella canadese si ritrova metà lavoro già fatto. Chi non si ricorda delle sue uscite dalle risalite in K1 con  in debordè?  Anche in kayak per la verità il transalpino non è stato male con il suo quinto posto in semifinale. Per dovere di cronaca però bisogna aggiungere che Lefevre in C1 è rimasto fuori dalla finale e Hradilek da quella del k1. Poco importa i due ci regaleranno grandi emozioni in questa stagione... me la sento! 

Mi manca tanto la mia macchina fotografica che è a sistemare. Mi devo accontentare dell’ I-Phone e della video camera per qualche foto ricordo anche ai miei atleti che oggi però non hanno aperto bene la stagione di Coppa. Il cammino è lungo e noi siamo qui a lottare ogni giorno per trovare la strada giusta. Purtroppo non siamo come qualcuno di nostra conoscenza che se anche non ha risultati sa esattamente come ottenerli... buona fortuna!  

Occhio all’onda! 

Percorso filante: si inizia



Solo oggi ho capito perché ieri mattina scendendo per colazione la signorina della reception mi ha accolto calorosamente con: “today the sun is shining” e rideva contenta. Io avevo annuito e per farle piacere ho sorriso. Ecco... il sole che splende è durato solo ieri, oggi siamo ritornati nel più profondo e conosciuto clima inglese: pioggia! Previsioni per il fine settimana pessime, quindi deduco che Mary, la segretaria di ieri mattina, aveva di che gioire considerando il fatto che il sole da queste parti è un regalo divino. 

Invasione di ragazzi e ragazze oggi al Wild Water International Center di Cardiff, con tanto di televisione e attività per questi 750 giovanissimi  studenti che arrivano da tutto il Galles per  un progetto atto a scoprire nuovi talenti per la canoa.  Così tra canoe indiane, polo, slalom e gioco hanno passato tutta la mattina buttando l’occhio ogni tanto sul canale dove si allenavano per gli ultimi 30 minuti tutte le squadre a turno. L’apice poi l’incontro con i campioni olimpici Stott/Baillie. Belle le parole spese da Etienne Stott nel commentare la presenza di tanti fans: "My advice to children is to use their imagination, dream big and most of all start working on their dreams" .

Domani si inizia con le qualifiche su un tracciato disegnato dal transalpino Jean Yves Prigent e dal britannico Gareth Wilson. Il primo è una vecchia conoscenza  sposato con Maria Grange Francois. I due hanno due figli. Un maschio, presente qui,  e una femmina. Yves, che porta il nome del padre gareggia in C2 con Loic Kervella e hanno al loro attivo un argento agli europei Junior 2011, sono alla loro seconda presenza in Coppa del Mondo. La sorella, molto più giovane, è una promettente slalomista. Prigent padre è stato campione del mondo a squadre in k1 nel 1977 a Spittal con Bernard Renault e Cristian Frossard. Il primo fu idolo per molti anni di Ivan Pontarollo. In quella gara gli italiani erano presenti con Mayr, Spoladori e Hager. Gli azzurri chiusero in 10^ posizione. Georg Hager l’ho visto di recente, anzi per essere più preciso un paio di settimane fa a Merano in occasione delle due gare internazionali. Lui, che è nato il mio stesso giorno ma 14 anni prima, era in acqua a fare soccorso. Poi ci siamo anche salutati e mi ha confessato che lavora più adesso che è in pensione che prima, considerando il fatto che deve stare dietro ai suoi nipotini scatenati.

Tornando al francese, tracciatore del percorso, c’è da dire che terminata la sua carriera di atleta nel 1983 con il mondiale proprio a Merano è diventato per diversi anni direttore tecnico della squadra francese, ruolo che ha ricoperto per molti anni fino a quando gli è subentrato il fratello Christophe. Uscito di scena dalla  nazionale  è andato a dirigere il centro di allenamento di Rennes capitale della Bretagna ed è oggi il responsabile tecnico del “Comité Régional de Bretagne de Canoë-Kayak”. Sua moglie Grange ha vinto tre mondiali a squadre (’83-’85 e ’89), un argento e un bronzo individuale nell’83 e ’85. I due hanno in comune la canoa e la passione per la fotografia e probabilmente tante altre cose che non mi sono conosciute!

Il britannico Wilson Gareth ha un curriculum agonistico decisamente molto meno lusinghiero. Vanta una sola partecipazione ai campionati europei U23 nel 2009 a Liptovsky dove ha chiuso in 22^ posizione in C2 e in 9^ posizione in C1 a squadre. Nato a Sheffield, ma residente a Nottingham lavora come tecnico nei settori giovanili e ha un MSc (Master of Science, Sport coaching) all’Università di Loughborough.

Bene, tutto questo per dire che il percorso che i due hanno messo in atto non sembra maluccio. Si parte lanciati con tre porte diritte prima di entrare a sinistra in risalita alla porta 4. L’uscita dovrà essere fatta direttamente sulla 5, senza perdersi a giri allungati. Qui un onda con ritorno irregolare potrà creare qualche problema e gli atleti dovranno comunque proiettarsi poi a sinistra per saltare nella morta e fare la 6 in discesa. Cambio repentino di direzione per la 7  sulla destra, poi la 8 che è una delle risalite più classiche mai viste. Da qui alla successiva porta in controcorrente c’è un corridoio lungo da sfruttare per i cambi di ritmo stando attendi a non sbandare con la coda. Una combinazione poi di due discese e una risalita a sinistra. Usciti dalla 14, ci sono tre porte a ski prima di imboccare lo scivolone che ti porta dentro la risalita 18. Arrivati qui inizia, secondo me, la vera gara considerando il fatto che si dovrà lasciar correre la canoa per tutto il tratto fino all’imbocco dell’ultima risalita  a sinistra la numero 23. Prima però del treno di onde finali c’è  una combinazione veloce: due discese palo unico  destra-sinistra da impostare bene senza perdere colpi per raddrizzare la canoa. 
Il migliore forerrunnes di questa sera è stato Steffan Walker con 91,42 più 2 penalità. Walker è il 7^ k1 inglese e considerando ciò  presumo che i migliori K1 uomini resteranno abbondantemente sotto i 90 secondi. Domani qualifiche C1 men, C1 women, K1 men, poi si prosegue nel pomeriggio con le semifinali per queste categorie. Sabato mattina finali  C1, C1 donne e K1 uomini. Pomeriggio qualifiche più semifinali  per K1 donne e C2.  Il programma si chiude domenica mattina con semifinali e finali k1 W, C2 più gare a squadre. 
Le fasi salienti saranno in diretta su Eurosport, per seguire tutta la gara in diretta si potrà farlo attraverso internet cliccando qui

Occhio all'onda e buona gara a tutti! 

meno 1 - Venerdì si inizia



Gli inglesi sono proprio precisi e pignoli. Sul campo di gara ci sono due grossi contenitori che servono per il primo soccorso, poi tre rossi bottoni in bella vista  che devono essere schiacciati  in caso di necessità per bloccare il flusso dell’acqua sul canale. Gli allenatori per accedere nella parte interna del percorso devono indossare il salvagente. Manca solo che ci facciano mettere anche il casco e  coltello ad estrazione rapida con corda da lancio a mo’ di guida rafting, così Davide Alemanni sarà contento che mi tengo esercitato e sarò pronto per l’aggiornamento guide V livello.
Altra particolarità è l’acqua di un intenso color verde. I sudditi di sua maestà,   ci mettono degli additivi per tenere lontano le alghe. A proposito l’avete vista l‘87enne regina guidare personalmente la sua Jaguar? Spettacolo! 

da sinistra Böckelman, Aigner, Schubert, Dorfler e Grimm
Ieri ho seguito l’allenamento dei k1 tedeschi. Hanno fatto tecnica scendendo con l’allenatore Thomas Apel che li riprendeva. E’ un gruppo molto unito e sul social network per antonomasia hanno creato una pagina “Kajak Herren Team Deutschland” il loro motto è: Wir sind das Kajak Herren Team im Kanuslalom. Unser gemeinsames Ziel ist es, bei den Olympischen Spielen in Rio 2016 die Goldmedaille zu gewinnen!” che tradotto in italiano dice praticamente che sono una squadra di kayak e il loro obiettivo comune è vincere la medaglia d’oro alle  Olimpiadi di Rio 2016. Per la verità di medaglie questo gruppetto formato da Alexander Grimm, Sebastian Schubert, Fabien Doerfler, Hannes Aigner e Paul Böckelmann, ne hanno già vinte parecchie. Partiamo dal primo che è Campione Olimpico a Bejing 2008, nato ad Augsburg nel 1986 ed è innamorato di Elena Ganter una bionda dagli occhi azzurri. Grimm non è presente a Cardiff perché i tedeschi possono mettere in acqua solo, si fa per dire, 4 kayak uomini onore che spetta ad altre poche nazioni tra le quali l’Italia, Repubblica Ceca, Slovenia. Schubert è una certezza nel senso che è quasi sempre piazzato, anche agli ultimi europei si è messo al collo il bronzo. Lui è nato ad Hamm e lo scorso anno si è sposato con Heike la sua fidanzata storica. Ultimamente l’ho visto molto tirato speriamo solo che regga tutta la stagione che quest’anno è assai lunga e impegnativa. L’anno scorso era stato proprio Sebastian a vincere l’esordio di Coppa qui a Cardiff con una gara perfetta sotto ogni punto di vista nonostante un ventaccio che l’aveva penalizzato non poco. Aigner lo conosciamo tutti, bronzo a Londra, anche se non ha iniziato bene la stagione con i campionati continentali finendo al 18esimo posto quindi fuori dalla finale. L’anno prima era stato terzo nella gara vinta da Molmenti a casa sua e cioè ad Augsburg. Ieri però l’ho visto pagaiare molto bene. Di lui mi piace il suo stile essenziale e la fluidità nell’azione di propulsione. E’ sicuramente uno scivolatore sull’acqua grazie alla sua mantenuta centralità  in ogni azione dello slalom. Il più giovane tra loro è Paul Böckelmann dal nome di battesimo inglese più che tedesco, classe 1987 e domani compie 26 anni.  Nato a Dresden ed è uno studente impiegato nell’esercito. Tre anni fa fu terzo in coppa del mondo ad Augsburg e terzo qui l’anno scorso. Il suo risultato più prestigioso è sicuramente l’argento agli europei 2012. Anche lui come Grimm e Dorfler è un appassionato free rider con il kayak. Nel 2010 al WM Sickline Ötztalf finì nono, fece meglio l’anno successivo vincendo il bronzo nella gara che ha visto il trionfo di Grimm.
Non ha uno stile da imitare nel senso che è molto particolare scattoso e molto ritto quanto pagaia. E’ un tipo comunque simpatico dal sorriso accattivante. Ho tenuto per ultimo Fabian Dorfler, campione del mondo 2005 in Australia. Lui è la fusione tra  canoa e ogni sua forma praticabile. Tanto per restare in tema anche la fidanza se l’è presa, passatemi questo termine maschilista al mille per mille, ma sapete bene che non lo sono,  tra le canoiste. E’ andato in Australia per trovare la sua Rosalyn... la sua fotocopia. Innamorati come due piccioncini su una canoa!  A parte tutto ciò a guardare Dorfler si impara sempre: un mago con la barchetta da slalom, sembra un ballerino di danza classica, con i suoi brisé e ou  pas de bourrée e alla fine della prova da uomo di gran classe ci fa impazzire con le sue spettacolari réverénce!  

Occhio all'onda! 

Si parte dal Galles per la Coppa del Mondo Slalom 2013







Cielo grigio, temperatura sui 17 gradi, gente dalla pelle bianca bianca con le efelidi in viso tendente al rosso... sono arrivato in Galles! Per averne la certezza dovrei bere una birra dolce, doppio malto magari una   “Crown Buckley” aromatizzata con chiodi di garofano e miele come facevano i celti. Invece questa mattina a Cardiff la colazione mi ha riportato a casa da Amur: pane al farro magari non proprio con i semi di lino, sesamo, girasole e zucca e lievito di pasta madre come lo prepara la mia mogliettina,  ma comunque buono. Con un velo di burro e una strisciata di marmellata ai lamponi mi ha fatto iniziare bene questa giornata... speriamo che sia di buon auspicio per la Coppa del Mondo di Slalom che sta per prendere il via. 
Per la verità questa edizione  ha un sapore decisamente diverso rispetto allo scorso anno, mi sembra tutto un pochino strano o forse ci sono meno aspettative. E’ vero siamo all’inizio di un quadriennio nuovo e quindi tutto è più soft, siamo tutti più riflessivi, ma siamo anche molto curiosi di capire in anticipo che cosa ci aspetterà da qui a Rio 2016 . Forse giovani nuovi talentuosi emergeranno? Mah? Il fatto è che il primo atleta che oggi ho salutato entrando nell’ampliato impianto inglese è stato proprio David Ford l’ultra quarantenne che quest’anno alle selezioni canadesi ha sbaragliato il campo e si ripresenta al via dopo la delusione olimpica inflittagli dal giovane Michael Tayler. Quest’ultimo, quest’anno, non è  neppure riuscito a prendersi il posto in squadra nazionale assoluta, sarà al via solo ai mondiali U23. 


Pedro Henrique Da Silva in allenamento sul canale di Cardiff
Di primo acchito, guardando gli ordini di partenza, sembra una gara sotto tono. 187 barche gara; considerando poi che ci saranno circa 20 atleti che raddoppiano la specialità significa che in realtà ci sono poco più di 150 atleti in rappresentanza di  23 nazioni. Nei k1 men non parte il campione olimpico, neo sposino a sorpresa oserei dire! L’Italia esordisce in coppa solo con i kayak uomini. Strana scelta tecnica a mio modo di vedere considerando il fatto che lasciare a casa il bravo Cipressi in C1 e il C2 di Camporesi/Ferrari mi sembra una cosa assurda. Per non parlare di Stefany Horn il neo acquisto italiano dalla Germania che agli Europei ha salvato faccia e onore a tutto lo staff tecnico azzurro e che qui non è stata convocata.   Francesi a ranghi ridotti o meglio sono venuti con gli U23 per preparare il mondiale di categoria a Liptovsky di metà luglio. 
Nei C1 non c’è Martikan, come non c’era  agli Europei di Cracovia, chissà cosa ha in mente lo slovacco per il suo futuro canoisticamente parlando.
Spagnoli, in piena crisi economica, sono presenti solo  con Ander Elosegi il bravo C1 che ha nel suo curriculum due quarti posti a cinque cerchi, e Samuel Hernanz 14esimo nel ranking ICF fra i kayak uomini e che a Londra 2012 ha chiuso la sua prima olimpiade al quinto posto. Con loro Anais Bouchet tecnico della RFEP, la francese trapiantata a La Seu d’Urgell per seguire il suo amato Samu, ha compiuto da poco 27 anni e collabora da oltre un ciclo olimpico con Xabi Etxaniz il direttore tecnico spagnolo neo papà di Ane. La mamma è Maialen Chourraut, bronzo olimpico 2012, e fra non molto la rivedremo in acqua c’è da giurarci considerando il fatto che fino a tre giorni prima del parto scendeva per il canale di Seu tranquillamente. 
Bene! mi sembra tutto per il momento, mi caccio a letto e aspetto con ansia la colazione di domani mattina: replicherò  con il pane visto che questa sera mi è andata male da Pizza Hut. Ho seguito i miei due atleti che hanno insistito per cenare da quelle parti. Il secondo errore della serata  è stato quello di far scegliere la pizza a loro: è arrivata una specie di carbonara con il ketchup sopra! 

Occhio all'onda! 

Ritrovarsi in una risalita


Ad Augsburg ci sono due risalite che mi fanno impazzire, mi danno gioia, serenità e mi rituffano nel passato.

La prima è giusto dopo la balena del ponte dei “sospiri”, la seconda è sotto l’ultimo ponte quasi nascosta e riparata da sguardi indiscreti.  Che cos’hanno di tanto particolare è presto detto: sono semplicemente fantastiche nella loro semplicità. 
La particolarità è data dal fatto che per farle bene e veloci non devi fare praticamente nulla, devi solo prepararle bene e ascoltare la musica che trasmettono. Devi trovare il tempo per infilarti dentro, lasciare la tua coda libera di girare, e uscire tanto velocemente quanto velocemente sei entrato. Il lavoro che il corpo è chiamato a fare è notevole, ma non è altro che un gioco di pesi, come un gioco di pesi è il tango. Se non balli o non vai in canoa forse non ti puoi nemmeno rendere conto che hai un peso e che questo peso te lo puoi giostrare a tuo piacimento per godere di gesti, che una volta assimilati, diventeranno parte integrante di te stesso.  Nella risalita poco distante dalla “balena” ti rendi conto perfettamente quanta influenza avrà il tuo saper gestire lo spostamento del corpo e ti renderai conto che se avrai pazienza nell’ascoltare la dolce melodia dell’acqua saprai capire perfettamente quando sarà il momento giusto per riportare il corpo prima al centro, poi leggeremente indietro e ancora avanti. 
La risalita sotto il ponte penso di conoscerla da oltre 35 anni. Ci diamo del tu anche se molto tempo fa ci guardavamo con sospetto e prima di entrare in lei usavo il “voi”, tanto rispetto e soggezione mi incuteva. Poi con gli anni... sono cresciuto e  ci siamo conosciuti più profondamente, lei mi ha fatto capire tante cose a volte anche maltrattandomi. Mi ha  rubato qualche volta  l’aria, trattenendomi tra le sue lunghe e infinite correnti. Mi ha risucchiato come un turacciolo in un oceano, mi ha sconquassato via via le varie canoe che negli anni si sono evolute. Poi è passato il tempo, io mi sono fermato a giocare contro il tempo e lei, che questo sa,  mi culla come fossi ancora quel bambino che ha conosciuto e che ha svezzato. Lei continua a regalarmi le emozioni di un tempo, ma soprattutto mi ricorda quanto è bello ed unico trovarsi da quelle parti ogni tanto. E’ incredibile come il tempo si è fermato quando sei lì preso dalla sua velocità, dalla sua bianca corrente, dalla sua dolce poesia. Ti rendi conto che il tempo passato non si è perduto e lo ritrovi magicamente ogni volta che ripassi da quelle parti. Torni in un istante fanciullo, atleta, uomo, allenatore, padre, amante  e ti fa capire che nulla e nessuno ti ha lasciato come nulla e nessuno ti ha rubato nel tempo tutte quelle emozioni, gioie, sentimenti e anche amarezze che hai vissuto fra le sue tenere braccia. 

Occhio all’onda!  

Uno slalom dinamico




I  campionati europei di slalom mi sono proprio piaciuti! 

Non ero presente sul posto considerando il fatto che il Brasile non è Europa e che i nostri campionati continentali sono i Pan-Americani o meglio ancora i Sud-Americani.  Ciò non toglie però il fatto che l’avvenimento era  di interesse mondiale e che per chi vive di pane, canoa e slalom non può passare inosservato. Quindi lottando su internet per trovare la diretta, grazie soprattutto ai “maghi” di Siwidata, non mi sono perso l’occasione per seguire “live” la manifestazione. 

Nel kayak maschile Jira Prskavec ha vinto con poco più di 81 secondi. Bravo il giovanissimo ceco, classe 1993, allenato dal padre e che ha già nel suo curriculum il mondiale individuale U23 nel 2011, mentre nel 2010 fu campione  Europeo Junior sia individuale che a squadre. Ma al di là della sublime prova del praghese mi preme sottolineare due cose. 

La prima sono gli 81 secondi di gara, distanza ideale per una gara di slalom considerando il fatto che tutto l’interesse viene concentrato sull’atleta in gara e quando questo finisce dopo solo 8/10 secondi parte l’atleta successivo. Questo permette di mantenere i livelli di adrenalina elevatissimi non solo nei concorrenti, ma soprattutto negli spettatori sia essi televisivi o presenti sul campo. Gli 8/10 secondi sono giusto il tempo necessario per non far dimenticare la prova appena vista e concentrarsi sulla successiva mantenendo alto l’interesse e la partecipazione di tutti. Deve passare poco tempo tra un concorrente e l’altro e soprattuto non ci devono essere due atleti in gara contemporaneamente perché altrimenti rischiamo di sviare lo spettatore al punto tale di non permettergli di seguire emozionalmente la prova. Il poco tempo fra gli atleti ha anche lo scopo di permettere un raffronto ravvicinato immaginario, cosa che non potrebbe succedere se passa troppo tempo o se sviamo l’attenzione agli spettatori. 

Ricordiamo che il successo di uno sport è dato dal patos che questo ha sulla gente. Cosa purtroppo che non si è potuta ripetere per le altre categorie considerando il fatto che le donne sedute hanno vinto con 91 secondi (12%), i C1 uomini con 89 (9%), i C2 con 95 (17%). 

Secondo punto su cui voglio porre l’attenzione  è il tracciato. Particolarmente fluido, con la maggior parte di pali unici. Risalite da fare con un solo colpo. Difficile, ma non troppo, veloce al punto giusto. Capace di far prendere rischi, ma comunque contenuti, anche se necessari per portare a casa le medaglie. Direi che dal mio punto di vista ci siamo. Percorsi che mettono in risalto le qualità tecniche pure e le abilità motorie in generale. Percorsi che lasciano spazio all’interpretazione personale sulle linee d’acqua da seguire. Percorsi che  devono essere prima capiti, poi interpretati e successivamente concretizzati in acqua in quella rappresentazione individuale più intima di ogni slalomista.

Terzo punto... ma non erano due? Portate pazienza scrivo anche il terzo e se non vi va chiudete pure qui, ma visto che c’è l’ho in testa lo scrivo pure e cioè sul programma di gare seguito, decisamente stravolto rispetto a quello abituale. Non due manche di qualifica dove passavano i primi 40 K1, per seguire con semifinale e finale a 10, per un totale di 4 manche su due percorsi diversi.  Qui con due manche si è chiuso il cerchio. Una manche dove passavano i primi 15 che si giocavano la finale. Un programma contenuto per i problemi nati nei giorni precedenti dalla piena del fiume che ha coperto il canale, un programma però che esalta l’attimo, il momento. In sostanza in un giorno si sono assegnati titoli continentali in k1 uomini, C1 uomini e C1 donne più le gare a squadre. Giorno successivo k1 donne e C2 individuali e a squadre. Tutto sommato non male anche se molto tirato. Tutto sullo stesso tracciato. 

Io ho un’altra proposta. La settimana prima viene messo il percorso di gara. Si lascia agli atleti il tempo di allenarsi, poi il sabato ci si gioca la gara come a Cravocia... provare per credere! 

Occhio all'onda! 

Vincere o perdere, vivere o morire hanno lo stesso sapore



      « Questi si affidano
ai numi immortali: non piantano alberi,
non arano campi; ma tutto dal suolo
per loro vien su inseminato e inarato,
orzo e frumento e viti che portano vino
nei grappoli grossi, che a loro matura
la pioggia celeste di Zeus »
(Odissea, IX, 107-111)

Che spettacolo e  che magica lezione di vita e di sport in quelle 4 ore e 37 minuti  di epiche gesta. Non hanno risparmiato nulla i due ciclopi del tennis mondiale che forgiano, in ogni loro colpo, fulmini per Zeus. Hanno tirato fuori dal loro repertorio tutto l’immaginabile e oltre. Rafa è arrivato perfino a fare punto su una risposta sotto le gambe lasciando basito lo stesso Novak che nel quarto set ha dovuto chiedere aiuto direttamente al suo angelo custode per non essere schiacciato dal bulldozer forgiato sull’isola di Maiorca con materiali nobili, grazie all’opera degli dei. Due fenomeni che quando giocano sembrano destinati a lasciare il segno negli animi di chi ama lo sport indipendentemente che sia tennis, canoa o atletica leggera. Già dopo i primi due set non si riesce più a stare seduti sul divano di casa. Neppure gli spettatori sul rosso campo parigino sembrano godere della tranquillità necessaria per gustarsi il match sulle loro seggioline colorate pagate in euro sonanti.  Il gioco si fa sacro quando il serbo non ci sta a lasciare il campo prima di arrivare al quinto set. Negli occhi dello spagnolo si legge la determinazione, la voglia di arrivare alla sua ottava finale in nove edizioni e il desiderio di urlare al mondo che Rafa è tornato dopo aver tanto sofferto per 7 lunghi infiniti mesi. Dopo essere tornato sui campi di periferia per non dimenticare il sapore del sangue, della polvere, delle tribune deserte, là dove ha ricostruito il suo essere unico.  
Guardare Nadal e Djokovic giocare  è come guardare un’opera d’arte di Michelangelo: semplicemente perfetta, si potrebbe scrivere una Treccani di come dovrebbe essere il tennis moderno, anzi di come sarà il tennis futuro!  Impossibile non entrare in loro ed iniziare a sudare; impossibile mantenere la frequenza cardiaca di chi è seduto comodamente davanti al televisore; impossibile non soffrire; impossibile non vivere la tensione; impossibile non sentire l’intensità di ogni colpo sulla racchetta; impossibile non percepire il dolore che dopo ogni risposta ti assale in ogni parte del corpo; impossibile non godere e tirare un respiro di sollievo quando Rafa si slaccia le scarpe che portano il segno della drammatica battaglia appena conclusa. Impossibile non soffrire quando, prima dell’intervista, si toglie la fascia sul ginocchio bianco, mentre il resto del suo corpo esposto al sole è color della terra del campo di gioco, come i suoi pantaloncini.
In quei gesti unici, sublimi, incantevoli  si vive la tragedia e la soddisfazione di un’altra battaglia vinta. Come vada a finire questa edizione del  Roland Garros poco conta... la vera finale è già stata disputata!  
Poi, quando il cuore torna a battere regolare, le mani non sudano più e si inizia a metabolizzare quanto vissuto, si inizia a capire che, come da tutte le battaglie, quanto visto e vissuto resterà a lungo nella tua anima ti accompagnerà nei tuoi pensieri, nei tuoi  momenti bui per prendere energia e capire che fino all’ultimo respiro bisogna lottare, crederci. Vincere o perdere, vivere o morire sono condizioni che comunque hanno lo stesso valore, unica condizione sine qua non è vendere cara la pelle. 

Occhio all’onda!