Chapeau Monsieur Tony!


Raffy ha avuto la capacità di emozionarmi!  Il piccolo C1 destro, saputo oggi stesso del ritiro ufficiale dalla competizioni del grande e mitico Tony Estanguet, scriveva sulla sua bacheca di facebook: “honor to the glory” e ha completato questa riflessione inserendo una foto del poster che il grande campione gli regalò qualche anno fa con una dedica speciale: “A Raffy futur champion de C1 - vive la relève”.
Bello, molto bello ed eccitante. Raffy ha colto nel segno con l’immagine e con la precisa locuzione verbale:  “onore alla gloria” per salutare un campione come Tony Estanguet. In effetti  chi più del pagaiatore transalpino ha il merito di aver reso grande la canoa slalom e l’immagine dell’eroe senza macchia e peccato?  E chi più di lui può parlare di gloria? Gloria  per l’eternità a colui che si ritira con la corona di campione olimpico sul capo, gloria a colui che chiude una carriera sportiva con un titolo così importante; “Gloria in excelsis  deo”  per un atleta che ci ha regalato discese da manuale, esempio di modestia e professionalità. Gloria e onori sul campo ad un atleta che ci ha esaltato, ci ha rapiti in mille peripezie, danzando magistralmente tra le porte dello slalom, vincendo, perdendo e vincendo ancora.
Tony Estanguet mi ha fatto sognare e di volta in volta me lo immaginavo come un giovane guascone pronto a difendere l’onore delle Francia. Il D’Artagnan che in mano non teneva la spada, ma la pagaia. Ho un flash forte e chiaro di un moschettiere con al collo la sua terza medaglia d’oro a cinque cerchi che corre dietro ai suo compagni per incitarli, per spingerli, se questo fosse mai possibile, tanto quasi da finire in acqua con loro. L’ho visto gioire per la medaglia della Fer e l’ho visto soffrire per la mancata medaglia  dei compagni del C2. L’ho visto sorridente e composto dopo ogni vittoria così come dopo ogni sconfitta. Quest’uomo, prima che come atleta, ha dimostrato di poter essere un vero gentleman sempre e comunque.
L’ho apostrofato nel corso degli anni con molti appellativi: Il duca di Lee Valley, il Signore della pagaia, il cavaliere errante e  tanti ancora tutti scaturiti dalle sue gesta, dalle sue gare epiche. Lui è stato insignito dal presidente francese Cavaliere della Legion d’onore, l’onorificenza istituita da Napoleone Bonaparte il 19 maggio 1802, quindi non ci sono andato molto lontano ad individuare quale sia la sua vera natura! Ora la sua storia sportiva è arrivata al suo atto conclusivo. Per lui si chiude un capitolo e certamente se ne apriranno degli altri, primo fra tutti in quel suo ruolo di rappresentante degli atleti all’interno del Comitato Olimpico Internazionale per i prossimi sei anni.
Tony Estanguet rappresenta per la prima volta  la Francia ai campionati del mondo junior nel 1994 dove finisce in ottava posizione e prende una medaglia d’argento a squadre. Quei mondiali, disputati a Wausau (USA) furono vinti da Michal Martikan, e qui inizia la storia della grande sfida con il campione slovacco che è durata fino ad oggi. L’anno successivo agli europei junior prende la sua prima medaglia individuale un argento dietro ancora una volta allo slovacco. Nello stesso anno esordisce in Coppa del Mondo.
Partecipa a 10 campionati del mondo conquistando individualmente  tre ori (2006 - Praga; 2009 - La Seu d’Urgell; 20120 - Tacen) e tre argenti (2003 - Augsburg; 2005 - Sydney; 2007 - Tres Coroas). Mentre a squadre vincerà il mondiale nel 2005  e 2007 e due argenti nel 1997 e nel 2003.
17 le Coppe del Mondo a cui partecipa vincendone due e cioè nel 2003 e 2004.
9 i Campionati Europei disputati con tre ori individuali (2000, 2006 e 2011). Due argenti ancora nella prova individuale nel 2002 e 2012. A squadre è campione europeo nel 2011 ma con i compagni ha conquistato altri  due argenti e tre bronzi.
4 le Olimpiadi a cui a preso parte vincendone 3 (2000, 2004, 2012) e finendo nono nel 2008.
Questa in sintesi il palmares del campione francese che si ritira a 34 anni da campione olimpico. Si pensava che continuasse almeno per un altro anno per non perdere gli sponsor e sfruttare così il suo grande momento. Ritirarsi oggi però dimostra che Tony Estanguet esce dai meccanismi di un facile guadagno nascondendosi dietro il titolo di campione e atleta. Lui ha preferito chiudere un capito e aprirne subito un altro.  Lui esce a testa alta, da grande uomo e da esempio per tutti.

Grazie Tony per i magici momenti che ci hai regalato - chapeau Monsieur Tony!


Occhio all'onda! 

"Io credo nell'uomo"

(Michilini), CHE GUEVARA CON EL CRISTO AMARILLO
Oggi sono andato da solo in bici  a Icli, dove ci alleniamo da quando l’acqua non c’è più sul canale, vista questa secca memorabile. Sono poco più di 17 km. che ho fatto ascoltando musica e dialogando con i miei pensieri. I primi otto chilometri corrono a lato della superstrada. Poi giri per Tres Lagoas e ti sposti su una strada secondaria che attraversa per l’appunto il paesino e che ti porta sul grande lago che forma la diga di Itaipu. Il percorso, all’andata, è in leggera pendenza con qualche piccola salitina  che ti fa guadagnare quota e ti mette a dura prova le gambe. Ci impiego circa 40 minuti anche se per la verità, considerando l’intensità dei pensieri che mi hanno accompagnato oggi,  mi sono sembrati molti di più. Mi sono visto nel mondo a pedalare e mi chiedevo che cosa gli sta succedendo... al mondo!  Mi sono detto che forse c’è meno romanticismo e poesia di un tempo. Forse è colpa nostra se non siamo in grado di apprezzare le piccole cose della vita e non gioire abbastanza per esse. Forse è colpa nostra se non riusciamo a trasmettere queste emozioni e queste sensazioni alle persone che ci circondano per far sì che la gioia di vivere questo momento sia tanto contagiosa che nessuno  possa  sfuggirne. Se il mondo fosse contaminato da ciò forse avremmo trovato la soluzione a tutti i problemi.  La sensazione di pedalare e prendere il vento in faccia, mi faceva sorridere. La musica mi faceva cantare ...”Quatro pasos quiero acordarme. Quatro pasos ya sé. Tu me quisiste, yo te quise...” Una sensazione di grande energia mi ha avvolto  e toccava  tutto ciò che mi circondava. Non lo so se la mia velocità di pedalata aumentasse, so solo che la mia mente ne traeva beneficio e la sensazione è stata quella di  volare e di non sentire la fatica. Poi, complice il film visto ieri sera, ho pensato a Che Guevara morto in Bolivia, se vogliamo poco distante da dove sto vivendo. Ho pensato a questo uomo per il mondo a lottare per cercare di far trionfare il suo credo. Bella la scena del film dove un soldato gli chiede: “Lei non crede in niente, Comandante?", "No, io credo nell'uomo", dice il Che una volta catturato, e sarà proprio questa sua incrollabile fiducia a condurlo alla sconfitta finale. Beh tutto ciò è semplicemente magnifico è di una profondità unica e sublime. Mi sono detto che era così  anche per Gesù Cristo no!

Arrivato al lago ho pagaiato con Zeno e Pedro, gli altri miei atleti erano rimasti alla Pousada per studiare. Sono tutti sotto esami visto che fra poco meno di due settimane si chiudono i battenti e il Brasile entra in un periodo di stasi tra natale e la fine del carnevale. Ora, uffici, scuole, istituzioni, banche e tutto il resto  ci stanno dando dentro per chiudere i conti e per iniziare in tranquillità questo lungo periodo di stand-by, fatto di tante feste e mangiate, musica, samba e tanto altro. Noi non ce lo possiamo permettere avremo solo una piccola pausa di un mese,  poi ci si ributta a capofitto nella preparazione.
Al lago abbiamo pagaiato con un cielo minaccioso e con tuoni in quota che hanno reso  l’atmosfera molto particolare e tenebrosa. Solo una quarantina di minuti per disintossicarsi dall’allenamento della mattina con i pesi e poi via di nuovo in bici per ritornare alla base. Nel ritorno ho pedalato in compagnia visto che è venuto con me Adriano, il tecnico del progetto “Meninos do Lago”,  e i pensieri sono stati meno profondi e soprattutto condivisi.  La  serata è stata piacevole anche se  ho un pochino ecceduto:   tre fette di pane tostato ricoperte da uno strato di nutella incantevole... inizio ad avere bisogno d’affetto. Vado a nanna e non ci penso illuminato dalla Luna che piena e luminosa mi illumina. Una leggera brezza entra dalla finestra, Zeno si sta addormentando ed io ti sto abbracciando Amur ... buona notte! 

Occhio all’onda!

Imparare, migliorare, raffinare per arrivare a fare tuo un gesto motorio



Tutto ha un tempo... anche il mio porta abiti appeso alla porta è deceduto... la colla non lo supporta più e questa notte, con un tonfo bestiale, ci ha lasciati. Me ne sono reso conto solo alla mattina al mio risveglio quando ho visto le cose appese a terra e così ho metabolizzato il tonfo notturno percepito nel sonno. Va beh magari provo a rincollarlo o altrimenti prendo due viti e lo fisso con quelle. Un rimedio lo troverò senz’altro.
E così pensandoci e ripensandoci sono arrivato al mio primo anno di lavoro qui in Brasile.  Un periodo passato molto velocemente che, se non fosse per la lontananza dal 50% della mia famiglia, è scivolato via piacevolmente  e velocemente. Eppure di lavoro ne è stato fatto parecchio e ho visto crescere quotidianamente  sotto i miei occhi questi sedici pargoletti con cui ogni giorno condivido gioie e dolori. Di miglioramenti ce ne sono stati molti  sotto vari  punti di vista. Per l’aspetto fisico non dubitavo minimamente anche perché non me ne sono mai  fatto un problema. Ritengo la cosa sotto controllo e facilmente raggiungibile. Dal  punto di vista tecnico sono state costruite le basi per riuscire a camminare su una strada che potrebbe sembrare nei primi anni molto tortuosa, ma che alla fine ci farà raggiungere la vetta con tranquillità e serenità.  In sostanza non ho scelto scorciatoie o soluzioni di forza, ho cercato e ricercato la consapevolezza del gesto tecnico da migliorare, da imparare, da raffinare e solo alla fine da fare tuo. Ciò su cui ho maggiormente puntato è stata la partecipazione attiva dell’atleta nel progetto e nella crescita individuale. Abbiamo messo sotto torchio i ragazzi perché intraprendessero questa strada e non si facessero abbindolare dalla voglia di saltare tappe fondamentali per la crescita. Non abbiamo mai posto pressione per ottenere oggi risultati sportivi importanti, anzi è sempre stato chiaro a tutto il gruppo che se ciò fosse avvenuto avrebbe portato alla disgregazione del lavoro.  Un allenamento quindi molto specifico, che se pur fatto per ovvie ragioni in gruppo, ci ha portato a personalizzarlo per ogni soggetto. Una presa di coscienza coadiuvata da ogni responsabile di area con la condivisione comune dei miglioramenti, delle difficoltà, delle problematiche che ogni volta si presentavano. Una distribuzione del lavoro tra noi tecnici e una responsabilizzazione graduale verso gli atleti sono stati gli elementi fondamentali per motivare ognuno di noi nel proprio ruolo.  Molto utili ed interessanti sono state le riunioni del lunedì mattina tra lo staff tecnico e i vari settori, sanitario, amministrativo, logistico, per fare il punto sulla settimana passata e per chiarire gli obiettivi della settimana successiva.
Ora ci aspetta un mese di pausa, una vacanza attiva per gli atleti e una vacanza rigenerativa per noi allenatori che ha lo scopo di farci staccare per un attimo la spina prima di riprendere la preparazione per la stagione 2013. Ci sarà la possibilità di meditare su tutto quello fatto e di cogliere le sfumature che, per forza di cose, arrivano sempre a scoppio ritardato, ma che diventano fondamentali per migliorare.


Occhio all'onda!

Per non perdere il momento

Un allenatore vive di piccole, ma nello stesso tempo di grandi soddisfazioni.
Bisognerebbe fare sempre una fotografia di quando si inizia a lavorare per poi ripeterla con costanza e regolare cadenza. Alla fine, accostando i vari fotogrammi, ci si può rendere conto del lavoro effettivamente portato avanti e della crescita avvenuta.  Questo è un sistema.

A volte però il lavoro ti regala delle sorprese e allora senti dalla voce di un tuo atleta, al termine di un esercizio che non riusciva a mettere in atto qualche mese fa, “però allora l’allenamento serve veramente!”   Questa testimonianza diventa la vera spinta per continuare a lavorare e a credere in quello che si sta facendo.  È qui che scatta il momento di maturazione dell’atleta, quando tocca direttamente con mano il risultato, quando cioè raggiunge l’obiettivo. In questo momento nel suo patrimonio personale si scriverà un nuovo capitolo che gli permetterà di  proseguire al meglio la sua maturazione. 

Monitorare la crescita e gli sviluppi dell’allenamento serve a due scopi precisi. Il primo per avere dei chiari punti di riferimento se il lavoro proposto e fatto ha delle ripercussioni positive e in quanto tempo, mentre il secondo obiettivo è ricevere dai dati informazioni su come proseguire il lavoro senza mai adattarsi alle proposte precedenti. Ciò che poteva andare bene tempo addietro, magari non può andare bene oggi o tanto meno per un futuro prossimo o remoto.

Annotarsi i miglioramenti sarà molto utile e diventerà un punto di riferimento preciso per l’allenatore e per il suo atleta. Interessante prendere nota non solo dei vari test effettuati, ovviamente, ma anche dei  piccoli miglioramenti che magari si possono notare durante l’allenamento.
Molto spesso l’atleta che effettua il Test potrebbe pagare l’ansia da prestazione e non ottenere i risultati sperati, mentre durante l’allenamento l’atleta è libero di esprimersi, senza nessuna preoccupazione. 
Comparare eventualmente i due dati (test consapevole e test inconsapevole)  risulterà molto utile per capire se il proprio atleta è affetto da questa “malattia”!
Spesso e volentieri applico questi sistemi proprio per capire in profondità l’atleta con cui lavoro. Interessante successivamente mettere a conoscenza di ciò lo stesso atleta consegnandoli i risultati dell’analisi fatta.

A casa e  ora anche qui, ho “tonnellate” di quaderni di appunti con disegni, percorsi di gare, idee che nascono osservando gli allenamenti, gare, video.   Scrivo tutto perché ciò mi dà modo di concretizzare in quel momento il pensiero e successivamente per riprenderlo e rielaborarlo. 


Interessante e soprattutto comodo per ritrovare e ritrovarsi

Occhio all'onda! 

Rua Mato Grosso la strada di casa

... prosegue da Rua Mato Grosso

Alcune settimane fa sicuramente l’argomento di discussione erano le elezioni del Prefeito e cioè del sindaco. La campagna elettorale è stata molto colorata nel vero senso della parola! Praticamente se la giocavano due personaggi e cioè  il numero 40 e il 65; i nomi francamente non me li ricordo, ma neppure loro si sforzavano in questa direzione puntando soprattutto sul colore e sul numero.  Il primo vestiva tutti i suoi sostenitori di giallo e l’altro di rosso. Entrambi piazzavano molte persone ai semafori con bandiere e volantini e,  mano a mano che ci si avvicinava all’evento, le persone di giallo o di rosso vestite andavano aumentando. Tanto che arrivare ai semafori ti sembrava di essere all’arrivo o alla partenza del gran premio con bandiere che svolazzavano ovunque e con tanta gente che ti accoglieva.  La ripartenza al verde risultava sempre molto complessa. In quei giorni ho riempito la macchina di santini elettorali e di pubblicità varia. Sì perché ad approfittare della situazione erano i vari punti vendita che, con proprio personale, distribuivano assieme ai programmi elettorali, , le offerte di questo o di quel centro commerciale. Insomma con uno stop facevi il pieno. Si dice che per stare con la bandiera in mano ai semafori i sostenitori prendessero 50 reals al giorno (poco meno di 20 euro),  ma la cosa in realtà poteva avere anche un altro risvolto:  gli stessi potevano  riversare quei soldi nelle casse del candidato che, se eletto, avrebbe restituito con gli interessi eventuali favori che lo stesso “sbandieratore” avrebbe richiesto. Il problema però è sempre lo stesso e cioè avere l’uovo oggi o la gallina domani? Il rischio che il candidato non fosse eletto era pari al 50%  quindi prendere  i 50 real o investire nel futuro nella speranza che il vento giri nel verso giusto? 
Terminate le elezioni, la gente sulla Rua Mato Grosso, ha ripreso il suo tram-tram normale e molto probabilmente oggi e per i prossimi quattro anni non si parlerà più di politica.  I  discorsi tornano a essere quelli di sempre. Si parla di storie conosciute o di nuove nascite che qui sono sempre numerose. I bimbi certo qui non mancano e tutti si danno un gran da fare per aumentare il numero di brasiliani. 
La cosa è sicuramente interessante.  Certo è che le famiglie hanno una dimensione diversa da quella che noi abbiamo come modello.
Arrivando quasi alla fine della strada si incrocia prima avenida Argentina e subito dopo avenida Costa e Silva e qui finisce Rua Mato Grosso che aveva preso vita dal lato opposto da avenida Felipe Wandscheer. Se si gira a sinistra ci si trova di fronte al centro commerciale più grande di Foz. Ci si trova di tutto ed io ogni altra sera vado a far provviste per il frighetto che ho in camera. Giusto qualche bevanda, latte, yogurt e cereali per saziare i buchi della fame di  Zeno che alla sera torna da scuola  con un certo appetito. Se si gira a destra si affronta una strada molto grande che ti porta fuori dalla città. Qualche volta la percorriamo per andare ad allenarci sul lago a monte della grande diga di Itaipu.
Non ho scritto che su questa via c’è anche una base per il “Moto Taxi” che da queste parti va alla grande visto che costa poco ed è veloce. Le moto che usano sono generalmente Honda 125 o 200 gialle e questo servizio è operativo 24 ore al giorno e non ha pause per festività o per scioperi. Il moto taxi lavora sempre visto che non ha solo il compito di trasportare passeggeri da una parte all’altra, ma può essere contattato per una serie di servizi. Ad esempio se vi serve acquistare qualche cosa in Paraguay chiamate il Moto Taxi, lo fornite di tutte le informazioni necessarie e lui a breve tornerà con la merce richiesta. Si resta un po’ perplessi sul tema sicurezza vedendoli sfrecciare fra il traffico senza rispettare limiti, incroci e semafori. A loro sembra tutto permesso.  
Due chilometri di strada nel cuore del Brasile, due chilometri di vita, una strada come tante altre, una strada però che giusto da un anno è diventata la via di casa.

Occhio all'onda!

Tango la fine del racconto

...
Abandonò su viejita,
que quedò desamparada
y loco de pasion, ciego de amor,
corriò tras de su amada,
que era linda,
era hechicera,
de lujuria era un flor,
que burlò su querer hasta que se cansò
y por otro lo dejò.
...



Quanti silenzi dopo la “Cumparsita” che riporta alla realtà  persone che avevano lasciato la loro quotidianità altrove. Così dopo strette di mano e abbracci importanti, calorosi e sentiti, riaprendo le portiere delle auto ci si riveste di quelle vite, tuffandosi nella notte. Storie diverse, lontane forse da quei passi eleganti, pieni di sentimento e di emozioni. Lontane dalla soavità di una musica che ha la forza di trasportare le anime altrove; quella musica che ha la capacità di farti entrare nelle persone per comunicare e trasmettere o prendere energia. La strada che ti riporta a casa la conosci. Se ti capita di passarci di giorno ti ritrovi spaesato o ti accorgi di percorrerla in maniera diversa con un significato avulso da  una andata o un ritorno da o per  una serata di ballo. In quella notte però l’aria che respiri parla di un’altra vita che ti proietta in un’altra dimensione  e che  forse condividi con chi  ti siede accanto, presente o no.  E allora le parole sono dolci carezze, gli  sguardi sono teneri, i baci timidi, i pensieri profondi. Ti accorgi che l’intesa in pista c’è perché è la conseguenza di un rapporto che si è rafforzato, maturato, cresciuto, negli anni e si è radicato così forte che niente e nessuno può strapparlo da una terra che lo custodisce con cura e fertilità, rinnovandolo giorno dopo giorno e restituendotelo in forme diverse che devi saper riconoscere ed apprezzare. Forse per te e per il tuo rapporto, forse per trasmetterlo ad altri nel tuo lavoro, nella tua passione, nell’unicità di ognuno. E rivivi gli abbracci della serata…ma è sempre uno solo quello magico, quello che ballando non ti fa sudare e che ti regala solo sensazioni forti tanto da fermare il tempo a quel primo bacio che ha avuto la forza dirompente di unire due  mondi, per dare vita ad altri.
Sulla via di casa ad aspettarti c’è una gatta bianca che magicamente ti appare graziosa e armoniosa sul muretto appena scendi dall’auto e sorniona e con quel passo felino ti si avvicina, si lascia fare una coccola e ti accompagna. Entra con te dalla porta principale, orgogliosa di quell’atto che la rende unica  e fedele ai suoi padroni e si ritira in disparte per lasciare spazio al loro abbraccio. Una doppia salida, un altro gancio, una dissociazione  e un’uscita americana ancora per raggiungere l’estasi assoluta dove i corpi si uniscono per diventare una sola persona, per essere uno dentro all’altra, per fondersi nelle note di una notte speciale, come tutte le notti passate assieme unite in un puzzle unico. Ma l’oscurità illuminata dalle stelle non  regala solo intimità, ma sa anche rafforzare e gioire di tanto amore con la consapevolezza che tutti i minuti condivisi vicini o lontani sono magici per l’eternità.


... 

Sintiò que desde el cielo,
la madrecita buena,
mitigando sus penas e sus culpas
perdonò.


Occhio all'onda! 


Rua Mato Grosso a Foz do Iguaçu

Rue Mato Grosso è una strada lunga poco più di 2 chilometri e correre quasi parallela ad  Avenida Paranà. Rimane all’interno e forma il quartiere Maracanà. Una zona in cui sorgevano lateralmente numerose favelas. Da dimore occasionali si sono trasformate negli anni in veri e propri agglomerati con tanto di bar e rivendita di genere alimentari. Il bar, nella parte iniziale della via, è  costituito da una tettoia in lamiera, un bancone di cemento e mattoni, un frigo  delle birre e degli espositori anni ’50. Il bazar dei generi alimentari sembra essere passato sotto un bombardamento, ma ha veramente di tutto considerando la fila di gente che sempre affolla questo luogo, con bimbi scalzi che passano sotto le gambe a tutti per prendere comande di chissà chi.  Nelle vicinanza c’era anche un primordiale campetto da calcio con le porte tenute in piedi miracolosamente e su un terreno che si addice più ad un percorso di bmx. I bimbi, scalzi, lo affollavano spesso e volentieri giocando con palle che non sempre si possono considerare tali. Sgonfie, spelacchiate, quadrate, gialle, nere, ma ciò che non ho visto mai cambiare è il sorriso sul volto di questi bimbi. Ciò che non ho mai visto mancare è l’energia per correre dietro ad un pallone. Ciò che non manca mai è il sole che illumina questi piccoli giocatori di calcio.
Poi il tempo passa e i governanti hanno deciso di dare una svolta  abbattendo il precario per costruirvi palazzoni che presto offriranno alloggio a molte persone.
Salendo lungo la via la scenografia piano piano cambia. Dopo la nostra Pousada ci sono due belle ville chiuse sempre impeccabili e pulite. Di fronte stanno costruendo due palazzoni. Fino a qui  Rua Mato Grosso e ha due sensi. Poco più avanti si può risalire la via da un lato solo. Qui ci sono sempre due cani che camminano tranquilli padroni della strada. Uno è alto alto chiaro, l’altro è pure chiaro ma è lungo lungo, potrebbero sembrare fratelli, ma sicuramente da padri diversi. Sono tranquilli  e non si affannano per nulla. Quando si avvicinano ai vari cancelli gli altri cani si agitano non poco. Questi ultimi abbaiano come forsennati e loro due osservano i colleghi con superiorità. I cani con padroni sembrano stressati con mille problemi, mentre gli spiriti liberi di alto e lungo sembrano godersela sotto i baffi. Forse loro qualche pasto lo saltano pure, certo è che sembrano non farci caso avendo in cambio la loro libertà, il loro essere i veri padroni di Rua Mato Grosso. Anche nell’attraversare la strada impressionano per classe e disinvoltura. Ho la certezza che qualche pasto caldo lo recuperino da una signora grassa, grassa che al sabato e alla domenica si siede sul ciglio della strada giusto fuori dall’uscio di casa. In effetti pensandoci, questa via ha due aspetti. Quello infrasettimanale e  quello dei week-end.  Il primo molto formale con la concessionaria della Hyundai aperta e con auto che entrano ed escono in continuazione. Poi ci sono due parrucchiere dove possono trovare spazio anche gli uomini per una accorciatina al capello.
Si arriva al secondo semaforo e sulla sinistra, di angolo, c’è una pizzeria. Ci sono stato qualche volta a mangiare la pizza. Non è male, ma devi pensare di andare per mangiare qualcosina, ma con la consapevolezza che non si va a mangiare pizza. Chiaro il concetto? Poco prima c’è il gommista dove mi fermo qualche volta a gonfiare le ruote della bici. E’ molto gentile e non mi chiede mai nulla. Le “borracarie” da queste parti sono numerose considerando che le strade non sono proprie e vere piste da biliardo, quindi a loro non manca il lavoro e la gente è contenta trovarle praticamente in ogni angolo.  
La particolarità però di Rua Mato Grosso è la gente che la popola nei fine settimana. Come una giovane mamma che dall’imbrunire del venerdì sera, all’altezza del primo semaforo,  fino alla domenica pomeriggio trasferisce sul marciapiede tavolino e sedie sulle quali ci piazza i tre figlioli. Giusto a lato pesca la comida da  una marmitta. Piazza sui piatti riso, fagioli e ogni tanto qualche pezzo di carne. I bimbi si alternano al tavolo o sulla strada per giocare con rudimentali e scassati giocattoli. Ogni tanto con loro c’è un signore, probabilmente il papà, visto che la bimba più vecchia, che forse arriva ai 10 anni, gli assomiglia molto. Quando i bimbi non sono a tavola, loro giocano a carte e sembrano raccontarsela e passarsela bene. Bevono mate e sorridono. Io quando passo in bici li saluto e loro sembrano per la verità non farci molto caso, più sorpresi sono certamente i bimbi che mi guardano e a loro volta mi sorridono. Ogni tanti ci trovo anche i due cani dallo spirito libero che si sdraiano vicino ai bimbi e aspettano in silenzio che qualcuno  allunghi loro qualche osso per farci serata.
L’altra cosa che sembra essere comune a molti che abitano qui è il fatto di lavare il metro quadrato di marciapiede che sta giusto in fronte alla porta di casa il venerdì pomeriggio.  Per farlo usano una pompa collegata all’acqua e così facendo praticamente inondano mezza Rua. L’effetto però è sorprendente perché i marciapiedi, con questo sistema, sono tirati a lucido. C’è anche chi li personalizza facendo proseguire la pavimentazione della casa fino al limite della strada.
C’è una casa azzurra molto particolare su questa strada con un albero gigante, di quelli che ti colpiscono e che non passano inosservati.  Con il tempo è cresciuto adattandosi alla casa stessa diventando un suo  complemento, ma la stessa casa  sembra essere stata costruita per lasciare spazio all’albero. Negli alberi c’è scritta la nostra storia, bisogna saperla leggere. Negli alberi c’è scritta la storia di un luogo basta saperla interpretare. Quindi risulta che l’architettura complessiva assuma un fascino molto particolare e se vogliamo unico nel suo genere. Mi attira questa abbinata di verde intenso della natura e l’azzurro della casa. Poi le tonalità cambiano relativamente alle ore della giornata e ovviamente alle stagioni. Così mi capita di passare quando il sole si è appena alzato e mi incanto a guardare il gioco di luci che questi due elementi riflettono.
Sono tante le persone che nel fine settimana o in serate molto calde si siedono agli angoli delle intersezioni. Si portano la loro bella sedia di plastica e se la raccontano...

                                                                                                                    prosegue

Tango il racconto che prosegue

La musica struggente finisce e lascia spazio ad un applauso lungo e appassionato, le luci ridanno forma ai volti. La magica atmosfera creata lascia il posto ai colori e ai contorni di spazi e dimensioni.  C’è chi batte le mani forte e c’è chi le mani le batte ancora a ritmo di musica. C’è chi ha gli occhi illuminati e chi sugli occhi porta il segno della commozione, ci sono donne che guardano il ballerino con desideri vogliosi e chi con tenerezza e rimpianto. C’è chi non ha aperto il cuore ai sentimenti e c’è chi viceversa il cuore lo ha donato al mondo per farlo migliore per renderlo vivo e forte. Non si proferisce parola lasciando alle espressioni del viso il compito di comunicare l’emozione provata e vissuta attraverso altri che interpretano arte e poesia.
Loro, i ballerini, ringraziano con inchino. Sudato, scapigliato, sfiora con lo sguardo la compagna, tra loro l’intesa, oltre al tango, non è più segreta, ma ora non ha più bisogno di mostrarsi.  Il loro movimento è piacevolmente trasgressivo e spontaneo, dai gesti raffinati, dalle parvenze profonde e intime, dalla gestualità ricercata e curata in ogni momento della vita.  Me li immagino camminare tra la gente, me li immagino in coda alle poste, me li vedo al supermercato spingendo il carrello nella vita di tutti i giorni. Una passione, come la vita non ti abbandona mai, neppure quando pensi o fai altro, neppure quando nel cielo si concentrano nubi nere e piove a dirotto.  Li vedo danzare roteando nella folla; li vedo fermi sul posto a portare il peso da una parte all’altra in attesa del loro tempo; li vedo con il “dedo gordo del pie” disegnare cerchi su pavimenti di marmo nell’attesa che l’immaginaria ballerina completi il giro, fino a quando un numero ti desta.  Ai tombini ci passano larghi, nelle vie scelgono la via della ronda, la gamba cerca l’appoggio sicuro del piede, l’adorno c’è quando lo spazio lo permette. La promenade è con pivot e chassè sincopato.

Ritornano in pista gli spettatori che ora hanno dentro di sé una carica diversa. E allora le sacade diventano più importanti, la postura è nell’immaginario creato da quanto poc’anzi ammirato.  E allora a ballare ci sono tanti uomini e donne che si immedesimano nei loro idoli, che si muovono con spirito nuovo. Ecco l’effetto tanto sperato, ecco la gioia condivisa di tante ore passate a studiare, passate a coltivare e a ricercare l’estasi del movimento. Un regalo che l’uomo fa a se stesso, un regalo apprezzato, voluto e agognato. Ci sono poi quei silenzi, quegli sguardi persi, quegli appuntamenti dati per un’altra notte, per un altro sogno, per... continuare a vivere avvolti nell’incantesimo del “dos por cuatro”.


Occhio all'onda! o  come dice il mio maestro Gra "Ocho adelante"

Tango un racconto

                           “il tango è l’unico ballo che vale la pena di imparare
       perché è l’unico ballo dove le donne finiscono per essere sincere.”


Si muovevano al centro dell’arena con sublime eleganza,  su quello stesso palco che pochi istanti prima era calpestato da sognatori abbracciati alle loro dame e che danzavano aspettando la loro esibizione. Un movimento armonioso o rude, un assecondare e donare con il corpo risposte a proposte a volte scontate e a volte inaspettate. Occupare spazi altrui per poi concederli parsimoniosi, intrecciando gambe e abbracci in quella danza sensuale, armoniosa, grintosa, rude o dolce qual’è il tango.
Le loro vite iniziarono lontane una dall’altra, ebbero storie lunghe e passionali in altri e con altri lidi, prima di essere uniti da forze superiori e forse invisibili che la danza ha saputo scoprire. Storie comuni per un certo tempo, illuse forse per un amore lungo ed eterno. Un amore però che si spezzò nel fremito di una mordida, di un ocho atràs o di una medialuna. Se amori finiscono altri nascono perché la vita non la puoi controllare o dominare, la puoi e la devi solo vivere intensamente. Amori che nascono con la complicità di corpi che si muovono guidati solo dalla musica e da sguardi intensi che ti scavano dentro e non lasciano posto a falsità. In un abbraccio sono nascosti mille messaggi, mille segnali di fuoco, mille stelle da illuminare in notti buie. In una salida c’è l’approccio ad un passo successivo, ad un pensiero d’affetto ad un gesto sincero. La poesia di tutto ciò si frantuma varcata quella porta quando scesi dall’arena le strade tornano a dividersi. Ognuno ritrova una realtà costruita forse per noia o forse per errore e ora conservata e custodita per ignari pargoli. Eppure il destino è nascosto e ti incontra quando non lo cerchi o se lo cerchi non lo incontri. Storie di uomini, storie di donne, storie di amori espressi oppure nascosti, che trasudano in ogni passo in ogni gesto accompagnati dalla struggente musica del bandoneon. Perché nascondere sentimenti e gioie di passioni chiari e genuini come l’acqua che sgorga dalla sorgente per restare a vivere e non vivere situazioni ambigue e confuse in una ricerca di una normalità che nessuno può e deve definire? Il roteare sui passi dell’infinito ricercando un’estasi divina, dispensando emozioni e gesti a chi come te è attratto dal vortice di un approccio intenso e unico che nasce, vive e finisce nell’arco di quella tanda.  Effimera alla ricerca di un partner con cui accoppiarsi, con cui ballare, con cui condividere quel momento del ballo per sentirsi viva, per sentirsi in quell’istante eterna. E così per pochi o per molti minuti è rivivere velocemente e in continuazione il primo bacio. Dall’invito civettuolo gradito, sperato e atteso, al primo tocco quasi sfiorato. Il veloce approccio e disinibito battibecco di una storia che salta le tappe consumandosi sotto gli sguardi attoniti di chi ti circonda, ma come te malato, ammagliato, comprovato dalla stessa passione. Difficile credere che non sia così se il tango è veramente complicità in quel attirarsi e respingersi in quel vivere la tensione di un abbraccio ora forte ora sciolto. Capace di dividere coppie per formarne delle altre, capace di toglierti dal sonno, capace di portarti lontano, capace di farti fare ciò che mai faresti se non fossi spinto da una forza che ritrovi nel rito sopra raccontato.


Occhio allonda!  

... prosegue