Come volevasi dimostrare!


Il cielo è tornato bigio e questa mattina la sveglia è stata la pioggia sulla mia casa viaggiante. Poi la giornata è corsa via veloce come il vento che ha disturbato le gare di qualifica. Gare... se si può parlare di gare o semplicemente sono state una rincorsa solo  al meno peggio da parte di tutti gli atleti. Lo spettacolo visto è stato deprimente: atleti di alto livello che lottavano per prendere porte messe in punti assurdi. Lo show poi arriva dall’argento olimpico Vavra Hradilek che in seconda manche scende con due telecamere sulla barca una in punta e l’altra in coda, quest’ultima la perde alla porta numero 10, ma prosegue imperterrito. Il risultato è che si migliora rispetto alla sua prima discesa di ben 2 secondi. Sono curioso di vedere quel filmato! Lo spettacolo poi è proseguito con la canadese donne obbligate a scendere anche se comunque tutte e 17 passavano di diritto in semifinale: un inutile martirio per le povere ragazze in ginocchio.
Dopo aver martellato a lungo il mio collega tedesco ho scoperto che Kaufmann non ha preso parte alla stesura del tracciato delle gare di qualifica.  Il fatto nasce, sembra, dall’impossibilità di comunicazione fra Martikan e Kaufmann. I due arrivano ad un solo accordo: lo slovacco avrebbe fatto il tracciato della qualifica e il tedesco quello della semifinale e finale che sulla carta sembra essere più accessibile e dinamico. Andate a leggervi “comeback to Canoe Slalom by Michal Martikan” scritto dallo stesso “fenomeno” solo lo scorso gennaio e vi renderete conto che se lui è stato ed è un grande campione in canoa non lo è certo fuori dall’acqua per coerenza e per idee che sembrano più quelle di un estraneo al nostro movimento. Sempre da indiscrezioni sembra che il presidente del boarding Pronon, dopo la demo run di ieri volesse cambiare fisionomia al percorso dello slovacco, ma il muro contro muro nato tra i due non ha portato poi a nessun cambiamento. Cosa pensare? Che un presidente ha meno potere di un atleta? Per quale motivo è stato proposto Martikan a disegnare il percorso? Avevo sollevato delle perplessità in consiglio di gara, ma mi era stato risposto che questa era stata la scelta del comitato organizzatore. 
Praticamente in tutte le categorie l’unico obiettivo ricercato è stato quello di non saltare porte, non certo quello di fare un percorso veloce. Il miglior  kappa uno, Joan Crespo, fa registrare il tempo di  111,11 ben sopra la massimo previsto dal regolamento internazionale che dice che il percorso ideale deve avere una durata approssimativamente sui 95” (rule 20.2 - ... As a recommendation for the course designers, the course should be navigable for K1M in a time close to 95 seconds). Perché scrivere le regole se poi non si rispettano?

Buon venerdì sera a tutti ci sentiamo domani per le semifinali e finali dei k1 men e dei C1 uomini e donne e che dio ce la mandi buona!

Occhio all’onda! 

Si torna alle 25 porte... pazzesco!

Siamo arrivati alla scena madre della Coppa del Mondo Slalom 2012: il gran finale di Bratislava Repubblica Slovacca e le premesse per un atto conclusivo fantasmagorico ci potevano stare tutte. Stanno montando stand di ogni genere per arredare un’area che ogni anno si ingrandisce e migliora grazie alla sensibilità di un gruppo di persone che ad ogni stagione porta migliorie. L’ultima novità di questo centro è la messa in funzione del canale di sinistra: è possibile così sfruttare due canali contemporaneamente. Nella parte finale del percorso di destra hanno fatto un’onda spettacolare per fare surf e divertirsi. Ottima per i giovani che così possono prendere confidenza con il loro mezzo in tutta tranquillità.
Bene, tutto pronto, dicevo, per un grande evento. Peccato solo che il percorso disegnato per la qualifica da Michal Martikan sia semplicemente ridicolo e rovina, secondo me, la bella festa che potrebbe essere stata questa gara. Per la verità è stato fatto in collaborazione con il tedesco Sören Kaufmann che, probabilmente,  ha solo annuito e approvato le proposte fatte da un Martikan che domani ovviamente non prenderà il via. Dopo la delusione olimpica (il campione slovacco puntava al suo terzo oro e il bronzo è stato per lui  un ripiego) si è riciclato in questo ruolo e proposto dal comitato organizzatore, avvallato dall'ICF, ha disegnato i tracciati di gara. Mi dispiace solo per il tedesco che si è fatto abbindolare così miseramente. Lui che dopo la laurea in medicina e le sue medaglie ai mondiali in C1 è diventato responsabile di questa categoria nella squadra nazionale tedesca. Un tipo piuttosto taciturno, fatica a salutare quando ti incontra, bianchiccio di carnagione, sempre con le scarpe da ginnastica e il calzino a metà polpaccio. Poche parole, speravo però che avesse più polso visto che anche lui si era proposto per disegnare il tracciato di gara.
Staremo a vedere, ma dalle discese dei  forerunner di oggi si capisce che sarà una lotta per la sopravvivenza. Oggi lo slalom regredisce di 30 anni con tutte porte a due pali e combinazioni alla Dario Ferrazzi anni ’90. Ma se allora potevano starci oggi sono decisamente anacronistici fermando l’evoluzione di uno sport che dovrebbe continuare nella strada intrapresa: fluidità, velocità e continuità nel discendere il tracciato. Immaginatevi se in uno speciale gli sciatori sono costretti a rimontare a scaletta le porte! La progressione così facendo si interrompe continuamente per rimontare onde o per cercare di prendere porte in punti assurdi. Sette risalite, quindi asimmetrico, e 25 porte.

Domani i giudici di porta avranno il loro da fare, beato Giuseppe D’Angelo che dalle ultime notizie su Facebook viene dato turista in canoa su qualche laghetto alpino. Caro Peppino goditi  le vacanze e dormi sogni tranquilli cosa che non potresti fare se fossi da queste parti domani per le gare di qualifica... pazzesco! 

Seguite live qui e buon divertimento poi per i commenti ci sentiamo.

Occhio all'onda!

Archiviata la IV gara di Coppa del Mondo di slalom


Nella frenesia dello scrivere ieri ho dimenticato di fare una considerazione sulla prova vista di buon ora dai forerunners nel k1. Infatti il campione del mondo U23, Jířa  Prskavec, dopo aver portato gli ombrelloni nelle postazioni dei giudici di porta, sistemato i cartelloni sul canale e chissà cos’altro ancora, si è presentato alla partenza di tutta fretta e alle 8,30 ha fatto una manche da  89,93 mentre il suo collega Ondrej Tunka è andato di poco sopra a questo ottimo tempo. Ora in finale Daille ha vinto con un 89,72... fate un po’ voi perché aggiungere altro mi sembra superfluo.
Due tempi quindi che avrebbero regalato ai due apripista il secondo e il terzo posto assoluto. Non male direi come aperitivo ad una finale dei kayak che è sempre seguita con molto entusiasmo e di cui vi ho già parlato.
La giornata di oggi invece ci da’ l’occasione per parlare di Nuria Newman, la francesina, terza ai recenti mondiali U23, che in semifinale tra la 3 e la 4 ha deliziato il pubblico, già numeroso dalla mattinata, con un numero da freestyle. Che cosa ha fatto la transalpina? Presto detto: arriva sbilanciata verso valle sulla porta 3 e ha ancora in acqua la pala sinistra. A questo punto viene inghiottita dal reflusso che la trascina dentro il buco. Lei non esista un solo secondo. Lascia la pala dove si trova, ci mette il peso sopra ed esegue una vera e propria rotazione in aria per mettere in atto un “kickflip” da premiare sul taccuino dei giudici con un  10 e lode! Ma il bello arriva al traguardo quando ferma il cronometro su 107,07 che sta a significare finale diretta. Morale: non perdere mai la testa e guardare sempre avanti!  Brava Nuria oltre ad essere simpatica, estrosa, eclettica e appassionata di fotografia, davanti a lei un gran futuro.
Fuori ancora una volta dalla finale Corinna Kuhlne che nella porta 4 ci mette solo mezza testa, ma fa un tempo ancora una volta stratosferico: 102, 97 + 50. Povera Corinna che sembra aver smarrito la “diritta via”. Parafrasando ancora l’amico Dante chi ha abbandonato veramente  “la verace via” invece è Elena Kaliska che finisce nelle retrovie in semifinale tra atlete che potrebbero essere tranquillamente sue figlie! Perché si ostina a continuare a pagaiare oscurando così il suo glorioso passato?  Non c’è forse nella vita il tempo per ogni cosa? Non pensiamoci e guardiamo la finale che ha riportato alla vittoria Jana Dukatva con una manche pulita insidiata solo dalla campionessa europea Carole Bouzidi. Si è difesa bene la slovena Ursa Kragelj che dopo questa gara prende il comando di coppa con 178 punti, grazie al suo quinto posto, quindi ad un passo dalla vittoria complessiva. Le basterà a Bratislava passare in semifinale tra le prime 20.
Da evidenziare anche il terzo posto di  Ricarda Funk una tedesca  ventenne che vestita e con la canoa non arriva forse ai 50 kg. Lei in gara è una farfalla con il ruggito di un leone.

Camporesi/Ferrari pur avendo nelle braccia il tempo da finale incorrono in semifinale in due penalità di troppo (7 e 18) e finiscono al 15esimo posto. Benetti/Masoero si sbilanciano tra alla 3 e sono costretti a perdere 22 secondi per rimontare la porta 4. Gara per loro da mandare in archivio. Erik mi ricordava che dalla prima sua apparizione su questo canale sono passati 20 anni; ai quei tempi pagaiavo anch’io e a Praga si arrivava dopo aver passato diverse ore al confine dove ti controllavano ovunque fuori e sotto l’auto... Entravi nei supermercati e gli scaffali erano praticamente vuoti, ti mettevi in fila per prendere un litro di latte. Oggi Praga è invasa, spesso e volentieri, da turisti da tutto il mondo  e le migliori griffe hanno i loro atelier su piazza Venceslao.
Finale C2 al cardiopalma giocata sulla penultima porta. Quindi la 21 si è dimostrata decisiva per assegnare la vittoria finale andata a Labarelle/Peschier su Kalus/Pesche e Bozic/Taljat.
Anche qui gara orfana delle medaglie olimpiche. I francesi Labarelle/Peschier sono molto vicini a portarsi a casa la classifica finale di Coppa, ma... staremo a vedere il prossimo fine settimana.
Tiriamo su cavi, cavetti, computer e blocchi e trasferiamoci a Bratislava.
Buona settimana a tutti e ci risentiamo il prossimo week-end

Occhio all’onda!



Daille Coppa in tasca!

 
 La mattinata dell’ultimo sabato di agosto si è presentata  bigia e buia  ad Ovest, ma  con cielo  limpido ad Est. I lampi e fulmini però sono arrivati dal  canale di Troja con la semifinale delle donne in ginocchio. Si vuole incentivare la categoria per arrivare a Rio con un minimo di dignità agonistica e insistono a proporre alle donne percorsi decisamente difficili e assurdi  che si trasformano  per loro in percorsi di guerra con l’obiettivo di  sopravvivere fino alla fine. La soluzione sta nell’intelligenza di chi dovrebbe proporre percorsi facilitati, almeno in questa prima fase dell’era Canadese donna. Semplice no?
Di tutt’altra pasta la semifinale in C1 uomini orfana delle medaglie olimpiche di Londra, ma esaltata da un grandissimo speaker che oltre ad offrire informazioni dettagliate sugli atleti sa animare il pubblico al punto giusto. Per la verità le voci sono due una in inglese e l’altra in ceco: una coppia alla Flavio Tranquillo e Federico Buffa, semplicemente competente e professionale. Chi ha fatto un miracolo è stato il bravo Cipressi che cambiando la pala tra destra e sinistra per ben 7 volte, farà meglio in finale con 8 cambi, finisce decimo e passa in finale. che chiuderà al nono posto.  Traguardo storico per colui che qui nel 2006 vinse un mondiale in k1 e oggi si riscopre abile e funambolico pagaiatore con la pala singola. La finale se la porta a casa lo sloveno Benjamin Savsek con 94,07. Una bella gara davanti a Slafkovsky e Gebas, ma il vero protagonista della finale è stato però l’uomo di casa  Stanislav Jezec partito alla grande con una combinazione 6/7 da manuale. Poco prima dello “split” ha un tempo da paura, ma subito dopo è costretto a fermarsi: la pala si spezza in due parti e lui prosegue a mo’ di “Speedy Gonzales” sorridendo e con l’applauso del pubblico che non può fare altro se non premiarlo per ciò che ha fatto comunque vedere.
La finale dei kayak consacra Etienne Daille come vincitore di coppa con una gara di anticipo. Bravo il francese che qui a Praga ha imparato a pagaiare visto che la mamma è praghese e la nonna ha il negozio di canoa che si affaccia giusto sul  canale il famoso “Kaola”.  Grande festa questa sera per lui che così si riscatta subito della prova olimpica decisamente sotto tono dopo che aveva vinto le selezioni francesi, dopo il titolo europeo a squadre, dopo due vittorie di Coppa (Pau e Seu) e il secondo posto di Cardiff. Altra prerogativa del “most exciting  padller in 2012” come lo avevano presentato ai Giochi Olimpici 2012 prima della sua partenza.
Bravo anche Lukas Mayr che raggiunge la finale ottenendo un sesto posto più che magico. Ora l’altotesino lascerà il posto in squadra a Giovanni De Gennaro per l’ultima prova di coppa a Bratislava, come appare dalla convocazione federale. La cosa è alquanto assurda!  Non ci si spiega anche perché Diego Paolini sia in squadra visto che non ha passato nessuna selezione e il prossimo 24 novembre compirà 30 anni, non sarebbe stato più giusto e lungimirante lasciare spazio ai giovani che recentemente hanno anche regalato all’Italia un titolo iridato?
Domani si torna con semifinali e finali k1 donne e C2 poi tutti a fare festa com’è tradizione da queste parti. Per  qualche foto curiosa divertitevi su Facebook! 

Occhio all’onda!

Qualifche interessanti


Le gare di qualifica hanno il loro fascino e una prerogativa: tutti partono idealmente alla pari: tutti possono avere la loro occasione per passare il turno nell’ottica della semifinale.
Finalmente siamo tornati ad avere percorsi filanti che esaltano la velocità, la destrezza, entusiasmando il pubblico ad ogni passaggio. Siamo tornati alla stragrande maggioranza di porte con il palo unico. Dopo la parentesi olimpica lo slalom riprende la sua natura di  sport acrobatico lasciando agli atleti la libertà di esprimersi e al pubblico di divertirsi. Dicevo delle qualifiche, gare che, agli addetti ai lavori la dicono lunga, forse più di semifinali e finali che si vivono senza respirare e durano il battito d’ali di una farfalla.  E’ nelle qualifiche che, secondo il mio modestissimo parere, si possono notare i progressi e i punti su cui lavorare. A parte queste considerazioni tecniche possiamo dire che abbiamo assistito a delle belle prove in questa giornata coperta e meteorologicamente molto incerta. Organizzazione perfetta grazie anche all’arrivo di Siwidata che con questa gara ha praticamente monopolizzato il mercato dell’elaborazione dati. Grande cosa per lo slalom vista la professionalità di questa azienda con sede a Merano e che da anni è leader in questo settore per il  biathlon e ora anche per la canoa.
La considerazione generale sulle gare  di oggi è quella legata ai giovani che stanno incalzando i più esperti. Sta venendo avanti una nuova generazione  che darà un grande impulso a tutto il settore. Ovviamente con le dovute eccezioni visti i risultati di qualche atleta più che matura che riesce comunque a restare sempre ai vertici.
A livello individuale impressiona Corinna Kuhlne nella seconda discesa. Quel 91,37 è qualche cosa di eccezionale e la dice lunga sul potenziale di quest’atleta che dopo la delusione olimpica è nuovamente in pista per rimettersi in discussione con grande umiltà. Due parole le spendo volentieri anche per la mia giovane atleta che mi è piaciuta parecchio nei cambi di ritmo e nelle risalite. Dobbiamo lavorare ancora molto per sfruttare al meglio i ritorni d’acqua che rimangono ancora un problema da superare. Qui serve furbizia ed esperienza per non farsi prendere dalla voglia di strafare cadendo nel tranello di usare la forza contro il cervello.
Cosa dirvi ancora? Beh Hradilek si è divertito e ha divertito il pubblico con una prima discesa da manuale e una seconda prova dedicata alla sua gente con debordè, risalite di collo e saluti alle tribune sul finale di gara.
Domani semfinali e finali per C1 donne e uomini oltre ai colleghi del kayak maschile.
Italiani tutti in semifinale, fatta eccezione per la giovane Sabatini in k1 ma centra il passaggio in C1. Nessun nome internazionale fuori quindi domani ne vedremo delle belle.


Occhio all’onda!

Quale futuro per lo slalom?


Dovrei ora  raccontarvi la situazione che si presenta alla vigilia di Coppa per il resto delle quattro categorie, ma sono particolarmente  amareggiato. Riflettendo  mi rendo conto che fare  il punto dopo le prime tre gare e dopo la pausa olimpica poco serve nell’ottica di una Coppa del Mondo a cui non si vuole dare il giusto riconoscimento, con un chiaro ed evidente calo di interesse generale. Mi spiego meglio.
Finite le olimpiadi dove la canoa slalom ha ricevuto il plauso per impianti, per immagini, per organizzazione, per riprese e riscontri televisivi, si torna a gareggiare a livello internazionale in sordina, nel più assoluto silenzio come se parlassimo di un altro sport rispetto a quello visto alle Olimpiadi!
“Carpe diem” recita il famoso motto latino e noi invece cosa facciamo? Non  mettiamo a frutto il successo e l’impatto  mediatico ottenuti grazie alle gare a cinque cerchi. Non si sale sull’onda, per dirla alla mia maniera, e ci si accontenta di quello che è stato perdendo chiaramente l’opportunità di un grande momento che si ripeterà solo, speriamo, fra quattro anni.  Sono solo pensieri e mie idee oppure potrebbero essere condivise da chi di dovere per cercare effettivamente di dare un impulso diverso al nostro sport?
Prendiamo il tennis ad esempio e cosa succede?  I giocatori, sia vinti che vincitori, sono scappati a Toronto per il Roger Cup 1000 e poi via per altri mille tornei seguiti regolarmente da televisioni e media in generale.
Il ciclismo si è lanciato nella Vuelta. L’atletica leggera si è trasferita a Stoccolma con il “Diamond League”  per andare poi a Losanna dove saranno presenti 53 vincitori di medaglie olimpiche di Londra tra cui Bolt.
Tanto per citare qualche esempio e tutto questo perché? Semplice: per mantenere vivo l’interesse dello sport e per offrire agli atleti medagliati una passerella particolare dopo i Giochi.  Cogliere l’attimo per mettere a frutto il magico momento costruito ad hoc. Noi invece cosa facciamo o meglio che cosa proponiamo ai nostri atleti? Nulla! Tanto per farvi un’idea  al  via di Coppa ci saranno solo due  delle  12 medaglie  assegnate. Ci saranno  Hardilek e Aigner. Il primo gioca in casa e  ovviamente non aveva interesse a disertare proprio questa tappa di Coppa. Ci sarà anche Florence, ma non col compagno di C2 con cui si è messo al collo l’argento a cinque cerchi: gareggerà solo in C1. Nessuna medaglia presente per C1, C2 e donne in Kayak.
Ma il problema non è degli atleti che possono avere tutte le ragioni di questo mondo per non prendere il via dopo la faticaccia olimpica. Il problema è a livello manageriale del nostro sport. Il problema è chiedersi  che cosa si può  offrire agli atleti per mettere a frutto i loro interessi con quelli dello slalom in generale. Il problema è pensare prima per agire poi e non agire e fare tanto per fare! Tutti gli altri comitati organizzatori di altri sport spingono per offrire una passerella alle medaglie di Londra mentre lo slalom non si pone neppure il problema!
Chi c’è c’è chi non c’è pazienza. Lo slalom accetta impassibile il divenire degli eventi senza dannarsi più del necessario. Sopravvive ma non si interroga e neppure pensa di mettersi in discussione.

Ieri sera sono stato al consiglio di gara, un consiglio di gara molto dimesso, poco concitato, tutto all’acqua di rose. Non era presente il vice presidente ICF, come invece lo era precedentemente, evidentemente prima aveva altri interessi;  non era presente neppure   il presidente del boarding ICF dello slalom e non sono presenti molte nazioni come molte sono le defezioni fra gli atleti e gli allenatori. Non c’è Tony Estanguet. Sarebbe stato bello che lui fosse stato presente anche senza gareggiare per presentarsi agli atleti nel suo nuovo ruolo all’interno del Comitato Olimpico Internazionale, per presentare le sue idee, per dire ai suoi colleghi di pagaia che cosa cercherà di fare per il nostro mondo richiuso in un piccolo cerchio di appassionati con passione e tanto amore, ma con mille problematiche da risolvere per uscire da questa nicchia.
Tutto ciò però non è ammissibile, tutto ciò rientra nella banalità di un gioco già visto finalizzato solo a mantenere purtroppo le cose come stanno per paura di cambiare, migliorare, progredire.

Mi ha fatto sorride l’altro giorno il buon Claudio Camporesi che parlando della medaglia d’oro di Molmenti mi ha fatto notare che ora chissà quanti giovani si avvicineranno alla canoa e in modo particolare allo slalom. Io non ho detto nulla, ma purtroppo non sarà così e tutti noi lo sappiamo bene perché se questi potenziali giovani non hanno dove andare, non trovano progetti finalizzati a loro, non trovano organizzazione e professionalità  difficilmente si avvicineranno al nostro amato Slalom spinti solo dall’entusiasmo generale che se non sfruttato si spegnerà ben presto!

Occhio all’onda! 

Slalom World Cup IV race

L’estate non sta finendo a giudicare dal caldo che in questi giorni ci assilla a Praga per la IV prova di Coppa del Mondo  che riprende dopo una lunga pausa di circa due mesi e dopo aver archiviato le gare olimpiche per le quali sto preparando un libro:  ”Le emozioni olimpiche proseguono”.
La Coppa riparte quindi dalla capitale della Repubblica Ceca per concludersi poi nel prossimo week-end e a Bratislava.  Certo è che qui, per quest’ultima tornata di gare 2012,  si respira un’aria diversa. C’è un’atmosfera strana, particolare, tra chi è qui per cercare subito una riscossa alle gare a cinque cerchi andate male e chi invece qui  vuole avere subito la possibilità di rimettere in discussione qualche leadership di chi aveva conquistato il posto per  Londra. Sembra però non esserci nessun oro olimpico al via. Super Cali non c’è, impegnato altrove, così come i francesi  Emily Fer e Tony Estanguet, quest’ultimo entrato ufficialmente nel Cio come rappresentante degli atleti. Non ci saranno neppure i campioni olimpici del C2, mentre in C1 prenderà regolarmente il via David Florence al quale bisogna riconoscere una grandissima professionalità oltre ad una incredibile passione per questo sport. 
La situazione di classifica attuale, dopo tre gare di  Coppa (Cardiff, Pau e La Seu),  è decisamente aperta a tutte le possibili soluzioni, ma guardiamo nel dettaglio le singole specialità e partiamo dal kayak femminile.
 Non sarà al via la super favorita e medaglia di bronzo olimpica Maialen Chourraut, vincitrice di due gare su tre e che ora  guida la classifica provvisoria con  150 punti. Pochi per sperare di vincere una coppa senza prendere il via ai prossimi appuntamenti internazionali. Per la verità la basca non è nuova a queste scelte piuttosto criticabili o quanto meno discutibili. Alla  Coppa del Mondo, non sempre si dà la giusta considerazione per farla decollare e per farle fare un salto di qualità anche economico, ma di questo magari ne parleremo più avanti.
Alle spalle della spagnola  la slovena Ursa Kragelj che si allenava ieri sul canale di Praga  in compagnia del suo fidato allenatore Miha Terdic. Il “vecchio” Terdic è sempre uno spettacolo da vedere all’opera  tra i paletti dello slalom:  passano gli anni e cambiano le regole del gioco, ma lui rimarrà sempre  il talentuoso e funambolico  ragazzo sloveno che a Bourg St. Maurice nel 2002 concluse la sua discesa con mezza pagaia dopo averla spaccata in due alla porta numero 11 entrando nella risalita a sinistra.
Matematicamente e per assurdo possono esserci ancora 33 atlete in grado di vincere  la coppa, sulle 72 che sono entrate in classifica fino ad oggi. Poi in realtà il numero di potenziali vincitrici precipita vistosamente considerando che alcune tra le migliori non prenderanno il via appagate o  forse stanche dai Giochi Olimpici, come Jessica Fox che ha preferito rientrare in Australia. La cosa, conoscendo la determinazione della sua allenatrice nonché madre, mi sembra molto strana. Certo è che il futuro, visti i già numerosissimi successi in campo junior e  la giovane età dell’atleta naturalizzata in Australia, sembra decisamente roseo. Il mio amico L8 mi ha fatto una confidenza riservata e mi ha detto che guardando la Fox in televisione si è emozionato perché ha rivisto  in quella giovane atleta lo stile e gli occhi di ghiaccio di suo padre quando dominava la scena mondiale con la sua superiorità tecnica, fisica e mentale.  Quello stile che ha saputo cambiare e rinnovare uno slalom che fino ad allora era solo un’espressione di forza ad appannaggio di tedeschi e austriaci. Per molti di noi il buon Riccardo Volpe era una sorta di dio, un gigante irraggiungibile, una luce da seguire che illuminava le nostre fantasie e le nostre aspirazioni. Lo è stato per me, ma anche per molti altri tra cui, appunto, il mitico Enrico Lazzarotto. 

Ho rivisto in barca anche le due grandi escluse dai Giochi e cioè Elena Kaliska e Violetta Oblinger. La slovacca non molla così come la sua collega austriaca. Le ho viste pagaiare con rabbia e determinazione. Le ho viste proiettate a Rio 2016. Ma staremo a vedere!
La grande delusa di Londra, Corinna Kuhlne è tornata ad allenarsi in barca  con Natmesing e sembra essere  quell’atleta che abbiamo conosciuto diversi anni fa: curiosa, semplice, talentuosa. Poi ci sono le atlete di casa che certamente diranno la loro su un tracciato che è stato leggermente rimodernato con i “RapidBlocs” di Scott Shiple.  Altri lavori sono in progettazione per i mondiali del prossimo anno che tornano qui dopo solo sette anni dalla prima edizione disputata a Praga. 

Del kayak maschile parleremo più tardi, devo scappare vado a seguire l’allenamento di oggi e poi al Team Leader Meeting delle 18,00 - 



Occhio all'onda!

A volte fa bene piangere

Lo confesso ho pianto ed è  successo il 2 agosto quando ho salutato  Amur, Zeno e Raffy. Loro sarebbero tornati a casa e io mi sarei fermato qualche giorno ancora a Londra prima di rientrare in Brasile. Loro hanno come direzione futura un training camp a Solkan e poi Augsburg e Praga per allenarsi e gareggiare. Io invece ho da lavorare con il resto dell’Equipo permanente. Non sono previste soste o pause e non sappiamo se torniamo in Europa per le ultime due gare di Coppa del Mondo. Per il momento  si lavora e si va avanti per il cammino intrapreso.
Alla stazione di Stratford, quella sera,  ho lasciato una parte di me che forse non ritroverò tanto facilmente. Ho pianto di gioia e di tristezza, ho versato lacrime dolci, ma nello stesso tempo salate. L’emozione è stata seguendo i passi delle mie vite che proseguiranno a camminare per il mondo anche dopo la mia divenuta.

I pensieri si sono accavallati quando sono stati fagocitati dalla gente. Da quella massa di persone che entrando nella metropolitana portavano le loro storie con sé.  Sono stati pochi istanti, ma che sono durati un’eternità e che hanno la forza dirompente di mille uragani e di mille soli:  Amur con i nostri due pargoli diventati ormai uomini mi hanno emozionato non poco: l’avvolgevano, la proteggevano, la cullavano, come lei faceva quando erano piccoli. La testa leggermente ripiegata di Zeno verso Raffy, lo sguardo verso l’alto di suo fratello per cercare gli occhi e le emozioni ognuno nell’espressioni dell’altro con  il sorriso di una donna fantastica sarà l’immagine che porterò sempre con me per i prossimi quattro anni che saranno difficili, forse lunghi, irti, ma che avranno per noi un significato forse unico e sublime.

Mi sono rituffato nel passato, quando quei due marmocchi li lanciavo in aria per riprenderli dopo un volo di qualche metro verso il cielo o li cullavo tra le mie braccio facendo una sorta di altalena.  Dicono che quella fosse l’educazione motoria degli indiani “Mohawk” che com’è risaputo hanno particolari doti di equilibrio... fondamentale per loro  per lavorare a centinaia di metri di altezza come carpentieri nella grande epoca dello sviluppo di Manhattan, fondamentale per Zeno e Raffy per pagaiare bene. Da neonati  infatti vengono cullati su amache  che dondolano vistosamente arrivando quasi a fare il giro della morte. Mentre quando sono ancora piccoli i genitori o i vari componenti della famiglia si passano i bimbetti lanciandoli come se fossero palline da baseball! Si pensa che per questi motivi i Mohawk non soffrano della distorsione della percezione sensoriale quando sono ad una certa altezza dal suolo, in sostanza non hanno vertigini.  
Poi ho pensato quanto stiamo bene assieme e quanto mi mancheranno nel prossimo futuro, so che non è ben chiaro il mio ritorno in Europa e so anche che Zeno dovrà organizzarsi bene con l’università prima di venire lui in Brasile ad allenarsi come ha scelto di fare. Raffy, che poi è il filosofo e psicologo della famiglia, ha una gran voglia di pagaiare, me lo ripeteva sempre nei giorni di gare a Londra e vedere grandi campioni all’opera certo aiuta non poco a caricarsi di energia positiva. Raffy ha solo 14 anni ed è alla sua terza olimpiade da spettatore! Ha iniziato ad Atene partendo con la mamma in auto da casa,dormendo in macchina, attraversando l’Adriatico in traghetto, sbarcando a Patrasso. Poi volando a Beijing in una Cina tutta da vivere, alla scoperta non solo dei Giochi Olimpici, ma anche alla ricerca di tradizioni e culture diverse, apprezzandone arte, cultura e...culinaria. Poi Londra,  una olimpiade che la stampa vedeva molto male, ma che alla fine ha dato e regalato a questo evento professionalità e stile. Una Londra vissuta con il fratello più grande per vivere da uomini in una città cosmopolita come è la capitale del Regno Unito.
Che bello vedere che due fratelli condividono praticamente tutto e capire che hanno gli stessi interessi, mantenendo e arricchendo l’altro con le proprie e  pur differenti personalità.

Incantato su una transenna a Stratford la notte mi ha accolto, forse per minuti, forse per ore o giorni,  l’unica certezza che tutto ciò sia avvenuto sono state quelle lacrime che d’incanto mi hanno destato... qualche volta bisogna,  fa bene piangere  per non dimenticarsi mai che la vita è un grandissimo regalo e che come tutti i regali va vissuta, amata e consacrata ai nostri ideali.


Occhio all'onda!

Cibo per le gioie e per le delusioni



Clara, Ana e Anaise in mensa al Villaggio
Sto mescolando lo zucchero nel caffè che mi è appena stato servito da gentili hostess  dopo un parco pasto  sul volo TP 363 per San Paolo che proseguirà per Foz do Iguaçu e mi ritrovo inevitabilmente a pensare a quelli bevuti al Mc Cafè o nei chioschi lungo le stradine della Villa Olimpica. Ho già scritto che la Villa è un mondo da sogno, una città ideale, un luogo paradisiaco. Esci dall’appartamento e trovi piccole casucce in legno dove solerti e sorridenti volontari ti servono caffè, tè, yogurt, macedonie di frutta, frutta secca come fichi, uvetta, banane senza tralasciare saporite e nutrienti torte al cioccolato. Ci sono anche pinzimoni gustosi e assai salutari con carote, sedano, finocchio, zucchine. Alla mattina fino alle 11,30 girano strani tricicli che distribuiscono succhi di frutta di mele o pere... eccezionali. Non so se sono da bere o da gustare con il cucchiaino tanto sono densi e buoni, dipende dal tempo a tua disposizione. Come se tutto ciò non bastasse incontri persone che invece ti offrono sorbetti e gelati che tengono nelle loro borse termiche. Camminano per la Villa o entrano nei vari luoghi e distribuiscono il prezioso e nutriente sorbetto. Peccato solo che la temperatura non inviti più di tanto ad accettare l’offerta. Se per disdetta siete colti da una crisi di sete non ci sono problemi. Sparse ovunque si trovano le macchine che distribuiscono bibite fresche. Basta cliccare sulla scelta fatta, passare  il magnete a forma di bottiglietta che ti è stato dato al momento dell’accredito e bum... cade la fresca ed energetica bevanda, pronta a soddisfare le tue attese. Magico no?!
 
uno scorcio della mensa con Taberna pronto per la colazione
Insomma come si è capito al Villaggio non si muore di fame o sete, ma… veniamo alla ciliegina sulla torta e cioè al mega self-service aperto 24 ore al giorno che serve colazioni, pasti e cene a oltre 15,000 persone. Entrate e venite assaliti dal panico: Oddio quanto è grande! La superficie coperta fa impressione, come fa impressione la varietà di cibo. Si parte dalla cucina mediterranea con ampia scelta di pasta lunga e corta, oltre a tortellini e lasagne. I sughi sono i classici, pomodoro, “bolognesa”, ma c’è anche dell’ottimo pesto. Il formaggio è parmigiano  reggiano e ti servi direttamente da due forme gigantesche se non lo vuoi solo grattugiato ma a scaglie. Sempre per restare sul tradizionale il carrello delle carni è piuttosto abbondante e anche qui ci si sbizzarrisce sulle diverse possibilità. Ho mangiato spesso e volentieri dell’ottimo roast-beef accompagnato da una salsina verde eccezionale, ma restiamo dalle parti nostre e la scelta delle pizze è sempre piuttosto ampia. Ottimi anche i calzoni ripieni tagliati a tranci. Chiudiamo questo angolo di casa nostra (angolo si fa per dire visto che coprirà un terzo della superficie intera) con olio extravergine d’oliva, aceto balsamico di Modena, pepe nero in grani, olive verdi e nere, nonché capperi e fichi secchi.  
Trasferiamoci nel campo neutro e cioè nel reparto insalata, pomodori, cipolle, rucola, radicchio rosso, primizie, spinacine, asparagi, tutto pulito e tagliato a dovere. In fondo alla mega mensa, riduttivo però chiamarla mensa, il reparto asiatico con tutta una serie di zuppette dai nomi assai difficili da ricordare e diversi tipi di pesce cucinati o al vapore o con strane e particolari salse a volte molto piccanti. Poi ci sono gli spaghetti di soia, il suschi, impazzirebbe Raffy, gli spiedini di gamberetti, che vanno a ruba. Passiamo ai dolci. Anche qui ampia scelta dal cioccolato, alle creme passando per le crostate. Ottimi anche i brownnis e i muffin. Non ho parlato della frutta, se non sbaglio. Trovate l’ananas tagliato a pezzi, come il melone e l’anguria. L’uva in chicchi invece è già pronta per essere divorata, bianca o nera, molto dolce e saporita. Ci sono poi casse di banane e mele all’entrata o all’uscita come dir si voglia!
Tralascio il particolare della colazione, diciamo solo che si aggiungono a tutto ciò anche splendidi biscotti con pezzettini di cioccolato o biscotti integrali. Burro, marmellata, nutella, pancake e miele. Ovviamente caffè, latte o te. Se poi comunque siete presi dalla disperazione c’è sempre il Mc Donald’s che è capace comunque di valorizzare le vittorie o dare consolazione a  cocenti delusioni... si annega tutto con ottime patatine fritte!  

Occhio all'onda!

La sofferenza di traguardi raggiunti o mancati

Un muro mi accoglie entrando nella palestra del villaggio. L’aria è pesante, non c’è una cyclette, un tapis roullant, una isokinetic machine, un bilanciere libero, una swiss ball o una barra a disposizione, tutto è impegnato con atleti vestiti di mille colori. Eppure l’area è enorme arredata come meglio non si potrebbe pensare. Lo sponsor ufficiale ha fatto l’impossibile, superando quello che avevo già visto in diverse edizioni olimpiche precedenti. Macchine di ultima generazione, manubri ergonomici, schermi in ogni dove. Ci si alterna alle varie postazioni senza intralciarsi a cadenze regolari, tutti conoscono bene le esigenze degli altri perché poi sono uguali alle proprie. Tutti immersi in loro stessi, se pur navigando in un mare di gente, rimangono concentrati su un movimento, attenti al gesto, sensibili alla sfumatura. Faccio il gioco opposto e mi immagino questi atleti invece nella loro abituale realtà che forse è ben diversa da questa sublime ambientazione scenografica curata nel minimo dettaglio. Molti di loro magari costretti ad allenarsi in qualche buio scantinato dove le splendide macchine computerizzate sono sostituite da sacchi di cemento o rudimentali ferri trasformati per l’occasione in sovraccarichi. Sulle pareti il motto di queste olimpiadi - “inspire a generation” - accompagnato da disegni stilizzati perfetti di una Londra famosa nel mondo. Sulle pareti di palestre di periferia invece l’umidità e la muffa la fanno da padrona e il motto ricorda di mettere al loro posto gli attrezzi o di pagare la rata entro il 2 del mese successivo. Il gentile e preparato personale dell’impianto è sempre pronto ad aiutarti per ogni tua richiesta, si trasforma d’incanto in cattivi e mostruosi omaccioni che ti ricordano di pagare la rata mensile altrimenti è meglio che non ti presenti più anche se rincorri il sogno della tua vita, anche se cerchi di fare del tuo meglio in situazioni critiche e deficitarie.
Gli asciugamani sono candidi, li usi e poi li lasci nel cesto, quando invece, se per una malaugurata dimenticanza non hai il tuo, vieni cacciato fuori a pedate. L’acqua e le bevande energetiche qui le trovi esattamente dove ti servono. Le prendi, bevi e butti nei cestini del riciclaggio. A casa puoi morire con la gola arsa se non ti ricordi di portare la tua borraccia. Può andare meglio se invece hai euro sonanti per prenderti beveroni che promettono trasformazioni alla Hulk in poco giorni.
Il sudore è acre e cade a pioggia su un pavimento calpestato da migliaia di atleti. Mi immagino qualche raffinata signora o qualche snob entrare e svenire al solo passaggio. Qui nessuno si scandalizza, tutti faticano, chi con il sorriso e chi, invece, come i pugili, avvolti in cerate e nascosti in cappucci, per perdere gli ultimi etti di peso. Corrono con cuffie enormi che gli bombardano il cervello per non pensare, per non cadere nella disperazione di una rincorsa contro il tempo. Mi guardo attorno, nella mia corsa statica, su una macchina così tecnologica che mi permetterebbe nello stesso tempo di vedere tre canali televisivi, scaricare la mia posta elettronica, sorridere alle foto su Facebook, e seguire le calorie spese, guardando il grafico cardiaco e controllando ogni più recondita richiesta sul mio stato di salute. Però io sono allibito da ciò che mi circonda, da tutto ciò che mi sta addosso, da tutto ciò che mi veste. Lascio il corpo libero di percepire tutto ciò, non voglio pensare. La mia pelle è una spugna e devo assorbire tutto l’immaginabile e oltre. Per me molte cose sono epidermiche. Poi avrò tempo per metabolizzare e realizzare per comunicare, per condividere, per vivere.

Corpi statuari, muscoli scolpiti e affusolati. Michelangelo impazzirebbe per l’imbarazzo della scelta. Donne così definite che stenti a credere che ciò sia possibile. Una gioventù splendida, energica, ricca di valori. Caviglie così fini e tirate che ad ogni step sembrano emettere suoni celestiali. Le velociste, che con due manubrietti nelle mani simulano la corsa con le braccia, hanno un effetto dirompente. Balzi così morbidi ed elastici che mi lasciano attonito e a bocca aperta. Ricadono a terra con la leggerezza delle pantere, con l’eleganza di un cigno, con la leggerezza dell’aria che si respira in cima all’Everest. Quadricipiti enormi che mettono fuori giri anche gli ultimi ritrovati della tecnologia. Presse che non hanno sufficienti appigli per caricarsi di sovraccarichi per lanciatori di disco o sollevatori di peso che sembrano poter spaccare il mondo in quattro parti, mangiandone poi i detriti derivati da un’esplosione cosmica. Il bello però di tutto ciò è questa miscellanea di corpi che si sono adattati e sviluppati seguendo le esigenze delle varie discipline sportive che qui si confondono e si integrano uno con l’altro. E’ questo mix che mi fa impazzire, che mi proietta in un’altra dimensione. Dietro ad ognuno di loro una storia, un’esperienza di sport da raccontare, da disegnare, da scrivere. Con loro la sofferenza di traguardi raggiunti oppure no, con loro le emozioni che sanno regalare. Con loro e per loro il mondo è migliore anche nella consapevolezza che forse tutto ciò terminerà fra non molto.

Occhio all'onda!

Si torna

Domani si torna in Brasile e porteremo con noi giorni indimenticabili, sorrisi sinceri, esperienze uniche, momenti magici, ma anche momenti tristi e sconsolati. Poi ci fermeremo ancora un attimo, chiuderemo gli occhi e magicamente tutto prenderà un’altra luce, un altro sapore, un’altra dimensione comunque sia andata sportivamente parlando.

Tutto ciò fa parte della vita, sono il sale per cercare di migliorare sempre, sono l’essenza dell’uomo. Cosa ricordare? Sarebbe facile rispondere tutto e tutti, ma non sarà così facile visto che gli occhi si sono affaticati non poco per cercare di vedere tutte le sfumature di una Olimpiade storica. Terza volta che i cinque cerchi tornano a Londra, terza volta che la fiamma olimpica riscalda qui cuori e anime di milioni di persone. Ecco forse la prima emozione è stata proprio questa: sentire il calore della fiamma olimpica a bordo campo in una notte magica in quel 27 luglio che ha aperto le sfide sportive quadriennali.
La notte in cui si sono ritrovati 204 paesi vestiti con colori diversi, ma uniti da un unico sentimento e aspirazione. Sapere che il mondo per un solo attimo si è fermato e rendersi conto che forse tutto ciò è possibile ti fa sentire bene, ti rende felice in modo cosmico. All’interno di quello stadio in quella notte incantevole e con la consapevolezza che quelle immagini, ovunque fossero entrate avrebbero portato gioia, felicità e commozione, ho tremato, sussultato, ballato, gioito. Ho esagerato e quasi non ho respirato a lungo per non perdermi nulla, tutta questa carica la dovrò utilizzare in questi lunghi quattro anni che mi aspettano per preparare al meglio l’edizione XXXI dei Giochi Olimpici. Già stiamo vivendo questo momento eppure sono con il pensiero proiettato nel futuro, ma questo è lo sport perché se non pensiamo avanti ci ritroviamo a rincorrere il tempo e la gloria!

La seconda grande emozione arriva inevitabilmente dalla canoa che immensamente ha colpito non solo gli addetti ai lavori, ma a detta di molti è entrata fra gli sport più visti e apprezzati di tutto il circuito. L’impianto è veramente spettacolare avvolto da tribune così alte ed estese da contenere 11.000 persone. Che gioia vedere la gente fluire la mattina per le gare con i loro biglietti acquistati per tempo, che sono andati a ruba, e che spettacolo sentire la partecipazione del pubblico ad ogni pagaiata di tutti gli 86 atleti che hanno animato i cinque giorni a cinque cerchi.
Tribune piene: un vero successo per la canoa slalom

A tutto ciò si aggiunge il sapore della storia vissuta e condivisa con Zeno, Raffy, Amur e tanti Amici che se pur non presenti fisicamente lo erano dentro di me.  Già! La storia scritta sull’acqua bianca di Lee Valley, le imprese di tanti eroi. Le gesta erranti di alcuni di loro come il grande Duca, nonchè il D’Artagnan della pagaia: Tony Estanguet che raggiunge quota tre ori dopo aver passato gli ultimi quattro anni a rincorrere ogni giorno questo obiettivo. Poi c’è il grande successo di Super Cali che diventa l’unico K1 ad aver vinto Campionati del Mondo, Europei, Coppa del Mondo e Olimpiadi. Il trionfo degli inglesi in C2 e il loro primo titolo a cinque cerchi in un palmares ricco ma orfano, fino a ieri, dell’oro olimpico. La Fer che sale sul gradino più alto del podio con grande sorpresa di tutti... quasi ha rischiato di restare fuori dalla semifinale alla porta 21!

Insomma ci sarà da raccontare molto, mi ci vorrà tempo, ma mi sono messo di buona lena! 

Occhio all'onda!