Lontano dai miei pensieri

Il silenzio olimpico imposto dal CIO, condiviso dai vari comitati nazionali, mi ha tenuto lontano anche dai miei pensieri o meglio non mi ha permesso di concretizzarli e condividerli. Ci sono delle regole e come nello sport le dobbiamo rispettare. Certe imposizioni fanno male perché nascondono  interessi di parte che si vogliono tutelare, quasi che raccontare la vita e sentimenti  sia ad appannaggio esclusivo di chi ha il potere di farlo.  La parola e la libera espressione è un diritto che non dobbiamo incatenare, molti sono morti per difenderlo e per permetterci di arrivare dove siamo oggi come uomini, nel bene e nel male.

Non pensiamoci e lasciamo che sia il tempo a liberare qualche mente ottusa  e lasciamo sempre al tempo il compito di attenuare le ferite che purtroppo si fanno sentire e che hanno sanguinato a lungo in una notte passata a guardare le stelle in una Villa che non senti più improvvisamente tua.
Eppure fino a ieri respiravo profondamente e lungo per riempirmi anche epidermicamente di un’energia unica pura, sublime. Tutto era così lucido e brillante. Ieri sera avviandomi verso la mensa i passi erano pesanti, lo sguardo offuscato, la via vuota se pur superaffollata. Il vassoio scarno. Ho cercato nei cibi italiani il sapore di casa, ma neppure ciò è servito. Dopo una lunga attesa seduto a guardare nel vuoto ho rinunciato al tentativo di deglutire anche e semplicemente la stessa acqua.

Per fortuna che c’è un sorriso dolce, innocente e soprattutto ricco di energia che non si spegne. Per fortuna che ci sono due occhi luminosi che proseguiranno ad illuminarmi e a guidarmi per un altro sogno Olimpico. Per fortuna che ci sono le parole dolci, sincere piene d’amore di chi mi ama da sempre e per sempre. Per fortuna che c’è l’affetto di molti. Per fortuna che da qualche parte anche oggi risplenderà il sole, scalderà gli animi e i cuori, ci ridarà vita e gioia.

Occhio all’onda!

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Con Francesco Damiani un mito della mia gioventù
26.7.2012

Pin, pum, tam, tum, puuumm, ta, pim ... porca vacca le sei della mattina e sti inglesi si mettono a fare le prove della cerimonia d’apertura a queste ore, dopo che ieri sera con i fuochi d’artificio sono andai avanti fino alle una di notte. Ma quanto insistono? Mi giro e rigiro nel letto, cerco di riprendere sonno visto che oggi abbiamo allenamento solo nel pomeriggio. Niente gli scoppi persistono. Iniziano a venirmi i primi sospetti e nel  dormiveglia collego il cervello e inizio a pensare: ma come può essere che alle sei della mattina insistono con i fuochi d’artificio e poi questi rumori sono troppo regolari. Mi concentro bene e al pin, pum, tam, tum, puuuumm, ta, pin si aggiunge uh, uhi, uhhhhhaaa. Bene raccolto tutte le mie forze  decido di alzarmi, apro la tenda blu che scurisce la camera e guardo fuori nel cielo, sono all’ottavo piano, ma non vedo nulla eppure i rumori continuano. Guardo in basso, metto a fuoco, mi strofino gli occhi con le mani e... non ci posso credere ecco da dove arrivano i fantomatici fuochi d’artificio: un gruppo di pugili che proprio nel parco sottostante se le stanno dando di santa ragione con  tanto di guantoni e sacco. Gli allenatori indossano i classici guanti da passata e si alternano con i vari boxer i quali colpiscono destro-sinistro, si abbassano e si spostano lateralmente, vanno avanti a gruppi e alla fine del giro si scatenano all’aria con un job di sinistro che prepara il diretto di destro, per finire con  montante e successivo gancio, quello che basta per mettere a terra 25 persone normali che si trovassero per loro sventura  a passare da quelle parti.
Mi accorgo di non essere l’unico a guardare questi scatenati che alle prime luci dell’alba si massacrano a pugni. Alzo lo sguardo e difronte a me c’è la delegazione della Nuova Zelanda praticamente tutta affacciata, così come l’Ungheria e la Romania che sta alla mia sinistra. Nessun segnale invece arriva dalla mia destra dove c’è il Portogallo e il Marocco... da quelle parti evidentemente sono abituati ai fuochi d’artificio alle prime luci dell’alba.
Ormai il sonno se n’è andato e non posso che avere ammirazione per personaggi del genere, mi lavo e scendo a fare colazioni fermandomi ancora qualche minuto ad osservare da vicino questi atleti che non mollano. Sono colomboni, brasiliani e vedo anche qualche cubano. Porca vacca, ripenso, non vorrei mai trovarmi davanti uno di loro. Sono piccoli e leggeri, ma hanno una velocità impressionante. C’è abbastanza caldo e loro sono avvolti in tute con pantaloni e maniche lunghe, al collo l’asciugamano, berretto di lana in testa, sudano come idrovore. 
Finisco di fare colazione, uova, pancetta, succo d’arancia, yogurt, frutta e ovviamente il caffettino al McCoffe, e quando esco  me li ritrovo a sfrecciare sulle stradine della Villa a tutta birra. Giro alla mia sinistra imbocco la via dove c’è la mega palestra e i fenomeni della boxe sono fermi a tirare pugni al cielo. Rimango ancora impressionato per la velocità di braccia che si unisce a spostamenti laterali con bacino e gambe a mo’ di ballerini più che semplici picchiatori. Per nulla si parla della nobile arte del pugilato!

Che la giornata fosse all’insegna di questo sport l’ho capito alla fine quando al mega ristorante ho trovato il mito della boxe italiana e cioè dopo Primo Carnera c’è lui il grande e unico Francesco Damiani di Bagnocavallo.  Di lui mi ricordo la finale olimpica di Los Angeles 1984 quando gli arbitri gli rubarono l’oro assegnandolo allo statunitense Biggs. Fu uno scandalo e  ricordo con la stessa emozione di allora le lacrime del campionissimo per il torto subito. Poi fu anche campione del mondo WBO. Sul viso porta i segni dei combattimenti, ma gli è rimasto quel sorriso che fece innamorare e avvicinare molti al magico e nobile mondo del pugilato.  Foto di rito e buona notte a tutti!

Occhio all’onda!

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Andy Murray il più fotografato fino ad oggi
25.07.2012

L’aspetto magico delle Olimpiadi è la perfetta sintonia tra i sogni degli atleti e quelli degli organizzatori, tra le aspettative e la realtà... molto spesso i sogni non arrivano dove invece arriva la realtà!  Ogni dettaglio è curato, ogni singolo aspetto è stato pensato e studiato, ogni sguardo è luminoso, ogni parola è condita dal sorriso. Come può essere tutto ciò possibile? Come può concretizzarsi una simile favola? Forse il mondo per 20 giorni fermerà la sua naturale propensione a farsi del male e auto-punirsi. Speriamo anche se purtroppo molto spesso si guarda e si dà forza a pensieri negativi. Primi fra tutti i colleghi giornalisti che molto spesso  drammatizzano su tutto e che annunciano già  un fallimento di tutta la struttura organizzativa. Per quello che mi riguarda e per ciò che posso vedere e percepire ogni giorno mi sembra che la macchina si stia  mettendo in moto al meglio e come tutte le migliori organizzazioni ha bisogno di un rodaggio: per il 27 tutto sarà perfetto tanto da superare i sogni di tutti noi.  Certo qualche ritardo, qualche inghippo, qualche scocciatura ci può stare, ma da tutti viene accolta con tranquillità senza esagerare come invece si vuol far credere.
Oggi, alla cerimonia di benvenuto della squadra nazionale, è stata festa grande grazie ad un gruppo di giovani attori, cantanti, ballerini, suonatori che hanno animato il primo atto ufficiale della manifestazione a cinque cerchi. “Segui la tua regina e segui i tuoi sogni” le parole di sicuro effetto pronunciate dalla regina dei saltimbanco, dalla regina di tutti noi.

Il grande stendardo del "Time Brasil"
La Villa Olimpica, mi piace di più chiamarla così, villaggio mi  sa tanto di vacanza, si sta animando e gli arrivi si susseguono. Pochi giorni fa nel mega ristorante dai mille colori e sapori eravamo in pochi, oggi c’è un via e vai infinito senza tregua. Una caratteristica ci accomuna praticamente tutti: il sorriso stampato sulla bocca.

Passeggiando tra le graziose  viuzze, perfettamente pulite, ti accordi di essere circondato da migliaia di persone che come te dedicano la loro vita allo sport. E’ bello cercare di capire che sport praticano guardano le loro caratteristiche fisiche aiutati anche dall’abbigliamento, che specialmente alla mattina, è abbastanza legato al loro sport. Facile da distinguere i giocatori di basket da quelli di pallavolo. Sono capaci tutti direte! Sono grandi e hanno espressioni pacifiche,  sopra il metro 90, quindi sopra la media generale,  ma non è così scontato che sia pallavolisti o baskettari.  La differenza c’è e sta nel pantaloncino. I primi vestono come noi i secondi invece escono dalle loro camere praticamente già pronti per scendere in campo... che strano. Quindi pantalone corto fino alle ginocchia molto largo e poi canottiera. Girano sempre in gruppo come le ragazze della ginnastica artistica. Queste però le noti  per il fatto opposto: piccole e camminano con passo imperiale come se dovessero entrare da un momento all’altro in pista o visitare Bukingam Palace. Molto meno graziati sono  i lottatori che quando vanno a mangiare si guardano attorno circospetti come se si aspettassero da un minuto all’altro qualche attacco dai Visigoti: danno l’idea di essere molto sospettosi, probabilmente fanno bene, meglio essere previdenti nella vita e poi nella lotta non sai mai da dove di arriva l’attacco finale. Hanno orecchie massacrate e così gonfie da confondersi con il resto del corpo. Poi ci sono le giocatrici di hockey su prato, girano sempre in gonnellina e sono molto chic. I ciclisti hanno gambe depilate e lucide, mentre i loro colleghi della BMX sono un pochino rap. Gli schermitori, mi fanno tanto romantico pensando a duelli nel parco per contendersi o per difendere l’onore di  qualche illustre dama,  hanno un passo lungo e ogni tanto li vedi affondare sull’arto anteriore. I nuotatori sono bianchi bianchi un po’ “slacquarisi” direbbe mia nonna Pierina, perchè lo diceva a me quando ero piccolo e andavo sempre a nuotare. I canoisti hanno i calli sulle mani e una pretuberanza tra il pollice e il dito medio, per non parlare dell’abbronzatura delle loro braccia. Le giocatrici di beach volley sono molto carine, che sia forse una questione di selezione naturale per questo sport?  
Le amazzoni portano la coda di cavallo e sembrano sempre in sella ai loro destrieri. Gli arcieri sono  pronti a scoccare una freccia che portano sempre nel loro zaino. Quando passano loro i metal detector impazziscono... le loro sono vere e proprie armi che mettono in crisi la sicurezza. Per fortuna che i tiratori e i penthatleti lasciano le loro pistole e fucili in armeria. I giocatori di football, sono rari, visto che stanno giocando praticamente per tutta la Gran Bretagna, e quando arrivano alla Villa, sono sempre seguiti da una folla di fans. I tennisti sono molto fotografati. I sollevatori di peso fanno impressione. Mi è capitato di sbatterci contro mentre consegnavo la borsa all’entrata della mensa e sono rimasto intronato a lungo. Beh un po’ intronato di mio lo sono direte, ma vi assicuro che non è stata una bella esperienza, peggiorando così la mia personale e precaria situazione!
I maratoneti e i corridori di lunghe distanze hanno gambe fine e nei loro vassoi c’è sempre molta pasta e pizza, escono poi dalla mensa con banane e mele in mano. I lanciatori di peso sono grandi e mangiano bistecche e wurstell, si dice che poi vadano in camera a bersi la birra che fa parte della loro alimentazione... tutte dicerie.  Al pub della Villa la cosa più alcolica è la coca-cola con le bollicine, la più in voga la sprite, la più trasgressiva succo alla pera!

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London, 21.7.2012.... Olympic Games

Mi capita sempre di bere il caffè molto amaro fino a quando  si vede il fondo della tazzina.  A quel punto mi accorgo che c’è ancora dello zucchero.  Così faccio girare il caffè rimasto all’interno della tazzina, creando un effetto vortice,   e l’ultimo goccino è sempre il più buono, quello cioè che ti lascia il dolce finale in bocca e speri possa accompagnarti per tutta la giornata. E’ un pochino come la vita:  ti piacerebbe riservarti sempre il meglio per la fine. Ecco per le Olimpiadi sono il dolce alla fine di un quadriennio di lavoro, la ciliegina sopra la torta. Ripensando però a questo ultimo ciclo a cinque cerchi mi rendo conto che è stato piuttosto contorto. Infatti finiti giochi di Bejing 2008, dove con la Spagna abbiamo conquistato un magico quarto posto con Ander Elosegui in C1,siamo rientrati velocemente  in terra Iberica  per iniziare da subito il nuovo quadriennio con diverse idee e motivazioni per presentarsi qui con tutte le carte in regola per ben figurare. Quindi da settembre a marzo 2009 lavorai intensamente anche se eravamo messi al “paro” la cassa integrazione spagnola, in attesa delle nuove elezioni del consiglio della federazione spagnola. Nel frattempo avevo avuto qualche altra offerta di lavoro con altre nazioni di cui una molto interessante. Dissi a tutte no perché avrei proseguito a lavorare in Spagna a portare avanti il lavoro intrapreso. A marzo 2012 cambiò il presidente della federazioni e ebbi il benservito senza neppure un ringraziamento o una pacca sulla spalla. Lascia La Seu d’Urgell e trovai casa in Irlanda per seguire in modo particolare un atleta, Eoin Rheinisch. Con lui lavorai bene fino ai mondiali di Tacen 2010 poi l’atleta del trifoglio fu costretto ad operarsi ad una spalla e io ebbi contemporaneamente l’offerta di un grande progetto con il Brasile. Accettai e iniziai a lavorare con loro dal marzo 2011. Cercammo di recuperare il tempo perduto per preparare i Giochi Olimpici la l’impresa fu veramente enorme. Oggi qui siamo con una atleta. Ana Satila Vargas, ma siamo andati vicinissimo anche con il K1 uomini e con il C2.
Un quadriennio  quindi per me molto atipico, inusuale, ma prendiamo sempre il meglio quello che arriva, non pensiamoci e catapultiamoci in questa avventura che se per molti sarà il punto d’arrivo, per noi invece sarà il vero punto di partenza in vista di Rio 2016.

Preso da tutto questo racconto, mi dimenticavo quasi di annotare su queste righe il fatto che ieri sono stato al Crystal Palace una mega struttura sportiva a sud del centro di Londra costruita ancora negli anni ’70 e oggi è un centro di preparazione per gli inglesi. Da un mese a questa parte però,  è diventato il quartier generale del “TIME BRASIL” una centrale operativa per gestire gli oltre 250 atleti che rappresenteranno questo paese alla XXX edizione Olimpica. Lo avevo già scritto più volte il paese in cui sto lavorando sta investendo molto per il 2016 e non risparmia mezzi e denari per cercare di presentarsi al meglio a quell’appuntamento in casa davanti alla propria gente.  Ma su questo avrò modo di tornare presto, vado a cena... chissà magari questa sera provo qualcosina di indiano o forse sushi. Sicuro è che il dolcetto ci vuole a fine pasto per non perdere le tradizioni di casa,  unica pecca che non lo gusterò con il mio amato e grande Amore!

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London, 20.07.2012

Vi dicevo di Agostino e anche che il mondo è piccolo. Infatti ieri parlando con lui attraverso quel magico giochino che si chiama Skype gli facevo presente che ho conosciuto un mitico volontario che comunica veramente con tutto il mondo viste le sue conoscenze linguistiche impressionanti.  Agostino, che  di professione fa il medico a San Giovanni Rotondo nell’ospedale di Padre Pio, ma la sua vera vocazione è lo sport a 360 gradi, ha iniziato a descrivermelo così precisamente che entrambi non abbiamo avuto dubbi che si trattasse della stessa persona. Lui, volontario olimpico, ha incontrato  Aberra Aguegnehu ai Giochi Olimpici invernali di Torino e lo considera come un vero e proprio idolo per tutti i volontari.  Agostino l'ho conosciuto molti e molti anni fa in Val di Sole quando, terminata la stagione agonistica, facevo il maestro di canoa e la guida di rafting durante l’estate. La nostra è stata un’amicizia nata con la pagaia in mano ballando su quel fiume che considero come un fratello maggiore e che si chiama  Noce. Guarda caso poi proprio ieri  Raffy, il mio C1 destro preferito, è stato battezzato sul Noce accompagnato da un mio ex atleta il vecchio Barzon. Assieme sono scesi in slalom da Monclassico a Ponte Stori con tanto di gole boschive e "tres montagnas".  Negli anni, con Agostino,  ci siamo sempre tenuti in contatto  anche senza vederci molto. L’ultima volta che abbiamo passato qualche giorno assieme è stato in occasione della mia visita nei luoghi sacri di Padre Pio quando cioè accompagnai mia mamma in un pellegrinaggio mistico. Quando si dice la “passione per lo sport” mi è naturale pensare proprio al medico di  San Severo: lui che e' presidente della locale squadra di basket, lui che si è avvicinato alla canoa per amore verso il fiume, lui che per il suo Cagliari calcio impazzisce di gioia ricordando sempre i tempi di Gigi Riva. Lui che mi chiede sempre delle gare con estremo interesse e soprattutto è sempre puntuale e preciso nel sostenermi e nel darmi la classica pacca sulle spalle per non mollare mai.  
Con Adriana Behar la vidi giocare nella semifinale di Atene 2004

Questa sera poi, rientrato dalla simulazione gara che abbiamo fatto con gli spagnoli, e accompagnando Ana dal fisioterapista qualcuno mi chiama nel cortile del quartiere generale del Brasile. “Ettore, Ettore” e ovviamente mi giro e c’è un signore piuttosto alto  con la maglia del Brasile che avvicinandomi mi chiede di dove sono in Italia. Rispondo Verona e, guardando il suo accredito, mi accorgo che sto parlando con il “capo missione” per il Brasile. Metto a fuoco e leggo Bernard Rajzman, non ci posso credere ma è proprio quel Bernard Rajzman mito della pallavolo mondiale negli anni ’80 che giocò nella Panini Modena e poi anche a Mantova? Colui che inventò la cosidetta battuta  "Jornada nas Estrelas" che la palla andava così in alto e prima di fare ritorno toccava le stelle del firmamento celeste. Fatico a riconoscerlo visivamente, lo ricordo con capello fluente e baffone oggi è stempiato e senza baffi, ma ha sempre i tratti del grande signore e del grande atleta che è stato. Mi parlerà di lui nei minimi dettagli un’altra campionessa del volley e cioè Adriana Behar, due argenti olimpici nel beach nel 2000 e 2004, che è nostra referente all’interno del COB (Comitato Olimpico Brasiliano). Insomma sono circondato da personaggi di spessore che terminata la loro carriera sportiva sono stati inseriti a pieno diritto nei quadri operativi per le nuove generazioni.
Con il grande Bernard Rajzman oggi capo missione alle Olimpiadi di Londra
Non riesco a pensare che cosa mai dirà il mio maestro di tango che prima di appassionarsi al ballo era un pallavolista di spessore prima come giocatore e poi come allenatore. Forse sarà un pochino invidioso vedendo la foto assieme a Bernard, ma comunque gliela porto a casa con tanto di autografo e dedica... spero così di fare cosa gradita!

Occhio all'onda! 

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E' veramente difficile abbracciare l'atleta di Ugo: è una montagna!

London, 19.07.2012

Il mondo è piccolo, ma veramente piccolo anche se magari tutti noi lo vediamo come infinito. Questa sera sono andato in palestra, mi devo mantenere un pochino in forma senza considerare il fatto che  non si possono non provare le nuove macchine super tecnologiche che sono state allestite da queste parti nella Villa Olimpica dalla ditta italiana Technogym.  Poi è una bella occasione per veder all’opera atleti e allenatori. Tra un esercizio e l’altro c’è la possibilità di conoscere nuove realtà come mi è successo oggi.  Mi sono messo a ripassare con un bilanciere leggero  il gesto dello slancio lasciando un pochino sorpreso un allenatore di sollevamento pesi  di Aruba che perplesso mi chiede qual’è il mio sport. Ci presentiamo e gli dico che sono un allenatore di canoa slalom e non ha dubbi su dove opero  nel senso che al villaggio tutti siamo riconoscibili e ben visibili nelle nostre divise nazionali.  Proseguo dicendogli che sono stato fortunato perché ad avvicinarmi alla pesistica è stato Bruno Toninel ex direttore tecnico delle squadre nazionali italiane di sollevamento pesi, che alcuni anni fa mi aiutò a risolvere il problema che mi ero posta per l'allenamento sulla forza. Non mi piaceva e non mi sodidsfa neppure oggi  il fatto di lavorare senza trasmettere l'impulso alla parte inferiore del corpo come viceversa avviene in canoa. Ecco perchè ho trovato nello "strappo" e nello "slancio" la quadratura del cercio visto che si completa la catena cinetica nell'esecuzione dell'esercizio.   
Beh a quel punto Ugo, così si chiama il mio interlocutore, sobbalza e ha un tremolio: “ma tu sei brasiliano - aggiunge e prosegue - com’è possibile, Bruno è italiano?”  Dura spiegare a Ugo che sì alleno il Brasile, ma sono nato a Verona dove quando posso torno anche per confrontarmi proprio con Bruno che spesso e volentieri mi supporta dal punto di vista della preparazione fisica. Lui grande esperto della forza e della tecnica del sollevamento pesi, un allenatore che stimo molto oltre al fatto che segue Zeno e Raffy in palestra quando sono a casa. Poi ovviamente con Ugo siamo passati a raccontarci le nostre storie. Lui mi ha parlato di Aruba una piccola isola lunga 35 km. con 110 mila abitanti nel mare Caraibico un paradiso insomma tanto per tagliare la testa al toro... Amur dobbiamo farci un giro prima o poi da quelle parti!  Alle Olimpiadi di Londra Aruba  ha quattro atleti:  un judoka, un pesista e due  nuotatori. Ugo ha passato molto tempo in Europa da atleta e ha gareggiato per l’Olanda, poi il suo ritorno in Patria per continuare nel suo settore da allenatore. Non è facile, mi racconta, noi viviamo di turismo e tutti i ragazzi sono impegnati in questo e avvicinarli allo sport è una vera e propria impresa, ma ci proviamo sempre. Ci salutiamo, lui mi regala il gettonatissimo pin del suo paese e scatta la foto. Nel salutarmi mi strappa una promessa: “mi raccomando salutami Bruno” ... ovviamente non mancherò, ma lo rassicuro anche dicendogli che verrà a vedere le gare olimpiche e avrà l’occasione di incontrarlo. Uno come Toninel non può non essere presente. Per il tricolore bianco rosso e vere ci sarà Mirco Scarantino, figlio d'arte (suo papà Giovanni ne ha fatte 3 di olimpiadi!), è un diciasettenne molto promettente, gareggerà nel gruppo B dei 56 chilogrammi, la prima categoria maschile.

Un altro incredibile personaggio di sport è il mio amico Agostino. Lui è venuto a Londra proprio per vivere appieno questa XXX edizione a cinque cerchi. Ma di lui vi parlerò domani considerando il fatto che inizia ad essere tardi e il letto mi sta lanciando occhiate di sfida.

Occhio all’onda!

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London, 18.07.2012

Me la devo mettere proprio via: l’estate da queste parti è finita, forse però non è mai iniziata, e allora bisogna fare i conti con pioggia e vento. Non dimenticarsi mai lo spolverino, meglio quello più pesante, mi porto anche sempre l’ombrello, che fa parte della divisa, ma si usa poco perché il vento non te lo permette. Quindi bagnati con l’oggetto di difesa a tracolla affrontiamo le intemperie e speriamo  che prima o poi il buon Gesù  ci  regali qualche giornata di sole... basterebbe solo che cessasse il vento, se di più non si può fare!
Sono stati due giorni molto intensi, tra arrivo e sistemazioni varie. La frenesia che ti assale quando entri in questo magico mondo è palpabile ovunque. Obiettivo principale da domani in poi è quello di acquisire maggior tranquillità per gustarci appieno tutto ciò che ci circonda per  preparare al meglio la gara di Ana. Tutto può succedere ai Giochi Olimpici e la mia giovanissima atleta sta crescendo di giorno in giorno.  Dubito però che sarà facile: troppa eccitazione regna ovunque anche se la Villa Olimpica è ancora semi deserta.

Ci sono i volontari che come sempre sono  operativi al massimo. Questa sera prima di entrare nel mega paradiso che si chiama ristorante ho conosciuto Aberra Aguegnehu un personaggio unico, semplicemente incredibile. E’ a Londra  come interprete e arriva da Los Angeles, dove vive, anche se è nato 64 anni fa a Addis Abeba. Parla oltre allo spagnolo, francese, lingua ebraica e  altri 6 idiomi tra cui il mandarino. Lui ogni  4 anni si mette a disposizione dei vari  comitati organizzatori offrendo  la sua incredibile  capacità di comunicare veramente con tutto il mondo. Iniziò l’avventura olimpica a Città del Messico nel 1968 e dall’ora non è mancato a nessuna altra edizione. Tutto ciò è testimoniato sul suo copricapo che sfoggia con grande orgoglio. Li' sopra c’è scritta, attraverso i vari pins, la sua storia di volontario nel corso degli anni.  Quando ci ha visti ha iniziato a parlarci portoghese dicendoci che è una tra le lingue che ama più di tutte le altre e che si sta preparando per Rio 2016. Beh questo è veramente essere lungimiranti, noi per adesso fino al 5 agosto pensiamo a questa edizione cercando di portarla a termine nel migliore dei modi.

Ana oggi ha inaugurato la canoa nuova che Nelo ha preparato appositamente per questo suo esordio a cinque cerchi. Sarà stata la canoa nuova, sarà stata l’eccitazione di avere una barca con la bandiera brasiliana, sarà stata la pioggia certo è che oggi la più giovane partecipante ai Giochi per il Brasile e per la canoa slalom mondiale ha pagaiato veramente bene.
Stiamo facendo le ultimissime rifiniture. Stiamo controllando i dettagli e stiamo cercando di recuperare energie e concentrazione. Abbiamo fatto sistemare anche il muleto vecchio perchè non si sa mai se dovesse succedere qualche cosa alla canoa da gara è comunque pronta anche la sua sostituta. 
Poi, sempre per stare tranquilli, abbiamo fissato bene le pale della pagaia al manico. Solitamente basta la colla, ma fidarsi è bene non fidarsi è meglio così un giretto di carbonio con resina non ci sta certo male, anzi aiuta a mantenere la tranquillità, non vorrei mai aver rimpianti per banalità.

 
Tutto, lo devo confessare, è perfetto per riuscire ad arrivare al fatidico 5,4,3,2,1 go al meglio. Ora sarà solo il tempo a dare le risposte che tutti noi stiamo già aspettando.









Occhio all’onda!

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London, 17.7.2012

Tutto sapora di nuovo, tutto è così fresco e pulito che ti proietti subito in un’altra dimensione. Le persone che già conosci sembrano però altre nei loro vestiti  nuovi. Li scopri e li guardi con luce tanto diversa dall’usuale. Tutto ciò che ti circonda è candido e sembra d’incanto impadronirsi di tutto e di tutti. Entri nella villa olimpica e tutti ti accolgono con un sorriso, tutti ti fanno sentire come se fossi l’unico vero ed importante ospite di questo villaggio che ospiterà a pieno regime oltre 12.000 persone.

Cammini su marciapiedi così nuovi che le scarpe, nuove, scricchiolano. Ci sono alberelli così nuovi che fanno fatica a reggersi da soli e così sono avvolti da sostegni che hanno il compito di guidarli nella crescita. Ci sono le strisce pedonali bianche, bianche. Ci sono le serrature delle porte delle case che devono essere rodate per aprirsi e chiudersi a dovere. C’è il microfono della doccia che porta il nylon di protezione. C’è l’ascensore che ti porta ai piani che è pulito e sa di nuovo. Ci sono le cassette della posta che aspetteranno a lungo prima di essere usate, quando cioè andranno ad abitare in queste case dei veri inquilini per una vita che allora diventerà normale.  

Che strana sensazione quella di essere vestito tutto nuovo! Nel senso che capita sì di acquistare le scarpe e poi le indossi, ma le porti magari con la tuta vecchia o gli short consunti. Poi magari capita anche di avere una t-shirt nuova di zecca che abbini ai jeans che hai indossato una vita e con le scarpe ammorbidite dal tempo. Qui invece sei tutto nuovo e tutto lo abbini con il nuovo e chi ti circonda è come te... che strano no!? La cosa mi succede ormai ogni quattro anni e prima vissi questa sensazione il giorno del matrimonio. Quel giorno  avevo tutto nuovo, ma veramente tutto come per i Giochi Olimpici, l’unica differenza che le gare a cinque cerchi durano una ventina di giorni e il matrimonio si spera sempre per una vita! Ho ancora scarpe e vestito di quel 10 dicembre del 1988,  come ho ancora le divise dei giochi di Atene e Bejing.

Poi inizi a rivivere quel sogno che prepari per quattro anni. Si da’ concretezza alle mille aspettative che sono anche quelle di una nazione che crede nel tuo lavoro e nella tua passione condividendone gioie, dolori, emozioni, sacrifici e soprattutto speranze. Ieri ho guardato intensamente gli occhi di una ragazzina che varcava la porta della Villa Olimpica e ho visto, ma soprattuto ho percepito la luce e il calore per una gioia immensa che piano piano ha preso forma e sostanza.

Le camere della palazzina che ci ospita sono essenziali fin nei minimi particolari. Studiate e realizzate nella loro sobrietà e nella logica dello sport. Ti infili nel letto e sei riscaldato da un piumone con i loghi degli sport. Butti lo sguardo sulle pareti e trovi disegni e progetti fatti da ragazzi che hanno partecipato ai diversi concorsi organizzati in vista dell’evento sportivo dell’anno.

Abbiamo passato molto tempo sul canale di gara da marzo fino ad una settimana fa, ma oggi quella stessa struttura si è trasformata, si è vestita a festa. Pochi cambiamenti, poche finezze e ti sembra però di essere su un altro pianeta. La parte finale degli ostacoli è stata colorata di azzurro. Sulle pareti a filo d’acqua ci sono i loghi e i colori di questi Giochi. Poi, un po' ovunque, quei cinque cerchi che rappresentano i cinque continenti senza distinzione di sesso, razza, religione o altro. Hanno la forza e la speranza di volerci unire, hanno la forza e la speranza di cambiare il mondo.

Al canale si arrivava sulle nostre auto a noleggio e i controlli per entrare erano pochi. Oggi si arriva su un pullman che parte dalla Villa Olimpica ai 45 e riparte dal Wild Water Centre all’ora esatta. Passi controlli fatti dall’esercito e ti setacciano il fondale per vedere se magari porti dentro qualche strano ordigno esplosivo, ma anche tutto ciò fa parte del gioco!

                                                                                                                       ... continua

L'instabilità per trovare l'equilibrio

Sono stati giorni interessanti con Ana e  Raffy qui ad Augsburg. Il canale è sempre molto accattivante e secondo me è utile per farti capire, comprendere e sentire l’instabilità dell’acqua e su ciò creare viceversa la tua stabilità, le tue sicurezze. Le sponde, come tutti sanno, sono diritte e tutta l’energia dell’acqua che ci va a sbattere contro viene restituita in modo strano al filone centrale della corrente. Tutto ciò mantiene  la superficie navigabile sempre in continuo movimento ondulatorio e sussultorio. Qui capisci e ti rendi conto che se non tieni la canoa piatta nel 90% delle situazioni ti trovi a lottare contro forze della natura disumane. Viceversa se ci vai sopra,  assecondando  i movimenti dell’acqua, vivrai la magica sensazione di volare come una libellula in cielo. Abbiamo posto molta attenzione a due cose: prima di tutto alla  postura del corpo e poi abbiamo cercato di dare valore ad ogni singola palata messa in essere in ogni discesa. Tutto ciò per cercare di avere e  mantenere sempre il massimo equilibrio, solo così infatti diventi padrone della situazione nella giostra di un canale che a distanza di 40 anni è più che attuale e divertente. L’equilibrio dà sicurezza. Sei sei tranquillo e sicuro avrai la consapevolezza di poter spingere sulla pagaia quando ti rendi conto che ciò è fattibile. La sicurezza ti porterà anche la saggezza di vedere oltre al singolo gesto che stai mettendo in atto in quel preciso momento. Avrai cioè capito che a volte è meglio non fare per mettersi in sintonia con l’acqua che detta tempi e ritmi da seguire. L’acqua diventa la musica da seguire  in ogni discesa.

Certo per percepire ciò non bisogna avere la fissa di tempi e cronometro, per capire tutto ciò bisogna lasciarsi andare per imparare ad ascoltarsi e per condividere con l’acqua noi stessi. Non possiamo avere segreti per l’acqua e l’acqua per noi, non dobbiamo mostrarle bicipiti fuori misura imponendo una strategia del terrore, ma dobbiamo invece presentarci umili e attenti alle vibrazioni che la nostra canoa ci trasmette dopo averla lasciata libera di percepirle lei stessa.

E’ un lento gioco dei silenzi. E’ un divertente gioco dove l’attesa e la pazienza diventano armi micidiali per raggiungere lo scopo finale.

Un infinito discendere per provare a sintonizzarsi con onde, riccioli, buchi, cambi di pendenza e quant’altro possiamo trovare in una discesa fra i paletti dello slalom. Un gioco divertente che non sai mai però quando finirà e se mai ti farà raggiungere il successo. Certo è che rimane comunque una grande sfida da vivere con orgoglio ogni giorno fino a quando il buon Dio lo vorrà!



                                                                                                          Occhio all’onda! 



congratulazioni  a Lukas Mayr per l'argento ai 

campionati del mondo U23  di canoa slalom e 

complimenti a Giovanni De Gennaro, Lukas Mayr e 

Zeno Ivaldi  campioni del mondo nel k1 

a squadre U23