Curiosità


Sono tornato a cambiare le marce con la mano sinistra,  a calcolare la distanza in miglia e a bere la birra calda,  ad alta fermentazione come piace da queste parti... non posso pensare a cosa direbbe Argos se solo gli servissero una birra a questa temperatura visto che lui, da ottimo brasiliano,  la beve solo se è ghiacciata.
Gli spostamenti fanno parte della mia vita e non posso farci nulla. Quindi vedo sempre di utilizzarli al meglio per non perdere tempo e per fare quelle cose che altrimenti trovo difficoltà a realizzare preso da mille altri problemi o impegni. Quindi, in questi momenti,  non c’è nulla di meglio che lasciare la testa libera di vagare per ripescare alcuni momenti particolari vissuti recentemente e fissarli per non spegnere quelle scintille che molto spesso casualmente si accendono in noi.  Ecco perché mi sono trovato a pensare a Cippo al secolo Stefano Cipressi pronto per il suo esordio ai giochi olimpici e mi sono detto: “ma quanta energia ha questo pagaiatore bolognese e da quanta curiosità è mosso?” Questa riflessione è partita da alcuni discorsi che abbiamo fatto assieme durante un piacevole pic-nic sul prato del Parco del Segre a La Seu d’Urgell e mi ha sorpreso quando, parlando con Nicolò e Pietro, cercava di trovare qualche soluzione per allenare il suo equilibrio e i suoi obliqui. Era preoccupato perché  dopo l’ultimo allenamento a Londra dovrà restarsene a casa prima di ripartire per le Olimpiadi piu' o meno una decina di giorni che, secondo lui, sarebbero importanti da sfruttare proprio per allenare e sviluppare questi  due aspetti fondamentali per  un C1. La soluzione, dice Cippo, potrebbe essere quella di creare un’impostazione su una di quelle tavolette utilizzate per sviluppare le capacità propriocettive applicando ad essa una sorta di motore che crei resistenza. Quindi  con gli obliqui e con gli addominali cercare di contrastare questa resistenza che può modulare, assieme ad un disequilibrio improvviso che la macchina crea. Giustamente il buon Pietro Camporesi ha suggerito al suo concittadino di chiedere a Tony (Estanguet n.d.r.) dove tiene il suo toro meccanico e se può imprestarglielo... forse quello è il vero segreto del Duca di Lee Valley il D’Artagnan dei tempi moderni. Poi ovviamente abbiamo riso a lungo e io ho suggerito a Cippo di prendersi quei giorni che sarà a casa per stare con la sua famiglia e rilassarsi bene prima del grande ed importante evento sportivo dell’anno. Al di là di tutto questo c’è la testimonianza di un atleta che non ha finito ancora di stupire. L’unico campione del mondo in kayak che parteciperà alle olimpiadi in C1, una grande dimostrazione di voglia di esprimere quello che sente, una voglia di scoprire il suo limite. Ricordo che anche nel passato sia Dario che Urbano Ferrazzi pagaiarono prima seduti e poi in discesa in due specialità diverse. In kayak fra i pali dello slalom e in canadese tra le onde della discesa classica. I due però non raggiunsero i risultati del pagaiatore bolognese anche se furono, per onor del vero, grandi protagonisti dello slalom in Italia e all’estero tra la fine degli anni 70, fino a metà anni ’80. La sfida che ha aperto Cipressi, molto probabilmente sarà raccolta da Fabien Lefevre che come già detto è già in preparazione per Rio 2016 in kayak e in C1.

Bello vedere atleti che sono sempre alla ricerca del limite, della scoperta, dell’alternativa. In loro c’è la perla della saggezza. In loro c’è l’energia della vita. In loro c’è il senso della nostra esistenza. 

Bello anche sentire il respiro pesante del mio piccolo cucciolo che crollato sul lettone si sta addormentando con il sorriso sussurrando parole che esprimono la sua gioia nel pagaiare sull’acqua olimpica!

Occhio all'onda!

Poche certezze, tante opportunità

Ne abbiamo viste di belle oggi seguendo le gare delle donne e abbiamo consolidato l’idea che non ci sono certezze, ma solo grandi opportunità per tutti o quasi tutti.
Ne parlavo oggi pomeriggio a gare concluse e cioè durante al pranzo offerto dall’organizzazione, con Cindy Poeschel che chiude questa prima tornata di gare con tre finali e un bronzo. L’atleta tedesca giustamente contenta mi faceva notare che bisogna cercare di prendere ogni occasione al volo tanto più quando le super favorite iniziano a sentire addosso la tensione pre-olimpica. Lei proverà a ripetersi ai prossimi mondiali U23 per fare poi il tifo olimpico  alla sua compagna Jasmin Schornberg.

La giornata per la super favorita Maialen Chourraut non è iniziata molto bene visto che poco dopo le sei della mattina la commissione antidoping le ha suonato il campanello di casa per farle un prelievo del sangue  predisposto dal Cio. Come se non bastasse le cose si sono complicate e trovare la vena per prendere diverse provette di sangue non è stato facile.
La forte basca è un tipetto piuttosto metodico e cambiarle di una sola virgola il piano che si era proposta per la giornata di gare le costa parecchia fatica che poi si trasforma in agitazione e preoccupazione. Non ha pagaiato come siamo abituati a vederla fare, tanto più su questo canale, e l’errore alla porta 8 l’è costato molto caro soprattutto per il fatto che poi è scesa per il resto della gara convinta di aver preso un 50 e non 2 come poi è stato. Ursa Kragelj, che vincerà poi la gara, è passata in finale con 4 e Melanie Pfeifer con ben 6 penalità.
Altro fatto incredibile l’errore di Corinna Kuhnle alla risalita 21... pazzesco. L’austriaca bi-campionessa del mondo fa per uscire dalla porta, ma le scappa via la punta mentre la corrente la trascina verso il centro del fiume senza farle fare il passaggio all’interno della risalita stessa. Uscita in corrente è costretta a girare la canoa, recuperare la morta, risalire, fare la porta e andare al traguardo. Il tutto le costa una vita e l’eliminazione dalla finale. L’austriaca inizia ad abituarsi a risalire le porte e a restare al palo più a lungo di quello che chiunque è portato a pensare viste le prodezze fatte veder spesso e volentieri in occasione delle prove iridate.

Sono tornato a stingere la mano a Nicolas Peschier che con il suo fidato compagno Pierre Labarelle ha vinto la gara in C2 dopo averlo già fatto in Francia solo sette giorni prima. Bravi i due francesi che in questa specialità sembrano aver trovato la loro vera dimensione agonistica.

Sto preparando, per un piacere personale e per cercare di capirci qualche cosa, una analisi di queste prime tre gare di Coppa. La giornata però è stata lunga e prima di fare di addormentarmi sul MAC è meglio far riposare la testa e il corpo. Domani dopo una bella dormita, un cortado e una briosche si ragionerà sicuramente meglio!

Occhio all’onda!

Non è sempre domenica!



 Non si inizia bene la giornata quando leggi che un Amico "nella notte si è fatto male e non sta bene". Il dì parte sotto tono e l’angoscia di non poter far nulla ti resta a lungo. Qualcuno dice che non è sempre domenica e quindi dobbiamo saper accettare anche tutto questo e cercare di andare avanti con il sorriso.
Questo mestiere, ma la vita in generale, non ti permette di aver pause, ripensamenti, malinconie. Non ti permette di fare sempre quello che il cuore ti suggerirebbe di fare, ma ti lascia però spazio per “farti del male” e per condividere il dolore.  Sarebbe bello riuscire a fare ciò che si fa scrivendo e cioè mettere un punto, saltare una riga e ripartire con un altro discorso... poco importa se non è collegato al punto precedente, ma così non ci pensi più!

Ieri giornata di semifinali e finali per C1 uomini e donne e per kayak uomini.
Le considerazioni da fare sono molte guardando il podio della specialità canadese monoposto. Eh sì! Mi ha fatto tristezza vedere il bravo Jordi Domenjo mettere la punta davanti a tutti e salire sul gradino più alto del podio con a destra  David Florence e a sinistra Tony Estanguet. Tristezza miscelata alla gioia di vedere lo spagnolo vincitore, ma con la consapevolezza che tutto il mondo per la verità pensava quasi esclusivamente agli altri due atleti  che fra pochi giorni si contenderanno il titolo olimpico a forza di braccia e  testa, mentre Jordi sarà seduto magari comodamente nel suo divano di casa a seguire il tutto alla televisione con mille pensieri per la testa, mordendosi la lingua e imprecando chissà quale santo del cielo. La vita, come si diceva all’inizio, non è sempre come la si vorrebbe.

Non so perché, ma questo 2012 sembra proprio essere l’anno di Etienne Daille che praticamente dopo tre gare ha già fatto sua la Coppa. Per non vincerla si devono mettere assieme una serie di fattori unici oltre al fatto di escludergli la possibilità di gareggiare a Praga e a Bratislava. La quarta gara di coppa sarà praticamente nella sua città natale visto che ha passato più tempo nella capitale Ceca che in Francia. Senza considerare il fatto che lui ha imparata a pagaiare proprio su quel canale visto che la mamma è nata e cresciuta lì e la nonna ha un negozio di materiale da canoa proprio a Troja a un metro dal campo di gara. Questo giovane, dalla doppia nazionalità,  per anni è rimasto al palo a guardare le grandi gare internazionali come se non gli  appartenessero, mentre oggi si presenterà alle Olimpiadi come grande favorito e non più come outsider. Due vittorie (Pau e Seu) e un secondo posto (Cardiff) non male visto che i big consolidati sembrano essere fuori giri e la cosa certo non gioca a loro favore.

Pomeriggio dedicato alle gare di qualifica donne e C2, routine e semplice formalità per alcune atlete, lotta dura per altre che soffrono ad ogni discesa nel tentativo di passare il turno. Le due facce della medaglia. Testa o croce sembra essere quasi un gioco della sorte passare il turno eppure il livello delle donne in kayak è cresciuto moltissimo e questo non può che fare bene a tutto il settore.
Domani staremo a vedere, qualcuna potrà forse già brindare usando la Coppa come calice con due gare di anticipo!


Occhio all’onda!

Piacevoli momenti a parlare anche di canoa!

 Cammini per una Seu notturna ed incontri canoisti ovunque. Magari non atleti che vanno a letto presto, ma allenatori, simpatizzanti, fans, genitori o amici. Personaggi bene o male addentro ai paletti dello slalom, vuoi per essere direttamente coinvolti come genitori, vuoi per vari interessi, vuoi per ricordare un passato agonistico o vuoi per semplice ma sincera passione per uno sport puro come sa essere la canoa slalom. Ovvio siamo di Coppa del Mondo e questo è abbastanza logico e scontato, ma è altrettanto vero che questa cittadina nel mezzo dei Pirenei è diventata la bandiera di uno slalom olimpico che ci regala sempre grandi emozioni. E allora capita di fermarti per strada per bere una “clara” e discutere sul tracciato della semifinale che è assai complicato da interpretare oppure inizi a fare pindarici voli su come si evolverà uno sport che ormai è consolidato nel panorama olimpico. Poi ti fermi a commentare le gare di oggi che come sempre hanno molto da raccontare. Le sfumature poi si deformano ogni volta che incontri persone diverse, ognuno di noi sottolinea sempre ciò che lo colpisce maggiormente e su questo ci costruisce le proprie storie che poi andrà raccontando per il resto della sua vita. Bello, molto bello perché il clima è quello della festa e questo fa bene al nostro sport. Si assapora tutto quello che è canoa, tutto quello che può esser considerato slalom. La Coppa, per la verità, si sta disputando un po’ sotto tono... siamo ormai tutti con la testa alle prossime olimpiadi, ma a La Seu c’è ancora un po’ di tempo per fermarsi, per godere di piccoli ma importanti momenti fatti di battute, di gesti, di oggi sotto mille sguardi attenti e competenti. C’è ancora il piacere di condividere un bicchiere di sangria e due tapas.
Ti capita quindi di parlare della vittoria nel kayak maschile di un certo William Forsythe che solo pochi giorni prima in Francia si fermò al 33simo posto. Poi tra una bevuta e l’altra si commentano i risultati degli spagnoli che hanno dominato in C1, mentre Tony Estanguet, dopo la prima manche ha il tempo di giocare con il figlioletto facendolo pagaiare in C1... rigorosamente a destra. Poi inizia ad essere veramente tardi e piano piano la piazza rimane, le voci si spengono, la gene se ne va a dormire prima della giornata di domani che sarà molto interessante.


Occhio all'onda!

La Seu D'Urgell 3^ tappa della Coppa del Mondo di Slalom 2012

Quando arrivo a La Seu d’Urgell ci sono alcune cose che devo fare assolutamente.
La prima è bere il latte Cadì. In nessun altro posto al mondo riesco a trovare la mia bevanda preferita così buona e gustosa come qui. Lo vendono nelle buste così lo travaso nella mia borraccia e me lo gusto piano piano bello fresco ogni mattina.
La seconda è il mio giro di corsa di un’oretta seguendo le rive del Segre prima sulla destra e poi tornando sulla sinistra orografica. Si corre accompagnati dal Cadì che maestoso ti segna la strada. Lungo il fiume c’è una bella stradina in terra e lungo il cammino incontri persone che passeggiano con i loro cani, altre che sgambettano con i bastoni, altre ancora che se la raccontano.
Poi non posso non andare a fare colazione al bar di angolo giusto in fronte al duomo de la Seu. Una pasta al cioccolato e un “cortado”. Questa mattina poi ho avuto l’onore di bere il mio caffelatte con quattro fantastiche canoiste e cioè Irati Goikoetxea, Maialen Chourraut, Marta Martinez e Nuria Vilarrubla. Tutte e quattro ottime atlete.  Belle ragazze,   un viso solare e con un sorriso incantevole: che bella gioventù!

A la Seu poi non posso non andare a cenare al Canigò visto che l’accoglienza al mio arrivo è sempre molto calorosa. Qui ho cenato spesso e volentieri nella mia lunga permanenza nella cittadina catalana e qui si mangia ottimo cibo a buon prezzo e in maniera rapida. D’estate poi si può cenare sul plateatico così hai la possibilità di incontrare e vedere molte persone che ovviamente conosci.

Domani si inizia, ultima prova prima dei Giochi Olimpici. Alcuni atleti che parteciperanno alle olimpiadi non sono presenti, hanno preferito dare forfait per prendersi un momento di pausa e ripartire riposati per l’ultimo ciclo di lavoro.
Prima delle gare però la cerimonia d’apertura. Indiscrezioni dicono che si concentrerà soprattutto a ricordare l’anniversario dei vent’anni dei giochi olimpici disputati qui nel 1992. Staremo a vedere... sarà un bel tuffo nel passato per non dimenticare la storia dello slalom -

Occhio all’onda!

Un abbraccio, una carezza

Certe persone entrano in te e rimangono poi a lungo. Rimarranno ancorate per sempre e  faranno  parte della tua vita. Le potrai vedere tutti i giorni oppure ricordarti malinconico l’ultima volta che hai avuto la fortuna di abbracciarli per salutarli come se il tempo non fosse mai passato, non fosse mai trascorso. Poco importa perché loro sono in te, come in te rimangono sguardi, sorrisi, parole dolci e affettuose, immagini di momenti magici.
Ho avuto la fortuna di fare una gioventù spensierata a pagaiare per rincorrere sogni fatti di acqua, corrente, porte, onde. Ho avuto la fortuna di condividere tutto ciò con amici che hanno preso il posto di fratelli che non ho avuto. Ho avuto l’onore, molto spesso di conoscere le loro famiglie, le loro madri e i loro padri. E ora piango perché una mamma di tutti noi ci ha lasciati, una mamma che ha sempre amato quei pazzi scatenati giovani di fiume che eravamo! La sua dolcezza nell’accoglierci, i suoi ricordi verso mia mamma sempre al mio arrivo a casa loro e i saluti che mi faceva portare prima di andarmene erano sinceri, affettuosi e puntuali.
Poi c’era quel suo modo di vivere una vita per i figli e quel suo essere fiduciosa verso il prossimo e soprattutto verso noi ragazzi. La sua massima libertà nel lasciarci la casa... quanti e quanti capodanni e feste abbiamo trascorso fra le sue mura.
Poi c’è stata quella volta che siamo passati da Palinuro con il vecchio e scassato Wolkswagen del Club, un ricordo vivissimo ed eccitantissimo. Quelle storie vissute da  Mauro al mare che ci raccontava nei lunghi viaggi che effettuavamo per raggiungere torrenti, fiumi , corsi d’acqua per l’Italia e per l’Europa. E così chilometro dopo chilometro i pesci pescati si allungavano vistosamente e i metri in profondità raggiunti diventavano record olimpionici. Le sue, anzi, le loro vacanze al mare con la roulotte  a  me sembravano qualche cosa di straordinario visto che a casa mia l’idea delle ferie era decisamente diversa.
La prima volta che mi fermai per pranzo in quella grande e speciale casa adiacente a Villa Chierego, rimasi sconvolto perché tutti i figli chiamavano la mamma con il suo nome di battesimo. La cosa mi dava l’idea dell’avanguardia, del progresso dell’emancipazione femminile. Anch’io, pensavo, mi farò chiamare dai miei figli con il mio nome.
Poi c’è quell’immagine fissa nei ricordi e alla quale ogni tanto attingo per godere di un tempo magico. Quell’immagine ferma il tempo al 1991, campionati del mondo di slalom a Tacen, mamma e papà di Mauro sul ponticello che attraversa il canaletto fermati da me per una foto che poi sarà inserita nel libro che scrissi per quei mondiali. Ecco, cara amata Ida,  vi ricorderò così: felici viaggiatori per il mondo che ora lassù vi siete riuniti per tornare a viaggiare in chissà quali magici, paradisiaci luoghi, spensierati come un tempo, felici e sorridenti come sempre - 


Occhio all'onda! 

Archiviata la seconda gara di Coppa del Mondo Slalom

Prendete due C1 non più alti di un metro e sessanta cadauno, con una circonferenza del bicipite pari alla metà della loro altezza. Fatto? Bene. Ora prendete un qualsivoglia scafo con due buchi per infilare i due soggetti all’interno. Fatto? Bene. Ora lanciateli giù per il canale di Pau, per la finale della seconda gara di Coppa del Mondo. Fatto? Bene. Avete scoperto come si fa a vincere una prova di coppa con due personaggi decisamente particolari.


Ok! a parte gli scherzi diciamo che oggi in finale ho visto veramente un equipaggio spettacolare che ha saputo interpretare un percorso decisamente impegnativo in modo sublime. Non hanno mancato un colpo grazie ad un assieme impressionante. Davanti il motore, instancabile e perfettamente sincrono con l’acqua. Dietro un altro motore però programmato a puntino, pronto ad entrare in “coppia” senza sfrizionare e senza perdere giri. 
Loro sono un certo Pierre Labarelle e Nicolas Peschier due C1 che un paio di anni fa, seguendo la moda, si sono messi a pagaiare assieme e oggi hanno dato il meglio di sé in coppia in questa finale vinta a mani alzate a mo’ di arrivo ciclistico. Bravi, peccato solo che mancassero i gemelloni  slovacchi, sarebbe stato interessante il confronto. Certo è che ho visto un Peschier maturato e ridimensionato al punto giusto: una forza della natura che nella specialità singola non aveva quasi mai trovato i ritmi giusti per pagaiare con l’acqua e sull’acqua.
L’altra finale in programma oggi, k1 donne, l’ha vinta Maialen Chourraut.  Non mi stancherò mai di dirlo, anche se l’ho scritto mille volte, lei è veramente forte un concentrato di potenza, abilità e determinazione il tutto unito ad una grande umiltà e semplicità sia come persona che come atleta. Brava e siamo a due gare di Coppa vinte su due disputate ora si va in casa sua e penso che non ce ne sarà per nessuno! Guardando attentamente la gara di finale delle donne mi vengono da fare alcune riflessioni. Infatti si può tranquillamente dire che il k1 donne  è cresciuto moltissimo. In finale ben 5 donne su 10 hanno zero penalità.
Fuori dalla finale Dukatova e Kulnhe quindi per nessuna nulla è scontato. Questo fa bene alla specialità che di questo passo farà passi da gigante.
Il tempo della spagnola le regala la seconda posizione nel C1 , la vittoria nel C2 e il sesto fra i colleghi seduti uomini... giusto davanti a Super Cali!
Visto che siamo in tema è innegabile che il fattore campo sia decisamente importante. I bianchi di Francia, qui in casa,  hanno fatto poker vincendo nel C1 men e women, K1 men e fallendo solo nel k1 donne dove comunque hanno piazzato sul podio la Bouzidi. Direi quindi che il vantaggio per gli atleti locali è piuttosto notevole. Come è stato a Cardiff con  Florence che vince in C1 e C2 e qui non entra in finale in nessuna delle due specialità.
Archiviata anche la seconda gara di coppa domani carichiamo armi e bagagli e andiamo a Seu dove torno sempre molto volentieri visto che ho passato quattro anni della mia vita ad allenare gli spagnoli. Rivedrò luoghi famigliari e vecchi amici, assaporerò cibi tipici e buon vino. Godrò dell’aria, degli sguardi della gente, dei sapori e dei profumi di una cittadina molto accogliente e avvolgente.

Mi sono rattristato un pochino guardando le classifiche dei campionati italiani discesa disputati sabato e domenica sull’Adda. Mi ero ripromesso di non parlare più di questa specialità che ho molto amato, tanto più che mi è stato proibito farlo! Ma vedere un Panato che vince ancora in C1  e in C2 non può che fare male e rattristare. Ovvio non per lui personalmente, ma per il movimento della discesa.
L’unica soluzione plausibile è azzerare tutto e ripartire, ma ciò sarebbe possibile solo se qualcuno avesse la dignità di farsi da parte per lasciare spazio a dei professionisti. Chiudo e non aggiungo altro.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cioccolatini


In sala video e nella adiacente saletta relax atleti è partito un applauso sincero e sentito da parte di tutti per quel 100,79 che Tony Estanguet ha regalato al popolo nella sua vincente finale. Il primo kappa uno uomini, Daille, ha fatto meglio del vincitore della canadese monoposto di soli 0,62 centesimi... e questo rende l’idea chiara di quando è forte il francese in C1 e di quanto è avanti il Duca di Lee Valley.  Non infierisco sulla categoria dicendo che il secondo è arrivato a 7 secondi e 82 e mi sembra di aver fatto un tuffo nel passato quando Lugbill vinceva sugli avversari con questi distacchi.
L’altra nota incredibile arriva dalla qualifica delle donne sedute. L’austriaca Kuhnle nella seconda manche di qualifica  ha fermato i cronometri a 91,39 tempo che sarebbe stato il nono tra gli uomini. State seguendo? Avete fatto due calcoli? Semplicemente stratosferico a 3 secondi e 70 da Kauzer lasciando la prima delle avversarie a 6,97! Qui ragazzi i punti esclamativi si sprecano perché questi tempi hanno lasciato molti di noi a bocca aperta. Chourraut con gli occhi sbarrati prima di salutarmi e a darmi l’arrivederci a domani per semifinali e finali mi fa:”come faccio a dormire questa notte con questo tempo della Corinna?” Tranquilla Maialen domani è tutta un’altra storia e si riparte da zero per tutte, però in effetti...

Torno a ripeterlo a costo di essere monotono: i francesi sono avanti! Non lo dico per il fatto che su tre finali disputate ne hanno vinte... tre - anche nel C1 donne la vittoria ad una transalpina che risponde al nome di Caroline Loir - lo dico e lo ribadisco per delle finezze, per dei particolari che esaltano ancora di più un’organizzazione perfetta che porta poi ad avere i risultati che tutti noi ormai conosciamo molto bene.  Volete sapere l’ultima? Ci sono anche i cioccolatini con il logo e della Coppa del Mondo di Pau e se viene a saperlo il presidente dell’Adigemarathon - Bruno Panziera - impazzisce.  Lui l’anno scorso, il presidente intendo,  voleva farli a forma di canoetta, ma dei problemi tecnici dell’ultima ora gli hanno impedito di fare questa sorpresa  a tutti i partecipanti e  al numeroso pubblico sempre presente sulle rive dell’Adige. Vi rendete conto della classe e dell’eleganza della cosa?
Aggiungo solo una comunicazione di servizio per il mio amico L8: “Enrico stai tranquillo ho preso il manifesto della gara, appena posso te lo porto”. Ecco ci risiamo anche il poster è particolare e accattivante, non per niente Lazzarotto ne vuole uno per la sua collezione da brivido.
La posso fare un’altra nota personale? Va beh la faccio: “bravo Zeno, continua così, usa la testa e il cuore e fra qualche settimana appena finito la matura, rimboccati le maniche che si inizia a lavorare veramente... fino ad oggi abbiamo scherzato!”

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi 

Ibai

Finalmente estate!  Non ne potevamo più di allenamenti e gare di slalom sotto l’acqua e il freddo. Oggi per la prima giornata di coppa a Pau uno splendido cielo terso e un sole raggiante, tanta gente ovunque e se tanto mi dà tanto chissà domani che sarà una giornata praticamente festiva che cosa succederà!  Pubblico in abbondanza e che parcheggia a qualche chilometro di distanza per essere poi accompagnato nei pressi dello stadio d’acqua viva con navette che effettuano il servizio gratuitamente. L’area è praticamente vestita a festa per una grande happening. Solo così  si regala al nostro sport immagine, fama e gloria.
Parlavo oggi con Maialen Chourraut, che ha passato del tempo a sistemarsi la canoa per domani, e facevamo una riflessione: se volessero i francesi potrebbero organizzare la coppa del mondo tutta in casa loro tra Pau, Bourg, Foix, Argentier e altri ancora. Effettivamente, come dicevo ieri, sono avanti e soprattutto pensano al domani promuovendo questo sport in ogni sua forma. Poi ho rivisto una mia ex atleta che allenavo in Spagna, Jone Otano, che in questi giorni darà alla luce un bimbo che si chiamerà Ibai e cioè fiume in basco. Lei è bellissima e dolcissima e io le auguro tutto il bene di questo mondo a lei, al bimbo e ovviamente al papà Jon Erguin.
La giornata mi ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima discesa dei Kayak maschile visto che Zeno era in ballo per entrare in semifinale dopo due manche non certo eccezionali, ma neppure da buttare al vento. Alla fine 40esimo giusto giusto per disputare la semifinale. Il lavoro da fare e il cammino da percorrere sarà lungo e tortuoso, ma la macchina c’è e anche la volontà di fare tanta strada dopo un anno passato a debellare un maledetto virus che ha fermato bruscamente un giovane speranzoso e sicuramente  talentuoso.
Domani sarà un’altra giornata molto difficile, ma si farà un altro passo avanti verso il futuro.
Kauzer ha fatto quello che ha voluto con una prima manche da manuale senza impegnarsi, apparentemente, moltissimo. Super Cali sfolla e non trova i ritmi giusti di gara, lui deve solo cercare di non fare tattiche suicide e concentrarsi sulla qualità migliore che ha e cioè la scorrevolezza dello scafo rosso che ha sotto il culo.
Benus in C1, toltosi il pensiero che non andrà alle Olimpiadi, sembra rinato e ferma i cronometri sul minuto e 30 virgola 43 che sarebbe l’ottavo tempo fra i k1.  Bravo anche il basco Elosegui, che lasciata l’università di fisica si è trasferito a informatica. Ora sembra riuscire meglio a programmare le sue discese, mentre prima sembrava un pochino troppo alla ricerca dell’impossibile.
Brave anche le donne in ginocchio. Infatti ben 13 su 15 hanno fatto il percorso senza salti di porte... stanno migliorando a vista. Chissà però cosa succederà nel percorso di semifinale e finale visto che si passa da 18 porte alle 25. Ma questo dice poco se non il fatto che in qualifica il tracciato era più che scorrevole mentre in semifinale sarà una lotta per la sopravvivenza. Poi non capisco e insisto a dire che non c’è congruità di pensiero relativamente alla filosofia da seguire per tracciare i percorsi. A Cardiff praticamente quasi tutte porte a palo singolo, con una bella sequenza a pettine.  Qui “vigliacco il coyote del deserto”  se ce ne fosse una sola a palo singolo, tanto per dirla alla Tex Willer! 

Occhio all’onda!

Sorriso


Sono rimasto tutto il giorno con il sorriso, l’ho scoperto solo ora ripensando al dì andato.  Sono stato  incantato ammirando tutto ciò che mi circondava e che parla di canoa in ogni sua forma ed espressione.
Bisogna riconoscerlo pubblicamente: i cugini francesi sono proprio bravi e sono avanti rispetto a tutti noi sotto molti punti di vista. Sono organizzati, sono estrosi, sono dinamici, sono determinati, hanno inventiva.  Il difetto che rimane però è quella puzza sotto il naso che purtroppo è insita in molti di loro e che non li rende molto simpatici.  Va beh! non pensiamoci e pensiamo solo che poi la serata è finita alla grande con una bella cerimonia d’apertura per la seconda tappa della coppa del mondo di slalom qui a Pau. Bella nella sua semplicità, bella perché è stata incentrata sulla canoa. Il balletto ha rappresentato la vita dell’atleta che si sveglia, si riscalda e va a pagaiare con tutte le sue evoluzioni e tutte le sue problematiche. Poi la quasi originale idea di presentare le nazioni facendo scendere in canoa ragazze e ragazzi francesi con i nomi dei vari paesi. Era successo, a memoria personale, solo in Val di Sole in occasione del mondiale del 1993 e poi forse a Solkan in occasione di qualche manifestazione internazionale. Mentre mi ricordo di un balletto con a tema la canoa in Polonia, ma ora mi sfugge esattamente l’anno e la località. Devo cercare le foto nell’archivio per definire data e luogo.

 “Bienvenue les gens de l'eau” ha decantato l’attrice che ha presentato lo spettacolo. Che belle parole ricche di significato: mi hanno emozionato non poco! In effetti, mi guardavo attorno e mi rendevo conto che ero circondato da canoisti. “Questo è  il popolo dell’acqua” mi sono detto. Questi sono i veri fruitori di una natura che ci meraviglia sempre. Una natura rappresentata scenicamente da folletti e trampolieri e  da diaboliche figure mangia fuoco.   Noi che viviamo sull’acqua e per l’acqua che corre, nello spirito libero che solca la corrente.  Acqua che ti sa regalare emozioni, ma ti sa anche demolire in un attimo.

Ieri sera sono stato al party per i Team Leader a Villa St Basil’s, un vecchio edificio del 1889 con un giardino molto bello e ora in mano alla municipalità ed usato per avvenimenti e ricevimenti particolari, come quello per la Coppa del Mondo. Abbiamo bevuto dell’ottimo vino e mangiato del finger food assaggiando ottimi formaggi e salumi particolari, anche i dolcetti mignon non erano male. A parte tutto ciò era per dirvi che ho passato una buona mezzora a parlare con Fabien Lefevre, invitato d’onore anche se fuori dalla squadra olimpica. Bene! mi ha impressionato perché chiuso un capitolo ne ha riaperto subito un altro: olimpiadi Rio 2016! Lui si meraviglia quando la gente gli chiede perché si sta allenando visto che per quest’anno non ha nessun obiettivo da conseguire. La risposta è tanto ovvia, quanto banale e con gli occhi che si infiammano mi dice: “Io rispondo sempre che amo questo lavoro e perché mai quindi non dovrei allenarmi?” Già... sante parole visto che mi rispecchio anch’io in questa situazione per continuare a fare l’allenatore anche se purtroppo lontano dalle persone che amo, ma cosa ci volete fare la passione è così grande che mi emoziono ancora ogni volta che si parla o si discute di canoa e godo di un balletto che ad altri magari ha creato solo noia e sonnolenza, ma sono fatto così e a 50 anni è difficile cambiare!
Domani si inizia con le qualifiche C1 e K1 men,  ci sarà anche l’esordio in coppa di Zeno, beh a 18 anni non è male iniziare il primo anno da senior con una grande opportunità -

Occhio all’onda!

Belle e brave

Bella e brava, anzi belle e brave le donne sul podio nella prima finale di coppa nel kayak che ritroveremo nella sfida olimpica fra meno di 50 giorni. La spagnola, Maialen Chourraut, prima, e la slovacca, seconda e qualificata per i Giochi Olimpici di Londra 2012, Jana Dukatova, hanno in comune molti aspetti. Partiamo dall’anno di nascita, 1983, 8 marzo per Maialen e 13 giugno per Jana,  poi  tutte e due  si sono innamorate del loro allenatore, accudendone i figli o figlie come se fossero loro. Hanno subito entrambe interventi chirurgici alle spalle. Hanno dovuto penare molto per emergere e hanno dalla loro una grande determinazione.  Entrambe molto meticolose, quasi all’ossessione. Impressionano per serietà e semplicità. Il sogno, che si sta realizzando della slovacca, è avere un attico in centro a Bratislava dove ammirare la sua città. Per la spagnola forse i sogni si sono già realizzati avendo una bella casa in centro a La Seu. Sopra il metro e ottanta Dukatova, sul metro e sessanta Chourraut. Leve lunghe la prima, potente e compatta la seconda, ma il modo di navigare è poi molto simile: un’ottima postura, colpi precisi, tattiche di gara molto contenute, ricerca della scorrevolezza. In finale si sono divise le postazioni per 0,30 centesimi. Due fotocopie di gara per due fotocopie di atleta se pure nella loro diversità fisica.
Giusto per la cronaca terza  Cindy Poeschel dal sorriso radioso e dagli occhi azzurri cielo in una giornata radiosa. Di tedesche in finale se ne sono viste ben tre. Mentre l’austriaca  bi-campionessa del mondo Kuhnle ha strappato al pubblico alcune ovazioni di giubilo  all'uscita di alcune risalite fatte in maniera disumana tanto da sembrare effettivamente un uomo per il modo in cui ha affrontato queste porte. Ha pagato pegno con due tocchi che la lasciano giù dal podio in questo esordio di coppa.
Le finali me le sono gustate a fianco del mio amico Jurg Gotz nonché “grande capo” dei britannici, seguendo la prima parte sul mega schermo e la seconda dal vivo. Mi sono divertito a guardare il lavoro dei pagaiatori del C2 e in modo particolare di chi su quella barca è dietro. Tutti costoro devono aver fatto dei corsi di uncinetto alle scuole medie durante l’ora di applicazione tecnica visto che come ricamano loro le paline dello slalom con la loro pagaia e con il loro corpo è decisamente un lavoro di fino. Suggerisco a Niccolo' Ferrari di iscriversi rapidamente ad un corso on line per guadagnare tempo, anche se il duo italiano è in forte crescita.
Sotto la pioggia assistiamo alle premiazioni e subito dopo carichiamo le canoe. Direzione prima Londra e ci sara' il tempo la sera per andare alla mitica milonga al “the light temple”, assistere all’esibizione  di Milena Plebs e Leandro Paloum, fare qualche tanda e ripartire il giorno dopo per Pau, Francia per la seconda tappa di coppa.

Quindi... à bientôt  a tout le monde!

Occhio all'onda!

P.S. sì lo so non ho scritto nulla sui C1 sia uomini che donne. Sono rimasto deluso dalla grande sfida tra Martikan e Benus per le olimpiadi. Speravo di assistere ad un grande duello e invece i due si sono guardati a vista per passare con il minor sforzo possibile. Meglio Martikan ha usato questa tattica mentre il giovane leone di Bratislava ci ha provato, ma esagerando con le penalità non ha ottenuto il suo pass a cinque cerchi.Si mormora che Martino non sia in gran forma accusa un over training, vediamo se si rimetterà in tempo per la rincorsa al suo terzo oro olimpico.
La novità  dell'ultima ora in questa categoria è quella che ai Giochi ci sarà anche Lipatov, secondo in finale, ripescato per una serie di congetture, magari vi spiegherò appena ci sarà l'occasione.

Cardiff prima tappa di Coppa del Mondo





Sono sceso al primo piano dell’albergo che ci ospita per prendermi una birra perché come direbbe il mitico Tex Willer: ”mi sentivo in gola tutta la polvere dell'Arizona, per toglierla mi ci vuole almeno una pinta di birra". Beh io mi sono accontentato di una Corona, anzi di una Sol che, con una fetta di limone, non è poi così male. Quindi sono tornato in camera e me la sono gustata riguardando le finali del kayak maschile. Bella gara con uno Schubert scatenato capace di domare il vento e la rabbia di essere il secondo uomo tedesco. Poca cosa se poi si vince nelle gare internazionali, ma purtroppo essere il secondo della tua nazione nell’anno olimpico significa, nei migliore dei casi, fare la riserva per una gare che vale lo sforzo di una vita intera. Oggi però il tedesco ha spinto forte e ha saputo tirare fuori il meglio di sé in una gara difficile non solo per il forte vento, ma anche per un percorso complicato da interpretare. Bella la serie di porte a pettine appena superato l’intermedio, ottima poi la combinazione di due risalite sotto il penultimo salto che il 24enne di Hamm ha risolto magicamente. Tutte e due anticipate molto e fatte mantenendo la pala in acqua internamente. Poi con una spinta magistrale di gambe ha lanciato la sua canoa sulla porta successiva per andare a chiudere sull’ultima risalita in modo magistrale. Bravo Schumi!
 
Mi è dispiaciuto per Super Cali, ma oggi non era giornata e se non è giornata bisogna lasciar perdere.
 
Ho rivisto la gara anche di qualifica delle donne e mi ha impressionato Corinna Kuhnle. Il suo tempo 104,73 è da paura con tre secondi di vantaggio sulla sua amata compagna di vita Fiona Pennie. Scusate il vantaggio è stato di 2,85 voglio essere preciso perché altrimenti rischierei di essere come qualche telecronista della domenica che commenta la diretta sparandone senza ritegno. Come ad esempio quella di Benzin che è diventato un rivale per  Molmenti e che Hradilek è un atleta leggero e che basa tutta la sua tecnica sull’agilità. Beh! il tedesco penso che non abbia mai pagaiato seduto, ma solo e da sempre in ginocchio e il ceco ha un bicipite con una circonferenza enorme. Lasciando stare poi che il vincitore del k1 uomini è stato avvantaggiato dal vento, casomai è stato decisamente penalizzato il povero Sebastian Schubert e se non credete a me chiedetelo pure a lui! Quanto ha penato e che cosa si è inventato per non toccare la risalita 18, lo sa solo lui.  Per non parlare di come ha imboccato  la serie di porte a pettine che andavano di qua e di là  e ci è voluta tutta la sua classe per non andare a finire sulla riva a raccogliere  funghi  e violette.
Bella la prima manche di Camporesi/Ferrari con un tocco  sciocco con il tubo della pala di Pietro che gli ha tolto un potenziale quarto posto di qualifica. Si sono accontentati dell’ottavo più che dignitoso e che fa ben sperare per la finale.
Non dico nulla sui vincitori del C2: quei 5 secondi e 79 sul resto del mondo rendono esattamente l’idea di quanto sono forti gli slovacchi che rincorrono la quarta medaglia d’oro olimpica. Ulteriori commenti da parte mia sarebbero inutili e superflui.
Lo confesso prima di bere l’ultimo goccio di birra ho guardato anche la prima giornata di gare di Merano vinta dal bravo Omar. Quanta tristezza nel vedere così poca partecipazione internazionale. Pensare che un tempo si iniziava  alle 7 della mattina e si andava avanti tutto il giorno fino all’imbrunire. Era una classicissima per tutti noi e non si poteva assolutamente mancare. C’è da chiedersi perché oggi sia così snobbata dagli stranieri.
 
Sono arrivato alla fettina di limone quindi meglio chiudere e andare a letto in attesa delle semifinali e finali di domani per K1 donne e C2, prima di mettere in archivio la prima gara di coppa del mondo di slalom 2012 a Cardiff.

Occhio all’onda!

I sogni si realizzano...sempre!

Ma quanto è bella Kate Middleton in quel vestino rosso a fianco della regina sulla barca reale! Solcano le acque di un  Tamigi vestito a festa per il “giubileo di diamante” di Elisabetta II sua Maestà che in questi giorni festeggia 60 anni sul trono britannico. Uno spettacolo a cui si unisce il fascino di una ragazza che arriva dal popolo, si fa per dire, e che ora è lì a fianco di William sicuro erede al trono. Lei, Kate, rappresenta il sogno di moltissime ragazze, lei è la cenerentola che diventa principessa. Lei, nell’immaginario collettivo è la realizzazione di ciò che sembra impossibile ed è per questo che diventa una sorta di icona, una madonna da venerare, un sogno  che è diventato realtà e che testimonia che tutto ciò può accadere. Forse non a te, poco importa, ma ciò che conta è che può succedere, ed è per questo che qui  la gente  impazzisce.  Mi sono incantato, e ho sorriso con lei quando Elisabetta, vestita di un bianco che più candido non si può, ha avuto un sussulto di gioia nel vedere un’interpretazione messa in scena su un palazzo di un finto cavallo, sua grande passione, animato magicamente da ballerini professionisti. La regina sembrava una bimba con lo zucchero filato. Mi è piaciuto leggere nei suoi occhi quest’emozione infantile, sincera, semplice. Una regina che si emoziona ancora, una regina amata dalla sua gene, una regina che nei suoi 60 anni di regno  ne ha viste tante e ancora di più. Unico cruccio che sembra aver intaccato la sua integrità è il figlio Carlo, che proprio non sopporto. Tanto meno da quando si è messo con quel rospo di Camilla. Lasciamo perdere perché altrimenti mi arrabbio e mi innervosisco pensando quanto sarebbe stato bello che in questi giorni ci fosse stata ancora Lady D, tanto amata e ben voluta da tutti. Cambiamo argomento.

C’è di che gioire stando seduti sulla riva del canale e guardare gli atleti allenarsi.

Tony Estanguet è la classe allo stato puro, l’ho già scritto, aggiungo solo che sta pagaiando molto bene, pulito, preciso, determinato. Arriva al canale con il fratello, guarda il percorso, si riscalda e  nell’ora di allenamento parla poco, ma fa molto.

Daniele Molmenti è  una macchina, direbbe lui una moto, magari una Ducati. Ha gli occhi da tigre quando si allena e il sorriso quando veste gli abiti civili. Spesso e volentieri spinge a fondo l’acceleratore e con la canoa fa quello che vuole. Bilanciato bene e azione decisa, a volte si perde su qualche cambio di ritmo, ma se saprà mantenersi così farà vedere fuochi  e fiamme in finale olimpica.
Jezek il ceco, che di nome fa Stanislav,  ha superato i 30anni e si definisce un vecchietto, è  un funambolo della pagaia, si inventa soluzioni impensabili a chiunque altro. A volte gioisce e gode di se stesso, altre volte scuote la testa e si guarda in giro. Nel 2011 ha portato a casa la coppa del mondo e Londra sarà la sua seconda olimpiade dopo il quinto posto del 2008.
Peter Kauzer è un ballerino sull’acqua. Ha una leggerezza unica e un gioco di fianchi che mi emoziona. C’è quel suo modo di far girare la canoa che è unico per stile e per destrezza. L’aggancio piantato nell’acqua e un lavoro impressionante con gli obliqui.
Poi ci sono loro i gemelli slovacchi che ti fanno pensare che nulla è impossibile per un C2 del loro livello. Impeccabili tecnicamente, dei veri signori nel vestire, sempre uguali e senza nessuna nota di colore fuori tono. Poi ora che allo staff si è riunita la sorella sembrano ancora più invincibili. Certo gli anni passano anche per lei, ma rimane sempre affascinante e molti avversarsi sono distratti dalle rive!

Occhio all'onda!

Il Duca di Lee Valley: Monsieur Tony Estanguet!

Come faccio? Da dove parto? Devo  raccontare ed immortalare le gesta erranti di un cavaliere solitario, di un signore della pagaia di un artista dell’acqua che oggi, qui sul canale di Londra,  nel pomeriggio ci ha lasciati tutti di stucco. Ok vediamo chi è rimasto di stucco. Inizio con me medesimo, anche se non dovrei, ma taglio la testa al toro e dico che io sono facilmente impressionabile nel godere ed apprezzare quello che è slalom sotto ogni sua forma e genere. Certo non sono affidabile visto che godo pure dei racconti di un arbitro in trasferta al campionato europeo e riesco a piangere dall’emozione nel rivedere un video che ho assaporato mille  volte, ma che il mio amico L8 ha riproposto recentemente augurando a tutti un forte in bocca al lupo per il sogno olimpico. Quindi non conto, ma se a rimanere con gli occhi sbarrati e il sorriso tra l’ebetito e l’incredulo è un certo Jernej Abramic che di canoa se ne intende e tante ne ha viste forse allora mi crederete di più. Aggiungo anche che Bertrant Daille, il direttore tecnico dei francesi, ha fatto un salto e si è compiaciuto con se stesso. Quindi credetemi sulla fiducia.

Luogo - canale olimpico  di Londra situato in località Lee Valley - Brosxburne tanto per essere precisi
Scenografia - allenatori sulla riva all’altezza dell’ultimo “drop”, atleti in acqua, è l’ora di francesi, russi e noi... Brasile.
Siamo verso la fine dell’allenamento a pochi minuti dal cambio di ora, momento in cui gli atleti che hanno finito il loro allenamento programmato come numero di ripetizioni, solitamente approfittano dei minuti restanti per fare un'ultima discesa di rilassamento, tanto per sentire l’acqua sotto il culo, liberi e spensierati. Sul salto finale c’è la russa, Marta  Kharitonova, che sta traghettando da parte a parte per fare prima una risalita a destra e poi un’altra alla stessa altezza a sinistra. Deve quindi usare il buco che è provocato dal salto per arrivare dall’altra parte al volo. La russa ai mondiali di Bratislava fu 16esima, pagaia bene, ma probabilmente le manca continuità. E’ salita anche sul podio in coppa nel 2011 a Praga e sembrava aver trovato qui  la via corretta per continuare poi su questa strada. Ora sta lottando con le sorelle Perova, Alexandra e Katerina,  per conquistare il posto per i Giochi Olimpici. Se la giocheranno nelle prime due gare di Coppa del Mondo  a Cardiff e a Pau, la migliore rappresenterà la grande Repubblica Sovietica alla XXX edizione dei giochi a cinque cerchi.
L’acqua nel cadere verso il basso incontra l’ostacolo centrale che è giusto sotto l’invaso e crea un’onda che a sua volta ritorna su se stessa, quasi che le dispiacesse scappare via, e ritorna a tuffarsi nell’acqua nuova che scende. Forma così un ritorno bianco come la neve, ma duro come il ghiaccio. La poveretta Marta ha la disavventura di essere presa e fermata in quel turbinio di forze della natura artificiale e viene sballottata di qua e di là come una barchetta a vela in mezzo all’oceano in una giornata di burrasca. Poco serve il suo dimenarsi nel tentativo di portare a casa pelle e gloria, ma la forza della corrente crudele come non mai non la molla. In quel frangente sta arrivando Tony Estanguet a 100 km all’ora che non conosce cosa siano le discesette rilassanti a fine allenamento. Ovviamente  non serve dire nulla sul suo conto, immagino che i più lo conoscano e agli altri l’obbligo di documentarsi al più presto onde evitare la peggior  pena che è  l’ignoranza pura!  Lui, il bi-campione olimpico, pagaia con idee chiare e con precisi obiettivi sempre e comunque. Lui è la “classe” che si trasforma in gesto atletico. Lui qui è il Duca di Lee Valley, il Signore delle porte dell’acqua che corre, l’interprete puro dello Spirito Libero. Lui qui si veste di festa ogni giorno e regala a noi sudditi gioie ed emozioni e soprattutto concede ancora  vita a chi vita per un istante pensava di averla perduta!
Già... la morte in faccia lo scoiattolino russo l’ha vista arrivare guardando verso monte, in cima al salto spunta all’improvviso la punta di un C1. Tutto lasciava presagire ad un drammatico epilogo. Sulle rive qualcuno aveva chiuso gli occhi essendo debole di cuore, altri  urlavano. Gli operai che stavano montando le tribune imbragati a pali così alti da mettere in soggezione i neri corvacci, si sono fermati un istante richiamati dal brusio e dall’agitazione che stava montando.
La domanda che in quell’istante tutti noi ci facevamo era: “e adesso come la risolve Tony?”. Chi velocemente pensava che forse si sarebbe lanciato tutto a sinistra sperando di passare e che soprattutto non mutasse la posizione della russa, altri che azzardavano l’idea di una piroetta per scendere lateralmente con la canoa in modo tale da aver un impatto più morbido e non di punta. Ma lui il duca, il cavaliere dalle mille risorse tira fuori dall’armatura la soluzione vincente: si aggrappa di forza nel blocco bianco che delimita  il passaggio e, con il suo solo braccio sinistro,  stoppa  il suo cavallo, ormai imbizzarrito, sul salto con tutta la corrente che lo spinge verso valle.
Le urla si trasformano in mugoli di stupore, sorrisi di gioia e di incredulità. Lui si ferma immobile per un attimo che sembra però una vita e la sua canoa è in verticale sui 4 metri di dislivello completamente immobile: ferma il tempo e le acque.  La sventurata ragazza guarda e sorride e sembra vivere una scena a rallentatore, come una sorta di replay, ringrazia il cielo e la buona sorte che in quel momento lì è arrivato Tony e non chissà chi. Insomma una sorta di Mosè sul mar Rosso, l’acqua porta fuori dal ricciolo la ragazza e Tony con un lungo sorriso si lascia andare per chiudere la sua discesa... a noi l’arduo compito di raccontarlo e documentarlo per i secoli futuri.

Grande Tony spettacolo allo stato puro. 

Occhio all’onda!

Ready? Go!

Ho mangiato una discreta paella  mente aspettavo la connessione da Lisbona a Frankfurt, certo nulla a che vedere con quella che preparo io sotto l’attento sguardo di Amur e seguendo minuziosamente le indicazioni ricevute dall’amico fraterno Albertone Tonello, maestro in cucina, raffinato sommelier, sapiente narratore di prelibatezze culinarie e diciamo anche appassionato pagaiatore di un tempo felice sull’Adige. Mi diletto a preparare quel  riso colorato di giallo e dai mille colori, profumi e sapori  nel  giardino di casa per la delizia dei miei commensali... spero! Avevo acquistato tutta l’attrezzatura quando allenavo la squadra iberica. A La Seu d’Urgell c’è un negozio che vende solo pentole di ogni dimensione e oggetti vari per preparare al meglio questa “comida” popolare che si degusta con la “sangria” seduti attorno ad un tavolo e dove la vita prende il gusto della storia, i racconti si colorano e si fissano nell’immaginario di chi in quel momento vuole condividere esperienze ed emozioni. A volte semplici aneddoti di quotidianità o divertenti racconti, a volte tragedie amorose, drammi famigliari o, il più delle volte, solo per idealizzare un futuro fatto di amicizia, viaggi e speranze.
Si arriva, qualche volta, a vedere le luci dell’alba, prima di bere l’ultimo bicchiere e magari prima di finire l’ultima cozza che se pur fredda con un po’ di limone si mangia ancora volentieri.  Certo è che alla fine ci si alza contenti, sereni e se pur distrutti da sì tante leccornie e col risveglio della luce si andrà ad affrontare la vita di domani con tanta energia. 

Arrivati a San Paulo,  dopo peripezie dell’ultimo minuto e  alcuni giorni in attesa per la partenza, attraversiamo la città con il bus per trasferirci  dall’aeroporto di Campinas a Guarulios. Questa città l’ho sempre vissuta di passaggio tra un volo e l’altro tra una attesa e una partenza, però ogni volta mi sconvolge pensare che tanta gente possa viverci. Le case sono grattacieli  che ti rubano la vista e l’aria, le strade, autostrade, la gente che non cammina, corre da un mezzo all’altro per andare non so dove per trovare non so cosa.  Io sono convinto che, se per non so quale balorda causa dovessi mai finirci a vivere,  inizierei a correre per arrivare il più lontano possibile.  A San Paulo mi prende sempre l’angoscia. 
Per fortuna per il momento è solo una meta di passaggio per cambiare mezzo o direzione così cinque ore più tardi con Ana siamo in volo per l’Europa: destinazione XXXesima Olimpiade con annessi e connessi!

In Brasile ho lasciato un gruppo di ragazzi che stanno lavorando duro e che ora sono nelle mani di Guillermo Diez Canedo, il tecnico che ho voluto con me in questa avventura. Io sono partito con Ana Satila Veira poco più che sedicenne che a metà marzo aveva sorpreso tutto e tutti vincendo i campionati Pan-americani, vittoria che ha significato la qualificazione olimpica. Insomma tutto questo giro di parole per dire che ormai ci siamo, l’avventura a cinque cerchi 2012 è arrivata nella sua ultima tappa finale. Ci pensavo ieri mentre salivo al volo sull’aereo, ahahhaha salire al volo sull’aereo bella questa!  e mi dicevo caro Ettore ormai quello che è stato fatto è fatto e in un battito di ciglia mi rivedo scendere dall’aereo che mi riporterà qui. Tutto correrà velocemente, lo so perché l’ho già provato, e non sembrerà di aver vissuto quello che andremo a vivere da oggi in avanti. Saremo presi dalle mille cose da fare, saremo presi dalle gare e dagli allenamenti. Rincorreremo il tempo per battere il tempo, poi fisseremo tutto nella nostra mente e cercheremo di condividerlo perché penso sia importante per crescere, per migliorare, per godere di emozioni forti che se solo trasmesse si trasformeranno da vita vissuta in storie che forse un giorno racconteremo ai nostri nipoti. Oggi ci accontentiamo di scriverle poi ai posteri il piacere di leggere  e fantasticare. Che si dia inizio quindi  all’avventura, signore e signori benvenuti a Londra 2012 e se mai vi ponete domane noi saremo qui a cercare di rispondere e se invece vorrete condividere l’avventura allora fatevi avanti con qualche scritto, vanno bene anche i segnali di fumo!

Occhio all'onda!