Assediati dai francesi!

Pensavo a voce alta, anzi riflettevo battendo le dita sul mio fidato Mac e così leggerete che la XXX edizione Olimpica, la VII per lo slalom, sarà all’insegna dei francesi visto che i transalpini si sono piano piano sistemati un po’ ovunque. 

Casualità o precisa strategia politica della sapiente e lungimirante Fédération Française de Canoë-Kayak? 

In K1 oltre ovviamente al portacolori della Francia e cioè Etienne Daille, ci sarà Samuel Hernanz che gareggerà per la Spagna e Mathieu Doby per il Belgio. Sembra poi che ci sarà un ripescaggio per Benjamin Boukpeti che è rimasto fuori dalla qualifica africana. Non ci sarà un altro francese Lucien Delfour che da alcuni anni gareggia per l’Australia, ma che non ha fatto in tempo a naturalizzarsi. 

Forte la rappresentativa francese anche nel settore tecnici. Infatti ad allenare il bronzo di Beijing del k1 c’è Jean Jerome Perrin, mentre l’aspetto tecnico per la Cina è seguito da Victor Lamy. Se risaliamo più indietro troviamo che Myriam Jerusalmi allena l’Australia con Yann Lepennec. Il tecnico dello sviluppo internazionale guarda caso è un altro bianco di Francia un certo Pierrick Gosselin. 

Nella commissione per tracciare il percorso olimpico ci sarà molto probabilmente Marianne Agulhon che dovrebbe sostituire Helen Reeves troppo impegnata a fare la mamma e la giornalista in occasione delle Olimpiadi in casa. 

Non mancherà anche una buona rappresentanza di giudici internazionali che vigileranno sul buon esito della manifestazione, l’Italia, come il Brasile, andrà con una sola persona. 
 
Poi c’è lui Mr. President del Boarding dello Slalom internazionale Jean Michel Pronon in servizio all’ICF, ma pagato con i franchi francesi, oggi euro! 

Un’altra considerazione - 

Nessuna medaglia olimpica del 2008 del Kayak maschile sarà al via. Infatti Grimm, Lefevre e Boukpeti hanno mancato l’appuntamento con la selezione nazionale o continentale; chissà forse il sudafricano verrà ripescato per una inspiegabile ragione di Stato. Potrebbe succedere la stessa cosa anche nel settore del kayak femminile, ma staremo a vedere. Kaliska infatti se la gioca ai prossimi campionati europei con Jana Dukatova, così come Violetta Oblinger dovrà vedersela con la sua connazionale Corinna Kulne. Sicuro invece che non ci sarà l’argento di Jacqueline Lawerence che dopo l’inaspettato successo ha appeso la pagaia al chiodo e pochi mesi fa, dopo un matrimonio stile Hoolywod, è diventata mamma. Oro, argento e bronzo presenti nel C2 visto che sia i gemelli Hochschorner, i cechi Stepanek/Volf e Kouznetsov/Larionov sono già qualificati e pronti al via. Nella canadese monoposto il campione olimpico Martikan e il vice David Florence sono già in preparazione per la gara a cinque cerchi. Robin Bell, l’australiano con il bronzo in Cina ha chiuso una lunga carriera sportiva di successo e quest’edizione molto probabilmente se la godrà in televisione senza nessuna preoccupazione di sorta. 

Occhio all'onda!

La domenica


 "in un bacio si racconta e si dice sempre tutto
 e non serve aggiungere altro"
by Franca

Spesso e volentieri la domenica sera è piuttosto malinconica. Ci si inizia ad intristire fin dalle prime ore del pomeriggio. Il motivo è semplice ed ovvio visto che il giorno successivo bisogna armarsi di buona volontà, rimboccarsi le maniche e partire per lavorare una nuova settimana. Insomma non è sempre domenica!  Ma può  anche succedere che invece tutto si trasforma e la domenica pomeriggio acquisisce un certo  fascino, un fermento  per l’attesa che ti porterà alla domenica sera. Ne hai la certezza quando arrivi al Mascara* tutto trafelato da una corsa dopo l’altra, per arrivare in tempo a mettere sulla pista le tue scarpe da tango che altrimenti si arrugginiscono… e gli occhi di molti brillano. Allora capisci che tutte quelle corse sono servite a farti sentire bene, sono servite a farti ritrovare energia e forza per proseguire nel cammino intrapreso sicuro che non perderai le amicizie comunque vere ed importanti. Poi c’è il tango che come dice la mia grande maestra ha la forza di... farti fare le corse, di... farti uscire di casa, di... farti fare chilometri per arrivare, di... farti dormire poco, di... farti tornare la voglia di studiare ed applicarti per migliorare. Si migliorare! Migliorare te stesso per riuscire ad offrire al tuo lato femminile il meglio possibile. Ecco forse questa, con il calore che ho trovato in alcune persone, è la vera e grande motivazione di questo magico ballo che ti trascina in un vortice che non vede la fine.  La notte vola, come volano le tande che il grande Silvio distribuisce con sapienza e gusto. Già Silvio che non rinuncia però a ballare sempre con l’orecchio e lo scatto pronto per risalire in consol per rilanciare la tanda successiva. Poi c’è quel bacio di commiato con Franca che mi ricorda che in un bacio si racconta e si dice sempre tutto e non serve aggiungere altro. Lo porterò con me e non mi dimenticherò tanto facilmente il saggio detto. C’è il ritorno a casa che è veloce, ma che è comunque dolce perché se passi bene il tempo, se ti godi il momento, se apprezzi le piccole sfumature, se apprezzi i sorrisi, se godi degli sguardi profondi, se hai fatto tua una musica o un passo,  ti accorgerai di stare bene e in pace con il mondo. Si può trattare magari solo di un momento, ma questo momento ha la capacità di entrarti nel profondo con semplicità per lasciarti nel tempo un sapore dolce e amabile. Se poi chiudi gli occhi riesci anche a rivivere quegli istanti, riesci a sentire le voci, riesci a sentire la musica.  A questo punto poi ti lasci andare con gli occhi chiusi e  scoprirai di essere, almeno nel sogno, un leggiadro ballerino che lascerà libera la sua dama per volei e abbellimenti. Insomma un regalo ancora a notte finita e a domenica passata, ma che rivivi con grande emozione e gioia anche a molti chilometri di distanza.

Occhio all’onda!

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*Mascara - balera a Mantova

Il battito d'ali di una farfalla può fare la differenza

Bisognerebbe vivere attivamente un giorno sì e uno no, dedicando il secondo ad apprezzare quello che è successo nel precedente. Perché? Semplice! Tutto corre via troppo velocemente, troppi i momenti magici da ricordare, da fissare nel nostro cuore. Troppo veloce è la nostra vita, ma è anche vero che il tempo non è altro che un’altra diavoleria che l’uomo ha creato. In realtà può anche non esistere e possiamo fare finta di niente fino a quando tutto si fermerà a nostra insaputa.
Cerco una penna indelebile per fissare nella mia mente e nel mio cuore “il battito d’ali di una farfalla, che può fare la differenza” - come dice la mia amica Barbara. Cerco di godere di ogni gesto delle persone care  e non che mi circondano e mi rendo conto che ho la fortuna di vivere con personaggi unici, capaci con un solo sguardo di trasmetterti serenità, gioia, speranza, esaltazione, amore. Basta veramente poco, come questa sera cenando con le alette di pollo accompagnati dalla musica del nostro dj del camper Zeno. Basta un pezzo di pane impreziosito da due cipolle saltate in padella per far brillare gli occhi di Raffy  che sta godendosi il mondo vivendolo con energia e sempre con il sorriso, ma cercando sempre  l’approvazione del suo fratellone.
Bastano le parole di una canzone cantate da padre e figlio per farmi capire, se non l’avessi già fatto, che la musica ha la forza di unire generazioni diverse. Sensazioni che riscopro e rivivo nello sport che ha segnato la mia vita e che oggi  pur non praticandolo  più in prima persona, mi assale ed invade come un tempo attraverso il sangue del mio sangue o grazie agli atleti che ho la fortuna di seguire.  Emozionante, com’è emozionante continuare a vivere attraverso i nostri figli per l’eternità.
Emozionante è ricevere una mail da un tuo ex atleta per giustificare ai miei occhi un ritiro inaspettato. Emozionante ricevere tante attenzioni da un amico, se pur mio ex atleta, che pur vivendo un brutto momento non ha perso il sorriso e non ha perso neppure fiducia in me che poco posso fare per stargli vicino. Guarderò i suoi film, quelli che mi ha regalato, pensando a lui, pensando alla sua energia, pensando che chi aveva la fortuna di vivergli accanto non ha saputo cogliere quello sguardo, quella tenerezza che c’è in ogni minimo gesto e movimento. Altri lo sapranno fare, io non lo dimenticherò mai e per questo lo ringrazio. Come ringrazio chi mi farà giocare ancora a tennis con materiali sempre all’avanguardia, non tanto per questo, ma per il semplice fatto di un gesto, di un’attenzione particolare, di una sensibilità unica.
Ecco!  Al mondo si vivrebbe meglio se solo tutti noi apprezzassimo e valorizzassimo costantemente un sorriso, un sincero abbraccio o qualsivoglia segnale che gli altri ci vogliono trasmettere.  Poca cosa, dirà qualcuno, ma tutto ciò ha la forza di regalarti energia allo stato puro.

Occhio all'onda!

Un'azione libidinosa!

Ancora un altro week-end piuttosto tosto per le prove di selezione qui in Europa.  In Slovenia a Tacen di scena sloveni e italiani. A Liptovosky Mikulas gli slovacchi entrano nel vivo con la grande sfida del secolo fra la biolimpionica Elena Kaliska e la brava e bella Jana Dukatova. Chi delle due andrà a Londra? Mah! staremo a vedere, sempre che non venga fuori una terza incomoda che potrebbe rispondere al nome di Benusova, anzi oggi signora Mann visto che pochi mesi fa si è sposata con Scott e ha gareggiato nelle selezioni a stelle e strisce, ma ancora per un po’ non potrà correre sotto questa bandiera.
Anche i russi saranno al via a Liptovosky per formare la squadra che parteciperà ai campionati europei di Augsburd di fine maggio. Gli uomini di Putin poi si giocheranno la maglia olimpica agli europei, fatta eccezione per il C2 di Kuznetsov/Larionov che è già qualificato di diritto dopo la finale conquistata lo scorso anno ai mondiali a Brastislava dove finirono settimi.
I cechi si trasferiscono České Budejovice nel nuovo canale finito pochi mesi fa giusto per l'avvenimento selettivo. Per testare il livello dei C1 ci sarà anche un ospite di rilievo e cioè Matej Benus che non sarà al via a Liptovosky, ma bensì a Budejovice. Che sia una strategia messa in atto dagli slovacchi appositamente per scoprire le carte ai cugini? Ultime due gare  quindi per la Repubblica Ceka con un Hradilek in K1 che ha praticamente quasi già staccato il biglietto per la XXX edizione dei Giochi Olimpici, mentre per tutte le altre categorie tutto è ancora in ballo.

Occhi puntati anche sulla grande Germania che aprirà la prima delle quattro sfide proprio in questo fine settimana sul percorso che ospiterà i campionati continentali, ultima appello per qualificare le ultime barche per chi non l’ha ancora fatto. Per gli italiani sarà decisivo per C2 e C1.

Per seguire in diretta tutti gli avvenimenti del wee-end di selezione cliccate qui e buona visione!


Inganniamo però  il tempo, in attesa di tutto ciò,  parlando della spinta della pala su un sasso o sulla riva o sul bordo di un canale per uscire velocemente da una porta in risalita.
L’altro  giorno, prima di partire per Tacen, a ponte Navi ci abbiamo lavorato un po’ sopra con Ana Satila, la mia atleta brasiliana che sta preparando i Giochi Olimpici, e Zeno che di questo gesto ne ha fatto una sorta di oggetto di piacere!
In sostanza si tratta di arrivare con la canoa molto vicino ad un sasso o ad un appoggio con la pala pronta per spingersi via.
Il gesto è preceduto da una precisa e attenta analisi di dove mettere la pala, solo dopo tutto ciò si lascia correre la propria canoa all’interno della zona di morta e quando si è praticamente a contatto con la superficie di spinta si imprime forza sulla pala stessa. A questo punto bisogna spezzare in due il movimento e cioè permettere alle nostre gambe e quindi allo scafo di proiettarsi fuori dalla morta, mentre solo successivamente verrà data la massima spinta con la pala  spostando le nostre mani dall’impugnatura per allungare la spinta di leva. Così si avrà un’azione più efficace e reattiva.
Bene questa a grandi linee la teoria, che spesso e volentieri presenta non poche difficoltà per essere messa nero su bianco, ma che poi nella realtà si dimostra essere molto più  naturale  di quello che si può immaginare.
Due i concetti base: il primo è quello della disgiunzione tra gambe e tronco, mentre il secondo è quello di acquisire i tempi giusti per sfruttare al massimo questa azione che  molte volte può fare la differenza tra atleti.
Spesso però l’atleta ha fretta di mettere in atto l’azione di spinta perché altrimenti è convinto di perdere tempo prezioso. In realtà è giusto l’opposto: si deve rallentare l’azione di entrata per velocizzare all’ennesima potenza la velocità d’uscita.  Solo se si rispettano i tempi di avvicinamento e di carico del peso questa manovra avrà la sua massima resa. Infatti nel momento in cui si carica il braccio di spinta si  deve appoggiare anche il peso del corpo, proprio per dare più forza alla successiva uscita, ma nel momento in cui si attua l’azione propulsiva il peso del corpo deve  anticipare, dalla parte opposta lo spostamento delle canoa. C’è ancora un fattore di cui fino a questo momento non abbiamo parlato e cioè l’inclinazione della coda. Infatti perché il tutto si concretizzi al meglio bisogna inserire nell’acqua la coda dello scafo. Questo ha una duplice funzione e cioè rallentare la canoa in fase di avvicinamento e un maggior controllo della canoa stessa nel momento in cui siamo in attesa di caricare sulla pala tutto il nostro peso per poi esplodere come una bomba atomica verso la parte opposta.

Questa è una manovra molto particolare da utilizzare quando si può sfruttare una parete di un canale, un sasso o una qualsiasi altra superficie che però ci garantisca una buona tenuta. Non sempre in gara viene utilizzata, ma averla nel proprio bagaglio tecnico e utilizzarla al momento opportuno non è male e si sa che tutto può servire, magari proprio quando meno te l’aspetti!

Occhio all’onda!

Impossibile... possibile


Pochi giorni fa parlando di Lefevre ho scritto che l’impossibile sembra possibile. Beh non mi sarei mai aspettato di dover rispolverare così presto questa saggia osservazione... tranquilli non è tutta mia!
Super Cali nella gara di qualifica di Solkan ha impressionato negativamente un po’ tutti. Parte in prima manche e inizia a sbagliare fin dalle prime porte. Arriva alla combinazione 9-10 casca male nel buchetto e perde il fianco, cerca di aumentare la velocità con quattro super pagaite e si infila con la testa dentro alla porta 10 in retro. Abbassa la testa e si rimette in sesto, sembra aver recuperato il momentaccio. Entra nella 12 in risalita, ma la sua canoa continua ad essere poco scorrevole e soprattutto sculetta troppo tanto che da lì a poco non la controlla più sembra aver perso la sua arma migliore: l’equilibrio dato dal bacino basso a stretto contatto con l’acqua. Dopo la 14, per attraversare il correntone sceglie di prendere l’ultima parte del buchetto, e qui capita l’irreparibile. Il fianco sinistro lo tradisce finendo troppo lungo per andare a prendere la successiva risalita a sinistra. A questo punto il campione friulano ha un appannamento non reagisce e, prima volta dopo molti anni, tira dritto al traguardo.
Tra la prima e la seconda manche ho occasione di scambiare due parole con Super Cali che mi dice che non aveva sensazioni buone fin dalle prime pagaiate e non ne sa la ragione. Io lo tranquillizzo e gli faccio presente che lui senza pagaiare ha un margine sul resto del mondo di almeno 2 o 3 secondi. Mi fa cenno di sì e mi metto in posizione per seguire e riprendere la sua seconda discesa che purtroppo, per lui, si dimostrerà assai scadente tanto da finire nelle retrovie. Il problema è lo stesso: equilibrio e incertezza nella su azione propulsiva.
Poi carica la macchina e scappa a casa. Io sarei rimasto a combattere subito e ad eliminare i fantasmi dell'ultima ora!

Bene questi i fatti, ma evidentemente non si tratta certo di problemi tecnici o di preparazione fisica per il buon Molmenti, altre sono le problematiche. Sembra impossibile, ma l’eroe di Tacen 2010 e di tante mitiche battaglie sente la pressione olimpica, percepisce la tensione delle prove di selezione. Eppure lui sa bene di essere superiore e non l’ha mai nascosto.

La mente, la concentrazione, la determinazione, la motivazione, l’energia positiva, il momento, costituiscono il “terzo elemento” per conseguire un risultato e molte volte, se non spesso, possono cambiare il risultato finale e permettere a sconosciuti come Michal Tyler di battere nei trials canadesi personaggi del calibro di David Ford o John Hastings o ancora a Johnathan Akinyemi (121 nel ranking ICF) su Benjamin Boukpeti (bronzo a Beijing 2008), che si è preso l'unico posto olimpico ancora libero per il continente Africano.

Chissà poi quante altre di belle ne vedremo in questa stagione a cinque cerchi!

Occhio all'onda!

K1 men nuova frontiera


Ci sono da fare ancora molte riflessioni sul caso Lefevre questo è certo! Analisi e riflessioni che ci porteranno anche a vedere dov’è arrivato il kayak maschile. Specialità che sembra essere decisamente combattuta e senza più veri e propri leader assoluti.

Alcuni lettori alla fine della disquisizione mi hanno fanno notare che, in quello scritto, non si è trovata la vera ragione della sconfitta. Beh! evidentemente non è facile puntare il dito su un solo fattore e asserire che quella è stata la vera causa. Secondo me ci sono stati una serie di fattori concatenati che hanno portato alla conseguenza conosciuta, come ho cercato di illustrare precedentemente. Come è altrettanto vero che se invertiamo il ragionamento possiamo dire tranquillamente che il grande risultato è la conseguenza di un insieme di fattori che si concatenano in quel preciso momento e chissà se si ricombinerebbero magari solo pochi minuti più tardi.
Mi piace una osservazione che mi ha fatto tempo fa Peter Kauzer durante una allenamento: ”ogni volta che rimetto il culo in barca è come se ripartissi da zero, devo ri-dimostrare a me stesso di essere in grado di mettere in acqua una grande prova”

Sottolineo subito che nessuno kappa uno, nelle selezioni francesi, ha vinto tre gare, ma viceversa in tre hanno vinto una gara a testa (Boris Neveau - Bastien Damies - Etienne Daille). Dal mio punto di vista non è altro che lo specchio della realtà internazionale del K1 men: ci sono tanti atleti di diverse nazioni ad essere molto competitivi.
Se noi prendiamo ad esempio solo le gare disputate ad inizio anno in Australia ci accorgiamo che più o meno è successa la stessa cosa. Si vedano anche i risultati del nostro Super Cali che rimane fuori da una gara e poi vince la successiva a distanza di due settimane. Il campione azzurro scriveva in terza persona sul suo suo sito:”... due manche solide quelle della qualifica di Daniele, in ciascuna c’è stata una penalità millimetrica, ma ha dato i primi segnali dello stato di forma e del controllo tecnico.... si punta al top 5 nella gara di domenica”. Riferendosi alle qualifiche degli "Australian Open". Poi dopo la gara andata male si legge:”...in questo periodo della stagione i carichi di lavoro sono notevoli... e si è più lenti e stanchi”. Imputando a questo il cattivo esito della gara. In realtà se non ci fosse stata la penalità Super Cali era tranquillamente in finale. Tutto questo per sottolineare che anche ai grandi campioni basta nulla per ritrovarsi fuori dalla finale e finire a metà classifica indipendentemente dai vari stati di forma. Anche su questo ci sarebbe molto da discutere e disquisire.

Infatti quando si prende il via, dalla gara tra ammogliati e scapoli alla competizioni top, lo stato mentale è sempre quello dei esprimersi al massimo e possibilmente al meglio delle proprie possibilità.
Fra i Kayak c’è spesso e volentieri alternanza sul podio. Questo perché il livello dei kayak è molto, molto alto. Tanti atleti, anche giovani, possono trovare la giornata giusta o il guizzo vincente in particolari situazioni.

Mi sono posto una domanda e cioè se i francesi avessero fatto le selezioni su un percorso neutro e cioè su un tracciato che nessuno conosceva prima che cosa sarebbe successo? I risultati sarebbero stati gli stessi? Probabilmente l’esito finale sarebbe stato diverso. Avrebbe premiato di più gli atleti con più esperienza, perché gareggiare fuori casa avrebbe simulato più da vicino una competizione internazionale di spessore, si sarebbe entrate di più in una realtà di gara di alto livello. Avrebbero messo in evidenza effettivamente chi poi al momento decisivo (mondiali o olimpiadi) piazza spesso e volentieri la zampata vincente.
Così facendo, alla fine, chi va alle Olimpiadi ci va con lo stesso punteggio di altri due compagni che rimangono a casa. Forse non sarebbe stato male considerare le percentuali.

Sono uscite proprio oggi le convocazioni per la stagione 2012 della squadra francese e Fabien Lefevre è praticamente fuori dai giochi e da tutto. Ha rotto con il suo compagno di barca in C2 come lo stesso Denis Gargou ha scritto sul sociale network per eccellenza. Ritorna per Lefevre l’incubo che ha già vissuto nel 2007 e da cui uscì più che onorevolmente. Lui però rassicura tutti ufficialmente: “no non, je n'arrête pas!... j'aime trop ce sport pour arrêter!.. faut quand même que le système de jugement évolue pour qu'on n'est plus ces soucis qui durent depuis trop longtemps déjà..."

Mi piace anche condividere quanto espresso da Cathy Hearn al termine delle gare di selezione transalpine: “il campione francese ha dimostrato coraggio e genialità. Che cosa sarebbe cambiato se si fosse concentrato in una sola specialità? Forse nulla ma le grandi sfide molte volte sono l’essenza per eccellere”... sacrosante parole!

Occhio all'onda!

A bientôt Monsieur Fabien Lefevre!


Sono ancora disorientato e ho un certo senso di vuoto. Ci aggiungerei anche un buco allo stomaco, accompagnato da giramenti di testa: l’impossibile a volte è possibile... lo sa bene Lefevre che guarderà le Olimpiadi dalla televisione e che vede svanire il suo sogno di una terza medaglia a cinque cerchi dopo la terza gara di selezione francese.
Lui, l’eroe del mondiale 2011. Lui, che nella stessa prova iridata aveva messo al collo 4 medaglie, cosa mai riuscita a nessuno. Lui, su cui la Federazione Francese e vari sponsor avevano puntato la mano senza nessun dubbio. Lui, che il giorno stesso di quando è sceso dal podio di Beijing 2008 ha iniziato a pensare e a lavorare per concretizzare un sogno, maturato proprio in quei giorni. Lui, che ha speso questi ultimi 4 anni per preparare Londra 2012. Lui, sarà il grande escluso dell’edizione numero XXX dei giochi olimpici moderni nati nel 1896 ad Atene.

Il transalpino parte male il primo giorno di gare e, nonostante il miglior tempo in qualifica, 91,02, è penalizzato da un 50 alla porta numero 2 che gli impedisce di partire nella gara che conta e cioè la finale, vinta poi da Boris Neveau. Non c’è bisogno di dire nulla su quest’ultimo atleta immagino!

Ora, prima di andare avanti, c’è da dire che in Francia le cose non sono così facili neppure per un campione del suo calibro. Erano 18 i k1 uomini che avevano superato il primo scoglio di ammissione alle fasi finali di Pau per i Giochi Olimpici. Tanto per fare un piccolo confronto e per capire, in Italia sono solo tre gli atleti in questa specialità ammessi a questo tipo di selezione.

Il campione francese avrebbe tanto da recriminare nella seconda gara dove registra ancora il miglior tempo, ma c’è un tocco che lo penalizza non poco. Si deve accontentare di un terzo posto finale.
C’è un giorno di riposo prima di arrivare alla fatidica ultima chance, anche se per la verità, in questo giorno di recupero per i Kayak e per le canadesi, il transalpino è impegnato in C2 nel tentativo di qualificarsi almeno in questa specialità.
Arriviamo alla terza e conclusiva gara e le cose sembrano mettersi bene per Fabien in semifinale arriva 5^ con un 2 alla porta 18 e si prepara per la finale. Al via dell’ultima prova ci sono praticamente sei atleti ancora in corsa per la maglia olimpica. La finale arriva puntuale e... ancora miglior tempo, ma ancora un tocco per lui alla 8. Si chiude la stagione e il sogno della terza medaglia olimpica... almeno per l’edizione di Londra. Seguiranno alcune contestazioni di presunti tocchi fatti e non dati e alcune polemiche su come sono andate le gare, ma alla fine le cose non cambieranno.

Questa la cronaca, ma ad un allenatore interessa poco se non il fatto che un canoista di questo livello non sarà al via all’edizione olimpica. Interessa viceversa capire che cosa non ha funzionato nella testa di questo atleta, nella sua preparazione, nella sua marcia di avvicinamento alla tappa finale di un ciclo fatto di quattro lunghi ed intensi anni. Capire e ragionare sui fatti per trovare una risposta a questa grande debacle sportiva.

Da Beijing 2008 Fabien Lefevre, che il prossimo 18 giugno farà 30 anni, torna a casa con l’argento nel kayak e si mette subito in barca anche in C2 con Denis Gargaud. La sua idea è quella di cimentarsi in due specialità.

Nel 2009 a la Seu d’Urgell, tracciato che conosce particolarmente bene, resta fuori dalla finale iridata sia in k1 che in C2. Sarà il primo degli esclusi in tutte e due le specialità e cioè undicesimo.

Nel 2010 si consola in K1 con l’argento a squadre e finisce 33esimo nella prova individuale. In C2 si toglie invece una grande soddisfazione prendendo l’argento sia nella gara individuale che a squadre.

Nel 2011 è l’eroe del mondiale di Bratislava e alla preolimpica fa vedere belle cose finendo sul gradino più basso del podio.

Nel 2012 inizia la sua preparazione molto presto e va in Australia il 21 dicembre dove praticamente ormai è di casa. La novità di quest’anno è che ci sarà da subito l’allenatore Jean-Yves Cheutin oltre ad un’altra figura quella cioè di un supervisore dell’allenamento con particolare attenzione alla preparazione fisica. Per questo si affidano a Paul Boussemart.

Il clima in Australia è sereno per il campione francese che si sente nuovamente avvolto dal calore di una squadra:

“Aujourd’hui, on a fait notre première séance vidéo collective.. je crois que ça ne m’était pas arrivé depuis 2003 lorsque Sylvain Curinier entraînait encore le groupe des K1 français!”

come si legge nel suo blog il 26 gennaio e aggiunge anche una cosa molto interessante:

“Le canoë-kayak slalom est avant tout un sport où la compétition est d’abord de composer avec l’eau, le parcours et avec soi-même… c’est une très bonne école!”
In sostanza dice che lo slalom è uno sport in cui la vera concorrenza è l’acqua, il percorso e se stessi... un’ottima scuola di vita! In tutto ciò si racchiude brevemente e sostanzialmente tutta la filosofia sportiva di questo atleta... pienamente condivisibile.

Qui partecipa ai “Penrith WhiteWater Slalom Series" a fine gennaio e vince agevolmente facendo vedere belle cose.

Agli “Australian Open” del 10/12 febbraio arriva in finale in k1 e qui ci piazza un 50 facendo registrare il secondo miglior tempo a 0,46 da Sebastian Schubert vincitore della gara. Anche in C2 non trova, con il suo compagno Gargaud, la via della vittoria finendo quinti con un tocco e con un distacco dai compagni di squadra Gauthier Klauss/Matthieu Peche di 2 secondi e 02 decimi. Questi ultimi metto in acqua una serie di gran belle discese. Leggeri, molto abili e soprattutto con un assieme invidiabile capace di risolvere ogni situazione con grande abilità e senza mai perdere velocità.

Agli "Oceania Championships", disputati due settimane più tardi fa bene in qualifica, terzo, ma in semifinale ancora un 50 e fuori dalla finale. Per la verità furono molti gli atleti top a restare al palo per salti di porta. Da Kauzer, Neveau, Polaczyk, Mann, Halcin, Maxeiner. La finale poi la vincerà un Daniele Molmenti ritrovato.

Dall’altra parte del mondo il transalpino si è allenato duramente come sempre. Molte ore sul canale olimpico a ritmi relativamente blandi curando sempre molto la tecnica. Pochi lavori cronometrati, molto C1 e C2.

Dall’Australia Lefevre torna in Francia a marzo per preparare le selezioni di Pau che valgono veramente tanto. Qui sappiamo com’è andata dai risultati, ma non sappiamo che cosa sia realmente successo. Dove è mancato il campionissimo? Cosa è successo in questi lunghi quattro giorni di gare?
Da chi l’ha visto pagaiare dal vivo, nei giorni di selezione, ho avuto informazioni di un grande Lefevre e di uno stile impeccabile. Lo testimoniano i tempi e i video delle gare, se pur mancano dell’impatto emotivo, mettono in mostra tutta la classe di Monsieur Lefevre.
Certo è che quest’anno gli avversari erano cresciuti notevolmente oltre al fatto che il tracciato di Pau è conosciuto da tutti gli atleti in gara molto bene. Eccellere qui non è facile e sarà interessante vedere la prossima gara di Coppa del Mondo a giugno per capire quanto effettivamente influenza il fatto di allenarsi su un percorso.
Forse il primo errore è stato quello di andare troppo presto in Australia e allenarsi lontano dalla sede delle selezioni.
Forse il secondo è stato quello di concentrarsi su due specialità. La strategia forse doveva essere quella di rinunciare alle gare di selezione in C2 per cercare di passare in K1, lui, e in C1 Gargaud per poi avvalersi del regolamento ICF e partire anche in C2 alle olimpiadi.

Certo analisi che si fanno a freddo e che non sono facili da fare tanto più che stiamo parlando di minimi particolari che se solo non si fossero verificati saremo viceversa qui a elogiare chi ha cercato di portare avanti un sogno non solo per se stesso, ma anche per la sua nazione e per lo slalom in generale.

Ora il suo futuro è tutto in mano al direttore tecnico francese visto che oggi è il quarto kayak in Francia e non è più under 23! Aspettiamo e speriamo di vederlo ancora nel circuito di Coppa per apprezzare e godere ancora una volta della sua comunque indiscussa classe... a bientôt Monsieur Fabien Lefevre!

Occhio all’onda!

Semplicemente Litos


Mi accorgo che il tempo passa solo per due fattori perché altrimenti mi sembra di essere rimasto quel ragazzino che 40 anni fa scoprì per la prima volta la canoa, tanto più che il mio Angelo biondo migliora con gli anni!

Il primo è fisiologico e ovviamente molto naturale. Il tempo cioè ti priva di persone che bene o male hanno influenzato la tua crescita e la tua vita. La morte te li rapisce, avvisandoti che la vita corre, passa e non è il caso di scherzarci sopra. Loro se ne vanno e tu resti lì a renderti conto che ogni perdita è un duro colpo nella vita di tutti i giorni.

II secondo segnale del tempo che passa sono gli atleti che ho allenato e che hanno o stanno concludendo la loro carriera sportiva. Anche per loro, come già successe a me, arriva il tempo di appendere la fatidica pagaia al chiodo per entrare in quel mondo fatto di quotidianità e di meccanismi perversi se solo ti fai prendere e cedi al sentimento comune. Un errore che ti costerà caro se non lo saprai individuare e isolare presto.

Pochi giorni fa seguendo su internet le selezioni spagnole, che sono state con quelle francesi a Pau, non trovavo nella lista di partenza il nome di Carlos Juanmartis (semplicemente e obbligatoriamente Litos per tutti noi) e mi chiedevo, tutto preoccupato, che cosa fosse mai successo. Preso poi dalle gare e dai risultati il pensiero è andato altrove, rimandando a più tardi l’idea di mandare una mail all’interessato per chiedere spiegazioni. La sera stessa però mi ritrovo una sua e-mail che mi racconta la sua decisione di non presentarsi alle selezioni e di cambiare vita. Pazzesco! Sembravamo quasi di essere in sintonia telepatica e la cosa mi ha per la verità impressionato non poco.

Litos, nel 2007 ha chiuso il mondiale in sesta posizione conquistando per la Spagna la qualifica olimpica. L’anno successivo fallì la partecipazione ai giochi olimpici per pochi centesimi di secondo ai campionati europei di Krakow. A rappresentare il suo paese ci andò viceversa Guille Diez Canedo. Litos aveva già partecipato alle olimpiadi nel 2000 a Sydney (19esimo) e Atene nel 2004 (11esimo). Dall’esclusione di Beijing 2008 Litos costruì la sua crescita che lo portò a conquistare un bronzo individuale magico ai campionati del mondo del 2009 nella sua Seu d’Urgell. In quella cittadina che lo ha visto nascere e crescere canoisticamente. La ciliegina sulla torta arrivò anche con la gara a squadre che gli mise al collo un altro bronzo importantissimo non solo per lui, ma per tutto il movimento ispanico.

Lui è sempre stato un tipo speciale e abbiamo lavorato assieme alcuni anni di gran lena e con reciproco rispetto. Ne ho apprezzato la professionalità e la serietà con cui ha fatto il suo mestiere di atleta di alto livello. Puntuale come pochi con gli allenamenti quotidiani, preciso nel preparare ogni dettaglio, fino ad un pignoleria quasi esagerata per alcuni aspetti legati ai materiali. Impeccabile nel vestire alla ricerca sempre di grande tecnicità.

Con Litos ho condiviso molti magici momenti. Ho condiviso la fatica in bicicletta sulle montagne che circondano La Seu, ho condiviso la gioia di vederlo al via all’Adigemarathon con la sua compagna di vita Monica. Ho condiviso la passione e l’amore per lo slalom. Ho condiviso obiettivi e allenamenti al gelo o al sole tropicale, ma in modo particolare ho sofferto e condiviso le sue preoccupazioni prima delle gare e il suo pessimismo cosmico alla vigilia di grande eventi che, più di una volta, però sapeva trasformare in positività al momento del fatidico 3, 2, 1, via!

Ho apprezzato le sue parole, ma soprattutto mi ha fatto piacere la sua condivisione di sentimenti nell’esprimere la sua gratitudine nei miei confronti per aver impostato un lavoro diverso con la squadra spagnola. Un lavoro che gli ha permesso di cambiare modo e stile di navigazione. Un sistema che lo ha avvicinato ancora di più allo slalom e che gli ha permesso di apprezzare a pieno la fortuna di danzare sull’acqua.

Poi c’è sempre stato quel suo grande amore per lo sport e in modo particolare per la bici e lo sci di fondo oltre allo slalom che interpretava per metà con il vecchio stile classico e per metà con l’evoluzione tecnica che ha cambiato in questi ultimi anni il nostro sport.
Io ho cercato, da quando avevo preso in mano la nazionale iberica, di portarlo sulla strada del rinnovamento tecnico, anche se con molta cautela e con molta tranquillità. Chi ha vissuto sulla propria pelle questi cambi generazionali di stili e tecniche sa bene che non è stato assolutamente facile entrare nella logica moderna. Litos più di una volta ci è riuscito e la testimonianza è quella magica medaglia di bronzo che ha conquistato davanti alla sua gente ai campionati del mondo del 2009 a La Seu d’Urgell. Un sogno che si è concretizzato e che ha avuto il merito di consacrarlo fra i migliori slalomisti di ogni tempo. Quella discesa iridata fu un compendio di semplicità ed eleganza, un geniale mix di abilità motoria e intelligenza mentale, un incontro tra determinazione e concentrazione. Quella medaglia però poteva rappresentare anche un punto d’arrivo che regala molto, ma capace nello stesso tempo di privarti di energia e fiducia. Questo forse è successo a Juanmarti e cioè un calo di motivazione e forse la paura di non poter più raggiungere questo risultato. Così, se pur a distanza di qualche tempo e dopo qualche boccone amaro, è arrivata la decisione di chiudere un importante capito della sua vita per aprirne subito un altro. Forse non se l’è sentita di rimettersi in discussione proprio alla vigilia dei Giochi Olimpici di Londra.

Per noi comunque resterà sempre un atleta da portare come esempio alle nuove generazioni perché rimarrà il simbolo di dove un atleta può arrivare usando determinazione, lavoro quotidiano e buona volontà.

Occhio all’onda!

traduzione a cura di Teo e Nuria

Me doy cuenta que el tiempo avanza y que solo se ve afectado por dos factores, porque si no, me parecería haberme quedado en aquel chiquillo que hace 40 años descubrió por primera vez la piragua, además de que mi Ángel rubio mejora en los años!

El primero de los factores es fisiológico y por supuesto el más natural. El tiempo te priva de personas que de mejor o peor manera han influido en tu crecimiento y en tú vida. La muerte te los arrebata, avisándote que la vida corre, trascurre y es mejor no bromear con ella. Ellos se van y tú te quedas allí dándote cuenta de que cada pérdida es un duro golpe en el día a día de la vida.

La segunda señal del paso del tiempo son los atletas que he entrenado y que ya han o están concluyendo su carrera deportiva. También para ellos, como ya me ocurrió mí, les llega la hora de colgar el fatídico remo en la pared para entrar en aquel mundo hecho de cotidianidades y de mecanismos perversos, cediendo al sentimiento común. Un error que te costará caro si no lo sabes detectar y aislar pronto.

Hace pocos días siguiendo por internet las calificaciones españolas, que se celebraron junto con las francesas en Pau, no encontré en la lista de partida el nombre de Carlos Juanmartis (simplemente y obligatoriamente Litos para todos nosotros) y me pregunté preocupado que le podría haber ocurrido. Luego, llevado por la competición y los resultados, se me fue el pensamiento, y aplacé la idea de contactar con él para saber que había pasado. Sin embargo, la misma tarde recibí un correo, donde me contaba su decisión de no presentarse a la calificación y de cambiar de vida. ¡Increíble! Parecíamos casi estar en sintonía y dicha sensación me impresionó de verdad.

Litos en el 2007 terminó el mundial en sexta posición, obteniendo la calificación olímpica para España. El año siguiente falló en su participación en los Juegos Olímpicos, por pocas decimas de segundo, en los campeonatos Europeos de Krakow. Para representar a su país fue Guille Diez Canedo. Litos ya había participado en las Olimpiadas del 2000 en Sidney (decimonoveno) y en Atenas en el 2004 (úndecimo). Desde la exclusión de Beijing 2008, Litos remontó y su evolución le llevó a conquistar un bronce individual mágico en los campeonatos mundiales del 2009, en la Seu d’Urgell. En aquella pequeña ciudad que lo ha visto nacer y evolucionar como piragüista. La guinda llegó con la carrera en equipo, que le colgó al cuello otro bronce importantísimo no solo para él, sino para todo el piragüismo hispánico.

Él siempre ha sido un tipo especial, hemos trabajando juntos durante unos años con energía y reciproco respeto. He apreciado de él la profesionalidad y seriedad con la que se ha dedicado a su profesión de atleta de alto nivel. Puntual como pocos en los entrenamientos diarios, preciso en preparar cada detalle, hasta una escrupulosidad casi exagerada por algunos aspectos relacionados con los materiales. Impecable en la vestimenta, siempre en la búsqueda de una gran tecnicidad.

Con Litos he compartido muchos momentos mágicos. Compartí la fatiga en bicicleta en las montañas que rodean La Seu, compartí el gozo de verle en el Adigemarathon con su compañera de vida, Mónica. He compartido la pasión y el amor por el slalom. Compartí objetivos y entrenamientos con hielo o sol tropical, pero especialmente sufrí y compartí sus preocupaciones antes de las competiciones y su pesimismo cósmico en la vigilia de grandes eventos que, más de una vez, no obstante sabía transformar en positividad en el momento del fatídico 3, 2, 1, start!

He apreciado sus palabras, pero sobretodo me ha alagado su manera de compartir los sentimientos en el expresar su gratitud hacia mí por haber reforzado y diferenciado el trabajo con el equipo español. Un trabajo que le ha permitido cambiar tanto la tipología, como el estilo de navegación. Un sistema que le ha acercado aún más al slalom y que le ha llevado a apreciar en su plenitud la fortuna de danzar en el agua.

Además, siempre ha tenido un gran amor para el deporte y especialmente para la bici y el esquí de fondo, aparte del slalom, que interpretaba a media con el antiguo estilo y a media con la evolución técnica que ha habido en estos últimos años en nuestro deporte.

He intentado, desde que empecé a dedicarme a la selección española, de llevarlo por la vía de la renovación técnica, aunque con mucha cautela y calma. Quien ha vivido con su propia piel estos cambios generacionales de estilos y técnica bien sabrá que no ha sido para nada fácil entrar en la lógica moderna. Litos más de una vez lo ha conseguido y la prueba es aquella mágica medalla de bronce que conquistó delante de su gente en los campeonatos del mundo del 2009 en La Seu d’Urgell.

Un sueño que se realizó y que tuvo el mérito de consagrarlo entre los mejores piragüistas de slalom del mundo. Aquel descenso fue un compendio de sencillez y elegancia, un genial mix de habilidad física y inteligencia mental, un encuentro entre determinación y concentración. Aquella medalla, sin embargo, podía representar al mismo tiempo una meta que podía regalar mucho, pero también capaz al mismo tiempo de privarte de energía y confianza. Esto quizá le ocurrió a Juanmarti, es decir, una disminución de motivación y tal vez el miedo de no poder nunca más alcanzar ese resultado. Así, después de un periodo y de alguna decepción, ha llegado a la decisión de cerrar un importante capitulo de su vida para abrir pronto otro. Tal vez no se ha sentido con ganas de volver a ponerse en discusión justamente a las puertas de los Juegos Olímpicos de Londres.

Para nosotros quedará siempre como un atleta a tener de ejemplo para las nuevas generación porqué representa el símbolo de hasta donde un atleta puede llegar poseyendo determinación, trabajo diario y buena voluntad.

Occhio all’onda!