Spazio ai giovani



Ieri pomeriggio sono andato a fare una camminata sulle colline che circondano la mia Verona. Sono venuti Zeno, Raffy, Amur e mia suocera, una splendida 73enne che la fa in barba ai camosci!
La stagione da queste parti è ancora estiva e si cammina volentieri nel bosco di noccioli in un sentiero che conosco bene perché quando sono da queste parti ci passo spesso con la mountain-bike. Una zona che ultimamente, dove la natura si apre, è stata sfruttata anche per piantare vigneti di uva Rondinella, che, con la Corvina e la Molinara, danno vita ad un Valpolicella Superiore di gran pregio. Si abbina bene con risotti e carni alle brace….come quella che ho cucinato con particolare gusto proprio ieri sera, tornati dalla passeggiata di oltre quattro ore. Si sa che dopo le fatiche il cibo e il buon vino si apprezzano molto di più.
Camminando però, una volta esaurita la vena artistica di fotografo di uno Zeno che sta ritornando piano piano ad allenarsi, ci siamo divertiti a fare varie considerazioni sui recenti mondiali di slalom. Sono emerse molte cose e la più incredibile è in relazione alla media di età degli atleti in finale. A grandi linee, conoscendo più o meno tutti gli atleti, eravamo giunti alla conclusione che effettivamente quest’edizione iridata è certamente all’insegna di una nuova generazione che sta emergendo, specialmente nel kayak uomini.
Così questa mattina mi sono messo a fare due conti ed è venuto fuori che in finale dei kayak uomini il più vecchio è un 29enne, un certo Fabien Lefevre, e i più giovani due atleti classe 1993 che faticano ad arrivare ai 18 anni. La media complessiva è di 24 anni. Veramente bassa considerando il fatto che oltre ai due junior ci sono anche due kappisti U23 nella rosa dei dieci.
Se noi andiamo a vedere fra le finaliste del kayak femminile la media si alza e arriviamo a 28 anni così come per le canadesi monoposto.
Cosa potrà a stare a significare tutto ciò? Da una prima analisi possiamo dire che nei kayak la concorrenza è spietata e che i più esperti devono guardarsi anche dai atleti giovanissimi. Tutto ciò è possibile perché questo modo di andare di oggi offre spunti anche agli imberbi che si buttano senza timore dentro le porte. Sicuramente loro hanno trovato una risposta veloce alle nuove esigenze di tracciati decisamente più dinamici di un tempo e se vogliamo anche più impegnativi. Quindi chi prima si adatta prima arriva. E’ molto significativa la media così bassa perché ci dice chiaramente che non c’è più di tempo di aspettare per nessuno! Bisogna puntare subito molto in alto. Emblematica in Italia la stagione di Giovanni De Gennaro che, al primo anno senior, è entrato in squadra nazionale assoluta e ha centrato due finali in coppa e una finale al Test-Event di Londra. In conclusione di stagione, si è laureato anche campione italiano assoluto dopo aver vinto il tricolore anche negli U23 qualche mese prima. Ciò che ha più impressionato sono stati i tempi di questo atleta che sono sempre stati tra i migliori. Ciò che lo ha penalizzato maggiormente sono state le penalità; il giovane bresciano, comunque, può dormire sonni tranquilli perché, come diceva giustamente un tempo Lubos Hilgert (il marito della Hilgertova e da tempo suo allenatore) e riportato da Bill Endicott nel suo libro “The ultimate run”:

"It is easier to make a fast paddler go clean than to make a clean paddler go fast.”


Occhio all’onda!

Un risotto che la dice lunga


Qualche sera fa ho mangiato un risotto delizioso, anzi ho avuto l’onore di assaporare il più buon risotto della mia vita! Funghi porcini e finferli di prima qualità, riso e prosciutto crudo. Quest’ultimo è servito ad avvolgere la pietanza offrendole un sapore unico e sublime. Un incrocio di sapori che all’apparenza sono distanti, ma che una volta giunti al palato si fondono in un qualche cosa di unico. Certo difficile spiegare con le parole quello che invece si sente con la forchetta in mano, tanto da regalarti momenti unici ed importanti. Dicevo della materia prima che ovviamente ha la sua importanza, ma cosa sarebbe stato il pezzo di marmo, se pur di Carrara, senza la mano esperta del Buonarroti e soprattutto senza la sua divina sensibilità? Ecco quindi spiegato il motivo della perfetta riuscita dell’opera d’arte che per l’appunto qualche sera fa ho apprezzato. Dietro a tutto ciò c’è la mano esperta e particolarmente attenta di una signora che ha superato la mezza età e che negli occhi porta i segni di una vita che le ha purtroppo donato anche dispiaceri enormi. Apprezzare l’arte con la sua creatrice penso che sia un onore riservato a pochi, solo così però ti addentri nei meandri del sapere, nei più profondi labirinti dello scibile. Gustare ogni boccone scoprendo che cosa c’è dietro ad un piatto unico e come si prepara rende al piatto steso un valore che non è stimabile. La ricerca di sapori puliti ed onesti per ciò che possono offrire e la dichiarata curiosità infinita verso ciò che si ama la rende unica e ammirevole. Le storie poi si intrecciano e anche sul lavoro di cuoca c’è sempre stata la voglia e il desiderio di offrire una cucina famigliare perché i clienti sono sempre stati considerati parte integrante di un’unica famiglia. Chi sarebbe quella mamma che farebbe mangiare male il proprio bambino? Ecco questo forse la dice lunga sull’onestà di quest’artista dei fornelli. Di questa donna che sa essere però delicata in ogni suo gesto anche nella leggiadria del tango. Poi inutile nasconderlo è l’orgoglio e l’onore del suo uomo che la porta sul palmo di una mano e gode nel decantare le qualità del cibo da lei preparato. La vita è sempre e comunque intensa e va vissuta attimo dopo attimo. La vita, attraverso le persone, ci regala momenti unici, momenti magici, momenti che vorresti fossero patrimonio dell’umanità. Vorresti fermare questi attimi in una vita che corre sempre e che inevitabilmente ci porterà altrove. Ho scoperto però, perché ne sento la necessità, che questi attimi si possono bloccare, si possono immortale per diventare parte integrante di noi stessi. Come? Semplice, come sto facendo io ora!

Occhio all'onda!

Cosa ricordare del XXXIV mondiale di Slalom?


Sono passati quasi 10 giorni e i mondiali si sono sedimentati... noi iniziamo a metabolizzarli, è quindi tempo per fare studi, analisi, confronti prima di archiviarli definitivamente. Meglio farlo ora visto che sicuramente presto saremo rapiti dalla vita e dall’inizio della preparazione 2012. Si corre sempre avanti e molto spesso ci dimentichiamo del passato non remoto, ma anche del passato recente, perdendo occasioni per riflettere in tranquillità. Ma come sempre sarà una analisi a senso unico e questo ovviamente non fa bene al nostro mondo. Lasciamo quindi stare malumori e tristezze e guardiamo subito che cosa ci ricorderemo a lungo di questa XXXIV edizione.

Diverse le cose da sottolineare.

La prima è legata al fenomeno di Michael Martikan che esce da un podio individuale iridato dopo ben 16 anni e 11 edizioni. Se ci pensate è una vita intera. La prima volta che ci salì era il 1995 ai mondiali di Nottingham, in quel mondiale in cui vinse David Hearn a distanza di 10 anni dalla sua prima vittoria di Augusburg. Lo slovacco fino ad oggi ha vinto 4 campionati del mondo individuali, 3 argenti e 3 bronzi. A questo palmares vanno aggiunti 4 titoli iridati a squadre, 2 ori e 2 argenti olimpici e 4 coppe del mondo.
A Bratislava, quasi in casa sua, si è dovuto accontentare del 7^ posto per un erroraccio alla porta 13... una banale discesa tra corrente e morta dopo una risalita!

La seconda sono le 4 medaglie di Fabien Lefevre che hanno dell’incredibile. C’è chi lavora una vita per mettersi al collo una medaglietta ad un campionato del mondo e il francese in una sola edizione ne conquista 4 di tutti i colori. Dove è partito ha preso medaglia... evidentemente non aveva intenzione solo di partecipare! L’aspetto più interessante di tutto ciò, dal punto di vista di un allenatore, è capire come si possa mantenere a lungo lucidità, freschezza e motivazione per ogni singola discesa, per ogni singola specialità. Un amico e vecchio compagno di pagaia e di gare seguendo il mondiale alla televisione ha fatto una giusta osservazione: “mi ha impressionato lo sguardo del francese, che sembrava passeggiare su quel canale molto difficile”. L’amico poi mi ha anche erudito sulla voce tecnica via etere... evito di riportare i vari commenti che purtroppo sono tutti in un’unica direzione. Affermare che Lefevre è stato il migliore alla risalita “Niagara” ci vuole tutta soprattutto per il fatto che proprio lì il transalpino ha perso un oro che era alla sua portata.

La terza da sottolineare è quella che i vincitori della squadre in C1 hanno battuto i vincitori del K1 men. Cioè Martikan, Slafkovsky, Benus hanno fatto registrare un tempo di 109,97 mentre Grimm, Shubert, Aigner 110,79. Un’impresa che stava già per riuscire anche a Jon Lugbill, Ron Lugbill, David Hearn nel 1981 quando a Bala fecero registrare il miglior tempo anche sui kayak, ma una penalità all’ultima porta li privò di questa impresa consegnando loro comunque l’oro nella C1 a squadre. Ci sono voluti 30 anni di storia dello slalom per arrivare a tutto ciò!

La quarta cosa insolita: non vedere in finale nel K1 donne nessuna atleta tedesca dopo che quest’anno avevano vinto gli Europei, il test-Event a Londra e gare di coppa del mondo. Decisamente inusuale!

Il quinto punto riguarda gli Hochschorner che raggiungo con Jon Lugbill e Richard Fox nel totale di numero di campionati del mondo individuali vinti e guarda caso proprio cinque. Loro però stabiliscono un nuovo record assoluto nel vincerne 4 consecutivi.


Se poi compariamo il mondiale 2011 con quello 2010 notiamo che su 5 campioni del mondo individuali se ne sono riconfermati solo due e cioè Corinna Kunle nel kayak femminile e gli Hochschorner nel C2. Conferme ancora per Lefevre/Gargaud argento ’10 e ’11 e podio uguale per il K1 a squadre con Germania, Francia, Italia. Riconfermati campioni del mondo i bianchi di Francia nel C2 a squadre.

Occhio all’onda!

Comunque sempre liberi!


Il mondo è bello di per sé ,
ma cosa sarebbe se non fosse
raccontato, dipinto, suonato, cantato,
fotografato e amato?


I XXXIV Campionati del Mondo di Canoa Slalom sono finiti! Ne ho la matematica certezza visto che sono seduto in giardino di casa, con i miei due gatti che fanno le fusa accovacciati sotto la mia poltrona e il riccio Jonny sta tranquillamente spaparanzato al sole nonostante la presenza felina a pochi metri. Solitamente, l’animaletto spinoso, esce di nascosto, si muove con circospezione, annusa l’erbetta, scava e sparisce. Oggi è diverso, attratto forse anche lui da un personaggio che vede poco, ma a cui forse è comunque affezionato. Ho la convinzione che mi voglia bene anche se a volte mi guarda con sospetto. Il tiramisù che mi ha preparato Amur per il rientro a casa è l’ultima conferma che la stagione agonistica si è conclusa.
Il viaggio di ritorno, dopo l’imbarco dei miei atleti brasiliani, è stato pervaso da flash iridati, ognuno con la potenzialità di diventare soggetti di mille racconti, mille approfondimenti... Chi gode come un riccio, tanto per restare in tema, è Fabien Lefevre il vero eroe di questi mondiali, l’uomo che ha dato una svolta alla storia con le sue quattro medaglie vinte: un oro a squadre in C2, un argento a squadre in kayak e nel C2 individuale, un bronzo in kayak singolo. Un’impresa unica, la prima in assoluto, quattro medaglie in un mondiale sembrava fino a ieri solo un sogno difficilmente realizzabile. Eppure il bianco di Francia a forza di sbatterci la testa ci è riuscito e sta portando avanti il suo obiettivo di andare alle olimpiadi in due specialità e lottare per le medaglie senza timori di sorta. Bravo, bravissimo il suo compagno di barca che di titoli iridati se ne porta a casa due nel C2 a squadre e soprattutto nel C1 individuale mettendo in ginocchio Tony Estanguet. Ora si riaprono le porte per i giochi olimpici, ora si riaprono le porte delle grandi sfide fra il giovane Denis Gargaud, che tra l’altro sabato si sposerà a Marsiglia, e il D’Artagnan della pagaia e cioè Tony Estanguet. E di sfide ce ne saranno parecchie nel resto di Europa, come in Austria tra Kuhnle e Oblinger o in Slovacchia tra Kaliska e Dukatova... un posto alle olimpiadi fa gola a tutti, ma bisogna guadagnarselo. Un altro flash che mi ha accompagnato durante il viaggio è stato il pensiero generale su dove andrà lo slalom nella prossima decade, quali saranno le evoluzioni, considerando il fatto che siamo in attesa di una grande rivoluzione mediatica per uno sport che vive principalmente di passioni. Poi il viaggio è lungo e c’è tempo per riflettere. Vaghi con la mente fino a quando inevitabilmente ti trovi a pensare a quegli atleti che bene o male ti sono sempre stati vicini e che fanno parte del tuo stesso essere. Dispiace sapere che oggi si trovano a lottare con un sistema che li vorrebbe incatenare a soluzioni assurde con il ricatto di chiudere l’attività ed andare a fare servizio. Io mi chiedo sempre che cosa posso fare per supportare i miei atleti e se non hanno i risultati sperati mi metto in crisi per cercare di trovare soluzioni adeguate. Mi trovo in questa condizione con il mio atleta irlandese che a Bratislava ha mancato completamente la gara. C’è chi dice in diretta televisiva che dopo i giochi olimpici di Bejing Rheinisch abbia risentito negativamente del cambio alla guida tecnica. Ovviamente può essere, non è facile e scontato che il lavoro possa portare i risultati a comando, ma certo è che atleta e allenatore non hanno nessun rimpianto per il lavoro fatto che è stato importante, costante, imponente. Poi a questo bisogna aggiungere sei mesi di inattività per un problema alla spalla che è culminato con un’operazione più complessa di quello che ci si poteva immaginare. Certo non deve essere presa come scusante, anzi entrambi l’abbiamo accettata e soprattutto l’abbiamo trasformata in una grande sfida contro noi stessi per un grande futuro. L’ultimo mio flash di Bratislava è quello della squadra dei C1 slovacchi che sale sul tapis roulant fra gli applausi delle migliaia di persone che hanno animato e colorato la manifestazione. Un Martikan che sa di aver perso una grande occasione nella gara individuale, ma sa anche di aver riconquistato la sua gente con la vittoria a squadre che ha il sapore di nazione, di gruppo. La gara a squadre diventa lo strumento per unire tutti sotto un’unica bandiera diventando l’orgoglio nazionale! La strada corre via veloce, la mia casa viaggiante è ormai consapevole che fra non molto le nostre strade si divideranno per diversi mesi. Io ritornerò a breve in Brasile, dove mi aspettano i ragazzi e tanta energia da canalizzare. Lei attenderà nel deposito, passando il tempo a raccontarsi le varie avventure estive con le centinaia di colleghe che stazionano in attesa di riprendere il cammino. Le faccio un’ultima cortesia considerato il fatto che lei per molti mesi ha trattato me e la mia famiglia come reali… quindi la svuoto di tutto, la pulisco e la lavo e la preparo come un giorno di festa. Voglio che al suo rientro tutti possano ammirarla con la consapevolezza che per noi rappresenta il nostro modo di essere: comunque sempre liberi!

Occhio all'onda!

Nella storia per la storia


Che grande festa a Cunovo per la prima giornata di finali! Un tripudio di colori, gente, eventi, entusiasmi, bandiere, mille lingue, tifosi, attrazioni. Nell’aria si respira il dolce delle ciambelle e dello zucchero filato. Sembra di essere a Santa Lucia o a Natale quando le piazze si riempiono di banchetti di leccornie. Un’aria magica per un magico campionato del mondo che finalmente ha trovato il suo giorno di festa dopo altri di indecisioni, pioggia, vento e tante incertezze. In un attimo abbiamo dimenticato tutto, in un attimo le canadesi e le donne ci hanno assorbito completamente. Finalmente ne avevamo tutti bisogno anche perché il mondiale, rispetto alla coppa del mondo, o ad un europeo, è tutt’altra cosa è... semplicemente fantastico. Gli atleti si trasformano e possono assumere sembianze a volte irriconoscibili o viceversa assumono sembianze solo per il mondiale.
Sono contento perché tempo fa avevo scritto un lungo post sulle tre donne del momento e guarda caso il podio è proprio tutto loro. Tra le altre cose dicevo:

“Tanto romanticismo ho ritrovato anche nelle tre ragazze che secondo me stanno dominando la scena internazionale e che ieri mi sono divertito a riguardare nelle loro performance di Markkleberg. Molti i punti in comune…”

E tutto questo romanticismo l’ho ritrovato oggi nelle loro gare di finale. La prima ha pagaiato sotto le sue possibilità, come mi ha confessato dopo la gara, era molto agitata, presa dalla paura di sbagliare e di mancare un appuntamento importante dopo tante conferme. E’ sotto le sue possibilità anche la padrona di casa Dukatova, anche lei con il terrore di stare dietro a Elena Kaliska. Se mai fosse stato così ciò avrebbe significato chiudere definitivamente con le olimpiadi. Ora i conti sono tornati in pareggio e le due slovacche si giocheranno tutto il prossimo anno. Ed infine Corinna Kuhlne non ha avuto nessuna paura a spingere sull’acceleratore per aggredire un percorso impegnativo sia sotto l’aspetto tecnico che fisico, un mix ideale per una prova iridata. L’austriaca tocca la porta numero 5 e sembra a questo punto ancora più convinta dei suoi mezzi, da lì in poi non sbaglia nulla e ogni palata vale una vita. A “Niagara” salta bene e ha la freddezza di mantenere a lungo la pala in acqua. Esce volando e sa già che andrà a guidare la classifica. Quel 108,05 di tempo è una garanzia certa anche con una penalità. Alla fine quindi oro Kuhnle, argento Dukatova, bronzo Chourraut. La finale del kayak femminile ha visto tre slovacche, due slovene, due austriache, una inglese, una spagnola e una francese. Non notate nulla di strano? Non vi chiedete cosa sia successo alle tedesche? Strano veramente strano non vedere in una finale almeno un’atleta della grande Germania. Fatto più che raro. Troppe penalità per le teutoniche che per la prima volta hanno guardato la finale da bordo campo assieme ai colleghi della canadese doppia. Ebbene sì anche nel C2 nessun tedesco in finale. Forse si sento già gli effetti negativi del pensionamento del grande tecnico Jürgen Köhler che è andato ad allenare gli olandesi?
E visto che siamo sulla barca lunga non possiamo non ricordarvi che oggi siamo stati testimoni della storia visto che i fratelli Pavolo e Peter Hochschorner hanno vinto per la quarta volta consecutiva il campionato del mondo che si va ad aggiungere a quello già vinto nel 2002 Bourg St. Maurice. Raggiungono così Jon Lugbill e Richard Fox a quota cinque prove iridate individuali, ma sono i primi a vincerne quattro di fila.
E per restare nella storia diciamo anche che Corinna Kuhnle ha eguagliato la cecoslovacca Ludmila Polensa che vinse consecutivamente due titoli mondiali. La prima volta le riuscì nel 1961 e 1963 rispettivamente a Hainsberg (GER) e Spittal (AUT) e poi si ripeté nel 1967 e 1969 e cioè in casa a Lipno e poi in Francia a Bourg St. Maurice.

Con le note storiche oggi abbiamo finito vediamo se domani avremo modo di aggiungerne delle altre.

Il pomeriggio dedicato alle qualifiche per C1 uomini e donne, tutto nella norma nessuna sorpresa a parte l’eliminazione di Benn Fraker che per ben due volte all’ultima risalita sul salto finale si è schiantato. Capisco la prima manche, ma cadere nel tranello per la seconda volta non è possibile. Fuori anche Nicolas Peschier, si vede che la finale in C2 ha avuto effetti negativi!


Occhio all'onda!

K1 come missili


Vederli venire fuori dal piccolissimo tunnel della partenza facevano impressione! Per carità il percorso facilitava non poco la cosa, ma la velocità con cui gli uomini seduti si lanciavano sulle prime cinque porte era stratosferica. Bravi veramente bravi e il livello generale è altissimo. Per entrare nei primi 40 e passare quindi il turno bisogna pagaiare forte e sbagliare poco. Nessuno ha timori reverenziali tutti pagaiano come forsennati e se non lo fai resti al palo. Quello che maggiormente mi entusiasma è vedere atleti che in prima manche hanno la qualificazione sicura che in seconda si migliorano e che scendono come dannati per migliorarsi ulteriormente. Certo portare a casa una vittoria in qualifica fa sempre bene, ma quante energie bisogna spendere?
Pensare poi che nei 91 secondi ci sono ben 13 atleti, 8 nei 92 e 8 negli 89 secondi, ci fa capire il livello generale della prova nei kayak. Una gara tiratissima e nello stesso tempo entusiasmante dal punto di vista tecnico. Il tracciato, l’ho già sottolineato, è particolarmente scorrevole e non permetteva sbavature e i 40 entrati in semifinale non hanno penalità. Caso raro se non unico.
Maialen Chourraut ha fatto una gran gara nel k1 femminile al 10% dal primo kayak uomini e su questo canale con questo percorso è veramente un’impresa da evidenziare non poco. Giusto per la cronaca la basca ha vinto la qualifica, nella gara che ha visto Angela Prendin guadagnare il posto per i giochi di Londra. Ora qualcuno tirerà un respiro pensando di aver fatto grandi cose. Speriamo solo che la brava atleta dagli occhi azzurri questa volta abbia imparato la lezione.
Nei C2 non nascondo il dispiacere per l’eliminazione di un equipaggio storico per i colori azzurri e cioè Benetti/Masoero, ma i due forestali sono da tempo sull’orlo di una grande crisi. Peccato perché secondo me avrebbero da dare ancora tanto se solo fossero aiutati e coadiuvati nell’allenamento e supportati a dovere nelle gare. Il tecnico di settore viceversa sembra impegnato in altre faccende e non certo nel seguire un equipaggio che all’Italia ha regalato tante soddisfazioni.

Domani le prime medaglie per le donne del Kayak e C2, poi il pomeriggio è dedicato alle qualifiche delle canadesi monoposto uomini e donne in un sabato che si preannuncia metereologicamente con sole e spettacolarmente fantastico


Cunovo, 9 settembre 2011
XXXIV Slalom World Championships - day 3

Vento portami via con te

Si è tristi e non si vorrebbe scrivere nulla, una giornata pesante per tutti per poi non ritrovarsi nulla in mano. Non è colpa di nessuno e nessuno può farci nulla, ma che qui potesse capitare tutto ciò forse era prevedibile. Ok! andiamo per ordine perché detta così non si capisce nulla per chi magari non ha seguito la giornata di oggi. Allora era la giornata dedicata alle qualifiche per C2 e donne del Kayak. Mattina dimostrazione del percorso. Si inizia all’una e fila via tutto liscio fino a metà gara dei C2 quando sul canale di Cunovo inizia a soffiare una leggera brezza. In pochi minuti la brezza diventa vento forte e i poveri C2 sono costretti a cercare le porte nel cielo. Fermano la gara per le donne, ma solo per qualche decina di minuti. Io sono in partenza con la mia atleta brasiliana che è la prima a partire. Il vento aumenta e la decisione è quella di riprendere la gara. Mantenere la calma in questi momenti non è facile, ma bisogna farlo per ovvi motivi. E’ un suicidio annunciato, ma irrevocabile. L’ufficio gare è invaso da reclami per 50 causati dal vento, si arriva addirittura a far ripetere la manche a Marta Martinez perché mentre partiva le crollava addosso il mega tabellone della partenza. Finita la manche delle donne si riunisce la giuria che decide di ritardare la partenza di un’ora per la seconda manche. Il tempo passa il vento aumenta. Si arriva all’ora prestabilita e tutto è in panico. Alla fine la saggia decisione di fermare la gara, cancellare tutto e ripartire da zero. Che ci volete fare, come dice il buon dottore Sesana: “questa è la canoa”!
Approfittiamo per parlare del percorso disegnato dai Thoma Schmid e Marie Aughulon. La prima parte è particolarmente scorrevole con due belle risalite che permettono di prendere bene il ritmo su questo canale dall’acqua velocissima. Bella anche la parte centrale fino al ponte con successiva risalita a sinistra e a destra. Poi inizia la parte più ostica e determinate una serie di porte in discesa sfasate, risalita sotto il secondo ponte a destra e poi una combinazione non difficile, ma a cui è necessario prestare molta attenzione. Tenere la canoa piatta sopra il buco per ruotare completamente la canoa con lo scopo di andare a destra a prendere la discesa che sfiora il sassone vicino a riva. Niagara risalita bassa a sinistra e due pali successivi da fare prima a destra e poi a sinistra. Considerazione generale sul tracciato piuttosto positiva. Oggi Dukatova ha realizzato un tempo con vento di 100 secondi. Gli apripista sono scesi sotto i 96 secondi, vedremo nei prossimi giorni senza vento e con più tempo per riflettere sul da farsi.
Atleti tutti a nanna senza sapere cosa riserverà il domani. La possibilità è quella di non fare nulla oppure, se il tempo regge, ritornano in acqua C2 e K1 donne altrimenti tutti a Bratislava a fare i turisti.

Occhio all’onda!

Cunovo, 7 settembre 2011
XXXIV Slalom World Championships - day one

Ci siamo


Oggi ho ricevuto una bella telefonata dal mio amico L8. E’ nella zona di Rovigo ancora un paio di giorni e con il suo compagno di avventura, Francesco Salvato, arriverà a Venezia. Le mani distrutte dalle molte ore passate a pagaiare, provati dalle lunghe notti e dal cibo cucinato alla buona, stanno concludendo una discesa iniziata il 27 agosto. Tanta fatica per provarsi, tanta fatica per scoprire quello che anche a pochi chilometri da casa possiamo trovare. Paesaggi fantastici, spiagge bianche, animali che ti accompagno, pesci che ti indicano l’acqua da seguire. Eppure è lì alla portata di tutti e a volte ci dimentichiamo di cogliere questi particolari, le sfumature di quello che ci circonda senza andare chissà dove. Io li ho seguiti con molta attenzione e sono stato ghiotto nel leggere i succinti racconti che, dopo una giornata sul fiume, riuscivano comunque a mettere in internet. Ho cercato di catturare tutto il romanticismo che questi due “free-rider” ci mandano a distanza e a volte anche telepaticamente. Questo l’avevo già scritto. Quello che non ho scritto invece è la forza che mi ha trasmesso oggi Enrico che seppur lontano ed impegnato in una bella e affascinante avventura è preso con il cuore e con la passione dai prossimi campionati del mondo. E’ laggiù immerso nella natura, ma vorrebbe essere quassù immerso fra i pali dello slalom. Ha voluto sapere come stanno i miei atleti, se hanno lavorato bene, se sono pronti ad affrontare il mondiale, se tutto è pronto per questa rassegna iridata. Ha voluto sapere come mi sento se sono emozionato... quasi che pensasse che sono al mio primo campionato del mondo come tecnico. In realtà non è così. Certo una certa emozione c’è, ma devo mantenere i nervi saldi e affrontare tutte le difficoltà che si presenteranno. Dovrò affrontare le paure degli atleti che sono già in agitazione. Sono diventati pulcini ancora nel guscio, si impauriscono per un battito di ali, per una risalita mal riuscita, per un’onda maledetta, per una canoa che non reagisce come vorrebbero. Sono timorosi nei loro sguardi, sono dolci nel loro muoversi e nel loro atteggiarsi, sono preoccupati, sono tranquilli, sono agitati, sono emozionati, sono tutto ciò che si può pensare. Oggi è così e lo sarà anche domani, poi al fatidico tre, due, uno, via passerà tutto. I campioni tireranno fuori la loro classe, i timorosi saranno invasi dalla paura di far male, gli audaci correranno da campioni, i giovani useranno l’incoscienza della loro età, i mediocri resteranno tali se non oseranno. E noi? Noi saremo lì pronti ad esaltare gli sconsolati, a congratularci con i vittoriosi, a supportare i delusi, a gioire per un gesto, per un movimento, per un’azione. La nostra anima sorriderà e riempirà il nostro taccuino di tanti ricordi fatti di immagini, parole o emozioni poco conta... conta la musica che un mondiale saprà sempre regalarci!

Occhio all’onda!

P.S. lo so avrei dovuto parlarvi dei C2 e delle donne in C1, ma mi è venuto questo... perdonate un scribano che a volte si fa prendere dal cuore

Cunovo, 5 settembre 2011
1 days to XXXIV Slalom World Championships

Pronostici per C1



La sveglia oggi è stata di buon ora e aspettando che Eoin si riscaldasse prima di lanciarsi giù per il canale mi sono emozionato. A provocare sì tanto fermento sono stati i pennoni sui quali fra poco isseranno le bandiere dei 56 paesi che prenderanno parte a questa rassegna iridata fra i paletti dello slalom. Quel tintinnio creato dallo sbattere delle cordicella sul palo di ferro mi ha scosso e nello stesso tempo mi ha allietato per tutti quei minuti in cui ho aspettato l’inizio del lavoro. Le bandiere sono state sistemate, per la verità, in un posto piuttosto angusto. Io le avrei messe di fronte alla tribuna centrale, oltre il canale, in modo che sventolassero al vento con il fiume alle loro spalle e con gli occhi della gente puntati su di loro. Ricordo che in Val di Sole nel 1993 i vessilli delle nazioni erano giusto sopra l’arrivo sulla riva sinistra, a la Seu d’Urgell erano state piazzate in partenza e dietro a loro il Cadì. A Tacen erano di fronte alla tribuna principale. Ai giochi olimpici di Bejing facevano da contorno ai tetti delle tribune. Ad Augsburg sono distribuite sulla collinetta lungo il percorso. A Bourg Saint Maurice nel 1987 erano calate dal ponte della ferrovia. Le bandiere simbolo e orgoglio per una nazione. Sulla bandiera che mi guiderà fino al 2016 c’è scritto “ordine e progresso” ed è quello che cerco di fare con i miei atleti aggiungendoci il verbo lavoro... tanto da fare, lungo e meticoloso, ma come insegna Lev Tolstoj “il tempo e la pazienza sono gli attributi più grandi di tutti gli eroi”.

Detto ciò torniamo ai nostri pronostici e spezzata la pagaia e messi in ginocchio gli atleti; vediamo se il campione del mondo uscente, Tony Estanguet, avrà o non avrà vita facile per riconfermarsi iridato anche nel 2011.

Per la verità nella canadese singola c’è l’incognita campo nel senso che c’è da chiedersi se sarà un fattore determinante oppure no per i tre C1 slovacchi. Martikan & Co. saranno influenzati positivamente o negativamente dal pubblico di casa? La tensione per la tanta pressione che stanno ponendo su di loro giocherà loro brutti scherzi o li aiuterà a ripetere l’impresa dell’Europeo 2010?
Quest’anno Martikan ha guardato la finale degli europei dalla riva che guarda caso sono stati vinti dal suo più temuto avversario: Tony Estanguet.

Matej Benus ha perso la coppa con lo stesso punteggio del vincitore Jezek (172), ma a Praga nella finale è andato molto male e nulla ha potuto contro la crescita agonistica dell’avversario che si candida quindi con autorevolezza al podio mondiale. Il lungo e bravo atleta praghese ha sbagliato fino ad oggi una sola gara e cioè la terza di coppa a Markkleeberg, per il resto è sempre stato in finale (2^-3^-4^) e ha fatto gran bene anche a Londra con tempi eccezionali.
Tra i potenziali medagliati ci metterei anche Ander Elosegi, secondo in coppa in Francia e nono in Germania. In finale anche a Londra. Gli spagnoli per scelta di preparazione hanno preferito non partecipare a tutte le prove di coppa, ma il basco, quando presente, ha sempre centrato l’obiettivo.
Denis Gargaud, secondo in finale a Praga, sembrava rinunciare al doppio impegno C1 e C2, ma alla fine manterrà fede all'impegno preso con il suo compagno d barca Fabien Lefevre ed è regolarmente iscritto in tutte e due le gare. Gargaud per andare ai Giochi Olimpici dovrebbe battere Estanguet e prendere una medaglia. In questo caso si rimetterebbe in discussione la posizione di vantaggio che ha il bio-olimpionico Tony.
Le nazioni che hanno preso finali sono 13, le nazioni che qualificheranno direttamente la barca per le olimpiadi in C1 saranno 10. Tre di queste quindi certamente fuori. Poi ci saranno gli out-sider che sperano nella fortuna di un momento, nella buona sorte, nell’incrocio dei pianeti per conquistare un posto che giustificherebbe un lavoro che non c’è mai stato. Si sa tutto può capitare e qualcuno lo spera per mantenere la dignità che comunque ha già perso da tempo e si ostina a non vedere...
“errare humanum est, perseverare autem diabolicum” lo scrivo in latino così faccio contento anche chi un tempo difendeva i diritti di noi allenatori, poi si è adeguato al sistema ed è sparito.

Occhio all'onda!

Cunovo, 4 settembre 2011
2 days to XXXIV Slalom World Championships

Il suo tetto sono le stelle






Alla sera, da questi parti, si sta bene con la felpa. Durante il giorno è sparito il caldone della settimana scorsa che ha lasciato il posto ad un’aria leggera che inizia a ricordarci che fra non molto cominceranno a cadere le foglie per segnare la fine di un altro ciclo della vita; così come le gare che ci attendono...“ancora dieci giorni e poi è finito anche questo mondiale” mi ha ricordato il papà di Kauzer questa mattina mentre filmava il figlioletto intento ad allenarsi… e noi dobbiamo mantenere l’impegno di dare uno sguardo ai pronostici quindi rimaniamo seduti e vediamo a ritroso la stagione di Super Cali che, come tutti i campioni del mondo in carica, parte tra i favoriti.
Mi è piaciuta una dichiarazioni del friulano dopo il titolo europeo conquistato a la Seu d’Urgell a giugno: “non mi ero reso conto, ma ora sono campione in tutto”. In effetti fino a poche settimane fa deteneva sulla sua testa il titolo di campione italiano, europeo, mondiale e vincitore di Coppa. La Coppa ora l’ha persa anche se c’è da dargli merito di un grande recupero sulla dirittura d’arrivo tanto da ottenere il terzo posto totale dietro a Kauzer (vincitore di due gare su quattro) che ha avuto la meglio su Hradilek ( secondo in classifica generale con una vittoria in casa a Praga e poi con un quinto e un nono posto).
Daniele Molmenti ha curato l’allenamento invernale in Australia praticamente da solo e senza nessuna preoccupazione legata alle gare di selezione poiché era preselezionato. Poi a marzo è andato ad Atene a raffinare la preparazione e a cambiare aria. Si presenta a Tacen il 21 maggio e vince la qualifica su Kauzer rifilando allo sloveno poco più di 2 secondi. In semifinale si perde e rimane al palo per la finale. Solo due settimane dopo ritrova concentrazione e motivazione e vince bene l’europeo. Parte male in coppa rimanendo fuori dai giochi per le medaglie sia in Slovenia che in Francia. In Sassonia, nell’alta Germania, agguanta la finale e chiude al quinto posto a 3 secondi da Bourliaud. Finita la prima tornata di gare si prende una pausa e si ritira sulle montagne di casa per una piccola vacanza. Ritorna a Praga e fa risplendere muscoli e cervello. Chiude, di nulla, in seconda posizione la finale di coppa e risale paurosamente la classifica, ma ciò che più conta ha fatto capire ai diretti avversari che Super Cali è pronto a vendere cara la pelle al prossimo appuntamento mondiale. Per intimorire gli avversari cambia anche caschetto... per fortuna perché quello vecchio con il giro di nastro nero era veramente osceno. Ma chi sono gli avversari più accreditati per spodestare l’italiano dalla corona di campione del mondo?
Il primo è Peter Kauzer che sicuramente è un osso duro da battere anche se ultimamente nei momenti decisivi si è difeso e non ha attaccato come è sua abitudine. Poi vedo gran bene il ceko Vavrilek Hradilek che ha vinto le ultime due gare importanti del circuito e, seguendo il famoso detto popolare, non dovrebbe avere problemi a mettere in sequenza una serie di numeri che lo porterebbero al risultato desiderat! Ok facciamo dell’alchimia, ma a questo punto non ci rimane altro da fare. Poi le sorprese gli out-sider tra cui il giovanissimo Giovanni De Gennaro che quest’anno al suo esordio da senior ha già preso due finali importanti. Con lui ci metto Perskavec che è stato campione europeo junior 2010 e quest’anno è arrivato terzo agli europei senior e poi secondo a quelli junior 2011 dietro proprio allo sloveno Brus che però non sarà al via ai mondiali visto che lascia il posto a Janos Peterlin.

Ho l’impressione di avervi tediato abbastanza per oggi, ci sarebbero da aggiunger altri 20 potenziali vincitori, ma vi lascio e vado a nanna.

Avrei anche voglia di chiamare il mio amico L8 che chissà dov’è accampato questa notte nella sua lunga discesa sul fiume Po. Non lo faccio ho paura di disturbare il romanticismo che sta regalando a tutti noi, ma lo penso nelle sue vie dell'acqua con le stelle che stanno diventando il suo tetto!

Occhio all'onda!


Cunovo, 2 settembre 2011
4 days to XXXIV Slalom World Championships