Sempre loro


Lo so che qualcuno salterà sulla sedia sbattendo i pugni sul povero computer su cui sta leggendo. La ragione è semplice: possibile che sto’ scrivano da strapazzo ci racconti ancora delle imprese degli Hochoschoner? Ma, credetemi, se anche voi foste stati sulle rive della Sava non avreste potuto non alzarvi in piedi e correre appresso a questi due fenomeni vestiti di bianco e nero e dallo sguardo imperturbabile. Fin dalle prime pagaiate sull’acqua piatta impressionavano per eleganza e potenza del gesto. Le immagini televisive mettevano a nudo quella luce particolare degli occhi che sembravano cercare solo una cosa: la preda successiva. Pagaiata dopo pagaiata, spinta dopo spinta, con una barca piantata nell’acqua che mai, ripeto mai tentenna e non lascia spazio ad eventuali errori. Nella combinazione 4 risalita a destra e successiva 5 discesa leggermente più a monte sono stati letteralmente perfetti, unici, sublimi. Eppure per loro poteva non essere così scontato visto che Peter, dietro sinistro, non aveva la possibilità di far ruotare la canoa su quel buco che ha un’anima e un unico scopo esistenziale, quello cioè di risucchiarti dentro e divertirsi con chiunque caschi nel tranello... chiedetelo a diverse donne o allo stesso Aigner! Bene se Peter non può c’è Pavol davanti destro a risolvere magicamente quella combinazione. Tutto il resto è stato un conseguente crescendo wagneriano da cavalcata delle Valchirie. Spinte di bacino, equilibrio, assieme, bilanciamento perfetti. Artisti in ogni gesto in ogni movenza. All’uscita della 16 in risalita Pavol ha alzato la pala al cielo e si è fatto traghettare dalla parte opposta dal fratellone... uno, due, tre colpi potenti dal motore posteriore e lui ancora lì con quella pala al vento a godersi la brezza estiva, a godersi quella manche che volge perfetta al desio.
La finale è la fotocopia della semifinale condita ovviamente dalla grandezza di chi è capace di controllare emozioni anche per la manche che assegna le medaglie, cosa che purtroppo non è in grado di fare Jana Dukatova.
La slovacca non ha difficoltà a passare ogni turno con manche pulite sotto ogni aspetto tanto che in semifinale si permette di guardare il tabellone con il tempo e chiudere in surplace. Poi nell’atto conclusivo si perde, è dispersiva, sembra imballata, non è più la Dukatova della prova disputata solo un’ora prima. Che cosa le è successo in questo tempo che è passato tra la semi e la finale? La sua espressione all’arrivo testimonia tutta la sua amarezza.

Il circuito di coppa si trasferisce ora in Francia all’Argentiere su un fiume semi naturale. L’Italia porta anche due ragazzine. Come non dire che a loro farebbe molto meglio stare a Valstagna a lavorare duramente invece di andare a in coppa dove avranno la possibilità di avere in totale solo 3 ore e mezza di acqua con 28 persone (slovacchi, macedoni, greci ed iraniani) e poi due manche!?! Con la presunzione poi di far fare a qualcuna anche la doppia gara in kayak e in canadese.
A questo punto però non bisogna neppure pensare che la responsabilità sia della Federazione, ma delle società che accettano tutto questo senza nessuna ragione di crescita tecnica... semplicemente ridicolo! Tanto più che da Tacen sono tornati a casa tutti piuttosto abbattuti senza una finale e, soprattutto, con le mani nei capelli per non saper più che pesci pigliare. Alcuni tecnici comunque, già da sabato pomeriggio, hanno pensato bene di festeggiare agli stand eno-gastronomici, più eno che gastronomici.

Io con i mie atleti (irlandese, brasiliano, Zeno e Raffy), sono arrivato a Bratislava e mi fermo per una settimana a lavorare duramente sul canale di Cunovo. Non deve essere un’idea tanto malsana visto che qui ora ci sono anche tedeschi ed inglesi che per la seconda gara di coppa usano le squadre B.
Nel frattempo Martikan, ho saputo dai servizi segreti, è a Londra sul canale olimpico. Si allena da solo e per ogni ora paga 400 sterline, ma evidentemente la rincorsa alla sua quinta medaglia olimpica anche per lui ha un costo molto elevato.

Occhio all’onda!

Tre modi diversi di interpretare una gara di Coppa del Mondo


Che differenza c’è tra David Florence, Stanislav Jezek e Alexander Slafkovsky? Tutti è tre sono sul podio, nell’ordine in cui li ho scritti, nella prima gara di coppa del mondo 2011, ma... c’è un ma! Il britannico è sicuramente un ottimo C1, non c’è bisogno che lo dica io, parlano i suoi risultati e il suo argento olimpico. E’ un forsennato dell’allenamento, non si risparmia mai e tra specialità singola e doppia si trova sempre a lottare per il podio. Ad un certo punto della sua carriera e cioè giusto l’anno scorso si era messo in testa di provare anche la qualificazione olimpica in canadese da velocità. Poi per ragioni di tempo e soprattutto logistiche ha deciso di mollare questo tentativo di record assoluto di ecletticità sportiva ed è rimasto tra i paletti dello slalom. Oggi su un tracciato decisamente selettivo è riuscito a mantenere lucidità andando a vincere su un ceco e uno slovacco che interpretano la canadese singola in maniera sublime, almeno dal mio punto di vista. Jezek e Slafkovsky si assomigliano tanto da sembrare fratelli, somiglianza che hanno anche nello stile con cui guidano le loro canoe. Leggeri e dinamici. Veloci e poco dispersivi. Jezek farà 35 anni il prossimo 21 novembre e in finale ha pagaiato come sa fare lui nei momenti migliori; peccato per il tocco altrimenti quel 99,24 gli avrebbe regalato il bronzo fra i K1 men. Slafkovsky di anni ne ha fatti 28 l’11 marzo ed è impegnato sentimentalmente con un biondina molto carina di tre anni più giovane di lui. Tra l’altro lei, Jela, è la sorella della fidanzata del C1 slovacco che gareggia per l’Italia e cioè di Stano atleta del Canoa Club Sacile dell’amico Giuseppe Coan (Beppi, ma che fine hai fatto!?! una volta almeno a Tacen ti ci si vedeva!). Ah dimenticavo Stano è anche l’allenatore di Alexander e, visto che lo allena, si allena anche lui e gareggia per i colori azzurri considerando il fatto che, nella nazionale della sua nativa patria, sarebbe praticamente impossibile metterci anche solo il naso!
Dopo tutto questo giro mi sono un pochino perso... ah sì! C’era il ma da spiegare. In effetti guardano i tre in finale mi sono esaltato in maniera diversa lasciandomi, per ognuno di loro, trasportare da emozioni che i tre sanno regalare in modo decisamente diverso.
Vedendo Florence ammiravo la sua volontà e la sua forza nel fare ogni pagaiata. Quel suo muovere la testa in continuazione mi fa molta tenerezza e penso sempre, quando lo guardo, che con tanta forza d’animo e volontà si possono ottenere grandi risultati. Ammirando la discesa di Jezek, viceversa mi rendevo conto che, fino a pochi minuti fa, era seduto davanti alla mia postazione video davanti a tre computer a sistemare i problemini tecnici che i Cecki avevano avuto con l’informatica e i vari video. Poi me lo ritrovo sul mio monitor in finale e quasi inconsciamente alzo lo sguardo pensando che forse non era lui quello che stava disputando la gara. Tutto questo per dirvi che il lungo atleta praghese ha un modo tutto suo di affrontare le competizioni, di muoversi sui campi di gara, di vestire in modo alternativo, sembra più un “capitato da quelle parti per caso” e che abbia poco a che vedere con la canoa.
Osservando invece la finale dello slovacco ho capito che lui si gode un mondo a giocare con l’acqua visto che la sua espressione del viso è sempre molto distesa e sorridente, specialmente su tracciati altamente impegnativi. Semplicità e canoa piatta sono i suoi tocchi di colore fra i paletti dello slalom.

Poi se penso ai kayak mi rendo conto che il nostro sport è veramente imprevedibile. Due settimane fa il trionfo di Super Cali agli europei e l’amarezza di Kauzer. Oggi i ruoli si sono invertiti con uno sloveno che in finale sembrava non toccare l’acqua da tanto leggero che era.

Domenica semifinali e finali per donne sedute e uomini in coppia inginocchiati e ne vedremo delle belle

Tacen, 25 giugno - Slovenia 1st slalom race World Cup 2011

Occhio all’onda!

Kauzer wonderfull run

video

Lo slalom una sequenza di porte che esalta la velocità


Pioggia e a tratti qualche folata di vento. Su 10 donne partite in C1 solo la metà ha fatto almeno una manche senza saltare porte. Kauzer passeggia e sta sotto i 95 secondi - guardate il video se vi interessa. Benus prende il 4% dallo sloveno e Colazingari il 13%. Fuori dalle semifinali per l’Italia Costa (k1 men), Babuin (c1 men), Prendin (k1women).
Spettatori paganti praticamente zero come zero gli spettatori presenti tolti ovviamente gli addetti ai lavori e qualche genitore venuto a seguire il proprio pargoletto/a.
Domani semifinali e finali per K1 men, C1 men e C1 women.

Questa in pillole la giornata di ouverture di questa 24esima edizione della coppa del mondo, sintetizzata a mo’ di “taccuino della Gazzetta della Sport” quando va bene e quando c’è qualche buco da coprire sulle pagine rosa del più popolare quotidiano italiano.

Ma dalla sintesi passerei ad una piccola analisi di quanto ho avuto modo di vedere nel passaggio 2/3/4, la combinazioni più tecnica della qualifica seguita da un’altra meno tecnica, ma decisamente assurda per il solo fatto che, secondo il mio modestissimo avviso, esce da quello che dovrebbe essere lo slalom e cioè una sequenza di porte che esalta la velocità. Ma andiamo per ordine.
La prima combinazione era formata da una risalita a sinistra subito dopo il buco che taglia in due il canale e cioè quello dopo il salto iniziale. Usciti da questa porta bisognava fare una discesa giusto sopra il ricciolone, ruotare sullo stesso per andare a prendere la discesa successiva e per entrare quindi in una risalita a destra direttamente senza dover fare il giro del massone con conseguente passaggio morta-corrente.
Le difficoltà in sostanza erano due. La prima di ordine psicologico, specialmente fra le donne, la seconda tecnica. Molti atleti arrivavano con molte riserve sulla porta tre cercando vari soluzioni. Chi sceglieva di lanciarsi dentro il buco, chi invece cercava il filone d’acqua che portava giusto dentro la porta e chi ancora viceversa si trovava troppo basso per riuscire ad entrare nella porta stessa. Per non parlare ovviamente di chi invece era in assoluta balia di quelle acque così movimentate! Molte donne, arrivate sulla 3, non avevano più l’energia per tirarsi fuori dal buco giusto all’altezza della porta, restando intrappolate fino alla fine dello stesso. La soluzione migliore era quindi di salire sul ricciolo con la canoa piatta e da lassù, in relazione all’acqua che si trovava, avere l’accortezza di scegliere il da farsi. In sostanza le soluzioni che si prospettavano erano due e cioè andare via diretti perché tutto era sotto controllo oppure farsi portar via con la pala in acqua per pagaiare forte all’indietro onde evitare di prendere il filo di corrente che spingeva la canoa troppo a destra per centrare la porta in discesa numero 4. Dal mio punto di osservazione si poteva capire in anticipo il tipo di scelta di ogni atleta e il modo con cui avrebbe affrontato quella combinazione. Poi con Maria Eizmendi si ragionava sul fatto che quella combinazione l’avevamo già vista e rivista e fatta molte volte in gara qui a Tacen.
Chi ha patito certamente di più su questo percorso è stato il gentil sesso che ha messo in crisi i tabellini delle penalità!
L’altra considerazione è sui tempi di distacco. Solitamente utilizzo le percentuali per rendere l’idea, ma mi rendo conto che chi non è dentro completamente al meccanismo non si rende bene conto del distacco concreto che tali riferimenti ci offrono. Quindi facilitiamo ancora di più dicendo che per entrare in semifinale nel k1 men si doveva stare negli 8 secondi di distacco dal vincitore, nei C1 nei 10 secondi , nei C2 16 secondi e nelle donne in kayak in ben 23.

Sabato di scena semifinali e finali per C1men, C1women e Kayak maschile a partire dalle ore 9,00 su un tracciato che ci riporta nella storia della canoa. Uno di quei percorsi che disegnava Dario Ferrazzi in cui dopo una risalita bisognava andare qualche metro più a monte per fare la porta successiva magari in discesa. Ecco secondo me, come ricordavo prima, questo non ha senso perché è come chiedere ad uno sciatore di fare delle porte prima in giù e poi in su... si ferma la dinamicità dell’azione e la conseguente velocità!

Tacen, 24 giugno - Slovenia 1st slalom race World Cup 2011

Occhio all’onda!


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nella foto Raffy mio validissimo collaboratore e mio C1 preferito.
Alla sua
destra Huw Swetnam

Un passo avanti, due indietro!


Che delusione facciamo un passo avanti e subito dopo ne facciamo altri due indietro! Eravamo arrivati a definire un concetto chiaro sui tracciati di slalom con gli europei in Spagna e ora si apre la coppa del mondo a Tacen con un percorso assurdo. Myrian Jerusalmi Fox e Nick Smith sono due allenatori di lungo corso e fino ad oggi avevo avuto riscontri più che positivi... solo fino ad oggi però!
Tutte le risalite con il doppio palo. Due combinazioni messe lì non si sa perché e cioè la 3 in discesa uscendo dalla risalita due a sinistra sul ricciolo che taglia in due il fiume e poi la 6 e 7 che non hanno veramente senso.
Insomma in due settimane siamo tornati agli anni ’80 quando ti facevano vagare per nulla da una parte all’altra del fiume. Un tracciato che non ha una logica compiuta, non segue l’acqua, non è scorrevole e soprattutto in alcuni punti dipenderà dall’acqua che ogni atleta troverà al suo passaggio per passare velocemente o per perdere una montagna di tempo.
E visto che ci siamo diciamocele proprio tutte le stupidaggini che dobbiamo subire senza possibilità d’appello. Infatti dopo questo percorso assurdo, c’è la novità dei caschi o meglio era già stata preannunciata, ma tutti speravano che fosse solo sulla carta e non applicata alla realtà... un pochino come va da noi. In sostanza i caschi potranno essere o di colore nero o di colore bianco nulla di più con la data di fabbricazione bene in vista. Provo ad aggiungere altro? Se lo faccio però passo direttamente agli improperi perché altro non si può fare per contestare una situazione che ha solo del ridicolo: ora che iniziavano ad entrare grosse aziende e che sicuramente avrebbero potuto diventare il volano per farne entrare delle altre, ora, proprio ora, rendiamo tutti gli atleti monocromati. Semplicemente assurdo e ridicolo.
29 le nazioni che prenderanno il via alla prima prova di Coppa e non tutti sono venuti con la squadra senior al completo. I francesi sono qui da due settimane con la squadra B. Non assisteremo al duello Martikan - Estanguet dei due fuoriclasse neppure l’ombra. Che siano a Cuba assieme a fumarsi un sigaro con Fidel sulla spiaggia? O saranno ognuno a casa sua per cercare di recuperare energie per la grande sfida finale di settembre a Bratislava?
Vi lascio con questo dubbio, mentre vorrei precisare alcuni dettagli, prima di addentrarmi nello specifico (appena avrò tempo per farlo) sulla lunga discussione nata su questo forum in merito all’attività dei Centri sportivi militari o dei corpi di polizia. Il tutto è regolamentato da un Decreto del Presidente della Repubblica del 2005 che si rifà ad una legge del 2000 e che a sua volta riprende la convenzione che il Coni ha fatto a suo tempo con i vari governi che si sono succeduti e con i vari corpi militari e di polizia. Quindi è tutto regolamentato e oggi entrare in questi centri sportivi è molto più facile di un tempo per gli atleti veramente talentuosi e che hanno nel loro curriculum sportivo importanti traguardi già raggiunti, com’è nel caso del giovane iridato bresciano. Ma c’è un piccolo inghippo che blocca il tutto! Infatti per permettere al giovane atleta di entrare bisogna che i responsabili di quel centro richiedano ai superiori di inserire nel bando di concorso la richiesta di uno o più atleti. Considerando il fatto che l’unico corpo di polizia per la canoa fluviale è il Gruppo Sportivo del Corpo Forestale dello Stato sta a significare che il responsabile del Gruppo dovrebbe richiedere nuovi atleti con le caratteristiche che ritiene più idonee. Qui però succede che, evidentemente, i responsabili ritengono che il Gruppo non abbia bisogno di nuovi atleti considerando il fatto che attualmente gli atleti dello slalom sono 5 (31,4 anni la media), mentre per la discesa, pur avendo l’allenatore, non c’è nessun atleta in forze a Carpanè (Vi) visto che il campione europeo di sprint è in forza a Sabaudia come atleta della velocità. Giusto per completare il quadro, oltre ai due tecnici, il Gruppo Sportivo CFS ha un addetto all’amministrazione.
Quindi per essere chiari, tante volte non bisogna andare a cercare chissà dove certe responsabilità, basta guardarsi attorno e si trova la soluzione.
Avremo modo comunque di approfondire l’argomento considerando il fatto che gli sport come il nostro vivono grazie a queste istituzioni. Pensate allo slittino, alla lotta, al sollevamento pesi, alla corsa in montagna, ma anche alla stessa atletica leggera. I corpi militari e di polizia hanno permesso il fatto che questi sport e altri abbiano mantenuto e cresciuto la loro importanza nell’ambito non solo agonistico, ma anche politico-decisionale.

Tacen, 23 giugno - Slovenia 1st slalom race World Cup 2011


Occhio all’onda!


P.S. venerdì qualifiche - sabato semifinali e finali per k1men e C1 men - C1 women - domenica semifinali e finali k1 women - C2
potete seguire i risultati su: http://www.sloka.si/eng/results/sloka-2011-tacen.html - per ordini di partenza e dirette : http://www.timing-mojstrana.com/

Van Der Schulenburg e Cavallotti alla scoperta del tango

Fatto inquietante, ma molto interessante, tant’è che ve lo racconto perché mai si direbbe che anche i nostri gloriosi avi si possano occupare delle cose frivole della vita che però toccano il cuore. Per venire alla sostanza dei fatti mi trovavo a passare in quel di piazza dei Signori e per tagliar il mio cammino presi la scorciatoia del mercato vecchio passando per il Cortile del Tribunale. Era ancora scuro e di buon ora, certo non ero nel pieno delle mie funzioni viste le ore tarde della notte precedente passata a tagliar ricotta affumicata e a bere birra slovacca sotto l’albero di cachi che sovrasta il mio giardino. La compagnia era così bella e spensierata che la notte è passata con la mia sposa e i maestri di quell’arte sopraffina che ti fa girare, girare e ancora volare. La sveglia mattutina mi aveva cacciato giù dal letto di buon ora, ma se pur in quelle condizioni le voci e le espressioni di "quei due" in quel punto erano chiare e vive. Insomma Jan Matthias Von Der Schulenburg, noto difensore dai turchi in quel di Corfù e governatore militare di Verona stava chiedendo lumi a Felice Cavallotti, poeta, giornalista, parlamentare in un momento molto particolare della nostra Italia e cioè in pieno risorgimento. In sostanza il tedesco, amante dell’arte, aveva rivissuto emozioni a lui lontane in una sera quasi estiva anche se un temporale aveva rinfrescato l’aria più del dovuto. “Senti un po’ rivoluzionario garibaldino - esordisce il feldmaresciallo e conte del Sacro Romano Impero - raccontami bene che ci fanno tutti i martedì personaggi un po’ atipici sotto il tuo busto, ma soprattutto mi sembra di aver notato un movimento un po’ strano tra una ricciolina carina, sicuramente abruzzese per modi e tratti, e uno scozzese di piccola taglia, ma robusto che si cimenta avvinghiato alla giovin pulzella trascinandola in modo alquanto originale da parte a parte di quello spazio angusto che tanto ti è caro”. Il deputato, con far sornione, se la ride sotto il baffo ungherese e sembra cadere in una sorta di catalessi. Le parole gli escono con quell’accento lumbard che neppure la lunga permanenza a Roma gli ha cambiato: ”Caro generale, da quassù non mi sfugge nulla e ti devo dire che con l’inizio dell’estate la zona si anima e specialmente alla notte di tutti i Martis dies arrivano personaggi stranamente vestiti e che quatti quatti, non so perché, giunti nella piazza, dove tu da tempo soggiorni, si cambiano le scarpe e sempre con far sospetto si appropinquano sotto di me”. Il conte conosce il fatto suo e prima che il poeta riprenda il seguito del racconto urla ai quattro venti: “ch’è questa usanza turca che ho visto in quel di Cefalù quando respingemmo da terra e da mare un’ondata di derelitti disposti a tutto in nome di un imperatore?” “Prenditi tempo che ora ti racconto caro conte! - interviene il Felice Cavallotti e prosegue - Indossate scarpette magiche con suole di raso e gomma e dopo essersi agghindati con cura, scelgono una dama, le offrono la man sinistra, quella libera dalla spada. Ah! che ricordi drammatici di quest’arma che in duello mi trafisse e pose fine alla mia vita di guerriero e combattente per la causa del popolo noi che...” Fulminea la reazione del vecchio generale che interviene nuovamente: “Senti vecchia volpe da strapazzo, lascia stare i ricordi che sono andati. Vivi il presente e raccontami ciò di cui ti ho chiesto”. Cavallotti rinsavito dall’urlo de teutonico prosegue:”Lei, la dama, scodinzolando come un rametto d’ulivo a primavera, sorride, si guarda intorno, aspetta che tutti la guardino e, alla fine, fingendosi sorpresa e con occhi che sembrano dire: chi io? Accetta il gentil invito, porge la sua man destra quella dove si legge il futuro e... spariscono entrambi”. Il conte sembra irritarsi ancora ed esclama:”senti poeta che ha voluto far le pulci al grande Carducci, come spariscono? Da qui, se pur con angusta vista, noto un gran movimento, tutti che si muovono, si sovrastano, si fermano, ruotano, ritornano, convogliano al centro. Si fermano, ripartono e dopo quattro pause... le ho contate bene perché tutto mi si può dire ma sulla matematica ho basato le mie strategie di battaglia, ti dicevo che dopo quattro stop cambian compagna e ripartono come prima”. Stanco e affaticato il poeta Cavallotti sporge il capo sulla piazza delle poste, guarda il suo gingko biloba, che in autunno gli regala immagini uniche e sublimi con quell’oro di foglie così belle che verrebbe voglia di fermare il tempo e, rassegnato, torna a guardare in piazza del tribunale dove il federmaresciallo è in attesa della fine del racconto. Ebbene sì spariscono! Diventano un corpo unico, volano su questo marmetto rosso, girano, rigirano, con maestria e una musica, di cui avevo avuto notizia da Giuseppe Garibaldi che in sud America era scappato da esule con l’idea di portare i principi mazziniani, li accompagna scandendo pause, velocità, movimenti, ritmi. Un divertimento vederli e sentire queste note che di martes in martes vado a conoscere sempre meglio .

Io mi fermo in mezzo alla piazza, non sento più le voci dei due personaggi, mi guardo attorno, la piazza si anima e le due statue ritornano immobili come lo sono ora!

Occhio all’onda!

Europei inizia l'analisi



“...ed infine per le punzecchiature, che sembrano in punta di fioretto, per uno come me che non conosce gli antefatti, ma scavano trincee di combattimento da postazione”. G.F.


I numeri ci vengono in aiuto per cercare di fare un’analisi sulle 22 squadre che hanno partecipato alla 12esima edizione dei Campionati Europei appena conclusi in Spagna sul percorso olimpico de La Seu d’Urgell. I dati si riferiscono alle prove individuali in chiave di qualificazione olimpica anche se ho inserito le prove del C1 donne che evidenzio con un (*)



15 squadre sono entrate almeno in una semifinale
10 squadre sono entrate in almeno una finale
7 squadre hanno preso almeno una medaglia




La Francia ha quindi dominato questa edizione con:
12 semifinali (2*),
10 (2*) finali
4 medaglie (1*),
2 (1*) ori,
1 argento
1 bronzo

I transalpini hanno gareggiato su acque che conoscono molto bene. Qui, per molto tempo, hanno fatto le prove di selezione per formare le squadre nazionali. L’ultima gara disputata a La Seu d’Urgell è stata la prima prova della “Copa Pirineus” e cioè ai primi di maggio dove hanno partecipato circa 150 atleti in rappresentanza di molti paesi. Una Coppa che prevede due tappe, la prima per l’appunto in Spagna e la seconda, una settimana più tardi, in Francia a Pau. Giunta alla sua seconda edizione è stata inserita dall’ICF come prova di Ranking mondiale.

Detto questo, per una corretta informazioni, possiamo iniziare ad analizzare i loro risultati che li hanno visti protagonisti specialmente nella canadese sia singola che di coppia.
La specialità singola ha come indiscusso leader Tony Estanguet, ma sulla sua scia sono nati e cresciuti degnamente Denis Garugaud e Nicholas Peschier a testimonianza di un lavoro altamente specifico in queste specialità. Ai mondiali junior l’anno scorso avevano piazzato in finale tre su tre (Foulon 5^, Scianimanico 7^, Le Friec 8^). Quindi alle spalle di questi campioni ci sono anche buone leve che stanno crescendo. Per capire il numero dei praticanti in Francia bisogna capire come si arriva alla prova finale del campionato francese. Infatti per poter disputare la finale si passa attraverso delle divisioni e bisogna disputare delle selezioni vere e proprie in diverse gare. Alla fine, normalmente a Bourg St.Maurice, per assegnare i titoli di campione di Francia, ci vuole una settimana di gare! Giusto per capire la dimensione del fenomeno slalom tra i bianco-rosso-blu.
Bottino quindi pieno con tre finalisti nella canadese singola maschile e femminile (ne avevano portate solo 2) e canadese doppia. Nelle donne centrano 3 semifinali e una finale e mettono in evidenza un settore in difficoltà. Regge solo Emilie Fer che però patisce sempre molto le finali. La bianca di Francia il 17 febbraio scorso ha compiuto 28 anni e fu settima ai giochi di Beijng 2008.
Nel kayak maschile la Francia si è presentata con due atleti di valore Lefevre e Neveau e un giovane che si chiama Vivien Colber che il 6 ottobre farà 21 anni. Sui primi due vi ho già raccontato molto, ma su questa new-entry poco o nulla. Vivien gareggia con la “Kezy” di Zig-Zag ed è un ragazzotto sopra al metro e ottanta, 3^ l’anno scorso agli Europei U23. Se volete saperne di più di lui visitate il suo blog che oltre ed essere ben curato è essenziale e soprattutto riporta molti video di gare alle quali il giovane atleta ha partecipato. E visto che parliamo di internet vi consiglio di aggiungere nel vostro segnalibri anche la pagina della Federazione francese e capirete bene che cosa veramente significa tenere aggiornata una pagina web al fine di essere vicino ai propri tesserati con il chiaro obiettivo di offrire ai tecnici dei club un ottimo supporto tecnico su tutte le novità della stagione. Video, analisi video, statistiche di crescita per ogni atleta con grafici e dati, punto di confronto e discussioni interessanti e costruttive. Informazione precisa e dettagliata e soprattutto molto puntuale se non addirittura in tempo reale.

Vediamo ora come i francesi si sono presentati all’europeo sotto il punto di vista del supporto tecnico e logistico.
-- Cinque allenatori, Jean-Yves Cheutin, Sylvain Curinier, Yves Narduzzi, Vincent Redon, Thierry Saïdi e non vi sto a raccontare chi sono e che cosa hanno fatto quando tenevano il culo a mollo!
-- Tre addetti al video François Martinez , Jean-Christophe Gonneaud e Marie Gaspard più due cameramen.
-- A questi si aggiunge lo staff medico con: Johann Fontaine, Mario Scianimanico e Renaud Le Bleïs.
-- Tutto lo staff è diretto da Bertrand Daille, quel Daille che ha gareggiato fino al 1999 in C2 con Eric Biau.

Sul campo, all’altezza delle prime porte avevano piazzato due grandi tende con in mezzo una sorta di zona relax. Una tenda è servita per cambiarsi e l’altra, divisa a metà al suo interno, per i trattamenti dei due fisioterapisti e per le analisi video.
Ritenendo il video tecnico offerto dall’organizzazione poco efficace, come in effetti è stato, hanno improntato tutto un sistema loro per avere ogni dettaglio sulla gara. Se vi interessa conoscere il sistema video improntato già dal 2009 dal Parc del Segre andate a rileggervi questo mio post:
Re: CAMPIONATI DEL MONDO DI CANOA SLALOM - La Seu d'Urgell 9/13 settembre 2009
« Risposta #2 inserita:: Settembre 11, 2009, 12:37:05 pm »

La squadra francese degli europei non parteciperà alla prima prova di Coppa del Mondo di Tacen alla quale prenderà parte la squadra B che è già in Slovenia da lunedì 13 giugno.
Altra cosa certa che non vedremo più gareggiare Estanguet fino ai mondiali, forse in coppa a Praga, ma è ancora incerto. Per lui chiusa la rassegna continentale ora si apre la preparazione specifica per il mondiale e qualifica olimpica di settembre.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

fine prima parte analisi di un europeo di slalom



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foto in alto da sinistra Estanguet, Gargaud, Peschier sul gradino più alto del podio nella gara
a squadre
al centro percentuali di distacco
in basso medagliere e parteciapazione per nazione a semifinali e finali

Super Cali bi-europeo!


Gengis ce l’ho fatta: alle 7,30 ero a casa, ho bevuto il caffè, mi sono lavato i denti e mi sono presentato al seggio!

Un viaggio piacevole da La Seu d’Urgell a Verona con il mio amico e collega allenatore Jerney Abramic. Vi lascio immaginare di che cosa abbiamo parlato in viaggio... mah! Tante analisi, ragionamenti, scambio di idee su allenamenti e prospettive future dello slalom internazionale. E’ proprio un bel personaggio lo sloveno che quando è a casa, poco come me, cura il suo orto e le piante da frutto. Mi ha confessato anche che si sta costruendo una casettina a Bovec dove va a cacciare dell’ottima selvaggina. Insomma gli piace sapere quello che mangia e soprattutto è un tecnico di slalom super fino che con gli anni ha maturato saggezza e conoscenze.

Onore a Super Cali che è stato impeccabile, preciso, determinato, pulito e, soprattutto, non ha voluto strafare. E’ maturato molto come atleta in questi ultimi due anni. La sua arma migliore è quel suo modo, che sta diventando comune ai migliori canoisti più giovani, di cambiare direzione alla canoa con un gioco di fianchi molto accentuato mantenendo la centralità del peso del corpo. Azione che usa con grande maestria anche per le rotazioni sulle all’interno delle risalite. Sul podio l’italiano non è stato molto applaudito. Il friulano non è amato dai più, forse quel suo modo di proporsi al pubblico, ma soprattutto ai compagni canoisti, non piace. Secondo me potrebbe fare molto per la canoa anche a livello italiano invece di correre il pericolo di chiudersi dietro ai suoi successi e ai suoi esclusivi interessi di atleta, se pur di grandissima caratura. Un po’ se vogliamo l’errore che a suo tempo fece il campione olimpico di Barcellona ’92.
C’è molto da fare e gli europei ne sono la prova anche se si cerca di mascherare il tutto con: “L'europeo 2011 va dunque in archivio con l'ottimo primo posto di Daniele Molmenti nel K1 maschile e con i piazzamenti degli altri azzurri...” In sostanza l’Italia porta a casa l’oro di un talento, una semifinale di un equipaggio che dovrebbe essere seguito da tecnici capaci e niente più eppure alla vigilia si diceva: ”All’evento continentale l’Italia si presenta con una squadra decisamente competitiva” quando in realtà si è portato una donna fuori di molto dalle percentuali e un giovane C1 che viceversa dovrebbe essere seguito nei suoi tempi di crescita con più attenzione. Il lavoro si fa durante l’anno e nelle giuste sedi non nei momenti clou della stagione.

Non vi ho scritto nulla sul percorso della semifinale e finale. Cambiamenti intelligenti e speculari. La quattro risalita da sinistra è passata a destra, invertita la sette e anche la doppia risalita 12 e 13. Parte finale del salto mantenuta come in qualifica e aperto l’angolo per entrare nell’ultima risalita a sinistra: alcune combinazioni mantenute quindi per offrire agli atleti possibilità di esprimersi alla grande. Anche questa finezza è importante. A parte tutto ciò che dire? Tony Estanguet è stato un grande e quel suo sorriso a fine gara stringendo la mano ad Aleaxander Slafkovsky gli rende onore anche come uomo. Pensare che lo slovacco ci stava credendo fino all’arrivo del transalpino. Bella la prova del lungo atleta di Liptovosky seguito sulla riva dal papà sindaco della città ai piedi dei monti Tatra. Bravo anche il francese Denis Gargaud che dopo la delusione in C2 si riscatta subito nella specialità singola.
I francesi escono da questo europeo con il vento in poppa, dopo un periodo non certo brillante come erano abituati un tempo. Ci si avvicina alle olimpiadi e i transalpini iniziano ad affilare le armi.
Chi esce in malo modo sono gli inglesi, che in questo momento non hanno grandissimi talenti. Solo grazie ad un grandissimo lavoro tecnico, organizzativo e scientifico riescono a tenersi a galla.

Magari nei prossimi giorni cerchiamo di tirare le somme e fare qualche analisi di questo primo evento internazionale in vista delle qualifiche olimpiche.

Occhio all’onda!

Euro Slalom, World Sprint


Il sole è uscito poco prima di mezzogiorno quando i giochi per le finali si erano appena conclusi. Sono rimasto incollato al mio magico MAC PRO tutta la mattina per seguire sullo schermo sia le semifinali degli Euro di slalom che i mondiali di sprint da Augsburg. Solo quando sono partiti Benetti/Masoero, mi sono alzato per seguire dal vivo la discesa dei due piemontesi, che purtroppo non hanno passato il turno. Lenti nella prima parte dove hanno perso 4,87 all'intermedio. Poi si sono disgiunti all'ultimo salto e hanno dovuto recuperare spazio prezioso. Alla fine chiudono con un tempo piuttosto alto per le loro possibilità. Nello stesso momento arrivavano le immagini dalla Germania, che spettacolo il live stream, e il primissimo flash è una canoa che naviga da sola sul tracciato olimpico, poco dopo arriva nuotando anche l'occupante della stessa … mah! Mi chiedo, come ho già fatto e scritto, che senso abbia portare atleti che hanno messo il culo in barca solo pochi anni fa. La responsabilità non è certamente di queste povere ragazze, ma di chi è dietro a tutto ciò. Il mondiale non è una pagliacciata, ma così facendo certo non si aiuta il settore a crescere e si bastonano sul nascere sogni e prospettive future. Meditate voi che siete nella stanza dei bottoni e che avete il dovere di tutelare il nostro mondo. Qualcuno dovrà pure rispondere di queste ridicole figure internazionali oppure ancora una volta si fa finta di nulla e tiriamo avanti con qualche talento?

La mattina passa in un lampo così come le semifinali che nelle donne fanno subito le prime vittime. Kuhlne prende un 50 alla risalita 12, inutili i ricorsi degli austriaci. Kaliska si perde nelle ultime porte. Pennie tocca la dieci e la dodici e si fermerà a guardare la finale dalla riva.
Nel frattempo le donne dello sprint Merola e Risso passano bene il turno e si preparano per la finale manche unica.
A La Seu d’Urgell è già tempo di finali dopo che nel C2 i fratelli Hochschoner vincono la semifinale con un gran tempo lasciando ancora una volta tutti di stucco.
Iniziano a questo punto le puntate su chi vincerà questo europeo. Dukatova ha fatto vedere grandi cose con quelle sue pennellate ad ogni porta e quei colpi così lunghi che sembrano quasi surreali. Chourraut è riuscita a contenersi in tutte le fasi fin qui disputate proprio per conservare il massimo delle energie. Poi ci sono le tedesche e le inglesi. Ok non ve la faccio troppo lunga, anche perché sapete tutti com’è finita, vi dico solo la Bar ha vinto la gara dalla sette in risalita in poi. Da quel momento è stato un crescendo continuo: infila la risalita 12 sotto il ponte alla grande, esce con la stessa pala con cui è entrata e poi fa il capolavoro alla porta successiva e cioè alla 13 in risalita. Diversi uomini domani faticheranno a fare questa porta così bene e così velocemente. Entra di sinistro largo, sposta leggermente il peso indietro, tiene la pala in acqua, aspetta la spinta di ritorno e si proietta come un missile fuori e sul primo gradino del podio continentale. Chi viceversa aveva la gara in pugno fino alla porta 18 è la potente pagaiatrice basca Maialen Chourraut. Lei ha il miglior intertempo a metà gara, lei passa alla grande ogni insidia fino a quella porta che stringe troppo. Il problema nasce in quel preciso momento visto che con un solo tocco poteva essere ancora tranquillamente seconda e invece no! La testa l’abbandona per un solo attimo, come mi ha confessato a fine gara, si imballa, ha paura, pensa che deve fare qualche cosa di miracoloso per vincere, ma non c’è tempo ed è già sulla 20 che tocca inesorabilmente. Peccato perché quel 103, 52 la dice lunga.
La solita minestra, dirà qualcuno, per la gara del C2. Gli slovacchi gemelloni fanno il loro dovere e, se la vogliamo dire proprio tutta, con un pochino di fortuna portano a casa il loro sesto titolo continentale sulle 12 prove disputate fino ad oggi. La metà delle vittorie sono loro e se ci pensate è incredibile... a me viene un brivido alla schiena, ma si sa anche che non sono del tutto normale per qualcuno!

Doccia e cibo e si prepara la borsa perché domani si torna a casa appena finite le prove. Grazie a Gengis che mi fa sentire solidale con il mondo, io non devo girare un film, ma per il semplice motivo che lo sto vivendo!

Occhio all’onda!

P.S. brave Merola e Viola che in finale ci fanno sperare in qualche cosa di importante. Mi piacerebbe raccontare le loro storie in questi momenti, prima o poi ci riuscirò, ma non capisco come possano coincidere i mondiali di sprint e gli europei di slalom. Magari in qualche altra data qualche slalomista si sarebbe presentato.

La giornata dei papà



Lo confesso non ho mai fatto le corse per tornare a casa a votare, ma questa volta ho cercato con insistenza il modo per essere alle 7 di lunedì mattina davanti al mio seggio elettorale: voglio esprimere il mio voto senza lasciare all’indifferenza la decisione del nostro futuro. Sarà una mazzata, ma in questo caso ne vale proprio la pena. Voglio bere l’acqua senza arricchire qualcuno e voglio far vivere i miei figli senza l’incubo del nucleare. Detto ciò registriamo le note di una giornata di gare che passerà alla storia per l’esclusione di Michal Martikan dalle semifinali... anche gli dei hanno momenti bui! Il bi-olimpico è sceso dalla canoa, senza trasparire sentimento, si è cambiato, è arrivato in sala video, ha guardato la sua discesa. Il padre-allenatore era seduto di fronte a lui. Finito, si è alzato, e ancora una volta senza trasparire alcuna emozione è andato via. Non è potuto partire per casa solo per mantenere fede all’impegno con la gara a squadre. Ora, il suo allenatore, mi ha lanciato uno sguardo da papà, abbandonando per un attimo il suo duplice ruolo. Mi ha guardato, io ero giusto di fronte a lui a montare il video per Rheinisch, e con gli occhi lucidi, che solo un genitore può avere anche in questi momenti si è lasciato andare ad un sorriso tenero nei miei confronti. L’imbarazzo di vedere un uomo spogliato della sua corazza di guerriero, toccare con mano la fragilità di uomini che spesso e volentieri non lasciano mostrare la minima emozione mi ha toccato il cuore e mi ha fatto molta tenerezza. Già anche in questo mondo qualche volta capita tutto ciò, tanto più che salendo le scale che portano alla terrazza del caffè ho dovuto assistere ad un’altra scena drammatica tra papà e figlio, tra allenatore ed atleta. Peter senior e Peter junior intenti a parlare come solo un genitore con un figlio può fare. Kauzer atleta ha lasciato i sogni di gloria alla porta numero 18 in risalita e Kauzer genitore ha dovuto rimboccarsi le maniche, mandare giù il boccone amaro e abbandonare il suo ruolo di tecnico per consolare, proteggere e motivare ancora il sangue del suo sangue.
Di tutt’altra pasta la scena paterna tra i Prskavec. Il piccolo pagaiatore ceco ha vinto alla grande la semifinale. Solo 17 le primavere per lui e ha messo in fila il fior fiore degli slalomisti mondiali. Leggerezza, grinta da vendere, e spensieratezza ecco le sue armi migliori. Classe 1993 una gran bella generazione!
Cosa raccontarvi ancora? Potrei dirvi che Tony Estanguet mi ha esaltato in prima manche con quel suo modo di navigare sull’acqua che ti incanta. Ma quanto è grande il D’Artagnan della canoa che affonda la sua spada sempre nell’onda giusta! Oppure erudirvi su quanto è bravo Ander Elosegui a pagaiare quando è sotto tensione. Un Tony due. Ci sarebbe anche da sottolineare che l’unico italiano rimasto in gara dopo le qualifiche di oggi è Super Cali, fuori anche Schubert e Neveu. Dirvi anche quanto il mio atleta irlandese soffre per non riuscire a trovare gli spunti giusti per esprimersi su tutto il percorso nonostante che il suo target time ci dice comunque che le potenzialità per essere in finale ci sono tutte.
Potrei anche maledire il tempo, oppure esserne grato, visto che se pur coperto ci ha lavato solo nel momento in cui siamo tornati in camera.
Tutto ciò potrei dirvi, ma, non abbiatene male, mi faccio una doccia e vado a mangiare delle crepes che sono la fine del mondo.
La storia della canoa può aspettare in attesa del diman!
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 10 giugno 2011

Lo slalom cambia... finalmente!


Finalmente dopo tre anni di tentennamenti, incertezze e ambiguità si è presa una strada tecnica decisa e marcata. Il tracciato disegnato dall’inglese Mark Delaney, dal ceco Jiri Rohan e dallo spagnolo Xabi Extaniz ne è la prova provata. Tutte le 23 porte con un palo solo danno spazio a linee marcate e che permetto di seguire al meglio i vari giochi d’acqua: questo è un bell’esempio di slalom, nella speranza che si prosegua in questa direzione.
Mi sono divertito a guardare i quarti di finale per le donne in kayak, questa novità inserita dall’ECA per la prova continentale. Anche se per la verità non è stato facile per diverse di loro passare indenni tre manche più la semifinale a squadre. Quarti di finali che hanno ridotto a venti le atlete per la semifinale di sabato. Tra le grandi escluse c’è la 43enne Stepanka Hilgertova, che ho visto decisamente lenta e poco dinamica in tutte le risalite. Le fa compagnia a bordo campo Violetta Oblinger che con sei penalità non può certo sperare di passare il turno. Chi invece ha dominato è l’austriaca Corinna Kuhnle che sta vivendo un momento di grazia agonistica eccezionale. La bionda e potente atleta vince prima la qualifica e poi si ripete nei quarti di finale con una manche che le lascia ancora tanti margini di miglioramento. Arriva in ritardo alla prima risalita, ma risolve comunque in velocità e si porta sul primo saltino con una maestria unica. Sbanda in varie occasioni, ma riprende in mano la situazione con estrema facilita. Insomma non c’è che dire: brava!
Sono quattro le nazioni che avranno 3 semifinaliste e cioè Slovacchia, Germania, Francia e Great Britain. Due per Spagna, Slovenia e Repubblica Ceka e una per Russia e come già detto Austria.
Per il settore rosa, in casa Italia, nulla di nuovo, se non il fatto che l’unica rappresentante dimostra la carenza di lavoro fatto fino a qui dal settore. Angela Prendin fuori fin dalle prime battute dietro anche a nazioni come Grecia e Svizzera. Testimonianza di questi risultati arriva anche dal fatto che il settore non ha neppure sulla carta un tecnico specifico. Chi invece è sulle varie delibere, ma non è agli europei, è il tecnico delle canadesi.
Benetti/Masoero dimostrano ancora una volta il loro valore passando le qualifiche e facendo vedere, magari solo a tratti, buone cose. Chi ha tanto da rimpiangere è l’equipaggio Ferrari/Camporesi che per un banalissimo tocco alla penultima discesa sono costretti a restare al palo a guardare il proseguo delle gare. Nella parte alta della classifica si sono rivisti i russi Kuznetsov/Larionov, bronzo ai giochi olimpici 2008, che hanno cercato di insidiare i gemelloni slovacchi Hochschorner che ovviamente hanno vinto. I francesi per protesta non sono partiti nella gara a squadra nel C2 lasciando così spazio agli italiani che passano in finale con l’inedito equipaggio Molmenti/Colazingari.
Il tempo oggi è stato clemente in barba alle previsioni, domani di scena C1 e K1 uomini. I secondi si giocheranno praticamente tutto nei quarti di finali quando da 40 dovranno per forza di cose scendere a 20.

Occhio all'onda!

La Seu d'Urgell, 9 giugno 2011

Si parte con donne e canadesi


Al mercatino medioevale di domenica scorsa ho trovato un oggetto veramente unico che andrà ad arricchire la mia collezione di canoe e gingilli inerenti allo sport della pagaia. L’ho trovato su un bancarella di un artista e passandoci davanti mi ha praticamente chiamato! Solo uno purtroppo e so già che prenderò parole da un certo amico mio. L’opera è un canoista fatto con un filo di ferro, molto bello e molto particolare. Ho già idea dove prenderà posto in casa, vicino alle canoe in ferro fatte dal mio amico Delaney.
Oggi spazio alle gare di qualifica donne e C1, anche se sul programma ufficiale si parla di C2. Le prime disputeranno anche i quarti di finale. Infatti dalle qualifiche passeranno le prime 30 (su 41 partenti) e successivamente, con manche unica, le prime 20 entreranno in semifinale. Per i C1, che ne partono invece 37, si va direttamente a sabato per le semifinale. Come se tutto ciò non bastasse alle 16,30 di domani ci saranno anche le semifinali delle gare a squadre K1 donne e ovviamente dei C1. Così alle povere ragazze è chiesto uno sforzo dalle 8 della mattina alle 6 di sera con ben 4 manche.
Tutto ciò non ha senso tanto più che, come già vi dicevo, era un programma studiato per la televisione e invece di televisione neppure l’ombra se non quella locale e se non solo per sabato e domenica.
Un’organizzazione che non ha neppure previsto le tende per le squadre e per il video si sono affidati al sistema a camere fisse che purtroppo per una analisi approfondita non è un così buono e neppure sufficiente. Può bastare forse per chi sul canale ci scende con il rafting. Tedeschi e inglesi hanno passato la mattinata a mettere giù cavi in ogni dove per assicurarsi il segnale e per offrire ai propri atleti il massimo del supporto. Per non parlare dell’aspetto logistico di queste due squadre, alle quali aggiungerei anche la Francia che userà un suo sistema personale per fornire il video della gara ai suoi atleti. Tutte le altre nazioni si arrangeranno come meglio potranno. Non capisco poi perché su diversi siti si scrive che le nazioni sono 25, gonfiando anche il numero dei partecipanti in maniera spropositata, quando quelle accreditate sono 22 e gli atleti poco meno di 170. Evidentemente gonfiare i numeri non è solo prerogativa di qualche nostro collega!
Confidiamo nel tempo che oggi ci ha graziato, mentre qualche atleta, per passare il turno nei 20 deve confidare nella buona sorte e in qualche santo in cielo!

Seguite in diretta i risultati su: www.123result.com che come sempre saranno impeccabili. I ragazzi della Siwidata sono due giorni che vanno avanti e indietro sul canale per fissare tabelloni, ricevitori, cronometri, cavi e marchingegni vari per garantire il massimo supporto ai giudici di porta, al cronometraggio e ovviamente a tutti noi.


Occhio all’onda!

La Seu d’Urgell, 9 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

Europeo o mondiale statisticamente parlando?


Piove, governo ladro come ha scritto anche Antonio Gramsci! Ma qui butta proprio male con il tempo visto che anche le previsioni danno pioggia sicura fino a venerdì, qualche schiarita sabato e sole domenica. Al tempo non si può certo comandare e quindi prendiamo quello che viene senza pensarci troppo, certo è che mi devo mettere in cerca di un paio di stivali da acqua visto che ho solo le ciabattine Havaianas e le scarpe Adidas per correre! Per la verità ho anche le mitiche “skazz” che porto sempre con me chissà mai che capiti la possibilità di muovere due passi di tango.
Si sono chiusi gli allenamenti ufficiali e mercoledì è dedicato solo al controllo delle canoe, alla demo-run e alla cerimonia di apertura di questa 12esima edizione continentale iniziata nel 1996, proseguita con cadenza biennale fino al 2004 per trasformarsi in annuale dal 2005 in avanti.
Se noi prendiamo i vincitori in kayak maschile su 11 campioni europei solo 4 hanno vinto anche il mondiale (Billaut, Dorfler, Molmenti, Kauzer), ma nessuno nello stesso anno ha fatto suo il titolo iridato e quello continentale. Solo uno di loro ha vinto le olimpiadi (Ferrazzi) e solo due di loro hanno preso medaglie ai giochi a cinque cerchi (Ratcliffe e Walsh, casualità tutti e due inglesi). Tutto questo lungo discorso per dire cosa? Semplice per constatare che chi vincerà domenica prossima, statisticamente non vincerà il mondiale di settembre... ma si sa anche che le statistiche possono essere modificate dal campo!
A parte questi giochetti dei numeri devo dire che ho visto in questi due giorni pagaiare atleti di tutto rispetto su un canale che per la verità, secondo me, ha fatto il suo corso e sembra, in relazione ad altre strutture, un semplice canaletto più adatto ad allievi e cadetti che a professionisti della pagaia. Le insidie, lo sappiamo, comunque sono tante e ci sono in ogni dove, ma la velocità dell’acqua e la poca profondità in alcuni punti offrono pochi spunti per mettere in essere manovre estreme e spettacolari. Lefevre in kayak è tornato al manico diritto, mentre in C2 ha ridisegnato i pozzetti abbassandoli notevolmente rispetto al profilo della coperta costringendo Vajda a trovare delle soluzioni per far scorrere via l’acqua dal paraspruzzi. Il costruttore slovacco c’è riuscito facendo delle vere e proprie opere di ingegneria idraulica sullo scafo con canalette che sembrano rifarsi agli acquedotti dell’antico popolo mesopotamico dei Sumeri , probabilmente dopo aver letto e studiato il manoscritto più dettagliato sull'argomento: il “De aquæ ductu urbis Romæ” scritto da Sesto Giulio Frontino nel I sec. d.C.
Peter Kauzer ha dovuto fare i conti con il vento. Aveva lasciato la sua canoa ai cugini croati perché gliela portassero in terra di Spagna, ma a Perpignan il vento ha staccato letteralmente dal pulmino il portapacchi facendo volare via le otto canoe che vi erano issate sopra. Conseguenza più che logica: canoe da buttare, ma, per fortuna, nessun incidente o danno a persone o macchine. Di canoe il mondo è pieno e non è così difficile poi farne di nuove.
Ancora una nota sui kayak uomini. In squadra slovena è entrato un giovanissimo, classe 1993, Simon Brus che l’anno scorso ai mondiali junior ha messo al collo l’argento e che quest’anno ha lasciato a terra un certo Dejian Kralj. Un altro giovanissimo in squadra è il ceko Jiri Prskavec, campione europeo junior e figlio di Jiri Prskavec che nel 1995 conquistò il bronzo ai Campionati del Mondo.

Occhio all’onda!

La Seu d’Urgell, 8 giugno 2011 - Campionati Europei di Slalom

Antimateria o materia?



Gemma Testera deve essere proprio un bel personaggio, 39 anni una laurea in fisica e un lavoro, fino al 4 giugno, in assoluto anonimato. Pochi la conoscono visto che in questi giorni si fa più pubblicità a Vittoria Risi grazie alle sue performance alla Biennale di Venezia in compagnia del mitico Elio. La prima è una scienziata genovese che ha catturato per 16 lunghissimi minuti l’antimateria, aprendo nuove frontiere alla conoscenza. La seconda è una porno-star veneziana che ha messo in mostra le sue “doti” grazie al suo mentore e nonché imbonitore Vittorio Sgarbi. Ma si sa che per far girar la testa alle persone basta qualche etto di silicone e non certo qualche atomo negativo. Non sconfiniamo troppo e restiamo nella nostra... materia: la canoa e in modo specifico lo slalom.
Entriamo nella settimana dei campionati europei di slalom che per la prima volta si disputano a La Seu d’Urgell in Spagna Catalunya. Incredibile ma vero, infatti qui si sono già fatti due campionati del mondo 1999 e 2009 e ben 11 gare di Coppa del Mondo, ma la prova continentale esordisce solo in quest’anno pre-olimpico. Il programma è pure assurdo visto che sono previsti ben quattro giorni di gare e solo tre allenamenti ufficiali. Capire come possa l’ECA fare il bello e il brutto di un campionato continentale non è facile. In sostanza tutto ciò era stato programmato e fatto per rispettare i tempi televisivi, ma udite udite di televisione neppure l’ombra se non quella locale che seguirà in parte le gare. Insomma un gran bordello per Eurosport, ma invece non si fa nulla. Il motivo è molto semplice visto che nessuno ha pensato di proporre a questo net-work una serie di gare e non solo una. E sappiamo bene che ad Eurosport la gara singola non interessa. Lasciamo stare quindi tutte le varie sfaccettature di un europeo che sembra nascere sotto tono viste anche l’esiguo numero di nazioni partecipanti, solo 22 per poco meno di 170 partecipanti, e concentriamoci su quelli che saranno i punti salienti di una rassegna che ha tanto da raccontare in questo inizio di stagione.
Il fatto più curioso sarà quello di capire se Michal Martikan conquisterà il suo quinto titolo consecutivo, una serie iniziata nel 2007 a Liptovsky Mikulas proseguita poi l’anno successivo a Krakow in Polonia, quindi Nottingham in Gran Bretagna e 2010 Bratislava in Slovacchia. Il suo diretto avversario, il transalpino Tony Estanguet, di prove ne ha vinte due e cioè nel 2000 in Val di Sole e nel 2006 a L’Argentiere-la-Bessée in Francia. Nei Kayak maschili nessuno degli atleti in gara fino ad oggi può vantare una doppia vittoria, ad appannaggio questo del solo Paul Ratcliffe, oggi allenatore delle donne del kayak di sua maestà, che vinse nel ’98 e ’02. A difendere il titolo sarà lo sloveno Peter Kauzer tallonato dal campione europeo 2009 Daniele Molmenti. Nel C2 i fratelli gemelli slovacchi Peter e Pavol Hochschorner sono alla rincorsa del loro sesto titolo dopo quelli vinti nel ’98/’00/’02/’08/’09. Mentre i detentori della corona europea sono i cugini slovacchi Ladislav e Peter Skantar. Nel settore femminile del kayak Elena Kaliska tiene il passo degli Hochschorner rincorrendo il sesto titolo dopo quelli del ’98/’02/’04/’06/’09.
La canadese monoposto femminile festeggerà la sua seconda presenza dopo quella dell’anno scorso. Al via anche la campionessa uscente e cioè la slovacca Katarina Macova.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 7 giugno 2011 - Campionato Europeo Slalom

P.S. se volete ripassarvi un po’ di storia dell’Europeo andate a rileggervi il post
Re: On the Road on the Wave!
« Risposta #10 inserita:: Giugno 01, 2010, 03:59:11 pm »
Ettore Ivaldi

Che buono il latte del Cadì


La prima cosa che faccio quando arrivo a La Seu d’Urgell è andare a comprare il latte del Cadì che è veramente eccezionale. Dirvi che questo latte è munto da mucche libere al pascolo in una zona allo stato naturale tra la Baixa Cerdanya e l’Alt Urgell forse vi potrebbe aiutare. Per farvi un’idea più precisa e per farvi morire di invidia vi dirò anche che il burro è uno dei pochissimi ad avere la D.O.P. in Europa. Il latte del Cadì si trova in leggere buste di plastica e quando lo hai aperto lo devi travasare in qualche bottiglia visto che non puoi rimetterlo in frigo così. La cosa mi riporta alla mia infanzia quando anche da noi il latte veniva venduto in queste bustine e il lattaio sotto casa ci lasciava due confezioni ogni mattina con il pane fresco. Al sabato ad attenderci anche quattro krapfen caldi, ma queste sono altre storie e altri ricordi.
Ad accogliermi invece al canale olimpico una bella storia raccontata guarda un po’ dalla new-entry in squadra azzurra assoluta, il K1 uomini Andrea Romeo. Io purtroppo posso solo immaginarmela perché non l’ho vissuta in prima persona, posso solo raccontarvela così come mi è stata venduta anche se non ho dubbi nel ritenere l’aneddoto veritiero e degno di considerazione.
Ora per chi non conosce il tracciato de La Seu d’Urgell spieghiamo subito che si parte su un canale perfettamente piatto che, pochi metri dopo, entra nel tracciato olimpico creando un bel salto. Giusto di fronte c’è un massone che offre la possibilità di passare a sinistra o a destra. Il primo saltino forma una specie di onda di ritorno e questa mattina proprio su questo ritorno c’era posizionata una porta che ovviamente tutti facevano in discesa per poi passare a destra e proseguire lunghi. Oppure si poteva fare una risalita ad esse proprio dietro al massone. Insomma una manovra molto classica da queste parti. Dicevo che tutti utilizzavano la prima porta nel senso della corrente visto che non si poteva fare diversamente a meno che, in una mattina di un sabato piovoso, un certo Michal Martikan, svegliato molto probabilmente di buon ora, non passasse da quelle parti e rendesse l’impossibile possibile. Il buon Andrea, con gli occhi ancora sconvolti e con la voce rauca, mi dice: “ma l’hai visto Martikan?”.
Gli rispondo molto tranquillamente che ero arrivato in Spagna ieri sera molto tardi e questa mattina ho tentennato non poco per scendere dal letto e mi sono perso tutta la prima parte dell’allenamento degli slovacchi. Con la stessa voce, che capisco dopo essere ancora emozionata per quello che aveva visto mi fa:”la vedi la porta, quella porta sul salto a destra” - “certo che la vedo Andrea” gli faccio io e prosegue “Beh! Martikan la faceva in risalita” e mi guarda con occhio sbarrato alla Carfagna e mi ripete: “si proprio quella, la vedi ... risalita come niente fosse. E’ arrivato lì si è girato ha fatto la porta è uscito ha imbroccato l’altra e poi è andato ancora a destra... non ci posso credere con quanta facilità faceva il tutto” e se n’è andato via visto che un’ora dopo anche il marinaio di fiume aveva allenamento. Io sono rimasto ancora qualche minuto a guardarmi quella porta per cercare di capire come si possa entrare in quella minuscola morticina che è formata praticamente dall’acqua che batte sul muro e che tornando verso il centro incontra il salto dell’acqua che scende. Queste due correnti creano una sorta di ritorno d’acqua, ma così minuscolo e impercettibile che è veramente difficile immaginarsi una canoa in quella piccola zona. Ripeto, non metto in dubbio la parola di un canoista, mi dispiace solo di non aver seguito dal vivo quest’impresa che ha dell’incredibile.

Dei campionati europei magari inizierò a parlarvi domani, anch’io come Andrea sono scioccato solo al pensiero di quello che mi è stato raccontato. Penso al povero Romeo che invece non solo me lo ha raccontato ma l’ha anche visto e vissuto da vicino... chissà se dormirà tranquillo questa notte!


Occhio all’onda!

Risalite eterno dilemma e gioia



"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte" Edgar Allan Poe


La pioggia ha bagnato i fiori di tiglio e, appena cessata, le essenze floreali si sono scatenate in un orgia di profumi e colori. L’aria che si respira fuori da casa ci fa capire piacevolmente che stiamo vivendo un’altra primavera. Stagione dei grandi amori nonché stagione principe per un canoista. C’è tempo ora di lavorare assiduamente in fiume per curare tecnica e maestria senza il timore di perdere tempo, dimenticandoci cronometri, cardiofrequenzimetri, e tabelle di allenamento altamente specifiche. E’ tempo di giocare con l’acqua. E’ tempo di passare le ore incollati ad una risalita per ripeterla, ripeterla e ripeterla ancora fino allo sfinimento.
Già...tanto per cambiare vi parlerei delle risalite... certo le risalite non sono tutto, ma possono influenzare non poco il risultato finale considerando che il regolamento ne prevede almeno sei in una gara.
Parlavamo giusto ieri dell’anticipo per mettere il nostro scafo nella posizione ottimale per fare la porta con una pagaiata larga. Sistema questo decisamente innovativo e molto redditizio nello slalom moderno. I maggiori interpreti, o meglio, chi ha saputo adeguarsi prima sono stati alcuni giovani talentuosi che, lasciando libera la loro canoa di ruotare, hanno percepito alla perfezione il gesto e grazie alle loro abilità sono in grado di ripeterlo con una certa costanza.
L’obiettivo quindi è quello di roteare attorno al palo interno (che tante volte è l’unico a venir posto) con il busto, mentre la canoa effettua la sua rotazione con la coda. Molto interessante una serie di esercizi che, proprio oggi, Myriam Jerusalmi Fox ha proposto a William Forsythe e a Zeno Ivaldi sul canale olimpico di Penrith. Una serie di sei risalite destra-sinistra-destra-sinistra-destra-sinistra in cui ogni porta era costituita da due pali molto vicini. Ciò comportava il fatto che all’interno della porta non ci poteva passare tutto il corpo, ma esclusivamente la testa con una parte della canoa. Gli atleti quindi dovevano cercare la soluzione proprio con la propulsione esterna larga perché altrimenti non ci sarebbe stata la possibilità di fare la porta stessa. Il fatto di mettere una sequenza di porte, in questo caso sei, costringeva gli atleti a mantenere alta la concentrazione e soprattutto diventava allenante per lavorare sulla costanza e ripetitività del gesto stesso. Ovviamente non sempre in un percorso le porte in risalita vanno affrontate in questo modo, l’intelligenza agonistica, così come bene la definisce il professore Giuseppe Vercelli, deve progettare, affrontare, superare e prevedere le sfide porta per porta per far sì che alla fine ne risulti una sequenza di azioni unite tra loro e guidate da un unico filo conduttore, ma nello stesso tempo indipendenti per modo di esecuzione.
Interessante, per noi tecnici, utilizzare una telecamera fissa su un treppiede in linea sul palo. Ciò ci permette di vedere e capire bene l’azione del corpo e della canoa; lasciando ferma l’immagine si possono prendere precisi riferimenti anche per la fase di avvicinamento alla porta stessa, curando così l’anticipo.

Occhio all’onda!