Giovanni De Gennaro proiettato al futuro


E’ indiscussa la classe di Giovanni De Gennaro! Ne ha dato prova anche ieri alla gara nazionale di Vobarno, una delle sei gare nazionali, aperta a tutte le categorie, per la stagione agonistica 2011.
Il campione del mondo Junior 2010, oggi senior, non ha vinto, ma poco conta, anzi, l’aspetto lo rende ancora più interessante.
Giusto per la cronaca la gara è andata al meranese in forza alla Marina Militare di Luni Sarzana, Lukas Mayr, seguito dal suo compagno di squadra Omar Raiba e bronzo a Riccardo De Gennaro. Ma colui che si è contraddistinto maggiormente con due manche al passo con i tempi è proprio lui il liceale lombardo. Che cosa ha di particolarmente interessante l’iridato? Semplice: una tecnica e un modo di muoversi tra i pali dello slalom decisamente autorevole sfruttando quelle che sono le principali caratteristiche dello slalom moderno e cioè rapidità e anticipo. Della rapidità vi ho parlato già diverse volte, ma anche dell’anticipo ritenendolo la premessa per la fluidità nelle porte in risalita. Rivedendo in azione il giovane campione mi sono convinto, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che questa è la strada giusta su cui lavorare, visto l’evolversi di tracciati e dei mezzi di questi ultimi anni.
L’azione che porta Giovanni De Gennaro alla risalita per la verità è molto semplice e tutto sommato abbastanza naturale. Infatti, grazie ad una visione molto anticipata sulla porta, arriva con ampio margine facendo scorre la canoa verso l’obiettivo in attesa di piazzare la zampata che sa trasformare la velocità lineare in velocità di rotazione. In questa ultima fase interviene il terzo elemento base: l’equilibrio. Infatti tutto si basa sulla capacità sensoriale di mantenere corpo e canoa in asse sul punto di rotazione. Unendo quindi anticipo, rapidità ed equilibrio, si ottiene la formula magica per ottenere grandi risultati. Ora tutto ciò va mixato con un altro elemento fondamentale e cioè parliamo della capacità di ripetere il tutto con costanza, innescando qui la capacità di concentrazione e il giusto sangue freddo.
Sulle porte in risalita ci si dovrebbe vedere scritto “memento audere semper” per non lasciare spazio all’indecisione!

Sull’elemento della ripetitività il giovane talento ci dovrà lavorare parecchio, senza però togliere o modificare la sua strategia di gara e soprattutto di stile.
Il problema ora arriva per gli altri e in primis il potente altotesino che, purtroppo, pagaia con stili decisamente antichi. Peccato dicevo perché con la forza che si ritrova potrebbe essere uno dei maggiori interpreti dello slalom moderno. Capire perché Mayr è ancorato a questi sistemi è presto detto. Infatti, secondo il mio modestissimo parere, non ha dei riferimenti tecnici precisi e l’allenamento senza un’apertura al mondo esterno produce quello che tutti noi stiamo vedendo.
Migliorato tecnicamente Raiba anche se ora non deve accontentarsi dei piccoli traguardi raggiunti fino ad oggi. Deve avere la capacità di mettersi in discussione come è capace di fare il suo attuale tecnico e cioè il sublacense Matteo Appodia.

La giornata di ieri sulle rive del Chiese ha purtroppo sottolineato ancora una volta - nonostante la buona volontà, la dedizione e la passione - la povertà organizzativa delle società che si trovano a proporsi per organizzare gare, ma che viceversa hanno mille problemi logistici ed economici da risolvere. Mi chiedo se vale la pena continuare a mettere in piedi manifestazioni così, che hanno l’etichetta di gare nazionali, oppure fermare tutto e cercare di capire che cosa possiamo fare per uscire da un tunnel sempre più buio e triste. Nell’arco della giornata credo che lo slalom non abbia catturato nessuno spettatore, non c’è stato nessun momento aggregante e tanto meno spunti per avvicinare al nostro ambiente facce nuove.

Considerando il fatto che la Federazione offre un piccolo contributo economico e che ha soprattutto l’egidia dello sport olimpico tra i paletti, dovrebbe anche fissare dei minimi obbligatori da rispettare come speakeraggio, promozione dell’evento, richiesta di partecipazione qualificata di atleti professionisti pagati dallo Stato che invece disertano tali manifestazioni, ma cosa stanno facendo questi signori fuori dalle squadre nazionali e stipendiati ogni mese? Poi ci sono tanti altri piccoli protocolli che farebbero fare un salto di qualità a tutti noi.

Per fortuna che brillano in questi momenti alcuni devoti alla causa come Giuseppe D’Angelo, Valerio Veduti e Lussorio Pidia una terna arbitrale animata da una vocazione alla sofferenza e senza i quali lo slalom in Italia non sarebbe più lo slalom!

Occhio all’onda!

Ora è solo storia da raccontare


Mi hanno fatto compagnia per gli 800 km. che dividono Bratislava da Verona Fiorella Mannoia, Vinicio Caposella e ovviamente i miei pensieri che si sono alternati come una giostra senza sosta nel vortice della vita. Sono un eterno sognatore di emozioni e se Amur si commuove versando qualche lacrimuccia guardano o leggendo le storie dell’uomo a me succede la stessa cosa ripensando ad alcun opere d’arte che vengo realizzate e si trasformano, nel preciso momento in cui si realizzano, in qualche speciale formula chimica per fissarsi nei meandri del cervello. Poi il momento, la situazione, l’atmosfera, alcune parole poetiche ti riportano con il pensiero alle gioie ammirate. Forse per non dimenticarle, ma soprattutto per condividerle. Mi viene voglia di raccontarle e non posso esimermi questa volta, perché Schubert, Aigner e Grimm, l’altro giorno, mi hanno fatto impazzire di gioia. Tanto che se fossi il Mantegna ci dipingerei un trittico, bello ed unico come quello che ammiro ogni volta che entro nella basilica di San Zeno e che cattura sempre la mia curiosità, come fosse la prima volta che lo vedo.
I tre tedeschi stavano provando la gara a squadre che, come sempre, ha un gran fascino. Sotto il secondo ponte del canale di Cunovo c’è un bel bucone che ha come caratteristica il fatto che produce un movimento d’acqua particolare e cioè il ricciolo di ritorno è decisamente alto e sbuffa formando, in cima, una sorta di piattaforma. Poco prima e subito dopo c’è un treno di onde. Il percorso prevedeva una sequenza di quattro porte ski e cioè sinistra, destra nel buco, sinistra subito dopo e ancora destra. Ora, usciti dal buco, ci si trovava praticamente sbilanciati sulla destra e per prendere la porta successiva a sinistra bisognava prendere con un certo anticipo, per l’appunto, lo stesso ritorno d’acqua.
Ebbene...io sono giusto sulla riva destra a circa 10 metri dal ponte quindi ho la possibilità di vedere bene tutto il tratto. Mi sforzo a pensare anche a possibili soluzioni alternative, passando dal classico passaggio con la pala sinistra in acqua per controllare il mezzo e uscire indenni dal buco, alla possibilità di saltare diritti verso il primo palo, anche se mi sembra una soluzione ad alto rischio e solo a pensarci mi vengono i sudorini freddi, perché mi rendo conto che la cosa non è facile come potrebbe sembrare. Non faccio in tempo a pensarlo che da monte arrivano tre macchine disumane Sebastian, Hannes, e chiude il campione olimpico Alexander - che mi sa tanto di nome russo! Il bravo e abile Schubert punta diretto sul palo del buco con il chiaro obiettivo di schivarlo all’ultimo nella speranza di atterrare sulla cima bianca con la pala in acqua a destra e solo a quel punto, mantenendo il corpo centrale e la canoa perfettamente piatta, spingersi verso sinistra per schivare, con un gioco di collo, il palo successivo. I tre viaggiano ognuno sulla coda dell’altro, tenete presente questo particolare, non è infatti indifferente. Nel frattempo io mi avvicino ulteriormente all’acqua spostando la mia gamba sinistra in una ipotetica salida nel tango e istintivamente mi alzo sulle punte dei piedi come se dovessi portare la mia ballerina alla “volcada”. Ora i pali si coprono uno con l’altro, mi sembra di essere in piazza San Pietro al “centro del colonnato” del Bernini in cui la fila di quattro colonne sembrano essere una sola. Sono perfettamente in linea con le porte come i tre atleti, in pratica divento il quarto uomo e cioè quello che ha il compito di testimoniare l’impresa che si sta compiendo! Il primo che arriva sull’obiettivo è ovviamente Schubert che non tentenna minimamente, punta sul palo, usa il dislivello per lanciare la sua nera e rossa canoa verso il cielo e come un missile atterra sopra il ricciolo. Aigner, di nero vestito, è sulla schiena del suo compagno e qui se, solo per un attimo, il ricciolo fermasse Schubert verrebbe trafitto e abbattuto dal fuoco amico senza possibilità di replica. Ma ringraziando il cielo la cosa non succede. Grimm non è da meno e non ci pensa due secondi a seguire la strada aperta dai suoi compagni. Questa volta a giocare con il fuoco è Aigner, ma lui non lo sa. Il risultato è strabiliante: tre passaggi praticamente fantastici, tre passaggi che hanno aperto una nuova frontiera con l’impossibile, insomma un trittico da ricordare a lungo perché un pensiero e un’idea hanno visto materialmente la sua realizzazione per tornare poi ad essere solo e fantasticamente storia da raccontare.

Occhio all’onda!

Raffy e la sua vita da circo

video

Haneda... Takuya Haneda


Vi dicevo di Haneda... Takuya Haneda. Lasciate perdere per un attimo la canoa slalom e provate a ripensare ai “digimon” . Takuya è tra i personaggi protagonisti ed è soprattutto un gran bravo ragazzo. Un tipo estroverso e sempre di buon umore, ma soprattutto è molto testardo. Ecco il canoista Takuya ha questa grande caratteristica: è veramente testardo. Pensate che da cinque anni vive, studia e si allena in Slovacchia, prima a Liptovosky Mikylas e ora, da poco meno di un anno, a Bratislava dove studia scienze motorie. Parla ovviamente molto bene lo slovacco oltre all’inglese e al giapponese. E‘ nato il 17 luglio 1987, lo stesso giorno, non lo stesso anno ovviamente, della tigre di Cremona alias Mina. Lui invece è la tigre con gli occhi a mandorla e come il più grande felino sulla terra sa aspettare il momento giusto per zampare sulla preda. Ha scelto forse l’obiettivo più ambito da tutti anche se ciò ha comportato grossi rischi per la sua incolumità. Battere il Re Leone nel suo territorio non è cosa da tutti. Si è appostato e lo ha tenuto a distanza per tre lunghissime manche: due qualifiche una semifinale, lo ha stancato, lo ha sfinito, gli ha dato l’impressione di non essere feroce come invece sa essere, poi si è presentato all’agguato armato fino ai denti e… zac! un boccone solo e Martikan si è fatto divorare dalla tigre dell’Asia proprio a Liptovosky Mikulas a casa sua dove basta accennare al nome del biolimpionico per bere una birra gratis.
Bene il giapponese, poco più di un metro e 70, anche se nelle sue biografie c’è scritto 1,75, pesa 67 kg, usa una Supremo tutta bianca con il sole levante sulla coda. Pagaia a destra e ha uno stile decisamente tutto personale. Porta molto bene la canoa e la fa scorrere in ogni situazione. Fino ad oggi sembrava essere destinato a fermarsi alla fine senza avere possibilità di podio, ma in realtà un grande balzo avanti il nipponico lo ha fatto proprio quest’inverno e già in primavera si sono visti i risultati. La sua federazione conta molto su questo pagaiatore e, da quando è arrivato in Europa, ha messo al suo fianco un certo Milan Kuban. Ora ai più forse questo nome dice poco perché lo dovete associare a quello di Marian Olejnik. Kuba/Olejnik sono stati un gran bel C2 dal 1993 al 2007. Argento ai mondiali del 2005 dietro ai tedeschi Christian Bahmann (figlio di quella Bahmann che ha vinto le olimpiadi nel k1 donne nel 1972) e Michael Senft. Lo slovacco Milan che è di Liptovosky si è accasato come allenatore in Giappone e si è preso sotto la sua ala l’allora giovanissimo Haneda. Inoltre la Federazione Giapponese ha spedito qui un intero staff dell’istituto di scienze motorie di Tokyo per supportarlo con video, analisi, prelievi di lattato e quant’altro può servire per dare al bravo ragazzo dei diamond la spinta finale per vederlo sul podio mondiale ed olimpico. Insomma certamente di lui ne sentiremo parlare nel prossimo futuro.
Nel frattempo mi è capitato anche di vedere gli Hochschorner in rafting, l’occasione era ghiotta visto che su quel gommone c’era il ministro dell’interno slovacco e il più famoso anchorman della televisione nazionale slovacca... i mondiali si avvicinano e certo qui non perderanno l’occasione per spingere ancora di più questo sport anche se, per la verità, al canale di Cunovo ,dopo le 17 sembra di stare a Cortina a Natale!

Occhio all'onda!

Bratislava, 26 maggio 2011

Rapidità l'arma migliore per un K1MEN


Mi si prospetta una gran bella settimana lavorativa qui a Bratislava ricca di spunti e approfondimenti tecnici. Sono arrivati i tedeschi, c’è anche il ceko Vavřinec Hradilek, mentre gli slovacchi sono rientrati da Londra dopo le selezioni e quindi si inizia a vederne di belle. Insomma ho cinque giorni di goduria, mi sa che tra un allenamento e l’altro con il rientrato Rheinisch, mi metterò sul ponte a gustarmi questo fior fiore di atleti impegnati a rifinire la stagione oramai alle porte. Stagione che mai come nell’anno pre-olimpico è così emozionate da seguire e da vivere. I tedeschi, ma penso di averlo già scritto, hanno lasciato fuori nel kayak maschile il magico Fabian Dorfler, che guarda caso, proprio domenica scorsa ha gareggiato a Tacen e li ha messi tutti in fila: dal campione del mondo in carica al campione del mondo 2009. Che ci vuoi fare Fabian? La prossima volta alle selezioni ti basterà fare percorsi puliti e non rischiare troppo come hai fatto quest’anno! Ma si sa che lo slalom è questo e anche ai migliori capitano giornate nere. Pensare che avevo visto il campione del mondo 2005, tanto per citare qualche suo successo, ad Augsburg in aprile e mi sembrava volasse tanto andava forte giù da quel budello d’acqua che a distanza di 40 anni è sempre bello ed attuale. Fuori dalla squadra nazionale anche gli slovacchi Jan Sajbidor, campione europeo 2007, e Peter Cibak bronzo ai mondiali 2005. E visto che parliamo degli esclusi non possiamo non citare due big dello slalom azzurro che quest’anno resteranno al palo a guardare europei e coppa, sperando che succeda l’impossibile per rientrare in vista dei mondiali. Parliamo cioè di Stefano Cipressi e Diego Paolini. Il primo, l’anno scorso, fu finalista ai mondiali di Tacen e chiuse in ottava posizione; successivamente, con i forestali Paolini e Molmenti, conquistò il bronzo iridato a squadre. Ora, se in parte ci sono giustificazioni per l’esclusione di Cipressi, visti alcuni problemi fisici che lo hanno costretto ad un lungo periodo di inattività, si fa fatica a capire le ragioni per cui l’altro atleta sia rimasto fuori da una squadra che, per la verità, ha da quest’anno delle piacevoli novità. Eppure Paolini, che vive e si allena a Valstagna, seguito dal tecnico forestale e nazionale Ferrazzi, sembrava il più quotato per entrare in nazionale in pianta stabile. Il veneto però, a mio modestissimo avviso, non ha seguito quella naturale evoluzione tecnica che lo slalom sta vivendo in queste ultime stagioni. Mi spiego meglio. Paolini è sicuramente un raffinato atleta sia per stile che per eleganza, ma ha perso o non ha più coltivato l’elemento base dello slalom moderno: la rapidità. Il suo modo di esprimersi al giorno d’oggi è troppo poco dinamico. Un’azione lineare come la sua purtroppo non è più redditizia neppure sotto l’aspetto della regolarità. Oggi i Kayak uomini devono osare ogni volta che mettono la pala in acqua, non possono regalare nulla agli avversari. Un bell’esempio di tutto ciò è Sebastin Schubert che anche oggi mi ha impressionato positivamente qui sul canale di Cunovo: aggressivo, pulito e sempre molto attento, un’azione dinamica che ha come principale obiettivo quello di far scorrere al meglio la canoa. Se questo è l’inizio chissà cosa ci aspetterà da qui ai mondiali di settembre! Chissà invece che cosa farà il forestale Diego Paolini che è rimasto fuori dalla squadra. Dal mio punto di vista dovrebbe non perdere il treno e cercare di partecipare a più gare internazionali possibili per l’Europa. Rimettersi in gioco ed usare le sue risorse, anche economiche, per dare una svolta importante al suo modo di pagaiare, considerando che ha dalla sua una facilità estrema a far scorrere la canoa. Se si ferma ora, un professionista come lui, farà poi molta fatica a riprendere il giro. Dovrebbe prendere ad esempio Lefevre che nel 2007 rimase fuori dal team. Lui, il transalpino, non si perse d’animo, ad un anno dai Giochi Olimpici, e si buttò a capofitto nel circuito internazionale di tipo C. Poi rientrò nel 2008 e si mise al collo l’argento a cinque cerchi. L’anno successivo salì anche sul C2 e dimostrò una grande prova di coraggio e volontà agonistica. Cipressi molto probabilmente ripiegherà la stagione in C1 vista la sua ecletticità, come fece nel 2006, anno in cui partecipò agli europei in questa specialità chiudendo al 30esimo posto e poi, ripescato all’ultimo, vinse il mondiale in K1 a Praga in una giornata molto molto lunga tra mille tentennamenti e polemiche! E’ arrivato a Bratislava anche il giapponese Takuya Haneda, il C1 che due domeniche fa ha battuto a Liptovosky Mikulas il re della specialità, umiliandolo in casa, ma di lui vi racconterò domani. Nel frattempo non mi sono chiare le convocazioni per l’Europeo di slalom emanate con protocollo n.°1729/PV. Nel senso che se viene convocata la donna che ha fatto registrare a Tacen una percentuale di distacco del 37,8% rispetto al 25% richiesto e non viene neppure chiamato il tecnico nazionale Ferrazzi a che cosa servono le selezioni e le delibere federali? E cosa dire poi nel settore discesa dove vengono fatte le convocazioni per i mondiali di sprint e successivamente per, sembra, proteste familiari vengono aggiustate e rifatte? Mah!

Occhio all’onda!

Il tanghero


Io mi sono fatto un’idea, ma badate bene è la mia idea e io sono il meno titolato per dire queste cose, quindi tutto va preso con le pinze tanto più se scritto da un canoista-tanghero! Ah ah...
Poiché in Milonga molto probabilmente, più che ballare, osservo , mi sono fatto un’idea, dicevo, in particolar modo dei ballerini uomini. Non che io sia... intendiamoci anzi mi gusta mucho la ... ma è che a forza di guardare e riguardare, in attesa di individuare una ballerina che possa essere più o meno alla mia portata, dicevo, mi sono fatto delle idee su noi uomini.

Tanti sono i soggetti in pista e ognuno con le proprie caratteristiche, ma alcuni di loro mi hanno particolarmente colpito. Partiamo da noi principianti, categoria in cui mi inserisco indossando la maglia rosa per onorare il Giro che in queste settimane ci coinvolge e ci diverte. Noi balliamo e fatichiamo non poco nel ricordare passi e posture messe faticosamente a punto dal nostro maestro. Tentenniamo, indugiamo a trovare il coraggio di metterci in gioco con chi non è abituato ad intuire al volo la figura appresa con tanta fatica. E quando finalmente troviamo il coraggio di lanciarci nella pista stentiamo a ricordare i volti delle nostre ballerine tanto siamo concentrati a guardare i nostri piedi. Questo non si deve fare, bisogna ascoltare e percepire lo spazio che ci circonda senza la necessità di una conferma visiva, questo è il mio prossimo obiettivo. Ma a tutto questo ci arriveremo e se continueremo a sognare e ad impegnarci, presto le cose cambieranno anche per noi poveri eterni e perenni dilettanti.
Va beh! Passiamo a chi sa ballare veramente...ma parliamo di quei ballerini che, eletti nell’olimpo del tanghero eccelso, ballano, non per reciproco diletto, ma solamente per loro, per esprimere il proprio ego. Li vedi fin dal momento in cui invitano le dolci pulzelle a fare il primo ballo, sono come i pesci pagliaccio con gli anemoni. Queste sgargianti creature, immuni dalle punture urticanti, si nascondono dai predatori e in cambio tengono pulito l’anemone dai parassiti, ma non si sopportano. Il “tanghero pagliaccio” usa lo stesso meccanismo senza paura di prendersi delle sonore orticate. Loro si esaltano ad ogni passo, non lasciano spazio a quello che loro considerano esclusivamente un oggetto per esprimersi. Impazziscono con passi molto impegnativi che a volte poco ci azzeccano con la musica. Sudano all’inverosimile e qualche volta succede che, presi dal loro vortice, non si accorgano che la musica è finita. A fine tanda mollano la pulzella in mezzo alla pista e si avventano sull’anemone successivo! Guardano attorno con avidità e non perdono il contatto con la sala; anche se non arrivano a raggiungere l’obiettivo prefissato pescano nel gruppo la prima sul loro cammino e si rilanciano nel vortice di ganci, calesite, colgade. Difficili da capire e a fine serata ti passano vicino e ti fanno intendere che... non c’è niente di buono.
C’è poi lui, il vero ballerino, un gentelman, un signore che sa come invitare con garbo le signore e signorine, non sono preziosi e per gli errori delle loro ballerine poco abili si scusano addossandosi tutte le responsabilità. Ballano divertendosi e divertendo, ballano con la musica, ballano per il piacere di farlo e non esitano. Sono alla ricerca sempre di migliorare e la testa ruota e gira intorno al tango. Una passione che, ti accorgi, ti sanno trasmettere epidermicamente.
Poi ci sono i professionisti non conosciuti al grande pubblico. Personaggi che hanno buttato alle ortiche tutto e tutti e si sono messi in gioco ballando. Bazzicano nei sobborghi, nelle sale meno conosciute, in qualche cantina trasformata in barrio argentino, sono ovunque. Ne ho conosciuti alcuni nel mio girovagare per il mondo a inseguire il mio di sogno. Sono bella gente, semplice e audace, pura ed energica con tante cose da dire, ma soprattutto da mostrare con la semplicità con cui nascono. Ovvio che affascinano e stuzzicano la fantasia di tutti noi che li ammiriamo con gusto e piacere.

Ma nelle Milonghe ovviamente non ci sono solo i ballerini ci sono anche le ballerine. Ballerine con tante storie, con tanto charme, con tanta poesia che invoglia non poco ad usare la penna per raccontarle, mah! Ci proverò anche se so di mettermi in un labirinto da cui non sarà facile uscire!

Occhio all’onda!

Questo è il tango o questa è la vita o è la vita che è il tango?


“Como un acróbata demente saltaré,
sobre el abismo de tu escote hasta
sentir
que enloquecí tu corazón de libertad...
¡Ya vas a ver!”


Certo non ne ho le prove scientifiche, ma mi convinco sempre di più che il tango sia un elemento integrante ed intrigante nell’essere umano. Vedo di spiegarmi meglio, anche se un grafomane come il sottoscritto tende per natura ad esagerare nel descrivere e nell’elaborare concetti che vagano attorno a noi e avrebbe la presunzione di concretizzarli in nero e bianco. Forse, a volte, le idee, i sentimenti, le parole, le emozioni, svaniscono ancora prima di prendere forma e vagano liberi attorno a noi. Poi ci sono giorni con più luce e in trasparenza il sole li cattura per restituirteli e per far sì che qualcuno li raccolga come margherite da mettere al centro del tavolo imbandito per alimentarsi in vista del domani.
Oppure, a volte, si riesce a nasconderli e a custodirli nel nostro cuore per concretizzarli poi su questi tasti che le mie dita cercano affannose e senza sosta.
Se mai succedesse tutto ciò, e cioè trasformare l’invisibile in visibile, l’etereo in palpabile, devo a quel punto trovarvi preparati per guidarvi all’eleganza e al fascino di questi passi di danza che riusciranno a percuotervi come il profumo dei tigli a primavera, come il vento fresco in un’estate torrida. Riusciranno anche a scatenare in voi la passione per vivere sempre più intensamente. La passione vi colpirà con la forza dell’oceano, capace di scuotere il mondo intero. Scoprire la pienezza del vostro essere uomo e donna in un’unica movenza, in uno scambio di ruoli che si uniscono per rendere ancora più forte la vostra energia.
La miccia scatta o può scattare da una complicanza o da un’evoluzione di un “ocho atras” che ti illumina il cammino e ti lascia basito ed incredulo. E... se finisci per tagliare la strada alla donna con un passo indietro di sinistro concatenandoti a lei, scoprirai che la tua vita assume un’altra dimensione. Una catena, che a differenza di un concetto negativo, ti legherà al tuo essere l’altro o l’altra indifferentemente! Ruoli che si alternano e che si sovrastano l’uno con l’altra. Scoprirai che le certezze sulle quali hai basato la tua esistenza si frantumeranno su un cambio di peso mal dato e ti accorgerai ancora che le tue presunte abilità motorie ti sono servite per danzare con un guscio sull’elemento liquido, ma non per far roteare attorno a te la donna della tua vita in quel vortice che “vorrei potesse non finire mai”! Quindi la necessità di ricercare gesti, movimenti, deambulazioni che ti portano a camminare scavando con il piede la terra che calpesti. Il tuo avanzare dissocia il tronco dal bacino e dalle gambe. L’equilibrio è l’estasi di un fenicottero che su un piede solo ci passa metà della sua vita. Il tanghero invece l’altro piede lo usa per abbellire un momento che sembra eterno, ma non lo è. Per addolcire quel passo che è il preludio del successivo e che ti proietta avanti o in cerchio con molta più energia e grazia. Una pausa può diventare il fuoco nel tramonto, un accenno di spalla il segnale per sferrare l’attacco, un entrata di bacino ti porta sull’altro lato, uno sguardo ti rasserena e se trovi nella tua compagna la luce delle stelle inizierai a volare. Esci all’”americana”, porta la donna verso la tua mano sinistra avvolgila con il tuo corpo e offrile lo spazio per entrare e sarà lei ad agganciarti acrobaticamente in un’unica extra-divina posa.

Questo è il tango o questa è la vita o è la vita che è il tango? Mah!


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi




“Quereme así, piantao, piantao, piantao... Trepate a esta ternura de locos que hay en mí, ponete esta peluca de alondras, ¡y volá! ¡Volá conmigo ya! ¡Vení, volá, vení! Quereme así, piantao, piantao, piantao... Abrite los amores que vamos a intentar la mágica locura total de revivir... ¡Vení, volá, vení! ¡Trai-lai-lalarará”

IMMAGINI CHE TI EMOZIONANO


foto di Zeno Ivaldi 14 maggio 2011
Bondy Beach - Australia

Allenarsi divertendosi



"Ah sì, vi riconosco, nemici miei in consesso:
menzogna, codardia, doppiezza, compromesso.
Lo so che alla fin fine voi mi darete il matto: che importa?
io mi batto, io mi batto, io mi batto..."

Sono sempre con la valigia in mano e non riesco mai a prepararla a dovere… non capisco perché! Mi preoccupo meticolosamente per tutto quello che riguarda l’attrezzatura tecnologica: video, mac, prese, memorie, cavi, doppie prese elettriche e poi non dimentico mai la cancelleria, i fogli per scrivere, il blocco degli appunti e i libri, ma spesso e volentieri lascio a casa: scarpe, mutande, pantaloni, felpe, shampoo, dentifricio e mille altre cianfrusaglie che però a volte servono. Questa volta mi sono dimenticato le magliette e così passerò questa settimana con una bellissima polo che ho acquistato in Australia qualche anno fa sponsorizzata dalla Sanyo. Mi consola il fatto che è la casacca ufficiale dei Panthers, la squadra di rugby di Penrith.

Pazienza sopravvivrò anche a questo!

Consoliamoci con un bell’esempio di allenamento intelligente e divertente ad opera dei soliti sudditi di sua maestà in trasferta qui a Bratislava. Per stimolare i loro atleti i tecnici si sono inventati il “Thursday Challenger”. In cosa consiste questa sorta di Wimbledon sull’acqua e non sull’erbetta è presto detto. All’ultimo salto finale hanno messo una risalita molto alta prima a destra e poi a sinistra da ripetere dieci volte da una parte e altrettante dall’altra. Ad ogni prova i giudici - allenatori - davano un voto per l’esecuzione. Uno per un’azione perfetta, due per un passaggio buono, tre per un passaggio rallentato, quattro per un errore importante e cinque per il salto o l’esecuzione errata. Alla fine la classifica finale con tanto di tabellone, premiazione e proclamazione del vincitore. Tutti contro tutti canadesi e kayak in un’unica classifica.
La cosa interessante è il modo in cui è stato proposto il lavoro oltre al modo in cui è stato fatto e il modo in cui è stato interpretato da tutti gli atleti. Bella idea per mantenere alto e stimolante l’allenamento e per far riprovare nel miglior modo possibile una combinazione che ai prossimi mondiali potrebbe essere decisiva e determinante. L’obiettivo era anche quello evidentemente di riuscire a mettere un po’ di tensione durante le prove. Si sa che ci vuole del sale sull’insalata per impreziosirla e per mangiarla con più gusto. Gli inglesi come sempre sono venuti in Slovacchia a ranghi completi per quanto riguarda lo staff tecnico e tecnologico. Anche con gli atleti non scherzano. Ci sono i tre k1 men selezionati per la stagione 2011, che poi sono gli stessi dello scorso anno e dell’anno prima ancora e cioè Richard Hounslow, Campbell Walsh e Huw Swetman. Nei c1 si sono qualificati David Florence, Dan Goodard e Mark Proctor. Hanno lasciato a casa le donne del kayak a lavorare con Paul Ratcliffe che le ha praticamente segregate dall’ottobre scorso in un convento a Londra. Non sono venute in Australia, non si sono viste altrove e sembra che stiano lavorando in segreto e con regimi piuttosto severi. Non mi stupirei se l’amico Paul le facesse vestire anche con il saio e con il velo! Tra le tre dello scorso anno, dopo le selezioni, è uscita Louise Donnington (nona ai mondiali di Tacen) ed è rientrata Fiona Pennie (seconda ai mondiali 2006, 17^ ai Giochi Olimpici di Bejing) quindi la squadra in rosa sarà composta, oltre che da quest’ultima atleta, da Elizabeth Neave (3^ ai mondiali 2009) e Laura Blakeman (12^ Giochi Olimpici 2000 a Sydney e campionessa del mondo a squadre nel 2009). Gli inglesi non godono di ottima salute nella canadese biposto infatti Timothy Baillie e Etienne Stott sono entrambi fermi per problemi fisici. Il primo è stato operato per una lussazione alla spalla e il secondo è ritornato dal chirurgo per sistemare una vecchi problemi ad un gomito.
Nel frattempo è arrivato anche Tony Estanguet sua eccellenza Cyrano de Bergerac accompagnato dal fratello-allenatore Patrice, bronzo alle Olimpiadi del ’96 ad Atlanta, che sicuramente ci delizierà con qualche sua licenza poetica che al “fin della ripresa io tocco”.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

L'oggetto passivo

Ci si può emozionare ancora alla soglia dei cinquant’anni per un gesto e per un’immagine? In sostanza, riformulando la domanda, ci si può commuovere ancora per ciò che dovrebbe essere la routine o la normale prassi di un allenatore? In effetti per chi lo fa di mestiere vedere un atleta nell’atto di fare una risalita dovrebbe essere esclusivamente materia di analisi, studio e approfondimento e non certo momento di commozione, emozione, eccitazione e aggiungerei turbamento! E’ come se un chirurgo dopo aver operato un paziente lo ritrovasse in piedi a saltellare e a correre con più impeto di prima. Possiamo dire che gli farebbe piacere, ma certo non potrebbe mettersi a ballare e a cantare ogni volta che succede tutto ciò, visto che dovrebbe abbandonare la professione medica per dedicarsi ai pubblici festeggiamenti!
Eppure a me qualche volta succede ancora ammirando una risalita magistrale o scoprendo una foto che mette in luce ed evidenzia la tenerezza umana anche nei grandi campioni.

Una risalita che diventa il fulcro di un sentimento! Una risalita che di per sé poteva sembrare apparentemente una delle mille porte obbligate che si incontrano in una gara di slalom e che mai e poi mai avrei pensato in grado di regalarmi tanta emozione. O meglio non avrei mai pensato che potesse diventare il mezzo per farmi impazzire di gioia atletica. La bellezza non sta nell’averla attuata in prima manche, ma il coronamento dell’oblio e della luce eterna sta nel coraggio di averla riproposta anche in seconda con le dovute correzioni percepite e capite nella prima discesa. Questo è coraggio ed intelligenza allo stato puro! Certo forse non dovrei dirlo io, visti i legami tra il sottoscritto e il soggetto in questione, ma se le cose le senti perché reprimerle sotto falso pudore?
La mia memoria storica è impazzita nel collegare tutto ciò a fatti già avvenuti e visti nel passato che sono stati collegati a pensieri, gioie ed emozioni per mille volte e mille volte ancora. Come si fa a non ricordare Richard Fox nel 1987 alla porta 11 ai mondiali di Bourg St. Maurice, quando, per due volte, si ostinò ad affrontare quella porta, giusto su un buco enorme, in modo diretto e non in retro come il resto del mondo fece. E non dimentico mai il debordè in prima e seconda manche di Jon Lugbill a Tacen in Coppa Europa (l’attuale Coppa del Mondo). Il campione a stelle e strisce attraversò due volte l’enorme voragine che una volta tagliava in due il canale sloveno. Il resto degli umani, per fare prima la risalita a destra e poi a sinistra, optava per un traghetto coast to coast passando sull’acqua bianca che formava il buco. Lui, superman, si cacciò dentro senza timore di Dio, rispuntò, tutte e due le volte, giusto in bocca alla risalita di sinistra divorandosela in un solo boccone... che fenomeno! Pochi giorni fa su facebook, in occasione di uno scambio di corrispondenza, mi sono sentito di scrivergli: “Ehi Jon You’re still the best C1 that God gave us”. Poi c’è quel principio di levitazione di Martikan ad Atene ai Giochi Olimpici quando praticamente in debordè sollevò la canoa dall’acqua e la spostò parallela alla corrente per oltre dieci centimetri imbucando alla perfezione un pettine di discese. Magico fu anche Super Cali a Praga quando in Coppa riuscì ad entrare ed uscire da una risalita evitando prima il 50, poi il tocco ed infine una possibile perdita di tempo. Usò la pala sinistra in acqua per avanzare, fermare, piantare, ruotare, pennellare la palina interna, uscire... tutto ciò senza mai muoverla dall’acqua, ma utilizzandola per far sì che fianchi, gambe e spalle potessero trovare un loro punto preciso d’appoggio.

Oggi in occasione della seconda serie di gare per il PSW, l’”oggetto passivo” era posizionato in una delle prime morte del canale di Penrith sul lato sinistro, forse a meno di un metro dal muro olimpico in cui corre il tracciato e poteva essere affrontata in modo tradizionale. L’idea poteva essere quella di allargarla in entrata per presentarsi davanti alla stessa con un certo margine di anticipo, tanto più che la porta successiva era una discesa sul lato opposto e cioè a destra. La scelta di una linea retta verso l’obiettivo si è dimostrata la più efficace tanto più che il piccolo spostamento di apertura verso destra è stato fatto non dall’atleta, ma da un ricciolo che ha sollevato la canoa e l’ha spostata di quel tanto che è bastato per mantenere la velocità e per avere lo spazio di entrata sulla porta. L’abilità del pilota è stata quella di permettere al suo mezzo di sfruttare appieno il riccioletto senza opporvi resistenza, ma lasciando i fianchi liberi di assecondare la potenza dell’acqua. Arrivare davanti alla porta con molta velocità a volte si può dimostrare molto pericoloso, ma nello stesso tempo si può sfruttare l’energia cinetica per eseguire tutte le manovre successive. A questo punto, con la canoa che ha già preso il senso di rotazione, c’è la scelta di togliere il sinistro dall’elemento liquido... molto pericoloso, e cercare l’appoggio sul destro. Già! ma dov’è questo appoggio? E’ lì...sul cemento puro da usare per una spinta mega galattica, per un impulso che potrebbe mandarti in orbita e farti ruotare per il resto della vita attorno alla terra per guardare da lassù il mondo che gira. La difficoltà in questi casi è quella di sfruttare al massimo il gesto. Come? Semplice: lasciando libera la canoa di utilizzare questa energia esplosiva. Non è facile, credetemi sulla parola se un minimo vi fidate di un vecchio lupo di fiume con i paletti dello slalom!
Il resto del tracciato è sulla falsa riga di quell’opera d’arte allo stato puro. Ma arriviamo alla seconda discesa. L’interrogativo è: ripeterà quanto fatto in prima manche alla porta numero due? I bookmakers lo davano 100 a 1, coscienti del fatto che Paganini non si ripete mai! Bene la scenografia non muta, il piccolo pagaiatore gialloblù in terra australe, non cambia approccio, non cambia direzione e si presenta davanti all’oggetto passivo, ma necessario, con la pala sinistra in acqua: si ripete la sequenza mutuata dalla prima con la giusta correzione in fase di uscita che gli permetterà di entrare nella discesa successiva senza incorrere nella penalità come successe nella prima discesa.
Altro non serve aggiungere se non il fatto che il buon Dio esiste e ogni tanto ci fa vedere le sue opere, le sue grazie i suoi segnali semplicemente divini. Poi internet fa il resto rendendo pubblica e accessibile a tutti la sua osservazione -


Non vi ho parlato dell’immagine che mi ha commosso, lo farò prossimamente... inizia Beautiful e Stefany potrebbe commettere un omicidio e io diventerei praticamente un testimone oculare, quindi perdonate ma vi devo lasciare.

Occhio all’onda!

http://www.youtube.com/watch?v=68bpSGovaXs&feature=share

Tre giovani monaci


Ho passato un bel pomeriggio con tre giovani C1 a Valstagna a dipingere magici quadri tra porte, onde e riccioli. Pennellate di colore su un Brenta che si sta gonfiando per le tanto attese piogge primaverili. Spettacolare ammirare la freschezza di gesti che stanno esplodendo dal loro DNA. Guardandoli mi convinco sempre di più che questa specialità esce dal primordiale modo di muoversi sull’acqua: un gesto naturale bello per la sua semplicità e per completezza espressiva. Guardandoli all’opera ripenso alle parole scritte in un post dal mitico Maurizio Bernasconi : ”... Il ciunista sta invece col dorso eretto come un cavaliere, come un uomo. E' inginocchiato come uno che medita Zen o che parla da pari a pari con Dio. In più: Ci=l'energia, almeno per i cinesi” Paolo, Mandi e Raffy sono i nostri tre giovani monaci che inginocchiati diventano l’espressione di Dio sull’acqua, trasmettendoci energia, forza pulita e speranze per il futuro. Ma questo sabato di fine aprile ci riservava diversi appuntamenti agonistici tra i paletti e non solo. Infatti dall’Australia di scena le gare per i Penrith Wildwater Series 2, a Ivrea selezione per la squadra italiana e a la Seu d’Urgell le gare per la Copa Pirineus selezioni per la squadra spagnola. In tutte e tre le manifestazioni diversi elementi interessanti del panorama internazionale e che sicuramente troveremo protagonisti in questa stagione agonistica che ha come obiettivo principale qualificare le barche per i Giochi Olimpici di Londra del prossimo anno. Ho provato a fare un giochino nel tentativo di cercare di avvicinare le tre manifestazioni tra loro. Come? Semplice ho preso il primo k1 men come riferimento e ho fatto le percentuali di distacco con il miglior tempo della prima donna, mentre non l’ho fatto con le altre specialità perché dall’altra parte del mondo (per C2 e C1) i riferimenti sono piuttosto scarni. In Australia la percentuale di distacco è stata dell‘8,71%, in Italia del 27,15% e in Spagna del 9,50%. Cosa può significare tutto ciò? Semplice che le donne in Australia e in Spagna sono andate veramente forte e che per assurdo messe a confronto sarebbe stata una bella sfida, che comunque a distanza c’è stata! Dai canguri la giovane Jessica Fox, fa registra il miglior tempo, ma una penalità l’ha rilegata in seconda posizione dietro a Sarah Grant nella gara vinta nel Kayak maschile da Zeno Ivaldi, bronzo ai mondiali Junior 2010. In Spagna la brava Maialen Chourraout ha dominato la scena vincendo alla grande, lasciando a oltre 5 secondi Violetta Oblinger. Qui il miglior K1 è stato la medaglia di bronzo dei mondiali di Tacen dello scorso anno Jure Meglic. In Italia, nella gara vinta dal campione mondiale junior 2010 Giovanni De Gennaro, Angela Prendin è andata ben oltre al 25% previsto dalle selezioni e il titolista del sito federale si prende un abbaglio visto che che la bella bionda veneta purtroppo non centra il “primo round alle selezioni di Ivrea”. Domenica ancora gare. Dall’Australia già i risultati. Percorso con 12 porte di cui 4 in risalita, domani magari tiriamo le somme del lungo week-end fra i paletti dello slalom. Occhio all’onda!