La vita che cambia, ma si rafforzano le amicizie



... prosegue dalla punta precedente

Eravamo rimasti alla fame nel mondo... e tanto perché la carne non va mai divorata da sola il buon Tonno ci illustra o meglio illustra al ligure Gio, ricordate, marito della Cri e futuro padre di due gemelli o forse tre, la differenza tra il Soave di Coffele e il Soave di Marcato. Ne decanta le qualità come se si parlasse di una bella donna. Per la verità il buon Gio a quel punto dava già segni evidenti di cedimento fisico e pretendere da lui un ulteriore sforzo di attenzione e di apprendimento mi è sembrato piuttosto disumano e selvaggio. Io, viceversa, se pur provato per la grande quantità di leccornie ingerite fino a quel momento, godo sempre della sapienza di Albertone che ha la capacità di farmi capire concetti molto semplici attraverso un meccanismo perverso di racconti fatti di gestualità, espressioni del viso e aggettivi sempre puntuali e particolari. Tutto ciò porta a complicare in modo esponenziale il concetto che di per sé è semplice e lineare, ma che dopo il suo racconto, diventa complesso, arzigogolato, assumendo però un interesse specifico dal punto di vista linguistico, dialettico ed oratorio. Tonno è così e così dobbiamo tenercelo! Per la verità invidio non poco la sua capacità di trasmettere passione e conoscenza infinita su molti argomenti. La sua capacità di innamorarsi, spesso e volentieri di tutto ciò che lo circonda con l’innocenza di un bimbo e con la freschezza di rugiada, lo rende un tipo piuttosto particolare, speciale, unico. Con lui ho condiviso anni magici al giornale “La Cronaca” prima e al Canoa Club Verona poi. Al giornale mi ha insegnato l’arte del giornalista che lui possiede con grande maestria e saggezza mentre in corte dogana mi ha dato l’energia per intraprendere la strada che tutt’oggi sto percorrendo. Assieme abbiamo fatto fare un grande salto di qualità al sodalizio gialloblù e lo scrivo senza falsa modestia. Poi ci siamo allontanati. Tonno in quel di Vicenza io sulle strade del mondo. Non ho condiviso alcune sue scelte che mi hanno fatto stare molto male. La vita cambia spesso e volentieri e fuggire dalle proprie responsabilità ed ideali sembra quasi una prassi comune. Si sa però che l’amicizia, come l’amore, passa sopra ad ogni cosa per trionfare su tutto e tutti e per capire anche certi comportamenti che potrebbero sembrare assurdi.
Il Tonno si veste anche in modo particolare… e per un quarantenne sembra effettivamente strano: Jeans strappato, t-shirt che fa tendenza, occhiale trandy, insomma un eterno ragazzino che sembra chiedersi che cosa farà da grande... noi invece ce lo chiediamo in continuazione, ma non lo diamo a vedere!
Tonno ha un figlia che ho visto nascere e che per diversi anni, in tenera età, ha passato le vacanze al mare con i miei due maschietti e con le rispettive mamme. Quando l’ho rivista mi sono presentato visto che stentavo a riconoscerla... pazzesco: ti giri un attimo, fai un paio di olimpiadi e poi non riconosci più i figli dei tuoi amici, ma in che mondo viviamo? Perché è tutto così veloce e sfuggevole?
Cecilia, così chiama la figlia di Tonno, è una ragazzina splendida che sembra avere già idee chiare e precise. Ovviamente non vi svelo nulla visto che certi segreti se raccontati non si possono più chiamare tali, ma di un altro ex segreto posso tranquillamente esprimermi perché come dice l’avvocato di famiglia, il Teo, si potrebbero già vantare gli alimenti dopo tali dichiarazioni!
Bene il Tonno è innamorato e noi tutti siamo estremamente contenti. Tranquilli ora vi racconterò…forse….ma sicuramente non ora!

... continua

Pasquetta...da Tonno


Ci sono momenti, sguardi, persone, musica, parole che ti fanno stare bene e che ti regalano tanta energia e forza. Momenti che sai che ti accompagneranno a lungo, momenti belli per la loro semplicità e spontaneità. E’ stato così a pasquetta complice anche il buon cibo e il buonissimo vino. Elementi che forse avevo dimenticato di menzionare poco sopra e che a volte fissano l’attimo! L’aspetto più interessante ed intrigante è dato dal fatto che scopri, negli amici dei tuoi amici, degli altri amici e soprattutto capisci perché sono amici! Beh forse un po’ complicato il ragionamento, ma logico nella sua semplicità. E allora c’è Francone, un pezzo d’uomo con la mani da fata e che tra frittturine, cozze e vongole sembra proprio a casa sua. Si muove tra i fornelli come un airone e solo dopo diverse ore di intenso lavoro ha avuto bisogno di distendersi sul divano per, dice lui, far addormentare la bimba...Il momentaneo letargo si è dimostrato assai redditizio perché al risveglio il gigante e delicato Franco riparte alla grande con... cozze, gamberetti, scampi, olietto, pomodorini e acciughette. Il Teo era una vita che non lo vedevo così come la Cri. Teo è in perfetta forma grazie al parto gemellare anche, se sotto l’occhiale scuro, nasconde, forse, occhiaie da sonno arretrato. La dolce Cate è ancora più tenera con Sofia e Serena o Sara? anche se per la verità l’abbiamo vista poco durante il giorno intenta a camminare, addormentare, cucinare, allattare e consolare le due pargolette. Che strano il destino visto che anche la Cri è in dolce attesa di gemelle o gemelli che nasceranno tra non molto e allora mi sa che Gio, il marito della Cri, lo vedremo anche lui con gli occhialoni scuri, scuri!
La scusa vera e propria della grande abbuffata era il compleanno del Mamo che fatalità coincideva con la pasquetta. Il Mamo è un tipo forte e certo non gli dai le 46 primavere che si porta sul groppone, forse grazie alla gambetta perfettamente depilata per qualche fuga sulla bicicletta tra una fotocopiatrice e un fax venduto. La memoria mi gioca brutti scherzi, ma credo che Tonno con… -ah non vi ho ancora parlato di Tonno in effetti eravamo a casa sua, - Mamo e Teo fossero compagni di liceo e a sentir loro devono averne combinate parecchie assieme. Tipo quella volta che il Teo si è ingurgitato un bicchiere intero di whisky per scommessa e subito dopo è svenuto. Fu salvato per miracolo grazie ad una vomita colossale. Per capire bene il contesto però è meglio a questo punto raccontarvi del menù che in certi casi, e questo è uno di quelli, ha la sua importanza. Dopo “antipiastini” di gamberoni alla griglia, gamberoni in umido con pomodorini, chili e chili di vongole e cozze e spiedini di seppie e calamari, il tutto bagnato da uno sprizzato di cmpari e vino bianco si passa al paiellone con scampi enormi e molto gustosi. Il tutto innaffiato da ottimi prosecchi della Valdobiadene (sarà contento il mio amico Livio) Bisol in formato magnum per guadagnare tempo sui tempi di apertura delle bottiglie. L’impresa di mantenere fresco il buon vino con le bollicine è completamente inutile: il contenuto finisce prima che la bottiglia possa riprendere posto nella bella e argentea ghiacciaia! Apprezzato parecchio anche il Durello Marcato. Per fortuna che Tonno, conoscendo gli amici, di magnun ne ha acquistati parecchi. Ovviamente dopo la paella cucinata utilizzando il brodino delle vongole e cozze prima spolverate, i dolci! Il pasto non è completo senza caffè, ammazza caffè e... il liquorino al mirto che ha la funzione di far digerire anche i sassi. Bene si può pensare che il convivio sia giunto alla sua naturale conclusione, tanti saluti, ringraziamenti e appuntamento alla prossima grande occasione! E invece no. Quattro passi attorno al magico giardino di Angelo, papà del Tonno, uno sguardo con ammirazione ai fiori della Luciana, mamma di Tonno, quattro tiri al pallone, per i più coraggiosi, quattro passi invece di tango con la nuova coppia di tangheri Mara e Andrea e... si riprende il giro con delle magiche bruschette. Questo naturale e semplice alimento ha la capacità di stimolare le papille gustative. Le papille gustative sono strutture neuroepiteliali situate sulla superficie superiore della lingua e hanno la funzione fondamentale di farti percepire i cibi e i sapori ingurgitati. Ciò avviene soltanto nel momento in cui le sostanze che compongono gli alimenti si trovano in soluzione acquosa nella saliva e possono perciò facilmente raggiungere le papille: questa è la motivazione per la quale sentiamo maggiormente il sapore di ciò che "si scioglie in bocca". Si lo so, quest’ultima parte l’ho copiata da Wikipedia, ma era per farvi capire scientificamente l’inghippo che ora vado a raccontarvi. Bene dopo le bruschette, che hanno riaperto gli “stomachini” degli amici, e visto che le braci erano pronte sembrava giusto metterci sopra due costine, braciole, bistecche, salsicce, wurstell e quanto altro si possa immaginare che possa essere divorato da una quindicina di persone, all’apparenza abbastanza normali, e che sembravano non mangiare da una settimana. Alla faccia della fame nel mondo!

occhio all'onda!
...continua

Barrios Ca' di David



“hasta las candelas non ardan"

Sposti un divano, metti il tavolo vicino alla finestra, accendi lo stereo, metti la musica giusta e d’incanto anche una sala da pranzo si trasforma in una sala da ballo, e la cena non è più un semplice convivio, ma è la Milonga del mercoledì al barrios di Ca’ di David a casa di Gigi e Franca. Questi sono i misteri della vita o meglio del tango! Che gente spettacolare piena di energia che zampetta sul marmo e in scarpetta da ginnastica, accenna passi nei tre metri quadrati, gode di una cadenza greca o di un tango nuevo. Balla il vals in armonia e quel che più conta con il sorriso e con la mente libera che sogna e che esplora nuovi confini. Tutto il resto non esiste. Il gruppo, che fino a pochi minuti prima aveva apprezzato non poco il risottino ai funghi e il brasato della bella e brava Franca, sposta l’attenzione dalla forchetta allo schermo 13 pollici MacBook e si concentra per ammirare i miti del ballo. I più raffinati e avvezzi fra noi si emozionano non poco a guardare questi artisti ed io mi emoziono nel guardare loro e godo di questo sublime momento. I miei amici conoscono ogni dettaglio, conoscono vita, morte e miracoli di personaggi come Pablo Veron, che tiene i piedi di Dio, Gustavo Naveira, Mariano Chicho Frumboli, the new generation. Colgono la gestualità di un passo, ammirano entusiasti il collo del piede di Juana Sepulveda, il gioco di gambe del ballerino, la postura del ballo anni ’40, l’interpretazione musicale del bandoneo’n . Che miti... i miei amici! Poi i nostri maestri, al secolo Gra-Gra, questi personaggi televisivi e teatrali li hanno conosciuti davvero, attraverso diversi stage a cui hanno partecipato. E noi, plebe tanghera, incantati ad ascoltare ed a implorare conoscenza, ci immergiamo in racconti e aneddoti su questi eroi del tango. Veron è un po’ stronzetto, dice “la” Gra, ma se invitato a togliersi la maschera che inevitabilmente indossa, diventa un piacevole compagno di tavola con barzellette e racconti, sottolinea “il” Gra. Guastavo che passa con estrema facilità da un genere all’altro è capace di mettersi in gioco e di offrire performance mozza fiato anche senza musica, ballando e scherzando con la sua compagna-ballerina. Mi sembra di aver capito che “il” Gra è artisticamente innamorato di Gustavo, ma “la” Gra non è gelosa perché si parla di arte e ballo. Il cuore di Gra batte per la Gra e per nessun’altra.
E pensare che eravamo andati per una cena tra amici in estrema tranquillità e rilassatezza, tutto si sarebbe potuto pensare, ma non certo di aver pure il tempo e la voglia di ballare. Mah! forse questa riflessione è arrivata senza pensarci troppo perché in effetti era impossibile ed impensabile riuscire a tenere fermi personaggi che nel sangue non hanno più eritrociti e leucociti, ma note della “Comparsita” e nelle notti sognano di girare gli spartiti ad Astor Piazzola. Gli stessi poi, camminando per strada, tengono le punte aperte e partono sempre da una “salida basica” fino al primo palo della luce che usano per esercitarsi in un abbellimento prima di riprende la sequenza di otto passi. Procedono “mirando” e trovando la pulzella giusta con un “cabeceo” la trascinano nel vortice del ballo. Lì per lì la poveretta non capisce, ma presa nel suo ruolo li ag- “gancia” e “apilada” vola verso nuovi confini “hasta las candelas non ardan tra bolei, ronda y volcades”


occhio all’onda!


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foto in alto di Sonia Veronese e in basso di Luigino Bertoli

Una storia da rifare


Cos’è la guerra? Come mai, cosa comporta, cosa si vuole,cosa succede? Domande prive di senso, questa possono pensare, ma veramente riuscireste a spiegare? Solo una cosa serve per poter parlare: tutto! Non si può spiegare senza aver vissuto, gente pazza, che non sa cos’è il pudore, una città ormai distrutta dal dolore. L’unica cosa che riescono ancora a sentire nasce da un eccessiva volontà di potere. Un eroe della guerra, tu digli questo e loro sono felici. Una cosa che una volta iniziata non si riesce più a fermare, l’appetito, la sete di voler continuare. Il pudore ormai sparito in pensieri che non riescono più a spiegarsi. Dubbi amletici ora non più posti, un istinto privo di contesti. L’energia che si scatena in un contrasto di voce che colpiscono un pilastro di emozioni ormai nascoste. Parole atroci avvolte dalla notte.

"Ci si sente soli dalla parte del bersaglio e diventa un attestato quando poi uno sbaglio".

Per questo voglio ricominciare, ripetiamo tutto, una storia da rifare. La guerra esiste che ti piaccia o no, con questo chiudo, adios!

di Raffaello Ivaldi


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foto di Arnaldo Baschirotto

TEST K1 NELO 2011


video

La felicità è dentro di noi


... mi sento felice!


... continua

... prosegue


“Il cielo d'Irlanda è un oceano di nuvole e luce
il cielo d'Irlanda è un tappeto che corre veloce
il cielo d'Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù
ti annega di verde e ti copre di blu
ti copre di verde e ti annega di blu
...”


La felicità è dentro ognuno di noi, devi solo trovarla ed esteriorizzarla e non aver paura di farlo. La felicità è uno stato d’animo che può condizionare all’inverosimile il tuo essere e il tuo vivere. Il segreto forse sta nella consapevolezza che tu stesso puoi essere l’artefice principale della tua felicità che deriva dal saper cogliere nelle piccole cose l’aspetto più semplice e godere di esse. La felicità, perché sia pura e rinnovabile, la scopri nelle persone che ti circondano. Se poi tra di loro ci sono anche i tuoi grandi amori il gioco è fatto! E allora come non posso non godere di un momento, che per me resterà eterno, condiviso con Amur e Raffy al ritorno da una cena tanto sospirata e attesa? Quell’ascoltare attentamente ogni parola e suono di una canzone ricca di poesia ed immagini, muovendoci su vie che conosco da sempre e che mi guidano alla cieca sul cammino di casa. Quel riascoltarla a motore spento e ad auto parcheggiata sotto casa per metabolizzare assieme significato e suoni. Quella canzone che magari avevamo già ascoltato diverse volte, ma che in tre prende ancora più forza e sapore. Come più forza e più sapore avevano preso i deliziosi manicaretti di pesce crudo di pochi minuti prima solo per il fatto di averli condivisi ed apprezzati assieme. Solo per aver ammirato il mio C1 preferito che si gustava ogni boccone merita vivere. E poi, da oltre oceano, ci sono quelle parole scritte che mi fanno riflettere, pensare, amare e che testimoniano la forza della nostra unione anche a migliaia di chilometri di distanza. La forza della parola scritta che entra in te e non ti lascia più. La forza e la voglia di esprimere apertamente sentimenti e, perché no, anche debolezze... “mi manchi molto”.
La mia famiglia, che dal due marzo, vive tre fusi diversi e che confonde il giorno con la notte, la notte con la sera e la stessa può essere però anche mattina. Alba, tramonto, luce, buio, pranzo, colazione, cena e sonno, risveglio, lavoro, riposo... contemporaneamente e piacevolmente unici!
Un ritorno a casa che non è un ritorno a casa perché non si può tornare se non si parte mai, perché quando porti tutto nel tuo cuore è come essere sempre presenti. Viaggiare, lavorare, muoversi, agire non da solo, ma con la forza l’energia di tutto e di tutti. Non mi spaventa partire perché comunque vivremo sempre e ovunque con le persone che ci amano. Vivremo comunque in tutto ciò in cui noi crediamo. Partire o morire non c’è molta differenza ... lo vivo sempre così con mio padre e sarà così anche per tutti noi.

Occhio all'onda!

Quattro splendide vite

Le emozioni però non finiscono qui ...

... continua


... prosegue

perché dopo una vita sono riuscito ad incontrare assieme quattro mitici personaggi che ho visto praticamente nascere e a cui ho cercato, per diverso tempo, di trasmettere la mia passione per la canoa. Una passione che si è radicata nel loro intimo e che, secondo me, caratterizza comunque il loro modo di vivere e di essere. Un ingegnere, un linguista, un meteorologo, un economista. Quattro ormai uomini che hanno l’energia e la forza di mille uragani. Quattro belle menti effervescenti. Quattro ragazzini, per me, sparsi nel mondo con l’economista a dirigere la baracca in quel di Verona. Il Teo, il nostro suddista, visti i natali, in Spagna ha trovato la sua identità mietendo vittime di cuori e regalando agli iberici il sapore di un vero maschio italiano. Occhio vispo e animo sensibile all’inverosimile. Bravo nell’arte culinaria, pizzaiolo raffinato, capace di mantenersi gli studi e soprattutto capace di costruirsi una sua vera e propria identità grazie all’animo gentile, ma tenace, grazie a una forza interiore pulita e fresca. Emigrato in Spagna dopo la laurea nella città padavina per un master e per una specialistica rivolta alla scoperta di energie alternative. Già! il futuro per tutti noi, che solo una politica senza senso sta boicottando e frenando. Caro Teo... vai avanti per la tua strada vedrai che prima o poi anche i nostri politicanti torneranno sui loro passi e l’alternativo trionferà. E sull’alternativo restiamo con il buon Fabio che, dopo la laurea in lingue orientali a Venezia, era partito alla volta della grande affascinante India. Quel paese, che ho prima scoperto attraverso i magnifici racconti di un Pierpaolo Pasolini anni ’60 e poi ho amato grazie a “Shantaram”..il capolavoro letterario di Gregory David Roberts... sono curioso di vedere la realizzazione cinematografica dell’opera che dicono che uscirà a fine anno. Fabio dall’India ha preso i ritmi ed ha fatta sua la saggezza di chi forse ha capito che la vita va scoperta giorno dopo giorno per assaporare un filo di vento, per godere del profumo dei fiori a primavera, di chi magari si emoziona ancora guardandoti negli occhi. Agli antipodi di questa filosofia c’è lo stressato economista, tributarista Giorgio o Giorgetto per gli amici più intimi.

Mi ricordo un pomeriggio di molti, molti anni fa, forse dieci, quando riunii questi ragazzi nella palestra del mitico Canoa Club Verona. Avevo un discorso serio da fare a loro. Dopo averli seguiti in canoa, ma non solo, per un quinquennio eravamo arrivati ad un bivio e dovevamo prendere una decisione importante per il loro futuro. Cercai di spiegare che cosa c’è dietro ad un grande impegno agonistico. Cercai di metterli a conoscenza che i sorrisi e le gioie che si possono godere dall’alto di un podio olimpico sono probabilmente unici ed impagabili, ma che, viceversa, nascondono tante insidie ed un immenso lavoro. Non che nella vita senza sport sia poi così tanto diverso, forse è molto peggio visto che difficilmente qualcuno riconoscerà il tuo valore e certo non riceverai tanto facilmente l’onore del podio! In quell’occasione cercai di far loro capire che se mi volevano come allenatore ero pronto a tutto, ma doveva essere così anche per loro, avrei preteso il massimo senza risparmio di energie. Le mezze vie non le ho mai perseguite.
Parlai con il cuore in mano, sapendo che forse alcuni di loro impegnandosi a fondo, ma veramente a fondo, avrebbero potuto fare una bella carriera sportiva, ma sapevo anche che la cosa non era assolutamente facile nell’ottica di portare avanti l’impegno universitario. Sapevo di avere davanti a me ragazzi d’oro, e cioè ragazzi che avrebbero potuto fare qualsiasi tipo di scelta e portarla a termine, ma nello stesso tempo volevo che decidessero loro in prima persona del loro futuro. Bravi, preparati, con delle famiglie alle loro spalle molto presenti, ma nello stesso tempo molto rispettose delle loro scelte e decisioni.
Mi resi perfettamente conto, nello stesso momento in cui le pronunciavo, che le mie parole erano pesanti come macigni, erano pietre che avrebbero potuto ammazzare un elefante. Non risparmiavo nulla e, ricordo, di aver affondato il fioretto più di una volta su aspetti come impegno, lavoro, sofferenza, devozione. Con Luca, il futuro meteorologo, non ebbi pietà. Lo esclusi dalla possibilità di diventare un buon slalomista e gli dissi che se avesse voluto avrebbe potuto tentare la strada della canoa discesa e per questo magari cercare appoggio al Canoa Club Pescantina. Con lui non mi sbagliai di molto e oggi qualche soddisfazione in discesa se l’è tolta. Più o meno dissi la stessa cosa a Teo. Avrei puntato in slalom su Fabio e Giorgio.
Non passò molto tempo da quel nostro incontro in palestra e ognuno di loro, poco dopo, prese la sua strada che fisicamente ci portò lontano, ma che spiritualmente ed emotivamente ci tiene ancora molto uniti. Per la verità, l’altro giorno rincontrandoci, mi sono reso conto che io viceversa sono ancora chiuso dentro quelle quattro mura di una vecchia palestra in corte Dogana, 6. Molte volte riaprendo gli occhi rimango in attesa di una loro risposta; molte volte mi sono chiesto se quelle mie parole sono state usate e capite bene; molte volte ho cercato di fermare il tempo convincendomi che nulla e nessuno è cambiato. Forse tutto è frutto della nostra immaginazione, forse il cielo è la terra e la terra è il cielo, forse abbiamo già vissuto ieri quello che vivremo domani. Deve essere proprio così perché altrimenti non si spiega perché il mio cuore ogni volta che incontra quel momento batte più forte. Il mio viso sorride, respiro a pieni polmoni e ... mi sento felice!


... continua

Emozioni


Arrivi a casa dopo diverso tempo e ti fa piacere condividere le mille e più emozioni che magari hai cercato già di raccontare con parole scritte e qualche foto. Il tempo corre e non riesci ad immagazzinare tutto quello che vorresti avere sempre con te, attorno a te, per te. Quanta bella gente che mi ha accolto e quanta energia che mi hanno trasmesso. Capisci e scopri di condividere passioni e gioie con tante persone che, nonostante prese dalla loro quotidianità, hanno sempre un posticino per me nel loro cuore, nel loro animo, riservandomi una luce speciale nei loro occhi. Mi piacerebbe consumare questa tastiera per raccontare di ognuno di loro, perché sono persone forti, interessanti, che hanno tante storie vissute e tanto da raccontare. Mi piacerebbe trasmettervi l’emozione che ho provato abbracciando il mio maestro di tango e gli occhi lucidi della sua bionda preferita. Con Graziano ci siamo sentiti via Skype e ci siamo scritti su temi diversi. Tutti e due alla ricerca della gestualità del corpo. Lui con il suo tango, io con il mio slalom. Lui con i suoi allievi di scuola e io con i miei atleti delle squadre. Uno scambio continuo e molto interessante. Le nostre idee, opinioni, metodi di lavoro che passano attraverso la nostra esperienza e che reciprocamente vengono confrontate. E’ bello e utile scoprire che le nostre osservazioni in campi diversi alla fine ci avvicinano molto. La nostra idea di passare attraverso la scoperta del gesto e non la semplice esecuzione meccanica dello stesso ci mette sempre in discussione.
Come faccio a raccontarvi e a spiegarvi che cosa si prova quando una bella ed interessante donna entra in mezzo a tanta gente ed inizia a cinguettare il tuo nome con un vassoio di paste in mano acquistate in tuo onore? Converrete con me che non è facile tanto più che per un bel po’ oltre a brillare come una stella polare saltava contenta come una bimba al luna park quando vede lo zucchero filato. Grazie bellissima Sonia!
Con Gigi, in questo mio lungo peregrinare per il mondo, qualche volta mi sono sentito sfruttando il fatto che il buon tanghero si è lanciato nel mondo internauta giusto poco prima che partissi. Una buona occasione quindi per esercitarsi con il sottoscritto dall’estero e per mantenere forte la nostra amicizia. Mitico Gigi e dolce Franca che mi hanno riservato sempre tante gentilezze e amore.
Spettacolare poi ballare con persone e maestri che ti avvolgono, che ti coinvolgono, che ti fanno sentire bene e che... parlano la tua lingua!


Le emozioni però non finiscono qui ...

continua