ULTIMO ALLENAMENTO DELL'ANNO... CI PORTEREMO QUESTA IMMAGINE CON NOI

RIFLESSIONI TECNICHE

Slalom trasporto di emozioni


Oggi ho raccontato una bella storiella ai miei giovani atleti irlandesi. Il tentativo era quello di spiegare loro e renderli partecipi sul fatto che l’andare in canoa e fare slalom è questione di feeling con l’acqua, con il mezzo, con il proprio corpo e con la mente: tutto il resto sono piccoli dettagli che partecipano ad un progetto comune. Ho portato l’esempio del tango, un ballo che nasce nelle strade di Buenos-Aires quale momento di sfogo di tensioni e malessere sociale. In questa espressione corporea ci sono due soggetti e la musica. La donna segue gli inviti e le evoluzioni dell’uomo, la bandoleira e gli altri strumenti musicali guidano ed ispirano l’espressività maschile. Bene, fino qui nulla di nuovo, ma il tutto, secondo me, può essere traslato nello slalom. La donna è il canoista, l’uomo è la canoa e la corrente detta tempo e ritma i movimenti. La canoa segue la corrente e il palista (per dirla alla spagnola che rende molto bene) non deve fare altro che assecondare il tutto. Detta così è facile, ma la difficoltà e la finezza di tutto ciò dove sono? In sostanza l’inghippo si trova dentro di noi nascosto dalla forza muscolare e dalla testa che pensa di mediare tutto con la logica e con l’azione. Molte volte alcune problematiche si potrebbero risolvere semplicemente con l’attesa lasciando il nostro copro libero di agire per seguire quello che la corrente e la canoa hanno in serbo per noi. Certo è che bisogna essere lesti e pronti per cogliere ogni dettaglio, ogni segnale che ci arriva in frazioni di secondo. Come fredda deve essere la nostra mente ad accettare questa tipologia di soluzione! Una mente capace di fermare l’istinto brutale che ci vuole tutto muscoli e niente cervello. L’obiettivo allora dovrebbe essere quello di avere come riferimento non quello che stiamo facendo, che già è accaduto, ma quello che andremo a fare da lì ad un attimo. Vivere e lasciar vivere al presente la nostra canoa con il cervello rivolto al futuro immediato, solo così la velocità e la scorrevolezza ne trarranno beneficio. Se il concetto è chiaro ora ci dobbiamo concentrare su come trasmetterlo e farlo percepire ai nostri compagni di lavoro, alla nostra argilla da modellare in relazione però alla specificità ed individualità della stessa; tradotto ciò starebbe a significare che l’allenatore dovrebbe, per ogni atleta, trovare la chiave giusta per aprire la porta di questo semplice, ma efficace meccanismo.
Dobbiamo proporre percorsi che esaltino questo concetto come ad esempio combinazioni di risalite e discese che permettano uscite veloci verso valle. L’idea deve essere quella di prediligere un’entrata nella porta con più respiro per avere un’uscita che tenga punta e coda sulla stessa direzione verso la porta successiva. Mi sono trovato ad urlare spesso ai miei atleti:”keep the view to the next gate”, specialmente nella fase di uscita dalle risalite. Sarà anche per questo che ora la voce è sparita e la gola mi brucia un pochino... rimedierò con la propoli acquista a buon prezzo in Slovenia quest’anno durante i mondiali. Forse l’unico prodotto ancora conveniente in questo paese.

Tra i paletti dello slalom si può guidare la propria canoa in due modi: con le braccia o con il peso del corpo coadiuvato dal lavoro delle gambe. Tanto per tornare al tango diremo che è come portare una donna a delle figure con la forza delle braccia oppure con i cambi di peso. Inutile dire che il secondo sistema è decisamente più efficace ed armonioso. In canoa, se si usano il peso a dovere e la spinta delle gambe si possono tenere linee più dirette e risparmiare energie preziose da utilizzare nel momento opportuno. Così facendo il movimento si avvicina alla danza per grazia ed armonia.
Certo non tutto è frutto dell’improvvisazione o dell’estro, qualità queste che si affinano solo con molte ore di canoa tra i pali. E’ già da tempo che non conto le ore passate in acqua dai miei atleti, ma annoto con doviziosa pignoleria il numero di porte fatte per ogni sessione di allenamento e per ogni sessione cerco di conoscere le penalità fatte e come sono state fatte le varie combinazioni, ma di questo vi parlerò prossimamente... ora devo guardare il video con i miei atleti.

Occhio all’onda!

Monte Baldo una stagione invernale con tante opportunità

Bilanceri liberi o macchine?


L’altra sera uscendo dalla palestra mi sono fermato a parlare con il mio amico Bruno Toninel. Ora, per chi non lo conoscesse, diciamo solo che l’insigne professore per molti anni ha diretto la squadra italiana olimpica nel sollevamento pesi e ora si occupa dell’attività giovanile nazionale. Con lui si ragionava su come l’allenamento con i sovraccarichi sia ritornato al passato dopo un grandissimo boom delle macchine.
In effetti il lavoro con i pesi liberi è certamente più redditizio per chi utilizza questa tipologia di allenamento al fine di migliorare la prestazione nel suo sport specifico. Le macchine ti aiutano a sviluppare quel muscolo specifico, ma diventano limitanti nel momento in cui si ricercano nell’allenamento adattamenti diversi.
Mi portava l’esperienza dei sollevatori russi che, come si sa, sono sempre stati all’avanguardia per metodologie di allenamento. Infatti anche i potenti atleti dell’est hanno eliminato completamente l’uso delle macchine e, quando possibile, anche dei bilancieri guidati. Tutto ciò ha un logica semplicissima legata alla specificità del gesto atletico. La macchina ha l’inconveniente di far lavorare il muscolo in una sola direzione e non permette disequilibri. In realtà qualsiasi sport lavora proprio sul principio opposto esaltando i meccanismi motori che ti permettono di regolare e sfruttare per l’appunto il disequilibrio.
Ottime, tuttavia, le macchine per lo sviluppo della forza di un determinato distretto muscolare o in fase riabilitativa.
I sovraccarichi per l’allenamento dello slalomista sono sempre stati una sorta di integrazione all’allenamento specifico in barca. Un ulteriore aiuto all’incremento della forza e uno stimolo diverso dai gesti usuali proprio dello slalom. L’obiettivo diventa quello di aumentare la capacità di reclutamento delle fibre e di migliorare la coordinazione intra ed intermuscolare. L’aspetto più interessante diventa quello di capire quando e come inserire questo tipo di allenamento nel giovane slalomista. L’approccio deve essere molto graduale negli anni avendo cura di impostare in modo corretto ogni esercizio e ogni movimento.
Il sistema più interessante per avvicinarsi ai sovraccarichi è farlo attraverso lo sport del sollevamento pesi che, da molti anni, ha attuato un protocollo molto interessante in questa direzione. Gli esercizi propedeutici allo “strappo” e allo “slancio” sono il giusto approccio all’allenamento con i sovraccarichi visto che il giovane riesce a percepire il lavoro di tutto il corpo e l’importanza di mantenere le corrette posture, oltre al fatto di potenziare la struttura corporea nel suo complesso attraverso uno sport vero e proprio.

Tutto ovviamente con le dovute cautele e sempre seguito da esperti che utilizzano, ovviamente, l’attrezzatura adatta a questo scopo.

Se poi noi andiamo a curiosare nell’ambito di altri sport ci accorgeremo che lo strappo e lo slancio sono usati in moltissime disciplina al fine di migliorare la forza esplosiva. Nell’ambito specifico dello slalom gli inglesi ne fanno uso da molti anni così come per alcuni atleti transalpini o slovacchi.

L’abilità poi dell’allenatore deve essere anche quella di saper adattare la realtà alle esigenze dell’allenamento. In questo periodo di grande freddo, magari è meglio prediligere lavori a secco con sovraccarichi senza però dimenticarci degli aspetti coordinativi e dinamici.
In acqua si possono usare degli elastici anche per i lavori di resistenza soprattutto se le condizioni del fiume, del mare o del laghetto sotto casa presentano acqua tenera o senza particolarità o difficoltà tecniche. In questo modo offriamo ai giovani atleti la possibilità di concentrarsi al meglio sulla spinta delle gambe e sulla scorrevolezza della canoa con un piccolo freno che permetterà loro di percepire alla perfezione ogni stato di avanzamento.

Ottimo periodo questo, se si può usufruire di una piscina , per perfezionare manovre come l’eskimo. Le alternative in questo caso sono molteplici, dall’apprendimento del gesto senza la pagaia, all’uso di piccole tavolette fino a praticare l’eskimo in condizioni estreme. Ad esempio con acqua nella canoa oppure con qualche compagno che ostacola il gesto stesso, ma che sappia però fare la giusta resistenza onde evitare traumi alle spalle che sono molto sollecitate.

Occhio all’onda!

Tango sentimento che si balla


“Memento audere semper”
Gabrielle D’Annunzio

Le parole, gli occhi che brillano e il sorriso sono capaci di esprimere poesia e affetto. E’ stato bello esserne testimoni, tanto più se ti identifichi in tutto ciò. “Caro Graziano, devo esprimerti tutta la mia gratitudine perché mi hai insegnato e trasmesso la passione del tango. Inizio a divertirmi e a capire che cosa effettivamente si prova”. E’ bello e giusto esprimere le proprie emozioni, tante volte siamo frenati dall’orgoglio, dalla paura di esteriorizzare le nostre debolezze, di essere magari derisi, ma quando l’emozione esce così spontanea ed effervescente è da andarne orgogliosi. Un messaggio poetico e una positività capace di contagiarti. Già! Gianni è un tipo così che non parla solo con le parole, ma parla e si esprime con le mani, con le espressioni del viso, con la mimica di tutto il corpo. La danza argentina lo ha graziato anche in questi semplici movimenti regalandogli ancora più simpatia e dolcezza nei gesti e nelle parole. Ogni dettaglio, per lui, diventa una storia da raccontare e da infiorire con aneddoti, con esperienze vissute o tramandate, con riferimenti ai suoi avi e alle tradizioni più remote. Ma quante ne sa Gianni? Buongustaio, fra non molto assaggeremo il suo risotto ai funghi fatto come lo fanno a “Il Desco”, sembra essere il creatore di una “pearà by yourself” che, se pur non provata, deve essere stata effettivamente ottima. Il motivo della mia affermazione è abbastanza semplice: domenica scorsa in pista in quel di Mantova si è visto un Gianni completamente trasformato che faceva impazzire le donzelle che avevano l’onore di danzare con si tal ballerino. E’ stata forse la pearà, l’unica vera ragione di quella mutazione in così poco tempo che ha suscitato invidie a Gigi e al sottoscritto? umilmente abbiamo richiesto, al nostro Panoramix, di prepararci uno scartoccetto della pozione magica per capire se possa avere effetto anche su personaggi come noi, ma come si sa “non omnia possumus omnes - non tutti possiamo tutto”
Graziano sta al tango come Dante Alighieri alla letteratura italiana. Graziano è il tango, Dante è la letteratura. Il primo tra i due famosi... non balla, ma lievita sulla superficie terrestre portando a spasso la sua musa ispiratrice, Graziella, il suo angelo biondo che lo segue trascinata in una dimensione extraterrena. Lei, particolarmente luminosa, con gli occhi chiusi ed attenta ad ogni minima vibrazione del proprio compagno, riempie gli spazi lasciati liberi. Sfrutta i tempi concessi dal ballerino per abbellire a suo piacimento le sinuose curve di un corpo che mette in risalto i piacevoli effetti della danza. Poi, quando timidamente si permette di spiegare al gentil sesso che cosa la spinge a questo o quel particolare movimento, usa un tono dolce e il suo sguardo cerca sempre l’approvazione del maestro, che a sua volta l’ascolta con rispetto e oserei dire anche con curiosità sospetta!
Tempo, tempo, tempo, 7 - 8 - 1 ... peso, peso, peso ecco i segreti di questo ballo che è capace di trascinarti nel vortice della musica. Questo muoversi ti fa scoprire il piacere del gesto con la consapevolezza che diventerà anche la guida per chi ti sta di fronte che ha grandi aspettative. Alessia... che in realtà è Serena, ma per me è sempre Alessia perché balla e credo che stia anche con Alessio, ha sintetizzato molto bene la scuola del grande Fenzi: “ci sono due possibilità nel tango: farsi guidare dalla forza delle braccia del proprio compagno... (e io so cosa significa), oppure muoversi grazie ai cambi di peso, ecco questa è la via corretta che ti fa partecipe di un progetto, questo è il ballo che ti vuole trasmette Graziano”.
Virgilio, per il nostro amico Dante, è colui che lo guida alla scoperta dei meandri dello sconosciuto alla ricerca dell’Altissimo , reminiscenze scolastiche. Per il nostro maestro la luce arriva da Federico Moreno Rodriguez che con la moglie Catherine Berbessou ha sconvolto ed affascinato in nostri Penelope ed Ulisse. Io ho avuto modo di seguire una lezione con l’argentino trapiantato a Parigi e spero di farlo nel futuro con più assiduità, certo è che il fluido che trasmette è potente. Ho visto una sola volta il buon Graziano tremare ed infuocarsi, sempre con molto stile, quando aveva proposto a noi allievi di partecipare ad uno stage per l’appunto con Federico. Un signore di mezza età, probabilmente grande professionista nella vita, ha fatto la domanda che non doveva fare: “chi è Federico?” Chiedere chi è questo personaggio a chi lo vede come un dio è come chiedere ad un tennista chi è Rafael Nadal o a un canoista chi è Jon Lugbill! Non lo doveva proprio fare perché Federico è Federico il grande Moreno Rodriguez che pone le radici del su tango su quello danzato negli anni ’40 e nella sua inventiva.

Devo aver letto da qualche parte che il tango è un sentimento che si balla! Deve essere proprio così perché altrimenti non si spiegherebbe tanto facilmente la magicità di questo essere diversi, di questo essere uniti nella propria individualità, di essere attratti e complici di una musica che nella sua drammaticità offre la coscienza e la certezza di una vita migliore.


Occhio all’onda!

Pau... non solo canoa per il team azzurro dello Slalom!



BAMBEN 5 : in porta Big Foot al secolo Roberto Colazingari, sulla fascia sinistra a portar su palla Zeno Ivaldi centrocampista Friz (Fabrizio Didonè), fascia destra Black (Daniele Negro) e Cola (Luca Colazingari), punta avanzata il campione del mondo Giovanni De Gennaro.

SENIOR 2: Diego Paolini estremo difensore, Pedro (Pietro Camporesi) fascia destra, Ricky De Gennaro punta rientrante, Cippo (Stefano Cipressi) sulla fascia sinistra, mentre Co (Andrea Benetti) vagante, sull’ala a destra Zacca (Tommaso Zaccaria)
MARCATORI: 5’, 8’, 23’ Giovanni De Gennaro, 38’ Riccardo De Gennaro, 45’ autogoal Zeno Ivaldi, 67’ Luca Colazingari, 79’ Roberto Colazingari.
PAGANTI: nessuno, ABBONATI: molti con telecom, tre e vodafone
NOTE: incassi non comunicati. Angoli 5-7

Si chiude con un grandissimo 5-2 l’intenso match “Bamben” contro senior che vede le giovani anguille trionfare sulle vecchie tartarughe. Infatti i più giovani hanno schiacciato, grazie ad una tripletta del cannibale di Roncadelle, Giovanni De Gennaro, e un due gol dalle file della famiglia Colazingari, la squadra composta dai veterani della nazionale. Dovendo riscattare la sconfitta di Bratislava si è vista in campo una diversa aggressività ed intelligenza di gioco da parte dei neo radunandi! L'unico esempio calcistico che potrebbe calzare sarebbe il 5-0 che il Barca di Pep Guardiola ha inflitto al Real di Mou pochi giorni orsono: infatti i pischelli hanno cominciato a far innervosire l'avversario con gioco basso e veloce segnando subito 3 gol! Poi finalmente hanno cominciato a farsi vedere anche i ragazzi che hanno più natali alle spalle arrivando a mettere pressione fino al 3-2. La reazione e' stata immediata e con altre due reti hanno chiuso la partita definitivamente. ''Gli ultimi minuti sono stati i più duri - ha commentato De Gennaro - perché la nostra meta' campo non era ben illuminata e gli avversari ne stavano approfittando subdolamente''.
Domani durante la mezza giornata di riposo si disputerà la rivincita gentilmente concessa dai vincitori! Seguite la diretta scritta qui:
per gentile concessione di: Gazzetta.it

Ma ogni tanto ci si allena anche in canoa: prima dell'alba e sotto la neve!!
In realtà escluso oggi (il termometro e' arrivato a segnare anche i -9˚), ci si è sempre riusciti ad allenare abbastanza bene su uno dei canali più belli ed impegnativi al mondo.

La canoa esplora il mondo - XXIII edizione


Cippo nazionale qualche sera fa durante “La canoa esplora il mondo” organizzata dal Canoa Club Milano ha detto bene: “questi ragazzi sono cresciuti grazie alle loro famiglie e ai loro canoa club”... non ha aggiunto altro, perché altro non c’è da aggiungere! Ma veniamo all’antefatto. Il buon Stefano Cipressi, campione del mondo K1 slalom 2006, 8^ in finale ai mondiali a Tacen 2010 e bronzo a squadre con Paolini e Molmenti, a premiazione conclusa, ha voluto aggiungere il commento riportato qui sopra. Alla sua sinistra c’erano Giovanni De Gennaro, campione del mondo junior slalom 2010 e Zeno Ivaldi bronzo ai mondiali junior slalom nel K1 uomini. Entrambi finalisti anche agli europei rispettivamente nono e quarto e bronzo a squadre col loro compagno Lorenzo Veronesi. Parole che dovrebbero far riflettere chi di dovere. In sintesi, il campione bolognese dei paletti dello slalom, ha fatto capire a tutti i presenti che forse qualcosa in più si potrebbe fare. Forse se ci fosse un progetto e una capacità professionale maggiore l’Italia potrebbe veramente fare grandi cose. Dalla platea l’urlo liberatorio di quel grande personaggio che risponde al nome di Valerio Zacchi la dice lunga:”lo slalom internazionale parla italiano!!!” e... giù applausi. Eppure tutto ciò, compreso il risultato di Daniele Molmenti, si basa sulla buona volontà individuale e sul talento di qualche nostro giovane. Eppure... eppure anche una serata così importante e così genuina come quella che ci è stata offerta nella centralissima Milano già vestita a festa, ci fa riflettere su molti aspetti della nostra bella Italia che non finiremo mai di amare nonostante tutto.
Sono 23 anni che una società sportiva organizza quest’evento in un periodo in cui si tirano le somme della stagione appena finita e si programma la prossima con lo stimolo delle immagini e il desiderio di scoprire nuovi limiti umani o semplicemente con l’intento di passare spensierate ore a contatto con la natura. Una serata che fa sognare, ma che ha anche il merito di cercare di unire tutte le varie realtà della canoa.
Mi sono emozionato con le immagini e con la passione che epidermicamente tutti i protagonisti della serata ci hanno offerto e trasmesso. Con il sorriso contagioso e la voce squillante di Tatiana Capucci abbiamo ripercorso un’avventura lunga quasi mille chilometri che l’estate scorsa l’ha portata, assieme al suo compagno, a circumnavigare l’isola di Creta. Poi siamo rimasti ancora in mare spingendoci addirittura verso il “centro della terra” grazie alla passione di Pierluigi Gandola e compagna che unisce la canoa alla speleologia. Filmati o slide amatoriali e montati con molta buona volontà che ci offrono dimensioni concrete di personaggi che sono in grado di trasmettere il vero senso del solcare l’acqua con semplicità e devozione. Sì! devozione, perché utilizzare le proprie ferie in questa direzione significa avere voglia di infondere agli altri le emozioni che si vivono grazie alla canoa con tanta passione e positività.
Mi sono piaciuti molto anche i video di spedizioni che possono essere più o meno alla portato di molti. Unire il sapore di qualche “seconde” assolute con l’ironia di “gole profonde” non è da tutti e il simpatico Frederik ci è riuscito con la simpatia che lo contraddistingue. “L’altralbania” ci ha mostrato un paese effettivamente diverso da quello che siamo abituati ad immaginare e che ci viene proposto dai canali ufficiali. Giorgio Casaro è riuscito nell’intento di farci venire voglia di andare da quelle parti con il nostro kayak per un tuffo nel passato.
“Beautiful British Columbia” di Lucio Mazza è risultato il vincitore dell’edizione 2010. Il cinema, la televisione, internet, video games, ci hanno ormai abituati ad effetti speciali e ad immagini di altissima qualità, ma è veramente inspiegabile come, anche dei semplici report realizzati molto spesso con attrezzatura amatoriale, sappiano raccogliere e trasmettere il vero senso della vita. Un tramonto, un meandro di fiume, un fruscio d’acqua, un’esperienza, una storia, perdonano molto spesso inquadrature o montaggi decisamente fuori tempo e un tantino sgraziati.
Una cosa però non mi è chiara. E’ stato presentato un video di Enrico Lazzarotto - “Adidas sickline 2010 in Oetz”, che, per qualità e montaggio, decisamente si eleva sopra agli altri, grazie ad uno stile che rilancia la canoa in maniera dinamica ed elegante come attualmente solo il freerider di Valstagna è capace di fare. Mi aspettavo che al momento della presentazione lo stesso fosse invitato sul palco, come è stato fatto per tutti gli altri autori che hanno presentato le loro performance. Mi sembrava giusto riconoscere al regista e realizzatore il lavoro fatto davanti al pubblico che invece ha avuto l’occasione di applaudire Michele Ramazza che in questo contesto era presente come atleta secondo classificato in quello che dai freerider viene considerato una sorta di campionato del mondo della specialità.

Ma il concorso non era per tutti i film in cartellone?

Occhio all’onda!