L' irish coffe esiste


"If You think You have a drinking problem move to
Ireland, and Your drinking problem goes away
and it become a talent"


L’”Irish coffe” esiste veramente sull’isola di shamrock, il “giovane trifoglio”. Finito il pasto lo si prepara e lo si beve in compagnia. Eppure sembrava solo un’invenzione dei nostri bar o una leggenda metropolitana nata nella notte dei tempi, quando, per riscaldare i viaggiatori reduci dalle traversate trans-atlantiche, Mr. Sheridan offriva questo mix di caffè, alcool e panna. Whisky, zucchero, acqua calda e crema gli ingredienti comuni, mentre per preparalo bisogna rifarsi alla tradizione tramandata in casa in casa. In sostanza cambiano pochi particolari e la diatriba è se scaldare prima la preziosa bevanda alcolica con lo zucchero oppure se sciogliere l’elemento zuccherino nel caffè caldo e poi unire il tutto in un bicchiere, mai nella tazza. Concorde invece è il parere comune di mettere alla fine la panna. Gli esperti più anziani assicurano però che grandi differenze non si notano, tanto più che quando si arriva a fine pasto normalmente si fatica ad apprezzare e a distinguere sapori e profumi. Come lo si serve e lo si presenta diventa indispensabile, perché dell’Irish coffe si apprezza pure la composizione cromatica che ricorda, secondo il mio modestissimo parere, un bicchiere di Guinness. In sostanza è una vera bomba, visto che certo non si lesina sulla quantità di alcool, ma sembra avere grande beneficio sulla digestione e su tutti gli effetti collaterali.
A tavola, la gente d’Irlanda, conversa volentieri dei fatti di casa reale e cioè dei cugini, mai riconosciuti, inglesi ai quali non è mai stato perdonato di aver fatto razzie e scorribande nel periodo delle conquiste espansionistiche di re e regine che bene o male hanno influenzato il mondo intero. Il principe Williams convolerà ben presto a nozze e ci si prepara all’evento. L’aspetto più pittoresco e discusso del momento è l’anello di fidanzamento che pare valga una fortuna e che sia molto ambito da collezionisti disposti a tutto pur di averlo. Si dice anche che in realtà la futura consorte, Kate Middleton, del futuro re, indossi e porti con disinvoltura solo una copia dell’anello originale che fu anche di lady Diana: la più amata non solo dagli inglesi. Quasi come la Cuccarini per gli italiani!
Ma cambiamo argomento e trasferiamoci al “Johnnie Fox’s” che come recita la scritta è il più vecchio Pub in Ireland since 1798. Usciti dalla M50 in direzione ovest ci si inerpica sulle classiche stradine di campagna con muri a secco dalle parti. Ora il concetto di montagna in Irlanda è molto relativo, per noi italiani si tratterebbe per la verità di poco più di una collina, ma mai contraddire e ferire l’orgoglio di chi abita da queste parti facendogli notare la cosa. Le curve non si contano e prima di arrivare al mitico pub ne incontri diversi altri sul cammino. Alla fine capisci di essere arrivato per l’infinità di macchine parcheggiate fuori da una apparente piccola casa bianca.
All’interno rimani da subito a bocca aperta perché entri nella storia di quest’isola e non solo e poi ci sono loro: le donne d’Irlanda! Le donne d’Irlanda pagano la birra. Le donne d’Irlanda sono vestite in modo strano con abitini anni ’60 che da noi vedi solo nei film e le gonne sono corte corte. Le donne d’Irlanda hanno visi di bambole. Le donne d’Irlanda hanno i capelli neri, ma neri neri. Le donne d’Irlanda camminano su scarpe con tacchi altissimi. Le donne d’Irlanda portano orecchini grandi con una perla bianca. Le donne d’Irlanda parlano tutte come la Simo e la Ceci... un giorno vi scriverò anche di loro! Le donne d’Irlanda cantano canzoni sconosciute. Le donne d’Irlanda quando ridono aprono la bocca e socchiudono gli occhi emettendo un fremito. Le donne d’Irlanda bevono raffinato. Le donne d’Irlanda non si fanno intimorire dal cielo d’Irlanda. Le donne d’Irlanda parlano un inglese romantico. Le donne d’Irlanda sfidano il freddo, Le donne d’Irlanda fanno nascere amori dopo il primo bicchiere. Le donne d’Irlanda dimenticano quell’amore cantando sulla via di casa.
Gli uomini d’Irlanda bevono scuro. Gli uomini d’Irlanda portano la t-shirt. Gli uomini d’Irlanda sorridono dopo la terza Guinnes. Gli uomini d’Irlanda sono massicci e non temono il freddo...beh con tanto alcool in corpo non lo temerebbe nessuno.
La vita in Irlanda prende forza al tramonto. Il tramonto d’Irlanda trasforma la vita. La musica in Irlanda ha il sapore d’Irlanda. L’Irlanda è la musica.
La gente dentro al “Johnnie Fox’s” canta allegra e tante volte con gli occhi lucidi. Poco importa se là fuori i giornali non hanno pietà per la crisi economica che avvolge il paese. Ma sulle note di “On ranglad road” la gente si ammutolisce e cammina assieme al poeta Patrick Kavanagh nella tranquilla strada di Dublino per rincorrere un amore pericoloso, ma troppo vero per non provarci. Poi il Santo Natale è vicino e non può mancare “Fairy Tale of New York” per cantare tutti assieme:

“I could have been someone
well so could anyone
You took my dreams from me
When I first found you
I kept them with my babe
Can’t make it all alone
I’ve built my dream around You

The boys of the NYPD choir
still singing “Galway Bay”
and the bells are ringing out
for Xmas day”


Thank God per averci regalato l’Irlanda.


Occhio all’onda!

L'onda e l'ombra

“Luce divina sopra me s’appunta,
penetrando per questa in ch’io m’inventro,

la cui virtù, col mio veder congiunta,
mi leva sopra me tanto, ch’i’ veggio
la somma essenza de la quale è munta”


Deve essere stata quella particolare luce di un tramonto assaporato dopo giorni di grigio e pioggia ad illuminare immagini riflesse che mai prima di oggi ho colto su quell’onda così grande. Grande da contenere contemporaneamente tutti i maschi Ivaldi che portano sempre nel cuore la parte femminile della famiglia.

Cos’è che mi ha fatto vedere la luce divina che “sopra di me s’appunta” di così tanto bello e affascinante da sentire la necessità di raccontarlo? Semplice: ombre riflesse nell’acqua che corre e che d’incanto ti tiene fermo in quel preciso meandro. L’energia che sprigiona con tanta forza si trasforma in schiuma bianca in un punto definito da sempre e forse per sempre. Noi umili pagaiatori cerchiamo di salirci sopra e domare la nostra canoa a cui non par vero di goder di tanta grazia e di poter saltar così in alto e con tanta velocità. Da lassù si gode un panorama unico. I colori della gente che passa si fanno tenui, i rumori della città spariscono lasciando il posto alla musica ritmata del fiume. Poi c’è lei, quell’ombra di una punta di canoa, di una pagaia, di un contorno di te stesso che ti lascia prima sgomento, poi perplesso ed infine gioioso. Quell’ombra ti sta guardando e ora lei si sostituisce a te e tu a lei. Ti lascia la possibilità per qualche attimo di ammirarti fuori da quel guscio che sa regalarti emozioni belle ed intense. Quel guscio che tante strade ti ha aperto e che molte volte ti ha protetto e guidato sulle strade della vita. Quello stesso guscio cerchi di far scoprire a tutte le persone a te più care. Su quell’onda si sta bene, il tempo si ferma, o così ti piacerebbe che fosse.
Il sole ormai illumina l’altra parte della terra. I contorni rossi delle cose della vita spariscono e vengono inghiottiti dal buio lasciandoci soli a cercare di fermare il tempo. Anche i rumori si sono trasformati e prendono ancora più forza imprimendo all’azione della pagaiata un rumore sordo. Solo il nostro avanzare nella notte ci tiene uniti per sbarcare e soddisfatti tornare a casa godendoci per i prossimi giorni questa spettacolare avventura sotto la porta di casa.

Occhio all'onda!

Allenandosi divertendosi II^


La brutta stagione è iniziata. Novembre è stato caratterizzato da abbondanti piogge che hanno riempito i nostri fiumi. Poco male per noi canoisti anche se sappiamo che i danni sono stati notevoli specialmente qui in Veneto.
Non si possono fare i classici allenamenti nelle porte e allora cosa fare? Iniziare un lungo letargo oppure rinchiudersi esclusivamente fra quattro mura in palestra o ancora approfittare dell’acqua alta per proposte di allenamento ai nostri giovani molto divertenti alternandole ad esercizi a secco che sviluppino le capacità coordinative?
Mi sembra interessante e visto che non bisogna perdere tempo, anzi bisogna mettere a frutto il tempo, direi che possiamo sfruttare l’occasione per delle divertenti discese sul fiume. Le onde sono importanti ed è possibile sfruttarle surfando. Questo è un ottimo esercizio di sensibilità che permette ai giovani di prendere contatto con l’acqua e la velocità della stessa. Più l’onda sarà irregolare e più si dovrà prestare attenzione ad ogni minimo particolare, allenando così schemi motori legati alla velocità di reazione, fondamentali per il nostro tipo di sport. Se poi l’onda da surfare si trova in una posizione non agevole, si dovrà cercare di trovare una soluzione per entrare e godersi la possibilità di diventare per un po’ di tempo i padroni di quella situazione. Sollecitiamo così l’aspetto della ricerca di nuove risposte motorie alle varie necessità che si possono presentare molto frequentemente in slalom.
L’occasione è ghiotta anche per esercitarsi nel piantare la coda in acqua visto che con questo livello il fiume crea, fra la corrente e la morta, una situazione di instabilità molto strana e in continuo irregolare movimento. E’ il momento di lasciar libera la mente e il corpo per esprimersi come meglio credono, senza nessun ostacolo o imposizione tecnica. Eventualmente solo accorgimenti o proposte. E’ un’ottima opportunità per creare una simbiosi unica fra pagaiatore e la sua canoa, fuori dalla routine dei pali. Il movimento assume l’aspetto del gioco e non una semplice prestazione fisica. L’azione risulta essere scaturita dalla necessità di risolvere situazioni di disequilibrio costante. Ecco che andiamo ad allenare e a sollecitare quasi involontariamente tutte le tecniche di base che vengono poi utilizzate nella gara estremizzandone ogni aspetto. Ovviamente tutto ciò è influenzato dalla consapevolezza delle informazioni propriocettive in ingresso, con lo scopo finale di sviluppare un’ampia memoria spaziale e temporale che si inserirà all’interno del bagaglio di strumenti percettivi e motori. Si tratta quindi di automatizzare un ampio repertorio di risposte adatte che durante la gara devono essere attuate in base alle diverse situazioni.

Inutile ripetere che in età giovanile più il lavoro è diversificato e nello stesso tempo fantasioso più alla lunga paga. Dimentichiamo la prestazione agonistica e concentriamoci sulla tappa della presa di coscienza del gesto da parte del nostro giovane atleta sotto ogni forma.
Per ogni tempo e per ogni situazione dobbiamo cercare di sfruttare al meglio le opportunità che ci si presentano. Non è male poi cercare anche a secco esercizi che sviluppino le capacità coordinative attraverso l’aspetto ludico del movimento, mantenendo sempre vivo l’interesse per nuove proposte.
La realizzazione di un video poi, diventa un mezzo per ricercare e approfondire quanto è stato fatto in acqua e fuori. Lo stimolo e la motivazione è molto alta proprio per cercare di realizzare un buon prodotto e diventare protagonisti di se stessi. Anche nella fase di montaggio, rivedendosi con molta attenzione, ci si può soffermare su un’analisi tecnica per cercare di far associare una determinata azione alle sensazioni vissute. Un ottima scusa per apprendere l’utilizzo dello strumento del video in maniera corretta e molto semplice, sfruttandone tutte le infinite opportunità che lo stesso offre.

video correlato:http://www.youtube.com/watch?v=OeUIBg5wI5Q



Occhio all’onda!

E' iniziato il sogno olimpico 2012

Sono arrivato a casa ancora emozionato, ad aspettarmi Amur, Raffy e Zeno. Nell’attesa dell’aero ho montato un filmatino per cercare di mettere assieme le gioie che ho condiviso alla mattina con Xabi e Pierpa guidati per mano dal nostro mentore Jurge Goetz (anche se il nostro campione olimpico lo chiama Jurgen) cicerone di un sogno che è già iniziato: Londra 2012.
Quatti quatti ieri mattina siamo saliti sul pullmino della British Canoe Union. C’era ancora buio e il primo freddo invitava a qualche oretta di letto in più. Vado o non vado... per la verità il dubbio non c’è mai stato anche se il piccolo biondo basco ha aspettato l’ultimo minuto per alzarsi.
Dalla Brunel University abbiamo imboccato la M25 e, dopo una sosta, preannunciata, per il tradizionale cappuccino take away che fa tanto americano, eccoci a Broxbourne. Ad accoglierci cartelli che pubblicizzano la realizzazione di questo mega centro per gli sport dell’acqua selvaggia: “Welcome to the Boroug of Broxbourne - hosting the Canoe Slalom Events for the 2012 Games” e poi ancora “White Water canoe centre coming soon!”, non male questi inglesi che stanno smuovendo il mondo per realizzare un sogno che rincorrevano da tempo dopo le edizioni storiche del 1908, di quella ottenuta ma ovviamente mai disputata del 1944 e poi quella successiva del 1948. I tempi sono diversi e la storia delle Olimpiadi è decisamente cambiata. Una manifestazione, un evento che sta assumendo quel ruolo di universalità che solo lo sport ogni 4 anni è capace di offrire.
Dopo aver parcheggiato il mezzo in una traversa di Station Road ci siamo presentati all’entrata speranzosi di arrivare almeno al lago e bagnarci le mani con l’acqua di quello che per noi fra non molto tempo diventerà fonte di vita. La scritta stampata a caratteri cubitali ci rassicurava: “You’re part of it”. Neppure il tempo di leggere le parole invitanti e ci si para davanti un marcantonio in divisa alto 2 metri e di colore. Jurg Goetz ha iniziato a parlargli dicendogli che era il responsabile della squadra inglese e bla bla bla... e che volevamo dare un’ occhiatina veloce alla struttura. Il tipo ha respirato a lungo e con un “no sorry” molto convincente sbattendo il lungo sfolla gente sull’altra mano ci ha liquidato velocemente senza possibilità di replica!
Sarebbe stato meglio scrivere “You’re not part of it yet” come la famosa canzone dei Depeche Mode “Little 15”, ma noi ovviamente non ci lasciamo intimorire e aggiriamo l’ostacolo. Usciamo ancora su Station Road giriamo a sinistra e troviamo il canale che alimenta lo stadio dello slalom. Lo risaliamo per qualche centinaio di metri per avvicinarci alla meta. Ancorate sulla riva troviamo alcune barche viaggianti che ispirano ai miei due compari battute del tipo:”Ettore estos barcos son como tu caravan, para Londres puedes poner dos piraguas degajo y parar aqui”. In effetti le casette viaggianti sull’acqua sono molto romantiche, con i loro camini fumanti, le loro strane dimensioni, il loro galleggiare su canali che attraversano città importanti e famose. Assomigliano molto alla mia casa viaggiante. Jurg però non perde tempo, sa che dobbiamo tornare per l’inizio dell’ultimo giorno del Symposium allenatori, il suo passo è lungo e ben disteso verso la meta che arriva da lì a pochissimo. Sulla nostra sinistra ci appare d’incanto un ampio spazio ed è qui che il collega inglese si ferma ed inizia la sua spiegazione su cosa si vede e su cosa nascerà all’altezza del ponte, poi il canale di allenamento, il grande caseggiato per il ristorante, l’interrato per gli spogliatoi e i vari servizi. Se vogliamo la struttura ricorda molto l’impianto di Pau in Francia. Il campo di gara è lungo 300 metri e ha un dislivello di 5 metri. In corso d’opera sono state apportate delle modifiche che hanno rubato tempo per la consegna finale che ha così un ritardo di ben due mesi... Inconcepibile per la precisione britannica! Per questo motivo anche oggi, nonostante sia domenica, l’impianto pullula di omini dalla testa gialla e dalle tute bianche. I bulldozer, parcheggiati a bordo campo, hanno lasciato posto al lavoro manuale per gli ultimi ritocchi e per aggiustare quello che le macchine non possono fare. Il nostro sguardo ora cerca il particolare: dove parcheggeremo le macchine e i pullmini, dove si potrà fare riscaldamento, dove porteremo gli atleti a svagarsi dopo l’allenamento e se ci servisse pagaiare fuori dalle porte? Il tempo passa velocissimo e bisogna tornare al lavoro alla Brunel University sperando che nessuno abbia notato la nostra assenza, ma purtroppo non è così visti i sorrisini e gli occhi di stupore che ci riservano i colleghi al rientro in aula. Fingiamo un malore collettivo e una digestione difficoltosa dopo la cena ufficiale, ma forse è più credibile dire che la sveglia non è suonata... Pochi credono anche a questo, forse era meglio tentare con... “era finita la benzina, si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un'invasione di cavallette!” . No! Neppure Elwood e Jake Blues ci vengono in aiuto ma poco importa perché l’avventura olimpica è già iniziata... non abbiamo visto praticamente nulla, ma abbiamo respirato l’aria, visto il cielo e calpestato la terra del Canale Olimpico. Poco forse ma una cosa è certa: abbiamo dato il via ufficiale ai sogni.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

“ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

video correlato - http://www.youtube.com/watch?v=ClCHzsrt_bY


Llegué a casa todavía emocionado, Amur, Raffy e Zeno estaban esperándome. En la espera del avión monté un pequeño rodaje tratando juntar las alegrías que había compartido en la mañana con Xavi y Pierpa, llevados de la mano por nuestro mentor Jurge Goetz (aunque el nuestro campeón olímpico lo llamaba Jurgen) cicerone de un sueño que ya empezó: Londres 2012.
Cuatro cuatro ayer por la mañana subimos en la furgoneta de la British Canoe Union. Todavía estaba oscuro y el primer fresco invitaba a algunas horitas de cama más. Voy o no voy…realmente nunca tuve la duda, aunque el pequeño rubio vasco esperó al último momento para levantarse.
Desde la Brunel University entramos en la M25 y, después de una parada, programada, para el tradicional capuccino take away que suena muy americano, estamos en Broxbourne. Habían carteles de bienvenida que publicaban la realización de este mega centro para los deportes de agua brava: “Welcome to the Boroug of Broxbourne - hosting the Canoe Slalom Events for the 2012 Games” y luego también “White Water canoe centre coming soon!”, nada mal estos ingleses que están agitando el mundo para realizar un sueño perseguido hace tiempo después de las ediciones históricas del 1908, de la del 1944 obtenida pero obviamente nunca disputada y luego la siguiente del 1948. Las épocas son diversas y la historia de las Olimpíadas desde luego ha cambiado. Una manifestación, un evento que está asumiendo ese papel de universalidad que solo el deporte, cada cuatro años, es capaz de ofrecer.
Después de haber aparcado la furgoneta en un travesaño de Station Road nos presentamos a la entrada esperanzados de llegar por lo menos al lago para bañarnos las manos con el agua de aquel que, para nosotros, dentro de no mucho devendrá fuente de vida. La inscripción imprimida en caracteres cubitales nos aseguraba: “You’re part of it”. Tampoco el tiempo para leer las palabras atractivas y se nos para delante un hombre en uniforme de dos metros de altura y de color. Jurg Goetz empezó a hablarle diciéndole que era el responsable del equipo inglés y bla bla bla… y que quisiéramos echar un vistazo rápido a la estructura. ¡El tipo respiró despacio y con un “no sorry” muy convincente nos despidió rápidamente golpeándose la mano con una larga porra, sin posibilidad de réplica!
Hubiera sido mejor escribir “You’re not part of it yet” como la famosa canción de los Depeche Mode “Little 15”, pero nosotros desde luego no nos dejamos intimidar y tratamos superar el empecimiento. Salimos otra vez en Station Road, giramos a mano izquierda y encontramos el canal que alimenta el estadio de slalom. Subimos unos cien metros para acercarnos a la meta. Anclados en el banco encontramos algunos barcos viajeros que inspiran a mis dos colegas chistes del tipo: “Ettore, estos barcos son como tu caravana, para Londres puedes poner dos piraguas debajo y parar aquí”.
Efectivamente las casitas viajeras en el agua son muy románticas, con suyas chimeneas humeantes, sus raras dimensiones, surcar en canales que atraviesan ciudades importantes y famosas. Se parecen mucho a mi casa viajera. Sin embargo Jurg no pierde tiempo, sabe que tenemos que volver para el comienzo del último día del Symposium entrenadores, su paso es largo y bien distendido hacia la meta que va a llegar desde ya hasta muy pronto.
A nuestra mano izquierda nos aparece maravillosamente un amplio espacio y aquí es donde el compañero inglés se para y empieza su explicación sobre lo que se ve y lo que pueda nascer a la altura del puente, también sobre el canal de entrenamiento, la grande vivienda para el restaurante, el sótano para los vestuarios y los varios servicios. De hecho la estructura recuerda mucho la instalación de Pau en Francia.
El campo de competición es largo 300 metros con un desnivel de 5 metros. Durante de su construcción han sido aportados unas modificaciones las cuales han robado tiempo a la entrega final, que se retrasó de dos meses… ¡Increíble por la precisión británica! Por esta razón hasta hoy, a pesar de que sea domingo, la instalación pulula de hombrecitos con las cabezas amarillas y los monos blancos. Los bulldozer, aparcados en las líneas de banda, han dejado sitio al trabajo manual para los últimos ajustes y para refinar lo que las maquinas no pueden hacer. Nuestra mirada ahora busca el detalle: donde se podrán aparcar los coches y las furgonetas, donde será posible calentar, donde pudiéremos llevar a los atletas para recreación después del entrenamiento y se nos hiciera falta remar fuera de las puertas?
El tiempo pasa rapidísimo y hay que volver al trabajo en la Brunel University esperando que nadie haya notado nuestra ausencia, pero lamentablemente no es así dado las sonrisitas y los ojos de asombro que los compañeros nos reservan al regreso en aula. Simulamos un malestar colectivo y una digestión dificultosa después de la cena oficial, pero quizá sea mas creíble decir que el despertador no sonó… pocos no se creen tampoco esto, quizá fuese mejor intentar con… “se acabó la gasolina, se pinchó un neumático. No tenía el dinero para el taxi! Mi traje no llegó en tiempo desde la tintorería! Vino a visitarme un amigo desde lejos, que hacía años no veía! Alguien me robó el coche! Hubo un terremoto! Una inundación brutal! Una invasión de saltamontes!”. No!
Tampoco Elwood y Jack Blues vienen a socorrernos pero da igual porque la aventura olímpica ya empezó… no hemos visto prácticamente nada, pero hemos respirado el aire, visto el cielo y pisado la tierra del Canal Olímpico. Quizá poco, pero una cosa es cierta: Hemos puesto oficialmente en marcha los sueños.

video correlato - http://www.youtube.com/watch?v=ClCHzsrt_bY


Occhio all'onda!

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traduzione in spagnolo a cura - ing. Teodoro Maiorano

Allenatori di Slalom riuniti a Londra



Non bisognerebbe mai uscire dai propri confini per non incappare nell’errore di farsi trascinare in un vortice che ti lascia a bocca aperta. Sono al “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium” a Londra e più esattamente alla “Brunel Univerity West London”. Un convegno organizzato sotto il patrocinio e l’attenta organizzazione della British Canoe Union che dovrebbe portarci anche a vedere il neo nato canale olimpico distante pochi chilometri da dove ci troviamo attualmente Passeremo qui tre giorni con i colleghi allenatori di molti paesi ad ascoltare quello che il Boarding dello Slalom ha da dirci e che il XXXIII Congresso Ordinario dell’ICF di una settimana fa ha approvato. Già! Nessuno ci ha aggiornato su questo importante congresso svoltosi in Spagna a Isla de la Toja che aveva all’ordine del giorno molti punti da approvare. Eppure in Galicia, paese dove si mangia un’eccezionale zuppa di pescado e marisco, avevamo diversi delegati: il tesoriere, il presidente degli atleti e, se non vado errato, il rappresentante ufficiale italiano Adelfi Scaini. L’ ufficio stampa ha completamente ignorato l’evento. Di cambiamenti ce ne sono stati e direi che gli aspetti che più ci toccano sono quelli legati agli Under 23. Infatti sono stati approvati ed inseriti i campionati del mondo per questa categoria e sembra che prenderanno il via già dal 2012 poiché a Wassau (prossima sede per i mondiali di slalom junior) si sono detti disponibili ad aprire le porte anche agli U23.
Per la velocità invece si dovrà aspettare il 2013 a Welland (Canada). Dico ciò per fare contento, spero, il mio amico Frank Guglielmi, aggiungo anche, sempre per la sua gioia, che finalmente il K4 potrà sostituire un atleta tra batteria e semifinale o finale se un componente sta male o si è procurato una lesione e le donne potranno gareggiare anche in C2 ovviamente nei 500 metri.
Dal congresso emerge anche l’intenzione di usare 500,000 € per la televisione al fine di produrre un prodotto che offra la possibilità di pubblicizzare al meglio e con costanza la canoa e i suoi protagonisti.
Mi parlava di tutto ciò Joao Tommasini, presidente della Federazione Brasiliana di Canoa, che sta già lavorando duramente per i Giochi Olimpici di Rio 2016. Loro hanno pianificato un “piano di guerra” per arrivare all’evento pronti, ma soprattutto per sfruttarlo come momento di crescita di tutto il movimento sportivo: partire da questa opportunità per far decollare nel paese lo sport della pagaia. Giusto per la cronaca o per chi ignorasse la cosa: a Foz do Iguaçu c’è un canale artificiale per lo slalom eccezionale tanto che nel 2007 ospitò il mondiale valido come qualificazione olimpica.

Allora non ci rimane che prepararci per il Symposium e sempre che la cosa vi interessi vi aggiornerò di giorno in giorno, se poi avete qualche quesito da rivolgere ai grandi politici dello slalom fatemi sapere anche via mail (ettoreival di@alice.i t) oppure se avete problemi tecnici allora... qui c’è il meglio del meglio dal punto di vista coach!


London, 5 novembre 2010 - the open day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

SECONDA PARTE

Una cosa è certa: gli inglesi fino alle olimpiadi non vogliono nessuno al “White Water Centre” nel parco regionale Lee Valley.
Ci hanno presentato alla grande il canale che ospiterà i Giochi Olimpici del 2012 in una zona molto bella che si estende in un parco che ha una estensione di oltre 4.000 ettari e corre lungo il Thames per 43 km. Più di 4 milioni di persone ogni anno visitano il parco o vi soggiornano per godere della natura e del clima particolarmente rilassante e piacevole. Il centro dello slalom è praticamente a nord di Londra a 30 minuti in auto dall’aeroporto di Stansted e a 70 da quello più lontano e cioè Gatwick. Sarà a 25 minuti dal villaggio olimpico che aprirà le porte il 16 Luglio 2012. Le gare per lo slalom a cinque cerchi inizieranno il 28 per terminare il 31 luglio o il primo agosto.
Ma veniamo ai dati tecnici di questa struttura che è stata progettata da Scott Shipley e da Andy Laird. Lungo 300 metri con un salto di 5 metri può funzionare con 11/12 metri cubi al secondo ed è alimentato da 4 pompe che riportano l’acqua a monte. C’è anche un canale di allenamento (intermediate course) lungo 150 metri e con un dislivello di 1,6 e funziona con 8/10 m3/sec.
L’impianto è predisposto per ospitare 12.000 spettatori e dotato di un sistema per tenere perfettamente pulita l’acqua. Il tutto prima di essere realizzato è stato riprodotto in scala negli Stati Uniti e successivamente, su questo modello, sono state sperimentate tutte le varie opportunità per creare onde, riccioli e ritorni d’acqua. Qui potete vedere il video del modellino [url=http://www .facebook. com/album. php?aid=27 814&id =113362002 052307#!/v ideo/video .php?v=101 2711998942 49.]http://www .facebook. com/album. php?aid=27 814&id =113362002 052307#!/v ideo/video .php?v=101 2711998942 49.[/url]
L’aspetto più interessante è che quello che si era studiato e pensato nel modellino poi si è concretizzato nella realtà con un incredibile successo. Molto soddisfatti Scott e Laird. Innovativo il sistema di ancoraggio degli ostacoli. Per farvi un’idea visitate il sito [url=http://www.rapidblocs.com]www.rapidb locs.com[/url] dove troverete foto e studi specifici. In sostanza sul fondo del canale ci sono dei binari e a questi si agganciano questi ostacoli di plastica color grigio, per non disturbare l’impatto visivo, realizzati da Dagger.
Costerà 400 sterline per ora e ci si dovrà però prenotare per tempo. A partire dal 28 luglio 2011 organizzeranno il primo “London Invitational Canoe Slalom” aperto a 250 pagaiatori in relazione al ranking internazionale (l’Italia potrà parteciparvi con 9 barche, l’Irlanda con 5) con una gara il primo Agosto e con altri 4 giorni di allenamento successivi.

Chiuso il capitolo olimpico, presentato da il suo general manager Mr. John Mac Leod, ben conosciuto nell’ambiente dello slalom, si è tornati all’annoso problema dei regolamenti.

Vi ricordate l’anno scorso quando vi avevo parlato dell’omologazione dei materiali? Bene dopo un anno piuttosto traballante ed incerto il congresso è arrivato ad un dunque per i salvagenti e per i caschi. In sostanza questi due capi d’abbigliamento obbligatori dovranno riportare l’omologazione CE o ISO ben visibile con l’anno di produzione. Questi materiali dovranno essere registrati all’International Canoe Federation. In sostanza cosa cambia rispetto alle disposizioni precedenti? Semplicemente la parola “license of ICF” con “registered ICF” che sta a significare che la cosa diventa molto più veloce e spedita sia per le aziende che per l’utilizzatore finale.

Qualche piccola regola cambiata, o meglio resa più elastica, dopo l’esperienza di quest’anno ai mondiali di Tacen, per le gare a squadre e per facilitare la partecipazione alla doppia gara.

Giornata di lavoro conclusa con l’intervento di Olli Dudfield del “UK Sport” la nostra “Scuola dello Sport” per capirci, che ci ha parlato di un programma di sviluppo sportivo in Africa con tutta una serie di ovvi motivi diversi di approccio. Tutto ciò è servito a Jean Michel Prono per spiegare l’impegno dell’ICF in relazione a progetti di sviluppo in Africa, Asia, Centro e Sud America. Qui si aprirebbe un lungo dibattito perché, a mio modo di vedere, la politica che sta seguendo la Federazione Internazionale non è certo quella di offrire opportunità di crescita a molti Paesi, ma solamente quella di cercare di dimostrare al CIO di avere i numeri per restare nella famiglia olimpica. Crescere e svilupparsi implicherebbe altre strategie.

Oggi giornata di presentazione e approfondimenti su temi specifici che speriamo di dimostrino essere interessanti. A voi tutti un buon sabato e buone pagaiate visto che l’acqua certo a casa non ci manca!

Occhio all’onda!


London, 6 novembre 2010 - 2nd day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

TERZA PARTE

Iniziare una giornata di lavoro con della sana filosofia sul futuro dello slalom non è certo male! Poi visto che è sabato mattina la cosa si fa interessante e lasciando libera la mente si può anche entrare in un mondo fatto di sogni e irreali realtà. Per dirla come Jurg Gotz, il relatore di questa mattina e noto personaggio dello sport delle paline, guardiamo che cosa mettiamo dentro la nostra bottega - shop window - per attirare la gente e farla comprare. Ecco allora che la fantasia si dimentica della politica, dei soldi, degli interessi extra-sportivi.
La visione dello svizzero, migrato 10 anni fa nel Regno Unito per essere oggi il direttore tecnico della squadra di slalom di sua Maestà, per il 2020 è decisamente particolare. In sostanza, partendo dal presupposto che i numeri per la canoa slalom e velocità non cambieranno, tanto per la cronaca 330 in totale (84 per lo slalom), propone una divisione equa tra le due specialità, che diventerebbero tre, introducendo 6 prove per lo slalom (contro le 4 attuali), 2 gare per il freestyle, 8 gare per la velocità e 2 per la marathon. In questa fantascientifica visione del futuro lo slalom vedrebbe le gare per k1 men, C1 men, C2 men e le stesse prove per le donne. Poi una prova maschile e femminile in K1 per il freestyle. Mentre passando alla velocità le prove si concentrerebbero solo sui 200 o 500 metri, introducendo la prova di marathona per i K1.

Per inquadrare meglio la realtà olimpica ricordo che attualmente gli sport sono 28 e prevede una partecipazione massima di 10.500 atleti. Lo sprint sta allo slalom con 3 atleti a 1. Sono 16 le medaglie che si assegnano e ben 12 sono per lo sprint.

A riportare i piedi a terra agli oltre 40 allenatori presenti ci ha pensato subito dopo Sue Natoli che ha cercato di analizzare i cambiamenti fra la stagione 2009 e quella appena conclusa. L’australiana che lavora nel board dello slalom ha utilizzato una serie di dati raccolti durante le gare per cercare di capire l’andamento della stagione. L’analisi è stata fatta con molta difficoltà vista la poca risposta che c’è stata da parte di tutti nel collaborare durante l’anno a questa raccolta di dati. E’ come aspettare risposte sul nostro “Forum”!
Tutti i presenti concordano che il 2010 è stato positivo per il salto di qualità nella canadese femminile, per il supporto video che si è arricchito anche della parte grafica e per le dirette su internet. Non sono neppure però mancati alcuni lati decisamente negativi come un calendario di gare assurdo, l’assenza o quasi della televisione e in modo particolare della diretta su Eurosport per gli appuntamenti più significativi della stagione.

Problemi poi per la designazione dei tracciatori di gara e per i giudici. Si pensi che ai campionati del mondo sono state giudicate 18.200 porte, le richieste di rivedere penalità (inquires) per le decisioni prese sono state 63, 15 di queste si sono trasformate in proteste ufficiali, 4 sono state cambiate di cui 2 grazie all’utilizzo del video. Parlare dei giudici e delle tecnologie che possono essere d’aiuto non è sempre facile. Si innescano diverse problematiche a partire dal fatto che molte volte queste figure non hanno un diretto e costante contatto con le gare e con tutte le varie sfaccettature che la cosa rappresenta. Soluzioni? Sono state oggetto di lunghe discussioni di confronto e approfondimento, ma alla fine non sarà facile apportare cambiamenti: il processo di trasformazione è lungo.

Domani scappata al canale, ci porta Jurgen. Partiamo alle 7 con il mezzo della Britisch Canoe Union... la curiosità è tanta speriamo di poter scattare anche qualche foto!

London, 7 novembre 2010 - 3th day of “ICF Canoe Slalom Coaches Symposium”

Hochschorner nella storia anche del mondiale



La canadese doppia è una specialità che per molti versi ha fatto la storia della canoa slalom. Una barca che unisce la spettacolarità alla componente dell’intesa umana. Un mix equilibrato tra forza, coordinazione fisica e mentale che ha come risultato finale l’ eleganza del gesto. Spesso mi rendo conto che i C2 possono mettere in atto manovre che un K1 o un C1 non possono nemmeno immaginare. Avere cioè contemporaneamente velocità e rotazione, frenata e propulsione. Non basta essere buoni pagaiatori inginocchiati, ma bisogna essere nello stesso tempo psicologi di se stessi e del proprio compagno. Gli atleti di questa disciplina sono diversi dal resto del circuito. Li vedi camminare sul percorso con molta tranquillità e soffermarsi su combinazioni di porte per molto tempo. Osservano individualmente il passaggio di qualche concorrente e poi i loro sguardi si incrociano come innamorati per avere prove d’assenso o per rimettersi a discutere. A volte basta un cenno del capo, un gesto con la mano, un sorriso o una smorfia per entrare in sintonia con il terzo elemento e cioè il compagno. Terminata la carriera sulla stessa barca molte volte le vite si separano e ognuno va per la propria strada. Eppure i C2 condividono ogni istante, ogni emozione, ogni fatica, magari per molti anni alla ricerca di una sintonia che si spezza solo con i fatti di una vita senza canoa.
La mia vena storica non può non sottolineare l’impresa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner che, a Tacen (Slovenia), sono saliti per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio iridato. Lo avevano fatto nel 2009 a Seu d’Urgell (Spagna) dopo aver vinto la loro terza medaglia d’oro olimpica e prima nel 2007 a Foz de Iguazu (Brasile). Bene! Con questa vittoria hanno uguagliato quello che solo pochi sono riusciti a fare in tutto il panorama internazionale dello slalom. Nella canadese biposto ci riuscirono solo, prima di loro, i fratelli tedeschi dell’Est Gunther e Manfred Merkel che vinsero i mondiali nel 1961 a Hainsberg (Germania) e nel ’63 e ’65 a Spittal (Austria). E da curiosità a curiosità diciamo che i fratelli campioni del mondo si contano sulle dite delle mani. Quindi oltre ai già citati Gunther e Manfred Merkel e Pavol e Peter Hochschorner troviamo nel 1969 i francesi Jean Claude e Jean Louis Orly, nel 1981 gli statunitensi Steve e Mike Garvis, nel 1983 ancora statunitensi Lecky e Fritz Haller e nel 1987 i transalpini Pierre e Jacques Calori.
Chi sono gli altri due atleti che possono vantare tre vittorie consecutive nei campionati del mondo di canoa slalom? Beh è facile! Qualcuno risponda per favore! Non possono farlo L8 e Pierpaolo Ferrazzi, troppo scontato per loro grandi esperti e conoscitori della materia. Non possono rispondere neppure i miei figli che addormentavo raccontando le epiche imprese di queste due stelle immense del firmamento canoistico dei paletti dello slalom.

Torniamo però al tema di questa penultima puntata sull’analisi della stagione agonistica 2010 e cioè il C2 tra mito e leggenda!
Dai 18 finalisti del 2009 siamo passati ai 21 del 2010 e dalle 9 nazioni siamo passati alle 10. E’ entrata la Russia con due finali conquistate da Mikhail Kuznetosov/Dmitri Larionov e chi ha memoria sa che questo equipaggio ai Giochi Olimpici di Bejing ha preso un bronzo molto importante. Come sempre slovacchi grandi protagonisti con tre equipaggi che in totale hanno conquistato 11 finali e 4 podi. Sono 10 gli equipaggi che hanno preso podio in rappresentanza di 7 nazioni.

L’anno scorso avevo introdotto il problema che si sta presentando in relazione a questa categoria per il futuro olimpico dopo il 2012. L’ICF per trovare soluzioni ha prospettato la possibilità di far gareggiare già dalle prossime gare a cinque cerchi atleti in C2 purché già qualificati in C1 o K1. In sostanza, tanto per fare un esempio, se Daniele Molmenti si qualificasse per le gare olimpiche in K1 e Roberto Colazingari lo facesse in C1, poi questi due atleti potrebbero mettersi assieme e gareggiare anche in C2. Mi rifugio dietro ad un: “no comment”!

L’Italia ha investito molto su tre barche, ma a mio modo di vedere in maniera molto ambigua. Infatti nel 2009 si lasciano a casa dagli europei atleti che hanno preso medaglie ai mondiali e poi l’anno successivo si fanno gareggiare alla prova continentale e mondiale equipaggi che neppure fra gli U23 prendono finali e alcuni neppure la semifinale. Qualcuno ci spiegherà questa strana strategia.
In questi giorni Erik Masoero sarà sottoposto ad un intervento chirurgico per cercare di sistemare un problema alla schiena. Quindi riprenderà a pagaiare fra diversi mesi, unico neo: non si poteva fare prima come avevamo suggerito da molto tempo? Che cosa è servito finire la stagione con i mondiali aggravando lo stato fisico dell’atleta e trovarsi solo ora a novembre a prendere in mano la situazione?

Occhio all’onda!