Verona Ponte Pietra - supereroi, senza allontanarsi da casa di Tim Parks



Tim Parks ieri su l'inserto di Repubblica "Donna" ha pubblicato un pezzo particolarmente delizioso
nella rubrica "Italia street view" cosa vediamo da Verona a Palermo: più che una guida una emogeografia. Scrittori stranieri "reporter" locali hanno puntato il cursore qui (senza Gogle)

Slovacchi gioco di squadra. Estanguet uomo vincente


La canadese monoposto vive da tempo nel dualismo Estanguet - Martikan. Sono loro due che fanno il bello e il brutto di questa magica disciplina da diversi anni. Tony era uscito malamente dai Giochi Olimpici, come avevo sottolineato lo scorso anno, ma direi che in due anni si è ripreso delle belle soddisfazioni. Alle spalle dei due mostri sacri sono cresciuti non poco Matej Benus, che si è portato a casa la Coppa del Mondo e ha preso finali in tutte le gare a cui ha partecipato. Come lui anche il suo compagno di squadra Alexander Slafkovsky. Non per niente con Martikan si sono confermati campioni del mondo a squadre su un percorso, come quello di Tacen, assai aleatorio.
Mi sono piaciute le parole di “Super Tony” che ha commentato così il suo successo iridato:”mi sono lasciato andare in finale e ho seguito la musica dell’acqua, senza forzare mai”. Molto significativa la fotografia del transalpino per il suo terzo titolo mondiale individuale (’06;’09;’10) che ora lo riavvicina a Martikan che di titoli iridati individuali ne ha accumulati ad oggi ben quattro (’97;’02;’03;’07) e altri quattro a squadre (’97;’03;’09;’10), contro i due a squadre di Tony (’05 e ’07). La stessa filosofia del francese la si ritrova nello slovacco che, intervistato dopo una prova di Coppa del Mondo ad Augusburg, dichiara: “il percorso era troppo facile bisogna pagaiare con troppa intensità, cosa che non faccio neppure in allenamento visto che preferisco modellarmi all’acqua”. Insomma forza, resistenza, costanza, ma quello che conta alla fine è questa sintonia fra l’uomo, la canoa e l’acqua per fare veramente il salto di qualità.
Il giovane sloveno Benjamin Savsek si è confermato un buon pagaiatore in canadese monoposto con ben quattro finali come il tedesco Sideris Tasiadis. Quest’ultimo, assieme a Christos Tsakmakis, ha gareggiato con una canoa uscita direttamente dalla loro fantasia e dalla loro ecletticità canoistica: la “TT Syphone”, in collaborazione con Galasport, è uno scafo molto innovativo e soprattutto molto instabile, nato soprattutto per il mondiale di Seu del 2009.Per la verità, secondo il mio modestissimo parere, il mezzo li ha penalizzati non poco perché sicuramente è una barca che non permette nessun errore e molto spesso si sono trovati a dover risolvere problematiche legate proprio all’equilibrio. In modo particolare ciò è successo al greco che, a parte il bronzo agli europei U23, non è riuscito a centrare nessun’altra finale. E’ quello che in parte è capitato a Chanut Gargaud che se da un lato è riuscito a vincere gli europei U23 e a mettersi al collo l’argento ai mondiali in C2, ha avuto un calo nella specialità individuale da quando gareggia in entrambe le specialità. Il bianco di Francia dovrà risolvere il dubbio amletico: C2 o C1? C2 e C1 questo il dilemma!
E la canadese italiana come si è comportata quest’anno dopo aver nominato ben due tecnici del settore? La risposta è già stata scritta in molti miei precedenti interventi e il quadro ahimè non è per nulla cambiato anzi... Si pensi che campione italiano è Andrea Benetti, notoriamente atleta della canadese doppia che di ore nella specialità singola ne ha passate veramente poche tanto più che nasce come kappista (europei junior ’97 e mondiali ’98), secondo italiano Stefano Cipressi e terzo Stanislav Gejdos. Solo settimo il C1 su cui punta tutto la Federazione. Ora il bravo Andrea, onesto singolarista, ottimo ciduista, ha preso il 19,3% dal campione del mondo e con una percentuale così non si passa neppure il primo turno ad una gara internazionale. Il minimo richiesto per fare ciò è il 16%. Per quello che riguarda il giovane laziale fatelo crescere con la dovuta tranquillità e non tirategli il collo come state facendo, se poi qualcuno gli dicesse anche di spingere la canoa avanti con le ginocchia gli risparmiereste tempo e fatica ottenendo risultati migliori! Così, solo per un piccolo suggerimento anche se non richiesto.

Fiducioso l’anno scorso, nell’analisi di una stagione di slalom, scrivevo che sarebbe auspicabile che la lungimiranza di qualche politico capisca che è il caso di aprire le gare della canadese monoposto già dagli allievi. Sono stato ascoltato e la cosa si è concretizzata.

Quest’anno suggerisco di introdurre nelle gare nazionali la prova di qualifica, semifinale e finale così abituiamo i nostri atleti a gareggiare sotto pressione come avviene nelle prove internazionali. Chissà che qualcuno di influente legga e faccia tesoro.

Se poi ci facessimo promotori a livello internazionale della combinata - slalom più discesa - sarebbe il massimo... per il momento ovviamente!

Occhio all’onda!

fine sesta parte -

Allenarsi divertendosi

In età giovanile, ma non solo, è importante diversificare il lavoro e l’approccio sportivo. E’ indiscusso che tra i 7 e i 12 anni si sviluppa maggiormente le capacità di apprendimento e controllo mentre col passare degli anni si osserva un notevole incremento delle capacità di adattamento, combinazione e trasformazione dei movimenti e come sottolinea bene Vladimir Platonov: “nei giovani sportivi , gli esercizi orientati allo sviluppo di una qualità motoria migliorano ugualmente le altre: ad esempio, il lavoro delle qualità di velocità e di coordinazione determina anche un miglioramento delle qualità di forza, di flessibilità e di resistenza”.
La canoa slalom è uno sport con una componente tecnica elevatissima, sfatando così quello che è un dilemma che ci portiamo avanti da diverso tempo e cioè quello di asserire che la componente fisica sovrasta quella tecnica. Una è il compendio dell’altra. Risulta elementare capire che se curiamo l’aspetto tecnico di conseguenza miglioriamo automaticamente anche tutte le qualità fisiche che concorrono al risultato sportivo finale.

Chiunque può rendersi conto che Martikan dal punto di vista fisico è ben preparato, ma forse non è altrettanto facile capire che lo slovacco dal punto di vista tecnico è superlativo. Se analizzate la finale di Tony Estanguet e nell’osservazione fate scorrere nella vostra mente quanto da lui dichiarato all’arrivo, vi accorgerete che la componente tecnica è elevata all’ennesima potenza. Mai come prima si era visto il transalpino così elegante ed essenziale.

Tornando ai giovani però ricordiamo che contemporaneamente all’esperienza motoria a 360 gradi per lo sviluppo delle capacità coordinative non dobbiamo dimenticare o sottovalutare l’aspetto motivazionale laddove lo interpretiamo come il desiderio delle persone di continuare a migliorare. Pochi autori ne parlano in modo specifico per questa età, riprendendolo in maniera importante quando l’atleta evoluto cerca il grande risultato sportivo (V. Platonov la definisce “preparazione della forza di volontà”). In realtà, dalla mia diretta esperienza, la motivazione si sviluppa in giovane età ed è in questa fase di crescita che si disegna la strada da percorrere. Così facendo inseriamo il terzo elemento fondamentale per il raggiungimento di un importante risultato agonistico: l’allenamento mentale.

Sotto quest’aspetto è maestro Daniele Molmenti che ha costruito i suoi successi prima nella sua mente, mentre le sue braccia e sulla sua tecnica personalizzata e portata all’essenziale hanno concretizzato il tutto.

Tecnica, preparazione fisica, preparazione mentale sono i tre elementi che compongono il risultato sportivo. Se analizzate i risultati di grandi campioni vi accorgerete che queste qualità sono sempre presenti. Dove tecnica va letta come una personalizzazione del gesto motorio relativamente all’interpretazione che il singolo soggetto riesce a dare al fine di esprimere tutto il suo potenziale.
Mi addentro solo un attimo negli aspetti tecnici per sottolineare l’importanza, in età giovanile, di approcciarsi a questo elemento con la consapevolezza che il soggetto deve scoprire il gesto attraverso un proprio vissuto. Poco conta correggerlo o fissare canoni motori troppo schematizzati. Il soggetto deve essere messo nella condizione di SCOPRIRE e TROVARE il suo gesto attraverso la prova pratica che passa inevitabilmente attraverso l’errore.

Allenare la tecnica, significa allenare il fisico e preparare la mente ad una determinato stimolo motorio. Viceversa allenare il fisico non sempre è elemento allenante per la tecnica, anzi determinati tipi di lavori potrebbero essere controproducenti al fine ultimo. Errore poi comune di molti atleti quello di associare l’esaltazione dell’allenamento fisico come unico strumento per ottenere un risultato.

Gli esempi sono molteplici. Renato De Monti - in assoluto il migliore C1 slalom che l’Italia abbia mai avuto - giunse 4^ ai mondiali di Augsburg 1985 sfiorando la medaglia con tre mesi di inattività per un borsite al ginocchio che lo costrinse all’assoluto riposo per un periodo infinitamente lungo. Il C2 Benetti-Masoero nel 2007 giunsero terzi ai mondiali dopo un periodo di inattività per il secondo pagaiatore dovuto all’operazione alla spalla.

Piccoli esempi giusto per restare in casa, ma anche all’estero ci sono diversi casi simili.

Fare delle tabelle di allenamento con tempi e recuperi per un allenatore è molto facile rispetto a proposte di lavoro che si adattano di volta in volta all’esigenze che emergono sul campo. Implica il fatto di esserci costantemente per seguire l’evoluzione dei propri atleti. Questo tipo di approccio diventa molto impegnativo e dispendioso. Costa fatica e costringe a pensare in continuazione a nuove proposte. Nulla è scontato e si deve dare molta importanza all’osservazione e al successivo feedback con l’allievo. Strumenti come video analisi e dialogo e tanta fantasia sono alla base di una metodologia basata soprattutto sulle specifiche esigenze del soggetto con cui ci si trova a lavorare, abbandonando lavori di gruppo che possono portare solo ad un confronto poco costruttivo.

video correlato qui sotto

It is very important to diversify between work and a sportive attitude when an athlete is young and not only then. It goes without saying that the capacity of learning and self control is best developed between the age of 7 and 12 while a remarkable increase in being able to adapt, combine and transform body movements can be noted with the passing of time. As Vladimir Platonov quite rightly stresses:” exercises directed at developing motory quality improve others, at the same time, for example, working on the quality of speed and co-ordination lead to an improvement in the quality of force, flexibility and resistence”.
Slalom canoeing is a sport that has an extremely high level of technique, disapproving the dilemma we have been nurturing for a long time, that is, insisting that the physical aspect is more important that the technical one. One is the compendium of the other. What must be understood is that if the technical aspect is taken care of then all the physical qualities needed to reach the final results will automatically improve.
Anyone who sees Martikan in action can note that he is well prepared from a physical point of view but perhaps it is not so easy to realize that the Slovenian is superlative technically speaking. If we analyse Tony Estanguet ‘s final and remember what he declared on his arrival, we can understand that the technical aspect has reached an optimum level. We had never seen him so elegant and absolute.
However, going back to our young people, we must not forget to take care of motivation at the same time as developing the complete motory aspect, especially when we note that athletes really want to continue improving. Not many people write about this specifically at this age, preferring to acknowledge it later on when the athlete in question is ready to work for important results (V. Platonov defines it as “preparation of will-power”). According to my experience, motivation starts at a young age and should be encouraged all along the line. So we can insert the third fundamental element: mental training, essential for reaching top results.
Daniele Molmenti, for example, built up his successes first in his mind and then his arms and his personalized technique did the rest.
Technique, physical training and mental training are the three aspects that lead to good results. If we analyse the results of great champions we can see that these qualities are always present. When technique is interpreted as a way of personalizing the motory aspect, according to the interpretation that the individual is able to give, in order to express all his capabilities. At this point I would like to add how important it is, at a young age, for the athlete to approach this aspect knowing that he has to obtain results through his own experience. It counts little for us to correct or fix too many rigid motory rules. The athlete must be in a situation where he can DISCOVER a way of finding his style practically, and obviously by making mistakes.
If we take care of the technique we automatically train the athlete physically and mentally. On the other hand, training physically is not necessarily the way of taking care of technique. In fact, some ways could produce negative aspects regarding the final results. A common mistake made by a lot of athletes is that of exalting the physical training as the only way of obtaining results.
There are lots of examples. Reanto De Monti – the absolute best C1 slalom that Italy has ever had – got a fourth at Augburg in 1985 just missing a medal due to three months off because of a painful knee that obliged him to an enforced period of rest for an extremely long time. The C2 champions Benett-Masoero got a third in the world cup in 2007 after a period off, due an operation on a shoulder on the part of the second paddler.
Just a couple of examples on the home front but there are various other similar examples abroad too.
It is easy for a trainer to set up a training calendar with times and recoup times regarding possibilities of work that can be adapted each time according to the needs that emerge. This means that he must always be on hand to take note of the evolution of his athletes. This is a big commitment and is costly. It costs fatigue and mental involvement in order to find new ideas in continuation. Nothing can be left to chance and great importance must be placed on observation and successive feedback with the trainee. Instruments such as video analysis, dialoguing and a lot of imagination are the basis of a methodology based, above all, on the specific needs of the person with whom one has to work. Group work must be abandoned as that can only lead to an exchange of opinions that is not of great importance.
Video correlated

Occhio all’onda!


VIDEO WEB VIDEO WEB VIDEO WEB VIDEO WEB

qualche indirizzo per godere anche di qualche video

Il primo è una trasmissione televisiva a cui ha partecipato Zeno ed Ettore Ivaldi e si parla di canoa anche con Andrea Bedin - presidente del Comitato Regionale Veneto Fick - Bruno Panziera - presidente TerradeiForti Sport - e i ragazzi del Canoa club Oriago.

Il secondo è un capolavoro artistico di Enrico Lazzarotto sulla VII^ edizione Adigemarathon

- http://www.coniveneto.it/flvplayer/video.asp?video=2010-2011%2fConi_puntata_02.mp4


- http://www.youtube.com/watch?v=JIPD907SgrY&hd=1

OCCHIO ALL'ONDA!

Donne alla ribalta. Austriache tornano sul podio iridato


Nel settore kayak femminile l’anno scorso avevo scritto tra le altre cose: “abbiamo visto crescere parecchio Corinna Kuhnle l’austriaca che sembra avere davanti a sé tante belle prospettive”. Beh! direi che la bionda possente pagaiatrice ha brillantemente supportato le nostre previsioni con la vittoria del campionato del mondo e con l’argento europeo. Per vedere un’austriaca sul gradino più alto del podio dobbiamo tornare indietro parecchi anni e arrivare alla prima edizione iridata e cioè nel 1949. Per la verità a Ginevra fu un vero e proprio trionfo con il podio completamente tinto di bianco-rosso: la vittoria fu di Heide Pillwein, mentre l’argento e il bronzo andarono alle compagne di squadra Frizi Schwingl e Gerti Pertlwiese. Fatto curioso: le tre atlete dominarono la scena fino ai mondiali del 1953 a Merano alternandosi sul gradino più alto e portando a casa anche due titoli iridati a squadre nel ’49 e nel ’51, mentre nel ’53 giunsero terze dietro alle cecoslovacche.
Ma torniamo ai giorni nostri con la bionda Kuhnle che nasce il 4 luglio del 1987 e canoisticamente fa il salto di qualità grazie a Manuel Köhler che la prende giovanissima e la porta fino all’inizio del 2009. in quell’anno Corinna abbandona il “talent scout” e trova in Helmut Schröter il nuovo allenatore. Quest’ultimo, nato a Dietlikon (Svizzera), aveva allenato in passato la squadra nazionale elvetica, e, quest’anno, il 25 febbraio, ha compiuto 60 anni. Nel 2004 lascia lo scudo crociato per passare ad allenare i kayak tedeschi fino a diventare nel 2006 responsabile di tutta la squadra. L’idillio con il relativo incarico però si interrompe alla vigilia dei Giochi Olimpici di Bejing, quando la Federazione tedesca non accettò la sua proposta di portare ai giochi Fabian Dorfler quando a passare le selezioni fu Alexander Grimm... poi sappiamo tutti come andò a finire. Il suo posto fu preso da Michael Trummer. Lasciata la Germania ha accetta lo proposta offertagli dal professor Helmar Steindl responsabile della squadra austriaca e oltre alla giovane talentuosa Corinna segue i settori giovanili nel tentativo di rilanciare una squadra che negli anni ’80 dominava la scena mondiale.
In sostanza il maturo Helmut si è trovato fra le mani un’atleta che da tempo aveva fatto la scelta di dedicare anima e corpo allo slalom con il chiaro obiettivo di guadagnarsi gloria e fama tenendo in mano una pagaia da far piroettare fra i pali dello slalom. Una forza decisamente fuori dal comune caratterizza l’austriaca che pagaia con una Twister della G-Power misura L... e questo può dare la dimensione della sua potenza. Oltre al mondiale si porta a casa anche la Coppa del Mondo e il bronzo agli europei U23.
Ancora una volta l’unica a prendere tutte le finali è stata Jana Dukatova cinque su cinque, vincendo un europeo in casa con la classe di una pantera. Elegante, felina, graffiante al momento giusto, convincente per stile e potenza a Tacen ha gareggiato con il patema d’animo di dover vincere una medaglia a tutti i costi per tenere aperta la porta olimpica. Quattro finali sono state conquistate da Fiona Pennie, Jasmin Schornberg e Marie Rioskova, tre Hilgertova, , Chourraut e Neave.
La nazione che ha dimostrato di essere cresciuta notevolmente è stata l’Australia che ai mondiali aveva ben tre atlete in finale: Jessica Fox, Sarah Grant e Katrin Lawrence arrivate poi rispettivamente 5^, 6^ e 9^.
Diminuito decisamente il numero delle finaliste rispetto alle 26 dello scorso anno in rappresentanza di 11 nazioni, infatti nel 2010 ne abbiamo avute solo 22 da 9 nazioni, fuori Cina e Russia. Quest’ultime due nazioni stanno massacrando i propri atleti sotto l’aspetto fisico tralasciando quello tecnico. Nonostante il grande impegno di mezzi, uomini e tempo, si rischierà di non vedere molti cinesi e russi in finale ancora a lungo.
Le donne si sono avvicinate agli uomini nelle gare di qualifiche e allontanate nelle prove di finali. In sostanza, in questa categoria con un’apertura maggiore alla semifinale, il divario diventa inversamente proporzionale per la conquista della medaglia.
A podio nell’ultima stagione sono andate 11 atlete rispetto alle 7 dell’anno precedente.
9 finali per Gran Bretagna, Repubblica Ceka e Slovacchia; 8 per Germania; 5 per Austria; 3 per Spagna e Australia; 2 per Francia e Slovenia.
Manca solo ricordare che quest’anno abbiamo rivisto Jennifer Bongardt dopo un paio di anni bui chiudere il mondiale in quarta posizione e l’infortunio di Elena Kaliska che l’ha obbligata a fermarsi a metà stagione.

Occhio all’onda!


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nella foto: la campionessa del mondo 2010 nel K1 donne Corinna Kuhnle

I Kayak nel 2010 hanno visto ancora il duello fra Molmenti e Kauzer


Conclusa una veloce analisi legata alle nazioni è giunto il tempo per addentrarci nelle singole specialità per capire cosa sia mai successo in un anno di transizione come quello appena concluso.

Partiamo dai Kayak uomini sviluppando i punti più salienti che la stagione ha messo in evidenza:

1. Sfida al vertice Daniele Molmenti e Peter Kauzer
2. Alle spalle dei due pochi nomi nuovi, bene i tedeschi.
3. Inglesi a terra
4. Statistiche


1. Per i kappa uomini una cosa è certa: chi vince gli europei non vince il mondiale e chi vince la coppa si porta a casa anche la maglia iridata! Infatti nel 2009 Peter Kauzer ha vinto coppa e mondiale, lasciando a Daniele Molmenti il titolo continentale e l’amaro in bocca. Mentre quest’anno le carte si sono invertite.  Sono solo tre gli uomini nella storia dello slalom che hanno vinto europei, mondiali e coppa. Infatti all’italiano e allo sloveno si aggiunge il teutonico Fabian Dorfler - coppa e mondiali nel 2005, europei nel 2006.
In sintesi possiamo dire che il 2010 per questa specialità è stata una sorta di fotocopia dell’anno precedente con la sfida che si è prolungata tra Kauzer  e Molmenti. I due infatti sono gli unici che hanno centrato tutte le finali. La media delle posizioni in classifica vede lo sloveno con 4,6 e l’azzurro con 3,2. Una la vittoria per Kauzer e tre per Molmenti.
Kauzer ha preferito preparare la stagione restandosene nel vecchio continente, concentrando la sua attenzione sul tracciato di casa e con qualche sporadica uscita all’estero. Molmenti invece ha passato l’inverno  al caldo australe per poi tornare e andare direttamente ad Atene a completare il suo ciclo di carico. Il friulano nella stagione appena conclusa è decisamente migliorato sotto il punto di vista strategico, complice di questo il tecnico della forestale Pierpaolo Ferrazzi. Il campione olimpico di Barcellona in questo campo è sempre stato un grande maestro e con quest’arma ha costruito i suoi successi sportivi. Kauzer ha pagato non poco la tensione di gareggiare in casa con tutti gli occhi puntati  e con il titolo da difendere. La sua gara di finale ai mondiali è stato  un vero capolavoro fino all’uscita della porta 11, poi un momento di buio, per un finale veloce, ma eccessivamente rischioso.


2. Alle spalle dei due super eroi praticamente il vuoto con qualche inserimento da parte del ceko Hradilek, del transalpino Bourliaud e del campione olimpico in carica il tedesco Grimm, oltre allo svizzero ritrovato Kurt. Tutti e quattro con tre finali.  Chi ha sorpreso non poco, anche se in realtà di vere sorpresa non si può parlare quando i protagonisti sono i tedeschi, sono i giovanissimi Sebastian Schubert classe 1988  e Hannes Aigner ’89. Personalmente mi attira il modo di pagaiare di Aigner che ad Ausgburg, in casa certamente, ha dominato la gara di coppa del mondo. Il suo stile dà la sensazione di una grandissima sicurezza: molto bilanciato, pochi colpi di testa, una grande spinta in avanti con le gambe. Ai mondiali ha contribuito non poco a portare a casa il titolo iridato a squadre, uscendo però in semifinale nella prova individuale. Schubert non è entrato in squadra per i campionati del mondo, ma ha vinto gli  europei U23. I tedeschi quindi riscattano il 2009 che li aveva visti in calo. Infatti lo scorso anno avevano centrato in totale solo 4 finali con Schubert e Grimm, mentre quest’anno le finali sono state sette con ben 4 atleti. Italiani sempre ancorati al mostro Molmenti con un ritorno di Cipressi che ha centrato la finale ad Augsburg e ai mondiali finendo rispettivamente sesto e ottavo. Alle spalle dei due ancora tanta incertezza con giovani che purtroppo rallentano la loro crescita perché sono senza guida tecnica di livello.
3. Male gli inglesi che hanno chiuso la stagione con solo due finali grazie ad un Walsh  che, per la verità, ci è sembrato sotto tono. Sono scesi da 7 a 2 finali. Che cosa sia successo ai sudditi di sua maestà è difficile da dire anche perché in effetti l’impegno è massimo. Walsh è alla ricerca del mezzo dopo diversi tentativi con Vajda alla fine si è presentato ai mondiali con la nuova barca di Nelo, ma per la verità ho avuto l’impressione di vederlo molto piantato all’uscita di tutte le risalite. Swetnam si ostina a gareggiare con un modello “old style” come è la Shimitar, mentre Richard Hounslow sembra più concentrato sul C2 con Florence che sul K1, dove certamente si toglie qualche soddisfazione in più visti il bronzo mondiale e il quarto posto europeo. Alle spalle di questi tre per la verità non c’è molto: il quarto alle selezioni è infatti un giovane classe ’92 che risponde al nome di Joseph Clarke e che, seppur talentuoso, ha sempre avuto difficoltà a centrare le gare anche da junior.
4. Veniamo alle statistiche che ci dicono che nel 2009 i finalisti erano 23 in rappresentanza di 12 nazioni e nel 2010 sono passati a 27 per 17 nazioni.  Ci sono 13 nomi nuovi nel 2010 e otto atleti finalisti nel 2009 non sono entrati nel 2010. Sono cresciute le percentuali di distacco per entrare in semifinale dal vincitore, grazie anche al fatto che ora sono in 40 a passare contro i 20 dello scorso anno. Aumentate anche le percentuali per entrare in zona medaglia.

Occhio all’onda!

ADIGEMARATHON 2010 EDIZIONE BAGNATA


Della VII^ edizione dell’Adigemarathon ad ognuno di noi resteranno tante immagini che ci porteremo nel cuore e nella mente. Momenti personali, quasi intimi che con il tempo metabolizzeremo e diventeranno parte integrante della nostra diversa individualità. Immagini, momenti, sospiri ai quali tutti i presenti attribuiranno un loro speciale significato.
Mi rendo conto che da sempre interiorizzo eventi, emozioni, dati, ricordi attraverso delle immagini che magicamente entrano in me stesso con forza dirompente e che ripesco nei momenti bui o per colorare giornate tristi. Li ritrovo per dare forza e dissipare dubbi sul futuro di questa magica Manifestazione che ormai è entrata nel cuore di molti. Testimonianza le moltissime parole d’affetto che ogni anno il comitato organizzatore riceve.

L’immagine più colorata? Le donne rosa con i campioni olimpici Paola Pezzo e Daniele Scarpa sul palco a ritirare la targa offerta dall’USSI e consegnata da Bruno Panziera, l’anima dell’Adigemarathon, un uomo che è stato capace di rilanciare alla grande la canoa sul fiume Adige.
L’immagine tecnica-agonistica? lo scatto e il sorpasso di Tomas Slovak sul rettilineo finale a poche centinaia di metri dallo striscione d’arrivo sul K2 dei tedeschi Seibel/Klemm.
L’immagine più commovente? Il taglio del traguardo di Mariano Bifano, provato dalle due ore di gara e dalla sconfitta.
L’immagine più colorita? Il lungo biscione di canoe a pochi chilometri dalla partenza, visto dall’alto correndo su un’auto per andare al ponte di Rivalta a godermi lo scenario.
L’immagine più sorridente? I mille che hanno sfidato la pioggia e il freddo.
Il saluto più bello? La “veronica” di Nello Ricciardi all’arrivo con un gommone colorato e sorridente, anche se un pochino infreddolito.
La canoa più dolce? Una torta lunga 4 metri.
L’emozione più forte? Il passaggio dei canoisti al Ponte di Peri - Rivalta
L’immagine più romantica? Il commissario tecnico della discesa in K2 con la dolce e bella moglie Marina.
L’immagine olimpica? Cerimonia d’apertura con la mitica unica e sempre affascinante Sara Simeoni, l’energico e stimolante Daniele Scarpa, lo slalomista dei sogni Pierpaolo Ferrazzi, la bella madrina 2010 Paola Pezzo e la sorridente Sandra Truccolo... cosa pretendere di più?
Il gesto più bello? Quello di un anonimo canoista che lascia la propria canoa ad un altro per completare la sua prima partecipazione alla Marathona.
Le parole più profonde da una mail del giorno dopo: “...Io voglio ringraziare te e tutti coloro che ci hanno permesso di esserci.E che hanno permesso a quel disabile di partecipare ad una manifestazione così imponente impegnandosi in prima persona. E che lo fanno da anni sempre migliorando, per quello che "egoisticamente" ho potuto vedere da partecipante.Lo voglio fare perché lo meritate e tornerò ancora l'anno prossimo perché è l'unico modo per dimostrarvi che è una bella manifestazione”.
Il boccone più saporito? Quello con il mitico Pirovano a fine gara prima di iniziare a sbaraccare, stanchi ma felici a raccontarci voraci le avventure di questa edizione, sognando quella del 2011.
L’immagine più operativa? Lo staff dell’RST Service con il sorriso pronti a risolvere ogni problema, ma problema non c’è con loro!
L’immagine dell’efficienza e della sicurezza? Tony a ponte di Peri pronto ad intervenire.
L’immagine più fresca? Un K2 in acqua portato a riva dalla moto d’acqua dei vigili del fuoco alle 10 della mattina a Borghetto d’Avio.
L’immagine più ravvicinata? La straordinaria telecamera di Enrico Lazzarotto che con il braccio telescopico me la ritrovavo in ogni dove a registrare anche il ... backstage, che a volte non era sempre così disteso.
Un flusso di immagini? I fotografi di Ennevi, ovunque mi girassi li trovavo intenti nello scatto... sono proprio curioso di vedere il lavoro finito di oltre 3.000 fotogrammi.
L’immagine più giovane? Raffy e Michele su un rettilineo d’acqua con la loro canoa blu.
L’immagine più ufficiale? Giorgio e Elena in segreteria con le buste per i vincitori.
L’immagine più precisa? Stefania davanti al monitor del pc per verificare i premi agli amatori.
L’immagine più rassicurante? Ennio che mi ha risolto al volo situazioni difficili
L’immagine dell’efficienza? Vladi con scarpe da lavoro e pettorina gialla operativo fino a tarda serata e ... oltre.
L’immagine più potente? Leone che oltre al nome porta competenza e tranquillità.
L’immagine della professionalità? Galdi al secolo Carlo che possiede le chiavi per aprire ogni porta.
Il momento più atteso? La chiamata di Alviano Mesaroli che annunciava:”Ettorino - pausa - passaggio da ponte di Arcè concluso, tutti i canoisti fuori dall’acqua sta arrivando il gommone scopa. Possiamo dire che tutto è andato alla grande - sospiro lungo del nostro Dalai Lama Alvi - è finita anche quest’anno” .

Ebbene sì un’altra mitica edizione dell’Adigemarathon si è conclusa, le premiazioni vanno avanti, sfilano i vincitori, ritirano le medaglie. Arriviamo all’atto conclusivo e... ci togliamo il cappello, ringraziamo e salutiamo, dando l’arrivederci al 16 ottobre 2011. Grazie a Dio si è conclusa anche la prima edizione bagnata della Marathona! Ora spazio ai suggerimenti, alle riunioni con i vari responsabili di settore per preparare al meglio l’edizione numero otto che porterà anche una prova di Coppa del Mondo.

Occhio all’onda!

Kanumesse 2010



Tre generazioni che si incontrano e unite dalla stessa passione affrontano tre giorni tra ricordi e speranze per un futuro dipinto di azzurro, onde, riccioli e corrente con una delle più banali scuse: la “kanumesse” di inizio ottobre. Una storia che virtualmente si è tramandata quasi inconsciamente passando come un testimone da uno all’altro e che ha avuto per tutti e quattro lo stesso tema, lo stesso obiettivo, lo stesso scenario, la stessa voglia ed energia rubata dall’acqua e per l’acqua. Una lunga storia partita nel 1985 e idealmente proseguita fino ad oggi, magari con ruoli e funzioni diverse, ma sempre con la stessa, unica, sincera, fresca ed onesta voglia di canoa. Che bello percorrere i 600 chilometri, che ci separano da casa a Norimberga, con voci, visi, modi di fare che ti riportano al tempo andato e che associ a momenti gioiosi, importanti e che hanno riempito di gioia ed emozione giornate, settimane, mesi, anni. Con due di loro, Ivan ed Enrico, ho condiviso la maglia azzurra da atleta, con il più giovane, Matteo, ho avuto il piacere di affrontare una parte della prima avventura da commissario tecnico. Ciò che importa però oggi è la facilità con cui si affronta la vita e basta una parola, un riferimento, un aneddoto per farti capire che loro resteranno dentro di te per sempre testimoni di momenti magici ed unici. Il resto poco conta. La tristezza comune è quella di vedere quel nostro mondo, fatto di pali sospesi nell’aria, sciogliersi come neve al sole. Tutto ciò ci avvicina ancora di più, consapevoli che il futuro non sarà roseo come si vuol far credere. Per fortuna che c’è la canoa dei gesti semplici, dai mille colori, delle mille proposte dei tanti espositori che ci regalano le novità per il 2011.
Sta andando alla grande il SUP l’acronimo di stand up paddling, una disciplina nata poco meno di cinque anni fa alle Hawaii ed è un incrocio tra il surf e la canoa. Infatti si pagaia in piedi su una tavola da surf utilizzando un pagaia da canadese con un manico molto lungo. Che cosa si può fare in queste condizioni? Praticamente tutto: discendere fiumi, surfare su onde oceaniche, andare su laghi per escursioni, insomma ci si può sentire un pochino come Gesù quando camminava sulle acque!
Una fiera per operatori quella di Norimberga che quest’anno è arrivata al suo settimo anno di vita e che sembra diventare un punto fisso per un movimento in espansione soprattutto sotto il punto di vista amatoriale e dei prodotti in polietilene. Grande spazio per le canoe da mare e per la canoa oceanica. Scafi che ricalcano l’idea del seat-kayak e che arrivano anche a 7 metri di lunghezza. Leggeri e affusolati con punte rialzate per penetrare al meglio onde e correnti marine.
La Point65 Tequila, una azienda svedese, presenta le canoe smontabili e che si assemblano come i mattoncini lego. Comode da trasportare, si allungano a piacere a seconda del numero dei pagaiatori.
Tante anche le offerte sul settore delle canadesi aperte. In alluminio, in resina, in carbonio, in stirales, in polietilene, gonfiabili per arrivare a quelle completamente smontabili con telaio in alluminio o legno. I prezzi vanno dagli 800 agli oltre 2000 euro. Offerte per tutte le tasche e per tutte le esigenze anche per le pagaie. La più stramba quella di Lettman che ha disegnato e creato una pala con le venature che ricorda tanto le foglie morte. A detto dello stesso titolare con questa pala si ha più presa sull’acqua e la rigidità della pala è garantita dal suo strano design.
Si sprecano anche le offerte nel settore gonfiabili, dalle canoe ai raft e agli stessi sup.
Tra i tanti operatori del settore anche diversi italiani e allora ci ha fatto piacere rivedere Francesco Salvato, qui per la Teva, sempre operativo e positivo, CSCanoe attento e vigile sulle novità per il mercato italiano così come Ozone che tra un appuntamento e l’altro abbiamo incontrato a pranzo. Tempo usato per nutrirci entrambi e per discutere animatamente su cosa possiamo e dobbiamo fare per incentivare il nostro settore che certo non vive, in Patria, momenti esaltanti.
Claudio Lo Giudice, titolare di “Canoashop.it” deve aver perso qualche chilo visti i molti chilometri percorsi in questi giorni. Assistito dalla sua giovane moglie. Ha parlato con tutti e guardato ogni minimo particolare di canoe, abbigliamento, pagaie e affini. Forse già all’Adigemarathon però ci porterà delle belle novità. Presente anche per Gravità Zero Max Boninsegni effervescente e simpatico come sempre.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Norimberga, 6 ottobre 2010 - Kanumesse 2nd day

Slovacchia più 16 in un anno


Prima di entrare ad analizzare analiticamente le varie categorie mi concentrerei su una piccola analisi dei risultati ottenuti come squadre nazionali. Cercando di capire che cosa sta succedendo all’interno dei vari team in prospettiva London 2012.

Dalla Tabella riassuntiva per nazioni si nota subito che solo 20 nazioni sono entrate in qualche finale sui 45 paesi che hanno partecipato al mondiale e solo 22, di media, in Coppa del Mondo.

Partiamo dalla grande Germania che ha avuto un incremento rispetto al 2009 di 4 finali. 13 atleti, come lo scorso anno, hanno preso parte a 28 finali. In sostanza tutti gli atleti schierati al via sono entrati in finale fatta eccezione per Muller/Muller e Fabian Dorfler, quest’ultimo presente solo alla coppa del mondo di Augsburg, dove aveva vinto la qualifica, e ai mondiali. Sono cresciuti nella canadese monoposto, nei kayak uomini e donne rimanendo stabili nella canadese doppia. Quest’ultima specialità sta vivendo in Germania un cambio generazionale e bisognerà aspettare probabilmente qualche tempo prima di vedere questi finalisti sui gradini più alti del podio. Jürgen Köhler e Henrik Bettge sono tecnici di lunga data per le canadesi. Il primo, ritiratosi dall’attività agonistica nel 1976, è entrato a guidare le squadre nazionali dal 1979, occupandosi esclusivamente delle canadesi. Tra i C1 possono contare sull’estro di Sideris Tasiadis un poco più che ventenne che gareggia per il KSA Augsburg e che esce da un dominio da junior impressionante: campione del mondo 2006 e 2008, campione europeo 2007 e 2008. Agli europei assoluti nel 2009 prende il quarto posto e inizia la sua scalata nella categoria senior. Quest’anno non è stato facile tenerlo a bada, in più gare infatti ha pagato l’esuberanza giovanile che dovrà essere incanalata nella direzione giusta se si vorrà tirare fuori il meglio da questo estroso teutonico. Nella C2 tutti gli equipaggi sono molto giovani anche se sembra imminente un rientro di Becker/Henze già presenti in coppa con tre finali tra le quali un bronzo a la Seu d’Urgell. Staremo a vedere!
Nei Kappa uno uomini sono impressionanti per il ricambio al vertice. Infatti sono usciti alla grande Hannes Aigner e Sebastian Schubert che si sono inseriti tra Grimm e Dorfler... e scusate se è poco! Fra le donne i tedeschi possono contare su un gruppetto compatto e consolidato con new entry prossime. Per loro ci sarà solo l’imbarazzo della scelta.
Come funziona la squadra tedesca è presto detto. Ci sono 4 tecnici, uno per ogni settore, e un responsabile generale nella figura di Michael Trummer. Sopra a loro un direttore tecnico generale per tutte le discipline olimpiche della canoa. Il centro di allenamento fisso è rimasto Augsburg, ma si sono decentrate anche energie e forze sul centro di Makkleeberg al nord per permettere una più capillare copertura. Il prossimo anno qui si disputerà una gara di Coppa del Mondo.

Veniamo alla Francia che vive un momento particolare secondo il mio modestissimo avviso. Infatti c’è stata una sorta di cambiamento nel modo di guidare le squadre nazionali. Non più il modello tedesco che abbiamo visto poc’anzi, ma un rapporto quasi diretto tra allenatore e atleta. Così Jean-Yves Cheutin non allena più il settore kayak uomini, ma segue da vicino Lefevre e Gargaud sia in C2 che per le specialità singole dei due eclettici atleti. Sylvan Curinier, ricordate l’argento olimpico di Barcellona ’92, un tempo responsabile del kayak femminile oggi segue da vicino solo Emilie Fer e Boris Neveu. Yves Narduzzi il tecnico francese che per alcuni anni ha lavorato negli Stati Uniti oggi segue Carole Bouzidi e l’estrosa Nouria Newman oltre a Etiene Daille e Piere Bourliaud...lui che era uno specialista della canadese monoposto!
Thierry Saidi, che pagaiava in C2 con Del Rey, 3 titoli iridati a squadre e 2 bronzi individuali nell’89 e ’91, segue Nicolas Peschier e Pierre Labarelle in C1 e due C2 e cioè Klauss/Peche e Fougere/Fougere. Ci sono poi Vincent Redon, un k1 con qualche presenza in nazionale negli anni ’90, che segue Combot. In fine Eric Biau, un ex C2 che gareggiava con Bertrand Daille, è il direttore tecnico dello slalom e ha preso il posto dal 2009 di Christophe Prjgent, oggi responsabile del centro di allenamento di Pau.
I transalpini hanno avuto un incremento di 8 finali rispetto al 2009 con un atleta in più. Sono cresciuti in ogni specialità, ma soprattutto nel settore C2 dove sono passati da 4 a 7 finali e nella canadese da 4 a 6. Nel Kayak uomini da 3 a 5 nonostante la debacle di Fabien Lefevre che non ha preso nessuna finale nel 2010.

La nazione che ha avuto il più alto incremento di finali dal 2009 al 2010 è la Repubblica Slovacca che è passata da 21 a 37. Ma ciò che impressiona ancora di più è che le ha ottenute con ben 16 atleti (10 nel 2009). Scontata la supremazia nella canadese monoposto è decisamente cresciuta anche la categoria dei C2 con l’inserimento stabile dell’equipaggio Kucera/Batik tra i migliori al mondo. Si sono rivisti finalmente, dopo un intero anno di digiuno, finalisti anche nel kayak uomini. Nel settore femminile, nonostante lo stop forzato della Kaliska, c’è stato un incremento di tre finali.
La seconda nazione con l’incremento maggiore è stata la Slovenia che è passata da 5 a 16. Agli scontati kayak si sono aggiunte le canadesi monoposto. Il sistema organizzativo della piccola repubblica che confina con l’Italia è molto semplice. La Federazione è guidata tecnicamente da Andrej Jelenc, lo ricordate? Campione del mondo C1 discesa nel 1989, terzo nel ’91 e argento in Val di Sole ’93. E fu proprio questo secondo posto che lo convinse ad attaccare la fatidica pagaia al chiodo. Infatti iniziava l’era Panato e mi ricordo che mi disse:”caro Ettore il mio tempo è finito ora è iniziato quello di Vladi, un fenomeno”. Certo Jelenc la vide lunga e i successi per l’allora giovanissimo veronese arrivarono puntuali come il canto del gallo alla mattina quando spunta il sole! Bene, gli sloveni finanziano i tecnici di società che lavorano nei 5 o 6 canoa club, per un totale di una decina di allenatori. Una volta che gli atleti entrano nelle squadre nazionali vengono seguiti dai tecnici che li hanno cresciuti e seguiti. Un sistema molto semplice ed efficace, anche se presenta delle controindicazioni nel momento in cui il club rimane scoperto per l’impegno del tecnico a livello di nazionale.
La Repubblica Ceka è calata nelle canadesi monoposto, ma è cresciuta sia in C2 che nei kayak uomini e donne per un incremento totale di 6 finali.
Inglesi con un più 5, Australiani con più 4, spagnoli e polacchi con più 3, Austria e Russia più 2, Cina e Makedonia più 1. USA, Belgio, e Giappone nessun incremento stabili nelle rispettive quote 2009. Per Irlanda meno 2 e Grecia meno 1.
I polacchi hanno assoldato al ruolo di commissario tecnico una vecchia volpe come František Valík, già allenatore della ex-Yugoslavia dal 1979 all’81, poi passato con l’Austria per cinque anni (’90 - ’94) ed allenatore personale di Marcela Sadilovà fino al suo ritiro dello scorso anno. Nel 1999 ha dato vita all’azienda “Caiman” che produce in modo particolare canoe da slalom.
I cinesi non hanno più stranieri nel loro staff tecnico e per la verità non è una bella cosa per un gruppo che si preoccupa esclusivamente dell’aspetto fisico trascurando la tecnica. Così facendo vanno decisamente a braccetto con qualcuno di casa nostra, ma, per fortuna sua, gli atleti di livello vanno viceversa per un’altra strada. L’Italia ha un più 4 che va letto così: una finale in più rispetto alla scorsa stagione in C2 sempre per Benetti/Masoero nonostante l’impegno federale sia stato sostanzioso per portare ovunque tre C2. Le altre 3 finali di incremento arrivano nel kayak uomini dal solito Daniele Molmenti e da un ritrovato Stefano Cipressi riconvertito alla logica tecnica su l’esaltazione fisica.
I nipponici hanno messo sotto setaccio l’intero movimento dello slalom, infatti era presente a diverse gare di coppa del mondo, premondiali e mondiali uno staff di ricercatori dell’Università di Tokyo intenti a riprendere, analizzare e studiare il nostro mondo. Chissà mai se verrà pubblicato qualche cosa in merito.
Due parole ancora per la Grecia che si è trovata senza più Roberto D’Angelo a guidarla. Il tecnico italiano, ora impegnato con il centro studi della Fick, ha lasciato gli ellenici per rientrare nell’amata Patria. I bianco-celesti non navigano in buone acque, vuoi per la crisi economica che li ha colpiti, vuoi per un impianto poco utilizzato e vuoi per una mancanza di una guida tecnica capace di dirigere il movimento. Il tentativo di Benoit Peschier di gareggiare per la Grecia si è rilevato molto problematico e dopo solo la prima gara di Coppa il campione olimpico di Atene non si è più visto.

fine seconda parte - Occhio all'onda!