Confrontiamo la stagione 2009 con quella appena conclusa


Ed eccoci qui nuovamente a distanza di un anno per rifare il punto sullo slalom dopo una stagione di gare.

Il 2010 si è differenziato dall’anno precedente per alcune importanti novità vediamo quali:

in semifinale, nei kayak uomini, i numeri sono raddoppiati e cioè da 20 si è passati a 40; nelle donne in kayak da 20 a 30 così come nella canadese monoposto e nella C2.

Per la partecipazione alla Coppa del Mondo si è adottato il sistema del “ranking per National Federation per Event & Quotas” e cioè alcune nazioni hanno potuto schierare al via più atleti rispetto ai tre per tutti del 2009, grazie ad un complicato sistema di punteggio che si acquisisce disputando le gare di ranking. Solo per citare qualche esempio diremo che i francesi avevano nel K1men 5 barche così come i tedeschi, 4 per italiani, sloveni e Stati Uniti d’America, mentre altre 18 nazioni schieravano al via i classici tre atleti; 11 nazioni con due. La motivazione di questa scelta è stata dettata dalla necessità di avere già in semifinale atleti di alto livello, aprendo però, nello stesso tempo, più opportunità di passare il turno anche a nazioni meno quotate e di conseguenza aumentare il numero di nazioni che accedono alla finale. Cosa che però non si è sempre verificata nel corso della stagione.

A questo punto mettiamo in relazione i dati 2009 con i dati 2010


A.   DATI

2009 i tempi di gara per i kayak uomini nelle qualifiche si aggirano di media intorno ai 90,31 secondi e per qualificarsi – cioè entro i primi 20 – bisogna restare di media nel 4,14% dal vincitore;
2010 I TEMPI DI GARA PER I KAYAK NELLE QUALIFICHE SI AGGIRANO DI MEDIA INTORNO AI 91,41 E PER QUALIFICARSI - CIOE’ ENTRO I PRIMI 40 - BISOGNA RESTARE DI MEDIA NELL‘8,29%.

Ora da questo primo confronto è evidente che, raddoppiando i posti per la semifinale, le percentuali di distacco si allargano notevolmente.

2009 i tempi di gara nel kayak femminile per le qualifiche si aggirano di media sui 101,28 secondi con un distacco dal miglior K1Men del 12,8%; per qualificarsi nelle 20 migliori canoiste bisogna restare nel 9,17 % dalla vincitrice;
2010 I TEMPI DI GARA NEL KAYAK FEMMINILE PER LE QUALIFICHE SI AGGIRANO DI MEDIA SUI 103,76 SECONDI CON UN DISTACCO DAL MIGLIOR K1 MEN DEL 10,85; PER QUALIFICARSI NELLE MIGLIORI 30 CANOISTE BISOGNA RETARE NEL 15,38% DALLA VINCITRICE.
Le donne si sono avvicinate agli uomini come percentuale di distacco siamo cioè passati da una media del 12,8 al 10,85 pur aumentando di media quasi di un secondo la percorrenza dei tracciati.

2009 i tempi di gara nella canadese monoposto uomini per le qualifiche sono di 94,60 con un distacco dai K1M del 4,79% mentre per rientrare nei 20 bisogna restare nel 7.01% dal vincitore di categoria;
2010 I TEMPI DI GARA NELLA CANADESE MONOPOSTO UOMINI PER LE QUALIFICHE SONO DI 95,72 CON UN DISTACCO DAI K1M DEL 6,89% MENTRE PER RIENTRARE NEI 30 BISOGNA RESTARE NEL 14,03% DAL VINCITORE DI CATEGORIA

Nel C1 quindi i distacchi sono aumentati rispetto ai colleghi del kayak e anche la percentuale per rientrare in semifinale si è notevolmente dilatata.

2009 per il  C2 in qualifica abbiamo un tempo di media di 100,73 con un distacco dai K1M dell’11,62% e per rientrare nei 20 il distacco dal vincitore di categoria è del 12.77%;
2010 I TEMPI DI GARA NELLA CANADESE BIPOSTO PER LE QUALIFICHE SONO DI 104,49 CON UN DISTACCO DAL PRIMO K1 MEN DEL 14,31% MENTRE PER RIENTRARE NEI 30 BISOGNA RESTARE NEL 30,54 DAL MIGLIOR KAPPA UNO E DAL PRIMO DI CATEGORIA A 13,08%.

Aumentati quindi rispetto l’anno precedente di quasi 4 secondi i tempi di percorrenza media, cresciuto notevolmente il distacco dai K1 men.


Ne deriva che tra i vincitori e l’ultimo dei qualificati c’è un margine che varia per categoria in questi termini:

2009    K1M 4,10% - K1W 10,29% - C1M 7,01% - C2 12,77%
2010 K1M 5,86% - K1W 10,11% - C1M 7,13% - C2 13,08% - C1W 55,95%

Interessante notare che fra donne in kayak, C1 e C2 le percentuali di distacco per qualificarsi non sono cambiate di molto seppure siamo passati dai 20 ai 30 per categoria.

Nel 2009 i percorsi di semifinale e finale sono di media più lunghi di circa 6/8 secondi rispetto a quelli della qualifica, con le seguenti medie per categoria:

2009 K1 Men 96,31 - K1 Women 108,80 - C1 Men 101,82 - C2 107,88;
- 2010 i percorsi di semifinale e finale sono di media poco più lunghi della gara di qualifica di un secondo e 70
2010 K1 Men 93,11 - K1 Women 105,09 - C1 Men 97,03 - C2 105,59;



cambiano anche i margini di distacco per entrare in finale dal vincitore di categoria:

2009  K1 Men 5,18 %- K1 Women 9,50% – C1 Men  6,91% - C2 8,16%;
2010 K1 Men 2,78% - K1 Women 7,40% - C1 Men 7,21% - C2 8,64% - C1 Women 53,81%

- 2009 nel 98,1% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo  del vincitore della semifinale;
- 2010 nell’80% dei casi per vincere si deve migliorare il tempo del vincitore della semifinale;

- 2009 nel 69,4% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;
- 2010 nel nel 70,1% dei casi ci si qualifica in semifinale con la seconda manche;

- 2009 su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media del 63,5%;
2010 su molti percorsi si è utilizzato il palo unico con una media dell’80%;

2009 del 63,5% il 39,4% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;
2010 dell’80% il 50% è l’utilizzo del palo unico per le porte in risalita;

- 2009 si sono viste spesso porte a “ski” proposte, sullo stesso tracciato, da destra a sinistra o viceversa e successivamente dal lato opposto;
- 2010 tendenza che si è mantenuta anche in questa stagione
 
Vediamo ora di tracciare una statistica sui  finalisti nelle varie manifestazioni prese in esame:

- 2009 nei kayak uomini sono stati 23  atleti che hanno preso almeno  una finale. Un solo atleta (Walsh) ha disputato tutte e 5 le finali, 4 con 4 finali (tra questi Daniele Molmenti), 1 con 3, 9 con 2 e 8 con 1;
- 2010 nei kayak uomini sono stati 27 atleti che hanno preso almeno una finale. Due soli atleti (Molmenti - Kauzer) hanno disputato tutte e 5 le finali, 5 con 3 (Kurt, Bourliaud, Hradilk, Grimm e Meglic), 5 con 2; 15 con una finale;

- 2009 nel kayak donne le finaliste sono state 26. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, con 4 la giovane neo campionessa del mondo Jasmin  Schronberg, 5 con 3, 6 con 2 e 12 con una finale.
- 2010 nel kayak donne le finaliste sono state 22. Solo Jana Dukatova è entrata in tutte le finali, Pennie e Rioskova in 4, 5 atlete in 3 finali, 8 in due e 6 in una finale;

- 2009  nella canadese monoposto maschile abbiamo 19 finalisti, solo l’argento di Beijing 2008 ha 5 finali, 4 con 4, 3 con 3, 4 con 2 e 7 con una finale e 1 con una;
- 2010 nella canadese monoposto maschile abbiamo 23 finalisti, Benus e Slafkovsky 5 finali, con 4 Martikan, Tasiadis e Savsek, mentre con 3 Jezek e Estanguet, 5 con due e 11 con una finale;

- 2009 nella canadese biposto sono 18 i finalisti, 3 con 5, 4 con 4, 2 con 3; 4 con 2 e 5 con una finale;
- 2010 nella canadese biposto sono 21 i finalisti, 3 con 4 finali, 6 con 3, 5 con 2 e 6 con una;

- 2009 a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 61 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 23 paesi.
- 2010 a livello di nazioni si consideri che i paesi partecipanti al Campionato del Mondo sono stati 45 mentre in Coppa del Mondo abbiamo una media di 22 paesi.

B.   RIFLESSIONI


In base all’oggettività dei risconti  raccolti e messi in comparazione anche con dati degli anni precedenti  si evidenziano molte problematiche e molti spunti di riflessione.

NUOVI MATERIALI E PARTECIPAZIONE INTERNAZIONALE

2009

Il primo riguarda senz’altro l’utilizzo dei nuovi materiali che nella sostanza numerica e di risultati non hanno portato a grandi cambiamenti a livello internazionale, dopo 5 anni dal loro inserimento. Le nazioni e gli atleti  che dominavano, dominano tuttora. L’incremento, sperato, per numero di nazioni partecipanti è piuttosto esiguo se non addirittura in ribasso – se relazioniamo le 73 nazioni al via ai Campionati del Mondo di Augsburg 2003 con le 61 – tirate proprio per i capelli – della prova iridata di La Seu d’Urgell.

2010.

Rimane invariata la prima riflessione. Siamo calati come numero di nazioni che hanno preso parte ai campionati del mondo. Molto probabilmente l’ICF spingerà parecchio il prossimo anno per alzare il numero di nazioni in vista del mondiale 2011 qualifica olimpica. Ho avuto modo in questi giorni di inviare un’ulteriore nota al presidente Perurena sottolineando che il lavoro portato avanti per supportare alcune nazioni prive di esperienza, secondo il mio modestissimo avviso, è irrilevante e soprattutto molto effimero. Gli ho portato l’esempio del Costa Rica che conosco bene e che tengo sotto costante monitoraggio. Un paese che aveva usufruito nel 2008 di alcuni aiuti internazionali solo per partecipare al mondiale e poi si sono dispersi atleti ed interessi. Il problema è più grande di quello che si vuole far passare. Bisogna creare un progetto a medio e lungo termine al fine di rendere stabile la partecipazione di paesi che normalmente fanno la loro sporadica apparizione in qualche mondiale. Riprenderò in mano questo tema con l’ICF esponendo le mie proposte, ma l’impegno deve essere preso da tutte le federazioni nazionali per evitare una vera e propria catastrofe.


REGOLAMENTI e COPERTURE TELEVISIVE

2009.

La nuova formula con due manches di qualifica, una semifinale e finale secca hanno dato certamente vitalità all’intero programma, ma nella sostanza non ha portato quell’apertura che ci si poteva aspettare con una prova unica. Si pensi che in media gli atleti che hanno preso finali in Coppa del Mondo e Mondiali,  erano numericamente maggiori  prima o pressoché uguali oggi. Non si è  neppure approdati ad una massiccia copertura televisiva,  come poteva esser fatta per le gare di semifinale e finale, visti tempi ristretti e programmabili per tempo.

2010.

Nulla è cambiato sotto questo aspetto. Ci sono alcune proposte portate avanti da Martikan con una lettera aperta su Facebook (http://www.facebook.com/#!/canoeslalomcomeback?ref=ts) in cui prende in esame l’opportunità di mettere mano ai regolamenti. Alcuni aspetti sono interessanti, ma a mio modestissimo avviso non è un problema di regolamenti.
Per l’aspetto televisivo continuano i problemi legati alla copertura della coppa del mondo. Interessante, ma solo per gli addetti ai lavori, lo “streaming” che costa all’ICF 260 mila euro all’anno.

PERCORSI DI GARA

2009.

Aspetto positivo è che si è giunti ad avere una sorta di modello standard del percorso di gara – almeno nelle gare più importanti. Questo ovviamente facilita il lavoro dei tecnici per programmare l’allenamento. Sono stati fatti passi avanti anche nella scelta dei percorsi che via via vanno a rispecchiare in linea di massima le nuove tendenze. Questo va letto soprattutto sotto l’aspetto dei nuovi materiali che indubbiamente permettono manovre molto secche ed impegnative. C’è una vera e propria esaltazione tecnica ovviamente supportata da una grande preparazione fisica. Interessante poi la dinamicità dei tracciati.

2010.

Ci sono state parecchie polemiche relativamente alla designazione dei tracciatori di gara per la Coppa del Mondo. Infatti l’ICF ai primi di gennaio aveva richiesto alle federazioni di dare dei nominativi per i tracciatori nelle gare di Coppa. A questa richiesta avevano risposto solo Australia e Great Britain, quindi a marzo già si conoscevano i tracciatori di Coppa, che per ovvia ragione erano di gara in gara un australiano e un inglese! Lascio a voi immaginare le problematiche che tutto ciò ha creato.
Per i mondiali si è tornati alla commissione del Board ICF Slalom con Jean Michel Prono, Helen Reeves (campionessa del mondo Junior ’96 e bronzo alle olimpiadi di Atene 2004) e Thomas Schmidt (campione olimpico 2000).
La tendenza emersa è stato l’aumento del palo unico e il relativo accorciamento, come già illustrato nella parte precedente, delle gare di qualche secondo.
L’incongruenza c’è poi stata in occasione dei Pre-World a Bratislava dove Robert Orokocky ha tracciato un percorso decisamente fuori dagli schemi tornando alla palo doppio.

DOPPIA GARA

2009.

La possibilità di un atleta di poter partecipare  a due gare all’interno della stessa manifestazione non ha inciso praticamente nulla sull’incremento del numero di equipaggi al via. L’opportunità era nata per cercare di incrementare il numero di C2 nel panorama internazionale.

2010.

Rimane tutto invariato. Da sottolineare che gli unici 4 atleti che praticamente con costanza partecipano a due gare, hanno avuto un deciso miglioramento nella specialità doppia, ma un netto calo nella prova individuale. Anche questo sarà oggetto di analisi più dettagliata. Per correttezza d’informazione ricordiamo che è impegnato nella doppia gara anche Jordi Domenjo (3^ ai mondiali a Tacen) che gareggia in C1 e saltuariamente anche in C2, così per gli sloveni Dejan Kralj e Simon Hocevar. Il primo in K1 e il secondo in C1 anche se quest’ultimo non si è qualificato nella prova singola per partecipare al mondiale a Tacen.


fine prima parte – Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Realtà o frutto della fantasia?

Non vi è mai capitato di chiedervi se ciò che vi circonda è frutto della vostra fantasia oppure è semplicemente una visione distorta della realtà? A volte, ma molto spesso, mi rendo conto di sognare, di vedere, di percepire e di sentire emozioni strane e di vivere in attesa che qualcun altro possa farmi capire bene come funziona. Ogni tanto però, e anche qui molto spesso, ricevo impulsi che consolidano e rafforzano il mio modo di vedere, di pensare, di capire e mi dico: “ma allora non sto sognando e non sono io fuori giri... è proprio così lo dice pure lui, e anche lei lo vede, poi quella mail chiarissima, quella telefonata senza speranze, forse quell’ sms diceva proprio questo”!
Allora mi rincuoro, prendo di nuovo coraggio, riaccendo la fiammella, guardo in faccia la realtà e mi accorgo che tutto sommato quello che mi sta capitando attorno è proprio quello che vedo ogni giorno e non sfuoco nulla. Mi rimetto in discussione e riprovo ad aprire gli occhi anche a chi potrebbe cambiare le cose e a dare la sterzata giusta ad un movimento che vive di soli singoli exploit.
Va male, ma va tutto bene. Tutti si lamentano in silenzio e a quattr’occhi. Poi davanti ad una telecamera fissa sorridono e sono contenti. E’ proprio vero che quando sai di essere fotografato o ripreso ti senti appagato, ti pettini, ti raddrizzi, sorridi, pensi positivo, dai il meglio di te stesso: sei in televisione il sogno di tutti! Nessuno vuole restare immortalato con brutte espressioni, faccia sconvolta e avvilita. Tutti glissano e schivano il vero annoso problema... sono slalomisti e sono abituati a schivare porte, onde e riccioli! Mia nonna, che era una santa donna e che ha messo al mondo quattro maschi e quattro femmine negando ogni rapporto con il suo amato sposo o chicchessia, gravida per opera divina, diceva sempre: “di’ che la va ben anca quando la va mal” che in italiano suona così: “di pure che va sempre bene anche quando va male”. Eppure non mi sembra di aver sognato il campione del mondo e vincitore della coppa del mondo a Penrith quest’inverno allenarsi per conto suo vagano di casa in casa per trovarsi un tetto dove ripararsi o uscire scontento dalla tenda Italia lamentandosi che tutti sono spariti e lui voleva vedere il video. Eppure mi sembra che il nostro miglior C2 non abbia nessuno che li segue e quindi deve arrangiarsi in tutto e per tutto. Nell’albo nazionale degli allenatori non trovo inseriti i tecnici della canadese nazionale, non li trovo neppure nell’albo degli istruttori, forse in quello dei maestri? No, neppure lì. Uno di loro non lo trovo neppure ai campionati italiani a seguire la gara in casa sua. I collaboratori logistici o tecnici in acqua devono avere qualche grado di parentela con il tecnico responsabile del settore oppure essere sentimentalmente legati a qualche atleta per essere convocati a raduni in cui si evita di chiamare i tecnici magari dei campioni del mondo o medagliati. Nella vita tutto è relativo e a volte pensi di vedere una margherita con i petali bianchi, ma in realtà sono gialli allora chiedi spiegazioni per capire. Parli con la persona più autorevole in assoluto il quale ti dipinge la realtà dei sogni e dei balocchi alla Silvio per intenderci meglio. Grande lavoro, enormi competenze, l’amore regna sovrano, risultati in ogni dove e numeri importanti. Certo possiamo migliorare e lo stiamo facendo con una squadra unita e compatta. Il pesce fuor d’acqua sei solo tu! Vedi caro Ettore noi italiani siamo abituati a farci del male da soli e quando vinciamo riusciamo anche a lamentarci. Io per la verità non la penso proprio così! Penso che noi italiani siamo quelli che l’8 settembre siamo diventati tutti partigiani in poche ore e allora perché abbiamo impiegato così tanto tempo per sconfiggere il nemico in casa? Noi siamo quelli che saltiamo sul carro dei vincitori e i primi a saltare giù se le cose vanno male e il povero Lippi ne sa qualche cosa. Noi costruiamo muri d’ indifferenza rischiando anche di farci male quando ci si sbatte la testa con la semplice frase: tanto è così e non cambia!
Già non cambia... avanti su questa barca a farci del male, a perdere talenti per strada, a soffrire per nulla, a rincorrere il tempo che fugge e che le altre nazioni usano per portare avanti un sistema consolidato ed efficiente, sfornando in continuazione atleti e movimento. Gioiamo perché finalmente viene messo prima il nome e poi il cognome, non più come nel verbale dei carabinieri; gioiamo perché qualche giretto per il mondo lo fanno fare ancora, senza capirne il vero senso; prendiamo quello che ci offre il convento e tutto va bene.
Per fortuna che c’è sempre il ricordo della saggezza di mia nonna che diceva: “tanto è lo stesso, il mondo va per dove deve andare ed è inutile tentare di cambiarlo”.

Già... inutile e soprattutto fa male per chi ci prova!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Il re è lui: Daniele Molmenti


Fuori dalla casa viaggiante questa mattina di buon ora c’era la nebbia ad aspettarmi. Il primo pensiero è stato quello che l’estate ormai stava finendo, ma ho cercato di allontanare questa brutta sensazione. Mi aspettava una giornata molto intensa e soprattutto carica di emozioni. Lo sport è gioia e una finale di un campionato del mondo ha profumi, sapori, luci e contorni che devono essere assaporati senza distrazioni e soprattutto senza rimpianti. E così, arrivato al campo da slalom, ho capito che eravamo all’atto finale, all’ultima grande giornata di canoa di una stagione che è stata vissuta molto intensamente. Per fortuna il sole, dopo la consueta ricognizione del percorso con il mio atleta irlandese, ha fatto la sua comparsa già alto nel cielo, rassicurandomi così per resto della giornata.

Poi è successo tutto di corsa, tutto così freneticamente, tutto così intensamente che si fa fatica, a motori ancora caldi, a ricordare ogni dettaglio, ogni particolare che sai che ti resterà nel cuore a lungo e che puntuale nel tempo uscirà per farti compagnia o per animare le serate al club o con gli amici. Storia di oggi, storia quindi da raccontare per condividerla e amarla, ringraziando fin da ora tutti coloro che l’hanno scritta con fatica, con determinazione, con caparbietà e con tanta passione.

Il numero uno, il re, l’imperatore è lui: Daniele Molmenti! Lui non supera il metro e settanta. Quando parla non scandisce bene le parole, ma parla con tutti, perché tutti lo conoscono. Il suo punto di forza è la determinazione con cui crede in se stesso. Chi poteva battere oggi Molmenti se non Molmenti stesso? Oggi ha dato prova anche di tanto sangue freddo quando, in più di un’occasione, si è trovato a fare i conti con situazioni decisamente rischiose, ma risolte con facilità e con una eccellente maestria tecnica. In semifinale tocca la porta numero due e suona il campanello d’allarme. Non gli sono concessi altri errori, anzi deve accelerare quanto più possibile gli sia consentito fare per poter restare in gioco. In finale parte per quinto e dopo 91 secondi esatti blocca i cronometri all’arrivo mettendo vicino al tempo il numero uno: è lui che conduce la classifica provvisoria! Kauzer, l’idolo di casa, parte alle sue spalle. Vola nella prima parte, sembra essere il Kauzer invincibile del 2009. All’entrata della porta 17 però arriva troppo presto e, per cercare di evitare il fattaccio, si stampa sulla coda della sua canoa con il busto. Il buon Peppino D’Angelo, giudice su quella combinazione, non ha però dubbi. La sua mano aperta chiude il cuore a Peter Kauzer e alle migliaia di persone accorse ad ammirarlo. Cala il buio e il silenzio. Fa tornare il sorriso ai tanti sostenitori sloveni qualche minuto più tardi Jure Meglic che agguanta un bronzo che ha tanto di salvatore della Patria.
In finale ci era arrivato anche il bolognese Stefano Cipressi che, con il suo ottavo posto e il bronzo a squadre, conferma il valore dei kayak italiani, ma so di non dire nulla di nuovo o di sconcertante, è solamente tutto il resto che manca!
Il re è certamente Molmenti, ma l’eroe di giornata è Atanas Nikolovski che si è tolto una bella soddisfazione. Il macedone infatti aveva passato le batterie per il rotto della cuffia arrivando 39esimo davanti solo a Benjamin Boukpeti che, dopo le olimpiadi, non è certamente riuscito a mantenersi ad altissimi livelli. Per Atanas quindi sembrava un mondiale destinato a chiudersi dopo la semifinale e invece il suo eccezionale tempo di 92,15 gli ha permesso addirittura di vincerla e di sperare nel colpaccio. In finale il bravo macedone però non mantiene la lucidità di una discesa senza responsabilità e incappa in tre tocchi. Finirà settimo nell’unica finale centrata della sua carriera sportiva. Il miglior risultato per lui era il 19esimo posto ai giochi olimpici del 2008.

Grande e bella gara anche nella canadese monoposto con un Tony Estanguet che si riconferma campione del mondo davanti al solito Michael Martikan. Un duello che ha veramente dell’epico e che non ha intenzione di rallentare la sua corsa verso la leggenda di due pagaiatori che sembrano agli antipodi, ma che in realtà sanno animare e entusiasmare come pochi altri. Il bronzo è rimasto in Spagna. Infatti dopo il terzo posto di Ander Elosegui nel 2009 arriva il terzo posto del suo compagno di squadra Jordi Domenjo. Quest’ultimo è un catalano di Seu ed è un tipo decisamente particolare. La sua tecnica è sopraffina così come il suo fisico decisamente potente e dinamico. Tutte combinazioni che hanno portato ad una medaglia importante non solo per lui, ma per tutto il movimento iberico.
Le donne della canadese hanno disputato il loro primo campionato del mondo ufficiale dopo la prova sperimentale dello scorso anno a Seu d’Urgell. Ad aprire quindi la lista delle campionesse del mondo in C1 slalom sarà da oggi Jana Dukatova che ha messo in fila due australiane e cioè Guinea e Jessica Fox.

La casa viaggiante, al termine dell’ultima gara di stagione e della doverosa festa di chiusura, si è ricaricata di tutto e tutti, ha preso la via di casa e ora per qualche tempo si rigenererà nell’amata città natale.

Come tutte le avventure anche “on the road on the wave” ha avuto un inizio, e più precisamente il 7 maggio mentre la fine, per me, arriva giusto oggi.

Il cantastorie saluta e ringrazia per essere rimasti con lui a fargli compagnia nel suo lungo peregrinare tra allenamenti e gare di coppa, europei o mondiali. Lui ha sentito la vostra importante presenza, sempre molto discreta, ma molto numerosa e calorosa.

La speranza poi è quella di essere riuscito a far conoscere un pochino di più questo mondo fatto di porte, acqua, canoe, pagaie, sorrisi, abbracci e baci. Di campioni, di atleti, di allenatori, di gente comune che comunque rende grande la CANOA.

“Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando canoe,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse,
per pagaiare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone
...
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”


Occhio all’onda!


Tacen, 12 settembre 2010 - 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom



P.S. qui trovate un confronto interessante sulla gara dei C2
http://www.youtube.com/watch?v=yQahbK7qtgg&feature=channel

Tre il numero perfetto


Se loro non fanno le cose per tre volte consecutivamente non sono contenti! Tre medaglie d’oro in tre olimpiadi 2000/2004/2008, tre medaglie d’oro in tre mondiali consecutivi 2007/2009/2010, tre titoli continentali consecutivi 1998/2000/2002. “Se si fa si fa per tre” questo è il motto dei gemelli Peter e Pavol Hochscorner. Eppure uscivano da un periodaccio privo di stimoli e con tanti punti interrogativi nella testa. Forse avranno pensato che per guarire definitivamente dalla malattia della noia ci voleva una bella vittoria mondiale. Gli slovacchi così sono maturati, se mai ce ne fosse stato bisogno, nella strategia di gara e nell’equilibrio che sembravano aver smarrito ultimamente. Pavol addirittura all’uscita della porta 12 - la ski per capirci meglio - si è girato per accertarsi che il fratello passasse il palo senza toccarlo. Fatto questo decisamente inusuale e che, se vogliamo, mette in evidenza qualche debolezza che li rende oggi più umani anche se sempre dipinti d’oro. Vincono, ma non fanno registrare il miglior tempo che è opera invece dei transalpini Gargaud/Lefevre. I due polivalenti pagaiatori francesi però toccano due porte e si devono accontentare dell’argento iridato. Anche il bronzo è andato a chi non si accontenta di una sola disciplina e si cimenta anche in C1 e K1. Così Florence/Hounslow sono stati bravi a mettere in acqua una discesa pulita, senza prendere grossi rischi.
Andrea Benetti e Erik Masoero, entrati bene in finale, si sono persi a metà gara per un’azione forse troppo rischiosa nella combinazione - 11/12 - che oggi ha decisamente decimato fior di pagaiatori. Forse vanno rivedute soprattutto le strategia su come affrontare la gara, più che aspetti tecnici che, tutto sommato, sono ormai consolidati nei forestali piemontesi.
Bella gara in rosa per il K1 vissuta nel duello tutto austriaco fra Violetta Oblinger, che vince la semifinale, e Corinna Kuhnle entrata in finale con l’ottavo tempo dopo aver bisticciato con un paio di combinazioni. La bionda e mascolina atleta 23enne che vive alle porte di Vienna e si allena principalmente a Bratislava, in finale si lancia nella bocca di fuoco a velocità stratosferica tanto da non riuscire a restare a sinistra della porta in risalita numero due. A questo punto, intelligentemente, opta per una manovra ad “esse” e riprende contatto con la realtà. Da lì in poi il suo è un crescendo di precisione ed eleganza atletica. Rimane concentrata e passa con velocità anche la combinazione 14/15, che viceversa era costata cara alla spagnola Chourraut in semifinale. Il suo 102,64 è un bottino di guerra che può regalarle tante soddisfazioni. Nessuna atleta dopo di lei riuscirà a migliorarlo. L’unica forse in grado di poterlo fare era Jana Dukatova, ma il suo unico obiettivo era quello di prendere una medaglia senza puntare ad un preciso metallo. Se non lo avesse fatto avrebbe visto del tutto sfumare la possibilità di giocarsi col Elena Kaliska il posto per le olimpiadi. Infatti, come ho già detto, le regole per gli slovacchi su chi dovrà rappresentare questa nazione ai Giochi Olimpici di Londra 2012 sono chiare da tempo
Oggi anche le prove a squadre che si sono disputate con manche unica per problemi di tempo e per timori di acqua alta.
Francesi sul tetto del mondo in C2 e Ceke nelle donne. Come sempre queste gare divertono ed entusiasmano il pubblico riscaldandolo per il grande finale di domani.

Ma come spesso mi accade mi sono fatto prendere la mano per raccontarvi tutto d’un fiato una giornata mitica e che ricorderemo a lungo. Avrei voluto dare spazio anche alle tante persone che ho incontrato sul campo di gara, per ricordare i vecchi tempi! Personaggi che vent’anni fa erano in acqua ad animare la manifestazione o direttamente interessati in ruoli diversi. Tra loro Elisabeth Micheler, oro nel 1991, con il marito Melvyn Jones e le bimbe. Norbert Sattler, Maria Francois Grange, Jiel Zok, Cristina Giai-Pron, e poi ancora Carlo Perli e Lorenzo Modolo giusto per ricordarne alcuni. Evidentemente il richiamo della canoa è troppo forte per resistere e rimane sempre dentro ad ognuno di noi.

Avrei anche voluto dare spazio al bravo Alex che oggi ho incontrato e che si era sentito accusato per non essere rimasto al campo ad aspettare Molmenti. Poiché lui, come molti di noi, non ha il dono dell’ubiquità, aveva giustamente dato priorità alla schiena di Erik che oggi avrebbe gareggiato. E a giudicare dai risultati è stato un ottimo lavoro.

Domani inizio di buon ora, 9,30, per le semifinali con C1 donne, C1 uomini e K1 uomini. Seguiranno finali gare individuali e a squadre.

Occhio all’onda!

Tacen, 11 settembre 2010 - semifinali e finali 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Lefevre semplicemente divino


L’ultimo a lasciare il campo di gara questa sera é stato Daniele Molmenti che era alla ricerca del fisioterapista e del video. Dopo le gare é prassi comune riguardare la prova e magari farsi rilassare da mani sapienti e capaci per recuperare velocemente le energie perse per passare il turno. Dopo un lungo inutile peregrinare però Super Cali ha preferito raccogliere le sue mercanzie e lasciare il campo per rientrare in albergo sconsolato e abbandonato. Comunque il campionissimo ha messo in scena due manche che definirei “sane”, capace di migliorarsi tra la prima e la seconda discesa di quasi due secondi. Non male, considerando che, dopo la qualifica certa della prima prova, é sceso in seconda manche per il solo fatto di provare una volta ancora il percorso che troverà poi anche domenica in semifinale e speriamo in finale. Infatti, caso strano, il tracciato non cambierà e le medaglie si giocheranno ancora una volta sulle venti porte della qualifica. Diventerà interessante capire quanto riusciranno ad abbassare i tempi di oggi dopo che gli atleti saranno già discesi tre volte sul medesimo percorso... curiosità di tecnico! Chi oggi ha impressionato e ci ha fatto tornare indietro nel tempo é stato il bianco di Francia Fabien Lefevre. Il suo tempo ha qualche cosa di incredibile specialmente nel modo in cui é stato messo in atto: semplicità e fluidità tanto da farci pensare che il magrebino si sia trasformato in acqua o che, viceversa, l’acqua abbia preso forma e consistenza umana. Velocissimo nel traghetto fra le due risalite 4 - 5. Magico nel passaggio 11 - 12, due porte a “ski” dove ha usato il suo corpo per restare in equilibrio sull’acqua dopo aver tolto la pala destra dall’elemento liquido senza esitazione, ma con tanto coraggio. Elegante nel buco della 14 per entrare nella 15 in risalita. Spregiudicato alla risalita 17. Dinamico sulla 18. Effervescente nel rush finale. Quindi nel complesso semplicemente divino! Se saprà ripetersi saranno problemi seri per tutti. Chi invece ha patito più del dovuto è stato l’idolo di casa Pete Kauzer che dopo dopo la prima discesa aveva preso un 50 alle due porte a “ski” così come Stefano Cipressi e Jure Meglic. Kauzer nella seconda prova a sua disposizione si è guardato bene dallo stringere troppo le entrate nelle risalite, mentre sulle discese ha optato per linee magari più lunghe, ma con margini di possibili errori pari a zero. Quindi, senza prendere rischi, ha chiuso la seconda manche con un 93,28 che gli regala la quarta piazza e una qualificazione più che dignitosa. I suoi fans, numerosissimi, possono dormire sogni tranquilli e continuare ad apprezzare la birra che non manca sul percorso di gara. Per qualcuno però il mondiale è già finito, non mancano infatti i nomi illustri che staranno sulle tribune a guardare le evoluzioni dei loro colleghi. Il più deluso è certamente Michael Kurt che fino ad oggi ci aveva regalato belle gare e tante finali. Lo svizzero paga lo scotto del salto di porta nella prima discesa e poi nella sua seconda possibilità è dispersivo e troppo sporco. Fuori anche il finalista di coppa a Praga il canadese John Hasting con il compagno di squadra David Ford. Quest’ultimo, che di primavere ne ha passate più di quaranta, non è mai stato praticamente in gara, anzi le sue discese hanno avuto il sapore del patetico, con la bella e famosa moglie sugli spalti ad ammirare un declino da tempo annunciato. Fuori anche i due slovacchi Tomas Mraz e Kamil Kaniscak, e pensare che per arrivare qui avevano dovuto battersi come leoni per sconfiggere la concorrenza di Cibak e Potokny.
In casa Italia ci sono da fare in complimenti al dottor Sesana che è riuscito a rimettere in piedi, anzi in canoa, Diego Paolini, da giorni sofferente per problemi allo stomaco. Il forestale di Valstagna, che avrebbe potuto disputare una sola discesa visto il tempo fatto registrare in prima manche che gli assicurava a priori la qualificazione al turno successivo, ha saputo migliorarsi anche in seconda, peccato solo per un tocco di troppo che lo ha privato di un sesto posto davanti proprio al compagno Molmenti. Che dire poi del campione del mondo 2006 Stefano Cipressi che chiude in 33esima posizione una gara che lo ha visto molto brillante per più di tre quarti del percorso? Nulla di particolare! C’è solo la speranza che l’estroso slalomista della Marina Militare sappia mantenere nervi saldi e lucidità mentale per poter esprimere ancora una volta tutto il suo grande potenziale.

Domani giorno di medaglie per C2 e per le donne in kayak sia per le prove individuali che a squadre. Queste ultime assegneranno il titolo in una manche unica, fatto decisamente inusuale per il nostro sport che prevede una semifinale e una finale aperta al primo 50% dei classificati. Problemi di tempo e acqua però hanno costretto organizzatori e ICF a prendere decisioni a volte anche coraggiose ed impopolari

Occhio all’onda!

Tacen, 10 settembre 2010 - qualification day for K1 men - 33esimi Campionati del Mondo Canoa Slalom

Ritorna l'incubo che già fu degli Europei: acqua alta!


“I like paddle when the water is brown”

Norbert Sattler - world slalom championships 1973
silver olimpic medal 1972


Tutto avrei pensato, ma non certo di avere il tempo oggi di divertirmi a fare surf e candele in compagnia di Raffy e Zeno. Eppure un po’ nell’aria c’era questa possibilità visto che ieri, dopo la gara di qualifica per C2, K1 donne, C1 uomini e donne, l’acqua da azzurra si è trasformata piano piano nel colore preferito da Norbert Sattler e cioè... brown sinonimo di fiume in piena. Quindi oggi non abbiamo perso tempo e, appena saputo della cancellazione delle gare, ci siamo lanciati su onde e riccioli che sempre regalano emozioni per chi è in acqua, ma anche per chi, da riva, segue attenta le imprese e le evoluzioni dei suoi amati uomini.

Il problema ora è quello di controllare l’acqua che arriva dal fiume Sora che, a Medvode, pochi chilometri a nord dal campo di gara, entra nella Sava. Il fiumetto in questi giorni è ricco d’acqua per le abbondanti piogge dell’ultima settimana e non c’è possibilità di regolarlo in nessun modo. Oggi quindi riposo forzato per i kayak uomini che avrebbero dovuto disputare la prova di qualifica. Il programma in teoria, così ci è stato detto questa sera alle 18 nella riunione ufficiale, slitta di un giorno e subisce anche diversi cambiamenti. Quindi in teoria domani, venerdì 10, si inizia alle 14,30 e si finisce alle 17,47 per la qualifica K1 uomini, l’ultima rimasta da fare, ma... ci sono dei ma importanti! Infatti potrbbe capitare che l’acqua non si possa tenere regolata a lungo e quindi ci sarebbe la possibilità che si debba risolvere tutto in una sola manche secca.
Inoltre, se la manifestazione proseguirà, le gare di semifinale e finale verranno disputate tutte sul tracciato disegnato per le qualifiche. In sostanza non ci saranno cambiamenti sul percorso, ammesso e concesso che le condizioni dell’acqua non siano tali da dover cambiare qualche porta o combinazione.
Programmi cambiati anche per sabato e domenica. Sabato semifinali per C2 e K1 donne a partire dalle ore 11, mentre le finali inizieranno alle 14,30. Il pomeriggio proseguirà poi con la gara a squadre per le stesse categorie in manche unica.
Per domenica l’inizio della semifinale è prevista a partire dalle 9,30 con C1 donne, C1 uomini e K1 uomini. Primo pomeriggio finali per chiudere il mondiale con la finale delle gare a squadre per C1 uomini e K1 uomini.
La giuria dell’ICF ha anche deciso che in caso di impossibilità di disputare la finale i titoli verranno assegnati con la classifica della semifinale, qualora non si potesse disputare neppure questa il campionato verrà cancellato.

Bene, non ci rimane quindi che aspettare domani e sperare nel bel tempo

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Tacen, 9 settembre 2010 - 33esimi Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Qualifiche sotto il diluvio universale




Sposa bagnata, sposa fortunata, peccato solo che non siamo ad un matrimonio, ma alla prima giornata dei 33esimi campionati del mondo di canoa slalom, anche se qualcuno, alla vigilia del mondiale, ad un matrimonio c’è stato veramente!

Pioggia, pioggia e cielo scuro il sommo poeta direbbe:

Buio d’inferno e di notte privato
d’ogne pianeto, sotto pover cielo,
quant’esser può di nuovol tenebrata,


ed in effetti anche a noi servirebbe il saggio

“non omo, omo fui”
...
onde la scorta mia saputa e fida
mi s’accostò e l’omero m’offerse
...

per guidarci fuori dalla selva in questa overture rossiniana di acqua, vento e freddo. Eppure le sorprese non sono mancate fin dal mattino. I vice campioni europei 2010 e campioni del mondo 2006 e argento olimpico 2008 Volf/Stepanek escono di scena malamente... non sarà molto contento Giuseppe Rossi che li dava piazzati per una medaglia. In prima manche saltano una porta e in seconda sono costretti a risalire la porta 12 per non incappare in un altro 50 piuttosto pesante. La cosa però costa loro fatica e tempo. Il responso finale di 118 secondi e 67 con 2 penalità non permette loro di passare il turno. Mondiali finiti, quindi, per i 31enni ceki. Dai venti rimangono fuori anche l’equipaggio italiano Fiumara/Negro mentre Camporesi/Ferrari, dopo una prima manche decisamente addormentata, agguantano la semifinale con un prova d’orgoglio che ha tanto il timbro del timoniere. Non avevo mai visto pagaiare così forte il “buon” Nicolò che è riuscito a svegliare dal letargo il suo compagno di barca con colpi potenti e cambi di ritmo importanti.
Erik Masoero oggi ha faticato più del dovuto a scendere dal letto di buon ora e mettersi in barca combattendo con forti dolori alla schiena. Per fortuna che i due forestali hanno avuto bisogno solo di una discesa per entrare tranquillamente nel numero legale per passare il turno. Come loro anche i francesi Gargaud/Lefevre che chiudono in seconda posizione, i gemelli Hochschorner, sesti e Skantar/Skantar 11esimi.
Fra le donne grosse sorprese non ce ne sono state se escludiamo l’eliminazione delle due atlete di casa. Ursa Kragelj, arrivata qui con il bronzo europeo assoluto, un quinto posto ai continentali U23, ma, soprattutto la vittoria dello scorso anno in coppa proprio a Tacen, esce con due salti di porta dovuti forse a un eccesso di zelo. Come lei la compagna Eva Tercelj che finisce 31esima. La giovanissima Eva avrà certamente modo di rifarsi e il bilancio della sua stagione comunque può essere considerato positivo grazie al bronzo ai mondiali junior di Foix. Per restare fra le giovanissime da sottolineare la qualifica di Jessica Fox che fino all’ultimo però ha tenuto gli illustri natali sulle spine: chiude trentesima, ultimo posto disponibile per aver accesso alla semifinale di sabato. La campionessa europea junior ha una seconda manche veloce e priva di errori. Per lei, Clara Gia-Pron, ora l’ostacolo più duro sarà la semifinale per entrare definitivamente fra le grandi con un anno di anticipo.
Chissà cosa avrà pensato Maialen Chourraut tra la prima e la seconda manche quando per un salto di porta si è vista costretta ad usare la seconda discesa per rimediare ad un banale errore di distrazione. Certo è che nella sua situazione si sono ritrovate in parecchie come la bella Jasmin Schornberg che era 33esima dopo la prima prova. Lei, la campionessa del mondo in carica, ha passato più tempo a girovagare tra tutte le morte del canale che a discendere con un senso compiuto il tracciato di gara. Si è rifatta in seconda con una discesa appena dignitosa davanti alla sua compagna Jennifer Bongart anche lei con un 50 in prima manche.

Come da pronostico la gara delle canadesi monoposto uomini e cioè: minimo dispendio di energie per i big, grande impegno per gli altri che devono sudare le fatidiche sette camicie per rientrare nei trenta semifinalisti. Il primo degli esclusi è il vincitore della prima gara di coppa del mondo 2010 e cioè Michal Jane, troppe penalità per lui, aggiunte probabilmente ad una giornata decisamente no.

Donne in C1 ci hanno prima divertito, ma poi riflettendo con più lucidità c’è da riconoscere a tutte le 24 partecipanti coraggio, spirito d’avventura e tanta, tanta determinazione nell’affrontare un canale che ti lascia comunque sempre con il fiato sospeso.

Archiviamo la prima giornata alle 18,40 ora abbiamo bisogno di tempo per far asciugare giacche, scarpe, ossa e pelle. Sicuramente per cena un brodino caldo sperando che domani il tempo ci grazi!


Occhio all’onda!

Tacen, 8 settembre 2010 - qualifiche 33^ Campionati del Mondo Canoa Slalom
mi sovvien ora la data di oggi, non possiamo però dimenticare la storia - 1943

« Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza »

maresciallo d’Italia Pietro Badoglio

Si inizia l'atto finale della stagione


Ieri il cielo è rimasto tutto il giorno grigio, togliendo colore a tutto ciò che toccava. Manca un solo giorno alla rassegna iridata eppure sembra mancare una vita. Qui è tutto come il cielo... grigio. Tutto a rilento con cambiamenti dell’ultimo minuto per cercare di recuperare il tempo che non c’è più. Mercoledì si inizia con le qualifiche per C2 e K1 donne alla mattina, poi si prosegue al pomeriggio C1 uomini e donne. Dopo l’ondata di piena prevista a partire dalla sera del primo giorno di qualifica fino alle ore 13 di Giovedì entreranno di scena i 95 kayak uomini che si giocheranno i 40 posti a disposizione per passare il turno. Venerdì gare a squadre. Sabato semifinali e finali per C2 e K1 donne. Domenica semifinali e finali per C1 uomini e donne e K1 uomini. Tutto ciò è stato comunicato questa sera al consiglio di gara, iniziato puntualmente... in ritardo! La dimostrazione del percorso domani mattina alla 8, non male per iniziare.
Ieri avrebbero dovuto aprire gli accrediti alla mattina, ma all’ultimo minuto hanno pensato di iniziare al pomeriggio per gruppi e in ordine alfabetico. Quello che non mancherà certamente sarà birra e cibo visto che nell’angusto spazio aperto al pubblico hanno piazzato ben cinque tende con tanto di spine per la birra e mega grigliate. L’area in queste ore pullula di gente che si adopera a sistemare ogni cosa, gli atleti piano piano sono spariti o diventati assai rari, preferiscono restare nelle rispettive camere a cercare concentrazione e a riposare le stanche spoglie in attesa di catapultarsi fuori dalla bocca di fuoco che li sta aspettando uno ad uno.
A disegnare i percorsi - qualifica e semifinale, finale - sarà la terna magica formata da un francese, un tedesco e una inglese. Tranquilli non voglio raccontarvi una barzelletta ... volevo solo erudirvi su chi è stato chiamato a tracciare qui a Tacen. Saranno in sostanza i componenti del bording dell’ICF di slalom e cioè il suo presidente Jean Michel Prono, con i due delegati e cioè Thomas Schimdt e Helen Reeves. Staremo a vedere che cosa ci combinano i nostri tanto amati amici della commissione slalom internazionale.
Cerimonia d’apertura molto scarna con due balletti, una canzone, e un’esibizione dei Devill Dunkers. Dire che il discorso del sindaco di Ljubljana, Zoran Jankovic, è stato campanilistico è poco, ha concluso con: “speriamo che rimangano qui tutte le medaglie di questi mondiali, visto che siamo perfetti come organizzazione e come atleti”.
Fatto increscioso per l’Italia canoistica è stato che nessun rappresentante fosse presente alla cerimonia d’apertura: la bandiera tricolore è stata portata da un ragazzino dell’organizzazione! Tutte le altre nazioni sono state orgogliose di essere presenti e di aver fatto sventolare al cielo il vessillo nazionale portato da un atleta con orgoglio e piacere. Evidentemente i tecnici hanno preferito passare la serata altrove snobbando un atto dovuto per rispetto dei colori che rappresentano e per onorare coloro che stanno mettendo impegno, tempo e soldi nel nostro sport.

Occhio all’onda!

Tacen, 7 settembre 2010 - GIORNATA DI APERTURA DEI 33^ Campionati del Mondo di
Canoa Slalom

Amarcord Tacen 1955 - 1991 - 2010

“correva l’anno 1955, quando quattordici nazioni si incontrarono a Tacen per dare vita al primo Campionato del Mondo di Slalom in Slovenia. L’organizzazione fu affidata alla Brodrsa Zvesa Slovenije con il supporto dell’Associazione Nautica Croata. Il percorso e l’avvenimento furono preparati con largo anticipo. Gli spettatori che si assieparono sulla riva della Sava, nei due giorni di competizioni, 30 e 31 luglio, furono più di diecimila per la grande festa della canoa mondiale. Il percorso consisteva in 19 porte e 38 giudici garantirono la riuscita della manifestazione, infatti furono solo nove i reclami ufficiali di cui uno solo fu accettato dalla giuria.
...
Il percorso di Tacen, come altri molti percorsi dei Campionati del Mondo, era parzialmente ritoccato dall’uomo, ma facile rispetto allo standard di oggi. La prima metà del percorso era delimitato da una piccola isola. Molte onde furono create con un mucchi di sassi messi assieme in gruppi tenute da fili fatti molto artigianalmente. I primi 150 metri del percorso erano costituiti da un ripido passaggio sotto una diga e nei quali non si poteva fare altro che lasciarsi portare dall’acqua. Guardando giù da questo passaggio, c’era un muro sulla destra che si allungava per 280 metri in una stretta curva che costit uiva una tribuna di cemento. Questo era un ottimo punto per vedere la prima parte del percorso. La parte finale veniva alimentata dal fiume Sava dove il fiume era più ondoso e più gentile. Correva lungo il percorso del canale industriale, dove era possibile pagaiare tra le porte. Quando la diga era chiusa, cosa che succedeva spesso, questo canale era l’unica possibilità per allenarsi nelle vicinanze.
Nella gara di apertura, il K1 donne, vinse la tedesca dell’Ovest Rosemarie Biesinge, battendo la DDR Karin Tieze con tre secondi di scarto. Al terzo posto un’altra DDR Eva Setzkorn.
Sigfried Holzbauer della Germania dell’Ovest con il tempo di 3 minuti 43 secondi e 5, vinse nel K1 maschile con otto secondi su Milo Duffek. Duffek fu 12 secondi davanti al terzo classificato lo jugoslavo Joze Ilja. La Cecoslovacchia dominò il C1, prendendo il primo il secondo, quarto e settimo posto. Il vincitore fu Vladimir Jirasek con un enorme distacco di 34 secondi con il 9,1% di distacco dal primo K1 men. Jirasek vinse ancora una volta la gara individuale nel 1959. Nel 1955 la peggior prova gli avrebbe comunque permesso di vincere. Il secondo posto fu del compagno Ludek Benes. Il DDR Karl Heinz Wozniak fu due secondi più lento e conquistò il terzo posto. Nella C2 i francesi Paris-Neveu, intrappolarono i tedeschi dell’Est Dieter Friedrich e Horst Kleineert con 1,3 secondi. Stranamente né l’uno né l’altro finirono la seconda prova. Questo fu l’inizio della grande carriera per Fredrich e Kleinert che si riconfermarono Campioni del Mondo sia ad Augsburg nel 1957 che a Ginevra nel 1959. Il 1955 fu il primo anno della gara separata per la C2 mista. Fu una netta vittoria per l’equipaggio cecoslovacco composta da Dana Martanova e Jiri Pecka.
A Tacen fu la prima volta in cui si disputarono le gare a squadre separate per ogni categoria: k1 men, k1 women, C 1 e C2, invece di sommare i tre migliori risultati per ogni nazione. In C1 i cecoslovacchi vinsero con DDR secondi. Nel K1 la Germania dell’Ovest vinse sull’Austria. La DDR vinse nettamente nel k1 femminile, la prima medaglia d’oro della sua storia in acqua mossa. Vent’anni più tardi la DDR avrebbe vinto 64 medaglie d’oro - più di ogni altra nazione in assoluto”.


da “River Master” di William T. Endicott
edizione 1979 - second printing 1980



Per completezza d’informazione aggiungo che a quella edizione - la numero quattro della storia dei Campionati del Mondo - parteciparono per l’Italia Willy Gerstgrasser, che chiuse la sua gara al 35esimo posto e Berthol che si classificò al 38esimo su 42 atleti classificati nel K1 maschile.

Per parlare invece della XXII esima edizione dei mondiali e cioè quella del 1991 in quel di Tacen dovrei scrivere un libro... ma l’ho già fatto! Quindi se volete approfondire l’argomento non vi rimane che andarvi a leggere: “Personaggi e sfumature di un campionato del mondo di canoa slalom - Tacen 1991” edizioni Lint - Trieste 1992.
Lì trovate tutta la storia di quelle gare mondiali dal 21 al 23 giugno che videro la caduta dei grandi eroi americani Jon Lugbill e David Hearn. Richard Fox finì 21esimo e nessuno ci voleva credere. Crollarono dei miti o meglio i nostri eroi erano tornati ad essere umani come noi.

Per l’Italia al via nel kayak c’erano Marco Caldera (38^), Pierpaolo Ferrazzi (11^), Ettore Ivaldi (29^) e Ivan Pontarollo (26^); nel kayak femminile Cristina Gia-Pron (9^) e Barbara Nadalin (41^); nella canadese biposto Benciolini/Salvi (19^) e Modolo/Scarpa (26^); nella canadese monoposto Renato De Monti (35^), Mauro Manganotti (30^), Salvatore Schillacci (24^) e Francesco Stefani (26^). Nella gara a squadre del kayak maschile gareggiarono Ferrazzi, Ivaldi e Pontarollo ottenendo il quarto posto. Vinsero i francesi con Regnier, Brissaud e Clouzeau. Manganotti, Schillacci e Stefani, nella gara a squadre della canadese monoposto, chiusero al sesto posto nella gara vinta dagli USA con Clawson, Lugbill , Prentice.
La squadra era diretta da un triunvirato federale composto da Giuseppe Coan, Diego Dogà e Luciano Mazzanti, affiancati dal responsabile tecnico dell’allora Centro Sportivo del Corpo Forestale dello Stato (oggi Gruppo Sportivo CFS) Carlo Perli. Presenti come tecnici anche Sergio Tommadini e Alberto Pareti. Il medico era Tiziano Salvadori e la fisioterapista Patrizia Cesari. L’allora responsabile del settore slalom per la Fick era Giuseppe Mazza.

L’altra curiosità è quella legata a chi c’era nel 1991 e chi ci sarà ancora in acqua a lottare per una medaglia nel 2010. Sarano Stephanka Hilgertova che arrivò nel 1991 ottava e portava ancora il nome da signorina e cioè Proskova, David Ford nel kayak uomini che chiuse 23esimo. Il terzo atleta è Danko Herceg che sfiorò la medaglia nel C1 arrivando quarto; gareggiava per la Yugoslavia mentre oggi correrà sotto la bandiera della Croazia.
Tanti sono invece i personaggi che erano in acqua nel 1991 e che viceversa saranno sulle rive con ruoli diversi a partite da Richard Fox oggi vicepresidente dell’ICF, Pierpaolo Ferrazzi allenatore di Daniele Molmenti, Shaun Pearce che nel 1991 vinse il mondiale in K1 e che da diversi anni è il responsabile tecnico dei kayak uomini in Inghilterra dopo un quadriennio olimpico in Canada a seguire la nazionale. Sylvan Poberay nel ’91 era il tecnico del “dream team” Yugoslavo e poco dopo emigrò negli States per diventare direttore tecnico della squadra a stelle e strisce. Questi sono solo alcuni esempi, tanti altri sarebbero da ricordare, ma il tempo stringe e dobbiamo tuffarci nell’edizione che fra non molto avremo il piacere di vivere spero tutti assieme, cercherò di trasmettervi emozioni, sensazioni, momenti che già si preannunciano magici! Quindi preparatevi, prendete tempo, impugnate la vostra pagaia e partiamo per un altro grande viaggio sportivo.

Occhio all’onda!

Tacen, 5 settembre 2010 - meno 2 ai 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom

I signori della pala singola


Carissimo Nello, a due cose non ho mai aspirato: la prima è la santità, mi piacciono troppo i piaceri della carne. La seconda è la perfezione, lungi da me il pensar di poter essere perfetto poiché tanto umano mi sento. La mia vocazione è quella di un misero cantastorie al quale è concesso di mantener vivo il piacer del diletto, per far sì che il nostro sport non venga archiviato dalle dieci righe canoniche di comunicati striminziti e propagandistici. Troppo poco si parla di questi atleti che faticano come i blasonati pallonari o tennisti, ma rimangono nascosti nell’ombra di chi non ha idee, competenze e passione per farli conoscere e amare. Il cantastorie cerca un varco nel cuore della gente si scusa se a volte per un errore di distrazione scrive Mayer e non Mayr o Avatar e non Avatak e travisa il significato di una lettera che vuole avere chiarimenti e non propone nomi... si leva il cappello, fa un profondo inchino, ringrazia e... riprende a cantar la storia per donarla ai piccini e ai più grandi, batte le mani, fa una piroetta e riparte con il racconto saltellando ed illuminando la scena, nella speranza di far cosa gradita. L’impegno è quello di parlare oggi degli eroi che pagaiano inginocchiati e usano una pagaia con una pala sola. Eroi e santi, belli e brutti, veloci e lenti tutti però con la vocazione per i paletti dello slalom.

Sarei un pazzo se non scrivessi che Michael Martikan è l’uomo da battere anche se Tony Estanguet parte con il titolo di campione del mondo in carica. Ora il duello fra i due va avanti da una vita e e si ripropone anche qui. Il francese, che pagaia a destra - e per qualcuno sembra essere un handicap visto che a detta sua i C1 più forti sono solo sinistri - ha due secondi posti in Coppa e un’uscita anzitempo agli Europei per un salto di porta in semifinale. In questi giorni l’ho visto pagaiare con grandissima sagacia e tranquillità. Il suo stile è unico e nulla sembra scomporlo. Beh! con tutto quello che ha vinto non vedo cosa possa sconvolgere un campione del suo rango. Lo stesso si può dire di Michelino che passa molte ore ad allenarsi e nessuna a guardare le avventure di avversari che invece scrutano all’orizzonte ogni suo passo, ogni sua mossa.
Le statistiche sono come per il menestrello musica di sottofondo e ci dicono che un certo Mical Jane ha vinto la prima gara di coppa del mondo in casa a Praga, la seconda è andata al suo compare di squadra Jezek e la terza a Nico Bettge che però non partirà ai mondiali visto che non è in squadra tedesca per questo ultimo appuntamento internazionale stagionale. E visto che abbiamo toccato il tasto tedeschi, potrebbe fare il colpaccio proprio il giovane Sideris Tasiadis che avrà sicuramente sugli spalti Claudia Baer a fare il tifo per il suo giovane innamorato. Lei per questo giro deve restare al palo. E’ già arrivato qui il suo allenatore di club con il suo cane lupo che lo segue ovunque.
Chi impressiona su questo tracciato è Benjamin Savsek sloveno poco più che ventenne che sa tenere a bada onde e riccioli a dovere, sembra quasi parlare loro e calmarli ogni volta che ci passa sopra con la sua bianca canoa. Voi ovviamente penserete che essendo sloveno è abbastanza ovvio e scontato che parlando la stessa lingua possa in qualche modo influenzare non poco lo stato naturale delle cose. Sarà e staremo a vedere!
Nell’elenco di papabili al podio vanno inseriti d’obbligo Slafkovsky e Benus, anche loro alla ricerca di un sogno olimpico che si frantumerebbe se la sera del 12 settembre uscissero da questo mondiale senza medaglie individuali e dietro a Martikan. Le regole che ha fissato la Federazione Slovacca sono chiare per tutti e alla luce del sole... ogni riferimento all’opposto è puramente di vostra fantasia io, questo giro non centro!

Che cosa succederà invece nella canadese doppia dopo che i gemelli d’oro vivono un momento di buio agonistico? A Tacen per questa specialità è tutto possibile basta un nulla e si finisce sugli spalti a guardare semifinali e finali da spettatori. Certo che i cugini Skantar dopo la vittoria agli Europei sono i favoriti numero uno ad un mondiale che ha anche il sapore di una verifica in vista della qualifica olimpica 2011. I ceki Volf/Stepanek, che arriveranno qui lunedì, sembrano decisi più che mai a prendersi qualche soddisfazione dopo l’argento europeo di Bratislava che ha lasciato loro dell’amaro in bocca per essere arrivati ad un passo dall’oro svanito per un nulla. C’è poi l’incognita dei padroni di casa Bozic/Taljat terzi lo scorso anno a Seu e che quest’anno hanno vinto due titoli mondiali in discesa, anzi hanno stravinto sia nella classica che nella sprint. Una volta poi tornati allo slalom hanno preso la finale a Bratislava agli europei. Considerando il fatto che sono molto giovani, 1990/1989, hanno davanti a loro tempo, capacità e mezzi per aspirare a gloriosi traguardi sportivi. Cosa dire poi degli unici due equipaggi che prenderanno il via in due specialità diverse? Fabien Lefevre e Denis Gargaud; li vedremo al via rispettivamente in kayak e in C1 e poi in coppia in C2, così come per Hounslow e Florence. Loro quattro sono alla ricerca di un nuovo modo di concepire le gare di slalom, dimostrando al mondo che si può essere competitivi in tutte e due le specialità. Mah!
Andrea Benetti e Erik Masoero possono entrare tranquillamente nel lotto dei finalisti se la buona stella manterrà in salute il timoniere del C2 azzurro fino alla fine delle gare. Poi dal 13 settembre spazio ad analisi e approfondimenti per risolvere il problema alla schiena del bravo Erik per ripartire alla grande verso la qualificazione olimpica del 2011.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Tacen, 3 settembre 2010 - meno 4 ai 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Dukatova Vs il resto del mondo


Allora? Possibile che nessuno si sia fatto avanti su donne, C1 e C2, ma l’Italia non è la nazione con milioni di potenziali commissari tecnici? Beh! uno certamente l’hanno preso dal gruppo e l’hanno messo a dirigere i nostri vista la scelta di portare sì tante barche ad un mondiale così difficile ed impegnativo. E’ l’ultimo disperato tentativo di rimediare con la fortuna e con nutrite e costose partecipazioni una stagione piuttosto negativa... meno male che ci sono gli junior che si arrangiano!

donne allo sbando senza compagnia
Negli occhi hanno dei consigli e tanta voglia di avventure e se hanno fatto molti sbagli sono piene di paure
Le vedi pagaiare  insieme
nella pioggia o sotto il sole
dentro pomeriggi opachi senza gioia ne dolore
Donne du du du
pianeti dispersi ,
per tutti gli allenatori  così diversi
Donne du du du amiche di sempre
donne alla moda donne contro corrente (spesso e volentieri)



Non è facile lanciarsi in previsioni nel gentil sesso, quindi siamo costretti a ricorrere ancora una volta alle statistiche. Sono 19 le donne in kayak che hanno centrato almeno una finale quest’anno in coppa ed europei. Quattro le atlete che hanno una vittoria. La tedesca campionessa del mondo 2009 Schornberg, prima a Praga; la spagnola Chourraut a Seu e Bongard ad Augsburg. La quarta è Jana Dukatova che vincendo a Bratislava ha conquistato il titolo che ancora le mancava e cioè quello europeo. E’ l’unica anche che sul podio ci è salita due volte, infatti oltre alla vittoria agli europei può contare sull’argento di Augsburg. Sette invece sono le donne che hanno preso una medaglia: Hilgertova, Penni, Kuhnle, Kagelj, Neave e Kaliska, ma come già sapete quest’ultima è fuori dai giochi visto che non sarà al via dei mondiali per un problema al gomito sinistro. Quindi per un calcolo delle probabilità diciamo che sono dieci le candidate alla vittoria e al podio. Oppure se seguiamo l’andamento delle gare fin qui disputate potremmo dire che nessuna di queste dieci atlete, fatta eccezione per la Dukatova, sarà in grado di ripetersi. Non l’hanno fatto fino ad oggi, quindi non si capisce perché dovrebbero farlo ora! Seguendo questa logica resterebbero papabili per le medaglie le altre nove finaliste che hanno mancato l’appuntamento con il podio e cioè: Oblinger, Pavelkova, Rioskova, Fer, Domington, Stackerova e Benusova. Non c’è la Blakeman che non ci sarà ai mondiali.

Seguendo tutto questo complesso ragionamento e se è vero che il duello fra i kayak uomini sarà fra Kauzer e Molmenti possiamo dire tranquillamente che la sfida in rosa nel kayak sarà tra Jana Dukatova e il resto del mondo. La slovacca infatti è l’unica che ha preso quattro finali su cinque gare e il suo è stato un vero crescendo stagionale. Nona all’esordio in coppa a Praga, quarta a Seu, seconda ad Augsburg e prima agli Europei in casa a Bratislava. La campionessa europea è indubbio che sia in uno stato di forma invidiabile, ma soprattutto se vuole avere qualche chance di andare ai Giochi Olimpici di Londra 2012 dovrà per forza di cose vincere una medaglia ai mondiali e poi ancora il prossimo anno ai mondiali a Bratislava. Solo se si verificheranno queste premesse potrà poi giocarsi il posto con Elena Kaliska nell’anno olimpico, senza risparmio di colpi e senza rancori. La bella atleta dalle lunghe leve dovrà lottare soprattutto contro se stessa mantenendo calma e sangue freddo. E’ indubbia la sua superiorità tecnica in questo momento grazie ad uno stile semplice ed efficace. Bello da vedere, senza dispendio di energie. Come lei la spagnola per la quale ho già speso molte parole scritte per esaltarne potenza fisica, carattere e qualità tecniche oltre ad un sorriso che ammalia e affascina. Indubbio il fatto che io sia innamorato della piccola iberica, sportivamente parlando ovviamente, come in passato lo fui con Liz Sherman la regina della canoa che in allenamento sui lavori in circuito mi dava filo da torcere e mi ha fatto sputare sangue per starle davanti!
Abbiamo sempre l’incognita tedesca con tre atlete in grado di fare il colpaccio. Due di loro sono già campionesse del mondo, una uscente, mentre l’altra vinse in Brasile il mondiale che valse la qualifica olimpica per Beijing 2008.
I cugini transalpini puntano tutto su Emily Fer che sembra però impegnata più a risolvere problemi di cuore con il suo amato allenatore ed ex-campione dei paletti dello slalom che portare gloria alla sua Nazione. Comunque vada mi è simpatica perché assomiglia a mia zia Dina.

Che dire poi di una giovane australiana, dagli occhi di ghiaccio e dai natali illustri, che è arrivata qui con due titoli mondiali junior e un titolo olimpico Youth, e che sta remando su questo canale tre volte al giorno con grande maestria e nonchalance? Io, uno sporco verdone, se pur bucato – come direbbe il mio amico Tex Willer - ce lo scommetto volentieri! Lui poi aggiungerebbe - per mille avvoltoi affumicati mi gioco anche gli speroni degli stivali se quel fenomeno del vecchio Kit Carson non li becca al primo colpo!-

Occhio all’onda!

Tacen, 1 settembre 2010 - meno 6 giorni ai 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom


P.S. si lo so! mancano pronostici per C1 e C2 e poi c’è in sospeso l’Amarcord sui mondiali del ’55 e ’91... Ragazzi ma devo fare sempre tutto io? Faccio io, faccio io direbbe il mio amico-fraterno Mauro Manganotti che ai mondiali del ’91 era presente vivo e vegeto!


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foto - elaborazione grafica Zeno Ivaldi