Grande sfida Molmenti - Kauzer


Avatar è la ditta che realizza, fra le altre cose, anche uno spettacolare carrellino in legno per trasportare agevolmente e velocemente canoe di un certo ingombro o peso. Io l’utilizzo per il il mio K2 da mare. Il legno è stato trattato con vernice marina, leggero e completamente smontabile è costituito praticamente da 4 pezzi: tre che compongo la struttura portante e il quarto non è altro che un tubo dove si infilano le ruote. Una volta ripiegato occupa poco posto e lo si può tranquillamente portare con sé nello scafo. Senza di esso si farebbe molta fatica a mettere in acqua ogni mattina il mio kayak biposto rosso soprattutto dopo averlo caricato di tutto punto per affrontare la giornata in mare con tutta la famiglia. Dalla casa viaggiante al punto di imbarco ci sono circa due o trecento metri non di più, ma il carrellino su due ruote mi fa risparmiare tempo ed energia. Le operazioni di entrata in acqua non sono sempre molto agevoli, dipende dalle condizioni del mare e sono sempre seguite dai bagnanti che già alla mattina presto hanno preso posizione sulla spiaggia. Devo essere diventato una specie di attrazione visto che ormai mi salutano e sorridono al mio arrivo con tanta mercanzia. Utilizzo la discesa dei pedalò e la lunga canoa entra in acqua con il mitico carrellino. Una volta in mare procedo alle operazioni di sganciamento del prezioso marchingegno e attendo Amur con il resto della truppa per prendere la via del mare spinti solo dalla forza delle braccia e, a volte, dal forte vento che spesso e volentieri influenza la decisione sulla direzione da prendere.
Il kayak da mare è fantastico e mi ci vorrebbe tempo per poterne apprezzare ed apprendere arte e parte, ma un giorno mi dedicherò con calma e rettitudine. Oggi restiamo sullo slalom!

I campionati del mondo di slalom sono alle porte e le scommesse sono aperte. Partiamo dai kayak uomini e per tentare di capirci qualcosa affidiamoci alle statistiche di coppa del mondo ed europei. Super Cali, inutile nasconderlo, parte da favorito numero due con un Peter Kauzer in pole positon. L’eroe italiano capace di miracoli ha iniziato la stagione alla grande. Ha vinto in Australia al debutto 2010, ha fatto gran bene a Tacen in casa dello sloveno in più di un’occasione: ha vinto sia a marzo che a maggio con due belle gare. Ha dominato la coppa del mondo con due vittorie e un quinto posto. Agli Europei è arrivato con il peso di campione europeo uscente e in finale si è fatto prendere la mano da una partenza fuori giri, vecchio stile, finendo in ottava posizione. A Tacen troverà pane per i suoi denti e, se tutto fila via liscio, si presenterà alla partenza della finale con tanta birra in corpo e una grande opportunità da sfruttare al meglio. Il diretto avversario è certamente Peter Kauzer che invece ai mondiali arriva con le corone, europea e mondiale, riunite sopra un’unica testa. L’avvio di stagione non è stato tra i più interessanti, considerando anche il fatto che “Pero” aveva preferito rinunciare alla preparazione invernale in Australia per posticipare lo stato di forma il più a lungo possibile. In casa si è fatto battere da più di un atleta, forse la motivazione non era alle stelle considerando il fatto che il posto in squadra lo aveva già conquistato vincendo i mondiali a Seu d’Urgell lo scorso anno. L’impressione che ho avuto però è stato quella che non volesse approfittare troppo della dea bendata e la sua è stata una lenta, ma costante crescita verso la ricerca del risultato.In coppa ha preso un sesto, terzo e quarto posto.
Tutto qui è sotto il segno di Peter Kauzer. I manifesti giganti per la strada, i poster e loghi vari ritraggono il campionissimo in un plastico aggancio vestito con i colori nazionali e con la sua ormai tipica canoa gialla - nera. Quando scenderà sul canale per lui sarà come per Kakà giocare al Maracanà... bella questa! La folla lo avvolgerà con il suo calore, lo spingerà avanti con urla e sonore trombette. Il vento farà svolazzare le mille bandiere di una Slovenia che ospita per la prima volta la rassegna iridata dello slalom. Anche se Tacen è al terzo Campionato del Mondo di canoa Slalom organizzato. La prima fu nel 1955 e la seconda nel 1991…ma allora era Jugoslavia…. Magari nei prossimi giorni facciamo un tuffo nel passato e andiamo a vedere che cosa accadde in quelle due mitiche edizioni. Oggi però restiamo legati al tema e alle statistiche che ci vengono in aiuto evidenziando tra i possibili protagonisti nel kayak maschile Alexander Grimm e Michael Kurt. Il primo, il tedesco campione olimpico che pagaia con una pala gigantesca color argento, quest’anno tra coppa ed europei ha centrato tre finali con un podio in casa ad Augsburg. Anche lo svizzero ha al suo attivo tre finali con due podi e sta remando con il vento in poppa come si usa dire in questi casi. Punterei anche su un certo Hannes Aigner : tedesco classe 1989 vincitore della finale ad Augsburg, quinto a Seu d’ Urgell, secondo agli europei under 23 e vincitore dei Pre-World a Bratislava due settimane fa. Pagaia con gran classe discostandosi di parecchio dal classico stile teutonico. Qualcuno potrà scandalizzarsi non vedendo inserito nel lotto un certo Fabien Lefevre vincitore di due mondiali consecutivi e due medaglie olimpiche. Il francese fino ad oggi non ha beccato nessuna finale e sembra vivere una profonda crisi d’identità: C2 o K1... questo il dilemma! Interessante anche il tema da approfondire proposto dal mitico doctor Gigi Sesana: “può aver influenzato negativamente per il transalpino preparare due specialità così diverse”?

Per i colori azzurri nel Kayak maschile, oltre ovviamente a Super Cali, prenderanno il via Stefano Cipressi, qualificatosi grazie al sesto posto nella finale di Augsburg, e Diego Paolini, 12esimo sempre in Germania. Un terzetto che a Praga 2006 aveva fatto grandi cose individualmente e a squadre. Non tutti però la pensano così visto che la Marina Militare ha fatto una lettera in Federazione sostenendo che il terzo uomo avrebbe dovuto essere Lukas Mayer anche lui 12esimo, ma agli europei recuperati ad agosto. La motivazione è semplice: il meranese ha ottenuto gli stessi risultati del veneto, ma è più giovane. Lukas classe 1989 e Diego classe 1982. Quest’ultimo ha partecipato già a due mondiali senior. Nel 2006 chiuse al 4^ posto nella prova individuale e secondo a squadre e nel 2009 in Spagna si perse nelle qualifiche con una prova decisamente sotto tono.

Anche fra le donne, C1 e C2 c’è molta attesa. C’è nessuno che vuole azzardare pronostici e analisi, io magari aspetto!


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi
meno sette giorni ai 33^ Campionati del Mondo di Canoa Slalom

Una piccola riflessione sulla stagione in corso


Rovigno è sempre una bella cittadina sul mare e la chiesa di Sant’Eufemia che la sovrasta mi è particolarmente cara. Anche a Verona c’è una chiesa dedicata alla santa protettrice dei pescatori. Ci andavo la domenica mattina alla messa delle otto con mio papà e ci sedevamo all’interno del coro. Andavamo a quell’ora perché dopo mi avrebbe portato a fare allenamento. Partivo da Ceraino e con la mia “mendesta” arrivavo alla diga del Chievo dove ad aspettarmi c’era sempre Lui immerso nella lettura o con la matita in mano intento a disegnare la natura e la mia canoa azzurro trasparente.
Sono al mare, forse non si era capito, in una pausa tra la fine dei pre-world e l’inizio dei world: appuntamento clou dell’anno di grazia 2010. C’è giusto il tempo per tirare il fiato. La stagione agonistica è molto lunga ed intensa e ha offerto, fino a questo momento, spunti interessanti per analisi e approfondimenti. Un anno particolare nel bel mezzo del cammino olimpico. La tranquillità vacanziera ti apre la mente e ti lascia il tempo per ottime cenette a base di pesce accompagnate dal bianco fermo della zona: non male. Cibo, ottima compagnia, sano sport da spiaggia, relax e belle letture ti rendono più riflessivo, forse la situazione ottimale per azzardare anche qualche pronostico in vista del mondiale numero trentatre. A Tacen nel frattempo fervono i preparativi a poche settimane dall’apertura fissata per il 9 settembre nella cittadina di una Slovenia che si prepara alla grande all’appuntamento mondiale.

E allora la prima riflessione sullo stato delle cose fino ad oggi parte proprio dal mio atleta, l’irlandese Eoin Rheinisch. Certamente non abbiamo fatto una grandissima stagione dal punto di vista dei risultati. Abbiamo faticato spesso e volentieri con le prove di qualifica e in semifinale abbiamo sempre avuto manche segnate da gravi errori soprattutto tecnico-tattici. La sfida con lui, quando ho accettato di seguirlo fino ai Giochi Olimpici di Londra 2012, è stata quella di rivoluzionare il suo modo di andare e per questo motivo abbiamo rimesso in discussione praticamente tutto. Il tentativo è stato quello di aggiungere al suo stile, molto lineare e classico, una dinamicità che a mio avviso gli mancava. Il primo passo è stato quello di trovare un mezzo che gli permettesse tutto ciò, impresa enorme considerando il fatto che dal 2005 usava una canoa che poco offriva all’inventiva alla dinamicità; per la cronaca era la “Scimitar” della Double Duch. Dal mio punto di vista, considerando il fatto che in questi ultimi cinque anni lo slalom ha subito profonde trasformazioni, aver insistito per tanto tempo con la stessa canoa non è stata una grandissima idea. Gli ha impedito di adeguarsi gradualmente all’evolversi della disciplina.
Il mezzo può fare molto specialmente nei giovani. Lo sottolineo da sempre: è importante far partire bene i ragazzini con strumenti adeguati alla loro età così eviteremo di impostarli male. Inoltre è importante che i giovani abbiamo riscontri positivi e stimolanti per farli continuare e migliorare costantemente. Abbiamo speso molto tempo nel provare e riprovare diversi modelli di canoa e alla fine dei campionati europei non abbiamo ancora trovato la soluzione alle nostre ricerche. Ai prossimi mondiali, molto probabilmente, gareggeremo con l’ultima evoluzione della Galasport. Sotto l’aspetto fisico certamente non possiamo dire di essere stati fortunati, infatti abbiamo dovuto combattere con una serie di piccoli problemi fisici che ci hanno costretto a cambiare più volte i programmi: prima uno stiramento all’interno della coscia, poi un ciste infiammata sull’avambraccio, quindi un brutta otite e ora stiamo lottando con una infiammazione alla spalla sinistra.
Dal punto di vista tecnico abbiamo lavorato moltissimo sull’uscita delle risalite per ritrovare subito velocità ed equilibri. Un altro importante lavoro è stato fatto sulla parte conclusiva della gara dove riscontravamo spesso gli errori più penalizzanti. Ci siamo quindi dedicati a fare tecnica sull’ultima parte dei tracciati di gara da stanchi perché ovviamente le problematiche si presentavano a serbatoi vuoti e con poca lucidità. Poco serviva fare percorsi con tanto recupero in questa zona del tracciato.
Un lavoro lungo, ma molto appassionante alla ricerca costante dello scorrimento della barca e dell’efficacia del colpo in acqua. “Forza per Colpo” come lo ha da sempre classificato il mitico Oreste Perri, impegnato ultimamente con la fascia tricolore al fianco. Peccato perché la canoa già sente la sua mancanza... era dal 1991 che l’Italia non tornava a casa da un mondiale senza medaglie, bisognerebbe iniziare a pensare gente!

Occhio all’onda!

- fine prima parte di analisi e pronostici in vista dei mondiali... giochi da spiaggia -

Resterà sempre nel ricordo del Canoa Club Verona


Non si può dire che lo conoscessi molto bene, ma nell’unico incontro che ho avuto con lui mi sono affezionato in maniera spontanea e sincera. Quando entrai in quel palazzo di corso Cavour ero particolarmente emozionato. Sapevo chi andavo ad incontrare, conoscevo i suoi successi nel mondo del lavoro e bazzicando nel giornalismo ovviamente non mi sfuggiva il fatto di trovarmi a contatto con il presidente del gruppo Athesis. Il timore reverenziale era forte e solo grazie alla compagnia e alle parole del mio amico Bruno, artefice di quell’incontro, riuscivo a mantenere una certa calma miscelata però alla grande curiosità di conoscere il famoso avvocato Righetti. Eravamo là perché il Canoa Club doveva risolvere qualche problema in relazione al progetto della nuova sede. Quando entrai nello studio il timore si fece ancora più forte. Una sala enorme arredata con gusto e con due grandi quadri che sovrastano le persone che entrano. In fondo alla sala sedeva una segretaria gentile ma risoluta, nascosta dietro ad una cabina di comando per dirottare i vari clienti sui diversi consulenti. La luce era molto soffusa e l’aria decisamente seria. A quel punto e se devo essere del tutto sincero non pensavo che riuscissimo ad entrare nelle grazie di chi ha risolto tanti e tante questioni ben più grandi di quelle di una povera società sportiva. Come potevamo coinvolgere nella nostra causa chi aveva conosciuto presidenti della Repubblica, politici e grandi finanzieri? E soprattutto, se ciò non bastasse, andavamo in missione come i francescani vanno a predicare la parole del buon Signore: con il saio, le mani vuote e senza danari da spendere.
L’occhialuta segretaria, dopo esserci presentati, procedette con il protocollo e alzando il citofono annuncia: “Avvocato, c’è il dottor Panziera con il presidente del Canoa Club Verona cosa ...?” una frazione di secondo dopo, giusto a lato dell’entrata si aprì una porta grande e pesante e percepimmo prima le parole dell’uomo che le diceva:”carissimo Bruno, presidente finalmente la conosco”! La segretaria non aveva fatto in tempo a posare la cornetta e ancora più stupefatta di prima ci guardò sconvolta, forse non le era mai capitato una cosa così con il suo principale. Io devo essere sbiancato e il mio sguardo si perse all’interno dello studio. Venni attratto da quella sala enorme dove in fondo si trovava la scrivania del noto professionista, tutto attorno libri e codici, un arredamento classico, la finestra che dà sul corso quasi a simboleggiare la sua costante presenza sulla città. Pochissimi convenevoli e subito l’avvocato Righetti ci raccontò che aveva paura di arrivare in ritardo al nostro appuntamento perché da un paio di settimane aveva un brutto mal di schiena e così andava da un fisioterapista per cercare di risolvere il problema. Oggi, per una serie di ritardi, si trovava a fare le corse e temeva di perderci. Alla fine però eccoci qui. In effetti trovare un altro buco nella ricca agenda dell’avvocato Righetti non era così facile.
Avevo preparato un dettagliato dossier sulla questione che ci affliggeva, lo prese e mi chiese di illustrargli a voce le varie problematiche. Credo di non aver dimenticato nulla nel raccontare le vicende del mitico Canoa Club e devo averlo fatto anche in modo piuttosto animato tanto che alla fine il mio interlocutore mi rassicurò e mi disse di non preoccuparmi perché eravamo dalla parte ragione e lui ci avrebbe dato ben volentieri una mano con la promessa però di portarlo in canoa sul suo Adige. Non sapevo infatti che l’avvocato Righetti era particolarmente affezionato al fiume cittadino dove da giovinetto aveva appreso l’arte natatoria e ci aveva passato parecchie ore in compagnia degli amici quasi di nascosto visto che l’Adige era, nella cultura della gente, notoriamente pericoloso.
Sulla questione per cui eravamo andati non ci chiese altro, aveva inquadrato alla perfezione ogni minimo dettaglio, e da lì a breve risolse alla grande il problema facendo rispettare la legge e la buona logica. Si soffermò a lungo invece per avere informazioni dettagliate sulla manifestazione di canoa che Bruno, il Canoa Club Verona e il Canoa Club Pescantina organizzano ogni anno dicendo che ne aveva sentito parlare e che aveva molte persone a lui vicine che gliene avevano parlato molto bene. Era uomo curioso, ma soprattutto mi resi conto che stavo parlando con una persona interessata allo sport nella sua essenza. Dietro a tutti quei libri e all’uomo pubblico in realtà c’era uno sportivo, un amante della gente e delle cose semplici.
Ho appreso della sua morte dal mio amico Bruno. So quanto lui ci tenesse e questa sua sorta di devozione l’ha trasmessa anche a me nel tempo. Avevo avuto modo di persona di apprezzare le sue qualità e la sua semplicità nel massimo disinteresse, ma nel piacere di essere utile a cause nobili in nome dello sport.

Grazie avvocato Righetti per averci creduto, la porteremo con noi e il giorno dell’inaugurazione del nostro sogno anche Lei rivestirà un ruolo importante nei nostri cuori.

Occhio all’onda!

Hochschorner: vivere con la paura di vincere

Davanti ad un birra, lo scorso aprile, papà Hochschorner, gesticolando con le sue grandi mani, mi aveva fatto capire che stava combattendo una guerra che non conosceva o meglio che non avrebbe mai pensato di dover combattere. Dopo i Giochi Olimpici di Bejing 2008 Peter e Pavol sono stati assorbiti dai media e da mille impegni più o meno mondani. I due fratelli, risolutamente molto schivi, per la verità sono rimasti con i piedi per terra, a parte qualche giusta stranezza tipo l’Hammer o la Nissan color oro. In barca però ci sono risaliti subito per proseguire a fare la cosa che certamente in questo momento gli riesce ancora e comunque alla grande. Nel 2009 vincono il mondiale a Seu d’Urgell per un’inezia davanti a Skantar/Skantar, ma continuano a combattere soprattutto contro loro stessi. Il 2010 non è brillante per loro... ovviamente lo sarebbe eccome per chiunque altro. Sono secondi in coppa a Praga e settimi a a Seu d’Urgell, mentre ad Augsburg restano fuori dalla finale, fatto quest’ultimo assai raro. In sostanza, ora, si trovano in quel limbo che colpisce i grandi campioni che hanno praticamente vinto tutto non una volta, ma molte di più*. La motivazione sembra essere scesa sotto le suole delle scarpe e al momento decisivo patiscono quella che gli psicologi sportivi definiscono: “la paura di vincere”. Loro che quando sono a contatto con porte e canali molto impegnativi ci regalano sempre puro spettacolo, incantando per eleganza e stile. Loro che sono la storia vivente di una specialità che sembra riservarci le ultime emozioni prima di passare nei ricordi di qualche onesto scrivano di gesta canositiche. Loro, che anche a questi Europei sembravano, dopo la semifinale, avere il titolo continentale già sulle loro coronate testa. Quel 96,87 era inarrivabile per chiunque non si chiamasse Peter e Pavol Hochschorner. 10% dai Kayak è qualche cosa di strepitoso. Eppure in finale in poco meno di dieci secondi si sono giocati praticamente tutto. Partono bene al primo split hanno un vantaggio sui compagni di squadra, Skantar/Skantar, di 0,46, leader di classifica con il tempo totale di 101,21. Nei successivi 30 secondi di gara guadagnano un secondo e 56. Il vantaggio nel primo minuto è quindi di due secondi e 01. Affrontano le porte a “ski” come un kappa uno. Pavol non si scompone e Peter sposta la barca a suo piacimento contorcendosi non poco alla 18, dove però, anche se in ritardo, gli viene data una penalità. Arrivano al salto e in fase di entrata nella morta a destra perdono l’equilibrio, il timoniere è costretto a fare un debordè sulla destra per contribuire a mantenere la sua testa e quella di suo fratello fuori dall’acqua. In una frazione di secondo, a meno di 50 metri dal traguardo, passano dalla stelle alle stalle con il rischio di saltare ben tre porte. A questo punto però lo spirito di reazione è velocissimo e rimettono in piedi una situazione piuttosto delicata. Salvano la faccia e l’orgoglio con un recupero eccezionale, ma la successiva penalità li relegherà in settima posizione. La gara è vinta dai compagni di squadra Ladislav e Peter Skantar che bissano così il successo del 2007. In seconda posizione gli onnipresenti ceki Jaroslav Volf e Ondrej Stepanek già campioni europei nel 2004 e 2005. Dal 1998 ad oggi i ceki sono sempre stati protagonisti in questa disciplina interpretando uno stile decisamente personale. Bronzo ai britannici Florence e Hounslow. Il primo gareggia anche in C1 e il secondo in K1, ma questo è superfluo dirlo perché ormai tutti voi iniziate a conoscere alla perfezione questi grandi campioni, tanto magari da farvi venire anche qualche incubo notturno!

In ottica azzurra questa specialità presenta non pochi dilemmi. L’ho già scritto, ma lo ripeto: fermate il buon Erik e curatelo a dovere come fu nel 2007, anno in cui il C2 italiano vinse il bronzo ai mondiali in Brasile. Vederlo pagaiare è una sofferenza per lui e per noi che stiamo sulla riva. Se aspettate che l’atleta prenda questa decisione aspetterete a lungo, un guerriero combatte sempre pur sapendo che molto probabilmente dopo una colazione abbondante cenerà alla sera nell’Ade, ma non mollerà mai!
Non serve insistere anche se si dovesse vincere i mondiali a Tacen, la qualificazione olimpica è troppo importante ed entrare nei primi cinque o sei equipaggi, dipenderà cosa faranno gli inglesi, in Europa non è facile, anzi è una vera e propria impresa.
Lo sa bene il CT dell’Italia che ad ogni gara fa il conto delle nazioni che ci stanno davanti in tutte le specialità. Per i kayak uomini non ci sono problemi, per tutte le altre categorie bisogna a questo punto andare ad Haiti e affidarsi a qualche rito “voodoo” dopo aver gettato alle ortiche sei anni di lavoro con presunti progetti e promesse!

Occhio all’onda!

Cunovo, 21 agosto 2010 - Campionati Europei Canoa Slalom - ultima puntata!



Risultati dei fratelli Hochschorner in C2 slalom: 5 titoli europei individuali - ’98, 2000, 2002, 2008, 2009; 2 titoli europei a squadre 2002 e 2005; 3 titoli mondiali individuali - 2002, 2007 e 2009, 1 titoli mondiale a squadre nel 2009; 3 Giochi Olimpici - 2000, 2004 e 2008

p.s. è di questi minuti: gli Hochshorner sono rimasti fuori dalla qualifica ai pre-mondiali. Due salti di porta, uno nella prima e uno nella seconda manche ne è stata la causa. Il secondo sembrava però proprio voluto e ricercato da Pavol. Ma?

Macova la prima campionessa europea in C1 donne


Katerina Macova è una simpatica slovacca, ventiquattrenne per l’anagrafe, ma a vederla si fatica a darle più di 18 anni. Visino rotondo e sorridente, occhi scuri e vispi, capelli a caschetto. Un corpicino tonico che non supera il metro e cinquanta. Fino all’anno scorso pagaiava a mezzo servizio in kappa (11esima agli Europei U23) per dedicare il resto del tempo ad apprendere l’arte della monopala. Buona sensibilità, tanta energia, voglia di fare e un maestro come Juri Mincik l’hanno portata alla grande decisione: basta con il kayak, avanti solo con la canadese monoposto in prospettiva dei giochi Olimpici 2016.
Da ottobre scorso ho passato parecchio tempo sul canale di Cunovo e, a parte la parentesi di tre mesi in Australia, posso dire tranquillamente di aver dormito più tempo qui che a casa. Ciò per dirvi che sul canale slovacco Katerina Macova è una specie di presenza costante. L’ho vista spesso e volentieri silenziosa, con il freddo, con il vento, con la pioggia sul suo C1 bianco e azzurro ad allenarsi con il sorriso nonostante i mille e più eskimi che contornavano ogni sua discesa. Lei però non mollava mai, anzi ad ogni rovesciamento sembrava essere ancora più felice e soddisfatta. Sembrava quasi che quegli occhi luminosi sottolineassero il fatto che un eskimo fatto era uno in meno in quella lunga lista che ogni canoista deve mettere nel suo curriculum per imparare, per crescere, per diventare un tutt’uno con il suo scafo e con l’acqua. La canadese monoposto è una barca che mi incanta, l’ho scritto molte volte. Ha un fascino particolare perché esprime leggerezza e potenza nello stesso tempo, destrezza e agilità, funambolismo e nervi saldi. La posizione in cui si pagaia ha un che di mistico e religioso nello stesso tempo, quasi un tributo a qualche divinità per la sofferenza nel restare in ginocchio a vogare verso la gloria. E’ scontato che i C1 passeranno meno tempo in Purgatorio visto che i loro peccati li hanno già espiati a lungo su questa terra solo per il fatto di aver pagaiato in quella posizione a lungo.
Bene! Katerina Macova proprio ai campionati europei si è tolta una bella soddisfazione entrando nella storia della canoa come la prima vincitrice del titolo continentale nella canadese monoposto donne e soprattutto per esserlo diventata davanti alla sua compagna di squadra Jana Dukatova. Ora, per dovere di cronaca, bisogna dire che la canadese donna è ancora in crescita e oggi si entra in finale più per mancanza del numero legale che per vere e proprie performance atletiche. Scendere per questo canale non è impresa da poco e per il momento lo possiamo considerare già un passo avanti anche se dovranno passare ancora molti anni prima di poter parlare di imprese agonistiche di rilievo. Forse, come già detto più volte, se si pensasse di far gareggiare le donne su tracciati che si avvicinano di più alle loro caratteristiche, i tempi si accorcerebbero, ma essendo la cosa molto semplice diventa assai complicata per burocrati che passano più tempo in sala VIP che ad organizzare riunioni o studi approfonditi su come migliorare.
La Dukatova si è dovuta accontentare dell’argento nella canadese monoposto, ma ha dominato nel kayak con una finale che ha incantato. Abbiamo vissuto la sua discesa quasi a rallentatore tanto era bella e pregevole la sua azione. Pulita sotto ogni aspetto, impeccabile nell’azione propulsiva. Un capolavoro la parte finale e in poco meno di 40 secondi ne ha guadagnati più di tre sulle dirette avversarie. Sugli spalti e per la televisione slovacca Elena Kaliska, campionessa europea uscente e al suo attivo già cinque successi alla rassegna continentale, ferma per una microfrattura al gomito sinistro. La bi-campionessa olimpica deve iniziare a preoccuparsi perché ancora una volta sarà una lotta all’ultima pagaiata per aggiudicarsi il posto ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e la Dukatova le ha già lanciato la sfida davanti ad un pubblico che sembra amare molto la bella e brava neo campionessa europea del kayak in rosa.

Occhio all’onda!

Cunovo, 19 agosto 2010 - Campionati Europei Canoa Slalom - final day


P.S. ... lo so mancano i C2 all'appello! Cosa dite nel prossimo post ne parliamo?

Europei finale Kayak maschile nella storia

Per capire la finale dei kayak uomini ai campionati europei di slalom di Bratislava bisogna assolutamente passare dalla semifinale a venti che ora vi racconto. Infatti in questa prova esce subito dalla finale Walsh che arriva lungo al salto finale e rischia di mancare la 18 a destra, poi recupera, ma perde secondi preziosi. Per lui gli 0,45 centesimi significano guardare la finale da bordo campo.
Anche Aigner e Schubert , i giovani tedeschi che avevano trionfato ad Augsburg nell'ultima gara di Coppa del Mondo e protagonisti agli Europei U23 rispettivamente secondo e primo, sbagliano in malo modo all'entrata della medesima porta. Ora è tutto chiaro e si capisce che questa combinazione sarà l'arcano di tutta la giornata. Il numeroso pubblico si concentra in particolar modo in questa zona per sostenere e vedere il grande spettacolo che questa edizione continentale ci regala. Super Cali lavora bene con la pala in acqua nella prima parte e guida il suo rosso scafo, con l'aquila che tra gli artigli tiene ben saldi l'accetta e il martello forestale, verso una finale praticamente sicura. Salta bene all'ultima combinazione, è sicuro di sé. Al palo della diciotto gira attorno come un ballerino fa con la sua dama: la osserva, la conquista con lo sguardo, la illude e poi se ne va con la forza della corrente. Alla diciannove ad aspettarlo c'è però qualche cosa di stranamente azzurro su un acqua color marron a causa delle continue piogge dei giorni precedenti. Infatti la tendina del soccorso è volata in acqua e il buon Calimero - come lo chiamavano da giovane, chissà come mai? - è costretto a stringere l'uscita per evitare peggiori danni. Tocca la porta, ma i giudici, valutando l'accaduto, non gli assegnano giustamente la penalità e poi sull'ultima discesa si infila come un gatto e pur toccando ha il passaggio in finale con un ottimo 89, 07. L'altro italiano in gara, il giovane Lukas Mayr, animato dal bel sorriso e da potenti braccia, mette assieme una discesa onesta con un 95,05 a 1,27 dalla finale. L'altotesino gareggia per la Marina Militare, ma come? Una volta chi era sopra il Po, andava negli alpini a spingere i muli sulla montagna e non si imbarcava certo su corvette o sottomarini… ma i tempi cambiano! Ad uno ad uno escono anche Polaczyk, Hilgert, Natmessnig, Hernanz e Eoin Rheinisch il mio atleta che si perde anche lui come molti altri alle "Niagara Falls", come chiamano da queste parti l'ultimo salto. Chi invece ha nervi saldi e idee chiare è Peter Kauzer usa 51 pagaiate per arrivare al primo ponte e altrettante per tagliare il traguardo. Per uscire dalla prima e terza risalita si spinge con forza e sapienza sul muro. Pennella le porte a "ski" dopo il secondo ponte. Al Niagara falls si presenta con il fianco alto a destra e la pala a sinistra. Volando cambia pala e stalla la canoa. Con due palate a destra entra nella porta. Controlla il traghetto successivo e si presenta sulla porta 19 con anticipo e sangue freddo. Esce con due colpi sicuri a sinistra e taglia il traguardo con un 87,29 che significa primo posto e soprattutto tanta fiducia in se stesso per aver messo in atto una manche facile ma redditizia. Aggiungerei molto redditizia. Il campione olimpico Alexander Grimm, ma quanto è grosso e quanto è enorme la pagaia che usa color argento, con 89,38 è secondo e in terza posizione Vavrinec Hradilek a 19 centesimi dal tedesco. Se dovete girare attorno al ceco saltatelo, fate prima visto che come rapporto circonferenza di bicipiti e pettorali - altezza non è secondo a nessuno. Unico gap è che quando indossa i pantaloncini in neoprene li porta sotto il ginocchio e non sopra come usualmente dovrebbe essere!
La finale porta con sé il fascino della grande sfida. Le voci si confondono con la musica. La musica è tutto ciò che ci circonda. Anche i ciambelloni che si vendono sul campo di gara, hanno un sapore speciale, si addentano con piacere con la capacità di addolcire il gusto dell'attesa. La musica, il cibo e lo sport sono tre elementi che sanno unire inequivocabilmente i popoli. Vuoi per affinità, vuoi per curiosità o per semplice diletto.
Il primo a partire, per l'ultimo atto di questi infiniti europei, è Helmut Oblinger che ritorna in una finale dopo quasi un anno di digiuno. L'austriaco, che secondo me si ostina a pagaiare come se avesse sotto il culo una canoa lunga 4 metri e 25 porte da fare, ha una partenza veloce… troppo veloce per mantenere ritmi ed energia fino alla fine. Chiude con 91,89 e un tocco; alla fine sarà settimo. Chi impressiona per fluidità ed eleganza è Jure Meglic entrato in finale con il settimo tempo a 4,91 dal suo connazionale Kauzer, ma nell'atto finale trova qualità che sembrava aver smarrito in questi ultimi anni. Al primo intermedio ha un ritardo da Mraz di 0,61 e poi, nel secondo, lo annulla e recupera più di un secondo. Parte conclusiva un capolavoro. Spettacolare all'entrata della 18 e risolve tutto con la pala destra in acqua. Chiude in 87,97 più una penalità che però viene tolta dopo la protesta degli sloveni. In effetti alla tre il palo si è mosso per l'effetto dell'acqua e non per un tocco dello sloveno. Parte Molmenti che arriva all'intermedio con un vantaggio di 0,21. Da qui in poi la sua azione perde fluidità e in poco più di 30 secondi perde il vantaggio acquisito e ci aggiunge altri 0,88 centesimi. Nelle porte a "ski" si difende bene, ma il vero errore arriva al salto dove rimane più a lungo del dovuto fra corrente e morta. L'uscita successiva è disastrosa: finisce lunghissimo nella morta della 19 ed è costretto a recuperare. I tocchi ora sono 2, troppi per sperare in una medaglia, e il tempo si ferma sui 94,02 ben 4 secondi e 95 in più della sua semifinale. Cosa sia successo lo spiega nel suo sito, prontamente ripreso dall'ufficio stampa della Fick che usualmente si appropria anche di foto pubblicate su Facebook da atleti e amici. La ragione però bisogna cercarla altrove e non addossare tutte le attenzioni e responsabilità su un solo atleta.
Un'altra finale da incorniciare è quella di Vavrinec che scende con maestria quasi nascosto all'interno del suo kayak come un pilota di formula uno. Spunta praticamente solo il casco della Red Bull e un tocco impercettibile in uscita dalla 18 lo priva di un argento che avrebbe avuto il sapore dell'oro.
Lui, Peter Kauzer, invece non sbaglia. Parte per ultimo e amministra la gara alla perfezione. Al primo intermedio ha un ritardo dal ceco di 0,72, poi prosegue sulla sua linea senza forzare fino alla 13 dove il ritardo è aumentato a 1,81. Qui inizia la progressione: porte a "ski" senza una sbavatura, salto a Niagara Falls perfetto con effetto accelerazione in uscita, traghetto successivo perfetto che lo porta dentro alla 19, ma soprattutto riesce a salire sopra il treno in corsa dell'acqua che risale il canale e altrettanto al volo esce dopo aver ringraziato e salutato per il velocissimo passaggio. Gli ci vogliono ancora otto pagaiate di cui cinque a sinistra prima di elevare le braccia al cielo e mandare un bacio a tutti i suoi tifosi che sono stati l'arma in più di questa giornata memorabile per il campione del mondo in carica.

Per sapere com'è andata alle donne e ai C2 l'appuntamento è per il prossimo post… che dite riuscirete ad aspettare?

Occhio all'onda!

Cunovo, 18 agosto 2010 - Campionati Europei Canoa Slalom finali

Un ritorno della storia


Ve l’avevo detto, capisco se non l’avessi detto, ma l’ho detto! E’ anche vero che ho cercato spesso e volentieri di fare finta di nulla o sorvolarci sopra con voli pindarici. Qualche accenno e poche righe, perché temevo di creare una sovraesposizione e annoiarvi con racconti monotema. Anche Simona Ventura è una gran bella donna e una brava presentatrice, però a volte ce la propongono in tutte le salse e quando è troppo è troppo, ma... non posso a questo punto fare finta di nulla e non raccontarvi ciò che i miei occhi hanno visto assieme ad altre 5.000 persone, secondo la questura, 20.000 secondo Berlusconi! Addirittura qualcuno, che di mestiere fa il meteorologo, mi ha accusato di divinizzare personaggi come Martikan o qualche altro slovacco. Beh se il mio amico invece di andare a camminare oggi sul monte Baldo a raccogliere le stelle alpine fosse stato qui, si sarebbe ricreduto ed inizierebbe ad appendere in camera i santini di tre C1 che oggi ci hanno riportato indietro nel tempo e più esattamente al 1979. Allora le tre bandiere erano a stelle e strisce ed era un campionato del mondo e i nomi erano quelli di Lugbill, Hearn e Robinson. Oggi è un europeo e le bandiere sono quelle slovacche. I tre sono gli stessi dell’anno scorso che nella gara di Coppa del Mondo già avevano monopolizzato il podio. Una gara di coppa però non ha la stessa intensità ed enfasi di un campionato continentale e soprattutto non aveva il seguito di pubblicità che invece ha avuto questa edizione europea. Prima rimandata ed annullata e poi recuperata a metà agosto, nel bel mezzo dell’estate.
Il primo a scendere in finale è Matej Benus, con la sua canoa marroncina che porta disegnato un fiore stilizzato, lo stesso che ha su una parete di casa, giusto prima di entrare in stanza da letto. Vive praticamente nella casa delle fate, sotto il castello di Bratislava, immerso nel bosco assieme ad una ragazza dolcissima e una delle sue due sorelle: la farmacista, non la canoista. Per arrivare alla porta di entrata bisogna camminare cinque o sei minuti per un sentierino, aprire un cancello, attraversare il giardino di alberi da frutto, e, dopo aver scavalcato alcune canoe entri nel saloncino con cucina e ripostiglio. Una scala praticamente a pioli ti porta al primo piano dove ci sono le due stanze da letto e il fiore stilizzato. Benus, solo otto giorni fa, era arrivato secondo agli europei under 23 dopo averli vinti nel 2009. La sua discesa di finale è pulita e veloce, le sue lunghe leve pescano l’acqua sempre avanti, avanti, avanti...
Martikan, in semifinale aveva fatto il minimo indispensabile per raggiungere la finale e aveva chiuso al terzo posto dietro a Slafkovsky, che invece aveva un incredibile 89,48. Quel tempo gli sarebbe valso tranquillamente la finale anche fra i K1 uomini e la vittoria finale solo se l’avesse fotocopiato nell’ultima battuta di questi europei. La storia però è andata diversamente e Martino, davanti ad un pubblico festoso e colorato, si veste a festa con manica lunga bianca attillata. Divora la prima risalita a destra con un debordè che toglie dall’acqua solo alla porta successiva. Arriva al primo intermedio, dopo circa 30 secondi, con un vantaggio su Benus di 1,41. E subito dopo arriva il capolavoro della giornata: entra nella risalita numero nove a sinistra - dalla sua per intenderci - come un fulmine e quando infila in acqua l’aggancio la barca prende velocità, ruota, si carica di energia atomica, supera la barriera del suono e si ritrova d’incanto alla dieci. Al secondo intermedio, dopo un minuto di gara, il vantaggio aumenta a due secondi, ma non è finita qui. Se il capolavoro è stato fatto alla nove, il miracolo arriva esattamente nove porte dopo e cioè alla 18 in risalita a destra sotto l’ultimo salto. Ora, solo il signore assoluto della monopala, può pensare di tenere la sua canoa perpendicolare alla corrente - e che corrente!- e contemporaneamente spostare tutto lo scafo a destra con il debordè in acqua. La cosa gli riesce a meraviglia e stento ancora a crederci ora a distanza di alcune ore rivedendo al rallentatore la sua discesa. In quel modo arriva fino a metà traghetto. Quando toglie il debordè è per fare forza dalla sua aggrappandosi a milioni di molecole di idrogeno ed ossigeno. Alla risalita successiva sa di aver fatto qualche cosa di magico ed unico, alza il fianco destro e si proietta sulla fotocellula. Solo l’ultima onda, prima di interrompere il fascio di luce, riesce a bagnargli il viso e spaccarsi sui suoi bicipiti. Forse la sete di riscossa, dopo una coppa del mondo molto incerta, viene appagata proprio da quell’ultimo spruzzo, da quell’ultimo sussulto prima che la realtà diventi già storia da raccontare.
Alexander Slafkovosky non è un maestro della fotocopia e, se pur mettendo in scena una tecnica sopraffina e agilità felina ferma i cronometri sul 91,86 più due penalità. Terzo posto per lui e trionfo per la Slovacchia. Il presidente Slovacco Cibak è al mio fianco a guardare la gara. Alla fine mi abbraccia con affetto e la prima cosa che gli viene in mente di chiedermi sono i nomi e l’anno del sogno americano. La memoria non mi tradisce, visto che sono nato e cresciuto con quella generazione, e una volta che glieli ricordo mi dice:”esatto proprio loro Ettore, oggi si è ripetuta la storia”. Mi sono permesso di aggiungere il fatto che però oggi il sogno lo stava vivendo lui!

Mi aspetta il pollo con la paprika e le verdurine alla griglia, domani vi racconto com’è andata per il resto della giornata, non voletemene male, ma Amur ha già messo tutto in tavola e la fame si fa sentire.

Occhio all’onda!

Cunovo, 15 agosto 2010 - Campionati Europei Slalom - giornata di finali

Gare a squadre sempre un grande gara


Due panini con bistecca e cipolle, un hot-dog e tre bibite otto euro. La carne è molto buona e la birra è fresca e leggera. Lo sanno bene i tifosi sloveni che sono arrivati a Cunovo in gran numero. Loro danno calore e supporto ai loro atleti e in modo particolare al grande Pero, al secolo Peter Kauzer. Arrivano tutti assieme con un pullman, indossano magliette azzurre con il logo dei prossimi mondiali a Tacen e sventolano bandiere all’aria facendosi sentire rumorosamente con trombette a fiato che ti spaccano le orecchie. E pensare che nel 2006, ai mondiali di Praga, il presidente della Fick, dopo avermi cortesemente accompagnato alla porta come commissario tecnico, mi aveva offerto di rientrare occupandomi della tifoseria italiana. “ho capito qual’è il tuo ruolo: organizzatore di viaggi all inclusive per la canoa italiana, visto che abbiamo sempre un sacco di richiesta in questa direzione”. Peccato però che io faccia di mestiere l’allenatore dal 1994 e prima avevo pagaiato per il mitico Canoa Club Verona, poi per il Corpo Forestale e contemporaneamente per la squadra azzurra, ma il tour operator... non che mi risulti. E’ come chiedere al presidente di allenare gli atleti invece di fare il suo mestiere.
Giusto per la cronaca a seguire le imprese dei nostri eroi italici in quel di Bratislava ci sono: la fidanzata di un atleta, una mamma e il papà di un altro azzurro con due loro amici digiuni della disciplina in transito per il mare della Croazia e un gruppo di ben: due fans from home di Super Cali. Quest’ultimo però ci aggiunge tutta la squadra cinese - qui a Bratislava in attesa del pre-mondiale della settimana prossima - la fidanzata Alexandra e ovviamente il sottoscritto. Naturalmente alla sua lista si aggiungo anche Marina e Zeno!

Sabato, vigilia di ferragosto, dedicato alle gare a squadre che, come sempre, divertono e offrono spettacolo da non perdere. Perché questa splendida specialità non sia olimpica non si capisce proprio, visto che l’atletica leggera ha la sua prova collettiva e così è per il nuoto, scherma, tennis tavolo, ginnastica artistica e per tanti altri sport. A Poznam, poi la settimana prossima ai mondiali di canoa da velocità, ci provano anche loro con la staffetta per cercare di portarla ai Giochi. Nello slalom la discesa di tre atleti contemporaneamente oltre ad essere emozionante e spettacolare regala senso di gruppo ed appartenenza, magari anche per pochi attimi, ma che offrono la dimensione di una nazione nelle diverse specialità.

Campebell Walsh e Fabien Lefevre sono stati i protagonisti in negativo per le loro rispettive squadre. Tutti e due si sono rovesciati sull’ultimo salto con l’inevitabile conseguenza di perdere la risalita e la seguente porta in discesa. Fuori quindi inglesi e francesi e con italiani al palo per l’uscita di scena in semifinale, la gara nel kayak maschile a squadre si è risolta tra polacchi, tedeschi e sloveni. Bravi i bianco-rossi con Dariusz Popiela e Mateusz e Grzegorz Polaczyk che portano a casa corona europea e gloria su tedeschi e sloveni. Amara consolazione per il piccolo, ma potente Popiela, che a giugno, prima del rinvio dell’europeo, aveva vinto la qualifica e che invece ieri è rimasto inesorabilmente fuori dai venti semifinalisti.
Kauzer ha provato a guidare i suoi compagni sul gradino più alto del podio, ma le due penalità di Dejan Kralj, impediscono agli sloveni di vincere l’oro: sarà forse rimandato a settembre su acque più amiche?
Nella canadese monoposto Martikan, Slafkovsky e Benus incantano come sempre e vedere all’opera questi tre felini a caccia della preda fa dimenticare il grande caldo e il sole battente che siamo costretti a prenderci visto che dalla tribuna coperta non ci è consentito seguire.
Ci aspettavamo il trionfo degli slovacchi anche in C2 dopo che avevano dominato la semifinale. Questa volta gli Skantar sono incappati in un banalissimo errore tra la 18 e la 19 che è costato a tutti la gara di finale. Trionfo quindi dei Ceki che non si sono fatti certo scappare l’opportunità di un titolo europeo.

Per le donne è stata ancora una volta una lotta per la sopravvivenza. Vincono le tedesche che sembrano aver rivoluzionato il famoso motto dei moschettieri di Dumas in: “tutte contro tutte e ognuna per conto suo”. Il loro tempo ha un distacco del 25% dal K1 maschile che ci fa capire esattamente la dimensione di questa finale in rosa. Vi lascio immaginare il resto del podio! Esultano le polacche, che dalla loro hanno fisici atletici e molto carini e chiudono seconde davanti alle padrone di casa prive della Kaliska, che toccano le porte come se fossero ciliegie da mangiare sull’albero a giugno.

Domani semifinali e finali individuali, mentre a Solkan (Slovenia) è in corso la seconda prova della Teen Cup le giovani speranze di oggi... i campioni di domani.

Occhio all’onda!

Cunovo, 14 agosto 2010 - Campionati Europei Slalom 2^ giornata gare a squadre.

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nella foto: Peter Kauzer in qualifica a Cunovo all'uscita della porta 14
foto di Marina Bertoldi

Francesi fuori nel K1men... il resto routine!


Tutto nella norma, tutto come si poteva pensare che andasse alla vigilia di questa prima giornata di qualifiche ai campionati europei di slalom. In sostanza: nessuna grossa novità. Chi doveva qualificarsi si è qualificato, fatta eccezione per i kayak uomini francesi, e per chi inevitabilmente nei venti non poteva arrivare i giochi si sono conclusi oggi... comunque qualcuno doveva restare fuori. Ma come sempre andiamo per ordine e diamo uno sguardo al percorso che si è dimostrato più impegnativo e complesso di quello che ci si poteva aspettare dopo la demo-run di ieri. Il motivo è presto detto e lo vado predicando da tempo. Fare una dimostrazione del percorso a pezzi non ha nessuna motivazione tecnica. Per diletto, dopo aver ripreso con la telecamera i vari atleti nella prova del percorso, ho montato i video come se fossero in gara. Il risultato è stato che il tempo del miglior kayak maschile era di 92,54. Oggi il vincitore della qualifica - Vavrinec Hradilek - ha fatto registrare un 96,24. Lo stesso apripista nel percorso intero ci ha impiegato invece 103,00. Deduzione logica: la demo-run a blocchi di 3 o 4 porte non può essere un buon riferimento per capire se un tracciato ha una logica oppure no. Al di là di queste osservazioni è da sottolineare in positivo la strada nel portare le porte ad un palo solo. Oggi su 22 solo quattro (1, 2, 5 e 22) erano con il doppio palo. Buona anche l’idea di avere una prima parte molto scorrevole e veloce, seguita da una combinazione tecnica importante come la 12/13 e un’altra - 16/17 - difficile, ma con una chiara opzione centrale per risolverla al meglio. Forse un pochino discutibile al salto finale la risalita a sinistra in una morta che troppo spesso cambia. Tutto sommato però c’è da dare atto ai due tracciatori - il britannico Shaun Pearce e lo sloveno Andrej Jelen - di aver fatto un buon lavoro nell’attuale limitazione del regolamento. A farne le spese sono le categorie in rosa e i C2 che trovano tracciati troppo difficili. Fra le donne si passa il turno con oltre 11 secondi di distacco dalle prime e nella barca doppia con oltre 15. Troppi per valorizzare gli aspetti tecnici, tattici e fisici di tutti i partecipanti. Così facendo già all’inizio si taglia la possibilità a molti di inserirsi nella parte alta della classifica. Io vedrei molto bene la possibilità per il Kayak e la canadese femminile di avere circuiti ad hoc .
I risultati della qualifica sono stati in dubbio fino alle ultime battute visto che a passare il turno erano solo i primi venti. Per l’Italia bene il solito Molmenti, ma altrettanto positivo Mayr. Diego Paolini è fuori dalla semifinale di domenica e non riesce a trovare continuità nel gesto, molto spesso insicuro ed incerto. Forse il cambiare spesso modello di canoa gli ha creato qualche problema di sensibilità.
Abbiamo rivisto il Martikan dei tempi migliori. Quello cioè che sarebbe in grado di qualificarsi anche fra i kayak uomini. Donne dominate dalla padrona di casa Jana Dukatova che danza sull’acqua e le sue lunghe leve sembrano accarezzare onde, riccioli, gorghi e ritorni d’acqua. Nella canadese doppia gli Hochschorner non ci stanno ad arrivare secondi neppure in qualifica e così mettono assieme una seconda manche da manuale sui cugini Skantar. Benetti/Masoero devono lottare con i guai fisici del buon timoniere Erik e passano con il 18esimo tempo. Non sarebbe forse il caso di fermarli e pensare di curare al meglio Masoero concentrandosi direttamente ed esclusivamente sulla stagione 2011 selezione olimpica? Tanto più che per prendere il posto a cinque cerchi attualmente e per il prossimo futuro ci sono solo i due onesti piemontesi vestiti di giallo-verde: bruciarli ora poco serve a loro e alla canoa italiana.

In gara anche le donne in canadese monoposto, ma non è il caso di parlarne. Lasciamo il tempo al tempo e mettiamole però nella condizione di crescere con mota calma, altrimenti continueremo ad usarle per fare del gran cinema all’apertura di ogni manifestazione.

Occhio all’onda!

Cunovo, 13 agosto 2010 - Campionati Europei Canoa & Kayak Slalom 2010

P.S. tutti noi pagaiamo con la forza della corrente e la trasmettiamo al papà di Cortez che ha conosciuto tale energia... il buio è solo il silenzio della luce!


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nella foto Super Cali in azione all'ultima risalita del percorso di qualifica
foto di Marina Bertoldi

Europei Slalom al via... che sia la volta buona?


E’ un europeo silenzioso! Sarà il sole e il caldo finalmente estivo, sarà il fatto che l’organizzazione ha dichiarato apertamente che verrà disputato in forma più ristretta, sarà il fatto di vedere meno atleti al via, ma certamente il campionato continentale di slalom che inizierà domani sembra essere proprio sotto tono.
L’aspetto agonistico e tecnico comunque è assicurato e, se per un certo senso, tutto ciò potrebbe bastare, si rifà sentire l’annoso problema che lo slalom sta vivendo: la mancanza di visibilità e il ritorno di immagine che una manifestazione sportiva di così elevata caratura dovrebbe portare al luogo, agli atleti e al nostro sport.
E’ decisamente strano non vedere il seguito di tifosi o appassionati che l’europeo dovrebbe richiamare. L’ampio campeggio e i prezzi contenuti dovrebbero essere lo stimolo per molti club a venire in una capitale europea come Bratislava per vedere all’opera i campioni della pagaia. E’ strano, invece, vedere solo addetti ai lavori sul campo di slalom. E’ difficile capire la logica di un recupero forzato di una gara che era stata annullata a giugno per cause di forza maggiore e che all’Eca sembrava non importare molto. Mancherà anche il video tecnico e in caso di protesta nelle prove di qualifica sarà come tornare negli anni ’70!
A questo punto della stagione agonistica tutta l’attenzione è sui prossimi campionati del mondo che si disputeranno a Tacen la seconda settimana di settembre e l’europeo assume una strana dimensione.
Molte squadre sono qui a ranghi ridotti. Spagnoli al via con un solo K1 men, un K1 women e due C1; russi decisamente decimati e che hanno rischiato pure di non partecipare per un ritardo nell’invio delle iscrizioni; francesi al via con la squadra A a differenza di giugno quando schieravano la squadra B. Non parteciperà Elena Kaliska che si è infortunata nei giorni scorsi ad un gomito e, ora in convalescenza, rischia di saltare pure i mondiali. Tedeschi senza Dorfler e belgi senza Dobie.

Di dirigenti della canoa europea neppure l’ombra. Arriveranno quando ci sarà da mangiare e bere. Certo Albert Wood, il presidente dell’Eca da oltre un 20ennio, non avrà grandi idee e non sembra preoccuparsi troppo del futuro della canoa, ma se gli chiedete il menù della sala VIP ve lo sa dire senza problemi... a Markkleeberg non si è mai mosso da lì, in fondo la birra tedesca è una delle migliori al mondo! Poco importa poi se all’interno non cerano le immagini della canoa ma solo uno schermo con i risultati on line.

Per fortuna che qui c’è Siwidata e collegandovi con www.123.results.com ci sarà la possibilità di seguire almeno tempi e penalità. Procuratevi birra fresca e wurstell così vi sembrerà di essere anche voi presidenti dell’ECA!

Occhio all’onda!

Cunovo, 12 agosto 2010 - Campionati Europei Slalom

CAMPIONATI EUROPEI JUNIOR & U23 - STATISTICHE



Statistiche e Analisi Campionati Europei Junior e Under 23


Oscar è il papà di Omar Raiba e ha due grandi passioni, anzi tre: la caccia, il buon vino e la canoa. Ieri sera abbiamo apprezzato il suo prosecco superiore che viene acquistato in Valdobbiadene e ironia della sorte alla cantina Villa Sandi... facile da ricordare il nome per un canoista basta aggiungerci un line! Buono anche il Francia Corta per le delizie campanilistiche di Bruno, papà di Riky e Giovi De Gennaro. Io, se devo essere sincero, preferisco il bianco spumantizzato del trevigiano, che nel 2009 ha preso la DOCG, tanto più che un mio carissimo amico viene proprio da quelle parti e la sua famiglia conferisce l’uva al consorzio da diverse generazioni. Il buon vino rallegra e scalda le serate, tanto più se fuori dal tendalino del camper la pioggia ed il vento proveniente da nord non danno tregua.

Le gare europee junior e U23 hanno dato la dimensione del livello delle varie nazioni per il prossimo futuro. Certo non in chiave di Londra, ma di Rio 2016 certamente sì.

La grande Germania, che a livello organizzativo ha deluso non poco, ha messo assieme 19 finalisti a livello individuale sui 30 equipaggi schierati al via. Nel settore under ha avuto una percentuale di finalisti pari al 26,67% e del 14,29 fra gli Junior. Di medaglie ne ha conquistate rispettivamente 5 e 3 per un totale di 8. Chi ha tenuto il passo dei padroni di casa sono stati i transalpini che hanno avuto il 17,78% di finalisti fra gli under e l‘8,16% fra gli junior con 5 medaglie fra gli U23 e una fra gli junior. Sei medaglie anche per la Repubblica Ceka - 2 U23 e 4 Junior - con percentuale di finalisti fra gli under del 14,29% e dell‘8,89%.
Sono state 15 le nazioni che hanno piazzato atleti in finale fra le due categorie. 11 le nazioni che sono andate a medaglia. Al via 25 paesi. L’Italia ha avuto l‘8,16% di finalisti fra gli Junior (2 k1 men, 1 k1 women e 1 C1) e il 2,22% (1 k1 men) fra gli Under per un complessivo 5,32%. In relazione a questi dati risulta che gli azzurri sono l’ottava nazione.

Entrando nel dettaglio dei risultati delle finali abbiamo percentuali di distacco elevate fra i migliori kayak maschile e le altre specialità. Ad esempio le donne agli Europei Junior prendono il 19,44%, mentre la prima donna senior vince con il 14,98%. Le percentuali aumentano notevolmente nel C2 - 24,62% contro il 13,85 dei senior, nella canadese monoposto con il 10,64 rispetto ai senior con il 3,63. I distacchi under 23 rientrano quindi nelle statistiche assolute che sono: donne al 13,71%, C2 al 15,65% e C1 al 3,26%. Molti di loro infatti sono già ben inseriti nel circuito di coppa del mondo, europei e mondiali. Tre tedeschi sono arrivati in finale nel kayak maschile tutti già medagliati o finalisti in coppa del mondo: Sebastian Schubert, Hannes Aigner e Paul Boeckelmann. Solo due dei 10 finalisti sono al loro primo anno nella categoria: lo slovacco Martin Halcin già campione del mondo junior nel 2008 e campione europeo junior nel 2009 e il polacco Michael Pasiut secondo agli europei junior 2009. Anche tre transalpini nella finale del kayak: Sebastien Combot, iridato nel 2007 che con Richard Fox condivide il fatto di essere il più giovane campione del mondo assoluto in questa specialità all’età di soli 20 anni. Richard vinse il suo primo titolo nel 1981 a Bala, ma aveva esordito in una prova iridata nel 1979 in Canada dove prese il bronzo individuale e l’oro a squadre. L’altro francese a Markkleeberg è stato Vivien Colober, che ha esordito in coppa a Praga quest’anno. Il terzo è Etienne Daille già in squadra senior e figlio d’arte. Il papà, Jerome, gareggiava in C2 con Gilles Lelievre a livello internazionale dal 1987 al 1995 vincendo la coppa del mondo nel 1989 e tre titoli mondiali in gara a squadre nell’87, ’89 e ’91. Jerome ha sposato una cecoslovacca conosciuta sui campi di gara. La mamma di lei è titolare di “Koala”, un negozio di canoa proprio a Praga sul canale di slalom. Insomma pane e canoa per questo biondo ragazzino che sfida il mondo con la “Winner-Pro”: una canoa che assomiglia più ad una tavola da surf che ad un kayak da slalom. Lui nel 2007 da junior vinse gli europei a squadre e fu terzo nella prova individuale.
Gli italiani in finale nel kayak maschile U23 sono entrati con Lukas Mayr dopo che Riccardo De Gennaro in semifinale è incappato in alcuni errori dovuti forse più a gestione della tensione che a reali problemi tecnici. Il terzo azzurro, Omar Raiba, era uscito in qualifica. L’altotesino Mayr è certamente una bella realtà per la canoa azzurra, forza, determinazione e sensibilità ci sono sicuramente, manca però un aggiornamento tecnico nella fase di uscita dalle risalite.

Se guardiamo i risultati da un altro angolo si nota chiaramente la diversificazione dell’investimento da parte della Repubblica Ceka che sta lavorando da diversi anni nei settori giovanili. La stessa attenzione si evidenzia con la squadra inglese che non ha U23 di altissimo livello, ma ha viceversa degli junior che hanno raggiunto finali in tutte le specialità per un totale di 7 finalisti. Come la Gran Bretagna solo la Germania.

Nelle gare a squadre abbiamo fra gli junior 5 nazioni a medaglia e 8 fra gli under. Anche qui l’ha fatta da padrona la Germania con sei medaglie, 4 la Repubblica Ceka, tre Slovenia, Great Britain e Polonia; due Italia e una per Austria, Slovacchia e Francia.

Bella finale per Clara Gia-Pron che si porta a casa il titolo europeo. Lei aveva passato la semifinale al decimo posto rischiando non poco di restare fuori dall’atto finale. Dalla sua una discesa con una sola penalità e con nulla da perdere. Brava quindi la piemontese che è stata messa sotto torchio per tutta la stagione in gare per lei troppo fuori portata. Bisognerebbe lasciarla maturare e crescere con calma senza bruciare tempi ed obiettivi per rincorrere traguardi oggi irraggiungibili.

Bravi anche i kayak maschili junior che hanno confermato il valore già messo in acqua a Foix ai campionati del mondo. Raggiungere la finale è un obiettivo che si deve costruire con pazienza e con tanto lavoro. Le medaglie arrivano per una serie di fattori che devono coincidere alla perfezione. Aggiungerei anche se la buona sorte di assiste.

Occhio all’onda!


P.S. lo prometto: da domani basta temi così pesanti e articolati... dopo tutto ci avviciniamo a ferragosto e statistiche e analisi non sono certo letture da leggere sotto l’ombrellone o dopo qualche emozionante discesa su torrenti o fiumi.

Pagaiare per vivere


E’ un dramma, ma ha la forza di mille uragani e la dolcezza di una cerbiatta che a primavera corre sulle montagne. Non ci sono medaglie o finali che possono farmi dimenticare anche per un solo attimo la tragedia che interiormente vive una ragazza bianco crociata nella sua lotta quotidiana per la vita portando nel cuore la canoa. Un cancro le sta rubando le gioie dei suoi anni migliori, trasformando la vita in un cammino a tappe. Ieri dopo la prima manche l’ho vista camminare tenendo le braccia conserte sull’addome, ma l’ho rivista partire per la seconda prova lottando non tanto con porte, onde e penalità, ma contro un male che non ha ragione di essere per le nostre umane menti. Così cattivo da minare un corpo che vorrebbe solo cavalcare lo spirito dell’acqua che corre, come tutti gli altri 319 concorrenti. All’arrivo ad aspettarla l’ambulanza e per sicurezza è arrivato anche l’elicottero. Non pensavamo che fosse così avanzato il male, ci hanno detto i compagni di squadra e l’allenatrice, ma non potevamo nemmeno impedirle di seguire un sogno rincorso da tempo. L’ultima margherita che accompagna la cerbiatta al lungo letargo invernale è sempre la più bella, quella che rimane nella memoria, che ti dà forza e magari ti fa dimenticare anche le ingiustizie che colpiscono senza guardarti negli occhi per spiegarti la motivazione di questa scelta. Se così fosse magari ti faresti anche una ragione, accettandone pacificamente le conseguenze.
Le giornate in cui si assegnano le medaglie sono giornate particolari, cariche di adrenalina non solo per gli atleti, ma anche per tutti coloro che attivamente partecipano all’evento: vicini e lontani. L’aria è più rarefatta e alla mattina si fatica a restare a letto. Il caffè è sempre troppo caldo per essere ingurgitato velocemente come vorresti per scappare via e sistemare tutto l’ambaradan di un tecnico che accompagna una gara. Piove e il cielo si fa sempre più nero. Il vento e la pioggia ci costringe a vestirci come a novembre, gli atleti portano maniche lunghe. Solo qualche inglese e un paio di tedeschi rimangono in tenuta estiva a sfidare la sorte e il freddo. Poi si consuma come sempre tutto molto velocemente: semifinali che volano e finali che ti possono regalare o togliere molto. I giovani azzurri junior seduti e con la pala doppia danzano con eleganza, fanno registrare il miglior tempo, ma si perdono a toccare porte in discesa. Alla fine si forgiano con il metallo di Riace e le mamme contente ed orgogliose ringraziano il cielo. “Piango oggi e non so se lo farò neppure quando si sposerà” si confessa l’emiliana Annalisa che di cognome fa Verona e per ironia della sorte è diventata la signora Veronesi.
Gli Under 23 non sono da meno e Raiba, De Gennaro e Mayr salgono sul gradino più basso del podio in una gara che li ha visti sempre protagonisti.
Le medaglie sono state messe al collo sotto una pioggia fastidiosa, speriamo che domani splenda il sol... lo dicono anche Little Jon e Robin Hood che van per la foresta ed ognun con l’altro ride e scherza come vuol... urca urca tirulero oggi splende il sol!

Occhio all’onda!

Markkleeberg, 6 agosto 2010 - Campionati Europei Slalom Junior e Under 23

Europei Slalom Junior e Under 23

Ci si poteva aspettare di più dall’organizzazione tedesca per i campionati europei slalom junior e under 23. Capiamoci bene! Tutto quello che è importante per un atleta c’è: tempi, intermedi, video service, puntualità, zona relax e ampi parcheggi, percorso impegnativo e sicuro. Ma se vogliamo fare fare un salto di qualità alla canoa slalom tutto ciò non basta. Bisogna portare avvenimenti, coinvolgere la gente, intrattenerla con ottimi imbonitori ed immagini ...e invece? Nulla di tutto ciò nell’alta Sassonia a Markkleeberg è stato considerato. Eppure è un impianto spettacolare lungo 270 metri e con 5,20 metri di dislivello, si gareggia con 14 metri cubi d’acqua al secondo e una collinetta contorna il canale di gara. Il lago, da cui si attinge acqua per mettere in funzione l’impianto, rende unico il paesaggio e a poche centinaia di metri campeggi, ristoranti e alberghi. Eppure la gente accorsa è esigua. Si fatica a seguire tutta la gara senza considerare il fatto che bisogna restare in piedi tutto il tempo. Il tabellone elettronico è posizionato male e non è visibile da tutti i lati. Unici spettatori sono i tanti i genitori che seguono le imprese dei loro pargoletti e che, da domani, dovranno pagare anche 5 euro per entrare e seguire le gare a squadre.
La cerimonia di apertura, fatta al parco divertimenti di Belantis a pochi chilometri dall’impianto gara, ha ancora una volta fatto capire che non siamo sulla strada giusta. Perché spendere soldi e poi non organizzare al meglio l’avvenimento che diventa molto spesso il biglietto da visita per l’intera manifestazione? Squadre che sfilano senza nessun significato e senza pubblico. I soliti lunghi e politichesi discorsi del presidente dell’organizzazione, Christoph Kirsten, del presidente della Federazione Canoa Tedesca, Thomas Konietzko e del presidente dell’ECA Albert Wood che come sempre ripetono parole senza significato. Non si è pensato di fissare due miseri pennoni per le uniche due bandiere istituzionali presenti e cioè quella tedesca e quella dell’European Canoe Association. Peccato che il protocollo preveda anche la bandiera europea, non fosse altro per rappresentare un’unione che dovrebbe renderci tutti fieri e uniti sotto quel simbolo che assicura al nostro continente un forte predominio nello sport della pagaia.
Le gare poi si concentrano in tre giorni. Giovedì tutte le gare di qualifica, venerdì gare a squadre e sabato semifinali e finali. Domenica poi torneranno a navigare i gommoni che la fanno da padrone sul canale tedesco... loro portano i soldi e la canoa viene usata solo per fare notizia e quindi per pubblicizzare la struttura. I dirigenti europei dovrebbero riflettere di più e lavorare sodo per cambiare di fatto una situazione di sudditanza verso queste strutture e verso gli stessi tedeschi.
Per fortuna che c’è il sorriso dei 320 atleti che al massimo hanno 23 anni e che ci regalano sempre e comunque gare interessanti sotto ogni punto di vista. Gli junior sono sempre più vicini ai colleghi della categoria maggiore. Solo la forza fisica li divide, ma tra i più giovani prevale ancora l’abilità motoria e la leggerezza. Fra gli under si inizia già a vedere l’esplosione di forza e la brutalità tecnica. Certo è che le qualifiche a venti sono decisamente più tirate e sono capaci di mettere sotto tensione anche atleti che non avrebbero motivo di temere per passare il turno.
Alla fine il tracciato disegnato da olandesi e ceki si è dimostrato interessante e soprattutto ha dato la giusta dimensione dell’evoluzione dello slalom. Solo tre le porte con il doppio palo, percorso scorrevole con le giuste difficoltà tecniche per una qualifica. Si è badato a dare spazio all’espressione fisica, tecnica e mentale.
Sul percorso, onnipresente, Roberto D’Angelo arrivato dall’Italia per seguire l’Europeo e probabilmente per restare vicino al suo pupillo Christos Tsakmakis. Il buon Roby distribuisce consigli a tutti e certo non si può dire che non sia animato da pura passione e aggiungerei anche da esperienza e competenza.

La cronaca ci dice che gli junior che hanno passato il turno sono stati: Giovanni De Gennaro e Zeno Ivaldi nel Kayak maschile rispettivamente 2^ e 8^ ; Clara Gia-Pron 16esima e Roberto Colazingari che nella canadese monoposto è arrivato 12esimo. Tra gli under bene Riccardo De Gennaro e Lukas Mayr. Omar Raiba è stato fermato da un tocco sciocco alla quattro, peccato perché aveva tutte le carte in regola per giocarsi la semifinale alla pari con i suoi compagni. Il C2 Camporesi - Ferrari, dopo una prima discesa traballante, si è riscattato in seconda battuta conquistando agevolmente la semifinale di sabato. Per gli altri la cronaca era già stata annunciata prima di doverla vivere... si spendono soldi inutilmente senza creare prospettive concrete per il futuro.

Occhio all’onda!

Markklebeerg, 5 agosto 2010 - Campionati Europei Slalom Junior and U23