Non ditelo a Raffy e a Taberna


A Cunovo i ragni sono i più veloci che abbia mai visto in vita mia: tessono ragnatele gigantesche in pochissimo tempo. Questa mattina infatti ho appoggiato la mia fedele e vecchia mountain-bike alla ringhiera del ponte in partenza e con il mio collega Ludo (l’allenatore personale di Michael Kurt) sono andato lungo il percorso a disegnare il tracciato della gara che i nostri atleti avrebbero fatto da lì a poco. In totale penso di non essere stato via più di 30 minuti e al mio ritorno mi sono ritrovato l’amato velocipede praticamente chiusa dentro una fitta rete di ragnatele. Ho dovuto fare una radicale bonifica prima di rimettermi in sella. Non ditelo però a Raffy e a Exabi Taberna loro sono due brave persone e appassionati canoisti, ma sono anche terribilmente aracnofobici. Niente di personale ovviamente e non era mia intenzione tenere una disquisizione su questi animaletti pelosi e poco simpatici, anche se dalle mie parti si dice che la loro presenza annuncia l’arrivo di soldi! Volevo, per la verità, aggiornarvi sul fatto che oggi da queste parti ci sono state le prove generali del canale di sinistra che ospiterà i campionati del mondo nel 2011: selezione olimpica per Londra 2012. Non è facile mettere mano ad un tracciato ed adeguarlo a quelle che sono le nuove tendenze dello slalom. Il problema sta nel cercare di rendere poco più di 1oo metri d’acqua meno brutali di come si presentavano fino a poco tempo fa. La distribuzione del dislivello era concentrata in pochi metri e la conseguenza era quella di avere un solo passaggio molto impegnativo, mentre prima e dopo la prima parte non era particolarmente interessante.
Ieri, dopo mesi di lavoro, è stata rilasciata l’acqua per vedere l’effetto che fa - vengo anch’io, no Tu no... mi sono perso con il mitico Enzo Jannacci! L’effetto non è male, anche se, come lo stesso Robert Orokocky ha sottolineato, qualche modifica deve essere ancora apportata. L’effetto nel vedere sviluppata la gara su un tracciato che praticamente è tutto visibile dall’inizio alla fine non è male, neppure in prospettiva delle numerose ore che saremo chiamati a fare da settembre in avanti: lavorare ed allenare sarà più agevole. Cambia non poco anche la seconda parte e alla confluenza con il canale di sinistra è sparita la bellissima onda che fa danzare gli slalomisti come se fossero ballerini sulle punte. E’ un’onda perfetta per proiettare la canoa fuori dall’acqua e rotearla a proprio piacere e bravura. Offre mille combinazioni grazie alle due grandi morte che si formano al suo lato.
L’idea degli organizzatori era quella di far disputare i pre-mondiali - giusto una settimana dopo gli europei che si recuperano - sul nuovo percorso, ma credo che non arriveranno in tempo a finire i lavori e soprattutto a renderli sicuri. Certo nella vita bisogna essere sempre positivi e speranzosi, e noi canoisti certo lo siamo, ma non sarà facile, tanto più che l’attuale posizionamento degli ostacoli non sarà quello definitivo.
Non solo a Cunovo si sperimenta e si prova il nuovo tracciato, ma anche da Londra arrivano piacevoli novità. Infatti pochi giorni fa è stato fatto il primo test sul canale olimpico e sembra che tutto sia andato per il meglio. Beh! non potrebbe essere diversamente visto che a progettare la struttura è stato chiamato Scott Shipley che prima di essere un ingegnere idraulico era un canoista assai conosciuto e protagonista assoluto intorno agli anni ’90 con la sua barchetta da slalom e il suo sorriso gentile ed intelligente.


Occhio all’onda!

Cunovo, 30 luglio 2010 - Summer Slalom Training Camp

Mai fermarsi in una risalita


“le parole hanno un peso
quando danno calore”
- Barbara -



Minaccia pioggia. Il vento è così forte che i due leprotti, che zampettano sul prato a ridosso del campo di slalom, faticano a restare con le zampe a terra e manca poco vederli volare come l’elefante Dumbo. I pali delle porte in legno, decisamente pesanti, viaggiano paralleli all’acqua. Pensavo di andare a corre, ma qualcosa mi fa desistere... chissà che cosa sarà? Sono entrato nel vivo del mio libro, ma devo essere parsimonioso nella lettura visto che dopo domani mi aspetta un viaggio in treno di oltre 9 ore. Nel frattempo però i surfisti se la spassano alla grande sul gigantesco lago formato dalla diga qui a Cunovo sul Danubio.
Quindi non mi rimane che concretizzare quel pensiero che mi gira per la testa da qualche giorno: ho tempo e allora assemblo i video di 4 K1 uomini che in questo momento stanno, secondo il mio modestissimo parere, interpretando al meglio le porte in risalita. Ho preso quindi un paio di risalite di coppa del mondo di Peter Kauzer, Dariuz Popiela, Daniele Molmenti e Michael Kurt. Bene, il video rafforza la mia convinzione... i programmi di analisi fanno veramente miracoli!
L’idea che mi sono fatto è che tutti e quattro nella fase di spinta dopo la rotazione si concentrano a spostare il busto in avanti spingendo la canoa fuori con il piede esterno per mantenere l’equilibrio. Ne risulta che la barca non perde velocità, anzi la mantiene anche nelle pagaiate successive. La loro dinamicità e lo sguardo rivolto a valle o alla porta successiva li accomuna ulteriormente. Guardare avanti significa anticipare la rotazione delle spalle, facilitando anche lo spostamento del peso verso la punta.

Altri ottimi atleti riescono nell’intento, ma la differenza è che questi quattro slalomisti riescono a farlo con una percentuale molto elevata e nelle situazioni più disparate. Altri invece lo eseguono in maniera eccessiva e a volte gratuita.

Certo le risalite sono un tema vecchio e tondo come il mondo, discusso in continuazione poiché molte volte diventa la chiave per il successo.

L’attenzione però viene riposta nella prima parte tralasciando la fase di chiusura e uscita. Il 90% degli atleti in allenamento e, penso di conseguenza, anche degli allenatori, terminano i loro percorsi ad una risalita, indifferentemente che si tratti di percorsi lunghi, velocità o tecnica. Si fa quest’ultima porta e poi si molla l’osso. Questo crea un automatismo errato, meglio concludere il percorso tre o quattro colpi dopo l’ultima porta, sempre e comunque... e l’automatismo è salvo!
Quante volte si vede in allenamento atleti tirare e poi all’ultima risalita chiudono rimontando verso monte e non scendendo verso valle? A me capita spesso e la cosa mi fa imbestialire non poco. La soluzione è semplice: dopo una risalita metteteci sempre una discesa e vi togliete il pensiero.

Ok! la prossima volta non vi assillerò più con i miei appunti tecnici, ma vi racconterò della passeggiata romantica di Pavol Hochoschoner con la sua bionda fiamma a cui ho avuto modo di assistere. L’anima del giornalista è sempre viva dentro di me e la curiosità dei lettori non si limita solo al fatto di capire come migliorare le proprie tecniche canoistiche o... mi sbaglio?


Bratislava, 28 Luglio 2010 - Summer Slalom Training Camp

Simulazione gara


Sul mio librone, che mi segue in ogni dove, ho annotato, in queste ultime settimane, diversi punti da approfondire per non dimenticare ciò che a volte mi colpisce senza una precisa logica. Mi capita sovente, guardando gli atleti allenarsi, di essere colpito da una sorta di impulso, sensazione, fulmine, che stimola il ragionare a ruota libera. Basta un minimo segnale e automaticamente la mente si diletta a vagare nei meandri più nascosti per cercare nuove strade. E’ stato così guardano i Ceki allenarsi sui percorsi tipo gara. La nota diceva: “la squadra si sta allenando in simulazione gara, ma in realtà ognuno di loro sta interpretando in modo decisamente diverso il tipo di lavoro proposto dai tecnici”. Tradotte e sviluppate queste poche righe ne è venuto fuori la riflessione che segue e che mi fa piacere condividere.

Il primo fulmine è arrivato osservando le diverse reazioni in momenti di notevole difficoltà o di errore. Le reazioni sono state molto diverse. Chi si fermava, chi reagiva come fosse stato effettivamente in gara e doveva comunque tagliare il traguardo, chi reagiva in modo sonoro e chi ancora con un sorriso non dava peso all’accaduto e proseguiva senza cambiare strategie.
Il secondo punto è la velocità per affrontare un allenamento così specifico. Ora in teoria, proprio per il tipo di lavoro, la velocità dovrebbe essere quella che usualmente si ha in gara se si vuole fare un allenamento per l’appunto mirato. Conoscendo singolarmente ogni atleta, di cui stavo seguendo l’allenamento e che ho visto gareggiare molte volte, mi rendevo conto che alcuni di loro utilizzavano una velocità superiore a quella che usualmente hanno in gara. Questo potrebbe essere giustificato dal fatto che in allenamento bisogna provare e osare un tantino in più di quello che magari si dovrebbe fare in gara: certo se non si prova in queste condizioni!
Teniamo questo principio valido per un solo momento, anche se in realtà non lo condivido se il tipo di lavoro è per l’appunto: simulazione gara. infatti se così fosse significherebbe che non stiamo facendo un lavoro altamente specifico e non ci alleniamo per l’obiettivo che l’allenamento si era proposto. L’affrontare il percorso ad alte velocità - decisamente superiori alla competizione - è allenante e stimolante per dare un impulso nuovo al nostro sistema nervoso e muscolare. Inoltre può aiutarci a trovare soluzioni in tempi molto rapidi.
Così facendo però usciamo dal tema dato e non andiamo ad allenare quel sistema complesso che si chiama gara.

Molte volte gli atleti si presentano al cancelletto di partenza in realtà ben allenati fisicamente e magari anche tecnicamente, ma con poche simulazioni gara. Al momento del via si presenta tutto come nuovo e ci si cala in una nuova e diversa dimensione. Quindi non ci troviamo preparati in maniera specifica per la competizione. Si corre il rischio di allenare per allenare al fine di supportare magari carichi di lavoro elevati, ma non finalizzati alla meta finale.
Interessante viceversa vedere atleti di alto livello lavorare su questo tipo di allenamento e rendersi conto che riescono a simulare alla perfezione la competizione. Hanno lo stesso tipo di atteggiamento, concentrazione, dinamismo e reazione che hanno in gara. Anche la simulazione viene preparata a terra come fosse realmente il giorno della qualifica o della semifinale. I piccoli particolari vengono curati sempre.
Così facendo si metabolizza al meglio il momento della competizione, del confronto che per un atleta è il momento magico e sublime. Quello che diventa lo scopo finale di tutto questo insieme di elementi.

Non per niente sono molti gli autori che identificano nella gara il momento più allenante in assoluto.

Occhio all’onda!

Bratislava, 27 Luglio 2010 - Summer Slalom Training Camp

Una notte e una vita di sogni


Ho assaporato il sonno più del solito questa notte: la sana e divertente pagaiata ed i quotidiani scambi a tennis mi hanno dato una piacevole sensazione di stanchezza e la brezza portata dal fiume nella nostra casa viaggiante ha fatto il resto. C’è chi dice che l’ottima cenetta preparata da Amur possa essere il terzo magico ingrediente per avere notti mentalmente produttive e sognanti.

Mi rendo conto che rituffarmi nel passato è sempre molto bello e felice, basta salire in canoa e scendere sul canale di Tacen. Ti presenti al salto e ti accorgi che in un attimo il tempo non esiste più. Sensazioni, emozioni, paure e gioie tornano a farsi risentire a rivivere dentro di te. Poco importa se sono passati vent’anni o poco più. Giù da questo budello d’acqua c’è “fratello Ovo” che mi aspetta, dobbiamo salvare Sandro che sta girando a nuoto come una trottola nella gigantesca morta di destra. La cosa ci sembra impossibile e non riusciamo a non guardarci e a ridere come due pazzi con le lacrime agli occhi. Solo le urla di aiuto del nostro amico ci fanno capire che è il caso di intervenire. Sulla riva un Heltai decisamente scosso lascia intuire la chiara intenzione di non prendere parte al succulento banchetto di acqua, salti, riccioli e onde così alte da sparire con tutta la canoa.
Il salto si presenta netto all’imbocco e il riferimento diventa un ciuffo d’acqua che si forma prima di un muro bianco liquido lungo e gonfio. Qui hai praticamente tre possibilità. La prima e salirci sopra per filare via diritto sulla destra, la seconda è unirti alla massa d’acqua bianca a metà e farti spostare parallelamente ad essa a sinistra. Ed infine l’ultima chance è quella di centrare l’immenso buco finale nel mezzo, spostando il peso in avanti e agganciarti più forte che puoi con la pala a sinistra e sperare di uscirne il più velocemente possibile senza essere risucchiato in un vortice spumeggiante, ma sempre e comunque molto umido. Ci sono poi le varianti al primo e al secondo punto e cioè quella di salire sopra a destra proseguire diritti fino alla cresta del buco finale e percorrerla per tutta la sua lunghezza per entrare a sinistra, oppure la stessa cosa da sinistra. Basta poco per sbagliare, anche se - come dice Super Cali - bisogna mantenere sempre un margine tra i 30 e 40 centimetri di sicurezza. Comunque vada una cosa è certa: il divertimento è sempre assicurato.
La fase rem del sonno è un dato scientifico. I sogni tengono allenata la nostra mente a pensare e a lavorare anche durante il riposo, questo assioma però non è sempre vero visto che certe menti riescono ad elaborare metodologie d’allenamento che si addicono di più a piste di atletica leggera o a corsie in piscina. Così mi sembra di vedere scattanti slalomisti partire e fermarsi a comando cercando di prendere in qualche modo porte assurde su tracciati improbabili anche per i tracciatori più contorti. La tecnica messa in atto è più legata ad una sopravvivenza fisica che alla gestualità di una performance vincente. Per fortuna questa fase della notte passa velocemente e lascia posto a un gruppo di giovani che illusi di un’attività estiva ricca si presentano inutilmente ad un raduno programmato con tanto di delibere e proclami a quattro colonne sulle pagine internaute. Per fortuna che sono solo sogni, come giustamente qualcuno mi può far notare. Le parole scritte non hanno nessun valore si possono cambiare e aggiustare a proprio piacimento. Improvvisamente mi ritrovo seduto dentro la mia canoa in un’aula gremita di gente e davanti a me un signore togato con in mano la bilancia della giustizia e sorridente mi dice: “ma senta caro amico perché non è Franco e ci confessa come si fa un buon olio extra-vergine?” Io gli rispondo: “caro giudice l’olio da noi prodotto è quello della terra, genuino, spontaneo e senza conservanti, non capisco come a qualcuno però possa creare l’effetto dell’olio di ricino!”

La notte stellata di mezza estate sulla verde riva del fiume Sava si sta concludendo, le prime luci del giorno filtrano nella casa viaggiante, è tempo del caffè e di iniziare un’altra giornata di onde, riccioli, sorrisi e pensieri.

Occhio all’onda!

Tacen, 22 luglio 2010 - Summer Slalom Traning Camp

La via sbagliata per cambiare


Mi chiedo perché i dirigenti dell’ICF perdano così tanto tempo a cercare di cambiare regole e regolamenti in continuazione e non si concentrino invece sui veri problemi della canoa. Lo slalom negli ultimi sei anni ha avuto talmente tanti cambiamenti che è difficile, anche per chi è del settore, restare aggiornato e capirne le motivazioni. E’ di questi giorni infatti, l’introduzione ai Giochi Olimpici di una sorta di presunto allargamento di partecipanti nella canadese doppia. In sostanza ogni nazione potrà schierare al via nella C2, oltre all’equipaggio che si qualificherà con i gli approvati criteri, anche un altro equipaggio messo assieme con atleti del kayak e della canadese già qualificati per i Giochi. Tanto per fare un esempio è come se Daniele Molmenti gareggiasse in kayak e poi salisse sul C2 con Roberto Colazingari e partecipassero alla gara della canadese doppia in cui gareggiano anche Benetti e Masoero per i colori dell’Italia. Ora trovare un kayak che sia anche un buon compagno per il C2 non è cosa semplice. Si consideri infatti che al mondo attualmente ci sono solo due atleti che sono impegnati in k1 e in C2 contemporaneamente e cioè sono un certo Fabien Lefevre e Richard Houslon. Così facendo si avvantaggerebbero solo due nazioni e cioè Francia e Great Britain ammesso e concesso che in kayak si qualifichino il citato Lefevre il buon RIchard Houlson e in canadese monoposto i compagni di barca Denis Gaurgau e Florence. Se fosse così i transalpini e i sudditi di sua altezza la Regina avrebbero la possibilità di schierare al via due equipaggi realmente competitivi. Attualmente non sembrano esserci altri potenziali equipaggi che si possano mettere assieme tra K1 e C1 si veda anche l’esperimento che stanno facendo gli sloveni con Hocevar e Kralj, due ottimi atleti nelle rispettive discipline, ma decisamente scadenti nella specialità doppia e si sa che la canadese doppia è certamente una delle imbarcazioni più difficili e complesse tra tutte le specialità dello slalom.
Tutto questo ambaradan, per il solo fatto di guadagnare al via, forse, ma non è detto, due barche in più nella canadese biposto. Insomma un gran bordello che non rispecchia la realtà. E allora perché scomodare il CIO con astruse proposte che denotano un’assurdità tecnica? Come diventa assurdo far disputare in acqua piatta la piccola finale o finale B. Mi immagino un atleta che è fuori dalla finale e magari deve giocarsi al finale in K4 o K2: che senso potrebbe avere fargli disputare un’altra finale che non ha nessun valore se non quello di assegnare le posizioni dal nono al 16esimo posto, quando la cosa si può già avere prendendo a riferimento il tempo di semifinale? Non sono un esperto di canoa da velocità e allora chiedo lumi al buon Frank Guglielmi che magari mi farà cambiare idea!
C’è un effettivo problema espresso dal CIO relativamente ai costi di realizzazione degli impianti per lo slalom e molti delegati si chiedono se ha senso utilizzare queste spettacolari strutture per soli 85 atleti e per tre giorni di gare. Il problema però non si risolve aumentando a tre i giorni di finale - come proposto - o aumentare qualche numero nella C2 che tra le altre cose è destinata a soccombere. La soluzione sta nella proposta che presentai a febbraio scorso a Mr. Perurena e a Fox in cui si prospettava di aumentare le medaglie da assegnare con uno sprint e una successiva combinata: l’impianto verrebbe utilizzato per più di una settimana triplicando le medaglie.

Ribadisco ancora una volta il concetto che avevo più volte espresso relativamente al problema del nostro sport e cioè che l’attuale realtà è già bella e pimpante e la causa dei nostri mali non sta nel regolamento o nelle formule di gare. Bisogna aumentare i numeri di nazioni che partecipano a mondiali e a prove internazionali, offrire loro opportunità di crescita costantemente e non ricordarsene solo alla vigilia di qualche prova iridata.
Spingere sulla televisione offrendo il prodotto finito e ben confezionato.

Che poi l’ICF faccia passare il cambiamento dicendo che tutto ciò e avvenuto: ”... after consultation with Athletes and their teams, the competition...” lo trovo ancora più assurdo e falso, poiché di tutto ciò non si è mai parlato in nessuna riunione team leader, meeting o qualsivoglia forma di comunicazione.
Per la verità non mi stupisco più da quando sulla cover dell’inserto del sabato della Gazzetta dello Sport hanno iniziato a metterci le mogli, se pur avvenenti, dei giocatori.
Ai ringraziamenti generalizzati post vittoria senza la pur minima logica mi ero già abituato!

Occhio all’onda!

Vola come una farfalla punge come un'ape


Il mio amico Carlo, che è una gran brava persona dalla mente sopraffina, dall’aspetto burbero, ma dal tratto gentile, mi ha detto che sono un pochino nostalgico, ma non è vero. Non ho rimpianti come atleta e tanto meno come allenatore. Tutto quello che posso fare l’ho sempre fatto e non ho mai lasciato nulla di intentato... ovviamente con i mezzi a mia disposizione e con le forze che mi erano e mi sono concesse. Raccontare le imprese di eroi che vestono armature leggere e lunghe 3 metri e 50 o poco più mi riempie sempre di gioia e mi fa star bene, perché penso che troppo poco onore viene offerto alle loro sane evoluzioni acquatiche.
A parte tutto ciò, e chiarito il concetto, oggi non ho potuto però non rituffarmi nel passato, mentre ammiravo esterefatto un Martino a petto traghettare nel buco centrale di Tacen. L’associazione arriva, anche senza volerlo, chiara e limpida come l’acqua cristallina del Cellina. Due sinistri, due fuori classe, due ciunisti potenti e abili, due atleti che hanno fatto la storia della canoa slalom, due slalomisti che hanno caratterizzato oltre un decennio di storia mondiale. Biondi e dalla carnagione chiara, padri entrambi di due femmine. Nomi semplici, ma rindondanti di energia, gloria e fama che hanno portato e sempre porteranno con loro in ogni dove.
Lo stile è lo stesso anche se a dividerli ci sono praticamente vent’anni. In quel buco Jon Lugbill mi ha fatto sognare ad occhi aperti, mi ha entusiasmato, mi ha regalato momenti indimenticabili. Volava come una farfalla e pungeva come un’ape - un Muhammad Ali della pagaia - incantava e vinceva. Su quel buco ci poteva entrare e leggere “Guerra e Pace”, dimenticandosi di essere inginocchiato dentro una canoa in mezzo ad un inferno che ha fatto tremare centinaia di canositi che hanno avuto la fortuna o la sfortuna di vivere il canale di Tacen nei primi anni della sua storia. Tra panico e adrenalina a mille, si scendeva con il cuore in gola per la paura di farsi male e uscire frastornati e abbattuti da tanta potenza bagnata.
Oggi il buco è più dolce e più soave. Ti permette di entrare agevolmente e a metà, se sei stanco o soffri di claustrofobia, puoi uscire e ritemprarti in qualche morta amica. Non ti serve percorrerlo per tutta la sua lunghezza longitudinale, ma se lo fai ti offre un’esperienza indimenticabile e velocità assicurata. Il buco, che occupa tutto il fronte del canale, a più di qualcuno però crea ancora problemi e vedere Martikan giocarci e passarci diverso tempo senza il minimo sussulto o panico ti fa, per l’appunto, tornare al passato. Non sono tanti i personaggi che possono danzare senza timori su quell’acqua: così bianca, così spumeggiante, così fresca e ricca di storie da raccontare... quella di Jon e Michal è una di queste!

Occhio all’onda!

Tacen, 19 luglio 2010 - Summer Traning Camp


__________________________________________________________________
nella foto Jon Lugbill per gentile concessione dello stesso su FB

Analisi Coppa del Mondo Canoa Slalom 2010






Per riflettere e analizzare la Coppa del Mondo di Canoa slalom, da poco conclusa, c’è bisogno di tempo. Sono passate quasi due settimane dalla sua chiusura quindi possiamo partire con le prime considerazioni.

La prima sicuramente è sul livello generale degli atleti in tutte le specialità, anche se nei kayak uomini il divario fra i migliori specialisti al mondo si è decisamente assottigliato. Entrare nei 40 semifinalisti non è impresa da prendere sotto gamba, tanto meno poi per giocarsi le medaglie in finale. Si pensi che in questa categoria solo due atleti - Daniele Molmenti e Peter Kauzer, sono riusciti nell’impresa di accedere a tutte e tre le finali. Poi abbiamo sei atleti in due finali e altri 12 hanno avuto accesso ad una sola finale. Totale quindi di atleti finalisti in tre gare di coppa 20 in rappresentanza di 13 nazioni. Nel 2009 i finalisti in coppa erano 18 in rappresentanza di 12 nazioni.
Nel settore del kayak femminile abbiamo 19 finaliste e solo Jana Dukatova ha preso parte a tutte e tre le finali con un nono, quarto e secondo posto portantosi a casa così la Coppa. Nove sono le atlete con due finali e nove con una in rappresentanza di otto nazioni.
18 anche i finalisti nella canadese monoposto vinta da Matej Benus che ha al suo attivo un nono un quarto e un ottavo posto. Tre finali anche per Tasiadis, Jezek e Slavosky . Con due abbiamo 4 atleti e altri 10 con una. Le nazioni in finale sono state 11. Nella canadese doppia 18 finalisti. Coppa vinta dai cugini Skantar/Skantars sui gemelli Hoschschoner. Quattro gli equipaggi sempre in finale: oltre ai vincitori di coppa anche i tedeschi Becker/Henze e Schroder/Henze e i britannici Baillie/Stott. Con due quattro e con una 10. Nove le nazioni in finale.

Se analizziamo i risultati dal punto di vista delle nazionali abbiamo complessivamente 19 nazioni in finale. Solo ceki, francesi, inglesi e tedeschi vantano finalisti in tutte e quattro le specialità. La percentuale di finali più alta è quella tedesca con il 20% seguita dal 12,5% della Repubblica Ceka e dal 10,83 di Great Britain e 10% della Francia.

L’Italia ha una percentuale di finali del 4,17%. Ha preso quindi finali con Daniele Molmenti (tre), Stefano Cipressi (una ad Augsburg) e con il C2 Benetti/Masoero (una a Praga). Gli atleti italiani che hanno preso parte alle gare di coppa sono stati in totale 15. Di cui 7 K1 uomini, 3 donne in K1, 1 C1 e 2 C2.

L’attuale formula di coppa del mondo è decisamente riduttiva, tre gare più una prova continentale è troppo poco per stilare una classifica generale complessiva e per dare vita ad un circuito seguito dalla televisione. Non c’è il tempo materiale perché la gente possa conoscere da vicino i protagonisti di coppa. L’ICF ha impegnato 250 mila euro per assicurare il collegamento streaming via internet. Su tre gare di coppa del mondo c’è stata solo una diretta televisiva a Praga sulla televisione nazionale e nessun paese straniero collegato. In Spagna la diretta è stata data sulla televisione della Catalugna e una sintesi la domenica sera sulla rete nazionale. In Germania per la prima volta non si è avuta nessuna diretta televisiva, è mancato anche il pubblico durante le gare, sintesi differita un paio di giorni dopo a livello nazionale. Il problema televisione si fa sentire non poco ed è l’unico mezzo che potrebbe comunque far spostare l’attenzione di pubblico e sponsor.

La proposta per il 2011 è quella di portare a 5 le gare distribuendole in tre mesi con inizio il 26 giugno e conclusione il 21 agosto a Praga.


Lo slalom è uno sport in cui si passa più tempo ad allenarsi che a gareggiare. Il problema è che gli allenamenti non hanno un grande risvolto economico e agli sponsor poco interessa questo momento interessante e necessario per atleti e tecnici.
L’altro aspetto è legato ai continui cambiamenti che lo slalom sta facendo in questi ultimi tempi per offrire un piatto più ghiotto alla televisione, ma non è questo il problema. Stiamo girando attorno alla vera questione. Il broadcasting per tre giorni di riprese e trasmissione segnale è di 70,000 euro in un mercato che in questo momento ha forti opportunità. A mio modesto parere si dovrebbe seguire proprio questa strada, spendendo energie e tempo per realizzare un prodotto televisivo da offrire a network sportivi su satellite.

Ricadiamo sempre però sullo stesso problema se si pensa che all’interno dell’ICF le persone che lavorano a tempo pieno si contano sulle dita di una mano e sui volontari certo non si può contare se non in casi sporadici.

Occhio all’onda!

Lacrime di gioia




Quanto t'ho amato e quanto t'amo non lo sai
non l'ho mai detto ma un giorno capirai
nell'amor le parole non contano conta la musica


Lo slalom è musica, lo slalom è amore, nello slalom non contano le parole. L’eleganza del gesto in una danza che non ha fine e trova la forza solo nelle tue mani che si sono allungate e prendono il nome di pagaia. Il resto del corpo si fonde con la canoa.

Che meraviglia vedere tanti giovani offrirci le loro danze per quattro lunghi indimenticabili giorni. La freschezza e la spensieratezza dei loro anni regalano gesti inusuali e puliti, ma che hanno il sapore di nuovo. Giovani che pagaiano per rincorrere un sogno e non più giovani che continuano a pagaiare per il piacere di farlo. E allora ti ritrovi in acqua con personaggi che hanno fatto grande il nostro sport, con dirigenti che trovano la loro energia solo se quotidianamente si immergono nell’acqua, con allenatori che appena possono scappano e pagaiano. La necessità di risentire concretamente sulle propria pelle queste emozioni è il volano che alimenta ogni cosa e che non ci fa mai perdere il sorriso e le speranze per migliorare sempre.

Le ha messo la medaglia al collo nel suo ruolo istituzionale di vice-presidente dell’ICF, ma alla fine non ce l’ha fatta a non baciare calorosamente la ragazza dagli occhi di ghiaccio e dalle grandi abilità canoistiche con una pala e con due. Un gesto semplice che ogni padre ha in serbo per i suoi figli, un bacio che ha probabilmente commosso molto di più delle due splendide vittorie di una quindicenne che ha saputo reggere al meglio quattro giorni di gare. Eppure non era facile portarsi a casa due titoli del mondo individuali, tanto più se parti con tante aspettative, un cognome così importante e natali dai trascorsi agonistici incredibili. Nel 2000 la mamma Myriam fu eletta atleta del secolo e soprannominata “Queen of the river” oggi giustamente è stata incoronata Jessica come “the Princess of the river”.
Ma questa volta a versare lacrime di gioia e commozione sono anche le mamme italiane che hanno sofferto, patito, festeggiato e pianto per il sangue del loro sangue, loro che hanno generato e poi creato questi canoisti, atleti, uomini di domani. Oggi, i loro eterni bambini, hanno mani così grandi e delicate che sanno abbracciarle con tenerezza e correre giù dal podio per portare a loro i fiori e sorrisi per tutti.
I loro bambini, le cui mani sono segnate da calli enormi, hanno occhi che raccontano imprese importanti e ci hanno regalato belle gare, amministrate con furbizia e determinazione. Questo era però ieri... una bella storia, ma oggi è lunedì e tutto è come prima: si riparte con maggior umiltà e con la stessa dedizione per cavalcare sempre e comunque con il sorriso lo spirito dell’acqua che corre.

Occhio all’onda!

Foix, 12 luglio 2010 - Campionati del Mondo Canoa Slalom Junior

Servito il primo piatto!


Ho perso la mia ennesima partita a scala quaranta con Raffy e Marina, ma a tennis non ho rivali... almeno per il momento. In effetti il mondiale junior è talmente un altro mondo rispetto alle gare assolute che c’è anche il tempo per lasciarsi andare a giochi di società o a momenti di distrazione post gare. Eppure le competizioni di oggi hanno offerto degli spunti interessanti in vista delle semifinali e finali di domenica mettendo in luce diversi giovani slalomisti che non tarderanno ad essere protagonisti, fra non molto, nella massima categoria. A bordo campo ci sono fiumi di compagni di squadra a seguire e ad incitare gli atleti in acqua. I più colorati gli spagnoli che sono arrivati con tamburi e una maglietta gialla che li rende ben visibili nel loro peregrinare avanti e indietro sul percorso di gara. I tedeschi... sono tedeschi e anche quando corrono appresso al loro compagno di squadra sono ordinati e disciplinati. Rumorosi gli slovacchi che usano trombette calcistiche assordanti e piuttosto gracchianti. Ci sono poi tante mamme e tanti papà che seguono i loro pargoletti nelle imprese iridate. Non mancano nonni e nonne che sembrano però smarrirsi quando qualcuno cerca di spiegargli che oggi è solo la gara di qualifica e che poi seguirà la semifinale e la finale e che sabato ci saranno le gare a squadre. Come ... a squadre?
I francesi sono bravi ad organizzare le gare e nello stesso tempo ad intrattenere il pubblico di ogni età. Per i transalpini ogni gara è un momento importante per far conoscere questo sport e allora spazio alle discese in gommone gratuite, basta prenotarsi, oppure i più piccoli possono scoprire la canoa in piscina per muovere le prime pagaiate. C’è poi il mercatino per l’attrezzatura da canoa e lo stand dove si racconta quanti campioni francesi sono usciti da questa regione dei Midi Pyrénées. Sul percorso poi si incontrano tante ex glorie della canoa slalom che seguono le giovani speranze del canoismo mondiali. Così ti fermi a parlare con Scott Shipley che nel 1988 da junior aveva vinto il mondiale e poi fu protagonista nel K1 fino al 2000 con 3 coppe del mondo vinte - 93, 95 e 97 - e una serie spropositata di secondi posti ai mondiali e in coppa. Oggi è un ingegnere idraulico che progetta canali per la canoa e che non ha abbandonato però la passione per lo slalom, tanto da arrivare giusto ieri dagli States, attraversare metà Europa in auto, essere presente e operativo con il video per tutta la giornata e ripartire lunedì prossimo per tornare al lavoro.
Per l’Italia è arrivato anche il mitico Vittorio Celetti con la funzione di giudice arbitro e non posso perdere l’occasione per scattargli una foto in perfetta tenuta arbitrale da spedire a Peppino D’Angelo che cura la pagina web della DAC. Chissà mai che decida di pubblicarla per dare il giusto merito al nostro settore arbitrale che purtroppo è troppo poco presente nelle gare internazionali se messo a confronto con tanti altri paesi d’Europa.
La giornata si conclude con il border cross ad eliminazione sul percorso di gara con due passaggi obbligati e una partenza da una rampa alta poco più di 5 metri. Se lo sapeva il mio amico L8 certo non sarebbe rimasto in spiaggia a prendere il sole e a guardare le natanti spaparanzate con la pancia all’aria!

A parte tutto questo contorno la pietanza del giorno è stata ben servita e piacevolmente gustata, se il pranzo fosse tutto qui tornerei a casa comunque sazio, tutto quello che arriverà in più sarà ben gradito.

Occhio all’onda!

Al via i mondiali slalom junior



L’aria che si respira ad un campionato del mondo Junior è decisamente diversa da una gara di pari livello senior. I giovani sono effervescenti, non ci sono prime donne, tutti partono con le stesse chance, con gli stessi sogni e con le stesse paure. Il sorriso è sulla bocca di tutti e basta una fiammella per accendere un fuoco che arderà a lungo nei loro animi. Ed è stato così durante la cerimonia di apertura di questi 13esimi mondiali di categoria quando nel cortile dell’Hotel de la Ville - Municipio - la banda dei “bomberos” ha intonato ballate e motivetti che si prestavano a quattro salti benaguranti. I giovani hanno fatto ben presto dimenticare i lunghi discorsi di politici che immancabilmente non perdono l’occasione per dimostrarsi fuori dalla realtà restando imbacchettati in ruoli assurdi senza senso. Se mai mi capitasse di diventare un politico Gesù mi salvi dai protocolli e da parole vuote e senza senso e mi dia il coraggio di unirmi ai caroselli che gli junior hanno inscenato con lo spirito libero che li contraddistingue.

I mondiali Junior presero il via ufficialmente nel 1986 a Spittal in Austria. Per l’Italia parteciparono in quella prima edizione nel kayak femminile Marina Zava, friulana di Sacile che usciva dalla scuola di Giuseppe Coan, nella candese monoposto il veronese Mauro Grossi che rinverdiva la tradizione scaligera in questa specialità, mentre nel kayak maschile al via due eporediesi Alberto Roviera e Marcello Pistoni con il veneto Oscar Moro. Solo due di loro e cioè Mauro Grossi e Marina Zava arrivarono a disputare anche un campionato del mondo assoluto. Il primo partecipò ai mondiali negli States nel 1989 chiudendo al 23esimo posto, mentre la seconda partecipò ai mondiali in Val di Sole con un 43esimo posto e un 10 nella prova a squadre.

Le gare a squadre vennero introdotte solo nel 1990 con l’edizione che si disputò in Svizzera a Tavanasa. Non sempre vennero assegnati i titoli iridati per le gare a squadre nella canadese doppia infatti su 13 edizioni solo cinque volte e più precisamente nel ’96, 2000, 2002, 2006 e 2008. Anche per questa edizione non si raggiungono le sei nazioni partecipanti, sono solo cinque e pensare che i francesi schierano al via solo due equipaggi... incredibile. Questo però è un segno chiarissimo in relazione al futuro che spetta a questa splendida specialità che presto verrà cancellata dai giochi olimpici, e i transalpini già stanno lavorando in questa direzione.

In Francia le gare partiranno domani con le qualifiche: in semifinale passeranno i primi 20 C2 e le prime 30 K1 donne; poi si proseguirà venerdì con qualifiche per C1 uomini con i primi 30 in semifinale, i K1 uomini tra i quali saranno i primi 40 a passare il turno mentre per le canadesi donne non vi sarà selezione visto che saranno tutte e 20 le iscritte al primo mondiale ufficiale per questa categoria a passare in semifinale. Sabato gare a squadre e domenica semifinale e finali per tutte le categorie.

Il percorso di gara è sul fiume Ariegé in località Foix nella regione dei Midi Pyrénées in un tratto attrezzato lungo 300 metri e con un dislivello complessivo di 3 metri. Le competizioni si svolgeranno con una portata media di 37 metri cubi al secondo. I disegnatori del tracciato di gara sono il presidente del boarding dello slalom dell’ICF, Jean Michel Pronon, in collaborazione con il tecnico regionale Mathilde Pichery in dolce attesa del suo primo pargoletto. Ora sul presidente Pronon ci sarebbe da scrivere un libro intero per raccontare la sua storia con la canoa, o meglio, la sua vita è la canoa, mentre per la carina e prossima mamma Mathilde ricordiamo i due bronzi individuali agli europei del 2006 e del 2009 e una serie molto lunga di piazzamenti e vittorie a squadre. Alla fine dell’anno scorso la decisione di abbandonare l’attività agonistica. La Federazione francese l’ha subito inserita nei ruoli tecnici periferici assegnandole il ruolo Regional Canoe Kayak Techincal Manager.

Si potrà seguire su internet risultati on live su www.foixcanoe2010.com dove ci sarà la possibilità di Live streaming per semifinali e finali.

Occhio all’onda!

Foix, 7 luglio 2010 - Campionati del Mondo Canoa Slalom Junior

W il Re!

...
Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
di me son nati i Filippi e i Luigi
per cui novellamente è Francia retta

Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:
quando li regi antichi venner meno
tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,
...
Purgatorio XX


Il 3 luglio del 987 fu incoronato Ugo Capeto re di Francia e nello stesso giorno di 1.023 anni dopo viene incoronato Daniele Molmenti re dei Kayak uomini. Capeto era figlio del duca dei Franchi e conte di Parigi. Super Cali è figlio di Ubaldo professore di Cordenons.
Capeto fu il capostipite dei Capetingi. Molmenti è il numero uno degli slalomisti che pagaiano seduti e usano una pagaia con due pale. Ad Augsburg non ha vinto il nuovo re, che oggi viene incoronato ufficialmente nella piazza di una città trionfante per la vittoria calcistica, infatti il fattore campo è stato troppo determinante. Ha combattuto come solo i grandi condottieri sanno fare. In semifinale ha impressionato per determinazione e caparbietà. Chiunque, non fosse re, dopo due tocchi avrebbe buttato sul fuoco speranze e sogni. Prima di Super Cali solo un certo Richard Fox e Fabian Lefevre si potevano permettere il lusso di tanta superiorità, ma erano i tempi in cui le canoe erano lunghe 4 metri, poi, a forza di restare in acqua, si sono accorciate così come i distacchi tra i fuoriclasse! Lui dopo due penalità non ha tolto il piede dall’acceleratore e come “bere un bicchiere d’acqua alla mattina al mio risveglio” è andato diritto verso l’obiettivo: un’altra finale conquistata con la coppa praticamente già da esporre sopra il caminetto di casa da ammirare nelle serate d’inverno mentre si sorseggia dell’ottimo brandy Napoleon, invecchiato 4 anni, da servire esclusivamente nei bicchieri marchiati con la lettera iniziale del famoso liquore. La finale è stata un trionfo dei padroni, che su 5 k1 disponibili ne hanno piazzato 4 in finale con un Dorfler fuori per un 50 molto dubbioso. Gli altri magici dieci sono 2 italiani - bravo Cippo che ci ha riportato con il cuore e la memoria al 2006 quando volò sull’acqua, nella speranza che le ali ora riaperte lo possano portare ancora così in alto - un francese, un inglese, un polacco e uno sloveno... il solito sloveno ovviamente!

Gareggiare ad Augsburg a casa del nemico, con la contraerea puntata, è come cercare di passare il territorio Cheyenne a piedi nudi senza le truppe del generale Jeorge Amstrong Custer. Per richiamare l’attenzione vi potreste mettete a fischiettare e cantare:

I nostri cuori son fieri di averci dato fama
Perché presto si sa da dove veniamo
Ovunque andiamo temeranno il nome
Di Garryowen in gloria.
Invece che acqua termale, berremo birra scura
E pagheremo il conto sull'unghia;
Nessuno andrà in galera per debiti
Da Garryowen in gloria.

Certo qualche battaglia la potete anche portare a casa, ma state certi che per il resto del mondo arriva prima o poi il Little Big Horn e il massacro è inevitabile. Lo sanno gli Hochoschoner che sono stati circondati e abbattuti prima in acqua e poi a tavolino con un ricorso che ha impedito loro, dopo anni, di essere in finale. Fu così anche per Martikan due anni fa e l’anno scorso non si presentò al via. In questi giorni il campione della pala singola sembrava più nervoso del solito, sta pagaiando molto anche fuori dall’ora quotidiana d’allenamento concessa durante la settimana. Evidentemente l’esclusione dalla finale di Praga gli è pesata non poco, non è volato a Seu e, dicono voci indiscrete, che abbia rinunciato per venire direttamente ad Augsburg per preparare al meglio la finale di Coppa... vedremo cosa succederà in questa prima domenica di luglio in un’estate partita in sordina, ma che ora non ci risparmia per caldo ed emozioni.

Andrea Benetti ed Erik Masoero hanno tempi da finale, qualche tocco di troppo e un guaio fisico di Erik non regalano loro la soddisfazione di essere al via per l’ultimo atto, ma ora è tempo per cercare soluzioni e rimediare alle pene lombari con una saggia cura e tanto relax... ora è tempo del buon Gigi che di mestiere fa il dottore, ma con il cuore è calciatore, canoista, corridore, pallavolista, tennista... papà e maritino!

Occhio all’onda!

Augsburg 3, luglio 2010 - Coppa del Mondo Canoa Slalom

Colpo da maestro


Il più bel gesto della giornata e che ho apprezzato con un caloroso e animato urletto da contralto, tanto da attirare l’attenzione di molti colleghi nella tenda video, è stato il colpo indietro di destro di Fabian Dorfler alla porta numero 10 che gli ha permesso di fare la porta in discesa ed infilarsi diretto nella risalita numero 11, da dove è uscito come un missile terra-aria sparato dalla base americana di Aviano. Il colpo magico è partito praticamente dalla coda caricato al massimo dalla rotazione delle spalle. La testa fissa sul palo interno della 11 e un leggero angolo di entrata della coda. Una volta arrivato a ridosso del palo il gomito si è immerso nell’acqua e magicamente si è trasformato in una propulsione avanti da paura seguita da cinque colpi magistrali. Probabilmente il buon Dorfler si è immaginato di essere su uno di quei salti che è abituato a fare con la canoa in plastica, dove cioè la velocità di braccia e l’accelerazione relativa diventa l’elemento che ti può veramente salvare la vita e in questo caso la porta! Tutto il resto nella normalità
Piccola nota per il lettore: il 97% dei concorrenti ha optato per una saggia e sicura retro mentre il 3% è rappresentato quindi da Dorlfer, il maestro, Grimm, l’allievo, e Rheinisch il terzo incomodo!

Il campione tedesco era da mo’ che non lo vedevo pagaiare visto che l’anno scorso non era in squadra e che alle due altre gare di coppa - Praga e Seu - non ha partecipato perché impegnato in raid per il mondo con la canoa d’alto corso. L’attesa però non è stata vana e rivederlo aggredire l’acqua, sulla sua canoa arancione, è stata una vera e propria delizia per i miei occhi e per il mio spirito che ha un occhio di riguardo per il campione del mondo in quel di Penrith nel 2005. Nello stesso anno vinse anche la coppa del mondo. Va beh aspettiamo domani e si vedrà.

Bravi Andrea Benetti e Erik Masoero che passano il turno, ma che devono fare i conti con i guai fisici del timoniere della barca gialloverde, ma si sa che in C2 quando si sta male si soffrire in due... inevitabilmente!

Tanto per la cronaca la qualifica nei K1 men se la porta a casa Peter Kauzer con una bella seconda manche che trovate su You tube - http://www.youtube.com/watch?v=p1ecRx5Z1zE - così evito di commentarla... non ho molto tempo e soprattutto dovrei guadagnare ore di sonno perché domani, dopo le gare, mi aspettano diverse ore di viaggio con la mia casa su sei ruote ... le due dietro sono gemellate! Si va a Foix a vedere gli junior all’opera ai campionati del mondo di slalom.

Mi rimane il tempo però per una riflessione. C’è chi gioisce per una futura vita e chi lotta per la sua, due notizie che oggi mi hanno preso alla sprovvista, mi hanno sconvolto, mi hanno fatto gioire per l’una e rattristare incredulo per l’altra. L’una mi ha fatto toccare il cielo e l’altra sprofondare nell’abisso dell’incredulità. Mi ha riportato con i piedi per terra in questo mio mondo avvolto e circondato da canoe, pagaie, atleti, affetti e amori. Spero e confido nella forza della corrente e nello spirito dell’acqua che corre. Già altre volte hanno fatto miracoli. Altro non posso fare.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Augsburg, 2 luglio 2010 - Coppa del Mondo Canoa Slalom 2010 qualification race

Augsburg un tuffo nel passato


Quando arrivo ad Augsburg mi tuffo inconsciamente nel passato, tutto ciò che ti circonda ha una ragione storica, un aggancio con quello che fu, una testimonianza della gloria conquistata e dello splendore vissuto dai padri della canoa.
Il canale costruito nel 1971 per le olimpiadi di Monaco dell’anno successivo ha quasi 40 anni ed è ancora una struttura al passo con i tempi e perfettamente funzionante. Gli ingegneri di quel tempo l’hanno pensata proprio bene e l’hanno vista lunga visto che a distanza di molto tempo si organizzano ancora oggi gare di livello internazionale. Nel 2012 saranno qui i campionati Europei che varranno come seconda selezione olimpica per Londra. Il logo, che contraddistingue dal 1972 le gare in questa località tedesca a 50 chilometri da Monaco, è rimasto quasi invariato. Si tratta di una pagaia che riproduce il movimento della pagaiata. A casa, nella mia collezione di pins, ne ho uno dei Giochi Olimpici di Monaco ’72 con questo marchio: fondo azzurro e pagaia argento. Un logo nato con il canale e che si è dimostrato vincente per la sua semplicità e nello stesso tempo per il senso di dinamicità che ci regala guardandolo. Ad Augsburg però si parla di competizioni di slalom già dal 1960 e quest’anno si festeggiano giusto i 50 anni di attività.
Non si fa nemmeno in tempo ad entrare nel parco e una targa ricorda i medagliati della prima olimpiade della storia per la canoa slalom. Dopo pochi passi si entra nella struttura vera e propria e un prato di un meraviglioso verde brillante fa da contorno al corso d’acqua artificiale lungo 530 metri, profondo da un minimo di 0,41 ad un massimo di 3,25 metri, con una pendenza di 5 metri e 50 e la sua portata varia da 10 a 28 metri cubi al secondo. Prima di metterlo in opera si costruì un modellino in scala lungo poco più di nove metri e il computer simulò il movimento dell’acqua: siamo nel 1969.
Quando entro nell’arena, come viene chiamato ultimamente l’impianto sportivo, sulla destra vedo ancora oggi la banda che nei giorni delle olimpiadi animava le giornate di gare. Erano tutti maestri d’orchestra impegnati dal comitato organizzatore sui diversi campi di gara. Lungo il percorso i giudici di porta erano vestiti con una vistosa giacca verde e cravatta e i pantaloni erano di color grigio Dall’altra parte del canale, praticamente di fronte ai suonatori si ergeva un palo poco più alto di cinque metri: quello era il tripode per la fiaccola, dove cioè ardeva il fuoco acceso dalla vestali molti mesi prima ad Olimpia davanti al tempio di Zeus. Nel 1972 ad accendere la fiamma fu Karl Heinz Englet. Il motivo di questa scelta è presto detto. Infatti l’allora ragazzotto tedesco, grazie ad una serie di studi fatti e relazioni presentate aveva avuto la capacità di portare i giochi olimpici dello slalom proprio ad Augusta Vindelicorum che fu fondata nel 15 a.C. dall'imperatore Augusto lungo la Via Claudia. Sempre sul lato destro ora sono poste quattro pietre con altrettante targhe che ricordano i campioni olimpici tedeschi nella canoa slalom. In ordine cronologico sono: Elisabeth Micheler che a La Seu d’Urgell vinse l’oro nel kayak femminile, Oliver Fix, oro ad Atlanta ’96 k1 maschile, quindi nel 2000 Thomas Schimdt e nel 2008 Alexander Grimm.
La cosa più sconvolgente rimane il canale stesso. Infatti nulla è cambiato, così è nato e così è rimasto si è solo spostata, negli anni, la partenza più a valle visti i regolamenti e la diminuzione dei tempi di gara previsti attualmente. Un tempo si partiva dalla dighetta, che regola il livello dell’acqua e che al centro ha un passaggio tra le due paratie laterali. L’angusto, ma altrettanto caratteristico passaggio è conosciuto con il nome di “bocca del diavolo”. Poi intorno alla fine degli anni ’80 la partenza fu spostata sotto la torre, dove c’è il museo della canoa, e solo nei primi anni del 2000 si arrivò a sistemare lo starter al bivio dove è attualmente. Appena partiti ci si trova nella rapida dalla “Waschmaschine” quindi sotto il ponte troviamo il “Bogenbrucke” - ponte degli spiriti, e subito dopo “Mody Dick” che non è altro che un enorme massone che ricorda per l’appunto la famosa balena dell’omonimo romanzo dello statunitense Herman Melville pubblicato nel 1851. Mi ricordo che alle medie ci proposero la versione italiana di Cesare Pavese e per fine anno organizzammo una recita sul tema della balena. Fu quella l’occasione per rendermi conto che la carriera da attore non faceva per me: dimenticai parte del copione con grande imbarazzo della professoressa di italiano. L’onda a turacciolo, in tedesco “Korkenzieher” con il “Kreisel” e il “Torpedoqalze” formano la parte finale del budello d’acqua.
Per completare l’aspetto storico, in acqua trovate spesso e volentieri due canoisti che hanno fatto grande la Germania dei pali e più precisamente Peter Micheler e Soren Kaufman. Due personaggi che a distanza di tanto tempo mantengono viva la passione per la canoa e non sanno rinunciare assolutamente ad una discesa al giorno sul canale che ha regalato e regala sempre grande emozioni.

Le gare inizieranno venerdì con le prove di qualifiche e proseguiranno sabato e domenica con semifinali e finali.

Sito ufficiale della manifestazione www.kanu-schwaben-augsburg.de live timing and results su www.123result.com

Occhio all’onda!

Augsburg, 30 giugno 2010 - 3^ Gara di Coppa del Mondo - Finale