Padre della Patria o Salvatore della Patria



Il rituale di: inchino, bicipite, testa, canoa per Super Cali si è ripetuto magicamente ancora. In Spagna ha messo assieme una serie di azioni che hanno avuto come elemento portante la semplicità e forse è stata la vittoria più bella ed emozionante di sempre. Vittorio Emanuele II di Savoia aveva l’appellativo di “Padre della Patria”, mentre il nuovo re dei K1 è il “salvatore della Patria” e tanti ci gongolano sopra: lui porta a casa le medaglie e così al resto non ci pensiamo più, anzi...va tutto bene, alla faccia di chi ci critica.
Sul podio canta fratelli d’Italia a voce alta e quando si arriva al “Si” finale alza il tono e il pugno si eleva al cielo. Bravo Super Cali continua così per la tua strada che si sta dimostrando vincente: tu e il tuo tecnico di società a tue spese in Australia e in giro per il mondo, il resto non conta.
Un’altra vittoria annunciata è quella di Maialen Chourraut nel kayak femminile. Poco prima della semifinale mi ha confidato che si sentiva nervosa come sempre. Le ho detto che era un buon segno, importante è utilizzare quell’energia in senso positivo. Mentre scendeva, tra le urla della gente e i compagni che le correvano appresso, pensavo alle mille discese che le ho visto fare nell’assoluto silenzio di un canale ghiacciato, innevato, ventoso, soleggiato, piovoso, tenebroso, primaverile, estivo, autunnale, ma sempre e comunque con il sorriso. Belle anche le parole del suo papà, un tipo piccoletto, con gli occhiali che parla basco e di lavoro fa il libraio e di tempo per meditare ne ha molto: “pensare quanto bisogna lavorare per salire su quel podio e quanta convinzione ci vuole, mi fa ora un certo che”. E in effetti, quel saggio uomo, ha proprio ragione, ma la fatica dei primi porta gloria, la fatica degli ultimi solo sudore. La convinzione è un sogno che tutti noi ci portiamo dentro, bisogna crederci per concretizzarla.
Guardando in modo particolare le donne non riesco a capire perché alcune di loro cercano a tutti i costi il contatto con il palo per fare la rotazione o per cambiare direzione. Il percorso aveva 15 porte singole e solo 6 doppie. Finalmente ci si sta adeguando alle nuove regole, ma la gran parte degli atleti devono ancora adattarsi bene.
Grandissima prova del ceco Stanislav Jezek nella canadese monoposto. Leggero e abile come un gatto, ha 34 anni è sposato e ha due figli, un mago dell’informatica, ha vinto sei medaglie ai campionati del mondo, ma qui ci ha deliziato con gesti eleganti e una grande interpretazione del tracciato che lo ha visto in costante accelerazione. Non arriva a 70 chili tutto compreso e supera il metro e ottanta, ma quando ti stringe la mano devi stare attento perché te la stritola con estrema facilità. Il suo tempo in semifinale gli avrebbe regalato il settimo posto nel kayak uomini. Alle sue spalle Tony Estanguet a 4,24 e questo ci fa capire il valore della prova del ceko che da sempre vedo pagaiare su una canoa di colore viola.
Skantar/Skantar salgono sul gradino più alto del podio della canadese doppia con un gesto di rabbia nel giorno dell’abdicazione dei gemelli Hochschorner
La ragazzina dagli occhi di ghiaccio ha vinto nella canadese monoposto dopo aver sfiorato l’accesso in finale nel kayak, il futuro è nella sua pagaia e nel suo sorriso.

Domani si vola Munich, poi si va ad Augsburg dove ci sarà la mia casa mobile ad aspettarmi con annessi e connessi, così potrò complimentarmi di persona con Raffy che a Bratislava ha fatto un gran bene tra onde, bagni, eskimi, amici e tanti sogni.

Occhio all'onda!


tutti i risultati su:http://www.123result.com/LiveSeu.aspx?EventId=151&User=siwidata&Season=CS_2010

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nelle foto - Le ombre di Maialen e Ettore
Il podio della canadese monoposto femminile: a sinistra Dana Dukatova, Jessica Fox e Leanne Guinea

Lippi a casa



Ah...! finalmente si torna a respirare aria di gare, sguardi vivi, gente attiva, emozioni vere, dopo una settimana piuttosto sottotono e dopo tanto freddo patito in quel di Praga. Sarà stato il cambio di clima, l’estate è arrivata finalmente da queste parti, sarà stato il lungo trasferimento dall’est al nord della Spagna, sarà stata la mancanza della mia casa viaggiante con annessi e connessi, ma la settimana, fino ad oggi, è stata decisamente strana. L’aria del paese iberico mi rilassa più del solito e tornare da queste parti mi fa sempre un immenso piacere tra mille mani da stringere e tra mille saluti che la gente di qui mi riserva sempre. Forse ho lasciato un buon ricordo e il sorriso e il calore degli spagnoli ti viene trasmesso epidermicamente.
In due giorni si concentrano le gare per la seconda tornata di Coppa: qualifiche per tutti sabato e giorno successivo semifinali e finali. Non ci sarà neppure il tempo di respirare, bisognerà trattenere il fiato e buttarsi a capofitto in questa ennesima avventura.

E così fu!

Kauzer conferma il suo valore su questo canale e il titolo, conquistato lo scorso anno, di campione del mondo non è stata una fatalità. In prima manche danza e si sposta da onda in onda con saggia maestria e unica eleganza. Il buon Fabien Lefevre ci degna di una sola discesa e come sempre deve fare le cose diverse dalla plebe, così tra la 14 e la 15 passa sotto il sasso, che qui è chiamato “Ganyet”, poi alla combinazione 18/19 opta per un colpo indietro di sinistro, ma parte troppo presto e tocca il palo. Segue un altro colpo molto lungo indietro di destro ed è dentro alla porta, per non toccare però è costretto ad aspettare e ripartire di braccio dallo stesso lato per infilarsi nella risalita 19. Il finale è un inno alla gioia. Non si presenta al via nella seconda manche per risparmiare energie per la qualifica del C2, dove, anche qui, passa tranquillamente.
La gara di qualifica nei kayak uomini se la porta a casa un certo Scott Mann che al suo attivo ha un record piuttosto particolare. Infatti è il più giovane canoista che sia mai sceso sul fiume Zambesi. Era il 1998 e aveva 15 anni, ora di anni ne ha fatti 27 lo scorso 22 febbraio. L’Uomo Scott, nato a Woodstock, è artefice di una bella seconda manche seguito sulla riva dalla sua fiamma nonché canoista della squadra slovacca che di cognome fa Benusova, sorella di Matej, e di nome Dana che avrebbe dovuto sposare già l’anno scorso, ma qualche inghippo legale bloccò l’unione amorosa. Scusate mi sono perso sul gossip rosa!
Il bravo Molmenti risparmia al massimo le energie per la semifinale e certamente finale di domani e passa tranquillo il turno. Segue alla lettera quello che il tecnico di società Ferrazzi gli suggerisce: “stai centrale sulle porte e tieni la canoa ben bilanciata”, sagge parole. Anche il giovane Lukas Mayr fa una bella gara e il tempo lo sottolinea, lo attendiamo alla prova del nove di domani.
Di azzurro non c’è altro da raccontare visto che Waterloo sembra essere a confronto una passeggiata, non è il 18 giugno del 1815, ma il 26 dello stesso mese e corre l’anno di grazia 2010. Sarebbe tempo di cambiare o insistiamo ancora con un Lippi che da sempre si è trovato le cose fatte e passa solo il tempo a distruggerle?

Mi sono goduto la prima manche di Maialen Chourraut: l’ho aspettata fuori dal cancelletto di partenza e poi le ho corso appresso. Brava, semplice il suo modo di interpretare lo slalom, un rapporto peso potenza da fare paura ad Arnold Sscharzenegger, un tranquillità pari solo a quella di Jani Prahlad che non mangia da 74 anni... povero lui non sa cosa si perde e se conoscesse Amur non la penserebbe allo stesso modo.

Si è messo a piovere speriamo che sia solo un temporale o una nuvola passeggera, godersi le gare di domani sotto il sole sarebbe perfetto.

Occhio all’onda!

Seu d’Urgell, 26 June 2010 - World Cup 2nd race - qualification day

Un sorriso per Rich Weiss


Nick Smith è stato in passato un onesto pagaiatore in una carriera internazionale che è iniziata in canadese monoposto nel 1994 e poi è proseguita dal ’97 al 2009 in C2 prima con un certo Stuart Bowman, fino al 2006, e poi, per alcuni anni, si è messo in barca con Dan Goodard. Quest’ultimo è ancora in attività in canadese doppia con Colin Radmore. Il buon Nick non ha mai avuto l’onore di un podio e pensare che ai giochi Olimpici del 2000 a Sydney ci è andato molto vicino finendo quarto in una gara entusiasmante. Ora è il tecnico inglese per la canadese doppia, cammina in modo strano ed è sempre sorridente. Qui a Seu ha disegnato il percorso per qualifica e finale in coppia con con Lluis Grau un local che da molti anni è impegnato nella canoa slalom in Spagna e non solo. Direi che l’alleanza ispano-britannica, che ha precedenti solo con Maria la Cattolica quando si alleò con glii spagnoli pur di sconfiggere i rivali di sempre e cioè gli scozzesi, ha portato sapienti passi avanti per i percorsi di slalom. Ne è uscito infatti un tracciato molto interessante che lancia delle precise direttive e dei suggerimenti per tutti. Il primo sul modo di interpretare le risalite che in due casi - porta 1 e 14 - diventano semplici passaggi di porta. Poco sarebbe cambiato se fossero stati sostituiti i pali da rosso a verde. L’idea poi generale è quella di una ricerca di linee disegnate dall’acqua e gli atleti dovranno giocare con l’elemento liquido se vorranno interpretare al meglio un bel percorso di qualifica. Le combinazioni che lasciano libera interpretazione e libertà di espressione sono due e cioè alla porta 4 e alla porta 18. In un certo senso speculari, ma nello stesso tempo complementari:nella prima si esce da una risalita destra e sulla stessa linea si trova il palo della porta successiva che può esser oltrepassato in retro o con una manovra di rotazione che ti permette di affrontare la porta in avanti. Ora la scelta sarà solo legata all’abilità di ogni singolo atleta poiché, dopo diversi riscontri cronometrici, le due manovre si equivalgono. Nel passaggio 18 - 19 invece è certo, per il 99% dei casi, che la scelta sarà quella di una saggia retro prima di imboccare l’onda che ti proietta nella risalita di sinistra... tanto più che non c'è Martikan che sicuramente avrebbe fatto parte di quell'1%!

La Seu d’Urgell è sempre romantica e accogliente e poi oggi è un giorno speciale che puntualmente viene ricordato a tutti dalla mia amica Rosy. 13 anni fa moriva Rich Weiss, suo marito, in canoa su un salto che aveva già fatto diverse volte. Assieme abbiamo condiviso tanti allenamenti, viaggi, sorrisi, parole, sogni e speranze il tutto sempre con il sorriso e con quel suo modo particolare di vivere le emozioni. Quando successe Rosy aspettava un figlio da lui che nacque pochi mesi dopo e nel nome, River, è incisa la passione di un padre speciale che ha lasciato a tutti noi quel sorriso unico e che sa darti forza anche nei momenti tristi e difficili della vita. Ciao Rich e un bacio a Rosy e a River -

Occhio all’onda!

La Seu D’Urgell 2^ tappa di Coppa del Mondo di canoa slalom
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nella foto momenti della demo run

Bicipite, testa e canoa le armi per vincere



Se necessitate di un miracolo chiedete a Super Cali... è sicuramente in grado di realizzarli visto che uno l’ha messo in opera proprio oggi alla porta 19 in risalita! Un capolavoro che gli ha permesso di vincere alla grande la finale della prima gara di coppa del mondo sul canale di Troja a Praga. Poi, all’arrivo, ha spiegato con una mimica unica come si trionfa sul mondo: ha piegato il braccio sinistro e con la mano destra ha indicato il bicipite gonfio, poi ha usato lo stesso indice per indicare la testa e subito dopo la canoa; ha ringraziato con un inchino e si è goduto in santa pace una manche pressoché perfetta con un secondo e 40 sul 24enne Lubos Hilgert e su un ritrovato Michael Kurt che, nella sua carriera, porta a tre i podi conquistati in Coppa. Ora per descrivere la discesa d’oro del fenomeno dalla pelle scura e dall’altezza che ci ricorda Vittorio Emanuele ci vorrebbe uno scienziato che fosse in grado di spiegarci come possa una canoa essere sempre in accelerazione per tutta la durata della performance. La rossa punta, come la coperta, è arrivata al traguardo praticamente asciutta, un assetto sempre bilanciato e i colpi dati sono stati 125. E’ un Molmenti molto concentrato, attento ad ogni particolare, ma nello stesso tempo lascia corre lo scafo verso la meta per bloccare il prima possibile il tempo che si ferma su 92, 62. Il suo rivale di sempre, Peter Kauzer, vola nella prima risalita a sinistra, ma alla combinazione 11/12 commette un erroraccio: sulla prima porta da fare in retro inclina troppo la canoa dal lato della corrente, cerca di scappare via, ma per restare in equilibrio è costretto a mettere in acqua la pala sinistra, con l’inevitabile conseguenza di portare via il palo della porta. Arriva all’intermedio con un ritardo di 0,42 da Super Cali più 2 secondi di penalità. Da lì in poi il campione del mondo sembra non crederci più e chiude comunque con un buon tempo - 92,97 - ma con quattro tocchi. Il duello fra i due a questo punto si fa molto interessante.
Chi ha molto da recriminare è il bresciano Riccardo De Gennaro che in semifinale si comporta molto bene realizzando un tempo - 96,10 - che gli avrebbe permesso agevolmente di accedere al turno finale, ma un salto di porta alla risalita 16, assolutamente inesistente, lo priva della soddisfazione di potersi giocare alla pari con i grandi una gara che era decisamente alla sua portata. Peccato poi che sul sito federale neppure l’ombra di questa impresa che comunque rimarrà nella memoria di tutti noi. Il giovane autodidatta, cresciuto sul fiume Chiese, ha fatto vedere belle cose che purtroppo non si sono concretizzate sulla carta. La speranza è che il bravo Riky non perda fiducia e convinzione per il futuro nella speranza che qualcuno si renda conto che è tempo di imboccare un’altra strada. Il problema delle penalità continuerà ad esistere fino a quando ai giudici di porta, prima di compilare il referto, sarà permesso parlare tra di loro per emettere un giudizio unico. Quindi quando si va a protestare ci si trova di fronte a tre verbali completamente identici e la contestazione non ha più nessun valore.
Non avrei mai pensato di dover assistere ad una situazione così paradossale in una finale di coppa del mondo come quella vissuta da Jana Dukatova. Ora non possiamo certo dire che la slovacca, tra l’altro campionessa del mondo proprio qui a Praga nel 2006, sia una giovinetta alle prime armi o che non possa permettersi di avere ottimi materiali. Bene la slovacca, che aveva vinto la semifinale con oltre 4 secondi, arriva in finale alla porta 5 e sembra avere un sussulto. Traghetta sulla riva opposta per prendere la risalita 6 e si ferma. Subito non si capisce bene, si pensa ad un problema fisico, forse un malore, tentenna lei che di classe ne ha da vendere, lei che porta il colore della purezza anche sulla sua particolare pagaia, appoggia il suo mezzo di propulsione sul pozzetto e a quel punto la situazione è chiara: si è aperto il paraspruzzi... addio sogni di gloria, solo tanta disperazione anche se per dovere, con una canoa piena d’acqua, conclude la gara tra gli applausi del pubblico che si commuove per aver visto in diretta la morte della farfalla bianca. La gara del kayak femminile se la porta a casa la campionessa del mondo Jasmin Schornberg, argento alla biondissima Fiona Penni e bronzo a mamma Stephanka Hilgertova che solo pochi minuti prima aveva applaudito il figlio Lubos salito sul podio per mettersi al collo l’argento nel kayak maschile. Non ho ricordi storici né per la canoa, né per altri sport, che la cosa fosse mai successa prima e cioè che una mamma e il figlio vincessero contemporaneamente medaglie in coppa o ai mondiali. Marito e moglie sì, fratello e fratello si, fratello e sorella si, ma così mai! Grande scoop per la televisione che alla Hilgertova regala sempre ampi spazi e pubblicità. Bravi comunque.
Praga ci ha regalato bei momenti ma, come ha ben detto il vicepresidente dell’ICF, Richard Fox, “The show must go on see You everybody in Seu d’Urgell”. Olè

Occhio all’onda!

Praga, 20 giugno 2010 - Final day 1st Canoa Slalom World Cup



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nella foto in alto il podio del Kayak femminile: a sinsitra Fiona Penni, al centro la campionessa del mondo Jasmin Schornberg e a destra Stepanka Hilgertova
nella foto in basso il podio del Kayak maschile: a sinistra Lubos Hilgert, al centro Daniele Molmenti e a sinistra Michael Kurt. Si vede anche in giacca Richard Fox che ha consegnato le medaglie

Finali canadesi made in Cina

Tanto era fluido e scorrevole il percorso delle qualifiche tanto si è dimostrato ostico e senza senso il percorso della semifinale e finale. Eppure i tracciatori sono due ex slalomisti di livello e tecnici affermati da tempo. Il primo è Mark Delaney, un inglese cresciuto con la pagaia e, inginocchiato per molti anni, ha conquistato piazzamenti in diverse manifestazioni internazionali. Passato ad allenare i C1 inglesi dopo 14 anni di squadra nazionale come atleta, è ora una colonna portante del team di sua maestà la regina. Il secondo è un francese trapiantato nella terra dei canguri da poco più di un anno, Yann Lepennec in passato aveva pagaiato nella canadese doppia con Philippe Quemerais dal 1998 al 2006 conquistando un quinto posto ai Giochi Olimpici di Atene 2004.

Bene! Questi due signori hanno seguito, come principio ispiratore, l’idea di fare un tracciato semplice per le qualifiche e uno decisamente più complesso per semifinali e finali. Lo scopo è presto detto: così facendo si offre a tutti la possibilità di passare in semifinale, mentre poi la finale deve essere conquistata con più ardore. Il problema è che l’obiettivo non è stato raggiunto visto che un paio di combinazioni hanno rovinato il sano intento. Mi riferisco in modo particolare alla combinazione 5 - 6 e alla 11 - 12 che costringono, in entrambi i casi, gli atleti ad una retro senza senso per rimontare terreno al fine di raggiungere la porta successiva. Si capisce bene che tutto ciò non ha logicità né per il canoista, né per chi invece segue l’evento in televisione. Il primo è costretto a sprecare una montagna di energie che, viceversa, potrebbe utilizzare per far corre la canoa, mentre il secondo, seduto comodamente sul suo divano di casa, non riesce a seguire la discesa vedendo questi atleti che scendono il tracciato più con la punta in sù che nel verso della corrente. Così facendo si perde il senso della velocità: elemento base per molti sport.

In questa prima prova di Coppa del mondo sembra valere il principio che non sempre chi vince una batteria o la semifinale poi si porta a casa anche la vittoria e mai come oggi la cosa si è dimostrata veritiera. La ragazzina dagli occhi di ghiaccio, al secolo Jessica Fox - vi dice nulla il cognome? - domina la semifinale sulla Dukatova e in finale entrambe si giocano la gara al salto della 18 che probabilmente sottovalutano e le porta lunghe tanto da perdere tempo e porta successiva. La gara della canadese in rosa registra la prima vittoria assoluta della Cina che non si accontenta solo dell’oro con Nangin Cen, ma duplica con l’argento della giovanissima Qianqian Teng, poco più che sedicenne. Bronzo alla slovacca Katerina Macova allenata da Juri Mincik.
Florence, che si era dannato a vincere la qualifica, resta fuori dalla finale con un salto di porta proprio alla 12. Jezek, padrone di casa e responsabile dell’organizzazione, domina la semifinale e finirà poi in quinta posizione dopo aver dato spettacolo ed essere andato lungo alla 19 in risalita. Martikan che prova a dimostrare al mondo che la combinazione 5 e 6 si può fare anche diritta si qualifica per il rotto della cuffia e in finale ritocca l’ultima risalita a sinistra, fa registrare il terzo tempo, ma chiude in ottava posizione. La gara va al ceco Michal Jane che l’8 luglio compirà 24 anni con un passato di discreto livello nella categoria junior - campione del mondo a squadre nel 2004 - e un 8^ posto agli europei U23 lo scorso anno a Liptovosky. Più giovane di lui di un anno è lo sloveno Benjamin Savsek che prende 1,41 da Jane e si infila al collo un argento importante. Bronzo a Alexander Slafkovsky che di anni ne ha fatti 27 il 24 marzo e che piace tanto al mio amico Skillo.

Che fosse il giorno della Cina lo si era capito dalle prime battute di questo sabato di metà giugno, ma che riuscissero a vincere nella canadese doppia sembrava cosa decisamente impossibile. Eppure Minghai Hu e Junrong Shu, con un percorso pulito, l’hanno spuntata su degli Hochschoner che hanno dovuto fare i conti con due tocchi di troppo e quando si sono resi conto del brutto affare non hanno avuto il tempo materiale per recuperare tutto lo svantaggio: sarebbero bastati pochi metri in più e quel ritardo di 0,33 si sarebbe sicuramente trasformato in un vantaggio. Terzi i polacchi dai nomi impronunciabili Szczepanski/Pochwala - per fortuna che devo scriverlo e non devo speakerarlo. Gli italiani Benetti/Masoero, entrati in finale con il quarto tempo e quattro penalità, sono incappati in due errori pesanti, alla 11 e alla 19 che sono costati cari al fine del risultato di giornata. Complessivamente le buone cose viste fanno ben sperare per il futuro che è tutto nelle loro pagaie.

Interessante l’iniziativa della “Tipsport.net” che ha allestito un banco di scommesse per puntare sugli atleti in gara e si sa che tutto ciò attira pubblico e interessi, visto che ormai non ci rimane che tentare nella fortuna con lotterie, gratta e vinci, scommesse su cavalli, corridori e da oggi anche sui canoisti!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Praga, 19 giugno 2010 - seconda giornata di Coppa del Mondo di Canoa Slalom

Venerdì di qualifica


Non ho aspettato che la sveglia suonasse questa mattina... il picchiettio della pioggia e la gioia di vivere una giornata all’insegna delle gare di qualifica mi hanno buttato giù dal letto con ampio anticipo. Come sempre mi sono organizzato per tempo nella tenda video e, una volta visto il percorso con gli atleti individualmente, mi sono seduto davanti ai tre computer e sono entrato nel vivo di questa giornata di apertura di una Coppa che assicura spettacolo, emozioni e tante storie da raccontare.
Le donne in canadese mi hanno riportato agli anni ’70 quando era uso tra gli specialisti del C1 cambiare pala all’occorrenza. Una ragazzina dagli occhi di ghiaccio e dalla pelle color ambra nata nel 1994 ha messo in fila una lista di 15 colleghe inginocchiate che entrano di diritto nella storia di questa specialità che, se pure agli albori, sta facendo passi da gigante. Ora sono al 33% di distacco dal miglior kayak maschile e diverse di loro hanno messo in scena ottime sfilate, agganci, spostamenti laterali e veloci cambi di direzione.
Di tutt’altro carattere la gara della canadese maschile con un David Florence scatenato in tutte e due le prove. Ora mi nasce la curiosità di capire perché l’argento olimpico di Bejing 2008, dopo una spettacolare prima manche in cui era finito secondo dietro allo slovacco Slafkovsky, non abbia optato per una seconda discesa più tranquilla risparmiando energie per il C2, invece di volere a tutti i costi la vittoria in una gara che ha solo lo scopo di far passare il turno senza colpo ferire! Dovrebbe ispirarsi di più all’amico “Michelino” - al secolo Michal Martikan - che lascia vincere in batteria gli avversari, regalando loro illusione e gloria per 24 ore per poi piazzare la stoccata perfetta quando serve e conta. Lui, il dio del C1, alla porta 21 ha praticamente smesso di pagaiare sia in prima che seconda manche nonostante un due e ha fermato il cronometro a 0,96 da Florence. Mi ricorda tanto il ciclista Indurain che lasciava ai suoi gregari vittorie di tappa per portarsi poi a casa Giro e Tour: tutti contenti e bravi, ma il vero “matador” era lui.
Il C2 non ha visto al via gli equipaggi francesi e neppure i neo campioni del mondo nella prova classica e sprint in discesa e cioè gli sloveni Taljat/Bozic bronzo anche ai mondiali slalom 2009 a Seu d’Urgell. Evidentemente la coppa non per tutti rappresenta il traguardo della stagione tanto è che anche transalpini e spagnoli hanno portato la squadra U23 all’esordio in Coppa. A parte tutto ciò i gemelli Hochschorner mi hanno ancora una volta entusiasmato all’uscita della porta cinque dove hanno fatto girare praticamente in aria il loro scafo, staccandosi per un attimo dall’elemento liquido per entrare in quello gassoso. Il resto è quasi routine con Benetti /Masoero che passano agevolmente le batterie anche con una penalità molto dubbiosa. Nota di merito a Ferrari/Camporesi, che non si lasciano scappare la ghiotta occasione delle numerose assenze per passare in semifinale. I distacchi però sono ancora troppo pesanti per aspirare ad una finale... mi domando ma i due tecnici nazionali della canadese perché non sono venuti?
Chi veramente merita una menzione speciale è proprio Lei... dimenticata, maltrattata, ostacolata, rinnegata, portata sul punto del tracollo e dell’abbandono eccola che rispunta a livello internazionale come un fiore a primavera, come un raggio di sole in una fredda e oscura realtà italiana in rosa. Con un do di petto è capace di salvare l’amata Patria, sfodera una tecnica al passo coi tempi moderni, si infila nella risalita nove con maestria e coraggio, si fa spostare dall’acqua nel turacciolo 11 - 12. Tiene lucentezza per il resto del percorso e si proietta nello scatto finale come mai l’avevamo vista fare prima: brava Cri, ci si rivede in semifinale domenica, anche se il percorso non ti piace particolarmente!
Gli americani usano l’espressione “no comment” per non parlare di situazioni imbarazzanti, quindi mutuo dall’inglese il saggio detto e non aggiungo, al settore femminile, altro se non ripetere quello che dalla notte dei tempi vado dicendo e scrivendo: giovinette e signorine dovrebbero essere seguite a dovere e non certo in Coppa a fare tristi figure. Per la cronaca la gara del Kayak femminile è andata all’austriaca Corinna Kuhnle autrice di due manche fotocopiate e praticamente perfette. Dukatova rimane sotto i 90 secondi e si piazza al secondo posto mentre alla britannica Blakeman - fuori dalla squadra per europei e mondiali - la terza piazza è una vera e propria riscossa.
Come alle nozze di Canaan il vino più buono si è gustato alla fine con una gara dei kappa uno uomini superlativa che, visto il livello, ha avuto il sapore di una finale. Per passare il turno non è ammesso sbagliare e soprattutto chi fa bene la prima manche ci riprova anche in seconda e non si accontenta mai. Ha vinto un Grimm splendido e bello da vedere nel gesto e nell’espressione tecnica sul polacco Popiela e su Kauzer e Molmenti che fanno registrare lo stesso identico tempo: se fossi loro mi giocherei un ambo - 79 e 70 sulla ruota di Venezia - Negli 81 secondi ci sono stati 10 atleti e 15 negli 82. Con un 83 alto si rimaneva fuori e pensare che questa è solo la qualifica, chissà cosa ci aspetta per semifinali e finali, ma tranquilli... vi tengo aggiornati!

Classifiche e video su www.slalomtroja.cz o www.results.cz

Occhio all’onda!

Praga, 18 giugno 2010 qualification day - 1st race of Slalom World Cup

IMMAGINI DALLA PRIMA GARA DI COPPA DEL MONDO DI SLALOM






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NELLE FOTO: LE RIVE DURANTE LA DEMO RUN DI GIOVEDI'17 GIUGNO 2010

Si parte con la Coppa del Mondo


La casa viaggiante non si è praticamente fermata mai. Dopo la delusione e la cancellazione degli Europei di slalom a Bratislava si è spostata in Val di Sole con tre splendidi cuccioli di ghepardo che stanno crescendo pagaiata dopo pagaiata, onda dopo onda, ricciolo dopo ricciolo, animati dalla forza della corrente, spinti dalla curiosità della vita, in un’estate che è già iniziata da tempo. Pochi giorni, tanta acqua. Poche porte, tante discese e, dopo alcuni giorni di Noce, i giovani felini sono andati in Francia ad affilare le unghie per un mondiale che porterà sicuramente tante emozioni e alimenterà la loro fame di canoa.
La casa viaggiante, invece, si è trasferita a Praga sul canale di Troja per la prima gara di coppa del mondo che apre ufficialmente la stagione internazionale.

Praga è una splendida città ricca di storia e in ogni dove resti estasiato ad ammirare palazzi, statue, chiese, guglie, per non parlare delle stravaganti persone che animano giorno e notte questa capitale Boema. Tutto sembra essere così perfetto e rilassato che a volte pensi di vivere in un bella fiaba. Sali sul tram e trovi la pubblicità della gara di Coppa del Mondo... che emozione e che bello per il nostro sport! Il canale, nel quartiere di Troja, ha ospitato negli ultimi dieci anni ben 5 edizioni della coppa del mondo, una prova iridata nel 2006 e diverse gare internazionali. E pensare che è una struttura canoistica tra le più banali e semplici che abbia mai avuto modo di vedere: un budello d’acqua lungo poco più di 400 metri sul lato destro di una grande diga, largo dai 12 ai 14, con un salto di 3,6 metri, una portata che può variare tra 14 e 18 m3/sec. e viene classificato tra il 3^ e 4^ grado di difficoltà.
Sulla riva destra del percorso trovano spazio però ben 3 canoa club, un hotel con palestre, tre negozi di canoa e rafting, un ristorante, un campo di agility per i cani e un pittoresco pub in un gigantesco cavallo di legno che ricorda ovviamente l’astuta trappola che lo stesso Ulisse ebbe a che pensare per avere la meglio sui troiani. Il tutto ben servito dai tram, in 15 minuti si raggiunge ponte Carlo, e da piste ciclabili oltre ovviamente a una comoda strada con ampi parcheggi.
A ridosso del fiume c’è anche un campeggio con tanto di bungalow in legno. Un tempo mi ricordo che queste moderne casette avevano la forma delle tende indiane, alte alte, strette, strette. Si dormiva in due molto vicini, e con Renato De Monti nei primi anni ’80, ci ho passato un agosto intero. A quel tempo si sentiva e si percepiva il clima di oppressione in cui viveva Praga e per passare la frontiera con l’Austria si perdevano delle ore per mille controlli sia in entrata che in uscita.

Il programma della prima prova di Coppa del Mondo prevede gare di qualifica per tutte le categorie venerdì18 giugno, sabato 19 semifinali e finali per C1 donne, C1 uomini e C2 e domenica 20 semifinali e finali per K1 uomini e K1 donne. La cosa che mi lascia perplesso è la facilità con cui l’ICF permette ai vari comitati organizzatori di gestire a loro piacimento programmi e orari di gara, senza fissare delle regole precise da rispettare. Se provi poi a chiedere spiegazioni ai vari responsabili loro ti rispondono con il classico: per esigenze televisive! Rimane sempre poi l’assurdità di aver già da tempo designato i tracciatori dei vari percorsi. Se da un lato l’esigenza di guadagnare tempo è comprensibile, dall’altro ne va della correttezza nei confronti di tutti gli atleti che si trovano inevitabilmente con colleghi che hanno avuto modo di provare combinazioni ideate e pensate dai loro allenatori che poi vengono chiamati a disegnare sicuramente il tracciato. Gli inglesi hanno tracciatori in ogni dove... tanto da farci capire che a Londra faranno un pochino quello che vorranno loro.

Occhio all’onda!

Praga, 17 giugno 2010 - prima prova di coppa del mondo canoa slalom

C'era una volta...

C’era una volta una Valle di Sole in cui scorrevano acque limacciose e rapide veloci che da maggio a settembre si coloravano dei colori delle canoe di tanti giovani del mondo. Negli anni ’70 i pionieri della pagaia scendevano ed esploravano ogni anfratto annotando su un pezzo di carta distanze e morfologia fluviale. Quegli esploratori dell’epoca moderna realizzarono il sogno di una vita e al ballo finale partecipò il mondo dello slalom e della discesa. Al banchetto del primo luglio del 1993 tante autorità, con tante belle parole ricche di buoni propostiti e anche di tanti fatti. Futuristiche infrastrutture, strade, progetti e promesse. Gli zingari della pagaia sembravano aver trovato la “terra promessa” dove insidiarsi per vivere in pace a trasmettere e ad insegnare alla loro futura prole il gusto e il piacere di farsi cullare dalla corrente. Il gusto e il piacere di danzare con la forza della natura che a volte ti regala acqua in abbondanza e a volte ti fa scendere nascondendoti tra sassi e rigagnoli sommersi. I giorni passavano nell’oblio e nella speranza di poter vivere in pace tra onde, riccioli, ritorni d’acqua, sole, pioggia, allenamenti e gare. Le passioni per qualcuno si trasformarono in lavoro, per altri diventarono la forza per combattere la quotidianità di una vita comune. Nessuno avrebbe potuto pensare che le cose potessero precipitare, morire, annientarsi. Anzi! I tanti quattrini spesi, l’impegno per propagandare e far conoscere la forza della corrente al mondo, le carte bollate e gli impegni di legge sembravano essere tavole bibliche da tramandare in padre in figlio per generazioni e generazioni. Nessuno poteva immaginarsi che, nascosto tra le montagne che al tramonto si tingo dei colori del fuoco, si nascondesse il male dei mali, l’eterno dilemma dell’uomo colpito dall’ingordigia, dalla sete di potere, dalla presunzione e dall’invidia. Un vento freddo soffiò così forte che spazzò via gli zingari della pagaia, il vento così gelido raffreddò gli animi più caldi, il vento così forte spense la fiammella di cuori che silenziosi e rassegnati abbandonarono quella Valle in cerca di una nuova “terra promessa”. Tornarono ad essere pellegrini su acque straniere, consapevoli di avere vissuto stagioni importanti, ricche ed entusiasmanti. Nel mondo si soffermarono ad ammirare chi, come loro, un sogno aveva realizzato, con l’unica differenza che il sogno non si è spento anzi produce ancora tanta energia e forza in giovani braccia intente a muovere acque sempre più difficili, sempre più interessanti.
In quella Valle, su quel fiume che prende il nome dal colore delle sue acque, continuano a navigare solo tanti soldatini comandati da rigidi capitani che scendendo su battelli rossi, gialli e blu, regalando quattrini a chi promette loro emozioni e sensazioni indimenticabili... e per fortuna che ci sono! Di giovani con le loro canoe con l’anima neppure l’ombra anzi se per sbaglio qualcuno di loro prova a rinverdire un passato fatto di sudore, gioia ed emozioni viene ben presto mortificato, avvilito, abbattuto. E alla domanda: ma non era qui che si è disputato il campionato del mondo che tutti ricordano con piacere e nostalgia? mi prende l’angoscia, il vento freddo si fa risentire e nel cuore la fiammella si riaccende.

Occhio all'onda!

Campionati Europei Canoa Slalom: cancelllati



di questi campionati europei ci resteranno le immagini di un fiume che è energia, preoccupazione, dilemma, forza e che disegna il nostro destino!

Riposo prima della grande finale di domani


Un sabato di riposo forzato a guardare l’acqua che defluisce verso valle e che alle nove di questa mattina aveva praticamente ricoperto il canale di gara. Che fare quindi, se non sfruttare la bella giornata di sole per una pedalata verso il centro di Bratislava in compagnia dell’amico-collega Jerney Abramic? Lo sloveno, come già sapete, allena da diversi anni gli austriaci Oblinger, Helmut e Violetta, e spesso e volentieri ci troviamo per condividere momenti di relax o per scambiarci idee e progetti. Anche lui esiliato all’estero dopo che per la Slovenia aveva vinto parecchio e soprattutto aveva costituito con Marian Strukely, Janez Skok e Albin Cizmar un “dream team” dello slalom tra gli anni ’83 e ’96.
Ci sono circa 20 chilometri da Cunovo al centro della città su una pista ciclabile affollatissima di pattinatori, ciclisti e runners e guarda un po chi si incontra? Prima le sorelle russe Perova, Alexandra e Katerina, impegnate a correre. Poco più avanti sui pattini gli Hilgert, mamma e figlio. Si pedala con il vento in poppa e in meno di 50 minuti si arriva, senza macchine, incroci, semafori, scale o altri inghippi, a “Eurovea”. Quest’ultimo è un complesso enorme nuovissimo con centro commerciale, caffetterie, ristoranti, teatri, mostre espositive. Il tutto si sviluppa attorno ad una grandissima piazza con tanto di acqua e una mega statua del generale Milan Rastislav Stefanik, uno degli artefici dell’indipendenza della Cecoslovacchia nel 1918. Su quell’immensa piazza incontriamo Maialen Chourraut e Xabi Etchaniz che si godono l’inaspettato riposo e il sole ritrovato. Maialen, decisamente contenta per la bella gara di qualifica, ha preferito non pagaiare per impegnare la sua mente altrove. Con loro condividiamo una pizza gigante e un caffè. Proseguendo la pedalata saliamo al castello e guarda un po che sorpresa? La Neave e la Donington, le due britanniche a spasso per occupare al meglio un sabato decisamente turistico. Ed è proprio in cima alla città che arriva l’sms da Merano della vittoria di Zeno nonostante un tocco. Anche al ritorno le sorprese non mancano. Infatti, in senso opposto, sbirciamo tutto lo staff tecnico dei ceki impegnato in un trenino all’ultimo respiro con le bici da corsa. Loro hanno una passione sfrenata per lo sport del pedale, come gli inglesi Mark Delaney e Paul Ratcliffe che appena possono scappano sulle due ruote... un po alla Previde di un tempo.
Passo il pomeriggio a guardare un canale di allenamento super affollato di atleti. E’ proprio vero che il mondo è bello perché è vario e in questi frangenti ne vedi proprio delle belle: c’è chi scatta, chi pagaia tra le porte, chi sul fiume, chi lavora con l’idrofreno, chi prova le combinazioni a squadre, chi se la ride, chi riposa, chi gira fra gli stand di costruttori ed espositori e chi magari è rimasto a letto a recuperare energie e forze per una domenica europea che sarà decisamente particolare non fosse altro per la sua vigilia di festa!
Nella riunione dei capi squadra di questa sera hanno confermato la partenza, per la dimostrazione del percorso, alle 8 di domani e inizio gare alle 9.50. I titoli continentali a squadre verranno assegnati con una manche unica: è come decidere un incontro di box al primo round: se vuoi vincere devi picchiare duro e stendere l’avversario velocemente prima che lo faccia lui!
Speriamo però che l’acqua, domani al nostro risveglio, sia del livello giusto per poter concludere questa 11esima edizione del Campionato Europeo con la cerimonia di premiazione e non con una cancellazione.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


Cunovo, 5th June 2010 - European Canoe Slalom Championships

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nella foto - Jerney Abramic e alle sue spalle il ponte UFO

Immagini dai Campionati Europei




nella foto in alto il canale come si presentava per la gara di qualifica delle donne e C2

in basso iil mitico doctor Fick - Gigi Sesana. Lui fa paura per memoria e sapere sportivo.

Chourraut il futuro è suo


Il mio amico Mark Delaney mi ha servito, in sala video, un ottimo caffè caldo in attesa della partenza della seconda manche e devo confessare che è la prima volta che ho ingurgitato la mia bevanda preferita senza zucchero. Come si dice dalle mie parti a “caval donato non si guarda in bocca” e visto il vento, la pioggia e le temperature invernali di questi giorni certo non ho fatto troppo lo schizzinoso: ho apprezzato il gesto, ringraziato e bevuto tutto d’un fiato!
Maialen Chourraut ha vinto la qualifica delle donne con estrema facilità, mettendo in mostra una tecnica sopraffina e una calma apocalittica. La basca sarà la sicura protagonista in rosa di questa stagione agonistica, anche se questo l’avevo già detto e scritto da tempo come avevo già detto e scritto che non ha nessuna ragione tecnica insistere, per gli italiani, su ragazzine che, in gare come queste, mettono a rischio la propria salute e gli studi liceali. Prendere 10 secondi dalla ventesima è come prendere una bastona sui denti in un vicolo cieco e chiedersi da che parte arrivasse il fendente. Il kayak femminile aveva al via 16 nazioni, di cui 9 hanno preso posti in semifinale e 7 sono uscite. Austriache, ceke, francesi e slovacche sono passate in toto; inglesi, tedesche e russe con due barche e con una Irlanda e Spagna.
Nessuno confronto è possibile fare con la gara del kayak maschile visto che il tracciato di oggi è stato ulteriormente accorciato visti i livelli del Danubio che fra poche ore, a detta degli esperti, arriverà sulle tribune. Così facendo sperano di far fluire velocemente la maggior quantità di acqua possibile verso valle salvando le gare di domenica. Peccato perché è sempre interessante avere dei parametri di confronto fra le categorie, giusto per cercare di capire qualcosa in più di questo magico mondo dello slalom. Possiamo solo constatare che per entrare nelle prime venti bisogna stare nel 12,4% dalla vincitrice e per le prime dieci nel 4,8% di distacco massimo.

Bella gara nella canadese doppia su un percorso disturbato dal vento. Tanto per dare un saggio di potenza gli slovacchi affilano le armi e conquistano i primi tre posti. I cugini Skantar vincono sui gemelli Hochschorner e su Kucera/Batik il resto sembra non esistere tanta è la loro superiorità. Benetti e Masoero, con una seconda discesa decisamente più veloce rispetto la prima, fanno vedere un bell’assieme, frutto di anni di lavoro e illuminano il futuro. Come da previsioni, viste le gare di selezione, fuori gli altri azzurri della canadese doppia. I risultati non si improvvisano e anche lavorando duramente non bisogna dare nulla per scontato, immaginiamoci poi per chi ha affrontato questo europeo con pochissime ore di allenamento su questo canale. Se si fosse speso questo tempo e questi denari per un proficuo raduno a Leipzig invece di perderli e sprecarli a Bratislava in cerca di sogni proibitivi e irraggiungibili si sarebbe dimostrato di avere a cuore le sorti della canoa slalom nazionale e il futuro di giovani che meriterebbero giuste opportunità di crescita con umili dirigenti e saggi allenatori.
E per parafrasare una vecchia canzone di Josè Feliciano ci chiediamo un po tutti da queste parti che sarà, che sarà, che sarà del Campionato Europeo, chi lo sa? Forse tutto o forse niente, ma domani si vedrà!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 4th June 2010 - European Canoe Slalom Championships

P.S. per dovere di cronaca devo sottolineare che dopo il ricorso degli inglesi è stato tolto il 50 a Huw Swentnam in seconda. Quindi il potente e biondo inglese passa il turno e lo ritroveremo in semifinale, ne fa le spese Lubos Hilgert che invece resterà sulla riva a guardare e a meditare per il futuro.
P.S.2 è ufficiale domani sabato 5 giugno tutto sospeso. Semifinali e finali per tutte le categorie rimandate a domenica e gara a squadre manche unica dove si assegneranno le medaglie. Domani però alle 14 la decisione finale.


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nella foto a sinistra Maialen Chourraut, la centro Xabi Etchaniz e a destra Xabi Taberna

Incombe la paura per l'arrivo di 9.000 m3/sec. di acqua


Si respira tensione nelle sale dell’hotel Divoka Voda: il proseguo del Campionato Europeo è a rischio e le facce degli organizzatori e del supremo capo della mega diga di Bratislava ne sono la prova più concreta. Solo domani mattina si conosceranno novità atmosferiche e organizzative. Il Danubio è un fiume enorme e ora vederlo con 7,040 metri cubi al secondo fa impressione, ma il problema maggiore è che a brevissimo da settemila si passerà a novemila che significa stato di allerta numero 2, al limite dell’evacuazione di tutta la zona. Una massa d’acqua che si muove con tutta la sua forza e via via che scende si carica sempre di più dai molti affluenti che terminano la loro corsa proprio nella Duna, come lo chiamano da queste parti. Attraversa 10 nazioni ed è lungo 2.902 km, il secondo fiume del continente. A parte queste nozioni di geografia, che ovviamente ho trovato su wikipedia, c’è da dire che le gare di oggi hanno costretto tutti a dare non solo il 100% ma il 110% per passare il turno. Mi sono gustato la seconda manche di Lefevre che si trovava obbligato a rimontare posizioni su posizione per passare in semifinale. La soluzione vincente l’ha ricercata nella sua tradizionale calma e ha affrontato la sua ultima possibilità danzando e volando su un’acqua sempre più “brown”. Molti atleti invece hanno optato per soluzioni di forza, lasciando agire più l’istinto animale che l’intelligenza agonistica. Io dovrò lavorare molto sotto questo aspetto visto che il buon Rheinisch, l’atleta che seguo, ha proprio peccato sotto questo punto di vista. Se un atleta vive la competizione diversamente di come viceversa si allena si presenta al via come se non si fosse mai allenato. Tirare fuori dal momento clou tutto quello che si ha dentro e, forse, anche qualcosina in più è necessario se si vuole affrontare con qualche chance di vittoria competizioni di questo livello. Molmenti mi racconta che è un pochino deluso per 50 regalati tanto al chilo, anche se non ha avuto problemi a passare il turno con una prima manche onesta e pulita. Chi ha pagato per questo motivo è stato sicuramente Huw Swetnam con 100 penalità equamente spartite tra le due manche. Questa è una buona strategia per affrontare le varie fasi della competizione. Ho visto un Paolini molto reattivo e dinamico e se riesce a mantenere questa brillantezza mi sa che ne vedremo di belle. Il giovane altotesino, Lukas Mayr, ha fatto bene a rischiare il tutto per tutto in una seconda discesa che se non fosse stata segnata da due tocchi gli avrebbe permesso di entrare nei venti semifinalisti. Dariusz Popiela ha passato parecchio tempo su questo canale e si è tolto la prima soddisfazione:quella di vincere la qualifica con una bella prima manche e con 2,12 sul ritrovato Benoit Peschier. Quest’ultimo, campione olimpico per la Francia, è oggi greco per amore e forse per ripicca verso una nazione che certo non lo ha mai veramente considerato ed aiutato come avrebbe dovuto e potuto essere. Ritrovato anche Dorfler, rimasto al palo nel 2009, dopo aver vinto la prova continentale nel 2006 ed essersi messo al collo un bronzo due anni più tardi. Anche lui è costretto a recuperare in seconda manche con l’incubo di restare sulla riva a guardare il proseguo delle competizioni, come alcuni big del calibro di Oblinger, Meglic e Juan Martin bronzo agli ultimi campionati del mondo.
In C1 Martikan dà l’impressione di poter gestire a suo piacimento ogni situazione e guardandolo ho pensato che se fossi un potenziale sponsor certo non gli farei mettere il mio logo sulla pala visto che praticamente non esce mai dall’acqua. Per lui la pagaia è una sorta di scandaglio per i fondali marini. Nulla da dire neppure sui suoi compagni di squadra, Slafkovsky e Benus, primo e secondo. Tra i tre slovacchi si è inserito il teutonico Jan Benzin grazie solo ad una penalità alla tre del super Martikan che, nonostante ciò, si è portato a casa il quarto posto. Nessun eliminato illustre nella specialità della pala singola.
Il giovanissimo Luca Colazingheri si è comportato bene, se pur lontano dalla qualificazione. Comunque rimango dell’avviso che i giovani dovrebbero maturare e crescere con pazienza e con obiettivi più raggiungibili.

Fuori continua a piovere, nutriamoci di speranza e aspettiamo domani per capire che cosa succederà. Per il momento siamo nelle mani della natura!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 3th June 2010 - European Canoe Slalom Championships

"I welcome all. First round is on me"



Gli ha preso la mano destra tra le sue e, con mani giunte, si è inchinato davanti a colui che considera il più grande interprete di sempre della canoa slalom, ringraziandolo per quello che gli ha saputo regalare. Se non avessi assistito in prima persona non avrei mai potuto crederci che papà Hochoschoner prestasse tanta devozione a Paul Ratcliffe. Certo l’inglese è stato un vero “Lord” della pagaia con uno stile unico e di raffinata eleganza, ma anche lo slovacco, grazie ai suoi figli, ha al collo 3 ori olimpici, 5 europei e 3 mondiali e, se ci pensate, non è certo cosa comune. Il tutto è successo ieri sera al mitico ed immancabile un-official meeting tra allenatori che ormai, come è tradizione, si ritrovano davanti ad una birra per parlare a cuore aperto e senza segreti. Certo, la Pilsener è una birra Ceka che sa aprire gli animi e farci scordare la Torre di Babele che molto spesso ci divide. Ma qualche bionda fresca in più è comunque capace di tradurti lingue come slovacco o il russo che sono mille e mille miglia lontani dal mio scibile: quando a parlare sono persone che amano lo slalom, i loro atleti, e il loro lavoro la sintonia è facile da trovare. Bella serata come sempre in queste occasioni fuori dall’ufficialità di cene e riunioni, che sanno tanto di stantio e dovuto. Gli argomenti per parlare non sono certo mancati, come non sono mancati i ricordi di passati vissuti con il pettorale addosso. Tra molti si fa sempre più forte l’idea che lo slalom deve diventare ancora più fluido e con un solo palo. Bisogna cercare di premiare sempre di più la velocità e la destrezza atletica, tralasciando complicanze di percorsi tortuosi che fanno perdere continuità al gesto. Vedremo cosa sapranno fare qui, a questi europei, Andrej Jelenc e Shaun Pearce: i tracciatori designati da tempo dall’ECA. L’Associazione Europea, così facendo però, è andata contro ancora una volta ai regolamenti internazionali che prevedono l’estrazione di due allenatori alla fine dell’ultimo allenamento ufficiale. Si sarebbero dovute aspettare le ore 13 di oggi per designare i tracciatori, ma purtroppo ognuno va per la sua strada e adatta le regole a proprio piacimento.
Per fortuna che l’Italia ha portato come Team Leader il buon Hansjorg (anche se non sarebbe lui il responsabile di settore) che ha decisamente una mente aperta e lungimirante trascinando al “Traditional Coach meeting” il tecnico degli junior e U23 (solo sulla carta) e il tecnico delle canadesi (solo per compiacere, non certo per capacità ed esperienza).
Una bella e quanto semplice idea che aiuta a non isolare gli azzurri dal resto del mondo. Per niente l’invito a partecipare da parte di Robert Orokocky aveva come motto: “I welcome all. First round is on me”.
La promessa del consigliere Mayr è stata quella che avrebbe scritto sul mitico forum di CkFiumi (http://forum.ckfiumi.net/index.php/topic,2641.0.html), non fosse altro per dire che lasciavo la festa con una formosa bionda inglese. Già! per condividere il taxi e rientrare nella mia casa viaggiante senza l’incubo di essere fermato e multato visto che qui la tolleranza all’alcool è 0.00. Di bionda per la verità ne ho già una che vale mille ed è impossibile desiderare di meglio (quest’ultima frase Gigi Sesana può evitare di leggerla... mi dice che scrivo di cose troppo personali).

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 1st June 2010 - European Canoe Slalom Championships start

Gli Europei giunti all'11esima edizione nascono nel 1996


La prima edizione dei Campionati Europei ebbe il sapore della grande rivincita olimpica. Siamo nel 1996 e tra il 29 agosto e il primo settembre Augsburg (Germania) ospitò le gare continentali giusto poco dopo le prove a cinque cerchi giunte al mitico traguardo dei 100 anni dalla nascita. Atlanta vinse la sfida organizzativa con Atene, si dice grazie alla Coca-Cola, e sul fiume Ocoee si disputarono le gare della canoa slalom dal 26 al 28 luglio. Non tutti i campioni e le medaglie olimpiche però, a distanza di di un mese, si rimisero in discussione nella prova continentale, anzi i francesi non parteciparono in toto. Così i transalpini Franck Adisson/Wilfried Forgues, per forza maggiore e il tedesco Oliver Fix preferirono ritirarsi dalle scene con l’oro al collo senza lasciare agli avversari la possibilità di una ulteriore chance! Quello che avrebbe dovuto fare Muhammad Ali dopo essersi ripreso la corona dei massimi per la terza volta a New Orleans contro lo sdentato Leon Spinks e non risalire sul ring contro Larry Holmes a Las Vegas già ammalato di Parkinson e perdere malamente ... ma queste sono altre storie sportive!
L’Italia nel 1996 era guidata tecnicamente da Roberto D’Angelo e con lui collaborava in pianta stabile Dario Ferrazzi, mentre politicamente il consigliere federale di riferimento era Fulvio Bonmassar. Una squadra nazionale che non era uscita poi così male dagli States, ma che annunciava già il ritiro di colui che sicuramente fu il miglior C1 che l’Italia abbia mai avuto: Renato De Monti. Infatti l’Italian express - come la stampa internazionale lo aveva ribattezzato - chiuse la sua carriera sportiva proprio con il 13esimo posto olimpico e oggi, appesa la pagaia al chiodo, è un papà che corre dietro ai sui giovani 4 pargoletti, nell’attesa del quinto in arrivo nei prossimi mesi. Agli Europei nel ’96 nella canadese ci andò Francesco Stefani e Simone Ferrarese, nessuno dei due entrò nei 15 e quindi videro sfumare la finale che la vinse lo sloveno Simon Hocevar sui tedeschi Soeren Kaufmann e Martin Lang. Il giovane sloveno, tutt’ora in attività, sarà al via a Bratislava sia in C1 che in C2, fece una grande prestazione vincendo sui padroni di casa con 2 secondi e 66 e con il 7,1% dal primo K1 men tanto da regalargli il settimo posto in questa categoria.
Il giovanissimo campione olimpico Michael Martikan chiuse al quinto posto con una penalità e con il secondo miglior tempo di giornata. Lo slovacco dovette aspettare fino al 2007 a Liptovosky Mikulas, in casa sua, per vincere l’europeo che però oggi è suo da tre edizioni e si presenta a Bratislava come l’uomo da battere. Brutta gara anche per l’argento olimpico di Atlanta e oro a Barcellona Lukas Pollert che in finale ad Augsburg fece un vero e proprio disastro, abbandonando ogni speranza sotto il ponte dei sospiri. Il campione ceko, oggi brillante medico pediatra all’ospedale di Praga, chiuse la sua carriera nel 2000 con il bronzo agli Europei in Val di Sole.
Gli italiani del kappa uno si presentarono in Germania con il dente avvelenato nell’eterna sfida tra Pierpaolo Ferrazzi ed Enrico Lazzarotto con Matteo Pontarollo a completare la squadra. Chiusero rispettivamente al quarto e quinto posto i due big, mentre Matteo restò fuori dalla finale a venti. Lazzarotto fece registrare il terzo tempo, ma una penalità gli negò la soddisfazione di una medaglia nella gara vinta dall’irlandese Ian Wiley - 5^ ad Atlanta - sullo slovacco Miroslav Stanovsky e sul tedesco Jochen Lettman. Il buon “L8” toccò una delle prime porte a “sci” della storia della canoa slalom che era giusto sull’onda che i tedeschi chiamano “Korkenzieher” - turacciolo.
Il Kayak femminile arrivava da Atlanta con una punta d’amarezza per una medaglia che sembrava cosa fatta, ma che una banalissima penalità alla porta 11 impedì a Cristina Gia-Pron di mettersi al collo un trofeo tanto ambito. Lei comunque si comportò bene anche agli europei con un sesto posto. Le medaglie europee se le giocarono tutte le ceke, alleate contro la slovacca Elena Kaliska che finirà terza. Ebbe la meglio Marcela Sadilova - 9^ ai Giochi Olimpici - allenata da sempre da František Valík titolare della “Caiman boats composite”, che vinse sulla neo campionessa olimpica Stepanka Hilgertova per oltre due secondi e mezzo e con un 15% dagli uomini che la dice lunga sulla qualità della sua prova di finale.
Ma le donne italiane ricorderanno quell’edizione sempre con piacere visto che Cristina Giai-Pron, Barbara Nadalin e Lorenza Lazzarotto giunsero terze nella gara a squadre vinta dalle ceke sulle tedesche.
A quel tempo l’Italia non aveva C2 di livello dopo l’uscita di scena della coppia Benciolini/Salvi. La gara la vinsero i fratelli svizzeri Matti sui ceki Simek/Rohan e il bronzo ai polacchi Kolomanski/Staniszewski.
Gli Europei, in questa specialità, vedono i fratelli Pavol e Peter Hochschorner vincitori per ben 5 edizioni - ’98, ’00, ’02, ’08 e ’09. Due titoli per i ceki Stepanek/Volf - ’04 e ’05; uno per gli slovacchi Skantar/Skantar nel 2007 e per i francesi Braud/Forgit nel 2006.
Il medagliere per quella prima edizione se lo aggiudicò la Germania con tre ori, 2 argenti e 2 bronzi. Seconda la Repubblica Ceka con 2 ori e 3 argenti e terza la Slovenia 1 oro, 1 argento e 1 bronzo. Otto le nazioni che conquistarono almeno una medaglia e tra queste anche l’Italia grazie alla canoa in rosa.
Ricorderemo questa prima edizione europea anche per il passaggio dai 5 secondi di penalizzazione ai 2 per ogni tocco di porta.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 1st June 2010 a - 1 dai Campionati Europei Slalom 2010