ECA per la sua strada, dilemma ICF


L’European Canoe Association ha intrapreso una strada di sfida con l’International Canoe Federation. Infatti, quest’ultima, ancora a novembre aveva stabilito di aumentare il numero dei semifinalisti portandolo da 20 a 40 per i K1 men e a 30 per tutte le altre categorie. La Federazione Europea, che ricordiamo è associata all’ICF, ha deciso viceversa di disputare la competizione continentale con il vecchio regolamento e cioè con 20 semifinalisti per tutte le categorie. Ora si capisce bene che si entra nel campo del diritto sportivo che, secondo me, porterà a lunghe controversie e a dispute legali.
Giuridicamente parlando l’ECA dovrebbe adeguarsi in toto alle decisioni dell’ICF ritenuto, quest’ultimo, dallo stesso CIO l’Ente di riferimento per tutto ciò che riguarda la canoa e in definitiva con potere decisionale sulla regolamentazione agonistica del nostro sport.

Guardando la medaglia dal lato opposto far passare i primi 40, 30,30 30, 30 , in gare in cui partecipano solo 3 atleti per nazione, per categoria, significherebbe svilire completamente le prove di qualifica riducendole ad una banale discesa di riscaldamento per molti slalomisti. La cosa ha forse più logica nelle gare di Coppa del Mondo dove ci sono nazioni che possono schierare, perché conquistato sul campo, più di 3 atleti nella stessa specialità. Usando quindi il nuovo regolamento i C2 gareggerebbero per eliminare un solo equipaggio, le donne 9, i C1 15 e i K1 men 24. Se viceversa prendiamo i 20 si arriva a percentuali decisamente diverse e più interessanti per passare il turno: C1 men 44% - C2 64% - K1 men 31% - K1 women 51%. In questo modo anche la qualifica diventa, dal punto di vista competitivo, assai interessante.

L’altra decisone piuttosto anomala è relativa alla finale delle gare a squadre che si disputerà sul tracciato della semifinale e finale e non sul tracciato delle qualifiche. La cosa aveva un senso logico, poiché ci potrebbero essere, ma in realtà ci sono sicuramente, atleti che, non passando in semifinale, non avrebbero la possibilità di provare il percorso prima come invece è per chi passa in semifinale e in finale. Le gare a squadre, restando al programma ufficiale, sono le prove che, domenica pomeriggio, in diretta televisiva, chiuderanno la manifestazione. Su questo punto non ci sono dubbi: le nazioni che avranno atleti in finale avranno decisamente maggiori opportunità per conquistare le medaglie a discapito di qualche sorpresa che sempre c’è. Un esempio? Facile: I ceki nel kayak uomini a Seu d’Urgell all’ultimo mondiale, vinsero la gara e non avevano nessun finalista individuale. Che cosa sarebbe successo se avessero gareggiato sul percorso di finale che non conoscevano?

A questo punto non mi rimane che “dare i numeri”... anche se qualcuno pensa che già da tempo devo averli dati!
Saranno 25 le nazioni che parteciperanno all‘11esima edizione della rassegna continentale per un totale di 177 atleti e per un complessivo di 186 barche gara. Sette atleti saranno impegnati infatti in due gare tra una donna che prenderà il via sia in Kayak che in canadese monoposto: Jana Dukatova. Ci saranno poi al via 45 canoisti nella canadese monoposto uomini, 7 donne in C1, 31 C2, 64 K1 men e 39 donne in K1.
La nazione più numerosa è la Slovacchia che ospita questa rassegna con 14 elementi, segue poi con 13 Germania, Great Britain, Francia e Repubblica Ceka; 12 per la Spagna e Polonia; Slovenia con 11; Russia con 10; Svizzera con 9; Ukraina e Italia con 8; Austria e Grecia con 7; Turchia con 5, poi con 4 c’è Olanda, Latvia, Serbia, Svezia e Croazia; con 3 Makedonia e Irlanda; con 2 Portogallo, Belgio e Biellorussia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 31 maggio 2010 - 2 ai Campionati Europei Canoa Slalom

Pioggia preventivata



Da queste parti con le previsioni del tempo ci azzeccano spesso e volentieri. Era prevista una domenica nuvolosa con qualche rovescio, e così è stato. Domani mettono giornata con forte vento e tormente che proseguiranno fino a mercoledì, poi si spera che il tempo migliori per farci vivere alla grande questo campionato europeo.
Ieri sono arrivati gli inglesi, hanno un carrello per le canoe completamente chiuso e con una pedana che, quando si apre, mette una certa soggezione. Assomiglia più ad un blindato da sbarco in Normandia che ad un carrello porta canoe. Lo hanno piazzato sul parcheggio atleti, quindi hanno calato due piedini sui lati e, per non avere spiacevoli sorprese, hanno fissato anche il blocca ruote a mo’ di polizia municipale per rimozioni forzate! Anche il mezzo motore è nuovo e porta una scritta gigantesca “GB Canoeing” che fa pendant con il bianco carrello. I tecnici sono scesi già in assetto da guerra, con tanto di divisa, zainetto survival con gps incorporato e dispositivo anti-valanghe. Indossarlo significa avere autonomia sul campo di battaglia per oltre di 48 ore! Anche gli spagnoli hanno un pulmino nuovo, anzi no! è stato solo riverniciato e il motivo è molto banale. Al nuovo presidente della RFEP non andava giù vedere i mezzi con il logo pensato ed ideato dal suo predecessore e allora cosa fare di meglio se non eliminare il simbolo del vecchio potere? Sono storie che ho già visto e senza andare troppo lontano da casa. Poi poco conta se mancano i soldi per fare un raduno preventivato o per portare il fisioterapista.
Gli slovacchi si sono vestiti di nuovo e hanno presentato la squadra alla stampa e alla televisione. Loro stanno facendo le cose in grande e certo non perderanno l’occasione per pubblicizzare al meglio il campionato continentale, anche se mi dà l’idea che stanno già pensando al mondiale 2011 e questo evento sembra essere la prova generale.
I russi devono avere disposizioni precise e severe visto che girano sempre in tuta, fosse solo anche per andare in bagno. Salgono in canoa un’ora prima del loro spazio acqua, si scaldano così tanto che, a mio modestissimo avviso, quando è il momento di sfruttare l’ora di canale, sono stanchi e un pochino affaticati. Dormono nelle casette in legno a ridosso del campo di gara, a lato della mia casa mobile, e quando non pagaiano girano nella hall dell’albergo “Divoka Voda” con note book e palmari.
Di tedeschi e cechi neppure l’ombra, arriveranno evidentemente con la settimana nuova a ridosso delle gare. Francesi pochi, il solito Lefevre con l’inseparabile Denis Gargaud-Chanut, suo compagno in C2 e buon C1. C’è anche la simpatica francesina, che mi ricorda tanto mia zia Dina, e cioè Emilie Fer vice-campionessa d’Europa 2009. Lei è arrivata con Sylvan Curinier (ve lo ricordate argento a Barcellona ’92 alle spalle del Pierpa nazionale?) che, a quanto si dice, è diventato qualcosa in più che un semplice coach personale! Ebbene sì... il fascino dell’allenatore ha evidentemente colpito ancora.
Andrea Benetti si sta riprendendo da una brutta influenza. Il suo compagno si è divertito in C1, ma purtroppo me lo sono perso visto che ho approfittato della mattinata libera per prendere la bicicletta, pedalare per un’oretta, fermarmi lungo il canale del Danubio, pranzare con un eccellente goulash, risalire in sella e tornare giusto in tempo prima dell’acquazzone preannunciato, anche se il mio cuore era a Vobarno e veniva aggiornato da precisi sms scritti da una mamma tanto carina, quanto adorabile!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 31 maggio 2010 - 2 ai Campionati Europei Canoa Slalom

P.S. complimenti a tutti i neo campioni italiani junior slalom ignorati completamente dal sito ufficiale della Fick.

Conosci te stesso


“...La verità della nostra umanità non sta in una filosofia, in un’antropologia, sta dentro ciascun di noi, in interiore homine, e tutti possiamo cercare di conoscerla seguendone le tracce profonde senza mentire a noi stessi. Conosci te stesso! E non pensare che quello che hai trovato valga necessariamente nemmeno per chi ti sta più vicino...”

Gustavo Zagrebelsky - lectio Democrazia e identità dell’individuo

Una vita d'amore e sport a Marika e Luca


Ingo Kriesinger è un quasi cinquantenne ancora in forma, sportivo da sempre e con la passione e il cuore per la canoa slalom. Vive ad Augsburg e come lavoro fa il maestro di scuola elementare e il maestro di tennis. Con David Ford è sicuramente l’atleta più anziano del circuito internazionale e la sua dedizione a questo sport è pura come l’acqua del Cellina. Il 1990 fu, per lui, la sua stagione migliore quando arrivò 15esimo nella classifica finale in coppa Europa (l’attuale coppa del mondo) gareggiando per il Luxemburgo. Nel 2006 i colori della maglia presero il nero, il giallo, e il rosso e dal Luxemburgo si trasferì in Belgio. Lui , ora, gravita tra il 60esimo e 80esimo posto, prenota campeggi o alberghi normalmente fino alle gare di qualifica, poi carica tutto in macchina e se ne torna a casa senza gloria e onore, ma con gioia ed umiltà. Da un paio d’anni arriva alle gare con moglie e le due piccole bimbe che sembrano essere scese direttamente dal cielo tanto è la loro somiglianza con gli angioletti di Raffaello. La più grande, che di anni ne ha nove, è sotto osservazione come giovane talento della racchetta. La mamma, innamoratissima di Ingo, giura che la piccola ha però la passione della pagaia più che colpire palline di color giallo su un campo rosso e con tanti danari. Stanno tutti e quattro in una grande roulotte. Quando il biondo papà non è sul canale nell’ora canonica dell’allenamento, è con le piccoline in canoa oppure a giocare a tennis o a correre e a tirare con la palla. Insomma, Ingo, è un raro esempio ancora di sport decubertiano ed è proprio il caso di dirlo che fino a quando salute lo seguirà lo vedremo a lungo ad aprire le gare di qualificazione, nella speranza che le figliolette possano magari seguire le orme del papi per mantenere vivo questo idilliaco quadretto famigliare condito da sport ed amore.
Se ieri il “Diavolo Rosso” mi ha impressionato per forza e potenza, oggi il buon Pero, al secolo Peter Kauzer, mi ha deliziato all’ultimo salto in compagnia del suo compagno di squadra Kralj che nulla ha potuto contro l’estro, la freschezza atletica, la maestria, la tecnica, l’agilità, la sensibilità, l’estro e l’eleganza del campione del mondo. Il sorriso di Kauzer lo rende unico ... che bella persona che è lo sloveno!
In sostanza l’ultimo salto in questi ultimi giorni ha subito una sorta di trasformazione. Infatti il problema, fino a poco tempo fa era quello di saltare bene a destra per imbucare la risalita. Ora la situazione si è invertita: il difficile si è spostato a sinistra e prendere al volo la risalita sembra una vera e propria impresa per tutti i comuni mortali. Non chiedetemi perchè? Per Kauzer però non è così! Lui sul salto ci arriva con il fianco destro alto e la pala destra in acqua. In volo cambia lato d’inclinazione per infilarsi in quel flusso d’acqua che passa tra il dente di pietra e la riva. Atterra piatto sulla corrente che ritorna a monte. Magicamente ha la pala in acqua a sinistra, ruota la coda ed esce con una velocità impressionante e questo per: una, due, tre, quattro, cinque volte... poi sono andato via contento e soddisfatto! Per oggi può bastare così. Vado a dormire con la musica della festa di matrimonio che qui a Cunovo si sta concludendo. Il pensiero a due amici, che a tanti chilometri di distanza, hanno coronato il loro sogno d'amore: belli come il sole, freschi e lucenti per rendere assieme il mondo migliore... auguri quindi a Marika e Luca e ovviamente figli canoisti!

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

- 3 ai Campionati Europei di Slalom 2010

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nella foto Ingo Kriesinger sul canale di Cunovo in preparazione
alle gare continentali

Energia autoprodotta


Mi piacerebbe vedere la faccia del mio amico e collega allenatore Frankguglielmi quando si troverà davanti al nuovo  K4 di Vajda che in questi giorni fa la  sua prima apparizione in Szeged (Ungheria) per la seconda gara di coppa del mondo di canoa da velocità. Oggi, sono andato in fabbrica da Vajda a Bratislava a ritirare una canoa nuova da slalom per un mio atleta, e meraviglia delle meraviglie mi sono trovato davanti a un siluro dalle forme futuristiche e dalla coda decisamente innovativa. Una punta che non arriva ai 15 cm. di altezza, le postazioni dei pagaiatori sono mimetizzate da una sorta di sparti acqua e para vento che mi ricorda tanto la canoa di Goetschy ai campionati del mondo di Bourg St. Maurice nel 1987. Il  fondo, del K4,  è completamente piatto e la coda ricorda più una canoa  da slalom che un kayak da velocità. Ecco: è forse per questo che  mi ha impressionato così tanto da lasciarmi estasiato ad ammirare un capolavoro di ingegneria idrodinamica. A detta dei campioni slovacchi della specialità la resa migliore si ha nella fase di partenza... staremo a vedere anche se da quello che mi hanno fatto capire certo non scopriranno tutte le carte tanto prima del mondiale di fine stagione. Per dirla veramente tutta, il grande capo della produzione,  si è  un pochino pentito alla fine di avermi raccontato tanti particolari. Si sa l’entusiasmo a volte ti prende la mano e ti fai trasportare dalle emozioni, ed io, come lui, non sono riuscito a sorvolare su quello che potremmo tranquillamente definire  “spionaggio industriale”... mi manca solo la foto che avrei anche scattato se non avessi visto con quale riservatezza mi raccontava di questo gioiello. Avrei dovuto vero Frank?
Certo io sono un dilettante allo sbaraglio per tutto ciò che riguarda la canoa sull’acqua ferma, anche se in gioventù ricordo da aver partecipato a due campionati italiani assoluti di velocità: uno in K2 con Ivan Pontarollo a Milano e uno proprio sugli 11 metri a Mantova. Quel K4 aveva uno scopo preciso: quello cioè di dimostrare che i fluvialisti potevano mettersi in concorrenza tranquillamente  con gli specialisti della velocità. Finita la nostra stagione di gare la Forestale ci aveva chiesto di partecipare agli italiani di velocità e così  con Fabio Ceccato, Luciano Ferrazzi e Paolo Benciolini avevamo messo in piedi un K4. Con quella barca  avevamo percorso forse 4 volte i 1.000 e cioè per andare alla partenza delle batterie quindi la batteria. Esperienza ripetuta per la finale. Totale quindi 4.000/4.500 metri di cui la metà in gara! Sollevavamo tanta di quell’acqua in partenza che al confronto un idrovora non svolgeva neppure la metà del nostro lavoro. In finale eravamo temuti soprattutto da chi avevamo alla nostra destra e sinistra per possibili invasioni di corsia. Ci avevano soprannominato “Scappa4” e, per mimare  il nostro stile di pagaiata muovevano le dita della mano in maniera alterna per evidenziare la nostra assoluta disincronia nell’azione motoria. Bei ricordi di canoa vissuta alla grande.
Per il resto nulla da segnalare se non il fatto di aver goduto nel  vedere, questa sera,  il  “diavolo rosso” Molmenti giocare con le paline e con l’acqua come solo lui sa fare. Eleganza e forza che sono concentrate all’interno di un piccolo-grande uomo. Lui ad ogni discesa si ricarica direttamente dall’elemento naturale per eccellenza, come fanno le turbine: produce autonomamente energia che si trasforma all’istante in manovre spettacolari e in rotazioni sublimi. Speriamo solo che sappia gestire al meglio tutta questa potenza senza farsi prendere troppo la mano e che la sua buona stella lo assista nel momento decisivo.
Il podio, che sta giusto di fronte alle tribune, è un’opera colossale con una pavimentazione in marmo rosso  e  sembra far dannare più del previsto ingegneri ed operai. Róbert Orokocký oggi ha finito di sostituire le porte dall’allenamento con quelle da gara. Purtroppo si utilizzeranno le porte francesi in plastica, forse troppo leggere per Bratislava dove il vento può rovinare la festa! La prima volta vennero utilizzate ai mondiali dell’87 - che coincidenza avevo già testè nominato quel mondiale anche se per la discesa - e dall’ora sono entrate in uso praticamente ovunque.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

- 4 ai Campionati Europei Slalom 2010

Metti in circolo il tuo Amore


Metti in circolo il tuo amore
come fai con una novità
Metti in circolo il tuo amore
come quando dici si vedrà
come fai con una novità


Ligabue, De Andrè e Jovannotti mi hanno fatto da colonna sonora su autostrade austriache libere con pochi camion e autovetture a 110 chilometri orari. Perché tutto ciò è possibile giusto fuori dagli amati confini italici, mentre da Verona Sud al Tarvisio ti sembra di viaggiare su un binario ferroviario con interminabili colonne di autotreni sulla tua destra e sfreccianti fuoriserie che ti sorpassano in ogni dove? Non ho ovviamente risposte, rimango solo disarmato davanti a tutto ciò. Avrei dovuto partire ieri notte, ma la voglia di restare abbracciato ancora alla mia stella cometa mi ha fatto ritardare la partenza... ma n’è valsa la pena! A Bratislava, dopo 11 ore di musica, pensieri, sogni e progetti, ho trovato pioggia, ancora pochi canoisti e tanti lavori in corso per i prossimi campionati europei che ormai stanno entrando nel vivo. Si sta arredando il canale di Cunovo. Stilizzati ovunque si trovano gli eroi slovacchi della pagaia. Un tributo alla loro magnificenza olimpica: Martikan, Hochoschoner e Kaliska su manifesti e su dipinti che saranno il leit motiv di questa rassegna continentale. Andrea e Erik sono soddisfatti della loro nuova barca e dopo qualche giorno di perplessità sembrano convinti di questa nuova scelta. Rosa con inserti geometrici argentei frutto di una elaborazione grafica che per onestà devono condividere con il Cippo artista. Io ho piazzato la casa viaggiante sul pratone che è stato rasato ed è pronto per accogliere atleti e delegazioni che stanno confluendo in Slovacchia per aprire ufficialmente la stagione 2010 con una gara che ci regalerà sicuramente grandi emozioni. Finalmente dopo tante ore passate a curare ogni dettaglio ora è il momento di volare sull’acqua, è il momento di tirare fuori tutto il lavoro fatto, è il momento di divertirci, di immortalare momenti, gesti, emozioni. Da oggi quello che conta sarà l’operatività, la concentrazione, la forza di spirito e ovviamente tanta e tanta energia per vivere da protagonisti e alla grande questo Campionato Europeo di Slalom: noi siamo pronti!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

- 5 giorni dal Campionato Europeo Slalom 2010

Lungo silenzio... ma il motivo era valido!


E’ definitivo ho fatto il grande salto e sono entrato nel mondo Mac, complice il mio compleanno, che dopo diversi anni sono riuscito a festeggiare a casa, una moglie fantastica che ha pensato ad un grande regalo e un figlio invasato di Steven Paul Jobs. Quindi il tempo che dedicavo a cercare di fermare i fatti con le parole ho dovuto usarlo per apprendere le nozioni base per questo nuovo mondo che mi si è aperto e che effettivamente offre grandi opportunità. Ho accettato la sfida e sono tornato alle scuole elementari con il grembiule blu nuovo e il cestino per la merenda. Timoroso, ma nello stesso tempo curioso di aprire la mente ad un nuovo sistema informatico per organizzare la mia vita, i miei pensieri, i miei studi, le mie immagini, i miei video, le mie statistiche.
Eppure la mia casa mobile non si è fermata e ha percorso ancora tanti chilometri, il mio cuore ha avuto forti stimoli e la voglia di raccontarli è sempre forte nella speranza di fare cosa gradita ai più.
Mi sono divertito a Valstagna nel ruolo di dimostratore del percorso con canoe purtroppo che non ho saputo indossare come avrei voluto. Ho incontrato tanti appassionati, mi sono incantato ad ammirare il buon Peppino D’Angelo a prodigarsi di consigli ai nuovi giudici arbitri, con un Valerio Veduti attento a far crescere il mondo della canoa dal lato che gli compete visto il suo ruolo di Vice-Presidente della Direzione Arbitrale Canoa. Ho bevuto il caffè in compagnia di vecchi amici. Ho visto comunque il sorriso su chi ora deve pagare le conseguenze di un imprudente e azzardato gesto sportivo con la pagaia. Ho parlato di canoa nell’essenza del termine, ho parlato di allenamento e canoe nuove, di progetti e speranze. Ho visto la finale di Champions in un bar di Campolongo con una anziana signora che non ha smesso un attimo di sferruzzare e con ragazzi che soffrivano per i loro beniamini con la palla al piede. Ho respirato la freschezza di una gioventù che sta crescendo, purtroppo con un futuro molto incerto, perché è incerta la competenza di chi dirige oggi la canoa italiana. Non lo dico io, ma lo evidenziano i continui capovolgimenti di programmi, regole, criteri che dovrebbero essere inamovibili, dovrebbero costituire la base di lavoro e di partenza per crescere assieme. Il buon Luciano si danna a girare l’Italia nel tentativo di unire sforzi ed intenti, ma il problema non è questo. Il problema è la dichiarata chiusura alla logica sportiva di chi purtroppo in questo momento pensa di avere la verità in tasca. Nel settore discesa si convocano ai mondiali atleti ultra 40enni con ragazzini 15enni e rappresentanti federali che poco centrano con la discesa. Ma non c’è già il team leader che rappresenta la Fick? Nel settore slalom un anno si rispettano alla lettera percentuali assurde e l’anno successivo si aprono le porte a proprio gusto confondendo Ferrazzi con Ferrari, valutando con lo stesso criterio gare fatte su canali impegnativi e su fiumi che anche un cadetto primo anno pala singola riesce a completare con un sola penalità!
Ho notato una certa stanchezza, una ripetitività anche da parte di chi organizza manifestazioni che comunque sono un classico nel panorama nazionale. Certo i tempi d’oro di Enrico Lazzarotto sembrano essere lontani, quando le gare erano feste, le premiazioni mandavano a casa vincitori e vinti con ricchi premi e con tanta musica nello spirito, pronti ad affrontare la vita di tutti i giorni in attesa delle foto, dei commenti e del DVD che arrivavano puntualmente per non dimenticare mai nulla!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Non riesco a decidermi se preferisco la “Nutella” o la “Marronata”, certo è che non disprezzo né l’una né l’altra, quindi, per non fare torto a nessuno, alla mattina mi faccio una fetta di pane ai cereali con la delizia di nocciola e una fetta con la dolcezza del frutto autunnale per eccellenza.
Le promesse vanno mantenute e allora bisogna approfondire l’argomento dell’esclusione di Peter Cibak dalla squadra slovacca dei Kayak uomini. Ora sembra sorprendente che uno del suo valore – terzo ai mondiali nel 2005 -
possa farsi prendere in castagna (per restare quasi in tema con il mio amletico dubbio) in tutte e tre le gare di selezione disputate su percorsi (Cunovo e Liprovosky) decisamente conosciuti dal potente pagaiatore slovacco. Eppure anche lui, evidentemente, ha pagato lo scotto di tensione e di stress che nelle prove selettive sembrano non risparmiare nessuno. Forse, per questa esclusione, si sarà rivoltato nella tomba anche il nonno Ondrej Cibak tanto famoso da queste parti che al solo nominarlo la gente esprime rispetto e devozione. E pensare che i Cibak qualche discendente lo hanno sempre piazzato nella squadra nazionale fin dalla notte dei tempi dello slalom. Chi era il capostipite è presto detto basta ricordare che lui è stato praticamente il primo progettista di canali artificiali aprendo quella strada che ormai non ha più fine. Ondrej nasce in Cecoslovacchia a Liptovský Mikuláš nel 1926 e si avvicina, giovanissimo, alla canoa. Partecipò ai Campionati del mondo di Merano nel 1953 e ottenne un 12esimo posto di tutto rispetto. Quando si parla di questa edizione iridata non si può, però, non parlare dell’evento che la caratterizzò e che ancora oggi è ricordato nei libri di storia sportiva. Infatti uno dei compagni di squadra di Cibak, un certo Milo Duffek, l’inventore di quello che noi italiani chiamiamo aggancio, stanco dell’oppressione comunista, decise di prendere la palla al balzo e scappare prima della fine dei mondiali eludendo la sorveglianza che sempre accompagnava le squadre dell’Est. Infatti, alla mattina del 26 luglio del 1953, tutti lo aspettavano in partenza per la gara a squadre, ma lui, notte tempo, si era dato alla fuga per raggiungere prima la Svizzera e poi gli Stati Uniti d’America . La Cecoslovacchia quindi non partecipò, per evidenti ragioni, alla gara a squadre nel kayak maschile. Cibak tornò a casa dall’Italia piuttosto scosso, decise di ritirarsi e mettere le sue energie ad allenare le nuove generazioni e contemporaneamente sviluppò le sue idee per cercare di realizzare dei percorsi artificiali di slalom. Giunse però solo nel 1978 a realizzare il primo vero canale artificiale, dopo quello delle Olimpiadi di Monaco, nel 1972 e proprio a Liptovský Mikuláš.
La fama di questo allenatore per mestiere ed “ingegnere” per diletto presto raggiunse tutta l’Europa e furono diverse le località che lo chiamarono per una consulenza tecnica di riferimento proprio sulle nuove strutture canoistiche.
Fu così per il canale di Barcellona, a La Seu d’Urgell, che riportò lo slalom ufficialmente fra gli sport olimpici, per i nuovi canali di Cunovo (operativo nel 1996) e poi ancora per Cracovia e tante altre località. Mi ricordo nel lontano 1991 quando venne in Val di Sole chiamato da Pietro Scaramella, l’allora presidente del Comitato Organizzatore dei Campionati del Mondo ’93, praticamente gli ultimi che videro slalom e discesa svolgersi sullo stesso fiume e nello stesso contesto. Sul Noce Ondrej Cibak, nel frattempo insignito della laurea in ingegneria idraulica honoris causa dalla Slovak University of Technology, diede qualche dritta che purtroppo non si fece in tempo ad attuare visti numerosi inghippi burocratici e i tempi ristretti. Aveva suggerito, infatti, di realizzare una piccola diga alla fine del percorso di slalom a Mezzana che avrebbe permesso di svolgere le prove in assoluta sicurezza. Così facendo, in zona arrivo, si sarebbe formata una grande morta per scendere dalla canoa e per recuperare eventuali canoisti rovesciati. Era un gran brav’uomo, semplice e amante della buona cucina. Parlava italiano ed era di riferimento per molti con i suoi consigli e con la sua lunga esperienza. La sua città, per ricordarlo, ha scritto il suo nome tra i più famosi personaggi della storia Slovacca su un monumento posto al centro di Liptovský Mikuláš a ricordo delle opere e della sua vita di sport e studio. Muore nel 2000 e ogni anno è ricordato con il Trofeo a lui dedicato nelle gare del Tatranska Slalom giunto quest’anno alla 62esima edizione. Mi fermo qui con i ricordi anche se mi verrebbe da raccontarvi la 40esima edizione dei Tatransk Slalom a cui partecipai con Pierpaolo Ferrazzi e Ivan Pontarollo. Ivan vinse il circuito, Pierpa poco distante e io chiusi al quinto posto, ma ovviamente ciò che si ricorda maggiormente è il viaggio che fu mitico: noi tre, una macchina a noleggio, spese pagate dalla Fick, una sosta al Trento Sud per farci finanziare dall’allora consigliere federale Fulvio Bonmassar, e… nessuno al seguito, solo la nostra voglia di pagaiare e la voglia di misurarci con il mondo!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 14 maggio 2010

- 20 giorni dai Campionati Europei di Slalom


P.S. giusto per la cronaca e per una completa informazione la squadra dei Kayak uomini 2010 per la Slovacchia in coppa del mondo e campionati europei è composta da Kamil Kaniscak classe 1987; Jan Saibidor classe 1982 e da Tomas Mraz nato nel 1980 per una media di 27 anni. I due migliori risultati in coppa e nella gara continentale si qualificheranno per i campionati del mondo di settembre e per il terzo posto ci si giocherà il tutto per tutto alla Danubia Cup ad agosto. Chiaro l’obiettivo di tenere stimolati comunque tutti gli atleti anche quelli momentaneamente fuori dal team della nazionale.

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nella foto Ondrej Cibak

Una Volpe rossa

Intorno alla mia casa viaggiante è già cresciuta l’erba e una splendida volpe rossa con una coda bellissima mi ha fatto compagnia questa mattina durante la corsetta che mi concedo prima di iniziare a lavorare con gli atleti. Ed è proprio durante la mia ora di “libertà” che riflettevo sugli slovacchi ed in modo particolare sul lavoro che stanno incredibilmente portando avanti con vari C2. Hanno praticamente tre ottime coppie di specialisti in questa categoria e altri alle loro spalle stanno crescendo. Dei gemelli Hochoschoner ho parlato a lungo, dei cugini Skantar-Skantar anche. Non ho approfondito mai però l’evoluzione di Tomas Kucera e Jan Batik decisamente in crescita a livello internazionale. I due nascono come C1 e hanno rispettivamente oggi 25 e 24 anni. Da junior non sono stati male sulla barca singola tanto che Jan Batik nel 2004 agli Europei Junior in Polonia sul canale artificiale di Cracovia arrivò terzo nella gara vinta da Matej Benus, oggi un gran bell’atleta senior che quest’anno venderà a caro prezzo la pellaccia nelle gare in canadese monoposto… ne sono sicuro! Nel 2006 Kucera e Batik si mettono in barca assieme e vincono il titolo continentale negli U23, per poi proseguire ancora in questa categoria e in questa gara con due bronzi nel 2007 a Cracovia, e nel 2008 a Solkan. Nella stessa gara, in Slovenia, gli italiani Pietro Camporesi e Nicolò Ferrari giunsero quinti. Dall’ottobre del 2008 i due slovacchi Kucera/Batik, che vivono e si allenano principalmente a Liptovosky Mikulas, iniziano ad essere seguiti costantemente da Juraj Ontko rientrato dal Giappone dopo aver allenato la squadra olimpica che in Cina ha portato a casa un quarto posto nel Kayak femminile con Yuriko Takeshita. I due ciunisti, sotto la sapiente guida del simpatico e bravo tecnico dalla lunga esperienza internazionale come atleta (una carriera iniziata nel 1981 con i mondiali a Bala e conclusasi con il titolo europeo a squadre nel 1998) crescono molto e ai mondali spagnoli 2009 finiscono la prova al sesto posto e contribuiscono a far vincere alla Slovacchia il titolo iridato nella prova a squadre in questa specialità. Correndo quindi, e con la mente libera, mi chiedevo come possa una federazione investire tempo e denaro su un terzo equipaggio nella consapevolezza di avere già, non uno, ma due barche di sicuro valore mondiale e olimpico. Mi sono anche detto che certamente tutto ciò fa un grande onore ad una nazione che sta investendo molto sulla canoa slalom. Il destino di questa spettacolare specialità, se vogliamo seguire il disegno dell’ICF, sembra essere destinato all’estinzione. Eppure diverse nazioni ci stanno credendo ancora e proprio per questo motivo non bisogna mollare interessi verso una disciplina che regala sempre grandi e forti emozioni al movimento in generale. L’obiettivo di tutti deve essere quello di cercare di salvare il C2 dall’assurda equazione che sembra turbare il movimento olimpico internazionale e cioè quello di dover per forza di cose rispettare la parità fra uomini e donne dal punto di vista numerico. Ma come la mettiamo allora con il nuoto sincronizzato, volete dirmi che per equità dobbiamo mettere in acqua anche i maschietti truccando occhi e acconciandoli con chignon posticci? Secondo me non è questione di numeri, ma di rispetto reciproco e di tradizioni sportive che nascono nella notte dei tempi.
Mi sono lasciato andare volevo parlare anche dell’esclusione dei Peter Cibak dal team slovacco dei kayak: lui che era in squadra dal 1997 al primo anno senior e che ci è rimasto fino a pochi giorni fa. Prometto, lo farò nei prossimi giorni, ora ho il finale di "Bianca come il latte rossa come il sangue" un libro romantico che mi sta aspettando e visto che il tramonto sul Danubio era scarlato come il sangue mi sembra buona cosa restare in tema!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Un sorriso per gioire dell'allenamento


Poco distante da Cunovo lungo il Danubio c’è una sorta di ramo di fiume dove ci sono ancorate tante piccole casette galleggianti. Un posto quindi al riparo da eventuali piene e pericoli che questo fiume, lungo più di tre mila chilometri, può offrire. Il paesaggio è bellissimo e se vogliamo primitivo. La semplicità della natura e della gente che anima il luogo sembra di altri tempi, di altre realtà. Apparentemente tutto è molto ovattato, silenzioso e rilassante. Ti capita di incontrare persone a cavallo, in bici, sui pattini in linea, di corsa o semplicemente camminatori che scorazzano in giro bambini o cani. Gli amanti poi occupano poca superficie visto che deambulano praticamente su un’unica linea immaginaria, abbracciati e avvinghiati… in effetti il luogo ispira romanticismo e poesia. Tutto questo è stato l’atto conclusivo di una giornata particolarmente produttiva in canoa: finalmente i concetti su cui sto lavorando da diversi mesi iniziano ad emergere e a diventare piacevoli automatismi motori. Il cammino è ancora lungo e tortuoso ma qualche chiodo sulla roccia è ben fissato pronto a tenere in caso di caduta. Di cosa si tratta credo che siate a conoscenza tutti, visto che certamente non ne faccio mistero, anzi ne sto parlando da mesi. L’equilibrio, la costanza nel ripetere gesti e movimenti, la consapevolezza che un lavoro profondo e mirato alla fine paga, non fosse altro per le emozioni che un atleta percepisce nel mettere in essere quelle manovre. Per un allenatore la soddisfazione di percepire, da un sorriso, la felicità di una persona che sta trovando la sua giusta dimensione fra porte, onde e riccioli e che indossa la sua canoa come una seconda pelle, usando la pagaia in modo sopraffino ed elegante tanto da poterci giocare anche a Shangai!
Dall’Italia ci arrivano notizie delle gare di Campionato Italiano Under 23 e U21 e valide come selezione. Ora io non capisco come si possa gareggiare in una categoria e vincerne due o addirittura tre. Nel senso che se partecipo al campionato italiano under 23 e sono viceversa under 21 posso decidere dove partecipare, ma non si dovrebbe, con la stessa gara, entrare in classifica in tutte e due le categorie. Mi sembra una cosa decisamente sciocca. Come è sciocco disputare un campionato italiano contemporaneamente per una e per l’altra categoria. Così facendo si perde qualità e valore del titolo conquistato. Il suggerimento è quello di cambiare l’art. 43 punto 6 del “Regolamento Tecnico Canoa Fluviale”. Così è’ una sorta di offerta dell’Esselunga paghi uno e prendi tre.
Al di là delle considerazioni generali c’è da dire che la prossima gara di Tacen diventa decisiva un po’ per tutti, nella speranza che non venga cancellata come sabato scorso. Infatti gli sloveni avrebbero dovuto disputare la loro gara di selezione, ma il livello del fiume lo ha impedito. Hanno recuperato in parte domenica con una gara decisamente sfalsata rispetto al solito standard di Tacen con partenza sotto il salto iniziale. L’acqua è molto sopra al livello di guardia e le previsioni della settimana mettono pioggia, pioggia, pioggia. Speriamo bene!
Domani il Giro d’Italia torna nei suoi luoghi natii… finalmente! Non se ne poteva più di un’Olanda ventosa e con strade che impediscono ai corridori di correre come un Giro d’Italia va corso: tra lambrusco e qualche fetta di soppressa come ci raccontava quel cantastorie di Gianni Brera. Un giornalista che definiva il ciclismo: "l'arte di tenere il soprassella sulla medesima". E guai al ciclista che soffre di foruncoli. Si può perdere un giro d'Italia, per quello. Nessuno aveva osato rivelare che il vincitore di uno dei primissimi Giri d'Italia, Ganna, intervistato sul traguardo finale, aveva dichiarato con tutta semplicità: "Me fa tant mal el cù"

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi


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nella foto in alto: Luigi Ganna detto el Luisin e poi anche Luison
è il vincitore del primo Giro d'Italia.

Street-surfing come pagaiare


Se ne vedono sempre di belle e quando pensi di conoscere alla perfezione abitudini e segreti di qualche campione della pagaia ti accorgi che forse non è proprio così. E allora mi ha fatto specie questa mattina di buon ora scoprire i gemelli Hochschorner camminare vestiti da canoa lungo il canale di Cunovo per una ricognizione sul percorso. Ancora più sorpreso nel vederli all’opera su un allenamento decisamente inusuale per loro: percorso diviso in due parti, che abbreviato nella mia agenda scrivo così: 1:2… segue poi il numero di serie che sono state fatte! La cosa ovviamente mi ha lasciato confuso visto che i tre volte campioni olimpici hanno fatto della tecnica, sulle 3 massimo 4 porte, una sorta di religione e mai e poi mai passeggiano lungo il percorso per guardare le porte… loro sono le onde e le porte di questo canale. Va beh! Non pensiamoci e concentriamoci sul resto di questo sabato 8 maggio in cui sparsi per l’Europa molti atleti si giocano i posti nelle rispettive nazionali. Gli italiani ad Ivrea e gli slovacchi a Liptovosky. Cavolo! Pensando ancora agli Hochschorner mi pongo il dubbio sul fatto che forse dovrebbero essere in quel dei monti Tatra a contendersi un posto in squadra nazionale!!! Beh loro fanno parte di un’altra categoria e si sa che gli extraterresti sono di colore verde e hanno altre abitudini come quella di nutrirsi con oggetti metallici e vestirsi sempre di nero e bianco.
Punti di riflessione non mancano mai e non manca neppure la gioia nel veder danzare sulle acque danubiane Maialen Chourraut. La spagnola, che nasce nei paesi baschi, è entrata definitivamente nell’elite mondiale lo scorso anno con un argento iridato che le ha regalato fama e gloria. Eppure di amarezze l’iberica ne ha dovute digerire parecchie. Nel 2004 è seconda agli europei U23 a Krakov (Polonia) dietro alla rivale di sempre e cioè Jana Dukatova poi si lesiona le spalle ed è costretta a fermarsi per un anno intero. Ritorna nel 2006 con un 4^ posto agli Europei U23 a Nottingham (GB) ed entra in una fase di cambiamento che definirei soprattutto di maturazione agonistica. Che la vice-campionessa del mondo sia forte fisicamente non ci sono dubbi. Ha un fisico tonico e in palestra impressiona sotto ogni punto di vista. Ma il vero salto di qualità arriva piano piano, pagaiata dopo pagaiata. Le sua armi vincenti sono la semplicità dei movimenti e la scelta di manovre tecniche alla sua completa portata e controllo. La ricerca quasi spasmodica dell’equilibrio e la consapevolezza che tutto parte dalla testa oltre che dall’allenamento. Metodica, costante, determinata nel raggiungimento di chiari obiettivi, se pur a volte timorosa,spesso si rivela aperta anche alle novità piuttosto inusuali e strane. L’ultima è lo street surfing che non è altro che un attrezzo composto da due pannelli flessibili controllati da una barra di torsione; le due ruote poste sul fondo sono libere di ruotare a 360°. Il movimento “THE WAVE” – così viene chiamato - è possibile grazie alla torsione delle spalle e alle ginocchia che devono formare un movimento a esse. Per fare tutto ciò c’è bisogno di un ottimo equilibrio, di sensibilità e di coordinanzione. E’ come stare su una tavoletta propriocettiva, è come stare su un’onda in mezzo all’oceano, è come essere seduti sul tuo kayak su un fiume piuttosto movimentato. Bene! Maialen, quando non è in canoa, si muove con questo marchingegno tra il canale ingannando il tempo e spassandosela come un ragazzino quattordicenne con il suo nuovo giocattolo. Ieri ha tanto insistito perché lo provassi anch’io e dopo avermi dato i primi rudimenti e suggerimenti utili – lavora sulla gamba posteriore, trova l’equilibrio, sostieniti sulla mia mano, spingiti e prendi velocità – mi sono lanciato scoprendo un mondo nuovo e un bel sistema per allenare all’asciutto qualità come equilibrio, destrezza e fantasia… insomma tutti aspetti molto interessanti per lo slalom!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Cunovo, 8 maggio 2010


P.S.

Da Ivrea arrivano anche i risultati della prima gara di selezione per il settore slalom. Su tutti il campione continentale Daniele Molmenti con 96,8, seguito dal campione del mondo del 2006 Stefano Cipressi con 97,3 e terzo il giovane Lukas Mayr 98,5, quindi Diego Paolini 99,2, Riccardo De Gennaro 99,9, Andrea Romeo 100,3+2, Luca Costa 104,0 e Omar Raiba 104,9. La prima donna Clara Giai Pron con il 31% dal primo K1 uomini, male Cristina Giai-Pron e Angela Prendin.
Questo è tutto quello che ci è dato sapere… speravamo nella tempestività dell’ufficio stampa Fick, ma evidentemente era altrove impegnato.
Per i risultati della prova di selezioni slovacca collegatevi sul sito http://avs.ktklm.sk/ e troverete tutto in tempo reale. Sembra un sogno per noi italiani!

Io concepirei il sito federale come un punto di riferimento per tutti i canoisti. Durante il week-end ci dovrebbero essere aggiornamenti continui sull’andamento dai vari campi di gara. Così facendo si potrebbe rendere vivo e seguito il nostro mondo. Dovrebbe diventare un punto di confronto, dove trovare il giorno dopo video e analisi dei nostri insigni tecnici su gare e allenamenti.
Un esempio di diretta on line? Eccolo: ore 14,56, pochi minuti dopo la fine della prima gara di selezione, appare sulla home page di FB del mitico Giuseppe Montarese:
Giuseppe Montarese il Capo da Ivrea :
finale
Molmenti Cippo Mayer Paolini De Gennaro Romeo Costa Raiba
Esempio di comunicazione precisa e veloce. Abbiamo i primi aggiornamenti dal campo di Ivrea, gli approfondimenti arriveranno con l’edizione della sera.



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nella Foto: Maialen Chourraut

On the road with my home, on the wave with my heart!

Ho guidato tutta la notte con il profumo e il gusto del pane che Marina sta facendo da qualche tempo e che, spesso e volentieri, è il tocco di classe nelle poche cene che riesco a fare a casa. Ho guidato assorto nei pensieri che come sempre mi diverto a formulare in viaggi così lunghi ed importanti. In un viaggio che apre praticamente la stagione alle gare. Anzi per dirla tutta ho cercato di pianificare al meglio la notte da lupo solitario che da casa mi avrebbe traslato quasi inconsciamente a Bratislava. Per scelta evito la diretta della finale di Coppa Italia, tanto so già come va a finire e non sopporto che ad un incontro di calcio vengano impegnati più di 2.000 agenti per tenere l’ordine pubblico. Ma stiamo scherzano? Quindi mi sintonizzo sulla mitica Radio 2 e a “decanter” si parla di vino con un wine maker, Umberto Trombelli , allievo del grande Giacomo Tachis, considerato l’enologo d’Italia per eccellenza. Altro ospite è l’assessore al turismo della Puglia, quindi si parla di vino, prodotti gastronomici e di una regione che amo moltissimo e a cui sono legato anche canoisticamente. Voi vi chiederete perché? Semplice perché con il club si andava proprio là in vacanza, ospiti nel trullo di un socio fondatore del Canoa Club Verona: Giorgio Bergamini. Tra una gara e l’altra c’era anche il tempo per un po’ di mare e di tanta allegria, compagnia, giocoleria, romanticheria, sportiveria con quei giovani che oggi sono dottori, ingegneri, architetti, economisti, professori, meteorologi, naviganti e amanti e che vagano nel mondo chiamati dalle loro passioni, dal lavoro, dagli amori e dai sogni. Ma questa è un’altra storia anche se occupa, in questa notte di viaggio, molti chilometri e mi fa sorridere in più di un’occasione ricordando i tempi passati e il buon cibo consumato in quel cortile bianco, bianco dove si respirava a pieni polmoni profumi mediterranei per caricarci di energia e d’amore.

Arrivato al confine, spengo la radio e lascio la mente libera di scegliersi scenari e parole dove volare, dove sognare. Questo l’ho imparato da Gianca(rlo), sì! Perché tutto si impara o si scopre nella vita, anche se “quando cominciamo a capire qualcosa il buio ci porta via” (Vincenzo Mollica in Favoletta ristretta si fa leggere in fretta). Gianca è stato per un tempo l’allenatore del CCVR e io ero piccolo e a noi piccoli lui aveva dedicato la sua esperienza e il suo tempo per trasmetterci la passione per la canoa e per la vita. Penso che ci sia riuscito egregiamente. Aveva una macchina grande, che sapeva di noi e delle nostre avventure sui fiumi. Una volta gli chiesi, sapendo che viaggiava spesso e volentieri da solo, perché non avesse la radio con le cassette. La spiegazione arrivò in un lampo senza esito alcuno nella semplicità che a volte le parole possono nascondere: la radio non mi lascia la mente libera e ora sostituirebbe le nostre preziose parole. Ecco perché, facilitato anche dal fatto che in Austria avrei difficoltà a proseguire la diretta, decisamente satirica, sulla puntata dell’Isola dei Famosi, spengo la radio e la mente s’accende e mi ritrovo a sorridere pensando che sta iniziando un’altra avventura tra gare di selezione, europei, coppa del mondo, gare internazionali e mondiali. Sorrido perché mi rendo conto che tutto ciò sarà così veloce come i lampi che segnano il mio cammino in questa notte di viaggio e di pensieri. Ogni avvenimento illuminerà per poco quel momento, anche se cercherò, come sempre, di fermarlo con le parole che tutto possono e che non ci fanno dimenticare, o per lo meno lo fanno con più lentezza, il nostro pellegrinare fra onde, riccioli e porte sospese nel vento.
Il temporale si fa minaccioso con i tuoni, come minacciose e rumorose si faranno sentire le delusioni di qualche allenamento o gara. Il brutto tempo ora, mi costringe a rallentare la corsa. La pioggia è un avvertimento che spero di saper cogliere per valutare i nostri obiettivi agonistici. Le stelle, che ora splendono, saranno la luce riaccesa dopo le delusioni, i cambiamenti di rotta, le amarezze e le sconfitte, ma con il piacere e la consapevolezza che, prima o poi, contribuiremo anche noi a farle brillare con più luce, con più energia, con più fantasia.
L’alba mi coglie di sorpresa. I colori iniziano a prendere forma e le forme iniziano a prendere sostanza facendomi capire che ormai sono arrivato. Finisce la solitaria notte, che tanto solitaria non è stata perché molti se non tutti, anche se per un sol momento, mi hanno sostituito alla guida della mia casa viaggiante… io avevo altro da fare: dare voce e concretezza all’avventura che ci accompagnerà fino a metà settembre!

Occhio all’onda!

L'amor fa perdere l'appetito o forse vien mangiando!

Le tavolate nei self-service sono sempre affollate specialmente nelle ore di punta e nei luoghi di transito come stazioni e aeroporti. Quanto poi la fame ti assale e ti trovi a vagare fra tavoli con vassoio in mano e troller al seguito ti precipiti sul primo posto libero che trovi. Giusto di fronte alla cassa la mia visione periferica individua al volo tre tavolini con un solo fruitore, un anziano signore con giubbotto sportivo che assapora le sue pietanze in attesa, probabilmente, del suo treno. Io mi siedo giusto a lato dopo essermi accertato della disponibilità dell’area e mi lancio sulla mega insalatona di tonno, capperi, mozzarella e pomodori. A contorno e a supporto di tutto ciò un gustoso pane alle olive sulla mano sinistra che svolge alla perfezione il doppio ruolo di supporto alla forchetta per inforcare al meglio le foglioline verdi e per saziare boccone dopo boccone la mia fame d’attesa. Il resto della tavolata non rimane a lungo sguarnito visto che pochi minuti dopo prendono posizione un tipo e una tipa dai tratti certamente poco italici: i suoni che ci arrivano confermano l’impressione visiva. I due hanno vassoi colmi di cibarie ed uno sguardo fugace mi fa sorridere al pensiero di così tanta fame in due corpi all’apparenza snelli e slanciati. Nel frattempo l’anziano signore dà fondo ai suoi ultimi bocconi, io affondo con impeto l’attacco al cibo e i due iniziano a parlottare. Sul loro tavolo fanno bella mostra un antipasto di frutti di mare, un lasagna fumante con una pioggia di formaggio grana che piano piano si fonde con gli altri ingredienti diffondendo un profumo a me famigliare e il ricordo viaggia nelle domeniche di un infanzia ormai lontana. Il trionfo però va ai secondi tra i quali spiccano una tagliata di carne con rucola sul vassoio di lui e un pesce spada marinato su quello di lei che evidentemente aveva deciso di restare in tema acquatico dopo il succulento antipastino. Non mancano neppure i dessert che per l’appunto sono una torta con ripieno di crema e una macedonia con tanto di fragole a contorno. Acqua e un litro di vino bianco dei Castelli romani. Non male per un lunch in attesa dei cavalli fumanti che corrono sulla strada ferrata che ti porta sulle montagne rocciose, per dirla alla Tex Willer. Al cibo però, i due dalla pelle color ambra, non sembrano dare molto peso e tanto meno a noi due poveri umanoidi costretti a cibarsi per sopravvivere. La voce dei due assume toni più alti e lo sguardo mio e del mio occasionale compagno di tavolo si incrociano per chiederci che cosa stia succedendo, con il boccone che ci si ferma a mezza via. La lingua egizia per me non è altro che una serie di geroglifici che ho visto nei vari documentari di Piero Angela e mi rendo conto di non capire assolutamente nulla se non il fatto che lei abbandona la posateria con rabbia e con il cuore infranto, infilandosi un paio di occhialoni scuri assumendo un’espressione che non si discosta di molto dalle mummie delle tanto famose piramidi egizie. I due dai toni vocali forti, passano a risolvere i loro problemi, chiaramente di cuore, utilizzando le quattro mani di cui sono dotati. Il vecchietto e il sottoscritto cercano di parare i colpi nel vano tentativo di salvare anche le pietanze che a questo punto potrebbero diventare oggetti contundenti da lanciare su bersagli in movimento. Mantenere la calma in situazione delicate è la prima regola che mi hanno insegnato nei vari corsi che ho frequentato per prendere brevetti come: bagnino, guida rafting, maestro di canoa, soccorritore fluviale, soccorritore alpino, primo soccorso, emergency responder o bls che puntualmente rinnovo ogni due anni dal mitico Dario Romano che la sa lunga su molte cose. I due sono sempre più agitati e sembra di stare in un film d’azione che passa però nell’indifferenza di tutti tranne dei due sventurati commensali che hanno avuto la sfortuna di sedersi proprio a quel tavolo con due innamorati litigiosi. Io mi guardo in giro e non noto telecamere… non vorrei mai essere su un set cinematografico a mia insaputa. Per fortuna che la quiete arriva in un attimo dopo la tempesta di leopardiana memoria


Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.



I presunti egiziani o tali che fossero come venuti si dissolvono nel nulla senza toccar cibaria e con i loro troller argento si confondono presto tra la folla che lascia il ristorante per salire sulle varie diligenze. A quel punto lo sguardo con il mio anziano commensale si incrocia e, senza proferir parola, il giovinetto ai tempi della prima guerra mondiale si avventa sull’insalata di mare. Sorride e mi dice: è proprio vero che l’amor fa perdere l’appetito, mentre a noi l’appetito a questo punto vien mangiando! Il viaggio di ritorno in effetti è stato un pochino movimentato vista la grande quantità di cibo ingurgitato e devo dire che il bianco dei Castelli a mezzogiorno non è poi così male.

Occhio all'onda!

Una domenica in pantofole


Era parecchio tempo che non passavo una domenica decisamente rilassata a godermi, con i piedi sul tavolino, tanti eventi sportivi, complice il brutto tempo e la consapevolezza di un calendario assai fitto e senza sosta fino alla terza domenica di settembre. Quindi cosa fare di meglio se non godersi da sportivo ciabattaro una giornata davanti a Tv ed internet?

Alla televisione ho sospirato per il sorpasso di Lorenzo su Pedrosa con un Rossi a guardare le stelle dicendo che non era giornata per lui con una spalla dolorante… bravo vai a fare lo sciocchino con il motocross invece di pensare al motomondiale. Una entusiasmante vittoria dello spagnolo Lorenzo, davanti al suo pubblico, dedicata al Barca, lui tifoso dei “blugrana” contro il “neroazzuro” Valentino. Ok ora siamo uno pari.
L’attenzione poi si è spostata sul nuovo centrale del Foro Italico con i suoi 10.500 posti a sedere per la finale tutta iberica tra David Ferrer contro il mio amico Rafael Nadal. Ho conosciuto Il “maiorchino” ai giochi olimpici di Bejing e abbiamo condiviso tavolo e pietanze durante una cena di gala. Mi impressionò il suo braccio sinistro e la sua semplicità nonché la curiosità per il nostro sport. Non credo che lui si ricordi di me, ma fingo comunque che sia così! Brutto tempo nella capitale e così la partita è sospesa intorno alle 18,30, per la seconda volta: piove! Ovvio io sono a casa per questo. Si riprende a giocare poco dopo, ma noi decidiamo di guardare un film di Woody Allen “basta che funzioni” … carino e tutto sommato con una visione della vita alla fine ottimistica. Internet ci tiene aggiornati sul mitico Rafael che torna in campo e si sbarazza velocemente del suo connazionale andando a vincere per la quinta volta a Roma in sei anni. Non male tanto più che arriva a quota 17 “Master 1000” vinti eguagliando Andre Agassi.
La televisione ci regala immagini, ma per seguire i risultati della domenica canoistica bisogna utilizzare internet, facebook, e-mail, telefono e fantasia.
Dalla cornetta ci arriva la notizia della doppia vittoria, sprint e classica, sul Brembo del bravo pagaiatore Mariano Bifano che ha avuto la meglio su un fluvialista occasionale come Jaka Jazbec. Dalla cittadina termale esce contento anche Alessandro Leonori, il nostro generoso cineasta, che già alle 8 della mattina del lunedì, puntuale come il Corriere della Sera, sul social network FB esprime soddisfazione per le 4 medaglie d’oro vinte in due giorni. Meglio di lui solo Phelps! Ma Giuseppe Montarese promette scintille a Vipiteno… poi magari mi spiegherai che cosa rappresenta la tua icona sul tuo profilo!? Infine le foto di Davide Tassarotti ci danno l’idea del livello d’acqua per la prima selezione per la squadra italiana di discesa.
La visuale si apre sull’Europa dello slalom e per seguire tutto ci vogliono due pc, anzi un Mac e un PC: non sia mai che ci si confonda tra il sacro e il profano. Sul mitico sito www.mates.sk seguo con Zeno l’evolversi delle gare di selezione per slovacchi e cechi. I primi impegnati nella prove a Bratislava e i secondi a Trnavka un fiume da paura con due bei salti e corrente veloce. Da una prima veloce analisi non ci sono grandissime novità nelle file di cechi e slovacchi. Lubos Hilgert nei kayak uomini, dopo essere rimasto al palo per alcuni anni è rientrato alla grande. Nel settore femminile le matrone ceke si riconfermano, ma hanno il fiato sul collo da parte delle giovanissime Zasterova e Galuskova. Cognomi che la dicono lunga… non vi pare?

Dal sito di Campebell Walsh ci arrivano indicazioni da Nottingham per le prove dei sudditi di sua maestà la regina Elisabetta d’Inghilterra e degli altri regni del Commonwealth che sono la bellezza di 125 milioni. Mentre dagli Usa Bretty Heyl è soddisfatto per le sue prestazioni nei trial a stelle e strisce. Dalla Germania è arrivata anche la riscossa di Fabian Dorfler che dopo qualche tempo di buio sembra essere rientrato in squadra.


Occhio all’onda! Ettore Ivaldi