"Probabilmente ricordiamo solo quello che non è mai accaduto"


Mi sono sforzato a non scriverlo, perché se ci penso mi si aggrovigliano le budella, il fegato si spezza, il cuore sanguina, gli occhi piangono, ma non posso fare finta di niente e passarci sopra! Avevo cercato fino ieri le cose negative, che però faticavo a trovare. Poi mi sono detto che sono qui per fare canoa e raccontare le meraviglie di questo mondo che ogni giorno mi affascina sempre di più. Oggi l’irreparabile: sono andato in palestra di corsa. Non l’avessi mai fatto! Uscito di casa, che sta praticamente a 4 minuti a piedi dalla piazza principale di Palmerston North, su Fergusson street (in onore al campione olimpico di canoa) ho scoperto che dopo pochi minuti si entra in un parco che tra viottoli immersi nel bosco, laghetti dipinti su uno scenario irreale, ponticelli che attraversano un fiumiciattolo, faggi con tanta storia da raccontare e larici giganteschi, erbetta verde brillante, arrivi diretto alla palestra della Massey University. Non ne volevo parlare, non volevo citare questa parola Massey University. Perché queste strutture, questi idilliaci paesaggi, questi alberi che sembrano sorriderti così lucenti e amici, queste piste ciclabili, questa palestra che a confronto il palazzetto dello sport di Verona sembra la cuccia per Tobby, il cane di un mio fraterno amico, esistono solo altrove e non da noi? Perché le Università italiane sono luoghi consacrati e votati al buio e all’isolamento, dove la parola sport è bandita? Eppure il sapere dovrebbe essere la luce, la gioia dell’animo, il riflesso verso un mondo aperto e comprensivo. Dovrebbe far capire a tutti che sport e studio vanno a braccetto, mentre da noi si sposa con spritz e sigarette. Correndo per i viali incontri studenti distesi all’ombra intenti a leggere, professori con pile di compiti da correggere comodamente seduti nel parco a dedicare tempo e gioia al loro lavoro. Ad accoglierti nella hall dell’area ricreativa un tipo decisamente simpatico, e affabile, Mike, che ci apre le porte ai sogni con un sorriso e con la massima disponibilità. La palestra pesi è una signora palestra e non mancano i bilancieri e la pedana per lo strappo e lo slancio. Gli studenti e i professori intenti a sudare fianco a fianco e a lanciarsi sfide sotto la panca. Adiacente una palestra con parquet dove ci sono 5 campi da basket allineati, il sogno, credo, dell’allenatore di pallacanestro del mio C1 destro preferito. Dietro un lungo corridoio che ti porta ai campi da squash e alle tre sale per la danza. Ma ciò che veramente ti lascia senza parole è vedere tanti giovani e professori, visti i capelli brizzolati e l’occhialino da intellettuale, che seguono le lezioni di steep, pumpjmbing?, di streching di kingboxing e danza moderna. Tutti intenti a sfruttare al meglio il tempo dedicato al proprio fisico. Fuori le aule, ora vuote visto il periodo di esami e non di lezione, che contornano la struttura. Anche le casette a due piani che ospitano gli studenti sembrano uscite da un attenta analisti legata alle necessità di ognuno per vivere con facilità e senza spreco di energie. Qui studio e sport si fondono in un unico contesto. La bacheca di vetro ricca di trofei e foto anche d’epoca, lunga quanto un lato della palestra, ti fa capire l’importanza che viene data alle partite di rugby, calcio, cricket, nuoto, bici e canoa fra le varie università. Gli articoli di giornale concretizzano momenti di storia, raccontando le varie imprese. Le foto poi degli studenti che hanno conseguito la laurea e contestualmente hanno partecipato ai Giochi Olimpici sono in bell’evidenza sotto la scritta: “if You are a sport talent the Massey University help you discovery your talent in the study: contact us”.
Spero però di uscire presto da questa incredibile realtà, visto che per i miei figli tutto ciò in Italia rimane un’utopia, e soprattutto prendo alla lettera le parole di Carlos Ruiz Zafon, che con Marina, la sua ultima opera letteraria che mi ha tenuto compagnia in questa settimana fa dire ad Oscar, il protagonista narratore, che: “probabilmente ricordiamo solo quello che non è mai accaduto”.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Non solo Slalom


Vavrinec Hradilek non credo che arrivi al metro e cinquanta di altezza da terra, ma se prendete la circonferenza dei suoi bicipiti, degli avambracci e del torace superate abbondantemente i due metri. Il 2009 gli ha regalato belle soddisfazioni: campione europeo Under 23 nel K1 uomini, oro ai mondiali nella gara a squadre con Ivan Pisvejc e Michal Buchtel, 7^ agli Europei e terzo in Coppa del Mondo dietro a Kauzer e Molmenti, davanti a Walsh. E’ nato e vive a Praga. Nella sua città si muove con uno strano monopattino adattato alla sue caratteristiche antropologiche con tanto di freni. In canoa ci va da sempre e il suo modo di andare lo rende unico: potente, ma soprattutto canoa a 360 gradi. Fa parte di quella generazione che ha nel sangue lo slalom, ma non disdegna lo scafo di plastica. Ama i percorsi tra le porte, ma nello stesso tempo cerca l’adrenalina nelle cascate e nei torrenti senza fermate. E’ sullo stile di Fabian Dorfler, Dejan Kraly, Alexander Grimm, Enrico Lazzarotto, Mike Dawson coloro che la canoa la vivono come un momento unico e libero. Pochi problemi e fantasia tra le porte, tante emozioni senza fiato sui fiumi di tutto il mondo… l’importante è pagaiare per sentirsi vivi per realizzare un sogno che si portano dentro da sempre! Anche Eric Jackson è nato slalomista per poi diventare il re del rodeo.
Il bravo Hradilek è arrivato in Nuova Zelanda qualche settimana fa a Rotorua e come dice lui: ha ripreso confidenza con la pagaia visto che a casa fino alla sua partenza ha pagaiato veramente poco. Il ghiaccio non gli ha mai lasciato spazio per poterlo fare. Al campo di slalom di Troja, un quartiere dell’affascinante Praga, in Repubblica Ceka ora c’è un bell’anello per lo sci di fondo, non male per allenarsi e poi al club certo i pesi da sollevare non mancano e i suoi bicipiti ce lo confermano. Mi ricorda tanto Tony Prjion Junior quando nel 1987 vinse il mondiale in K1 men a Bourg St. Maurice, facevi prima saltarlo che a girargli intorno. Di questo mondiale ne parlavo giusto qualche settimana fa con Riccardo Volpe (Richard Fox) davanti ad una bistecca di canguro cucinata sul suo barbeque. Lui per ben due volte nella gara individuale e una a squadre sbagliò la porta numero 11 si ostinava a farla diretta, mentre il resto del mondo, Prjion compreso, la facevano in retro per entrare di punta in un’onda gigantesca che ti portava come un espresso dentro la porta 12. Fox non si diede per vinto neppure nella gara a squadre, sbagliò ancora nella prima manche che portò ad un 50 pesante per il suo team ed infine nella seconda manche ci riuscì: gli inglesi vinsero l’ennesimo titolo a squadre davanti a yuogoslavi e francesi. Pierpaolo Ferrazzi, Dario Ferrazzi e il sottoscritto finimmo settimi troppe penalità per aspirare ad una medaglia che arrivò due anni più tardi.
Radilek dopo la gara di domenica andrà per una settimana a sud della Nuova Zelanda per qualche discesa su qualche fiume di grossa portata, lo ritroverò sull’aereo il 9 febbraio quando cioè torneremo a Sydney e quindi a Penrith. A febbraio in Australia ci sarà da divertirsi visto che sono previsti numerosi arrivi per le gare del 19, 20 e 21. Questa è un’altra storia che prenderà forma e colore e che non mancherò di raccontarvi!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Palmerston North 28 gennaio 2010 – New Zeland

P.S. SE VI CAPITA ANDATE A VEDERE IL VIDEO DI HRADILEK E CAPIRETE MEGLIO IL PERSONAGGIO: http://www.redbull.cz/cs/Satellite/cz_CZ/Video/V%C3%A1vra-Vltavou-v-Praze-021242793507335

IMMAGINI


Una foto per fare un regalo ad un'Amica!

strade senza vita, strade attraversate da auto in corsa per altre mete

Ortensie profumi di casa


Le ortensie in fiore al campo di slalom del “Mangaho National Wild Water Centre” mi hanno riportato a casa! Anch’io custodisco delle piante di questo splendido fiore in giardino a Verona ereditate dal signor Sinico che ho avuto l’onore di conoscere. Raffy è contento della sua nuova pagaia da C1 e ieri, su Skype, mi faceva notare che finalmente riesce a sentire bene l’acqua e tirare l’aggancio come piace a lui. Zeno fatica non poco a riprendere i ritmi invernali e Amur tra scuola e figli non ha molto tempo per rassodare i suoi glutei! Basta veramente poco alla mente per scappare a casa: un profumo, un colore, un oggetto e il teletrasporto non è più un sogno!
Il campo di slalom è a mezzora di macchina da Palmerston North, una strada lunga e stretta direzione sud tra pascoli e grandi montagne all’orizzonte. Case se ne incontrano poche al contrario delle pecore, tutte belle tosate intente a rifocillarsi all’aria aperta in quei pascoli che sanno tanto da Mulino Bianco! Lasciata la 57, all’altezza del villaggio Shannon, si entra in una valletta che prende il nome di Mangaho e la si percorre praticamente fino alla centrale idroelettrica, ai piedi della quale esce il fiume che dà vita al percorso di slalom. La centrale è del 1924 il campo per la canoa è datato 1970. Un tracciato che definirei simpatico, niente di più, ideale per le giovani leve. Una portata di 12 metri cubi e mezzo e con poco più di 30 porte. La Federazione della Nuova Zelanda ha dato vita ad un progetto di sviluppo dello slalom per i giovanissimi: sono partiti con un training camp di due settimane a Penrith – Australia - per una ventina di atleti e ora a casa per alcune gare e per proseguire gli allenamenti con il tecnico francese che hanno ingaggiato per rilanciare il settore. Il gruppo è formato da una decina di ragazzine, alcuni C1 e un paio di C2. I Kayak lavorano separatamente con gli atleti senior di esperienza.
Noi ci fermeremo qui fino a lunedì prossimo e cioè fino a dopo la gara per trasferirci poi a Kaituna – Rotorua. Queste due settimane con noi- Eoin Rheinisch e il sottoscritto - anche il britannico Huw Swetnam. Di lui vi avevo già parlato più di qualche volta, un tipo simpatico dalle lunghe leve e che apprezza parecchio la cucina italiana! Per Eoin avere un compagno di questo livello per condividere fatiche e quotidianità è un bello stimolo!. Noi stiamo lavorando molto sull’aspetto tecnico, l’obiettivo è pagaiare sempre con molta intensità e ciò costa fatica fisica e psicologica. Recuperi quindi più lunghi e analisi dei percorsi sempre approfonditi. Anche la scelta di una lavoro non troppo pesante in palestra ha questo specifico obiettivo e cioè quello di stimolare l’aspetto neuronale senza affaticare però eccessivamente la muscolatura. Privilegiamo il lavoro veloce perché ritengo che il “mio irlandese” possa migliorare sotto questo punto. Ecco perché abbiamo adottato il sistema che normalmente è conosciuto come metodo bulgaro: carichi pesanti poche ripetizioni. In canoa ho riscontrato maggior dinamicità, ora dobbiamo mantenerla. Il cambio di sede di allenamento ha offerto maggiori spunti su cui lavorare. Era parecchio tempo che non ci si allenava su un fiume naturale e mi rendo conto che offre sempre stimoli diversi da rinfrescare, da sfruttare. Allenarsi poi sapendo che fra poco si indosserà un pettorale per una competizione è una buona cosa perché ci si deve sempre ricordare e tenere in evidenza che l’allenamento è finalizzato a ciò.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Palmerston North – New Zeland 26/01/2010

… segue 11^

Tutto così verde


In genere le sale imbarchi degli aeroporti sono splendide palestre per i più piccolini che ingannano il tempo tra capriole, lotte, tuffi e qualche sonnellino e ieri ne ho avuto l’ennesima conferma. Due splendidi piccoli “kiwi” (così si chiamano i neozelandesi dal volatile e non dal frutto) ci hanno intrattenuto nell’attesa del volo che da Sydney ci avrebbe portato a Rotorua – New Zeland: si va a fare la prima gara dell’anno a Mangaho valida per il ranking. I due piccoli, fratello e sorella, probabilmente cinque e tre anni, se la sono spassata alla grande con una mamma che, distesa anche lei su quella morbida moquette, offriva un ostacolo da saltare o da rotolarci sopra.
Sono 2003 i chilometri che separano Sydney da Rotorua, tutti in mare aperto, e in poco meno di due ore e mezzo arrivi in Nuova Zelanda. L’aeroporto è poco più grande della stazione ferroviaria di Carpanè (Valstagna tanto per intenderci) ed ad accoglierti c’è una dogana che sembra più un ufficio turistico visto che i poliziotti sono più interessati a decantare la spettacolarità del loro paese che a controllare i passaporti.
Da Rotorua, che sta a nord dell’isola, a Palmerston North ci sono 5 ore di macchina e mille paesaggi diversi. Montagne, verdi boschi di conifere, tundra, pascoli per pecore, pascoli per bovini, pochi villaggi che se sulla carta sono segnati con una certa importanza, in realtà li puoi attraversare, rispettando i limiti di 50 chilometri all’ora, in poco più di 3 minuti. Classici villaggetti con una via centrale con negozi e fast food da cui ti aspetti che da un momento all’altro possa uscire John Wayne per un duello all’ultimo sangue! Certo è che non ti annoi durante il viaggio visto che la diversità degli scenari ti tiene ben sveglio e attento. Per strada ci siamo fermati ad ammirare la rapida di Huka Fall che Mike Dawson ha fatto in prima assoluta. Ovviamente ho pensato al mio amico L8 che non avrebbe problemi a lanciarsi in quel vortice spumeggiante alto oltre 9 metri e dall'impressionante velocità, ma ciò che più sconvolge è la massa d'acqua. Perdete due minuti e andate a vederlo su: http://www.youtube.com/watch?v=dXTSpGotcrA
I miei occhi ritornano a riempirsi di verde dalle mille gradazioni diverse. Ne godrebbe anche il mio ex capo della Forestale grande esperto e appassionato di alberi e natura. I paesaggi montani sono uno spettacolo e il caldo che abbiamo lasciato in Australia è già un lontano ricordo. Qui si respira aria fresca ed effervescente ed è sempre meglio portarsi una felpetta e uno spolverino visto che sta piovendo speso e volentieri da queste parti. Beh altrimenti non si spiegherebbero prati verdi smeraldo e animali intenti a brucare in continuazione questa fresca erba. Tori, vacche, caprioli e pecore certo non scarseggiano da queste parti e sembrano decisamente più numerosi degli abitanti che incontri per strada. Ti fai un’idea della popolazione locale frequentando il Plaza – centro commerciale – in pieno centro di Palmerston North. Qui la gente è proprio strana. Molti uomini hanno tatuato su gambe e braccia i classici simboli maori, i primi abitanti di questa stravagante isola. Le ragazze viaggiano sempre in coppia e le mamme si portano appresso quattro o cinque pargoletti che, a seconda dell’età, usano vari mezzi di locomozione: passeggino per i più piccoli con fratello che spinge, skateboard per il mezzano, roller per il più grande e sul carrello della spesa solitamente l’ultimo arrivato della nidiata. Un’organizzazione da fare invidia al Ministero dei Trasporti!
A Palmerston North, da non confonderla con Palmerston sull’isola del sud, ecco perché c’è l’aggiunta del punto cardinale, ci fermeremo fino a lunedì prossimo per allenarci su un fiume naturale e per la prima gara di questo 2010 ormai partito alla grande.
Lo prometto domani ritornerò a parlare di ciò che più mi compete, lasciando ai poeti il compito di descrivere questi paesaggi che ti avvolgono, che ti fanno sognare, che ti fanno stare bene e ti rendi conto che le parole dei poliziotti all’arrivo non erano certo esagerate.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Palmerston North – New Zeland 26/01/2010

Il piacere di un anguria, il piacere delle cose semplici


E’ incredibile come ci si gusti l’anguria fresca quando ci sono 40 gradi e alla radio raccomandano di bere molto e spalmarsi crema protezione totale!
Il succoso frutto è composto per il 95,3% del suo peso da acqua. Inoltre ha solo lo 0,2% di fibre, che la rende accessibile a tutti senza provocare rischi all'intestino, neanche per i più delicati; mentre sono presenti in buone quantità le vitamine: A, C, B1 e B6, ma anche minerali come il potassio e il magnesio, molto utili per sconfiggere la stanchezza dovuta al caldo, e in quantità minori anche calcio, fosforo ed altri oligoelementi essenziali come ferro, zinco e manganese.
Tranquilli non lo dico per farvi invidia, ma semplicemente per sottolineare che a volte le cose semplici sono le migliori… un po’ come succede nell’allenamento.
Ci sono infatti allenatori che in slalom si scervellano il cervello (si potrà dire? non lo so, ma mi piace e rende l’idea) per far allenare ai propri atleti le fibre bianche o quelle rosse tralasciando il fatto che per far tutto ciò viene trascurato l’aspetto più importante e cioè quello tecnico. Che senso può avere distruggere muscolarmente ed indirettamente psicologicamente un atleta se poi giù per il canale sembra un pallina del biliardo?
Mi domando in quella situazione che cosa trasmetteranno le sinapsi al sistema neuronale? Che tipo di informazione arriva alla fine al muscolo e al cervello? Ci si allena per riuscire ad allenarsi o ci si allena per conseguire un risultato in una gara di un minuto e mezzo tra onde, riccioli e porte?
Non ho la verità in tasca, anche se passo molto tempo ad osservare ed allenare atleti di alto livello condividendo con loro ogni momento della giornata per cercare di capire dove possiamo migliorare. Mi metto spesso in discussione con me stesso e faccio fatica a capire proposte di lavoro che dovrebbero riprodurre per minimo 18 volte intensità di qualifica. Oggi per qualificarsi nei venti migliori atleti al mondo è veramente dura ed impegnativa. La qualifica ha ormai il sapore di una finale o dentro o fuori. Io sto cercando di arrivare ad allenare una prova di qualifica: solo quella conta, farne 18 non serve perché nessuna sarà abbastanza per superare il turno. “The Ultimate Run” l’ha definita W. Bill Endicott, la manche perfetta e di queste oggi ne servono tre distanziate di molte ore o di giorni per aspirare ad una medaglia. Uno slalomista è un atleta che deve esprimere tutto quello che ha tra un minuto e 30 e un minuto e 40, una sola volta per tre volte! Non è un nuotatore duecentista che nuota sulla stessa unità di tempo di uno slalomista, ma riproducendo lo stesso gesto con una ciclicità impressionante. Tra i paletti di un canale artificiale nessun gesto si ripete con ciclicità. La ciclicità nello slalom deriva dal fatto di assenza di ciclicità! Ormai tutta la letteratura sportiva concorda che allenante è il recupero e che si deve preferire la qualità alla quantità.
Gli Alpini per la Russia sono partiti in 61 mila e ne sono tornati 19 mila cioè il 31%. 42.000 morti: un dramma per tutti noi che pesa ancora in molte famiglie e non certo una vittoria da prendere come esempio. Mi chiedo anche perché atleti di altissimo livello passino molte ore ad ascoltare l’acqua dimenticando il cronometro a casa. Lo slalom è una danza e non credo che i ballerini preparino le loro performance con un 30” on e un 30” off quando la musica li accompagna, quando l’attenzione viene riposta sul gesto e sulla sua fluidità. Nel mio lavoro mi identifico più in un coreografo o al massimo in un regista, non certo in un aguzzino che gode nel martirizzare le proprie vittime convincendole che ne vale la pena per la causa di qualcun altro.

Le cose si possono vedere sotto un altro angolo se devi allenarti al freddo o sull’acqua piatta, se hai poche porte o se tira vento, ma quando tutto è al massimo allora devi spendere il tuo tempo per viverlo al meglio e sfruttare ogni minuto che il buon Signore ti ha regalato nel godere in quello che stai facendo lasciando ad altri tensioni, musi duri e sorrisi tirati.
Così facendo ti gusti anche di più l’anguria, magari mentre ti riguardi il video e cerchi di rivivere quelle emozioni con chi è in grado di guidarti a scoprirle.
Utopia dipinta di bianco, rosso e verde: i colori del frutto estivo e del nostro tricolore!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 23/01/2010 …caldissimo, per fortuna che noi siamo partiti per la
Nuova Zeland – Wonderful Slalom training camp!

segue 9^

Finalmente della Tecnica!


Sono più rilassato! Ho visto infatti, giusto questa mattina, gli Oblinger rinunciare ai loro loops e dedicarsi a della sana e proficua tecnica. I due, inoltre, hanno un’altra peculiarità e capacità: non si abbronzano! Vi assicuro che la cosa non è così scontata come può sembrare visto che non è facile non abbronzarsi per chi si allena a Penrith. Il canale, in un ambiente pressoché desertico e rado di alberi, è esposto da est a ovest quindi ha il sole praticamente tutto il giorno come la Val di Sole! Eppure dopo oltre un mese fatto di due allenamenti al giorno in canoa, pranzi e cene all’aria aperta loro ci sono riusciti, bianchi come il latte, biondi e occhi azzurri. Come ci riescono è presto detto: abbigliamento praticamente invernale con manica e pantalone lungo, scarpetta da ginnastica o crochs, in faccia due dita di crema e il gioco è fatto. L’abbigliamento o è bianco candido che profuma di lavanda o celestino. Il problema però è che rimane scoperto una parte del loro corpo che puntualmente continua ad essere candidamente bianca: le mani! Come fanno ad allenarsi in acqua e non avere le mani abbronzate? Si può pensare ad una protezione totale di crema, ma un canoista non può permetterselo visto che la pagaia diventerebbe peggio di una saponetta. Va bene, non pensiamoci! Violetta Peter Oblinger e Helmut Oblinger.
Lei bronzo alle ultime olimpiadi, una medaglia conquistata in maniera molto rocambolesca (ve la ricordate la finale delle donne a Beijng?), lui campione europeo nel 2005 a Tacen (Slovenia), lei regina d’Europa nel 2007 a Liptovsky (Rep.Slovacca), lui sesto agli ultimi mondiali in Spagna, lei quinta con un figlio partorito ai primi dell’anno. Il loro è un amore che nasce con la pagaia in mano tanti anni fa sui campi di slalom. Lei è figlia del tedesco Wolfang Peters tre volte campione del mondo in C1 slalom nel 1967 a Lipno, allora Repubblica Cecoslovacca e nel 1969 a Bourg St. Maurice (Francia) individuale e a squadre. Ai Giochi Olimpici del ’72 chiuse al quinto posto con solo la seconda manche. Non mi è dato sapere perché non disputò la prima discesa, ma mi prendo l’impegno di approfondire la cosa, sanando il dubbio che potrebbe non farci dormire tutti noi nelle notti d’estate! Si ritirò nel 1974 quando avrebbe potuto fare ancora molto, ma un fatto traumatico lo convinse ad appendere la pagaia al chiodo: era in canoa con un suo amico a pagaiare spalla a spalla, improvvisamente un temporale li trovò nel bel mezzo del lago e un fulmine colpì il suo compagno di fatica non lasciando praticamente nulla di lui: sparito nelle profondità di quel blu, come se fosse stato inghiottito da uno spaventoso drago. Violetta ha avuto il suo esordio internazionale gareggiando per la Germania ai mondiali junior a Liptovosky nel 1995 chiudendo al 17esimo posto. Quel mondiale junior però è entrato nella storia per la specialità della canadese. Infatti nasceva lì la grande sfida, che regge tutt’ora a distanza di 15 anni, tra Michal Martikan e Tony Estanguet. Primo e secondo a quella prova iridata junior e il bronzo andò a Juraj Mincik. I tre li ritroveremo sul podio olimpico di Sydney 2000. L’oro questa volta se lo prese Estanguet e Martikan l’argento con il bronzo a Mincik: inverti i fattori il risultato non cambia!

Mi scuso con l’attento lettore, per l’uscita di scia, ma qualche volta la memoria attiva una serie di emozioni che difficilmente si riescono a controllare. Ripesca grandi momenti che il nostro sport ci ha regalato e le dita sulla tastiera si muovono senza possibilità di controllo.

Violetta dal 1997 gareggia per l’Austria dove prende nazionalità per matrimonio. Anche Helmut ha natali canoistici. Il papà e la mamma pagaiavano in discesa e parteciparono ad un mondiale nel C2 misto, se non erro nel 1971 a Merano.
Questa specialità fu introdotta nel 1955 a Tacen (Ex Yugoslavia) e l’ultima edizione fu nel 1981 a Bala (Great Britain).

Milo Apollo Noa questo è il nome del biondissimo figlio di Violetta ed Helmut. Qui al canale il piccolo austriaco se la gode pacifico e viene trastullato da tutti i canoisti. Lui li guarda, li studia e si mette a ridere… piange solo quando vede Molmenti: probabilmente di così piccoli, grossi e scuri non ne ha visti molti nella sua giovane vita!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 22/01/2010 … sta tornando il caldo: punta massima sabato
– Wonderful Slalom training camp!

segue 8^

nella foto: da destra Zeno Ivaldi, Milo Apollo Noa Oblinger e Monika Martinicka

La vera novità è che novità non c'è

Vi avevo messo in allerta il 15 gennaio sull’arrivo a Penrith – Australia - di Campebell Walsh. Sarebbe arrivato con una canoa nuova uscita da un periodo di collaborazione con Vajda. In sostanza è stata ridimensionata per lui la Kapsl, dopo vari testa a Bratislava, ma la vera novità è… che novità non c’è!
Infatti il campione del Regno Unito dopo alcuni mesi di test ha preferito venire dall’altra parte del mondo con la sua canoa vecchia e per il futuro si vedrà! Non siamo riuscito a sapere di più visto che il bianchissimo inglese (speriamo che non faccia la fine degli Oblinger) è rimasto molto sulle sue quando abbiamo chiesto delucidazioni in merito: non piace a nessuno fare buchi nell’acqua e tanto meno ad un Lord inglese che sappiamo che certamente non brilla per simpatia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Laclan Milne parte per una nuova avventura


E’ stata una sorta di cena d’addio tra pochi intimi ieri sera a casa di Luchy, al secolo Laclan Milne: mercoledì prossimo lascerà Penrith per trasferirsi a 4.700 km. ad ovest e più precisamente a Perth dove completerà il suo tirocinio di chirurgo per cinque lunghi anni. Il party ufficiale, o meglio, il pizza party, è stato il sabato prima, con tanti amici e tanti canoisti che in questo momento pagaiano da queste parti, tra fiumi di birra e pizze da infornare. Un pomeriggio iniziato alle tre e finito alle tre del giorno dopo! L’altra sera, invece, in una casa praticamente smontata e con un container in giardino da riempire, è stato un pasto a lume di candela con poche persone che di volta in volta si alterneranno fino a mercoledì prossimo, giorno della definitiva partenza, per salutare intimamente l’amico che si lancia in una nuova avventura.
Luchy è un personaggio particolare, con un certo charm, il sorriso di un ragazzo tranquillo e dall’aria saggia. Ha dedicato una vita alla canoa slalom e, contemporaneamente, ha portato egregiamente avanti i suoi studi in medicina. Ora è giunto il momento di dire addio alla canoa ed allontanarsi da quel mondo che per tanti anni gli è appartenuto. Un addio ovviamente alle gare, agli allenamenti e alle lunghe trasferte in Europa, perché sicuramente la canoa non può aver una fine per lui! Dal ’96 al 2002 è stato nella squadra australiana in k1, ha partecipato ai campionati del mondo junior nel 1996 a Lipno (Repubblica Ceka), poi ancora da senior ha gareggiato in vari mondiali e coppe del mondo fino al 2003 anno in cui passa al C2 con un certo Mark Bellofiore. Qui la vita sportiva non è facile deve lottare non poco per cercarsi un posto ai Giochi Olimpici di Atene dove finisce, con il suo compagno, in 12esima posizione. Un errore sull’ultima porta costò ai due canguri giallo verdi il posto in semifinale. Per la verità la cosa non mi dispiacque più di tanto perché quell’errore permise a Benetti-Masoero di accedere alla semifinale e poi alla finale. Con i giochi Olimpici ci hanno riprovato nel 2008 dove hanno chiuso al settimo posto. Qualche soddisfazione di livello per loro è arrivata con la coppa del mondo infatti, nel 2007, nella classifica finale, ottennero un 7^ posto e l’anno successivo il quinto. Storie della sua vita che sono entrate in lui molto prima che accadessero. Lo si capisce da tanti grandi e piccoli particolari, come quelle enormi bandiere di Atene e Bejing che hanno arredato il suo salotto, che, per alcune settimane, è stata la stanza di Super Cali. Quelle mille canoe in giardino che non fanno dimenticare il suo passato in kayak, le biciclette per quella passione che ha coltivato nei pochi momenti liberi. Ma soprattutto è quell’aprire la sua casa a chiunque cavalchi un’onda. Infatti da più di nove anni lì vive Kate Lawerence, la sorella di quella Jacqueline Lawerence che alle ultime olimpiadi ha messo al collo un argento. Poi ci sono giovani C1 e qualche altra ragazza che dividono la giornata tra lavoro, studio e allenamenti. Da un mesetto sono arrivati anche Monika e Marcel, una ragazza e un ragazzo slovacchi, venuti qui per allenarsi. E Luchy, come tutti lo chiamano, offre ospitalità, sorriso ed esempio di vita: un atleta di livello con due olimpiadi, tante finali di Coppa, studi universitari e sicuramente un medico vincente!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 20/01/2010 … sta tornando il caldo: punta massima venerdì – Wonderful Slalom training camp!

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foto di Monika Martinicka

Parlano le immagini

Non sempre le parole possono rende le emozioni che si vivono, ma... ci sono sempre le immagini che ci aiutano a ricordare momenti magici se poi ci si mette anche la musica le parole non servono più!

Il successo in un sorriso


Tornando dall’aeroporto di Sydney a Penrith, dopo aver preso la M5 non sono uscito sulla 7 ma sono andato un pochino lungo, forse i miei occhi erano troppo lucidi per vedere la segnaletica mentre la mia mente era troppo impegnata a ricordare, così ho dirottato prima sulla 9 e poi sulla 55 raggiungendo la piccola cittadina olimpica della pagaia e del remo da sud e non da est come usualmente si fa. Ho attraversato una zona a pascolo, dove sono diversi i ranch con cavalli e vari animali e ogni tanto incontri dei negozietti tipo far-west. L’Australia sa tanto di America se non fosse per la guida a destra e un inglese molto nasale non troveresti grandi differenze. Una forse si: non ci sono le bandiere a stelle e strisce che incontri in ogni dove negli USA.
Ad apprezzare e a commentare assieme a me quei nuovi paesaggi però non avevo il mio pargoletto che sta rientrando a casa per impegni scolastici: e la sua assenza da queste parti si farà sentire. Nello specchietto retrovisore non incontrerò il suo sguardo luminoso, non sentirò la sua seconda voce alle canzoni che in questo ultimo mese ci hanno fatto compagnia in macchina su 104.9: la radio di musica e non parole, come l’abbiamo ribattezzata noi. Nei prossimi giorni e fino a marzo so che sul lago adiacente al canale non vedrò una canoa azzurra e bianca con la chiave di violino riscaldarsi prima di quelle magiche ore passate tra le porte, onde, riccioli, fatica e sudore. Lo sguardo la cercherà senza possibilità di scorgerla, ma saprà il cuore dove trovarla. La stanza che abbiamo condiviso, anche quando avremo potuto fare a meno, è vuota. Le mie cose riempiono spazi troppo grandi da vivere da solo, le sue ora sono ammassate e pressate in qualche stiva di aereo che lo riporta a casa fra le braccia di sua mamma e le richieste del suo piccolo fratello C1. Di fronte al computer che sto usando per scrivere solo il divano e non un altro computer bianco indaffarato a scaricare video di canoa e di sport. Mi accorgo che tutto è troppo quieto e fermo, mi mancano già quei piedi immensi che toccano ogni cosa e si muovono nervosamente. Mi manca la richiesta di merendina, mi manca chi riempirà il carrello della spesa di cioccolatine e biscotti, mi mancherà il sorriso di chi vive alla grande momenti magici!
Trentatre giorni, 44 allenamenti in canoa sul canale, 4 allenamenti in palestra per mantenere la tecnica dello slancio e dello strappo, 7 corse e 6 sedute di yoga. Direi che si è lavorato duro, cercando di sfruttare al massimo la possibilità di allenarsi su un tracciato favoloso che ti permette di prendere confidenza con manovre tecniche impegnative, ma nello stesso tempo è capace di stimolare la sensibilità e l’acquaticità. Ci siamo divertiti e allenati sempre con il sorriso, ecco questo è l’aspetto sicuramente più bello, questo il vero successo di un mese dall’altra parte del mondo!

Penrith – Australia 18/01/2010 25° gradi e forte vento – Wonderful Slalom traning camp!

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Un caffè in compagnia


Questa mattina ho apprezzato più del solito il caffè macchiato al Wildwater bar prima di iniziare l’allenamento, complice una temperatura primaverile. Ha piovuto molto questa notte ed è stata una sorta di manna dal cielo viste le temperature piuttosto elevate degli ultimi tre giorni. Mi giungono voci da casa che si fa un gran parlare delle temperature record dell’Australia e anche qui diciamo che molto spesso è uno degli argomenti più dibattuti. Il caldo si fa sentire particolarmente nelle ore centrali della giornata, ma noi restiamo al riparo in casa ad analizzare i video della mattina e a preparare il pranzo prima del secondo e terzo allenamento. Un caffè in compagnia è l’occasione buona per scambiare quattro parole con gli altri allenatori e questa mattina Shaun Pearce mi ha fatto compagnia.
Impressionanti questi inglesi: idee chiare e operativi al 100% diritti alle Olimpiadi di Londra 2012. Loro qui in Australia sono venuti con 4 allenatori e un fisioterapista che all’occasione collabora anche a prendere video e tempi: uno staff al completo per seguire 8 atleti. Il campione del mondo del ’91, Pearce per l’appunto, allena i kayak uomini e per il momento, nell’attesa che lunedì prossimo arrivi Campebell Walsh, con la canoa nuova, ci sono Huw Swetnam e Richard Hounslow. Quest’ultimo è anche il compagno di barca di David Florence in C2, ma esce da una stagione 2009 in kayak non troppo brillante. Meglio gli è andata in C2. Infatti in K1 ha chiuso al 30esimo posto i mondiali in Spagna e nessuna finale in Coppa o Europei. A squadre è campione europeo e vicecampione del mondo. Meglio di lui certamente ha fatto il potente ragazzotto Swetnam che in squadra è fisso dal 2003, fatta eccezione per il 2006 anno in cui era in procinto di smettere. Nel 2009 è stato quinto ai mondiali e ottavo agli europei in casa a Nottingham vinti da Daniele Molmenti. Ovviamente anche lui campione europeo a squadre e secondo ai mondiali.
Le donne, Elizabeth Neave e Louis Donnington, sono allenate e seguite pagaiata dopo pagaiata da quel certo Paul Ratcliffe quel K1 che è stato capace di vincere tre coppe del mondo – ’98, ’99 e ’00 – due europei individuali ’98 e ’02 e un argento alle olimpiadi del 2000 proprio qui a Sydney. Non c’è Laura Blakeman non convocata a questo traning camp per non aver raggiunto i risultati richiesti.
Le canadesi monoposto sono seguite da Mark Delaney e le canadesi doppie da Nick Smith. I due lavorano in coppia perché hanno in comune non solo l’esperienza di molti anni da atleti in questa specialità, ma soprattutto condividono gli atleti. Infatti David Florence – argento a Beijing 2008 – e Dan Goodard sono in squadra sia in C1 che in C2. Il primo è in barca con Richard Hounslow e tra Coppa, Mondiali ed Europei hanno centrato 4 finali su 5 prendendo due novi posti un decimo e un bronzo a Pau all’apertura di Coppa. Il secondo è capovoga del C2 con Colin Radmore, nessuna finale per loro in questa stagione. Mancano qui Timothy Baillie e Etienne Stott il bronzo europeo. Infatti durante una discesa mozzafiato in mountain-bike lo scatenato e strambo Tim si è schiantato al suolo riportando la rottura della clavicola. Per loro quindi la preparazione è ritardata in attesa di terminare la riabilitazione iniziata subito dopo l’operazione fatta a novembre. I due sono tornati a pagaiare sull’acqua piatta giusto una settimana fa e qui dovrebbero arrivare a metà febbraio. Ai due allenatori quindi non rimane che alternarsi alla guida in relazione al fatto che questi atleti si allenino in C1 o C2.
Gli atleti inglesi si fermeranno fino a fine febbraio e poi rientreranno al raduno permanente in casa a Nottingham e a metà maggio selezioni per definire la squadra che parteciperà agli europei, coppa e mondiali. Lo stesso Pearce, questa mattina, mi ha confermato che si sta lavorando alacremente sul canale olimpico di Londra che dovrebbe essere consegnato il prossimo novembre e aperto per gli allenamenti da marzo 2011, mentre nel resto del Regno Unito sono ormai in consegna due nuove strutture per lo slalom: una in Galles e un’altra ancora in Scozia terra di Campebell Walsh. Strani gli scozzesi che nel 1707 si unirono alla Gran Bretagna perdendosi nella storia di questo paese, ma nel 2008 sono oltre il 67% di popolazione locale che vorrebbe ridisegnare quel Atto d’Unione firmato 300 anni prima. La British Canoe Union ha spinto molto, sull’onda dei successi conquistati ai Giochi Olimpici e, prendendo la palla al balzo, anzi la pagaia in mano si è data un gran da fare per lanciare alla grande lo slalom tra i sudditi di sua Maestà la Regina!

Poche parole quindi per questi pronipoti dell’epoca vittoriana e, vista l’impossibilità di conquistare nuove terre e metterci il sigillo di lingua e guida a destra, stanno ora puntando sulle conquiste di medaglie e allori sportivi… tanto per tenere vivo lo spirito colonialista!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 15/01/2010 21° gradi – Wonderful Slalom traning camp!

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Sicuro successo risotto, tiramisù e dinamicità


In Australia è facile conquistare i locali: preparate un risotto con le fragole e come dessert un tiramisù e il gioco è fatto! Se poi servite anche un caffè macchiato con tanto di schiumetta siete sicuri che vi terranno in alta considerazione anche per il prossimo 26 gennaio, cioè per il tanto discusso Australia Day. Pensate che qualche giorno fa sono stata a Mulgoa dalle Schoenstatt Sister of Mary, dove ero alloggiato sia nel 2004 con la squadra italiana sia nel 2008 con la squadra spagnola. E’ un complesso dove ci sono camere e cucina nell’ambito di un ordine religioso fondato in Germania il primo ottobre del 1926 da un certo padre Joseph Kentenich. Quando mi hanno rivisto mi hanno subito associato alle due specialità culinarie che ho avuto modo di preparare alle Sorelle per avvicinarle ancora di più a Dio e mi hanno chiesto quando sarei andato per fare il tris che a tutte le suore era piaciuto parecchio!
Ma questa è un’altra storia, quella che invece vi voglio raccontare ovviamente, guarda caso, è dipinta dai colori dell’acqua e come protagonisti ci sono, tanto per cambiare, i canoisti. Il canale di Penrith si sta decisamente animando, siamo passati da un’ora sola alla mattina e un’ora al pomeriggio dedicata allo slalom a turni da quattro a sei ore per giorno. E’ arrivato un nutrito gruppo di giovani della Nuova Zelanda animati da uno spirito decisamente pittoresco, ma nello stesso tempo pronti a lanciarsi senza paura in un canale che per domarlo bisogna cercare di carpirne tutti i segreti e trucchi. Perché di aspetti nascosti ce ne sono tanti e te ne accorgi mano a mano che gli atleti si affaticano e perdono la brillantezza delle prime discese. C’è chi si dispera sbattendo la pagaia sulla canoa, chi se la prende con le indifese porte da slalom, chi contro se stesso, chi ingoia il rospo e fa finta di nulla salutando la telecamera con un bel sorriso e una linguaccia.
Mi permetterei di dire e sottolineare che la qualità che viene più esaltata su percorsi così impegnativi e particolari è la dinamicità dell’azione del corpo. E’ anche l’aspetto che più mi entusiasma specialmente nei kayak più che nelle canadesi che, per forza di cose, dinamiche lo sono sempre.
E’ fantastico mettere una serie di porte sfasate a palo singolo e costringere gli atleti a trovare soluzioni basate principalmente sulla loro abilità di muovere velocemente ed esclusivamente il busto senza far intervenire cambi di angoli alla canoa o il suo assetto. L’azione complessiva risulta pulita e lineare, certo il gioco è millimetrico e l’attenzione deve essere sempre alle stelle, ma è qui che molto spesso si vincono o si perdono le gare. Se nelle risalite diventa un gioco di equilibri, nel resto della discesa, su un tracciato di slalom, la differenza si fa sulle linee e sulla conducibilità del mezzo. Mi spiego meglio. Cercare di accorciare sempre la strada da percorrere forse non sempre è la soluzione migliore, ma diventa fondamentale quando ci si trova di fronte ad una serie di porte in discesa molto ravvicinate e sfasate fra loro. Ecco che a questo punto scatta l’abilità di mantenere la canoa piatta e su una sorta di binario retto, mentre a prendere la porta ci va solo il busto coperto dalle spalle e dalla testa. Vederlo fare è qualche cosa di emozionante, di magico, di … veramente dinamico! E’ come vedere un ghepardo che azzanna la gazzella, come il coccodrillo che spalanca le sue fauci per scacciare il pericolo, come la picchiata di un falco pellegrino per tramortire la sua preda, come una tripla sugli sci di Grange o di un Tomba ai tempi d’oro… credo che a questo punto possa essere chiaro a tutti: è veramente qualche cosa di eccitante, un elemento su cui bisogna lavorarci molto, anche se spesso e volentieri è una dote naturale che si ha oppure no.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 12/01/2010 41° gradi – Wonderfull Slalom traning camp!

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Delfinista mancato canoista assicurato


Un tuffo ed una nuotata a fine allenamento contribuiscono a renderti piacevole la vita anche a temperature decisamente alte. L’obiettivo è quello di riuscire ad arrivare al pontile di legno, poco più di 50 metri, senza interrompere la mia vecchia bracciata a farfalla che in gioventù mi ha regalato una finale ai campionati italiani, disputata a Roma e fu quella la prima volta che vidi la capitale d’Italia nella mia vita.
Lo sapevate che questo stile nasce da una variante della rana ed è stato introdotto ufficialmente solo nel 1952? Il mio grande futuro di delfinista di piscina si è interrotto presto per lasciare spazio a canoe e pagaie dopo 4 anni di attività agonistica. Il nuoto però mi ha sempre appassionato e quando posso non disdegno di seguirlo o di praticarlo.
In Australia è considerato lo sport nazionale d’eccellenza e le piscine qui si sprecano. Con poco più di 2 euro puoi accedere a molti impianti dove trovi normalmente una piscina olimpica, con corsie riservate per il nuoto in relazione alla tua velocità, e altre vasche per i più piccoli. Insomma tra laghi naturali, o pseudo, creek, piscine pubbliche e private, non manca certo l’opportunità per nessuno di fare 4 bracciate rilassanti. Le strutture sono molto semplici e molto funzionali. La gente arriva attrezzata di tutto punto con palette per le mani, occhialini, galleggianti per le gambe, pinnette e qualche altra diavoleria che ti complica la vita, ma che ti può rendere più forte e resistente. Non manca mai la borraccia che è ben salda a bordo vasca per idratarsi durante l’allenamento. La cosa che mi ha maggiormente colpito è che si vedono tante persone nuotare bene i quattro stili, cosa non comune da noi se andate in una qualsiasi piscina comunale aperta al pubblico e vi fermate ad osservare i vari visitatori.

La prima regola in climi caldi è quella di idratarsi bene durante l’allenamento, regola che comunque vale in ogni dove. Bere quindi è importante, com’è importante mantenere il corpo ad una temperatura costante di 37 gradi. Per i canoisti è abbastanza facile tra onde, riccioli e ritorni d’acqua, meno per noi allenatori che stiamo sulla riva a seguire i nostri pargoletti nelle loro evoluzioni.

L’allenamento di oggi è stato particolarmente produttivo e io sono contento perché i punti che ci eravamo prefissati sono stati raggiunti con facilità. Qualche adattamento in corsa, ma tutto nella norma. Duro spiegare però agli atleti che bisogna avere pazienza e lavorare con serenità per cercare di migliorare ogni giorno, magari di poco, ma migliorare. Forse l’aspetto più difficile è quello di riuscire a mettere i tuoi allievi in quello stato di grazia per far sì che ogni colpo, ogni azione, ogni discesa venga memorizzata positivamente, visto che anche le più critiche, anche le più sciocche e irrazionali azioni possono offrire spunti per migliorare sempre.
Si chiude la settimana e allora domenica pomeriggio magari la dedichiamo a qualche ora di passeggiata sulle Blue Mountain ad ossigenarci e a dipingere di verde la nostra mente… colorata sempre di azzurro!

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 11/01/2010 40° gradi – Wonderfull Slalom traning camp!
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Semplicemente divino


Può essere solo il Padre Eterno a realizzare certe opere d’arte: non c’è altra spiegazione! Lui le pensa, le studia, le elabora e alla fine individua con precisione assoluta l’umanoide che meglio interpreterà il suo pensiero. Dio è paziente perché sa che un capolavoro non ha prezzo, non ha valore ed è capace di renderlo grande anche nella sua semplicità. Scelto il protagonista deve mettere assieme una serie di informazioni. Trovare i genitori giusti, accoppiarli, sistemare qualche gene nel DNA spingerli a seguire le sue indicazioni, ma questo per Lui è un gioco da ragazzi, e aspettare che il moccioso segua alla lettera la Sua fantasia creativa. Dio si sbizzarrisce in ogni campo, beh se non lo fa lui, dalla pittura, alla scultura, alla musica, al corpo umano, allo sport. Ora non può essere stata concepita da Picasso Guernica e neppure da Michelangelo la Pietà, loro sono solo degli esecutori, i prestanome, l’idea è divina e arriva da una mente decisamente superiore. La voce di Bocelli in realtà non è la sua , ma quella degli angeli che ci trasmettono emozioni, mettendo il nostro animo di buon umore. La stessa cosa è per chi corre i 10.000 metri in 26 minuti e 17 secondi, secondo voi è mai possibile? Certamente no, visto che bisogna correre 10 volte un chilometro a 2 minuti e 37 secondi e se poi ci mettete gli ultimi 100 metri in 11 secondi considerate la cosa decisamente impossibile. Eppure Dio ha scelto uno strano etiope che di nome fa Kenenisa Bekele vicino ai 30 anni per renderla operativa. Chi può avergli messo nelle gambe quel tempo, chi può avergli insegnato a correre in quel modo che sembra farlo volare sull’anello rosso di una pista di atletica leggera? La risposta è sempre la stessa. Chi può aver insegnato a Fabien Lefevre entrare e uscire nello stesso tempo dalle risalite se non il Padre Eterno che evidentemente alla canoa slalom tiene parecchio se ci regala queste emozioni costantemente e ripetutamente tanto da renderle a volte banali e a volte incredibili? Utilizzare un solo colpo per entrare, ruotare, uscire: tre in uno, neppure alla Rinascente si trova un’offerta così vantaggiosa! La velocità lineare che si trasforma in velocità di rotazione e successivamente torna ad essere lineare. Tutto questo con un colpo largo che parte dalla punta dei piedi e esce all’altezza del pozzetto. Il particolare è quello che il tutto va fatto su una corda di violino mantenendo equilibrio e busto eretto. Il transalpino poi si diverte, mattina e pomeriggio, a provarci e a riprovarci. Passa le ore sul canale e tutte le morte e le porte sono buone per esercitare quel tocco di grazia e arte che il buon Gesù gli ha regalato. Non sembra essere molto preoccupato se a quel giochino intervengano fibre bianche o rosse, non sembra neppure dannarsi a guardare l’orologio per capire se lavora a livello aerobico o anaerobico, se recupera tanto o poco. La cosa sicura è che sembra divertirsi un mondo ogni volta che infila la pagaia in acqua, ogni volta che le sue spalle lo precedono nella rotazione delle sue gambe, ogni volta che la sua coda si infila nell’acqua per prendere velocità e spinta. Quel suo battito di ciglia che sembra precedere ogni azione è il battito di ciglia dell’aquila che guarda il sole e lo sfida. Il grande e reale pennuto lo può fare proprio perché il disegno celeste glielo ha permesso e il bianco di Francia la sua sfida l’ha già lanciata al mondo intero dei kayak uomini e della canadese doppia.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 10/01/2010 38° gradi – Wonderfull Slalom traning camp!

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Il richiamo della foresta!


Mi piace sedermi sulla collinetta che divide il canale olimpico dello slalom dal primo lago dell’impianto di Penrith a spiare gli atleti in riscaldamento. Mi mimetizzo con il libro che sto leggendo in questi giorni e tra un rigo e l’altro butto lo sguardo su quel gran numero di pagaiatori che affollano l’area alle prime ore del giorno. Non voglio intromettermi nel silenzio delle pagaiate, non voglio disturbare la concentrazione degli atleti che cercano, in quelle prime movenze, di trovare energia, stimoli, cacciando lontano fatiche e pensieri negativi; ed è per questo che tengo il libro bene in vista per non intimorire i pagaiatori con sguardi magari indesiderati. Da quella mia posizione posso seguire tutte le fasi: dal salire in canoa, alle porte in acqua piatta, alla lunga fila di boe che delimita gli spazi per gli slalomisti e scopro che ognuno di loro ha gesti e movimenti che ripete costantemente ogni giorno e anche chi non lo fa, perché viceversa ogni giorno si scalda in modo diverso, rientra nella sua routine quotidiana di fare comunque sempre lo stesso warm up… appunto… in modo diverso.

Quel silenzio fatto di colline verdi, di acqua riflessa e vortici delle pagaie è interrotto solo dal corto sibilo della sirena che automaticamente e istintivamente fa muovere tutti quegli “uomini-galleggianti-su strani gusci” verso un’unica direzione. L’odore di una sola goccia di sangue per lo squalo o il fruscio d’ali per il predatore li guidano d’istinto verso la preda sicuri e decisi a saziarsi e godersi così il resto della giornata. Allo slalomista si illuminano gli occhi, si desta dal suo vagare per il lago e si disseta anzitempo nel solo sentire quello stridulo che istintivamente associa all’istinto primordiale di una fame atavica di acqua, porte, onde, emozioni. Gesti che lo appagheranno per la lunga attesa e che gli ridaranno pace o preoccupazioni per il resto del tempo trascorso in sosta che l’evento puntualmente si ripeta.

Era passato diverso tempo dai campionati del mondo di Seu di settembre e quasi quasi mi ero dimenticato, non è vero, delle emozioni che un gruppo di atleti in allenamento o in gara ti sa offrire e ti rinnova ogni giorno per il solo fatto di vederli all’opera. Riuscire a recuperare con chissà quale algoritmo tutta quella forza di braccia che muove l’acqua ci potresti far andare una centrale elettrica. E’ strano il mondo, è strano il fatto di essere atleti. Si, perché ora in questo periodo della stagione loro, i protagonisti delle gare, ritornano ad essere slalomisti con pari dignità e potenzialità: tutti devono credere in loro stessi al massimo senza timori riverenziali. Si riparte da zero e la stagione 2010 decreterà ancora una volta risultati, classifiche, ranking. Solo allora ci sarà chi esulterà, chi piangerà, chi si emozionerà, chi godrà di un’altra stagione portata a termine, preludio di una nuova. Oggi in acqua pagaiano tutti con grande discernimento. Come sant’Ignazio sono assaliti da tre pensieri:uno proprio, che proviene unicamente dal loro essere; e altri due, che vengono dall'esterno: uno dallo spirito buono e l'altro dal cattivo. Il primo ti spinge a tenere duro e a vedere positivi gli sforzi dell’allenamento e l’altro che ti spingerebbe lontano, confidando solo sulla sorte.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Penrith – Australia 9/01/2010 36° gradi – Wonderfull Slalom traning camp!


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La casa dov'è?

Per come la vedo io non è molto complicato: per far partire un progetto di sviluppo della canoa in Italia per i settori tecnici ci vuole buona volontà, idee pratiche, esperienza e soprattutto la voglia di fare.
Perché non si fa? Presto detto: perché non c’è la lungimiranza e il coraggio di farlo sia da parte degli organi competenti sia da parte di molti di noi!
La difficoltà nasce soprattutto dal fatto che un ex-atleta non vede nel suo futuro un ruolo da tecnico se non marginalmente, poiché non c’è una macchina operativa che già funziona, non può cioè inserirsi in un meccanismo già avviato e collaudato. L’ex-atleta con la vocazione dell’allenatore o del dirigente deve inventarsi praticamente tutto. Gli esempi che mi sono più vicini sono quelli di Vladi Panato che, chiusa l’attività, sta mettendo tutto se stesso nel Club, e Elena Bargigli (di lei ho già detto molto). Loro confermano quanto vi ho anticipato. Nel recente passato ci aveva provato, con ottimi risultati, Enrico Lazzarotto, poi si è visto costretto ad abbandonare perché quando sei troppo avanti non vieni capito e molti cercano di frenare il tuo istinto perché altrimenti il loro operato sparisce al confronto. Peccato, perché non funziona così, anzi dovrebbe essere l’esatto opposto: tu hai un’idea, io un’altra e avanti a migliorare assieme. Dal punto di vista dirigenziale, che è la stessa cosa per un tecnico, conosco bene Claudio Schermi che, nonostante una professione sicura e ben retribuita da commercialista, ha preferito abbandonarla ed investire sulla società e creare un vero è proprio sistema di sviluppo sportivo per la canoa: l’unico vero dirigente professionista che io conosca nel nostro settore. Così facendo ha messo assieme la sua triplice esperienza da ex-atleta, ex-tecnico e ora dirigente. Anche lui troppo avanti per essere capito e sostenuto.
Cito questi esempi per rendere più concrete le parole e le idee perché altrimenti restiamo sempre, può pensare qualcuno, campati in aria. Se poi questo concetto – investire su se stessi per investire nella canoa – lo verifichiamo all’estero i nomi sono molteplici: Cathy Hearn, Jerney Abramic, Michal Saiber, Miryam Jerusalmi, Jimmy Jayes, Roberto D’Angelo e tanti altri allenatori che seguono non solo squadre nazionali, ma anche club. Non sono cioè a contratto indeterminato, ma a scadenza. In poche parole non è il lavoro sicuro per tutta la vita.

Se noi guardiamo all’estero, come mi è stato chiesto di fare, scopriamo che il sistema è consolidato e soprattutto offre alternative a chi appende la pagaia al chiodo per restare operativo nell’ambiente. La Francia è sicuramente la nazione guida in questo cammino, ma non la sola, con gli oltre 20 centri di riferimento veri (non come quelli in Italia) dove un tecnico può effettivamente fare il tecnico per retribuzione percepita e per strutture. Quello che si è cercato di fare da noi per i centri di riferimento è assurdo. Prendere ad esempio Merano, centro di riferimento per lo slalom, il tecnico responsabile è Fabrizio Didonè con Tomas Waldner. Il primo è spesso via con la nazionale e Merano, se l’ha vista, è stato in occasione della gara internazionale di giugno. I finanziamenti percepiti sono meno di 5 mila euro e per il prossimo anno si abbassano a 2.900. Ora se la FICK e gli staff tecnici, nonché la commissione slalom, credono in quel progetto, visto che le strutture non mancano, dovrebbero investire molto di più e organizzare in ogni week-end raduni per i giovani e per i tecnici e nel periodo estivo un traning camp ad oltranza. Quel finanziamento è nullo perché non permette a nessuno di crederci. Come Merano c’è Ivrea e Subiaco con un finanziamento di 7.250 euro ridotti al 2010 a 3.750 e 3.250. Il totale tra tutti fa 19.250 e se lo dividiamo per 12 fa poco più di 1.600 euro al mese. Se questi soldi li diamo ad un tecnico a tempo pieno per seguire un solo centro secondo me si otterrebbe molto di più dal punto di vista tecnico, ma politicamente non rende!
Frazionare all’inverosimile i soldi porta poco o niente, ma tanti voti. Viceversa concentrare energie su un unico obiettivo si corre il rischio di raccogliere poco al momento della conta.
Il mio suggerimento è investire gli stessi soldi su un unico centro con un unico responsabile che organizzi sistematicamente attività in collaborazione con i tecnici sociali che troverebbero un preciso punto di riferimento certo e costante.
La Fidal che è una federazione enorme per numero di praticanti e strutture ha solo due centri quello di Formia (corse e salti) e Schio (lanci). Mi piace la filosofia per queste realtà:. “pochi e forti obiettivi: rappresentanza, coordinamento, attività di vertice”.

Non credo che si tratti di migliorare i corsi di formazione si tratta di offrire e stimolare tutti a credere nella nostra realtà per tiraci fuori la pagnotta di cui tutti noi ci nutriamo. Creare una sola struttura ed investire su quella per tirarci fuori atleti, tecnici, sostenitori.


Bisognerebbe spiegare a noi e alle Società quali sono i progetti e i programmi della Federazione, se mai ci fossero, visto che in 6 anni di gestione Baron si salta da un progetto all’altro senza concretizzare nulla. Per poterci credere e collaborare ognuno per la sua parte, bisognerebbe creare un sistema, un meccanismo, ma tuttavia assistiamo a delle incongruenze assurde. Piccoli esempi: il buon Didonè è responsabile del centro di riferimento di Merano, tecnico federale U23 ed è convocato in Australia per un raduno con 4 kayak uomini (di cui solo due U23) e 2 equipaggi del C2. Non sono convocati i due tecnici federali della canadese. Friz, come tutti noi lo chiamiamo, alle gare si occupa della parte video e della logistica oltre a guidare i mezzi e sistemare, all’occorrenza, eventuali emergenze. Per i 4 anni precedenti era il responsabile del settore femminile.
Un’altra faccenda che non capisco, nella canoa da velocità, è come Ezio Caldognetto, un amico fra le altre cose, sia il referente della canoa maratona e collaboratore tecnico per i kayak per i 200 mt. distanza recentemente introdotta ai giochi olimpici. E’ come se il grande Carlo Vittori avesse allenato Pietro Mennea e Gelindo Bordin. Quest’ultimo, tanto per la cronaca, era nato sotto la guida di Luciano Gigliotti e poi nel 1985 fino al suo ritiro nel 1990 fu seguito da Giovanni Ghidini.

Dicevo la Francia non è la sola nazione che ha un vero e proprio sistema organizzativo di prim’ordine nello sport. Anche la Germania ha sparsi sul territorio diversi ex-atleti che seguono i club e un mega centro nazionale: Augusburg. Recentemente hanno realizzato, per coprire la parte più a nord, il canale a Lepzig. La Repubblica slovacca concentra la sua attività principalmente a Liptovosky Mikulas e a Bratislava. Mentre l’attività giovanile ha la base a Dolny Kubin. Per i loro cugini Ceki il Centro è Praga sul canale di Troja, anche se sparsi per la nazione ci sono altre 3 o 4 belle realtà. I polacchi a Krakow con un canale in parte coperto durante l’inverno, mentre gli inglesi hanno il quartier generale a Nottingham e altri 2 canali in costruzione. Gli Americani a Charlotte, gli australiani a Penrith, gli sloveni a Tacen e Bocev, gli olandesi hanno il “Dutch Water dream”, gli spagnoli Seu e Zaragoza, i macedoni Skopje.

E noi? dov’è il nostro riferimento fisico della canoa slalom? Che fine stanno facendo le strutture costruite in Val di Sole per i mondiali del 1993? Perché non si organizza più nulla sul fiume Noce che ci invidiano in molti? A Papigno si è abbandonato tutto?

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Per veri amatori della Canoa Slalom

Non dovete assolutamente perdervi questo video sui Campionati del Mondo di Canoa Slalom a Bourg St.Maurice 1969 - visitate: http://www.ina.fr/sport/autres-sports/video/CPF04006349/les-eaux-vives.fr.html

Occhio all'onda! Ettore Ivaldi

Il Manta - mitica candese doppia slalom